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    Acquistavano la droga a Caivano e la vendevano a Caserta: arrestati 12 pusher

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    2 giorni fa circa (11:26)
    il
    23 Novembre 2020

    Acquistavano la droga a Caivano e la vendevano a Caserta: arrestati 12 pusher- Scoperta anche una raffineria che trasformava la cocaina in crack.

    Nelle province di Caserta, Napoli, Latina e Frosinone, i carabinieri della compagnia di Caserta, con il supporto anche del nucleo cinofili di Sarno hanno eseguito oggi un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip di Napoli, su richiesta della citata Procura, nei confronti di 12 persone, indagate a vario titolo per i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.L’indagine, coordinata dalla procura di Napoli – Direzione distrettuale antimafia, avviata nel novembre 2016 e focalizzata sulle dinamiche di spaccio di stupefacenti della città di Caserta, ha permesso in particolare di accertare – mettono nero su bianco i militari dell’Arma – “l’operatività di una ramificata consorteria dedita allo spaccio nonché di individuare il canale di approvvigionamento della droga trattata (cocaina, crack e hashish) proveniente principalmente da Caivano”.
    Nel provvedimento giudiziario viene riconosciuta l’operatività di una piazza di spaccio nella frazione di San Clemente.Le attività investigative hanno permesso di ricostruire “l’organigramma criminale costituito da un ramificato e aggressivo sodalizio dedito all’incessante compravendita di ingenti quantitativi di droga presso Caivano che venivano poi rivenduti al dettaglio a Caserta”. Il gruppo, secondo quanto emerso, si reggeva su una struttura fondata sull’affiliazione fra i membri, tutti giovani casertani e caivanesi, legati tra loro da rapporti di parentela e di amicizia, quattro dei quali risultano già colpiti da precedenti provvedimenti restrittivi.
    In particolare, “si evidenzia la scaltrezza e la pericolosità sociale degli indagati, in gran parte incensurati all’epoca dei fatti, pienamente determinati a perseguire con pervicacia l’attività illecita attraverso l’adozione di tutte le cautele finalizzate a consentire al gruppo di continuare ad operare adattandosi al mutamento delle circostanze”, fanno sapere ancora i carabinieri.È stato anche individuato un importante canale di approvvigionamento della droga che veniva acquistato a Caivano. La droga acquistata, principalmente cocaina, veniva trasportata in grossi quantitativi nel Casertano a bordo di autovetture a noleggio sempre differenti. Nel capoluogo la cocaina, per ricavare il maggior numero di dosi possibile ovvero di essere trasformata in crack, veniva lavorata in via Cittadella in un appartamento in affitto.

    Proprio all’interno di questa ‘raffineria artigianale’ è stato trovato materiale tecnico altamente professionale per la pesatura, il confezionamento e la trasformazione chimica, nonché un congegno telecomandato realizzato all’interno di un cassetto, occultato in una parete, utilizzato per nascondere tutto lo stupefacente destinato ad essere venduto al dettaglio sulla principale piazza di spaccio sita in via Caprio Maddaloni presso il circolo ‘Sport Club giovanile’, che attirava acquirenti da tutto l’hinterland.
    Nel corso dell’attività sono stati riscontrati più di cento episodi di cessione di sostanze stupefacenti durante i quali sono stati identificati numerosi assuntori, oggetto di segnalazione alla locale prefettura. Nell’ambito dei riscontri eseguiti dai carabinieri durante l’indagine sono state tratte in arresto due persone (entrambe indagate) e sequestrati complessivamente 500 grammi di cocaina e crack, 1.500 euro in banconote e materiale tecnico altamente professionale utilizzato per la lavorazione dello stupefacente.Durante le operazioni di perquisizione di oggi, infine, sono stati scoperti un revolver cal. 7.65 privo di segni distintivi e cartucce illegalmente detenute nonché modiche quantità di sostanza stupefacente del tipo marijuana e hashish.

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    Caserta e Provincia

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    13 ore fa
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    24 Novembre 2020

    Muore di covid dipendente dell’ospedale di Aversa. Era ricoverato al Covid Hospital di Maddaloni dove le sue condizioni si sono aggravate.
    Lutto all’ospedale di Aversa dove un dipendente amministrativo di appena 48 anni si è spento a causa di complicazioni legate al Covid. L’uomo aveva scoperto di essere positivo ed era stato ricoverato all’ospedale di Maddaloni, interamente dedicata a fronteggiare l’emergenza covid. Negli ultimi giorni il quadro clinico è peggiorato al punto che non riusciva più a respirare bene. Fino a quando il suo cuore ha smesso di battere.

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    Imprenditore ucciso dai Casalesi, 30 anni al killer del clan ancora libero

    Cronache » Cronaca Campania » Imprenditore ucciso dai Casalesi, 30 anni al killer del clan ancora libero

    Cronaca Campania

    Pubblicato
    3 giorni fa circa (21:22)
    il
    20 Novembre 2020

    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per l’esponente del clan dei Casalesi Francesco Cirillo, che era accusato di aver fatto parte del commando di killer che uccise il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno, l’imprenditore Domenico Noviello.

    “Finalmente giustizia è fatta, dopo 12 anni dalla morte di mio padre si è chiuso il capitolo giudiziario” commenta Mimma Noviello, figlia dell’imprenditore, che insieme ai fratelli Matilde, Rosaria e Massimiliano, ha sempre assistito a tutte le udienze dei processi nei vari gradi, guardando sempre in faccia gli assassini del padre. “Non è stato facile trovarsi di fronte Cirillo ad ogni udienza, alla fine abbiamo avuto ragione” dice …..CLICCA QUI PER DIVENTARE UN SOSTENITORE E LEGGERE CONTENUTI ESCLUSIVI

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    A Napoli il sindacato Orsa chiede un ‘urgente sostegno economico per la categoria dei taxi’

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    La Supercoppa, Juve-Napoli al Mapei Stadium il 20 gennaio

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    Napoli e Provincia

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    22 minuti fa
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    23 Novembre 2020

    Ercolano: bar frequentato da pregiudicati chiuso per 10 giorni.

    Il Questore di Napoli, su proposta della Tenenza dei Carabinieri di Ercolano, ha disposto la sospensione per 10 giorni dell’attività di esercizio nei confronti di un bar in via IV Novembre a Ercolano.
    I controlli effettuati tra settembre e ottobre hanno evidenziato, in diverse occasioni, l’assidua frequentazione del locale da parte di soggetti con precedenti per reati quali associazione per delinquere, rapina, estorsione, atti persecutori, spaccio di stupefacenti, lesioni personali, truffa, ricettazione, contrabbando, alcuni dei quali legati ad una nota organizzazione criminale della zona.Il provvedimento è dunque finalizzato a scongiurare un concreto pericolo per la pubblica sicurezza.

