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    Piazze di spaccio nell’Agro Aversano gestito dai Milone: in 29 optano per il rito abbreviato

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    E’ quanto accaduto nel corso della prima udienza del processo con gli imputati che sono stati ammessi al rito alternativo.

    A processo ci sono Elisabetta Andreozzi, 26 anni di Aversa; Carmela Barbato, 24 anni di Aversa; Enza Bencivenga, 45enne di Cesa; Paolo Bencivenga, 23 anni di Orta di Atella; Pasquale Cecere, 26enne di Grumo Nevano; Andrea Chiacchio, 36enne di Orta di Atella; Marco Corona Caiazzo, 38enne di Afragola; Salvatore Costanzo, 26enne di Frattamaggiore; Gennaro Di Maio, 34enne di Succivo; Armando Ferriero, 38enne di Cesa; Eugenio Indaco, 32enne di Succivo; Benito Iuliano, 28enne di Orta di Atella; Francesca Iuliano, 49enne di Orta di Atella; Nunzia Laurenza, 46enne di Marcianise; Cristina Marino, 23enne di Succivo; Angelina Milone, 47enne di Cesa; Anna Milone, 27enne di Orta di Atella; Antonio Milone, 26enne di Orta di Atella; Giovanni Milone, 45enne di Orta di Atella; Massimiliano Milone, 43enne di Orta di Atella; Michele Milone, 48enne di Orta di Atella; Nicola Milone, di Orta di Atella; Salvatore Natale, 29enne di Sant’Arpino; Palma Ricci, 36enne di Afragola; Raffaele Rossetti, 45enne di Marcianise; Fabio Russo, 29enne di Capua; Vincenzo Salernitano, 54enne di Gricignano d’Aversa; Salvatore Vozza, 31enne di Orta di Atella.

    Si torna in aula la prossima settimana per la requisitoria del pubblico ministero e l’inizio delle discussioni degli avvocati.L’attività investigativa, ha consentito di individuare i componenti del sodalizio criminale, operante nell’area marcianisana ed atellana dedita al traffico e spaccio di cocaina, hashish e marijuana. Per gli inquirenti il giro di affari del gruppo è quantificabile in circa 500.000 euro in solo otto mesi. Il gruppo utilizzava appartamenti presi in affitto e che cambiavano con regolarità dopo qualche tempo, per non dare troppo nell’occhio. E non disdegnavano di portare la droga direttamente ai clienti, con un sistema di “consegna a domicilio” che aveva facilitato il loro mercato. LEGGI TUTTO

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    Bimbo morto dopo l’operazione alle tonsille, medici assolti anche in Appello

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    Bimbo morto dopo l’operazione alle tonsille, medici assolti anche in Appello

    La Corte di Appello di Napoli ha assolto, confermando la pronuncia di primo grado, l’otorino Nicola Mirra, fratello di Antonio, sindaco di Santa Maria Capua Vetere, e l’altro medico Donato Negro, dall’accusa di omicidio colposo in relazione alla morte del piccolo di tre anni e mezzo Mario Palla, avvenuta nel 2013.

    Il bimbo fu ucciso da un’emorragia alla gola pochi giorni dopo essersi sottoposto ad un’operazione alle tonsille effettuata da Mirra a Villa del Sole, clinica privata casertana, mentre Negro faceva parte dell’equipe e si interesso’ delle condizioni del piccolo subito dopo l’operazione. I genitori del piccolo, residenti a Fidenza (Parma) erano venuti nel Casertano proprio per l’operazione, e si appoggiavano presso parenti residenti nel comune di San Tammaro; furono proprio i genitori del bimbo a presentare denuncia.

