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    Processo per l’omicidio di Simone Frascogna, i familiari chiedono giustizia

    È iniziato ieri mattina il processo a carico dell’assassino di Simone Frascogna, il 19enne ucciso con nove coltellate la sera del 3 novembre del 2020 a Casalnuovo. Simone era un ragazzo dal cuore grande. È stato ucciso mentre tentava di salvare un suo amico. Familiari ed amici erano presenti all’esterno del Tribunale di Napoli con […] LEGGI TUTTO

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    Napoli, definitiva la condanna all’ergastolo per Luca Materazzo

    E’ diventata definitiva la condanna all’ergastolo per Luca Materazzo per l’omicidio del fratello Vittorio. La Corte di Cassazione infatti ha rigettato la richiesta di una perizia psichiatrica. L’omicidio, che scosse la Napoli bene avvenne in viale Maria Cristina di Savoia, il 28 novembre del 2016. TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Omicidio Materazzo, le motivazione dell’ergastolo: “Luca aveva […] LEGGI TUTTO

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    Napoli, presa la banda dei “Totem gialli” delle Asl

    Utilizzavano una sega smerigliatrice per scassinare i ‘Punti gialli’ dei Distretti Asl nell’area nord della provincia di Napoli.
    In manette sono finiti i componenti della banda: erano in quattro e non agivano mai tutti insieme. Si tratta di C.P. di 42 anni, P.W. di 41 anni, M. A. di 45 anni d P.M. pure lui 45enne. Sono accusati di associazione per delinquere, rapina aggravata, porto e detenzione illegale di armi e ricettazione.
    PUNTOGIALLO ASL NAPOLI
    I quattro entravano in azione di notte e si impossessavano del denaro contenuto, nei “Punti Gialli” e versato dagli utenti per il pagamento delle prestazioni sanitarie. I quattro sono stati arrestati ieri pomeriggio dalla Squadra mobile di Napoli in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli Nord su richiesta della Procura.
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    Sono ritenuti gli autori di numerose rapine e furti, consumati e tentati, commessi nell’area nord della provincia napoletana tra settembre 2020 e aprile 2021 ai danni dei Distretti sanitari della Asl. Lo scorso 27 aprile altre tre persone sono state arrestate in flagranza dalla Sezione antirapina per il furto commesso nel Distretto Asl di Afragola, dove si erano impossessati di circa 6mila euro.
     APRIVANO I TOTEM CON una sega smerigliatrice
    Ricostruita la tecnica utilizzata dai rapinatori: entrati in numero di tre o quattro all’interno dei Distretti Asl, armati di pistola, immobilizzavano sia gli utenti presenti sia il personale sanitario, sottraendo il denaro che si trovava all’interno del “Totem” o “Punto Giallo”, sistema automatizzato per il pagamento del ticket ospedalieri. I malviventi aprivano l’apparecchio utilizzando una sega smerigliatrice e arnesi atti allo scasso, riuscendo ad impossessarsi delle somme versate per il pagamento delle prestazioni sanitarie.
    IL BOTTINO ERA SEMPRE TRA I 7 E I 9 MILA EURO
    Il bottino si aggirava mediamente tra i 7mila e i 9mila euro. In un’occasione i ladri si sono anche impossessati della pistola della guardia giurata. Durante le indagini sono state effettuate diverse perquisizioni e sono state sequestrate auto rubate, targhe contraffatte e armi giocattolo in lega pesante prive del tappo rosso. LEGGI TUTTO

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    Napoli, i familiari dell’agente Apicella davanti al Tribunale in attesa della sentenza

    Lo avevano annunciato e lo hanno fatto: i familiari e gli amici di Pasquale Apicella, che tutti chiamavano Lino, da stamane sono davanti all’ingresso del Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli. In giornata infatti e’ attesa la sentenza del processo ai tre uomini che la Procura ritiene responsabili di omicidio volontario. Chiedono giustizia per Pasquale […] LEGGI TUTTO

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    Sparatoria a Ibiza: feriti due campani. Ricercato un italiano

