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    Violenta la moglie, la maltratta e le uccide i cani: ai domiciliari

    Torre Annunziata. Ha violentato e maltrattato la moglie e le ha ucciso i suoi cani perchè erano ‘diavoli’: finito ai domiciliari un 37enne di Torre Annunziata.
    Il gip di Torre Annunziata ha emesso una misura cautelare nei confronti di T. U., 37 anni, per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, lesioni personali aggravate e uccisione di animali.
    L’uomo ha ottenuto il beneficio dei domiciliari a casa dalla madre anche se con l’applicazione del braccialetto elettronico. Le indagini della polizia sono nate dopo l’ennesima violenta lite familiare, e hanno messo in luce come l’uomo impediva alla moglie di avere una normale vita.
    Spesso, sotto l’effetto di droga, in presenza dei figli minori, la insultava, la minacciava di morte, la aggrediva in preda alla gelosia, arrivando a usare contro di lei oggetti presenti in casa. Durante le aggressioni la donna veniva minacciata anche di morte.
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    L’uomo poi costringeva la moglie anche a subire atti sessuali contro la sua volonta’, approfittando della difficolta’ della donna ad opporsi, sia a causa dell’aggressivita’ del marito, sia per evitare che ai fatti potessero assistere i figli minori che dormivano nella stessa stanza della coppia.Il marito e’ arrivato anche a massacrare i due cani della donna perche’ diceva che in loro si era “incarnato un diavolo”. T.U. ha precedenti per resistenza a pubblico ufficiale, rissa, lesioni e spaccio di droga e ora e’ a casa della madre.
    Ad eseguire l’ordinanza gli agenti del commissariato di polizia di Castellammare di Stabia. LEGGI TUTTO

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    Fisco, sequestro per 600mila euro ad una società di Sant’Antonio Abate

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    Sant’Antonio Abate. Sequestro preventivo per 600mila euro ad una società ortofrutticola.
    Il gruppo della guardia di finanza di Torre Annunziata ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, per un importo di oltre 600mila euro, emesso dal Gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di una societa’ operante nel settore della lavorazione di frutta e ortaggi, con sede a Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli. A carico della societa’ e del suo rappresentante legale pro tempore sono stati sequestrati 406.000 euro di somme liquide giacenti su diversi conti correnti e quote societarie per circa 200.000 euro.
    Il provvedimento scaturisce dagli accertamenti di natura economico-finanziaria svolti dalla guardia di finanza di Castellammare di Stabia su delega della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, avviati a seguito di un’attivita’ ispettiva di carattere fiscale che ha permesso di accertare che la societa’ destinataria del sequestro ha omesso il versamento di ritenute operate nei confronti dei propri dipendenti per un ammontare pari allo stesso importo sequestrato, commettendo il reato previsto dall’articolo 10-bis del Decreto legislativo 10 marzo 2000, numero 74.
    La condotta illecita, oltre all’indebito risparmio d’imposta, ha consentito alla societa’ di collocarsi sul mercato in una posizione di assoluto rilievo e di privilegio nello specifico settore commerciale provocando effetti distorsivi sulla concorrenza, particolarmente dannosi nell’attuale periodo di crisi economica.
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    Il boss: ‘Chi sono? Sono il padrone delle Terme’. LE INTERCETTAZIONI

