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    Processo Cerciello Rega, le difese chiedono il decreto della violata consegna di Varriale, Corte respinge

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    Attualità

    Pubblicato
    3 settimane fa circa (21:07)
    il
    6 Novembre 2020

    Processo Cerciello Rega, le difese chiedono il decreto della violata consegna di Varriale, la Corte respinge.

    La camera di consiglio in corte d’assise di Roma si e’ riunita e ha deciso di respingere la richiesta di acquisire il decreto di rinvio a giudizio della Procura militare per la violata consegna di Andrea Varriale, per non aver avuto con se’ l’arma d’ordinanza la sera del 25 luglio 2019 quando e’ stato ucciso il carabinere Mario Cerciello Rega.
    A sollecitarne l’acquisizione nel corso dell’udienza di oggi sono state le difese dei due americani Finnegan Lee Elder e Natale Hjorth accusati dell’omicidio. Alla richiesta si sono opposte le parti civili, in particolare l’avvocaro Massimo Ferrandino, legale della vedova, e il pm Sabina Calabretta che ha sottolineato come il tema del processo e’ l’omicidio dei vicebrigadiere Cerciello. “Siamo qui per giudicare fatti che sono diversi dalla violata consegna – ha detto il magistrato -, circostanza nota per essere stata riferita dallo stesso interessato in aula. Il tema di questo processo e’ come si e’ arrivati alla morte di Mario Cerciello Rega”.

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    Calcio Napoli

    Pubblicato
    3 ore fa
    il
    28 Novembre 2020

    Inchiesta sulla morte di Maradona e sui presunti ritardi nei soccorsi. ma intanto in famiglia cominciano le liti per l’eredità. Spunta un altro presunto figlio a Cuba chiede l’esame del Dna mentre altri tre sempre a Cuba dallo scorso anno aspettano di essere riconosciuti.
    La giustizia argentina ha deciso di aprire ieri sera una indagine per valutare se ci sia stata negligenza nella morte di Diego Maradona. Gli inquirenti di fatto vogliono capire e accertarsi se l’ex calciatore abbia ricevuto le necessarie e immediate cure e i soccorsi necessari. A poche ore dalla sua morte, l’avvocato e amico di Maradona, Matías Morla, aveva denunciato il fatto che “l’ambulanza ha impiegato più di mezz’ora per raggiungere la casa dove si trovava Maradona”. E ha fatto intendere che sarebbe andato “fino in fondo”, Resta ancora un mistero non solo sull’ora del decesso ma anche sulla telefonata arrivata al pronto soccorso. Il quotidiano ‘El Dia’ ha diffuso un audio della chiamata di Leopoldo Luque, medico personale di Maradona, lo stesso che lo ha operato per un ematoma subdurale e colui che lo aveva operato per rimuovere un ematoma subdurale, per richiedere i soccorsi.
    “C’è una persona che da quanto mi dicono è in arresto cardiorespiratorio. Un dottore lo sta assistendo. E’ un uomo, ha 60 anni”, si sente nella registrazione audio. Luque non fa il nome di Maradona. Questo è fondamentale per capire che è stato Luque a chiamare l’ambulanza, mentre le persone che erano deputate all’assistente del paziente si sono limitate ad allertare il medico e non subito l’ambulanza. Inoltre scrive la stampa argentina, una infermiera avrebbe denunciato di essere stata costretta a firmare una dichiarazione secondo cui aveva controllato le condizioni di Maradona, chiuso nella sua camera da letto. Una inchiesta dunque che rischia, tra contraddizioni e accuse, di avvolgere di mistero la morte del campione.

