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    Pompei, rapinatori armati irrompono in uno studio legale: gli avvocati li mettono in fuga. Indagini

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    Cronaca

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    1 ora fa circa (09:04)
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    27 Novembre 2020

    Pompei, rapinatori armati irrompono in uno studio legale: gli avvocati li mettono in fuga. Indagini.

    Due rapinatori dal volto travisato hanno fatto irruzione con armi in pugno nello studio legale nella tarda serata di ieri ed hanno tenuto in ostaggio per 5 minuti i due titolari dello studio G.D.G e G.S con i loro collaboratori seminando il panico, minacciandoli ripetutamente di sparare e di ammazzarli se non avessero consegnato i soldi. Uno degli avvocati è stato minacciato con un’arma sulla tempia mentre l’altro rapinatore scarrellava ripetutamente l’arma. L’altro avvocato, invece, ha avuto una violenta colluttazione con uno dei rapinatori.
    Dopo l’ assalto armato durato cinque minuti i due delinquenti sono stati messi in fuga dai due avvocati, scappando senza aver asportato nulla.
    Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Pompei per i rilievi del caso. In una città deserta che sta rispettando la fase del Lockdown serale i due rapinatori indisturbati hanno puntato ad un bersaglio insospettabile visto che i due penalisti sono due professionisti stimati e molto noti sul territorio che difendono i maggiori esponenti del crimine vesuviano. Non è da escludere che i due malviventi volessero puntare ad un altro bersaglio. Sfiorata una tragedia e violato un tabù che un tempo sembrava inviolabile, segno evidente del momento difficile dei tempi dove tutti sono a rischio di subire rapine.

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    Giugliano, i carabinieri sequestrano auto e furgoni nei campi rom

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    Cronaca

    Pubblicato
    10 minuti fa
    il
    27 Novembre 2020

    Giugliano, nasconde la droga in un borsello: arrestato.
    Ieri mattina gli agenti del Commissariato di Giugliano in Campania, durante il servizio di controllo del territorio, hanno notato in via Pisacane a Giugliano una persona a bordo di un’auto che procedeva ad alta velocità creando pericolo alla circolazione stradale e che, alla loro vista, si è disfatta di un borsello.
    I poliziotti hanno raggiunto e bloccato l’auto recuperando il borsello contenente 2 involucri con 520 grammi circa di cocaina, mentre il conducente è stato trovato in possesso di 190 euro.
    Giancarlo Mariniello, 33enne giuglianese con precedenti di polizia, è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente ed il veicolo è stato sequestrato.

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    Cronaca

    Pubblicato
    57 minuti fa
    il
    27 Novembre 2020

    Giugliano: controlli serrati dei Carabinieri nei pressi dei campi rom della città.
    Continuano senza sosta i controlli dei carabinieri della Stazione di Varcaturo in prossimità dei campi rom nel territorio di Giugliano in Campania. Negli ultimi giorni i militari hanno posto sotto sequestro 8 automezzi utilizzati da persone residenti nell’insediamento di via Carrafiello ed elevato sanzioni amministrative che vanno oltre i 10 mila euro. Una delle persone identificate è stata sanzionato anche per guida senza patente.I veicoli – 2 furgoni e 6 autovetture – sono stati affidati ad un deposito giudiziario.

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    Tragico scontro tra un furgone e un’Apecar: un omicidio stradale

    A giudizio, con l’accusa di omicidio stradale, il 49enne Enzo Cimaroli.Quest’ultimo, il 15 ottobre di due anni fa, sulla Migliara 55, nel Comune di Terracina, mentre era alla guida di un furgone Iveco, si scontrò con un’Apecar.
    Nell’impatto rimase gravemente ferito il 68enne Umberto Iacoboni, che spirò dopo qualche ora all’ospedale “Goretti” di Latina dove era stato ricoverato.
    Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mario La Rosa, ha disposto un processo per Cimaroli e la prima udienza è fissata per il prossimo 19 aprile.