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    Castellammare di Stabia. «Il parcheggio? E’ mio il parcheggio… qua è tutta roba mia!».
    Parola di Sergio Mosca, esponente di spicco del Clan D’Alessandro che si rivolge così ad una persona addetta alla vigilanza del parcheggio delle Nuove Terme, da anni ormai chiuse e lasciate nell’abbandono più totale. Per anni, o almeno dal 2017 al 2020, il parcheggio del solaro è stato “l’ufficio” di Mosca dove riceveva altri affiliati al clan “per avere intimità – si legge nelle note della polizia giudiziaria – e discrezione e non veniva mai controllato salvo in alcuni casi capitati dalle microspie. «Qui è tutta roba mia» diceva così al vigilante che rispondeva dicendo «di non lavorare per lui».
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    «Voi lavorate per la sbarra e qua è tutta roba mia…non vi preoccupate». «Ho capito – risponde l’addetto alla sicurezza – ma solo che io devo sapere chi sono le persone»Mosca: «Il padrone delle terme, se ti dicono chi è quello? Il padrone delle terme e state a posto»Vigilante: «Eh lo so… io lavoro»Mosca: «Ho capito, se qualcuno vi domanda chi è quello?… è il padrone»Vigilante: «E ve lo sto chiedendo…»Mosca: «Mi conoscono già… sta solo un padrone»Vigilante: «Lavorate per la Sint (società comunale proprietaria dell’immobile ndr)?»Mosca: «Nono, io non lavoro. Sono solo il padrone»Vigilante: «Si ma è la Sint l’azienda che… è la Sint l’azienda i cui è il padrone?»Mosca: «Compagno mio, voi lavorate e vi ho capito… mettetevi vicino alla sbarra che qua me lo vedo io». Anche un altro episodio con un vigilante viene riportato nell’ordinanza nelle oltre 700 pagine di ordinanza di custodia cautelare firmate dal Gip Fabrizio Finamore su richiesta del Pm Giuseppe Cimmarotta. Protagonista è sempre Sergio Mosca che al telefono racconta: «Questi ragazzi hanno capito una cosa per un’altra, una volta ad uno lo presi già malamente. Sono di Napoli questi ragazzi perchè l’appalto l’ha preso uno di Napoli. Io stavo venendo di qua e Delfino a piedi di là, c’era la sbarra alzata e prende Delfino entra con il mezzo dentro “we we” con la mano così per dire vieni di qua… lo caricai per il nord e dissi “guagliò tu qua sopra non devi fare lo scemo con sta mano così” e lui “no ma io volevo”.. “tu non devi dire proprio niente, tu sei ospite, vuoi vedere che te ne faccio andare via da qua sopra a te e il mastro tuo e le quattro baracche, tu stessi capendo una cosa per un’altra. Qua stiamo noi, questa è la casa nostra. Vediamo di finirla vi state vestendo troppo con ste giacchette addosso. Poi mi disse – racconta Mosca a telefono – io sono del Rione Traiano.. gli stavo dicendo che non c’è uno buono al rione Traiano. Glielo dissi “compà ti devi calmare un po’ tu e il tuo mastro… ma stessi capendo una cosa per un’altra tu devi alzare e calare la cosa e ti devi stare zitto, non devi parlare” le telecamere “non ti preoccupare per le telecamere, ci pensiamo noi alle telecamere”».TrendingCovid, aumento costante del tasso di positività in Italia
    I SUMMIT IN CLASSE
    Il clan si riuniva in una scuola abbandonata da anni a Scanzano. Si tratta dell’ex istituto “Salvato” che secondo quanto emerso dall’inchiesta più volte si riunivano gli esponenti del clan, un luogo ritenuto sicuro dal punto di vista dei controlli. All’interno del cortile vi erano anche dei can da combattimento che probabilmente servivano a proteggere la struttura da incursioni esterne. LEGGI TUTTO

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    Il clan D’Alessandro fece votare 2 candidati di Forza Italia alle comunali a Castellammare

