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    Tentato omicidio in via Roma, a giudizio due donne

    A giudizio, con l’accusa di tentato omicidio, due donne ritenute responsabili dell’accoltellamento il 13 settembre scorso, in via Roma a Terracina, del 50enne Francesco Di Fonso.Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Pierpaolo Bortone, ha disposto un processo per Daniela Zucconelli e Daniela Mena, che con un coltello da cucina avrebbero ferito, al culmine di un litigio, la vittima all’addome.
    La prima udienza è fissata per il prossimo 15 dicembre, davanti al Tribunale di Latina.

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    Usura e altri illeciti, sequestrata maxi villa a due uomini di Pontecorvo

    Tocca anche la provincia di Latina l’inchiesta della Procura della Repubblica di Cassino su un giro di usura con prestiti a strozzo anche durante la pandemia.La Finanza di Frosinone, su ordine del Tribunale di Roma, a cui si sono rivolti il procuratore Luciano d’Emmanuele e il sostituto Roberto Bulgarini Nomi, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo anticipato finalizzato alla confisca di beni e utilità nella disponibilità di Maurizio e Giuseppe Sardelli, di 60 e 31 anni, padre e figlio, residenti a Pontecorvo, bloccando una lussuosa villa a Terracina, quote societarie, auto e rapporti finanziari.
    Il 60enne e il 31enne sono stati considerati dai giudici persone socialmente pericolose, perché abitualmente “dedite a traffici delittuosi e che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi delle attività delittuose, specificate in quelle connesse ai delitti di usura, bancarotta fraudolenta e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, i cui proventi hanno reinvestito nel settore delle scommesse e delle costruzioni residenziali, intestandole anche a componenti del proprio nucleo familiare”. Illeciti che andrebbero avanti da venti anni.

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    Nomina bocciata dalla Corte dei Conti, il sindaco corre ai ripari

    Avviata un’indagine dalla Procura presso la Corte dei Conti e specificato dai magistrati che l’incarico assegnato dal Comune di Ponza all’architetto Roberto Guratti è illegittimo, il sindaco Francesco Ferraiuolo ha revocato l’incarico al professionista scelto per dare supporto al responsabile del servizio urbanistica e demanio marittimo.Il Comune aveva assegnato l’incarico della durata di sei mesi a Guratti il 18 settembre scorso, rinnovando quello già conferito allo stesso il 15 marzo 2019.
    Nessuno a quanto pare si sarebbe accorto che quell’operazione non era possibile.
    Il 17 novembre il segretario generale del Comune, visto il procedimento avviato dagli inquirenti contabili e “condividendo i rilievi di illegittimità degli incarichi conferiti all’architetto Roberto Guratti, come rilevati da detta Procura Regionale, in quanto soggetto in quiescenza”, ha invitato il primo cittadino ad adottare in autotutela la revoca dell’incarico attribuito al professionista.
    Un provvedimento sollecitato dal segretario generale il 21 novembre, “evidenziando che sul punto non si necessita dell’apertura (avvio) di un “procedimento amministrativo” che non sia un atto di revoca, in quanto risulterebbe palese l’illegittimità dell’incarico conferito, evidenziando che in mancanza avrebbe avocato a sé il procedimento de-quo”.
    Il sindaco ha voluto comunque avere un colloquio col segretario e gli ha anche chiesto di poter vedere la nota della Procura regionale della Corte dei Conti.
    Il segretario ha risposto che tale nota è secretata ed ha ribadito l’invito ad adottare, con urgenza, l’atto di revoca.
    A quel punto il primo cittadino si è deciso e ha proceduto alla revoca in autotutela.
    Occorrerà ora vedere cosa deciderà la Procura contabile.

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    Sospesa dal Tar l’interdittiva antimafia emessa nei confronti della Loas

