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    Rogo alla Loas, nell’inchiesta spunta un primo indagato

    Spunta un primo indagato nell’inchiesta del sostituto procuratore Andrea D’Angeli sull’incendio che il 9 agosto scorso ha devastato la ditta di recupero rifiuti Loas Italia srl in via dei Giardini, ad Aprilia.Il magistrato ha inscritto sul registro delle notizie di reato il legale rappresentante dell’azienda, Alberto Barnabei, anche se non è ancora noto con quale accusa, così come ancora non è noto se siano state formulate ipotesi di reato anche a carico dei due soci della srl.
    Mentre le indagini vanno avanti e, dissequestrato il sito, restano i sigilli soltanto ai computer, non sembra intanto essere emersa traccia di traffico di rifiuti, che in tal caso avrebbe fatto passare l’indagine per competenza alla Direzione distrettuale antimafia, e nell’eventuale processo si profila così una battaglia tra gli investigatori, che in base a una stima fatta riterrebbero che al momento in cui è divampato il rogo fossero presenti nell’azienda più rifiuti di quelli per cui era autorizzata, e la Loas che, documenti alla mano sui materiali conferiti, c’è da giurare che cercherà di dimostrare il contrario.
    Dubbi sarebbero inoltre emersi sull’impianto anticendio, che sarebbe stato funzionante e in tal caso se attivato avrebbe potuto ridurre notevolmente i danni causati dall’enorme rogo, con una nube nera levatasi dal sito soprattutto a causa della plastica andata a fuoco.
    Tutti aspetti che gli inquirenti prima e poi eventualmente il giudice dovranno vagliare esaminando le consulenze di parte e disponendo eventualmente una perizia.
    Uno dei soci e in precedenza responsabile della ditta, il 68enne Antonio Martino, tre anni fa era stato arrestato insieme ad altre 15 persone su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Roma, tutti accusati di aver smaltito illecitamente rifiuti in una ex cava di pozzolana in via Corta, sempre ad Aprilia, dove sarebbero state interrate quantità enormi di materiali che dovevano essere smaltiti invece in discariche autorizzate.
    Vicende per cui Martino ha patteggiato.
    In precedenza alla Loas erano state inoltre contestate violazioni alla normativa ambientale, per cui era stato emesso un decreto penale di condanna, che sempre Martino ha impugnato davanti al Tribunale di Latina.
    La Provincia, che il 24 giugno scorso aveva concesso alla Loas una proroga, ha intanto negato all’azienda il rinnovo dell’autorizzazione, vietandole di recuperare nuovamente rifiuti, e la Prefettura ha eliminato la stessa società dalla white list, precisando che tale provvedimento ha lo stesso valore di un’interdittiva antimafia.
    Eventuali responsabilità sul rogo dell’agosto scorso dovranno però essere chiarite dall’inchiesta che sta portando avanti la Procura della Repubblica di Latina.

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    Dirty Glass, confermati i gravi indizi di colpevolezza per Cifra

    Per il Riesame sussistono i gravi indizi a carico dell’imprenditore Franco Cifra, indagato nell’inchiesta Dirty Glass, ma non ci sono ragioni per privarlo della libertà.Queste le motivazioni con cui i giudici del Tribunale della libertà hanno chiarito la scelta di accogliere il ricorso del 61enne di Latina e di annullare la misura cautelare con cui era stato messo agli arresti domiciliari.
    Cifra è accusato di aver favorito l’organizzazione mafiosa dei Di Silvio di Campo Boario, emettendo una fattura fasulla per un’azienda di Luciano Iannotta e consegnando denaro contante a Renato Pugliese e Agostino Riccardo.
    Il Riesame, presieduto dal giudice Cinzia Parasporo, ha specificato che l’inchiesta “Dirty Glass”, relativa al presunto sistema criminale messo in piedi dall’imprenditore Luciano Iannotta, tra riciclaggio, reati societari ed estorsioni, “ha consentito di fare luce su numerosi episodi delittuosi realizzati nell’ambito delle variegate attività facenti capo all’imprenditore di Sonnino”.
    Il Tribunale ha quindi sostenuto che è stato svelato “un quadro di illiceità, permettendo di ricostruire varie operazioni connotate dal ricorso all’illecito come ordinaria modalità operativa funzionale al conseguimento di profitti illeciti”.
    Per quanto riguarda poi la fattura fatta da Cifra a Pugliese e Riccardo, i giudici ritengono “poco verosimile”, come sostenuto dall’indagato, che quest’ultimo si sia “prestato ad emettere la falsa fattura nei confronti dello Iannotta senza avere dai due frequentatori del bar precise informazioni circa il motivo del coinvolgimento di Iannotta nell’operazione”.
    Confermati dunque i gravi indizi di colpevolezza relativamente al reato contestato di favoreggiamento, avendo Cifra “fornito un aiuto concreto a Riccardo e Pugliese emettendo una falsa fattura per un’operazione oggettivamente inesistente, con la precisa consapevolezza di aiutare i due predetti ad assicurarsi il prezzo del reato di estorsione”.
    Ma nessuna esigenza cautelare.
    Secondo il Riesame infatti nessun rischio di inquinamento probatorio o di recidiva da parte dell’indagato.
    Nessun rischio anche considerando il presunto affidamento a Riccardo dell’incarico di recuperare un credito nei confronti del “giardiniere” Morelli, di cui hanno parlato i due, trattandosi di una vicenda del 2016.