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    Imprenditore ucciso dai Casalesi, 30 anni al killer del clan ancora libero

    Cronache » Cronaca Campania » Imprenditore ucciso dai Casalesi, 30 anni al killer del clan ancora libero

    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    3 giorni fa circa (21:22)
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    20 Novembre 2020

    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per l’esponente del clan dei Casalesi Francesco Cirillo, che era accusato di aver fatto parte del commando di killer che uccise il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno, l’imprenditore Domenico Noviello.

    “Finalmente giustizia è fatta, dopo 12 anni dalla morte di mio padre si è chiuso il capitolo giudiziario” commenta Mimma Noviello, figlia dell’imprenditore, che insieme ai fratelli Matilde, Rosaria e Massimiliano, ha sempre assistito a tutte le udienze dei processi nei vari gradi, guardando sempre in faccia gli assassini del padre. “Non è stato facile trovarsi di fronte Cirillo ad ogni udienza, alla fine abbiamo avuto ragione” dice …..CLICCA QUI PER DIVENTARE UN SOSTENITORE E LEGGERE CONTENUTI ESCLUSIVI

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    La Supercoppa, Juve-Napoli al Mapei Stadium il 20 gennaio

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    Caserta e Provincia

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    23 Novembre 2020

    Sono numerosi i sindaci del Casertano che hanno deciso di prorogare la chiusura delle scuole, nonostante la Regione Campania si avvii a permettere il riavvio delle attivita’ in presenza nell’infanzia e nelle prime classe delle elementari, dando comunque la possibilita’ ai Comuni di attuare misure piu’ restrittive.
    Ed e’ proprio questa facolta’ che molti primi cittadini stanno sfruttando per evitare il ritorno tra i banchi e provare a contenere la diffusione del contagio. Hanno deciso la proroga della chiusura il sindaco di Aversa Alfonso Golia, e via via anche gli altri sedici sindaci dell’agro-aversano stanno facendo lo stesso (per ora lo hanno fatto Teverola, Carinaro, Lusciano); anche in altre aree della provincia sara’ seguita la dtessa strada, come a San Nicola la Strada e Falciano del Massico. Golia ha disposto con ordinanza “la sospensione della attivita’ didattica in presenza fino al prossimo 3 dicembre, data in cui e’ prevista la scadenza della zona rossa, seguendo quanto era gia’ stabilito dall’ordinanza 90 della regione Campania fino ad oggi”; una scelta presa tenuto conto del “quadro epidemiologico nella nostra citta’”, con oltre il 2% della popolazione contagiato, ovvero piu’ di 1200 le persone attualmente positive, record nel Casertano.
    “In questo particolare momento – spiega in una nota Golia – la prudenza resta un obbligo imprescindibile per tutti noi. Chiedo a tutta la comunita’ scolastica di resistere ancora un po’ sperando che la curva dei contagi nella nostra citta’ cali. Un caro saluto agli studenti e alle loro famiglie” conclude il sindaco di Aversa

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    Imprenditore ucciso dai Casalesi, 30 anni al killer del clan ancora libero

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    Cronaca Campania

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    Pubblicato
    43 minuti fa circa (20:47)
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    20 Novembre 2020

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    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per l’esponente del clan dei Casalesi Francesco Cirillo, che era accusato di aver fatto parte del commando di killer che uccise il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno, l’imprenditore Domenico Noviello……..
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    A Napoli il sindacato Orsa chiede un ‘urgente sostegno economico per la categoria dei taxi’

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    Salerno e Provincia

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    3 minuti fa
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    20 Novembre 2020

    Comune di Scafati. Personale fermo al palo, senza possibilità di attuare le progressioni verticali, né tutele e senza dialogo con la pubblica amministrazione: arriva la denuncia di Alfonso Rianna, coordinatore provinciale degli Enti locali per la Cgil Funzione pubblica di Salerno:
    “Siamo molto rammaricati per la mancanza di informazione dell’amministrazione nei confronti del sindacato. Nel mese di novembre, precisamente dal 5 all’11 novembre sono state adottate dalla Giunta di Scafati tre delibere, tutte con lo stesso oggetto: il fabbisogno del personale – spiega Alfonso Rianna, coordinatore provinciale degli Enti locali per la Cgil Funzione pubblica di Salerno – Ebbene queste delibere non sono state trasmesse ai sindacati per la relativa informazione: dalla loro lettura emerge che rispetto al piano del fabbisogno triennale 2020/2022 mandato al Ministero, relativamente al piano di riequilibrio per il Comune di Scafati, sono arrivati da Roma gli addebiti e la richiesta di rientrare rispetto a quello che avevano previsto per le assunzioni dell’anno 2020. Per tali motivi l’esecutivo ha fatto le variazioni e le rettifiche senza comunicare nulla però ai sindacati: infatti, hanno rimosso anche le progressioni verticali che erano quelle previste dalla legge Madia per il personale interno che poteva progredire, ovvero passare da una fascia all’altra, se aveva i titoli per l’accesso.
    Questo è stato l’ennesimo schiaffo alle legittime aspettative dei dipendenti che hanno i criteri per poter progredire verticalmente. Tali dipendenti, infatti, lavorano con abnegazione da anni, nonostante le gravi carenze di personale che ci sono oramai da oltre 5 anni. In pratica, tali progressioni – spiega Rianna – sono state assiminale a delle procedure concorsuali, mentre le progressioni verticali non sono oggetto di prove concorsuali, ma di semplice colloquio. L’amministrazione quindi, ancora una volta non garantisce ai pochi dipendenti rimasti e che giornalmente lavorano con immani sforzi, nemmeno una legittima progressione di carriera”. Un’altra grave problematica che il rappresentante Cgil segnala riguarda la polizia municipale e l’impianto amministrativo del Comune di Scafati: “Ad oggi vi sono delle carenze che ci portiamo dietro da tanto tempo, a cui si vanno ad aggiungere adesso altri problemi come la questione relativa al comandante della polizia municipale che andrà via presto lasciando il posto vacante. Ma la polizia municipale deve affrontare anche altre difficoltà oltre alla mancata progressione verticale.
    Vi sono infatti anche le deficienze di istituti contrattati e non applicati nell’anno 2020, come i proventi dell’articolo 208. Ad oggi non si sa se sono stati ripartiti oppure no. Inoltre, vi sono difficoltà di reperimento dei dispositivi di protezione individuale: gli agenti continuano ad operare senza che siano forniti i DPI, una cosa inaccettabile! Poi vi è la questione dell’avviso per un dirigente Art.110, in itinere, ora bloccato per le variazioni ordinate dal Ministero. Ebbene neppure in questo caso i sindacati sono stati avvisati, così come non sono stati convocati per il fondo salariale accessorio anno 2020. Allo stato attuale, solo un inspiegabile silenzio – spiega Alfonso Rianna, Cgil Funzione pubblica di Salerno – E’ evidente la profonda e inadeguatezza delle scelte operate da questa amministrazione: ci aspettiamo a breve che ci sia una convocazione per far chiarezza sulle criticità e anche per assicurare i servizi ai cittadini. Se continueremo di questo passo, tali problematiche sicuramente si ripercuoteranno sui servizi erogati alla cittadinanza”.