    Sospesa l’interdittiva antimafia emessa il 6 ottobre scorso dal prefetto di Latina nei confronti della Loas spa.Il Tar di Latina, accogliendo la richiesta della società, ha congelato il provvedimento con cui era stata rigettata l’istanza presentata dall’azienda di Aprilia il 30 dicembre dello scorso anno ai fini del rinnovo dell’iscrizione nell’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa, che come precisato dallo stesso prefetto ha lo stesso valore dell’interdittiva.
    A impugnare tale provvedimento è stata la Loas tramite gli avvocati Roberto D’Amico e Giovanni Malinconico, sostenendo che non vi fossero i presupposti per l’applicazione della misura.
    Ad un primo esame, i giudici amministrativi hanno ritenuto che il ricorso non sia sprovvisto di fumus boni iuris, considerando che il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, per cui uno dei soci al 50% della spa, Antonio Martino, coinvolto nell’inchiesta della Dda di Roma sulla cosiddetta cava dei veleni ad Aprilia, ha patteggiato la pena, è tra quelli per cui sono previsti determinati provvedimenti soltanto quando rappresenta lo scopo di un’associazione per delinquere.
    La vicenda verrà poi discussa nel merito al Tar il prossimo 24 marzo.
    Sul rogo che il 9 agosto scorso ha devastato l’azienda di recupero rifiuti di via dei Giardini proseguono intanto le indagini del sostituto procuratore della Repubblica di Latina, Andrea D’Angeli, che ha già indagato il legale rappresentante della società, Alberto Barnabei.

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    Contagiati dal Covid e morti nella Rsa, aperta un’inchiesta

    Aperta dalla Procura della Repubblica di Latina un’inchiesta sulla Rsa di Cori, dove in un mese sono morti 19 anziani, 18 dei quali dopo essere risultati positivi al Covid.Il procuratore capo Giuseppe De Falco ha aperto un fascicolo dopo che i familiari di una delle vittime hanno presentato una denuncia e ha delegato le indagini alla squadra mobile.
    Gli inquirenti, appurato che i morti sono molti di più, la maggior parte anziani originari di Roma, Latina e Cisterna, estenderanno però gli accertamenti e sulla vicenda sta effettuando delle verifiche anche l’Asl.
    Il focolaio è stato scoperto a fine ottobre e in totale allo stesso sono stati considerati riconducibili 85 contagi.
    Nella Rsa, gestita dal gruppo Giomi, l’Azienda sanitaria ha poi deciso di inviare anche dei pazienti Covid dimessi dagli ospedali che necessitano ancora di assistenza.
    Una decisione presa dopo la scoperta del focolaio, assicura il direttore generale Giorgio Casati, e potendo così trasformare la residenza sanitaria in una residenza Covid senza particolari rischi.
    In base agli accertamenti sinora compiuti dall’Azienda sanitaria, infine, a portare il virus nella struttura sarebbe stato un operatore, con ogni probabilità asintomatico, come accaduto anche in altri centri per anziani.
    E per evitare il ripetersi di tali situazioni la Regione Lazio e l’Asl hanno ora deciso di sottoporre a tampone, ogni 15 giorni, tutti quelli che lavorano nelle strutture per la terza età.

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    Carenze sull’antincendio all’hotel Serapo, condanna definitiva

    Condanna definitiva per Antonio Di Ciaccio, titolare dell’hotel Serapo, una storica attività di Gaeta alle pendici di Monte Orlando.Il 19 settembre 2018 il Tribunale di Cassino ha condannato l’imprenditore per carenze sul fronte antincendio riscontrate in un’ispezione compiuta dai vigili del fuoco nella struttura alberghiera il 30 ottobre 2013.
    In particolare, Di Ciaccio avrebbe omesso di dotare la struttura di adeguata segnalazione certificata antincendio, di adottare misure volte a prevenire gli incendi e a tutelare l’incolumità delle persone, essendo l’hotel privo di compartimentazioni, variazione e distribuzione d’uso di alcuni locali ed altro, e di dotare lo stesso di impianti di protezione dagli incendi completi, quali idranti e impianti di rilevazione.
    Contestazioni per cui il Tribunale ha condannato l’imputato a 1.600 euro di ammenda, con sospensione condizionale della pena.
    Una sentenza ora resa definitiva dalla Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso di Di Ciaccio.

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    Sei arresti per la consegna a domicilio della cocaina per clienti ricchi: ‘Portami la birra’

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    Scarcerato Zampano: fu trovato con 4 kg di marijuana gia confezionata più altre 274 piantine

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    Napoli, colpo al clan Puccinelli del rione Traiano: 6 arresti

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Napoli, colpo al clan Puccinelli del rione Traiano: 6 arresti foto da sala stampa carabinieri napoli <![CDATA[]]> Napoli, colpo al clan Puccinelli del rione Traiano: 6 arresti. Nel corso della mattinata, in provincia di Napoli, Benevento e Terni, i militari del Comando Provinciale di Napoli hanno dato esecuzione […] LEGGI TUTTO