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    Alba Pontina, il processo slitta a causa di un contagio da Covid

    Slitta a causa del Covid il processo “Alba Pontina”.Uno degli imputati è in quarantena dopo il contagio di un familiare e il Tribunale di Latina ha rinviato l’udienza al prossimo 27 dicembre.
    I pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro hanno intanto chiesto un’integrazione della perizia sulle intercettazioni e dalla prossima udienza verranno esaminati i testimoni della difesa.
    In aula dovranno sfilare l’imprenditore Luciano Iannotta, arrestato intanto nell’inchiesta “Dirty Glass”, Antonio Fusco, per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio in un procedimento stralciato dall’indagine principale, Valentina Riccio e l’avvocato Nunziata.
    Secondo la Dda di Roma i Di Silvio di Campo Boario avrebbero costituito un’associazione per delinquere di stampo mafioso e un’organizzazione criminale impegnata nel traffico di cocaina, marijuana e hashish, compiendo numerose estorsioni con modalità mafiose ai danni di imprenditori, commercianti, commercialisti e avvocati, infiltrandosi nelle competizioni politiche e ricorrendo a intestazioni fittizie di beni.
    Accuse confermate anche in appello per gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato.
    Nel processo principale sono invece imputati Armando “Lallà” Di Silvio, presunto capo dell’organizzazione criminale, la moglie Sabina “Purì” De Rosa, Federico Arcieri detto “Ico”, Angela detta “Stella”, Genoveffa Sara e Giulia Di Silvio, Francesca “Gioia” De Rosa, e Tiziano Cesari.
    Un processo scaturito dalle indagini svolte dalla quadra mobile di Latina e che poggia, tra l’altro, su numerose intercettazioni, testimonianze e dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Renato Pugliese, figlio di Costantino Cha Cha Di Silvio, a capo dell’organizzazione criminale sgominata con l’inchiesta Dont’ Touch, e Agostino Riccardo.

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    Bimbo morto al parco Verde di Caivano: processo per la madre e l’orco che uccise Fortuna

    Bimbo morto al parco Verde di Caivano: processo per la madre e l’orco che uccise Fortuna. Il gup di Napoli, Luana Romano (21esima sezione) ha rinviato a giudizio, con l’accusa di omicidio volontario, Marianna Fabozzi, madre di Antonio Giglio, il bimbo di 4 anni precipitato dalla finestra di un’abitazione del Parco Verde di Caivano , […]
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    Imprenditore di Castellammare accusato di usura: sequestro beni per 400mila euro

    Cronache » Cronaca » Imprenditore di Castellammare accusato di usura: sequestro beni per 400mila euro

    Cronaca

    Pubblicato
    5 ore fa circa (18:28)
    il
    24 Novembre 2020

    Usura nei confronti di un commercialista della penisola sorrentina: sequestro beni nei confronti di un imprenditore di Castellammare.

    Nella mattinata odierna, militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata hanno provveduto ad eseguire un decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Napoli Sezione Misure di Prevenzione, per un valore di quasi 400 mila euro, nei confronti di S.C., residente in Castellammare i Stabia  e gestore di un distributore di carburanti operante in Santa Maria la Carità ritenuto responsabile dei reati di usura ed estorsione ai danni di un commercialista della penisola sorrentina. La complessa ed articolata indagine svolta dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Massa Lubrense, sotto il coordinamento di questa Procura, prendendo le mosse da anomale operazioni finanziarie affiorate nell’ambito di un’attività di verifica fiscale eseguita dal predetto Reparto nei confronti di un professionista sottoposto ad usura, ha portato all’esecuzione, lo scorso 23 aprile, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e contestuale decreto di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., per un valore di circa 320 mila euro, nei confronti del medesimo soggetto.
    In particolare, sulla base degli elementi acquisiti nel corso delle citate attività ispettive e sulla scorta dei riscontri eseguiti nell’ambito delle attività di indagine, veniva ricostruito un univoco e chiaro quadro indiziario dal quale emergeva l’intero rapporto usurario, che aveva avuto scaturigine nel lontano 2013 e che era perdurato fino ai primi mesi del 2020. In particolare, la vittima veniva costretta – anche attraverso percosse e minacce estorsive a danno della propria incolumità – alla restituzione di circa 320 mila euro, a fronte della richiesta di un prestito iniziale di 65 mila euro, con l’applicazione, quindi, di gravosi tassi usurari calcolati in ben oltre il 60% della sorta capitale sull’intero periodo. Nel corso delle ulteriori attività delegate da questa Procura, la Guardia di Finanza svolgeva mirate indagini patrimoniali in ordine al tenore di vita, alle disponibilità finanziarie ed al patrimonio riconducibile al nucleo familiare di S.C., allo scopo di individuame le fonti di reddito.

