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    Annullata la misura di prevenzione per Gina Cetrone

    Importante decisione della Corte di Appello di Roma sulla vicenda procedimentale relativa a Gina Cetrone. Con Decreto depositato in data odierna in cancelleria, la IV Sezione della Corte di Appello di Roma ha accolto l’appello interposto dal difensore di Gina Cetrone, l’avvocato Lorenzo Magnarelli del Foro di Roma. E per l’effetto ha annullato il provvedimento […] LEGGI TUTTO

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    Spaccio al Nicolosi ripreso da “Striscia”, arrivano due condanne

    “Non ce la facciamo più. Spacciano continuamente, dalla mattina alla sera. Per strada si vedono tossici e risse. Da un certo orario per la paura non si può più uscire di casa: diventa un vero e proprio coprifuoco. Siamo stanchi”. Raccogliendo quest’appello, lanciato da un telespettatore, nell’ottobre scorso la troupe televisiva di “Striscia la notizia” […] LEGGI TUTTO

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    “Tacchi a spillo”, il Covid manda in crisi pure la prostituzione

    Il Covid ha mandato in crisi anche il mercato della prostituzione a Latina.
    Il particolare emerge dall’inchiesta denominata “Tacchi a Spillo“, culminata nelle tre misure cautelari eseguite dalla squadra mobile, che ha messo ai domiciliari Daniele Sciotti e notificato l’obbligo di firma al padre Teodoro e alla madre Patrizia Giammatteo, accusati appunto di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
    In una conversazione intercettata tra Sciotti e la nonna, quest’ultima indagata a piede libero, parlando delle giovani a cui erano stati dati in affitto gli appartamenti e che erano in ritardo con i pagamenti, il giovane sostiene che a causa del virus le ragazze stanno andando via: “Mo queste qua stanno a andà tutte via co sta paura de sto virus. Non lavorano più co sto virus”.
    La nonna: “A ndo vanno che non ce sta…sta dappertutto”.
    E lui: “Eh però non lavorano nò…come janna a pagatte”.
    L’anziana: “Ah ecco pe questa”.

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    Arpalo 2, spuntano altri 39 indagati ma l’inchiesta è nel limbo

    Mentre prosegue davanti al Tribunale di Latina l’istruttoria del processo denominato “Arpalo”, con imputati l’ex deputato Pasquale Maietta, l’imprenditrice Paola Cavicchi, l’avvocato Fabrizio Colletti, Fabio Allegretti, Giovanni Fanciulli, Pietro Palombi, Roberto Noce, Pierluigi Sperduti e Paola Neroni, spunta fuori una seconda inchiesta relativa agli accertamenti svolti dalla Guardia di finanza e dalla squadra mobile sul presunto sistema di illeciti fatto di somme enormi evase, denaro riciclato in Svizzera e reinvestito nel settore immobiliare nel capoluogo pontino, conclusa da due anni e per cui non è stato ancora deciso se rinviare a giudizio gli indagati.
    Un secondo fascicolo in cui gli indagati sono ben 39 e che batte nuovamente anche sulle manovre compiute attorno al Latina Calcio quando il club nerazzurro era in serie B.
    Nella seconda inchiesta tra gli indagati compaiono anche l’imprenditore Antonio Aprile, al timone del Latina Calcio sempre ai tempi di Maietta, e i tre imprenditori che avevano rilevato il club prima del fallimento, il romano Benedetto Mancini, Angelo Ferullo, di Anzio, e la finlandese Regina Daniela Wainstein.
    In “Arpalo 2”, come nell’inchiesta principale, viene avanzata l’ipotesi dell’associazione per delinquere finalizzata a commettere reati tributari, societari, di bancarotta, riciclaggio, trasferimento fraudolento di beni e corruzione; un reato contestato, nel secondo procedimento, all’ex team manager del Latina Calcio, Pierluigi Sperduti.
    Oltre a una serie di imprenditori, prestanome e a qualche professionista, indagati tre finanzieri.
    L’inchiesta, chiuse le indagini preliminari due anni fa, sembra però rimasta nel limbo.

