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    Rapinano banca ma rimangono chiusi dentro: arrestati in 4

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    Tentano un colpo in banca, ma scatta lā€™allarme e rimangono imprigionati allā€™interno per poi essere arrestati dalla polizia. Eā€™ successo a Nola intorno alle 13.30.
    La banda ha aspettato che si chiudesse la filiale della Banca Popolare Vesuviana e dallā€™interno si cominciasse a caricare gli sportelli bancomat. Sono entrati in tre armati di taglierino e hanno minacciato direttore e impiegati per poi impadronirsi del contenuto delle casse, circa 8000 euro. Un quarto rapinatore li attendeva in auto fuori dallā€™istituto di credito. Eā€™ peroā€™ scattato lā€™allarme ed eā€™ intervenuta la polizia: i tre sono rimasti chiusi in banca e sono bloccati dagli agenti.

    Il ā€˜paloā€™ ha tentato la fuga in auto ed eā€™ riuscito ad arrivare fino ad Acerra, inseguito dalle volanti, dove si schiantato contro un palo. Eā€™ stato soccorso e trasportato allā€™ospedale dove eā€™ piantonato dalla polizia. Non eā€™ in pericolo di vita. I quattro uomini fermati sono tutti originari di Giugliano.

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    Camorra, latitante del clan Mazzarella catturato in Francia

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    Eā€™ stato arrestato dai Carabinieri Vincenzo Ciriello, 60enne napoletano ritenuto elemento di spicco del clan camorristico Mazzarella.
    Ciriello ĆØ inserito dal Ministero dellā€™Interno nellā€™elenco dei latitanti pericolosi. Ciriello, detto ā€œā€˜o zullusā€, ĆØ stato catturato in Francia dalla Brigata Nazionale Ricerca Fuggitivi, su input dei Carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Napoli che hanno dato ai colleghi francesi specifiche indicazioni circa la localizzazione del soggetto, nellā€™ambito di unā€™articolata indagine coordinata dai magistrati della Dda di Napoli. Lā€™uomo ĆØ stato arrestato nella cittĆ  di Avignone. Eā€™ ora in carcere, in attesa del provvedimento di estradizione che lo porterĆ  nelle carceri napoletane nelle prossime settimane.

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    Lavorava ad Avignone come rider presso la.pizzeria del fratello, Vincenzo Ciriello, il latitante 60enne napoletano ritenuto elemento di spicco del clan Mazzarella, inserito dal Ministero dellā€™Interno nellā€™elenco dei latitanti pericolosi (ex elenco dei 100), catturato in Francia. Le indagini dei carabinieri che hanno portato alla cattura di Ciriello ,soprannominato ā€œoā€™zullusā€, sono state coordinate dal sostituto procuratore della DDA di NAPOLI Antonella Fratello. LEGGI TUTTO

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    Napoli, pacchi di soldi a casa dellā€™imprenditore dei rifiuti per corrompere tutti

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    Ammontano a ben oltre 4 milioni di euro, ed erano stipati in borsoni, sistemati in cantina, i pacchi di contanti sotto vuoto trovati dalla Guardia di Finanza a casa di Salvatore Abbate.
    Lā€™imprenditore arrestato ĆØ accusato di corruzione e traffico di rifiuti dalla Procura di Napoli che ha delegato alle fiamme gialle e alla Polizia di Stato i 17 arresti (3 in carcere e 14 ai domiciliari) e due sospensioni di 6 mesi dallā€™esercizio della funzione pubblica. Ci sono volute molte ore per terminare i conteggi dellā€™ingente somma che va a suffragare lā€™ampio quadro probatorio riguardante i reati di riciclaggio e reimpiego di denaro emerso dalle pagine dellā€™ordinanza.
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    Lā€™imprenditore aveva a sua disposizione anche rappresentanti delle forze dellā€™ordine che in cambio di denaro lo tutelavano informandolo circa le indagini e svolgevano quasi funzioni di consulenti. I reati ipotizzati dagli inquirenti sono corruzione e favoreggiamento. Gli indagati si chiamano Vittorio Porcini, sostituto commissario in servizio nel commissariato napoletano di Ponticelli (arresti domiciliari) e i suoi colleghi Domenico Boenzi e Sabatino Domenico, ai quale eā€™ stata comminata una sospensione semestrale dellā€™esercizio della funzione pubblica. Consistenti cifre sono state trovate dai finanzieri anche a casa di altri soggetti coinvolti nellā€™indagine coordinata dai pm Ivana Fulco e Henry John Woodcock.

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    Tra il 2017 e il 2018 tonnellate di rifiuti che doveva essere smaltiti nelle discariche finivano in mare. E cioā€™, secondo la procura di Napoli, anche a causa di appalti ottenuti in cambio di tangenti pagate ai vertici dellā€™epoca della Sma Campania, la societaā€™ controllata al 100 % dalla Regione Campania che si occupa tra lā€™altro di risanamento ambientale e delle bonifiche. La tecnica era semplice: lā€™affidamento diretto degli appalti, con la ā€œsomma urgenzaā€ e quindi senza passare per fare pubbliche. Lavori che finivano sempre alle stesse aziende che facevano riferimento, secondo lā€™accusa, a Salvatore Abbate, detto ā€˜totore aā€™ cacheraā€™.
    Abbate viene definito dai pentiti un elemento per i clan Sarno, Mazzarella, Cuccaro e De Micco. Per i suoi affari ā€˜usavaā€™ tre poliziotti che lo avrebbero informato in cambio di soldi. Luciano Passariello, ex presidente della Commissione dā€™inchiesta della Regione Campania era per la procura e il gip ā€œun controllore che non controllavaā€. Lorenzo Di Domenico, direttore generale ā€œpro temporeā€ della Sma, eā€™ accusato di avere accettato la promessa di una tangente del 7% dellā€™importo pattuito per lā€™indebito affidamento con procedure dā€™urgenza dello smaltimento di 10 mila tonnellate di fanghi nei depuratori di Napoli Nord, Marcianise, Succivo, e Regi Lagni, comuni tra Napoli e Caserta. Agli arresti domiciliari anche Luigi Riccardi, che era il coordinatore degli impianti di depurazione della Sma Campania, direttore dellā€™impianto di depurazione di Napoli Est e allā€™epoca dei fatti anche dellā€™impianto di depurazione di Marcianise, in provincia di Caserta, per suo figlio Vincenzo, per Errico Foglia, direttore direttore dellā€™impianto di depurazione di Acerra, allā€™epoca dei fatti gestito dalla Sma. Tra febbraio e maggio 2018, Riccardi e Foglia hanno disposto lo smaltimento di ben 6mila tonnellate di fanghi che finiranno in mare. LEGGI TUTTO

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    Mazzette e corruzione per coprire lā€™inquinamento: indagati anche funzionari di polizia

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    Corruzione: ci sono anche rappresentanti di forze dellā€™ordine, della criminalitaā€™ organizzata, imprenditori e diversi amministratori pubblici della Sma Campania nellā€™inchiesta di polizia e Guardia di Finanza che ha portato allā€™emissione di 16 misure cautelari in Campania.