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    Rapina a Castel Volturno: pistola al volto per sottrargli l’orologio

    Ieri sera, intorno alle ore 20.20, una rapina è stata commessa in Viale delle Acacie a Castel Volturno. Due uomini armati e con il volto completamente coperto da casco integrale, che viaggiano a bordo di una moto Naked di colore scuro, hanno bloccato, minacciato e rapinato Cesare Diana, volontario Caritas e fondatore dell’Associazione C’entro. I […]
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    Rapina a Castel Volturno: pistola al volto per sottrargli l’orologio

    Cronache » I fatti del giorno » Rapina a Castel Volturno: pistola al volto per sottrargli l’orologio

    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    1 settimana fa circa (20:50)
    il
    16 Novembre 2020

    Ieri sera, intorno alle ore 20.20, una rapina è stata commessa in Viale delle Acacie a Castel Volturno. Due uomini armati e con il volto completamente coperto da casco integrale, che viaggiano a bordo di una moto Naked di colore scuro, hanno bloccato, minacciato e rapinato Cesare Diana, volontario Caritas e fondatore dell’Associazione C’entro.

    I due balordi si sono affiancati alla vettura di Diana, e puntandogli un’arma al volto gli hanno intimato di abbassare il finestrino e di consegnare l’orologio. Subito dopo essersi impossessati del bottino si sono dati alla fuga, facendo perdere le proprie tracce. A denunciare la rapina è stato lo stesso Diana, che dopo i fatti ha sporto denuncia presso la locale caserma dei carabinieri.
    “Credo mi stessero seguendo già da un po’. Purtroppo non sono stato in grado di fornire un identikit perché hanno agito a volto coperto. Ho potuto però, fornire agli inquirenti, che hanno avviato le indagini, le informazioni circa la moto sulla quale viaggiavano”, ha dichiarato Diana dopo la denuncia, invitando “i cittadini costretti ad uscire per motivi di necessità a prestare molta attenzione”.
    “L’orologio era un ricordo affettivo, mi era stato regalato da una persona cara. – precisa – In questo periodo siamo ancora più soggetti a furti e rapine, perché in giro circolano un numero maggiore di delinquenti che non hanno alcuna pietà. A me è andata bene, ma qualcun’altro potrebbe rimetterci la vita.”

    “Il territorio ha bisogno di maggior controllo, invito l’amministrazione a prendere provvedimenti e a non ignorare la continua richiesta di sicurezza dei cittadini castellani” ha concluso il volontario.

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    Caserta e Provincia

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    55 minuti fa
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    23 Novembre 2020

    Sono numerosi i sindaci del Casertano che hanno deciso di prorogare la chiusura delle scuole, nonostante la Regione Campania si avvii a permettere il riavvio delle attivita’ in presenza nell’infanzia e nelle prime classe delle elementari, dando comunque la possibilita’ ai Comuni di attuare misure piu’ restrittive.
    Ed e’ proprio questa facolta’ che molti primi cittadini stanno sfruttando per evitare il ritorno tra i banchi e provare a contenere la diffusione del contagio. Hanno deciso la proroga della chiusura il sindaco di Aversa Alfonso Golia, e via via anche gli altri sedici sindaci dell’agro-aversano stanno facendo lo stesso (per ora lo hanno fatto Teverola, Carinaro, Lusciano); anche in altre aree della provincia sara’ seguita la dtessa strada, come a San Nicola la Strada e Falciano del Massico. Golia ha disposto con ordinanza “la sospensione della attivita’ didattica in presenza fino al prossimo 3 dicembre, data in cui e’ prevista la scadenza della zona rossa, seguendo quanto era gia’ stabilito dall’ordinanza 90 della regione Campania fino ad oggi”; una scelta presa tenuto conto del “quadro epidemiologico nella nostra citta’”, con oltre il 2% della popolazione contagiato, ovvero piu’ di 1200 le persone attualmente positive, record nel Casertano.
    “In questo particolare momento – spiega in una nota Golia – la prudenza resta un obbligo imprescindibile per tutti noi. Chiedo a tutta la comunita’ scolastica di resistere ancora un po’ sperando che la curva dei contagi nella nostra citta’ cali. Un caro saluto agli studenti e alle loro famiglie” conclude il sindaco di Aversa

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    Sgominata la baby gang delle rapine ai distributori di benzina di Napoli e Caserta

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Sgominata la baby gang delle rapine ai distributori di benzina di Napoli e Caserta

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    41 minuti fa circa (10:19)
    il
    13 Novembre 2020

