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    Napoli, 20enne ferito per difendere il motorino

    Napoli. Ennesimo episodio di violenza urbana nella notte del centro città. Teatro dell’ennesima sparatoria la centralissima via Foria.Poco dopo la mezzanotte, infatti, i carabinieri sono stati chiamati al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini dove poco prima un 20enne era arrivato con una ferita da un colpo da arma da fuoco a una gamba.Il ragazzo ha raccontato che, mentre era in sella del suo scooter in via Foria, e’ stato affiancato da due persone, anche loro su scooter, e in un tentativo di rapina uno dei due gli ha sparato, colpendolo alla gamba sinistra. Per la vittima dimissione e 10 giorni di prognosi.
    I carabinieri sono ora al lavoro per ricostruire l’esatta dinamica e stanno vagliando la versione fornita dal ragazzo ferito. si stanno anche controllando le numerose telecamere pubbliche e private presenti nella zona. LEGGI TUTTO

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    Napoli, arrestata la sorella di Genny ‘a carogna

    Napoli. Sono diventate definitive le condanne per alcune rapine commesse a Genova e per questo da ieri che Filomena De Tommaso è tornata in carcere a Pozzuoli.La donna, 47 anni, è la sorella del ben più noto Genny ‘a carogna (pentito da oltre un anno e dal quale i familiari e la sorella in primis si sono dissociati). Mena De Tommaso, originaria di Forcella deve scontare un residuo di pena a 4 anni e 9 mesi reclusione.E’ accusata di furto aggravato, indebito utilizzo di carte di credito o di pagamento, tentato furto aggravato e in materia di stupefacenti, commessi a Napoli e Genova tra il 2006 ed il 2020.  La De Tommaso è stata arrestata dai Falchi della Squadra Mobile nella sua abitazione in via Vicaria Vecchia. LEGGI TUTTO

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    Mugnano, inseguimento e spari tra banditi e agenti: 3 arrestati

    Mugnano, fuggono all’alt e si disfano delle armi durante l’inseguimento. Tre persone arrestate.Ieri mattina gli agenti della Squadra Mobile e del Commissariato di Portici-Ercolano, durante un servizio di contrasto ai reati predatori, in corso Europa a Villaricca hanno intimato l’alt ad un’auto con a bordo tre persone.In quei frangenti, l’uomo seduto sul sedile posteriore ha puntato un’arma all’indirizzo di un operatore che ha esploso due colpi d’arma da fuoco in direzione degli pneumatici posteriori del veicolo mentre un altro poliziotto ha esploso un colpo di arma da fuoco in aria per cercare di interrompere la corsa dei fuggitivi.
    Ne è nato un inseguimento nel corso del quale i malviventi si sono disfatti di due borselli fino a quando, giunti in via Raffaele Granata a Mugnano, sono stati raggiunti e bloccati.Gli agenti hanno accertato che all’interno delle due borse, nel frattempo recuperate, erano custodite una pistola semiautomatica cal. 7,65 con matricola cancellata con 5 cartucce, una pistola replica marca “Bruni” con 10 cartucce ed una semiautomatica “Bernardelli” 9×21 rapinata lo scorso aprile ad una guardia giurata.  Arresti due di Marano e un pregiudicato di GiuglianoAncora, i poliziotti hanno effettuato controlli presso le abitazioni dei tre uomini e, a casa di uno di essi, hanno rinvenuto 2 cartucce cal.7,65, una cartuccia a salve ed un coltello con la lama di 23 cm che sono stati sequestrati.I tre, F.F. 44enne di Marano, G.D.A. e E.I., 45enne e 56enne di Giugliano in Campania, quest’ultimo con precedenti di polizia, sono stati arrestati per porto illegale di armi, ricettazione e resistenza a Pubblico Ufficiale, mentre l’auto su cui viaggiavano è stata sottoposta a sequestro. LEGGI TUTTO

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    Camorra, tradito dalla voglia di vedere la compagna incinta: latitante arrestato in riva al mare