    Per la Procura di Santa Maria Capua Vetere vi sarebbe stata colpa, e cosi’ in primo grado chiese la condanna ad un anno, ma il tribunale decise per l’assoluzione con la formula “il fatto non sussiste”, ritenendo, in seguito alle perizie, che l’emorragia successiva all’intervento fosse stato un evento imprevedibile. Stessa pronuncia in Appello. I medici sono stati difesi in giudizio da Antonio Mirra e Giuseppe Stellato. LEGGI TUTTO

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    Assolto Fabozzi: cade la condanna a 10 anni per l’ex consigliere regionale

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    Assolto Fabozzi: cade la condanna a 10 anni per l’ex consigliere regionale

    Sono trascorsi quasi dieci anni dal giorno del suo arresto, avvenuto il 15 novembre del lontano 2011, ma oggi la lunga odissea giudiziaria di Enrico Fabozzi, ex sindaco di Villa Literno (Caserta) ed ex consigliere regionale del Pd in Regione Campania, arriva ad un punto di svolta.

    Fabozzi è stato infatti assolto dalla Seconda Sezione della Corte di Appello di Napoli dalle accuse di concorso esterno al clan dei Casalesi, oltre a corruzione, turbativa d’asta, riciclaggio e voto di scambio. In primo grado Fabozzi era stato condannato a dieci anni di reclusione, con il pm Antonello Ardituro che chiese 14 anni. Il fatto “non sussiste”, secondo i giudice della Seconda Sezione.Secondo l’accusa della Direzione distrettuale antimafia di Napoli Fabozzi, come ex sindaco del comune dell’Agro aversano, avrebbe stretto un patto col clan dei Casalesi ed in particolare col gruppo che faceva riferimento a Domenico Bidognetti: l’accordo riguardava l’appoggio elettorale in cambio di appalti al clan.

    A tirare in ballo l’ex consigliere regionale era stato Luigi Guida, detto ‘o drink’, che all’epoca dei fatti capeggiava la fazione di Bidognetti, oltre al capoclan poi pentito Antonio Iovine.Con Fabozzi sono stati assolti anche gli altri imputati: ribaltata la sentenza anche per gli imprenditori Pasquale e Giuseppe Mastrominico, già coinvolti nell’inchiesta sul G8 de L’Aquila e condannati in primo grado ad 8 anni perché ritenuti vicini al boss Antonio Iovine, così come per l’ex consigliere comunale di Villa Literno Nicola Caiazzo, condannato a 2 anni per voto di scambio. LEGGI TUTTO

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    Camorra, arrestato esponente del clan dei Casalesi

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    La Squadra Mobile di Caserta ha rintracciato e arrestato Massimo Dell’Aversano, 47enne di San Cipriano d’Aversa.

    Il pregiudicato è stato condannato in via definitiva a 2 anni di reclusione per più episodi continuati di frode informatica e trasferimento fraudolento di valori, il tutto commesso in concorso con altri e aggravato dal metodo mafioso. I fatti risalgono agli anni tra il 2005 e il 2007, quando le mire dei capi del clan dei Casalesi erano state orientate anche verso logiche di reinvestimento e occultamento di valori prima che, appena l’anno successivo, fosse inaugurata la stagione di sangue di Giuseppe Setola, che ruppe ogni equilibrio.

    Massimo Dell’Aversano è fratello del più noto Cristoforo, considerato elemento di spicco del clan dei Casalesi, detenuto per gravi reati di matrice mafiosa. Massimo Dell’Aversano, arrestato ieri, è stato portato nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. LEGGI TUTTO

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    Indagata nell’inchiesta Asl di Caserta tenta suicidio due volte in 24 ore

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    Caserta. La delicatezza della vicenda impone uno stretto riserbo, così come il dovere di cronaca impone di raccontare quanto avvenuto.

    Questa mattina una delle persone coinvolte nell’inchiesta sulla corruzione all’Asl che lunedì ha portato gli uomini del Nas a eseguire 12 arresti ha tentato il suicidio.

    La persona indagata ha infatti minacciato di lanciarsi nel vuoto dall’abitazione sita nel centro storico della città della provincia dove risiede. Per fortuna i carabinieri sono riusciti a farla desistere dall’insano proposito. Sul posto è giunta comunque un’ambulanza che ha trasferito la persona coinvolta in ospedale per accertamenti anche se non ha riportato ferite nè lesioni.

