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    Bus precipitato dal Viadotto: legali ‘Autostrade’ chiedono nuova perizia

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    Botta e risposta, oggi, tra avvocati e sostituto procuratore generale, durante l’udienza del processo d’Appello in corso a Napoli sulla tragedia del bus precipitato il 28 luglio 2013 sull’autostrada A16, che costo’ la vita a oltre 40 persone.

    I legali di “Autostrade” hanno infatti presentato al giudice la richiesta di una nuova perizia sulla dinamica dell’incidente e anche sulla corrosione dei perni che, secondo i legali, non era prevedibile. A questa richiesta si sono opposti sia il sostituto procuratore generale Stefania Buda e l’avvocato Sergio Pisani, legale di Gennaro Lametta, proprietario del bus. Entrambi hanno infatti sostenuto che su entrambi gli aspetti sia stata fatta piena luce dalla perizia acquisita dai giudici di primo grado. Accertamenti eseguiti dai periti nominati dalla Procura di Avellino che hanno stabilito in maniera chiara l’angolo di impatto del bus contro le barriere e anche lo stato di corrosione dei perni.

    L’avvocato Pisani ha anche ricordato le dichiarazioni rese dai sopravvissuti durante il processo, secondo le quali l’autobus, nella fase finale, viaggiava parallelamente ai news jersey (le barriere di contenimento laterali, ndr)”. “Le foto allegate agli atti – ha spiegato Pisani – evidenziano come lo stato di degrado dei tiranti di ancoraggio dei new jersey: era logico che in un punto come quello dove e’ avvenuto l’incidente, l’uso del sale per sciogliere la neve avesse effetti anche sugli ancoraggi”.

    Il prossimo 25 marzo, i giudici della seconda sezione penale (presidente Miele), dovranno pronunciarsi sulla richiesta degli avvocati degli imputati ma anche relativamente alle istanze del sostituto procuratore generale, che ha chiesto l’acquisizione di alcune conversazioni intercettate dalla Procura di Avellino subito dopo la lettura della sentenza di primo grado, e dell’avvocato Pisani che invece ha chiesto l’escussione del meccanico che pochi giorni prima della tragedia esegui’ un controllo al serraggio dei perni della trasmissione del bus, la cui rottura mise fuori uso i freni. LEGGI TUTTO

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    Camorra, arrestato per tentato omicidio esponente clan Genovese-Forte-Galdieri

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    Tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco sono le accuse per cui è in stato di fermo un uomo di 32 anni di Avellino, esponente del clan Genovese-Forte-Galdieri.
    Nel pomeriggio di ieri la squadra mobile di Napoli, insieme a quella di Avellino, ha dato esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia nei confronti del pregiudicato D.V. ritenuto gravemente indiziato di tentato omicidio.
    Le indagini avviate il 20 agosto 2020, supportate da attività tecniche, hanno permesso di raccogliere elementi probatori nei confronti dell’uomo, per il ferimento di un altro pregiudicato, ferito al volto da alcuni colpi di arma da fuoco calibro 7.65.

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    L’aggressione sarebbe maturata in un contesto legato a contrasti inerenti la distribuzione di droga nella provincia di Avellino. LEGGI TUTTO

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    Figlio del boss stanato in un B&B a Pescara: era latitante da 2 anni

    Era latitante da due anni ed era riuscito a sfuggire alle forze di polizia nascondendosi anche in un b&b di Pescara.

    Proprio nel suo ultimo rifugio lo hanno scoperto gli agenti del commissariato di Lauro e Salvatore Cava, 37 anni, figlio di Biagio, boss morto due anni fa, non si e’ opposto all’arresto. Su di lui pendeva una misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Per l’autorita’ giudiziaria avrebbe dovuto trovarsi in obbligo di soggiorno nel comune di Pago del Vallo di Lauro, proprio nella villa bunker che fu di suo padre, protagonista della faida quarantennale con il clan Graziano per il controllo del Vallo di Lauro e del racket delle estorsioni nella provincia di Avellino.

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    Quando gli agenti hanno fatto irruzione nell’appartamento, Salvatore Cava si trovava con la moglie. Il primo arresto risale al maggio del 2010 e anche in quel caso aveva beffato le forze di polizia per due anni, al punto da finire nell’elenco dei cento ricercati piu’ pericolosi d’Italia; in quel caso Salvatore Cava si trovava in una villetta a poca distanza dalla residenza della famiglia proprio a Pago del Vallo di Lauro.

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    Napoli, revocata la sorveglianza speciale a D’Onofrio o’ mangiavatt

    Napoli, revocata la sorveglianza speciale a D’Onofrio o’ mangiavatt.

