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    Esami gratis in ospedale Caserta, processo per Zinzi e altri trenta

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    Caserta. Esami gratis in ospedale: rinviato a giudizio l’ex presidente della Provincia di Caserta Domenico Zinzi, insieme ad altri trenta imputati.
    Il gup del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nell’ambito di un’indagine della Procura relativa alla gestione illecita del Reparto di Patologia Clinica dell’ospedale di Caserta ha rinviato a giudizio Zinzi e gli altri imputati accusati di peculato d’uso, perchè secondo l’accusa avrebbero svolto delle analisi al laboratorio clinico dell’ospedale di Caserta senza passare per il Cup (centro unico prenotazione).
    Il gup ha anche condannato in sede di abbreviato, ma per reati più relativi a episodi di corruzione, Angelo Costanzo, ex dirigente della Patologia Clinica (4 anni e otto mesi), la dipendente e sua stretta collaboratrice Angela Grillo (quattro anni e due mesi), Vincenza Scotti (due anni e mezzo), titolare del laboratorio Sanatrix di Caivano, moglie di Costanzo e sorella del killer della Nco Pasquale Scotti (arrestato in Brasile ed estradato nel 2016, non indagato per questa vicenda); due anni e mezzo sono stati inflitti a Giovanni Baglivi, rappresentante farmaceutico di Santa Maria a Vico, mentre sono stati assolti Giuseppe Canzano e Maddalena Schioppa.
    .u4e1bbda20ca11be1caf52e20b6bbd69c { padding:0px; margin: 0; padding-top:1em!important; padding-bottom:1em!important; width:100%; display: block; font-weight:bold; background-color:#eaeaea; border:0!important; border-left:4px solid #34495E!important; box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -moz-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -o-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -webkit-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); text-decoration:none; } .u4e1bbda20ca11be1caf52e20b6bbd69c:active, .u4e1bbda20ca11be1caf52e20b6bbd69c:hover { opacity: 1; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; text-decoration:none; } .u4e1bbda20ca11be1caf52e20b6bbd69c { transition: background-color 250ms; webkit-transition: background-color 250ms; opacity: 0.9; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; } .u4e1bbda20ca11be1caf52e20b6bbd69c .ctaText { font-weight:bold; color:inherit; text-decoration:none; font-size: 16px; } .u4e1bbda20ca11be1caf52e20b6bbd69c .postTitle { color:#000000; text-decoration: underline!important; font-size: 16px; } .u4e1bbda20ca11be1caf52e20b6bbd69c:hover .postTitle { text-decoration: underline!important; } LEGGI ANCHE  Mamma 50enne muore di covid al Rummo di Benevento: i familiari chiedono giustiziaPer gli inquirenti il reparto di patologia clinica sarebbe stato al centro di un sistema di favori in cambio di mazzette e viaggi dati a Costanzo e ai collaboratori, con esami fatti gratuitamente ad “amici” senza passare dal Cup; inoltre per la Procura di Santa Maria Capua Vetere, molte analisi commissionate al laboratorio privato Sanatrix di Caivano, di proprietà della moglie di Costanzo, sarebbero state effettuate dal reparto ospedaliero, con un aggravio ci costi per la casse pubbliche e sostanziosi risparmi per la struttura della Scotti, che riceveva dalla Regione anche il rimborso per le analisi mai fatte.
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    L’indagine, realizzata dai carabinieri del Nas, porto’ nel luglio del 2019 all’arresto di Costanzo, sua moglie e della dipendente Grillo, accusati di aver creato un sistema in cui un intero reparto ospedaliero veniva piegato ad interessi privati. Dalle indagini emersero, nei confronti della Grillo, factotum di Costanzo, mazzette in danaro, viaggi a Capri o a Torino per la partita di Champions League della Juventus, e addirittura una tangente usata per pagare un’altra tangente. Tra i rinviati a giudizio figura anche Leonardo Pace, facente parte della triade commissariale che tra il 2015 e il 2017 amministro’ l’ospedale di Caserta durante il commissariamento per infiltrazioni camorristiche disposto dal Ministero dell’Interno in seguito ad un’altra indagine che aveva colpito l’ospedale del capoluogo della Reggia. Pace e’ accusato come quasi tutti gli imputati di aver beneficiato di esami senza passare per il cup. Fu durante le indagini sulla latitanza di Pasquale Scotti che gli inquirenti della Dda di Napoli si imbatterono in alcune telefonate della sorella Vincenza Scotti ritenute “ambigue”, da cui emersero i fili di un’associazione a delinquere operante all’interno dell’ospedale di Caserta e molto ben radicata. LEGGI TUTTO

