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    Camorra, arrestato a Dubai anche il cassiere del clan Amato Pagano

    Catturato a Dubai, ormai non più “Buen retiro” per i camorristi e superlatitanti, il cassiere del clan Amato Pagano, ovvero Gaetano Vitagliano: considerato il vero re della movida romana.
    Gaetano Vitagliano, 48 anni, deve scontare una condanna definitiva a quattro anni e 10 mesi per riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Come tutti i latitanti di ultima generazione anche lui era Dubai negli Emirati Arabi. Nella giornata di ieri è stato trasferito in Italia, come anticipa Il Mattino, dove è stato preso in carico dagli agenti della squadra mobile di Napoli che lo avevano stanato nei giorni scorsi in collaborazione con l’Interpol e la polizia locale.
    L’arresto di Vitagliano rappresenta in colpo importante per il clan Amato Pagano e per il gruppo dei super narcos Raffaele Imperiale e Bruno Carbone. L’uomo, originario di Scampia, aveva naturalmente anche cambiato nome. In  primo grado era stato condannato a 11 anni di carcere poi dopo l’ultimo arresto del 2017, era riusciti a far perdere le sue tracce.
    Il 18 maggio del 2020 in una imponente operazione della Dda e della Guardia di Finanza gli furono sequestrati a Roma beni per oltre 5 milioni di euro tra cui bar e ristoranti della catena Katanè e il bar Mizzica.

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    Tentata rapina alle poste di Montoro: bandito in fin di vita. Ferito anche un innocente

    Scene da Far West stamane nel corso di una tentata rapina alle Poste di Montoro in Irpinia: conflitto a fuoco con la polizia, feriti un bandito, che è in gravissime condizioni in ospedale e un uomo che era in casa, arrestati tre malviventi.
    E’ successo poco dopo le 8 alla frazione Piano di Montoro, comune della Valle dell’Irno a metà strada tra Avellino e Salerno. Quattro banditi armati a bordo di una Fiat 500 nera erano pronti ad effettuare un assalto nell’ufficio postale di via Fiume. Secondo una prima ricostruzione il commando è stato intercettato sulla strada dalle pattuglie della polizia e dei carabinieri.
    I rapinatori hanno atteso l’apertura del locale ufficio postale, in pieno centro, nei pressi della villa comunale. Un attimo prima di fare irruzione all’interno sono stati intercettati da una pattuglia della Polizia di Stato. E’ seguito un conflitto a fuoco nel quale è rimasto ferito uno dei rapinatori.
    Un colpo di rimbalzo ha poi colpito di striscio una persona che si trovava sul balcone della sua abitazione nel parco Carratù ed era pronto per uscire. La sparatoria è durata alcuni minuti e si è conclusa con l’arresto dei quattro rapinatori.
    Ne è scaturito un conflitto a fuoco: uno dei banditi è stato raggiunto da un colpo di pistola alla spalla sinistra. Ma un proiettile vagante ha ferito anche un innocente, un uomo che si trovava all’interno della sua abitazione nel parco Carratù. Il colpo lo ha ferito di striscio ad una spalla mentre era in cucina, si stava preparando per uscire. Si tratta di un uomo di 74 anni.
    E’ ricoverato invece in codice rosso all’ospedale “Moscati” di Avellino il bandito ferito. Si tratta di un 51enne originario della provincia di Caserta ferito da due proiettili alla scapola e alla regione cervicale. In queste ore verrà sottoposto ad un delicato intervento chirurgico.
    Sono stati momenti di forte tensione ma alla fine i banditi si sono arresi e sono stati catturati dagli agenti della polizia di Stato. Sul posto è intervenuto il reparto speciale della polizia scientifica della Questura di Avellino che ha effettuato i rilievi del caso per ricostruire nei particolari le fasi della sparatoria.

