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    Femminicidio, indennizzo ‘iniquo’ per la figlia della donna uccisa: ricorso del legale

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    Roma. “Lo Stato deve indennizzare la vittima del reato violento”: è un principio che farà giurisprudenza quello stabilito dal giudice della II sezione civile del Tribunale di Roma, ma per il legale l’indennizzo è iniquo.

    Il giudice ha condannato la presidenza del consiglio dei ministri e il ministero della giustizia a pagare 60mila euro più 6mila di spese a favore di Sara Terracciano, figlia di Marisa Della Rocca, la dipendente Inps uccisa, nel novembre del 2007 a Cagliari, a colpi di fucile dal marito Giuseppe Terracciano dal quale voleva separarsi. Terracciano originario della provincia di Salerno dopo l’omicidio si costituì in carcere e successivamente è stato condannato.I 60mila euro sono stati quantificati secondo il decreto del 22 novembre del 2019, riguardante la “Determinazione degli importi dell’indennizzo alle vittime dei reati intenzionali violenti”, e per il fatto che “il delitto di omicidio commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, nell’importo fisso di euro 60.000 esclusivamente in favore dei figli della vittima”. Il difensore della vittima, l’avvocato milanese Claudio Defilippi, ricorrerà in appello perché, a suo avviso, la cifra ‘standard´ di 60mila euro non tiene conto delle diverse circostanze in cui si trovano i famigliari delle vittime e l’omicida. “Assolutamente non ci siamo – ha detto il legale -. La somma è inadeguata e lo affermiamo in base alla direttiva 80 del 2004, quella del Libro verde del consiglio d’Europa. Bisogna rispettare il principio che la riparazione sia da commisurare alla reale situazione della vittima”. Il legale sottolinea inoltre come il ricorso al giudice sia necessario in quanto non arrivano risposte dalle Prefetture presso le quali è istituito il fondo per gli indennizzi dei famigliari stessi che vi potrebbero ricorrere in via amministrativa. Secondo il giudice la direttiva Ue è stata “tardivamente trasposta nell’ordinamento” italiano con alcuni limiti limitatamente e che è stata “integralmente attuata” solo con una legge del 2016. L’avvocato Defilippi aggiunge: “Faremo ricorso in appello. Chiediamo un indennizzo congruo e sottolineamo che si obbliga il cittadino, vittima di un reato, ad andare dal giudice per vedere riconosciuto un principio affermato a chiare lettere nell’Unione europea. Se vengo accoltellato a Parigi prendo dei soldi e se accade in Italia molto meno. Perché?”.Marisa Della Rocca fu uccisa a colpi di fucile, il suo corpo fu ritrovato in auto nelle campagne di Decimoputzu in provincia di Cagliari.

    Nel 2019 presso la direzione regionale dell’Inps della Sardegna fu dedicata una sala a Marisa Della Rocca, centralinista dell’Istituto di previdenza. In quell’occasione era presente anche la figlia Sara. LEGGI TUTTO

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    Estorsione a un imprenditore, un arresto nel Salernitano

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    Estorsione, rapina e porto abusivo di strumenti atti ad offendere.

    Con queste accuse i carabinieri della compagnia di Sala Consilina hanno arrestato Melchiorre Ferrara, 21 anni, domiciliato a Polla gia’ noto alle forze dell’ordine. Vittima dell’estorsione un noto imprenditore di Atena Lucana. I militari, guidati dal capitano Paolo Cristinziano, hanno accertato, anche attraverso intercettazioni telefoniche, che il 21enne riscuoteva da qualche mese somme di denaro dall’imprenditore.

    Dalle indagini, coordinate dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Lagonegro, e’ emerso che l’estorsore terrorizzava l’imprenditore utilizzando una pistola, un tirapugni ed un coltello. L’attivita’ investigativa non ha preso il via da specifica denuncia della vittima impaurito dalle continue minacce dell’estorsore. L’uomo e’ stato condotto presso la casa circondariale di Potenza. LEGGI TUTTO

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    Salerno, così il boss Michele Cuomo spacciava droga in carcere. TUTTI I NOMI

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    Il boss di Nocera Inferiore, Michele Cuomo aveva organizzato un traffico di droga nel carcere di Fuorni a Salerno dove è detenuto con la ‘collaborazione’ del potente clan Mazzarella di Napoli.

    Personale della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Salerno e del Nucleo Investigativo Centrale del Corpo della Polizia Penitenziaria, coadiuvati da personale delle Squadre Mobili di Firenze, Napoli, Cosenza e Roma, con l’ausilio dei Reparti Prevenzione Crimine, di unità cinofili e il supporto aereo di un elicottero della Polizia di Stato, all’alba di oggi, hanno eseguito, nelle province di Salerno, Napoli, Firenze e Cosenza, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Salerno, su conforme richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, nei confronti di 47 persone, ritenuti responsabili, a vario titolo, di due associazioni a delinquere finalizzate al traffico illecito di sostanze stupefacenti ed estorsioni .

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    Nel primo semestre del 2019, l’ attività d’indagine della Squadra Mobile di Salerno con la direzione della Procura della Repubblica di Salerno – DDA, aveva posto in evidenza l’esistenza di illecite introduzioni all’interno della Casa Circondariale di Salerno di apparecchi cellulari oltre che sostanze stupefacenti da commercializzare nell’ambito della stessa struttura carceraria.
    Tali circostanze avevano trovato medesima corrispondenza, nelle risultanze di un altro procedimento istruito presso la Procura della Repubblica di Salerno, le cui attività di indagine sono state esperite da questa Squadra Mobile in codelega con il Corpo della Polizia Penitenziaria – Nucleo Investigativo Centrale – Nucleo Regionale della Campania.
    È emerso come Michele Cuomo, principale indagato e vertice dell’organizzazione, avesse in collaborazione con i suoi sodali, costituito anche all’interno della Casa Circondariale di Salerno, “una piazza di spaccio” previa introduzione all’interno di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari funzionali all’espletamento di detta attività.
    L’attività espletata ha evidenziato il coinvolgimento anche di un agente di Polizia Penitenziaria, in servizio ai “reparti detentivi” del carcere, che è risultato coinvolto nelle illecite attività descritte. In particolare dietro compenso elargitogli dallo stesso Michele Cuomo, per il tramite del suo principale “collaboratore” Domenico Rese, l’agente infedele introduceva quantitativi di stupefacenti all’interno della Casa Circondariale.