    Tra questi Lorenzo Di Domenico, direttore generale ā€œpro temporeā€ della SMA, accusato di avere accettato la promessa di una tangente del 7% dellā€™importo pattuito per lā€™indebito affidamento con procedure dā€™urgenza dello smaltimento dei fanghi nei depuratori di Napoli Nord, Marcianise, Succivo, e Regi Lagni. Per Di Domenico sono stati disposti i domiciliari. Coinvolti negli episodi corruttivi, a cavallo tra il 2017 e il 2018, anche Luigi Riccardi (coordinatore degli impianti di depurazione della SMA Campania, direttore dellā€™impianto di depurazione di Napoli Est e allā€™epoca dei fatti anche dellā€™impianto di depurazione di Marcianise, in provincia di Caserta), per il quale il gip ha disposto gli arresti domiciliari, tra i destinatari delle 16 misure cautelari notificate oggi dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza. Gli arresti domiciliari sono stati disposti anche Errico Foglia (direttore dellā€™impianto di depurazione di Acerra, allā€™epoca dei fatti gestito dalla SMA); lā€™ingegnere Giacomo Perna (responsabile della manutenzione presso SMA), il dirigente della Regione Campania Lucio Varriale e Agostino Chiatto, anche lui dipendente della SMA e segretario del politico Luciano Passariello. I reati ipotizzati dagli inquirenti sono, a vario titolo, a vario titolo dei reati di corruzione, riciclaggio, inquinamento ambientale, emissione di fatture per operazioni inesistenti e trasferimento fraudolento di valori.

    Finiscono agli arresti Salvatore Abbate, Salvatore Tedesco e Giuseppe Savino; ai domiciliari invece Rolando Abbate e Cristina Abate, ma ancheĀ  Ā Michele Furino, Abramo Maione, Vittorio Porcini,Ā  Luigi Riccardi, Vincenzo Riccardi, e Giuseppe Auletta. Sospesi per sei mesi Domenico Boenzi e Domenico Sabatino. Tra gli indagati figura anche Vittorio Porcini, stimato sostituto commissario a Ponticelli, che risponde di rivelazione di segreto in favore di Abbate (soggetto ritenuto vicino ad ambienti del crimine locale), in cambio di presunti favori o altri benefit. Porcini ĆØ ai domiciliari e avrĆ  modo di dimostrare la fondatezza della propria versione, nel corso del seguito delle indagini, assieme agli altri indagati.Agli atti dellā€™inchiesta condotta a carico della Sma, ĆØ stata rinvenuta una somma di denaro talmente ingente da essere trasportata con un carrello.

    Lā€™ex consigliere regionale Luciano Passariello eā€™ indagato nellā€™ambito dellā€™inchiesta. Contestualmente, sono in corso sequestri di immobili, societaā€™ e denaro contante per un valore di oltre 4 milioni di euro. I pm nei confronti di Passariello avevano chiesto lā€™arresto nellā€™ambito dellā€™inchiesta sulla gestione del sistema di depurazione in Campania. Il gip peroā€™ non ha ravvisato gravi indizi di responsabilitaā€™. Piuā€™ grave la posizione del suo addetto alla segreteria politica, Agostino Chiatto, che era dipendente della Sma.Misura cautelare custodia in carcere, per:1. ABBATE Salvatore, nato a Napoli il 29.03.1968, per i reati ex art. 319 ā€“ 321 ā€“ 648 bis e 512 bis c.p.;2. SAVINO Giuseppe, nato a Napoli il 29.02.1976, per reati ex art. 648 ter c.p. ā€“ art. 8 D.Lgs. 74/2000 e 512 bis c.p.;3. TELESCO Salvatore, nato a San Giorgio a Cremano (NA) il 29.12.1989, per il reato ex art. 648 bis c.p..Misura cautelare degli arresti domiciliari, per:4. ABATE Cristina, nata a Napoli lā€™11.12.1959, per i reati ex art. 648 bis e 512 bis c.p.;5. ABBATE Rolando, nato a Cercola (NA) il 29.06.1987, per i reati ex art. 319, 321 e 512 bis c.p.;6. AULETTA Giuseppe, nato a Mugnano (NA) lo 03.07.1987, per i reati ex art. 8 D.Lgs. 74/2000 e 512 bis c.p.;7. CHIATTO Agostino, nato a Napoli lo 07.03.1967, per i reati ex art. 319 e 321 c.p.;8. DI DOMENICO Lorenzo, nato a Napoli il 17.06.1967, per i reati ex art. 319 e 321 c.p.;9. FOGLIA Errico, nato a Pozzuoli (NA) il 14.02.1959, per i reati ex art. 319, 321 e 452 bis c.p.;10. FURINO Michele, nato a Napoli il 27.12.1974, per i reati ex art. 319 e 321 c.p.;11. MAIONE Abramo, nato a Napoli il 20.09.1956, per i reati ex art. 319 e 321 c.p.;

    12. PERNA Giacomo, nato a Napoli il 27.04.1963, per i reati ex art. 319 e 321 c.p.;13. PORCINI Vittorio, nato a Napoli il 22.06.1962, per i reati ex art. 319 ā€“ 379 ā€“ 610e 615 ter c.p.;14. RICCARDI Luigi, nato a Cercola lo 07.06.1966, per i reati ex art. 319, 321 e 452 bis c.p.;15. RICCARDI Vincenzo, nato a Napoli il 12.09.1994, per i reati ex art. 319, 321 e 512 bis c.p.;16. VARRIALE Lucio, nato a Napoli lo 04.06.1952, per i reati ex art. 319 e 321 c.p..Misura della sospensione dallā€™esercizio della funzione pubblica ricoperta per la durata di sei mesi, per:17. BOENZI Domenico, nato ad Acerra (NA) il 27.11.1967, per il reato ex art. 314 c.p.;18. SABATINO Domenico, nato a Marigliano (NA) il 30.08.1964, per i reati ex art. 379 e 610 c.p. LEGGI TUTTO

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    Salerno, nel carcere si ordinavano anche i modelli di cellulari

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    Nel carcere di Salerno la droga arrivava attraverso diversi canali e cosƬ anche i cellulari. Vi erano delle vere e proprie piazze di spaccio e vi era una sorta di catalogo di cellulari da far arrivare nel penitenziario.

