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    Napoli, rapinano pizzeria durante la partita: arrestato minorenne. Caccia ai complici

    Insieme con altri due complici tenta rapina in pizzeria, ha una pistola giocattolo. 17enne arrestato dai Carabinieri
    Il match allo stadio Maradona di Napoli è ancora in corso, sono le 22 circa. 3 persone col viso coperto entrano in una pizzeria in Via Cavalleggeri d’Aosta. Tra le mani di due di loro rispettivamente una pistola e un coltello. Puntano al titolare e all’incasso. Sembrano molto giovani e la vittima reagisce. Due fuggono immediatamente, il terzo – quello arma da fuoco in pugno – viene bloccato.
    Nasce una colluttazione, in strada si sente urlare. Una pattuglia di Carabinieri in abiti civili del nucleo operativo di Bagnoli è poco lontana.
    Il frastuono la guida fino all’uscio del locale dove lo scontro è ancora violento. Il rapinatore finisce in manette, la sua pistola si rivela una replica giocattolo. Il volto fino a quel momento nascosto è quello di un 17enne.
    Arrestato per tentata rapina, il minore viene portato in ospedale, per le lesioni subite durante l’azione fallita. 21 i giorni di prognosi prescritti: a cure terminate il 17enne di Napoli è stato ristretto nel centro di giustizia minorile dei Colli Aminei, in attesa di giudizio. Continuano le indagini per identificare i due complici. LEGGI TUTTO

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    Uccide il marito a coltellate davanti al figlio

    Omicidio in famiglia in provincia di Brescia. È accaduto a Nuvolento dove nella serata di ieri un uomo di 59 anni è stato ucciso in casa dalla moglie durante un litigio.
    La vittima è Romano Fagoni, ed è stato raggiunto da alcune coltellate alla gola dalla moglie Raffaella Ragnoli, di tre anni più giovane, che nella notte è stata arrestata su disposizione del pubblico ministero di turno.
    Alla lite ha assistito il figlio quindicenne che ha chiamato i soccorsi. Ma quando è arrivata l’equipaggio del 118 l’uomo era già morto. I carabinieri che sono arrivati poco dopo hanno bloccato la donna e recuperato l’arma del delitto.
    E poi hanno raccolto le deposizioni della moglie assassina e del figlio su disposizione del magistrato è stato disposto l’arresto della donna. LEGGI TUTTO

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    Melito, migrante ferito alla gamba con un’arma da taglio

    E’ giallo sul ferimento di un migrante avvenuto ieri sera a Melito. Sulla vicenda indagano i carabinieri.
    Ieri in tarda serata un 34enne originario del Burkina Faso è stato portato in ospedale a Giugliano per una ferita alla coscia destra. Colpito verosimilmente con un’arma da taglio il 34enne non ha fornito alcuna indicazione.
    Il ferimento sarebbe accaduto nel comune di Melito ma sono in corso accertamenti per chiarire ogni punto della vicenda. La vittima non è in pericolo di vita. Indagini dei Carabinieri della tenenza di Melito.
    I militari hanno interrogato alcuni connazionali per capire intanto dove è avvenuto il ferimento e perchè ma soprattutto per individuare il responsabile e recuperare l’arma utilizzata. LEGGI TUTTO

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    Napoli, scontro a fuoco tra il gruppo Minieri e Masiello: 4 arresti

    Napoli. Questa mattina, il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Napoli ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 3 indagati.Tutti detenuti (un quarto indagato, parimenti destinatario del provvedimento, è detenuto all’estero), ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di tentato omicidio in concorso, detenzione e porto abusivo di arma, nonché lesioni personali, aggravati dal metodo mafioso.
    L’indagine, condotta dal citato Nucleo, trae origine da due distinti episodi di sangue, tra loro collegati, avvenuti a Napoli il 29.11.2019, a distanza di poche ore l’uno dall’altro, ed ha consentito di identificare negli indagati MARRAZZO Ciro e GIARNIERI Mario, ritenuti contigui ai contesti della criminalità organizzata.
    Il primo quale mandante ed il secondo quale esecutore materiale, i responsabili del ferimento di MINIERI Nicola, nei confronti del quale erano esplosi, mentre era sulla pubblica via, diversi colpi di arma da fuoco, perché ritenuto responsabile, insieme ad altri, del danneggiamento del motoveicolo dell’indagato MARRAZZO.
    Inoltre di identificare negli indagati MINIERI Nicola e di suo fratello Ciro, entrambi ritenuti contigui al gruppo camorristico denominato Masiello, il primo quale mandante ed il secondo quale esecutore materiale, i responsabili del tentato omicidio di GIARNIERI Antonio – fratello di Mario e soggetto del tutto estraneo alle vicende descritte ed ai circuiti della criminalità organizzata – nei cui confronti venivano esplosi diversi colpi di arma da fuoco mentre era intento a svolgere il proprio lavoro all’interno di un esercizio pubblico, quale vendetta per il fatto di cui sopra.
    Di seguito i destinatari della misura:– MINIERI Nicola, nato a Napoli il 27.2.2000;– MINIERI Ciro, nato a Napoli il 6.2.1999;– MARRAZZO Ciro, nato a Napoli il 7.10.1999;– GIARNIERI Mario, nato a Napoli il 26.12.1997. LEGGI TUTTO