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    Castellammare di Stabia. Il clan a sostegno di almeno due candidati di Forza Italia alle elezioni del 2018 che in città che videro la vittoria di Gaetano Cimmino sostenuto anche dal partito di Berlusconi.
    La vicenda, riportata nelle circa 800 pagine dell’ordinanza cautelare firmato dal gip Fabrizio Finamore su richiesta del pm Giuseppe Cimmarotta, è stata catturata grazie alle intercettazioni ambientali tra Sergio Mosca e Gerardo Delle Donne. Un episodio “opportuno riportare – si legge nell’ordinanza- in quanto strumentale alla compiuta ricostruzione del quadro di riferimento in cui sono dipanate le vicende criminose sintomatica anche degli interessi politici del clan”.
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    L’inchiesta, denominata Domino Bis, è nata dall’omicidio di Antonio Fontana nell’estate del 2017 e vede indagate 27 persone di cui 19 destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare. I reati contestati sono le estorsioni alle attività imprenditoriali e la detenzione di armi ma nelle tante intercettazioni emergono ulteriori dettagli sul traffico di droga, la gestione delle piazze in città e non solo.TrendingCovid, aumento costante del tasso di positività in Italia
    Le elezioni del 2018 per il rinnovo del Sindaco e del Consiglio Comunale
    Verso la fine di maggio del 2018, nel pieno della campagna elettorale, Gerardo Delle Donne chiedeva a Sergio Mosca, uno dei reggenti del Clan e imparentato con i D’Alessandro, il sostegno ad un candidato di Forza Italia che si dimostra disponibile anche se “non avrebbe fatto avere molti voti al candidato perchè una concentrazione di preferenze provenienti da Scanzano lo avrebbe alla fine danneggiato”. Una scusa quella di Mosca perchè c’era già un candidato da votare e quello proposto da Delle Donne sarebbe stato solo aiutato. Il nome, non è stato fatto direttamente, lo stesso Delle Donne non l’ha direttamente pronunciato limitandosi a indicare la lista di Forza Italia. Neanche Mosca ha fatto il nome del “suo” candidato suggeritogli da un imprenditore.«Forza Italia buono come partito»Mosca: «Portameli i bigliettini altrimenti quelli i ragazzi si dimenticano… hai capito..»Delle Donne: «Incomprensibile…»Mosca: «Eh lo danneggiamo dopo così, dobbiamo fare una cosa diciamo a livello familiare»Delle Donne: «Ho capito»Mosca: «Incomprensibile…»Delle Donne: «Eh.. allora facciamo così… e poi… la gente»Mosca: «Eh va bene… eh quelli stanno il quattro, il cinque, quando ci vediamo alla fine del mese…»Delle Donne: «Sta con …omissis… va bene come partito è buono tramite…»Mosca: «…omissis… è quello di Lettere? E’ un bravo ragazzo…» Delle Donne: «…incomprensibile»Mosca: «a Castellammare… quello è un bravo ragazzo… l’ho conosciuto a casa di quello degli orologi… sempre compagno a Pasqualino (D’Alessandro Pasquale)» LEGGI TUTTO

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    ‘Siete scostumati, iniziate i lavori senza chiedere il permesso…’, così il clan chiedeva il pizzo

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    «Basta che non mi fai andare avanti e indietro…anche perchè la ncopp sembra brutto hai capito?»
    E’ un passaggio intercettato dagli uomini della Direzione Distrettuale Antimafia riportato nel decreto di perquisizione e sequestro indirizzato ai 16 indagati nell’ambito dell’inchiesta “Domino Bis” che vede coinvolto il Clan D’Alessandro e il giro di estorsioni ai danni di imprenditori dell’area stabiese e limitrofa.
    «Diglielo vi voleva un compagno… e lui già capisce».
    Antonio Rossetti e Liberato Paturzo che cercano il titolare di un’azienda che si occupa della produzione di cemento e non trovandolo fanno arrivare l’avviso attraverso un dipendente dell’impresa. Il fulcro dell’inchiesta è relativo alle estorsioni, sopratutto quelle relative ai lavori pubblici. E’ il caso anche di alcuni lavori di rifacimento di una piazza in centro a Castellammare di Stabia nel 2017 e che ha visto già la condanna di Daniele Imparato in primo e secondo grado.
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    «Siete scostumati, iniziate i lavori senza chiedere il permesso… mi devi il 3% dell’importo dei lavori» manifestandogli l’intenzione di avere un incontro con il titolare della ditta altrimenti avrebbero dovuto lasciare il cantiere. E’ quanto riportato nelle circa 800 pagine dell’ordinanza cautelare firmato dal gip Fabrizio Finamore su richiesta del pm Giuseppe Cimmarotta. I ricavi delle estorsioni venivano reinvestiti nel giro dell’usura che moltiplicava le rendite. Contestualmente sono state sviluppate attività investigative anche sul profilo patrimoniale dei nuclei familiari riconducibili agli indagati in esito alle quali sono state riscontrate sperequazioni tra i redditi di ciascuno ed i beni o liquidità in possesso. Ed è per questo che sono stati sequestrati beni per oltre 6milioni di euro.
    L’indagine
    L’indagine Domino Bis, riferita ad un arco temporale che va dal 2017 al 2018, ha consentito di ricostruire l’articolazione criminale intorno alle figure di Sergio Mosca “O’ Vaccaro”, Giovanni D’Alessandro “Givannone” e Antonio Rossetti “O’ Guappone”,reggenti ad interim del clan e componenti di un direttorio creato ad acta in assenza di appartenenti di rango della famiglia D’Alessandro, curando gli interessi della famiglia fino alle scarcerazioni eccellenti sopraggiunte nel periodo successivo. La meticolosa attività investigativa ha documentato proprio una serie di estorsioni poste in essere dal clan D’Alessandro nel suo capillare controllo del territorio, avvalendosi del braccio armato costituito da Antonio Longobardi “Ciccillo” e Carmine Barra ritenuti essere anche i custodi dell’arsenale del clan che non veniva tenuto in un unico luogo di custodia ma parcellizzato in punti diversi e noti solo agli stessi per eludere i sequestri.
    Sergio Mosca voleva uccidere il pentito Francesco Belviso
    Sergio Mosca, “O’ Vaccaro” voleva uccidere il pentito Francesco Belviso (poi morto in carcere due anni fa per una grave malattia) e per questo avevano delegato Umberto Cuomo a scoprire il nascondiglio segreto. Non solo, il clan si serviva anche di Liberato Paturzo, detto Cocò, imprenditore edile a completa disposizione del sodalizio mediante partecipazioni ad appalti pubblici, informazioni su aggiudicazioni di pubblici incanti, segnalazioni di imprenditori da avvicinare per l’imposizione del racket. (emidav) LEGGI TUTTO

