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    Traffico di droga tra Ponza e Napoli: 4 misure cautelari

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    Traffico di droga tra Ponza e Napoli: 4 misure cautelari

    La Guardia di Finanza e i carabinieri di Formia hanno dato esecuzione oggi ad una ordinanza emessa dal gip del tribunale di Cassino su richiesta della procura del comune ciociaro, nei confronti di quattro persone tra Napoli e Ponza (tre con obbligo di dimora e uno con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria).
    L’ipotesi di reato e’ di detenzione di sostanze stupefacenti finalizzata allo spaccio. Il provvedimento e’ stato emesso nell’ambito di una indagine che ha permesso di ricostruire un traffico di droga da e per l’isola pontina meta, in estate, di migliaia di turisti. Nell’ambito delle indagini e’ stato effettuato un arresto in flagranza presso il Porto di Formia e sequestrati oltre 300 grammi di cocaina e 100 grammi di hashish.
    Nel corso della giornata sono state effettuate una serie di perquisizioni nei confronti di altre quattro persone sull’isola di Ponza, tutte coinvolte nel giro di spaccio, che hanno portato ad un arresto in flagranza (domiciliari) e una denuncia a piede libero oltre che ad un sequestro di 70 grammi di hashish e marijuana. Nel corso degli accertamenti, la Guardia di Finanza ha segnalato alla Procura della Repubblica di Cassino che gli arrestati percepivano il reddito di cittadinanza e verranno quindi segnalati all’Inps dal Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri per la sospensione del beneficio. LEGGI TUTTO

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    Napoli, 39enne ferito da colpo arma da fuoco a Scampia

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    Un 39enne è stato ferito da un colpo di arma da fuoco a Scampia, quartiere della zona nord di NAPOLI.

    Il 39enne, Vincenzo De Luca, era in un circolo ricreativo in via Anna Maria Ortese, nell’area cosiddetta “33”. Non è in pericolo di vita ed è stato trasportato al pronto soccorso. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della compagnia Stella. LEGGI TUTTO

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    Napoli, tentato omicidio & clan: sei persone nel mirino della Dda

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    Napoli. Tentato omicidio e traffico di stupefacenti: sei persone nel mirino della Dda.
    Dalle prime ore della giornata è in corso, nel capoluogo partenopeo, un’operazione della Polizia di Stato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti di un soggetto gravemente indiziato di tentato omicidio e porto d’arma in luogo pubblico, nonché nei confronti di 5 persone gravemente indiziate di essersi associati tra loro, costituendo una stabile struttura organizzativa finalizzata al traffico di stupefacenti.
    +++ AGGIORNAMENTI IN CORSO +++ LEGGI TUTTO

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    Giro notturno con i pregiudicati, 27enne arrestato in trasferta

    Nella giornata di mercoledì la Polizia di Stato di Latina ha dato esecuzione alla misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un pregiudicato 27enne.L’attività di polizia è stata eseguita dagli agenti del Commissariato di Gaeta, unitamente ai colleghi del Commissariato “Secondigliano” di Napoli, nel capoluogo partenopeo.
    Si tratta di un giovane già coinvolto nell’indagine del Commissariato del sud pontino denominata Game Over, che lo scorso anno permise di sgominare una banda di spacciatori attiva tra Gaeta, Formia e Napoli: il 27enne, nella circostanza, fu sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora a Napoli.
    A far aggravare la sua posizione sono state le continue violazioni agli obblighi imposti dall’autorità giudiziaria. L’ultima risale allo scorso 4 gennaio, quando, nonostante il divieto di uscire di casa nelle ore serali e notturne, l’uomo è stato sorpreso, di notte, dagli agenti del Commissariato Secondigliano in strada, insieme con altri pregiudicati. Il Tribunale di Cassino (FR) ha pertanto inasprito la misura cautelare e disposto nei suoi confronti gli arresti domiciliari.

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    Napoli, 16enne sorpreso con un’arma in giro per Fuorigrotta: denunciato

    Cronaca Napoli

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    Pubblicato
    3 giorni fa circa (14:09)
    il
    21 Dicembre 2020

    foto polizia di stato

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    Ieri sera gli agenti dei Commissariati San Paolo e Bagnoli nel transitare in via Lepanto hanno notato un ragazzo che, alla loro vista, ha tentato di allontanarsi per eludere il controllo.
    I poliziotti lo hanno raggiunto e bloccato trovandolo in possesso di una pistola Beretta con matricola abrasa completa di caricatore con 7 cartucce di cui una in canna. Il giovane, un 16enne napoletano, è stato denunciato per detenzione abusiva di armi ed affidato ai genitori.

