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    Torre Annunziata, controlli dei Noe nell’ex Aprea Mare: 7 indagati

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    Controlli dei Carabinieri del Comando per la Tutela Ambientale, coordinati dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, per contrastare il fenomeno delle violazioni in materia ambientale presso i principali impianti produttivi e di trattamento di rifiuti in provincia di Napoli.

    Dopo circa un mese dai primi sequestri, i Carabinieri del Noe di Napoli, supportati dai militari del Gruppo di Torre Annunziata, hanno concluso le attività di verifica degli opifici industriali operanti nell’ambito del polo nautico “ex area Aprea Mare”, ubicato nel Comune di Torre Annunziata e gestito dalla società “Condominio Marina di Torre Annunziata”, al cui interno insistono aziende operanti nel settore dell’alaggio, rimessaggio e manutenzione natanti. In sede di primo controllo i militari del reparto Speciale dell’Arma, dopo aver accertato che l’impianto di depurazione per le acque nere, di dilavamento e meteoriche a servizio dell’intero polo nautico presentava gravi malfunzionamenti che ne avevano compromesso il funzionamento, tanto che i rifiuti liquidi, accumulati all’interno di una vasca di accumulo, tramite un sistema di bypass e pompe sommerse venivano sversati direttamente sul nudo terreno, sottoponevano a sequestro sia l’impianto di depurazione che il by pass.

    Nei giorni successivi i Carabinieri del NOE hanno dato inizio ad una serie di controlli a tappeto su tutti gli opifici presenti all’interno del polo nautico, allo scopo di verificare la regolarità e il rispetto della normativa ambientale a tutela delle matrici suolo, acqua e aria.Al termine dell’attività ispettiva i militari dell’Arma hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata:

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    – nr. 1 persona per scarico di acque reflue sul suolo in assenza di autorizzazione;

    – nr. 2 persone per gestione illecita di rifiuti, con contestuale sequestro di nr. 2 aree ove erano illecitamente stoccati rifiuti speciali pericolosi e non;
    – nr. 4 persone per emissioni in atmosfera non autorizzate.Alcuni opifici, allo scopo di sottrarsi ai controlli, avevano sospeso temporaneamente la propria attività; ciò nonostante i responsabili sono stati rintracciati e denunciati all’A.G. per le mancanze poi contestate dagli investigatori al termine dei controlli.

    Su delega della Procura torrese sono in corso le verifiche necessarie finalizzate ad accertare il livello di contaminazione del suolo ove venivano scaricati i rifiuti liquidi e a classificare i rifiuti abbandonati per il successivo corretto smaltimento, a spese degli indagati. LEGGI TUTTO

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    Finanziamenti illeciti, giudizio immediato per 13 imputati

