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    Omicidio stradale: condannato a 4 anni il tifoso del Napoli, Fabio Manduca

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    Da Napoli a Roma per riscuotere un debito: accoltellato. Arrestato l’aggressore

    Cronache » Primo Piano » Da Napoli a Roma per riscuotere un debito: accoltellato. Arrestato l’aggressore

    Primo Piano

    Pubblicato
    3 giorni fa circa (09:05)
    il
    28 Novembre 2020

    foto di repertorio

    Da Napoli a Roma per riscuotere un debito: accoltellato. Arrestato l’aggressore.
    Un 60enne originario della provincia di Potenza, ma da tempo residente a Roma, incensurato, è stato arrestato nella notte, dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma piazza Dante con l’accusa di lesioni personali aggravate. L’uomo, gestore di un B&B di via Luzzatti, ha avuto una furiosa discussione con il titolare dell’attività ricettiva – un 55enne di Napoli – che era appositamente arrivato nella Capitale accompagnato dal figlio 24enne per risolvere un debito,  contratto dal 60enne per fronteggiare delle improvvise spese di gestione del B&B, e mai saldato.

    La discussione è degenerata in lite, nel corso della quale il gestore ha afferrato un paio di forbici e ha colpito il suo antagonista. All’arrivo dei sanitari del “118”, la vittima ha, dapprima, riferito di essere stato accoltellato da una persona presente nella struttura ricettiva, poi, considerata la delicata situazione, ha ritrattato la versione e, d’accordo con il suo antagonista, ha detto di essere caduto dalle scale. Nel frattempo, il 55enne è stato trasportato all’ospedale “San Giovanni Addolorata” dove gli sono state diagnosticate ferite da taglio non profonde al torace, a un braccio e al volto, ottenendo una prognosi di 15 giorni.
    Il personale del “118” ha immediatamente contattato i Carabinieri: i militari, arrivati sul posto insieme alla Sezione Rilievi dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci, hanno messo alle strette i protagonisti della vicenda che, dopo svariati tentativi di depistaggio, hanno raccontato la vera dinamica dei fatti, facendo ritrovare anche l’arma da taglio – una paio di forbici – con cui il 60enne aveva colpito il proprietario del B&B, nascoste nel cortile prima dell’arrivo degli operatori sanitari e dei militari. Alla fine, il gestore del B&B è stato arrestato, mentre padre e figlio sono stati sanzionati per aver violato le norme di contenimento della diffusione del Covid-19, essendosi spostati da una regione classificata “Rossa” a una “Gialla” senza giustificato motivo.

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    Primo Piano

    Pubblicato
    2 ore fa
    il
    30 Novembre 2020

    foto di repertorio

    Napoli, annuncia il suicidio via social: 39enne salvata dalla polizia.
    Aveva annunciato sui social di aver assunto una grossa quantita’ di farmaci con l’intento di porre fine alla propria vita a causa di problemi economici. Scattato l’allarme grazie ad alcune segnalazioni, gli agenti della polizia postale sono riusciti a risalire all’identita’ della donna e a raggiungere in tempo la sua abitazione.
    Il fatto e’ accaduto a Napoli. Protagonista una 39enne che ha pubblicato su un social post col quale chiedeva aiuto e affermava di aver assunto una grossa quantita’ di farmaci con l’intento di farla finita. Gli accertamenti informatici sul profilo hanno consentito di accertare l’identita’ della donna.
    Gli agenti della Polizia Postale di Napoli, coordinati dal vicequestore Maria Rosaria Romano, hanno raggiunto l’abitazione della donna. Era distesa sul letto in stato di incoscienza, dovuto proprio all’assunzione di una grande quantita’ di ansiolitici. Allertato il 118, e’ stata successivamente soccorsa ed ora e’ fuori pericolo. La donna ha poi detto di essere esasperata a causa di problemi economici.

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    Conclusa l’indagine sulla maxi fornitura di mascherine in Lombardia: nei guai due imprenditori

    Cronache » Coronavirus » Conclusa l’indagine sulla maxi fornitura di mascherine in Lombardia: nei guai due imprenditori

    Coronavirus

    Pubblicato
    3 giorni fa circa (17:21)
    il
    27 Novembre 2020

    Milano. La Procura di Milano ha concluso le indagini su una maxi fornitura di mascherine per 7 milioni di euro pagati da Aria Spa, la centrale acquisti della Lombardia, a due imprenditori che nel pieno della prima ondata di pandemia avrebbero dovuto rifornire la regione con mascherine, tute e dispositivi di protezione individuale.É indagato per fronde in pubbliche forniture l’imprenditore Fabio Rosati, titolare della Fitolux Pro srl, una piccola azienda di Castiglione del Lago (Perugia) che si occupa di di commercio di prodotti fitoterapici, integratori e articoli medicali che a febbraio, quando ha ricevuto l’ordine da parte di Aria, non disponeva delle mascherine richieste non aveva modo di procurarle nei tempi richiesti. Stessa ipotesi di reato anche per Alessandra Moglia, amministratrice di Vivendo Pharma Gmbh. A segnalare la mancata consegna del materiale ordinato con procedura d’urgenza (senza gara d’appalto) è stata la stessa Aria, che aveva già fatto i bonifici alle due società nella speranza di vedersi recapitare 2 milioni di mascherine in 24 ore, come hanno raccontato gli stessi imprenditori. A fronte della mancata consegna, gli uomini della Guardia di Finanza coordinati dal pm milanese Luigi Luzi hanno recuperato le somme arrivate sui conti degli imprenditori in tempi ridottissimi. Il titolare della Fitolux Rosati, difeso dall’avvocato Andrea Morini, ha spiegato che era già sul punto di restituire quel denaro pubblico, sapendo che non sarebbe stato in grado di consegnare il materiale richiesto nei tempi indicati.