    L’ottava Sezione della Corte di Appello di Napoli (Presidente Giovanna Grasso, Giudice a latere Gallucci e Cioffi), accogliendo l’Appello dell’avvocato Vittorio Fucci jr, ha revocato la misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale con obbligo di soggiorno per la durata di 3 anni, che, in primo grado, era stata inflitta a Vincenzo D’onofrio, di Arpaia, di 53 anni, soprannominato “O’ Mangiavatt”, noto alle cronache per molteplici vicende giudiziarie legate anche alla sua attività di custode del cimitero di Arpaia.
    D’onofrio, con molteplici precedenti penali, era stato coinvolto anche in procedimenti per associazione camorristica, all’esito dei quali è stato, però, assolto. LEGGI TUTTO

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    Nuovo clan Partenio: prime condanne con rito abbreviato

    Nuovo clan Partenio: prime condanne con rito abbreviato

    Condannati per associazione mafiosa, estorsione, minacce e danneggiamento quattro esponenti del clan Partenio, attivo ad Avellino e nell’hinterland. Avevano chiesto il rito abbreviato e lo stralcio della loro posizione dal processo che vede imputati altri 27 esponenti della cosca guidata dai fratelli Nicola e Pasquale Galdieri. Il gup di Napoli, Rossella Marro, ha inflitto 13 anni e 4 mesi di reclusione Filippo Chiauzzi, contro i 20 richiesti dalla Dda, e 11 anni e 10 mesi anche a Elpidio Galluccio, per il quale i pm avevano chiesto 18 anni.
    Piu’ miti le condanne ai fratelli Pasquale e Ferdinando Bianco, che dovranno scontare 4 e 5anni e 4 mesi di carcere, contro i 10 richiesti dal pubblico ministero. L’indagine dell’Antimafia di Napoli risale al 2019, quando furono arrestate 30 persone coinvolte nel racket delle estorsione e in un vasto giro di usura nella provincia irpina.

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    Avellino, ricatti osè anche a un prete: condannati due giovani

    Avellino, ricatti osè anche a un prete: condannati due giovani
    Hanno approfittato dell’ingenuita’ dei loro interlocutori, pescati in rete tra social e chat, per convincerli a scattare foto o girare filmati intimi da condividere on line, con la promessa dell’assoluta riservatezza. E, invece, quello che doveva essere un gioco un po’ spinto si e’ tramutato in un incubo per una ragazza, un barista e persino un sacerdote. Due giovani, un 28enne di Avellino e un 27enne di Prata Principato Ultra, sono stati condannati, mentre un 24enne di Santa Lucia di Serino e’ stato assolto dal gup del tribunale di Avellino al termine del processo con rito abbreviato.

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    I fatti risalgono al 2016, quando i tre furono indagati e denunciati dalla Squadra mobile della questura di Avellino. Tutti accusati di truffa, tentata estorsione aggravata, minacce e molestie. Il 28enne dovra’ scontare 2 anni e sei mesi di reclusione. Pena piu’ lieve per il 27enne, condannato a 2 anni e due mesi di carcere. Il gup ha riconosciuto l’impianto accusatorio per il quale i due avrebbero indotto le loro vittime a produrre materiale ose’, minacciando li poi di divulgare il tutto o di consegnarlo ai familiari se non avessero pagato. Alcune minacce non sono andate a buon fine perche’ le vittime si sono rivolte alle forze dell’ordine.

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    Processo Isochimica: morto 32esimo operaio, si era costituito parte civile

