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    Inquinamento alle fonderie Pisano: arriva la prima condanna, risarcimenti per associazioni e Ministero

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    3 ore fa
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    6 Novembre 2020

    Salerno. Inquinamento e smaltimento illecito dei rifiuti alle Fonderie Pisano: arriva la condanna per i proprietari e il risarcimento nei confronti di Codacons e Ministero dell’Ambiente e delle associazioni ambientaliste che si erano costituite in giudizio.
    Il Giudice per le udienze preliminari, Maria Zambrano ha condannato Guido, Renato, Ciro e Ugo Pisano per reati ambientali condannandoli a pagare un’ammenda di 11mila euro ciascuno. Il processo con rito abbreviato ha visto anche l’assoluzione degli altri imputati Luca Fossati e Antonio Setaro e ha escluso che vi fossero illeciti amministrativi nella gestione della fabbrica.
    La questione ambientale sollevata per l’inquinamento delle Fonderie Pisano, situate nella frazione di Fratte a Salerno aveva portato a numerose denunce di associazioni ambientaliste, comitati civici e politici.
    Il procedimento penale, instaurato nel 2014 si è concluso con una condanna con rito abbreviato. Il giudice ha anche condannato gli imputati al risarcimento danni da liquidarsi in separata sede per il Codacons, ministero dell’Ambiente, associazione Salute e vita, Legambiente Campania onlus, Impatto ecosostenibile zero waste Campania onlus, Wwf, Medicina democratica, disponendo una provvisionale immediatamente esecutiva. Inoltre, gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
    Il vice segretario nazionale del Codacons, Matteo Marchetti, dichiara: “Questa è certamente la prima condanna in materia ambientale a carico dei Pisano, si tratta di una sentenza di primo grado, quindi appellabile e siamo in attesa di leggere le motivazioni che arriveranno tra 90 giorni. Ci auguriamo che questa sentenza sia da monito a tutte le imprese che inquinano e riteniamo che sia un primo importante passo di una rinnovata coscienza ambientale esistente in città e speriamo in tutta la Campania”.
    E poi conclude: “Confidiamo, in attesa di leggere le motivazioni, che ci siano ampi margini da parte della Procura di appellare la sentenza, come associazione siamo soddisfatti perché le condanne in nostro favore sono un riconoscimento del lavoro svolto in questi anni, ricordiamo che le indagini che hanno portato a questo processo sono partite anche sulla base delle nostre denunce”.
    Non è pienamente soddisfatto della sentenza il Comitato Salute e Vita “perché, per alcuni reati, sono stati assolti”.
    «La condanna di oggi nei confronti dei titolari delle Fonderie Pisano per reati connessi all’inquinamento ambientale confermano i sospetti sulle condotte illecite compiute all’interno dell’opificio di Fratte e rispetto ai quali ci battiamo da anni – ha detto Michele Cammarano, consigliere regionale del M5S -. E’ sempre una sconfitta per i cittadini quando, a dare risposte, sono i tribunali e non la politica, spesso dopo decenni trascorsi dall’inizio degli eventi incriminati, tra sit-in e mobilitazioni. Seppur limitatamente ad alcune fattispecie, quanto statuito dal giudice configura degli illeciti gravissimi nei confronti dei cittadini e dell’ambiente in un procedimento nel quale, ricordo, anche il Ministero della Salute si è costituito parte civile. Ciò che è avvenuto negli ultimi vent’anni nella fabbrica di Fratte è una responsabilità individuale, ma anche politica di una classe dirigente che non ha mai difeso apertamente la salute dei salernitani».

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    Attualità

    Pubblicato
    7 minuti fa
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    6 Novembre 2020

    Processo Cerciello Rega, le difese chiedono il decreto della violata consegna di Varriale, la Corte respinge.

    La camera di consiglio in corte d’assise di Roma si e’ riunita e ha deciso di respingere la richiesta di acquisire il decreto di rinvio a giudizio della Procura militare per la violata consegna di Andrea Varriale, per non aver avuto con se’ l’arma d’ordinanza la sera del 25 luglio 2019 quando e’ stato ucciso il carabinere Mario Cerciello Rega.
    A sollecitarne l’acquisizione nel corso dell’udienza di oggi sono state le difese dei due americani Finnegan Lee Elder e Natale Hjorth accusati dell’omicidio. Alla richiesta si sono opposte le parti civili, in particolare l’avvocaro Massimo Ferrandino, legale della vedova, e il pm Sabina Calabretta che ha sottolineato come il tema del processo e’ l’omicidio dei vicebrigadiere Cerciello. “Siamo qui per giudicare fatti che sono diversi dalla violata consegna – ha detto il magistrato -, circostanza nota per essere stata riferita dallo stesso interessato in aula. Il tema di questo processo e’ come si e’ arrivati alla morte di Mario Cerciello Rega”.

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    Inquinamento alle fonderie Pisano: arriva la prima condanna, risarcimenti per associazioni e Ministero

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 settimane fa circa (17:47)
    il
    6 Novembre 2020

    Salerno. Inquinamento e smaltimento illecito dei rifiuti alle Fonderie Pisano: arriva la condanna per i proprietari e il risarcimento nei confronti di Codacons e Ministero dell’Ambiente e delle associazioni ambientaliste che si erano costituite in giudizio.
    Il Giudice per le udienze preliminari, Maria Zambrano ha condannato Guido, Renato, Ciro e Ugo Pisano per reati ambientali condannandoli a pagare un’ammenda di 11mila euro ciascuno. Il processo con rito abbreviato ha visto anche l’assoluzione degli altri imputati Luca Fossati e Antonio Setaro e ha escluso che vi fossero illeciti amministrativi nella gestione della fabbrica.
    La questione ambientale sollevata per l’inquinamento delle Fonderie Pisano, situate nella frazione di Fratte a Salerno aveva portato a numerose denunce di associazioni ambientaliste, comitati civici e politici.
    Il procedimento penale, instaurato nel 2014 si è concluso con una condanna con rito abbreviato. Il giudice ha anche condannato gli imputati al risarcimento danni da liquidarsi in separata sede per il Codacons, ministero dell’Ambiente, associazione Salute e vita, Legambiente Campania onlus, Impatto ecosostenibile zero waste Campania onlus, Wwf, Medicina democratica, disponendo una provvisionale immediatamente esecutiva. Inoltre, gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.