    Il modus operandi del traffico di stupefacenti era articolato con vere e proprie ā€œpiazze di spaccioā€ allā€™interno della struttura carceraria di Salerno, con soggetti addetti alla detenzione della droga allā€™interno di intercapedini e armadietti nelle celle, altri addetti allā€™introduzione allā€™interno del carcere tramite parenti o affini che venivano per le visite periodiche e nascondevano i cellulari e lo stupefacente nelle parti intime ed infine una struttura articolata esterna di pagamenti tramite postepay che venivano ricaricate dallā€™esterno e servivano per pagare lā€™acquisto di stupefacente allā€™interno del carcere.

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    Lā€™acquisto dei cellulari allā€™interno del carcere aveva raggiunto le dimensioni di un vero e proprio ā€œmercatoā€: bastava ordinare la marca e il modello per riceverlo consegnato dai visitatori e pagarlo attraverso bonifici alle postepay dedicate. Lā€™utilizzo di cellulari avveniva attraverso sim intestate a soggetti irreperibili e quasi sempre extracomunitari, ed erano utilizzati sia per conversazioni personali con parenti e familiari allā€™esterno del carcere che con i fiancheggiatori utilizzati per le ricariche postepay e per impartire direttive ed ordini agli affiliati al clan. Durante tutta la fase delle indagini, con la collaborazione delle dirigenza del carcere e della polizia penitenziaria, sono stati effettuati numerosi sequestri di cocaina, hashish e telefoni cellulari, piĆ¹ di 30 telefoni cellulari e circa 20 sim card e oltre 1 chilo di sostanza stupefacente suddivisa in diverse dozzine di dosi, tra cocaina ed hashish, riuscendo cosƬ ad arginare e bloccare lā€™introduzione allā€™interno del carcere sia della droga sia dei cellulari.

    Nel primo semestre del 2019, lā€™attivitaā€™ dā€™indagine aveva posto in evidenza lā€™esistenza di illecite introduzioni allā€™interno della Casa crcondariale di Salerno di apparecchi cellulari oltre che sostanze stupefacenti da commercializzare nellā€™ambito della stessa struttura carceraria. Tali circostanze avevano trovato corrispondenza nelle risultanze di un altro procedimento istruito presso la Procura della Repubblica di Salerno. Eā€™ emerso come un detenuto, principale indagato e ritenuto dagli inquirenti vertice dellā€™organizzazione, avesse in collaborazione con i suoi sodali, costituito anche allā€™interno della Casa circondariale di Salerno, ā€œuna piazza di spaccioā€ previa introduzione allā€™interno di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari. Lā€™attivitaā€™ dā€™indagine ha evidenziato il coinvolgimento anche di un agente di Polizia penitenziaria, in servizio ai ā€œreparti detentiviā€ del carcere, che sarebbe coinvolto nelle illecite attivitaā€™ descritte. In particolare, dietro compenso elargitogli dal capo dellā€™organizzazione, per il tramite del suo principale ā€œcollaboratoreā€, lā€™agente infedele avrebbe introdotto quantitativi di stupefacenti allā€™interno della Casa circondariale. Nel contempo eā€™ emersa lā€™esistenza di una ulteriore associazione criminale operante allā€™interno del medesimo istituto, capeggiata da un altro detenuto.

    Durante la fase delle indagini, con la collaborazione delle dirigenza del carcere e della polizia penitenziaria, sono stati effettuati diversi riscontri investigativi allā€™interno della struttura carceraria di Salerno. Numerosi sono stati i sequestri di sostanza stupefacente del tipo cocaina, hashish e telefoni cellulari; piuā€™ di 30 telefoni cellulari e circa 20 sim card ed oltre un chilogrammo di sostanza stupefacente suddivisa in diverse dozzine di dosi, tra cocaina e hashish, riuscendo cosiā€™ ad arginare e bloccare lā€™introduzione allā€™interno del carcere sia della droga che dei cellulari. LEGGI TUTTO

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    Rider della droga di Caivano: cā€™ĆØ anche un latitante. TUTTI I NOMI

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    Cā€™ĆØ anche un latitante nel blitz di Caivano in cui ĆØ finito in carcere anche Ciro Migliore il giovane fidanzato di Maria Paola Gaglione la ragazza morta ad Acerra lo scorso anno investita dallo scooter del fratello che non accettava la relazione con il giovane trans.

    Il latitante ĆØ il 26enne Antoio Iorio di Santā€™Antimo. Complessivamente sono 69 le persone coinvolte nellā€™inchiesta e tra queste 15 donne che avevano un ruolo importante nel traffico di droga gestito via telefono. Ordini e appuntamenti via chat e via sms. A capo del gruppo ci sarebbe stato Domenico Buonomo, detto ā€œMimmoā€.

    Dalle indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord e realizzate dai carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Casoria, eā€™ emerso che gli indagati prendevano contatti telefonici con gli acquirenti accordandosi su quantitaā€™ e luogo di consegna della droga. Lo stupefacente veniva affidato per la consegna a soggetti incensurati o comunque di giovane etaā€™, in alcuni casi anche minorenni, e sempre in piccole quantitaā€™ in modo da avere meno problemi con le forze dellā€™ordine. Gli smistamenti avvenivano in punti concordati e i soggetti adibiti al trasporto pre-stavano attenzione ad avere con seĢ solo piccoli quantitativi di sostanza stupefacente.

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    Era giaā€™ stata arrestata dai carabinieri, sempre per reati connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti, Cira Migliore, detto Ciro, il transgender di 23 anni, fidanzato con Maria Paola Gaglione, la giovane morta la notte tra il 10 e 11 settembre scorsi, ad Acerra al culmine di un inseguimento. Cira Migliore era stata bloccata dai carabinieri di Caivano e sottoposta a una misura cautelare: lā€™obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria.