    Stando a quanto ricostruito già ieri la persona indagata aveva tentato un gesto estremo. LEGGI TUTTO

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    Camorra: minacce e soldi a teste perche’ ritratti, 5 in carcere

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    Sequestro a scopo di estorsione di un soggetto, fatto salire su un’autovettura per poi essere condotto in un luogo isolato di Castel Volturno, dove veniva minacciato con una pistola e una corda legata al collo laddove non avesse restituito il corrispettivo di un pregresso debito di droga.

    I carabinieri hanno dato esecuzione nelle province di Caserta, Campobasso e Vibo Valentia a una misura cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Napoli nei confronti di cinque indagati, a vario titolo, per sequestro di persona a scopo di estorsione e intralcio alla giustizia, reati con l’aggravante del metodo mafioso.

    Dal marzo dello scorso anno gli indagati, facendo valere la presunta appartenenza al clan dei Casalesi di uno di loro, avevano tentato di convincere, dietro promessa di somme di denaro, la vittima e la moglie di questi a ritrattare le dichiarazioni rese in relazione a un sequestro di persona a scopo di estorsione commesso a Casal di Principe nel febbraio precedente, per il quale e’ stata emessa in precedenza una ordinanza cautelare ed e’ in corso il processo in Corte di Assise da Napoli nei confronti degli altri indagati; in quel caso un uomo fu fatto salire su un’auto per poi essere condotto in un luogo isolato di Castel Volturno, e minacciato con una pistola e una corda legata al collo perche’ ripianasse un debito di droga.

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    L’attività ha permesso di dimostrare che dal Marzo 2020 gli indagati, facendo valere la presunta appartenenza al “Clan dei Casalesi” di uno di loro, avevano tentato di convincere, dietro promessa di somme di denaro, la vittima e la moglie a ritrattare le dichiarazioni rese circa un sequestro di persona a scopo di estorsione commesso a Casal di Principe nel febbraio dello stesso anno, per il quale è stata emessa in precedenza una ordinanza cautelare ed è in corso il dibattimento innanzi alla Corte di Assise di Napoli nei confronti degli altri indagati.

    La pregressa vicenda, cui ha direttamente concorso uno degli odierni indagati, attiene al sequestro a scopo di estorsione di un soggetto, fatto salire su un’autovettura per poi essere condotto in un luogo isolato di Castel Volturno, dove veniva minacciato con una pistola e una corda legata al collo laddove non avesse restituito il corrispettivo di un pregresso debito di droga.

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    I nomiGli arrestati sono Bernardino Crispino (classe 1986); Francesco Frascogna (1971); Nicola Sergio Kader (1986); Antonio Tornincasa (1970) e Emanuele Tornincasa (1996). Sono originari di Marcianise, San Cipriano d’Aversa, Aversa, Orta di Atella e Napoli. Gli unici liberi erano Frascogna e Kader. LEGGI TUTTO

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    Castel Volturno, 15 chilogrammi di hashish nell’auto abbandonata

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    Ieri sera, a Castel Volturno, i carabinieri hanno trovato e sequestrato, a carico di ignoti, sostanza stupefacente per un totale di 15,644 chili, divisi in 9,387 chili di marijuana e 6,257 di hashish.

    La droga, divisa in panetti, era in borsoni e in alcune buste nere trovate all’interno di un’auto Bmw serie 3 abbandonata a bordo strada lungo via Marotta. I carabinieri stanno indagando per risalire a  chi ha abbandonato la droga e soprattutto a chi era diretta. E’ probabile che si sia trattato di un passaggio di consegne fallito e che chi aveva il compito di recuperare l’auto con il carico di stupefacente è arrivato in ritardo. LEGGI TUTTO

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    Omicidio di Formia, indagati il cugino della vittima e due giovani della provincia di Caserta

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    Dimesso dall’ospedale Dono Svizzero dopo essere stato in fin di vita a causa di una vasta ferita riportata ad una gamba, il cugino 17enne di Romeo Bondanese è ora indagato con l’ipotesi di rissa aggravata in concorso.