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    Ana Betz da show girl a capo della ‘Petrol-Mafie Spa’: i rapporti coi Moccia

    🔊 Ascolta la notizia Anna Bettozzi, in arte Ana Betz, aveva ereditato un impero, quello della Max Petroli, dal marito Sergio Di Cesare. Oggi e’ finita in carcere accusata di favorire la camorra, perche’ la sua societa’ era manovrata da Antonio Moccia, boss del clan Moccia di Afragola. ”Si tratta del capo indiscusso dell’organizzazione, della […] LEGGI TUTTO

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    Produceva illegalmente marijuana: sequestrati 300 chilogrammi

    🔊 Ascolta la notizia Un ingente quantitativo di marijuana, pronto per essere destinato al mercato illegale, è stato scoperto e sequestrato nei giorni scorsi dai Baschi Verdi della Compagnia Pronto Impiego di Aversa, all’interno un capannone agricolo ubicato nelle campagne di Santa Maria la Fossa, in provincia di Caserta. Si tratta di oltre 300 kg […] LEGGI TUTTO

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    Abusi su minori, arrestato prete di Caserta: era stato già allontanato

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    Caserta. Arrestato per abusi su minori l’ex parroco di Presenzano, don Gianfranco Roncone.
    Il 55enne è agli arresti domiciliari per un’inchiesta, scattata a dicembre scorso, che portò anche ad una perquisizione presso la sua ex parrocchia. Il prete è anche indagato per induzione alla prostituzione minorile e possesso di materiale pedopornografico.
    Il giudice per le indagini preliminari Marcello De Chiara del tribunale di Napoli ha disposto di custodia cautelare domiciliare a carico del sacerdote, originario di Sparanise in provincia di Caserta,  eseguita dai carabinieri della Stazione di Vairano Scalo.
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    Don Gianfranco Roncone è stato coinvolto in una vicenda di abusi sessuali su minori, reato per il quale è stata disposta la misura cautelare personale, mentre risulta gravemente indiziato dei reati di induzione alla prostituzione minorile e possesso di materiale pedopornografico. Lo scandalo che vede coinvolto don Roncone è scoppiato il 23 dicembre 2020 quando i carabinieri della stazione di Vairano Scalo acquisirono i dispositivi telematici (cellulare e personal computer) utilizzati dal sacerdote della comunità di Presenzano per verificare la presenza di materiale pedopornografico o che attestassero l’intreccio di una relazione con dei minorenni.
    Dai riscontri dei militari sono emersi due episodi distinti, risalenti a dicembre 2019 e settembre 2020 ai danni di un ragazzino 17enne, fedele della parrocchia.
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    Secondo il magistrato che indaga sugli episodi denunciati il parroco di Sparanise avrebbe anche indotto alcuni minori alla prostituzione minorile oltre a possedere materiale pedopornografico, ma queste accuse sono state contestate dagli avvocati del sacerdote Renato Jappelli e Dario Mancino. A breve, secondo quanto rende noto l’avvocato Dario Mancino,  don Gianfranco Roncone verra’ ascoltato dagli inquirenti. I legali assicurano che la vicenda sara’ chiarita dinanzi alla magistratura. L’avvocato Mancino annuncia un appello al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca dei domiciliari.
    La vicenda giudiziaria ha creato una netta frattura tra la diocesi e la Comunità di Presenzano che non ha esitato a schierarsi compatta a difesa di un parroco, nei mesi scorsi. LEGGI TUTTO

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    Il boss Domenico Belforte al 41 bis ha il Covid, salta il processo in Corte d’Appello