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    Santa Maria Capua Vetere, traffico di droga: arrestato titolare ditta noleggio auto

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    Bagnoli: accende fuochi d’artificio in strada, denunciato

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    Cronaca Napoli
    Napoli, nel bar ai Decumani a consumare bevande: denunciati in 6

    Pubblicato
    7 ore fa
    il
    24 Dicembre 2020

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    Napoli, nel bar ai Decumani a consumare bevande: denunciati in 6.
    Ieri sera gli agenti del Commissariato Decumani hanno effettuato un servizio di controllo del territorio durante il quale hanno identificato 62 persone e controllato un bar di via San Sebastiano che, sebbene chiuso, aveva al suo interno sei persone sedute ai tavoli che consumavano bevande.
    Il titolare e gli avventori sono stati sanzionati per inottemperanza alle misure anti Covid-19 ed è stata disposta la chiusura del locale per 5 giorni.

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    Mascherine e accessori con brand di lusso falsi: sequestri e perquisizioni tra Torino, Napoli e Caserta

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    Brand del lusso falsamente riprodotti su mascherine ed altri accessori di abbigliamento: denunciate nove persone, sequestri anche a Napoli e Caserta.
    E’ quanto scoperto dalla Guardia di Finanza a Settimo Torinese e nel quartiere “Barriera di Milano” in due opifici sartoriali illegali ricavati all’interno di abitazioni private e un esercizio commerciale gestito da soggetti di etnia asiatica che vendevano mascherine di tessuto e articoli recanti marchi contraffatti. I due “ateliers” erano gestiti da due cinquantenni italiane le quali, attraverso macchinari all’avanguardia, confezionavano vari accessori di abbigliamento e dispositivi di protezione individuale, apponendo sugli stessi loghi contraffatti di marchi internazionali, cosi’ da trasformarli in ricercati articoli alla moda. Oltre 600.000 i marchi contraffatti a “stampa sublimatica diretta su tessuto” sequestrati, unitamente a migliaia di metri di filato ed a 3 macchinari necessari alla cucitura e al confezionamento dei prodotti falsi.

    Una quarantina le case di moda del lusso oggetto dell’illecita riproduzione sulle mascherine in tessuto, che venivano vendute a 7 euro l’una oppure in kit comprendenti anche sciarpa e pochette al prezzo di 80. Sono stati sequestrati 80 mila accessori di abbigliamento ornamentali e oltre 1.000.000 di articoli di bigiotteria e accessori di abbigliamento non sicuri, in violazione del Codice del Consumo e, poi, i fornitori dei tessuti utilizzati per la produzione dei beni contraffatti, dislocati in varie zone del territorio nazionale. Nel prosieguo delle indagini le perquisizioni disposte dalla locale Procura della Repubblica ed eseguite in provincia di Prato, Vicenza, Viterbo, Napoli e Caserta, hanno consentito di accertare le responsabilita’ dei fornitori dei tessuti e dei semilavorati, permettendo di sequestrare oltre 1 milione di ulteriori marchi contraffatti a stampa sublimatica diretta su tessuto, circa 350 mila mascherine facciali con segni mendaci di conformita’ ovvero non conformi alle vigenti prescrizioni, 180 mila filtri in TNT, nonche’ numerose schede tecniche di conformita’, in lingua francese, mendaci e 25 macchinari industriali (tra cui plotter, macchine taglia-cuci e stiratrici). Nove sono le persone denunciate per frode nell’esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali con marchi contraffatti o mendaci. L’avvenuta commercializzazione dei beni avrebbe consentito di realizzare un volume d’affari superiore a 3 milioni di euro.
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    Napoli, ragazzina di 15 anni cade dal balcone: è grave in ospedale

    Cronache  Cronaca  Cronaca Napoli  Napoli, ragazzina di 15 anni cade dal balcone: è grave in ospedale

    Cronaca

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    Pubblicato
    22 ore fa circa (11:58)
    il
    15 Dicembre 2020

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    Napoli. Una ragazzina di 15 anni è caduta dal balcone a Napoli in circostanze ancora da chiarire. La giovane è stata trasportata in ospedale. Il fatto è accaduto in via Pigna. Sul posto è intervenuta la Polizia.

