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    Giugliano, scoperto e arrestato il ladro seriale dei supermercati

    Giugliano, scoperto e arrestato il ladro seriale dei supermercati. Si tratta di un 55enne napoletano già noto alle forze dell’ordine.
    I carabinieri della Stazione di Varcaturo hanno tratto in arresto, in esecuzione di un provvedimento emesso dal GIP del tribunale di Napoli Nord su richiesta della locale procura Vincenzo De Martino, 55enne di Napoli già noto alle forze dell’ordine. L’uomo è ritenuto gravemente indiziato di alcuni furti commessi all’interno di alcuni supermercati della provincia nord-occidentale di Napoli.
    L’attività di indagine ha permesso di attribuire al 55enne e ad un complice in fase di identificazione, tre colpi commessi a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro ai danni di due supermercati di Giugliano. De Martino riuscì a portare via uova di pasqua, forme di Parmigiano e articoli per la casa per un danno di circa 1700 euro. In un supermercato di Casandrino, invece, erano stati rubati generi alimentari per circa 1000 euro.
    L’arrestato è stato sottoposto ai domiciliari
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    Giugliano, picchia e sequestra un migrante perchè vuole la sua casa: arrestato

    Carabinieri arrestano 39enne del clan “Mallardo”. Chiude a chiave pachistano per convincerlo a cedere la sua abitazione.
    Lo picchia con mazza di ferro e spara colpi di pistola sul pavimento. Nel suo circolo un fucile a canne mozze clandestino, nelle disponibilità di 16enne
    Nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i Carabinieri della Compagnia di Giugliano in Campania hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli, nei confronti di Domenico Di Nardo, 39enne di Giugliano, ritenuto contiguo al clan camorristico denominato “Mallardo”, operante su Giugliano in Campania e comuni limitrofi.
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    L’uomo, ritenuto gravemente indiziato dei reati di estorsione, rapina e detenzione illegale di armi, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose, secondo quanto raccolto durante la fase investigativa, si sarebbe reso protagonista, unitamente ad altre persone in fase di identificazione, di due distinte estorsioni, rispettivamente commesse ai danni di un cittadino extracomunitario e di un imprenditore della provincia di Caserta.
    L’indagine ha documentato che il Di Nardo, con reiterate minacce di morte e con l’utilizzo di armi, aveva costretto un cittadino pachistano, residente in un appartamento acquistato ad un’asta giudiziaria, a lasciare la sua abitazione, arrivando a sottrargli, dopo aver fatto irruzione nel suo domicilio, alcuni oggetti e denaro contante che lo stesso custodiva nella sua dimora e a chiuderlo a chiave in uno sgabuzzino percuotendolo con una mazza di ferro e spaventandolo esplodendo sul pavimento dei colpi di arma da fuoco.
    Nel secondo caso, il Di Nardo, evocando la sua appartenenza al sodalizio criminale di Giugliano, aveva rivolto delle minacce ad un commerciante dell’area di Casal di Principe intimandogli di saldare un debito di 27mila euro che lo stesso aveva contratto in relazione ad una asserita morosità nel pagamento del canone di locazione di un capannone.
    Nel corso delle attività, i militari avevano rinvenuto, all’interno di un circoletto di proprietà del Di Nardo, un fucile a canne mozze e con matricola abrasa la cui disponibilità, a seguito di ulteriori approfondimenti investigativi, è stata riconosciuta anche a carico di un soggetto di 16 anni. Il minore è stato collocato in comunità in esecuzione ad un provvedimento richiesto dalla Procura presso il Tribunale per i Minorenni che gli ha contestato i reati di concorso in detenzione, ricettazione di armi e favoreggiamento. LEGGI TUTTO

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    Palma Campania, sequestrata la droga della pazzia: in manette 30enne