    Giudizio immediato per i 13 arrestati a fine ottobre nell’inchiesta “Scarabeo”, accusati a vario titolo, in base alle indagini svolte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Latina, di aver costituito un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, di reati di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale, falsa attestazione della presenza in servizio del pubblico impiegato, autoriciclaggio, contraffazione di pubblici sigilli, sostituzione di persone, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, abuso d’ufficio, favoreggiamento e corruzione per l’esercizio della funzione.Secondo gli inquirenti, la presunta organizzazione criminale avrebbe reclutato clienti esclusi dalla possibilità di accesso al circuito del credito per incapacità reddituale o per segnalazioni pregiudizievoli esistenti presso il sistema di informazione creditizio, fornendo loro consulenze personalizzate per l’individuazione dell’istituto di credito o dell’intermediario finanziario a cui indirizzare pratiche di finanziamento con modalità fraudolente, mediante l’oscuramento dei dati pregiudizievoli e la contraffazione delle buste paga, e successivamente inoltrando alle società finanziarie la documentazione predisposta.
    Un’inchiesta nata da una fuga di notizie in occasione delle indagini portate avanti dal sostituto procuratore Giuseppe Bontempo sull’occupazione abusiva di alcuni appartamenti nel complesso di edilizia popolare denominato “Colosseo”, in via Bruxelles, di proprietà dell’Inps.
    A fare soffiate su indagini in corso, secondo gli inquirenti, sarebbe stato Francesco Santangelo, dipendente della Procura, addetto all’ufficio copie, e nel caso di via Bruxelles a essere informata dei sequestri che stavano per scattare sarebbe stata Serena Capponi, residente al “Colosseo” insieme a Nicola Natalizi, ex poliziotto che ha lavorato a lungo in Procura e amico di Santangelo.
    Il dipendente della Procura è inoltre risultato essere un assenteista e occupare a sua volta abusivamente un immobile ex Inpdap in via Paganini.
    E sempre Santangelo, per gli inquirenti, avrebbe avuto informazioni sulle indagini da un’addetta alla segreteria del sostituto procuratore Bontempo, e sarebbe stato in contatto con Sergio Di Barbora, arrestato e condannato per la rapina a Banca dell’Etruria, il quale avrebbe chiesto, ma in tal caso invano, informazioni da riferire al pregiudicato Carlo Maricca su una procedura fallimentare e sulle indagini relative al decesso della moglie di quest’ultimo.
    Indagando sul dipendente della Procura, gli investigatori hanno così pian piano iniziato a far luce sulle presunte frodi alle finanziarie, a cui, oltre a Santangelo, avrebbero preso parte Di Barbora, Marco Capoccetta, entrambi collaboratori dell’agenzia finanziaria Sms srl, Giorgio Vidali e l’informatico Marco Scarselletti, impegnati con Fiditalia, tutti messi in carcere.
    A collaborare con loro sarebbe poi stato il responsabile della banca online Widiba, Giuseppe Cotugno, ugualmente messo in carcere.
    A beneficiare dei finanziamenti ottenuti illecitamente invece sarebbero stati tre dipendenti Asl, Giovanna Villani, Claudia Muccitelli e Loredana Mattoni, una dipendente del Comune di Latina, Serenella Mura, Paolo Fortunato Capasso, e lo stesso Natalizi, tutti messi ai domiciliari.
    Il meccanismo illecito è stato descritto dallo stesso Santangelo in una conversazione intercettata dai carabinieri: “Prima di prendere i finanziamenti vengono da me, perché sicuramente c’hanno qualche cazzo che, o hanno pagato in ritardo o pagato male o stanno a sofferenza. Allora io gli faccio i provvedimenti di .. di ..legali! Gli faccio le contestazioni, quindi li ripulisco e poi possono andare a chiedere i finanziamenti, se no li sputano, no!”.
    Il processo inizierĂ , davanti al Tribunale di Latina, il prossimo 11 marzo.

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    Estorsione a un imprenditore, un arresto nel Salernitano

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    Estorsione, rapina e porto abusivo di strumenti atti ad offendere.

    Con queste accuse i carabinieri della compagnia di Sala Consilina hanno arrestato Melchiorre Ferrara, 21 anni, domiciliato a Polla gia’ noto alle forze dell’ordine. Vittima dell’estorsione un noto imprenditore di Atena Lucana. I militari, guidati dal capitano Paolo Cristinziano, hanno accertato, anche attraverso intercettazioni telefoniche, che il 21enne riscuoteva da qualche mese somme di denaro dall’imprenditore.

    Dalle indagini, coordinate dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Lagonegro, e’ emerso che l’estorsore terrorizzava l’imprenditore utilizzando una pistola, un tirapugni ed un coltello. L’attivita’ investigativa non ha preso il via da specifica denuncia della vittima impaurito dalle continue minacce dell’estorsore. L’uomo e’ stato condotto presso la casa circondariale di Potenza. LEGGI TUTTO

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    Bus precipitato dal Viadotto: legali ‘Autostrade’ chiedono nuova perizia

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    Botta e risposta, oggi, tra avvocati e sostituto procuratore generale, durante l’udienza del processo d’Appello in corso a Napoli sulla tragedia del bus precipitato il 28 luglio 2013 sull’autostrada A16, che costo’ la vita a oltre 40 persone.

