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    Camorra, uccisi per aver appiccato fuoco a delle aziende bufaline nel territorio dei Casalesi

    Risolto un duplice omicidio di camorra avvenuto a Grazzanise in provincia di Caserta, territorio sotto il controllo della fazione Schiavone del clan dei Casalesi. Si tratta del duplice omicidio di Domenico Apuzzo e Salvatore Natale uccisi con fucile a pallettoni e kalashnikov per aver appiccato fuoco a delle aziende bufaline nel territorio dei Casalesi.Il duplice […] LEGGI TUTTO

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    San Nicola la Strada, rissa in discoteca e poi gli spari: indagini

    San Nicola la Strada. Sono in corso indagini della questura di Caserta sulla sparatoria avvenuta questa notte nella zona di viale Carlo III, nel territorio comunale di San Nicola la Strada. Ignoti hanno esploso circa dieci colpi di arma da fuoco all’esterno di un locale. Stando alle prime ricostruzioni si tratterebbe dell’atto finale di una […] LEGGI TUTTO

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    Santa Maria Capua Vetere, cellulari in cella: indagini concluse per 41 detenuti

    Santa Maria Capua Vetere, cellulari in cella: indagini concluse per 41 detenuti. Indagine della Procura
    La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ha chiuso le indagini per 41 detenuti del carcere sammaritano che avrebbero usato il cellulare dietro le sbarre per parlare con i familiari.
    Le legge sull’ordinamento penitenziario vieta ai detenuti l’uso di telefonini o altri apparecchi simili. Gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o per presentare memorie difensive; trascorso tale termine, la Procura (sostituto procuratore Oriana Zona) potrà richiederne il rinvio a giudizio.
    L’indagine è partita dopo che un detenuto è stato sorpreso in cella con il cellulare; dall’analisi dei tabulati sono emerse le persone che erano state contattate con il telefonino, e tra queste vi erano anche familiari di altri detenuti. L’inchiesta ha quindi coinvolto tutti i reclusi che avrebbero usato il cellulare sequestrato. LEGGI TUTTO

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    Angela Iannotta trasferita al Secondo Policlinico universitario di Napoli