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    Avellino, estorsioni e lesioni: 6 misure cautelari

    Associazione per delinquere finalizzata alla commissione di estorsioni, lesioni personali aggravate, violenza privata, nonché intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, furto aggravato.
    Per questi e altri reati è in corso di esecuzione da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino a un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 4 persone e 2 misure dell’obbligo di dimora. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Avellino su richiesta della Procura della Repubblica.
    L’operazione è cominciata nelle prime ore della mattinata e coinvolge il capoluogo irpino ed alcuni comuni dell’hinterland Sono in atto numerose perquisizioni con l’ausilio di unità del Nucleo Carabinieri Cinofili di Sarno nonché di un velivolo del 7° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Pontecagnano.

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    Sparatoria a Cesinali: 5 poliziotti indagati per la morte del bandito

    Ci sono cinque agenti di polizia indagati per la morte di uno dei banditi protagonisti del fallito assalto al furgone portavalori e conclusasi a Cesinali in provincia di Avellino con sparatoria, inseguimenti e arresti di altri 4 componenti della banda,
    Tra gli indagati per la morte di Giovanni Rinaldi, il 31enne di Molfetta e residente a Cerignola, si sono due poliziotti della Sezione Volanti della Questura di Avellino e di tre della Squadra Mobile di Foggia. Sono accusati di omicidio colposo.
    Si tratta di un atto dovuto per poter procedere all’autopsia sulla vittima alla presenza di periti medici e legali di tutte le parti ma anche per compiere tutti gli accertamenti per ricostruire la dinamica di quanto accaduto la sera di giovedì scorso nel piazzale del cimitero di Cesinali.
    Sono due invece le inchieste aperte dalla Procura della Repubblica di Avellino, diretta da Domenico Airoma. Una appunto sul decesso del 31enne, e l’altra invece è la rapina e il contesta criminale in cui è maturata.
    Tra gli arrestati anche il boss foggiano Savino Ariostini
    Tra gli arrestati infatti c’è anche il boss foggiano Savino Ariostini, latitante dal 2020. Giovedì sera era riuscito a scappare a piedi. Ma la fuga è durata solo qualche ora.La mattina seguente è stato rintracciato e ammanettato in via Belledonne a Cesinali mentre tentava di raggiungere il capoluogo irpino a bordo di un autobus.
    In manette tre banditi di 56, 34 e 33 anni (due di Bitonto e uno di Grumo Appula) che erano a bordo della Jeep Compass di colore nero. Tutti e tre esperti in assalti a portavalori. Il 56enne – che è un sorvegliato speciale – è considerato punto di riferimento della malavita barese.Si cerca almeno un’altra persona che era in loro compagnia. LEGGI TUTTO

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    Nigeriano uccide commerciante cinese a martellate e ferisce cliente: arrestato

    Nigeriano uccide commerciante cinese a martellate e ferisce cliente: arrestato dai carabinieri.
    E’ accaduto a Monteforte Irpino in provincia di Avellino. Un commerciante di nazionalita’ cinese, 56 anni, e’ morto dopo essere stato aggredito a colpi di martello nel suo negozio.
    Secondo una prima ricostruzione, la vittima e’ stata affrontata all’interno del suo esercizio commerciale da un ventenne di origini nigeriane, rintracciato e fermato successivamente dai carabinieri.
    L’aggressore ha anche ferito un cliente, 49enne di nazionalita’ bulgara, che si trovava all’interno del negozio. Trasferito in ospedale, si trova ricoverato in rianimazione. Le sue condizioni sono giudicate gravi.
    I carabinieri stanno interrogando l’assassino per scoprire le motivazioni dell’efferato delitto. LEGGI TUTTO

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    Camorra, minacce al teste del processo: arrestati 2 affiliati al clan Partenio

