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    Camorra, minacce al teste del processo: arrestati 2 affiliati al clan Partenio

    Camorra, i Carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Avellino hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea, nei confronti di due avellinesi indagati per intralcio alla giustizia aggravato dal metodo mafioso.I due destinatari dell’ordinanza, uno posto agli arresti domiciliari e l’altro in carcere, entrambi ritenuti vicini al clan camorristico denominato Nuovo Clan Partenio, avrebbero avvicinato un testimone, vittima di usura, minacciandolo al fine di impedirgli di presentarsi in udienza, o di testimoniare il falso a favore degli imputati, nell’ambito del processo contro il clan, tuttora in corso.Le indagini, avviate dopo la scomparsa del testimone, hanno permesso di rintracciarlo e appurare il reale motivo del suo allontanamento, consentendo così l’identificazione degli indagati nonché al testimone di partecipare regolarmente al processo. LEGGI TUTTO

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    Avellino, processo ai fidanzati killer, il perito: “Personalità borderline”

    Avellino. Avevano deciso insieme di sterminare la famiglia di lei, e progettavano di sposarsi subito dopo la strage, magari in spiaggia. Una coppia con personalita’ borderline, nella quale i due componenti si suggestionavano e manipolavano a vicenda.Elena Gioia e Giovanni Limata, i due fidanzatini irpini che il 23 aprile dello scorso anno furono arrestati dopo l’omicidio del padre di lei, sono stati valutati cosi’ in aula, durante il processo che li vede imputati davanti alla corte d’Assise di Avellino per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.I giudici hanno ascoltato la testimonianza del neuropsichiatra Stefano Ferracuti, che ha analizzato durante diversi colloqui la personalita’ di Elena Gioia, assente oggi al processo perche’ impegnata negli esami di maturita’.
    “Hanno cooperato attivamente nella programmazione del delitto”, sostiene il perito nominato dalla famiglia della ragazza. Esaminando la mole enorme di messaggi che i due giovani si sono scambiati nei tre mesi precedenti l’uccisione di Aldo Gioia, Ferracuti ha rilevato come i due fossero “fuori dalla realta’”. E riferendosi alla personalita’ di Elena, il neuropsichiatra ha rilevato come la ragazza, oggi 19enne, non dimostri la sua eta’, “le sue capacita’ di ragionamento sono poco sviluppate.Ha difficolta’ a organizzare le informazioni che le vengono fornite e a utilizzarle in modo critico”. La ragazza e’ stata anche poco disposta ad aprirsi e a collaborare durante i colloqui. Il processo riprendera’ a settembre prossimo, con altre testimonianze per ricostruire quanto accaduto prima del delitto consumato in casa Gioia, la sera del 21 aprile 2021, quando Giovanni Limata entro’ in casa, aiutato dalla fidanzata e uccise il suocero con 14 coltellate. LEGGI TUTTO

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    Avellino, truffa alle assicurazioni: 11 arresti e 250 indagati

    Avellino. Sgominata la cricca della truffa alle assicurazioni, 11 arresti e oltre 250 indagati.Dalle prime ore di oggi, circa 100 Carabinieri del comando provinciale di Avellino, coordinati dalla locale procura della Repubblica, stanno eseguendo 11 misure cautelari e il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili nei confronti di altrettante persone.Sono tutte sospettate di appartenere a gruppi criminali dediti alle truffe assicurative. Oltre 250 gli indagati, tra cui medici, avvocati e titolari di studi di infortunistica stradale. LEGGI TUTTO

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    Avellino, spaccio nel Rione Parco: 10 arresti