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    Anacapri, blitz antidroga: arrestato 22enne

    Anacapri. Sequestrato carico di marijuana per i consumatori dell’isola azzurra. Carabinieri arrestano 22enne del posto.
    I Carabinieri della stazione Capri hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio un 22enne del posto incensurato.
    I militari hanno perquisito la sua abitazione, e nascosti in una rimessa, hanno trovato 600 grammi di marijuana suddivisa in 10 involucri. Sequestrato anche un bilancino di precisione.
    Il 22enne è ora agli arresti domiciliari in attesa di giudizio. I militari continuano le indagini per risalire ai fornitori probabilmente di Napoli dove il ragazzo va spesso. I carabinieri cercano di arrivare anche al giro di clienti visto che è stato notato un continuo via vai di giovani dalla sua abitazione. LEGGI TUTTO

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    Mafia, ecco lo statuto scritto dei padrini costituenti

    Esiste uno statuto di Cosa nostra scritto dai “padri costituenti”, i vecchi padrini mafiosi, dove per “democrazia” gli affiliati “sono la stessa cosa”.E queste norme sarebbero ancora rispettate e ne viene imposta l’osservanza agli affiliati. Questi principi mafiosi più arcaici sono considerati, ancora oggi, il baluardo dell’esistenza stessa della Mafia.
    Alzano il velo sui segreti più nascosti delle cosche palermitane i carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale di Palermo che con un blitz, dopo un’inchiesta che si è avvalsa “delle più sofisticate tecnologie di captazione”, hanno sgominato la famiglia mafiosa di Rocca Mezzomonreale, retta dal clan Badagliacca, inquadrata nel mandamento palermitano di Pagliarelli, arrestando sette mafiosi (due ai domiciliari) tra cui uomini d’onore riservati e sventando pure l’omicidio di un architetto che avrebbe sbagliato pratiche di sanatorie edilizia mancando di rispetto al boss
    . In cella sono finiti Pietro Badagliacca, già condannato a 14 anni per Mafia e poi scarcerato, il figlio Angelo e suo nipote Gioacchino (anche loro già condannati per Mafia), Marco Zappulla e Pasquale Saitta. Ai domiciliari sono andati gli ultrasettantenni Michele Saitta e Antonino Anello.
    La cosca, dicono i carabinieri, in passato è stata protagonista di “episodi rilevantissimi per la vita dell’associazione mafiosa, quali, ad esempio, la gestione operativa della trasferta a Marsiglia del capomafia corleonese deceduto Bernardo Provenzano per sottoporsi a cure mediche o la gestione dei contatti con il boss trapanese Matteo Messina Denaro”.
    Gli investigatori, coordinati dai sostituti Federica La Chioma e Dario Scaletta, sono riusciti ad ascoltare ciò che i mafiosi dicevano e decidevano durante una riunione super segreta, nel settembre 2022, in una casa nelle campagne di Butera (Caltanissetta) scoprendo il dissidio tra Pietro Badagliacca e il nipote Gioacchino che è culminato in “un vero e proprio processo nella riunione nissena con i fratelli Saitta come arbitri”.
    Pace tra i due suggellata dalla promessa di Pietro di uccidere l’architetto che aveva “mancato di rispetto” al nipote Gioacchino. In quelle conversazioni registrate definite dal gip Lirio Conti “di estrema rarità nell’esperienza giudiziaria”, è stato fatto più volte il richiamo all’esistenza di un “codice mafioso scritto”, custodito gelosamente da decenni e che regola, ancora oggi, la vita di cosa nostra palermitana.
    E anche gli usi e costumi della Mafia rimangono quelli antichi anche se le reazioni delle vittime oggi spesso sono mutate come nel caso dell’imprenditore edile che ha denunciato dopo aver ricevuto una bambola con un proiettile conficcato nella testa e “impiccata” alla porta d’ingresso della villetta.
    L’obiettivo era quello di costringere la vittima a rivolgersi alla famiglia della zona per la “messa a posto”, garantendo una percentuale dell’appalto. Gioacchino Badagliacca ha appeso la bambola al cancello e si è lamentato di averlo fatto da solo.
    Al telefono parlando con Antonino Anello dice: “Zio Ninì, io, sono uscito la notte io! Anche questa cosa, cioè, si doveva andare a fare la bambola. A metterci un segnale per farli venire perché avevano preso impegni in questi due anni che io sono stato lì dentro”. LEGGI TUTTO