    Ma a due giorni dalla cerimonia con cui i suoi resti sono stati consegnati alla terra del cimitero di Bella Vista, alla periferia di Buenos Aires, un rovente ‘dopo-Maradona’ tiene ancora banco El Pibe de Oro sembra  non voler riposare in pace. Magistrati, avvocati, famigliari autentici e presunti, specialisti in eredita’ e persone che hanno sfruttato la vicinanza al cadavere del ‘pibe de oro’ per farsi selfie, continuano ad offrire ai media materiale per alimentare storie destinate a scavare, e in fondo a danneggiare, la vita del celebre defunto. La mancanza di chiarezza sul comportamento del circolo intimo di Maradona nelle ore precedenti alla morte, giovedi’ alle 12, continua a fare notizia. Si va dal medico personale Leopoldo Luque che, chiama un’ambulanza e non specifica il nome del paziente in fin di vita, fino all’infermiera, Dahiana Gisela Madrid, che scrive una versione di quanto stava accadendo per poi sostenere di essere stata obbligata a farlo.
    I pm che lavorano sul caso non hanno ancora fornito una loro versione ufficiale ne’ annunciato decisioni, ma hanno raccolto materiale, compreso il fatto che nella villa dove Maradona era convalescente non c’era un medico e neppure un defibrillatore. Stupore ha suscitato il gesto di un dipendente dell’agenzia di pompe funebri ‘Pinier’, Claudio Ismael Fernandez, 48 anni, che non ha creduto ai suoi occhi quando si e’ trovato con il figlio, Sebastian, di 18, vicino alla bara aperta, e non ha resistito a farsi una selfie che e’ diventato virale sulle reti sociali. Si e’ pentito, ha chiesto scusa, ma e’ stato licenziato e incriminato per profanazione di cadavere. Rovente continua ad essere poi la questione della incipiente battaglia per una eredita’ che ragionevolmente dovrebbe essere fra 80 e 150 milioni di dollari, fra immobili, auto, gioielli, rendite in Argentina e in numerosi Paesi del mondo. E non si sa fra quanti potra’ essere spartita. In prima fila ci sono quattro donne: la moglie Claudia e le figlie Dalma e Giannina, Cristiana Sinagra con Diego junior; Valeria Sabalain con la figlia Jana Maradona, e Veronica Ojeda, con il figlio Diego Fernando Maradona).
    Ma anche due donne cubane, che gli avrebbero dato tre, e forse quattro figli, per i quali e’ in atto il processo di riconoscimento (Joana, Lu, Javielito e forse anche Harold). Come se non bastasse, poi, oggi e’ emerso un altro aspirante figlio, Santiago Lara, 19 anni, che chiede la riesumazione del cadavere di Diego per poter comparare con lui il suo Dna. “Non ho rivendicazioni finanziarie – ha assicurato – ma solo sapere se e’ lui mio padre, come ha lasciato detto mia madre morta di cancro”. Ma c’e’ anche un versante di buone notizie: il proprietario di Aeropuertos Argentinos 2000 (AA2000), Eduardo Eurnekian, ha annunciato che sta gia’ lavorando per mantenere una promessa fatta al celebre ‘Diez’ quando era ancora in vita. In dicembre, nella hall dell’aeroporto di Ezeiza a Buenos Aires, troneggera’ una grande statua di Maradona, in 3D.

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    Coronavirus

    Pubblicato
    6 ore fa
    il
    28 Novembre 2020

    foto di repertorio

    Nuovo calo dei positivi su base quotidiana: sono 26.323 i nuovi casi di Covid registrati nelle ultime 24 ore in Italia, per un totale di 1.564.532 casi dall’inizio dell’epidemia.
    Sono, poi, 686 i decessi nelle ultime 24 ore, in calo rispetto a ieri. E’ quanto emerge dal bollettino quotidiano del ministero della Salute sulla diffusione del covid nel nostro Paese. Gli attualmente positivi sono 789.308, in lieve aumento rispetto a ieri quando erano 787.893. I dimessi/guariti sono 24.214, per un totale di 720.861 dall’inizio dell’epidemia. A livello territoriale, le Regioni con il maggior numero di contagi sono la Lombardia (4.615), il Veneto (3.498), la Campania (2.729), il Piemonte (2.157), il Lazio (2.070) e l’Emilia-Romagna (2.172).
    Sono 225.940 i tamponi analizzati nelle ultime 24 ore in Italia, in rialzo rispetto ai 222.803 di ieri. Terapie intensive per il Covid in calo di 20 unita’ nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Sanita’. I posti occupati ora in rianimazione sono 3.762. I ricoveri in reparti ordinari registrano un saldo negativo di 385 unita’, facendo cosi’ scendere il numero dei pazienti a 33.299.Sono 720.861 le persone ad oggi guarite dal covid o dimesse dal ricovero, con un aumento di 24.214 unità rispetto a ieri. Ieri le persone guarite o dimesse erano state 35.467.

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    La difesa dell’ultra’ del Napoli: ‘Va assolto perché mancano le prove’

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » La difesa dell’ultra’ del Napoli: ‘Va assolto perché mancano le prove’

    Attualità

    Pubblicato
    3 settimane fa circa (20:53)
    il
    2 Novembre 2020

    Mancano le prove per sostenere che sia stato Fabio Manduca a travolgere e uccidere col suo suv Daniele Belardinelli, l’ultra’ del Varese morto negli scontri del 26 dicembre 2018, poco lontano dallo stadio di San Siro prima della partita fra Inter e Napoli.

    Lo ha spiegato l’avvocato Eugenio Briatico, difensore dell’ultra’ del Napoli a processo con rito abbreviato davanti al gup di Milano Carlo Ottone De Marchi. Dopo la richiesta di condanna a 16 anni da parte della Procura, la difesa ha chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” e in subordine la derubricazione da omicidio volontario a omicidio stradale o preterintenzionale col riconoscimento della scriminante dello “stato di necessita’” per la situazione di “pericolo” che si era creata negli scontri. La sentenza e’ prevista per il prossimo 30 novembre.