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    Cronaca Napoli
    Napoli, attesa per il miracolo di San Gennaro

    Pubblicato
    5 minuti fa
    il
    16 Dicembre 2020

    foto di repertorio

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    Napoli, attesa per il miracolo di San Gennaro. Rito in Cattedrale nel rispetto norme Covid.
    E’ cominciata nel Duomo di Napoli la celebrazione in attesa del miracolo di San Gennaro. Oggi, infatti, si celebra il terzo appuntamento con il prodigio della liquefazione del sangue del Santo Patrono in memoria dello scampato pericolo di Napoli dall’eruzione del Vesuvio del 1631. Quest’anno le celebrazioni non si svolgono come vuole la tradizione nella Cappella del Tesoro di San Gennaro, ma sull’altare maggiore della Cattedrale nel rispetto delle norme anti Covid in fatto di distanziamento.
    L’ampolla con il sangue di San Gennaro e’ stata prelevata dalla cassaforte custodita nella Cappella del Tesoro ed e’ stata portata da monsignor Vincenzo De Gregorio, abate della Cappella del Tesoro, sull’altare maggiore dove ha avuto inizio la celebrazione religiosa.
    Il prodigio è atteso nella giornata di oggi, 16 dicembre, ultima delle tre date nelle quali tradizionalmente si ripete. L’abate della Cappella di San Gennaro del Duomo di Napoli, monsignor Vincenzo De Gregorio, lo ha annunciato al termine della messa celebrata alle 9 sull’altare del Duomo: “Quando abbiamo preso la teca dalla cassaforte – ha spiegato l’abate – il sangue era assolutamente solido e rimane assolutamente solido”.

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    Pasquale Apicella, il poliziotto ucciso: il Comune di Napoli si costituirĂ  parte civile

    Cronache Âť Cronaca Âť Pasquale Apicella, il poliziotto ucciso: il Comune di Napoli si costituirĂ  parte civile

    Cronaca

    Pubblicato
    13 minuti fa circa (19:59)
    il
    14 Dicembre 2020

    foto di repertorio

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    Il Comune di Napoli si costituisce parte civile nel processo contro gli aggressori del poliziotto Pasquale Apicella, morto nel tentativo di fermare gli autori di un furto in banca a Calata Capodichino lo scorso aprile. Su indirizzo del sindaco, Luigi de Magistris, è stata infatti approvata la delibera, a firma dell’assessore con delega all’Avvocatura, Monica Buonanno, di costituzione di parte civile dell’amministrazione comunale nel procedimento penale a carico dei soggetti coinvolti nell’incidente avvenuto in via Calata Capodichino che ha provocato il decesso del poliziotto Pasquale Apicella.
    Potrebbe interessarti anche: https://www.cronachedellacampania.it/2020/04/poliziotto-ucciso-il-prefetto-di-napoli-in-visita-alla-famiglia/

    “L’amministrazione comunale – afferma l’assessore Buonanno – schierandosi con la famiglia di Pasquale Apicella nel processo a carico degli imputati, ribadisce concretamente il suo impegno al fianco delle vittime, affinché venga fatta giustizia. Apicella era un poliziotto, padre, marito, ed è stato spazzato via mentre svolgeva il suo dovere: a lui va tutto il nostro riconoscimento, alla famiglia l’appoggio dell’intera amministrazione. Ci costituiamo parte civile – spiega – per manifestare la nostra ferma condanna verso ogni gesto violento e delinquenziale che rappresenti un pericolo per l’incolumità dei cittadini. Napoli non può essere ostaggio di criminali scellerati. Crediamo nella legalità e siamo convinti che il rispetto di questa sia l’unica via possibile per il futuro di Napoli, ed è per questo che continueremo ad agire a tutela dei cittadini e per il rispetto delle regole in ogni contesto”, conclude.