    Palma Campania, sequestrata la droga della pazzia: in manette 30enne de Bangladesh già noto alle forze dell’ordine.
    I carabinieri della stazione di Palma Campania hanno arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio un 30enne del Bangladesh già noto alle forze dell’ordine.
    I militari, nell’ambito dei servizi anti-droga disposti dal comando provinciale di napoli, hanno perquisito l’abitazione dell’uomo e lì hanno trovato 130 pasticche di yaba, ritenuta la “droga della pazzia”. Sintetizzata dai giapponesi nel 1800, la yaba è uno stupefacente molto diffuso in Asia, specie in bangladesh e Thailandia. Questa droga è particolarmente pericolosa perché induce gli assuntori a gesti violenti.
    Durante la perquisizione, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato anche 90 grammi di hashish e vario materiale per il confezionamento della droga. Stessa sorte per 300 euro in contanti ritenuti provento del reato.
    L’arrestato è stato tradotto al carcere in attesa di giudizio.
    In corso monitoraggi sull’intero territorio da parte dei Carabinieri della Compagnia di Nola per contrastare eventuali traffici della droga asiatica.
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    Gragnano, 30enne in coma dopo la mastoplastica: indagati 6 medici

    Sei medici di una clinica di Caserta indagati dopo che una ragazza è finita in coma in seguito ad un intervento di mastoplastica.
    La 30enne di Gragnano Felicia Vitiello, si era risvegliata dal coma un mese fa, ringraziando Padre Pio per la sua intercessione. E ora sei medici-come anticipa Il Mattino- sono indagati a piede libero perché lo scorso 19 febbraio altri 7 pazienti avrebbero subito conseguenze dopo interventi chirurgici.
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    Secondo gli inquirenti, il problema sarebbe emerso nel momento della somministrazione di un anestetico forse scaduto o difettoso. Tornando alla vicenda di Felicia Vitiello, la 30enne di Gragnano fu sottoposta aduna operazione più lunga e che richiedeva una maggiore dose di anestetico. La giovane si risvegliò dopo l’intervento di mastoplastica e accusò immediatamente un malore.
    Felicia fu ricoverata in terapia intensiva, in stato di coma. Dagli esami clinici emerse che la 30enne era stata colpita da un’infezione batterica multiorgano, ritrovandosi così in pericolo di vita. La situazione sembrava disperata quando la giovane mamma di Gragnano si è risvegliata, ringraziando Padre Pio. LEGGI TUTTO

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    Intasca risarcimento destinato alla vittima: a processo

    Napoli. Intasca il premio assicurativo della vittima: a giudizio un 39enne di Villaricca.
    Il Gup del Tribunale di Napoli Nord Antonino Santoro ha rinviato a giudizio per riciclaggio il 39enne Domenico Capriello di Villaricca, accusato di aver intascato i quasi 15mila euro liquidati da una vompagnia assicurativa a favore di una donna di 44 anni residente a Casapesenna, nel Casertano, vittima di un incidente stradale avvenuto nel lontano 2007.
    Nella vicenda e’ coinvolto anche l’avvocato civilista cui la donna si era rivolta dopo l’incidente, accusato del reato di appropriazione indebita, che nel frattempo si è pero’ prescritto. Dalle indagini della Procura di Napoli Nord (sostituto Giovanni Corona), è emerso che la compagnia versò nel 2010 i circa 15mila euro (14550 euro) di risarcimento al legale della 44enne; il professionista non accredito’ pero’ la somma alla cliente, appropriandosene e girandola poi all’intermediario, Capriello appunto, che aveva fatto incontrare l’avvocato con la donna.
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    Quest’ultima chiese più volte al legale di ridarle i soldi, ma senza esito, e cosi’ denuncio’ – era il 2014 – sia l’avvocato che l’intermediario; le indagini sono state complesse, e nel frattempo le condotte per il legale sono andate in prescrizione. Il Gup, su richiesta della Procura, ha così rinviato a giudizio il solo Capriello, che dovrà comparire nel processo davanti alla prima sezione penale, collegio B, il 2 novembre 2021. La donna è stata assistita dall’avvocato Francesco Caracciolo. LEGGI TUTTO

