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    Gragnano, 30enne in coma dopo la mastoplastica: indagati 6 medici

    Sei medici di una clinica di Caserta indagati dopo che una ragazza è finita in coma in seguito ad un intervento di mastoplastica.
    La 30enne di Gragnano Felicia Vitiello, si era risvegliata dal coma un mese fa, ringraziando Padre Pio per la sua intercessione. E ora sei medici-come anticipa Il Mattino- sono indagati a piede libero perché lo scorso 19 febbraio altri 7 pazienti avrebbero subito conseguenze dopo interventi chirurgici.
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    Secondo gli inquirenti, il problema sarebbe emerso nel momento della somministrazione di un anestetico forse scaduto o difettoso. Tornando alla vicenda di Felicia Vitiello, la 30enne di Gragnano fu sottoposta aduna operazione più lunga e che richiedeva una maggiore dose di anestetico. La giovane si risvegliò dopo l’intervento di mastoplastica e accusò immediatamente un malore.
    Felicia fu ricoverata in terapia intensiva, in stato di coma. Dagli esami clinici emerse che la 30enne era stata colpita da un’infezione batterica multiorgano, ritrovandosi così in pericolo di vita. La situazione sembrava disperata quando la giovane mamma di Gragnano si è risvegliata, ringraziando Padre Pio. LEGGI TUTTO

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    Amianto nelle fondamenta, scatta il sequestro per il complesso ‘Antichi funari’

    Marcianise. Amianto nelle fondamenta del complesso residenziale: scatta il sequestro della Procura.
    La Polizia di Stato di Caserta ha eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti del complesso residenziale “Antichi Funari”, sito nel comune di Marcianise. Il provvedimento è stato emesso a seguito di alcune verifiche tecniche che hanno interessato l’area cantiere. Specifici approfondimenti sulle fondamenta dello stabile, eseguiti mediante analisi con georadar, carotaggi e altre tecniche specialistiche d’indagine, hanno permesso di rilevare che nelle vasche di fondazione dell’immobile era stato interrato dell’amianto con conseguente compromissione del terreno circostante.
    Gli approfondimenti tecnici erano stati disposti poiché, nel corso di una pregressa attività investigativa ad esito alla quale era già stato ordinato il sequestro preventivo dell’area per possibili abusi edilizi, erano state raccolte fonti di prova circa il fatto che, nelle fondamenta dello stabile, fossero stati internati illegalmente rifiuti, anche pericolosi.
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    Parallelamente al sequestro del complesso residenziale, sono state eseguite perquisizioni in locali, sedi e depositi riconducibili alla ditta esecutrice dei lavori, nel corso delle quali è stata trovata e sequestrata diversa documentazione ritenuta utile ai fini delle indagini, nonché un terreno adibito a deposito dove erano stati ammassati indiscriminatamente importanti quantitativi di rifiuti speciali. LEGGI TUTTO

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    Minaccia di morte la ex 17enne e picchia il padre: in cella 20enne

    Macerata Campania. Minacce di morte all’ex fidanzata 17enne e botte al padre di lei con una mazza da baseball: finisce in cella un ragazzo di 20 anni.
    I Carabinieri della stazione di Macerata Campania hanno eseguito nei confronti di un 20enne, in provincia di Caserta, un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Procura sammaritana, per i reati di atti persecutori, minaccia aggravata, danneggiamento, violenza privata e lesioni personali aggravate. Le indagini hanno consentito di accertare numerosi episodi messi in atto dal 20enne, a partire dal mese di luglio 2020, e di condotte moleste, lesive e intimidatorie ai danni della ragazza minorenne e anche dei suoi familiari. Alla base delle persecuzioni la gelosia e il rifiuto di accettare la fine della loro relazione sentimentale.
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    Il 20enne perseguitava la minore, appostandosi sistematicamente nei pressi della sua abitazione e davanti alla sua scuola, danneggiando la finestra della casa e la porta d’accesso, minacciando ripetutamente la ragazza di ucciderla, giungendo persino ad intimidire i familiari della ragazza. Una escalation violenta che è culminata nell’aggressione ai danni del padre della ragazza che, lo scorso 23 aprile, è stato raggiunto alla guida della propria auto, costretto a scendere dalla stessa dopo un intenzionale tamponamento e poi colpito ripetutamente al capo con una mazza da baseball. LEGGI TUTTO