    La Polizia di Stato di Caserta, ha eseguito nella nottata odierna, un provvedimento restrittivo su 4 soggetti, due dei quali minorenni, componenti di un banda specializzata nelle rapine in danno di distributori di carburanti tra il casertano e il napoletano. Gli arresti sono stati disposti, rispettivamente, dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere con decreto di fermo e dal Tribunale per i Minorenni di Napoli – Sezione del gip con ordinanza di custodia cautelare in istituto penitenziario su richiesta della locale Procura per i Minorenni.
    Le indagini, coordinate da entrambe le Procure citate, sono state avviate nell’agosto di quest’anno e condotte dalla Squadra Mobile di Caserta a seguito di numerosi “assalti” messi a segno “in serie” in danno di distributori di carburanti. Il primo episodio accertato risale al 20 agosto scorso quando il gruppo criminale, composto dai quattro individui di cui due travisati con mascherine chirurgiche e con pistole giocattolo alla mano, ha aggredito l’addetto all’erogazione di benzina di un distributore, sito sulla Statale Appia Antica a Caserta, sottraendo 1.500 euro in contanti.
    Nel corso dell’indagine e’ emerso come la banda si sia resa responsabile di altre 5 rapine a mano armata, perpetrate sempre con lo stesso modus operandi, in danno di altrettanti distributori di carburanti: una a Castel Volturno  il 5 luglio, una a Napoli nel quartiere Capodimonte il 22 agosto, una nuovamente a Castel Volturno solo 2 giorni dopo, una in Giugliano in Campania  ancora a distanza di due giorni (il 26 agosto) ed una in in San Marco Evangelista il 28 agosto.
    L’escalation criminale e’ culminata, la notte del 30 agosto scorso, in un assalto in danno del titolare di una pizzeria di Castel Volturno. L’uomo, dopo la chiusura del locale, e’ salito in macchina per rientrare a casa ma, dopo aver percorso pochi metri, ha trovato la via sbarrata da alcuni mattoni posizionati di proposito sul manto stradale. Dalla radura circostante, sono usciti i rapinatori che hanno immobilizzato l’imprenditore sotto la minaccia di armi, quindi lo hanno malmenato e derubato di un borsello contenente denaro ed effetti personali.
    L’indagine, condotta a ritmi serrati e in stretta collaborazione tra la Procura di Santa Maria Capua Vetere e la Procura per i Minorenni di Napoli, ha permesso di identificare i responsabili delle violente rapine: due sedicenni, un ventunenne ed un trentacinquenne che, peraltro, durante gli assalti ai distributori era gia’ sottoposto agli arresti domiciliari per altri reati predatori commessi in passato. Questa mattina, all’alba, la Polizia di Stato ha dato esecuzione ai provvedimenti giudiziari, con l’arresto dei 4 giovani ora ristretti in carcere.

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    2 ore fa
    il
    13 Novembre 2020

    Aveva contattato telefonicamente un imprenditore di Lettere e l’aveva minacciato, pretendendo il pagamento di 2mila euro per l’acquisto di alcuni capi di bestiame di qualche anno prima.
    “Dammi i soldi oppure la macchina di tuo figlio, altrimenti gli spezzo le gambe”. Un messaggio e una minaccia fin troppo espliciti tanto da indurre l’imprenditore a denunciare la richiesta estorisiva ai carabinieri. La richiesta era del febbraio scorso e così dopo 9 nove mesi, ieri mattina, i carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura oplontina, nei confronti di Aniello Gallo, 39 anni detto o’pucariello, accusato di tentato estorsione ai danni di un imprenditore di Lettere.
    Nel febbraio scorso, Gallo aveva contattato telefonicamente la vittima, minacciandola e richiedendo il pagamento della somma di 2mila euro per un acquisto di bestiame effettuato alcuni anni ad- dietro e non pagato dalla perso- na offesa. Le indagini dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Castellammare di Stabia, coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, sono state svolte anche con l’escussione di persone informate sui fatti e intercettazioni edhanno permesso di accertare il carattere estorsivo della richiesta di denaro “in quanto – scrive in una nota il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso – la vittima non aveva alcun debito né con l’indagato né con il padre dello stesso, che fino ad alcuni anni prima aveva svolto l’attività di commerciante di bestiame con l’aiuto del figlio”. Dopo le formalità di rito, Gallo è stato associato alla casa circondariale di Napoli Poggioreale.

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    Uccide la moglie con 4 colpi di pistola e poi chiama i carabinieri: arrestato 34enne di San Felice a Cancello

    Cronache » Primo Piano » Uccide la moglie con 4 colpi di pistola e poi chiama i carabinieri: arrestato 34enne di San Felice a Cancello

    Primo Piano

    Pubblicato
    10 ore fa circa (12:03)
    il
    11 Novembre 2020

    Uccide la moglie con 4 colpi di pistola e poi chiama i carabinieri: arrestato 34enne di San Felice a Cancello.

    Ennesimo femminicidio nel Casertano. L’uomo ha lasciato il corpo esanime della moglie in una stradina vicino all’Acquedotto Carolino a san Felice a Cancello e poi si è costituito ai carabinieri. La tragedia si è consiumata verso le 10 di stamane nella zona periferica della città I due coniugi erano in auto, ne è nata una discussione, poi lui ha estratto una pistola e ha fatti fuoco 4 volte contro la, moglie Maria Tedesco 30enne originaria di Maddaloni, uccidendola sul colpo.
    Poi, Michele Marotta 34enne di San Felice a Cancello, (è questo il nome dell’assassino) si è rimesso in auto, una Fiat Bravo, e ha fatto ritorno a casa propria in località Botteghino a Cancello Scalo. Un attimo poco prima di realizzare cosa aveva fatto ed allertare i carabinieri.
    I militari del nucleo operativo e radiomobile di Maddaloni insieme ai colleghi della stazione di Cancello Scalo si sono diretti presso l’abitazione del 34enne che ha raccontato di aver ucciso la propria moglie presumibilmente a seguito di una discussione e, dopo averle sparato attingendola con 4 colpi, l’ha lasciata lì riversa al suolo per rientrare nella propria abitazione.
    I militari hanno rinvenuto la pistola usata poc’anzi per l’omicidio. Michele M. è stato tratto in arresto per omicidio e per detenzione abusiva d’arma da fuoco. La vittima è stata ritrovata accasciata al suolo immersa in una pozza di sangue, deceduta in pochi istanti. È stato disposto il trasferimento della salma presso l’istituto di medicina legale di Caserta per l’esame autoptico. Sequestrata la vettura con cui Michele M. dopo l’omicidio è rincasato.

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    In aumento i positivi tra i Vigili del Fuoco di Benevento, il Conapo chiede lo screening su tutto il personale

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    Primo Piano

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    2 ore fa
    il
    11 Novembre 2020 LEGGI TUTTO

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    Risolto un omicidio ‘Cold Case’ della guerra di camorra tra i Casalesi: 2 arresti

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Risolto un omicidio ‘Cold Case’ della guerra di camorra tra i Casalesi: 2 arresti

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    8 ore fa circa (11:27)
    il
    11 Novembre 2020

    Risolto un omicidio della guerra di camorra tra i Casalesi. Un “Cold Case” risalente al 1990. Due le misure cautelari.

