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    Scarcerata la famiglia di spacciatori della periferia di Scafati

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Scarcerata la famiglia di spacciatori della periferia di Scafati

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    34 minuti fa circa (21:09)
    il
    11 Novembre 2020

    Scafati- Graziata la famiglia dello spaccio che sono ritornati in libertà. I pusher erano stati arresti dai carabinieri di Boscoreale il 10 febbraio 2020. I militari avevano attuato un accurato servizio di osservazione nella periferia di Scafati, proprio al confine con il comune di Boscoreale, che aveva dato importanti riscontri investigativi.

    Fermati  diversi acquirenti, che hanno confermato centinaia e centinaia di cessioni di cocaina ricevute dalle mani di quella che era il loro referente di zona, la giovane Annabella Guarracino di 27 anni.
    La giovane donna era diventata in poco tempo il motore dello spaccio della zona del “28”, in via Passanti Scafati, e aveva avviato una fiorente attività criminale. La donna pusher è stata scarcerata poche settimana fa da altra accusa di essere figura di vertice di un’associazione dedita allo spaccio. Alessandro Lanzieri, 52enne, Anna Albano, 48enne sono state giudicate col rito abbreviato dinanzi al GIP di Nocera Inferiore.Erano state rinvenute tre sostanze diverse: 72 grammi di marijuana, 45 grammi di cocaina e 27 di crack. Con la droga anche un bilancino di precisione e 120 euro in contante, ritenuto provento illecito. Il PM aveva chiesto sei anni e sei mesi di reclusione.La condanna della famiglia pusher difesa dall’avvocato Gennaro De Gennaro ha portato ad una minima condanna di anni 4 e mesi 4 di reclusione per ciascun imputato.
    I tre imputati sono stati scarcerati e sono ritornati in libertà. Condanna minima rispetto alle richieste del PM e scarcerazione inattesa rispetto alle gravi accuse.

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    10 ore fa
    il
    11 Novembre 2020

    Risolto un omicidio della guerra di camorra tra i Casalesi. Un “Cold Case” risalente al 1990. Due le misure cautelari.

    I Carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta hanno eseguito questa mattina, nelle carceri di Caltanissetta e Rossano, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda partenopea, nei confronti di Corrado De Luca, 53 anni, e di Salvatore Verde, 52 anni, entrambi già detenuti per altra causa, ritenuti responsabili in concorso di omicidio premeditato di Nicola Cioffo, ucciso a Villa Literno  il 3 febbraio 1990 a 26 anni. Ai due è contestata l’aggravante di aver agito con lo scopo di agevolare il clan dei Casalesi.
    Le indagini, attraverso il riscontro di molteplici dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, hanno permesso di individuare in De Luca, Verde e Luigi Venosa (morto il 7 agosto 2018) gli esecutori materiali dell’omicidio e di accertarne la dinamica: Nicola Cioffo, detto “Torroncino”, venne prima condotto nell’abitazione di Venosa, ai tempi capo dell’omonimo gruppo criminale, e lì fu oggetto di un violento pestaggio, al termine del quale fu ferito da diversi colpi di arma da fuoco.I killer, al fine di disfarsi del corpo, lo caricarono a bordo di un’auto trasportandolo nelle campagne di Villa Literno, in località Ciannitiello. Qui, ancora vivo, lo diedero alle fiamme uccidendolo con altri colpi d’arma da fuoco.
    L’omicidio, secondo quanto ricostruito, è da collegare all’appartenenza di Cioffo alla fazione dei ‘bardelliniani’ ed è quindi da inquadrare nella guerra di camorra avvenuta tra gli anni ’80 e ’90 tra due fazioni dei Casalesi, i bardelliniani e quella degli Schiavone. In particolare questi ultimi, come documentato già dai numerosi provvedimenti giudiziari che hanno ricostruito gli assetti dell’organizzazione criminale, a ridosso degli anni ’90 avevano stabilito l’eliminazione fisica di tutto il gruppo dei “bardelliniani” al fine di acquisire l’egemonia criminale territoriale imponendosi così in regime monopolistico nell’ambito della gestione illecita dei rifiuti, delle estorsioni e nell’aggiudicazione degli appalti delle opere pubbliche.

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    Scarcerata la famiglia di spacciatori della periferia di Scafati

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Scarcerata la famiglia di spacciatori della periferia di Scafati

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 settimane fa circa (21:09)
    il
    11 Novembre 2020

    Scafati- Graziata la famiglia dello spaccio che sono ritornati in libertà. I pusher erano stati arresti dai carabinieri di Boscoreale il 10 febbraio 2020. I militari avevano attuato un accurato servizio di osservazione nella periferia di Scafati, proprio al confine con il comune di Boscoreale, che aveva dato importanti riscontri investigativi.

    Fermati  diversi acquirenti, che hanno confermato centinaia e centinaia di cessioni di cocaina ricevute dalle mani di quella che era il loro referente di zona, la giovane Annabella Guarracino di 27 anni.
    La giovane donna era diventata in poco tempo il motore dello spaccio della zona del “28”, in via Passanti Scafati, e aveva avviato una fiorente attività criminale. La donna pusher è stata scarcerata poche settimana fa da altra accusa di essere figura di vertice di un’associazione dedita allo spaccio. Alessandro Lanzieri, 52enne, Anna Albano, 48enne sono state giudicate col rito abbreviato dinanzi al GIP di Nocera Inferiore.Erano state rinvenute tre sostanze diverse: 72 grammi di marijuana, 45 grammi di cocaina e 27 di crack. Con la droga anche un bilancino di precisione e 120 euro in contante, ritenuto provento illecito. Il PM aveva chiesto sei anni e sei mesi di reclusione.La condanna della famiglia pusher difesa dall’avvocato Gennaro De Gennaro ha portato ad una minima condanna di anni 4 e mesi 4 di reclusione per ciascun imputato.

    I tre imputati sono stati scarcerati e sono ritornati in libertà. Condanna minima rispetto alle richieste del PM e scarcerazione inattesa rispetto alle gravi accuse.