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    Caserta, falsificava procure speciali per incassare soldi: arrestato avvocato

    Arresti domiciliari e sequestro di 210mila euro per un avvocato della provincia di Caserta, L.R., accusato dei reati di falso in atto pubblico, induzione e truffa.
    Le indagini della Procura di Santa Maria Capua Vetere, culminate oggi nell’esecuzione di un’ordinanza da parte dei Carabinieri della stazione di Maddaloni, sono state avviate nel 2019 a seguito della segnalazione ricevuta da un notaio di Maddaloni.
    Il professionista denunciava la falsità di una procura speciale a favore dell’avvocato apparentemente rilasciata da un uomo in realtà risultato deceduto nel 2013, in vista del successivo incasso di una somma di denaro liquidata da una compagnia assicurativa, a seguito di un presunto incidente stradale. Alla Procura è poi arrivata la denuncia da parte di un secondo notaio di Maddaloni.
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    Dalle indagini è emerso che L.R., tra il 2016 e il 2019, si è reso responsabile di una pluralità di reati, inducendo nella sua qualità di avvocato i notaio ad autenticare almeno 60 procure speciali falsamente rilasciate in suo favore da persone in realtà decedute o del tutto inconsapevoli, riuscendo a incassare la somma di 210mila euro liquidato di volta in volta dalle compagnie assicurative con riferimento a falsi sinistri stradali. LEGGI TUTTO

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    Uccise l’amico per l’eredità della casa: 14 anni di carcere

    Nonostante la sua veneranda età di 86 anni è stato condannato a 14 anni di carcere per aver ucciso un amico al culmine di una lite.
    Francesco Pernice è riconosciuto dalla Corte d’Assise di Napoli come responsabile della morte dell’anziano amico di 93 anni Pantaleo Di Pilato, ucciso con un taglierino nella sua abitazione in via Marechiaro a Mondragone  il 21 ottobre 2019. La vittima fu colpita molte volte al collo e al volto, e fu trovata dai carabinieri in una pozza di sangue. Poche ore dopo, Pernice fu fermato e confesso’ dopo un lungo interrogatorio, finendo ai domiciliari.
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    Dal processo e’ emerso che l’omicida si scaglio’ contro l’amico al termine di una violenta lite relativa – secondo quanto riferito dallo stesso imputato – ad una casa di proprieta’ di Di Pilato che Pernice pensava di poter ereditare alla morte dell’amico; quando capi’ che non era cosi’, Pernice fu preso da un raptus di rabbia e colpi’ il 93enne piu’ volte fino ad ucciderlo. La Corte d’Assise ha confermato la ricostruzione della Procura di Santa Maria Capua Vetere ma non ha accolto la severa richiesta di pena del pm, che era di 21 anni, riconoscendo a Pernice le attenuanti generiche vista probabilmente l’eta’ molto avanzata e le non perfette condizioni di salute. LEGGI TUTTO

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    Spaccio di cocaina nel Casertano: condannata Ilaria Cioffi