    Arresti in carcere
    GIULIO AULETTAĀ  47 anniDOMENICO BUONOMO detto MimmoĀ  Ā 28 anniCARLO CRISTIANO 29 anniMASSIMO ESPOSITO 22 anniCONCETTA LIONELLI 32 anniFERDINANDO BERVICATO 23 anniLUIGI BERVICATO 54 anniFRANCESCO Dā€™ANGELO 39 anniUMBERTO DI MICCO 52 anniMICHELE MORLANDO 30 anniPASQUALE PEZZELLA 22 anniGENNARO TUCCILLOĀ  31 anniLUIGI VOLPICELLIĀ  36 anniGIUSEPPE ADDEVICO 24 anniCIRA MIGLIORE 22 anniDOMENICO ROMANO 25 anniCLAUDIO GRANATA 49 anniANTONIO DE LUCA 26 anniSTEFANO FANTINATO 41 anniUMBERTO EGIDIO MURACA 40 anniGIUSEPPE PALMIERI 34 anniGAETANO PECORARO 22 anniANTONIO SCIARRA 52 anni

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    Arresti domiciliareLUCIANO CAIAZZO 36 anniANTONIETTA CERVELLI 48 anniANTONIO CRISCI 24 anniEMANUELE DE SIMONE 36 anniGEREMIA DELLā€™AVERSANA 33 anniFABIO DI MEOĀ  32 anniANTONIO BOB DI MICCO 23 anniUMBERTO LAMPITELLI 41 anniALBERTO MORMILE 31 anniLUIGI RICCIOĀ  30 anniANNA TIXON 37 anniARCANGELO VOLPICELLI 35 anniROMUALDO VOLPICELLI 21 anniSALVATORE VOLPICELLI 34 anniGIUSEPPE ZAMPELLA 25 anniANGELO PEZZULLO 30 anni

    Obbligo di presentazione alla PgCARMINE BARRAĀ  27 anniSANTOLO BUONOMO 42 anniGIUSEPPE BIZZARRO 29 anniNUNZIO CALDOREĀ  33 anniSALVATORE COPPETA 53 anniENNIO CUOMO 35 anniCARLO ESPOSITO 29 anniELPIDIO IORIO 22 anniFRANCESCO PIO IORIO 25 anniGIUSEPPE LAMI 30 anniEMILIA MIGLIORE 30 anniBIAGIO OREFICE 59 anniVLADIMIRO PAGANO 36 anniROSARIO SAVANELLI 32 anniPIA NUNZIA VOLPICELLI 22 anni LEGGI TUTTO

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    Indagine Asl Caserta, soldi, borse griffate e gioielli alle mogli dei funzionari

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    Cā€™era un passaggio di danaro continuo tra imprenditori interessati ad avere appalti e i funzionari dellā€™Asl di Caserta, deputati a concederli, in particolare al Dipartimento di Salute Mentale (Dsm).

    Un canale corruttivo sempre aperto alimentato anche regali costosi alle mogli dei funzionari, come borse di Louis Vuitton. Emerge dallā€™indagine della Procura di Napoli Nord ā€“ Procuratore Francesco Greco e sostituito Giovanni Corona ā€“ che ha portato 12 persone, tra funzionari, dipendenti e imprenditori, agli arresti domiciliari su ordine del Gip del tribunale di Napoli Nord, mentre ad altre sei persone sono state notificate misure interdittive.
    Non solo soldi, ma borse costose da migliaia di euro regalate alle mogli dei funzionari dellā€™Asl di Caserta che lavoravano al Dipartimento di salute mentale coinvolti nellā€™inchiesta della Procura di Napoli Nord. A comprare borse e persino gioielli, imprenditori che volevano pilotare cosiā€™ gli appalti dellā€™Asl. Tra gli arrestati, figura lā€™ex funzionario del Dipartimento Luigi Carrizzone, figura centrale dellā€™indagine. A lui, secondo i pm, finivano tangenti e avrebbe gestito come socio di fatto due strutture di riabilitazione psichiatrica in cui indirizzava i pazienti che aveva in cura come funzionario medico dellā€™Asl, ovviamente a spese dellā€™azienda sanitaria. Ai domiciliari, il psichiatra dellā€™Asl Nicola Bonacci, il dipendente Antonio Stabile. Ci sono poi gli imprenditori arrestati, accusati di aver siglato accordi corruttivi tra cui lā€™imprenditore di Sessa Aurunca, Michele Schiavone, titolare di Rsa e centri per la riabilitazione psichiatrica, padre di Massimo, ex presidente del consiglio comunale di Sessa Aurunca; e Cuono Puzone, presidente della Misericordia di Caivano , associazione privata che effettua il servizio di emergenza 118 nel Casertano.

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    Puzone eā€™ accusato di aver pagato tangenti ai funzionari del Dsm per avere alcuni appalti relativi al trasporto dei malati psichici. Arresti domiciliari anche per due imprenditori edili che effettuavano lavori per lā€™Asl, ovvero Alberto Marino di Casaluce e Antonio Papa di Marano di Napoli, e per un commercialista di Teverola, Antonio Scarpa.

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    Tra gli indagati il presidente del Consiglio regionale Gennaro Oliviero, che in una nota su facebook ribadisce ā€œMi auguro che questa vicenda si chiarisca subito nellā€™interesse di tuttiā€. ā€œHo appreso dellā€™indagine dalla stampa ā€“ sottolinea il vertice dellā€™assemblea legislativa campana -. Sono a disposizione dellā€™autoritaā€™ giudiziaria. Non so qual eā€™ lā€™accusa, capiremo di piuā€™ appena potroā€™ leggere le carte. Ho giaā€™ dichiarato la mia disponibilitaā€™ a voler conferire con lā€™autoritaā€™ giudiziariaā€. LEGGI TUTTO

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    Corruzione nellā€™Asl di Caserta: indagato per traffico di influenze il presidente del consiglio regionale della Campania

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    Figura anche il presidente del Consiglio regionale della Campania, Gennaro Oliviero, tra le persone indagate nellā€™inchiesta del Nas e della Procura di Napoli Nord sullā€™Asl di Caserta.
    Lā€™indagine ha consentito di fare luce su numerosi episodi di assenteismo, corruzione e gare dā€™appalto truccate. Secondo quanto si apprende, ad Oliviero viene contestato il reato di traffico influenze in relazione a un singolo episodio. Lā€™indagine presso lā€™Asl di Caserta trae origine da una segnalazione, inviata ai carabinieri del Nas di Caserta da parte dellā€™Asl riguardante anomalie nellā€™utilizzo del sistema informatico interno di gestione delle presenze, da parte di un dipendente che ne aveva accesso per la propria funzione di coordinatore amministrativo aziendale.