    Camorra, tradito dall’amore per la compagna la raggiunge in riva al mare. 36enne arrestato dai CarabinieriCasa in riva al mare, sulla spiaggia di Lago Patria. Fittata con discrezione per rimanere lontana dai riflettori. A viverci solo una donna, incinta del primo figlio.Il compagno voleva che fosse una residenza tranquilla, da raggiungere di tanto in tanto. Una convivenza esclusa tra le opzioni perché una dimora stabile avrebbe solo attirato l’attenzione. Quella delle forze dell’ordine che da circa un mese lo cercavano in tutta Italia.Marco Mosella, 36enne napoletano, fu coinvolto nell’inchiesta che il giorno 4 maggio portò all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di alcuni esponenti della “99”, un’articolazione del clan Sorianiello di Soccavo.Il tribunale del Riesame ritenne Mosella, insieme ad altre 4 persone, gravemente indiziato di omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, nonché di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Tutti reati aggravati dalla finalità di agevolare gruppo camorristico menzionato.Il 36enne era sfuggito alla cattura e dal 4 maggio scorso era attivamente ricercato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli.A tradirlo l’apprensione per quel pancione che con le settimane continuava a crescere. I militari hanno individuato il luogo dove la compagna si era rifugiata e per settimane si sono appostati nei dintorni.Fino a questa notte, quando, in barba alle cautele, ha bussato a quella porta e riabbracciato la donna che fra 20 giorni darà alla luce il suo primo figlio.Purtroppo per lui, anche i Carabinieri hanno bussato a quella porta, non prima di aver circondato l’intero edificio.Mosella è ora in carcere, nel penitenziario di Secondigliano.Con il rintraccio di Mosella, sono 15 i catturandi arrestati dai Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli in poco meno di un anno. LEGGI TUTTO

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    Arzano, era al mare con la famiglia il latitante del clan della 167: arrestato

    Arzano. I Carabinieri si confondono tra i bagnanti di Baia Azzurra nel comune di Sessa Aurunca e arrestano latitante del clan della 167. Era sfuggito al blitz del 25 aprile scorso. Stava andando in spiaggia con la famiglia.I Carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno localizzato e arrestato a Sessa Aurunca, precisamente nella località balneare di Baia azzurra, il latitante Luigi Piscopo, 33enne di Arzano, gravemente indiziato di far parte del gruppo camorristico arzanese cosiddetto della “167” e di aver partecipato ad un’associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti, nell’ambito del richiamato sodalizio camorristico.Il giovane, nella calda mattinata di domenica, è stato fermato mentre si apprestava a raggiungere la spiaggia della nota località turistica, ad attenderlo vi erano i militari dell’Arma che gli hanno impedito di raggiungere l’arenile.Luigi Piscopo dal 25 aprile scorso non era più reperibile. Quel giorno si era sottratto ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere in virtù della quale i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna avevano arrestato 27 persone, tra boss e gregari del predetto gruppo criminale.Dopo l’arresto di Alterio Gennaro, catturato anch’egli dai militari di Castello di Cisterna il 21 maggio scorso nella località marina di Vietri sul Mare, Piscopo era rimasto l’ultimo ad essersi sottratto alla misura cautelare anzidetta. Con il suo arresto tutti i 29 destinatari della citata ordinanza sono stati assicurati alla giustizia.Il 25 aprile scorso i carabinieri eseguirono 27 provvedimenti restrittivi di cui 23 in carcere, 4 agli arresti domiciliari e il sequestro preventivo di un autonoleggio, nei confronti di altrettanti indagati gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione mafiosa, associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti e detenzione ai fini di spaccio, detenzione illegale di armi, estorsione, ricettazione e trasferimento fraudolento di valori.L’attività investigativa, svolta dal Nucleo Investigativo dal dicembre 2018 al novembre 2021 con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha consentito, in sintesi, di documentare l’operatività di un’associazione camorristica denominata “167”, in Arzano e comuni limitrofi, quale diretta derivazione della consorteria AMATO-PAGANO, radicata nella zona a nord di Napoli.E inoltre scoperto l’operatività di tre piazze di spaccio ad Arzano (di cocaina, eroina, crack, marijuana e hashish) e la consumazione di molteplici episodi estorsivi, in danno di commercianti arzanesi.Il clan inoltre aveva effettuato l’intestazione fittizia di un autonoleggio, di fatto gestito da un indagato. LEGGI TUTTO