    Nel contempo, nell’emergere dell’allarmante quadro di una diffusa attività criminosa posta in essere dai detenuti all’interno del carcere di Salerno, afferente il commercio di sostanze stupefacenti e altri oggetti non consentiti, come telefoni cellulari e Sim Card, è emersa l’esistenza di una ulteriore associazione criminale operante all’interno del medesimo istituto, capeggiata dal detenuto  Luigi Albergatore.
    Michele Cuomo, durante il periodo detentivo presso la struttura carceraria in argomento, ha continuato a impartire “direttive” ai suoi più stretti collaboratori. Difatti, la compagine delinquenziale da lui diretta, attraverso i soggetti di più stretta “fiducia”, ha organizzato in due distinte zone della città di Nocera Inferiore, due “piazze di spaccio”, dimostrandosi, dunque, particolarmente attiva nell’illecita commercializzazione di stupefacenti.

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    Durante tutta l’attività d’indagine sono emersi numerosi episodi di violenze fisiche ed aggressioni a soggetti detenuti che non si “inchinavano” ai promotori dell’ingente traffico di stupefacente. Le spedizioni punitive erano tali da provocare lesioni anche gravi ai danni dei malcapitati.

    Il modus operandi del traffico di stupefacenti era articolato con vere e proprie “piazze di spaccio” all’interno della struttura carceraria di Salerno; con soggetti addetti alla detenzione della droga all’interno di intercapedini e armadietti nelle celle, altri addetti all’introduzione all’interno del carcere tramite parenti o affini che venivano per le visite periodiche ed occultavano i cellulari e lo stupefacente nelle parti intime ed infine una struttura articolata esterna di pagamenti tramite postepay che venivano ricaricate dall’esterno e servivano per pagare l’acquisto di stupefacente all’interno del carcere .
    L’acquisto dei cellulari all’interno del carcere aveva raggiunto le dimensioni un vero e proprio “mercato” infatti bastava ordinare la marca ed il modello per riceverlo consegnato dai visitatori e pagarlo attraverso bonifici alle postepay dedicate.
    L’utilizzo di suddetti cellulari avveniva attraverso sim intestate a soggetti irreperibili e quasi sempre extracomunitari, ed erano utilizzati sia per conversazioni personali con parenti e/o familiari all’esterno del carcere che con i fiancheggiatori utilizzati per le ricariche postepay e per impartire direttive ed ordini agli affiliati al clan.

    Durante tutta la fase delle indagini, con la collaborazione delle dirigenza del carcere e della polizia penitenziaria, sono stati effettuati diversi riscontri investigativi all’interno della struttura carceraria, Numerosi sono stati i sequestri di sostanza stupefacente del tipo cocaina, hashish e telefoni cellulari; più di 30 telefoni cellulari e circa 20 SIM card ed oltre un chilogrammo di sostanza stupefacente suddivisa in diverse dozzine di dosi, tra cocaina ed hashish, riuscendo così ad arginare e bloccare l’introduzione all’interno del carcere sia della droga che dei cellulari.
    Di seguito i nominativi dei soggetti colpiti da misura cautelare:
    1. BARBA Antonio cl.2000 di Nocera Inferiore (arresti domiciliari)
    2. BARBETTA Annamaria Grazia cl.1969 di Nocera Inferiore (arresti domiciliari)
    3. BOFFARDI Filippo cl.1983 di Nocera Inferiore (custodia in carcere)
    4. BOVE Kristian cl.1996 di Nocera Inferiore (arresti domiciliari)
    5. CAGGEGI Giuseppa cl.1993 di Nocera Inferiore (arresti domiciliari)
    6. CAMANZO Gennaro cl.1989 di Napoli (arresti domiciliari)

    7. COMITINI Mario cl.1982 di Nocera Inferiore (custodia in carcere)
    8. CUOMO Michele cl.1980 di Nocera Inferiore già detenuto per altra causa (custodia in carcere)
    9. D’AURIA Giuseppe cl.1992 di Pagani,già detenuto per altra causa (arresti domiciliari)
    10. D’AURIA Piero cl.1971 di Pontecagnano Faiano (arresti domiciliari)

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    11. DE ROSA Ciro cl.1987 di Nocera Inferiore (custodia in carcere)
    12. DI CUNZOLO Valentina cl.1997 di Eboli (arresti domiciliari)
    13. FEDELE Camillo cl.1989 di Nocera Inferiore (custodia in carcere)
    14. GIORDANO Raffaele Paolo cl.1995 di Nocera Inferiore (arresti domiciliari)
    15. GRANDE Matteo cl.1987 di Nocera Inferiore (arresti domiciliari)
    16. IANNONE Marco cl.1983 di Nocera Inferiore (custodia in carcere)
    17. LAMBERTI Giacomo cl.1998 di Nocera Inferiore (custodia in carcere)

    18. LIMODIO Mirko cl.1988 di Nocera Inferiore (custodia in carcere)
    19. MARCELLO Adriano cl.1980 a Nocera Inferiore (custodia in carcere)
    20. PASTORE Naomi cl.1997 di Nocera Inferiore (arresti domiciliari)
    21. PETTI Giuseppe cl.1984 di Nocera Inferiore (custodia in carcere)