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    Attualità

    Pubblicato
    2 ore fa
    il
    23 Novembre 2020

    Si ribalta armadio di cucina, muore bimbo di 2 anni. La tragedia a Salorno in Alto Adige.
    La tragedia si è consumata questa mattina a Salorno, in Alto Adige. Un maschietto di 2 anni e’ stato travolto e ucciso da un pesante armadio da cucina. La disgrazia si e’ consumata mentre i genitori erano occupati in altre faccende, quando il piccolo e’ uscito dalla stanza, infilandosi in cucina. Probabilmente il bimbo, che a gennaio avrebbe compiuto 3 anni, ha aperto l’anta del grosso mobile di cucina, alto quasi fino al soffitto.
    E’ plausibile che abbia iniziato ad arrampicarsi, altrimenti non si spiega il fatto che l’armadio improvvisamente si sia ribaltato, schiacciando il piccolo con il suo peso. Il padre e la madre hanno sentito l’assordante rumore del mobile che finiva per terra, rovesciando il suo contenuto. Sono corsi in cucina e si sono subito resi conto della gravita’ della situazione e hanno lanciato l’allarme. In pochissimo tempo l’ambulanza e’ arrivata dalla vicina stazione della Croce bianca. Il medico d’urgenza ha inutilmente tentato di rianimare il piccolo, ma gli e’ rimasto solo il triste compito di costatarne la morte.

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    Da oggi e’ reato avere telefonini in cella: pene da 1 a 4 anni

    Cronache » Attualità » Da oggi e’ reato avere telefonini in cella: pene da 1 a 4 anni

    Attualità

    Pubblicato
    2 ore fa
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    22 Ottobre 2020

    Sono in vigore da oggi le norme che prevedono una pena da uno a 4 anni per chi introduce o detiene telefoni cellulari o dispositivi mobili di comunicazione all’interno di un istituto penitenziario.

    E’ stato infatti pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto legge sicurezza Serie Generale n. 261 del 21 ottobre 2020 il dl sicurezza approvato il 5 ottobre scorso dal Consiglio dei ministri. Con questo provvedimento, voluto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per contrastare il crescente flusso di telefoni che si tenta di far entrare nelle carceri, viene per la prima volta punito sia chi, dall’esterno, cerca di introdurre un telefono in carcere sia il detenuto che lo detiene: quest’ultimo caso, finora, era trattato come illecito disciplinare e sanzionato all’interno dell’istituto, mentre da oggi diventa un vero e proprio reato previsto dal nuovo articolo 391-ter del codice penale.

    Le nuove norme prevedono, ricorda ancora ‘Giustizianewsonline’, il notiziario web del ministero di via Arenula, un rafforzamento delle sanzioni applicate in caso di comunicazioni dei detenuti sottoposti al regime di 41-bis: l’inasprimento della pena, in particolare, scatta nei confronti di chi agevola le loro comunicazioni con l’esterno: in questi casi, dagli attuali 1-4 anni la pena passa a 2-6 anni. Se il reato e’ commesso da un pubblico ufficiale o da un avvocato, la sanzione aumenta dagli attuali 2-6 anni a 3-7 anni.

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    Coronavirus

    Pubblicato
    26 minuti fa
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    22 Ottobre 2020

    Aumenta ancora il contagio da coronavirus  in Italia: sono infatti 16.079 i casi registrati dall’Unità di crisi della Protezione civile: Mentre i morti sono invece 136 ieri erano 127.

    Le persone ricoverate in terapia intensiva invece sono sono 992 + 66 rispetto a ieri. Sono invece 259.456 i guariti a livello nazionale dall’inizio della pandemia (+2.082 da ieri). L’incremento dei tamponi è stato di 170.392 unità. E’ quanto riporta il consueto bollettino del Ministero della Salute. Il totale dei contagiati, comprese vittime e guariti, sale cosi’ a 465.726. In aumento anche il numero delle vittime: 136 in un giorno, mentre ieri erano 127, per un totale che e’ arrivato a 36.968

    Le regioni che fanno registrare i casi maggiori sono la Lombardia con 4125 nuovi casi, poi il Piemonte con 1550 e quindi la Campania con 1541, Veneto (1.325), Lazio (1.251) e Toscana (1.145). Cresce anche la pressione sulle strutture ospedaliere: i ricoverati in terapia intensiva sono ad oggi 992 (+66 rispetto a ieri), quelli ricoverati con sintomi 9.694 (+637). In isolamento domiciliare ci sono 158.616 pazienti (+13.157).

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    L’assassino dei fidanzati: ‘Daniele mi ha sfilato il passamontagna e mi ha riconosciuto’

    Attualità

    Pubblicato
    11 ore fa
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    2 Ottobre 2020

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    “Il passamontagna mi è stato sfilato da Daniele il quale poi mi ha riconosciuto. Ho sentito gridare ‘Andrea’. Loro non hanno mai pronunciato il mio nome. Indossavo dei guanti che poi si sono strappati perdendone forse uno solo o un frammento”.

