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    Morte del ragazzo di Giugliano nella discoteca il Ciclope: condannato il titolare

    E’ stato condannato due anni e mezzo di carcere Lello Sacco, il titolare della nota discoteca Il Ciclope di Marina di Camerota dove la notte tra il 10 e l’11 agosto del 2015, trovò la morte il giovane Crescenzo Della Ragione.
    Il giovane di Giugliano fu colpito da un sasso staccato dal costone della montagna che sovrasta la discoteca. I giudici del Tribunale di vallo della Lucania hanno anche condannato la società che gestiva il locale, la Ciclope srl al pagamento di un indennizzo a carico dei familiari della vittima, il padre (difeso dall’avvocato Felice Lentini) e la madre (difesa dal penalista Domenico Lentini). La provvisionale dovrà essere calcolata in sede civile.
    Era già stato condannato a un anno e sei mesi Antonio Campanile che aveva chiesto il rito abbreviato. Il buttafuori di Napoli era accusato di favoreggiamento per aver fatto sparire il masso che travolse e uccise Crescenzo.
    Erano invece stati prosciolti dal gip gli altri imputati, tra cui gli ex sindaci di Camerota Domenico Bortone, Antonio Troccoli, e Antonio Romano. Quest’ultimo era primo cittadino nel 2015 quando avvenne la tragedia. Niente processo anche per i tre comandanti dei vigili urbani Antonio Ciociano, Donato Salvato e Giovanniantonio Cammarano e i due tecnici Antonio Gravina, e Gennaro D’Addio. Tutti erano accusati di omicidio colposo.
    “Con questa sentenza – hanno commentato a Il Mattino, gli avvocati e cugini Lentini – vengono finalmente riconosciute le responsabilità di una morte che qualcuno aveva pensato di far passare per casuale senza il riconoscimento di alcuna responsabilità. Abbiamo fatto un primo passo importante verso la verità dei fatti sperando di dare conforto ad una famiglia che è devastata dal dolore”.

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    Uccide la moglie e si impicca al cavalcavia dell’autostrada

    Uccide la moglie e poi si toglie la vita su un cavalcavia dell’autostrada A2. E’ successo a San Mango Piemonte, in provincia di Salerno.
    Secondo le prime informazioni, un 60enne avrebbe ucciso la moglie 62enne colpendola più volte con un coltello, poi si è allontanato dalla sua abitazione raggiungendo un cavalcavia dell’autostrada e qui si è tolto la vita.
    Sul posto sono intervenuti i Carabinieri. Presenti anche le squadre Anas per la gestione della viabilità: il traffico sull’autostrada A2 è stato provvisoriamente chiuso tra gli svincoli di San Mango Piemonte e Pontecagnano Nord.
    Alla scena avrebbero assistito i due figli della coppia, uno dei due si era recentemente laureato a Fisciano. Sui social ci sono le foto della famiglia sorridente il giorno della laurea.

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    Spaccio di droga in costiera amalfitana: 9 arresti

    I carabinieri della compagnia di Amalfi, insieme con il nucleo cinofili di Sarno e il Settimo Elinucleo Carabinieri di Pontecagnano, ha eseguito una misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di nove persone.Agli indagati sono stati contestati, a vario titolo, i reati di produzione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso delle attività d’indagine, svolte dai militari dell’Arma tra il mese di giugno e il mese di dicembre 2019, sono stati, anche, individuati due appezzamenti di terreno adibiti alla coltivazione di canapa indica. Nel corso delle operazioni di esecuzione delle predette misure cautelari e delle contestuali perquisizioni, è stata rinvenuta sostanza stupefacente.
    In casa di un altro indagato, non ancora rintracciato, è stata rinvenuta ulteriore droga. Una persona e’ finita in carcere, quattro agli arresti domiciliari e altre quattro hanno ottenuto dal gip la misura cautelare dell’obbligo di dimora nei comuni di residenza. E’ l’esito di una operazione di contrasto allo spaccio di stupefacenti, coordinata dalla Dda di Salerno, eseguita questa mattina dai carabinieri della Compagnia di Amalfi con il supporto del nucleo Cinofili di Sarno e del settimo Elinucleo di Pontecagnano.
    Non e’ stato ancora rintracciato, invece, il decimo indagato, nella cui abitazione sono stati rinvenuti un panetto di 100 grammi di hashish e 2 grammi di marijuana. Agli indagati, la procura di Salerno contesta, a vario titolo, i reati di produzione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso dell’indagine, svolta tra giugno e dicembre 2019, sono stati anche individuati due appezzamenti di terreno adibiti alla coltivazione di canapa indica.
    Questa mattina, i militari dell’Arma, nel corso dell’esecuzione delle misure cautelari e delle perquisizioni, hanno ritrovato, nella disponibilita’ di uno degli indagati per il quale il gip aveva disposto la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, dieci grammi di cocaina, 45 grammi di marijuana e 113 grammi di hashish. Per questo, e’ stato arrestato in flagranza.