    22. RESE Domenico cl.1986 di Nocera Inferiore, domiciliato a Firenze (custodia in carcere)
    23. SARTORI Demetrio cl.1984 di Napoli, già detenuto per altra causa (custodia in carcere)
    24. TORTORA Mario cl.1993 di Nocera Inferiore (custodia in carcere)
    25. VICIDOMINI Luigi cl.1985 di Nocera Inferiore (custodia in carcere)
    26. VILLANI Pietro cl.1983 di Nocera Inferiore (custodia in carcere)
    27. ALBERGATORE Luigi cl.1988 di Torre Annunziata (NA), già detenuto per altra causa (custodia in carcere)
    28. AMORETTI Angela cl.1996 a Torre Annunziata (NA) (custodia in carcere)
    29. AVALLONE Luca cl.1975 di Salerno, già detenuto, per altra causa, presso la comunità terapeutica di Spezzano Albanese (CS) (custodia in carcere)
    30. CAVALLARO Gaetano cl.1979 di Scafati, già detenuto per altra causa (custodia in carcere)
    31. D’ACUNZO Vito cl.1987 di Torre Annunziata (NA), già detenuto, per altra causa, presso la comunità terapeutica di San Benedetto Ullano (CS) (custodia in carcere)
    32. D’ADDIO Vincenzo cl.1977 di Santa Maria a Vico (CE) già detenuto per altra causa (custodia in carcere)

    33. D’ELIA Andrea cl.2000 residente a Giffoni Valle Piana (arresti domiciliari)
    34. D’ELIA Carlo cl.1972 residente a Giffoni Valle Piana (custodia in carcere)
    35. D’ELIA Cassandra cl.1997 residente a Giffoni Valle Piana (arresti domiciliari)
    36. FALANGA Olimpia cl.1973 residente a Scafati (arresti domiciliari)
    37. FATTORUSO Angela cl.1998 residente a Scafati (obbligo di dimora)
    38. FATTORUSO Annunziata cl.1980 residente a Scafati (obbligo di dimora)
    39. FATTORUSO Gianmarco cl.1988 residente a Scafati (custodia in carcere)
    40. GRIECO Gennaro cl.1969 residente a Moscufo (PE) (obbligo di dimora)
    41. MELLUSO Gennaro cl.1981, già detenuto per altra causa (arresti domiciliari)
    42. NOCERA Emiliano cl.1973 residente a Scafati (arresti domiciliari)
    43. NOCERA Michele cl.1971 di Scafati (custodia in carcere)
    44. PASTORE Luigi cl.1999 di Salerno, già detenuto per altra causa (custodia in carcere)
    45. PRINCIPE Carmela cl.1989 residente a Salerno (arresti domiciliari)
    46. TEODOSIO Annamaria cl.1980 residente a Pompei (arresti domiciliari)
    47. TORTORA Andrea cl.1997 residente a Trecase (NA) (obbligo di dimora) LEGGI TUTTO

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    Salerno, nel carcere si ordinavano anche i modelli di cellulari

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    Nel carcere di Salerno la droga arrivava attraverso diversi canali e così anche i cellulari. Vi erano delle vere e proprie piazze di spaccio e vi era una sorta di catalogo di cellulari da far arrivare nel penitenziario.

    Il modus operandi del traffico di stupefacenti era articolato con vere e proprie “piazze di spaccio” all’interno della struttura carceraria di Salerno, con soggetti addetti alla detenzione della droga all’interno di intercapedini e armadietti nelle celle, altri addetti all’introduzione all’interno del carcere tramite parenti o affini che venivano per le visite periodiche e nascondevano i cellulari e lo stupefacente nelle parti intime ed infine una struttura articolata esterna di pagamenti tramite postepay che venivano ricaricate dall’esterno e servivano per pagare l’acquisto di stupefacente all’interno del carcere.

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    L’acquisto dei cellulari all’interno del carcere aveva raggiunto le dimensioni di un vero e proprio “mercato”: bastava ordinare la marca e il modello per riceverlo consegnato dai visitatori e pagarlo attraverso bonifici alle postepay dedicate. L’utilizzo di cellulari avveniva attraverso sim intestate a soggetti irreperibili e quasi sempre extracomunitari, ed erano utilizzati sia per conversazioni personali con parenti e familiari all’esterno del carcere che con i fiancheggiatori utilizzati per le ricariche postepay e per impartire direttive ed ordini agli affiliati al clan. Durante tutta la fase delle indagini, con la collaborazione delle dirigenza del carcere e della polizia penitenziaria, sono stati effettuati numerosi sequestri di cocaina, hashish e telefoni cellulari, più di 30 telefoni cellulari e circa 20 sim card e oltre 1 chilo di sostanza stupefacente suddivisa in diverse dozzine di dosi, tra cocaina ed hashish, riuscendo così ad arginare e bloccare l’introduzione all’interno del carcere sia della droga sia dei cellulari.

    Nel primo semestre del 2019, l’attivita’ d’indagine aveva posto in evidenza l’esistenza di illecite introduzioni all’interno della Casa crcondariale di Salerno di apparecchi cellulari oltre che sostanze stupefacenti da commercializzare nell’ambito della stessa struttura carceraria. Tali circostanze avevano trovato corrispondenza nelle risultanze di un altro procedimento istruito presso la Procura della Repubblica di Salerno. E’ emerso come un detenuto, principale indagato e ritenuto dagli inquirenti vertice dell’organizzazione, avesse in collaborazione con i suoi sodali, costituito anche all’interno della Casa circondariale di Salerno, “una piazza di spaccio” previa introduzione all’interno di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari. L’attivita’ d’indagine ha evidenziato il coinvolgimento anche di un agente di Polizia penitenziaria, in servizio ai “reparti detentivi” del carcere, che sarebbe coinvolto nelle illecite attivita’ descritte. In particolare, dietro compenso elargitogli dal capo dell’organizzazione, per il tramite del suo principale “collaboratore”, l’agente infedele avrebbe introdotto quantitativi di stupefacenti all’interno della Casa circondariale. Nel contempo e’ emersa l’esistenza di una ulteriore associazione criminale operante all’interno del medesimo istituto, capeggiata da un altro detenuto.