    Il vice segretario nazionale del Codacons, Matteo Marchetti, dichiara: “Questa è certamente la prima condanna in materia ambientale a carico dei Pisano, si tratta di una sentenza di primo grado, quindi appellabile e siamo in attesa di leggere le motivazioni che arriveranno tra 90 giorni. Ci auguriamo che questa sentenza sia da monito a tutte le imprese che inquinano e riteniamo che sia un primo importante passo di una rinnovata coscienza ambientale esistente in città e speriamo in tutta la Campania”.
    E poi conclude: “Confidiamo, in attesa di leggere le motivazioni, che ci siano ampi margini da parte della Procura di appellare la sentenza, come associazione siamo soddisfatti perché le condanne in nostro favore sono un riconoscimento del lavoro svolto in questi anni, ricordiamo che le indagini che hanno portato a questo processo sono partite anche sulla base delle nostre denunce”.
    Non è pienamente soddisfatto della sentenza il Comitato Salute e Vita “perché, per alcuni reati, sono stati assolti”.
    «La condanna di oggi nei confronti dei titolari delle Fonderie Pisano per reati connessi all’inquinamento ambientale confermano i sospetti sulle condotte illecite compiute all’interno dell’opificio di Fratte e rispetto ai quali ci battiamo da anni – ha detto Michele Cammarano, consigliere regionale del M5S -. E’ sempre una sconfitta per i cittadini quando, a dare risposte, sono i tribunali e non la politica, spesso dopo decenni trascorsi dall’inizio degli eventi incriminati, tra sit-in e mobilitazioni. Seppur limitatamente ad alcune fattispecie, quanto statuito dal giudice configura degli illeciti gravissimi nei confronti dei cittadini e dell’ambiente in un procedimento nel quale, ricordo, anche il Ministero della Salute si è costituito parte civile. Ciò che è avvenuto negli ultimi vent’anni nella fabbrica di Fratte è una responsabilità individuale, ma anche politica di una classe dirigente che non ha mai difeso apertamente la salute dei salernitani».

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    Cronaca Campania

    Pubblicato
    3 giorni fa
    il
    20 Novembre 2020

    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per l’esponente del clan dei Casalesi Francesco Cirillo, che era accusato di aver fatto parte del commando di killer che uccise il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno, l’imprenditore Domenico Noviello.
    “Finalmente giustizia è fatta, dopo 12 anni dalla morte di mio padre si è chiuso il capitolo giudiziario” commenta Mimma Noviello, figlia dell’imprenditore, che insieme ai fratelli Matilde, Rosaria e Massimiliano, ha sempre assistito a tutte le udienze dei processi nei vari gradi, guardando sempre in faccia gli assassini del padre. “Non è stato facile trovarsi di fronte Cirillo ad ogni udienza, alla fine abbiamo avuto ragione” dice …..CLICCA QUI PER DIVENTARE UN SOSTENITORE E LEGGERE CONTENUTI ESCLUSIVI

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    Traffico di droga dal Sud America al porto di Salerno. Presi i nuovi narcos: 27 misure cautelari

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    3 ore fa
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    30 Ottobre 2020

    Traffico di droga dal Sud America al porto di Salerno. Presi i nuovi narcos: 27 misure cautelari.
    Salerno – Nelle prime ore della mattina, nelle province di Salerno, Napoli, Avellino, Caserta, Brescia, Taranto, Parma e Firenze, circa 300 militari del Comando Provinciale Carabinieri di Salerno, supportati da quelli dei reparti territorialmente competenti, del 7° Nucleo Elicotteri di Pontecagnano e del Nucleo Cinofili di Sarno, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare – emessa dal GIP del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 25 indagati (23 in carcere e 2 agli arresti domiciliari), gravemente indiziati, a vario titolo, di “associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti”, con l’aggravante della transnazionalità del reato, “detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti”, “intestazione fittizia di beni”, “riciclaggio ed auto riciclaggio”, “truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche”.
    Inoltre, nel medesimo provvedimento cautelare è stato disposto ed eseguito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di due attività commerciali salernitane (di cui una pizzeria molto nota, denominata “àPuntella”) e della somma complessiva di € 165.000, prodotto dell’illecita attività degli indagati. I provvedimenti scaturiscono da una vasta ed articolata attività d’indagine avviata dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Salerno nel mese di ottobre 2017 con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di questo capoluogo. È stata condotta con metodi tradizionali, con il supporto di attività tecniche e mirati servizi di osservazione, controllo e pedinamento, ed è risultata particolarmente complessa poiché molti dei soggetti investigati, per condurre i loro traffici illeciti, sono ricorsi all’intestazione fittizia di schede telefoniche ed all’utilizzo di smartphone dotati di servizi di messaggistica blackberry e encrochat di difficile intercettazione, venendo comunque scoperti.
    L’indagine ha permesso di ricostruire l’esistenza di un’associazione a delinquere, con ruoli e competenze ben definite, dedita alla commissione dei suddetti delitti, dotata di una notevole organizzazione gestionale, oltre che di rilevanti risorse finanziarie e svariati canali di 2 rifornimento di stupefacente, principalmente del tipo cocaina, senza però tralasciare anche hashish, amnèsia e marijuana. Gli esiti complessivi delle investigazioni hanno consentito di accertare che il salernitano PAROTTI Fiorenzo, promotore, organizzatore e finanziatore del sodalizio, aveva nel tempo assunto una posizione di assoluta primazia nell’ambito del traffico degli stupefacenti a Salerno sia in termini di introiti che di bacino di utenza, grazie ad una stabile collaborazione con la criminalità napoletana ed attraverso una ramificata rete di distribuzione – costituita da veri e propri sottogruppi – in ambito provinciale (Acerno, Olevano sul Tusciano). L’approvvigionamento avveniva per il tramite di diversi, qualificati canali, tracciati sia in territorio continentale (Albania e Olanda), sia oltreoceano (panama e Brasile), col precipuo fine di reperire lo stupefacente direttamente dai paesi di produzione, acquistandolo in ingenti quantità ad un prezzo più vantaggioso, grazie al progressivo incremento del volume di affari dell’organizzazione. Il nome dell’operazione “EL FAKIR” è stato tratto proprio dalle indagini su quest’ultimo canale di rifornimento.
    Nel seguire i movimenti di LUMIA Rosario, broker internazionale di origine napoletana in contatto con diversi cartelli della droga, era emerso il progetto di inviare una spedizione di cocaina nascosta all’interno di container provenienti da panama; inizialmente era stato proposto addirittura il porto di Salerno quale destinazione finale, salvo poi virare su Algeciras in Spagna, non avendo le società intermediarie incaricate del trasporto rapporti commerciali diretti con l’Italia. Il referente panamense dell’operazione era GERMAN ELIECER CHANIS AGUILAR, alias “EL FAKIR” (il fachiro), allora latitante e ritenuto dalle autorità internazionali “altamente pericoloso”, nonché leader del gruppo paramilitare “frente 57” delle FARC, operante in molteplici attività criminali al confine tra panama e Colombia. La spedizione non si concretizzava solo in ragione dell’arresto di EL FAKIR, avvenuto in Messico 13 gennaio 2018, a seguito di in una “red notice” (elenco di latitanti destinatari di provvedimenti di cattura internazionali) emessa dall’Interpol, su richiesta delle autorità panamensi ed in coordinamento con quelle messicane. Per via della riconosciuta pericolosità di “EL FAKIR”, il suo rientro a panama è avvenuto sotto la supervisione di un consistente dispositivo di sicurezza schierato presso l’Aeroporto Internazionale di Tocumen. Egli, infatti, oltre ad essere un narcotrafficante, era ricercato anche per omicidio e per reati vari commessi con esponenti legati alla criminalità organizzata. 3 In seguito a tale imprevisto, LUMIA aveva individuato un’ulteriore rotta, questa volta dal Brasile, accordandosi per nascondere lo stupefacente in container di caffè destinati ad un’azienda operante nel settore della torrefazione con sede in Campania. Anche in questo caso il progetto non si realizzava solo per via del suo arresto, avvenuto a Napoli a maggio dello stesso anno.
    Le attività del sodalizio subivano comunque solo semplici rallentamenti, grazie al fatto che il canale di approvvigionamento con Olanda e Albania non aveva mai smesso di rifornire le rigogliose piazze. La mentalità imprenditoriale dei sodali, in particolare del PAROTTI, non si è fermata alla gestione degli illeciti proventi provenienti dai fiumi di droga trafficati e spacciati. Le indagini, anche bancarie, hanno appurato come detti proventi siano stati reinvestiti in attività economiche e commerciali, dopo la ripulitura del denaro mediante il passaggio su conti correnti di persone compiacenti, nell’evidente scopo – vanificato dai meticolosi accertamenti – di occultarne e renderne impossibile l’identificazione. Inoltre, la creazione di una nuova società mediante l’utilizzo di intestatari fittizi ha permesso agli indagati di realizzare il citato ristorante – pizzeria a Salerno (“àPuntella”), accedendo al finanziamento pubblico “PROGETTO INVITALIA – RESTO AL SUD”, ricavandone tra i diversi vantaggi patrimoniali anche una parte a fondo perduto quantificata in € 70.000. Da qui le connesse ipotesi delittuose di riciclaggio, auto riciclaggio, intestazione fittizia di beni e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Nel corso dell’attività d’indagine, sono state già arrestate 8 persone in flagranza di reato, sequestrati 25 kg di stupefacente, orologi di pregio per un valore di € 75.000 ed oltre € 160.000 in danaro contante.
    La stima del fatturato complessivo dell’impresa criminale è di oltre 20 milioni di euro annui esentasse, cui vanno aggiunti quelli delle fiorenti attività commerciali costituite per ripulire il danaro. L’imponente operazione portata a termine ha messo in luce lo spessore criminale del PAROTTI e dei suoi gregari, in un settore, quello della droga, che non risente di crisi alcuna ed ha dimostrato le consolidate competenze manageriali dell’illecito sodalizio, capace di estendere le sue maglie dai Balcani ai Paesi Bassi, sino ai famigerati cartelli sudamericani.