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    Paestum, trasferita a Nisida la 16enne che ha ucciso la nonna

    È stata trasferita all’alba nel carcere di Nisida la ragazza di 16 anni che, ieri sera, ha ucciso con sei coltellate la nonna di 76 anni.Il fatto è avvenuto in via delle Tavernelle, a Capaccio Paestum nel Cilento, nell’abitazione dell’anziana. I carabinieri della compagnia di Agropoli, guidati dal capitano Fabiola Garello, sono ancora al lavoro per ricostruire la dinamica e i motivi dell’omicidio.
    Il tutto sarebbe avvenuto, presumibilmente, al culmine di una lite. Anche la ragazza, infatti, ha riportato una lieve ferita al braccio per la quale è stata medicata all’ospedale di Eboli. Da quanto si apprende, dal momento in cui è stata arrestata, non avrebbe parlato.
    Gli investigatori, dunque, sono al lavoro per capire cosa possa aver provocato una tragedia definita da tutti inimmaginabile. La 16enne – che è vicina a compiere i 17 anni – non ha mai avuto problemi di alcun tipo e che potessero lasciare presagire qualcosa. Nemmeno i genitori, sconvolti per l’accaduto, riescono a darsi una spiegazione.
    La nonna viveva da sola nell’abitazione di via delle Tavernelle, a due passi dal Parco archeologico di Paestum. Era rimasta vedova e, qualche volta, la nipote si recava a farle visita. Probabile che anche ieri si sia recata a casa sua per lo stesso motivo. Quello che è accaduto, poi, è ancora tutto da ricostruire.
    Dagli accertamenti è emerso che l’anziana è stata colpita quattro volte alla schiena, una volta alla nuca e un’altra all’addome. L’arma utilizzata è un coltello a serramanico che è stato rinvenuto accanto al cadavere e sequestrato dai carabinieri.
    La ragazza, dopo aver compiuto il gesto, è uscita in strada dove è stata trovata dai militari. La salma della nonna è stata trasferita all’obitorio di Eboli dove sarà sottoposta ad autopsia. Le indagini sono coordinate dalla Procura per i minorenni di Salerno.

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    Fisciano, bimba giù dal balcone, il padre: “Ho agito spinto da Dio”

    “Ha detto che è stata la parola di Dio a fargli lanciare la bambina dalla finestra”.A dirlo ai giornalisti è stato l’avvocato Silverio Sica, difensore – insieme al collega Tommaso Amabile – del 40enne di Fisciano accusato del tentato omicidio della figlia di due anni. La bimba, dopo essere stata lanciata dal terzo piano, è salva per miracolo.
    Il gip di Salerno, Daniela De Nicola, si e’ riservato di decidere sulla posizione del padre della bimba di due anni precipitata giu’ dal balcone di casa a Fisciano domenica scorsa.
    “A nostro giudizio e’ una vicenda di natura psichiatrica. Il nostro assistito, dopo aver sostenuto che la bambina era caduta in maniera accidentale, come un fiume in piena, ha ammesso di averla buttata lui e ha raccontato di un ordine ricevuto Dio e della sua certezza che si sarebbe salvata perche’ cosi’ ha voluto Dio”, ha spiegato  l’avvocato Silverio Sica, difensore dell’uomo.
    Il legale, che lo assiste insieme con il collega Tommaso Amabile, sottolinea che la condizione psichiatrica del loro assistito e’ molto grave. Al gip Daniela De Nicola, gli avvocati hanno chiesto l’attenuazione della misura e il ricovero in struttura psichiatrica.
    Intanto, resta ricoverata nel reparto di Ortopedia al Santobono di Napoli, dove ha subito un intervento per la frattura dell’omero destro, la bimba, le cui condizioni sono migliorate. Il padre, un quarantenne, e’ stato arrestato nella serata di domenica scorsa dopo le indagini svolte dai carabinieri e rinchiuso nel carcere di Bellizzi Irpino.
    Quando i militari dell’Arma della Stazione di Fisciano, domenica mattina, hanno raggiunto il palazzo di corso San Vincenzo Ferreri, a due passi dal Comune, hanno trovato la mamma con in braccio la figlioletta li’ dove la piccola era precipitata e il padre, in stato di shock, disteso sul letto.