    Durante la fase delle indagini, con la collaborazione delle dirigenza del carcere e della polizia penitenziaria, sono stati effettuati diversi riscontri investigativi all’interno della struttura carceraria di Salerno. Numerosi sono stati i sequestri di sostanza stupefacente del tipo cocaina, hashish e telefoni cellulari; piu’ di 30 telefoni cellulari e circa 20 sim card ed oltre un chilogrammo di sostanza stupefacente suddivisa in diverse dozzine di dosi, tra cocaina e hashish, riuscendo cosi’ ad arginare e bloccare l’introduzione all’interno del carcere sia della droga che dei cellulari. LEGGI TUTTO

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    Deviazione del torrente Fusandola a Salerno, a giudizio anche la compagna di De Luca

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    Dodici persone dovranno affrontare il processo per la vicenda relativa alla deviazione del torrente Fusandola, il corso d’acqua che confluisce sul lungomare di Salerno.
    Tra questi c’e’ anche Maria Maddalena Cantisani, dirigente del Settore Urbanistico-Servizio Trasformazioni Edilizie del Comune di Salerno, nonche’ compagna del governatore Vincenzo De Luca.
    E’ stato condannato a un anno e 8 mesi, invece, Benedetto Troisi, componente della commissione che ha validato il progetto. Il tecnico ha scelto di essere giudicato con la formula del rito abbreviato. Il gup del Tribunale di Salerno., Giovanna Pacifico ha disposto il rinvio a giudizio per Lorenzo Criscuolo (direttore del settore Opere Pubbliche del Comune di Salerno.), Antonio Rosario Gerardo Ragusa (rup dal 2010 al 2013), Luca Caselli (rup dal 2013 in poi); Paolo Baia, Marta Santoro, Massimo Natale, Ciro Di Lascio e Luigi Pinto (componenti della commissione che valido’ il progetto esecutivo), Vania Marasco (direttore dei lavori dal 2013 in poi), Salvatore De Vita (amministratore unico e legale rappresentante della Tekton), Antonio Ilario (legale rappresentante della Esa Costruzioni) e Maria Maddalena Cantisani.

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    La deviazione del torrente Fusandola fu realizzata per permettere la costruzione di Piazza della Liberta’ e del Crescent, la ‘mezzaluna’ progettata da Riccardo Bofill. Secondo la Procura della Repubblica di Salerno (pm Carlo Rinaldi) i lavori sono stati effettuati in un’area sottoposta a tutela e “in sostanziale assenza di autorizzazione paesaggistica”, addebiti respinti dagli imputati che difendono la correttezza del proprio operato. Il processo prendera’ il via il prossimo 12 luglio dinanzi alla seconda sezione penale del Tribunale di Salerno (giudice Paolo Valiante). LEGGI TUTTO

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    Documenti falsi per il fisco: 8 indagati a Salerno. Arrestato noto commercialista

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    La Fiamme gialle di Salerno, durante l’operazione Premiata Stamperia Cilentana, ha arrestato il titolare 79enne di un noto studio commerciale del Cilento, finito ai domiciliari e raggiunto da un divieto di esercizio della professione, e un suo dipendente di 48 anni. Sequestrati beni per 5 milioni di euro.
    Sono otto le persone indagate nell’ambito di un’inchiesta della procura di Vallo Della Lucania per numerosi delitti di natura tributaria, contro la fede pubblica e il patrimonio, per i quali rischiano condanne fino a 6 anni di reclusione. Le indagini sono state avviate a seguito di una segnalazione trasmessa da Equitalia. Due professionisti di uno studio commerciale di Casal Velino avevano esibito documenti e certificazioni false, facendo in questo modo risultare dei pagamenti in realta’ mai avvenuti, per ottenere lo sgravio di cartelle esattoriali oppure per risolvere a favore dei propri clienti il contenzioso con il fisco. I finanzieri della tenenza di Vallo della Lucania hanno avviato le indagini, ricostruendo il modus operandi degli indagati: il titolare dello studio impartiva disposizioni sia al nipote, che lavorava alle sue dipendenze come ragioniere, sia alle due segretarie, che avevano il compito di predisporre tutta la documentazione fiscale, rigorosamente falsa, per soddisfare le diverse esigenze dei clienti in difficoltà.

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    Alcuni erano pienamente consapevoli della natura illecita degli “aggiustamenti” contabili adottati dal consulente, manipolazioni che avevano consentito loro un indebito risparmio di imposte quantificato dalle fiamme gialle in oltre 2 milioni di euro. La successiva perquisizione dello studio del professionista ha portato alla luce una stamperia di documentazione fiscale tarocca. Più di 2mila i documenti falsi acquisiti. Le condotte illecite erano state poste in essere nell’arco di ben sei anni, dal 2012 al 2018. Per garantire il pagamento delle somme dovute all’erario, il giudice ha inoltre disposto il sequestro preventivo dei beni nella disponibilità di tutti gli indagati per un valore complessivo di 5 milioni di euro. LEGGI TUTTO

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    Custode giudiziario e Ctu del Tribunale di Nocera: arrestato per tangenti

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    Custode giudiziario e Ctu del Tribunale di Nocera: arrestato per tangenti
    I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di SALERNO hanno arrestato ieri sera un 30enne – di cui non e’ stato reso noto il nome – di Baronissi colto in flagranza di reato (concussione per induzione) mentre stava intascando indebitamente la somma di 2mila euro da un imprenditore edile. L’imprenditore, e’ emerso, ha in corso, presso l’Ufficio Esecuzione Immobiliare del Tribunale Civile di Nocera Inferiore, una procedura esecutiva nell’ambito della quale gli sono stati pignorati cinque immobili.
    Le indagini, dirette dal sostituto procuratore Angelo Rubano e condotte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di SALERNO, hanno contestualmente spinto la Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, guidata dal procuratore capo Antonio Centore, ad emettere due decreti di fermo nei confronti del custode giudiziario e del consulente tecnico d’ufficio nominati dal Tribunale nell’ambito della menzionata procedura. L’ipotesi nei loro confronti e’ di turbativa d’asta e concussione. LEGGI TUTTO