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    Crolla vecchia cartiera, panico a Minori ma nessun ferito

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    Abusi edilizi al Pineta Grande Hospital: udienza preliminare il 5 febbraio per 36 indagati

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    Cronaca
    Abusi edilizi al Pineta Grande Hospital: udienza preliminare il 5 febbraio per 36 indagati

    Pubblicato
    17 minuti fa
    il
    14 Dicembre 2020

    foto fa google

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    E’ stata fissata per il 5 febbraio 2021, al tribunale di Santa Maria Capua Vetere, l’udienza preliminare che dovra’ decidere sul rinvio a giudizio di 36 persone, tra imprenditori privati della sanita’, funzionari della Regione Campania, dell’Asl di CASERTA e della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di CASERTA e Benevento, e dipendenti ed ex amministratori del Comune di Castel Volturno.
    Sono tutti coinvolti nell’indagine che ruota attorno ai lavori di ampiamento della Pineta Grande Hospital, importante clinica privata ubicata a Castel Volturno, Comune del litorale casertano. Gli indagati rispondono a vario titolo di corruzione, falso, indebita induzione, abuso d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio. Figura chiave dell’indagine e’ il noto imprenditore della sanita’ Vincenzo Schiavone, proprietario della clinica Pineta Grande di Castel Volturno, delle case di cura “Padre Pio” di Mondragone, Villa Bianca di Napoli, e Villa Ester di Avellino.;

    Con Schiavone rischiano il processo i funzionari della Regione Antonio Postiglione (dirigente del settore sanita’), Antonio Podda e Arturo Romano, il presidente di Aiop Campania (Associazione Italiana Ospedalita’ Privata) Sergio Crispino, l’ex sindaco di Castel Volturno Dimitri Russo con parte della sua giunta e alcuni ex consiglieri comunali.

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    Napoli, latitante ‘tradito’ da una telecamera sul palazzo al Pallonetto di Santa Lucia

    Cronache » Cronaca » Cronaca Napoli » Napoli, latitante ‘tradito’ da una telecamera sul palazzo al Pallonetto di Santa Lucia

    Cronaca Napoli

    Pubblicato
    8 ore fa circa (21:21)
    il
    11 Dicembre 2020

    foto da google

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    Ieri pomeriggio gli agenti del Commissariato San Ferdinando sono intervenuti in via Egiziaca a Pizzofalcone perchĂŠ era stata segnalata la presenza di alcune telecamere installate in uno stabile.
    I poliziotti, una volta entrati nell’edificio, hanno sorpreso un uomo sulle scale che si è dato alla fuga passando dal terrazzo della chiesa adiacente fino alla strada sottostante dove è stato bloccato; lì gli operatori hanno riconosciuto Stanislao Montagna, 39enne napoletano, che dallo scorso ottobre si era allontanato da una comunità di Varcaturo dove era sottoposto agli arresti domiciliari per rapina, e nei suoi confronti era stata successivamente disposta la custodia cautelare in carcere.

    L’uomo è stato arrestato in esecuzione del provvedimento di aggravamento della misura restrittiva e denunciato per resistenza a Pubblico Ufficiale e violazione della normativa in materia di protezione dei dati personali poiché le due telecamere, che inquadravano l’atrio e l’esterno del palazzo, erano collegate al suo cellulare.

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    Il Covid uccide poliziotto di Marcianise in servizio a Rimini

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    Addio a Kim Ki-duk, il regista sudcoreano Leone d’Oro è morto di Covid

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    Cronaca Napoli

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    Pubblicato
    27 minuti fa
    il
    11 Dicembre 2020

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    Positivo l’incontro via web col ministero della Salute del direttore del reparto di Chirurgia plastica dell’azienda universitaria ospedaliera Federico II di Napoli Francesco D’Andrea, dove si è posta all’attenzione dei rappresentanti del ministero della salute la richiesta che il titolo di specializzazione sia il requisito necessario per svolgere l’attività di chirurgo plastico, portando avanti il discorso di applicare le regole del pubblico anche nel privato.
    «L’esito della riunione è stato molto positivo – commenta D’Andrea – lo staff del ministero si è preso del tempo per approfondire l’argomento e trovare soluzioni percorribili per colmare una carenza di regole nella libera professione che riguarda tutte le specialità compresa la nostra e ha fissato un prossimo incontro a gennaio. Sono certo così troveremo una soluzione al problema».

    LA RICHIESTA

    «Il primo risultato l’ho ottenuto, un confronto cioè con il ministero della Salute guidato da Roberto Speranza. Sono in attesa ora della risposta del ministro dell’Università Gaetano Manfredi, perché sono i due rappresentanti del Governo che di concerto possono trovare una soluzione a questa problematica», rimarca D’Andrea, che aveva scritto pochi giorni fa una lettera indirizzata ad entrambi i ministri con una richiesta specifica: l’introduzione di regole che prevedano l’obbligo del titolo di specialista per lo svolgimento dell’attività medica e chirurgica in ambito di libera professione.