    I Carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta hanno eseguito questa mattina, nelle carceri di Caltanissetta e Rossano, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda partenopea, nei confronti di Corrado De Luca, 53 anni, e di Salvatore Verde, 52 anni, entrambi già detenuti per altra causa, ritenuti responsabili in concorso di omicidio premeditato di Nicola Cioffo, ucciso a Villa Literno  il 3 febbraio 1990 a 26 anni. Ai due è contestata l’aggravante di aver agito con lo scopo di agevolare il clan dei Casalesi.
    Le indagini, attraverso il riscontro di molteplici dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, hanno permesso di individuare in De Luca, Verde e Luigi Venosa (morto il 7 agosto 2018) gli esecutori materiali dell’omicidio e di accertarne la dinamica: Nicola Cioffo, detto “Torroncino”, venne prima condotto nell’abitazione di Venosa, ai tempi capo dell’omonimo gruppo criminale, e lì fu oggetto di un violento pestaggio, al termine del quale fu ferito da diversi colpi di arma da fuoco.I killer, al fine di disfarsi del corpo, lo caricarono a bordo di un’auto trasportandolo nelle campagne di Villa Literno, in località Ciannitiello. Qui, ancora vivo, lo diedero alle fiamme uccidendolo con altri colpi d’arma da fuoco.
    L’omicidio, secondo quanto ricostruito, è da collegare all’appartenenza di Cioffo alla fazione dei ‘bardelliniani’ ed è quindi da inquadrare nella guerra di camorra avvenuta tra gli anni ’80 e ’90 tra due fazioni dei Casalesi, i bardelliniani e quella degli Schiavone. In particolare questi ultimi, come documentato già dai numerosi provvedimenti giudiziari che hanno ricostruito gli assetti dell’organizzazione criminale, a ridosso degli anni ’90 avevano stabilito l’eliminazione fisica di tutto il gruppo dei “bardelliniani” al fine di acquisire l’egemonia criminale territoriale imponendosi così in regime monopolistico nell’ambito della gestione illecita dei rifiuti, delle estorsioni e nell’aggiudicazione degli appalti delle opere pubbliche.

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    7 ore fa
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    11 Novembre 2020

    Uccide la moglie con 4 colpi di pistola e poi chiama i carabinieri: arrestato 34enne di San Felice a Cancello.
    Ennesimo femminicidio nel Casertano. L’uomo ha lasciato il corpo esanime della moglie in una stradina vicino all’Acquedotto Carolino a san Felice a Cancello e poi si è costituito ai carabinieri. La tragedia si è consiumata verso le 10 di stamane nella zona periferica della città I due coniugi erano in auto, ne è nata una discussione, poi lui ha estratto una pistola e ha fatti fuoco 4 volte contro la, moglie Maria Tedesco 30enne originaria di Maddaloni, uccidendola sul colpo.
    Poi, Michele Marotta 34enne di San Felice a Cancello, (è questo il nome dell’assassino) si è rimesso in auto, una Fiat Bravo, e ha fatto ritorno a casa propria in località Botteghino a Cancello Scalo. Un attimo poco prima di realizzare cosa aveva fatto ed allertare i carabinieri.
    I militari del nucleo operativo e radiomobile di Maddaloni insieme ai colleghi della stazione di Cancello Scalo si sono diretti presso l’abitazione del 34enne che ha raccontato di aver ucciso la propria moglie presumibilmente a seguito di una discussione e, dopo averle sparato attingendola con 4 colpi, l’ha lasciata lì riversa al suolo per rientrare nella propria abitazione.
    I militari hanno rinvenuto la pistola usata poc’anzi per l’omicidio. Michele M. è stato tratto in arresto per omicidio e per detenzione abusiva d’arma da fuoco. La vittima è stata ritrovata accasciata al suolo immersa in una pozza di sangue, deceduta in pochi istanti. È stato disposto il trasferimento della salma presso l’istituto di medicina legale di Caserta per l’esame autoptico. Sequestrata la vettura con cui Michele M. dopo l’omicidio è rincasato.

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    Risolto un omicidio ‘Cold Case’ della guerra di camorra tra i Casalesi: 2 arresti

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    2 settimane fa circa (11:27)
    il
    11 Novembre 2020

    Risolto un omicidio della guerra di camorra tra i Casalesi. Un “Cold Case” risalente al 1990. Due le misure cautelari.

    I Carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta hanno eseguito questa mattina, nelle carceri di Caltanissetta e Rossano, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda partenopea, nei confronti di Corrado De Luca, 53 anni, e di Salvatore Verde, 52 anni, entrambi già detenuti per altra causa, ritenuti responsabili in concorso di omicidio premeditato di Nicola Cioffo, ucciso a Villa Literno  il 3 febbraio 1990 a 26 anni. Ai due è contestata l’aggravante di aver agito con lo scopo di agevolare il clan dei Casalesi.
    Le indagini, attraverso il riscontro di molteplici dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, hanno permesso di individuare in De Luca, Verde e Luigi Venosa (morto il 7 agosto 2018) gli esecutori materiali dell’omicidio e di accertarne la dinamica: Nicola Cioffo, detto “Torroncino”, venne prima condotto nell’abitazione di Venosa, ai tempi capo dell’omonimo gruppo criminale, e lì fu oggetto di un violento pestaggio, al termine del quale fu ferito da diversi colpi di arma da fuoco.I killer, al fine di disfarsi del corpo, lo caricarono a bordo di un’auto trasportandolo nelle campagne di Villa Literno, in località Ciannitiello. Qui, ancora vivo, lo diedero alle fiamme uccidendolo con altri colpi d’arma da fuoco.

    L’omicidio, secondo quanto ricostruito, è da collegare all’appartenenza di Cioffo alla fazione dei ‘bardelliniani’ ed è quindi da inquadrare nella guerra di camorra avvenuta tra gli anni ’80 e ’90 tra due fazioni dei Casalesi, i bardelliniani e quella degli Schiavone. In particolare questi ultimi, come documentato già dai numerosi provvedimenti giudiziari che hanno ricostruito gli assetti dell’organizzazione criminale, a ridosso degli anni ’90 avevano stabilito l’eliminazione fisica di tutto il gruppo dei “bardelliniani” al fine di acquisire l’egemonia criminale territoriale imponendosi così in regime monopolistico nell’ambito della gestione illecita dei rifiuti, delle estorsioni e nell’aggiudicazione degli appalti delle opere pubbliche.