    Angela Iannotta e’ stata trasferita nel tardo pomeriggio di ieri con un’autombulanza messa a disposizione dalla direzione dell’Ospedale Civile di Caserta al Secondo Policlinico universitario di Napoli.
    Ora e’ nelle mani del prof. Franco Corcione, luminare della Chirurgia Italiana coadiuvato al momenti, per un piu’ approfondimento diagnostico, dal prof.Antonio Cittadini, anche lui accademico universitario, direttore della Clinica Medica Universitaria sempre dell’Universita’ Federico II di Napoli.
    Il prof. Franco Corcione, ha mantenuto il suo impegno di filantropo e ha fatto trasferire Angela sotto la sua vigilanza. E’ ora previsto un chek up generale da parte del prof. Cittadini e poi il prof. Corcione – come lui ha dichiarato pubblicamente – stabilira’ tempi e modalita’ dell’intervento ( che dovrebbe avvenire a meta’ o fine del prossimo mese di giugno ) e sara’ lui a dirigere e formare l’equipe chirurgica multidisciplinare che dovra’ sottoporre al rischiosissimo e pericolosissimo intervento quod vitam di ricostruzione degli organi interni della giovane mamma sammaritana di appena 29 anni.
    Il prof. Franco Corcione, accademico universitario, massimo esponente dei chirurghi, conosciuto in tutto il mondo, ha accettato di operare Angela sperando – come ha espressamente dichiarato pubblicamente – e cercare di darle ( o almeno tentare di dare ) il minimo della funzionalita’ vitale alla giovane donna che continua ad essere alimentata per via endovenosa.
    Estremo tentativo, quello del prof. Corcione, in poche parole, di tenerla in vita. Intanto le indagini della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere diretta dal dott. Carmine Renzulli continuano in modo incessante sia nei confronti del chirurgo bariatrico dott. Stefano Cristiano sia nei confronti di altri medici ( di cui non si conoscono i nomi, ma si presume essere tanti ) della struttura di Villa Letizia de l’Aquila sia di quella casertana Clinica Villa del Sole.
    In particolare l’inchiesta punta anche ad accertare una eventuale colpa organizzativa nei confronti del direttore sanitario di Villa del Sole di Caserta dott. Nicolino Rosato. Le cartelle cliniche sequestrate cosi come i documenti amministrativi pure sequestrati con un blitz dei giorni scorsi da parte dei Nas unitamente alla squadra di polizia giudiziaria sono intanto al vaglio di un collegio di esperti nominato dalla Procura sammaritana.
    Pool che sta per ultimare un elaborato per tracciare eventuali profili di responsabilita’ penale dei chirurghi e del personale coinvolti a qualunque titolo sia per il caso di Angela Iannotta che per la morte di Francesco Di Vilio, deceduto anche lui, come Angela, che e’ per fortuna e’ finita solo in fin di vita, dopo di essere stato colpito da setticemia e conseguenziale choc settico dopo 3 interventi eseguiti sempre dal chirurgo bariatrico dott. Stefano Cristiano, primario di chirurgia della clinica casertana Villa del Sole.
    Il dott. Cristiano e’ al centro di indagini per diversi casi di malasanita’ e gia’ condannato in sede abbreviato diversi anni fa in primo grado per omicidio colposo dal Gup presso il Tribunale di Roma per la morte di un giudice napoletano. Sapremo in seguito notizie piu’ dettagliate su questa amara vicenda.
    Ma le indagini proseguono non sono solo sul versante giudiziario: anche l’Asl di Caserta, come nel caso della vicenda della radioterapia presso la struttura di Villa del Sole, cosi come anche l’Asl de L’Aquila si stanno interessando e apriranno a breve un inchiesta per accertare se le due strutture private convenzionate potevano eseguire interventi chirurgici cosi complessi di chirurgia bariatrica sebbene non muniti di terapia intensiva e di rianimazione, come espressamente prevedono le linee Sicob in tema di accreditamento regionale.
    L’inchiesta potrebbe portate conseguenze devastanti per ambedue le strutture e potrebbe coinvolgere anche chi ha espresso il parere sull’accreditamento regionale. Intanto il pubblico ministero del Tribunale sammaritano ha iscritto nel registro degli indagati anche altre persone per il reato di falso in quanto sono emerse delle irregolarita’ sulle cartelle cliniche con delle contraffazioni e inoltre Angela ha disconosciuto anche la sua firma su alcuni documenti sanitari.
    Lo ha espressamente dichiarato lei all’Autorita’ Giudiziaria e ha fatto una denunzia per questa nuova vicenda.Di qui la sua difesa, rappresentata dagli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo, ha nominato immediatamente quale consulente grafologo di parte l’accademico universitario, prof. Alberto Bravo di Roma, presidente dell’Istituto di Grafologia Italiana. A breve ci saranno interessanti novita’ sul fronte delle indagini nella speranza che Angela salvi la sua vita e che il prof. Corcione riesca a compiere il miracolo. LEGGI TUTTO

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    Marcianise, prof morta in stazione: si indaga per istigazione al suicidio

    Marcianise. Ascoltati i medici che curavano Raffaella, sequestrato il suo cellulare, interrogati altri testimoni. L’inchiesta si allarga sempre di piu’
    La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, con il Pubblico Ministero delegato continua le indagini le indagini sulla morte della signora 55enne di Marcianise l’insegnante Raffaella Maietta, investita da un treno giovedi’ scorso 5 maggio suo binari della stazione ferroviaria di Marcianise.
    Dai primi accertamenti della Polfer sembrava che si trattasse di suicidio, ma ora incominciano a sorgere dubbi e perplessita’ da parte degli inquirenti. I familiari della professoressa non hanno mai creduto a tale ipotesi, e hanno cosi’ nominato gli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo per farsi assistere, in considerazione che la magistratura ha aperto un fascicolo per presunto istigazione al suicidio.
    Le attenzioni degli inquirenti punta sul cellulare della donna, che e’ stato sequestrato dalla Polfer nelle ultime ore, decisivo a ricostruire cosa sia avvenuto nelle due ore “decisive”, dalle 6.30 di mattina, quando la donna e’ rimasta sola a casa dopo che il marito e’ uscito per lavoro (i figli lavorano da anni lontano dalla Campania), alle 8.45, quando e’ avvenuto il dramma.
    Quali sono state le ultime telefonate fatte e ricevute dalla signora e quali siano stati i messaggio ordinari e wattsapp scambiati dalla professoressa e con chi.E gli interlocutori una volta individuati saranno interrogati dagli inquirenti.
    Intanto sono stati sentiti i medici che hanno avuto in cura Raffaella, in particolare e’ stato sentito un noto neurologo casertano per saperne di piu’ e in particolare per conoscere le reali condizioni di salute della donna.
    In buona sostanza per avere la conferma di quanto dichiarato dal marito Luigi il quale ha sempre parlato di un semplice stato d’ansia della moglie che non ha mai messo in atti tentativi di suicidio ne’ ha mai parlato di atti di autolesionismo su se’ stessa.
    Top secret su quanto hanno hanno dichiarato i medici agli inquirenti che stanno procedendo ad ascoltare altri testimoni diretti o indiretti dell’accaduto. La vicenda continua a tingersi di giallo : compare un’amica di Raffaella, di cui non si conosce il nome, che viaggiava sempre con lei e stranamente quel giorno non era andata in stazione. Perche’ non e’ andata ? Resta il mistero.
    Sull’inchiesta c’e’ comunque il massimo silenzio dell’Ufficio di Procura e dei legali della famiglia della povera Raffaella. LEGGI TUTTO