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    9 ore fa
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    30 Ottobre 2020

    Ieri sera i Falchi della Squadra Mobile, durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno fermato in via Santa Teresa degli Scalzi un uomo a bordo di un’auto in cui hanno rinvenuto una borsa contenente 12 panetti di hashish del peso complessivo di circa 1,2 kg.
    Antonio Gammardella, 43enne casertano con precedenti di polizia, è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    10 ore fa
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    30 Ottobre 2020

    Truffe alle assicurazioni, sequestrati 32 Rolex a imprenditore di Vico Equense.

    Figura anche un Rolex in oro e diamanti da 120mila euro tra i beni, per un valore complessivo di 585mila euro, che sono stati sequestrati oggi dalla Guardia di Finanza di Torre Annunziata all’imprenditore di Vico Equense, Gianluca Izzo, coinvolto in un’inchiesta sulle truffe alle assicurazioni e arrestato lo scorso 6 ottobre e insieme con l’avvocato Giovanni Pane, e i periti Vincenzo Polito e Giuseppe Arpaia. Tutti devono rispondere, a vario titolo, di corruzione in atti giudiziari, falsa testimonianza, falsa perizia e frode alle assicurazioni.
    Complessivamente sono stati sequestrati, dai finanzieri della tenenza di Massa Lubrense, contanti per oltre 10mila euro, 33 orologi tra cui 32 Rolex (solo gli orologi valgono 537mila euro) e 8 veicoli d’epoca, tra cui 7 moto. I beni erano stati gia’ individuati durante la perquisizione eseguita dalle fiamme gialle quando venne notificata la misura cautelare. Il decreto di sequestro e’ stato emesso dal Gip di Torre Annunziata su richiesta del locale ufficio inquirente coordinato dal procuratore Nunzio Fragliasso.

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    Salerno, prestanomi per conto del clan Fabbrocino: sequestrato un patrimonio da 13 milioni di euro

    Cronaca

    Pubblicato
    15 minuti fa
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    29 Ottobre 2020

    Salerno. Utilizzavano prestanomi insospettabili per fare affari e reinvestire proventi illeciti ed eludere il fisco: è scattato il sequestro per i beni riconducibili al clan Fabbrocino.
    La guardia di Finanza di Salerno ha notificato a Francescoantonio Fabbrocino, nipote del boss Mario e al suo fidato prestanome Antonio Piccirillo due decreti di sequestro per confisca del valore di 13 milioni di euro, emessi dal tribunale Misure di prevenzione di Salerno, su richiesta della Dda.
    I due, secondo l’accusa, sceglievano persone benestanti, imprenditori già affermati e tutti incensurati, lontani da ogni tipo di sospetto per fare affari, sia entrando in società con partecipazioni aziendali, sia gestendo occultamente la rete di agenti che operavano per tutta la Campania.

    Le indagini svolte dalle fiamme gialle hanno consentito di accertare l’esistenza di sofisticati meccanismi elaborati per occultare la diretta titolarità delle ricchezze accumulate grazie alle attività illecite svolte dal clan mediante il ricorso all’intestazione fittizia di quote societarie ed immobili ad otto prestanomi. Sono stati accertati reimpieghi di somme illecite, nel periodo 2004-2010, per oltre un milione e mezzo di euro. Gli investigatori sono anche riusciti a ricostruire i beni accumulati, nonostante i soggetti utilizzati come “schermi”, tutti incensurati, godessero di una posizione imprenditoriale tale da far passare inosservati i cospicui flussi finanziari ed investimenti immobiliari, non lasciando trapelare alcun segnale di irregolarità, dimostrando che Francescantonio Fabbrocino continuava di fatto a gestire la contabilità delle aziende ed a mantenere la titolarità dei beni. Le società sequestrate operano nel settore immobiliare e della grande distribuzione di noti marchi di prodotti alimentari sull’intero territorio della provincia di Salerno. Alla base dei provvedimenti di sequestro, oltre alla notevole sproporzione tra i redditi dichiarati e le ricchezze riconducibili ai due destinatari, c’è la propensione a delinquere di entrambi i soggetti destinatari della misura, uno dei quali, nonostante fosse agli arresti domiciliari, pur di non rinunciare alla gestione in prima persona degli affari incontrava regolarmente collaboratori ed agenti della “rete vendite”. I finanzieri sono riusciti a ricostruire, nel dettaglio, l’intero schema di interposizione fittizia, sottoponendo a sequestro 9 complessi aziendali, 53 appartamenti, 4 villini, 17 garage, 8 appezzamenti di terreno e 16 partecipazioni in società di capitale, per un valore complessivo stimato in oltre 13 milioni di euro. L’amministrazione giudiziaria di tali aziende garantirà la continuità aziendale, salvaguardando così i posti di lavoro e i contratti in essere.

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    Cronaca

    Pubblicato
    32 minuti fa
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    29 Ottobre 2020

    Napoli. Lancia la droga nel water all’arrivo dei carabinieri ma non si salva dall’arresto: fermato un 46enne nel quartiere Mercato.
    I carabinieri del nucleo operativo di Napoli Stella hanno arrestato per detenzione droga a fini di spaccio Nunzio Savarese, 46enne del quartiere Mercato.Durante una perquisizione domiciliare Savarese è stato trovato in possesso di 8 bustine contenenti 8,6 grammi di marijuana. Poco prima del controllo, il 46enne era riuscito a disfarsi di altra droga lanciandola nel wc. I militari hanno però rintracciato la portante di scarico e recuperato altre 124 dosi della stessa sostanza, per complessivi 156 grammi.In manette, Savarese è stato sottoposto ai domiciliari in attesa di giudizio.