    Gli esiti di tali accertamenti investigativi consentivano di evidenziare sufficienti indizi in ordine alla provenienza illecita del patrimonio accumulato dall’imprenditore, desumibile, oltre che dal profilo criminale, anche dalla rilevante sproporzione emersa tra la ricchezza accumulata, il tenore di vita condotto e l’entità dei redditi dichiarati. Le attività di indagine dimostravano, inoltre, che la moglie dell’imprenditore, sebbene formalmente separata legalmente dal marito, risultava ancora di fatto parte integrante del nucleo familiare originario, in virtù della totale condivisione con l’indagato degli interessi economici, tanto da risultare esclusiva intestataria di gran parte dei rapporti bancari a loro riconducibili.
    Questa Procura, alla luce della rilevante sproporzione emersa tra le disponibilità finanziarie accumulare negli anni dalla famiglia dell’imprenditore S.C. ed i redditi dichiarati al fisco, proponeva al competente Tribunale di Napoli l’applicazione di una misura di prevenzione a carattere patrimoniale nei confronti dello stesso. Il Tribunale di Napoli Sezione Misure di Prevenzione, condividendo la richiesta di questa Procura, ordinava, ai sensi degli artt. 20 e ss. del D.Lgs. 159/2011, il sequestro dei saldi attivi giacenti sui conti correnti intestati a S.C. (già oggetto di sequestro preventivo) nonché alla consorte dello stesso, per un importo pari a circa 400 mila euro.

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    58 minuti fa
    il
    24 Novembre 2020

    Bimbo morto al parco Verde di Caivano: processo per la madre e l’orco che uccise Fortuna.
    Il gup di Napoli, Luana Romano (21esima sezione) ha rinviato a giudizio, con l’accusa di omicidio volontario, Marianna Fabozzi, madre di Antonio Giglio, il bimbo di 4 anni precipitato dalla finestra di un’abitazione del Parco Verde di Caivano , il 28 aprile 2013. Insieme con la Fabozzi e’ stato rinviato a giudizio, per favoreggiamento, anche il suo ex compagno, Raimondo Caputo. Entrambi sono stati gia’ condannati in via definitiva per l’omicidio della piccola Fortuna Loffredo, morta 24 giugno 2014, dopo essere lanciata nel vuoto dallo stesso palazzo dove poco piu’ di un anno prima era caduto il piccolo Antonio Giglio.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE:Il legale del padre di Fortuna: ‘Ritirare il film sull’orrore del parco Verde a Caivano’
    Caputo, detto “Tito’”, venne condannato all’ergastolo; a Fortuna Fabozzi invece vennero inflitti dieci anni di carcere. Gennaro Giglio, padre del bambino, difeso dagli avvocati Sergio e Angelo Pisani, ha piu’ volte accusato la ex (Marianna Fabozzi) della morte di suo figlio Antonio. Secondo quanto riferito dalla madre, Antonio sarebbe precipitato dopo essersi sporto troppo dalla finestra nel tentativo di guardare un elicottero dei Carabinieri in volo. A riferire agli investigatori che Antonio Giglio non mori’ accidentalmente fu una donna che si disse testimone della tragedia: si tratta della sorella di Raimondo Caputo la quale riferi’ di avere visto, riflesso in uno specchio, Fortuna Fabozzi compiere l’insano gesto.
    Anche Raimondo Caputo ha accusato la sua ex compagna della morte del piccolo. Malgrado la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Napoli, il gip Pietro Carola, il 5 giugno 2019, decise per l’imputazione coatta di Marianna Fabozzi e di Raimondo Caputo, rispettivamente per omicidio volontario e favoreggiamento.

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    Imprenditore di Castellammare accusato di usura: sequestro beni per 400mila euro

    Cronache » Cronaca » Imprenditore di Castellammare accusato di usura: sequestro beni per 400mila euro

    Cronaca

    Pubblicato
    16 ore fa circa (18:28)
    il
    24 Novembre 2020

    Usura nei confronti di un commercialista della penisola sorrentina: sequestro beni nei confronti di un imprenditore di Castellammare.

    Nella mattinata odierna, militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata hanno provveduto ad eseguire un decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Napoli Sezione Misure di Prevenzione, per un valore di quasi 400 mila euro, nei confronti di S.C., residente in Castellammare i Stabia  e gestore di un distributore di carburanti operante in Santa Maria la Carità ritenuto responsabile dei reati di usura ed estorsione ai danni di un commercialista della penisola sorrentina. La complessa ed articolata indagine svolta dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Massa Lubrense, sotto il coordinamento di questa Procura, prendendo le mosse da anomale operazioni finanziarie affiorate nell’ambito di un’attività di verifica fiscale eseguita dal predetto Reparto nei confronti di un professionista sottoposto ad usura, ha portato all’esecuzione, lo scorso 23 aprile, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e contestuale decreto di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., per un valore di circa 320 mila euro, nei confronti del medesimo soggetto.
    In particolare, sulla base degli elementi acquisiti nel corso delle citate attività ispettive e sulla scorta dei riscontri eseguiti nell’ambito delle attività di indagine, veniva ricostruito un univoco e chiaro quadro indiziario dal quale emergeva l’intero rapporto usurario, che aveva avuto scaturigine nel lontano 2013 e che era perdurato fino ai primi mesi del 2020. In particolare, la vittima veniva costretta – anche attraverso percosse e minacce estorsive a danno della propria incolumità – alla restituzione di circa 320 mila euro, a fronte della richiesta di un prestito iniziale di 65 mila euro, con l’applicazione, quindi, di gravosi tassi usurari calcolati in ben oltre il 60% della sorta capitale sull’intero periodo. Nel corso delle ulteriori attività delegate da questa Procura, la Guardia di Finanza svolgeva mirate indagini patrimoniali in ordine al tenore di vita, alle disponibilità finanziarie ed al patrimonio riconducibile al nucleo familiare di S.C., allo scopo di individuame le fonti di reddito.