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    Il boss Domenico Belforte al 41 bis ha il Covid, salta il processo in Corte d’Appello
    E’ slittata l’udienza in Corte d’Assise d’Appello di Napoli fissata per discutere sull’istanza presentata dall’avvocato Nicola Musone per il ricalcolo della pena detentiva a carico di Domenico Belforte, storico capoclan di Marcianise. L’udienza è stata rinviata a maggio perché l’imputato, ristretto al 41 bis (carcere duro) nella struttura detentiva di Cuneo, ha contratto il Covid-19.
    Belforte, 63 anni, è in carcere ininterrottamente da 22 anni e, secondo le previsioni dei giudici, ci dovrebbe rimanere fino al 2031. Su di lui pende un’altra condanna a 30 anni ricevuta in primo grado per l’omicidio di Angela Gentile, uccisa per aver avuto una relazione con lui. La prossima settimana è in programma la nuova udienza. LEGGI TUTTO

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    Soldi del clan Zagaria riciclati con l’usura: 4 condanne

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    Soldi del clan Zagaria riciclati con l’usura: 4 condanne
    I giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere hanno inflitto 6 anni per Gabriele Brusciano; 2 anni e 6 mesi per Luigi Brusciano, al quale sono state concesse le attenuanti generiche; 6 anni per Gennaro Sfoco, di Aversa; 5 anni e 6 mesi per Onesto Iommelli. Pene inferiori rispetto alle richieste della Dda.
    Per tutti gli imputati è caduta l’aggravante mafiosa dei reati. Assolto, invece, Ferdinando Graziano, detto Nandino Galeone, per non aver commesso il fatto. Sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per Nicola Pezone.
    Secondo l’accusa alcuni degli imputati avrebbero prestato soldi ad imprenditori con tassi di interesse tra il 5 ed il 10%. Dazioni che tra il 2004 ed il 2010 sono arrivate alla somma di 1 milione e 200mila euro di cui ne sono stati restituiti 1,7 milioni. Secondo quanto ricostruito da alcuni collaboratori di giustizia, tra cui il figlio di Sandokan Nicola Schiavone, gli usurai avrebbero reimpiegato nelle loro attività, svolte prevalentemente ad Aversa, soldi di provenienza illecita che arrivavano dal clan dei Casalesi, in particolare dalla fazione capeggiata da Michele Zagaria.Trending:Infortunio alla mano per Ospina: salta le prossime gare LEGGI TUTTO

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    ‘O ci dai 30mila euro oppure la tua Jeep’: presi 4 dei Casalesi

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    Misero l’imprenditore vittima dell’estorsione davanti a una scelta: 30mila euro oppure la sua Jeep “Renegade”.
    Quattro estorsori del clan dei Casalesi, tutti di Casal di Principe, tra i quali un esponente di primo piano della cosca mafiosa, Giovanni Della Corte, sono stati arrestati nella notte e condotti in carcere dai carabinieri su ordine del Gip del Tribunale di Napoli, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. I provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, che hanno anche effettuato le indagini. Con il 57enne Della Corte, catturato a Vasto, dove era domiciliato in una casa lavoro in quanto sottoposto alla relativa misura di sicurezza, sono finiti in carcere Vincenzo Luca di 44 anni, gia’ condannato per reati di camorra, Salvatore Massaro di 69 anni e Paolo Piccirillo di 57 anni; gli indagati rispondono di estorsione con le aggravanti del metodo e dell’agevolazione mafiosa.
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    Anche Della Corte e’ gia’ stato condannato per camorra, e a Casal di Principe, con tutti i boss storici in carcere, rivestiva un ruolo di primo piano nel clan. Dall’inchiesta e’ emerso che De Luca, Massaro e Piccirillo avrebbero tentato di estorcere nel febbraio 2020 ad un imprenditore edile di Casal di Principe 30.000 euro a titolo di tangente da destinare ai detenuti affiliati al Clan e alle loro famiglie, o in alternativa la sua Jeep Renegade; la vittima e’ stata anche minacciata di morte. Della Corte e’ invece accusato di aver chiesto e ottenuto il pizzo in quattro occasioni, tra il 2016 e il 2019, ad un altro imprenditore edile di Casal di Principe; in particolare si sarebbe fatto consegnare 1000 euro nel periodo natalizio al fine di agevolare le attivita’ del gruppo criminale. LEGGI TUTTO

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    Caserta, morto dopo l’esplosione a Capodanno: arrestato il fratello