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    Bimba caduta a Fisciano, per il legale “fatto accidentale”

    “Le notizie, ovviamente molto ufficiose che abbiamo raccolto, sembrerebbero avvalorare la tesi di una caduta accidentale che ovviamente è tutta da verificare”. È quanto riferito ai microfoni dell’emittente tv Ottochannel dall’avvocato Tommaso Amabile, legale che assiste insieme al collega Silverio Sica, il 40enne accusato del tentato omicidio della figlia di due anni, caduta nel vuoto a Fisciano da una finestra del terzo piano.
    “Siamo in attesa dell’interrogatorio di garanzia, anche per capire meglio gli elementi su cui si fonda l’accusa dei carabinieri che hanno condotto l’indagine”, ha spiegato Amabile . “Per la brevissima interlocuzione che ho avuto con il mio assistito quando è stato confermato il provvedimento restrittivo, il primo che non riesce a darsi pace per quello che è successo è proprio lui”.
    L’uomo, da quanto si apprende, avrebbe riferito che la bimba sarebbe caduta dalla finestra mentre la stava cambiando. Tesi che, però, si scontra con l’ipotesi accusatoria del tentato omicidio. Uno scenario inimmaginabile per tanti.
    “È una persona conosciuta da tutti, un ragazzo che è venuto su da solo, che si è fatto con le sue mani, che si è laureato, che ha partecipato a concorsi pubblici e che oggi ricopre un incarico di responsabilità”, ha evidenziato Amabile.
    “Uno che non si è mai fatto sentire nella comunità fiscianese, sposato con una brava ragazza conosciuta tantissimi anni fa, veramente inspiegabile quello che è successo”. Un evento che, ribadisce Amabile, è legato “a questo evento fortuito che ha scosso la comunità tutta”. 
    Ma questa versione è in netto contrasto con la tesi dei carabinieri: “È un fatto doloso e non accidentale”: è quanto sostiene il luogotenente Bruno Sacchinelli, comandante della stazione dei carabinieri di Fisciano.
    “Abbiamo trovato la bambina in braccio alla madre sull’asfalto e poi siamo saliti immediatamente su, nell’abitazione, dove c’era il padre riverso sul letto in completo stato di choc”, ha spiegato il militare, ripercorrendo gli istanti che hanno caratterizzato l’intervento dei carabinieri.
    “Le indagini, coordinate dalla procura di Nocera Inferiore, risultano ancora complesse. Abbiamo svolto accertamenti con la sezione rilievi del Comando provinciale di Salerno e abbiamo ricostruito la vicenda, che deve essere ancora approfondita, ma propende per una responsabilità sicuramente del padre”. Sacchinelli, inoltre, ha spiegato che “la mamma è stata sentita e per il momento non si è espressa in merito”.
    L’indagine, coordinata dalla procura di Nocera Inferiore, e affidata ai carabinieri, dovra’ chiarire se si sia trattato di un incidente, di un fatto doloso o di un gesto inconsulto.
    Intanto, dopo i rilievi della Scientifica dell’Arma, emerge come probabile la circostanza che sia stata una recinzione in ferro, non lontana da quel palazzo di corso San Vincenzo Ferreri in cui e’ accaduto tutto ad aver attutito la caduta della bambina, poco prima delle 10 di ieri mattina, dalla finestra al terzo piano dell’abitazione dove si trovava con i genitori.
    La piccola, nonostante un volo di circa dieci metri, e’ salva. All’arrivo, i carabinieri della locale Stazione l’hanno trovata in braccio alla madre sull’asfalto, mentre il padre era in casa seduto sul letto in stato di choc. La bimba e’ stata trasportata dai sanitari del 118 de La Solidarieta’ prima all’ospedale di Salerno e, poi, trasferita al nosocomio pediatrico Santobono di Napoli.
    Non e’ in pericolo di vita, ma ha riportato una frattura scomposta dell’omero destro, qualche ematoma e contusioni. La madre e’ stata sentita a lungo dagli inquirenti, tuttavia quanto accaduto resta tutto da accertare. In serata, il padre era stato arrestato e portato in carcere.
     “Tutti conoscevano bene questa famiglia, una famiglia perbene, senza particolari disagi. Non c’era stato mai nessun segnale, mai nessuna segnalazione ai servizi sociali”. Lo ha detto il sindaco di Fisciano , Vincenzo Sessa: ieri mattina, nella città della Valle dell’Irno una bimba di due anni è precipitata nel vuoto dal terzo piano.
    Viva per miracolo, il padre è stato arrestato per tentato omicidio. “Questa bambina è stata tanto desiderata da questa coppia. Siamo ancora increduli per quanto accaduto”, le parole del primo cittadino.
    Il sindaco di Fisciano: “La comunità è sotto choc”
    “C’è una comunità sotto choc. Da ieri non ci diamo pace perché è una famiglia tranquilla, senza apparenti problematiche, inserita in tutti i contesti sociali della comunità. Siamo contenti che la bambina si sia salvata, che non abbia riportato gravi lesioni. Come comunità ci stringiamo intorno alla famiglia perché capiamo l’immane tragedia che è successa e siamo senza parole”.
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    Ristorante vittima di usura e tentata estorsione: a giudizio gli aguzzini

