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    Castello di Cisterna, spari contro il bar della movida

    Questa notte verso le 4.30 a Castello di Cisterna i Carabinieri della locale stazione sono intervenuti a via Cosimo Miccoli per colpi d’arma da fuoco.
    Poco prima ignoti avevano esploso alcuni colpi verso il bar “019” frantumando la vetrata esterna. Rinvenuti e sequestrati 5 cartucce calibro 12 trovate in strada. Indagini in corso da parte dei carabinieri.
    I militari stanno analizzando le immagini delle telecamere pubbliche e private poste nella zona per dare un nome e un volto agli attentatori.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Maxi sequestro di droga, 585 chilogrammi tra hashish e marijuana: arrestato 36enne
    I titolari del bar sentiti a sommarie informazioni dai carabinieri hanno riferito di non aver mai ricevuto ne minacce ne richieste estorsive e tantomeno di saper spiegare i motivi dell’attentato. LEGGI TUTTO

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    Caivano, nasconde la droga colorata nel congelatore: arrestato 36enne

    Caivano, nasconde la droga colorata nel congelatore: arrestato 36enne. Ancora un arresto dei carabinieri nel parco Verde di Caivano.
    Nel Parco Verde di Caivano i Carabinieri della locale Compagnia hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio Roberto Iannucci, 36enne della provincia di Benevento già noto alle forze dell’ordine.
    L’uomo passeggiava nel Parco Verde indossando un marsupio. Non sembrava proprio un turista e i carabinieri lo hanno seguito. Alla vista dei militari ha tentato di fuggire ed è entrato in un appartamento che poi è risultato essere nella sua disponibilità. I Carabinieri lo hanno raggiunto e beccato proprio mentre stava nascondendo la borsetta nel cassetto del congelatore. Nel marsupio c’erano 55 dosi di cocaina, 41 dosi di eroina e la somma contante di 420 euro. E’ stato tutto sequestrato.
    La droga, pronta alla vendita, aveva la particolarità di essere confezionata con involucri colorati. Celeste per la cocaina e bianco per l’eroina. Stratagemma probabilmente utilizzato dal pusher per consegnare lo stupefacente più velocemente possibile a seconda della richiesta del cliente di turno e dei suoi “gusti”. L’arrestato è stato trasferito in carcere in attesa di giudizio. LEGGI TUTTO

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    Arzano, le donne del clan della 167 occupano alloggio: denunciata una donna dei Monfregolo

    Arzano, le donne del clan della 167 occupano alloggio: denunciata una donna dei Monfregolo. Blitz della Polizia locale, denunciata una donna dei Monfregolo che percepiva anche il reddito di cittadinanza.La camorra più forte dello Stato: le donne del clan della 167 occupano alloggio nel rione gettando il mobilio in strada dell’ex inquilino. Blitz della Polizia locale, denunciata una donna dei Monfregolo che percepiva anche il reddito di cittadinanza.
    Un mondo parallelo, fatto di violenze e soprusi si muove all’ombra della gestione del patrimonio immobiliare dell’Acer regionale in via Colombo, ma anche dello stesso Comune di Arzano in via Tavernola messo a disposizione delle famiglie indigenti. È la criminalità organizzata a “gestirlo”, almeno in parte, in dispregio di qualunque rispetto delle leggi e norme dello Stato.
    Insomma, giusto il tempo di “morire” direbbe qualcuno che tra sfratti, denunce, accertamento di migliaia di euro dei evasione tributaria e relativi 29 arresti, che ad appena qualche mese dai blitz dei carabinieri che hanno decimato i cartelli Monfregolo-Cristiano-Alterio-Mormile, che un appartamento popolare è stato nuovamente occupato.
    A subentrare tempestivamente, come da copione, è stata una donna e un minore, nella piena convinzione di averne diritto. E, soprattutto, nell’arroganza dell’appartenere alle famiglie malavitose, cui tutto sembra essere consentito. Gli agenti della locale, coordinati dal colonnello Biagio Chiariello, dopo aver notato accatastati nell’androne del rione un intero mobilio composto da camera da letto, pranzo, cucina e cameretta hanno avviato sin da subito gli accertamenti e constatato che era avvenuta l’occupazione abusiva di uno degli alloggi previo sfondamento della porta e facendosi scudo con un minore.
    Ma la stessa, così come previsto, è stata denunciata per tale condotta dalla polizia locale per occupazione abusiva. La donna, P.F., dopo aver scelto con cura l’appartamento da occupare, ha abbandonato in strada i rifiuti ingombranti e arredi, pensando di non essere individuata. Una vera e propria sfida alle autorità. Avviate le ricerche, gli uomini della polizia locale agli ordini del comandante Chiariello, hanno bussato alla porta dell’abitazione della donna, risultata sorella e cognata di noti affiliati al sodalizio della 167 tra cui i Monfregolo finiti in carcere per minacce aggravate a pubblico ufficiale, estorsioni, associazione a delinquere, droga.
    Da riscontri in atti è risultato che gli arredi in strada erano gli stessi di quelli lasciati e certificati dai sopralluoghi nell’abitazione mesi fa. Da approfondimenti la stessa risultava percepire anche il reddito di cittadinanza prontamente segnalato segnalazione agli uffici competenti con sospensione del beneficio. Secondo “radio quartiere” il clan della 167 ormai rigeneratosi nelle nuove leve sfuggite ai blitz con alcune da poco scarcerate, avrebbe dato il via libera alla nuova “colonizzazione” del rione della 167 e del centro storico. Uno scandalo alla luce del sole insomma.
    Un mondo parallelo che si muove all’ombra della gestione del patrimonio immobiliare e che si avvale non solo di ricatti e sopraffazione ma di un business e connivenze sospette se si pensa che molti dei residenti abusivi avevano ottenuto dal comune di Arzano anche le residenze. Ovviamente tutto nel silenzio assoluto della politica locale impegnata in campagna elettorale
    Carmine Longhi LEGGI TUTTO