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    Caserta, morto dopo l’esplosione a Capodanno: arrestato il fratello
    Nella notte fra il 31 dicembre ed il primo gennaio una grossa deflagrazione nei pressi del ‘Parco Primavera’ di Caserta costò la vita ad un 24enne, deceduto l’8 gennaio per le gravi lesioni subite. Dopo 3 mesi, i carabinieri hanno arrestato il fratello 20enne per detenzione illegale di materiale esplosivo, omicidio colposo, lesioni personali e danneggiamento.
    Le indagini hanno ricostruito il momento: i due, assieme ad un terzo fratello avrebbero reperito parecchi botti a Napoli (fra i 5 e i 10 chili) prima delle festività natalizie. Avrebbero accantonato il tutto in un piazzale la notte di San Silvestro, iniziando a sparare le batterie. Le continue scintille avrebbero poi provocato l’improvvisa esplosione di tutto il materiale che ha ferito tutti e tre i fratelli, mortalmente il 24enne. La deflagrazione ha danneggiato 7 auto parcheggiate e distrutto le vetrate di un palazzo. LEGGI TUTTO

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    Anziano ucciso a botte mentre aspetta moglie fuori alla chiesa, arrestato aggressore

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    Anziano ucciso a botte mentre aspetta moglie fuori alla chiesa, arrestato aggressore
    Teano. Un 47enne originario di Teano, Benedetto Montaquila, è stato arrestato dagli agenti del commissariato con l’accusa di avere ucciso un pensionato di 76 anni, Alessandro Gallinaro, morto all’ospedale di Latina dopo una aggressione subita domenica scorsa per futili motivi.
    L’anziano è stato picchiato dall’uomo mentre attendeva la moglie all’uscita dalla messa nella chiesa di Santo Stefano. E’ stato lo stesso aggressore, dopo avere pestato l’uomo, a chiamare le forze dell’ordine sostenendo di essere intervenuto perché’ l’anziano si era denudato davanti ad alcune ragazze.Versione, questa, subito smentita dalla polizia che ha arrestato il 47enne che si trovava ai domiciliari da due giorni. Con la morte della vittima, l’aggressore è ora accusato di omicidio preterintenzionale. LEGGI TUTTO

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    Camorra, Il Riesame non crede ai pentiti: scarcerato imprenditore

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    Camorra, Il Riesame non crede ai pentiti: scarcerato imprenditore

    E’ stato scarcerato dopo oltre due settimane di detenzione in carcere l’imprenditore Raffaele Parente, arrestato il 22 febbraio per associazione camorristica nell’ambito di un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Parente era ritenuto affiliato al clan dei Casalesi, in particolare alla fazione guidata da Michele Zagaria, grazie al cui appoggio avrebbe ottenuto diversi appalti nel settore del trasporto dei rifiuti.

    Il Tribunale del Riesame di Napoli ha annullato l’ordinanza emessa dal Gip partenopeo che disponeva la carcerazione di Parente (difeso da Ferdinando Letizia), ritenendo che non sussistessero i gravi indizi di colpevolezza; in particolare sono state considerate generiche, e senza riscontri, le dichiarazioni accusatorie di diversi collaboratori di giustizia che hanno indicato Parente come uomo di Zagaria. L’indagine e’ iniziata nell’agosto del 2017 dopo l’ennesimo sversamento abusivo di rifiuti urbani, scoperto in flagranza, in un terreno a cavallo tra le provincie di Napoli e Caserta.

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    Amante del boss uccisa, processo bis per Belforte e sua moglie

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    Fissato il processo in Appello per l’omicidio di Angela Gentile, la donna uccisa per aver avuto una relazione con il capoclan dei Mazzacane Domenico Belforte.

    Dovranno presentarsi dinanzi alla Quarta Sezione della corte partenopea, all’udienza fissata ad inizio aprile, lo stesso boss Belforte (condannato in primo grado a trent’anni) e sua moglie Maria Buttone (condannata in primo grado all’ergastolo), accusati entrambi per il delitto. Appello anche per Alessandra Golino, nuora del boss, accusata di estorsione.