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    Villaricca, mamma e figlia arrestate per usura

    Mamma e figlia prestavano soldi a usura a parenti e amici: arrestate. In casa avevano 160mila euro in contanti, sequestrati.
    Nella mattinata odierna personale appartenente alla Squadra Investigativa del Commissariato di P. S. Giugliano – Villaricca ha dato esecuzione a 2 ordinanze applicative della misura cautelare della custodia in carcere, emesse dal Gip presso il Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura della Repubblica, a carico di due donne, madre e figlia, residenti in Villaricca, raggiunte da gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di usura, estorsione, violenza privata aggravata.
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    Le due donne risultano indagate per il reato di usura in concorso con un altro soggetto, loro congiunto, già condannato nonché destinatario di ordinanze cautelari per condotte di reato di tenore analogo a quelle oggi contestate. Nel corso delle indagini il predetto soggetto è deceduto.
    Le indagini, iniziate a seguito della denuncia di un soggetto vittima di usura, condotte anche attraverso attività di intercettazione, hanno permesso di delineare un grave quadro indiziario a carico dei predetti indagati.
    E’ emerso con chiarezza come i soggetti monitorati fossero soliti concedere prestiti ad amici, parenti, conoscenti, dietro pagamento di interessi usurari, obbligando le vittime a versare periodicamente rate a solo titolo di interessi sul debito. Nel caso di specie la vittima, a fronte di un prestito di 10.000 euro, restituiva, obbligata, una somma pari ad oltre 26.000 euro nell ‘arco di due anni. Nonostante ciò, gli indagati ritenevano che la persona offesa dovesse ancora restituire metà del prestito ricevuto. Oltre al denaro, la vittima veniva costretta a consegnare altre utilità, nello specifico grossi quantitativi di beni alimentari, recapitati gratuitamente ed a cadenza settimanale.
    Le indagate, con chiaro intento intimidatorio, nel rapportarsi alla vittima facevano a più riprese riferimento al suicidio, avvenuto nel luglio 2018, di un imprenditore vessato dalle continue richieste usurarie ed estorsive avanzate proprio dal loro congiunto poi deceduto. In tal modo la persona offesa veniva intimorita con la prospettazione di poter incorrere in analoga sorte qualora non avesse dato seguito a tutte le illecite richieste che gli venivano rivolte.
    Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari sono state disposte ed eseguite perquisizioni a carico delle due indagate, presso l’abitazione dell’originario coindagato recentemente deceduto, nonché nei confronti di altri due soggetti a vario titolo coinvolti nelle indagini, al fine di acquisire ulteriori elementi di prova. Le attività davano positivo riscontro, consentendo di rinvenire presso l ‘abitazione delle due donne, tra le altre cose, una considerevole somma di denaro, occultata m van punti della casa, per un importo complessivo superiore ai 160.000,00 euro. LEGGI TUTTO

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    Camorra: estorsore clan Puca condannato a 4 anni