    I legali di “Autostrade” hanno infatti presentato al giudice la richiesta di una nuova perizia sulla dinamica dell’incidente e anche sulla corrosione dei perni che, secondo i legali, non era prevedibile. A questa richiesta si sono opposti sia il sostituto procuratore generale Stefania Buda e l’avvocato Sergio Pisani, legale di Gennaro Lametta, proprietario del bus. Entrambi hanno infatti sostenuto che su entrambi gli aspetti sia stata fatta piena luce dalla perizia acquisita dai giudici di primo grado. Accertamenti eseguiti dai periti nominati dalla Procura di Avellino che hanno stabilito in maniera chiara l’angolo di impatto del bus contro le barriere e anche lo stato di corrosione dei perni.

    L’avvocato Pisani ha anche ricordato le dichiarazioni rese dai sopravvissuti durante il processo, secondo le quali l’autobus, nella fase finale, viaggiava parallelamente ai news jersey (le barriere di contenimento laterali, ndr)”. “Le foto allegate agli atti – ha spiegato Pisani – evidenziano come lo stato di degrado dei tiranti di ancoraggio dei new jersey: era logico che in un punto come quello dove e’ avvenuto l’incidente, l’uso del sale per sciogliere la neve avesse effetti anche sugli ancoraggi”.

    Il prossimo 25 marzo, i giudici della seconda sezione penale (presidente Miele), dovranno pronunciarsi sulla richiesta degli avvocati degli imputati ma anche relativamente alle istanze del sostituto procuratore generale, che ha chiesto l’acquisizione di alcune conversazioni intercettate dalla Procura di Avellino subito dopo la lettura della sentenza di primo grado, e dell’avvocato Pisani che invece ha chiesto l’escussione del meccanico che pochi giorni prima della tragedia esegui’ un controllo al serraggio dei perni della trasmissione del bus, la cui rottura mise fuori uso i freni. LEGGI TUTTO

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    Camorra: minacce e soldi a teste perche’ ritratti, 5 in carcere

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    Sequestro a scopo di estorsione di un soggetto, fatto salire su un’autovettura per poi essere condotto in un luogo isolato di Castel Volturno, dove veniva minacciato con una pistola e una corda legata al collo laddove non avesse restituito il corrispettivo di un pregresso debito di droga.

    I carabinieri hanno dato esecuzione nelle province di Caserta, Campobasso e Vibo Valentia a una misura cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Napoli nei confronti di cinque indagati, a vario titolo, per sequestro di persona a scopo di estorsione e intralcio alla giustizia, reati con l’aggravante del metodo mafioso.

    Dal marzo dello scorso anno gli indagati, facendo valere la presunta appartenenza al clan dei Casalesi di uno di loro, avevano tentato di convincere, dietro promessa di somme di denaro, la vittima e la moglie di questi a ritrattare le dichiarazioni rese in relazione a un sequestro di persona a scopo di estorsione commesso a Casal di Principe nel febbraio precedente, per il quale e’ stata emessa in precedenza una ordinanza cautelare ed e’ in corso il processo in Corte di Assise da Napoli nei confronti degli altri indagati; in quel caso un uomo fu fatto salire su un’auto per poi essere condotto in un luogo isolato di Castel Volturno, e minacciato con una pistola e una corda legata al collo perche’ ripianasse un debito di droga.

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    L’attività ha permesso di dimostrare che dal Marzo 2020 gli indagati, facendo valere la presunta appartenenza al “Clan dei Casalesi” di uno di loro, avevano tentato di convincere, dietro promessa di somme di denaro, la vittima e la moglie a ritrattare le dichiarazioni rese circa un sequestro di persona a scopo di estorsione commesso a Casal di Principe nel febbraio dello stesso anno, per il quale è stata emessa in precedenza una ordinanza cautelare ed è in corso il dibattimento innanzi alla Corte di Assise di Napoli nei confronti degli altri indagati.

    La pregressa vicenda, cui ha direttamente concorso uno degli odierni indagati, attiene al sequestro a scopo di estorsione di un soggetto, fatto salire su un’autovettura per poi essere condotto in un luogo isolato di Castel Volturno, dove veniva minacciato con una pistola e una corda legata al collo laddove non avesse restituito il corrispettivo di un pregresso debito di droga.