    Gli inquirenti nel corso delle indagini hanno ricostruito ipotesi delittuose nei confronti di 79 persone finalizzate alla turbata libertaā€™ degli incanti mediante: lā€™affidamento a poche ditte compiacenti, di lavori di adeguamento e ristrutturazione di locali aziendali in cambio di somme di danaro e regalie varie; una serie di falsi ed abusi, in ordine alla gestione di pazienti con patologie psichiatriche che venivano affidati a strutture esterne convenzionate (cogestori) senza alcuna valutazione del piano terapeutico riabilitativo.

    Secondo gli inquirenti lā€™affidamento dei servizi di trasporto in emergenza 118 sarebbero stati affidati a unā€™associazione di volontariato i cui vertici, in cambio, avrebbero corrisposto a uno dei componenti della commissione aggiudicatrice e ad altri dipendenti compiacenti dellā€™Asl, regalie o altri vantaggi quali assunzioni di propri familiari. Coinvolte anche alcune strutture di riabilitazione convenzionate che, in cambio dellā€™affidamento diretto dei pazienti e dellā€™omessa attivitaā€™ di controllo sui piani riabilitativi, corrispondevano periodicamente somme di danaro ed altre regalie ai funzionari pubblici che erano preposti alla tutela e corretta attivitaā€™ di recupero dei pazienti psichiatrici. Secondo chi ha condotto le indagini si sarebbe verificato anche lā€™affidamento pilotato di incarichi legali e mantenimento di apicali incarichi dirigenziali in seno allā€™Asl, mediante traffici di influenze illecite

    Lā€™indagine, coordinata dalla procura di Napoli Nord, trae origine da una segnalazione ai Nas da parte dellā€™Asl e riguardante anomalie nellā€™utilizzo del sistema informatico interno di gestione delle presenze da parte di un coordinatore amministrativo. Le prime attivitĆ  investigative avevano portato a scoprire una serie di allontanamenti dal luogo di lavoro, con il provvedimento di sospensione ed un accusa di truffa allā€™Asl per 22 di loro.

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    La prosecuzione delle indagini ha permesso di verificare ipotesi delittuose nei confronti di 70 persone dallā€™associazione a delinquere al falso, ricettazione, truffa e corruzione, turbata libertĆ  degli incanti e traffico illecito di influenze. In particolare ĆØ emerso lā€™affidamento a poche ditte compiacenti, di lavori di adeguamento e ristrutturazione di locali aziendali gestiti direttamente dal DSM, in cambio di somme di danaro e regalie varie; una serie di falsi ed abusi, in ordine alla gestione di pazienti con patologie psichiatriche che venivano affidati a strutture esterne convenzionate (cogestori) senza alcuna valutazione del piano terapeutico riabilitativo da parte del competente organo specialistico (U.V.I.), assoggettando lā€™onere di degenza, dalla somma di diverse migliaia di euro per ciascun paziente, a carico dellā€™ASL di Caserta; lā€™affidamento dei servizi di trasporto in emergenza (118) ad unā€™associazione di volontariato i cui vertici, in cambio, corrispondevano ad uno dei componenti della commissione aggiudicatrice ed ad altri dipendenti compiacenti dellā€™ASL, regalie o altri vantaggi quali assunzioni di propri familiari.

    Scoperta anche la corruzione attribuibile ai gestori delle strutture di riabilitazione convenzionate che, in cambio dellā€™affidamento diretto dei pazienti e dellā€™omessa attivitĆ  di controllo sui piani riabilitativi, corrispondevano periodicamente somme di danaro ed altre regalie ai funzionari pubblici che erano preposti alla tutela e corretta attivitĆ  di recupero dei pazienti psichiatrici. Inoltre alcuni funzionari dellā€™Asl avrebbero gestito in maniera occulta, con intestazione fittizia a persone compiacenti, strutture private convenzionate presso le quali venivano indirizzati i pazienti, affidati con onere a carico dellā€™ASL (diaria di circa 88 euro), direttamente dai medesimi funzionari.

    Tra le altre accuse anche quella relativa alla creazione di progetti finalizzati alla cura dei pazienti rientranti nelle ā€œfasce deboliā€, di fatto mai attuati e dunque destinati alla sola spartizione delle somme di danaro pubblico investito, tra i sodali dipendenti del D.S.M.; allā€™affidamento pilotato di incarichi legali e mantenimento di apicali incarichi dirigenziali in seno allā€™Asl, mediante traffici di influenze illecite; allā€™acquisto di beni strumentali ad uso privato con i fondi pubblici dellā€™Asl; allā€™illecito allontanamento dal servizio, da parte di alcuni dipendenti dellā€™Asl, al fine di assolvere faccende personali e familiari. LEGGI TUTTO

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    Napoletani scomparsi in Messico, lā€™avvocato: ā€˜Per noi ancora viviā€™

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    ā€œNessuna corrispondenza tra il DNA dei tre napoletani scomparsi in Messico e i resti umani finora scoperti nello stato di Jalisco dove, poco piĆ¹ di tre anni fa si sono perse le tracce di Raffaele Russo, Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, rapiti e consegnati a un boss del Cartello Jalisco Nueva Generacion da quattro poliziottiā€.
    A dare la notizia della non corrispondenza del DNA ĆØ lā€™avvocato Claudio Falletti, legale delle famiglie Russo e Cimmino che nei giorni scorsi, insieme con Francesco Russo, rispettivamente figlio, fratello e cugino, di Raffaele, Antonio e Vincenzo, ha tenuto una riunione da remoto con la Comision Nacional de Busqueda, la commissione che si occupa della ricerca delle persone scomparse. Oggi sarebbe dovuto iniziare il processo a carico di tre dei quattro poliziotti (uno ĆØ deceduto) accusati di avere rapito i tre italiani per poi consegnarli, dietro compenso, al cartello malavitoso.