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    Caserta e Provincia

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    2 minuti fa
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    23 Novembre 2020

    Sono numerosi i sindaci del Casertano che hanno deciso di prorogare la chiusura delle scuole, nonostante la Regione Campania si avvii a permettere il riavvio delle attivita’ in presenza nell’infanzia e nelle prime classe delle elementari, dando comunque la possibilita’ ai Comuni di attuare misure piu’ restrittive.
    Ed e’ proprio questa facolta’ che molti primi cittadini stanno sfruttando per evitare il ritorno tra i banchi e provare a contenere la diffusione del contagio. Hanno deciso la proroga della chiusura il sindaco di Aversa Alfonso Golia, e via via anche gli altri sedici sindaci dell’agro-aversano stanno facendo lo stesso (per ora lo hanno fatto Teverola, Carinaro, Lusciano); anche in altre aree della provincia sara’ seguita la dtessa strada, come a San Nicola la Strada e Falciano del Massico. Golia ha disposto con ordinanza “la sospensione della attivita’ didattica in presenza fino al prossimo 3 dicembre, data in cui e’ prevista la scadenza della zona rossa, seguendo quanto era gia’ stabilito dall’ordinanza 90 della regione Campania fino ad oggi”; una scelta presa tenuto conto del “quadro epidemiologico nella nostra citta’”, con oltre il 2% della popolazione contagiato, ovvero piu’ di 1200 le persone attualmente positive, record nel Casertano.
    “In questo particolare momento – spiega in una nota Golia – la prudenza resta un obbligo imprescindibile per tutti noi. Chiedo a tutta la comunita’ scolastica di resistere ancora un po’ sperando che la curva dei contagi nella nostra citta’ cali. Un caro saluto agli studenti e alle loro famiglie” conclude il sindaco di Aversa

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    Risolto un omicidio ‘Cold Case’ della guerra di camorra tra i Casalesi: 2 arresti

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    Cronaca Nera

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    2 settimane fa circa (11:27)
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    11 Novembre 2020

    Risolto un omicidio della guerra di camorra tra i Casalesi. Un “Cold Case” risalente al 1990. Due le misure cautelari.

    I Carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta hanno eseguito questa mattina, nelle carceri di Caltanissetta e Rossano, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda partenopea, nei confronti di Corrado De Luca, 53 anni, e di Salvatore Verde, 52 anni, entrambi già detenuti per altra causa, ritenuti responsabili in concorso di omicidio premeditato di Nicola Cioffo, ucciso a Villa Literno  il 3 febbraio 1990 a 26 anni. Ai due è contestata l’aggravante di aver agito con lo scopo di agevolare il clan dei Casalesi.
    Le indagini, attraverso il riscontro di molteplici dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, hanno permesso di individuare in De Luca, Verde e Luigi Venosa (morto il 7 agosto 2018) gli esecutori materiali dell’omicidio e di accertarne la dinamica: Nicola Cioffo, detto “Torroncino”, venne prima condotto nell’abitazione di Venosa, ai tempi capo dell’omonimo gruppo criminale, e lì fu oggetto di un violento pestaggio, al termine del quale fu ferito da diversi colpi di arma da fuoco.I killer, al fine di disfarsi del corpo, lo caricarono a bordo di un’auto trasportandolo nelle campagne di Villa Literno, in località Ciannitiello. Qui, ancora vivo, lo diedero alle fiamme uccidendolo con altri colpi d’arma da fuoco.

    L’omicidio, secondo quanto ricostruito, è da collegare all’appartenenza di Cioffo alla fazione dei ‘bardelliniani’ ed è quindi da inquadrare nella guerra di camorra avvenuta tra gli anni ’80 e ’90 tra due fazioni dei Casalesi, i bardelliniani e quella degli Schiavone. In particolare questi ultimi, come documentato già dai numerosi provvedimenti giudiziari che hanno ricostruito gli assetti dell’organizzazione criminale, a ridosso degli anni ’90 avevano stabilito l’eliminazione fisica di tutto il gruppo dei “bardelliniani” al fine di acquisire l’egemonia criminale territoriale imponendosi così in regime monopolistico nell’ambito della gestione illecita dei rifiuti, delle estorsioni e nell’aggiudicazione degli appalti delle opere pubbliche.

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    Cronaca Nera

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    50 minuti fa
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    23 Novembre 2020

    Acquistavano la droga a Caivano e la vendevano a Caserta: arrestati 12 pusher- Scoperta anche una raffineria che trasformava la cocaina in crack.
    Nelle province di Caserta, Napoli, Latina e Frosinone, i carabinieri della compagnia di Caserta, con il supporto anche del nucleo cinofili di Sarno hanno eseguito oggi un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip di Napoli, su richiesta della citata Procura, nei confronti di 12 persone, indagate a vario titolo per i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.L’indagine, coordinata dalla procura di Napoli – Direzione distrettuale antimafia, avviata nel novembre 2016 e focalizzata sulle dinamiche di spaccio di stupefacenti della città di Caserta, ha permesso in particolare di accertare – mettono nero su bianco i militari dell’Arma – “l’operatività di una ramificata consorteria dedita allo spaccio nonché di individuare il canale di approvvigionamento della droga trattata (cocaina, crack e hashish) proveniente principalmente da Caivano”.
    Nel provvedimento giudiziario viene riconosciuta l’operatività di una piazza di spaccio nella frazione di San Clemente.Le attività investigative hanno permesso di ricostruire “l’organigramma criminale costituito da un ramificato e aggressivo sodalizio dedito all’incessante compravendita di ingenti quantitativi di droga presso Caivano che venivano poi rivenduti al dettaglio a Caserta”. Il gruppo, secondo quanto emerso, si reggeva su una struttura fondata sull’affiliazione fra i membri, tutti giovani casertani e caivanesi, legati tra loro da rapporti di parentela e di amicizia, quattro dei quali risultano già colpiti da precedenti provvedimenti restrittivi.
    In particolare, “si evidenzia la scaltrezza e la pericolosità sociale degli indagati, in gran parte incensurati all’epoca dei fatti, pienamente determinati a perseguire con pervicacia l’attività illecita attraverso l’adozione di tutte le cautele finalizzate a consentire al gruppo di continuare ad operare adattandosi al mutamento delle circostanze”, fanno sapere ancora i carabinieri.È stato anche individuato un importante canale di approvvigionamento della droga che veniva acquistato a Caivano. La droga acquistata, principalmente cocaina, veniva trasportata in grossi quantitativi nel Casertano a bordo di autovetture a noleggio sempre differenti. Nel capoluogo la cocaina, per ricavare il maggior numero di dosi possibile ovvero di essere trasformata in crack, veniva lavorata in via Cittadella in un appartamento in affitto.
    Proprio all’interno di questa ‘raffineria artigianale’ è stato trovato materiale tecnico altamente professionale per la pesatura, il confezionamento e la trasformazione chimica, nonché un congegno telecomandato realizzato all’interno di un cassetto, occultato in una parete, utilizzato per nascondere tutto lo stupefacente destinato ad essere venduto al dettaglio sulla principale piazza di spaccio sita in via Caprio Maddaloni presso il circolo ‘Sport Club giovanile’, che attirava acquirenti da tutto l’hinterland.
    Nel corso dell’attività sono stati riscontrati più di cento episodi di cessione di sostanze stupefacenti durante i quali sono stati identificati numerosi assuntori, oggetto di segnalazione alla locale prefettura. Nell’ambito dei riscontri eseguiti dai carabinieri durante l’indagine sono state tratte in arresto due persone (entrambe indagate) e sequestrati complessivamente 500 grammi di cocaina e crack, 1.500 euro in banconote e materiale tecnico altamente professionale utilizzato per la lavorazione dello stupefacente.Durante le operazioni di perquisizione di oggi, infine, sono stati scoperti un revolver cal. 7.65 privo di segni distintivi e cartucce illegalmente detenute nonché modiche quantità di sostanza stupefacente del tipo marijuana e hashish.