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    I nomiGli arrestati sono Bernardino Crispino (classe 1986); Francesco Frascogna (1971); Nicola Sergio Kader (1986); Antonio Tornincasa (1970) e Emanuele Tornincasa (1996). Sono originari di Marcianise, San Cipriano d’Aversa, Aversa, Orta di Atella e Napoli. Gli unici liberi erano Frascogna e Kader. LEGGI TUTTO

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    Castel Volturno, 15 chilogrammi di hashish nell’auto abbandonata

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    Ieri sera, a Castel Volturno, i carabinieri hanno trovato e sequestrato, a carico di ignoti, sostanza stupefacente per un totale di 15,644 chili, divisi in 9,387 chili di marijuana e 6,257 di hashish.

    La droga, divisa in panetti, era in borsoni e in alcune buste nere trovate all’interno di un’auto Bmw serie 3 abbandonata a bordo strada lungo via Marotta. I carabinieri stanno indagando per risalire a  chi ha abbandonato la droga e soprattutto a chi era diretta. E’ probabile che si sia trattato di un passaggio di consegne fallito e che chi aveva il compito di recuperare l’auto con il carico di stupefacente è arrivato in ritardo. LEGGI TUTTO

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    Napoli, sequestrate tre pistole a Fuorigrotta

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    Napoli, sequestrate tre pistole a Fuorigrotta

    Ieri pomeriggio gli agenti del Commissariato San Paolo, durante il servizio di controllo del territorio, transitando in via Brigata Bologna hanno rinvenuto, occultata dietro la tegola di una pensilina, una busta con tre pistole: una Beretta semiautomatica cal. 7,65 con matricola abrasa e completa di caricatore con 8 cartucce; una Beretta semiautomatica cal. 9×21 FS con matricola abrasa e completa di caricatore con 14 cartucce; un revolver Smith & Wesson cal. 357 Magnum rifornito di 6 cartucce risultato rubato nel novembre 1996, e altre 6 cartucce di vario calibro. LEGGI TUTTO

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    Omicidio di Formia, indagati il cugino della vittima e due giovani della provincia di Caserta

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    Dimesso dall’ospedale Dono Svizzero dopo essere stato in fin di vita a causa di una vasta ferita riportata ad una gamba, il cugino 17enne di Romeo Bondanese è ora indagato con l’ipotesi di rissa aggravata in concorso.

    L’avviso di garanzia gli è stato notificato dal pm della Procura dei Minorenni di Roma Maria Perna dopo che aveva derubricato per il coetaneo di Casapulla – il presunto autore del delitto dello studente di Formia – il reato di omicidio volontario in omicidio preteritenzionale affiancando quello di rissa aggravata. L’emissione del provvedimento nei confronti del 17enne di Formia è stato confermato dal portavoce della famiglia Bondanese, l’avvocato Salvatore Orsini, considerandolo un “atto dovuto” in una fase cautelare in cui le indagini sono tuttora in corso come ha ribadito il sostituto procuratore Perna nel corso di un incontro informale con uno dei due legali delle parti offese, l’avvocato Tina Di Russo.

    Insieme al cugino di Romeo sono indagati, sempre per rissa aggravata, almeno un paio di giovani originari della provincia di Caserta che, in compagnia del 17enne di Casapulla, erano giunti a Formia per trascorrere la sera di Carnevale. La difesa del giovane ora indagato intende chiarire al più presto la sua posizione; il 17enne sarebbe giunto subito sul terrazzo sovrastante la darsena de La Quercia ma solo successivamente all’aggressione mortale di Romeo. Avrebbe tentato di bloccare il suo accoltellatore e per questo motivo ha ricevuto anch’egli un fendente al quadricipite.