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    Ma ĆØ stato rinviato al 22 marzo. La vicenda dei tre napoletani, continua ad essere circondata dal mistero, visto che il mandante del rapimento, Joseā€™ Guadalupe Rodriguez Castillo (alias ā€˜El 15ā€™ o ā€˜Don Luqueā€™), sarebbe stato vittima di un agguato mortale. Sul suo reale decesso perĆ² cā€™ĆØ chi nutre dubbi visto che il cadavere non ĆØ stato mai ritrovato. Le famiglie ritengono che i loro congiunti siano ancora vivi, confortati dagli esiti negativi delle comparazioni finora eseguite tra il Dna degli italiani e i quello dei cadaveri trovati in Messico negli ultimi anni.

    Il processo sarebbe dovuto iniziare oggi, alle 17 (ora italiana), nello Stato messicano di Jalisco, il processo che vede imputati 3 dei 4 agenti di polizia locali ritenuti colpevoli di avere rapito e consegnato a fine gennaio 2018 i tre italiani Raffaele Russo, Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, tutti di NAPOLI, ad un boss del Cartello ā€˜Jalisco Nueva Generacionā€™ (Cjng) di Ciudad Guzman ma, a causa di questioni legali che verranno rese note nei prossimi giorni, la prima udienza ĆØ slittata al 22 marzo. Ha spiegato il legale dei tre scomparsi, lā€™avvocato Claudio Falleti, che la scorsa settimana, insieme con Francesco Russo, figlio, fratello e cugino, rispettivamente, di Raffaele, Antonio e Vincenzo, ha tenuto una riunione da remoto con la Comision Nacional de Busqueda, la commissione che si occupa della ricerca delle persone scomparse. LEGGI TUTTO

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    Funerali blindati per Cutolo a Ottaviano

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    La salma del fondatore della ā€œNuova camorra organizzataā€, Raffaele Cutolo, morto il 17 febbraio nel carcere di Parma, a 79 anni, saraā€™ tumulata nelle prossime ore nel Cimitero di Ottaviano dopo una benedizione alla presenza dei soli parenti piuā€™ stretti.
    La Questura di Napoli, che ha vietato i funerali pubblici, ha disposto un massiccio servizio dā€™ ordine, che esclude anche lā€™ impiego della Polizia locale. Il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, ha firmato unā€™ ordinanza di chiusura al traffico, dalla mezzanotte, di via Vecchia Sarno, la strada che conduce al cimitero, che saraā€™ presidiata dalla Polizia. A benedire la salma del fondatore della NCO saraā€™ il parroco della chiesa di San Michele, don Michele Napolitano, che da una decina dā€™ anni compie il suo ministero ad Ottaviano e non ha conosciuto il boss.

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    Nella piccola cappella posta allā€™ ingresso del cimitero, che sorge fuori cittaā€™, nei pressi della frazione di San Gennariello, possono entrare al massimo 20 persone. Ma gli ammessi alla breve cerimonia, senza celebrazione della Messa, saranno di meno. Da Parma sono ripartite nel pomeriggio, insieme al feretro, scortato dalle forze dellā€™ ordine, la moglie di Cutolo, Immacolata Iacone, 53 anni, e la figlia Denyse, 13 anni, avuta con lā€™ inseminazione artificiale. Hanno potuto vedere la salma stamattina, prima dello svolgimento dellā€™ autopsia disposta dal pm Ignazio Vallardi, che si eā€™ svolta nellā€™ Istituto di Medicina legale dellā€™ Ospedale Maggiore di Parma. Ad Ottaviano, dove risiede ancora la sorella maggiore di Cutolo, Rosetta, di 84 anni, sono apparsi manifesti a lutto, firmati dai familiari, tra cui il fratello minore, Pasquale, in passato coinvolto in inchieste, ma in posizione defilata rispetto al clan.

    Il linguaggio dei manifesti eā€™ quello di rito, con una sgrammaticatura: ā€œallā€™ etaā€™ di 79 anni serenamente ā€“ eā€™ scritto nel testo ā€“ si eā€™ spento la cara esistenza di Raffaele Cutolo, detto ā€˜e Monacheā€ , un soprannome, questo, attribuito ai componenti della famiglia dellā€™ fondatore della NCO, e che apparteneva giaā€™ al padre. ā€œA causa dellā€™ emergenza Covid- aggiunge il manifesto ā€“ si dispensa dalle visiteā€. Un altro manifesto funebre eā€™ stato fatto affiggere dai nipoti. Un destino parallelo, accomuna fino alla morte Raffaele Cutolo al suo nemico Mario Fabbrocino, boss dellā€™ omonimo clan di San Giuseppe Vesuviano, ed esponente della ā€œNuova Famigliaā€ che fece uccidere nel 1990 a Tradate, in Lombardia, dove si trovava al soggiorno obbligato, lā€™ unico figlio del capo della NCO, Roberto, 28 anni, in un agguato che avrebbe coinvolto anche elementi della ā€˜ndrangheta calabrese. Fabbrocino, che aveva perso a propria volta un fratello 10 anni prima per mano di Cutolo, fu condannato allā€™ ergastolo, e moriā€ in carcere anche lui a Parma, nel 2019. Fu sepolto ad Ottaviano davanti a pochi intimi alle sei di mattina. I manifesti funebri apparvero a tumulazione avvenuta. LEGGI TUTTO

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    Cutolo, la storia, le condanne e i segreti che si porta nella tomba

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    Il fondatore della Nuova Camorra Organizzata, meglio conosciuto come ā€˜Oā€™professoreā€™ di OttavianoĀ  era detenuto in regime di 41 bis condannato in via definitiva a 4 ergastoli.