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    Camorra a Pianura: stesa nella notte in via Escrivá

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    Processo per la morte di Adrian Olmo: il pirata ha chiesto l’abbreviato condizionato

    Oggi all’udienza preliminare l’imputato, nonostante le responsabilità schiaccianti a suo carico accertate dall’inchiesta, ha richiestodi escutere un proprio consulente tecnico: l’amarezza dei familiari della vittima presenti in aula. Il Gup si è riservato la decisioneDovranno aspettare ancora per ottenere giustizia, e il rischio è che ci vogliano dei mesi, i congiunti del compianto e incolpevole Adrian Olmo, il giovane partenopeo di soli 28 anni travolto e ucciso da un’auto pirata mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali in via Milano, all’altezza del civico 35, a Napoli, poco lontano da casa, il 29 novembre 2021, alle 21.Oggi, giovedì 22 settembre 2022, in tribunale a Napoli avanti il Gup dott.ssa Ambra Cerabona, si è svolta l’udienza preliminare del processo all’investitore, poi rintracciato, che deve rispondere dei pesanti reati di omicidio stradale con l’aggravante della fuga, Alfonso Santaniello, 32 anni, anch’egli di Napoli: in aula erano presenti anche il papà, la mamma e la sorella della vittima, assistiti Studio3A e dall’avv. Vincenzo Cortellessa, del foro di Santa Maria Capua Vetere.Familiari che hanno accolto con sorpresa e amarezza la richiesta presentata dall’imputato, per il tramite del proprio legale, di poter definire il procedimento penale a suo carico con il rito abbreviato ma condizionato all’escussione di un proprio consulente tecnico di parte: il giudice si è riservato di valutare l’istanza una volta esaminata la documentazione prodotta e ha rinviato la sua decisione all’udienza fissata il prossimo 9 novembre 2022, alle 10.Una richiesta difficilmente comprensibile per i congiunti del giovane, anche alla luce delle inequivocabili conclusioni dell’inchiesta condotta dal Pubblico Ministero titolare del fascicolo, dott.ssa Francesca Falconi. La quale ha confermato come Adrian, oltre a essere stato abbandonato agonizzante dal suo investitore (non è morto subito, è stato soccorso da alcuni passanti, tra cui un operatore sanitario, e condotto in condizioni disperate all’ospedale Cardarelli, dov’è spirato poco dopo), non abbia avuto responsabilità alcuna nel tragico incidente: la sua unica “colpa” è stata di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e di imbattersi nella “persona sbagliata”.Il Sostituto Procuratore infatti ha ritenuto unico responsabile dell’investimento Santaniello, a cui si imputa “colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e violazione delle norme del codice della strada, segnatamente degli articoli 141, che prevede l’obbligo di regolare la velocità in modo da evitare ogni pericolo per la sicurezza delle persone, e dell’art. 191 che prevede l’obbligo dei conducenti di fermarsi quando i pedoni transitano sulle strisce pedonali” per citare la richiesta di rinvio a giudizio formulata alla conclusione delle indagini preliminari e riscontrata dal Gup con la fissazione dell’udienza preliminare odierna.Dagli accertamenti della Polizia locale di Napoli, che hanno effettuato i rilievi, è emerso come l’automobilista “percorresse via Milano a forte velocità in direzione ingresso tangenziale Napoli Capodimonte” e abbia investito il pedone che stava, regolarmente, “attraversando la strada sulle strisce pedonali”: un impatto tremendo.“Colpendolo con il lato anteriore destro della vettura lo spingeva verso un’autovettura, una Toyota Yaris, parcheggiata lungo via Milano per poi scaraventarlo 16 metri più avanti, facendolo cadere al suolo e cagionandone il decesso. E si dava poi alla fuga” conclude il magistrato rimarcando l’ulteriore aggravante contestata all’automobilista.L’imputato si è costituito solo due giorni dopo, il primo dicembre, presentandosi negli uffici della polizia locale partenopea con due avvocati e il Suv che portava sul muso gli evidenti segni del terribile urto con il pedone: gli agenti erano comunque già sulle sue tracce. Ha giustificato la sua gravissima condotta sostenendo di aver avuto paura e di essere scappato, ma ciò non gli eviterà la condanna: per i capi di accusa contestatigli la pena minima di legge è 5 anni. Peraltro non si saprà mai se stesse anche guidando sotto l’effetto di alcol o droghe: essendosi reso irreperibile, non lo si è potuto sottoporre subito, com’è necessario, agli accertamenti ematici.L’autopsia affidata dal Pm al medico legale Prof. Pietro Tarsitano, Direttore dell’Unità operativa di Medicina Legale del Cardarelli, non ha fatto che confermare come il giovane sia deceduto in seguito alle gravissime lesioni politraumatiche ed emorragiche riportate a causa dell’investimento e perfettamente compatibili con un autoveicolo ad assetto rialzato, come quello di Santaniello: alle operazioni peritali ha partecipato anche il dott. Mauro Perrino come consulente medico legale per le parti offese messo a disposizione da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini a cui i familiari di Adrian, attraverso il consulente legale dott. Vincenzo Carotenuto, si sono affidati per essere seguiti.Studio3A-Valore S.p.A. ha già ottenuto un equo risarcimento per i propri assistiti dalla compagnia di assicurazione della vettura, ma ora i familiari della vittima si aspettano, e in tempi ragionevoli, anche una condanna in sede penale del pirata commisurata ai gravissimi reati di cui si è macchiato, pur nella consapevolezza che nessuna pena potrebbe mai ripagarli dell’enorme perdita patita e del modo esecrabile in cui Adrian è stato loro strappato nel fiore degli anni. LEGGI TUTTO