    L’avviso di garanzia gli è stato notificato dal pm della Procura dei Minorenni di Roma Maria Perna dopo che aveva derubricato per il coetaneo di Casapulla – il presunto autore del delitto dello studente di Formia – il reato di omicidio volontario in omicidio preteritenzionale affiancando quello di rissa aggravata. L’emissione del provvedimento nei confronti del 17enne di Formia è stato confermato dal portavoce della famiglia Bondanese, l’avvocato Salvatore Orsini, considerandolo un “atto dovuto” in una fase cautelare in cui le indagini sono tuttora in corso come ha ribadito il sostituto procuratore Perna nel corso di un incontro informale con uno dei due legali delle parti offese, l’avvocato Tina Di Russo.

    Insieme al cugino di Romeo sono indagati, sempre per rissa aggravata, almeno un paio di giovani originari della provincia di Caserta che, in compagnia del 17enne di Casapulla, erano giunti a Formia per trascorrere la sera di Carnevale. La difesa del giovane ora indagato intende chiarire al più presto la sua posizione; il 17enne sarebbe giunto subito sul terrazzo sovrastante la darsena de La Quercia ma solo successivamente all’aggressione mortale di Romeo. Avrebbe tentato di bloccare il suo accoltellatore e per questo motivo ha ricevuto anch’egli un fendente al quadricipite.

    Che le indagini siano entrate nel vivo lo conferma un importante e clamoroso incarico che il magistrato titolare delle indagini ha conferito nella mattinata di mercoledì. Il sostituto procuratore Perna, che ha incontrato anche i difensore del giovane di Casapulla, gli avvocati Luigi Tecchia e Giuseppe Biondi, ha incaricato la tossicologa del Policlinico Gemelli Sabina Strano Rossi per effettuare una perizia nei confronti delle persone indagate al momento a piede libero. L’esame riguarderà anche alcuni reperti organici prelevati nel corso dell’autopsia al povero Romeo Bondanese e ha un obiettivo: verificare se i partecipanti o le stesse vittime dell’aggressione della sera di martedì grasso abbiano assunto o meno sostanze stupefacenti prima del tragico episodio.

    La dottoressa Strano Rossi ha chiesto 45 giorni prima di consegnare la sua relazione tossicologica al Pm e ha annunciato – secondo quanto è trapelato da ambienti legali – che avvierà i suoi accertamenti “non ripetibili” tra venerdì e sabato. Il conferimento di quest’incarico alla tossicologa del Gemelli – hanno fatto sapere i legali delle parti offese, Vincenzo Macari e Tina Di Russo – ribadisce come le indagini si stiano svolgendo a trecentosessanta gradi e questa perizia non vuole lasciare nulla di intentato. LEGGI TUTTO

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    Picchiava moglie e figlie da anni: condannato il marito ‘padre-padrone’

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    Marito ‘padre-padrone’ cancella l’identita’ della moglie per 20 anni: condannato a 4 anni per maltrattamenti. Lei casertana ma residente in Puglia.

    Un incubo di violenza fisica e morale durato venti anni quello vissuto da una donna 56enne di Caserta, trapiantata per amore da fine anni ’90 in Puglia, in un paese nei pressi di Trani (provincia di Barletta-Andria-Trani), che e’ riuscita a far condannare il marito a quattro anni di carcere per il reato di maltrattamenti in famiglia.

    Una pena esemplare che il giudice ha inflitto senza neanche un referto medico che attestasse le avvenute violenze, ma basandosi solo sul racconto denso di particolari riferito dalla donna e dalle figlie (tutte e tre difese da Martina Piscitelli); anche le ragazze, oggi ventenni, sono state vittime delle violenze del padre. La sentenza e’ stata emessa dal tribunale di Trani, e chiude una vicenda tragica, diversa dalle altre, perche’ qui c’e’ un marito “padre padrone” che non si e’ limitato a picchiare e aggredire la moglie e le figlie.