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    Il clan D’Alessandro voleva uccidere il pentito.TUTTI I NOMI

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    Avevano deciso di uccidere il pentito Francesco Belviso (poi morto in carcere due anni fa per una grave malattia) e per questo avevano delegato Umberto Cuomo a scoprire il nascondiglio segreto.
    E’ questo uno dei spacciati più inquetanti che emerge dall’inchiesta Domino Bis contro il clan D’Alessanddro che alle prime luci del giorno di oggi ha fatto fatto scattare un blitz a Castellammare con l’emissione di 16 misure cautelari su richiesta del pm Giuseppe Cimmarotta della Dda di Napoli.
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    Sono complessivamente 21 gli indagati. L’inchiesta fa un quadro delle attività criminali del clan fino al 2019 e pone al centro figure storiche come Sergio Mosca ‘o vaccaro consuocero del defunto padrino e fondatore del clan Michele D’Alessandro ma anche del nipote Giovannone D’Alessandro e Antonio Rossetti o’ giappone, Nino Spagnuolo capastorta, lo storico imprenditore del clan ovvero Liberato Paturzo detto cocò ma anche Umberto Cuomo, Raffaele Vitale, Vincenzo De Gregorio ma anche il giovane nipote del boss ovvero Luigi D’Alessandro di 23 anni figlio di Pasquale primogenito di Michele.TrendingCovid, aumento costante del tasso di positività in Italia
    Dalle indagini emerge che Luigi D’Alessandro aveva il compito di convocare le vittime di estorsione per condurle al cospetto del nonno Sergio Mosca nel parcheggio delle Nuove Terme. Nelle indagini ci sono episodi di estorsioni, usura, traffico di sostanze stupefacenti, detenzione di armi.
     ECCO I 21 INDAGATI
    1BARBA Carmine nato a Castellammare di Stabia il 11.08.1979 IN CARCERE
    .uc45a44b075643693c13b40677231d465 { padding:0px; margin: 0; padding-top:1em!important; padding-bottom:1em!important; width:100%; display: block; font-weight:bold; background-color:#eaeaea; border:0!important; border-left:4px solid #34495E!important; box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -moz-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -o-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -webkit-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); text-decoration:none; } .uc45a44b075643693c13b40677231d465:active, .uc45a44b075643693c13b40677231d465:hover { opacity: 1; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; text-decoration:none; } .uc45a44b075643693c13b40677231d465 { transition: background-color 250ms; webkit-transition: background-color 250ms; opacity: 0.9; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; } .uc45a44b075643693c13b40677231d465 .ctaText { font-weight:bold; color:inherit; text-decoration:none; font-size: 16px; } .uc45a44b075643693c13b40677231d465 .postTitle { color:#000000; text-decoration: underline!important; font-size: 16px; } .uc45a44b075643693c13b40677231d465:hover .postTitle { text-decoration: underline!important; } LEGGI ANCHE  Scena Teatro. Al via la IV edizione di ‘Aspettando i Barbuti’. Venerdì 26 giugno, conferenza di presentazione2BIONDI Luigi nato a Castellammare di Stabia il 17.03.1954  INDAGATO
    3CUOMO Umberto nato a Castellammare di Stabia il 09.07.1957  IN CARCERE
    4CUOMO Michele nato a Castellammare di Stabia il 06.09.1984 INDAGATO
    5D’ALESSANDRO Giovanni nato a Vico Equense i l16.09.1972  IN CARCERE
    6D’ ALESSANDRO Luigi di Pasquale nato a Castellammare il 07.08.1998  IN CARCERE
    7DE GREGORIO Vincenzo nato a Castellammare dì Stabia il29.11.1946  INDAGATO
    8DELLE DONNE Francesco nato a Castellammare il 13.05.1982 IN CARCERE
    9GAMBARDELLA Antonio nato a Gragnano il 07.01.1989 INDAGATO
    10 GARGIULO Vincenzo nato a Castellammare di Stabia ill3.01.1986 INDAGATO
    11 IZZO Giovanni nato a Castellammare di Stabia il 26.07.1973 IN CARCERE
    12LONGOBARDI Antonio nato a Castellammare di Stabia il31.03.1979 IN CARCERE
    13MOSCA Sergio nato a Castellammare di Stabia il23.05.1958 IN CARCERE
    14PATURZO Liberato, nato a Castellammare il 09.07.1960 IN CARCERE
    15ROSSETTI Antonio nato a Castellammare di Stabia il22.12.1973 IN CARCERE
    16SCHETTINO Sabato nato a Castellammare di Stabia i126.08.1983 INDAGATO
    17SPAGNUOLO Ettore nato a Castellammare di Stabia il 19.02.1972 IN CARCERE
    18SPAGNUOLO Nino nato a Castellammare di Stabia il12.04.1977 IN CARCERE
    19TITO Maurizio Alfonso nato a Castellammare di Stabia il 17.06.1988 IN CARCERE
    20VITALE Raffaele nato a Castellammare di Stabia il 04.03.1961 INDAGATO
    21VOLLARO Ciro nato a Castellammare dì Stabia ìl2 0.06.1980 INDAGATO LEGGI TUTTO