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    Camorra, omicidio dell’incensurato Luigi Galletta: arrestato Ciro Contini

    La Squadra Mobile della Questura di Napoli ha eseguito un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Ciro Contini in quanto gravemente indiziato dei delitti di omicidio, detenzione e porto illegale di armi.Le indagini svolte dalla Polizia di Stato, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Napoli, hanno documentato la violenta contrapposizione tra il clan SIBILLO ed il clan BUONERBA/MAZZARELLA finalizzata ad acquisire la supremazia ed il controllo degli affari illeciti sul territorio urbano di Forcella, della Maddalena, di via dei Tribunali e, più in generale, sull’area dei I Decumani.
    L’ordinanza cautelare in questione cristallizza, in particolare, le dinamiche associative che hanno condotto, dapprima, alla violenta aggressione del giovane incensurato GALLETTA Luigi e, dopo appena tre giorni, al suo omicidio, avvenuto il 31 luglio 2015, all’interno dell’officina meccanica dove svolgeva l’attività lavorativa.
    Infatti, secondo la ricostruzione del G.I.P., operata soprattutto attraverso l’esame delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e delle risultanze di natura intercettiva, l’agguato omicidiario ai danni di GALLETTA è da collocarsi nel contesto del conflitto in atto tra il clan SIBILLO, nella sua nuova composizione apicale, ed il clan BUONERBA/MAZZARELLA.
    Alla luce di tali evidenze probatorie, infatti, è stato acclarato che ad originare l’efferato delitto, commesso da esponenti del clan SIBILLO, è stato il semplice rifiuto della vittima, motivato dalla sua totale estraneità al contesto camorristico, di fornire elementi utili al rintraccio del cugino, CRISCUOLO Luigi, schieratosi con il gruppo antagonista dei BUONERBA/MAZZARELLA.
    In merito, va ricordato che per tale omicidio è stato già condannato l’esecutore materiale NAPOLETANO Antonio, minorenne all’epoca del fatto. LEGGI TUTTO