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    Cronaca Campania

    Pubblicato
    3 giorni fa
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    20 Novembre 2020

    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per l’esponente del clan dei Casalesi Francesco Cirillo, che era accusato di aver fatto parte del commando di killer che uccise il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno, l’imprenditore Domenico Noviello.
    “Finalmente giustizia è fatta, dopo 12 anni dalla morte di mio padre si è chiuso il capitolo giudiziario” commenta Mimma Noviello, figlia dell’imprenditore, che insieme ai fratelli Matilde, Rosaria e Massimiliano, ha sempre assistito a tutte le udienze dei processi nei vari gradi, guardando sempre in faccia gli assassini del padre. “Non è stato facile trovarsi di fronte Cirillo ad ogni udienza, alla fine abbiamo avuto ragione” dice …..CLICCA QUI PER DIVENTARE UN SOSTENITORE E LEGGERE CONTENUTI ESCLUSIVI

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    Inquinamento alle fonderie Pisano: arriva la prima condanna, risarcimenti per associazioni e Ministero

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Inquinamento alle fonderie Pisano: arriva la prima condanna, risarcimenti per associazioni e Ministero

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 settimane fa circa (17:47)
    il
    6 Novembre 2020

    Salerno. Inquinamento e smaltimento illecito dei rifiuti alle Fonderie Pisano: arriva la condanna per i proprietari e il risarcimento nei confronti di Codacons e Ministero dell’Ambiente e delle associazioni ambientaliste che si erano costituite in giudizio.
    Il Giudice per le udienze preliminari, Maria Zambrano ha condannato Guido, Renato, Ciro e Ugo Pisano per reati ambientali condannandoli a pagare un’ammenda di 11mila euro ciascuno. Il processo con rito abbreviato ha visto anche l’assoluzione degli altri imputati Luca Fossati e Antonio Setaro e ha escluso che vi fossero illeciti amministrativi nella gestione della fabbrica.
    La questione ambientale sollevata per l’inquinamento delle Fonderie Pisano, situate nella frazione di Fratte a Salerno aveva portato a numerose denunce di associazioni ambientaliste, comitati civici e politici.
    Il procedimento penale, instaurato nel 2014 si è concluso con una condanna con rito abbreviato. Il giudice ha anche condannato gli imputati al risarcimento danni da liquidarsi in separata sede per il Codacons, ministero dell’Ambiente, associazione Salute e vita, Legambiente Campania onlus, Impatto ecosostenibile zero waste Campania onlus, Wwf, Medicina democratica, disponendo una provvisionale immediatamente esecutiva. Inoltre, gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.

    Il vice segretario nazionale del Codacons, Matteo Marchetti, dichiara: “Questa è certamente la prima condanna in materia ambientale a carico dei Pisano, si tratta di una sentenza di primo grado, quindi appellabile e siamo in attesa di leggere le motivazioni che arriveranno tra 90 giorni. Ci auguriamo che questa sentenza sia da monito a tutte le imprese che inquinano e riteniamo che sia un primo importante passo di una rinnovata coscienza ambientale esistente in città e speriamo in tutta la Campania”.
    E poi conclude: “Confidiamo, in attesa di leggere le motivazioni, che ci siano ampi margini da parte della Procura di appellare la sentenza, come associazione siamo soddisfatti perché le condanne in nostro favore sono un riconoscimento del lavoro svolto in questi anni, ricordiamo che le indagini che hanno portato a questo processo sono partite anche sulla base delle nostre denunce”.
    Non è pienamente soddisfatto della sentenza il Comitato Salute e Vita “perché, per alcuni reati, sono stati assolti”.
    «La condanna di oggi nei confronti dei titolari delle Fonderie Pisano per reati connessi all’inquinamento ambientale confermano i sospetti sulle condotte illecite compiute all’interno dell’opificio di Fratte e rispetto ai quali ci battiamo da anni – ha detto Michele Cammarano, consigliere regionale del M5S -. E’ sempre una sconfitta per i cittadini quando, a dare risposte, sono i tribunali e non la politica, spesso dopo decenni trascorsi dall’inizio degli eventi incriminati, tra sit-in e mobilitazioni. Seppur limitatamente ad alcune fattispecie, quanto statuito dal giudice configura degli illeciti gravissimi nei confronti dei cittadini e dell’ambiente in un procedimento nel quale, ricordo, anche il Ministero della Salute si è costituito parte civile. Ciò che è avvenuto negli ultimi vent’anni nella fabbrica di Fratte è una responsabilità individuale, ma anche politica di una classe dirigente che non ha mai difeso apertamente la salute dei salernitani».

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    Latitante del clan Quarto Sistema passeggiava per le strade di Boscoreale

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    Positivo il Ct della nazionale, Roberto Mancini

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    Caserta e Provincia

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    3 giorni fa
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    20 Novembre 2020

    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per l’esponente del clan dei Casalesi Francesco Cirillo, che era accusato di aver fatto parte del commando di killer che uccise il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno, l’imprenditore Domenico Noviello.
    “Finalmente giustizia è fatta, dopo 12 anni dalla morte di mio padre si è chiuso il capitolo giudiziario” commenta Mimma Noviello, figlia dell’imprenditore, che insieme ai fratelli Matilde, Rosaria e Massimiliano, ha sempre assistito a tutte le udienze dei processi nei vari gradi, guardando sempre in faccia gli assassini del padre. “Non è stato facile trovarsi di fronte Cirillo ad ogni udienza, alla fine abbiamo avuto ragione” dice …..CLICCA QUI PER DIVENTARE UN SOSTENITORE E LEGGERE CONTENUTI ESCLUSIVI

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    Inquinamento alle fonderie Pisano: arriva la prima condanna, risarcimenti per associazioni e Ministero

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Inquinamento alle fonderie Pisano: arriva la prima condanna, risarcimenti per associazioni e Ministero

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    3 ore fa
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    6 Novembre 2020