    Camorra: estorsore clan Puca condannato a 4 anni
    Condannato a quattro anni per estorsione e al risarcimento danni: questa la sentenza del Gup della terza sezione del Tribunale di Napoli nei confronti di Giuseppe Gallucci, appartenente al clan Puca. Vittima del tentativo di estorsione e’ stato un imprenditore edile assistito dall’avvocato Alessandro Motta che rappresenta legalmente Sos Impresa costituitasi parte civile insieme alla parte offesa.
    Lo rende noto un comunicato di SOS Impresa. I fatti risalgono a febbraio 2020. Dopo l’avvicinamento di Gallucci al cantiere dove l’impresa eseguiva lavori al complesso di case popolari nel comune di Grumo Nevano. La ditta e’ anche nella “White list” della prefettura, libera da infiltrazioni mafiose. L’imprenditore ha deciso di denunciare subito l’accaduto e ieri e’ arrivata la sentenza.
    “Questa ulteriore vicenda – dichiara Luigi Cuomo, coordinatore regionale della Campania di Sos Impresa – dimostra ancora una volta che denunciare conviene. Le associazioni antiracket ci sono e sono disponibili ad aiutare le vittime, sia nella fase della denuncia che in quella successiva giudiziaria”. L’avvocato Motta sottolinea come questo sia “l’ultimo di una serie di processi in quell’area della provincia dove ci sono stati diversi casi sul fenomeno estorsivo.
    La nostra esperienza ci dice che l’aspetto anomalo di questa vicenda e’ che si tratti di un appalto pubblico. In genere sono i lavori commissionati da privati: questo ci fa capire che la crisi porta a scavalcare anche alcuni paletti”. “Inoltre – aggiunge Cuomo – aiutiamo chi denuncia, ad accedere al fondo di solidarieta’ per ottenere i benefici che la legge riserva a coloro che collaborano per combattere e sconfiggere la piaga del racket e dell’usura. Noi di Sos Impresa siamo sempre disponibili attraverso i nostri contatti ad incontrare in modo riservato e sicuro tutti coloro che chiedono il nostro appoggio”. LEGGI TUTTO

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    Castellammare, assolto il ras Giovannone D’Alessandro

    La Procura aveva chiesto 20 anni di carcere ma Il Tribunale di Napoli ha assolto Giovanni D’Alessandro detto Giovannone.
    La decisione è arrivata stamane nello stralcio del processo Domino che si è svolta stamane davanti alla XXIV sezione dell’ufficio gip davanti al dottor Caputo.
    Giovanni D’Alessandro (alias Giovannone), difeso dall’avvocato Gennaro Somma, nell’inchiesta era considerato uno dei capi e dei gestori del traffico internazionale di droga.
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    Accuse che sono state smontate dalla strategia difensiva e che hanno portato alla inaspettata assoluzione di Giovanni D’Alessandro. Nell’ambito della stessa inchiesta e in una differente udienza altri esponenti della cosca di Scanzano hanno riportato pesanti condanne. LEGGI TUTTO

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    Pizzo a Torre Annunziata: 85 anni di carcere per il clan Gionta

    La Cassazione ha confermato le condanne a 85 anni di carcere per esponenti di spicco del clan Gionta di Torre Annunziata.
    Secondo le accuse la cosca aveva organizzato estorsioni a tappeto in città e chiedevano il pizzo anche sulle sepolture al cimitero. Le accuse hanno retto anche in terzo grado con le uniche eccezioni di Ferraro Salvatore, detto O’ capitano, e Vatore Luigi. Per entrambi è intervenuta la sentenza di annullamento con rinvio che apre la strada ad una revisione della sentenza e ad un giudizio assolutorio. Sia Ferraro, (annullamento totale) difeso dall’avvoccato  Elio D’Aquino, che Vatore( annullamento dall’accusa di essere partecipe dell’associazione), difeso dall’avvocato Francesco Matrone, erano stati condannati a 10 anni di reclusione.Arrivata, invece, la stangata definitiva per tutti gli altri imputati.Ecco le condanne:
    Luigi Della Grotta, 18 anni di reclusionePietro Izzo, 10 anni e 4mila euroOreste Palmieri, 16 anniRaffaele Passeggia, 16 anniLuigi Caglione, 10 anniRaffaele Abbellito, 5 anni e 2mila euroLeonardo Amoruso, 6 anni e 3mila euroAntonio Palumbo, 4 anni e 3mila euro LEGGI TUTTO

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    ‘Housing sociale’ di Sant’Agnello: indagati il sindaco e altri 14. TUTTI I NOMI