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    Corruzione per la ristrutturazione della clinica Pineta Grande: 36 indagati

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Corruzione per la ristrutturazione della clinica Pineta Grande: 36 indagati

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    39 minuti fa circa (15:36)
    il
    10 Novembre 2020

    Castel Volturno, inchiesta Pineta Grande: la Procura chiede rinvio a giudizio per 36 indagati.

    La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto il rinvio a giudizio di 36 persone, indagate a vario titolo per reati di corruzione, indebita induzione a dare o promettere utilità, falso, abuso di ufficio, reati urbanistici e paesaggistici nonché di rivelazioni di segreti di ufficio.
    Si tratta dell’atto finale dell’indagine, per la quale era stata già emessa dal giudice per le indagini preliminari, il 23 gennaio scorso, una misura cautelare personale a carico di Vincenzo Schiavone, amministratore di fatto della struttura sanitaria “Casa di Cura Pineta Grande”, situata a Castel Volturno (Caserta), e dominus della direzione gestionale riguardante i lavori di ampliamento della stessa e prima ancora il 16 settembre 2019, un decreto di sequestro preventivo dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, riguardante le opere di ampliamento, in corso di realizzazione, presso la struttura sanitaria (che opera nella Provincia di Caserta in regime di accreditamento istituzionale), oggetto di autorizzazione amministrativa con delibere del Consiglio Comunale di Castel Volturno numero 30/2014 e numero 12/2015, nonché con i permessi di costruire numero 40/2017 e 83/2018 rilasciati dall’Ufficio tecnico comunale.
    Le complesse risultanze probatorie ed investigative hanno fatto emergere come l’ampliamento, in corso di realizzazione della casa di cura, autorizzato con delibere del Consiglio Comunale e successivi permessi di costruire, si ponesse in palese violazione della normativa riguardante la realizzazione o ampliamento di strutture sanitarie di cui al decreto legislativo 229/99 e della regolamentazione regionale di cui alla delibera di giunta regionale della Campania 7301/01 nonché della normativa edilizia/urbanistica. Atti adottati non solo da organi tecnici ed amministrativi del Comune di Castel Volturno, ma anche da quelli politici, cosicché risultano essere imputati non solo il sindaco dell’epoca, Dimitri Russo, ma anche la sua Giunta e una parte del Consiglio comunale, con riferimento appunto alle delibere consiliari 30/2014, 12/2015 e 3/2016.
    A fronte di tali atti macroscopicamente illegittimi, come confermato dalla Cassazione, in sede di ricorso cautelare, con sentenza 29570 del 10 luglio 2020, ben 8 persone legate da vincoli di parentela, affinità o colleganza di altro tipo a soggetti riconducibili al Comune di Castel Volturno – Ente che ha rilasciato i permessi di costruire illegittimi o ha adottato le delibero comunali oggetto della contestazione – sono state assunte dalla Clinica Pineta Grande a tempo indeterminato o con contratti di collaborazione (nel periodo compreso tra il 2015 ed il 2018, coevi alla adozione dei provvedimenti di cui si contesta la legittimità). Dipendenti del Comune di Castel Volturno o organi politici dello stesso che intervengono a vario titolo nel rilascio dei provvedimenti favorevoli alla clinica, si vedono poi assumere persone a loro legate o da loro segnalate. A ciò si aggiungono le illiceità riguardanti la programmazione del fabbisogno sanitario regionale, commesse dalla Struttura Commissariale Regione Campania, con Dca 8/2018 e seguenti, come emergenti dalla Ctu dagli esiti delle intercettazioni telefoniche ed ambientali nonché dalle dichiarazioni rese da persone informate sui fatti, anche nella specie degli organi di vertice del Ministero della Salute e dagli interrogatori di alcuni indagati; compendio probatorio per il quale, ad avviso di questo Ufficio, il Dca numero 8/2018 si pone in contrasto con la legge regionale 4/2017 e con le disposizioni di cui al decreto legislativo 502/92 e 229/99, in un’ottica diretta a potenziare il settore privato della sanità e a depotenziare il pubblico.
    Sono stati previsti, inoltre, interventi sul pubblico per ridurre l’eccedenza in ordine al rapporto unità operative/bacini di utenza, mentre nel privato tale eccedenza non solo non è stata ridotta ma si è amplificata con una generica previsione di riduzione nel triennio 2019-2021. Anche in questo caso, così come per il Comune di Castel Volturno e da cui le incolpazioni di corruzione a vario titolo, lo stesso meccanismo vede coinvolti i vertici della struttura commissariale, struttura che istruisce i provvedimenti adottati dal Commissario e di cui la clinica Pineta Grande beneficia. Anche qui vengono assunte, in questo periodo, dal Gruppo Pineta Grande alcune persone legate da vincoli di parentela o affinità ad alcuni soggetti della struttura commissariale. Gli stessi soggetti che hanno partecipato, tra l’altro, alla stesura e all’adozione, su dettatura di Vincenzo Schiavone per il tramite del presidente Aiop, Sergio Crispino, della circolare attuativa numero 2045 del 6 settembre 2018, con la quale lo stesso Schiavone otteneva di poter attuare il suo progetto di fusione/accorpamento con procedura straordinaria di accreditamento, superando le problematiche riguardanti la autorizzazione alla realizzazione ex art. 8 ter decreto legislativo 229/99 e decreto giunta regionale 7301/01 e per consentire sempre a Schiavone di trasferire presso Pineta Grande anche i posti autorizzati esistenti presso Villa Ester, Padre Pio e Villa Bianca, che sono ulteriori rispetto a quelli accreditati e presi in considerazione dal Dca 8/2018.