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    Omicidio stradale al Piccarello, camionista rinviato a giudizio

    A giudizio, con l’accusa di omicidio stradale, l’autotrasportatore che due anni fa investì e uccise un anziano al Piccarello.Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mario La Rosa, ha disposto un processo per Massimiliano Durazzi, 53 anni.
    Il 13 marzo 2018 l’autotrasportatore travolse Lorenzo Michele Giannandrea in via San Francesco d’Assisi, mentre attraversava la strada nei pressi della rotonda.
    Per l’anziano, 83 anni, residente nella zona, non ci fu nulla da fare.
    Inutili i soccorsi del 118.
    La vittima, dopo essersi fermata con l’auto nei pressi del vicino distributore di carburante, aveva cercato di attraversare la strada ed era stata investita dal camion condotto dall’imputato.
    Il processo avrà inizio, davanti al Tribunale di Latina, il prossimo 14 gennaio.

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    Pizzo allo stabilimento balneare di Castel Volturno: arrestato uomo dei Bidognetti

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Pizzo allo stabilimento balneare di Castel Volturno: arrestato uomo dei Bidognetti

    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    23 minuti fa circa (16:52)
    il
    26 Novembre 2020

    Pizzo allo stabilimento balneare di Castel Volturno: arrestato uomo dei Bidognetti.

    Questa mattina un uomo, D.D. è stato messo agli arresti domiciliari in provincia di Caserta perché accusato di estorsione ai danni del titolare di uno stabilimento balneare a Castel Volturno . Secondo quanto riferito dalla vittima alle forze dell’ordine l’uomo lo avrebbe avvicinato per indurlo, con minacce implicite, a consegnargli denaro per “mantenere le famiglie dei carcerati”.
    La denuncia resa dal titolare dello stabilimento, che si è opposto alle minacce, ha trovato poi conferma nelle dichiarazioni rese da persone considerate informate sui fatti. Nel luglio del 2018, nello stesso stabilimento balneare, era stato ucciso il padre del gestore dopo che si era rifiutato di pagare le cifre richieste da un gruppo criminale.
    Quell’omicidio, infatti, come confermato nella sentenza di condanna degli autori materiali e dei mandanti, era espressione di un programma criminale attuato, a detta degli inquirenti, dall’ala ‘stragista’ del gruppo ‘Bidognetti’, organizzazione mafiosa responsabile di diversi omicidi e capeggiata da Giuseppe Setola.

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    Maradona, diventa un angelo tra i presepiai di San Gregorio Armeno

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    5 ore fa
    il
    26 Novembre 2020

    La donna aveva anche acquistato una macchina elettrica per bambini
    Donna sorpresa ad utilizzare indebitamente carte di credito e di pagamento all’interno del centro commerciale ‘Jambo’. Bloccata dai carabinieri della stazione di Trentola Ducenta. In manette è finita H. D., 25enne residente a Giugliano in Campania. La donna, già sottoposta alla detenzione domiciliare con permesso di assentarsi, è stata sorpresa dopo aver prelevato presso lo sportello bancomat del centro commerciale la somma di 1000 euro, utilizzando carte di credito risultate provento di furto a Frignano.
    Attraverso le stesse carte, H.D. aveva poco prima acquistato anche una macchina elettrica per bambini per un valore di 180 euro. A seguito della perquisizione dell’autovettura in uso alla donna, i militari dell’Arma hanno rinvenuto il portafoglio contenente i documenti di proprietà della vittima. La donna è stata riaccompagnata ai domiciliari, a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

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    Attualità

    Pubblicato
    21 ore fa
    il
    25 Novembre 2020

    In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne moltissimi personaggi famosi hanno indossato la mascherina “Stop alla violenza sulle donne” realizzate dai detenuti degli istituti penitenziari di Santa Maria Capua Vetere.
    Sono la Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, le giornaliste Serena Bortone, Gaia Tortora e Myrta Merlino, la cantante Laura Pausini, Maurizio Costanzo, Mara Venier, Rita Dalla Chiesa, Carlo Verdone. E poi anche i registi Enrico Vanzina e Mimmo Calopresti, gli attori Claudio Amendola, Ricky Memphis, Massimo Boldi, Max Tortora e Martina Stella. Lo riferisce Gnews, il quotidiano on line del ministero della Giustizia. Tutti hanno prestato la loro immagine per promuovere la campagna di sensibilizzazione organizzata dal Ministero della Giustizia in occasione della Giornata internazionale che si celebra oggi, 25 novembre.
    Un gesto simbolico per ribadire l’importanza del contrasto a una piaga gravissima e diffusa, come testimoniano le cronache quotidiane. Quelle indossate dai personaggi ritratti nelle foto fanno parte di uno stock di diecimila mascherine cucite da una decina di detenute del laboratorio sartoriale della sezione femminile della Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Altrettante mascherine sono, invece, state prodotte nella Casa Circondariale di Salerno nell’ambito del progetto #RICUCIAMO, nato dalla partnership fra Ministero della Giustizia-Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Commissario straordinario di governo per l’emergenza Covid-19.