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    a.button{padding:12px;flex:1}@media only screen and (max-width: 767px){.scriptlesssocialsharing .sss-name{position:absolute;clip:rect(1px, 1px, 1px, 1px);height:1px;width:1px;border:0;overflow:hidden}}Processo Isochimica: morto 32esimo operaio, si era costituito parte civileAncora pochi giorni e avrebbe potuto assistere alla requisitoria del pm nel processo in cui era costituito parte civile, e forse anche alla sentenza. Roberto Della Ragione, 61 anni ex operaio dell’Isochimica, e’ morto dopo una lunga battaglia contro l’asbestosi, contratta nel periodo in cui ha lavorato nella fabbrica che scoibentava le carrozze ferroviarie.L’ex operaio, passato poi a lavorare come amministrativo nell’ospedale Landolfi di Solofra, si era costituito parte civile, assieme ad altre 237 persone, tra le quali i familiari degli altri 31 operai morti per patologie legate all’esposizione all’amianto. Il 22 gennaio prossimo nell’aula bunker di Poggioreale a Napoli, presa in prestito dal tribunale di Avellino per avere una capienza adeguata, le battute finali del processo che si trascina da anni e che vede imputati ex alti dirigenti di Ferrovie dello Stato, ex amministratori comunali e responsabili dell’azienda, accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo, disastro ambientale e violazioni delle norme ambientali..ubb8993b7272c30649d42d393361edf6e{padding:0px;margin:0;padding-top:1em!important;padding-bottom:1em!important;width:100%;display:block;font-weight:bold;background-color:#eaeaea;border:0!important;border-left:4px solid #34495E!important;box-shadow:0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17);-moz-box-shadow:0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17);-o-box-shadow:0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17);-webkit-box-shadow:0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17);text-decoration:none}.ubb8993b7272c30649d42d393361edf6e:active,.ubb8993b7272c30649d42d393361edf6e:hover{opacity:1;transition:opacity 250ms;webkit-transition:opacity 250ms;text-decoration:none}.ubb8993b7272c30649d42d393361edf6e{transition:background-color 250ms;webkit-transition:background-color 250ms;opacity:1;transition:opacity 250ms;webkit-transition:opacity 250ms}.ubb8993b7272c30649d42d393361edf6e
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    .postTitle{text-decoration:underline!important}LEGGI ANCHE  Coronavirus: screening di massa in 5 comuni ex zona rossa salernitanoNei 13 anni di fase preliminare e di processo di primo grado e’ venuto a mancare anche il principale imputato, l’imprenditore Elio Graziano proprietario dell’azienda. La cartella clinica di Della Ragione sara’ acquisita agli atti del processo..alm-btn-wrap{display:block;text-align:center;padding:10px
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    Nuovo colpo al clan Partenio: sequestrati beni per un milione di euro

    Cronache » Cronaca » Nuovo colpo al clan Partenio: sequestrati beni per un milione di euro

    Cronaca

    Pubblicato
    23 minuti fa circa (10:41)
    il
    15 Dicembre 2020

    foto da sala stampa guardia di finanza napoli

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    Nuovo colpo al clan Partenio: sequestrati beni per un milione di euro.

    I Comandi Provinciali dell’Arma dei Carabinieri di Avellino e della Guardia di Finanza di Napoli hanno dato esecuzione, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ad un sequestro preventivo in via d’urgenza di beni del valore di oltre 1 milione di euro.
    Il provvedimento riguarda beni mobili, fabbricati, crediti, beni aziendali, azioni quote e strumenti dematerializzati transitati da una Società a responsabilità limitata, la “PUNTO FINANCE” con sede a Roma, già sottoposta a sequestro lo scorso 9 novembre, ad un’altra società riconducibile sempre a uno degli indagati.
    In particolare, nel corso degli accertamenti di natura economico-finanziaria sul Nuovo clan Partenio è emerso che il rappresentante di fatto, già destinatario di misura cautelare in carcere, ha eseguito una scissione parziale della stessa mediante la costituzione della nuova società intestata alla nipote, a cui sarebbero stati ceduti fabbricati, crediti e immobilizzazioni finanziarie del suindicato importo.

    La nuova entità giuridica avrebbe successivamente messo in atto procedure finalizzate all’alienazione dei beni simulando atti di compravendita di fatto eseguiti e controllati dalla stessa S.r.l..
    Il sequestro in argomento scaturisce da ulteriori approfondimenti investigativi collegati alla nota operazione “ASTE OK” condotta lo scorso 9 novembre che ha consentito di disarticolare un’organizzazione malavitosa composta da soggetti ritenuti compartecipi in una consorteria criminale, supportata da elementi di spicco del clan camorristico denominato Nuovo Clan Partenio (egemone nell’avellinese), all’interno del quale si muovevano alcuni sodali dediti all’alterazione fraudolenta di aste giudiziarie indette dal Tribunale di Avellino.

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    Cronaca Napoli
    Napoli, rissa in Piazza Garibaldi: arrestati 3 migranti

    Pubblicato
    2 ore fa
    il
    15 Dicembre 2020

    foto di repertorio

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    Napoli. Rissa in Piazza Garibaldi. Carabinieri arrestano 3 uomini.
    I carabinieri del nucleo radiomobile di Napoli hanno arrestato per rissa 3 cittadini di nazionalità marocchina (47, 45 e 33 anni) già noti alle forze dell’ordine. E’ da poco passata la mezzanotte e i militari dell’Arma – nel percorrere via spaventa nei pressi di Piazza Garibaldi – notano i 3 che se le danno di santa ragione.

    Volano calci e pugni e i carabinieri intervengono riuscendo a bloccarli. Durante gli accertamenti è emerso anche che uno dei tre uomini – il 33enne – era sottoposto alla misura degli arresti domiciliari in Casagiove per tentato furto e risponderà, dunque, anche del reato di evasione. Gli arrestati sono in caserma in attesa di giudizio.