    Camorra, i Carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Avellino hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea, nei confronti di due avellinesi indagati per intralcio alla giustizia aggravato dal metodo mafioso.I due destinatari dell’ordinanza, uno posto agli arresti domiciliari e l’altro in carcere, entrambi ritenuti vicini al clan camorristico denominato Nuovo Clan Partenio, avrebbero avvicinato un testimone, vittima di usura, minacciandolo al fine di impedirgli di presentarsi in udienza, o di testimoniare il falso a favore degli imputati, nell’ambito del processo contro il clan, tuttora in corso.Le indagini, avviate dopo la scomparsa del testimone, hanno permesso di rintracciarlo e appurare il reale motivo del suo allontanamento, consentendo così l’identificazione degli indagati nonché al testimone di partecipare regolarmente al processo. LEGGI TUTTO

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    Avellino, processo ai fidanzati killer, il perito: “Personalità borderline”

    Avellino. Avevano deciso insieme di sterminare la famiglia di lei, e progettavano di sposarsi subito dopo la strage, magari in spiaggia. Una coppia con personalita’ borderline, nella quale i due componenti si suggestionavano e manipolavano a vicenda.Elena Gioia e Giovanni Limata, i due fidanzatini irpini che il 23 aprile dello scorso anno furono arrestati dopo l’omicidio del padre di lei, sono stati valutati cosi’ in aula, durante il processo che li vede imputati davanti alla corte d’Assise di Avellino per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.I giudici hanno ascoltato la testimonianza del neuropsichiatra Stefano Ferracuti, che ha analizzato durante diversi colloqui la personalita’ di Elena Gioia, assente oggi al processo perche’ impegnata negli esami di maturita’.
    “Hanno cooperato attivamente nella programmazione del delitto”, sostiene il perito nominato dalla famiglia della ragazza. Esaminando la mole enorme di messaggi che i due giovani si sono scambiati nei tre mesi precedenti l’uccisione di Aldo Gioia, Ferracuti ha rilevato come i due fossero “fuori dalla realta’”. E riferendosi alla personalita’ di Elena, il neuropsichiatra ha rilevato come la ragazza, oggi 19enne, non dimostri la sua eta’, “le sue capacita’ di ragionamento sono poco sviluppate.Ha difficolta’ a organizzare le informazioni che le vengono fornite e a utilizzarle in modo critico”. La ragazza e’ stata anche poco disposta ad aprirsi e a collaborare durante i colloqui. Il processo riprendera’ a settembre prossimo, con altre testimonianze per ricostruire quanto accaduto prima del delitto consumato in casa Gioia, la sera del 21 aprile 2021, quando Giovanni Limata entro’ in casa, aiutato dalla fidanzata e uccise il suocero con 14 coltellate. LEGGI TUTTO

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    Avellino, truffa alle assicurazioni: 11 arresti e 250 indagati

    Avellino. Sgominata la cricca della truffa alle assicurazioni, 11 arresti e oltre 250 indagati.Dalle prime ore di oggi, circa 100 Carabinieri del comando provinciale di Avellino, coordinati dalla locale procura della Repubblica, stanno eseguendo 11 misure cautelari e il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili nei confronti di altrettante persone.Sono tutte sospettate di appartenere a gruppi criminali dediti alle truffe assicurative. Oltre 250 gli indagati, tra cui medici, avvocati e titolari di studi di infortunistica stradale. LEGGI TUTTO

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    Avellino, spaccio nel Rione Parco: 10 arresti