     
    Sono le fasi dell’assassinio crudele di Daniele De Santis e Eleonora Manta, così come descritte dall’autore reo confesso del delitto, Antonio De Marco, ex inquilino della coppia di fidanzati, davanti al pubblico ministero lunedì sera quando è stato sottoposto a fermo e contenute nell’ordinanza con la quale oggi il gip del tribunale di Lecce, Michele Toriello, al termine dell’udienza, svoltasi in carcere, ha convalidato il fermo e ha disposto l’ordinanza cautelare confermando la detenzione.
    “Dopo aver compiuto il gesto – ha aggiunto – sono tornato a casa mia sita in via Fleming. Ho dormito fino alla mattina successiva. Mi sono disfatto dei vestiti gettandoli in un bidone del secco di un condominio poco distante dall’abitazione. La fodera – ha proseguito De Marco – faceva parte del coltello che ho comprato … Insieme ai vestiti c’erano le chiavi e il coltello acquistato in contanti. La candeggina l’ho acquistata presso un negozio, quella sera portavo al seguito anche uno zainetto di colore grigio con dentro la candeggina, delle fascette ed il coltello nonché della soda. Ho scritto solo due giorni prima i biglietti. Sono andato a trovare Daniele ed Eleonora convinto di trovare entrambi. Quando sono entrato in casa i due erano seduti in cucina”.
    “Ho incontrato Daniele nel corridoio – ha detto – il quale si è spaventato perché avevo il passamontagna. Dopo aver avuto una colluttazione con lui li ho uccisi. Quando ho colpito lui ha cercato di aprire la porta per scappare. Ho ucciso prima lei e poi ho colpito nuovamente Daniele. Dopo aver lottato con loro sono andato via senza scappare perché non avevo fiato”.
    L’assassino si era “probabilmente accorto di essere seguito”. Anche per questo motivo i pubblici ministeri ritenendo di avere acquisito indizi a suo carico gravi, precisi e concordanti hanno deciso di emettere lunedì scorso il decreto di fermo di indiziato di delitto a suo carico. Lo scrive il gip del Tribunale di Lecce, Michele Toriello nell’ordinanza con la quale oggi ha convalidato il fermo e ha disposto l’ordinanza cautelare che ne ha confermato la detenzione in carcere per duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà.
    I magistrati si sono determinati ad agire “ricavando – si legge nell’ordinanza – il pericolo di fuga dalla intervenuta consapevolezza da parte del De Marco della concreta possibilità di essere stato individuato dagli organi inquirenti, a cagione dei plurimi reperti smarriti sul luogo del delitto: mascherina, guanti, bigliettini, e dalla circostanza che lo stesso – come annotato dai verbalizzanti nel corso dei servizi di pedinamento – si fosse probabilmente accorto di essere seguito”.
    De Marco è stato bloccato la sera del 28 settembre dai carabinieri nell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove frequenta il corso di laurea triennale in infermieristica. Nell’ordinanza si elencano alcune attività svolte dagli investigatori. “A partire dal 26 settembre 2020 iniziava, dunque, una più mirata attività di controllo dei movimenti di Giovanni Antonio De Marco – si legge – nel corso della quale venivano acquisiti una banconota da 20 euro spesa dall’indagato il 26 settembre 2020 presso un negozio di fumetti sito in via SS. Giacomo e Filippo, e due preservativi ed alcuni fazzolettini utilizzati dal De Marco il pomeriggio del 27 settembre 2020, allorquando aveva un rapporto sessuale con una escort nell’appartamento di quest’ultima sito in Lecce”.

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    Cronaca

    Pubblicato
    3 ore fa
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    2 Ottobre 2020

    Non aveva invitato l’ex amico alla festa che aveva organizzato. E’ questo il motivo del pestaggio al ragazzo di 28 anni che ha perso un occhio a Ladispoli, dove due fratelli pugili e il cognato sono stati arrestati dai Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia.

    L’accusa nei loro confronti è di lesioni personali gravissime. Prima del pestaggio l’ex amico aveva minacciato la vittima con numerosi messaggi telefonici. Uno dei due fratelli ha precedenti per delitti conto la persona, contro il patrimonio e per uso di stupefacenti. Il provvedimento trae origine dalla denuncia presentata lo scorso 20 luglio, ai Carabinieri della Stazione di Ladispoli, da un 28enne, del posto. Il giovane ai militari aveva riferito che, la sera precedente, era stato aggredito e picchiato da due fratelli e dal loro cognato, per futili motivi, tali da causargli lesioni gravissime consistenti nella perdita di un occhio.
    Le indagini condotte dai militari, anche tramite le dichiarazioni di alcuni testimoni, hanno permesso di accertare che la vittima conosceva gli aggressori poiché iscritti alla stessa palestra; la sera dell’aggressione il giovane si trovava in compagnia della fidanzata e aveva incontrato la sorella dei due, che li aveva avvisati della presenza della vittima. Così i due fratelli e un loro amico sono andati sul posto e improvvisamente hanno assalito il giovane, lasciandolo per terra. Anche la sorella è indagata per violenza privata poiché ha impedito alla fidanzata della vittima di prestare soccorso. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, mentre la coppia si dirigeva alla macchina per recarsi in ospedale, i tre hanno continuato ad aggredire il ragazzo colpendolo, in particolare, con dei pugni al volto.