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    Attualità

    Pubblicato
    3 ore fa
    il
    30 Novembre 2020

    foto di repertorio

    Covid, altri due infermieri morti: uno in Emilia Romagna e uno in Sicilia.
    “Non conosce tregua il bilancio nefasto di decessi di infermieri dall’inizio di questa pandemia. Con la morte di Sergio, valente professionista bolognese del Sant’Orsola (si tratta della prima morte di un collega nel capoluogo emiliano), di soli 59 anni, e quella di un infermiere catanese di Paternò, 61 anni, avvenuta nell’ospedale di Santissimo Salvatore, sale drammaticamente a 50 il bilancio dei colleghi morti per Covid da febbraio a oggi”.
    Ce lo racconta Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, che informa anche del calo di contagi che continua a registrarsi in tutta Italia da parte dei professionisti della sanità.
    “Ogni volta che un infermiere in questo anno maledetto perde la vita, una piccola parte di noi se ne va via con lui. Uomini prima che professionisti della sanità, che continuano a sacrificare la propria vita per la salute del prossimo. E non possiamo non chiederci cosa si sarebbe potuto fare per evitare un numero così alto di decessi. Certo la prima fase è stata come una pugnalata alle spalle contro cui è difficile difendersi. Un nemico subdolo, sconosciuto, agguerrito e soprattutto tanti soldati inermi al fronte, esposti in prima linea nella battaglia contro la morte.
    Cosa è cambiato nella seconda ondata? Gli infermieri si sono aggiornati, ahimè però per conto loro perchè di corsi di formazione in estate neanche l’ombra. Ma la disorganizzazione, le croniche carenze di personale, gli screening costanti sul personale sanitario che sono solo eccezioni quando invece dovrebbero essere la regola, stanno aprendo di nuovo uno scenario drammatico, seppur con cifre diverse rispetto all’inizio. Ma quanto accade negli ospedali italiani oggi non crediate sia diverso da ciò che abbiamo visto con la prima ondata.
    Ci arriva nelle ultime ore, infatti, la scabrosa testimonianza di infermieri dell’Ospedale del Mare di Napoli che affermano di non avere più a disposizione tute da indossare e che devono ricorrere, udite udite, a sacchi dell’immondizia. Ci potrebbe in parte consolare il fatto che grazie alle recenti restrizioni i contagi di infermieri sono passati da una media di 500 al giorno a inizio mese, fino a 200 nelle ultime 48 ore.
    Ma se la disorganizzazione continua, noi non ci sentiamo di poter coltivare false speranze, anzi, siamo allarmati e rifiutiamo persino il pensiero di dover lottare di nuovo senza armi. Per questo in Emilia Romagna, già questa mattina, a Rimini, scendiamo in piazza ancora una volta. Il primo, simbolico, dei tanti flash mob che si terranno in dicembre, per mettere in evidenza che gli infermieri tengono alta la guardia, e per chiedere ai Prefetti di farsi portavoce presso il Governo e le Regioni, che ci hanno riconosciuto l’indennità professionale solo dopo averci costretto a scendere in Piazza e a scioperare per 24 ore , di intervenire presso le aziende sanitarie affinchè le stesse ci garantiscano, in via stabile e continuativa, tutti gli strumenti di protezione necessari per la nostra incolumità, e per assicurare le ulteriori risposte che ci sono state promesse, e senza le quali proseguirà il nostro stato di agitazione.
    Gli infermieri combattono ogni giorno nelle corsie e nelle stanze d’ospedale per tutelare la salute degli italiani. Il nostro sindacato allo stesso modo combatte ogni giorno per sostenere quegli obiettivi che diventano una priorità, alla luce dello sforzo profuso, per reggere un sistema sanitario che senza infermieri sarebbe già un cumulo di macerie”, conclude De Palma.

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    Conclusa l’indagine sulla maxi fornitura di mascherine in Lombardia: nei guai due imprenditori

    Milano. La Procura di Milano ha concluso le indagini su una maxi fornitura di mascherine per 7 milioni di euro pagati da Aria Spa, la centrale acquisti della Lombardia, a due imprenditori che nel pieno della prima ondata di pandemia avrebbero dovuto rifornire la regione con mascherine, tute e dispositivi di protezione individuale. É indagato […]
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    Latitante napoletano arrestato a Monaco di Baviera: era ricercato per spaccio di droga

    Cronache » Cronaca » Latitante napoletano arrestato a Monaco di Baviera: era ricercato per spaccio di droga

    Cronaca

    Pubblicato
    5 giorni fa circa (11:28)
    il
    18 Novembre 2020

    Spaccio di droga nella provincia di Arezzo: indagato sfugge all’arresto ma viene arrestato a Monaco di Baviera mentre sta per salire su un treno.
    E’ stato arrestato in Germania l’ultimo ricercato dai carabinieri della compagnia di San Giovanni Valdarno in provincia di Arezzo che con l’operazione “Ricavo” il 7 ottobre scorso avevano sgominato un sodalizio criminale dedito allo spaccio di ingenti quantitativi di cocaina e marijuana. All’appello mancava solo un catturando, un pregiudicato cinquantenne, originario della provincia di Napoli, che, qualche giorno prima dell’operazione, aveva lasciato il territorio italiano. L’uomo è stato rintracciato e fermato alla stazione centrale di Monaco di Baviera. Già le prime acquisizioni investigative avevano consentito agli investigatori del Nucleo Operativo di acquisire informazioni sulla possibile presenza del catturando in Germania, e di chiedere all’autorità giudiziaria l’emissione di un mandato d’arresto europeo. Inizialmente, si pensava si fosse spostato in una cittadina nei pressi di Francoforte, dove avrebbe provato ad impiantare delle attività economiche. Le successive investigazioni, immediatamente avviate dal Norm della compagnia di San Giovanni Valdarno all’indomani dell’esecuzione dell’operazione ‘Ricavo’, hanno portato ad ulteriori approfondimenti, svolti in cooperazione col collaterale organo di polizia tedesco, grazie al coordinamento del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia. Nulla è stato lasciato al caso, tutte le piste sono state battute dai carabinieri, in costante collegamento con i colleghi dell’Interpol: pedinamenti dei familiari, localizzazione dei telefoni, analisi approfondita dei social network. Giorno dopo giorno, i continui aggiornamenti condivisi tra i carabinieri e i colleghi tedeschi hanno portato a stringere sempre più il cerchio intorno al ricercato. Fino a ieri, quando il 50enne latitante è stato localizzato e arrestato a Monaco di Baviera, presso la stazione centrale. Era da solo, a piedi, e stava aspettando un treno.