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    Castellammare, vede la polizia e getta la droga dalla finestra: arrestata

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    Castellammare, nota pusher del Centro Antico arrestata dalla polizia.
    Ieri pomeriggio gli agenti del Commissariato di Castellammare di Stabia, durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno effettuato un controllo in strada Santa Caterina presso l’abitazione di una coppia.
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    All’arrivo dei poliziotti la donna ha lanciato da una finestra una busta al cui interno sono stati rinvenuti 3 calzini contenenti 3 stecchette, 3 involucri e 2 pezzi di hashish per un peso complessivo di 65 grammi circa. A.M., 47enne stabiese, è stata arrestata per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. LEGGI TUTTO

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    Castellammare, i pentiti fanno riaprire l’inchiesta sull’omicidio Corrado

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    La Procura di Napoli ha riaperto le indagini sull’omicidio di Sebastiano Corrado, il consigliere comunale del Pds 45enne assassinato l’11 marzo 1992 a Castellammare di Stabia.

    Del caso si stanno occupando il sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Giuseppe Cimmarotta e il procuratore Giovanni Melillo. L’11 marzo del 1992 alle 14,30 a Castellammare di Stabia venne assassinato Sebastiano Corrado, 45 anni, ex Repubblicano eletto consigliere comunale indipendente nel Pds. Due killer in sella di una moto lo avvicinarono mentre stava tornando a casa in via Virgilio e gli spararono contro 4 colpi di pistola al bersaglio grosso e uno, quello di grazia, alla testa.

     LA VISITA DI COSSIGA E OCCHETTO A CASA DELLA VITTIMA
    L’omicidio del consigliere comunale del Pds avvenne in piena campagna elettorale. Sebastiano Corrado aveva fatto parte di alcune commissioni comunali (Bilancio e Finanze, Urbanistica) nelle quali aveva assunto il ruolo di intransigente moralizzatore. Il delitto di camorra portò nella casa della vittima, il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, il ministro dell’Interno Scotti, il segretario del Pds Achille Occhetto, numerosi parlamentari di tutti gli schieramenti e il giorno dei funerali si svolse una grande manifestazione contro la camorra.

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    Sarno, incidente sul lavoro: morto operaio, donati gli organi

    Un omicidio dalle tipiche modalita’ camorristiche, secondo l’ipotesi investigativa dell’epoca, commesso per ritorsione nell’ambito della presunta gestione illecita degli appalti che ruotavano intorno all’ospedale San Leonardo di Castellammare. Gli investigatori ipotizzarono, sempre all’epoca, che a decidere la morte di Corrado fossero stati i vertici del clan D’Alessandro.