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    Coronavirus

    Pubblicato
    3 ore fa
    in
    2 Ottobre 2020

    Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la fist lady Melania sono risultati positivi al coronavirus.

    Lo ha comunicato lo stesso Trump tramite un tweet sul proprio profilo ufficiale, poche ore dopo la notizia della positivita’ al virus di una delle piu’ strette collaboratrici del presidente, Hope Hicks. “Questa notte la First lady ed io siamo risultati positivi al Covid-19”, recita il tweet. “Inizieremo la quarantena e il processo di recupero immediatamente. Ne usciremo assieme”, ha scritto Trump. Hicks, che ha accompagnato Trump al primo dibattito presidenziale di martedi’ 29 settembre, si e’ sottoposta a tampone mercoledi’ sera, di ritorno da un comizio elettorale del presidente nel Minnesota, dopo aver accusato lievi sintomi influenzali. La Casa Bianca ha annunciato che Trump si e’ gia’ sottoposto ad un test, e che il risultato verra’ comunicato in tempi brevi.
    Dopo aver appreso che il suo stretto consigliere, Hope Hicks, aveva contratto il coronavirus, il presidente degli Stati Uniti è stato sottoposto a un tampone. Che ha dato esito positivo. Il presidente resterà alla Casa Bianca durante la quarantena ma “continuerà a svolgere le sue funzioni”, ha annunciato il suo medico. Un viaggio in Florida, previsto per venerdì, è già stato cancellato. Hope Hicks, 31 anni, era a bordo dell’Air Force One con il presidente degli Stati Uniti quando si è recato a Cleveland, Ohio, tre giorni fa per partecipare al dibattito contro Joe Biden.
    Ha anche viaggiato con lui mercoledì quando ha visitato il Minnesota per una manifestazione elettorale. I giornalisti statunitensi hanno notato che molte persone dello staff del presidente si sono apparentemente rifiutate di indossare una mascherina nella stanza mentre partecipavano al primo dibattito presidenziale a Cleveland, in Ohio.

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    Covid, il Tar conferma la chiusura delle discoteche: respinto il ricorso dei gestori

    Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dall’Associazione dei gestori delle sale da ballo per riaprire le discoteche, chiuse dal Governo per i rischi derivanti dall’incedere dai contagi da Covid-19. E’ prevalso l’interesse pubblico a tutela della salute.  Ecco quanto si legge nelle motivazioni che hanno portato i giudici amministrativi a rigettare le istanze dei gestori delle discoteche: “Nel bilanciamento degli interessi proprio della presente fase del giudizio, la posizione di parte ricorrente risulta recessiva rispetto all’interesse pubblico alla tutela della salute nel contesto della grave epidemia in atto” e “tale interesse costituisce l’oggetto primario delle valutazioni dell’Amministrazione, caratterizzate dall’esercizio di un potere connotato da un N. 06595/2020 REG.RIC. elevato livello di discrezionalità tecnica e amministrativa in relazione alla pluralità di interessi pubblici e privati coinvolti e all’esigenza di una modulazione anche temporale delle misure di sanità pubblica nella prospettiva del massimo contenimento del rischio”.

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    Frosinone, nel bagagliaio 208 piante di marijuana rubate: arrestati due napoletani

    In nottata i carabinieri del Norm di Cassino hanno fermato a Sant’Andrea del Garigliano, a Frosinone, una Lancia Y con due napoletani a bordo. Nel bagagliaio avevano 208 piante di marijuana che erano state rubate in un vicino campo dove erano legalmente coltivate per fini terapeutici. I due sono stati accompagnati nella Stazione carabinieri di […]
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    Riciclava i soldi del boss Guida: sequestro beni ad avvocato di Milano

    Attualità

    Pubblicato
    3 settimane fa
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    6 Agosto 2020

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    Riciclava i soldi del boss Guida: sequestro beni ad avvocato di Milano.
     
    La polizia e la guardia di finanza hanno eseguito ieri a Milano un sequestro di 3 milioni di euro a carico di un avvocato del foro di Milano condannata nel 2018 per avere riciclato su dei conti correnti elvetici i proventi illeciti del boss di camorra Vincenzo Guida, e nei confronti del suo compagno e convivente, pluricondannato per reati societari e tributari.

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    Napoletano ricercato per rapina: vendeva cocco sulle spiagge del Salento

    Napoletano ricercato per rapina: vendeva cocco sulle spiagge del Salento. Arrestato.

    Il pregiudicato napoletano di 59 anni, Vincenzo Tommolillo, ricercato dopo una condanna per rapina inflittagli il 30 gennaio 2019, e’ stato arrestato nel Salento dove trascorreva un periodo di vacanza durante il quale trovava il modo di guadagnare vendendo cocco sulle spiagge.