    Sono in corso ulteriori approfondimenti d’indagine per capire se il latitante catturato possa essere stato aiutato da qualcuno a sottrarsi alle ricerche degli inquirenti, e se vi fosse qualcuno ad aspettarlo in qualche località, allo stato ignota. Non è noto dove l’uomo fosse diretto, ma, dopo l’intervento della polizia tedesca, la sua prossima fermata sarà in Italia. Sono già state avviate infatti le procedure per la prevista estradizione. L’operazione denominata ‘Ricavo’ (il riferimento è sia agli ingenti proventi dell’attività di spaccio, sia all’omonima località della frazione Levane di Montevarchi, dove era ubicato il quartier generale della consorteria investigata) è l’esito di due anni di indagini, nel corso dei quali i carabinieri della compagnia di San Giovanni Valdarno hanno compiuto 11 arresti in flagranza di reato (di cui 5 per spaccio di sostanze stupefacenti, e 6 per furto aggravato). Infine i 9 provvedimenti cautelari emessi dal gip del Tribunale di Arezzo, eseguiti nella notte tra il 6 e il 7 ottobre.

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    49 minuti fa
    il
    23 Novembre 2020

    Si riteneva vittima delle ”fatture” fatte dalla madre e ieri sera, per mettere fine a queste ”scemita”’ – come le ha piu’ volte definite nell’interrogatorio davanti al pm Emilio Prisco, alla presenza dell’avvocato difensore Maria Laura Masi – ha preso un cacciavite e ha inferto alla donna una serie ancora imprecisata di colpi.
    Ad agire un uomo di 33 anni, da tempo in cura in un centro psichiatrico e in passato alle prese con problemi legati alla droga e all’alcol. Vittima la mamma, Brunella Cervasi, 55 anni. La tragedia si e’ consumata nella serata di ieri ma, come hanno potuto ricostruire gli agenti del commissariato di polizia di Torre del Greco, agli ordini del primo dirigente Antonietta Andria, solo oggi si e’ avuta contezza di quanto fosse realmente avvenuto nell’appartamento occupato dai due in via dei Remaioli, arteria senza sbocco della piu’ nota via Cesare Battisti. A capire che era accaduto qualcosa di tragico e’ stata la nonna del trentatreenne: il ragazzo, che ha raccontato di essere andato a letto dopo avere ucciso la mamma, e’ sceso stamane in strada e ha incrociato l’anziana, alla quale ha raccontato tutto. La scoperta, le urla, le telefonate alle forze dell’ordine anche da parte dei vicini, i quali credevano che tra mamma e figlio fosse scoppiata una nuova lite.

    Nel mezzo una tragedia dai contorni familiari, l’ennesimo femminicidio a poche ore dalla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, prevista per mercoledi’ 25 novembre. Il giovane e’ stato portato via dagli agenti, in un rione che conosceva la sua condizione e sapeva dei frequenti litigi con la madre, dalla quale aveva preso anche il cognome (la donna era infatti ragazza-madre). E alla polizia ha raccontato la sua ossessione: lui, titolare di una pensione di invalidita’, non ammette che questa gli sia stata riconosciuta per i suoi problemi psichiatrici. Agli inquirenti ha detto infatti di essere ”vittima delle fatture della scemita”’ della madre, ”fatture” alle quali ha deciso di dire basta armato di cacciavite. ”Ma ci e’ voluto del tempo per mettere fine a tutto questo” ha detto nell’interrogatorio che ha preceduto il fermo in attesa della convalida del gip. Poi e’ andato a letto e solo a tarda mattinata ha raccontato alla nonna, incontrata per caso, i fatti. Ora per lui inizia un’altra storia: quella legata alla ricerca di una struttura che possa ospitarlo lontano dalla casa dove si e’ consumato l’atroce delitto.

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    Colpo al nuovo clan Partenio: 14 misure cautelari tra Avellino e Roma

    Cronache » Attualità » Colpo al nuovo clan Partenio: 14 misure cautelari tra Avellino e Roma

    Attualità

    Pubblicato
    3 ore fa circa (06:47)
    il
    9 Novembre 2020

    Con un’operazione chiamata “Aste ok” i carabinieri di Avellino e la Guardia di Finanza di Napoli, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo partenopea, hanno eseguito tra le province di Avellino e Roma 14 misure coercitive e il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni del valore di circa 4 milioni di euro, nei confronti di un’organizzazione malavitosa composta da membri di spicco del “Nuovo clan Partenio”, imprenditori e professionisti.

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    La Procura di Napoli indaga sui posti letto covid in città e sui dati

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    Meteo

    Pubblicato
    43 minuti fa
    il
    9 Novembre 2020

    Continua il bel tempo sull’Italia: al Sud fino a 22 gradi.