    LA NORMATIVA

    Lo svolgimento dell’attività medica specialistica in Italia è regolata in maniera diversa nell’ambito della sanità privata e pubblica. Nell’attività privata il riferimento è la legge 221 del 5 aprile 1950, che dispone che l’iscrizione all’albo dei medici dia diritto al libero esercizio della professione senza alcuna limitazione in merito all’attività specialistica, salvo per la radiodiagnostica e per l’anestesiologia, per l’esercizio delle quali è necessario il titolo di specialista. «Dunque il medico chirurgo regolarmente iscritto all’albo può operare tutti i trattamenti, sia medici che chirurgici, in ogni branca specialistica della medicina, pur senza aver conseguito alcun titolo di specialista. Nel sistema sanitario pubblico di contro esistono decreti e leggi che regolano l’accesso alla dirigenza medica di primo e secondo livello, che di fatto sanciscono che per svolgere attività specialistica occorre avere come requisito irrinunciabile il titolo di specialista.

    L’APPELLO

    Da qui l’appello di D’Andrea alle istituzioni: «Questa situazione configura una disomogeneità tra sanità privata e pubblica a scapito della salute del cittadino. Sarebbe perciò opportuno recepire i regolamenti vigenti per lo svolgimento dell’attività pubblica nell’ambito privato dando il giusto valore allo strumento delle scuole di specializzazione, che formano specialisti nei vari settori della medicina, onde evitare improvvisazione e conseguenti danni ai cittadini». Improvvisazione che si verifica con altissima frequenza nel settore della chirurgia plastica, «dove per puri fini di lucro medici non specialisti o di altre branche si improvvisano chirurghi plastici, a danno della categoria e del cittadino con gravi conseguenze per la salute». «Sarebbe auspicabile che i ministeri dell’Università e della Salute rendessero dunque obbligatorio il titolo di specialista nel settore o settore affine o equipollente anche nello svolgimento della professione privata, semplicemente applicando le regole che già esistono nel servizio pubblico», conclude D’Andrea.

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    Napoli, 82enne morta disidratata: condannato anche il figlio 

    Da quella residenza per anziani del Napoletano dove avrebbe dovuto essere amorevolmente accudita ne usci’ al tal punto disidratata da morire, qualche giorno dopo in un ospedale a Napoli. Un triste episodio sul quale per quattro anni ha indagato la Procura di Napoli e che oggi ha trovato l’epilogo con una condanna, esemplare, anche per il figlio dell’anziana […]
    Completa la lettura di Napoli, 82enne morta disidratata: condannato anche il figlio 
    Cronache della Campania@2015-2020 LEGGI TUTTO

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    I familiari di Gaetano, il ragazzo che ha perduto le gambe dopo l’aggressione a Sant’Antimo, protestano davanti al Palazzo di Giustizia a Napoli

    Cronache » I fatti del giorno » I familiari di Gaetano, il ragazzo che ha perduto le gambe dopo l’aggressione a Sant’Antimo, protestano davanti al Palazzo di Giustizia a Napoli

    I fatti del giorno

    Pubblicato
    2 ore fa
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    2 Novembre 2020

    Appello pubblico dei familiari di gaetano davanti al Palazzo di Giustizia a napoli, il ragazzo che ha perduto le gambe dopo l’aggressione a Sant’Antimo: “Vogliamo che venga fuori la verità, solo allora ce ne andremo via. Non c’è posto per le persone perbene in determinati territori”. Borrelli: “Non ci fermeremo finché non saranno condannati i colpevoli.”
    Chiedono giustizia i familiari di gaetano Barbuto Ferraiuolo, il ragazzo selvaggiamente aggredito a Sant ‘Antimo che a causa dei colpi di pistola ricevuti ha avuto l’amputazione delle gambe.
    I tre presunti aggressori del giovane sono stati scarcerati ed è per questo che i parenti di gaetano stamane hanno fatto un appello pubblico davanti al Palazzo di Giustizia a napoli:” Le gambe di gaetano non ricresceranno ma la sua vita può riprendere e per farlo c’è bisogno anche che si faccia giustizia, i suoi genitori sono distrutti. Siamo gente onesta e laboriosa e siamo sempre stati lontani da certi ambienti criminali e per questo abbiamo fiducia nella magistratura, ci aspettiamo che al più presto si faccia chiarezza e ci venga detto perché i tre sono stati scarcerati. Subito dopo aver avuto giustizia ce ne andremo via. Non c’è posto per le persone perbene in determinati territori”.
    A sostenere le ragioni dei familiari il Consigliere Regionale di Europa Verde Francese Emilio Borrelli che fin dall’inizio si è impegnato assieme al conduttore radiofonico Gianni Simioli nella battaglia a sostegno del ragazzo gambizzato.
    “Ci batteremo fino alla fine per far sì che gaetano abbia giustizia, vigileremo continuamente su questa vicenda finché non saranno condannati i colpevoli. Chiediamo tutti la verità e giustizia su questa vicenda, chiediamo che Sant’Antimo venga liberata dalla criminalità. Non è possibile che i delinquenti siano a piede libero e possano fare quello che gli pare e le vittime debbano andare via” ha dichiarato Borrelli.