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    Lotta al caporalato: 2 arresti a Salerno e uno a Benevento

    Benevento e Provincia

    Pubblicato
    8 ore fa
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    28 Ottobre 2020

    Un’operazione della Dia di Firenze e della Polizia di Stato di Siena si è conclusa con l’arresto di tre persone accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la persona e il patrimonio.
    Gli arrestati sono accusati di appropriazione indebita, sfruttamento dei lavoratori sottoposti a condizioni degradanti, peculato, truffa aggravata, sottrazione fraudolenta di beni al fisco, auto-riciclaggio e violenza sessuale. Sequestrate anche quote societarie per oltre 600 mila euro. La Direzione investigativa antimafia del capoluogo toscano, con la collaborazione dei poliziotti della questura senese e i carabinieri del nucleo dell’ispettorato del lavoro di Siena, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’imprenditore Luigi Pergamo, nato e residente a Salerno, 44 anni, e degli arresti domiciliari a carico dell’avvocato Carmela Ciminelli, nata in provincia di Potenza e residente nella provincia di Salerno, 38 anni, moglie di Pergamo, e dell’imprenditore Luigi Procaccini, nato a Benevento, 64 anni.
    I destinatari dei provvedimenti sono tutti indagati per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di vari delitti di natura patrimoniale e tributaria. L’organizzazione si è avvalsa anche di due notai per la formazione di numerosi atti pubblici societari, quali volture di cessione di quote, affitto di aziende, cessioni di aziende, ideologicamente falsi circa la reale indicazione e titolarità effettiva dei soggetti coinvolti. Nei loro confronti è stata richiesta la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio, che sarà eventualmente applicata all’esito dell’interrogatorio.

    A capo dell’organizzazione c’era Luigi Pergamo che, con l’aiuto della moglie e dei suoi stretti collaboratori, per assicurare vantaggi e utilità a cosche calabresi, aveva messo in piedi una complessa attività illecita di spoliazione, sistematica, di beni delle aziende (strutture alberghiere) che conduceva, raggirando i cedenti sulla propria solvibilità, frodando il fisco, impiegando personale a nero ed intestando diverse società a prestanome. Tra i vari passaggi societari sono emersi contatti con soggetti riconducibili alla criminalità organizzata calabrese, tuttora in corso di approfondimento. Tra i reati contestati, vi sono anche i reati d’intestazione fittizia di beni ed appropriazione indebita, in quanto i pagamenti destinati alle società fittiziamente intestate incaricate di gestire gli alberghi, soprattutto a Chianciano Terme (Si), venivano dirottati verso altre persone giuridiche, sedenti in altre città e apparentemente non riconducibili alle stesse persone fisiche, con grave nocumento ai creditori delle strutture alberghiere, di fatto insolventi e/o morose. Con questo meccanismo, sono state truffate importanti società di servizi pubblici toscane, che di fatto hanno subito un pesante danno.
    Di particolare rilievo la contestazione del reato d’intermediazione illecita e sfruttamento di lavoro, il cosiddetto caporalato, emerso in quanto Pergamo e due dei suoi prestanome avrebbero impiegato e/o reclutato, nell’ambito delle attività alberghiere gestite dall’associazione, manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori. Quest’ultimi hanno evidenziato, infatti, particolari condizioni alle quali erano chiamati a sottostare: paghe di circa 500,00/800 euro al mese per prestazioni di lavoro di 10/12 ore al giorno, senza riposo settimanale, senza ferie né versamento di contributi. Alcuni dipendenti non sono mai stati retribuiti e due donne hanno anche denunciato episodi di violenza sessuale da parte del datore di lavoro. Il gip del Tribunale di Firenze, Alessandro Moneti, a conclusione di complesse indagini coordinate dal sostituto procuratore Giulio Monferrini della locale Direzione Distrettuale Antimafia, ha disposto 15 perquisizioni locali di società riferibili agli indagati – alcune risultate inesistenti – con sedi a Firenze, Milano, Roma, Rimini, Chianciano Terme (Si), il sequestro delle quote del capitale sociale di 15 persone giuridiche, per un valore complessivo di oltre 600.000 euro, nonché 2 perquisizioni presso gli studi di due notai, entrambi di Firenze. La complessa attività, coordinata dal II Reparto della Direzione Investigativa Antimafia, ha riguardato le province di Firenze, Siena, Salerno, Benevento e Napoli, e ha visto impegnati anche il personale della Dia di Napoli e Salerno, dei Comandi Provinciali Carabinieri e Guardia di Finanza e delle questure nelle province interessate dal provvedimento dell’autorità giudiziaria.

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    Benevento e Provincia

    Pubblicato
    3 ore fa
    in
    28 Ottobre 2020

    Benevento eliminato dalla Coppa Italia: 4-2 dell’Empoli nel Sannio costruito nella ripresa grazie all’ingresso in campo, decisivo, di Mancuso, protagonista di una tripletta.

    Dopo una prima frazione priva di occasioni, il match si infiamma nel secondo tempo: bastano 2′ ad Olivieri per sbloccare il punteggio sfruttando un contropiede di Bajrami. Il Benevento riesce a trovare il pareggio grazie alla deviazione vincente di Maggio che trasforma in gol un corner conquistato. In sei minuti pero’ l’Empoli accelera grazie all’intuizione di Dionisi dalla panchina: dentro Mancuso che al 15′ della ripresa trova il varco giusto da calcio d’angolo e poi supera Manfredini, dopo il cross ancora di Bajrami. Al 35′ st, la Strega resta in inferiorita’ numerica: rosso diretto per Schiattarella e rimonta che si complica. A chiudere la sfida e’ sempre Mancuso: destro a centro area al 40′ della ripresa e tripletta personale che condanna il Benevento. Vano il gol di Moncini in pieno recupero: al “Vigorito” finisce 2-4 e l’Empoli supera il terzo turno.

