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    Napoli, rapinano pizzeria durante la partita: arrestato minorenne. Caccia ai complici

    Insieme con altri due complici tenta rapina in pizzeria, ha una pistola giocattolo. 17enne arrestato dai Carabinieri
    Il match allo stadio Maradona di Napoli è ancora in corso, sono le 22 circa. 3 persone col viso coperto entrano in una pizzeria in Via Cavalleggeri d’Aosta. Tra le mani di due di loro rispettivamente una pistola e un coltello. Puntano al titolare e all’incasso. Sembrano molto giovani e la vittima reagisce. Due fuggono immediatamente, il terzo – quello arma da fuoco in pugno – viene bloccato.
    Nasce una colluttazione, in strada si sente urlare. Una pattuglia di Carabinieri in abiti civili del nucleo operativo di Bagnoli è poco lontana.
    Il frastuono la guida fino all’uscio del locale dove lo scontro è ancora violento. Il rapinatore finisce in manette, la sua pistola si rivela una replica giocattolo. Il volto fino a quel momento nascosto è quello di un 17enne.
    Arrestato per tentata rapina, il minore viene portato in ospedale, per le lesioni subite durante l’azione fallita. 21 i giorni di prognosi prescritti: a cure terminate il 17enne di Napoli è stato ristretto nel centro di giustizia minorile dei Colli Aminei, in attesa di giudizio. Continuano le indagini per identificare i due complici. LEGGI TUTTO

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    Camorra, condanne ridotte alle donne del clan Sibillo

    Condanne ridotte nel processo per le donne e alcuni degli affiliati del clan Sibillo di Forcella.Una sola assoluzione e numerose condanne al ribasso nel processo che si è celebrato davanti ai giudici della Undicesima sezione penale del tribunale di Napoli.
    Assolto Giuseppe Rossi, alias “boxeur”. Rossi, insieme a Massimo Somma, Simeone Montanino e Giosuè Napolitano era accusato di aver preteso dal titolare di un negozio di abbigliamento, una tangente estorsiva da 50mila euro.
     “O mi date 50mila o la casa e se andate dalle guardie vi uccido”
    Il 24 febbraio 2018- come ha riportato Il Roma- la vittima venne addirittura convocata in via Santi Filippo e Giacomo, nel palazzo roccaforte del clan Sibillo, e minacciata : “Questa cosa vi costa 50.000 euro, noi sappiamo che avete le case di proprietà e quindi o mi date i soldi o la casa al Fondaco San Paolo… se pensate di andare dalle guardie, dopo di noi ci sono altre dieci persone che ti possono uccidere”.
    Il riconoscimento di Giuseppe Rossi, difeso dall’avvocato Leopoldo Perone, si è però dimostrato fallace: da qui la decisione dei giudici di assolverlo. Il complice Simeone Montanino, difeso dall’avvocato Gennaro Pecoraro, è stato invece condannato a 2 anni e 8 mesi a fronte di una richiesta del pm di 5 anni e 6 mesi.
    Condanne soft anche per gli altri imputati eccellenti (difesi dagli avvocati Dario Carmine Procentese, Mario Bruno, Riccardo Perone Raffaella Imparato): Anna Ingenito, madre del defunto baby boss e fondatore del clan, Emanuele Sibillo, ha infatti rimediato 8 mesi.
    La stessa condanna è stata inflitta a Vincenza Carrese, ex moglie del ras Pasquale Sibillo, e a Milena Del Gavio, suocera di “Lino” Sibillo. E infine Carmela Bruna Matteo  è stata condannata a 4 mesi.
    Il processo era nato dal blitz che nell’aprile del 2021, con l’esecuzione di ben venti arresti. LEGGI TUTTO

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    Camorra, condanne ridotte alle donne del clan Sibillo