    Gli esiti di tali accertamenti investigativi consentivano di evidenziare sufficienti indizi in ordine alla provenienza illecita del patrimonio accumulato dall’imprenditore, desumibile, oltre che dal profilo criminale, anche dalla rilevante sproporzione emersa tra la ricchezza accumulata, il tenore di vita condotto e l’entità dei redditi dichiarati. Le attività di indagine dimostravano, inoltre, che la moglie dell’imprenditore, sebbene formalmente separata legalmente dal marito, risultava ancora di fatto parte integrante del nucleo familiare originario, in virtù della totale condivisione con l’indagato degli interessi economici, tanto da risultare esclusiva intestataria di gran parte dei rapporti bancari a loro riconducibili.
    Questa Procura, alla luce della rilevante sproporzione emersa tra le disponibilità finanziarie accumulare negli anni dalla famiglia dell’imprenditore S.C. ed i redditi dichiarati al fisco, proponeva al competente Tribunale di Napoli l’applicazione di una misura di prevenzione a carattere patrimoniale nei confronti dello stesso. Il Tribunale di Napoli Sezione Misure di Prevenzione, condividendo la richiesta di questa Procura, ordinava, ai sensi degli artt. 20 e ss. del D.Lgs. 159/2011, il sequestro dei saldi attivi giacenti sui conti correnti intestati a S.C. (già oggetto di sequestro preventivo) nonché alla consorte dello stesso, per un importo pari a circa 400 mila euro.

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    Covid: bando per l’acquisto di 100 milioni di siringhe per il vaccino

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    Coronavirus

    Pubblicato
    50 minuti fa
    il
    25 Novembre 2020

    “Papà vorrei trovare le parole giuste ma non le ho. Hai fatto il medico fino alla fine, perché tu eri così, buono e disponibile per tutti sempre..quante volte mi sono arrabbiata perché eri al telefono la domenica a pranzo o quando tornavi tardi a casa e mi preoccupavo..tu mi rispondevi che era il tuo lavoro, ma mai ho conosciuto un medico così.
    Sei stato un papà meraviglioso, il mio esempio più grande, vorrei essere anche solo una briciola di quello che sei stato tu”. E’ questo il commovente ricordo di Sarah Cagnacci figlia di Daniele 64 anni, medico di famiglia della zona del centro di Napoli stroncato dal Covid due giorni fa. E’ il terzo medico morto di covid in tre giorni. A
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    veva scoperto di essere stato contagiato cinque giorni fa. Un rapido peggioramento che lo ha portato alla morte. In tanti lo ricordano sui social e in tanti hanno voluto salutare ai funerali ricordando la sua disponibilità a curare le persone di Rua Catalana.

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    Napoli, sorpresi all’Arenaccia con arnesi atti allo scasso: 4 denunciati

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Napoli, sorpresi all’Arenaccia con arnesi atti allo scasso: 4 denunciati

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    7 minuti fa circa (13:07)
    il
    24 Novembre 2020

    Napoli, sorpresi all’Arenaccia con arnesi atti allo scasso: 4 denunciati.

    Stanotte gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in via Generale Francesco Pignatelli hanno notato un’auto con a bordo quattro persone che, alla loro vista, si sono allontanate per eludere il controllo.
    I poliziotti li hanno raggiunti e bloccati in piazza Nazionale ed hanno rinvenuto, nell’abitacolo della vettura, una centralina, due chiavi telecomando e diversi attrezzi atti allo scasso.
    I quattro, napoletani tra i 24 e 36 anni con precedenti di polizia, sono stati denunciati per ricettazione e per possesso ingiustificato di chiavi alterate o di grimaldelli e sanzionati per inottemperanza alle misure anti Covid-19 poiché circolavano oltre l’orario consentito.

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    Pompei: non si ferma all’alt, arrestato dopo un lungo inseguimento

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    4 giorni fa
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    20 Novembre 2020

    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per l’esponente del clan dei Casalesi Francesco Cirillo, che era accusato di aver fatto parte del commando di killer che uccise il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno, l’imprenditore Domenico Noviello.
    “Finalmente giustizia è fatta, dopo 12 anni dalla morte di mio padre si è chiuso il capitolo giudiziario” commenta Mimma Noviello, figlia dell’imprenditore, che insieme ai fratelli Matilde, Rosaria e Massimiliano, ha sempre assistito a tutte le udienze dei processi nei vari gradi, guardando sempre in faccia gli assassini del padre. “Non è stato facile trovarsi di fronte Cirillo ad ogni udienza, alla fine abbiamo avuto ragione” dice …..CLICCA QUI PER DIVENTARE UN SOSTENITORE E LEGGERE CONTENUTI ESCLUSIVI

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    Napoli, sorpresi all’Arenaccia con arnesi atti allo scasso: 4 denunciati

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    11 ore fa circa (13:07)
    il
    24 Novembre 2020

    Napoli, sorpresi all’Arenaccia con arnesi atti allo scasso: 4 denunciati.