    A rintracciare l’uomo, condannato a due anni e sei mesi di reclusione, sono stati i poliziotti della Squadra mobile della questura di Lecce, i quali, avvalendosi della banca dati Sdi (Sistema di indagine), hanno appurato che sul 59enne napoletano gravava un ordine di arresto emesso dall’Ufficio esecuzioni penali della Procura di Napoli. Tommolillo e’ stato rinchiuso nel penitenziario leccese di Borgo San Nicola. LEGGI TUTTO

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    La Cassazione: sì ai quotidiani per i boss al 41 bis ma filtrati

    L’abbonamento ai quotidiani non puo’ essere negato al boss mafioso al 41 bis, il cosiddetto carcere duro, perche’ il diritto ad essere informati e’ parte integrante e condizione per una libera manifestazione del pensiero garantito dalla Costituzione.

    Ma resta il limite della cronaca locale, che puo’ essere fonte di notizie che possono essere diffuse tra i detenuti sottoposti al regime speciale. Cosi’ la Corte di Cassazione (sentenza 21803) ha accolto il ricorso del boss Salvatore Madonia classe ’56, figlio di Francesco, storico capo mafia condannato all’ergastolo nel processo “Borsellino-ter”. Quello accolto dalla Cassazione e’ l’ennesimo ricorso di Salvatore in carcere dal ’91, scrive Il Sole 24 Ore. Un precedente, relativamente recente, riguarda il presunto diritto violato alla corrispondenza: ricorso respinto dalla Suprema corte.
    L’ultima censura e’ invece passata. Il diritto puo’ comunque essere negato, come avvenuto nel caso del boss di Cosa Nostra Giuseppe Falsone (sentenze 21942 e 21943) che aveva fatto ricorso perche’ non gli era stato consegnato un quotidiano. Per la Cassazione un no giustificato dal contenuto di alcune pagine, con articoli relativi ad un’operazione anti ‘ndrangheta a Milano. Notizie che potevano essere di interesse per altri detenuti nello stesso carcere di massima sicurezza.
    Ancora un ricorso di Falsone era stato respinto, sempre per rivendicare la consegna di un giornale, questa volta con servizi che riguardavano un testimone di giustizia impegnato contro il “clan dei Casalesi”, ed alcuni esponenti della consorteria erano nello stesso carcere del ricorrente.
    La Suprema corte sottolinea che le maglie strette sono consentite quando sono in gioco l’ordine e la sicurezza pubblica. Niente giornali, neppure nazionali dunque, quando possono essere fonte di aggiornamento sulle dinamiche criminali sul territorio e uno strumento per verificare che siano stati eseguiti gli ordini fatti arrivare all’esterno. LEGGI TUTTO

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    Nella caserma della vergogna anche un’orgia nell’ufficio del comandante. TUTTI I NOMI

    Dall’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione ‘Odysseus’, emerge che nella caserma di Piacenza si sarebbe svolta anche un’orgia, nell’ufficio del Comandante Marco Orlando.