    Ritenuto responsabile delle pagine piĆ¹ sanguinarie della criminalitĆ  organizzata di tutta la Campania, che vanno dalla fine degli anni ā€™70 alla fine degli anni ā€™80. Cutolo ĆØ stato giudicato colpevole anche degli omicidi dellā€™ex vicedirettore del carcere di Poggioreale Giuseppe Salvia e per il delitto di Marcello Torre, avvocato e sindaco di Pagani.
    Raffaele Cutolo, ā€˜o professore nonostante abbia solo una licenza elementare, eā€™ figlio di un mezzadro e di una lavandaia di Ottaviano, Michele e Carolina Ambrosio. Nasce il 4 novembre 1941 e la sua carriera criminale lā€™ha costruita nella cornice di avventure romanzesche e forse romanzate. Poeta e duellante con la ā€˜mollettaā€™ dentro un carcere; pazzo per finta o per davvero; evaso dal manicomio giudiziario di Aversa; latitante, padre che vede lā€™unico figlio maschio ed erede ucciso dalla ā€˜ndrangheta; lā€™uomo che forse ha ispirato il celebre ā€˜professoreā€™ di Fabrizio De Andreā€™ e probabilmente ha urinato sulle scarpe di Totoā€™ Riina come racconta un pentito.
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    A 22 anni commise il suo primo omicidio, il 24 settembre 1963, durante una rissa; la vittima eā€™ Mario Viscito, che ha fatto un apprezzamento di troppo alla sorella di Cutolo, Rosetta, la donna che lo ha affiancato anche anni dopo nella gestione del potere criminale. Ha riconosciuto due figli, Roberto, nato dalla breve relazione con Filomena Liguori, e Denise, figlia di Immacolata Iacone, la donna che sposeraā€™ nel carcere dellā€™Asinara, concepita con lā€™inseminazione artificiale e che lo vedraā€™ sempre dietro le sbarre. Due i nipoti, Raffaele, 34 anni, suo omonimo, e Roberta, 30 anni, entrambi figli di Roberto, pregiudicato, ucciso a Tradate, in Lombardia, da affiliati della ā€˜ndrangheta il 19 dicembre 1990, per volontaā€™ di uno dei maggiori antagonisti di Cutolo, il boss vesuviano Mario Fabbrocino.

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    Nel corso di uno dei suoi periodi di latitanza, ha avuto una relazione con Lidarsa Bent Brahim Radhia, una donna tunisina a cui dedicheraā€™ una poesia, che daraā€™ alla luce Yosra. Nel 1980 Cutolo acquistoā€™ da Maria Capece Minutolo, vedova del principe Lancellotti di Lauro, il Castello Mediceo, a Ottaviano, poi confiscato nel 1991 e ora del Comune del paese vesuviano, quello in cui i suoi genitori avevano lavorato come guardiani, pagandolo 270 milioni di lire. Eā€™ stato condannato a quattro ergastoli da scontare a partire dal 1995 in regime di 41 bis. Il boss ha piuā€™ volte criticato tale regime che, a suo parere, viola i diritti umani. Per il primo omicidio, Cutolo ebbe una condanna a 22 anni in Appello, che comincia a scontare nel carcere di Napoli-Poggioreale. Ed eā€™ in questo istituto di pena che emergono la sua personalitaā€™ e il suo carisma, quando, nelle dinamiche di relazione dei detenuti, sfida a duello il boss Antonio Spavone, una sfida con il coltello a scatto, la molletta, alla quale questi non si presentoā€™.
    Cutolo diventa il protettore di tutti i detenuti. Nel 1970 torna libero per decorrenza termini e si occupa di contrabbando di sigarette, un business lucroso che lo mette in contatto con la mala pugliese e poi con le ā€˜ndrine dei Mamolito, dei Cangemi e dei De Stefano. Viene di nuovo arrestato nel 1971, ed eā€™ di nuovo a Poggioreale che medita la nascita della Nuova camorra organizzata. Un modello nuovo di clan, basato sui meccanismi piramidali (picciotto, camorrista, sgarrista, capozona e santista) della mafia siciliana e della ā€˜ndrangheta, con affiliazione attraverso rituali di ispirazione massonica e culto della personalitaā€™ del capo; ma soprattutto una concezione della criminalitaā€™ organizzata ideologizzata, con una ispirazione meridionalista e ribellista, dotata peroā€™ anche di una capacitaā€™ economica, tanto che Cutolo vuole accanto a seā€™ un imprenditore, Alfonso Rosanova, capace di moltiplicare il denaro che proviene dagli affari illeciti.

    E poi cā€™eā€™ lā€™organizzazione paramilitare, la base di picciotti giovani e spietati reclutati nel sottoproletariato desideroso di riscatto e di denaro facile. Ā Sulla sua vita sono stati scritti miriadi di articoli, libri e sono stati anche girati dei film. Eā€™ stato anche coinvolto nelle trattative per la liberazione di Ciro Cirillo, uomo della Dc campana della corrente di Antonio Gava rapito dalle Brigate rosse nellā€™aprile 1981, vicenda complessa sulla quale non cā€™eā€™ ancora chiarezza.

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    Don Raffaele rilascioā€™ delle dichiarazioni agli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (il pm Ida Teresi e il capo della Dda dellā€™epoca, Giuseppe Borrelli, attuale procuratore a Salerno) rivelando di avere avuto addirittura la possibilitaā€™ di impedire lā€™omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Furono parole ā€œpesantiā€ quelle pronunciate dal professore, messe a verbale il 25 ottobre del 2016: ā€œPotevo salvare Moro ma fui fermatoā€. ā€œAiutai ā€“ spiegoā€™ Cutolo ā€“ lā€™assessore Cirillo (rapito e successivamente rilasciato dalle Br, ndr), potevo fare lo stesso con lo statista. Ma i politici mi dissero di non intromettermiā€. Nel ā€™78 Cutolo era latitante e si sarebbe fatto avanti per cercare, sostiene lui, di salvare Moro. ā€œPer Ciro Cirillo si mossero tutti, per Aldo Moro nessuno, per lui i politici mi dissero di fermarmi, che a loro Moro non interessavaā€.

    ā€œPotevo salvare Moro, fui fermatoā€. Lā€™ultima veritaā€™, o almeno la sua, di Raffaele Cutolo sul suo ruolo nei rapporti tra Brigate Rosse, Servizi segreti, politici, risale a cinque anni fa. Racchiusa in un verbale di un interrogatorio. ā€œAiutai ā€“ questo il racconto del superboss morto oggi ā€“ lā€™assessore regionale Ciro Cirillo (rapito e successivamente rilasciato dalle Br, ndr), potevo fare lo stesso con lo statista. Ma i politici mi dissero di non intromettermiā€. Nel ā€™78 Cutolo era latitante e si sarebbe fatto avanti per cercare, sostiene lui, di salvare Moro. ā€œPer Ciro Cirillo si mossero tutti, per Aldo Moro nessuno, per lui i politici mi dissero di fermarmi, che a loro Moro non interessavaā€. Le dichiarazioni di Cutolo risalgono al 25 ottobre del 2016, come risposte alle domande del pm Ida Teresi e del capo di allora della Dda, Giuseppe Borrelli. Lā€™interrogatorio di Cutolo si svolse nel supercarcere di Parma, dove il boss venne ristretto per scontare quattro ergastoli ed avvenne nellā€™ambito dellā€™indagine sul percorso criminale del suo luogotenente storico, Pasquale Scotti, arrestato dopo 30 anni di latitanza.
    Il contenuto di quellā€™interrogatorio ā€“ di cui riferiā€™ Il Mattino ā€“ venne alla luce grazie al procedimento amministrativo dinanzi al Tar scaturito dalla decisione dei pm di bocciare la collaborazione di Scotti. Cutolo si concentroā€™ in particolare sulla trattativa intercorsa per la liberazione dellā€™assessore regionale Ciro Cirillo rilasciato il 27 aprile del 1981 pochi mesi dopo il rapimento e il pagamento di un riscatto di 1 miliardo e 400 milioni di lire. Nel periodo in cui era recluso nel carcere di Ascoli Piceno, proprio quando fu intavolata la trattativa per la liberazione di Cirillo, Cutolo raccontoā€™ di aver incontrato diversi politici venuti a perorare la causa dellā€™assessore Dc. Poi parloā€™ del suo mancato coinvolgimento nella possibile trattativa per Moro e disse che il ministro dellā€™Interno dellā€™epoca, Francesco Cossiga, ā€œsi rifiutoā€™ di incontrarmiā€ essendo del resto Cutolo in quel momento un latitante.