    Avellino. Gli agenti della Squadra mobile di Avellino, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Avellino nei confronti 10 persone coinvolte in un giro di spaccio di sostanze stupefacenti. la zona interessata è il Rione Parco, ad Avellino, un quartiere popolare dove in passato si sono verificati anche episodi di violenza tra pregiudicati per spaccio.La cocaina veniva chiamata ‘prosciutto crudo’, mentre il crack era indicato come ‘prosciutto cotto’. Era questo il linguaggio in codice che una banda di dieci persone utilizzava al telefono e nei messaggi criptati per contrattare la vendita di droga. In sei sono finiti agli arresti domiciliari e in quattro si trovano ora nel carcere di Avellino in base a un’ordinanza emessa dal gip del tribunale irpino.Le indagini sono state condotte dalla Squadra mobile della Questura che e’ partita dal sequestro un anno fa circa di numerose bustine di cocaina. In quella circostanza un pregiudicato fu arrestato. E l’uomo, una volta ottenuti gli arresti domiciliari, aveva continuato a spacciare servendosi di altre persone.
    Il giro di droga partiva dal popolare Rione Parco di Avellino, una zona periferica dove piu’ volte si sono registrati episodi di violenza. Nel corso dell’operazione di oggi, sono state eseguite numerose perquisizioni e sequestri di piccoli quantitativi di droga. Tutti gli indagati devono rispondere di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. LEGGI TUTTO

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    Camorra, morto il boss Arturo Graziano protagonista della decennale faida di Quindici

    Camorra, morto il boss Arturo Graziano protagonista della decennale faida di Quindici.Avrebbe compiuto tra poche settimane 80 anni: é deceduto questa mattina in ospedale a Nola  dopo l’ennesimo ricovero a causa delle gravi patologie di cui soffriva da tempo. Dopo sette anni di carcere duro al 41 bis nel penitenziario milanese di Opera dove ha scontato una condanna definitiva per associazione a delinquere di stampo camorristico, nel 2015 Graziano era tornato in liberta’ vigilata nella sua villa bunker nella frazione Bosagro di Quindici.Il capo della famiglia Graziano, protagonista della faida con quella dei Cava che per decenni ha insanguinato il Vallo di Lauro, era stato ricoverato piu’ volte negli ultimi anni a causa dei suoi problemi di salute.
    Il suo avvocato, Raffaele Bizzarro, alcuni giorni fa, aveva presentato al magistrato di sorveglianza una istanza per riesaminare la pericolosita’ sociale di Arturo Graziano soprattutto alla luce di condizioni di salute ormai giunte allo stremo con la richiesta di sospendere la misura della liberta’ vigilata a cui era tuttora sottoposto. LEGGI TUTTO

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    Avellino, fidanzato killer rinuncia a deporre in aula

    Avellino, fidanzato killer rinuncia a deporre in aula per l’omicidio del padre dell’ex fidanzata Elena Gioia
    Una memoria di tre pagine e così Giovanni Limata, 24 anni, di Cervinara, ha deciso di non sottoporsi all’interrogatorio nel processo che lo vede imputato, assieme all’ex fidanzata Elena Gioia, dell’omicidio del padre di lei, avvenuto il 23 aprile dello scorso anno ad Avellino.
    In mattinata è stata ascoltata a lungo la fidanzata ora 19enne, protetta dallo sguardo di Giovanni da un sipario, mentre il giovane era rinchiuso nel gabbiotto dell’aula di corte d’Assise del tribunale di Avellino.
    Giovanni non se l’è sentita di affrontare gli avvocati delle parti civili, quelli della sua ex e il pubblico ministero. Nella memoria scritta a penna in carcere e consegnata solo questa mattina al suo legale, il giovane ha fornito la sua versione dei fatti.
    La memoria non è stata però letta in aula ed è stata acquisita agli atti del procedimento, che proseguirà il 25 maggio prossimi. Da tempo, da poco dopo l’arresto degli allora fidanzati che insieme avevano progettato lo sterminio della famiglia di lei, i due si rimpallano la responsabilità nella pianificazione dell’omicidio.
    Anche questa mattina Elena Gioia, nella lunga deposizione, ha cercato di tracciare di sé l’immagine di una ragazza succube di un fidanzato aggressivo, violento nel linguaggio, manipolatore nei tanti tentativi di indurle sensi di colpa per avere una famiglia che non lo accettava e nel preferire spesso la compagnia delle amiche. LEGGI TUTTO