    Che le indagini siano entrate nel vivo lo conferma un importante e clamoroso incarico che il magistrato titolare delle indagini ha conferito nella mattinata di mercoledì. Il sostituto procuratore Perna, che ha incontrato anche i difensore del giovane di Casapulla, gli avvocati Luigi Tecchia e Giuseppe Biondi, ha incaricato la tossicologa del Policlinico Gemelli Sabina Strano Rossi per effettuare una perizia nei confronti delle persone indagate al momento a piede libero. L’esame riguarderà anche alcuni reperti organici prelevati nel corso dell’autopsia al povero Romeo Bondanese e ha un obiettivo: verificare se i partecipanti o le stesse vittime dell’aggressione della sera di martedì grasso abbiano assunto o meno sostanze stupefacenti prima del tragico episodio.

    La dottoressa Strano Rossi ha chiesto 45 giorni prima di consegnare la sua relazione tossicologica al Pm e ha annunciato – secondo quanto è trapelato da ambienti legali – che avvierà i suoi accertamenti “non ripetibili” tra venerdì e sabato. Il conferimento di quest’incarico alla tossicologa del Gemelli – hanno fatto sapere i legali delle parti offese, Vincenzo Macari e Tina Di Russo – ribadisce come le indagini si stiano svolgendo a trecentosessanta gradi e questa perizia non vuole lasciare nulla di intentato. LEGGI TUTTO

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    Napoli, pizzo all’imprenditore che lavorava nel loro palazzo: persi due estorsori

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    Napoli. Pretendono da imprenditore 3mila euro per i disagi subiti. Carabinieri arrestano 2 persone per estorsione.

    I carabinieri della stazione e del Nucleo Operativo di Bagnoli hanno arrestato per concorso in estorsione Massimo Picone (cl. 61) e Fabio Esposito (cl.79), entrambi del quartiere Fuorigrotta e già noti alle forze dell’ordine.

    Il titolare della ditta che aveva in appalto l’installazione di un ascensore nel condominio dello stesso Picone, è stato avvicinato dai due e minacciato. Se non avesse consegnato loro 3mila euro per i “disagi” arrecati durante i lavori, avrebbero danneggiato le attrezzature utilizzate in cantiere.La vittima non ha ceduto e ha denunciato tutto ai Carabinieri che hanno organizzato un servizio di appostamento per cogliere in flagranza la consegna della somma pretesa sotto ricatto. Al passaggio del contante, i militari sono intervenuti e hanno arrestato i due. Sono ora in carcere. LEGGI TUTTO

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    Picchiava moglie e figlie da anni: condannato il marito ‘padre-padrone’

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    Marito ‘padre-padrone’ cancella l’identita’ della moglie per 20 anni: condannato a 4 anni per maltrattamenti. Lei casertana ma residente in Puglia.

    Un incubo di violenza fisica e morale durato venti anni quello vissuto da una donna 56enne di Caserta, trapiantata per amore da fine anni ’90 in Puglia, in un paese nei pressi di Trani (provincia di Barletta-Andria-Trani), che e’ riuscita a far condannare il marito a quattro anni di carcere per il reato di maltrattamenti in famiglia.

    Una pena esemplare che il giudice ha inflitto senza neanche un referto medico che attestasse le avvenute violenze, ma basandosi solo sul racconto denso di particolari riferito dalla donna e dalle figlie (tutte e tre difese da Martina Piscitelli); anche le ragazze, oggi ventenni, sono state vittime delle violenze del padre. La sentenza e’ stata emessa dal tribunale di Trani, e chiude una vicenda tragica, diversa dalle altre, perche’ qui c’e’ un marito “padre padrone” che non si e’ limitato a picchiare e aggredire la moglie e le figlie.

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    Secondo quanto emerso dal processo infatti, il 46enne guardia giurata, che per questi fatti e’ stato arrestato nei mesi scorsi perdendo anche il lavoro, ha cancellato l’identita’ della moglie casertana, tenendola quasi sempre segregata in casa, costringendola a parlare pugliese, a dichiarare un’eta’ diversa, a non avere contatti con la famiglia d’origine, che si era opposta al matrimonio perche’ l’uomo, gia’ prima delle nozze, picchiava la futura moglie, in quel momento incinta.