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    Omicidio stradale a due passi dal centro, un rinvio a giudizio

    Omicidio stradale.
    Questa l’accusa con cui il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, ha rinviato a giudizio un 85enne che, il 22 novembre 2018, in pieno centro investì un altro anziano, Vittorio Rinaldi.
    La vittima stava la strada tra viale XXI Aprile e viale Marconi quando venne travolta dall’auto dell’imputato, una Toyota Aygo.
    Troppo grave il trauma cranico subito dall’80enne Rinaldi, che morì dopo poche ore di agonia all’ospedale “Goretti”, dove era stato ricoverato in stato di coma.
    Il conducente dell’auto, Gennaro Larenza, finì indagato per la morte del pedone e per lui ora è stato disposto un processo.
    La prima udienza è fissata davanti al giudice del Tribunale di Latina, Fabio Velardi, per il prossimo 28 ottobre.

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    Gestione elisuperficie del “Goretti”, aggiudicazione della gara annullata

    Annullata dal Consiglio di Stato l’aggiudicazione della gara da mezzo milione di euro per la gestione del servizio antincendio e dell’elisuperficie presso l’ospedale “Santa Maria Goretti”.
    Palazzo Spada, accogliendo l’appello del vecchio gestore, la Gsa-Gruppo Servizi Associati spa, ha bocciato il provvedimento con cui l’Asl di Latina, il 20 gennaio dell’anno scorso, aveva assegnato la gara alla Elisicilia srl e ha dichiarato inefficace il contratto stipulato con quest’ultima.
    La Gsa ha impugnato l’aggiudicazione dell’appalto, i verbali di gara e gli eventuali allegati, in particolare quelli relativi all’assegnazione dei punteggi per le offerte tecniche ed economiche, ogni atto relativo alla stessa gara, compresi il bando, il disciplinare di gara, la “tabella di calcolo giustificativi di spesa” e la PEC del 20 febbraio 2020 con la quale il responsabile unico del procedimento aveva confermato la mancata attivazione della verifica di congruità dell’offerta aggiudicataria.
    La Gsa ha specificato che riallineando le due offerte, la sua e quella della Elisicilia, il suo ribasso è del 40,896%, se considerato sull’importo della commessa al netto del costo del lavoro fisso (€ 469.797,97), maggiore quindi di quello offerto dalla aggiudicataria, per cui, ove esso fosse stato correttamente considerato dalla commissione di gara, con la coerente attribuzione del relativo punteggio, avrebbe meritato l’aggiudicazione della gara stessa.
    Una tesi che ha convinto il Consiglio di Stato.
    I giudici hanno specificato che “è evidente che la commissione di gara ha erroneamente attribuito il punteggio economico, avendo premiato l’offerta economicamente meno conveniente per la stazione appaltante, in contrasto con la ratio sottesa al relativo criterio di aggiudicazione”.

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    Dirty Glass, confermati gli arresti di Iannotta e Carfora Lettieri

    Confermati anche dalla Cassazione gli arresti di Luciano Iannotta, di Sonnino, e del maresciallo dell’Arma, Michele Carfora Lettieri, finiti lo scorso anno il primo in carcere e il secondo ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta antimafia denominata Dirty Glass.
    L’imprenditore, considerato dagli inquirenti al vertice di un sistema criminale fatto di reati in materia fiscale e tributaria, violazioni della legge fallimentare, estorsione aggravata dal metodo mafioso, intestazione fittizia di beni, falso, corruzione, riciclaggio, accesso abusivo a sistema informatico, rivelazioni di segreto d’ufficio, favoreggiamento reale, turbativa d’asta, sequestro di persona e detenzione e porto d’armi da fuoco, e il carabiniere accusato di soffiargli informazioni riservate, non hanno avuto sconti.
    L’ordinanza di custodia cautelare emessa nei loro confronti dal gip del Tribunale di Roma è stata avallata prima dal Riesame e poi dalla Suprema Corte.
    La Cassazione ha rigettato i due ricorsi e condannato Iannotta e Carfora Lettieri, attualmente imputati davanti al Tribunale di Latina, al pagamento delle spese processuali.