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    Montoro, bomba carta per motivi personali: arrestato 34enne

    Montoro. Un uomo di 34 anni è stato arrestato nell’ambito delle indagini sull’esplosione di una bomba carta nella notte tra il 6 e il 7 marzo a Montoro, in provincia di AVELLINO, nei pressi di un’abitazione in via Guglielmo Marconi.
    Nei suoi confronti i Carabinieri della stazione di Montoro e dell’Aliquota operativa della compagnia di Solofra hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di AVELLINO su richiesta della Procura irpina.
    Il 34enne è gravemente indiziato di detenzione e porto in luogo pubblico di un ordigno esplosivo, danneggiamento e minaccia grave. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, il movente del gesto sarebbe di natura passionale.
    L’esplosione dell’ordigno artigianale ha provocato il danneggiamento del muro in corrispondenza del cancello di accesso di un immobile, frantumando alcuni vetri e procurando danni a un’auto parcheggiata nelle vicinanze. Nessuna persona è rimasta ferita. .u4b666329bb8a1b99bb030eac2438b2b1 { padding:0px; margin: 0; padding-top:1em!important; padding-bottom:1em!important; width:100%; display: block; font-weight:bold; background-color:#eaeaea; border:0!important; border-left:4px solid #C0392B!important; box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -moz-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -o-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -webkit-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); text-decoration:none; } .u4b666329bb8a1b99bb030eac2438b2b1:active, .u4b666329bb8a1b99bb030eac2438b2b1:hover { opacity: 1; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; text-decoration:none; } .u4b666329bb8a1b99bb030eac2438b2b1 { transition: background-color 250ms; webkit-transition: background-color 250ms; opacity: 0.9; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; } .u4b666329bb8a1b99bb030eac2438b2b1 .ctaText { font-weight:bold; color:#E74C3C; text-decoration:none; font-size: 16px; } .u4b666329bb8a1b99bb030eac2438b2b1 .postTitle { color:#000000; text-decoration: underline!important; font-size: 16px; } .u4b666329bb8a1b99bb030eac2438b2b1:hover .postTitle { text-decoration: underline!important; } LEGGI ANCHE  Omicron 2 presente in 9 regioni in Italia: anche in Campania

    Di A. Carlino LEGGI TUTTO

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    Avellino, fidanzati killer: per i periti Giovanni Limata è capace di intendere e volere

    Avellino. Un padre preoccupato per il rapporto incrinato con sua figlia, che aveva scelto un ragazzo poco raccomandabile. Cosi’ in aula gli amici e il fratello di Aldo Gioia, il 53enne avellinese ucciso ad aprile dello scorso anno dal fidanzato della figlia 18enne Elena, Giovanni Limata, hanno ricostruito gli ultimi giorni di vita dell’uomo, colpito con 14 coltellate mentre dormiva sul divano di casa.
    Nel processo, che vede imputati i due giovani per omicidio volontario aggravato, sono stati ascoltati i testimoni di parte civile, la moglie e l’altra figlia di Aldo Gioia. E i giudici hanno raccolto anche la testimonianza dei medici legali, Carmen Sementa e Fabio Policino. Quest’ultimo si e’ soffermato sulla perizia psichiatrica eseguita su Limata, 23 anni, che alcuni mesi fa ha tentato il suicidio in carcere.
    Per il consulente, il ragazzo di Cervinara soffre di forti stati d’ansia che lo portano a compiere atti di lesionismo e autolesionismo, ma questa condizione non incide sulle sue capacita’ mentali. “Giovanni Limata – dice ai giudici Policino – non voleva mettere in atto un’azione dimostrativa, ma volva uccidere. L’efferatezza e la forza con cui ha affondato i colpi sono state tali da tagliare persino le ossa del torace”.
    Nella prossima udienza, fissata per il 27 aprile, saranno chiamati a deporre proprio i due imputati. che, per i pm, avevano progettato di sterminare la famiglia di lei, contraria alla loro relazione; dal momento dell’arresto si accusano a vicenda della responsabilita’ del piano criminale. LEGGI TUTTO