    A parlarne sono due tra gli arrestati, Giuseppe Montella e Salvatore Cappellano “che commentano un episodio che aveva visto come protagonista un collega in onore del quale, forse in concomitanza con una ricorrenza, era stata organizzata una serata all’interno della caserma alla presenza di due donne, presumibilmente escort, con le quali erano stati consumati rapporti sessuali”.
    “Lo scenario rappresentato da Montella – spiega il gip – e’ quello di un’orgia tenutasi addirittura all’interno dell’ufficio del Comandante Marco Orlando, dove si era creato un tale scompiglio che le pratiche erano state sparpagliate a terra”. Il magistrato scrive che “non sono forse ravvisabili reati in simili condotte, ma dalla descrizione traspare ancora una volta il totale disprezzo per i valori della divisa indossata dagli indagati, metaforicamente gettata a terra e calpestata, come quella del loro Comandante durante il festino appena rievocato”. Dal dialogo tra gli indagati risulta che a un certo punto gli indumenti, giacca e cappello, del Comandante sarebbero stati buttati a terra.
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    Dieci in totale i carabinieri indagati, compreso il comandante della compagnia di Piacenza. L’indagine è iniziata grazie al racconto di un ufficiale dell’Arma non coinvolto che ha illustrato spontaneamente alla polizia locale quanto stava accadendo all’interno della caserma di via Caccialupo. I carabinieri finiti in carcere sono: Giuseppe Montella, Salvatore Cappellano, Angelo Esposito, Giacomo Falanga, Daniele Spagnolo. Ai domiciliari il comandante della Levante, maresciallo Marco Orlando e il maggiore Stefano Bezzeccheri. Il comandante della compagnia di Piacenza Bezzeccheri è stato raggiunto dalla misura dell’obbligo di dimora è accusato solo di abuso d’ufficio. Tutti sono stati sospesi.
    Nei guai anche un finanziere, Marco Marra, che ha l’obbligo di firma, è accusato di rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio. Angelo Minniti, Giovanni Lenoci e Lorenzo Ferrante, altri tre carabinieri, hanno avuto l’obbligo di firma.  I civili finiti in manette sono: Daniele Giardino, Alex Giardino, Simone Giardino, Matteo Giardino (domiciliari), Gherardi Tiziano, Megid Seniguer, Jamai Masroure Zin El Abidine, Ghormy El Mehedi, Mattia Valente (domiciliari), Clarissa D’Elia (domiciliari), Maria Luisa Cattaneo (domiciliari).
    “I reati ipotizzati sono gravissimi. Procederemo con il massimo rigore. Abbiamo sospeso tutto il personale coinvolto, e procederemo con la massima celerita’ per l’accertamento delle responsabilita’”. Lo ha detto il comandante generale dei Carabinieri, Giovanni Nistri, intervenendo al Tg1 sulla vicenda della caserma di Piacenza. “I cittadini di Piacenza troveranno una postazione mobile dei Carabinieri, e da domani il nuovo comandante. Lo Stato non si ferma. Episodi come questo – ha aggiunto – possono minare la fiducia nell’Arma ma ci sono 200mila Carabinieri che ogni giorno espletano sul territorio i loro incarichi al meglio delle loro possibilita’. Durante i momenti peggiori del lockdown non abbiamo chiuso le caserme, abbiamo avuto 800 contagiati e 10 vittime. Speriamo che quello fatto dai piu’ possa cancellare dalla memoria il male fatto da chi non e’ degno di indossare questa divisa”.
    Sono 5 i capi di imputazione che accusano i carabinieri di Piacenza arrestati oggi di lesioni, sequestro di persona e tortura. “Nei capi d’imputazione 39, 46, 47, 48 e 50 – si legge nell’ordinanza – e’ stato posto l’accendo sulla violenza che ha connotato le iniziative intraprese dai militari della stazione Piacenza Levante”.
    Le immagini recuperate dalla memoria del telefonino di Montella, ma anche quelle riprese dalla telecamera di sicurezza e le registrazioni audio “dei pestaggi compiuti presso la caserma e i riferimenti operati dai soggetti intercettati – aggiunge il Gip – contribuiscono a delineare un quadro indiziario solido e convergente”. I “gravi indizi” sussistono in particolare per la contestazione del reato di tortura. “In quanto – scrive il giudice – la persona nei cui confronti sono state compite le condotte illecite, si trovava in una condizione di privazione della propria liberta’ personale, peraltro illegittima (non essendo ancora avvenuto il suo arresto) ed era stata costretta a subire le angherie di Montella e dei suoi commilitoni”.
    A colpire la vittima sarebbe stato solo uno dei carabinieri ma, aggiunge il Gip, “non puo’ essere escluso il contributo attivo fornito da tutti gli indagati, i quali erano intenti o a suggerire particolari tecniche di persuasione o comunque ad assistere ad un fatto di estrema violenza che mai dovrebbe verificarsi all’interno di un ufficio di pubblica sicurezza”. Non solo: “e’ indubitabile come, ascoltando i suoni dei colpi assestati e, soprattutto, dei lamenti e del pianto della vittima, quest’ultima abbia provato ‘acute sofferenze fisiche’ sufficienti” a poter configurare il reato di tortura LEGGI TUTTO

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    Omicidio Cerciello: i periti descrivono Elder ossesso da ‘ideazione suicidaria cronica’

    Omicidio Cerciello: periti descrivono Elder ossesso da “ideazione suicidaria cronica”.