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    Dall’omicidio a Capoportiere a quello di Moro, i pentiti: ecco come andò

    Ci sono i rapporti con la politica, le estorsioni più recenti e poi c’è la storia strettamente criminale.Dall’omicidio di Ferdinando Di Silvio detto Il Bello, nel 2003 a Capoportiere alla gambizzazione dell’attuale pentito Agostino Riccardo, dall’uccisione di Massimiliano Moro al duplice tentato omicidio al Circeo, nel processo “Alba Pontina” si stanno scrivendo capitoli della nera pontina rimasti nel tempo bruscamente interrotti, con indagini che non sono mai arrivate a chiarire esattamente movente ed esecutori di inquietanti episodi che hanno destato profondo turbamento.
    Fatti che vengono ricostruiti ancora una volta dai collaboratori di giustizia, lo stesso Riccardo e Renato Pugliese.
    Storie di malavita che sembrano destinate a far rispolverare qualche vecchio fascicolo e forse a far risolvere quelli che gli investigatori definiscono cold case, ma anche a gettare ulteriore luce sulle piazze di spaccio nella seconda città del Lazio.
    Pugliese, figlio di Costantino Cha Cha Di Silvio, ha infatti sostenuto che, scontata la pena per la gambizzazione di Alessandro Zof e tornato in libertà, Ferdinando Pupetto Di Silvio aveva fatto prendere al clan quella che indica come la piazza più ricca, il quartiere Nicolosi, imponendo a tale Joseph, a capo degli spacciatori marocchini e tunisini, di acquistare hashish dalla famiglia di origine nomade a Campo Boario.
    Pugliese, affermando di aver fatto delle soffiate alla Mobile utilizzate nell’inchiesta Don’t Touch in cui venne arrestato anche il padre, ha specificato di aver scelto di collaborare perché “più di qualcuno” lo voleva morto e non voleva fare la fine del suo amico Massimiliano Moro: “Lui si fidava solo di me e poi ha fatto quella fine”.
    Proprio per quanto riguarda l’omicidio Moro, nel 2010 in Q4, il pentito ha quindi sostenuto che la vittima nel 2009, dunque un anno prima della cosiddetta guerra criminale, aveva offerto a lui “di sterminare i Ciarelli” e ha confermato che nel gennaio 2010 a cercare di uccidere Carmine Ciarelli, anche se poi da tale accusa è stato assolto, era stato Gianfranco Fiori, specificando di aver saputo da Pasquale Di Silvio chi come risposta a quell’agguato uccise Moro e “come stavano le cose”.
    Pugliese ha aggiunto che Moro “aveva un debito con Carmine Ciarelli e questo debito ammontava a più di 120mila euro”.
    “Vengo a conoscenza – ha dichiarato – di un episodio che Carmine Ciarelli dà uno schiaffo a Massimiliano Moro.
    Massimiliano Moro ovviamente essendo una persona che tutti conoscevano di spicco, quello che ha fatto in passato, negli anni ’90 ed è tornato solo nel 2005 dal Venezuela, dopo 13 anni di latitanza, sapevano tutti chi era Massimiliano Moro, avendo preso uno schiaffo so che Massimiliano Moro si voleva vendicare ed avrebbe voluto uccidere … quel giorno voleva uccidere Carmine, il giorno dopo voleva uccidere Luigi, il giorno dopo ancora voleva uccidere Ferdinando.
    Lui voleva sterminare tutti quanti per poi prendersi tutto quello che era il giro di Latina, solo che il problema, tra virgolette, è che quando Fiori spara a Carmine Ciarelli a Pantanaccio, lo lascia in vita, lo vede in faccia e lui poi in un secondo momento, tramite il lettino dell’ospedale in zingaro fa presente al fratello, Ferdinando, chi gli aveva sparato.
    Esattamente glielo dice in zingaro dicendo: “Balò” che significa il ciccione”.
    Ancora: “Massimiliano Moro si presenta in ospedale quando Carmine Ciarelli è ferito e quindi fa finta di niente. In un secondo momento loro anche fanno finta di niente, danno un appuntamento a Massimiliano Moro, come al solito a queste persone che io conoscevo molto bene gli suonano tre volte perché sanno che Massimiliano Moro è a casa, risponde solo agli amici, a chi suona tre volte e dà lì è successo che hanno ammazzato Massimiliano Moro”.
    Sia Pugliese che Riccardo parlano poi dell’uccisione a Capoportiere di Ferdinando Di Silvio e il primo tira in ballo Carlo Maricca: “La doveva pagare per quello che avevo fatto in precedenza. L’unico problema è che è una persona scaltra, furba, e quindi quando ha saputo che c’era questa guerra in atto lui, a quanto mi ha detto Armando Di Silvio, è scappato in Romania credo, perché lui era uno di quelli che doveva morire per quello che aveva fatto in precedenza, perché nessuno si scorda per la strada tutto quello che tu fai”.
    Riccardo, nonostante non avesse mai denunciato Moro, ha invece svelato che a gambizzarlo nel 2006 sarebbe stato proprio Moro, per un litigio che il pentito aveva avuto con il nipote della vittima dell’omicidio in Q4.
    “Mi gambizzò per uno sgarro nei confronti del nipote”.
    Ha inoltre aggiunto che poi ci fu un incontro a casa di Ermanno D’Arienzo, detto Topolino.
    “Mi incontrai a Sabaudia, nella casa di Ermanno D’Arienzo – ha sostenuto – io, Massimiliano Moro e Ermanno D’Arienzo. Ermanno D’Arienzo gli disse, ma potevi evitare di sparagli ad Agostino, Agostino è un bravo ragazzo. Moro gli disse: se lo avesse fatto a tuo nipote? Ermanno D’Arienzo gli disse: L’avrei fatto pure io, gli avrei sparato in testa. Non denunciai l’esecutore materiale, perché ero un ragazzo in mezzo alla strada ed in mezzo alla strada non si faceva l’infame“.
    Infine la conferma da parte di Riccardo che a sparare al Circeo quattro anni fa sarebbe stato Zof, precisando che non era la prima volta che quest’ultimo sparava.
    E sul tentato omicidio subito da Zof? Per i pentiti Ferdinando Pupetto Di Silvio lo gambizzò perché si contendevano la stessa donna e poi i due si sarebbero chiariti a casa di Armando Di Silvio.
    Venti anni di storia criminale ricostruiti in un’aula di tribunale.