    Stanotte gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in via Generale Francesco Pignatelli hanno notato un’auto con a bordo quattro persone che, alla loro vista, si sono allontanate per eludere il controllo.
    I poliziotti li hanno raggiunti e bloccati in piazza Nazionale ed hanno rinvenuto, nell’abitacolo della vettura, una centralina, due chiavi telecomando e diversi attrezzi atti allo scasso.

    I quattro, napoletani tra i 24 e 36 anni con precedenti di polizia, sono stati denunciati per ricettazione e per possesso ingiustificato di chiavi alterate o di grimaldelli e sanzionati per inottemperanza alle misure anti Covid-19 poiché circolavano oltre l’orario consentito.

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    Cronaca Giudiziaria

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    2 ore fa
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    24 Novembre 2020

    Bimbo morto al parco Verde di Caivano: processo per la madre e l’orco che uccise Fortuna.
    Il gup di Napoli, Luana Romano (21esima sezione) ha rinviato a giudizio, con l’accusa di omicidio volontario, Marianna Fabozzi, madre di Antonio Giglio, il bimbo di 4 anni precipitato dalla finestra di un’abitazione del Parco Verde di Caivano , il 28 aprile 2013. Insieme con la Fabozzi e’ stato rinviato a giudizio, per favoreggiamento, anche il suo ex compagno, Raimondo Caputo. Entrambi sono stati gia’ condannati in via definitiva per l’omicidio della piccola Fortuna Loffredo, morta 24 giugno 2014, dopo essere lanciata nel vuoto dallo stesso palazzo dove poco piu’ di un anno prima era caduto il piccolo Antonio Giglio.
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    Caputo, detto “Tito’”, venne condannato all’ergastolo; a Fortuna Fabozzi invece vennero inflitti dieci anni di carcere. Gennaro Giglio, padre del bambino, difeso dagli avvocati Sergio e Angelo Pisani, ha piu’ volte accusato la ex (Marianna Fabozzi) della morte di suo figlio Antonio. Secondo quanto riferito dalla madre, Antonio sarebbe precipitato dopo essersi sporto troppo dalla finestra nel tentativo di guardare un elicottero dei Carabinieri in volo. A riferire agli investigatori che Antonio Giglio non mori’ accidentalmente fu una donna che si disse testimone della tragedia: si tratta della sorella di Raimondo Caputo la quale riferi’ di avere visto, riflesso in uno specchio, Fortuna Fabozzi compiere l’insano gesto.
    Anche Raimondo Caputo ha accusato la sua ex compagna della morte del piccolo. Malgrado la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Napoli, il gip Pietro Carola, il 5 giugno 2019, decise per l’imputazione coatta di Marianna Fabozzi e di Raimondo Caputo, rispettivamente per omicidio volontario e favoreggiamento.

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    Un raptus di follia e le ‘fatture del malocchio’ dietro l’omicidio della mamma a Torre del Greco

    Cronache » Primo Piano » Un raptus di follia e le ‘fatture del malocchio’ dietro l’omicidio della mamma a Torre del Greco

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    2 giorni fa circa (22:06)
    il
    23 Novembre 2020

    Si riteneva vittima delle ”fatture” fatte dalla madre e ieri sera, per mettere fine a queste ”scemita”’ – come le ha piu’ volte definite nell’interrogatorio davanti al pm Emilio Prisco, alla presenza dell’avvocato difensore Maria Laura Masi – ha preso un cacciavite e ha inferto alla donna una serie ancora imprecisata di colpi.

    Ad agire un uomo di 33 anni, da tempo in cura in un centro psichiatrico e in passato alle prese con problemi legati alla droga e all’alcol. Vittima la mamma, Brunella Cervasi, 55 anni. La tragedia si e’ consumata nella serata di ieri ma, come hanno potuto ricostruire gli agenti del commissariato di polizia di Torre del Greco, agli ordini del primo dirigente Antonietta Andria, solo oggi si e’ avuta contezza di quanto fosse realmente avvenuto nell’appartamento occupato dai due in via dei Remaioli, arteria senza sbocco della piu’ nota via Cesare Battisti. A capire che era accaduto qualcosa di tragico e’ stata la nonna del trentatreenne: il ragazzo, che ha raccontato di essere andato a letto dopo avere ucciso la mamma, e’ sceso stamane in strada e ha incrociato l’anziana, alla quale ha raccontato tutto. La scoperta, le urla, le telefonate alle forze dell’ordine anche da parte dei vicini, i quali credevano che tra mamma e figlio fosse scoppiata una nuova lite.

    Nel mezzo una tragedia dai contorni familiari, l’ennesimo femminicidio a poche ore dalla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, prevista per mercoledi’ 25 novembre. Il giovane e’ stato portato via dagli agenti, in un rione che conosceva la sua condizione e sapeva dei frequenti litigi con la madre, dalla quale aveva preso anche il cognome (la donna era infatti ragazza-madre). E alla polizia ha raccontato la sua ossessione: lui, titolare di una pensione di invalidita’, non ammette che questa gli sia stata riconosciuta per i suoi problemi psichiatrici. Agli inquirenti ha detto infatti di essere ”vittima delle fatture della scemita”’ della madre, ”fatture” alle quali ha deciso di dire basta armato di cacciavite. ”Ma ci e’ voluto del tempo per mettere fine a tutto questo” ha detto nell’interrogatorio che ha preceduto il fermo in attesa della convalida del gip. Poi e’ andato a letto e solo a tarda mattinata ha raccontato alla nonna, incontrata per caso, i fatti. Ora per lui inizia un’altra storia: quella legata alla ricerca di una struttura che possa ospitarlo lontano dalla casa dove si e’ consumato l’atroce delitto.