    Salerno. Inquinamento e smaltimento illecito dei rifiuti alle Fonderie Pisano: arriva la condanna per i proprietari e il risarcimento nei confronti di Codacons e Ministero dell’Ambiente e delle associazioni ambientaliste che si erano costituite in giudizio.
    Il Giudice per le udienze preliminari, Maria Zambrano ha condannato Guido, Renato, Ciro e Ugo Pisano per reati ambientali condannandoli a pagare un’ammenda di 11mila euro ciascuno. Il processo con rito abbreviato ha visto anche l’assoluzione degli altri imputati Luca Fossati e Antonio Setaro e ha escluso che vi fossero illeciti amministrativi nella gestione della fabbrica.
    La questione ambientale sollevata per l’inquinamento delle Fonderie Pisano, situate nella frazione di Fratte a Salerno aveva portato a numerose denunce di associazioni ambientaliste, comitati civici e politici.
    Il procedimento penale, instaurato nel 2014 si è concluso con una condanna con rito abbreviato. Il giudice ha anche condannato gli imputati al risarcimento danni da liquidarsi in separata sede per il Codacons, ministero dell’Ambiente, associazione Salute e vita, Legambiente Campania onlus, Impatto ecosostenibile zero waste Campania onlus, Wwf, Medicina democratica, disponendo una provvisionale immediatamente esecutiva. Inoltre, gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
    Il vice segretario nazionale del Codacons, Matteo Marchetti, dichiara: “Questa è certamente la prima condanna in materia ambientale a carico dei Pisano, si tratta di una sentenza di primo grado, quindi appellabile e siamo in attesa di leggere le motivazioni che arriveranno tra 90 giorni. Ci auguriamo che questa sentenza sia da monito a tutte le imprese che inquinano e riteniamo che sia un primo importante passo di una rinnovata coscienza ambientale esistente in città e speriamo in tutta la Campania”.
    E poi conclude: “Confidiamo, in attesa di leggere le motivazioni, che ci siano ampi margini da parte della Procura di appellare la sentenza, come associazione siamo soddisfatti perché le condanne in nostro favore sono un riconoscimento del lavoro svolto in questi anni, ricordiamo che le indagini che hanno portato a questo processo sono partite anche sulla base delle nostre denunce”.
    Non è pienamente soddisfatto della sentenza il Comitato Salute e Vita “perché, per alcuni reati, sono stati assolti”.
    «La condanna di oggi nei confronti dei titolari delle Fonderie Pisano per reati connessi all’inquinamento ambientale confermano i sospetti sulle condotte illecite compiute all’interno dell’opificio di Fratte e rispetto ai quali ci battiamo da anni – ha detto Michele Cammarano, consigliere regionale del M5S -. E’ sempre una sconfitta per i cittadini quando, a dare risposte, sono i tribunali e non la politica, spesso dopo decenni trascorsi dall’inizio degli eventi incriminati, tra sit-in e mobilitazioni. Seppur limitatamente ad alcune fattispecie, quanto statuito dal giudice configura degli illeciti gravissimi nei confronti dei cittadini e dell’ambiente in un procedimento nel quale, ricordo, anche il Ministero della Salute si è costituito parte civile. Ciò che è avvenuto negli ultimi vent’anni nella fabbrica di Fratte è una responsabilità individuale, ma anche politica di una classe dirigente che non ha mai difeso apertamente la salute dei salernitani».

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    Attualità

    Pubblicato
    7 minuti fa
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    6 Novembre 2020

    Processo Cerciello Rega, le difese chiedono il decreto della violata consegna di Varriale, la Corte respinge.

    La camera di consiglio in corte d’assise di Roma si e’ riunita e ha deciso di respingere la richiesta di acquisire il decreto di rinvio a giudizio della Procura militare per la violata consegna di Andrea Varriale, per non aver avuto con se’ l’arma d’ordinanza la sera del 25 luglio 2019 quando e’ stato ucciso il carabinere Mario Cerciello Rega.
    A sollecitarne l’acquisizione nel corso dell’udienza di oggi sono state le difese dei due americani Finnegan Lee Elder e Natale Hjorth accusati dell’omicidio. Alla richiesta si sono opposte le parti civili, in particolare l’avvocaro Massimo Ferrandino, legale della vedova, e il pm Sabina Calabretta che ha sottolineato come il tema del processo e’ l’omicidio dei vicebrigadiere Cerciello. “Siamo qui per giudicare fatti che sono diversi dalla violata consegna – ha detto il magistrato -, circostanza nota per essere stata riferita dallo stesso interessato in aula. Il tema di questo processo e’ come si e’ arrivati alla morte di Mario Cerciello Rega”.

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    Inquinamento alle fonderie Pisano: arriva la prima condanna, risarcimenti per associazioni e Ministero

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 settimane fa circa (17:47)
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    6 Novembre 2020

    Salerno. Inquinamento e smaltimento illecito dei rifiuti alle Fonderie Pisano: arriva la condanna per i proprietari e il risarcimento nei confronti di Codacons e Ministero dell’Ambiente e delle associazioni ambientaliste che si erano costituite in giudizio.
    Il Giudice per le udienze preliminari, Maria Zambrano ha condannato Guido, Renato, Ciro e Ugo Pisano per reati ambientali condannandoli a pagare un’ammenda di 11mila euro ciascuno. Il processo con rito abbreviato ha visto anche l’assoluzione degli altri imputati Luca Fossati e Antonio Setaro e ha escluso che vi fossero illeciti amministrativi nella gestione della fabbrica.
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    Il procedimento penale, instaurato nel 2014 si è concluso con una condanna con rito abbreviato. Il giudice ha anche condannato gli imputati al risarcimento danni da liquidarsi in separata sede per il Codacons, ministero dell’Ambiente, associazione Salute e vita, Legambiente Campania onlus, Impatto ecosostenibile zero waste Campania onlus, Wwf, Medicina democratica, disponendo una provvisionale immediatamente esecutiva. Inoltre, gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.

    Il vice segretario nazionale del Codacons, Matteo Marchetti, dichiara: “Questa è certamente la prima condanna in materia ambientale a carico dei Pisano, si tratta di una sentenza di primo grado, quindi appellabile e siamo in attesa di leggere le motivazioni che arriveranno tra 90 giorni. Ci auguriamo che questa sentenza sia da monito a tutte le imprese che inquinano e riteniamo che sia un primo importante passo di una rinnovata coscienza ambientale esistente in città e speriamo in tutta la Campania”.
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    Non è pienamente soddisfatto della sentenza il Comitato Salute e Vita “perché, per alcuni reati, sono stati assolti”.
    «La condanna di oggi nei confronti dei titolari delle Fonderie Pisano per reati connessi all’inquinamento ambientale confermano i sospetti sulle condotte illecite compiute all’interno dell’opificio di Fratte e rispetto ai quali ci battiamo da anni – ha detto Michele Cammarano, consigliere regionale del M5S -. E’ sempre una sconfitta per i cittadini quando, a dare risposte, sono i tribunali e non la politica, spesso dopo decenni trascorsi dall’inizio degli eventi incriminati, tra sit-in e mobilitazioni. Seppur limitatamente ad alcune fattispecie, quanto statuito dal giudice configura degli illeciti gravissimi nei confronti dei cittadini e dell’ambiente in un procedimento nel quale, ricordo, anche il Ministero della Salute si è costituito parte civile. Ciò che è avvenuto negli ultimi vent’anni nella fabbrica di Fratte è una responsabilità individuale, ma anche politica di una classe dirigente che non ha mai difeso apertamente la salute dei salernitani».