    Secondo quanto ricostruito, Angela Gentile era stata per lungo tempo una fiamma di Domenico Belforte. Da lui, nel 1978, aveva avuto anche una figlia. Il boss, tuttavia, non aveva mai “ufficializzato” quella nascita, al punto da non riconoscere la neonata. Nel 1991, quando ormai la ragazza aveva 13 anni, Belforte si era riavvicinato alla Gentile al punto da offrirle anche alcuni contributi di ordine economico ma scatenando, al contempo, le ire della Buttone. Questa, perciò, pose l’uomo di fronte a un aut aut: o lo avrebbe lasciato, portando con sé i loro figli, oppure lui avrebbe dovuto assassinare quella donna e occultarne il cadavere; in cambio, avrebbe accettato di crescerne la figlia presso la loro casa. Il tragico epilogo della vicenda segnò la scelta del ras il quale, consumato il delitto, occultò il cadavere dell’amante in un sito ancora oggi ignoto. Allo stesso tempo, la Buttone tenne fede al patto, accogliendo la bambina presso casa “Belforte”.

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    Per la Corte di Cassazione – che ha confermato il carcere per la Buttone dopo la sentenza di primo grado – l’omicidio “non fu causato dalla gelosia di una moglie che aveva scoperto l’esistenza della relazione extraconiugale del marito, Domenico Belforte, a capo dell’associazione camorristica di Marcianise, quanto dalla pretesa, rispondente a deprecabili logiche criminali di tipo mafioso, della moglie del capo clan di ottenere adeguata compensazione per aver subito un torto e accettato di accogliere in casa la figlia illegittima che il marito aveva avuto da quella relazione”. LEGGI TUTTO

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    Costretto dal clan a vendere l’azienda, assolti i fratelli del boss Zagaria

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    Costretto dal clan a vendere azienda, assolti i fratelli del boss Michele Zagaria. Assolti anche tre nipoti, i fratelli Capaldo e altri tre imputati.
    La Corte di Appello di Napoli ha confermato la sentenza di assoluzione, con la formula “il fatto non sussiste”, per Pasquale, Carmine ed Antonio Zagaria, fratelli del boss dei Casalesi Michele Zagaria, per Filippo, Raffaele e Francesco Capaldo, nipoti del boss (sono i figli di Beatrice Zagaria), e per gli altri tre imputati Ciro Benenati, Pasquale Fontana e Nicola Diana; tutti, gia’ assolti in primo grado, erano accusati di estorsione con l’aggravante mafiosa commessa nei confronti dell’imprenditore del settore lattiero-caseario Roberto Battaglia, che aveva denunciato gli Zagaria, finendo anche sotto scorta (il dispositivo di sicurezza gli e’ stato revocato un anno e mezzo fa).
    La Procura generale aveva chiesto per tutti condanne da sei a 14 anni di carcere, ma i magistrati d’appello hanno condiviso l’impostazione dei difensori degli imputati, che puntavano sull’inattendibilita’ di Battaglia, emersa dalle dichiarazioni del pentito Massimiliano Caterino, ex braccio destro del boss Michele Zagaria, che aveva raccontato che Battaglia era amico dei fratelli Zagaria tanto da aver preso parte anche al matrimonio di Carmine Zagaria.

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    Battaglia, difeso da Gianluca Giordano e Carlo De Stavola, ha sempre sostenuto che era stato costretto a partecipare all’evento. Dalle indagini messe in moto dalle denunce di Battaglia, e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di NAPOLI, era emerso che Battaglia era stato costretto a vendere parecchi beni aziendali per rientrare da un debito usuraio di 600 milioni di lire; i soldi gli erano stati prestati dell’imputato Ciro Benenati, titolare di una concessionaria d’auto, che e’ stato condannato in un diverso processo a 4 anni per usura con l’aggravante mafiosa.
    Lo stesso Benenati si sarebbe poi rivolto agli Zagaria per recuperare il credito verso Battaglia, che sarebbe rimasto vittima di minacce e pressioni fino ad essere costretto a vendere beni per dare i soldi agli Zagaria; i giudici non hanno pero’ creduto a Battaglia, ritenendolo vicino ai fratelli del boss. I legali di Battaglia avevano anche chiesto di sentire il collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, figlio del capoclan Francesco “Sandokan” Schiavone, che aveva raccontato che Benenati era un venditore d’auto a disposizione del clan, ma la Corte ha rigettato la richiesta. Nel collegio difensivo degli imputati c’erano, tra gli altri, Andrea Imperato, Angelo Raucci, Romolo Vignola. LEGGI TUTTO