    Per i prossimi giorni l’Italia sarà interessata da un insistente anticiclone che non sembra aver voglia di abbandonare il Paese. Una delle caratteristiche della sua presenza sarà la nebbia che potrebbe tornare più diffusa e fitta su molte zone pianeggianti del Centro-Nord (specie occidentali). Il sito IlMeteo.it segnala che la presenza dell’anticiclone renderà l’atmosfera decisamente stabile.
    Il bel tempo sarà prevalente anche se il cielo si mostrerà spesso nuvoloso o a tratti molto nuvoloso lungo le coste e sulle zone pianeggianti. Sotto il profilo termico i valori massimi raggiungeranno picchi fino a 20-22 gradi al Centro-Sud (come a Roma, Napoli, Palermo, Taranto), non oltre i 15-16 gradi al Nordest e sulle valli alpine (zone più soleggiate) e qualche grado in meno al Nordovest (settori più interessati da nebbie e nubi basse). L’anticiclone potrebbe indebolirsi temporaneamente tra giovedì e venerdì quando una debole perturbazione atlantica tenterà di raggiungere alcune regioni.

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    Processo Cerciello Rega, le difese chiedono il decreto della violata consegna di Varriale, Corte respinge

    Cronache » Attualità » Processo Cerciello Rega, le difese chiedono il decreto della violata consegna di Varriale, Corte respinge

    Attualità

    Pubblicato
    3 settimane fa circa (21:07)
    il
    6 Novembre 2020

    Processo Cerciello Rega, le difese chiedono il decreto della violata consegna di Varriale, la Corte respinge.

    La camera di consiglio in corte d’assise di Roma si e’ riunita e ha deciso di respingere la richiesta di acquisire il decreto di rinvio a giudizio della Procura militare per la violata consegna di Andrea Varriale, per non aver avuto con se’ l’arma d’ordinanza la sera del 25 luglio 2019 quando e’ stato ucciso il carabinere Mario Cerciello Rega.
    A sollecitarne l’acquisizione nel corso dell’udienza di oggi sono state le difese dei due americani Finnegan Lee Elder e Natale Hjorth accusati dell’omicidio. Alla richiesta si sono opposte le parti civili, in particolare l’avvocaro Massimo Ferrandino, legale della vedova, e il pm Sabina Calabretta che ha sottolineato come il tema del processo e’ l’omicidio dei vicebrigadiere Cerciello. “Siamo qui per giudicare fatti che sono diversi dalla violata consegna – ha detto il magistrato -, circostanza nota per essere stata riferita dallo stesso interessato in aula. Il tema di questo processo e’ come si e’ arrivati alla morte di Mario Cerciello Rega”.

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    Calcio Napoli

    Pubblicato
    3 ore fa
    il
    28 Novembre 2020

    Inchiesta sulla morte di Maradona e sui presunti ritardi nei soccorsi. ma intanto in famiglia cominciano le liti per l’eredità. Spunta un altro presunto figlio a Cuba chiede l’esame del Dna mentre altri tre sempre a Cuba dallo scorso anno aspettano di essere riconosciuti.
    La giustizia argentina ha deciso di aprire ieri sera una indagine per valutare se ci sia stata negligenza nella morte di Diego Maradona. Gli inquirenti di fatto vogliono capire e accertarsi se l’ex calciatore abbia ricevuto le necessarie e immediate cure e i soccorsi necessari. A poche ore dalla sua morte, l’avvocato e amico di Maradona, Matías Morla, aveva denunciato il fatto che “l’ambulanza ha impiegato più di mezz’ora per raggiungere la casa dove si trovava Maradona”. E ha fatto intendere che sarebbe andato “fino in fondo”, Resta ancora un mistero non solo sull’ora del decesso ma anche sulla telefonata arrivata al pronto soccorso. Il quotidiano ‘El Dia’ ha diffuso un audio della chiamata di Leopoldo Luque, medico personale di Maradona, lo stesso che lo ha operato per un ematoma subdurale e colui che lo aveva operato per rimuovere un ematoma subdurale, per richiedere i soccorsi.
    “C’è una persona che da quanto mi dicono è in arresto cardiorespiratorio. Un dottore lo sta assistendo. E’ un uomo, ha 60 anni”, si sente nella registrazione audio. Luque non fa il nome di Maradona. Questo è fondamentale per capire che è stato Luque a chiamare l’ambulanza, mentre le persone che erano deputate all’assistente del paziente si sono limitate ad allertare il medico e non subito l’ambulanza. Inoltre scrive la stampa argentina, una infermiera avrebbe denunciato di essere stata costretta a firmare una dichiarazione secondo cui aveva controllato le condizioni di Maradona, chiuso nella sua camera da letto. Una inchiesta dunque che rischia, tra contraddizioni e accuse, di avvolgere di mistero la morte del campione.