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    Figlia del sindaco di Conza della Campania annegata dopo un incidente: assolti funzionari dell’Anas

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    Da Napoli ad Avellino per rubare farmaci oncologici: arrestati in due

    Cronache » Primo Piano » Da Napoli ad Avellino per rubare farmaci oncologici: arrestati in due

    Primo Piano

    Pubblicato
    4 ore fa circa (17:50)
    il
    12 Novembre 2020

    Da Napoli ad Avellino per rubare farmaci oncologici: arrestati in due.

    Sono due pluripregiudicati di Napoli – dei quali , pero’, non sono sono state fornite la generalita’ – i responsabili del furto di medicinali oncologici, per un valore di 1 milione e 300 mila euro, compiuto nel febbraio del 2019 nella farmacia dell’ospedale “Moscati” di Avellino.
    Due ordinanze di custodia cautelare sono sono state infatti eseguite dagli agenti della Squadra Mobile di Avellino e Napoli. Alla loro identificazione gli investigatori sarebbero arrivati attraverso intercettazioni telefoniche poi suffragate da impronte digitali e tracce di Dna. Le indagini continuano per arrivare alla identificazione di altre due persone che parteciparono al furto.

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    Flash News

    Pubblicato
    17 minuti fa
    il
    12 Novembre 2020

    Castellammare, altri 6 morti covid all’ospedale San Leonardo Si aggiorna la lista delle persone decedute: 10 in due giorni.

    Nella giornata di oggi sono 6 i pazienti deceduti. Di questi sei quattro erano ricoverati nell’ormai ex pronto soccorso destinato ad accogliere i pazienti positivi al Covid. Ai quattro deceduti, positivi al Coronavirus, si aggiungono anche altri due pazienti ricoverati uno nel reparto di rianimazione e un altro in cardiologia.
    Attualmente le ambulanze nell’area parcheggio dell’ospedale sono tre, le altre sono state liberate. Erano ferme in attesa di recuperare le barelle su cui erano poggiati i malati vista l’assenza di letti. Pieno l’obitorio che riesce ad accogliere all’incirca 7-8 feretri. Negli ultimi 4 giorni sono stati registrati almeno dieci vittime tra le mura dell’ospedale stabiese ormai noto per le difficoltà nella gestione dell’emergenza Covid.
    emidav

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    Camorra ad Avellino: l’ex segretario provinciale della Lega favorì l’elezione del figlio del boss

    Cronache » Cronaca Campania » Avellino e Provincia » Camorra ad Avellino: l’ex segretario provinciale della Lega favorì l’elezione del figlio del boss

    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    3 settimane fa circa (22:48)
    il
    9 Novembre 2020

    Camorra ad Avellino: l’ex segretario provinciale della Lega favorì l’elezione del figlio del boss.