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    Muore in ospedale dopo un calvario di sei operazioni. La Procura apre un’inchiesta

    Cronache » Primo Piano » Muore in ospedale dopo un calvario di sei operazioni. La Procura apre un’inchiesta

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    16 minuti fa
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    21 Ottobre 2020

    Muore all’improvviso nella sua stanza d’ospedale dopo un calvario di sei operazioni. La Procura apre un’inchiesta.La tragedia il 18 ottobre all’Istituto di Neuroscienze, vittima un 69enne salernitano, Antonio Mainolfi. Il Pm Antonia Giammaria ha disposto l’autopsia per oggi.
    Una via crucis lunga più di un anno con ben sei operazioni, fino all’improvvisa e inspiegabile morte. Dopo l’esposto presentato dai familiari, assistiti da Studio3A-Valore S.p.A., la Procura di Roma, per il tramite del Pubblico Ministero, dott.ssa Antonia Giammaria, ha aperto un procedimento penale per omicidio colposo, per ora contro ignoti, per il decesso di Antonio Mainolfi, 69 anni, di Casal Velino, in provincia di Salerno, avvenuto il 18 ottobre 2020 presso il Neurogical Centre of Latium (NCL), Istituto di Neuroscienze, di Roma, dov’era in cura da tempo.
    Mainolfi soffriva di discopatia, ernia discale multipla, che gli causava un intenso dolore lungo tutto il nervo sciatico e per questo lo scorso anno si era rivolto alla clinica con sede in via Patrica 15, privata ma convenzionata con l’Asl, per gli accertamenti clinici del caso. Il medico che poi l’avrebbe seguito lungo tutto il suo calvario decide di operarlo, ma il paziente il 17 settembre 2019 viene nuovamente ricoverato e sottoposto a un secondo intervento di stabilizzazione su due vertebre. Il dolore però persiste al punto che nel gennaio 2020 il 69enne non riesce più a camminare. Di qui il ritorno al NCL, a febbraio 2020, per esporre le problematiche al medico che lo aveva già operato, ma poi causa Covid la struttura viene chiusa e il paziente deve stringere i denti per altri tre mesi. Finalmente, il 28 maggio Mainolfi viene nuovamente ricoverato e subisce la terza operazione, di revisione e artrodesi di tre vertebre.
    Anche quest’intervento però non produce risultati, tanto che il paziente decide di sottoporsi autonomamente a una radiografia sul sito chirurgico inviandone poi gli esiti al medico dell’istituto di Neuroscienze. Il quale, vista la documentazione dell’esame, lo richiama subito in clinica: una delle viti che stabilizzava la colonna vertebrale si era spezzata. Il 22 luglio 2020 Mainolfi subisce la quarta operazione, nel corso del quale viene riaperta la pregressa incisione chirurgica e sistemata la vite in una vertebra che si era deconnessa dalla barra. Ma anche stavolta la situazione non migliora e il 31 luglio il solito medico comunica al paziente la necessità di effettuare un ulteriore intervento, il quinto, per una presunta ernia espulsa. In realtà durante l’operazione viene riaperta nuovamente l’incisione chirurgica originaria e, verificato che un’altra delle viti inserite su una vertebra non risulta ben ancorata all’osso, ne viene posizionata una di diametro maggiore e si procede a un’ulteriore stabilizzazione per altre tre vertebre. Mainolfi viene trattenuto in clinica, sottoposto a svariate visite fisiatriche, dato che il dolore non cessa, e curato con una terapia antidolorifica con morfina. Fino al 9 settembre, data in cui viene effettuato l’ennesimo intervento per revisione e allungamento stabilizzazione, nonché decompressione del canale lombo-sacrale.

    Sembra finalmente la volta buona, il paziente inizia a stare fisicamente meglio e il 15 settembre viene dimesso e può tornare a casa. Ma è un’illusione. Dopo pochi giorni l’uomo riprende ad accusare dolori molto forti, anche con fuoriuscita di liquido dalla ferita, che si à gonfiata. Il 2 ottobre viene accompagnato al Pronto Soccorso dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania dove però i sanitari, trattandosi a loro dire di una patologia non urgente, lo re-indirizzano nella struttura dov’è stato operato. Ergo, nuovo viaggio a Roma ed ennesimo ricovero, da quello stesso 2 ottobre, presso il NCL: sarà anche l’ultimo. Nei suoi 16 giorni di degenza il 69enne riferisce per telefono ai figli di stare male, di avere la febbre, e di essere trattato con antibiotici e medicinali, non sapendo tuttavia quale terapia farmacologica gli stiano praticando. Fino alle 19 del 18 ottobre quando i familiari vengono informati, sempre telefonicamente, dalla clinica che il signor Mainolfi è stato rinvenuto pochi minuti prima (non si sa da quanto si trovasse lì) riverso sul pavimento della sua stanza, privo di vita: i sanitari non avrebbero potuto che constatarne il decesso per arresto cardiocircolatorio, e non hanno fornito ai congiunti alcuna spiegazione.
    Sconvolti dal dolore, non riuscendo a capacitarsi dell’improvvisa morte del loro caro e nutrendo non pochi dubbi e perplessità sulle cure prestate al padre, i due figli di Mainolfi l’indomani hanno sporto denuncia querela presso il commissariato “Appio Nuovo” della Questura di Roma, chiedendo all’autorità giudiziaria di compiere i dovuti accertamenti e di procedere nei confronti degli eventuali responsabili, e per essere assistiti, fare piena luce sui drammatici fatti e ottenere giustizia, attraverso l’Area Manager Luigi Cisonna e il responsabile della sede della Capitale, Angelo Novelli, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, in collaborazione con l’avvocato Donatello D’Onofrio, del Foro di Roma.
    Riscontrando le istanze dei familiari, il Sostituto Procuratore dott.ssa Giammaria ha aperto un fasciolo, acquisito le cartelle cliniche e disposto l’autopsia sulla salma della vittima, incaricando il dott. Silvestro Mauriello, dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università Tor Vergata, che avrà 60 giorni per depositare le sue conclusioni e potrà avvalersi anche della collaborazione di due specialisti, un ortopedico e un neurologo. Il Ctu, a cui l’incarico è stato conferito ieri, 20 ottobre, presso il Palazzo di Giustizia di piazzale Clodio, dovrà ovviamente chiarire le cause della morte, analizzare la storia clinica del paziente, verificare se le terapie e gli interventi effettuati siano stati adeguati e tempestivi e, con particolare riferimento all’ultima operazione, se fosse indicata, se sia stata correttamente eseguita, se possano esservi state complicazioni all’origine della morte e se l’assistenza pre e post operatoria prestatagli sia stata consona. L’esame sarà effettuato quest’oggi, mercoledì 21 ottobre, dalle 12, al Policlinico Tor Vergata: alle operazioni peritali parteciperà anche il dott. Antonio Oliva, medico legale di Roma messo a disposizione da Studio3A e nominato dall’avv. D’Onofrio come consulente di parte per la famiglia della vittima.

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    Arrestato a Salerno il figlio del boss Stellato, era in giro armato

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Arrestato a Salerno il figlio del boss Stellato, era in giro armato

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    9 ore fa
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    20 Ottobre 2020

    Una notte di intenso lavoro per i poliziotti della Volante della Questura di Salerno.
    A seguito della recente esplosione di colpi di pistola in viale della libertà, il Questore ha ulteriormente potenziato i servizi di controllo del territorio e quelli investigativi.
    Alla ore 2 circa il personale dell’U.p.g.s.p. in questa via Guariglia intercettava uno scooter Honda sh300 di colore nero il cui conducente indossava un casco modulare di colore nero.
    I Poliziotti avendo intuito, dall’andatura e dalla condotta di guida dell’uomo, che la presenza dello stesso in quell’area era sospetta, azionati i dispositivi lampeggianti intimavano l’alt. A tal punto il conducente lo scooter iniziava una folle corsa tentando in tutti in modi di seminare la Volante.
    I Poliziotti con elevata professionalità ed intuito investigativo tallonavano lo scooter fino a viale Kennedy, salvaguardando contestualmente l’incolumità degli altri automobilisti, dove il conducente perdeva il controllo del mezzo  e rovinava al suolo.