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    Percosse, arriva la condanna definitiva per la Ventriglia

    Condanna definitiva per Daniela Ventriglia, attualmente dirigente comunale a Latina, ritenuta responsabile del reato di percosse.La dirigente, che ha lavorato in diversi Comuni pontini, è stata condannata dal Giudice di pace e la sentenza è stata confermata prima dal Tribunale di Latina e poi dalla Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso con cui la difesa dell’imputata aveva chiesto la derubricazione del reato in quello di ingiurie.
    La Suprema Corte ha specificato che “quanto alla qualificazione giuridica corretta dei fatti oggetto della imputazione, va evidenziato che la condotta ascritta alla Ventriglia è quella di aver colpito alla spalla la persona offesa, percuotendola con una borsa portadocumenti”.
    I fatti sono relativi al giorno in cui la dirigente comunale venne rinviata a giudizio per i presunti abusi e le presunte omissioni di atti d’ufficio relativamente alle assegnazioni dei lotti nell’area artigianale di Roccagorga, dove era segretario comunale.
    Uscendo dall’aula Ventriglia colpì la parte lesa in quel procedimento.
    Il processo per i lotti in località Prunacci, tre anni fa, si è poi concluso davanti al Tribunale di Latina con proscioglimenti per intervenuta prescrizione, come nel caso della stessa Ventriglia, e assoluzioni nel merito.
    Il procedimento era nato dal caso di un frantoio che sarebbe rimasto senza uno spazio a disposizione per la propria attività.
    Erano scattate le accuse per tutti quei lotti concessi invece ad aziende che, trascorsi anche anni dall’assegnazione, non avevano realizzato alcun insediamento.
    E, accusati di abuso o omissione d’atti d’ufficio, erano finiti imputati l’allora segretario comunale, Daniela Ventriglia, e i dirigenti comunali alternatisi alla guida dell’area tecnica, il geometra Venanzio Basilico e l’ing. Carlo Viglialoro.
    Risalendo i fatti al periodo compreso tra il 2007 e il 2009, conclusa l’istruttoria, larga parte degli episodi incriminati sono però risultati prescritti.