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    Donna della provincia di Benevento morta dopo 4 operazioni bypass gastrico. Scatta l’inchiesta

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    E’ morta dopo quattro interventi per un bypass gastrico.
    E i familiari chiedono ora che vengano accertate eventuali responsabilita’ e colpe mediche nel lungo percorso ospedaliero di una 52enne di Sant’Agata de’ Goti. La donna e’ morta ieri sera nell’ospedale di Mercato San Severino, in provincia di Salerno, dove era arrivata una decina di giorni fa per risolvere le complicazioni insorte dopo ben tre interventi subiti nell’ospedale Fatebenefratelli di Benevento. A settembre dello scorso anno la prima operazione per impiantare il bypass gastrico che avrebbe dovuto risolvere gravi problemi di obesita’.

    E invece dopo appena un mese, i medici stabiliscono che bisogna intervenire ancora. Intervento, il secondo, che non si presenta come risolutivo e a novembre, la 52enne, madre di tre figli, torna in sala operatoria. Ma neppure il terzo intervento si dimostra efficace. La paziente decide quindi di consultare un’altra struttura e si rivolge appunto ai medici dell’ospedale di Mercato San Severino. Dieci giorni fa il quarto intervento, ma le condizioni della donna sono andate peggiorando progressivamente, fino al decesso. La procura di Nocera Inferiore, sulla scorta di una denuncia dei familiari, ha aperto un’inchiesta e disposto il sequestro della salma, in attesa di affidare l’incarico per l’autopsia, e il sequestro delle cartelle cliniche che i carabinieri hanno acquisiti sia a Benevento, sia a Mercato San Severino. LEGGI TUTTO

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    Scacco al traffico di droga in provincia di Salerno: 45 arresti. TUTTI I NOMI

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    Vasta operazione antidroga “interprovinciale” della Squadra Mobile di Salerno che, coadiuvata dagli agenti di altre Questura, tra cui quella di Napoli, ha sgominato alcuni gruppi di trafficanti e spacciatori in grado di rifornire costantemente le piazze di spaccio di Salerno e dei comuni vicini.
    Complessivamente sono 45 le persone indagate dalla DDA. Con l’aiuto dei Reparti Prevenzione Crimine, delle unita’ cinofili e con il supporto aereo di un elicottero della Polizia di Stato, le misure cautelari emesse dal gip sono state notificate ai destinatari accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Durante l’operazione Chef “Crack – Ko” gli agenti, durante le perquisizioni, hanno anche scoperto quantita’ di hashish, una pistola a tamburo e 700mila euro in contanti, probabile provento dell’attivita’ illecita. Gli investigatori hanno identificato i capi dei gruppi criminali nelle persone di Luca Franceschelli e Fabio Salzano e ricostruita l’intera filiera del traffico di stupefacenti, a partire dai pusher fino ad arrivare ai rifornitori della droga. Per non farsi scoprire, – e’ emerso – i soggetti, durante le conversazioni telefoniche intercettate, adoperavano sempre un linguaggio criptico, senza mai citare il reale oggetto dei loro colloqui. Tra gli arrestati figurano anche tre donne: Giovanna Liguori, residente a Battipaglia e le salernitane Teodora Pace e Silvia Pappalardo.

    [embedded content]Nel corso delle indagini sono state tratte in arresto nr. 7 persone in flagranza di reato ex art. 73 DPR 309/90 con contestuale sequestro di diverse tipologie di sostanze stupefacenti:in data 3.07.2019, veniva tratto in arresto PENNASILICO Giuseppe, trovato in possesso di gr. 35,51 di Eroina, nr. 5 proiettili cal. 38 e la somma di 4.000,00 €;in data 11.08.2019, veniva tratto in arresto MERCADANTE Francesco, trovato in possesso di gr. 98,47 di Cocaina, gr. 6,99 di Eroina e gr. 3,98 di Hashish;in data 11.10.2019 veniva tratto in arresto CAFARO Francesco, trovato in possesso di gr. 339,262 di Eroina, 2 pistole clandestine cal. 6,35, nr. 58 proiettili stesso calibro;in data 7.11.2019, venivano tratti in arresto in flagranza di reato, ESPOSITO Antonio e SALZANO Fabio. In seguito alla perquisizione personale di ESPOSITO erano rinvenuti gr. 520,32 di Cocaina, mentre nell’abitazione di SALZANO, con l’ausilio di unità cinofile, erano rinvenuti ulteriori gr. 106,38 di Cocaina e gr. 10,76 di Marjuana, strumenti atti al confezionamento e la somma complessiva di 5.000,00 €;in data 19.11.2019, venivano tratti in arresto SCOTTO DI PORTA Raffaele e PACE Teodora. Nell’abitazione dei predetti erano rinvenuti gr. 500,00 di Cocaina, gr. 10 di Marjuana, un bilancino di precisione e la somma di 1.720,00 €.I componenti del sodalizio, durante le conversazioni telefoniche intercettate, hanno adoperato sempre un linguaggio criptico ed utilizzato forme di comunicazioni implicite previamente concordate per evitare di esplicitare il reale oggetto dei loro colloqui.