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    Arrestato il vero Andrea Bonafede, prestò l’identità a Matteo Messina Denaro

    Andrea Bonafede, l’uomo che ha prestato la sua identità al capomafia Matteo Messina Denaro, è stato arrestato dai carabinieri del Ros.
    Era sua la carta d’identità trovata in possesso di Messina Denaro lunedì scorso, il giorno dell’arresto all’esterno della clinica ‘la Maddalena’. Appartiene a Bonafede anche l’appartamento di via Cb31, a Campobello di Mazara, dove il boss ha vissuto negli ultimi mesi e dove i carabinieri hanno trovato oggetti e documenti.
    Bonafede raccontò agli inquirenti di avere acquistato l’appartamento con i soldi che gli erano stati dati da Messina Denaro.
    Il gip di Palermo ha firmato oggi l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Andrea Bonafede, considerato uno dei fiancheggiatori più vicini all’ex superlatitante.
     Arrestato per pericolo di inquinamento delle prove
    Dopo averlo indagato per associazione mafiosa e favoreggiamento aggravato nei giorni scorsi, il pool di magistrati della Dda coordinati dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Paolo Guido hanno chiesto e ottenuto dal gip la misura cautelare, per il pericolo di inquinamento delle prove e il pericolo di fuga.
    Bonafede ha fornito la sua identità a Messina Denaro nell’ultimo periodo della latitanza. Anche l’auto su cui si muoveva l’ex primula rossa è intestata alla madre 85enne (e disabile) di Bonafede.
    Andrea Bonafede, il geometra di Campobello di Mazara che ha prestato l’identità al boss Matteo Messina Denaro, arrestato oggi, sarebbe un uomo d’onore riservato. Lo scrive il gip nella misura cautelare. “Si è in presenza, in sostanza, sia pure, in termini di gravità indiziaria di un’affiliazione verosimilmente riservata di Bonafede per volontà del Messina Denaro”, si legge nel provvedimento. LEGGI TUTTO

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    Nel covo di Messina Denaro magneti da frigo “Il padrino sono io”

    Foto di animali feroci, magneti da frigorifero con l’immagine di un boss in smoking che ricorda Al Pacino ne “Il padrino” e sotto scritto “il padrino sono io”, la foto attaccata alla parete di Al Pacino, sempre nel film di Francis Ford Coppola: sono alcune delle cose trovate nel covo di vicolo San Vito a Campobello di Mazara in cui si nascondeva nell’ultimo periodo di latitanza il boss Matteo Messina denaro.Oltre ai pizzini, documenti e carte, dunque, i carabinieri del Ros hanno trovato una serie di oggetti che si richiamano alla celebre pellicola.Ed emerge che il boss in clinica, in ospedale, negli studi medici si presentava con il nome di Andrea Bonafede, ma a Campobello di Mazara, il paese in cui ha trascorso l’ultimo periodo della latitanza, il boss Matteo Messina Denaro utilizzava un nome diverso.
    Un’accortezza, confermata dagli investigatori, che l’avrebbe aiutato a condurre una vita praticamente normale. Presentarsi in un centro di piccole dimensioni con l’identità di uno degli abitanti di Campobello, il geometra Andrea Bonafede, che gli ha prestato identità e documenti per potersi sottoporre alle cure mediche, non era prudente.
    E avrebbe potuto esporlo a rischi. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire l’ultimo periodo della latitanza – Messina Denaro sarebbe stato a Campobello almeno fin dal 2020 – comprese le generalità con le quali il boss si presentava alle persone e nei luoghi che frequentava in paese.
    Presentarsi in un centro di piccole dimensioni con l’identità di uno degli abitanti di Campobello, il geometra Andrea Bonafede, che gli ha prestato identità e documenti per potersi sottoporre alle cure mediche, non era prudente.
    E avrebbe potuto esporlo a rischi. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire l’ultimo periodo della latitanza – Messina Denaro sarebbe stato a Campobello almeno fin dal 2020 – comprese le generalità con le quali il boss si presentava alle persone e nei luoghi che frequentava in paese. LEGGI TUTTO