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    Ordine degli avvocati paralizzato, il nuovo Consiglio non ci sta

    Quanto sta accadendo all’Ordine degli avvocati di Latina sembra degno di una soap opera.Tra sentenze del Cnf, del Tar, del Consiglio di Stato, dimissioni e reintegri, il Consiglio si è ricostituito ed è stato eletto come nuovo presidente l’avvocato Umberto Giffenni.
    Sembrava, malumori a parte, tutto sistemato almeno per un po’.
    Dopo tanti scossoni l’Ordine sembrava destinato a riprendere pian piano il suo percorso. E invece no.
    Il nuovo Consiglio a quanto pare non viene messo in condizioni di poter operare e l’intera vicenda questa volta appare destinata a diventare materia d’indagine per la Procura, che già si starebbe interessando al caso.
    “Sarebbe stata nostra intenzione convocare quanto prima l’Assemblea di tutti gli iscritti – premettono in una lunga nota gli avvocati Giffenni, Maria Luisa Tomassini, Pierluigi Torelli, Alessia Verdesca Zain, Maria Clementina Luccone, Denise Degni, Marco Scarchilli, Maria Cristina Vernillo, Federica Pecorilli e Aurelio Cannatelli – ma la normativa sull’emergenza Covid non ce lo ha consentito”.
    I consiglieri dell’Ordine definiscono quindi sconcertante “il comportamento di chi non ha voluto prendere atto di quanto sin qui evidenziato, di fatto non consentendo al neo ricostituito Consiglio di entrare nella pienezza delle sue funzioni”.
    “A tutt’oggi – proseguono – non è consentito ai consiglieri di accedere ai locali dell’Ordine, in quanto l’ex commissario straordinario contesta le modalità con cui si è reinsediato il Consiglio e annuncia non meglio precisate istanze rivolte al Cnf”.
    Ancora: “Risulta peraltro, questo sì che deve essere stigmatizzato come un fatto grave, che le sedi dell’Ordine sono chiuse da oltre 10 giorni per un sospetto caso di Covid, senza che si sappia chi materialmente abbia disposto la chiusura delle sedi e senza che si sappia, cosa ancora più imbarazzante, quando si procederà con la sanificazione e con la riapertura al pubblico.
    A nulla sono valsi i tentativi, in più occasioni reiterati dal nuovo Consiglio, di iniziare ad operare, di concerto con i funzionari dell’Ordine, per il bene degli iscritti, che quotidianamente si rivolgono all’Ordine le loro istanze”.
    I consiglieri affermano quindi di aver “assistito ad una iniziativa di qualche consigliere ineleggibile che ha avviato una raccolta di firme nelle aule di Tribunale al fine di chiedere al Cnf l’adozione di nuovi provvedimenti nei nostri confronti”.
    Giffenni e gli altri concludono sostenendo che l’unico “dato incontrovertibile” nell’intera vicenda è che “c’è chi si batte per il rispetto della legalità ed è pronto a mettersi a disposizione di tutti i colleghi, con spirito di servizio e di colleganza, e c’è invece chi non è in grado di prendere atto che qualcosa è cambiato”.
    Ma a cambiare realmente l’intera vicenda sembra possa essere l’intervento della magistratura.