    Mancano ancora poco più di due mesi alle festività natalizie, ma la spia rossa del rischio estorsione sotto l’albero per commercianti, artigiani e piccoli imprese è già accesa per l’Associazione SOS antiracket antiusura.
    L’aps guidata dal presidente Tommaso Battaglini, all’indomani della relazione semestrale della DIA che ha fotografato l’andamento criminale a Salerno e provincia nel II semestre 2021, posiziona la lente d’ingrandimento sulla necessità di mantenere alta l’asticella dell’attenzione ed avviare, in anticipo, una capillare Campagna di prevenzione.
    Nel frattempo prosegue il lavoro dell’Ufficio Legale coordinato dal penalista Antonio Picarella. È di alcuni giorni fa il rinvio a giudizio disposto per usura e tentata estorsione ai danni di un’attività ristorativa di Salerno città, la cui proprietà si era rivolta proprio ad SOS antiracket, costituita parte civile al fianco della vittima, per la denuncia e l’assistenza legale.
    La prima udienza è in calendario nei primi giorni di dicembre dinanzi al I Collegio della I Sezione Penale del Tribunale di Salerno.
    «La relazione testimonia il grande lavoro di magistratura ed investigatori, ma tutti noi dobbiamo fare di più – dichiara Battaglini – e il dippiù è racchiuso nella necessità di un maggiore ascolto del territorio dove le associazioni come la nostra rappresentano un primo contatto con le vittime ed una prima linea di trincea sul fronte della lotta ai reati di usura, estorsione e sovraindebitamento.
    Noi siamo qui – aggiunge – a disposizione delle autorità per ogni attività di supporto alle indagini, ma soprattutto rinnoviamo l’appello a famiglie, imprenditori, commercianti: denunciate!»
    #DENUNCIARECONVIENE, anche in forma anonima, con le dovute e necessarie precauzioni.Non importa come, l’importante è prendere il telefono e comporre il nostro #numerodedicato 379 137 662 8 LEGGI TUTTO

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    Salerno, truffa nell’ambito del piano sociale di zona: 15 indagati