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    Napoli, sparatoria al Buvero: ferito un 44enne

    Napoli. Si torna a fare fuoco per le strade del centro città-Un 44enne di origini dominicane è stato ferito da colpi di arma da fuoco stasera intorno alle 20. Il […]

    Napoli. Si torna a fare fuoco per le strade del centro città-Un 44enne di origini dominicane è stato ferito da colpi di arma da fuoco stasera intorno alle 20. Il ferimento è avvenuto in via Saverio Mattei, tra il borgo Sant’Antonio Abate e corso Garibaldi.Il ferito è incensurato. E’ stato centrato al braccio sinistro e alla gamba sinistra, è stato trasportato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale Vecchio Pellegrini. Non è in pericolo di vita.
    Sul posto sono intervenuti i Carabinieri del nucleo operativo Napoli Stella e della stazione Borgoloreto. Sono in corso indagini per chiarire la dinamica. LEGGI TUTTO

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    Giugliano, colpisce la compagna con una sedia davanti al figlio di 4 anni

    Giugliano. Colpisce la compagna con una sedia e un pugno. Il figlio di 4 anni assiste a tutto. 42enne arrestato dai Carabinieri.Un litigio con il compagno, come già successo in […]

    Giugliano. Colpisce la compagna con una sedia e un pugno. Il figlio di 4 anni assiste a tutto. 42enne arrestato dai Carabinieri.Un litigio con il compagno, come già successo in passato. Insulti, minacce e poi violenza. Un crescendo di vessazioni che, questa volta, ha rischiato di finire in tragedia.È notte e l’ennesima lite scatena l’ira di un 42enne che, per provare il suo punto, ritiene che le parole non bastino. Così alza la voce, poi le mani. Tira un pugno in faccia alla compagna e poi la colpisce con una sedia.
    Una violenza inaudita, commessa davanti agli occhi del figlio di 4 anni.La donna cade al suolo tumefatta, giusto la forza di comporre 112 sul tastierino del cellulare. Intanto, il 42enne va via e porta con se il piccolo in lacrime.Pochi minuti più tardi i carabinieri della sezione di radiomobile di Giugliano sono già sotto la sua abitazione. È lì che intercettano il 42enne, ancora in auto con il figlio. In tasca ha un coltello a serramanico.L’uomo finisce in manette ed è ora in una cella del carcere di Poggioreale. Il bambino è tornato tra le braccia della madre che ha rifiutato l’intervento dei medici. LEGGI TUTTO

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    Napoli, 5 condanne per la morte del 14enne nella Galleria Umberto

    Napoli, 5 condanne per la morte del 14enne nella Galleria Umberto. La tragedia avvenuta a Napoli nel 2014.Si è concluso con cinque imputati condannati e uno assolto il processo sulla […]

    Napoli, 5 condanne per la morte del 14enne nella Galleria Umberto. La tragedia avvenuta a Napoli nel 2014.Si è concluso con cinque imputati condannati e uno assolto il processo sulla morte di Salvatore Giordano, lo studente di 14 anni di Marano di Napoli ucciso da un grosso frammento di un fregio staccatosi dalla Galleria Umberto I di Napoli il 5 luglio 2014. Il giudice monocratico di Napoli Barbara Mendia ha condannato gli amministratori dei condomini risultati coinvolti nella tragedia e due dipendenti comunali. Salvatore venne colpito alla testa mentre stava passeggiando lungo via Toledo con degli amici (uno dei quali rimase ferito) e morì in ospedale quattro giorni dopo. Condannato a due anni di reclusione Giovanni Spagnuolo (dirigente comunale) mentre a Franco Annunziata (tecnico comunale) il giudice ha comminato la pena di un anno e due mesi. L’amministratore Mariano Bruno è stato condannato a due anni come Elio Notarbartolo mentre una condanna a un anno e due mesi è stata inflitta a Marco Fresa.Il giudice invece ha assolto Giuseppe Africano mentre l’ultimo imputato è deceduto durante l’iter giudiziario. Il Tribunale ha riconosciuto una provvisionale di 100mila euro ai genitori di Salvatore e 25mila euro a ciascuno dei suoi due fratelli.
    Inoltre ha riconosciuto un risarcimento (da quantificare in separata sede) anche nei confronti del Comune di Napoli, si è costituito parte civile al processo. Riconosciuto anche un risarcimento per il giovane rimasto ferito.“Il Comune di Napoli – ha commentato l’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia Giordano – non aveva diritto ad alcun risarcimento in quanto, secondo il mio personale parere, è il principale responsabile della tragedia: E, infatti, i suoi dipendenti imputati sono stati condannati”. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro 90 giorni. LEGGI TUTTO