    Il sindaco di Sant’Agnello, Piergiorgio Sagristani insieme con altre 14 persone tra cui i componenti della giunta in carica e alcuni professionisti sono indagati per abuso di ufficio, lottizzazione abusiva e falso nell’inchiesta sull’housing sociale dei 53 appartamenti in via Gargiulo.
    Il pm Andreana Ambrosino della Procura di Torre Annunziata ha firmato la chiusura delle indagini per 15 persone. Oltre al primo cittadino Piergiorgio Sagristani ci sono Chiara Accardi, Pasquale Esposito, Giuseppe Gargiulo, Antonino Castellano, Pietro Iaccarino, Paola Di Maio, Attilio Massa, Maria De Martino, Raffaele Palomba, Francesco Ambrosio, Antonio Elefante, Massimiliano Zurlo, Danilo Esposito, Francesco Gargiulo.
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    L’inchiesta sulla cementificazione di un vasto agrumeto parte da una vecchia denuncia di Wwf ed Italia Nostra. La lottizzazione riguarda 53 appartamenti a destinazione residenziale di superficie utile ognuno di circa 76,65 mq, 67 parcheggi pertinenziali interrati, una palestra, una serra didattica e svariati volumi pertinenziali. La procura di Torre Annunziata nel febbraio scorso ha sequestrato tutto il cantiere. LEGGI TUTTO

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    Fermato il presunto assassino di Ylenia

    Fermo di pm per un uomo di 37 anni nell’ambito delle indagini per la morte di Ylenia Lombardo.
    La donna di 33 anni è stata trovata cadavere nella prima serata di ieri, in un’abitazione di in via Ferdinando Scala, a San Paolo Belsito. La salma era semi carbonizzata, dalla cintola in giu’, all’interno della camera da letto, dove si era sviluppato un piccolo rogo.
    La donna viveva da sola. A dare l’allarme, un gruppo di ragazzi che dall’altra parte del marciapiede di questo lungo stradone che attraversa il paese del Napoletano hanno visto del fumo uscire dalle finestre dell’abitazione e hanno subito sfondato la porta e chiamato i carabinieri.
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    La donna era originaria di Pago del Vallo di Lauro, nell’Avellinese, ed era madre di una bimba che vive a Roma con la nonna materna. Ylenia Lombardo si era trasferita da piu’ di un anno in una piccola casa e lavorava come badante. I carabinieri hanno ascoltato familiari e amici della giovane donna e stanno ricostruendo la sua vita. Al momento non si conosce la natura del rapporto tra la 33enne e l’uomo fermato.
    Si sta tentando di fare luce sulla sua vita privata e di accertare se realmente facesse la badante così come raccontato da alcune persone ascoltate sul posto. Secondo i primi accertamenti dei militari dell’Arma, in camera da letto ci sono degli oggetti incendiati. LEGGI TUTTO

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    Trovata semi carbonizzata in casa: giallo sulla morte di Ylenia

    E’ avvolta nel mistero la morte violenta di Ylenia Lombardo, giovane donna di 33 anni originaria di Pago del Vallo di Lauro, in provincia di Avellino, ma più di un anno residente nel centro storico di San Paolo Bel Sito.
    E’ stata trovata semi carbonizzata nel basso di via Ferdinando Scala in cui viveva. I carabinieri, che conducono le indagini sotto il coordinamento della Procura di Nola, non escludono alcuna pista ma pensano soprattutto all’ennesimo efferato femminicidio camuffato, in maniera non troppo evidente, in un banale incendio domestico.
    Ad accorgersi del fumo che usciva dalla casa sono stati alcuni passanti, uno ha aperto anche la porta e si è accorto del corpo di Ylenia sul pavimento già privo di vita. A quel punto è scattato l’allarme con l’arrivo di carabinieri, ambulanza e vigili del fuoco.
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    Sarà l’autopsia a chiare le cause della morte ma i carabinieri hanno repertato tracce ed elementi utili alle indagini all’interno della casa. Ylenia viveva da sola ma aveva una figlia che vive con la nonna a Roma.
    +Gli investigatori hanno sentito la sorella, che vive a Pago ed alcuni vicini. Ylenia poche ore prima della morte aveva postato sui social un criptico post dal titolo “Lascio dire, lascio fare… lascio andare”. LEGGI TUTTO