    Salerno, truffa nell’ambito del piano sociale di zona: 15 indagati. Operazione “Nottingham” della Guardia di Finanza Salerno: eseguite perquisizioni e sequestri per oltre 300mila euroSu disposizione di questa Procura della Repubblica, la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Salerno ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, nei confronti di 15 soggetti tra responsabili di progetto, cooperative sociali e società di promozione, nell’ambito delle risorse derivanti dai Fondi Strutturali del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali.
    Sotto il coordinamento di questa Autorità Giudiziaria, i finanzieri della Compagnia di Vallo della Lucania hanno svolto specifici approfondimenti finalizzati, tra l’altro, all’analisi delle spese sostenute dall’ufficio del Piano di Zona S/8 nell’ambito del “Progetto Rei” (reddito di inclusione), che prevedeva il “servizio di sostegno educativo scolastico ed extrascolastico” diretto a minori appartenenti a nuclei familiari beneficiari della predetta misura di sostegno, e che vivono in condizioni di rischio sociale.
    Le indagini, durate quasi due anni, hanno permesso di svelare come le somme erogate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per il progetto socio-assistenziale, siano state dilapidate a causa della mala gestio dei responsabili dell’ufficio di Piano.
    Grazie ad un’articolata e puntuale attività, le Fiamme Gialle Vallesi hanno scoperto le diverse condotte illecite realizzate dagli indagati.
    È stata accertata, in primis, la presentazione di documentazione falsa utile ad ottenere il riconoscimento di spese di promozione mai effettuata, per oltre 115 milia euro, da parte di una società incaricata dei servizi informatici e pubblicitari.
    Infatti, prima del suo avvio, il progetto prevedeva una forte promulgazione mediatica del servizio offerto alle famiglie, finalizzato ad ampliare la platea dei beneficiari; cosa realmente mai avvenuta, per cui hanno usufruito dell’assistenza soltanto 97 dei 340 nuclei familiari stabiliti dal programma.
    Dopodiché, è stata accertata la sottoscrizione, da parte di un responsabile e di alcuni dipendenti dell’ufficio di piano, di falsi “time sheet” (registri dell’attività svolta) riepilogativi delle ore effettuate, cosa che gli ha permesso di ottenere compensi nettamente superiori a quelli spettanti.
    Infine, i militari hanno accertato la presentazione di finte attestazioni di servizi resi alle famiglie bisognose, attraverso le quali le cooperative sociali incaricate delle prestazioni socio-assistenziali hanno richiesto, ed ottenuto, indebiti compensi per circa 100 mila euro.
    E difatti, gli ignari genitori dei minori indicati quali fruitori del progetto, sentiti dai Finanzieri nel corso di numerose audizioni hanno, alcuni, disconosciuto le proprie firme apposte nelle sottoscrizioni, altri, dichiarato che le attività di sostegno rendicontate a nome dei figli non erano state mai state rese.
    Per garantire il recupero delle somme indebitamente percepite, il G.I.P. del Tribunale alla sede, su richiesta di questa Procura, ha quindi disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e/o per equivalente per un ammontare complessivo di oltre 300.000 euro, consentendo la cautela di risorse finanziarie, mobili e immobili. LEGGI TUTTO

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    Titoli di studio falsi per lavorare nelle scuole: 182 prof e bidelli a rischio processo

    Titoli di studio falsi, datati e presentati per ottenere punteggi alti nelle graduatorie scolastiche per diventare docenti e fare parte del personale Ata nelle scuole del Nord Italia.
    Questa l’accusa mossa dalla Procura del Vallo della Lucania nei confronti di ben 182 persone, per le quali è stato chiesto il rinvio al giudizio. L’udienza preliminare è stata fissata per il marzo 2023 e si terrà nell’aula bunker di Fuornì a Salerno.
    Lo riporta Il Mattino. Oltre 342 capi d’accusa e un numero di indagati complessivi che vanno oltre le 500 persone. Ben 38 degli imputati vengono dalle zone dell’Agro nocerino sarnese (Nocera Inferiore, Scafati, Sarno, Pagan, Roccapiemonte) ma anche da Mercato San Severino, Cava de’ Tirreni e Siano nonché da Salerno e Napoli.
    A segnalare l’illecito un Ufficio Scolastico regionale che ha notato i titoli di studio datati e mai utilizzati. Da qui l’indagine si è spostata ad un istituto di San Marco di Castellabate, responsabile di aver formato gli atti. Alcuni casi: una donna che ha lavorato per due anni come bidella in una scuola del Friuli presentando due diplomi mai conseguiti, un 45enne di Sarno che ha lavorato per due anni invece in provincia di Varese con un titolo falso. E così via.
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    E intanto sono scattate nuove indagini e perquisizioni che riguardano l’impennata di supplenze nelle scuole del Nord Italia: anche qui si procede sul controllo dei titoli di studio. Sono almeno 480 i collaboratori scolastici e docenti finiti ad insegnare nelle province del Nord Italia ed ora sotto la lente d’ingrandimento del Provveditorato di Salerno. LEGGI TUTTO