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    Camorra, assolto il primario Carmine Antropoli, ex sindaco di Capua

    La Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere (presidente Roberto Donatiello, giudice a latere Alessandro De Santis) ha assolto, dall’accusa di concorso esterno in associazione camorristica, il medico e primario dell’ospedale Cardarelli di Napoli, ex sindaco di Capua, Carmine Antropoli per il quale il sostituto procuratore Maurizio Giordano aveva chiesto, al termine della sua requisitoria, dieci anni di reclusione.
    Per Antropoli, difeso dagli avvocati Mauro Iodice e Vincenzo Maiello, nel febbraio del 2019, gli inquirenti chiesero ed ottennero dal gip un’ordinanza di custodia cautelare. I giudici hanno assolto dalla medesima accusa anche gli imputati Marco Ricci e Guido Taglialatela.
    Antropoli e’ stato pero’ condannato per il reato di violenza privata (un anno e otto mesi). Dura condanna infine per il collaboratore di giustizia Francesco Zagaria, principale accusato di Antropoli, a cui sono stati comminati 17 anni e 3 mesi di reclusione per omicidio e altri reati minori, a fronte di una richiesta del pm di 8 anni e sei mesi.
    “Non ho mai perso fiducia nella giustizia. Finalmente la Corte di Assise mi ha restituito la dignita’. Ringrazio i miei avvocati Iodice e Maiello per la vicinanza umana dimostratami in questa triste vicenda”, ha detto Antropoli. LEGGI TUTTO

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    Caserta, spaccio via telefono: 7 misure cautelari

    Caserta. Nelle prime ore del mattino, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Aversa, all’esito di un’articolata attività di indagine, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari nei confronti di sette persone di cui tre di custodia cautelare in carcere e quattro di arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli Nord su richiesta di questa Procura della Repubblica.
    Le indagini svolte negli ultimi mesi dell’anno scorso hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza in relazione a numerose condotte di cessione di sostanza stupefacente del tipo cocaina ed ad una ipotesi di tentata estorsione collegata alla sottrazione di diversi chilogrammi di hashish da un carico di 100 kg occultato nel territorio di Orta di Atella e destinato alla successiva commercializzazione.
    Le operazioni d’ intercettazione telefonica disposte sulle utenze nella disponibilità degli indagati si sono rivelate estremamente efficaci disvelando modalità, tempi e luoghi in cui avvenivano le richieste e le consegne di droga nonché la piena e continuativa sinergia tra i soggetti che si approvvigionavano della droga con quelli che la “piazzavano” in diverse zone dell’ampio territorio di Giugliano e della provincia di Caserta in cui operavano.
    Gli elementi acqui siti nel corso delle indagini, inoltre, si sono rivelati immediatamente dimostrativi di un ‘attività di spaccio che, gestita attraverso continuative comunicazioni telefoniche, essenziali e spesso prive di significato compiuto, tra acquirenti e spacciatori ed un linguaggio convenziona le, riforniva di piccoli quantitativi di cocaina e raramente anche di hashish un numero e levato di acquirenti sempre negli stessi luoghi ed, in particolare, nei pressi di noti bar e pizzerie agevolmente individuabili.
    Gli indagati in meno di tre mesi d’indagini benchè privi di una vera e propria struttura organizzata, risultavano estremamente operativi con centinaia di conversazioni telefoniche giornaliere, tutte con una durata brevissima di 10/40 secondi e finalizzate a definire il numero di dosi e la località di incontro con il pusher che provvedeva alla consegna.
    Le attività di osservazione e di pedinamento della Polizia Giudiziaria a cui conseguiva, in alcuni casi anche il sequestro della droga, consentivano di accertare una fiorente attività di distribuzione di picco le dosi, non più di 20 (venti) da gr.0.30 ciascuna ed un numero elevato di cessioni quotidiane fino a raggiungere circa 100, pari a euro 70 per grammo ed a 1 Kg al mese circa per un valore di euro 70mila (settantamila) mensili.
    I soggetti destinatari delle misure gestivano la lucrosa attività senza una base operativa e con una prospettiva di vita breve, dando vita ad un modello di distribuzione itinerante che fondato su risalenti e stabili rapporti, anche di natura personale, con gli acquirenti si avvaleva dell’intervento, con funzioni meramente esecutive, di un altro soggetto o di altri soggetti per la consegna della droga.
    Nel ricostruire le modalità attraverso le quali veniva svolta l’attività di spaccio, per come emersa dalle conversazioni intercettate e dai riscontri eseguiti dalla polizia giudiziaria, il GIP presso il Tribunale di Napoli Nord ripercorreva le tappe più importanti dell’indagine evidenziando gli eventi che avevano determinato una momentanea criticità nella distribuzione della droga, come ad esempio l’ arresto di un pusher, o che avevano ulteriormente incrementato le difficoltà investigative, come ad esempio le condotte di favoreggiamento commesse da alcuni acquirenti abituali concretizzatesi nel disvelamente dei controlli eseguiti dalla polizia giudiziaria nei luoghi di abituale cessione a cui conseguiva la immediata sostituzione delle schede telefoniche. LEGGI TUTTO