    L’INCHIESTA SULL’USL 35 E IL GIRO DI TANGENTI
    La realtà era, purtroppo diversa, Sebastiano Corrado era impiegato all’ospedale di Castellammare, nell’ufficio economato e qualche mese dopo il delitto ci fu una serie di arresti inquella che all’epoca era la Usl 35 di Castellammare. Corrado era coinvolto in quella inchiesta . Il 19 giugno del 1992 vennero arrestati per corruzione 12 persone amministratori dell’Usl 35 e altre sei risultarono ricercate per l’omicidio proprio di Sebastiano Corrado. L’inchiesta riguardava un vorticoso giro di mazzette legati agli appalti e alle forniture per la Usl di Castellammare. tra le persone arrestate il 19 giugno. le tangenti pagate andavano dal 10 al 20% dell’importo dell’appalto o della fornitura. E se fosse stato vivo, affermarono gli investigatori, anche Sebastiano Corrado sarebbe stato fra gli arrestati. Era però stato ucciso. LEGGI TUTTO

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    Castellammare, scomparso da 9 anni: presi gli assassini di Raffaele Carolei

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    Ucciso e fatto sparire come nel più classico dei casi di Lupara Bianca. E ora a 9 anni di distanza si fa luce sull’omicidio di Raffaele Carolei.

    Stamane infatti i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di Gaetano Vitale (classe 1977), e Giovanni Savarese (classe 1973) – quest’ultimo già detenuto anche per altri titoli custodiali – gravemente indiziati di essere gli esecutori, in concorso, di un efferato omicidio di camorra.L’odierno provvedimento scaturisce da un’articolata attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli – DDA, relativa alla scomparsa di Raffaele Carolei, denunciata dai familiari ai Carabinieri di Castellammare di Stabia il 10 settembre 2012.

     attirato in trappola a casa dei Rapicano
    Le indagini, hanno permesso di stabilire che, il giorno stesso della scomparsa, attraverso uno stratagemma architettato da Pasquale Rapicano e Gaetano Vitale, la vittima veniva attirata nell’abitazione di Catello Rapicano, dietro il pretesto di poter discutere più liberamente di affari criminali relativi al traffico di droga. Fatto ingresso nell’appartamento, il Carolei veniva fatto accomodare al tavolo della cucina, ove in un attimo di distrazione veniva avvinghiato alle spalle da  Catello Rapicano che, bloccandolo nei movimenti, permetteva a Giovanni Savarese di posizionargli al collo una corda, tirata alle estremità rispettivamente da quest’ultimo e da  Pasquale Rapicano, mentre  Gaetano Vitale gli bloccava le mani per impedirgli di potersene liberare.

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     IL CORPO FATTO SPARIRE NELLA ZONA DI SCHITO
    Una volta ucciso, il cadavere dell’uomo veniva imbustato e caricato a bordo di un autoveicolo, con il quale Gaetano Vitale provvedeva a trasportarlo, scortato sulla strada da Pasquale Rapicano che lo anticipava a bordo di uno scooter, in un fondo della zona di via Schito, e lasciato nella disponibilità di  Pasquale Vuolo, che provvedeva autonomamente a disfarsene senza più permetterne il ritrovamento.All’omicidio forniva un importante contributo anche Giovanni Battista Panariello, all’epoca minorenne, che con il ruolo di vedetta si posizionava nei pressi dell’abitazione di  Catello Rapicano, sorvegliando la strada da eventuali situazioni di pericoli che potessero minare l’azione di morte.
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    L’omicidio di Raffaele Carolei avveniva in esecuzione all’ordine emanato dai vertici del clan D’Alessandro, nei confronti di tutti coloro i quali, precedentemente affiliati al contrapposto gruppo Omobono-Scarpa, avevano partecipato all’omicidio di  Giuseppe Verdoliva, autista e persona di estrema fiducia del defunto capo clan Michele D’alessandro. LEGGI TUTTO

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    Clan D’Alessandro: chiesti 300 anni di carcere

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    La mannaia della Dda si abbatte sul clan D’Alessandro dopo 30 anni: trecento anni di carcere.