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    Spaccio di cocaina nel Casertano: condannata Ilaria Cioffi
    Caserta. Il gup del tribunale di Santa Maria Capua Vetere Ivana Salvatore ha condannato a tre anni e 4 mesi di reclusione Ilaria Cioffi, 25 anni, figlia dell’ex carabiniere Lazzaro Cioffi, indagato per la morte del “sindaco pescatore” di Pollica Angelo Vassallo e, in un altro procedimento, per aver favorito la camorra.
    La Cioffi era accusata di detenzione ai fini di spaccio di droga e minacce; con la ragazza, sono stati condannati altri due imputati a due anni e mezzo di carcere (Crescenzo Barletta e Antonio Carlo D’Onofrio). La Cioffi, difesa da Franco Liguori, è risultata coinvolta in giro di spaccio di cocaina tra Caserta e Maddaloni, che la portò in carcere nel dicembre 2019, quando fu sorpresa dai carabinieri a Caserta con ventiquattro dosi di cocaina in auto.
    Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, sono proseguite mentre la Cioffi era detenuta, e hanno accertato l’ampiezza del giro di spaccio messo in piedi dalla 24enne; sono emersi numerosi episodi di cessione di coca e crack a carico suo e dei complici, e sono state riscontrate le minacce commesse con l’uso di un’arma ai danni di alcuni acquirenti, che, a detta dei pusher, non avevano pagato le dosi. Gli approfondimenti effettuati portarono, nel giugno 2020, alle emissioni di ulteriori misure cautelari per la Cioffi e i complici; la 24enne, che intanto era stata posta ai domiciliari, finì di nuovo in carcere ed è stata poi scarcerata a fine dicembre. LEGGI TUTTO

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    Accuse a Cosentino, Schiavone jr si contraddice: ‘Forse ero stressato’

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    Accuse a Cosentino, Schiavone jr si contraddice: ‘Forse ero stressato’
    “Forse ero sotto stress quando ho reso quelle dichiarazioni”: tra risposte evasive e alcune contraddizioni, si e’ concluso l’esame del collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, figlio primogenito del capo del clan dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone, al processo che vede imputato alla Corte di Appello di Napoli l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in camorra. Escusso in controesame dagli avvocati di Cosentino (Stefano Montone, Agostino De Caro ed Elena Lepre), Schiavone jr non ha saputo indicare alcun favore che l’ex coordinatore campano di Forza Italia avrebbe fatto al clan dei Casalesi in quasi trent’anni di politica attiva; ha citato l’affaire Eco4, che e’ poi il “cuore” del processo, che verte infatti proprio sul controllo politico-mafioso di Eco4, societa’ mista pubblico-privata che si e’ occupata nei primi anni duemila del ciclo dei rifiuti in venti comuni del Casertano e che e’ risultata infiltrata dal clan dei Casalesi e fortemente condizionata dalla politica, con le due parti che gestivano insieme la societa’.
    Ma al di la’ del riferimento ad Eco4, l’ex reggente del clan non ha fornito altri elementi rilevanti. La contraddizione piu’ evidente si e’ consumata invece sulle elezioni provinciali del 2005 a Caserta, perse da Cosentino e vinte invece da Sandro De Franciscis, candidato dell’Udeur, partito fondato da Mastella e che nel Casertano era allora rappresentato dall’imprenditore dei rifiuti Nicola Ferraro, anch’egli di Casal di Principe come Cosentino, condannato per concorso esterno in camorra e ritenuto socio proprio di Sandokan. Alla scorsa udienza, alle domande del sostituto della Procura generale di Napoli Luigi Musto, Schiavone aveva risposto che “nel 2005, alle Provinciali di Caserta, il clan voto’ compatto per Cosentino, almeno a Casal di Principe e nei comuni limitrofi”, e anche ieri, ha confermato che il clan voto’ per Marcello Schiavone (non fu eletto, ndr), candidato nella lista di Cosentino, spiegando che quest’ultimo non gli aveva mai chiesto il voto esplicitamente; i legali dell’ex politico hanno pero’ fatto notare che nei verbali di interrogatorio reso alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, lo stesso Schiavone aveva affermato che sia lui che il clan avevano votato per De Franciscis. Di fronte alla differente tenuta delle dichiarazioni, Schiavone jr si e’ lasciato andare: “forse ero sotto stress quando ho reso quelle dichiarazioni” ha detto.
    In ogni caso i legali di Cosentino hanno prodotto una settantina di documenti che, a loro dire, confuterebbero in toto le dichiarazioni di Schiavone, di cui sostengono la completa inattendibilita’; si tratta di documenti relativi alle elezioni del 2005, alla discarica di Ferrandelle, alla centrale termoelettrica di Sparanise, su cui, secondo Schiavone, c’era l’interesse imprenditoriale di Cosentino, ad alcuni terreni di Cosentino che, secondo il pentito, il Comune di Casal di Principe avrebbe trasformato da agricoli in edificabili. Dai documenti cio’ non emergerebbe. La Corte decidera’ se acquisire la documentazione nell’udienza del 12 maggio prossimo, quando dovrebbero ripartire le arringhe dei difensori dell’ex politico, interrotte oltre un mese fa per sentire Nicola Schiavone. In primo grado Cosentino e’ stato condannato a nove anni, mentre in questo processo d’appello, la Procura generale ha chiesto 12 anni. LEGGI TUTTO