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    Arrestato contrabbandiere con il reddito di cittadinanza: aveva 300 chilogrammi di ‘bionde’ nel furgone

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Arrestato contrabbandiere con il reddito di cittadinanza: aveva 300 chilogrammi di ‘bionde’ nel furgone

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    10 ore fa circa (12:25)
    il
    25 Novembre 2020

    Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha arrestato un contrabbandiere 40enne che trasportava 300 kg. di “bionde” con il proprio furgone.Lo stesso soggetto è risultato percettore del “reddito di cittadinanza” dal mese di aprile 2019.
    In particolare, i finanzieri della Compagnia di Pozzuoli, dopo aver notato il mezzo fermo in un vicolo del Comune di Acerra, hanno eseguito un rapido controllo rinvenendo diverse casse di sigarette, del tipo “cheap white”, marchio “Winston”, nascoste mediante una copertura telonata scura. Il carico era stato sistemato all’interno di 60 cartoni ed era stato abilmente occultato da diverse casse di plastica, generalmente utilizzate per la conservazione di prodotti ortofrutticoli.[embedded content]

    I contestuali accertamenti economico-finanziari hanno poi fatto emergere che il contrabbandiere, pluripregiudicato, risultava anche percettore del “Reddito di cittadinanza”; pertanto, le Fiamme Gialle hanno inviato la segnalazione all’INPS per l’avvio delle procedure di sospensione del beneficio.Il risultato è frutto anche dell’intensificazione dei servizi di controllo del territorio organizzati dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli nell’ambito dei dispositivi di prevenzione dei rischi connessi alla pandemia da Covid-19.

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    Aversa, timbravano e uscivano durante l’orario di lavoro: 13 denunciati all’Asl

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    Cronaca

    Pubblicato
    1 giorno fa
    il
    24 Novembre 2020

    Usura nei confronti di un commercialista della penisola sorrentina: sequestro beni nei confronti di un imprenditore di Castellammare.
    Nella mattinata odierna, militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata hanno provveduto ad eseguire un decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Napoli Sezione Misure di Prevenzione, per un valore di quasi 400 mila euro, nei confronti di S.C., residente in Castellammare i Stabia  e gestore di un distributore di carburanti operante in Santa Maria la Carità ritenuto responsabile dei reati di usura ed estorsione ai danni di un commercialista della penisola sorrentina. La complessa ed articolata indagine svolta dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Massa Lubrense, sotto il coordinamento di questa Procura, prendendo le mosse da anomale operazioni finanziarie affiorate nell’ambito di un’attività di verifica fiscale eseguita dal predetto Reparto nei confronti di un professionista sottoposto ad usura, ha portato all’esecuzione, lo scorso 23 aprile, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e contestuale decreto di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., per un valore di circa 320 mila euro, nei confronti del medesimo soggetto.
    In particolare, sulla base degli elementi acquisiti nel corso delle citate attività ispettive e sulla scorta dei riscontri eseguiti nell’ambito delle attività di indagine, veniva ricostruito un univoco e chiaro quadro indiziario dal quale emergeva l’intero rapporto usurario, che aveva avuto scaturigine nel lontano 2013 e che era perdurato fino ai primi mesi del 2020. In particolare, la vittima veniva costretta – anche attraverso percosse e minacce estorsive a danno della propria incolumità – alla restituzione di circa 320 mila euro, a fronte della richiesta di un prestito iniziale di 65 mila euro, con l’applicazione, quindi, di gravosi tassi usurari calcolati in ben oltre il 60% della sorta capitale sull’intero periodo. Nel corso delle ulteriori attività delegate da questa Procura, la Guardia di Finanza svolgeva mirate indagini patrimoniali in ordine al tenore di vita, alle disponibilità finanziarie ed al patrimonio riconducibile al nucleo familiare di S.C., allo scopo di individuame le fonti di reddito.
    Gli esiti di tali accertamenti investigativi consentivano di evidenziare sufficienti indizi in ordine alla provenienza illecita del patrimonio accumulato dall’imprenditore, desumibile, oltre che dal profilo criminale, anche dalla rilevante sproporzione emersa tra la ricchezza accumulata, il tenore di vita condotto e l’entità dei redditi dichiarati. Le attività di indagine dimostravano, inoltre, che la moglie dell’imprenditore, sebbene formalmente separata legalmente dal marito, risultava ancora di fatto parte integrante del nucleo familiare originario, in virtù della totale condivisione con l’indagato degli interessi economici, tanto da risultare esclusiva intestataria di gran parte dei rapporti bancari a loro riconducibili.
    Questa Procura, alla luce della rilevante sproporzione emersa tra le disponibilità finanziarie accumulare negli anni dalla famiglia dell’imprenditore S.C. ed i redditi dichiarati al fisco, proponeva al competente Tribunale di Napoli l’applicazione di una misura di prevenzione a carattere patrimoniale nei confronti dello stesso. Il Tribunale di Napoli Sezione Misure di Prevenzione, condividendo la richiesta di questa Procura, ordinava, ai sensi degli artt. 20 e ss. del D.Lgs. 159/2011, il sequestro dei saldi attivi giacenti sui conti correnti intestati a S.C. (già oggetto di sequestro preventivo) nonché alla consorte dello stesso, per un importo pari a circa 400 mila euro.