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    Processo antidroga “Fiore”, condanne per i sette imputati

    Tutti condannati i sette imputati nel processo denominato “Fiore”, scaturito dalle indagini antidroga portate avanti dai carabinieri di Terracina e Fondi e culminate lo scorso anno con l’esecuzione di sette misure cautelari.Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, ha condannato Mirco Fiore a 4 anni di reclusione e 12mila euro di multa, Gianluigi Raso a un anno e mille euro, Lorenzo Faiola a un anno e mille euro, Salvatore Iannicelli a tre anni e quattro mesi e 16mila euro, Giorgia Ranieri a 2 anni e 8 mesi e 12mila euro, Mirko Iuliano a 2 anni e 8 mesi e 12mila euro, e Domenico D’Alessandro a 8 mesi e 667 euro.
    Le indagini si sono concentrate sullo spaccio di droga – cocaina, hashish, marijuana e amnesia – nell’area di Fondi e nei Comuni vicini, Sperlonga, Formia, Terracina, Itri e San Felice Circeo.

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    Abusi sessuali lungo la pista ciclabile, condannato un informatico

    Condannato a 4 anni e otto mesi di reclusione l’informatico accusato due anni fa di due episodi di violenza sessuale lungo la pista ciclabile a Latina.Ad emettere la sentenza per il 39enne, M.C. le sue iniziali, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, che ha accolto quasi integralmente la richiesta di condanna formulata dal pm Andrea D’Angeli.
    Il giudice ha inoltre condannato l’imputato a risarcire le due donne, che si sono costituite parte civile tramite gli avvocati Gianni Lauretti e Alessandro Mariani.
    Per tali vicende, il 6 giugno 2018, l’informatico venne anche arrestato e alla fine, difeso dall’avvocato Francesco Vasaturo, ha scelto un processo con rito abbreviato, dunque allo stato degli atti.
    Il 39enne è stato condannato con l’accusa di aver abusato sessualmente delle due donne, che in aula hanno confermato le accuse, il 29 aprile e il 1 maggio 2018.
    Nel primo caso la presunta vittima è una 44enne che stava camminando lungo la pista ciclabile dopo aver forato una gomma della sua bicicletta.
    La donna vide uno sconosciuto con i pantaloni abbassati, che stava compiendo atti di autoerotismo.
    Quest’ultimo le si sarebbe quindi avvicinato, sporcandole i vestiti e poi scappando.
    La seconda donna, una 30enne, era invece in bici, sarebbe stata fatta cadere a terra dall’imputato e a quel punto sarebbe stata palpeggiata.

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    Confisca dei beni di Zangrillo annullata dalla Corte di Cassazione

    Abbiamo atteso qualche giorno a rendere nota la decisione della Suprema Corte, anche perché non lo ritenevamo necessario atteso che sino ad oggi dopo poche ore da ogni udienza arrivava puntuale un comunicato che evidenziava il sequestro o la confisca dei beni della famiglia Zangrillo; tuttavia con il passare dei giorni abbiamo pensato che questa volta, forse, il comunicato non sarebbe arrivato.La Suprema Corte di Cassazione, infatti, ha accolto il Ricorso proposto dalla difesa di Vincenzo Zangrillo e dei suoi familiari, rappresentata dagli Avvocati Giuseppe Stellato e Pasquale Cardillo Cupo, annullando la confisca disposta nelle precedenti decisioni adottate dal Tribunale di Latina e dalla Corte di Appello di Roma, rimandando gli atti indietro ad altra Sezione della Corte di Appello per nuova pronuncia.
    “La procedura a carico di Zangrillo e dei suoi familiari è priva di ogni minimo elemento di fatto e di diritto per giustificare una confisca; a carico dello stesso c’è un abuso edilizio di venti anni fa – ha dichiarato l’Avv. Cardillo Cupo – e fondare su questo e mere illazioni un giudizio di pericolosità significa distorcere il senso delle misure di prevenzione.”
    Soddisfazione, infine, è stata espressa dall’Avv. Giuseppe Stellato, che ora attende il deposito delle motivazioni della Suprema Corte sull’accoglimento dei Ricorsi della difesa per poter sollecitare la nuova udienza in Corte di Appello nella convinzione di vedere presto restituiti alla famiglia Zangrillo i beni ottenuti con una vita di lavoro e di sacrifici.

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