    E’ quanto emerge dall’inchiesta bis sul nuovo clan Partenio che stamane ha portato all’emissione di 14 ordinanze cautelari e al sequestri di bnei per 4 milioni di euro. Si tratta dell’avvocato Sabino Morano che secondo le accuse della Dda ha ostacolato il libero esercizio del voto il “Nuovo Clan Partenio”, procurando preferenze per Damiano Genovese, l’ex consigliere comunale e figlio del boss ergastolano al 41 bis Damiano. Lo scrive il gip di Napoli Fabrizio Finamore nell’ordinanza cautelare. Complessivamente sono 17 le persone indagate dai sostituti procuratori Henry John Woodcock, Simona Rossi e Luigi Landolfi. Il clan, secondo gli inquirenti, ha contaminato le elezioni amministrative tenutesi ad Avellino nel giugno del 2018.
    Morano, sempre secondo i pm, avrebbe accettato la promessa di procurargli i voti nelle elezioni comunali fatta dai capiclan Pasquale e Nicola Galdieri, anche attraverso Damiano Genovese. In cambio avrebbe dovuto soddisfare, scrive il gip, “non meglio specificate utilita’ e in cambio della disponibilita’ a soddisfare gli interessi e le esigenze del clan e dei suoi membri”. Gia’ in campagna elettorale, tra l’altro, ci sarebbe stato un impegno concreto – sostengono gli investigatori – in merito a un centro pugilistico gestito dalla camorra in una scuola del capoluogo irpino. Tra i destinatari delle misure cautelari figurano anche l’imprenditrice Livia Forte, per i carabinieri di Avellino in stretti contatti con il clan (le viene contestata l’associazione di stampo mafioso) la quale, insieme al fratello Modestino (anche per lui, come per la sorella, e’ stato disposto il carcere) assoggettavano alle volonta’ della camorra le loro vittime, i proprietari degli immobili messi all’asta, approfittando del loro stato di necessita’.
    Livia e Modestino Forte, insieme con Armando Pompeo Aprile (anche per lui il gip ha disposto il carcere), soprannominati “i tre-tre”, sono personaggio molto noti ad Avellino. Partecipavano alle attivita’ criminose connesse alla gestione delle aste immobiliari, principalmente quelle incardinate nel Tribunale di Avellino, utilizzando anche violenze e minacce per intimidire i partecipanti a vantaggio loro e del clan.
    “Ho vinto, stiamo al Comune”. Esordisce entusiasta Damiano Genovese nel colloquio nel carcere di Voghera con il padre Amedeo, detenuto in regime di 41 bis. E’ il 28 giugno 2018 e il figlio del boss che ha governato il giro di droga e il racket delle estorsioni ad Avellino e nell’hinterland negli anni 2000, esulta per il successo elettorale e per la posizione di forza. In uno dei rari colloqui concessi, Damiano Genovese illustra al padre, che non era mai riuscito a penetrare nell’amministrazione del capoluogo, le strategie dell’immediato. Hanno vinto i 5 Stelle, eleggendo Vincenzo Ciampi, “ma non hanno la maggioranza”, spiega Genovese al padre.
    TI POREBBE INETRESSARE ANCHE:Il clan Partenio aveva messo le mani sulle aste immobiliari: 14 arresti. I NOMI
    “Hanno 5 consiglieri e quindi chiamano noi”, aggiunge l’uomo, destinatario oggi di una delle misure cautelari nell’ambito dell’indagine della procura di Napoli su aste giudiziarie pilotate a favore di ‘amici’0 del clan nuovo Partenio. Nel colloquio intercettato il neo consigliere comunale, eletto nella lista della Lega assieme al candidato sindaco Sabino Morano e’ esplicito: “Andiamo insieme a loro (riferendosi al M5S, ndr.) pero’ io sto con la Lega”. Una condizione che non entusiasma Amedeo Genovese. “A me Di Maio non piaceva – esplicita il capoclan – che poi tutti e due (riferendosi anche a Di Maio e Salvini) stanno contro i detenuti, pero’ non fa niente!”. Damiano Genovese lascia anche intendere che si discutera’ della giunta. “Ma io l’assessore non lo faccio – confida al padre – perche’ mi dovrei dimettere da consigliere”. L’esito delle amministrative 2018 non e’ andato proprio come i Genovese speravano, dato che contavano di eleggere Morano, avvocato e segretario provinciale dell’epoca della Lega ad Avellino, come sindaco. “E’ un bravo ragazzo – dice Damiano Genovese – se lo merita perche’ sta sempre a disposizione”.
    Il clan aveva un controllo capillare delle aste giudiziarie che si tenevano nel tribunale civile di Avellino. Il clan Partenio riusciva a condizionare il settore immobiliare di Avellino e dell’hinterland. Le possibilita’ erano due: acquisire a prezzi ribassati immobili anche di valore, oppure costringere i precedenti proprietari, che si erano visti pignorare i loro beni, a pagare somme per evitare che alle aste si presentassero concorrenti che impedissero la riacquisizione. E’ cosi’ che la cosca e’ riuscita a creare un patrimonio di almeno 59 appartamenti e 26 terreni, tutti sequestrati oggi dalla Guardia di finanza di Napoli su ordine della direzione Distrettuale Antimafia.
    Nell’indagine condotta dai pm Landolfi, Woodcock e Rossi sono stati arrestati 14 esponenti del clan che fa capo ai fratelli Nicola e Pasquale Galdieri. E proprio i Galdieri, attraverso l’immobiliarista Lidia Forte, riuscivamo a controllare il mercato immobiliare ad Avellino e in provincia. In un ristorante di proprieta’ della famiglia Forte si tenevano i vertici per organizzare il controllo delle aste, e li’ venivano convocati i proprietari soggetti a pignoramento che erano minacciati dal clan. I malcapitati erano messi di fronte alla scelta di pagare somme consistenti per evitare che i loro immobili finissero in altre mani, oppure potevano riacquistare in un secondo momento la casa perduta dalle mani dello stesso clan. Nell’operazione scattata oggi la Guardia di finanza e i carabinieri del comando provinciale di Avellino hanno sequestrato una serie di assegni circolari tutti incassati dalla famiglia Forte anche attraverso prestanome.