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    Caserta, altri medici indagati per il caso di Angela Iannotta

    Aumenta il numero di indagati nella duplice inchiesta per omicidio colposo per la morte di Francesco Di Vilio e per le lesioni gravissime riportate da Angela Iannotta.Continua la campagna di solidarieta’ per Angela.
    Il filone della duplice indagine condotta dalla magistratura sammaritana si allarga a macchia d’olio.Oltre al chirurgo bariatrico dott. Stefano Cristiano sono indagati altri medici sia della Clinica Villa Letizia de L’Aquila che della Clinica Villa del Sole di Caserta.Non si conosce al momento ancora il numero esatto degli inquisiti dopo soli 3 mesi di indagini.
    Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti e’ al vaglio anche una ipotesi di colpa organizzativa dei responsabili della Clinica Villa del Sole e del suo direttore sanitario, dott. Nicolino Rosato.

    La Clinica  nei giorni scorsi e’ stata oggetto di un bliz da parte della squadra di polizia giudiziaria e dei Nas con una perquisizione e un decreto di sequestro emesso dal Procuratore capo della Repubblica di Santa Maria C.V. dott. Carmine Renzulli per sequestrare ulteriori atti e documenti amministrativi.Il tutto e’ avvenuto alla presenza dello stesso direttore sanitario e del dott. Americo Porfidia, azionista della struttura.
    Nel passato erano gia’ state sequestrate le cartelle cliniche e la documentazione sanitaria di Angela Iannotta e di Francesco Di Vilio da parte della polizia giudiziaria su ordine del Pubblico Ministero delegato delle indagini; atti che ora solo al vaglio di un pool di esperti.Cio’ a seguito della denunzia degli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo, legali delle famiglie delle due vittime dei casi di presunta malasanita’.
    Adesso gli inquirenti passano al setaccio il management sanitario della struttura sanitaria casertana.
    Si punta ad accertare se la Clinica Villa del Sole e’ in possesso dei requisiti per l’accreditamento istituzionale a svolgere rischiosi interventi di chirurgia bariatrica ( come quello eseguito su Angela Iannotta, a seguito del quale e’ finita in pericolo di vita ) e interventi chirurgici complessi (come i tre eseguiti su Francesco Di Vilio, a seguito dei quali e’ deceduto ); tutti avvenuti in regime di convenzione e pagati dal servizio sanitario nazionale.
    Gli inquirenti vogliono accertare se la Clinica Villa del Sole di Caserta abbia i requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici tale da attribuirle correttamente il previsto livello di classe per eseguire tali speciali prestazioni e che tipo di rapporto di lavoro aveva il dott. Cristiano con la clinica di Caserta. LEGGI TUTTO

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    Camorra, i Casalesi avvertiti dell’indagini grazie a una soffiata