    Ma a due giorni dalla cerimonia con cui i suoi resti sono stati consegnati alla terra del cimitero di Bella Vista, alla periferia di Buenos Aires, un rovente ‘dopo-Maradona’ tiene ancora banco El Pibe de Oro sembra  non voler riposare in pace. Magistrati, avvocati, famigliari autentici e presunti, specialisti in eredita’ e persone che hanno sfruttato la vicinanza al cadavere del ‘pibe de oro’ per farsi selfie, continuano ad offrire ai media materiale per alimentare storie destinate a scavare, e in fondo a danneggiare, la vita del celebre defunto. La mancanza di chiarezza sul comportamento del circolo intimo di Maradona nelle ore precedenti alla morte, giovedi’ alle 12, continua a fare notizia. Si va dal medico personale Leopoldo Luque che, chiama un’ambulanza e non specifica il nome del paziente in fin di vita, fino all’infermiera, Dahiana Gisela Madrid, che scrive una versione di quanto stava accadendo per poi sostenere di essere stata obbligata a farlo.
    I pm che lavorano sul caso non hanno ancora fornito una loro versione ufficiale ne’ annunciato decisioni, ma hanno raccolto materiale, compreso il fatto che nella villa dove Maradona era convalescente non c’era un medico e neppure un defibrillatore. Stupore ha suscitato il gesto di un dipendente dell’agenzia di pompe funebri ‘Pinier’, Claudio Ismael Fernandez, 48 anni, che non ha creduto ai suoi occhi quando si e’ trovato con il figlio, Sebastian, di 18, vicino alla bara aperta, e non ha resistito a farsi una selfie che e’ diventato virale sulle reti sociali. Si e’ pentito, ha chiesto scusa, ma e’ stato licenziato e incriminato per profanazione di cadavere. Rovente continua ad essere poi la questione della incipiente battaglia per una eredita’ che ragionevolmente dovrebbe essere fra 80 e 150 milioni di dollari, fra immobili, auto, gioielli, rendite in Argentina e in numerosi Paesi del mondo. E non si sa fra quanti potra’ essere spartita. In prima fila ci sono quattro donne: la moglie Claudia e le figlie Dalma e Giannina, Cristiana Sinagra con Diego junior; Valeria Sabalain con la figlia Jana Maradona, e Veronica Ojeda, con il figlio Diego Fernando Maradona).
    Ma anche due donne cubane, che gli avrebbero dato tre, e forse quattro figli, per i quali e’ in atto il processo di riconoscimento (Joana, Lu, Javielito e forse anche Harold). Come se non bastasse, poi, oggi e’ emerso un altro aspirante figlio, Santiago Lara, 19 anni, che chiede la riesumazione del cadavere di Diego per poter comparare con lui il suo Dna. “Non ho rivendicazioni finanziarie – ha assicurato – ma solo sapere se e’ lui mio padre, come ha lasciato detto mia madre morta di cancro”. Ma c’e’ anche un versante di buone notizie: il proprietario di Aeropuertos Argentinos 2000 (AA2000), Eduardo Eurnekian, ha annunciato che sta gia’ lavorando per mantenere una promessa fatta al celebre ‘Diez’ quando era ancora in vita. In dicembre, nella hall dell’aeroporto di Ezeiza a Buenos Aires, troneggera’ una grande statua di Maradona, in 3D.

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    Coronavirus

    Pubblicato
    6 ore fa
    il
    28 Novembre 2020

    foto di repertorio

    Nuovo calo dei positivi su base quotidiana: sono 26.323 i nuovi casi di Covid registrati nelle ultime 24 ore in Italia, per un totale di 1.564.532 casi dall’inizio dell’epidemia.
    Sono, poi, 686 i decessi nelle ultime 24 ore, in calo rispetto a ieri. E’ quanto emerge dal bollettino quotidiano del ministero della Salute sulla diffusione del covid nel nostro Paese. Gli attualmente positivi sono 789.308, in lieve aumento rispetto a ieri quando erano 787.893. I dimessi/guariti sono 24.214, per un totale di 720.861 dall’inizio dell’epidemia. A livello territoriale, le Regioni con il maggior numero di contagi sono la Lombardia (4.615), il Veneto (3.498), la Campania (2.729), il Piemonte (2.157), il Lazio (2.070) e l’Emilia-Romagna (2.172).
    Sono 225.940 i tamponi analizzati nelle ultime 24 ore in Italia, in rialzo rispetto ai 222.803 di ieri. Terapie intensive per il Covid in calo di 20 unita’ nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Sanita’. I posti occupati ora in rianimazione sono 3.762. I ricoveri in reparti ordinari registrano un saldo negativo di 385 unita’, facendo cosi’ scendere il numero dei pazienti a 33.299.Sono 720.861 le persone ad oggi guarite dal covid o dimesse dal ricovero, con un aumento di 24.214 unità rispetto a ieri. Ieri le persone guarite o dimesse erano state 35.467.

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    La droga dalla Campania alla Sicilia attraverso i carichi di frutta partiti dal mercato di Pagani: 5 arresti

    Cronache » Primo Piano » La droga dalla Campania alla Sicilia attraverso i carichi di frutta partiti dal mercato di Pagani: 5 arresti

    Primo Piano

    Pubblicato
    10 minuti fa
    in
    5 Novembre 2020

    La droga dalla Campania arrivava alla Sicilia attraverso i carichi di frutta partiti dal mercato di Pagani. Operazione “Smart truck”: eseguite 5 misure cautelari e 12 perquisizioni locali per traffico di stupefacenti tra la Sicilia e la Campania.

    Individuata una rete di spaccio a Vittoria sequestrando oltre 105 chili di marijuana e 15 di hashish. In azione la Guardia di finanza di Ragusa con perquisizioni in diverse localita’ delle provincie di Ragusa, Napoli e Salerno, nei confronti dei soggetti indagati e di alcuni acquirenti abituali. Nel corso delle indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di Ragusa durate circa 8 mesi sono stati posti sotto sequestro in flagranza di reato, in diversi interventi, gli ingenti quantitativi di droga.

    Tra gli episodi oggetto di indagine, emerge un tentativo di rifornimento della sostanza stupefacente, grazie a collegamenti con organizzazioni campane gravitanti sul mercato ortofrutticolo di Pagani, bloccato con il sequestro del carico all’atto dello sbarco a Messina. In totale sono state denunciate 18 persone ritenute a vario titolo coinvolte nell’attivita’ di spaccio. A mezzogiorno, al Comando provinciale di Ragusa, conferenza stampa con il procuratore Fabio D’Anna e il sostituto Santo Fornasier.