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    Arzano, è ufficiale il boss Pietro Cristiano collabora con la giustizia

    Arzano. Collabora con la giustizia il boss Pietro Cristiano: tremano la politica arzanese e il clan Amato-Pagano.La notizia era trapelata a seguito delle dichiarazioni pubbliche fatte circolare attraverso il social Tik Tok, da un soggetto imparentato con il clan Mele di Pianura.Il potente “zio pierino” del clan della 167 arrestato il 25 aprile scorso unitamente ad altre 27 persone tra cui il figlio Pasquale, ras incontrastato prima dell’avvento dei Monfregolo, avrebbe deciso di collaborare con lo Stato.
    Dai primi verbali, potrebbero emergere delle rivelazioni a dir poco scottanti. E non è invero pensare che il neo collaboratore, possa far luce anche sulle collusioni tra la camorra, la politica, la gestione di alcuni settori comunali e l’imprenditoria locale a partire dal 2014, data dell’omicidio del boss Ciro Casone che segnò il passaggio della gestione illecita del territorio dai Moccia al clan della 167 e fino alle ultime elezioni dove sarebbero stati eletti consiglieri.Anni in cui vi sarebbero state campagne elettorali “inquinate” – così come riportato dalle commissioni di Accesso del Ministero dell’Interno -, pestaggi ai danni di dipendenti comunali e minacce a giornalisti locali. Pietro Cristiano, alias zio pierino, è il boss che conosce alla perfezione il clan Amato–Pagano e quello della 167 di Arzano visto che in tempi diversi, unitamente al figlio Pasquale alias picchiastecca, ne sono stati alla guida.Ne è sicuramente, così come riportato in diverse ordinanze, uno dei registi, se non altro per l’enorme quantità di denaro che ha gestito negli anni attraverso le estorsioni, spaccio e usura con stipendi agli affiliati fino a 12mila euro al mese. Il percorso per diventare collaboratore di giustizia sarebbe appena iniziato.Luigi Vanacore LEGGI TUTTO

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    Arzano, è ufficiale il boss Pietro Cristiano collabora con la giustizia

    Arzano. Collabora con la giustizia il boss Pietro Cristiano: tremano la politica arzanese e il clan Amato-Pagano.La notizia era trapelata a seguito delle dichiarazioni pubbliche fatte circolare attraverso il social Tik Tok, da un soggetto imparentato con il clan Mele di Pianura.Il potente “zio pierino” del clan della 167 arrestato il 25 aprile scorso unitamente ad altre 27 persone tra cui il figlio Pasquale, ras incontrastato prima dell’avvento dei Monfregolo, avrebbe deciso di collaborare con lo Stato.
    Dai primi verbali, potrebbero emergere delle rivelazioni a dir poco scottanti. E non è invero pensare che il neo collaboratore, possa far luce anche sulle collusioni tra la camorra, la politica, la gestione di alcuni settori comunali e l’imprenditoria locale a partire dal 2014, data dell’omicidio del boss Ciro Casone che segnò il passaggio della gestione illecita del territorio dai Moccia al clan della 167 e fino alle ultime elezioni dove sarebbero stati eletti consiglieri.Anni in cui vi sarebbero state campagne elettorali “inquinate” – così come riportato dalle commissioni di Accesso del Ministero dell’Interno -, pestaggi ai danni di dipendenti comunali e minacce a giornalisti locali. Pietro Cristiano, alias zio pierino, è il boss che conosce alla perfezione il clan Amato–Pagano e quello della 167 di Arzano visto che in tempi diversi, unitamente al figlio Pasquale alias picchiastecca, ne sono stati alla guida.Ne è sicuramente, così come riportato in diverse ordinanze, uno dei registi, se non altro per l’enorme quantità di denaro che ha gestito negli anni attraverso le estorsioni, spaccio e usura con stipendi agli affiliati fino a 12mila euro al mese. Il percorso per diventare collaboratore di giustizia sarebbe appena iniziato.Luigi Vanacore LEGGI TUTTO

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    Camorra, estradato dagli Emirati Arabi anche il ras Raffaele Mauriello