    Le stesse figlie della coppia non sapevano dell’esistenza dei parenti casertani, almeno fino alla fine del 2019, quando la madre, ormai sfinita per le continue violenze subite, ha preso coraggio rivelando alle ragazze l’esistenza dei familiari a Caserta. Le adolescenti, anch’esse spesso picchiate dal padre, hanno cosi’ contattati i familiari via social, non venendo credute in un primo momento. I parenti casertani non avevano infatti notizia della donna da due decadi, poi pero’ hanno capito la serieta’ della situazione. Una mattina, all’alba, sono cosi’ venuti a Trani a prendere la donna 56enne e le due figlie, e le hanno condotte a Caserta.

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    Qui le tre vittime sono andate alla Questura, dove hanno denunciato i fatti alla sezione della Squadra Mobile che si occupa di reati contro le donne. E’ quindi intervenuto il centro antiviolenza Spazio Donna in supporto della madre e delle due figlie vittime, e l’avvocato Martina Piscitelli, che le ha assistite nel processo riuscendo a far condannare il marito “padre padrone”. LEGGI TUTTO

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    Tragedia durante i lavori per la fibra ottica, due rinvii a giudizio

    A distanza di quasi due anni e mezzo dalla tragedia sul lavoro consumatasi in via Madonna delle Grazie, a Sermoneta, dove un operaio che stava lavorando su un cavo Telecom precipitò da un’altezza di circa sei metri e morì dopo due settimana di agonia, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, ha disposto due rinvii a giudizio.A dover affrontare un processo, con l’accusa di omicidio colposo e violazione alle norme sulla sicurezza sul lavoro, sono Roberto Balzi, rappresentante della ditta di Genzano esecutrice dei lavori e della ditta appaltatrice, e Antonio Covarelli, direttore dei lavori.
    Vittima dell’incidente, il 3 ottobre 2018, l’operaio Eligio Leoni, 61enne di Velletri.
    Soccorso dal 118, l’operaio venne trasportato in eliambulanza al San Camillo di Roma, dove morì il 16 ottobre successivo.
    La vittima si stava occupando dell’installazione di un tubo aereo necessario a contenere i cavi della fibra ottica, lavorando su un palo telefonico in legno.
    La prima udienza del processo è fissata per il prossimo 1 luglio davanti al giudice del Tribunale di Latina, Enrica Villani.

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    Interventi antisismici, congelato l’appalto per la scuola elementare

    Congelato l’appalto per l’adeguamento e il miglioramento sismico finalizzati a verificare la vulnerabilità della scuola elementare in via Marconi, a Cori.Il Tar di Latina ha accolto la richiesta della società abruzzese Vema Progetti srl e sospeso la determina con cui, il 29 dicembre scorso, il Comune ha aggiudicato in via definitiva il contratto relativo ai servizi tecnici di progettazione preliminare, definitiva, esecutiva, misura e contabilità e coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, geologo, indagini, studi e sondaggi degli interventi all’associazione temporanea d’imprese costituita tra l’architetto Pasquale Barone, l’ing. Anna Maria Miracco, il dott. Marco Iannini, la Geo. Geotecnica e geognostica srl e la Geoplanning Servizi per il territorio srl.
    I giudici, a un primo esame del ricorso con cui la Vema ha impugnato l’aggiudicazione e tutti gli atti di gara, hanno ritenuto che lo stesso sia fondato, come emergerebbe da “evidenti elementi”, specificando che le “attività di supporto alla progettazione attengono ad attività meramente strumentali alla progettazione (indagini geologiche, geotecniche e sismiche, sondaggi, rilievi, misurazioni e picchettazioni, predisposizione di elaborati specialistici e di dettaglio, con l’esclusione delle relazioni geologiche nonché la sola redazione grafica degli elaborati progettuali), ma non sono attività di progettazione in senso stretto”.
    Il ricorso verrà esaminato nel merito il prossimo 9 giugno e il Comune di Cori è stato intanto condannato a pagare 1.500 euro di spese di giudizio.

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