    La combinazione degli elementi raccolti ha consentito di ritenere per tutti gli indagati la grave piattaforma indiziaria come descritta dal PM nella domanda cautelare consentendo al G.I.P. presso il Tribunale di Salerno di emettere la misura cautelare nei confronti di:1. FRANCESCHELLI Luca cl.1987, residente a Salerno (custodia in carcere)2. ABATE Antonio cl.1978, residente a Salerno (custodia in carcere)3. ABATE Agostino cl.1993, residente a Salerno (custodia in carcere)4. CAFARO Francesco cl.1989, residente a Pellezzano (custodia in carcere)5. CAFARO Rocco cl.1988, residente a Salerno (custodia in carcere)6. CAPUTO Carmine cl.1995, residente a Salerno (custodia in carcere)7. CIAGLIA Emilio cl.1978, residente a Salerno (custodia in carcere)8. CONSIGLIO Roberto cl.1980, residente a Salerno (custodia in carcere)9. CRISCUOLI Donato Bernardo cl.1994, residente a Salerno (custodia in carcere)10. D’AURIA Giuseppe cl.1992, residente a Pagani (custodia in carcere)11. DELFINO Luca cl.1981, residente a Salerno (custodia in carcere)12. DI MARTINO Moreno cl.1993, residente a Salerno (custodia in carcere)13. ESPOSITO Antonio cl.1992, residente a Salerno (custodia in carcere)14. FASANO Sabato cl.1962, residente a Salerno (custodia in carcere)15. FIORILLO Gerardo cl.1994, residente a Pellezzano (custodia in carcere)16. GALDOPORPORA Giuseppe cl.1999, residente a Salerno (custodia in carcere)17. GIBUTI Claudio cl.1994, residente a Salerno (custodia in carcere)18. LIGUORI Giovanna cl.1970, residente a Battipaglia (custodia in carcere);19. MERCADANTE Francesco cl.1977, residente a Salerno (custodia in carcere)20. MERCADANTE Luigi cl.1985, residente a Salerno (custodia in carcere)21. MILO Marco cl.1989, residente a Salerno (custodia in carcere)22. MOLINARO Gaetano cl.1999, residente a Salerno (custodia in carcere)23. NOSCHESE Cristiano cl. 1988, residente a Salerno (custodia in carcere)24. OTTATI Giuseppe cl.1972, già detenuto per altra causa (custodia in carcere)25. PACE Teodora cl.1990, residente a Salerno (custodia in carcere)26. PECORARO Santo cl.1983, residente a Salerno (custodia in carcere)27. PAPPALARDO Silvia cl.1977, residente a Salerno (custodia in carcere)28. PASSAMANO Alfonso cl.1992, residente a Nocera Inferiore (custodia in carcere)29. PENNASILICO Giuseppe cl.1985, residente a Salerno (custodia in carcere)30. SALZANO Fabio cl.1994, residente a Salerno (custodia in carcere)31. SAVIELLO Fabio cl.1989, residente a Salerno (custodia in carcere)32. SCOTTO DI PORTO Raffaele cl.1995, residente a Salerno (custodia in carcere)33. SICA Massimo cl.1973, residente a Salerno (custodia in carcere)34. SOLFERINO TIANO Luciano cl.1991, residente a Nocera Inferiore (custodia in carcere)35. STABILE Walter cl.1996, residente a Baronissi (custodia in carcere)36. SPERO Francesco cl.1991, residente a Salerno (custodia in carcere)37. TRANZILLO Marco cl.1993, residente a Salerno (custodia in carcere)38. VENTURA Vincenzo cl.1999, residente a Salerno San Mango Piemonte (custodia in carcere)39. BIFULCO Giuseppe cl. 1998, residente a Salerno (arresti domiciliari)40. COCCI Raffaele cl.1981, residente a Caivano (arresti domiciliari)41. CRISPINO Raffaele cl.1984, residente a Caivano (arresti domiciliari)42. LEONE Angelo cl.1990, residente a Salerno (arresti domiciliari)43. MARANO Alfonso cl.1971, residente a Nocera Superiore (arresti domiciliari)44. RAGOSTA Ciro cl.1989, residente a Salerno (arresti domiciliari)45. RAUCCI Pasquale cl.1970, residente a Caivano (arresti domiciliari).Nel corso dell’esecuzione delle attività odierne delegate dall’Autorità Giudiziaria gli agenti, in seguito a perquisizioni domiciliari, hanno anche rinvenuto sostanza stupefacente del tipo hashish, una pistola a tamburo e denaro in contanti, probabile provento dell’attività illecita, per una somma di circa settecentomila euro. LEGGI TUTTO

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    Frana di Amalfi: la Procura di Salerno apre un’inchiesta per disastro colposo

    La Procura della Repubblica di Salerno ha aperto un fascicolo per disastro colposo sulla frana avvenuta ieri mattina ad Amalfi.

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    . Gia’ oggi il consulente tecnico che si occupera’ di accertare le cause che hanno provocato lo smottamento ha effettuato – con il supporto dei carabinieri della compagnia di Amalfi – un sopralluogo nell’area che sovrasta la statale 163 Amalfitana. Gli inquirenti ora vaglieranno tutte le possibili cause, verificando se ci siano responsabilita’ in capo a terzi.
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    Il fenomeno dell’abusivismo edilizio e dei reati connessi negli ultimi anni e’ stato oggetto di un’attenzione particolare da parte dell’autorita’ giudiziaria e dell’Arma dei Carabinieri: solo nello scorso anno i militari hanno denunciato 260 persone in stato di liberta’, nei confronti delle quali sono stati eseguiti 39 sequestri penali, con un incremento di controlli e sanzioni del 25% rispetto al 2019.

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    L’imprenditore Sguecco, il corteo per il sindaco Alfieri e i legami con il clan Maradino

    L’imprenditore Sguecco, il corteo per il sindaco Alfieri e i legami con il clan Maradino.