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    Cronaca Campania

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    20 Novembre 2020

    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per l’esponente del clan dei Casalesi Francesco Cirillo, che era accusato di aver fatto parte del commando di killer che uccise il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno, l’imprenditore Domenico Noviello.
    “Finalmente giustizia è fatta, dopo 12 anni dalla morte di mio padre si è chiuso il capitolo giudiziario” commenta Mimma Noviello, figlia dell’imprenditore, che insieme ai fratelli Matilde, Rosaria e Massimiliano, ha sempre assistito a tutte le udienze dei processi nei vari gradi, guardando sempre in faccia gli assassini del padre. “Non è stato facile trovarsi di fronte Cirillo ad ogni udienza, alla fine abbiamo avuto ragione” dice …..CLICCA QUI PER DIVENTARE UN SOSTENITORE E LEGGERE CONTENUTI ESCLUSIVI

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    La droga dalla Campania alla Sicilia attraverso i carichi di frutta partiti dal mercato di Pagani: 5 arresti

    Cronache » Primo Piano » La droga dalla Campania alla Sicilia attraverso i carichi di frutta partiti dal mercato di Pagani: 5 arresti

    Primo Piano

    Pubblicato
    10 minuti fa
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    5 Novembre 2020

    La droga dalla Campania arrivava alla Sicilia attraverso i carichi di frutta partiti dal mercato di Pagani. Operazione “Smart truck”: eseguite 5 misure cautelari e 12 perquisizioni locali per traffico di stupefacenti tra la Sicilia e la Campania.

    Individuata una rete di spaccio a Vittoria sequestrando oltre 105 chili di marijuana e 15 di hashish. In azione la Guardia di finanza di Ragusa con perquisizioni in diverse localita’ delle provincie di Ragusa, Napoli e Salerno, nei confronti dei soggetti indagati e di alcuni acquirenti abituali. Nel corso delle indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di Ragusa durate circa 8 mesi sono stati posti sotto sequestro in flagranza di reato, in diversi interventi, gli ingenti quantitativi di droga.

    Tra gli episodi oggetto di indagine, emerge un tentativo di rifornimento della sostanza stupefacente, grazie a collegamenti con organizzazioni campane gravitanti sul mercato ortofrutticolo di Pagani, bloccato con il sequestro del carico all’atto dello sbarco a Messina. In totale sono state denunciate 18 persone ritenute a vario titolo coinvolte nell’attivita’ di spaccio. A mezzogiorno, al Comando provinciale di Ragusa, conferenza stampa con il procuratore Fabio D’Anna e il sostituto Santo Fornasier.

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    Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo

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    Festeggia il compleanno del figlio con fuochi d’artificio: denunciata 39enne di Forcella

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    Primo Piano

    Pubblicato
    27 minuti fa
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    5 Novembre 2020

    Serata di controlli nel rione Forcella per i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli. I militari della compagnia di Napoli Stella hanno presidiato le strade del rione ed effettuato diverse perquisizioni.
    Durante i controlli hanno denunciato per evasione un 28enne del posto il quale, nonostante la misura cautelare agli arresti domiciliari è stato sorpreso fuori la sua abitazione.
    Allo scoccare della mezzanotte, invece, i carabinieri della stazione di Napoli Borgoloreto hanno denunciato una 39enne per accensioni ed esplosioni pericolose. La donna aveva pensato bene di festeggiare il compleanno del figlio accendendo alcune batterie pirotecniche. Peccato per lei che i forti rumori hanno allertato la pattuglia che percorreva via Gradini e hanno constatato cosa stesse accadendo. La donna è stata anche sanzionata per non aver rispettato il divieto di circolazione oraria imposto dalle recenti norme anti-covid.
    Sempre a Forcella – in via delle Zite – i controlli e le perquisizioni hanno permesso ai carabinieri del nucleo operativo della Stella di rinvenire e sequestrare all’interno di un appartamento 663 capi di abbigliamento contraffatto (giacche, borse, cinture, portafogli e scarpe) di varie marche e brand. L’immobile non era abitato ma utilizzato come “deposito”.I controlli continueranno nei prossimi giorni.

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    Accoltella amico di scuola per futili motivi: 16enne di Eboli finisce nel centro per minori

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Accoltella amico di scuola per futili motivi: 16enne di Eboli finisce nel centro per minori

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    49 minuti fa
    in
    3 Novembre 2020

    Accoltella amico di scuola per futili motivi: 16enne di Eboli finisce nel centro per minori.

    Gli Agenti della Polizia di Stato hanno eseguito la Misura Cautelare della “Custodia in Ipm” emessa dal GIP del Tribunale per i Minorenni di Salerno nei confronti di un sedicenne Eboli che, per accertati futili motivi, il 7 ottobre scorso, nei pressi dell’Istituto Alberghiero “Ferrari” di Battipaglia, aveva gravemente ferito, con un coltello della lunghezza di sedici centimetri, un suo coetaneo e compagno di classe. Le indagini sono state condotte dagli Agenti del Commissariato di P.S. di Battipaglia e della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura dei Minori e, nella stessa giornata del 7 ottobre scorso, avevano consentito il rinvenimento in un tombino stradale del coltello utilizzato per l’aggressione.

    Erano state, inoltre, raccolte numerose e concordanti dichiarazioni dagli stessi compagni di classe di aggressore ed aggredito, nonché reperita copiosa messaggistica dalla piattaforma “Instagram” da cui si deduceva in chiaro tanto la premeditazione dell’aggressione quanto la successiva rivendicazione dell’azione compiuta dal giovanissimo studente, oggi tratto in arresto ed associato all’IPM di Nisida  a disposizione della procedente Autorità Giudiziaria Minorile.