    Avellino. Gli agenti della Squadra mobile di Avellino, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Avellino nei confronti 10 persone coinvolte in un giro di spaccio di sostanze stupefacenti. la zona interessata è il Rione Parco, ad Avellino, un quartiere popolare dove in passato si sono verificati anche episodi di violenza tra pregiudicati per spaccio.La cocaina veniva chiamata ‘prosciutto crudo’, mentre il crack era indicato come ‘prosciutto cotto’. Era questo il linguaggio in codice che una banda di dieci persone utilizzava al telefono e nei messaggi criptati per contrattare la vendita di droga. In sei sono finiti agli arresti domiciliari e in quattro si trovano ora nel carcere di Avellino in base a un’ordinanza emessa dal gip del tribunale irpino.Le indagini sono state condotte dalla Squadra mobile della Questura che e’ partita dal sequestro un anno fa circa di numerose bustine di cocaina. In quella circostanza un pregiudicato fu arrestato. E l’uomo, una volta ottenuti gli arresti domiciliari, aveva continuato a spacciare servendosi di altre persone.
    Il giro di droga partiva dal popolare Rione Parco di Avellino, una zona periferica dove piu’ volte si sono registrati episodi di violenza. Nel corso dell’operazione di oggi, sono state eseguite numerose perquisizioni e sequestri di piccoli quantitativi di droga. Tutti gli indagati devono rispondere di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. LEGGI TUTTO

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    Camorra, morto il boss Arturo Graziano protagonista della decennale faida di Quindici

    Camorra, morto il boss Arturo Graziano protagonista della decennale faida di Quindici.Avrebbe compiuto tra poche settimane 80 anni: é deceduto questa mattina in ospedale a Nola  dopo l’ennesimo ricovero a causa delle gravi patologie di cui soffriva da tempo. Dopo sette anni di carcere duro al 41 bis nel penitenziario milanese di Opera dove ha scontato una condanna definitiva per associazione a delinquere di stampo camorristico, nel 2015 Graziano era tornato in liberta’ vigilata nella sua villa bunker nella frazione Bosagro di Quindici.Il capo della famiglia Graziano, protagonista della faida con quella dei Cava che per decenni ha insanguinato il Vallo di Lauro, era stato ricoverato piu’ volte negli ultimi anni a causa dei suoi problemi di salute.
    Il suo avvocato, Raffaele Bizzarro, alcuni giorni fa, aveva presentato al magistrato di sorveglianza una istanza per riesaminare la pericolosita’ sociale di Arturo Graziano soprattutto alla luce di condizioni di salute ormai giunte allo stremo con la richiesta di sospendere la misura della liberta’ vigilata a cui era tuttora sottoposto. LEGGI TUTTO

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    Avellino, fidanzato killer rinuncia a deporre in aula

    Avellino, fidanzato killer rinuncia a deporre in aula per l’omicidio del padre dell’ex fidanzata Elena Gioia
    Una memoria di tre pagine e così Giovanni Limata, 24 anni, di Cervinara, ha deciso di non sottoporsi all’interrogatorio nel processo che lo vede imputato, assieme all’ex fidanzata Elena Gioia, dell’omicidio del padre di lei, avvenuto il 23 aprile dello scorso anno ad Avellino.
    In mattinata è stata ascoltata a lungo la fidanzata ora 19enne, protetta dallo sguardo di Giovanni da un sipario, mentre il giovane era rinchiuso nel gabbiotto dell’aula di corte d’Assise del tribunale di Avellino.
    Giovanni non se l’è sentita di affrontare gli avvocati delle parti civili, quelli della sua ex e il pubblico ministero. Nella memoria scritta a penna in carcere e consegnata solo questa mattina al suo legale, il giovane ha fornito la sua versione dei fatti.
    La memoria non è stata però letta in aula ed è stata acquisita agli atti del procedimento, che proseguirà il 25 maggio prossimi. Da tempo, da poco dopo l’arresto degli allora fidanzati che insieme avevano progettato lo sterminio della famiglia di lei, i due si rimpallano la responsabilità nella pianificazione dell’omicidio.
    Anche questa mattina Elena Gioia, nella lunga deposizione, ha cercato di tracciare di sé l’immagine di una ragazza succube di un fidanzato aggressivo, violento nel linguaggio, manipolatore nei tanti tentativi di indurle sensi di colpa per avere una famiglia che non lo accettava e nel preferire spesso la compagnia delle amiche. LEGGI TUTTO