    Galeotto fu il corteo. L’indagine della procura di Salerno delegata alla Squadra Mobile che ha portato all’emissione di 11 misure cautelari nasce proprio dagli avvenimenti successivi alla vittoria come sindaco di Capaccio Paestum il 9 giugno 2019 di Franco Alfieri alla guida di una colazione di centro-sinistra.
    I social fecero pubblicita’ ad alcuni episodi di utilizzo improprio di mezzi di soccorso del 118, ambulanze che avevano inscenato un carosello tra le strade della cittadina. L’attenzione degli investigatori dunque si concentro’ cosi’ su Roberto Squecco, imprenditore gestore di fatto di tutte le associazioni che operavano nel settore del trasporto infermi e delle collegate societa’ di onoranze funebri, associazioni e societa’ solo formalmente intestate a suoi parenti e collaboratori. Squecco ha precedenti penali di rilievo (e’ stato condannato, infatti, con sentenza definitiva per tentata estorsione in danno di un imprenditore proprio del settore delle onoranze funebri, reato commesso al fine di agevolare il clan camorristico Marandino) ed e’ stato gia’ sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale. Tuttavia, l’uomo continuava ad avere dirette interlocuzioni con le amministrazioni pubbliche, gli enti, i clienti, i collaboratori ed i fornitori, non giustificabili con il suo ruolo di dipendente di una delle societa’ funebri controllate e di volontario delle associazioni/onlus a lui riconducibili

    E quindi dalle prime ore di questa mattina, la Polizia di Stato su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Salerno, ha portato al termine una vasta operazione di contrasto alle infiltrazioni criminali nel settore del trasporto infermi e delle onoranze funebri.
    In particolare l’operazione è stata eseguita dalla Squadra Mobile di Salerno e dalla Divisione Anticrimine della Questura di Salerno, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo e del Servizio Centrale Anticrimine.
    Infatti, la Squadra Mobile di Salerno ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Salerno nei confronti dell’imprenditore di Capaccio Paestum, Roberto Squecco,  e di ulteriori 10 soggetti, responsabili, a vario titolo, di intestazione fittizia di beni, riciclaggio, reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, auto-riciclaggio, peculato, abuso d’ufficio e falso, turbata libertà degli incanti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Contestualmente, la Divisione Anticrimine sta eseguendo un provvedimento di sequestro di prevenzione emesso, dal Tribunale di Salerno – sezione misure di prevenzione, ai sensi della normativa antimafia, su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica e del Questore di Salerno, concernente beni di associazioni di soccorso pubblico e ulteriori assetti societari per un valore di circa 16 milioni di euro.
    L’attività d’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Salerno e delegata alla Squadra Mobile di Salerno trova la sua genesi negli avvenimenti successivi al voto amministrativo per l’elezione del Sindaco del Comune di Capaccio Paestum del 9 giugno 2019 allorquando erano stati denunciati alcuni episodi di utilizzo “improprio” di mezzi di soccorso del 118 del tipo ambulanze che avevano inscenato un “carosello” tra le strade della cittadina di Capaccio Paestum per festeggiare il risultato elettorale.
    Gli approfondimenti investigativi permettevano di raccogliere evidenze probatorie che consentivano di inquadrare Roberto Squecco quale gestore di fatto di tutte le associazioni che operavano nel settore del trasporto infermi e delle collegate società di onoranze funebri, associazioni e società solo formalmente intestate a parenti e collaboratori del predetto; in particolare, la figura di Squecco emergeva anche per i precedenti penali di rilievo (condannato, infatti, con sentenza definitiva per tentata estorsione in danno di un imprenditore operante proprio nel settore delle onoranze funebri, reato commesso al fine di agevolare il clan camorristico Marandino) e per essere stato già sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale; nonostante ciò, il predetto continuava ad avere dirette interlocuzioni con le amministrazioni pubbliche, gli enti, i clienti, i collaboratori ed i fornitori, affatto giustificabili con il suo ruolo di dipendente di una delle società funebri controllate e di mero volontario delle associazioni/onlus allo stesso riconducibili. Ed invero, lo Squecco ricopriva formalmente ruoli marginali all’interno delle società ed associazioni a lui riconducibili al solo fine di non farne trasparire la titolarità e gestione diretta nel tentativo di eludere l’eventuale applicazione a suo carico di misure di ablative in sede di prevenzione.

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    Nell’ambito di detta attività d’indagine, già a far data dall’ottobre 2019, venivano eseguiti, nei confronti dello Roberto Squecco e di ulteriori soggetti, prestanome del predetto, sequestri preventivi di alcune società ed associazioni, operanti nel settore del trasporto e soccorso infermi in convenzione con l’A.S.L. di Salerno e delle onoranze funebri nonché dei beni strumentali delle stesse; venivano altresì sottoposti a sequestro conti correnti e rapporti bancari sui quali erano stati rintracciati movimenti di ingenti somme di danaro pari a circa 500.000,00 euro.
    Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti cautelari personali – secondo una strategia di contrasto avviata, a livello nazionale, dalla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, che prevede un modello operativo innovativo, caratterizzato dallo svolgimento in parallelo delle indagini penali e di prevenzione antimafia, investigatori del Servizio Centrale Anticrimine e della Divisione Anticrimine di Salerno hanno eseguito, nei confronti di Roberto Squecco, un decreto di sequestro di prevenzione di beni e assetti societari, per un valore di circa 16 milioni di euro.
    Il provvedimento ablatorio è stato emesso dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Salerno – ai sensi della normativa antimafia, su proposta formulata congiuntamente dal Procuratore della Repubblica di Salerno e dal Questore di Salerno.
    L’Autorità giudiziaria ha valutato positivamente le risultanze delle indagini svolte dai menzionati Uffici, rilevando la pericolosità sociale dello Squecco sia “qualificata” – quale appartenente alle associazioni di cui all’art. 416 bis c.p. (nello specifico al clan “Marandino”) e quale soggetto indiziato del delitto di cui all’articolo 512 bis c.p. (trasferimento fraudolento di valori) – che “generica”, poiché soggetto che vive abitualmente con i proventi di attività delittuose.
    In particolare, il Tribunale, concordando con la richiesta delle Autorità proponenti, ha evidenziato che lo Squecco è da considerare soggetto socialmente pericoloso sin dalla seconda metà degli anni ’90. Risalgono a quel periodo, infatti, le denunce per truffa, ricettazione, violazione delle norme tributarie, traffico di carte clonate, nonché le operazioni di distrazione di beni e capitali poste in essere in danno dei creditori delle società da costui amministrate, formalmente o di fatto, poi dichiarate fallite. Condotte queste ultime grazie alle quali lo Squecco ha accumulato un ingente capitale illecito, di oltre 3 milioni di euro, successivamente reinvestito in diversi settori imprenditoriali, e per le quali ha riportato due condanne per bancarotta fraudolenta.
    Il provvedimento, inoltre, ha evidenziato, che negli anni 2012–2014, l’imprenditore salernitano ha manifestato anche una pericolosità sociale di tipo qualificato, derivante dalla vicinanza al clan camorristico “Marandino”; infatti, nel 2014, egli è stato tratto in arresto per partecipazione ad associazione di stampo camorristico facente capo a Marandino Giovanni ed estorsione aggravata. Fatti per i quali è stato condannato, definitivamente, con parziale riforma nella forma tentata del delitto estorsivo aggravato dal metodo mafioso.