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    Secondo quanto emerso dal processo infatti, il 46enne guardia giurata, che per questi fatti e’ stato arrestato nei mesi scorsi perdendo anche il lavoro, ha cancellato l’identita’ della moglie casertana, tenendola quasi sempre segregata in casa, costringendola a parlare pugliese, a dichiarare un’eta’ diversa, a non avere contatti con la famiglia d’origine, che si era opposta al matrimonio perche’ l’uomo, gia’ prima delle nozze, picchiava la futura moglie, in quel momento incinta.

    Le stesse figlie della coppia non sapevano dell’esistenza dei parenti casertani, almeno fino alla fine del 2019, quando la madre, ormai sfinita per le continue violenze subite, ha preso coraggio rivelando alle ragazze l’esistenza dei familiari a Caserta. Le adolescenti, anch’esse spesso picchiate dal padre, hanno cosi’ contattati i familiari via social, non venendo credute in un primo momento. I parenti casertani non avevano infatti notizia della donna da due decadi, poi pero’ hanno capito la serieta’ della situazione. Una mattina, all’alba, sono cosi’ venuti a Trani a prendere la donna 56enne e le due figlie, e le hanno condotte a Caserta.

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    Qui le tre vittime sono andate alla Questura, dove hanno denunciato i fatti alla sezione della Squadra Mobile che si occupa di reati contro le donne. E’ quindi intervenuto il centro antiviolenza Spazio Donna in supporto della madre e delle due figlie vittime, e l’avvocato Martina Piscitelli, che le ha assistite nel processo riuscendo a far condannare il marito “padre padrone”. LEGGI TUTTO

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    Napoli, pacchi di soldi a casa dell’imprenditore dei rifiuti per corrompere tutti

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    Ammontano a ben oltre 4 milioni di euro, ed erano stipati in borsoni, sistemati in cantina, i pacchi di contanti sotto vuoto trovati dalla Guardia di Finanza a casa di Salvatore Abbate.
    L’imprenditore arrestato è accusato di corruzione e traffico di rifiuti dalla Procura di Napoli che ha delegato alle fiamme gialle e alla Polizia di Stato i 17 arresti (3 in carcere e 14 ai domiciliari) e due sospensioni di 6 mesi dall’esercizio della funzione pubblica. Ci sono volute molte ore per terminare i conteggi dell’ingente somma che va a suffragare l’ampio quadro probatorio riguardante i reati di riciclaggio e reimpiego di denaro emerso dalle pagine dell’ordinanza.
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    L’imprenditore aveva a sua disposizione anche rappresentanti delle forze dell’ordine che in cambio di denaro lo tutelavano informandolo circa le indagini e svolgevano quasi funzioni di consulenti. I reati ipotizzati dagli inquirenti sono corruzione e favoreggiamento. Gli indagati si chiamano Vittorio Porcini, sostituto commissario in servizio nel commissariato napoletano di Ponticelli (arresti domiciliari) e i suoi colleghi Domenico Boenzi e Sabatino Domenico, ai quale e’ stata comminata una sospensione semestrale dell’esercizio della funzione pubblica. Consistenti cifre sono state trovate dai finanzieri anche a casa di altri soggetti coinvolti nell’indagine coordinata dai pm Ivana Fulco e Henry John Woodcock.