    Camorra: presto ci sara’ l’estradizione del narcotrafficante Raffaele MaurielloIl giovane rampollo della cosca degli Amato-Pagano considerato tra i latitanti “di massima pericolosità” dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale, arrestato lo scorso agosto a Dubai. Lo comunica il ministero di Giustizia spiegando che le Autorita’ di Abu Dhabi hanno autorizzato l’avvio dell’iter per la consegna all’Italia.Il 16 agosto del 2021 fu arrestato in esecuzione di due ordinanze emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli per due omicidi pluriaggravati, commessi nel napoletano, e violazione alla normativa sulle armi. L’estradizione verra’ eseguita dall’Interpol.
    L’arresto avvenne pochi giorni dopo la cattura del super latitante Raffaele Imperiale che era a Dubai da anni.Mauriello all’arrivo in Italia, sara’ preso in consegna dal personale della Polizia Penitenziaria presso gli uffici della Polizia di frontiera di Roma Fiumicino per essere trasportato nell’istituto di detenzione.“L’estradizione di Mauriello segue a breve distanza – viene spiegato in una nota – l’espulsione verso l’Italia del narcotrafficante Raffaele Imperiale, rafforzando cosi’ il segnale di svolta nei rapporti di collaborazione tra il nostro Paese e gli Emirati Arabi Uniti”. LEGGI TUTTO

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    Camorra, si è pentito Franco Diego Cimmino, figlio del boss Luigi

    Camorra, si è pentito anche Franco Diego Cimmino, figlio di Luigi boss del Vomero che

    Camorra, si è pentito anche Franco Diego Cimmino, figlio di Luigi boss del Vomero che da un mese sta collaborando con la giustizia.Il 35enne è stato già sottoposto a un interrogatorio in cui ha manifestato la sua volontà facendo le prime rivelazioni su affiliati e affari della cosca durante l’assenza del padre.I primi verbali – come anticipa Il Roma in edicola oggi- sono stati da poco depositati agli atti del maxi-processo contro il clan del Vomero e dell’Arenella. Il suo nome compare Nelle 410 pagine dell’ordinanza cautelare, dell’ottobre scorso, a carico di 48 persone (ma gli indagati sono 53), firmate dal gip Claudio Marcopido si delinea la storia criminale della camorra del Vomero dagli anni Novanta ad oggi.
    Cimmino junior ha fornito già altri particolari del sistema Vomero: quello di tutti gli appalti degli ospedali dei Colli controllati dai clan con spie e sentinelle fatte assumere nelle strutture sanitarie per acquisire informazioni.Pen drive con le bozze dei capitolati di spesa, che escono dagli uffici amministrativi per finire nelle mani degli uomini del clan. Finanche buste chiuse e sigillate, portate nell’ufficio di un prestanome del boss, che usa timbri e carta intestata per modificare le cifre e sbaragliare la concorrenza.Insomma la collaborazione di Franco Diego Cimmino dà un nuovo spunto all’inchiesta e potrebbe dare la spallata definitiva alla cosca ma anche far cadere il velo sulle connivenze politiche e amministrative.Nel 2019 Franco Diego Cimmino, da uomo libero salì agli onori delle cronache perchè divenne testimonial di una nota boutique di abiti del Vomero.Infatti alcuni scatti lo ritraevano nel negozio di Walter Schmitt  presidente di Confcommercio. Lo stesso sulle pagine de Il Mattino si affrettò a precisare: “Diego lo conosco come conosco tanti ragazzi del quartiere: quando entra nel mio negozio compra e paga regolarmente. Sul nostro profilo Instagram utilizziamo l’immagine dei clienti dopo naturalmente aver loro chiesto l’autorizzazione a pubblicare quegli scatti. E lo facciamo esclusivamente nell’intento di pubblicizzare i nostri capi di abbigliamento, tanto è vero che in calce a quegli scatti ci sono i riferimenti delle aziende che trattiamo”. LEGGI TUTTO

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    Camorra, si è pentito Franco Diego Cimmino, figlio del boss Luigi

    Camorra, si è pentito anche Franco Diego Cimmino, figlio di Luigi boss del Vomero che