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    Napoli, marche da bollo contraffatte: 27 avvocati a giudizio

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    Il Gup del Tribunale di Napoli Nord, Antonello Terzi ha rinviato a giudizio 27 avvocati residenti tra le province di Napoli e Caserta.
    Sono accusati di aver utilizzato marche da bollo contraffatte, provocando un danno allo Stato di oltre 52mila euro. Il dibattimento e’ stato fissato per il 21 ottobre prossimo. L’indagine della Procura di Napoli Nord ha portato alla luce, nel novembre 2018, un sistema illecito di utilizzo su atti giudiziari e altre pratiche di marche da bollo false, che coinvolgeva avvocati soprattutto civilisti, ma anche titolari di agenzie di pratiche d’auto.
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    Oltre 100 gli indagati, ma per 74 di loro la Procura di Napoli Nord ha chiesto l’archiviazione riconoscendo la buona fede nell’utilizzo delle marche poi risultate contraffatte, mentre per 27 professionisti, tutti avvocati civilisti, l’ufficio inquirente ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. LEGGI TUTTO

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    Tassi usurai al 2500%: denuncia strozzino e lo fa arrestare

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    Tassi usurai al 2500%: denuncia strozzino e lo fa arrestare
    A causa dell’arrivo del lockdown, nel marzo 2020, non era riuscito a pagare un debito contratto con un usuraio, finendo per rimanere travolto dalla crescita esponenziale della somma da corrispondere, con tassi di interessi del 2500%, e a temere per la propria vita. Un vortice ch ha portato un piccolo imprenditore del Casertano a rivolgersi alla Guardia di Finanza che ha arrestato lo strozzino.
    Una vicenda di usura nata prima della pandemia, nel novembre 2019, ma esplosa con essa, quella scoperta dalle Fiamme Gialle nel corso di un’indagine coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, che ha portato in carcere il 30enne L.P., residente a Caserta, per reati di usura e estorsione. La vittima, che ha visto crescere in pochi mesi il debito iniziale di 10mila euro fino a 190mila euro, e’ un piccolo imprenditore che opera nel campo dell’organizzazione di eventi e spettacoli, che ha avuto il coraggio di denunciare.
    In questo caso la vittima ha denunciato sebbene con ritardo – lo ha fatto appena un mese fa – e quando era ormai disperata in seguito alle aggressioni fisiche e alle pesanti minacce messe in atto nei suoi confronti dallo strozzino, che aveva coinvolto anche i familiari dell’imprenditore. “Ti ammazzo”, “ti taglio la gola”, o anche “ti sequestro fino a quando non mi porti tutti i soldi”, per finire con “butto giu’ dal balcone prima te e poi tuo padre”, queste alcune delle minacce pronunciate dal 30enne usuraio.
    Dalle indagini e’ emerso che l’imprenditore si era rivolto al 30enne nel novembre 2019, quando era ormai impossibilitato ad ottenere prestiti bancari, ricevendo dall’usuraio 10mila euro in contanti, con il patto di restituirne 15mila in pochi mesi (5mila euro di interessi con un tasso iniziale del 600%); il lockdown ha pero’ complicato i piani del piccolo imprenditore, che ha cosi’ visto velocemente schizzare alle stelle il debito; a quel punto e’ sopraggiunto un altro patto, mediante il quale lo strozzino ha ricostruito il debito con tassi lievitati fino al 2500%, e la somma totale da corrispondere per la vittima ha raggiunto la cifra di 190mila euro; lo strozzino aveva anche realizzato un piano di ammortamento del debito, che prevedeva che l’imprenditore pagasse una rata di 1000 euro al mese per dieci anni. Disperato e intimorito da minacce e aggressioni, l’imprenditore ha raccolto tra parenti e amici 70mila euro e li ha consegnati allo strozzino, che ha pero’ reclamato la somma intera. A quel punto la vittima ha preso coraggio e ha denunciato l’usuraio. LEGGI TUTTO