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    Pubblicato
    12 ore fa
    in
    3 Novembre 2020

    La Guardia di Finanza di Salerno ha scoperto un’associazione che si e’ resa responsabile di una truffa ai danni di un istituto di credito. Nove le persone finite agli arresti domiciliari tra cui il direttore di una filiale di una banca di rilievo nazionale e due funzionari di banca all’epoca impiegati presso la stessa sede del direttore, tutti di Salerno e provincia.
    Sono accusati di truffa al falso, riciclaggio ed all’autoriciclaggio. Secondo chi indaga l’unico scopo dell’associazione era quello di frodare l’istituto di credito, attraverso l’erogazione di finanziamenti che, una volta elargiti, venivano restituiti soltanto in minima parte. Il sistema escogitato sfruttava il credito al consumo, che portava alla concessione del prestito nell’arco di 24 ore (si parla, infatti, di finanziamenti denominati “easy”). Ben definiti i compiti dei membri dell’organizzazione, nell’ambito della quale il direttore della filiale ed i due funzionari con lui in servizio predisponevano il carteggio necessario per autorizzare l’accreditamento delle somme, con tanto di buste paga e dichiarazioni dei redditi false, attestanti fittizi rapporti di lavoro.Altri cinque degli arrestati, invece, avevano il compito di reclutare gli “pseudo clienti”, persone disposte a presentarsi allo sportello per aprire il conto corrente e richiedere il prestito, che venivano assistite passo dopo passo nell’iter istruttorio e alle quali erano forniti i documenti necessari per accedere ai finanziamenti. Bisognava scegliere bene i complici ai quali proporre l’”affare”, chiamati a prestarsi al raggiro ai danni della banca, dietro la promessa di qualche migliaia di euro. Si trattava di persone prive di fonti di reddito, talvolta senza fissa dimora, anche con precedenti penali, che mai avrebbero avuto il riconoscimento del credito, se la loro pratica non fosse stata istruita con documentazione del tutto “farlocca”. La gran parte dei formali beneficiari dei prestiti venivano proprio dai Comuni di residenza dei cinque incaricati di intercettarli, Salerno e altri centri della provincia, Eboli, Battipaglia, Montecorvino Pugliano e, addirittura, Castelnuovo Cilento, distante 60 km (piu’ di un’ora di auto) dalla filiale di Bellizzi (SA), base dell’organizzazione. Neppure sono mancati un paio di nuovi correntisti, giunti nel Salernitano direttamente dalla provincia di Napoli. Per l’ultimo dei nove arrestati, legale rappresentante di una societa’ di comodo, e’ scattata la piu’ pesante accusa di riciclaggio, in quanto si e’ prestato a simulare la vendita di un’auto per giustificare il trasferimento dei fondi concessi dalla banca, cosi’ da farne perdere definitivamente le tracce. La segnalazione di anomalie e’ arrivata direttamente dalla Direzione Centrale dell’istituto. Il responsabile della filiale si e’ trovato costretto quindi a denunciare la probabile truffa, di cui egli stesso era, in realta’, uno dei principali artefici. Le Fiamme Gialle hanno cosi’ ricostruito che, a fronte di una novantina di finanziamenti concessi, per un’erogazione complessiva di oltre 800 mila euro, alla banca sono state rimborsate rate per neanche un decimo (meno di 80.000 euro). Considerato che agli “pseudo clienti” veniva lasciata grosso modo la meta’ delle somme, l’organizzazione ha potuto cosi’ incassare, nel brevissimo arco temporale di tre mesi, profitti illeciti nell’ordine di 350.000 euro. I finanzieri di Salerno hanno proceduto al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, di liquidita’ per circa 73 mila euro, nella disponibilita’ di tre degli indagati, nei cui confronti sono formulate anche le accuse di riciclaggio ed autoriciclaggio.

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    Truffa ai danni di una banca della provincia di Salerno: 9 arresti e 9 indagati

    Cronache » Cronaca Campania » Truffa ai danni di una banca della provincia di Salerno: 9 arresti e 9 indagati

    Cronaca Campania

    Pubblicato
    20 minuti fa
    in
    3 Novembre 2020

    La Guardia di Finanza di Salerno ha scoperto un’associazione che si e’ resa responsabile di una truffa ai danni di un istituto di credito. Nove le persone finite agli arresti domiciliari tra cui il direttore di una filiale di una banca di rilievo nazionale e due funzionari di banca all’epoca impiegati presso la stessa sede del direttore, tutti di Salerno e provincia.

    Sono accusati di truffa al falso, riciclaggio ed all’autoriciclaggio. Secondo chi indaga l’unico scopo dell’associazione era quello di frodare l’istituto di credito, attraverso l’erogazione di finanziamenti che, una volta elargiti, venivano restituiti soltanto in minima parte. Il sistema escogitato sfruttava il credito al consumo, che portava alla concessione del prestito nell’arco di 24 ore (si parla, infatti, di finanziamenti denominati “easy”). Ben definiti i compiti dei membri dell’organizzazione, nell’ambito della quale il direttore della filiale ed i due funzionari con lui in servizio predisponevano il carteggio necessario per autorizzare l’accreditamento delle somme, con tanto di buste paga e dichiarazioni dei redditi false, attestanti fittizi rapporti di lavoro.Altri cinque degli arrestati, invece, avevano il compito di reclutare gli “pseudo clienti”, persone disposte a presentarsi allo sportello per aprire il conto corrente e richiedere il prestito, che venivano assistite passo dopo passo nell’iter istruttorio e alle quali erano forniti i documenti necessari per accedere ai finanziamenti. Bisognava scegliere bene i complici ai quali proporre l’”affare”, chiamati a prestarsi al raggiro ai danni della banca, dietro la promessa di qualche migliaia di euro. Si trattava di persone prive di fonti di reddito, talvolta senza fissa dimora, anche con precedenti penali, che mai avrebbero avuto il riconoscimento del credito, se la loro pratica non fosse stata istruita con documentazione del tutto “farlocca”. La gran parte dei formali beneficiari dei prestiti venivano proprio dai Comuni di residenza dei cinque incaricati di intercettarli, Salerno e altri centri della provincia, Eboli, Battipaglia, Montecorvino Pugliano e, addirittura, Castelnuovo Cilento, distante 60 km (piu’ di un’ora di auto) dalla filiale di Bellizzi (SA), base dell’organizzazione. Neppure sono mancati un paio di nuovi correntisti, giunti nel Salernitano direttamente dalla provincia di Napoli. Per l’ultimo dei nove arrestati, legale rappresentante di una societa’ di comodo, e’ scattata la piu’ pesante accusa di riciclaggio, in quanto si e’ prestato a simulare la vendita di un’auto per giustificare il trasferimento dei fondi concessi dalla banca, cosi’ da farne perdere definitivamente le tracce. La segnalazione di anomalie e’ arrivata direttamente dalla Direzione Centrale dell’istituto. Il responsabile della filiale si e’ trovato costretto quindi a denunciare la probabile truffa, di cui egli stesso era, in realta’, uno dei principali artefici. Le Fiamme Gialle hanno cosi’ ricostruito che, a fronte di una novantina di finanziamenti concessi, per un’erogazione complessiva di oltre 800 mila euro, alla banca sono state rimborsate rate per neanche un decimo (meno di 80.000 euro). Considerato che agli “pseudo clienti” veniva lasciata grosso modo la meta’ delle somme, l’organizzazione ha potuto cosi’ incassare, nel brevissimo arco temporale di tre mesi, profitti illeciti nell’ordine di 350.000 euro. I finanzieri di Salerno hanno proceduto al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, di liquidita’ per circa 73 mila euro, nella disponibilita’ di tre degli indagati, nei cui confronti sono formulate anche le accuse di riciclaggio ed autoriciclaggio.