    Condanne ridotte nel processo per le donne e alcuni degli affiliati del clan Sibillo di Forcella.Una sola assoluzione e numerose condanne al ribasso nel processo che si è celebrato davanti ai giudici della Undicesima sezione penale del tribunale di Napoli.
    Assolto Giuseppe Rossi, alias “boxeur”. Rossi, insieme a Massimo Somma, Simeone Montanino e Giosuè Napolitano era accusato di aver preteso dal titolare di un negozio di abbigliamento, una tangente estorsiva da 50mila euro.
     “O mi date 50mila o la casa e se andate dalle guardie vi uccido”
    Il 24 febbraio 2018- come ha riportato Il Roma- la vittima venne addirittura convocata in via Santi Filippo e Giacomo, nel palazzo roccaforte del clan Sibillo, e minacciata : “Questa cosa vi costa 50.000 euro, noi sappiamo che avete le case di proprietà e quindi o mi date i soldi o la casa al Fondaco San Paolo… se pensate di andare dalle guardie, dopo di noi ci sono altre dieci persone che ti possono uccidere”.
    Il riconoscimento di Giuseppe Rossi, difeso dall’avvocato Leopoldo Perone, si è però dimostrato fallace: da qui la decisione dei giudici di assolverlo. Il complice Simeone Montanino, difeso dall’avvocato Gennaro Pecoraro, è stato invece condannato a 2 anni e 8 mesi a fronte di una richiesta del pm di 5 anni e 6 mesi.
    Condanne soft anche per gli altri imputati eccellenti (difesi dagli avvocati Dario Carmine Procentese, Mario Bruno, Riccardo Perone Raffaella Imparato): Anna Ingenito, madre del defunto baby boss e fondatore del clan, Emanuele Sibillo, ha infatti rimediato 8 mesi.
    La stessa condanna è stata inflitta a Vincenza Carrese, ex moglie del ras Pasquale Sibillo, e a Milena Del Gavio, suocera di “Lino” Sibillo. E infine Carmela Bruna Matteo  è stata condannata a 4 mesi.
    Il processo era nato dal blitz che nell’aprile del 2021, con l’esecuzione di ben venti arresti. LEGGI TUTTO

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    Uccide il marito a coltellate davanti al figlio

    Omicidio in famiglia in provincia di Brescia. È accaduto a Nuvolento dove nella serata di ieri un uomo di 59 anni è stato ucciso in casa dalla moglie durante un litigio.
    La vittima è Romano Fagoni, ed è stato raggiunto da alcune coltellate alla gola dalla moglie Raffaella Ragnoli, di tre anni più giovane, che nella notte è stata arrestata su disposizione del pubblico ministero di turno.
    Alla lite ha assistito il figlio quindicenne che ha chiamato i soccorsi. Ma quando è arrivata l’equipaggio del 118 l’uomo era già morto. I carabinieri che sono arrivati poco dopo hanno bloccato la donna e recuperato l’arma del delitto.
    E poi hanno raccolto le deposizioni della moglie assassina e del figlio su disposizione del magistrato è stato disposto l’arresto della donna. LEGGI TUTTO

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    Napoli, 7 coltellate all’ex ras del Cavone, Salvatore Alfano

    E’ stato attirato in una trappola e ora è ricoverato nel reparto rianimazione dell’ospedale pellegrini di Napoli.
    Salvatore Alfano, 42enne detto ras del Cavone legato in passato al gruppo Festa, da qualche tempo trasferitosi in provincia di Avellino, è stato ridotto quasi in fin di vita con ben 7 coltellate tra addome e schiena.
    Chi lo ha affrontato voleva ucciderlo. Ora gli uomini della squadra mobile di Napoli che conducono le indagini stanno setacciando tra i suoi rapporti, il traffico telefonico, le chat per capire se l’altra sera avesse appuntamento con qualcuno.
    L’agguato c’è stato in via Bagnara e ad entrare in azione due uomini con i cappellini in testa per camuffarsi. Alfano era stato scarcerato da un anno e si era allontanato da Napoli dopo che il gruppo dei Lepre del Cavone, con la morte del boss, aveva perso la leadership criminale nella zona.
    Gli investigatori ora mirano a capire perché era tornato a Napoli l’altra sera. Le indagini puntano a vecchie ruggini con altre famiglie criminali della zona, soprattutto dei Quartieri Spagnoli. I poliziotti hanno anche preso visione delle telecamere della zona per capire se vi sono movimenti di persone sospette all’ora dell’agguato. LEGGI TUTTO

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    Frodi Iva e false fatture, chiesta l’archiviazione per due indagati

    All’esito di un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Cassino ed al termine di un’articolata indagine coordinata dalla Procura di Cassino, lo scorso dicembre i militari della Guardia di Finanza di Formia avevano dato esecuzione ad un sequestro preventivo di beni mobili e immobili per 224mila euro. I destinatari furono cinque imprenditori del residenti […] LEGGI TUTTO

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    Napoli, va ai domiciliari il 18enne che ha investito il carabiniere