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    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    11 ore fa
    il
    28 Novembre 2020

    Foto da Google

    Cura e ricerca. Volpe, La Verde, D’Andrea e Caraglia medici e scienziati impegnati contro il covid
    Si sono distinti nella lotta al coronavirus per i loro comportamenti, ricerche, cure e impegno. Ci sono quattro medici e ricercatori irpini tra i premiati dalla Commissione per i diritti umani. Con loro il professore Paolo Ascierto, del Pascale.
    I dottori Silvestro Volpe, Stefano La Verde, Aldo D’Andrea e Michele Caraglia si sono distinti per l’impegno profuso in favore delle popolazioni e del territorio, ma anche impegno nella ricerca scientifica nel periodo della lotta al Covid 19, in questi lunghi mesi di pandemia. Per queste ragioni l’International Human Right Commission li ha premiati. Solo loro i Primari, medici di base, ricercatori e dottori rientrati in servizio dalla pensione per aiutare i malati, in storie quotidiane dalla frontiera della lotta al covid.
    L’IHRC è una organizzazione internazionale intergovernativa impegnata in Europa e nel mondo a promuovere iniziative umanitarie, sociali e di cooperazione. Gli studi, le ricerche e le attività vengono sottoposte ai Governi nazionali e internazionali per garantire e difendere i Diritti Umani soprattutto delle persone più deboli e spesso indifese.
    La Commissione Internazionale per i Diritti Umani ha quindi riconosciuta il valore e competenza di coloro che sono stati in prima linea in questa pandemia con un attestato di apprezzamento di valore internazionale.
    Il primo riconoscimento è andato allo scienziato Prof. Paolo Ascierto, Direttore del Dipartimento di Oncoematologia dell’Istituto Tumori di Napoli, considerato tra i migliori al mondo nel settore della immunoterapia e oncologia medica nonché autore di importanti ricerche per la lotta al Covid 19.
    A seguire il Dott. Silvestro Volpe irpino, Direttore Unità Operativa di Medicina Trasfusionale Azienda Ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino primo ad attivare la banca del plasma iperimmune per i malati Covid in Campania.
    Terzo riconoscimento al Prof. Michele Caraglia Direttore del laboratorio Covid presso il centro Ricerche Biogem di Ariano Irpino che ha messo a punto un tampone rapido ad alta attendibilità.
    Riconoscimento anche al medico Aldo D’Andrea già dirigente medico e chirurgo in pensione, che volontariamente ha voluto prestare servizio presso il reparto Covid di Avellino. Infine il dottore Stefano La Verde, medico di base di Avellino, in rappresentanza dell’impegno dei medici territoriali che pur avendo un elevata percentuale di pazienti affetti da Covid è riuscito a gestirli da casa con impegno, dedizione e professionalità somministrando cure appropriate e portandoli alla guarigione, evitando in tal modo di occupare inutilmente i reparti ospedalieri utili per pazienti più gravi.

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    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    1 giorno fa
    il
    27 Novembre 2020

    Gli uomini della Sezione Mobile del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria della Guardia di Finanza di Avellino hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti di 8 soggetti, e ad un decreto di sequestro preventivo per equivalente, per un ammontare complessivo pari ad euro 8.982.018,12.
    I provvedimenti sono stati emessi dal GIP presso il Tribunale di Napoli Dott. Saverio Vertuccio, su richiesta del Sost. Proc. Dott. Sergio Raimondi della Procura partenopea, III Sezione Reati Finanziari.L’attività investigativa, denominata operazione “Atterraggio Italia”, ha permesso di ricostruire una strutturata associazione a delinquere dedita all’emissione di fatture false. I componenti del sodalizio avevano costruito un sistema di frode “carosello” che prevedeva l’interposizione, nelle transazioni commerciali, di “società cartiere” che hanno consentito loro di evadere l’Iva per l’importo sopra indicato.In questo modo, gli indagati potevano acquistare ingenti partite di carburante da rivenditori siti in Croazia e Slovenia ed, evitando il pagamento dell’imposta, vendevano il prodotto ai clienti finali a prezzi molto bassi. Questi ultimi, di conseguenza, riuscivano a praticare prezzi “alla pompa” fuori mercato.
    Al termine delle indagini sono state accertate fatturazioni per operazioni soggettivamente inesistenti, nei confronti di 7 società riconducibili al sodalizio criminale disarticolato e 47 destinatarie dei prodotti, per un imponibile pari ad € 41.522.594,23 ed un’imposta IVA sottratta all’erario pari ad € 8.982.018,12.Le indagini hanno portato alla luce investimenti effettuati in territorio rumeno nel campo immobiliare ed anche nel settore del commercio dei prodotti petroliferi. In particolare, sono stati accertati rilevanti interessi economici di due indagati a Cluj Napoca, principale città della Transilvania.Infine, è stato appurato che tre dei soggetti indagati risultano tuttora percettori del reddito di cittadinanza. L’attività condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Avellino, evidenzia, ancora una volta, l’efficacia dell’attività di contrasto all’evasione fiscale, perpetrata dalle consorterie criminali.