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    Tra il 2017 e il 2018 tonnellate di rifiuti che doveva essere smaltiti nelle discariche finivano in mare. E cio’, secondo la procura di Napoli, anche a causa di appalti ottenuti in cambio di tangenti pagate ai vertici dell’epoca della Sma Campania, la societa’ controllata al 100 % dalla Regione Campania che si occupa tra l’altro di risanamento ambientale e delle bonifiche. La tecnica era semplice: l’affidamento diretto degli appalti, con la “somma urgenza” e quindi senza passare per fare pubbliche. Lavori che finivano sempre alle stesse aziende che facevano riferimento, secondo l’accusa, a Salvatore Abbate, detto ‘totore a’ cachera’.
    Abbate viene definito dai pentiti un elemento per i clan Sarno, Mazzarella, Cuccaro e De Micco. Per i suoi affari ‘usava’ tre poliziotti che lo avrebbero informato in cambio di soldi. Luciano Passariello, ex presidente della Commissione d’inchiesta della Regione Campania era per la procura e il gip “un controllore che non controllava”. Lorenzo Di Domenico, direttore generale “pro tempore” della Sma, e’ accusato di avere accettato la promessa di una tangente del 7% dell’importo pattuito per l’indebito affidamento con procedure d’urgenza dello smaltimento di 10 mila tonnellate di fanghi nei depuratori di Napoli Nord, Marcianise, Succivo, e Regi Lagni, comuni tra Napoli e Caserta. Agli arresti domiciliari anche Luigi Riccardi, che era il coordinatore degli impianti di depurazione della Sma Campania, direttore dell’impianto di depurazione di Napoli Est e all’epoca dei fatti anche dell’impianto di depurazione di Marcianise, in provincia di Caserta, per suo figlio Vincenzo, per Errico Foglia, direttore direttore dell’impianto di depurazione di Acerra, all’epoca dei fatti gestito dalla Sma. Tra febbraio e maggio 2018, Riccardi e Foglia hanno disposto lo smaltimento di ben 6mila tonnellate di fanghi che finiranno in mare. LEGGI TUTTO

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    Corruzione all’Asl di Caserta: sospesi i nove dipendenti indagati

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    Corruzione all’Asl di Caserta: sospesi i nove dipendenti indagati

    Il direttore generale dell’Asl di Caserta Ferdinando Russo ha sospeso con proprio provvedimento nove dipendenti rimasti coinvolti nell’indagine “Penelope” della Procura di Napoli Nord, che ha portato lunedi’ 22 febbraio a 12 arresti.

    Nel mirino degli inquirenti il Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl, ritenuto perno di un giro di corruzione e appalti truccati ruotante attorno alla figura dell’ex funzionario responsabile del Dsm, Luigi Carizzone (in pensione da un anno), finito ai domiciliari con la sua segretaria Patrizia Rampone.

    I carabinieri del Nas hanno arrestato anche i dipendenti Asl Nicola Bonacci psichiatra, Francesco Della Ventura, che si occupava degli appalti, Pasquale Sannino, Antonio Stabile. Tra gli indagati, per cui il Gip ha disposto l’interdizione dai pubblici uffici, c’e’ poi il funzionario del Dsm Federico Iorizzie altri dipendenti Asl. LEGGI TUTTO

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    Scandalo interporto di Marcianise: archiviata la posizione del sindaco Velardi e degli assessori

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    Il gip presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto l’archiviazione dell’indagine nei miei confronti, come sindaco di Marcianise, relativa alle presunte irregolarità sulla vicenda Interporto.

    L’archiviazione riguarda anche gli assessori della mia precedente giunta Concetta Marino, Angelo Musone, Antonietta Paolella, Tommaso Rossano, Nicola Salzillo e Gabriele Trombetta.Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta di archiviazione fatta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che aveva avviato le indagini nei miei confronti, durante cinque anni.A far scattare l’inchiesta era stato un esposto di alcuni consiglieri comunali di opposizione di Marcianise. Gli stessi che hanno presentato diverse altre denunce nei miei confronti e che continuano ad accusarmi di brogli di tutti i tipi.

    Nell’ambito dell’inchiesta, la Procura della Repubblica aveva tra l’altro chiesto una misura restrittiva nei confronti miei e di alcuni altri assessori della giunta. La vicenda era finita su tutti i giornali: il massacro mediatico che ho subito è senza precedenti. Il massacro sul marciapiedi è stato ancora più devastante: su di me hanno detto tutto. Ma davvero tutto.Il tempo è galantuomo, mi viene di dire. Aggiungo che c’è sempre un giudice a Berlino. Ho adesso potuto acquisire un po’ di documentazione relativa all’inchiesta: ne parleremo nei prossimi giorni. Per ora va bene così.Lo ha scritto il sindaco Antonello Velardi sul suo profilo Facebook. LEGGI TUTTO