    Bloccato il fuggitivo con l’ausilio di una seconda Volante veniva trovato in possesso di una pistola di colore nero marca Beretta cal.9x21mm con matricola abrasa, completa di serbatoio con dodici cartucce.
    Il fermato veniva identificato per il noto Stellato Domenico, classe 1999, figlio dell’altrettanto noto pluripregiudicato Stellato Giuseppe, classe 1980.
    A seguito di quanto accertato veniva tratto in arresto ed associato, su indicazione del Pubblico Ministero di Turno della Procura della Repubblica  di Salerno che coordina le indagini , presso la locale Casa Circondariale

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    Detenuto dà fuoco a una cella di Fuorni a Salerno: salvato dagli agenti

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Detenuto dà fuoco a una cella di Fuorni a Salerno: salvato dagli agenti

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    2 ore fa
    in
    19 Ottobre 2020

    Detenuto dà fuoco a una cella di Fuorni a Salerno: salvato dagli agenti.

    L’uomo ha incendiato i suppellettili e ciò che poteva della propria camera di pernottamento, il fumo si è diffuso in tutto il reparto detentivo, riducendo la visuale a 30 centimetri e costringendo il personale di Polizia Penitenziaria all’utilizzo delle maschere antigas.Per i segretari regionali Osapp Campania. Vincenzo Palmieri e Luigi Castaldo: “E’ solo grazie al coraggio dei poliziotti penitenziari di turno che si è riusciti a salvare il detenuto marocchino quasi collassato dall’intossicazione dei fumi prodotti da ciò che aveva dato fuoco nella propria camera di pernottamento.
    Dopodiché, come se il tutto non bastasse, ancora un evento critico procurato dallo stesso detenuto che qualche giorno fa ha aggredito diversi poliziotti penitenziari in ospedale, questa volta il detenuto in questione ha reso inagibile la propria camera di pernottamento rompendo il lavabo del bagno e lanciando i pezzi di ceramica taglienti contro il personale accorso.Situazione incandescente che merita di essere attenzionata con interventi mirati e risolutivi”.

    Per il segretario generale Osapp, Leo Beneduci, “i molteplici eventi critici sono lo specchio di una situazione critica che necessità di misure idonee e risolutive, che siano da esempio e deterrenti per casi analoghi, affinché soggetti pericolosi come quelli degli eventi di oggi siano gestiti in regime penitenziario idoneo ad evitare danni. Per Palmieri e Castaldo, come sempre il nostro plauso va a tutte quelle donne e uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria in prima linea che ogni giorno mettendo a repentaglio la propria vita con alto senso del dovere e spirito di abnegazione rispettano con zelo il loro mandato istituzionale”.

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    Area Vesuviana

    Pubblicato
    9 minuti fa
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    19 Ottobre 2020

    San Paolo Belsito. In giro per la città nonostante fosse positivo al Covid: 44enne scoperto si scaglia contro i carabinieri e viene denunciato.I carabinieri della Stazione di Saviano, nell’ambito di un servizio di controllo del territorio disposto dal Comando Provinciale di Napoli, hanno denunciato per la violazione del testo unico sulle leggi sanitarie un 44enne incensurato di San Paolo Belsito. Nonostante fosse stato posto in isolamento domiciliare perché positivo al tampone che rileva il covid-19, il 44enne è stato notato in strada, alla guida della propria autovettura. I militari lo conoscevano bene e avevano ricevuto nei giorni precedenti comunicazione sulla sua positività dal presidio sanitario locale.L’uomo dovrà rispondere della violazione alla normativa sanitaria e potrebbe rischiare incriminazione anche per epidemia colposa.

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    “Vengo nel bar e ti do una coltellata”, minacciato barista di Salerno: a processo l’ex e la suocera

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    9 ore fa
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    14 Ottobre 2020

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    L’uomo è stato minacciato di morte dalla ex compagna nel suo bar di Torrione, mentre la madre di quest’ultima gli ha inviato dei messaggi audio tramite i social per intimidirlo

    Due donne (madre e figlia) sono finite a processo per stalking. A sporgere denuncia un barista di 28 anni che, al termine della relazione con una 31enne di Pontecagnano Faiano, sarebbe stato minacciato sia da quest’ultima che dalla suocera.

    Tra le frasi incriminate “Vengo nel bar e ti do una coltellata” pronunciata dalla 31enne contro il suo ex davanti alla sua nuova fidanzata. L’episodio si verificò lo scorso anno in un bar del quartiere Torrione a Salerno. Anche l’ormai ex suocera avrebbe più volte minacciato il ragazzo tramite i social inviandogli messaggi audio. Il Gip del tribunale di Salerno ha rinviato a giudizio le due donne. La prima udienza del processo si terrà a gennaio 2021

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    Cronaca Napoli

    Pubblicato
    10 ore fa
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    14 Ottobre 2020

    Napoli. Rapinano due turiste ai Decumani: inseguiti e arrestati 3 giovanissimi.
    Ieri sera i Falchi della Squadra Mobile di Napoli, durante un servizio di contrasto ai reati predatori, nel transitare in via Seggio del Popolo hanno udito delle urla ed hanno visto tre giovani, uno dei quali brandiva una pistola, in sella a un motoveicolo con targa coperta che stavano rapinando due donne e che, alla loro vista, si sono dati alla fuga disfacendosi dell’arma.
    I poliziotti, dopo un lungo inseguimento, hanno raggiunto e bloccato i tre malviventi in via Giovanni Paladino ed hanno recuperato due cellulari e la somma di 300 euro che sono stati restituiti alle vittime.
    Antonio De Biase, Pasquale Castiglia e S.N., di 19, 18 e 17 anni, napoletani con precedenti di polizia, sono stati arrestati per rapina aggravata e resistenza a Pubblico Ufficiale; inoltre, il 19enne è stato denunciato per guida senza patente poiché mai conseguita.

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    Cronaca Napoli

    Pubblicato
    12 ore fa
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    14 Ottobre 2020

    Napoli, medico ferito a colpi di pistola mentre è in auto a Poggioreale. Sulla vicenda indagini Carabinieri. Ferito con  quattro colpi  di pistola esplosi da un’altra auto, colpito alla spalla.

    Un misterioso ferimento di un medico di base di 46 anni e’ avvenuto nella notte in circostanze al vaglio dei Carabinieri, a Napoli. L’uomo si e’ presentato all’ospedale Vecchio Pellegrini dove gli e’ stata curata una ferita da colpo d’arma da fuoco a una spalla. Secondo gli accertamenti condotti dai Carabinieri sul posto indicato dal medico – la statale 162, nel quartiere di Poggioreale – la sua auto, una Fiat 500, presentava tre fori alla portiera lato guida ed un altro, presumibilmente quello che poi lo ha raggiunto alla spalla, che ha mandato in frantumi il vetro.

    L’uomo ha riferito ai Carabinieri che mentre stava percorrendo la statale e’ stato avvicinato da un’auto dalla quale sono partiti, senza alcun motivo, i colpi di pistola. Indagini sono in corso per chiarire tutti gli aspetti della vicenda.

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    Indagine su De Luca e i vigili promossi nata da un incidente del 2017

    Cronaca

    Pubblicato
    18 secondi fa
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    7 Settembre 2020

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    E’ nata da un incidente stradale l’inchiesta della Procura di Napoli che vede coinvolto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, indagato per falso e truffa in merito alla nomina di 4 vigili urbani di Salerno a ruoli di responsabilità nella Segreteria del Presidente della Giunta regionale.
     