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    Evaso dal carcere e ricercato: trovato al bar a fare colazione con la fidnazata

    Napoli. Al cuore non si comanda ma in questo caso neanche alle manette. E cosi un detenuto evaso e ricercato da tre tre mesi è stato beccato a fare colazione […]

    Napoli. Al cuore non si comanda ma in questo caso neanche alle manette. E cosi un detenuto evaso e ricercato da tre tre mesi è stato beccato a fare colazione con la compagna in un bar.Ad Arpino di Casoria questa mattina i Carabinieri della compagnia Napoli Poggioreale hanno arrestato Gennaro Esposito, 51enne napoletano già noto alle forze dell’ordine.L’uomo era evaso il 23 luglio scorso dal carcere di Ariano Irpino dopo che non era rientrato da un permesso premio facendo perdere così le proprie tracce.
    I Carabinieri di Poggioreale hanno avviato le indagini volte alla sua cattura monitorando i diversi social network presenti sul web e tenendo sotto osservazione la compagna del 51enne.La donna ogni mattina faceva colazione nello stesso bar della cittadina a nord di Napoli e anche oggi era lì ma i caffè erano due. Poco dopo arriva un altro cliente ed è proprio Esposito che non ha neanche il tempo di accomodarsi che viene bloccato.I Carabinieri erano nell’attività commerciale tra i clienti del bar. L’arrestato è ora in carcere. LEGGI TUTTO

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    Ponticelli, si spara davanti ai bambini: 2 feriti

    Napoli. A Ponticelli si spara anche davanti ai bambini e ancora una volta in viale Carlo Miranda.E’ accaduto poco dopo le 17,30 di oggi. Due persone sono rimaste ferite  e […]

    Napoli. A Ponticelli si spara anche davanti ai bambini e ancora una volta in viale Carlo Miranda.E’ accaduto poco dopo le 17,30 di oggi. Due persone sono rimaste ferite  e sono ricoverate all’ospedale del Mare.  Si tratta  di ì Bruno Esposito, 43 anni, e Salvatore Castellano, 42enne, entrambi già noti alle forze dell’ordine e residenti nella zona orientale. I due sono stati colpiti agli arti inferiorie si sono presentati, a bordo della loro auto.Sul posto gli agenti del commissariato Barra- San Giovanni e quelli della Squadra mobile di Napoli che stanno setacciando la zona alla ricerca dei bossoli e di tutte le informazioni sulla sparatoria.
    Due giorni fa nella stessa zona c’è stato un clamoroso “affronto” al clan dei De Micco con l’incendio di un’auto con insulti verniciati sulla carrozzeria e un water poggiato sul tettuccio.

    Mandatario FRATELLI D’ITALIA LEGGI TUTTO

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    Camorra, arrestato latitante del clan Amato-Pagano

    Il 67enne Antonio Pezzella da latitante percepiva anche il reddito di cittadinanza. E’ stato catturato a Casavatore

    Napoli. I Carabinieri arrestano latitante per omicidio durante “Prima Faida di Scampia”. In manette il 67enne Antonio Pezzella affiliato al clan Amato Pagano. Ha anche il reddito di cittadinanzaI carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli hanno arrestato Antonio Pezzella, 67enne di Casavatore ritenuto affiliato al clan Amato/Pagano e latitante dallo scorso gennaio.Pezzella si sottrasse ad un ordine di custodia cautelare in carcere emesso dalla corte di assise d’appello di Napoli ed è ritenuto gravemente indiziato dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere di Gaetano De Pascale. La vittima, cugino di Paolo di Lauro, fu uccisa nel novembre del 2004 durante quella che viene convenzionalmente definita la “Prima faida di Scampia”.
    Il 67enne è stato individuato in un’abitazione di Casavatore al termine di un’articolata e complessa attività di indagine e di un costante monitoraggio del web e dei flussi bancari.E’ risultato anche percettore del reddito di cittadinanza. E’ stato rinchiuso nel carcere di Secondigliano.

    Mandatario FRATELLI D’ITALIA LEGGI TUTTO