    Nell’ultima udienza del processo per l’omicidio di Mario Cerciello Rega, prima dell’interruzione estiva, i periti incaricati della Corte d’assise di Roma, hanno disegnato il quadro psicologico di Finnegan Lee Elder. Il ragazzo statunitense e’ imputato, insieme al coetaneo Gabriel Natale, dell’omicidio del vice brigadiere, ma sarebbe stato proprio lui, Elder, ad accoltellare a morte Cerciello il 26 luglio scorso.
    “Al momento del fatto si rendeva conto di cosa stesse facendo; era capace di intendere e di volere” hanno detto i due periti, il medico legale Vittorio Fineschi e lo psichiatra Stefano Ferracuti. Una valutazione che, pero’, non propriamente definitiva dato che i due professionisti si sono riservati di leggere altre 600 pagine di una documentazione americana sulle vicende medico psichiatriche del ragazzo. Il solco, pero’, sembra essere tracciato dato che i periti hanno descritto il giovane condizionato da una vita di abusi di droga, ossessionato da una “ideazione suicidaria cronica” e da una infanzia di maltrattamenti, ma senza tracce di delirio o allucinazioni e quindi capace di intendere e di volere.
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    “Era un bambino molto intelligente ma non adeguatamente compreso dall’ambiente in cui e’ cresciuto”. Cosi’ i periti hanno descritto l’infanzia di Elder. Una infanzia di maltrattamenti: “riferisce di bruciature di sigarette, di genitori che facevano uso di alcool e di forte conflittualita’ in famiglia” ma anche di un uso “ripetuto di droga tra cannabinoidi, cocaina e allucinogeni e anche psicofarmaci prescritti. Ha detto che l’assunzione dei cannabinoidi ha un uso terapeutico dato che e’ l’unica cosa che gli rende accettabile l’esistenza”.
    Una esistenza piu’ volte portata sulla soglia della fine con suicidi tentati tanto che i periti definiscono la sua “una ideazione suicidaria cronica. Pensa da anni al suicidio caratteristica di disturbi alla personalita’ ma anche di un fattore genetico e conoscenza di altri fatti”. Elder avrebbe tentato il suicidio fin dall’eta’ dei 16 anni quando si taglio’ i polsi per due volte. In un’altra circostanza si sarebbe gettato dal Golden gate rischiando annegamento; “l’ultimo episodio poco prima del viaggio in Europa quando avrebbe giocato da solo alla roulette russa. Un fattore che potrebbe anche essere genetico dato che il nonno paterno e lo zio si sono tolti la vita”.
    Parlando di suicidi i periti hanno anche riferito che “Elder dice di avere un ‘piano B’ qualora le cose si dovessero mettere male in seguito alla sentenza” senza pero’ precisare quale fosse. “Si rende conto -hanno sottolineato anche i periti – che si e’ rovinato la vita e che gli dispiace” per il carabiniere Mario Cerciello Rega “ma lo dice adesso che sta assumendo psicofarmaci in gran quantita’”. Su precisa domanda del aggiunto Nunzia D’Elia, relativamente alla possibilita’ che il ragazzo possa guarire, i periti hanno risposto che dai disturbi di personalita’ “non si puo’ guarire come da una polmonite. Si puo’ evolvere perche’ Elder e’ molto giovane. Ma non guarire”. Medico legale e psichiatra hanno affrontato con l’imputato recluso in carcere a Rebibbia, anche il passaggio focale della vicenda: l’aggressione a Cerciello.
    “Ha detto – hanno riferito i periti- che se avesse saputo che” Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale “erano forze dell’ordine non avrebbe reagito cosi’ come poi ha fatto. Ha detto di aver perso il controllo durate l’aggressione, ma pensava che fossero mafiosi, intendendo, delinquenti. Sapevano di aver sottratto zaino e di aver chiesto soldi e droga. Si aspettava reazioni da quei delinquenti. Quindi la violenza e’ stata determinata dalla mancanza di cognizioni ma conserva la memoria dell’evento. Nella sua storia non ci sono state condizioni di disassociazione, di delirio o di allucinazioni”.
    Inoltre Elder ha spiegato anche ai periti “che non ha pensato che” Varriale e Cerciello Rega “fossero appartenenti alle forze dell’ordine perche’ negli Usa i poliziotti in borghese intervengono per fatti importanti e non per questi fatti minori”. Dalle parti civili una sostanziale soddisfazione per gli esiti della giornata odierna. “A noi interessa che i due periti abbiano sostenuto che l’imputato Elder, all’epoca dei fatti, era assolutamente capace di intendere e di volere” Lo ha detto ad “Agenzia Nova” l’avvocato Massimo Ferrandino, legale della vedova Cerciello. “Adesso dovranno leggere altre carte fornite dalla difesa, ma il solco in questo senso e’ ormai tracciato”. Intanto venerdi’ sera il sindacato Sim carabinieri ha organizzato una fiaccolata in ricordo del vice brigadiere. LEGGI TUTTO

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    Infiltrazione della camorra in Emilia Romagna: 9 arresti, sequestrate 17 aziende

    Infiltrazione della camorra in Emilia Romagna: 9 persone sono state arrestate e 17 aziende sequestrate in tutta Italia nel corso di un’operazione della Guardia di Finanza denominata Darknet.

    I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini, con la collaborazione del G.I.C.O. di Bologna e dei colleghi di altri 14 Comandi Provinciali, hanno dato l’avvio stamane, 21 luglio 2020, alle prime luci dell’alba, ad una vasta operazione di polizia denominata “DARKNET”, in Emilia Romagna ed in contemporanea nelle regioni Campania, Calabria, Lazio, Lombardia, Marche, Basilicata e Piemonte, che ha disarticolato un’associazione criminale di matrice camorristica; con base nella Bassa Romagna – in particolare nella città di Cattolica, ma con ramificazioni e interessi economici anche in altre Province (Avellino, Napoli, Salerno, Potenza, Matera, Pesaro-Urbino, Forlì- Cesena, Parma, Torino, Milano), con al vertice personaggi legati al clan dei “SARNO” e dei “Casalesi”.
    I particolari sull’operazione “Darknet” verranno forniti oggi stesso nel corso di una conferenza stampa, che si terrà alle ore 11:00 presso il Comando Provinciale Rimini, alla presenza del Procuratore della Repubblica Distrettuale di Bologna, Dott. G. Amato e del Procuratore della Repubblica di Rimini, Dott.ssa E. Melotti.
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