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    Rogo alla Loas, nell’inchiesta spunta un primo indagato

    Spunta un primo indagato nell’inchiesta del sostituto procuratore Andrea D’Angeli sull’incendio che il 9 agosto scorso ha devastato la ditta di recupero rifiuti Loas Italia srl in via dei Giardini, ad Aprilia.Il magistrato ha inscritto sul registro delle notizie di reato il legale rappresentante dell’azienda, Alberto Barnabei, anche se non è ancora noto con quale accusa, così come ancora non è noto se siano state formulate ipotesi di reato anche a carico dei due soci della srl.
    Mentre le indagini vanno avanti e, dissequestrato il sito, restano i sigilli soltanto ai computer, non sembra intanto essere emersa traccia di traffico di rifiuti, che in tal caso avrebbe fatto passare l’indagine per competenza alla Direzione distrettuale antimafia, e nell’eventuale processo si profila così una battaglia tra gli investigatori, che in base a una stima fatta riterrebbero che al momento in cui è divampato il rogo fossero presenti nell’azienda più rifiuti di quelli per cui era autorizzata, e la Loas che, documenti alla mano sui materiali conferiti, c’è da giurare che cercherà di dimostrare il contrario.
    Dubbi sarebbero inoltre emersi sull’impianto anticendio, che sarebbe stato funzionante e in tal caso se attivato avrebbe potuto ridurre notevolmente i danni causati dall’enorme rogo, con una nube nera levatasi dal sito soprattutto a causa della plastica andata a fuoco.
    Tutti aspetti che gli inquirenti prima e poi eventualmente il giudice dovranno vagliare esaminando le consulenze di parte e disponendo eventualmente una perizia.
    Uno dei soci e in precedenza responsabile della ditta, il 68enne Antonio Martino, tre anni fa era stato arrestato insieme ad altre 15 persone su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Roma, tutti accusati di aver smaltito illecitamente rifiuti in una ex cava di pozzolana in via Corta, sempre ad Aprilia, dove sarebbero state interrate quantità enormi di materiali che dovevano essere smaltiti invece in discariche autorizzate.
    Vicende per cui Martino ha patteggiato.
    In precedenza alla Loas erano state inoltre contestate violazioni alla normativa ambientale, per cui era stato emesso un decreto penale di condanna, che sempre Martino ha impugnato davanti al Tribunale di Latina.
    La Provincia, che il 24 giugno scorso aveva concesso alla Loas una proroga, ha intanto negato all’azienda il rinnovo dell’autorizzazione, vietandole di recuperare nuovamente rifiuti, e la Prefettura ha eliminato la stessa società dalla white list, precisando che tale provvedimento ha lo stesso valore di un’interdittiva antimafia.
    Eventuali responsabilità sul rogo dell’agosto scorso dovranno però essere chiarite dall’inchiesta che sta portando avanti la Procura della Repubblica di Latina.

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    Dirty Glass, confermati i gravi indizi di colpevolezza per Cifra