    Cinque numeri, un anno e un cognome: 37367 – 2017, Arlomede. Era questa la ‘soffiata’ arrivata agli imprenditori legati al clan dei Casalesi che si spartivano appalti ottenuti con sistemi corruttivi. Un modo per avvisarli: stanno indagando su di voi.
    Il numero era quello del registro notizie di reato, la data era quella dell’apertura del fascicolo di indagine, Arlomede il nome del pm che ne era titolare. Ecco quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare per 35 persone legate per gli inquirenti alla fazione Schiavone della cosca che cosi’ investiva nell’economia legale e riciclava.
    “Nicola questo ovviamente noi non potremo mai saperlo. Anche se segretato: 37367 del 2017. Giudice Arlomede”, diceva il 20 gennaio del 2019 l’imprenditore napoletano Crescenzo De Vito al telefono con Nicola Schiavone, cugino del boss dei Casalesi, figura centrale dell’inchiesta.

    Per rivelazione di segreto istruttorio, De Vito e’ ai domiciliari e sono indagati l’avvocato Matteo Casertano, anch’egli ai domiciliari, il funzionario dell’istituto di Credito Banca Popolare di Torre Del Greco, Francesco Chianese, per il quale il gip ha disposto il divieto di esercitare attivita’ bancaria e creditizia per sei mesi, mentre un carabiniere in servizio alla Procura di Napoli e’ solo indagato.
    A diffondere per primo il segreto investigativo sarebbe stato Chianese, che nel settembre 2018 riceve il decreto di esibizione di documenti da parte della Dda di Napoli relativo a varie aziende che hanno conti nella banca, tra cui la Macfer srl di De Vito.
    Il funzionario passa queste informazioni a lui; questi si rivolge quindi al cugino, l’avvocato penalista Casertano che a sua volta chiama il carabiniere della Procura per avere informazioni. Tutte le notizie riservate che De Vito riesce a sapere le gira a Nicola Schiavone. Tutto emerge nella telefonata del 7 gennaio 2019.
    “Allora loro devono avere tutta la documentazione, tanto noi facciamo quello che abbiamo fatto venti trent’anni fa” dice Schiavone. “Da 15 a 20 anni a questa parte, non ci sono reati penalmente rilevanti” sottolinea Schiavone cercando di tranquillizzare De Vito. LEGGI TUTTO

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    Camorra, arrestati i “colletti bianchi” dei Casalesi

    Camorra, costosi regali, soffiate da parte di funzionari pubblici e forze dell’ordine corrotti, appalti truccati, estorsioni: c’è di tutto nella nuovo ordinanza di custodia cautelari con 35 persone legate ai Casalesi arrestate oggi su disposizione del Gip di Napoli, Giovanna Cervo.
    Tra gli arrestati ci sono Nicola Schiavone, il fratello Vincenzo Schiavone e Dante Apicella: nomi importanti per la Procura di Napoli in quanto da sempre – almeno dagli anni 80 – esponenti di spicco del clan dei Casalesi ma con funzioni direttive e da colletto bianco, ovvero da rappresentanti di quell’area grigia capace di accaparrarsi appalti pubblici, come quelle nelle ferrovie o indetti da enti locali.
    Ma anche di garantire la sopravvivenza attuale di un clan i cui capi, insieme a killer ed estorsori, sono tutti in carcere. Tutti gia’ imputati nel maxiprocesso ai Casalesi “Spartacus”, con Apicella condannato cosi’ come Vincenzo Schiavone, mentre Nicola e’ stato assolto. Per i tre, il Gip di Napoli Giovanna Cervo ha disposto il carcere con l’accusa di associazione camorristica (con Apicella, da anni detenuto, sono stati arrestati anche il fratello Vincenzo e il nipote Pietro).