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    Il sindaco di San Giorgio a Cremano: ‘Qui le scuole chiuse’

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    Numerosi sindaci della provincia di Caserta prorogano la chiusura delle scuole

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    Cronaca

    Pubblicato
    16 ore fa
    il
    24 Novembre 2020

    Usura nei confronti di un commercialista della penisola sorrentina: sequestro beni nei confronti di un imprenditore di Castellammare.
    Nella mattinata odierna, militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata hanno provveduto ad eseguire un decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Napoli Sezione Misure di Prevenzione, per un valore di quasi 400 mila euro, nei confronti di S.C., residente in Castellammare i Stabia  e gestore di un distributore di carburanti operante in Santa Maria la Carità ritenuto responsabile dei reati di usura ed estorsione ai danni di un commercialista della penisola sorrentina. La complessa ed articolata indagine svolta dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Massa Lubrense, sotto il coordinamento di questa Procura, prendendo le mosse da anomale operazioni finanziarie affiorate nell’ambito di un’attività di verifica fiscale eseguita dal predetto Reparto nei confronti di un professionista sottoposto ad usura, ha portato all’esecuzione, lo scorso 23 aprile, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e contestuale decreto di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., per un valore di circa 320 mila euro, nei confronti del medesimo soggetto.
    In particolare, sulla base degli elementi acquisiti nel corso delle citate attività ispettive e sulla scorta dei riscontri eseguiti nell’ambito delle attività di indagine, veniva ricostruito un univoco e chiaro quadro indiziario dal quale emergeva l’intero rapporto usurario, che aveva avuto scaturigine nel lontano 2013 e che era perdurato fino ai primi mesi del 2020. In particolare, la vittima veniva costretta – anche attraverso percosse e minacce estorsive a danno della propria incolumità – alla restituzione di circa 320 mila euro, a fronte della richiesta di un prestito iniziale di 65 mila euro, con l’applicazione, quindi, di gravosi tassi usurari calcolati in ben oltre il 60% della sorta capitale sull’intero periodo. Nel corso delle ulteriori attività delegate da questa Procura, la Guardia di Finanza svolgeva mirate indagini patrimoniali in ordine al tenore di vita, alle disponibilità finanziarie ed al patrimonio riconducibile al nucleo familiare di S.C., allo scopo di individuame le fonti di reddito.
    Gli esiti di tali accertamenti investigativi consentivano di evidenziare sufficienti indizi in ordine alla provenienza illecita del patrimonio accumulato dall’imprenditore, desumibile, oltre che dal profilo criminale, anche dalla rilevante sproporzione emersa tra la ricchezza accumulata, il tenore di vita condotto e l’entità dei redditi dichiarati. Le attività di indagine dimostravano, inoltre, che la moglie dell’imprenditore, sebbene formalmente separata legalmente dal marito, risultava ancora di fatto parte integrante del nucleo familiare originario, in virtù della totale condivisione con l’indagato degli interessi economici, tanto da risultare esclusiva intestataria di gran parte dei rapporti bancari a loro riconducibili.
    Questa Procura, alla luce della rilevante sproporzione emersa tra le disponibilità finanziarie accumulare negli anni dalla famiglia dell’imprenditore S.C. ed i redditi dichiarati al fisco, proponeva al competente Tribunale di Napoli l’applicazione di una misura di prevenzione a carattere patrimoniale nei confronti dello stesso. Il Tribunale di Napoli Sezione Misure di Prevenzione, condividendo la richiesta di questa Procura, ordinava, ai sensi degli artt. 20 e ss. del D.Lgs. 159/2011, il sequestro dei saldi attivi giacenti sui conti correnti intestati a S.C. (già oggetto di sequestro preventivo) nonché alla consorte dello stesso, per un importo pari a circa 400 mila euro.

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    Un raptus di follia e le ‘fatture del malocchio’ dietro l’omicidio della mamma a Torre del Greco

    Cronache » Primo Piano » Un raptus di follia e le ‘fatture del malocchio’ dietro l’omicidio della mamma a Torre del Greco

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    49 minuti fa circa (22:06)
    il
    23 Novembre 2020

    Si riteneva vittima delle ”fatture” fatte dalla madre e ieri sera, per mettere fine a queste ”scemita”’ – come le ha piu’ volte definite nell’interrogatorio davanti al pm Emilio Prisco, alla presenza dell’avvocato difensore Maria Laura Masi – ha preso un cacciavite e ha inferto alla donna una serie ancora imprecisata di colpi.