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    M5S, Stabilizzazione Lsu/Lpu all’ordine del giorno della conferenza unificata del 5 novembre

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    Incontro Cgil, Cisl, Uil Campania con Regione: nulla di fatto, continua la stagione delle mobilitazioni

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    Flash News

    Pubblicato
    2 ore fa
    in
    2 Novembre 2020

    Con la leucemia e positiva al covid: donna di 62 anni guarita al Policlinico di napoli. Effettuato il trapianto di midollo osseo.

    Al Policlinico Federico II di napoli una donna di 62 anni e’ guarita dalla leucemia nonostante avesse contratto l’infezione da Covid. Carla inizia il suo calvario a marzo. Il suo quadro clinico e’ preoccupante a causa di una leucemia mieloide acuta a cui si aggiunge la contrazione del Covid-19. Trasferita al Policlinico Federico II, e’ ammessa d’urgenza nel reparto appositamente allestito per il contenimento della trasmissione e la cura del covid. La donna e’ presa in carico dall’equipe dell’Unita’ operativa complessa di Ematologia e trapianti di midollo, diretta dal Fabrizio Pane, e dagli specialisti in malattie infettive, guidati da Ivan Gentile per un approccio multidisciplinare per combattere la polmonite da coronavirus e la leucemia acuta dimostratasi refrattaria al trattamento fatto precedentemente all’arrivo alla Federico II.
    “A marzo – spiegano Pane e Gentile – non si sapeva quasi nulla del decorso dell’infezione da coronavirus SARS-CoV-2, tantomeno nei casi in cui l’infezione interessava pazienti colpiti da una leucemica acuta che, gia’ di per se’, puo’ ridurre le difese immunitarie. Dovevamo considerare seriamente, tra i possibili esiti del trattamento della paziente, una potenziale riattivazione o reinfezione dal virus. Cosi’ come puo’ accadere per altre infezioni virali come quelle da virus di Epstein Barr o da Citomegalovirus”. Gli specialisti della Federico II hanno puntato ad un trattamento per la leucemia basato almeno in parte su farmaci biologici per limitare il piu’ possibile gli effetti immunosoppressivi di un ulteriore trattamento chemioterapico.
    La tipizzazione molecolare che viene fatta a tutti i pazienti affetti da leucemia in cura alla Federico II mostra un bersaglio molecolare per un nuovo farmaco biologico. Immediato il ricorso alla terapia a cui e’ associato anche il trattamento per l’infezione virale con farmaci antinfiammatori e antivirali. Una volta riportata la situazione sotto controllo, Carla viene sottoposta al primo trapianto di midollo mai realizzato in Europa in un paziente con infezione da covid-19. L’operazione si svolge nel Centro trapianti della UOC di Ematologia della Federico II con una tecnica sperimentale. Positivo il decorso post operatorio che, dopo sette mesi, ha permesso proprio in questi giorni la dimissione di Carla dal Policlinico. “Come Azienda ospedaliera universitaria – ricorda il direttore generale Anna Iervolino – arriveremo presto all’attivazione programmata dalla Regione di 150 posti letto Covid, uno sforzo enorme al quale non ci siamo mai sottratti ma che compiamo senza rinunciare nell’interesse dei nostri pazienti ad un’attivita’ di cura di altissima specialità”.

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    Da Caserta a Napoli per acquistare droga: arrestato 43enne

    Cronache Âť Cronaca Âť Cronaca Nera Âť Da Caserta a Napoli per acquistare droga: arrestato 43enne

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    9 ore fa
    in
    30 Ottobre 2020

    Ieri sera i Falchi della Squadra Mobile, durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno fermato in via Santa Teresa degli Scalzi un uomo a bordo di un’auto in cui hanno rinvenuto una borsa contenente 12 panetti di hashish del peso complessivo di circa 1,2 kg.