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    Omicidio Zeppetelli: il killer: “Non volevo uccidere”

    Finito con un colpo di pistola alla gola, dopo essere stato colpito due volte alle gambe, all’addome e all’inguine. Cinque proiettili in tutto per uccidere Nicola Zeppetelli, 41 anni di Cervinara, freddato a pochi passi dal suo circolo ricreativo in contrada Joffredo.
    E’ quanto emerge dall’autopsia che il medico legale Carmen Sementa ha eseguito questa mattina nella sala mortuaria dell’ospedale Moscati di Avellino. Una sequenza di colpi che fa propendere gli inquirenti per un omicidio volontario, pianificato dai due indagati, Alessio Maglione 31 anni, e Giuseppe Moscatiello, 22enne, entrambi arrestati ad Arienzo in provincia di Ceserta, dopo una fuga durata 24 ore.
    Maglione, interrogato dal gip, non ha negato il delitto, ma si e’ difeso dicendo che non era sua intenzione uccidere Zeppetelli. Anche Moscatiello ha negato il progetto di un omicidio e addirittura al gip ha spiegato di aver soltanto accompagnato il suo amici e di non conoscerne le reali intenzioni.
    I due restano rinchiusi nel carcere di Avellino, in attesa che le indagini della Direzione distrettuale antimafia chiariscano il movente del delitto. Gli inquirenti contestano l’aggravante del metodo mafioso e inquadrano il delitto in una guerra tra bande che cercherebbero di occupare il vuoto lasciato dal clan Pagnozzi, in declino dopo gli arresti e gli omicidi. LEGGI TUTTO

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    Fidanzati assassini di Avellino: Limata aveva il contdown del delitto su una chat

    Fidanzati assassini di Avellino: Limata aveva il contdown del delitto su una chat. E’ quanto emerge dalla testimonianza di una giovanissima amica del 23enne in carcere
    Giovanni Limata aveva ben chiaro il suo progetto di sterminare la famiglia della fidanzata Elena Gioia, e non ebbe difficoltà a confidare i suoi intenti a un’amica che gli chiese il significato di un countdown sul suo profilo di chat.

    E’ quanto emerge dalla testimonianza di una giovanissima amica del 23enne in carcere dall’aprile 2021, con la fidanzata, per aver ucciso il padre di lei, Aldo Gioia. Selina Nanni, 18 anni non ancora compiuti, nel corso del processo ha oscillato tra contraddizioni e ricordi confusi, ma ha ricostruito l’amicizia cominciata più di tre anni fa, sfociata anche in un brevissimo flirt e poi interrotta per essere ripresa poco tempo prima del delitto.
    La ragazza ha rivelato come Giovanni Limata avesse inserito nel suo profilo social un conto alla rovescia verso la data del delitto. Il messaggio non era pero’ esplicito e in uno scambio di chat, Selina ha chiesto cosa significasse. Giovanni le ha risposto che doveva uccidere la famiglia di Elena. LEGGI TUTTO

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    Assolta l’ostetrica Giovanna Bianco, imputata di omicidio colposo.

    Si è tenuto presso il Tribunale di Avellino, innanzi al GUP, il processo a carico dell’ostetrica Giovanna Bianco, di Monteforte Irpino, imputata di omicidio colposo e assistita dagli Avvocati Vittorio Fucci e Anna Corraro.
    L’ostetrica, che era accusata di omicidio colposo per la morte di un bimbo nato da un parto gemellare presso la Clinica Malzoni di Avellino, è stata assolta essendosi rivelate le accuse prive di fondamenta.
    Il fatto risale al 31 dicembre 2020 quando una giovane donna si era recata in clinica in stato di malessere e partoriva 2 gemelli, uno dei quali, pero, nasceva già privo di vita .È stato, invece, condannato a 4 mesi di reclusione il ginecologo della stessa Clinica.
    La sentenza è stata messa sulla base della relazione del consulente medico della Procura e del consulente della difesa dell’ ostetrica Bianco Giovanna. LEGGI TUTTO