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    Giudice di pace: Smart working ridotto ai lavoratori fragili, no del sindacato

    “Scoppia il caso, a Latina, denunciato dal Segretario Provinciale Confsal-Unsa Quirino Leomazzi per la decisione presa dal Presidente del Tribunale di Latina Caterina Chiaravalloti contro il provvedimento, emesso “senza una motivazione”, che di fatto annulla lo scopo e le finalità per cui è stato pensato il lavoro agile in questo periodo di pandemia.
    Il provvedimento del 13.4.2021 a firma del Presidente recita: “ i lavoratori rientranti nelle categorie fragili in servizio presso l’Ufficio del Giudice di Pace di Latina osserveranno cinque giorni di lavoro agile per due ore al giorno dalle 9,00 alle 11,00 a casa in coincidenza con l’apertura dell’Ufficio al pubblico e per cinque ore e 12 minuti svolgeranno la loro prestazione in presenza in ufficio”.
    Va premesso innanzitutto che non vi è alcun precedente al riguardo di provvedimenti simili in tutto il territorio nazionale emanati da parte di capi di altri uffici giudiziari, peraltro in contrasto con norme e circolari emanate a livello nazionale in materia di pandemia, non da ultimo l’art. 15 del “Decreto sostegni” che di fatto proroga sino al 30 giugno il lavoro in modalità “smart working” per i lavoratori c.d. “fragili” nonché la circolare del Direttore Generale del Ministero della Giustizia del 17.11.2020 la cui “ratio” è quella di consentire ai lavoratori c.d. “fragili” lo svolgimento della prestazione lavorativa da remoto per cinque giorni alla settimana.
    Ipotizzando che le motivazioni per cui è stato emesso il provvedimento siano dovute ad evidenti carenze di personale, (cosa che più volte in nostro sindacato ha denunciato), viene da chiedersi allora perché dei dieci operatori giudiziari assegnati al Tribunale da circa un mese, nessuno è stato applicato all’ufficio del Giudice di Pace?
    Perché le stesse disposizioni non sono state estese anche ai lavoratori c.d. “fragili” in servizio presso il Tribunale di Latina?
    Ciò induce a pensare che in tutto ciò ci sia anche la complicità di altra sigla sindacale che con il suo silenzio/assenso avalla tale abuso operato da parte del Presidente del Tribunale, nei confronti dei lavoratori “fragili”.
    La sicurezza dei lavoratori non può essere sacrificata per nessun motivo, pertanto si ritiene detto provvedimento noncurante della tutela e la salute dei lavoratori c.d. “fragili” poiché di fatto espone gli stessi al rischio di infezione da Covid-19, e tale responsabilità ricade in capo al datore di lavoro.Questa Organizzazione sindacale, che si è sempre battuta per la tutela dei diritti dei lavoratori, se tale provvedimento non viene revocato, organizzerà tutti i giorni sit-in di protesta dalle ore 9,00 alle ore 11,00 sotto l’ufficio del Giudice di Pace al fianco dei lavoratori c.d. fragili”.
    A dichiararlo il segretario provinciale Quirino Leomazzi

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    Tentato omicidio su via Campovivo, condannati i due imputati

    Anche la giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, si è convinta che quanto avvenuto su via Campovivo, a Borgo Montello, il 29 luglio scorso, sia stato un tentato omicidio.
    E con tale accusa ha condannato i due imputati.
    Otto anni a testa, due in meno di quanto chiesto dal pm Claudio De Lazzaro, per Emidio Cirolla, 40 anni, commerciante di auto di Nettuno, e Stefano Miozzi, 50 anni, di Nettuno, ex socio in affari della vittima.
    Secondo gli inquirenti, i due cercarono di uccidere il 56enne Fabrizio Bruno, originario di Anzio ma residente a Latina, speronandolo e mandandolo fuori strada.
    Alla luce delle indagini svolte dalla polizia stradale, più nello specifico la pubblica accusa ha sostenuto che, dopo un folle inseguimento, Cirolla abbia speronato l’auto su cui viaggiava Bruno, facendola finire fuori strada, e che lo stesso abbia poi preso a calci e pugni la vittima già priva di conoscenza a causa dei traumi subiti nell’incidente.
    Miozzi è invece stato a sua volta accusato di tentato omicidio in quanto si sarebbe trovato in auto con Cirolla.
    Il movente infine è stato individuato in problemi di lavoro e nella compravendita di un’auto andata male.
    I due, arrestati per tale vicenda, hanno scelto di farsi giudicare con rito abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, in aula hanno negato le accuse, sostenendo che la vittima aveva frenato all’improvviso e l’impatto era stato inevitabile, e per loro ora è arrivata la condanna.