    Antonio Gammardella, 43enne casertano con precedenti di polizia, è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

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    Coronavirus, Mastella firma l’ordinanza “Anti-Halloween”: vietato regalare caramelle

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    3 ore fa
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    30 Ottobre 2020

    Traffico di droga dal Sud America al porto di Salerno. Presi i nuovi narcos: 27 misure cautelari.
    Salerno – Nelle prime ore della mattina, nelle province di Salerno, napoli, Avellino, caserta, Brescia, Taranto, Parma e Firenze, circa 300 militari del Comando Provinciale Carabinieri di Salerno, supportati da quelli dei reparti territorialmente competenti, del 7° Nucleo Elicotteri di Pontecagnano e del Nucleo Cinofili di Sarno, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare – emessa dal GIP del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 25 indagati (23 in carcere e 2 agli arresti domiciliari), gravemente indiziati, a vario titolo, di “associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti”, con l’aggravante della transnazionalità del reato, “detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti”, “intestazione fittizia di beni”, “riciclaggio ed auto riciclaggio”, “truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche”.
    Inoltre, nel medesimo provvedimento cautelare è stato disposto ed eseguito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di due attività commerciali salernitane (di cui una pizzeria molto nota, denominata “àPuntella”) e della somma complessiva di € 165.000, prodotto dell’illecita attività degli indagati. I provvedimenti scaturiscono da una vasta ed articolata attività d’indagine avviata dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Salerno nel mese di ottobre 2017 con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di questo capoluogo. È stata condotta con metodi tradizionali, con il supporto di attività tecniche e mirati servizi di osservazione, controllo e pedinamento, ed è risultata particolarmente complessa poiché molti dei soggetti investigati, per condurre i loro traffici illeciti, sono ricorsi all’intestazione fittizia di schede telefoniche ed all’utilizzo di smartphone dotati di servizi di messaggistica blackberry e encrochat di difficile intercettazione, venendo comunque scoperti.
    L’indagine ha permesso di ricostruire l’esistenza di un’associazione a delinquere, con ruoli e competenze ben definite, dedita alla commissione dei suddetti delitti, dotata di una notevole organizzazione gestionale, oltre che di rilevanti risorse finanziarie e svariati canali di 2 rifornimento di stupefacente, principalmente del tipo cocaina, senza però tralasciare anche hashish, amnèsia e marijuana. Gli esiti complessivi delle investigazioni hanno consentito di accertare che il salernitano PAROTTI Fiorenzo, promotore, organizzatore e finanziatore del sodalizio, aveva nel tempo assunto una posizione di assoluta primazia nell’ambito del traffico degli stupefacenti a Salerno sia in termini di introiti che di bacino di utenza, grazie ad una stabile collaborazione con la criminalità napoletana ed attraverso una ramificata rete di distribuzione – costituita da veri e propri sottogruppi – in ambito provinciale (Acerno, Olevano sul Tusciano). L’approvvigionamento avveniva per il tramite di diversi, qualificati canali, tracciati sia in territorio continentale (Albania e Olanda), sia oltreoceano (Panama e Brasile), col precipuo fine di reperire lo stupefacente direttamente dai paesi di produzione, acquistandolo in ingenti quantità ad un prezzo più vantaggioso, grazie al progressivo incremento del volume di affari dell’organizzazione. Il nome dell’operazione “EL FAKIR” è stato tratto proprio dalle indagini su quest’ultimo canale di rifornimento.
    Nel seguire i movimenti di LUMIA Rosario, broker internazionale di origine napoletana in contatto con diversi cartelli della droga, era emerso il progetto di inviare una spedizione di cocaina nascosta all’interno di container provenienti da Panama; inizialmente era stato proposto addirittura il porto di Salerno quale destinazione finale, salvo poi virare su Algeciras in Spagna, non avendo le società intermediarie incaricate del trasporto rapporti commerciali diretti con l’Italia. Il referente panamense dell’operazione era GERMAN ELIECER CHANIS AGUILAR, alias “EL FAKIR” (il fachiro), allora latitante e ritenuto dalle autorità internazionali “altamente pericoloso”, nonché leader del gruppo paramilitare “frente 57” delle FARC, operante in molteplici attività criminali al confine tra Panama e Colombia. La spedizione non si concretizzava solo in ragione dell’arresto di EL FAKIR, avvenuto in Messico 13 gennaio 2018, a seguito di in una “red notice” (elenco di latitanti destinatari di provvedimenti di cattura internazionali) emessa dall’Interpol, su richiesta delle autorità panamensi ed in coordinamento con quelle messicane. Per via della riconosciuta pericolosità di “EL FAKIR”, il suo rientro a Panama è avvenuto sotto la supervisione di un consistente dispositivo di sicurezza schierato presso l’Aeroporto Internazionale di Tocumen. Egli, infatti, oltre ad essere un narcotrafficante, era ricercato anche per omicidio e per reati vari commessi con esponenti legati alla criminalità organizzata. 3 In seguito a tale imprevisto, LUMIA aveva individuato un’ulteriore rotta, questa volta dal Brasile, accordandosi per nascondere lo stupefacente in container di caffè destinati ad un’azienda operante nel settore della torrefazione con sede in Campania. Anche in questo caso il progetto non si realizzava solo per via del suo arresto, avvenuto a napoli a maggio dello stesso anno.
    Le attività del sodalizio subivano comunque solo semplici rallentamenti, grazie al fatto che il canale di approvvigionamento con Olanda e Albania non aveva mai smesso di rifornire le rigogliose piazze. La mentalità imprenditoriale dei sodali, in particolare del PAROTTI, non si è fermata alla gestione degli illeciti proventi provenienti dai fiumi di droga trafficati e spacciati. Le indagini, anche bancarie, hanno appurato come detti proventi siano stati reinvestiti in attività economiche e commerciali, dopo la ripulitura del denaro mediante il passaggio su conti correnti di persone compiacenti, nell’evidente scopo – vanificato dai meticolosi accertamenti – di occultarne e renderne impossibile l’identificazione. Inoltre, la creazione di una nuova società mediante l’utilizzo di intestatari fittizi ha permesso agli indagati di realizzare il citato ristorante – pizzeria a Salerno (“àPuntella”), accedendo al finanziamento pubblico “PROGETTO INVITALIA – RESTO AL SUD”, ricavandone tra i diversi vantaggi patrimoniali anche una parte a fondo perduto quantificata in € 70.000. Da qui le connesse ipotesi delittuose di riciclaggio, auto riciclaggio, intestazione fittizia di beni e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Nel corso dell’attività d’indagine, sono state già arrestate 8 persone in flagranza di reato, sequestrati 25 kg di stupefacente, orologi di pregio per un valore di € 75.000 ed oltre € 160.000 in danaro contante.
    La stima del fatturato complessivo dell’impresa criminale è di oltre 20 milioni di euro annui esentasse, cui vanno aggiunti quelli delle fiorenti attività commerciali costituite per ripulire il danaro. L’imponente operazione portata a termine ha messo in luce lo spessore criminale del PAROTTI e dei suoi gregari, in un settore, quello della droga, che non risente di crisi alcuna ed ha dimostrato le consolidate competenze manageriali dell’illecito sodalizio, capace di estendere le sue maglie dai Balcani ai Paesi Bassi, sino ai famigerati cartelli sudamericani.