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    Caivano, droga e armi in uno stabile abbandonato

    Armi, munizioni e droga in uno stabile abbandonato. Sequestro dei Carabinieri a Caivano.
    I Carabinieri della stazione di Caivano hanno rinvenuto armi e droga all’interno di un immobile abbandonato in via Cairoli. Questa volta non nel solito parco Verde. Erano nascoste in una cassetta metallica.
    Sono 555 i grammi di cocaina trovati dai militari insieme a 1 dose di hashish e vario materiale per il confezionamento. Tra le armi, invece, una pistola calibro 7,65 carica risultata provento di furto, un revolver calibro 38 carica con matricola cancellata e 34 cartucce calibro 38. Stupefacenti, armi e munizioni sono stati sequestrati.
     Una pistola e un revolver sequestrate oltre alla droga
    Le armi saranno sottoposte ad accertamenti dattiloscopici e balistici per verificare se siano state utilizzate in fatti di sangue o intimidazione. Continuano le indagini dei Carabinieri per risalire al “custode”. LEGGI TUTTO

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    Mugnano, mamma e figlio arrestati per droga. Il marito era finito in carcere 2 giorni fa

    Mugnano. I Carabinieri tornano a casa dell’uomo arrestato 2 giorni prima. A finire in manette questa volta il figlio e la moglie
    Il 17 gennaio Raffaele Marrone è stato arrestato a Mugnano di Napoli dai Carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli. A casa del 46enne, arrestato insieme ad altre 3 persone in un blitz a largo raggio, erano stati rinvenuti e sequestrati 4.495 euro in contanti e 100 grammi di hashish.
    Dopo 2 giorni i Carabinieri della sezione operativa della compagnia di Marano hanno voluto approfondire la vicenda ritornando nell’appartamento Mugnanese del 46enne. A finire in manette, questa volta, il figlio 23enne incensurato e la madre del ragazzo nonché moglie di Marrone, la già nota alle forze dell’ordine Dora D’aria, 42enne.
     600 dosi di droga già confezionata
    I militari hanno trovato nella disponibilità del 23enne 800 euro in contanti e due borse con all’interno 600 dosi tra hashish e marijuana per un peso complessivo di un chilo e mezzo di droga.
    Nella disponibilità della D’aria, una busta con dentro 5 panetti di hashish: 500 i grammi. Sequestrati anche 16 proiettili calibro 38 special.
    Oltre alla droga recuperati anche due dispositivi conta banconote
    Infine, in un locale della famiglia Marrone, i Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato due dispositivi conta banconote e una bilancia elettronica.
    Madre e figlio sono nei carceri di Pozzuoli e Poggioreale in attesa di giudizio per il reato di detenzione di droga a fini di spaccio. LEGGI TUTTO

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    Blitz anti droga a Torre Annunziata: 17 arresti

    A Torre Annunziata eseguite 17 misure da parte dei Carabinieri nel corso di un blitz anti droga.
    I Carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata stanno dando esecuzione a una misura cautelare personale, emessa dal GIP di Torre Annunziata su richiesta della Procura oplontina, nei confronti di 17 persone, indagate a vario titolo per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto in luogo pubblico di armi comunica sparo, incentrata sul rione popolare “Poverelli” di Torre Annunziata.
    L’inchiesta dei carabinieri ha portato alla luce il lucroso traffico di droga portato avanti da donne e giovanissimi sotto lo stretto controllo delle famiglie criminali del rione Poverelli di Torre Annunziata dove si recavano ad acquistare droga persone da tutti i comuni vicini. LEGGI TUTTO