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    Camorra, la Dia sequestra beni per 2 milioni di euro al boss Carlo Montella

    La Dia di Salerno ha eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale del Riesame di Salerno, a seguito di proposta avanzata dal procuratore di Nocera Inferiore e dal direttore […]

    La Dia di Salerno ha eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale del Riesame di Salerno, a seguito di proposta avanzata dal procuratore di Nocera Inferiore e dal direttore della Dia, su beni immobili per oltre 2 milioni di euro riconducibili a Carlo Montella, ritenuto esponente di spicco del disciolto clan camorristico Tempesta, all’epoca attivo nella zona di Angri, attualmente detenuto per numerose condanne definitive per omicidio pluriaggravato continuato, associazione di stampo camorristico, usura ed estorsione.Le indagini svolte dalla Dia di Salerno hanno permesso di individuare svariati beni immobili e altre proprietà riconducibili a Montella e di formulare così una valutazione di sproporzione tra il patrimonio e la capacità reddituale dello stesso e dei suoi familiari.Il provvedimento di sequestro ha interessato svariati beni immobili, tra cui un complesso immobiliare, Parco Concetta, costituito da alcuni appartamenti, garage ed aree non edificate ubicate ad Angri e un’altra proprietà immobiliare (Villa Concetta C) nel comune di Sant’Egidio del Monte Albino. E’ stato inoltre disposto il sequestro per equivalente della somma di circa 160mila euro.

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    Camorra, la Dia sequestra beni per 2 milioni di euro al boss Carlo Montella

    La Dia di Salerno ha eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale del Riesame di Salerno, a seguito di proposta avanzata dal procuratore di Nocera Inferiore e dal direttore della Dia, su beni immobili per oltre 2 milioni di euro riconducibili a Carlo Montella, ritenuto esponente di spicco del disciolto clan camorristico Tempesta, all’epoca attivo nella zona di Angri, attualmente detenuto per numerose condanne definitive per omicidio pluriaggravato continuato, associazione di stampo camorristico, usura ed estorsione.
    Le indagini svolte dalla Dia di Salerno hanno permesso di individuare svariati beni immobili e altre proprietà riconducibili a Montella e di formulare così una valutazione di sproporzione tra il patrimonio e la capacità reddituale dello stesso e dei suoi familiari.
    Il provvedimento di sequestro ha interessato svariati beni immobili, tra cui un complesso immobiliare, Parco Concetta, costituito da alcuni appartamenti, garage ed aree non edificate ubicate ad Angri e un’altra proprietà immobiliare (Villa Concetta C) nel comune di Sant’Egidio del Monte Albino. E’ stato inoltre disposto il sequestro per equivalente della somma di circa 160mila euro. LEGGI TUTTO

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    Salerno, giovane accoltellato in una lite per gelosia

    Un 19enne salernitano nella notte è stato ferito con cinque fendenti a seguito di una lite avvenuta in via Leucosia, zona orientale di Salerno.Il giovane è stato colpito tre volte alla schiena all’altezza del rene e due volte nella parte posteriore dell’orecchio. Trasportato d’urgenza al “Ruggi” dai sanitari della Croce Bianca, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Da quanto si apprende non sarebbe in pericolo di vita.Sono in corso accertamenti da parte della Polizia di Stato per ricostruire l’accaduto e risalire al movente che non si esclude possa essere legato ad una ragazza contesa. Le indagini sono state affidate agli agenti della Squadra Mobile di Salerno e ai colleghi della scientifica. LEGGI TUTTO