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    2 ore fa
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    3 Novembre 2020

    Villaricca. Carabinieri arrestano 45enne affiliato al clan De Rosa per tentata estorsione avvenuta durante il lockdown.

    Nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i Carabinieri della Compagnia di Giugliano in Campania hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Napoli, nei confronti di Giuseppe Turco, 45enne di Villaricca, considerato attiguo al clan camorristico denominato “De Rosa”, operante su Qualiano e comuni limitrofi.
    L’uomo è ritenuto gravemente indiziato di una tentata estorsione continuata ai danni di un commerciante della zona a cui, evocando il nome dei “compagni”, aveva formulato diverse richieste di denaro.In particolare, Turco, dall’inizio dello scorso mese di maggio, aveva più volte avvicinato il commerciante impegnato nei lavori di ristrutturazione per aprire la sua attività, invitandolo a “farsi vedere” per regolarizzare la sua posizione e transitando quotidianamente, con fare intimidatorio, davanti all’esercizio. A quel punto, però, l’imprenditore, non potendone più, ha trovato il coraggio di rivolgersi ai carabinieri.

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    Coltellate in strada a Battipaglia per motivi passionali: arrestato 27enne

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Coltellate in strada a Battipaglia per motivi passionali: arrestato 27enne

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    20 ore fa
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    31 Ottobre 2020

    Coltellate in strada a Battipaglia per motivi passionali: arrestato 27enne.

    Gli Agenti della Polizia di Stato hanno arrestato un giovane battipagliese per tentato omicidio. In particolare, nella tarda serata di ieri gli Agenti del Commissariato P.S. di Battipaglia sono intervenuti in città per una lite in strada tra una giovane coppia, in via Pergolesi. Nell’accaduto, l’uomo è stato soccorso dal 118 e trasportato presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Battipaglia dove i medici gli hanno curato le ferite da arma da taglio, con gravi lesioni alla coscia ed allo sterno.
    Gli Agenti delle Volanti del Commissariato, dopo rapidi accertamenti, hanno identificato il responsabile del reato, C.V, battipagliese del 1993, che, per cause ancora in fase di completa ricostruzione, ma verosimilmente legate a motivi passionali, in riferimento ad una donna contesa tra i due, ha compiuto l’insano gesto.L’autore dell’accoltellamento è stato dichiarato in arresto per il reato di tentato omicidio ed associato alla Casa Circondariale di Salerno, a disposizione della autorità giudiziaria.

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    Fuggono alla vista della polizia: uno era un latitante. Arrestati in via Nuova Poggioreale a Napoli

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    20 ore fa
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    31 Ottobre 2020

    Fuggono alla vista della polizia: uno era un latitante. Arrestati in via Nuova Poggioreale a Napoli.

    Ieri pomeriggio gli agenti del Commissariato Poggioreale, nel transitare in via Stadera hanno notato due persone in sella a uno scooter che, alla loro vista, si sono allontanate velocemente per eludere il controllo. I poliziotti, poco dopo, hanno intercettato il motociclo in via Nuova Poggioreale dove hanno intimato l’alt ai due occupanti che, dopo aver perso l’equilibrio ed abbandonato il mezzo, hanno continuato la fuga a piedi fino a quando sono stati raggiunti e bloccati dopo una colluttazione.
    Il passeggero, Alfonso Romano, 34enne napoletano, è stato arrestato poiché dal 12 settembre scorso, mentre si trovava ristretto agli arresti domiciliari per reati contro il patrimonio, si era sottratto alla misura rendendosi irreperibile e, nei suoi confronti, era stata disposta la custodia cautelare in carcere; inoltre, è stato trovato in possesso di una pistola giocattolo a salve priva di tappo rosso e denunciato per resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale e ricettazione poiché il motoveicolo su cui viaggiavano è risultato rubato. Il conducente, un 17enne casertano con precedenti di polizia, è stato trovato in possesso di un coltello a farfalla e denunciato per porto abusivo di armi, ricettazione, resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale, nonché sanzionato per guida senza patente poiché mai conseguita. Il veicolo, infine, è stato restituito al proprietario.

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    Recuperate 20 tonnellate di alluminio provento di rapina in un camion: arrestate 2 persone

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Recuperate 20 tonnellate di alluminio provento di rapina in un camion: arrestate 2 persone

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    11 ore fa
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    31 Ottobre 2020

    I carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di torre annunziata hanno arrestato per ricettazione un 49enne del posto e un 23enne di San Marzano sul Sarno già noti alle forze dell’ordine.

    Sono stati sorpresi mentre trasportavano un carico da 20 tonnellate di bobine di alluminio per uso industriale, provento di una rapina consumata pochi giorni fa nella provincia di caserta: il legittimo trasportatore era stato fermato e costretto, sotto minaccia, a cedere la merce. I due uomini, verosimilmente alla ricerca di potenziali acquirenti, sono stati controllati non appena giunti nel comune di San Marzano sul Sarno. Colti in flagranza per il possesso della refurtiva sono stati arrestati per ricettazione aggravata, mentre sono al vaglio eventuali connessioni con la precedente rapina.
    Il materiale trafugato, del valore di oltre 90mila euro è stato recuperato e riconsegnato al legittimo proprietario. Era destinato alle industrie del nord Italia.I due sono ora agli arresti domiciliari in attesa di giudizio; sotto sequestro il mezzo utilizzato per il trasporto.