    Per il Riesame sussistono i gravi indizi a carico dell’imprenditore Franco Cifra, indagato nell’inchiesta Dirty Glass, ma non ci sono ragioni per privarlo della libertà.Queste le motivazioni con cui i giudici del Tribunale della libertà hanno chiarito la scelta di accogliere il ricorso del 61enne di Latina e di annullare la misura cautelare con cui era stato messo agli arresti domiciliari.
    Cifra è accusato di aver favorito l’organizzazione mafiosa dei Di Silvio di Campo Boario, emettendo una fattura fasulla per un’azienda di Luciano Iannotta e consegnando denaro contante a Renato Pugliese e Agostino Riccardo.
    Il Riesame, presieduto dal giudice Cinzia Parasporo, ha specificato che l’inchiesta “Dirty Glass”, relativa al presunto sistema criminale messo in piedi dall’imprenditore Luciano Iannotta, tra riciclaggio, reati societari ed estorsioni, “ha consentito di fare luce su numerosi episodi delittuosi realizzati nell’ambito delle variegate attività facenti capo all’imprenditore di Sonnino”.
    Il Tribunale ha quindi sostenuto che è stato svelato “un quadro di illiceità, permettendo di ricostruire varie operazioni connotate dal ricorso all’illecito come ordinaria modalità operativa funzionale al conseguimento di profitti illeciti”.
    Per quanto riguarda poi la fattura fatta da Cifra a Pugliese e Riccardo, i giudici ritengono “poco verosimile”, come sostenuto dall’indagato, che quest’ultimo si sia “prestato ad emettere la falsa fattura nei confronti dello Iannotta senza avere dai due frequentatori del bar precise informazioni circa il motivo del coinvolgimento di Iannotta nell’operazione”.
    Confermati dunque i gravi indizi di colpevolezza relativamente al reato contestato di favoreggiamento, avendo Cifra “fornito un aiuto concreto a Riccardo e Pugliese emettendo una falsa fattura per un’operazione oggettivamente inesistente, con la precisa consapevolezza di aiutare i due predetti ad assicurarsi il prezzo del reato di estorsione”.
    Ma nessuna esigenza cautelare.
    Secondo il Riesame infatti nessun rischio di inquinamento probatorio o di recidiva da parte dell’indagato.
    Nessun rischio anche considerando il presunto affidamento a Riccardo dell’incarico di recuperare un credito nei confronti del “giardiniere” Morelli, di cui hanno parlato i due, trattandosi di una vicenda del 2016.

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    Alba Pontina, il processo slitta a causa di un contagio da Covid

    Slitta a causa del Covid il processo “Alba Pontina”.Uno degli imputati è in quarantena dopo il contagio di un familiare e il Tribunale di Latina ha rinviato l’udienza al prossimo 27 dicembre.
    I pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro hanno intanto chiesto un’integrazione della perizia sulle intercettazioni e dalla prossima udienza verranno esaminati i testimoni della difesa.
    In aula dovranno sfilare l’imprenditore Luciano Iannotta, arrestato intanto nell’inchiesta “Dirty Glass”, Antonio Fusco, per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio in un procedimento stralciato dall’indagine principale, Valentina Riccio e l’avvocato Nunziata.
    Secondo la Dda di Roma i Di Silvio di Campo Boario avrebbero costituito un’associazione per delinquere di stampo mafioso e un’organizzazione criminale impegnata nel traffico di cocaina, marijuana e hashish, compiendo numerose estorsioni con modalità mafiose ai danni di imprenditori, commercianti, commercialisti e avvocati, infiltrandosi nelle competizioni politiche e ricorrendo a intestazioni fittizie di beni.
    Accuse confermate anche in appello per gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato.
    Nel processo principale sono invece imputati Armando “Lallà” Di Silvio, presunto capo dell’organizzazione criminale, la moglie Sabina “Purì” De Rosa, Federico Arcieri detto “Ico”, Angela detta “Stella”, Genoveffa Sara e Giulia Di Silvio, Francesca “Gioia” De Rosa, e Tiziano Cesari.
    Un processo scaturito dalle indagini svolte dalla quadra mobile di Latina e che poggia, tra l’altro, su numerose intercettazioni, testimonianze e dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Renato Pugliese, figlio di Costantino Cha Cha Di Silvio, a capo dell’organizzazione criminale sgominata con l’inchiesta Dont’ Touch, e Agostino Riccardo.

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    Bimbo morto al parco Verde di Caivano: processo per la madre e l’orco che uccise Fortuna

    Bimbo morto al parco Verde di Caivano: processo per la madre e l’orco che uccise Fortuna. Il gup di Napoli, Luana Romano (21esima sezione) ha rinviato a giudizio, con l’accusa di omicidio volontario, Marianna Fabozzi, madre di Antonio Giglio, il bimbo di 4 anni precipitato dalla finestra di un’abitazione del Parco Verde di Caivano , […]
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