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    In tale arco temporale lo Squecco, anche grazie al reinvestimento dei proventi di reati tributari, ha, di fatto, continuato a mantenere il monopolio nei servizi delle onoranze funebri e del pubblico soccorso nei Comuni cilentani di Agropoli, Acerno e Capaccio, attraverso la creazione di nuove associazioni e società intestate a prestanome ovvero infiltrando imprese di terzi già attive, in modo da sfruttare, in maniera occulta, mezzi e licenze altrui conseguendo, pertanto, un notevole arricchimento.
    Sotto tale ultimo profilo, viene stigmatizzato, altresì, il complesso sistema di fatturazioni per operazioni inesistenti realizzato dal predetto attraverso società cartiere operanti nel settore sanitario, che ha fruttato, solo nel periodo 2017/2019, introiti per circa 1 milione di euro, successivamente riciclati nelle casse di altre Onlus non operative sempre riconducibili allo Squecco, e distratti per finalità personali o per creare provviste di denaro contante.
    Parimenti, vengono poste in rilievo e condivise dal Tribunale le risultanze delle investigazioni patrimoniali, che hanno delineato l’articolata rete di soggetti giuridici non dotati di personalità giuridica e di strutture societarie create ad hoc o “rilevate” negli anni 2018 – 2020 per “superare” gli impedimenti imposti dall’Autorità, che hanno consentito allo Squecco, grazie alla folta schiera di prestanome, di continuare a mantenere il controllo dei settori delle onoranze funebri e dell’assistenza sanitaria e soccorso di infermi.
    Gli approfondimenti economico-finanziari, hanno, altresì, documentato come Squecco abbia reinvestito le somme illecitamente acquisite con le due importanti e risalenti bancarotte fraudolente, compiendo diverse operazioni commerciali, tra le quali spiccano per la particolare rilevanza: in primo luogo, l’acquisto, attraverso la società Pianeta Paestum S.r.l, di 12 terreni ubicati in Capaccio, dell’estensione di circa 18 ettari, per l’importo dichiarato di 1.600.000.000 delle vecchie lire, il cui attuale valore, sulla base della relativa destinazione urbanistica e delle potenzialità di sfruttamento che li contraddistinguono, è stimabile in circa 15 milioni di euro; tra le varie progettualità che hanno interessato i citati terreni, nonché altri appezzamenti limitrofi, vi era quella di realizzare un parco divertimenti tematico, con l’intervento delle amministrazioni Comunali di Capaccio e Agropoli; in secondo luogo, la costituzione di due compagini societarie in Romania, attive nella produzione e vendita di prodotti caseari, registrate fra il 2002 ed il 2009, titolari di immobili in quel Paese.
    Pertanto, alla luce degli elementi esposti, nonché degli accertamenti esperiti attraverso una specifica richiesta di Commissione Rogatoria alle competenti Autorità Romene, il Tribunale ha disposto il sequestro di una società con sede in Italia, 2 associazioni di soccorso, 26 automezzi, 7 conti correnti bancari, 12 terreni siti in Capaccio – Paestum (SA), 1 terreno sito a Zimbor – Romania, per un valore complessivo stimato di circa 16 milioni euro.
    Con riferimento, in particolare, al bene immobile situato in territorio estero, è stata attivata, per la prima volta nel nostro Paese, la procedura introdotta dal nuovo Regolamento (Ue) 2018/1805 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 novembre 2018, per il riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e di confisca. LEGGI TUTTO

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    Camorra nei servizi trasporti infermi e onoranze funebri: 11 arresti in provincia di Salerno.

    Camorra nei servizi trasporti infermi e onoranze funebri: 11 arresti in provincia di Salerno.

    Dalle prime ore di questa mattina, la Squadra Mobile di Salerno e la Divisione Anticrimine della Questura di Salerno, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo e del Servizio Centrale Anticrimine, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Salerno, sta conducendo una vasta operazione di contrasto alle infiltrazioni criminali nel settore del trasporto infermi e delle onoranze funebri; in particolare la Squadra Mobile di Salerno, sta eseguendo una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Salerno nei confronti di un imprenditore di Capaccio Paestum e di ulteriori 10 soggetti, responsabili, a vario titolo, di intestazione fittizia di beni, riciclaggio, reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, auto-riciclaggio, peculato, abuso d’ufficio e falso, turbata libertà degli incanti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

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    Contestualmente, la Divisione Anticrimine sta eseguendo un provvedimento di sequestro di prevenzione emesso, dal Tribunale di Salerno – sezione misure di prevenzione, ai sensi della normativa antimafia, su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica e del Questore di Salerno, concernente beni di associazioni di soccorso pubblico e ulteriori assetti societari per un valore di circa 16 milioni di euro.

    Alle ore 10:30 si terrà la conferenza stampa presso Procura della Repubblica nel Tribunale di Salerno, decimo piano LEGGI TUTTO