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    Primo Piano

    Pubblicato
    27 minuti fa
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    5 Novembre 2020

    Serata di controlli nel rione Forcella per i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli. I militari della compagnia di Napoli Stella hanno presidiato le strade del rione ed effettuato diverse perquisizioni.
    Durante i controlli hanno denunciato per evasione un 28enne del posto il quale, nonostante la misura cautelare agli arresti domiciliari è stato sorpreso fuori la sua abitazione.
    Allo scoccare della mezzanotte, invece, i carabinieri della stazione di Napoli Borgoloreto hanno denunciato una 39enne per accensioni ed esplosioni pericolose. La donna aveva pensato bene di festeggiare il compleanno del figlio accendendo alcune batterie pirotecniche. Peccato per lei che i forti rumori hanno allertato la pattuglia che percorreva via Gradini e hanno constatato cosa stesse accadendo. La donna è stata anche sanzionata per non aver rispettato il divieto di circolazione oraria imposto dalle recenti norme anti-covid.
    Sempre a Forcella – in via delle Zite – i controlli e le perquisizioni hanno permesso ai carabinieri del nucleo operativo della Stella di rinvenire e sequestrare all’interno di un appartamento 663 capi di abbigliamento contraffatto (giacche, borse, cinture, portafogli e scarpe) di varie marche e brand. L’immobile non era abitato ma utilizzato come “deposito”.I controlli continueranno nei prossimi giorni.

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    Sequestro record di 932 chilogrammi di cocaina nel porto di Gioia Tauro

    Cronache » I fatti del giorno » Sequestro record di 932 chilogrammi di cocaina nel porto di Gioia Tauro

    I fatti del giorno

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    1 ora fa
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    5 Novembre 2020

    Sequestro record di 932 chilogrammi di cocaina nel porto di Gioia Tauro nascoste in cozze surgelate provenienti dal Cile.

    Nell’ambito dell’attività di contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti i funzionari dell’Agenzia delle Dogane di Gioia Tauro (ADM) unitamente a Militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – hanno individuato e sequestrato 932 chili di cocaina purissima, stivata in un container che trasportava cozze surgelate proveniente dal Cile e divisa in 800 panetti all’interno di 37 borsoni.Attraverso una complessa ed articolata attività di analisi di rischio e riscontri fattuali su oltre 2.200 contenitori provenienti dal continente americano, i Militari della Guardia di Finanza e i funzionari doganali, con l’ausilio di sofisticati scanner in dotazione all’Agenzia delle Dogane, sono riusciti ad individuare quello in cui era stato nascosto lo stupefacente.Il carico sequestrato, di qualità purissima, avrebbe potuto essere tagliato dai trafficanti di droga fino a 4 volte prima di immettere lo stupefacente sul mercato, fruttando un introito di circa 186 milioni di euro.

    Le modalità di occultamento dello stupefacente sono sempre differenti e in continua evoluzione, obbligando le Dogane e le Fiamme Gialle a perfezionare di volta in volta le metodologie operative. L’attività di servizio testimonia la costante efficace azione posta in essere dalla Guardia di Finanza per il contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti – con particolare riguardo al porto di Gioia Tauro – in sinergia con l’Agenzia delle Dogane, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, DDA, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, coadiuvato dal Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano PACI.

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    I fatti del giorno

    Pubblicato
    3 minuti fa
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    5 Novembre 2020

    Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo.
    E’ andato all’ospedale per una ferita d’arma da fuoco che, ha riferito a medici e carabinieri, gli era stata inferta durante una rapina ma i sanitari lo hanno ricoverato perche’ e’ risultato positivo al coronavirus. E’ successo ieri sera nell’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania  dove il giovane, che ha 20 anni, si e’ recato dopo la presunta tentata rapina.
    Come da protocollo, infatti, il ragazzo e’ stato anche sottoposto a tampone, risultato positivo al Sars-Cov-2. Ai militari dell’arma che lo hanno interrogato, il ragazzo ha detto di essere stato avvicinato da alcune persone che lo volevano rapinare mentre stava camminando nella zona di Secondigliano, a Napoli.
    Alla sua reazione gli assalitori avrebbero risposto sparando un colpo di pistola che lo ha raggiunto e ferito lievemente al basso ventre. Sull’accaduto sono in corso indagini dei militari.

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    La difesa dell’ultra’ del Napoli: ‘Va assolto perché mancano le prove’

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » La difesa dell’ultra’ del Napoli: ‘Va assolto perché mancano le prove’

    Attualità

    Pubblicato
    3 settimane fa circa (20:53)
    il
    2 Novembre 2020

    Mancano le prove per sostenere che sia stato Fabio Manduca a travolgere e uccidere col suo suv Daniele Belardinelli, l’ultra’ del Varese morto negli scontri del 26 dicembre 2018, poco lontano dallo stadio di San Siro prima della partita fra Inter e Napoli.

    Lo ha spiegato l’avvocato Eugenio Briatico, difensore dell’ultra’ del Napoli a processo con rito abbreviato davanti al gup di Milano Carlo Ottone De Marchi. Dopo la richiesta di condanna a 16 anni da parte della Procura, la difesa ha chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” e in subordine la derubricazione da omicidio volontario a omicidio stradale o preterintenzionale col riconoscimento della scriminante dello “stato di necessita’” per la situazione di “pericolo” che si era creata negli scontri. La sentenza e’ prevista per il prossimo 30 novembre.

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    Attualità

    Pubblicato
    2 ore fa
    il
    23 Novembre 2020

    Si ribalta armadio di cucina, muore bimbo di 2 anni. La tragedia a Salorno in Alto Adige.
    La tragedia si è consumata questa mattina a Salorno, in Alto Adige. Un maschietto di 2 anni e’ stato travolto e ucciso da un pesante armadio da cucina. La disgrazia si e’ consumata mentre i genitori erano occupati in altre faccende, quando il piccolo e’ uscito dalla stanza, infilandosi in cucina. Probabilmente il bimbo, che a gennaio avrebbe compiuto 3 anni, ha aperto l’anta del grosso mobile di cucina, alto quasi fino al soffitto.
    E’ plausibile che abbia iniziato ad arrampicarsi, altrimenti non si spiega il fatto che l’armadio improvvisamente si sia ribaltato, schiacciando il piccolo con il suo peso. Il padre e la madre hanno sentito l’assordante rumore del mobile che finiva per terra, rovesciando il suo contenuto. Sono corsi in cucina e si sono subito resi conto della gravita’ della situazione e hanno lanciato l’allarme. In pochissimo tempo l’ambulanza e’ arrivata dalla vicina stazione della Croce bianca. Il medico d’urgenza ha inutilmente tentato di rianimare il piccolo, ma gli e’ rimasto solo il triste compito di costatarne la morte.