    Nicola e Vincenzo Schiavone sono ritenuti i prestanome storici di Francesco Sandokan Schiavone, di cui sono cugini, e per conto del quale hanno gestito le sue tante attivita’ economiche, tanto da foraggiare continuamente la famiglia Schiavone; e proprio quando il rubinetto dei fratelli Schiavone si e’ chiuso, il figlio primogenito di Sandokan, si chiama anch’egli Nicola Schiavone, ha deciso di iniziare a collaborare con la giustizia.
    Anche Dante Apicella era uno dei piu’ fidati collaboratori del capo, tra gli esponenti piu’ in vista del clan con mega-villa a Casal di Principe, poi confiscata dallo Stato e che ora ospitera’ il nuovo Commissariato della Polizia di Stato.
    Camorra, la moglie di Sandokan e i dissidi con marito e famiglia
    In una delle intercettazioni presenti nell’ordinanza del gip Cervo, risalente all’8 novembre 2014, emerge anche il progressivo allontanamento di Giuseppina Nappa, moglie di Sandokan, dal marito che lei ritiene colpevole di avere messo in difficolta’ l’intera famiglia e di avere trascinato i figli sulla sua strada.
    Le sorelle di Sandokan, invece, accusano la cognata di avere prosciugato le risorse. Inoltre, nel colloquio in carcere del 7 luglio 2018, Giuseppina Nappa si presenta per preannunciare la scelta degli figlio Nicola di avviare una collaborazione con la giustizia.
    Camorra, anche gemelli d’oro Cartier al funzionario Rfi corrotto
    Figurano anche un paio di costosi gemelli d’oro di Cartier, del valore di 600 euro, tra i beni che un ex dirigente di RFI avrebbe ricevuto in cambio dei suoi “servigi”.  Nell’ambito “di un duraturo rapporto corruttivo”, scrive il gip (l’inchiesta spazia da gennaio 2018 a inizio aprile 2019) i funzionari indagati avrebbero ricevuto doni alimentari, cravatte di pregio, oggetti di vario tipo, soggiorni alberghieri e costose cene.
    Due ex dirigenti, inoltre, avrebbero ottenuto periodicamente, somme di denaro in contanti, di circa mille euro mensili. Per tutti, infine, Nicola Schiavone si era offerto di intercedere presso i vertici di RFI con i quali era in rapporti, per sostenere le carriere dei funzionari.
    Camorra, la “soffiata” sull’indagine: il ruolo dell’avvocato, del funzionario di banca e del carabiniere corrotti
     “Nico’ questo ovviamente noi non potremo mai saperlo. Anche se segretato: 37367 del 2017. Giudice Arlomede”. Cosi’ l’imprenditore napoletano Crescenzo De Vito informava nel gennaio 2019 il consulente Nicola Schiavone, ritenuto prestanome di lunga data del capo dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone, di un’indagine anticamorra che li riguardava, e che oggi li ha portati entrambi agli arresti (35 in totale gli arresti).
    Per Nicola Schiavone, il Gip di Napoli, Giovanna Cervo ha disposto il carcere per associazione mafiosa e reati relativi ad appalti di Rfi finiti ad aziende colluse, per De Vito i domiciliari in relazione proprio alla rivelazione del segreto istruttorio. LEGGI TUTTO

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    Camorra, appalti ai Casalesi nella rete ferroviaria: 35 arresti

    Camorra: affari del clan dei Casalesi negli appalti per i servizi della rete ferroviaria e di pavimentazione stradale.
    Sono 35 le misure cautelari eseguite nelle province di Napoli, Caserta, Roma, Bari e Lecco da ufficiali e agenti di polizia giudiziaria della Direzione investigativa Antimafia di Napoli e dai carabinieri del comando provinciale di Caserta e del nucleo investigativo del Dap. Sono 17 le persone finite in carcere, altrettante agli arresti domiciliari, mentre un altro soggetto è destinatario dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
    I provvedimenti sono stati emessi dal Gip del tribunale di Napoli su richiesta della Dda della procura di Napoli. Gli indagati sono ritenuti attigui al clan dei Casalesi, fazione capeggiata da Francesco Schiavone detto Sandokan, accusati di estorsione, intestazione fittizia di beni, turbativa d’asta, corruzione e riciclaggio, con l’aggravante della agevolazione mafiosa.
    Eseguiti anche decreti di sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore complessivo stimato in circa 50 milioni di euro. Contestualmente è stata eseguita dai carabinieri di Caserta un’altra misura cautelare, emessa in un separato procedimento, nei confronti di un avvocato e del responsabile di un’agenzia bancaria, accusati di aver rivelato a uno degli indagati l’esistenza delle indagini.
    La contestazione dei pm Antonello Ardituro e Graziella Arlomede all’avvocato e al funzionario di banca e’ di rivelazione di segreto d’ufficio, reato aggravato dal metodo mafioso. A entrambi gli inquirenti contestano di avere rivelato a una delle persone indagate, l’esistenza dell’attivita’ investigativa sul suo conto, contestazione provata poi anche da una fitta trama di intercettazioni telefoniche tra diversi indagati a cui era giunta la notizia ‘soffiata’. LEGGI TUTTO