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    10 ore fa
    in
    30 Ottobre 2020

    Truffe alle assicurazioni, sequestrati 32 Rolex a imprenditore di Vico Equense.

    Figura anche un Rolex in oro e diamanti da 120mila euro tra i beni, per un valore complessivo di 585mila euro, che sono stati sequestrati oggi dalla Guardia di Finanza di Torre Annunziata all’imprenditore di Vico Equense, Gianluca Izzo, coinvolto in un’inchiesta sulle truffe alle assicurazioni e arrestato lo scorso 6 ottobre e insieme con l’avvocato Giovanni Pane, e i periti Vincenzo Polito e Giuseppe Arpaia. Tutti devono rispondere, a vario titolo, di corruzione in atti giudiziari, falsa testimonianza, falsa perizia e frode alle assicurazioni.
    Complessivamente sono stati sequestrati, dai finanzieri della tenenza di Massa Lubrense, contanti per oltre 10mila euro, 33 orologi tra cui 32 Rolex (solo gli orologi valgono 537mila euro) e 8 veicoli d’epoca, tra cui 7 moto. I beni erano stati gia’ individuati durante la perquisizione eseguita dalle fiamme gialle quando venne notificata la misura cautelare. Il decreto di sequestro e’ stato emesso dal Gip di Torre Annunziata su richiesta del locale ufficio inquirente coordinato dal procuratore Nunzio Fragliasso.

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