    Due, comunque, le diverse versioni sui mediatori che sarebbero scesi in campo per chiedergli di salvare la vita ad Aldo Moro. Nellā€™interrogatorio ai pm napoletani Cutolo riferiā€™ che ā€œMichelino Senese (camorrista che viveva a Roma, ndr) me lo propose quando ero latitanteā€. Ai pm romani che lo interrogarono nello stesso periodo fece invece il nome di Nicolino Selis, esponente della banda della Magliana (circostanza della quale aveva riferito il Corriere della Sera nel 2016). Da Cutolo messaggi in codice sempre sulla vicenda Cirillo (ā€œavevamo dei documenti da usare contro i politici per i fatti della trattativa: alcuni li aveva Enzo Casillo ā€“ uno degli uomini di punta della Nco, poi ammazzato nella guerra di camorra, ndr ā€“ altri documenti invece li ho io ma moriranno con meā€. Cutolo con la sua morte si porta nella tomba questi segreti ma anche tanti altri riferiti a pezzi deviati dello Stato degli anni Ottanta.

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    Lā€™ultima volta che ha fatto parlare di seā€™ eā€™ stata a metaā€™ 2020, per la complessa vicenda legata alla sua malattia e alla circolare del Dap a marzo che consentiva a detenuti anche al 41 bis di andare ai domiciliari se anziani e con patologie. E il boss entrato nella leggenda giaā€™ da vivo come ā€˜o professore era anziano, 80 anni molti dei quali passati in molti istituti di pena italiani, e malato. Il 19 febbraio 2020 infatti era giaā€™ stato ricoverato allā€™ospedale civile di Parma per una crisi respiratoria e aveva anche rifiutato cure e tac. Dimesso a inizio aprile, e tornato nel carcere di Parma, il suo avvocato, Gaetano Aufiero, aveva chiesto i domiciliari al tribunale di Reggio Emilia a causa delle condizioni di salute, ma lā€™istanza venne respinta poicheā€™ puoā€™ essere curato in cella, le sue patologie non erano ā€œesposte a rischio aggiuntivoā€, dato che il regime di 41 bis gli permetteva ā€œdi fruire di stanza singola, dotata dei necessari presidi sanitariā€.

    Cutolo riprova a reiterare la richiesta e il 10 giugno il tribunale di Sorveglianza di Bologna la rigetta di nuovo: ā€œSi puoā€™ ritenere che la presenza di Raffaele Cutolo potrebbe rafforzare i gruppi criminali che si rifanno tuttora alla Nco, gruppi rispetto ai quali Cutolo ha mantenuto pienamente il carismaā€, scrivono i giudici. Per Cutolo ā€œnon appare ricorrere con probabilitaā€™ il rischio di contagio da Covid-19ā€, e, ā€œnonostante lā€™etaā€™ e la perdurante detenzione rappresenta un ā€˜simboloā€™ per tutti quei gruppi criminali che continuano a richiamarsi al suo nomeā€.
    La sua presenza ā€œpotrebbe rafforzare i gruppi criminali che si rifanno tuttora alla Nco, gruppi rispetto ai quali Cutolo ha mantenuto pienamente il carisma. In tanti anni di detenzione non ha mai mostrato alcun segno di distacco dalle sue scelte criminaliā€. Il 30 luglio 2020 eā€™ trasferito dal carcere di nuovo in ospedale. Per lā€™avvocato non eā€™ piuā€™ lucido, dato che la moglie eā€™ andata a trovarlo il 22 giugno e Cutolo non lā€™ha riconosciuta. LEGGI TUTTO

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    Eā€™ morto il boss Raffaele Cutolo

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    Eā€™ morto allā€™etaā€™ di 79 anni Raffaele Cutolo. Il boss mafioso, fondatore della Nuova camorra organizzata, era ricoverato nel reparto sanitario detentivo del carcere di Parma.

    Le condizioni di salute del boss erano peggiorate giĆ  lā€™estate scorsa tanto che ne era stato disposto il trasferimento nel settore sanitario del carcere. In primavera il tribunale di sorveglianza di Bologna gli aveva negato il beneficio degli arresti domiciliari.
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    La moglie Immacolata Iacone ĆØ stata avvertita della morte del congiunto poco dopo le 20 di stasera. Cutolo eā€™ morto alle 20.21 allā€™ospedale Maggiore di Parma. Nellā€™ultimo periodo era stato piuā€™ volte trasferito dal carcere al reparto ospedaliero. Nel respingere lā€™ultima istanza di differimento della pena, fatta dalla difesa del boss per le condizioni di salute, il tribunale di Sorveglianza di Bologna aveva sottolineato, a giugno 2020, come le sue condizioni fossero compatibili con la detenzione. Ma soprattutto come, nonostante lā€™etaā€™, Cutolo fosse ancora un simbolo.

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    ā€œSi puoā€™ ritenere che la presenza di Raffaele Cutolo potrebbe rafforzare i gruppi criminali che si rifanno tuttora alla Nco, gruppi rispetto ai quali Cutolo ha mantenuto pienamente il carismaā€, scrivevano i giudici. E subito proseguivano: ā€œNonostante lā€™etaā€™ e la perdurante detenzione rappresenta un ā€˜simboloā€™ per tutti quei gruppi criminaliā€ che continuano a richiamarsi al suo nome. LEGGI TUTTO