    Camorra, si è pentito anche Franco Diego Cimmino, figlio di Luigi boss del Vomero che da un mese sta collaborando con la giustizia.Il 35enne è stato già sottoposto a un interrogatorio in cui ha manifestato la sua volontà facendo le prime rivelazioni su affiliati e affari della cosca durante l’assenza del padre.I primi verbali – come anticipa Il Roma in edicola oggi- sono stati da poco depositati agli atti del maxi-processo contro il clan del Vomero e dell’Arenella. Il suo nome compare Nelle 410 pagine dell’ordinanza cautelare, dell’ottobre scorso, a carico di 48 persone (ma gli indagati sono 53), firmate dal gip Claudio Marcopido si delinea la storia criminale della camorra del Vomero dagli anni Novanta ad oggi.
    Cimmino junior ha fornito già altri particolari del sistema Vomero: quello di tutti gli appalti degli ospedali dei Colli controllati dai clan con spie e sentinelle fatte assumere nelle strutture sanitarie per acquisire informazioni.Pen drive con le bozze dei capitolati di spesa, che escono dagli uffici amministrativi per finire nelle mani degli uomini del clan. Finanche buste chiuse e sigillate, portate nell’ufficio di un prestanome del boss, che usa timbri e carta intestata per modificare le cifre e sbaragliare la concorrenza.Insomma la collaborazione di Franco Diego Cimmino dà un nuovo spunto all’inchiesta e potrebbe dare la spallata definitiva alla cosca ma anche far cadere il velo sulle connivenze politiche e amministrative.Nel 2019 Franco Diego Cimmino, da uomo libero salì agli onori delle cronache perchè divenne testimonial di una nota boutique di abiti del Vomero.Infatti alcuni scatti lo ritraevano nel negozio di Walter Schmitt  presidente di Confcommercio. Lo stesso sulle pagine de Il Mattino si affrettò a precisare: “Diego lo conosco come conosco tanti ragazzi del quartiere: quando entra nel mio negozio compra e paga regolarmente. Sul nostro profilo Instagram utilizziamo l’immagine dei clienti dopo naturalmente aver loro chiesto l’autorizzazione a pubblicare quegli scatti. E lo facciamo esclusivamente nell’intento di pubblicizzare i nostri capi di abbigliamento, tanto è vero che in calce a quegli scatti ci sono i riferimenti delle aziende che trattiamo”. LEGGI TUTTO

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    Soccavo, Michele Della Corte altra vittima della faida tra clan

    Napoli. Lo scontro tra i clan Vigilia e Grimaldi a Soccavo ha lasciato un’altra vittima.
    Stamane poco dopo le sette infatti è stato massacrato Michele Della Corte, 66 anni ucciso in via Paolo Grimaldi all’altezza del civico 80, nella zona conosciuta anche come ‘Croce Piperno’.

    Una esecuzione portata a termine da killer professionisti comparsi d’improvviso in sella a una mota. Della Corte non ha avuto il tempo di capire cosa stesse accadendo che è stato raggiunto da una granuola di colpi.
    Probabilmente a fare fuoco sono stati entrambi i killer che era sulla moto. I carabinieri arrivati sul posto hanno repertato nove  bossoli e tre le ogive di vario calibro.Della Corte per gli inquirenti era vicino al clan Grimaldi, e aveva tra i suoi precedenti anche condanne per 416 bis.
    Gli investigatori, le indagini coordinate dalla Dda di Napoli, inquadrano l’omicidio nella faida tra i Grimaldi e i Vigilia, che negli ultimi mesi ha già lasciato sul selciato due vittime, alcuni ferite e numerosi attentati. LEGGI TUTTO

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    Napoli, omicidio a Soccavo

    Napoli, Omicidio stamane a Soccavo. La faida di camorra che sta insanguinando da mesi le zone di Soccavo e Pianura ha fatto un’altra vittima.Verso le sette un uomo di 66 anni infatti è stato ucciso in via Paolo Grimaldi. Sul posto i carabinieri.La vittima e’ Michele Della Corte, gia’ noto alle forze dell’ordine, 66 anni compiuti dato che e’ nato a maggio del 1956. Della Corte e’ stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco in via Paolo Grimaldi all’altezza del civico 80.
    I killer sapevano che Della Corte usciva di casa a quell’ora. Infatti e’ stato ucciso nei pressi della sua abitazione sotto un palazzo nella zona conosciuta anche come ‘Croce Piperno’. LEGGI TUTTO