    Sono stati disposti gli arresti domiciliari per Cristian Romano, il 18enne che giovedì scorso ha investire un carabiniere per sfuggire ad un posto di blocco.
    Lo ha deciso il gip del Tribunale di napoli che nel convalidare l’arresto ha poi disposto gli arresti in casa per il giovane appena maggiorenne. L’incidente in Corso Arnaldo Lucci, a Napoli.
    Romano nel 2019 accoltellò il figlio di un esponente di spicco del clan D’Amico
    Il 18enne nel novembre del 2019, all’età di appena 16 anni, finì in manette con l’accusa di tentato omicidio: accoltellò il figlio di una persona ritenuta legata al clan camorristico D’Amico durante una lite tra coetanei. Romano, che è risultato sprovvisto di patente ed era senza casco, stava guidando lo scooter del padre, regolarmente assicurato. LEGGI TUTTO

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     Messina Denaro, De Lucia: “In atto tentativi di rifondare la Cupola”

    “Le indagini dimostrano che vi e’ tensione interna all’organizzazione, che e’ sempre alta, e che sono in sempre in atto i tentativi di ricostituzione della cupola e di chi occupera’ i ruoli di vertice, occupati dai latitanti”.
    Lo ha detto il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario di Palermo, con un pressante invito ad “aumentare gli sforzi” anche dopo la cattura di Matteo Messina Denaro.
    “Cosa nostra – ha aggiunto – e’ in oggettiva profonda difficolta’ che deriva anche alle indagini svolte e che hanno portato il 16 gennaio scorso alla cattura di Matteo Messina Denaro, ma e’ tutt’altro che sconfitta”.
    E scaccia le “ombre”: “E’ stata una indagine impeccabile su cui ho sentito, da subito, gettare ombre. Ciascuno e’ libero di esprimere le proprie opinioni, ma speculazioni e dietrologie si devono fermare do fronte all’evidenza dei fatti. Alcuni sono gia’ noti altri lo saranno.
    Tutto lo Stato, dal Ros alla Guardia di finanza alla polizia, ha ottenuto questo successo storico che io in qualita’ di capo distrettuale antimafia, ho il dovere di affermare, senza speculazioni e dietrologie di nessun tipo”.
    “Cosa nostra è in un’oggettiva e profonda difficoltà che deriva anche dalle indagini che hanno potato all arresto del boss Messina Denaro. Ma la mafia è tutt’altro che sconfitta. Le evidenze investigative ci raccontano dell’esistenza di una grossa tensione tra le cosche che vorrebbero tentare l’ennesima ricostituzione della sua struttura centrale, la Cupola per usare un termine entrato nel linguaggio comune”
    “I processi e le indagini – ha aggiunto – dimostrano l’impegno delle forze e dell’ordine e dei magistrati che hanno tamponato finora questi tentativi. Ma oggi la mafia cerca di colmare i vuoti lasciati dal latitante e dai suoi. Stiamo attenti a non far passare un messaggio sbagliato”. LEGGI TUTTO

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    Camorra, pusher punito dal clan Filippini: 4 arresti

    La legge del clan va rispettata soprattutto dai pusher che sono in strada e chi si rifiuta di sottostare agli ordini del boss viene punito.
    E accaduto anche a un giovane spacciatore di San Vitaliano, prima bastonato e poi ferito a colpi di pistola.
    Per questo motivo stamane agenti della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato PS di Nola hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di quattro persone.
    Tutte ritenute gravemente indiziate dei delitti di detenzione e porto in luogo pubblico di arma comune da sparo, aggravati dal metodo mafioso.
    In particolare, nella giornata del 23 dicembre 2021, in San Vitaliano, gli indagati avrebbero esploso almeno tre colpi d’arma da fuoco, all’indirizzo di un soggetto, colpendolo ad una gamba, ed immediatamente dopo aggredendolo con spranghe di ferro.
    Dalle attività di indagine emergeva che il movente dell’azione delittuosa sarebbe riconducibile alla volontà di punire la vittima, che non avrebbe voluto sottostare al controllo del clan camorristico Filippini nel settore dello spaccio degli stupefacenti. LEGGI TUTTO

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    Melito, migrante ferito alla gamba con un’arma da taglio