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    A Napoli il Policlinico riconverte 150 posti al Covid

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    Accertati oltre 100 casi di positività al covid-19 in tutta la provincia di Caserta

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    9 ore fa
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    31 Ottobre 2020

    Coltellate in strada a Battipaglia per motivi passionali: arrestato 27enne.

    Gli Agenti della Polizia di Stato hanno arrestato un giovane battipagliese per tentato omicidio. In particolare, nella tarda serata di ieri gli Agenti del Commissariato P.S. di Battipaglia sono intervenuti in città per una lite in strada tra una giovane coppia, in via Pergolesi. Nell’accaduto, l’uomo è stato soccorso dal 118 e trasportato presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Battipaglia dove i medici gli hanno curato le ferite da arma da taglio, con gravi lesioni alla coscia ed allo sterno.
    Gli Agenti delle Volanti del Commissariato, dopo rapidi accertamenti, hanno identificato il responsabile del reato, C.V, battipagliese del 1993, che, per cause ancora in fase di completa ricostruzione, ma verosimilmente legate a motivi passionali, in riferimento ad una donna contesa tra i due, ha compiuto l’insano gesto.L’autore dell’accoltellamento è stato dichiarato in arresto per il reato di tentato omicidio ed associato alla Casa Circondariale di Salerno, a disposizione della autorità giudiziaria.

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    Cronaca Nera

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    9 ore fa
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    31 Ottobre 2020

    Fuggono alla vista della polizia: uno era un latitante. Arrestati in via Nuova Poggioreale a Napoli.

    Ieri pomeriggio gli agenti del Commissariato Poggioreale, nel transitare in via Stadera hanno notato due persone in sella a uno scooter che, alla loro vista, si sono allontanate velocemente per eludere il controllo. I poliziotti, poco dopo, hanno intercettato il motociclo in via Nuova Poggioreale dove hanno intimato l’alt ai due occupanti che, dopo aver perso l’equilibrio ed abbandonato il mezzo, hanno continuato la fuga a piedi fino a quando sono stati raggiunti e bloccati dopo una colluttazione.
    Il passeggero, Alfonso Romano, 34enne napoletano, è stato arrestato poiché dal 12 settembre scorso, mentre si trovava ristretto agli arresti domiciliari per reati contro il patrimonio, si era sottratto alla misura rendendosi irreperibile e, nei suoi confronti, era stata disposta la custodia cautelare in carcere; inoltre, è stato trovato in possesso di una pistola giocattolo a salve priva di tappo rosso e denunciato per resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale e ricettazione poiché il motoveicolo su cui viaggiavano è risultato rubato. Il conducente, un 17enne casertano con precedenti di polizia, è stato trovato in possesso di un coltello a farfalla e denunciato per porto abusivo di armi, ricettazione, resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale, nonché sanzionato per guida senza patente poiché mai conseguita. Il veicolo, infine, è stato restituito al proprietario.

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    Salerno, prestanomi per conto del clan Fabbrocino: sequestrato un patrimonio da 13 milioni di euro

    Cronaca

    Pubblicato
    15 minuti fa
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    29 Ottobre 2020

    Salerno. Utilizzavano prestanomi insospettabili per fare affari e reinvestire proventi illeciti ed eludere il fisco: è scattato il sequestro per i beni riconducibili al clan Fabbrocino.
    La guardia di Finanza di Salerno ha notificato a Francescoantonio Fabbrocino, nipote del boss Mario e al suo fidato prestanome Antonio Piccirillo due decreti di sequestro per confisca del valore di 13 milioni di euro, emessi dal tribunale Misure di prevenzione di Salerno, su richiesta della Dda.
    I due, secondo l’accusa, sceglievano persone benestanti, imprenditori già affermati e tutti incensurati, lontani da ogni tipo di sospetto per fare affari, sia entrando in società con partecipazioni aziendali, sia gestendo occultamente la rete di agenti che operavano per tutta la Campania.

    Le indagini svolte dalle fiamme gialle hanno consentito di accertare l’esistenza di sofisticati meccanismi elaborati per occultare la diretta titolarità delle ricchezze accumulate grazie alle attività illecite svolte dal clan mediante il ricorso all’intestazione fittizia di quote societarie ed immobili ad otto prestanomi. Sono stati accertati reimpieghi di somme illecite, nel periodo 2004-2010, per oltre un milione e mezzo di euro. Gli investigatori sono anche riusciti a ricostruire i beni accumulati, nonostante i soggetti utilizzati come “schermi”, tutti incensurati, godessero di una posizione imprenditoriale tale da far passare inosservati i cospicui flussi finanziari ed investimenti immobiliari, non lasciando trapelare alcun segnale di irregolarità, dimostrando che Francescantonio Fabbrocino continuava di fatto a gestire la contabilità delle aziende ed a mantenere la titolarità dei beni. Le società sequestrate operano nel settore immobiliare e della grande distribuzione di noti marchi di prodotti alimentari sull’intero territorio della provincia di Salerno. Alla base dei provvedimenti di sequestro, oltre alla notevole sproporzione tra i redditi dichiarati e le ricchezze riconducibili ai due destinatari, c’è la propensione a delinquere di entrambi i soggetti destinatari della misura, uno dei quali, nonostante fosse agli arresti domiciliari, pur di non rinunciare alla gestione in prima persona degli affari incontrava regolarmente collaboratori ed agenti della “rete vendite”. I finanzieri sono riusciti a ricostruire, nel dettaglio, l’intero schema di interposizione fittizia, sottoponendo a sequestro 9 complessi aziendali, 53 appartamenti, 4 villini, 17 garage, 8 appezzamenti di terreno e 16 partecipazioni in società di capitale, per un valore complessivo stimato in oltre 13 milioni di euro. L’amministrazione giudiziaria di tali aziende garantirà la continuità aziendale, salvaguardando così i posti di lavoro e i contratti in essere.