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    Avellino e Provincia

    Pubblicato
    17 ore fa
    il
    9 Novembre 2020

    Camorra ad Avellino: l’ex segretario provinciale della Lega favorì l’elezione del figlio del boss.

    E’ quanto emerge dall’inchiesta bis sul nuovo clan Partenio che stamane ha portato all’emissione di 14 ordinanze cautelari e al sequestri di bnei per 4 milioni di euro. Si tratta dell’avvocato Sabino Morano che secondo le accuse della Dda ha ostacolato il libero esercizio del voto il “Nuovo Clan Partenio”, procurando preferenze per Damiano Genovese, l’ex consigliere comunale e figlio del boss ergastolano al 41 bis Damiano. Lo scrive il gip di Napoli Fabrizio Finamore nell’ordinanza cautelare. Complessivamente sono 17 le persone indagate dai sostituti procuratori Henry John Woodcock, Simona Rossi e Luigi Landolfi. Il clan, secondo gli inquirenti, ha contaminato le elezioni amministrative tenutesi ad Avellino nel giugno del 2018.
    Morano, sempre secondo i pm, avrebbe accettato la promessa di procurargli i voti nelle elezioni comunali fatta dai capiclan Pasquale e Nicola Galdieri, anche attraverso Damiano Genovese. In cambio avrebbe dovuto soddisfare, scrive il gip, “non meglio specificate utilita’ e in cambio della disponibilita’ a soddisfare gli interessi e le esigenze del clan e dei suoi membri”. Gia’ in campagna elettorale, tra l’altro, ci sarebbe stato un impegno concreto – sostengono gli investigatori – in merito a un centro pugilistico gestito dalla camorra in una scuola del capoluogo irpino. Tra i destinatari delle misure cautelari figurano anche l’imprenditrice Livia Forte, per i carabinieri di Avellino in stretti contatti con il clan (le viene contestata l’associazione di stampo mafioso) la quale, insieme al fratello Modestino (anche per lui, come per la sorella, e’ stato disposto il carcere) assoggettavano alle volonta’ della camorra le loro vittime, i proprietari degli immobili messi all’asta, approfittando del loro stato di necessita’.
    Livia e Modestino Forte, insieme con Armando Pompeo Aprile (anche per lui il gip ha disposto il carcere), soprannominati “i tre-tre”, sono personaggio molto noti ad Avellino. Partecipavano alle attivita’ criminose connesse alla gestione delle aste immobiliari, principalmente quelle incardinate nel Tribunale di Avellino, utilizzando anche violenze e minacce per intimidire i partecipanti a vantaggio loro e del clan.
    “Ho vinto, stiamo al Comune”. Esordisce entusiasta Damiano Genovese nel colloquio nel carcere di Voghera con il padre Amedeo, detenuto in regime di 41 bis. E’ il 28 giugno 2018 e il figlio del boss che ha governato il giro di droga e il racket delle estorsioni ad Avellino e nell’hinterland negli anni 2000, esulta per il successo elettorale e per la posizione di forza. In uno dei rari colloqui concessi, Damiano Genovese illustra al padre, che non era mai riuscito a penetrare nell’amministrazione del capoluogo, le strategie dell’immediato. Hanno vinto i 5 Stelle, eleggendo Vincenzo Ciampi, “ma non hanno la maggioranza”, spiega Genovese al padre.
    TI POREBBE INETRESSARE ANCHE:Il clan Partenio aveva messo le mani sulle aste immobiliari: 14 arresti. I NOMI
    “Hanno 5 consiglieri e quindi chiamano noi”, aggiunge l’uomo, destinatario oggi di una delle misure cautelari nell’ambito dell’indagine della procura di Napoli su aste giudiziarie pilotate a favore di ‘amici’0 del clan nuovo Partenio. Nel colloquio intercettato il neo consigliere comunale, eletto nella lista della Lega assieme al candidato sindaco Sabino Morano e’ esplicito: “Andiamo insieme a loro (riferendosi al M5S, ndr.) pero’ io sto con la Lega”. Una condizione che non entusiasma Amedeo Genovese. “A me Di Maio non piaceva – esplicita il capoclan – che poi tutti e due (riferendosi anche a Di Maio e Salvini) stanno contro i detenuti, pero’ non fa niente!”. Damiano Genovese lascia anche intendere che si discutera’ della giunta. “Ma io l’assessore non lo faccio – confida al padre – perche’ mi dovrei dimettere da consigliere”. L’esito delle amministrative 2018 non e’ andato proprio come i Genovese speravano, dato che contavano di eleggere Morano, avvocato e segretario provinciale dell’epoca della Lega ad Avellino, come sindaco. “E’ un bravo ragazzo – dice Damiano Genovese – se lo merita perche’ sta sempre a disposizione”.
    Il clan aveva un controllo capillare delle aste giudiziarie che si tenevano nel tribunale civile di Avellino. Il clan Partenio riusciva a condizionare il settore immobiliare di Avellino e dell’hinterland. Le possibilita’ erano due: acquisire a prezzi ribassati immobili anche di valore, oppure costringere i precedenti proprietari, che si erano visti pignorare i loro beni, a pagare somme per evitare che alle aste si presentassero concorrenti che impedissero la riacquisizione. E’ cosi’ che la cosca e’ riuscita a creare un patrimonio di almeno 59 appartamenti e 26 terreni, tutti sequestrati oggi dalla Guardia di finanza di Napoli su ordine della direzione Distrettuale Antimafia.
    Nell’indagine condotta dai pm Landolfi, Woodcock e Rossi sono stati arrestati 14 esponenti del clan che fa capo ai fratelli Nicola e Pasquale Galdieri. E proprio i Galdieri, attraverso l’immobiliarista Lidia Forte, riuscivamo a controllare il mercato immobiliare ad Avellino e in provincia. In un ristorante di proprieta’ della famiglia Forte si tenevano i vertici per organizzare il controllo delle aste, e li’ venivano convocati i proprietari soggetti a pignoramento che erano minacciati dal clan. I malcapitati erano messi di fronte alla scelta di pagare somme consistenti per evitare che i loro immobili finissero in altre mani, oppure potevano riacquistare in un secondo momento la casa perduta dalle mani dello stesso clan. Nell’operazione scattata oggi la Guardia di finanza e i carabinieri del comando provinciale di Avellino hanno sequestrato una serie di assegni circolari tutti incassati dalla famiglia Forte anche attraverso prestanome.

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