    L’incidente stradale in questione risale al 15 settembre 2017, quando una ragazza di 22 anni a bordo di uno scooter venne investita dall’auto di De Luca che percorreva via Giovanni Negri in direzione opposta rispetto a quella consueta, secondo quanto permesso da un’ordinanza del Comune risalente al 2008 (anno in cui De Luca era sindaco di Salerno) per i “veicoli forze di polizia”. Alla guida dell’auto del presidente sedeva Claudio Postiglione, dipendente della Polizia municipale di Salerno, nominato con decreto del presidente della Giunta regionale nella Segreteria del presidente (con la funzione ‘Rapporti con strutture regionali e istituzioni locali) insieme ad altri tre colleghi: Gianfranco Baldi, nominato responsabile Rapporti con Conferenza Stato-Regioni, Conferenza unificata e organi legislativi nazionali, Giuseppe Muro, nominato responsabile Rapporti con i consiglieri regionali, e Giuseppe Polverino, nominato responsabile Rapporti con Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, tutti per l’intera durata del mandato presidenziale.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: De Luca indagato per abuso d’ufficio e truffa per i suoi autisti
    https://archivio.cronachedellacampania.it/2017/09/lauto-de-luca-investe-ragazza-la-ciarambino-attacca-un-pericolo-pubblico
    Sono proprio i decreti 62, 63, 64 e 65 del 10 marzo 2016 quelli finiti sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati napoletani. Ma il particolare del vigile urbano di Salerno alla guida dell’auto del presidente della Regione Campania non sfuggì alle opposizioni e, in particolare, all’allora consigliere regionale di Forza Italia Severino Nappi (oggi candidato con la Lega): al riguardo, il 20 settembre 2017, Nappi presentò un’interrogazione rivolta al capo di Gabinetto del presidente della Giunta regionale, al direttore generale per le Risorse umane della Giunta regionale, al procuratore della Repubblica di Napoli e al procuratore presso la Corte dei Conti della Campania.
    Nell’interrogazione, Nappi chiedeva di conoscere “le ragioni per le quali l’autovettura dell’ente in uso al presidente della Giunta risulti abitualmente condotta da personale diverso da uno dei circa 20 dipendenti in ruolo presso l’Amministrazione regionale inquadrati con mansioni di autista” e le disposizioni normative “in forza delle quali è consentita tale assegnazione a soggetti inquadrati e assegnati allo svolgimento di funzioni differenti” e “che consentono l’attribuzione al dipendente pubblico in tale contesto di un trattamento economico corrispondente a quello di dirigente”.
    Nappi chiedeva infine di conoscere “la rispondenza al vero che analoghe mansioni del Postiglione e analogo trattamento economico corrispondente a quello di dirigente siano stati attribuiti anche ai signori Gianfranco Baldi, Giuseppe Muro e Giuseppe Polverino, tutti dipendenti del Comune di Salerno con inquadramento nei ruoli della locale polizia municipale e tutti comandati presso l’Amministrazione regionale”.

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    Area Vesuviana

    Pubblicato
    3 ore fa
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    7 Settembre 2020

    Quarto, sorpresa con 900 euro falsi nel reggiseno: arrestata 36enne.

    I carabinieri della tenenza di Quarto hanno arrestato per possesso di monete false una 36enne del posto già nota alle forze dell’ordine. I militari, impegnati in un servizio di controllo del territorio, hanno notato la 36enne entrare e uscire da diversi negozi del posto senza acquistare nulla.

    Insospettiti, hanno bloccato e perquisito la donna che è stata trovata in possesso 9 banconote da 100 euro false, nascoste nell’imbottitura del reggiseno. Arrestata, è stata sottoposta ai domiciliari in attesa di giudizio. Ora i militari continuano le indagini per risalire ai fornitori delle banconote false e il giro di affari della donna e di eventuali complici.

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    De Luca indagato per abuso d’ufficio e truffa per i suoi autisti

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 ore fa
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    7 Settembre 2020

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    De Luca indagato per abuso d’ufficio e truffa per i suoi autisti. Secondo il quotidiano la Repubblica: vigili urbani di Salerno sarebbero stati promossi nel suo staff.

    Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, è indagato dalla procura di Napoli per abuso d’ufficio e truffa. E ‘la notizia pubblicata da Repubblica. La vicenda riguarda presunte agevolazioni e favoritismi destinati ai suoi quattro storici autisti, vigili urbani dipendenti di Salerno, trasferiti presso l’ente regionale a Napoli e poi promossi dello staff-segreteria del governatore. Per loro, che non sono indagati, ci sarebbe stato anche uno stipendio maggiorato.
    L’ipotesi degli inquirenti – secondo quanto riportato dal quotidiano – sarebbe stata costruita anche sulla base di alcune denunce presentato dall’opposizione di centrodestra in consiglio regionale. L’inchiesta risale a qualche anno fa ed è andata avanti nel più stretto riserbo, compreso l’interrogatorio cui si è sottoposto il governatore tempo addietro. De Luca avrebbe risposto ai magistrati di aver fatto “solo quello che la legge gli consentiva”.
    Tutto è nato da un incidente stradale avvenuto il 15 settembre 2017 quando, a Salerno, nel percorrere via Lanzarone, l’auto con a bordo il presidente finì sullo scooter di una studentessa. A quel punto sono scattati gli accertamenti, anche sull’autista che guidava l’automobile di servizio, ossia uno dei quattro vigili urbani promossi.

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 giorni fa
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    5 Settembre 2020