    E’ questa la richiesta complessiva nei confronti di una ventina di imputati del vecchio processo Sigfrido che ieri mattina ha formulato il pm Giuseppe Cimmarotta nel corso della sua requisitoria davanti al Tribunale di Torre Annunziata. I reati contestati risalgono agli anni ’90, e tra l’altro alcuni capi d’imputazione sono vicini alla prescrizione. Il processo si era già celebrato con pesanti condanne arrivate nel 2004 ma cancellate dalla Cassazione nel 2010, che inviò nuovamente tutti gli atti alla Procura Antimafia di Napoli per ripartire dall’udienza preliminare perché non si era mai stata celebrata.

    In questo processo quasi tutti i collaboratori di giustizia hanno deciso di non testimoniare in aula. Le pene più severe sono state chieste per i due indicati come i capi delle due fazioni che in quel periodo si affrontarono a suon di morti eccellenti.
    Il pm ha chiesto infatti 30 anni di carcere ciascuno per Pasquale D’Alessandro primogenito del defunto boss e fondatore del clan Michele D’Alessandro e Raffaele Di Somma detto o’ ninnillo che era stato fino a quel momento uno dei killer più “prolifici” della stessa cosca di Scanzano. Chiesta invece la condanna a 20 anni ciascuno per Luigi Vitale o’ mariuolo, Francesco Apadula o’ muss, l’imprenditore Ciro Castellano detto Cirillino che da anni si è rifugiato in Romania dove insieme con il fratello gestisce locali notturni, e poi ancora Antonio Rossetti ’o guappone, Carmine Caruso e Alfonso Sicignano.

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    Per Ernesto Mas, partente di Di Somma la richiesta è stata di 17 anni di reclusione, e 16 anni per il pentito Ciro Avella. Chiesta ancora la condanna a 10 anni per Antonio Nocerino, infine 7 anniciascuno per Michele Abruzzese, Nicola Martinelli, Maurizio Del Sorbo e Luigi Polito. Nelle prossime tre udienze la parola passa agli avvocati difensori. LEGGI TUTTO

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    Inseguimento tra Castellammare e Torre Annunziata: ecco chi sono i fermati

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    I carabinieri della sezione radiomobile di Torre Annunziata hanno arrestato 3 persone per resistenza a pubblico ufficiale: Luigi Vitiello (38enne di Boscoreale), Carmine Zavota (40enne di Boscoreale) e Pasquale Giugliano (37enne di Pompei), tutti già noti alle forze dell’ordine.
    Erano a bordo di una Fiat Uno, in Largo Genzano a Torre Annunziata: alla guida Giugliano. I militari li hanno notati e hanno deciso di controllarli. Senza rispettare l’alt, i 3 sono fuggiti dando vita ad un inseguimento di oltre 10 chilometri che si è concluso a Castellammare di Stabia, quando il veicolo dei fuggitivi si è schiantato contro il muro di un garage in Via Rajola. Anche durante il soccorso che gli è stato prestato, prima di finire in manette, i 3 hanno continuato ad insultare e minacciare i carabinieri. Motivo della fuga, la patente del conducente revocata.

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    L’arresto è stato convalidato durante il processo che si è svolto con rito direttissimo davanti al Tribunale di Torre Annunziata. Il giudice ha deciso il carcere per Giugliano e Zavota, Vitiello invece è stato sottoposto ai domiciliari. LEGGI TUTTO

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    Inseguimento da Torre Annunziata a Castellammare: fermati due giovani

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     Un folle inseguimento da Torre Annunziata che si è concluso a Castellammare di Stabia poco dopo le 20.30.
    A bloccare due giovani carabinieri e polizia. I due erano a bordo di una Fiat Punto, sono stati inseguiti dalle forze dell’ordine dalla città oplontina per motivi ancora da accertare ma secondo una prima ricostruzione dei fatti l’inseguimento sarebbe nato dopo una rapina. I due hanno percorso tutta via Napoli e dopo essere arrivati a Piazza Spartaco hanno imboccato via Rajola contromano. Bloccati dalla polizia che è arrivata da Viale Libero d’Orsi. Sul posto anche un’auto della vigilanza privata Hermes e una pattuglia della polizia locale.

    Probabile che l’inseguimento sia nato dopo una rapina avvenuta a Torre Annunziata. Per ora la circolazione veicolata è bloccata. Uno dei due è rimasto ferito durante una colluttazione con le forze dell’ordine intervenute per bloccare i fuggitivi, si attende l’intervento del personale sanitario. (emidav)

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