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    Controlli “morbidi” in cambio di mazzette, a giudizio due finanzieri

    A distanza di ben cinque anni e mezzo dal loro arresto, i finanzieri Ciro Pirone e Tarcisio Raffaele Dell’Aversana, all’epoca dei fatti in servizio a Latina, sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di concussione.
    A disporre un processo è stato il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Latina, Pierpaolo Bortone, fissando la prima udienza al prossimo 16 dicembre.
    Tra le inchieste Don’t touch e Olimpia e ben prima di Arpalo, quando la Procura di Latina non aveva ancora scavato a fondo sul presunto sistema di riciclaggio di denaro che avrebbe visto al centro di quell’ingranaggio l’ex deputato Pasquale Maietta, i sostituti Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro iniziarono a indagare sui due militari, ritenendo che chiedessero mazzette a diversi imprenditori in cambio di controlli e verifiche fiscali “morbidi”.
    Un’indagine che, nell’ottobre 2015, portò all’arresto dei due finanzieri di Latina, poi trasferiti a Roma e Viterbo.
    E sempre in quelle indagini emersero anche altre ipotesi di reato, relative a reati societari e tributari, a carico di Maietta e dell’imprenditrice Paola Cavicchi, nell’ambito di uno spaccato fatto di affari e Latina Calcio.
    Uno dei finanzieri indagati era stato anche sorpreso a registrare abusivamente un colloquio proprio con Maietta e gli accertamenti erano stati così estesi agli affari portati avanti da quest’ultimo, nell’ambito della sua attività di commercialista e non solo.

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    Marijuana dalla Calabria a Latina, 20 anni a Celani

    Marijuana coltivata in Calabria e utilizzata per rifornire le piazze di spaccio di Latina e Roma. Un affare ricco tanto per la criminalità calabrese quanto per quella pontina. Questa la tesi sostenuta dalla Dda di Reggio Calabria e dai carabinieri che, il 31 maggio 2019, con l’operazione denominata “Selfie”, arrestarono 13 persone, tra cui i pontini Alfredo Celani, l’allora compagna di quest’ultimo, Arianna Ramiccia, Massimiliano Tartaglia e Adamo Fiasco.
    Un’indagine che ha portato a un processo che si è ora concluso con condanne pesanti, partendo da quella di Celani.
    Il giudice per l’udienza preliminare Stefania Rachele ha condannato 21 imputati.
    Venti anni di reclusione per il latinense Celani, che nel capoluogo pontino avrebbe gestito una sua rete di spaccio. Stessa pena per il calabrese Michele Carabetta, considerato dagli inquirenti un uomo di fiducia del boss Antonio Pelle, non coinvolto nel processo “Selfie”.
    Sette anni e mezzo di reclusione invece per Arianna Ramiccia e assolto Tartaglia. Fiasco, di Sermoneta, infine, ha optato per il patteggiamento.

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    Tentato omicidio su via Campovivo, chieste due condanne

    Quanto avvenuto su via Campovivo, a Borgo Montello, il 29 luglio scorso, è stato un tentato omicidio.
    A sostenerlo, al termine della sua requisitoria, è stato il pm Claudio De Lazzaro, che per due imputati ha chiesto condanne a dieci anni di reclusione.
    Per gli inquirenti, Emidio Cirolla, 40 anni, commerciante di auto di Nettuno, e Stefano Miozzi, 50 anni, di Nettuno, ex socio in affari della vittima, speronandolo e mandandolo fuori strada, cercarono di uccidere il 56enne Fabrizio Bruno, originario di Anzio ma residente a Latina.
    Alla luce delle indagini svolte dalla polizia stradale, nello specifico la pubblica accusa ritiene che, dopo un folle inseguimento, Cirolla abbia speronato l’auto su cui viaggiava Bruno, facendola finire fuori strada, e che lo stesso abbia poi preso a calci e pugni la vittima già priva di conoscenza a causa dei traumi subiti nell’incidente.
    Miozzi è invece stato a sua volta accusato di tentato omicidio in quanto si sarebbe trovato in auto con Cirolla.
    Il movente infine è stato individuato in problemi di lavoro e nella compravendita di un’auto andata male.
    I due, arrestati per tale vicenda, hanno scelto di farsi giudicare con rito abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota.
    In aula hanno negato le accuse, sostenendo che la vittima aveva frenato all’improvviso e l’impatto era stato inevitabile.
    Il pm ha chiesto le condanne e il legale di parte civile un risarcimento di 150mila euro.
    Il prossimo 20 aprile parlerà la difesa e poi verrà emessa la sentenza.

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