    E’ caccia ai due latitanti del ‘cartello’ di clan (i reduci dei Lo Russo, Amato Pagano e Vanella Grassi) che era temporaneo e nato per affrontare con urgenza un problema comune di mancanza di ‘liquidita’ di cassa’ che impediva di pagare mensilita’ a famiglie di detenuti e ad affiliati.
    Ieri in  13 sono stati arrestati tra Scampia e dintorni per aver sequestrato e chiesto un riscatto da 40mila euro alla famiglia di un giovane operaio. Il bersaglio scelto per il rapimento era componete di una famiglia del quartiere di Marianella, estranea a logiche di criminalita’ organizzata, lavoratori che in passato avevano avuto occasione di accumulare denaro grazie a una attivita’ di parcheggiatore abusivo. Per mettere insieme pero’ i 40mila euro, fu necessaria una colletta tra parenti. Il sequestro di persona avvenne con il ‘permesso’ del clan Amato-Pagano, il cui referente di zona, Salvatore Roselli,  tra i destinatari della misura restrittiva, per rendere pubblico l’assenso del gruppo all’azione, bacio’ sulla bocca due dei sequestratori.
    “Ora ti taglio tre dita e gliele porto a tua madre. Poi se tua madre ha chiamato le guardie, con queste pistole prendiamo e ti spariamo”. Così il ras Costantino Raia aveva minacciato il giovane operaio usando frasi come scritte per la sceneggiatura di una puntata di Gomorra La Serie. La descrizione dell’accaduto, esposta ai militari , e’ contenuta delle cento pagine dell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip di Napoli Fabrizio Finamore ha disposto la custodia cautelare in carcere per quindici persone ritenute affiliate ai clan Lo Russo, Amato Pagano e Vanella Grassi, alleatisi per autofinanziarsi con il rapimento dell’operaio che guadagna appena 1100 euro al mese ma la cui famiglia , secondo le informazioni in possesso dei clan, ha una certa disponibilita’ finanziaria.
    La vittima, dopo essere stata circondata da due scooter e tre moto mentre era a bordo della sua Fiat Panda, e’ stata sequestrata e condotta in una sorta di garage. Li’ si trova seduta e legata con una corda quando i due sequestratori, preoccupati dal fatto che la madre potesse denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine, iniziano a minacciarla.
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    Qualche minuto prima uno dei rapitori aveva tentato di ustionargli il palmo della mano con un accendino: “…lo vedi, a me piace di accendere la gente e se tua madre ha chiamato le guardie tu muori appicciato (“dato alle fiamme”, ndr)”, gli dice e poi, ancora, “se tua madre ha chiamato le guardie, gli ultimi 5-6mila euro li usera’ per atterrarti”. Alla fine, dopo una trattativa con la famiglia, i sequestratori, dall’iniziale richiesta di 50mila euro si “accontentano” di 40mila euro: 30mila versati subito e i restanti 10mila dopo la liberazione dell’operaio, che avviene al termine di diverse ore di terrore che alla vittima saranno sembrate una eternita’.
    Dalle indagini è emerso che Nunzio Pecorelli, Antonio Ronga, Gennaro Caldore, Pasquale Pandolfo, Pasquale Concilio e Salvatore Roselli sarebbero i responsabili dell’iniziale prelievo del 30enne. Costantino Raia, Gennaro Rianna, Giuseppe Calemma, Pietro Gemito, Ciro Montagna, Emanuele Mincione e Giovanni Strazzulli avrebbero avuto il ruolo nella fase centrale del sequestro con le minacce; mentre Ronga e Nico Grimaldi avrebbero infine materialmente ricevuto i 40mila euro, suddivisi in quattro buste da 10mila euro, dalle mani dei genitori di Pettirosso.
    (nella foto Scampia e nei riquadri i due boss: da sinistra Nicola Roselli e Costantino Raia)

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    San Valentino Torio, confessa l’assassino di Luana Rainone

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    3 ore fa
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    4 Settembre 2020

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    San Valentino Torio, confessa l’assassino di Luana Rainone
     
    Ha confessato l’assassino di Luana Rainone. Si tratta di Nicola Del Sorbo 34 anni, una compagna e 3 figli in comunità, altri 2 da donne diverse, che abita in una cascina nel terreno adiacente il pozzo all’interno del quale all’alba i carabinieri hanno trovato, avvolto in una coperta, il corpo della donna. Sarebbe stato lo stesso Del Sorbo ad accompagnare i carabinieri in via Fontanelle al confine tra San Valentino Torio e Poggiomarino dove aveva occultato il cadavere della 31enne, sposata e mamma di una bimba di 5 anni, scomparsa lo scorso 23 luglio senza lasciare tracce. Il movente del delitto sarebbe passionale: i due erano amanti, ma lui aveva deciso di mettere fine alla relazione. Una decisione non condivisa dalla donna che si sarebbe recata a casa dell’uomo per chiedere chiarimenti. Un litigio, alterato dagli effetti dello stupefacente assunto da entrambi, sfociato nel sangue. Difeso dall’avvocato Luigi Senatore è accusato di omicidio e occultamento di cadavere.
     
    RESSARE ANCHE:Era scomparsa da un mese la donna ritrovata nel pozzo: Fermato il presunto assassino
    La donna, sposata e con una figlia piccola, era scomparsa da oltre un mese. Era uscita di casa alle 14 del 23 luglio e da quel momento non vi aveva fatto piu’ ritorno. I familiari avevano denunciato la sua scomparsa, ma le ricerche non avevano dato nessun esito. I carabinieri nel corso di queste settimane hanno vagliato ogni pista, dalla meno grave alla piu’ tragica. La svolta nelle indagini e’ arrivata nelle ultime ore: gli elementi raccolti dagli investigatori hanno portato al 34 enne che nella serata di ieri e’ stato fermato. L’uomo  nel corso dell’incontro con la sua amante ha il controllo perche’ pressato in maniera abbastanza forte affinche’ lasciasse l’attuale compagna ed i figli” . Il 34 enne, dopo un matrimonio finito male, conviveva con un’altra donna. In passato aveva avuto gia’ problemi con la giustizia.
    Ora sara’ trasferito in carcere a Salerno in attesa di comparire dinanzi al Gip per l’udienza di convalida. L’ipotesi piu’ accreditata e’ che l’omicidio possa essere stato commesso proprio lo scorso 23 luglio, al culmine di una lite tra i due. L’ uomo ha confermato la versione resa ai carabinieri anche nel corso dell’interrogatorio tenuto dal sostituto procuratore presso il Tribunale di Nocera Inferiore, Viviana Vessa. L’accusa nei suoi confronti e’ di omicidio volontario e di occultamento di cadavere. L’autopsia disposta dalla Procura di Nocera Inferiore potrebbe permettere di chiarire eventuali punti oscuri. E’ sotto choc l’Agro Nocerino Sarnese, dove soltanto poche ore prima si era consumata un’altra storia agghiacciante con l’omicidio di una neonata.
    L’amministrazione comunale di San Valentino Torio ha disposto il lutto cittadino, annullando tutti gli eventi fino al giorno in cui si terranno i funerali di Luana. Domani alle 20, invece, e’ in programma una fiaccolata “per riflettere sull’accaduto e condannare ogni forma di violenza sulle donne”. Il sindaco, Michele Strianese, ha affermato che si tratta di “un episodio che sconvolge i nostri cuori e le nostre menti rispetto al quale bisogna stare solo in silenzio e in meditazione”.

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    Castellammare di Stabia

    Pubblicato
    4 ore fa
    in
    4 Settembre 2020

    Il 4 settembre 2020, alle prime luci dell’alba, a Castellammare di Stabia (NA), i militari della locale Compagnia Carabinieri hanno tratto in arresto, nella flagranza del reato di furto aggravato, il ventiquattrenne GALLO Luciano ed il ventiduenne LIBERO Rosario, entrambi stabiesi e già noti alle Forze del’Ordine.
    Gli stessi sono stati individuati da una pattuglia della Sezione Radiomobile che, poco prima, aveva ricevuto da un cittadino la segnalazione di un furto appena consumato all’interno di un salone per parrucchiere. Acquisita la descrizione degli autori, i militari hanno individuato, nelle vicinanze dell’esercizio commerciale, due soggetti corrispondenti, per fattezze fisiche e vestiario, ai malviventi. Questi, sottoposti a perquisizione, sono stati sorpresi in possesso della somma di 15 euro, corrispondente a quella appena asportata dall’esercizio commerciale all’interno del quale si erano introdotti forzando la saracinesca. I due uomini, dopo le formalità di rito, sono stati trattenuti presso le camere di sicurezza della Compagnia di Castellammare di Stabia, in attesa della celebrazione del rito direttissimo. Le attività d’indagine sono ancora in corso al fine di appurare se i due siano gli autori di altri furti avvenuti nei giorni scorsi ai danni di altri esercizi commerciali.

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