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    Il clan Partenio aveva messo le mani sulle aste immobiliari: 14 arresti. I NOMI

    Cronache » Primo Piano » Il clan Partenio aveva messo le mani sulle aste immobiliari: 14 arresti. I NOMI

    Primo Piano

    Pubblicato
    12 ore fa circa (10:35)
    il
    9 Novembre 2020

    Il clan Partenio aveva messo le mani sulle aste immobiliari: 14 arresti.

    I Comandi Provinciali dell’Arma dei Carabinieri di Avellino e della Guardia di Finanza di Napoli hanno dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 14 indagati (8 da restringere in carcere e 6 ai domiciliari) e al sequestro preventivo di 5 società e dei relativi beni, crediti, azioni e quote sociali, per un valore complessivo stimato di circa 4 milioni di euro. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di più reati, quali Associazione per delinquere di tipo mafioso, Estorsione, Scambio elettorale politico-mafioso, Turbata libertà degli incanti, Falsità materiale, Truffa, Trasferimento fraudolento di valori e Riciclaggio.
    Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal GIP di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo partenopea, che ha coordinato le attività condotte congiuntamente dal Nucleo Investigativo dell’Arma dei Carabinieri di Avellino e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli.L’indagine, convenzionalmente denominata “ASTE OK”, ha consentito di disarticolare un’organizzazione malavitosa composta da membri di spicco del cosiddetto Nuovo Clan Partenio (egemone nel capoluogo irpino, oggetto dell’operazione “PARTENIO 2.0”, condotta il 14 ottobre del 2019), nonché da imprenditori e professionisti.Dalle risultanze investigative è infatti emerso un contesto di espansione degli interessi criminali del gruppo camorristico ai redditizi settori delle aste e delle acquisizioni immobiliari, unito a un sempre forte e corrispondente interesse a influenzare la vita politica e amministrativa della città di Avellino, allo scopo di accedere alla “cabina di regia” delle scelte operate dalla Pubblica amministrazione, per esempio, per l’appunto, in materia urbanistica ed edilizia.
    In particolare, anche attraverso le elaborate investigazioni economico-finanziarie sviluppate per seguire i trasferimenti di immobili ceduti all’asta e gli anomali flussi di regolamento, l’indagine ha consentito di acclarare forti legami tra alcuni sodali del clan camorristico, i titolari di alcune società di intermediazione immobiliare e professionisti nel settore i quali, avvalendosi dell’intimidazione derivante dal vincolo associativo, inibivano a proprietari “esecutati” la partecipazione alle aste giudiziarie aventi per oggetto propri beni, in questo modo appropriandosene al fine di chiedere ai medesimi ex-proprietari una quota di denaro maggiorata qualora avessero voluto rientrarne in possesso.Si ritiene che il sodalizio si sia avvalso di società intestate a prestanomi nelle quali sarebbero transitate le somme estorte in modo da poter ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa.
    L’attività ha documentato la promessa di voti in occasione delle elezioni del Consiglio Comunale di Avellino del giugno 2018 da parte di appartenenti al clan Genovese-Galdieri, nei confronti di un candidato consigliere – poi eletto – figlio di un boss detenuto, appartenente al medesimo gruppo, in cambio della riassegnazione della gestione di un centro sportivo sito in Avellino.Oltre a numerose perquisizioni nei confronti dei soggetti ritenuti organici o contigui al sodalizio criminoso, è in atto anche l’esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo relativo a 5 società (i cui titolari sono tra i destinatari della misura cautelare), di cui:– 1 struttura di assistenza sociale-residenziale;– 2 società immobiliari;– 1 società di consulenza amministrativa;– 1 attività di ristorazione.L’intero patrimonio delle società sottoposto a sequestro (tra cui 59 fabbricati e 26 terreni) è stato stimato in circa 4 milioni di euro, al quale si aggiungono le disponibilità finanziarie già sequestrate nei confronti degli indagati in data 14 ottobre 2019 ammontanti a circa 1,5 milioni di euro.Nel medesimo contesto operativo, è stata notificata la misura dell’“interdittiva antimafia”, già emessa dalla Prefettura di Avellino, alla società riconducibile alla cit. struttura di assistenza sociale-residenziale, nonché a un’altra azienda riferibile a un altro indagato.
    CUSTODIA CAUTELATRE IN CARCERE1. GALDIERI Pasquale, classe 1974, di Mercogliano;2. GALDIERI Nicola, classe 1975, di Mercogliano;3. DELLO RUSSO Carlo, classe 1977, di Mercogliano;4. PAGANO Beniamino, classe 1980, di Mercogliano;5. GENOVESE Damiano, classe 1983, di Avellino;6. FORTE Livia, classe 1961, di Avellino;7. APRILE Armando Pompeo, classe 1959, di Avellino;8. FORTE Modestino, classe 1966, di Avellino.CUSTODIA CAUTELATRE AGLI ARRESTI DOMICILIARI1. CICCONE Antonio, classe 1977, di Avellino;2. BARONE Antonio, classe 1976, di Avellino;3. FORMISANO Gianluca, classe 1984, di Serino;4. BARBATI Emanuele, classe 1977, di Manocalzati;5. DI BENDETTO Manlio, classe 1979, di Atripalda;6. GISOLFI Mario, classe 1959, di Montoro.SOCIETÀ SEQUESTRATE1. LARA IMMOBILIARE S.r.l., con sede a Roma;2. PUNTO FINANCE S.r.l., con sede a Roma;3. RINASCIMENTO ITALIANO S.r.l., con sede ad Anzio;4. ARCA DI NOE’ S.r.l., con sede a Serino;5. NUVOLA S.r.l., con sede ad Avellino.