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    Ultrà dell’Inter ucciso: chiesti 18 anni di carcere per il napoletano Fabio Manduca

    Cronache » Primo Piano » Ultrà dell’Inter ucciso: chiesti 18 anni di carcere per il napoletano Fabio Manduca

    Primo Piano

    Pubblicato
    22 minuti fa
    in
    2 Novembre 2020

    I pm di Milano Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri hanno chiesto una condanna per omicidio volontario a 16 anni di carcere per fabio manduca, l’ultra’ napoletano imputato dell’omicidio di daniele belardinelli.

    L’ultra’ del Varese, gemellato con i tifosi dell’Inter, morto negli scontri del 26 dicembre 2018, poco lontano dallo stadio di San Siro prima della partita fra Inter e Napoli. Secondo l’accusa fu travolto e ucciso con il  suv dafabio manduca. Il processo si sta svolgendo con rito abbreviato, davanti al gup Carlo Ottone De Marchi.
    Nell’udienza di oggi, a porte chiuse, hanno preso la parola anche i legali delle parti civili, che rappresentano la figlia, la moglie e la madre di Belardinelli, e poi parlera’ anche la difesa. “Non ho investito nessuno, sono solo fuggito spaventato perche’ intorno all’auto avevo una trentina di persone. E se ho investito qualcuno, non me ne sono accorto”, aveva detto Manduca interrogato in aula nella scorsa udienza. La sentenza non arrivera’ oggi ma in una successiva udienza.

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    Primo Piano

    Pubblicato
    7 ore fa
    in
    2 Novembre 2020

    Imponevano l’acquisto di magliette e giubbotti ai commercianti dei Monti Lattari: presi 6 del clan Gentile.

    Questa notte, in Castellammare di Stabia, Pompei, Agerola e San Fele, in provincia di Potenza, i militari della Compagnia Carabinieri di Castellammare di Stabia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare – emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia – nei confronti di 6 indagati, ritenuti gravemente indiziati del reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
    Il complesso delle attività d’indagine, condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Castellammare di Stabia e dirette dalla Procura Distrettuale Antimafia di Napoli ha consentito di documentare una serie di estorsioni poste in essere dagli indagati che, mediante minaccia concretizzatasi nella valenza intimidatoria derivante dalla riconducibilità al clan “Gentile”, hanno costretto diversi commercianti e imprenditori dell’area dei Monti Lattari ad acquistare gadget pubblicitari (quali giubbotti e magliette) dal valore irrisorio a prezzi fuori mercato.
    I soggetti di volta in volta riforniti, ben consapevoli dello spessore criminale degli indagati, non potevano rifiutare l’acquisto dei gadget pubblicitari alle condizioni particolarmente gravose imposte, essendo anche costretti a comprare polo, maglie, smanicati ed altro sia nel periodo natalizio che in quello delle successive festività pasquali. I comportamenti minacciosi incidevano sia nella fase genetica del rapporto, allorquando veniva imposto l’acquisto, sia nella fase di determinazione dei quantitativi di merce e dei prezzi praticati stabiliti unilateralmente dai fornitori al di fuori di qualsivoglia logica di mercato ed anche nella fase finale di incasso dei prezzi imposti, allorquando venivano usate minacce e violenza nei confronti di chi era in ritardo nei pagamenti. E’ significativo, a tal riguardo, l’acquisto da parte di un imprenditore della zona di 30 magliette al prezzo di 34 euro circa cadauna.Al termine delle formalità di rito due indagati sono stati associati presso la Casa Circondariale di Napoli Secondigliano, uno presso quella di Melfi (la più vicina al luogo ove il destinatario è già ristretto in regime di arresti domiciliari) e i restanti tre sottoposti agli arresti domiciliari presso le proprie abitazioni.

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    Le mani dei clan sul settore agroalimentare: 48 arresti in tutta Italia

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Le mani dei clan sul settore agroalimentare: 48 arresti in tutta Italia
    Cronaca Campania

    Pubblicato
    10 ore fa
    in
    27 Ottobre 2020

    La mani della criminalità organizzata sul settore agroalimentare. Operazione antimafia “Grande Carro”: coinvolte le Province di Napoli, Salerno e Avellino.

    I carabinieri del Ros e del comando per la tutela agroalimentare – col supporto in fase esecutiva dei comandi provinciali carabinieri territorialmente competenti – hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal tribunale di bari, su richiesta della locale procura distrettuale, a carico di 48 soggetti indagati a vario titolo per associazione di tipo mafioso, riciclaggio, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, sequestro di persona a scopo di estorsione, detenzione illegale di armi/esplosivi, truffe per il conseguimento di erogazioni pubbliche (anche con riferimento a quelle ue) ed altri delitti, tutti aggravati ex art. 416 bis.1 c.p, per aver agevolato le attività di una organizzazione mafiosa.