    E’ giallo sul ferimento di un migrante avvenuto ieri sera a Melito. Sulla vicenda indagano i carabinieri.
    Ieri in tarda serata un 34enne originario del Burkina Faso è stato portato in ospedale a Giugliano per una ferita alla coscia destra. Colpito verosimilmente con un’arma da taglio il 34enne non ha fornito alcuna indicazione.
    Il ferimento sarebbe accaduto nel comune di Melito ma sono in corso accertamenti per chiarire ogni punto della vicenda. La vittima non è in pericolo di vita. Indagini dei Carabinieri della tenenza di Melito.
    I militari hanno interrogato alcuni connazionali per capire intanto dove è avvenuto il ferimento e perchè ma soprattutto per individuare il responsabile e recuperare l’arma utilizzata. LEGGI TUTTO

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    Camorra, Tomaselli non doveva morire: i contrasti con i Quartieri Spagnoli

    Napoli. Doveva essere solo un avvertimento e non un omicidio ma i numerosi proiettili che lo hanno centrato alle gambe gli hanno reciso l’arteria femorale causandogli una copiosa perdita di sangue che lo hanno portato alla morte.
    Per l’agguato costato la vita a Rocco Tomaselli, 32 anni, gli inquirenti individuano un duplice movente. La pista piu’ battuta e’ appunto quella che porta allo scontro che ormai va avanti da 20 anni tra il clan Contini e i Mazzarella a cui la vittima apparteneva.
    Tomaselli da qualche tempo era il reggente del gruppo delle Case Nuove, una zona che muove affari per milioni di euro al mese grazie ad estorsioni, droga e riciclaggio. Era legato ai Cardarelli e ai Barile.
     Rocco ‘o burdell non doveva morire
    Un’altra pista porta invece a un ‘avviso’ interno alla cosca ed e’ legata al fatto che i sicari hanno colpito la vittima alle gambe e al gluteo, mirando sei volte con tre colpi andati a segno. In pratica, l’uomo doveva solo essere gambizzato, probabilmente perche’ i Mazzarella intendevano punirlo per qualche sgarro, ma le ferite sono state piu’ gravi del previsto.
    Secondo le indicazioni che arrivano dalle indagini della squadra mobile il giovane ras conosciuto come Rocco o’ burdell per il suo carattere esuberante e di guascone era entrato in rotta di collisione con alcune famiglie criminali dei Quartieri Spagnoli a loro volta  legati agli stessi Mazzarella. E per questo doveva essere punito.
    Al setaccio il suo telefono per capire i contatti
    Gli agenti della squadra mobile di Napoli stanno passando al setaccio gli ultimi movimenti della vittima, e soprattutto il telefono: il traffico, le chat, gli sms. Per capire i suoi contatti e se attraverso la lettura dei suoi dati si possa arrivare a capire perché era stata decisa la sua punizione. Punizione che poi si è trasformata in omicidio. LEGGI TUTTO

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    Napoli, ferisce un giovane e per evitare la vendetta si fa sparare dal figlio

    Per “pareggiare i conti” con un rapinatore di Rolex al quale aveva sparato si fa sparare a sua volta alla gamba dal figlio.
    Emerge anche questo dall’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip di Napoli Giuseppe Sepe ha disposto due arresti in carcere e cinque ai domiciliari nei confronti di sette persone tre delle quali accusate di avere rapinato, armati di pistola, due costosissimi Rolex, un Submariner da 25.000 euro e un GMT Master in oro rosa da 30mila euro.
    Gli arresti in carcere – notificati dalla Squadra Mobile di Napoli, che ha svolto le indagini – riguardano i fratelli Ciro e Nicola Minieri accusati delle rapine dei Rolex insieme con Raffaele D’Avino per il quale sono stati disposti i domiciliari. Stessa misura cautelare anche per Luigi Ammendola, Nicodemo De Stefano e Francesco Pio Miano, accusati invece di detenzione e porto abusivo in luogo pubblico di arma da fuoco (due pistole), in concorso con Nicola Minieri e un gruppo di minorenni.
    La scoperta della mini faida grazie alle intercettazioni ambientali
    La Squadra Mobile risale al gruppo grazie ad una intercettazione ambientale. Tutto inizia con il ferimento, a colpi di pistola, del 22enne Ciro Minieri per mano di colui che poi, per evitare di subire la sua vendetta, decide di farsi sparare dal figlio.
    Il ragazzo però non esegue correttamente le indicazioni e per suturare la ferita in ospedale ci vorranno una trentina di punti. E comunque il feritore di Ciro Minieri non ottiene il risultato sperato e i fratelli decidono di pianificare comunque un agguato per vendicare il ferimento mascherandolo con la rapina dell’orologio marca Rolex modello Daytona che l’uomo indossava solitamente. LEGGI TUTTO