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    Anziana contromano in autostrada per chilometri: fermata dalla polizia stradale

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    Coronavirus

    Pubblicato
    1 ora fa
    il
    9 Novembre 2020

    La notizia dell’efficacia al 90% del vaccino contro il coronavirus sviluppato dall’americana Pfizer e dalla tedesca Biontech e’ “l’inizio della fine dei problemi”, ha detto il primo ministro britannico, Boris Johnson.
    Per lo meno, lo sara’ per i Paesi che lo hanno prenotato, non molti (e tutti nel ricco “primo mondo”) ma abbastanza da lanciare alle due aziende un’altra colossale sfida: produrne abbastanza da soddisfare una domanda che era gia’ ingente quando il vaccino era ancora allo stato sperimentale e potrebbe raddoppiare con l’esercizio delle opzioni per quantitativi aggiuntivi inserite nei contratti. Diamo un po’ di numeri. L’Unione Europea aveva ordinato 200 milioni di dosi ed e’ pronta a esercitare l’opzione per altre 100 mila. Il Regno Unito ne aveva ordinate 30 milioni ma oggi Johnson ha parlato di 40 milioni. Gli Stati Uniti, che puntavano molto sul vaccino di Moderna, hanno ordinato 100 milioni di dosi ma hanno l’opzione per arrivare a mezzo miliardo. Il Giappone ha prenotato 30 milioni di dosi e il Canada altre 20, con l’opzione di arrivare a 76 milioni.
    Facendo un rapido calcolo, se tutte le opzioni verranno esercitate, si parla di quasi un miliardo di dosi. Con il massimo sforzo possibile, Pfizer e Biontech sperano di produrre 1,3 milioni di dosi l’anno prossimo. Va ricordato poi che Biontech sta lavorando con la Shanghai Fosun Pharmaceutical Group per vendere il vaccino anche in Cina. Le due aziende hanno fatto sapere che entro fine anno potranno essere vaccinate, nella migliore delle ipotesi, 25 milioni di persone, cifra equivalente a meno di un terzo della popolazione della Germania. “Dovremo fare in modo di trovare una maniera per distribuire il vaccino in maniera equa”, ha commentato l’amministratore delegato di Biontech, Ugur Sahin. Il vaccino richiede inoltre temperature rigidissime per un’adeguata conservazione, il che rendera’ la distribuzione non semplice. Quel che e’ certo e’ che, se il G7 rastrellera’ tutta la produzione prevista per il 2021, non ne restera’ per il Sudamerica, per l’Africa, per quasi tutta l’Asia.
    Moderna e AstraZeneca, le altre due societa’ occidentali piu’ avanti nella sperimentazione, dovranno cercare di arrivare prima della Cina e garantire una distribuzione improntata anche a una logica umanitaria. In caso contrario, il Dragone si trovera’ di fronte una chance incredibile per espandere il suo gia’ soverchiante soft power nelle aree piu’ povere del mondo. Nella grande corsa al vaccino sembra invece al momento fuori gioco la Russia, che pure ha inviato alcune dosi del suo Sputnik V a nazioni alleate come il Venezuela. Secondo quanto hanno riferito diverse fonti mediche alla Reuters nei giorni scorsi, la produzione del vaccino russo non riesce a tenere testa nemmeno alla domanda necessaria per completare la fase sperimentale. Non sara’ un caso se, dopo le indiscrezioni, il Cremlino ha imposto al personale sanitario di parlare con la stampa solo dopo un’adeguata consultazione con le autorita’.

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