    Ad agire un uomo di 33 anni, da tempo in cura in un centro psichiatrico e in passato alle prese con problemi legati alla droga e all’alcol. Vittima la mamma, Brunella Cervasi, 55 anni. La tragedia si e’ consumata nella serata di ieri ma, come hanno potuto ricostruire gli agenti del commissariato di polizia di Torre del Greco, agli ordini del primo dirigente Antonietta Andria, solo oggi si e’ avuta contezza di quanto fosse realmente avvenuto nell’appartamento occupato dai due in via dei Remaioli, arteria senza sbocco della piu’ nota via Cesare Battisti. A capire che era accaduto qualcosa di tragico e’ stata la nonna del trentatreenne: il ragazzo, che ha raccontato di essere andato a letto dopo avere ucciso la mamma, e’ sceso stamane in strada e ha incrociato l’anziana, alla quale ha raccontato tutto. La scoperta, le urla, le telefonate alle forze dell’ordine anche da parte dei vicini, i quali credevano che tra mamma e figlio fosse scoppiata una nuova lite.

    Nel mezzo una tragedia dai contorni familiari, l’ennesimo femminicidio a poche ore dalla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, prevista per mercoledi’ 25 novembre. Il giovane e’ stato portato via dagli agenti, in un rione che conosceva la sua condizione e sapeva dei frequenti litigi con la madre, dalla quale aveva preso anche il cognome (la donna era infatti ragazza-madre). E alla polizia ha raccontato la sua ossessione: lui, titolare di una pensione di invalidita’, non ammette che questa gli sia stata riconosciuta per i suoi problemi psichiatrici. Agli inquirenti ha detto infatti di essere ”vittima delle fatture della scemita”’ della madre, ”fatture” alle quali ha deciso di dire basta armato di cacciavite. ”Ma ci e’ voluto del tempo per mettere fine a tutto questo” ha detto nell’interrogatorio che ha preceduto il fermo in attesa della convalida del gip. Poi e’ andato a letto e solo a tarda mattinata ha raccontato alla nonna, incontrata per caso, i fatti. Ora per lui inizia un’altra storia: quella legata alla ricerca di una struttura che possa ospitarlo lontano dalla casa dove si e’ consumato l’atroce delitto.

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    6 ore fa
    il
    23 Novembre 2020

    Malato psichico uccide la madre a botte a Torre del Greco.

    Una donna di 56 anni è stata uccisa dal figlio 33enne a Torre del Greco.L’omicidio è avvenuto poco dopo l’una in un appartamento in via dei Remaioli. Il 33enne, che sarebbe affetto da problemi psichici, si sarebbe scagliato contro la madre picchiandola a morte. Sul posto è presente la Polizia di Stato. L’omicidio è avvenuto al culmine di una violenta lite udita dai vicini, che hanno allertato le forze dell’ordine. La donna, dopo la separazione dal marito, viveva con il figlio 33enne.
    L’uomo è al momento in stato di fermo al commissariato di polizia. Gli investigatori lo stanno interrogando per cercare di ricostruire la tragedia.

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    Malato psichico uccide la madre a botte a Torre del Greco

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Malato psichico uccide la madre a botte a Torre del Greco

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    2 giorni fa circa (16:11)
    il
    23 Novembre 2020

    Malato psichico uccide la madre a botte a Torre del Greco.

    Una donna di 56 anni è stata uccisa dal figlio 33enne a Torre del Greco.L’omicidio è avvenuto poco dopo l’una in un appartamento in via dei Remaioli. Il 33enne, che sarebbe affetto da problemi psichici, si sarebbe scagliato contro la madre picchiandola a morte. Sul posto è presente la Polizia di Stato. L’omicidio è avvenuto al culmine di una violenta lite udita dai vicini, che hanno allertato le forze dell’ordine. La donna, dopo la separazione dal marito, viveva con il figlio 33enne.

    L’uomo è al momento in stato di fermo al commissariato di polizia. Gli investigatori lo stanno interrogando per cercare di ricostruire la tragedia.