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    Duplice omicidio, il boss Bidognetti non fu il mandante: assolto in Appello 31 anni dopo

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    Duplice omicidio, il boss Bidognetti non fu il mandante: assolto in Appello 31 anni dopo
    Assolto a trentun anni dall’agguato che costò la vita a Francesco De Chiara, detto ‘o peccatore, e al geometra, assassinato per errore, Tobia Andreozzi. Il boss Francesco Bidognetti ha ottenuto, ieri, dai giudici della III sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli, la conferma del verdetto assolutorio emesso nel 2010 contro cui si era appellata la Procura generale.
    La Corte, presieduta dal giudice Eugenia Del Balzo (a latere Barbara Grasso), ha invece accolto la richiesta del pg Ilda Iadanza in merito alla posizione di Raffaele Cantone, condannandolo all’ergastolo in quanto esecutore materiale del delitto. Bidognetti fu accusato di esserne il mandante LEGGI TUTTO

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    Stalking: condannata ex assistente universitaria a Caserta

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    Stalking: condannata ex assistente universitaria a Caserta. Lettere diffamatorie per il professore che l’aveva estromessa e sostituta
    Il giudice monocratico Giuseppe Meccariello del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ha condannato a due anni di carcere un’ex assistente universitaria per i reati di stalking e diffamazione commessi nei confronti di una ricercatrice della facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo della Campania Luigi Vanvitelli; parte offesa, ma in un processo in corso al tribunale di Nola, è anche il docente universitario con cui l’ex assistente collaborava.
    L’imputata, una 31enne di Grazzanise (Caserta), fu anche arrestata e posta ai domiciliari per questi fatti dai carabinieri nell’ottobre 2019, in seguito alle numerose denunce presentate nei suoi confronti dalla ricercatrice che, a detta della 31enne, aveva preso il suo posto all’università.
    Nel processo conclusosi ieri, la ricercatrice, difesa da Dezio Ferraro, si è vista riconoscere anche il risarcimento danni che verranno liquidati in sede civile. La persecuzione del prof e della ricercatrice, secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Santa Maria Capua Vetere e dei carabinieri, inizio’ dopo che la 31enne aveva terminato la sua collaborazione – era assistente volontaria – presso la facolta’ di Legge della Vanvitelli; da allora – è emerso – la 31enne ha cominciato a prendersela con il prof che l’avrebbe, a suo dire, mandata via, e con la ricercatrice entrata dopo di lei.
    L’imputata ha inviato varie lettere al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere in cui diffamava pesantemente prof e ricercatrice – quest’ultima è un avvocato – alludendo ad una presunta relazione tra i due. La 31enne si presento’ anche ad un convegno dove c’erano le vittime.
    La ricercatrice ha presentato cinque denunce contro la stalker, facendola arrestare e dando il via al processo conclusosi con la condanna della 31enne ex assistente.
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    Estorsione con finto incidente ad Arzano: arrestati i due malviventi

    🔊 Ascolta la notizia Arzano. Estorsione con finto incidente: individuati e arrestati i due responsabili. Ieri mattina, a Napoli e a Casalnuovo di Napoli, gli agenti della Squadra Mobile hanno eseguito un’ordinanza agli arresti domiciliari, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di due pregiudicati: Alessio […] LEGGI TUTTO