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    Cronaca

    Pubblicato
    32 minuti fa
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    29 Ottobre 2020

    Napoli. Lancia la droga nel water all’arrivo dei carabinieri ma non si salva dall’arresto: fermato un 46enne nel quartiere Mercato.
    I carabinieri del nucleo operativo di Napoli Stella hanno arrestato per detenzione droga a fini di spaccio Nunzio Savarese, 46enne del quartiere Mercato.Durante una perquisizione domiciliare Savarese è stato trovato in possesso di 8 bustine contenenti 8,6 grammi di marijuana. Poco prima del controllo, il 46enne era riuscito a disfarsi di altra droga lanciandola nel wc. I militari hanno però rintracciato la portante di scarico e recuperato altre 124 dosi della stessa sostanza, per complessivi 156 grammi.In manette, Savarese è stato sottoposto ai domiciliari in attesa di giudizio.

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    Lotta al caporalato: 2 arresti a Salerno e uno a Benevento

    Benevento e Provincia

    Pubblicato
    8 ore fa
    in
    28 Ottobre 2020

    Un’operazione della Dia di Firenze e della Polizia di Stato di Siena si è conclusa con l’arresto di tre persone accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la persona e il patrimonio.
    Gli arrestati sono accusati di appropriazione indebita, sfruttamento dei lavoratori sottoposti a condizioni degradanti, peculato, truffa aggravata, sottrazione fraudolenta di beni al fisco, auto-riciclaggio e violenza sessuale. Sequestrate anche quote societarie per oltre 600 mila euro. La Direzione investigativa antimafia del capoluogo toscano, con la collaborazione dei poliziotti della questura senese e i carabinieri del nucleo dell’ispettorato del lavoro di Siena, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’imprenditore Luigi Pergamo, nato e residente a Salerno, 44 anni, e degli arresti domiciliari a carico dell’avvocato Carmela Ciminelli, nata in provincia di Potenza e residente nella provincia di Salerno, 38 anni, moglie di Pergamo, e dell’imprenditore Luigi Procaccini, nato a Benevento, 64 anni.
    I destinatari dei provvedimenti sono tutti indagati per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di vari delitti di natura patrimoniale e tributaria. L’organizzazione si è avvalsa anche di due notai per la formazione di numerosi atti pubblici societari, quali volture di cessione di quote, affitto di aziende, cessioni di aziende, ideologicamente falsi circa la reale indicazione e titolarità effettiva dei soggetti coinvolti. Nei loro confronti è stata richiesta la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio, che sarà eventualmente applicata all’esito dell’interrogatorio.

    A capo dell’organizzazione c’era Luigi Pergamo che, con l’aiuto della moglie e dei suoi stretti collaboratori, per assicurare vantaggi e utilità a cosche calabresi, aveva messo in piedi una complessa attività illecita di spoliazione, sistematica, di beni delle aziende (strutture alberghiere) che conduceva, raggirando i cedenti sulla propria solvibilità, frodando il fisco, impiegando personale a nero ed intestando diverse società a prestanome. Tra i vari passaggi societari sono emersi contatti con soggetti riconducibili alla criminalità organizzata calabrese, tuttora in corso di approfondimento. Tra i reati contestati, vi sono anche i reati d’intestazione fittizia di beni ed appropriazione indebita, in quanto i pagamenti destinati alle società fittiziamente intestate incaricate di gestire gli alberghi, soprattutto a Chianciano Terme (Si), venivano dirottati verso altre persone giuridiche, sedenti in altre città e apparentemente non riconducibili alle stesse persone fisiche, con grave nocumento ai creditori delle strutture alberghiere, di fatto insolventi e/o morose. Con questo meccanismo, sono state truffate importanti società di servizi pubblici toscane, che di fatto hanno subito un pesante danno.
    Di particolare rilievo la contestazione del reato d’intermediazione illecita e sfruttamento di lavoro, il cosiddetto caporalato, emerso in quanto Pergamo e due dei suoi prestanome avrebbero impiegato e/o reclutato, nell’ambito delle attività alberghiere gestite dall’associazione, manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori. Quest’ultimi hanno evidenziato, infatti, particolari condizioni alle quali erano chiamati a sottostare: paghe di circa 500,00/800 euro al mese per prestazioni di lavoro di 10/12 ore al giorno, senza riposo settimanale, senza ferie né versamento di contributi. Alcuni dipendenti non sono mai stati retribuiti e due donne hanno anche denunciato episodi di violenza sessuale da parte del datore di lavoro. Il gip del Tribunale di Firenze, Alessandro Moneti, a conclusione di complesse indagini coordinate dal sostituto procuratore Giulio Monferrini della locale Direzione Distrettuale Antimafia, ha disposto 15 perquisizioni locali di società riferibili agli indagati – alcune risultate inesistenti – con sedi a Firenze, Milano, Roma, Rimini, Chianciano Terme (Si), il sequestro delle quote del capitale sociale di 15 persone giuridiche, per un valore complessivo di oltre 600.000 euro, nonché 2 perquisizioni presso gli studi di due notai, entrambi di Firenze. La complessa attività, coordinata dal II Reparto della Direzione Investigativa Antimafia, ha riguardato le province di Firenze, Siena, Salerno, Benevento e Napoli, e ha visto impegnati anche il personale della Dia di Napoli e Salerno, dei Comandi Provinciali Carabinieri e Guardia di Finanza e delle questure nelle province interessate dal provvedimento dell’autorità giudiziaria.

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    Benevento e Provincia

    Pubblicato
    3 ore fa
    in
    28 Ottobre 2020

    Benevento eliminato dalla Coppa Italia: 4-2 dell’Empoli nel Sannio costruito nella ripresa grazie all’ingresso in campo, decisivo, di Mancuso, protagonista di una tripletta.

    Dopo una prima frazione priva di occasioni, il match si infiamma nel secondo tempo: bastano 2′ ad Olivieri per sbloccare il punteggio sfruttando un contropiede di Bajrami. Il Benevento riesce a trovare il pareggio grazie alla deviazione vincente di Maggio che trasforma in gol un corner conquistato. In sei minuti pero’ l’Empoli accelera grazie all’intuizione di Dionisi dalla panchina: dentro Mancuso che al 15′ della ripresa trova il varco giusto da calcio d’angolo e poi supera Manfredini, dopo il cross ancora di Bajrami. Al 35′ st, la Strega resta in inferiorita’ numerica: rosso diretto per Schiattarella e rimonta che si complica. A chiudere la sfida e’ sempre Mancuso: destro a centro area al 40′ della ripresa e tripletta personale che condanna il Benevento. Vano il gol di Moncini in pieno recupero: al “Vigorito” finisce 2-4 e l’Empoli supera il terzo turno.

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