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    Cronaca

    Pubblicato
    16 ore fa
    il
    24 Novembre 2020

    Usura nei confronti di un commercialista della penisola sorrentina: sequestro beni nei confronti di un imprenditore di Castellammare.
    Nella mattinata odierna, militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata hanno provveduto ad eseguire un decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Napoli Sezione Misure di Prevenzione, per un valore di quasi 400 mila euro, nei confronti di S.C., residente in Castellammare i Stabia  e gestore di un distributore di carburanti operante in Santa Maria la Carità ritenuto responsabile dei reati di usura ed estorsione ai danni di un commercialista della penisola sorrentina. La complessa ed articolata indagine svolta dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Massa Lubrense, sotto il coordinamento di questa Procura, prendendo le mosse da anomale operazioni finanziarie affiorate nell’ambito di un’attività di verifica fiscale eseguita dal predetto Reparto nei confronti di un professionista sottoposto ad usura, ha portato all’esecuzione, lo scorso 23 aprile, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e contestuale decreto di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., per un valore di circa 320 mila euro, nei confronti del medesimo soggetto.
    In particolare, sulla base degli elementi acquisiti nel corso delle citate attività ispettive e sulla scorta dei riscontri eseguiti nell’ambito delle attività di indagine, veniva ricostruito un univoco e chiaro quadro indiziario dal quale emergeva l’intero rapporto usurario, che aveva avuto scaturigine nel lontano 2013 e che era perdurato fino ai primi mesi del 2020. In particolare, la vittima veniva costretta – anche attraverso percosse e minacce estorsive a danno della propria incolumità – alla restituzione di circa 320 mila euro, a fronte della richiesta di un prestito iniziale di 65 mila euro, con l’applicazione, quindi, di gravosi tassi usurari calcolati in ben oltre il 60% della sorta capitale sull’intero periodo. Nel corso delle ulteriori attività delegate da questa Procura, la Guardia di Finanza svolgeva mirate indagini patrimoniali in ordine al tenore di vita, alle disponibilità finanziarie ed al patrimonio riconducibile al nucleo familiare di S.C., allo scopo di individuame le fonti di reddito.
    Gli esiti di tali accertamenti investigativi consentivano di evidenziare sufficienti indizi in ordine alla provenienza illecita del patrimonio accumulato dall’imprenditore, desumibile, oltre che dal profilo criminale, anche dalla rilevante sproporzione emersa tra la ricchezza accumulata, il tenore di vita condotto e l’entità dei redditi dichiarati. Le attività di indagine dimostravano, inoltre, che la moglie dell’imprenditore, sebbene formalmente separata legalmente dal marito, risultava ancora di fatto parte integrante del nucleo familiare originario, in virtù della totale condivisione con l’indagato degli interessi economici, tanto da risultare esclusiva intestataria di gran parte dei rapporti bancari a loro riconducibili.
    Questa Procura, alla luce della rilevante sproporzione emersa tra le disponibilità finanziarie accumulare negli anni dalla famiglia dell’imprenditore S.C. ed i redditi dichiarati al fisco, proponeva al competente Tribunale di Napoli l’applicazione di una misura di prevenzione a carattere patrimoniale nei confronti dello stesso. Il Tribunale di Napoli Sezione Misure di Prevenzione, condividendo la richiesta di questa Procura, ordinava, ai sensi degli artt. 20 e ss. del D.Lgs. 159/2011, il sequestro dei saldi attivi giacenti sui conti correnti intestati a S.C. (già oggetto di sequestro preventivo) nonché alla consorte dello stesso, per un importo pari a circa 400 mila euro.

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    Malato psichico uccide la madre a botte a Torre del Greco

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    6 ore fa circa (16:11)
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    23 Novembre 2020

    Malato psichico uccide la madre a botte a Torre del Greco.

    Una donna di 56 anni è stata uccisa dal figlio 33enne a Torre del Greco.L’omicidio è avvenuto poco dopo l’una in un appartamento in via dei Remaioli. Il 33enne, che sarebbe affetto da problemi psichici, si sarebbe scagliato contro la madre picchiandola a morte. Sul posto è presente la Polizia di Stato. L’omicidio è avvenuto al culmine di una violenta lite udita dai vicini, che hanno allertato le forze dell’ordine. La donna, dopo la separazione dal marito, viveva con il figlio 33enne.

    L’uomo è al momento in stato di fermo al commissariato di polizia. Gli investigatori lo stanno interrogando per cercare di ricostruire la tragedia.

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    49 minuti fa
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    23 Novembre 2020

    Si riteneva vittima delle ”fatture” fatte dalla madre e ieri sera, per mettere fine a queste ”scemita”’ – come le ha piu’ volte definite nell’interrogatorio davanti al pm Emilio Prisco, alla presenza dell’avvocato difensore Maria Laura Masi – ha preso un cacciavite e ha inferto alla donna una serie ancora imprecisata di colpi.
    Ad agire un uomo di 33 anni, da tempo in cura in un centro psichiatrico e in passato alle prese con problemi legati alla droga e all’alcol. Vittima la mamma, Brunella Cervasi, 55 anni. La tragedia si e’ consumata nella serata di ieri ma, come hanno potuto ricostruire gli agenti del commissariato di polizia di Torre del Greco, agli ordini del primo dirigente Antonietta Andria, solo oggi si e’ avuta contezza di quanto fosse realmente avvenuto nell’appartamento occupato dai due in via dei Remaioli, arteria senza sbocco della piu’ nota via Cesare Battisti. A capire che era accaduto qualcosa di tragico e’ stata la nonna del trentatreenne: il ragazzo, che ha raccontato di essere andato a letto dopo avere ucciso la mamma, e’ sceso stamane in strada e ha incrociato l’anziana, alla quale ha raccontato tutto. La scoperta, le urla, le telefonate alle forze dell’ordine anche da parte dei vicini, i quali credevano che tra mamma e figlio fosse scoppiata una nuova lite.

    Nel mezzo una tragedia dai contorni familiari, l’ennesimo femminicidio a poche ore dalla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, prevista per mercoledi’ 25 novembre. Il giovane e’ stato portato via dagli agenti, in un rione che conosceva la sua condizione e sapeva dei frequenti litigi con la madre, dalla quale aveva preso anche il cognome (la donna era infatti ragazza-madre). E alla polizia ha raccontato la sua ossessione: lui, titolare di una pensione di invalidita’, non ammette che questa gli sia stata riconosciuta per i suoi problemi psichiatrici. Agli inquirenti ha detto infatti di essere ”vittima delle fatture della scemita”’ della madre, ”fatture” alle quali ha deciso di dire basta armato di cacciavite. ”Ma ci e’ voluto del tempo per mettere fine a tutto questo” ha detto nell’interrogatorio che ha preceduto il fermo in attesa della convalida del gip. Poi e’ andato a letto e solo a tarda mattinata ha raccontato alla nonna, incontrata per caso, i fatti. Ora per lui inizia un’altra storia: quella legata alla ricerca di una struttura che possa ospitarlo lontano dalla casa dove si e’ consumato l’atroce delitto.

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