    I provvedimenti scaturiscono da un’indagine avviata dal ROS che – dopo la cattura del latitante RUSSO Francesco in Romania – si è concentrata sulle dinamiche criminali riconducibili alla “Batteria SINESI-FRANCAVILLA” della Società foggiana, organizzazione mafiosa sviluppatasi alla fine degli anni ’80 nella Provincia di Foggia, la cui esistenza è stata giudiziariamente accertata da numerose sentenze passate in giudicato. Strutturata in “batterie”, nel corso degli anni, il sodalizio ha subito un fenomeno di modernizzazione criminale che lo ha portato ad orientarsi verso un più evoluto modello di “mafia degli affari”. Le complesse indagini, che hanno a lungo impegnato la Procura Distrettuale e le varie articolazioni del ROS presenti sul territorio nazionale, hanno consentito di documentare:
    esistenza ed operatività di una articolazione della suddetta “Batteria” attiva a Foggia, Orta Nova (FG), Ascoli Satriano (FG) e Cerignola (FG), con interessi su Rimini e l’alta Irpinia, nonché in Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca;ruoli e funzioni degli affiliati all’interno della consorteria, rispondente a DELLI CARRI Francesco, storico esponente della Società foggiana e a suo fratello Donato. In tale contesto sono emerse pure le figure di DELLI CARRI Aldo, cugino dei suddetti Francesco e Donato, impegnato nel reinvestimento dei proventi illeciti nel settore immobiliare e nelle truffe per l’indebita percezione di contributi per l’agricoltura erogati dall’UE e dalla Regione Puglia;i rapporti dei “DELLI CARRI” con esponenti della criminalità garganica e di Canosa di Puglia (BT), grazie ai quali hanno potuto esercitare le proprie attività illecite in quelle aree.Sotto il profilo delle attività criminali, è emersa una forte pressione estorsiva esercitata dal sodalizio a carico di aziende agricole, ditte di trasporti e di onoranze funebri, società attive nella realizzazione di impianti eolici e nel settore delle energie alternative le quali, a seguito di sistematica attività intimidatoria, sono state costrette al versamento di percentuali sui ricavi/lavori ottenuti, nonché ad affidare in subappalto ad aziende riconducibili al sodalizio l’esecuzione di contratti di lavoro, servizi e forniture, oppure a rinunciare alle commesse già ottenute.
    Inoltre, è stata riscontrata la riconducibilità di una serie di imprese operanti nei settori edile, movimento-terra, trasporti, ristorazione e del gaming (queste ultime sedenti in Emilia Romagna), alla Batteria che, tramite prestanomi, costituiva ex novo società, oppure infiltrava gli assetti societari esistenti. In tale contesto è stata pure accertato il reinvestimento di fondi illeciti nell’acquisto di un complesso immobiliare ubicato a Praga, del valore di oltre mezzo milione di euro.
    Di particolare rilievo è l’ulteriore porzione dell’indagine condotta in sinergia dal ROS e dal REPARTO CARABINIERI TUTELA AGROALIMENTARE di Salerno, sotto la direzione di questa Procura Distrettuale, che ha consentito di individuare un complesso e sofisticato sistema di truffe finalizzate all’indebita percezione dei fondi per l’agricoltura dell’Unione Europea. Gli approfondimenti svolti nello specifico ambito hanno evidenziato come gli indagati, anche con la connivenza di alcuni funzionari pubblici compiacenti, sono riusciti a percepire indebitamente, tra il 2013 ed il 2018, contributi per complessivi 13,5 milioni di €uro, veicolati attraverso i c.d. “PIF – progetti integrati di filiera”.
    Nel corso dell’operazione il ROS e il Reparto Carabinieri Tutela Agroalimentare di Salerno hanno dato esecuzione a due provvedimenti di sequestro:
    preventivo di beni mobili e immobili a carico di 6 indagati, per un valore di circa 3 milioni di euro;“per equivalente”, fino alla concorrenza complessiva di 13 milioni di euro, a carico degli indagati coinvolti nelle truffe in danno dell’Unione Europea, quale quantificazione del profitto dei reati accertati nello specifico settore.Sul piano internazionale, le indagini si sono avvalse del coordinamento di EUROJUST, che ha favorito il raccordo con omologhe autorità giudiziarie estere per ricostruire le attività transnazionali del sodalizio, e del contributo dell’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode (OLAF) con sede in Bruxelles, organo dell’UE incaricato di individuare e contrastare le frodi ed ogni altra forma d’illecito a danno dei fondi dell’Unione europea, che ha consentito di acquisire rilevanti elementi di riscontro sulle transazioni economiche connesse alle erogazioni del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).
    Nel corso dell’operazione il ROS e il Reparto Carabinieri Tutela Agroalimentare di Salerno hanno dato esecuzione a due provvedimenti di sequestro: preventivo di beni mobili e immobili a carico di 6 indagati, per un valore di circa 3 milioni di euro; “per equivalente”, fino alla concorrenza complessiva di 13 milioni di euro, a carico degli indagati coinvolti nelle truffe in danno dell’Unione Europea, quale quantificazione del profitto dei reati accertati nello specifico settore.
    L’odierna operazione costituisce ulteriore progressione della manovra investigativa e giudiziaria finalizzata a contrastare le attività mafiose nel comprensorio foggiano.

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    Cronaca Campania

    Pubblicato
    2 ore fa
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    27 Ottobre 2020

    Gravidanza a rischio, una donna riesce a dare alla luce due gemelle grazie agli sforzi dell’equipe del dottor Mario Polichetti all’ospedale Ruggi. Si tratta di un “parto eccezionale”.
    Una gravidanza bigemina monocoriale biamniotica, per una neo mamma che si presentava con utero fibromatoso e colestasi gravidica. Una gravidanza portata a termine in 36 settimane, con la nascita di due bambine in perfetta salute, rispettivamente del peso di 2,080 chili e 2,600 chili. “Non un parto facile, ha dichiarato il dottor Mario Polichetti, La monocoriale può sfociare nella sindrome trasfusione feto fetale, caratterizzata da un feto donatore e uno ricevente.
    Tra le complicazioni possibili, ritardo di crescita intra-uterino, eccesso o riduzione di liquido amniotico, anemia-polictemia, idrope fetale. La neo mamma è stata seguita in tutto il suo percorso dalla equipe del dottor Polichetti, con la collaborazione del dottor Massimo D’Aniello e della dottoressa Sara Mari. Una situazione potenzialmente a rischio, risolta nel migliore dei modi grazie alla competenza dei medici del Ruggi, con la nascita delle gemelline.

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