    Uno in gravi condizioni l’altro ferito a colpi di pistola ma vigile: è il tragico bilancio di una sparatoria avvenuta nella notte a Ibiza.
    I protagonisti sono tutti giovani di origine campane. Uno è ricercato perché si ritiene il responsabile della sparatoria avvenuta per futili motivi. La Guardia Civil spagnola infatti cerca un 33enne pure lui campane. Le lite sarebbe scoppiata per futili motivi la notte scorsa a Santa Eularia, ad Ibiza nel corso di una festa privata nella zona del Polígono de Ca Na Palava.
    TI POTREBBE INTERESARE ANCHE: Napoli, il calciatore Liccardi arrestato a Zurigo con un carico di eroina
    Il primo ragazzo ferito, ha 28 anni, ed è stato colpito da sei pallottole, alla testa ed alla gamba destra. E’ ricoverato al Policlinico di Ibiza dalle 3.50 del mattino con un arresto cardiaco ed è stato sottoposto in un intervento chirurgico durato sei ore. Non è in gravi condizioni l’altro ragazzo sempre campano di 35 anni rimasto ferito nella sparatoria: è ricoverato nell’ospedale Can Misses.
    Secondo una prima ricostruzione dei fatti fornita dalla Comandancia de Baleares, la sparatoria è scoppiata dopo che un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella villa privata dove si stava svolgendo una festa ed hanno aperto il fuoco. Poi si sono dati alla fuga.
    guardia civil
    Dalle prime indagini non e’ risultato chiaro se le persone coinvolte vivessero a Ibiza o siano turisti, tuttavia e’ stato riscontrato che la villa in cui si teneva la festa era stata affittata. Il 28enne rimasto gravemente ferito e’ l’organizzatore della festa, secondo, le prime indagini. Il 33enne ricercato avrebbe fatto irruzione nella festa, accompagnato da una o due persone, prima di aprire fuoco. Successivamente, gli assalitori si sono allontanati in auto. LEGGI TUTTO

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    Sparatoria a Ibiza: feriti due campani. Ricercato un italiano

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    Uno in gravi condizioni l’altro ferito a colpi di pistola ma vigile: è il tragico bilancio di una sparatoria avvenuta nella notte a Ibiza.
    I protagonisti sono tutti giovani di origine campane. Uno è ricercato perché si ritiene il responsabile della sparatoria avvenuta per futili motivi. La Guardia Civil spagnola infatti cerca un 33enne pure lui campane. Le lite sarebbe scoppiata per futili motivi la notte scorsa a Santa Eularia, ad Ibiza nel corso di una festa privata nella zona del Polígono de Ca Na Palava.
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    Il primo ragazzo ferito, ha 28 anni, ed è stato colpito da sei pallottole, alla testa ed alla gamba destra. E’ ricoverato al Policlinico di Ibiza dalle 3.50 del mattino con un arresto cardiaco ed è stato sottoposto in un intervento chirurgico durato sei ore. Non è in gravi condizioni l’altro ragazzo sempre campano di 35 anni rimasto ferito nella sparatoria: è ricoverato nell’ospedale Can Misses.
    Secondo una prima ricostruzione dei fatti fornita dalla Comandancia de Baleares, la sparatoria è scoppiata dopo che un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella villa privata dove si stava svolgendo una festa ed hanno aperto il fuoco. Poi si sono dati alla fuga.
    guardia civil
    Dalle prime indagini non e’ risultato chiaro se le persone coinvolte vivessero a Ibiza o siano turisti, tuttavia e’ stato riscontrato che la villa in cui si teneva la festa era stata affittata. Il 28enne rimasto gravemente ferito e’ l’organizzatore della festa, secondo, le prime indagini. Il 33enne ricercato avrebbe fatto irruzione nella festa, accompagnato da una o due persone, prima di aprire fuoco. Successivamente, gli assalitori si sono allontanati in auto. LEGGI TUTTO

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    Uccise la sorella per l’onore della cosca: arrestato il figlio del boss

    Uccise la sorella Nunzia per aver tradito il marito con i nemici della famiglia mafiosa, rivale: ventuno anni dopo quel delitto finisce in carcere Alessandro Alleruzzo della famiglia dei Santapaola di Catania.
    Una storia agghiacciante quella emersa nel corso delle indagini che questa mattina hanno portato i carabinieri della Compagnia di Paternò ad eseguire una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania – su richiesta della Direzione distrettuale antimafia – nei confronti di Alessandro Alleruzzo, anni 47, accusato di omicidio volontario pluriaggravato ai danni della sorella Nunzia Alleruzzo avvenuto nel 1995, con l’esplosione di due colpi di pistola cal. 7,65 alla testa.
    Alla base dell’omicidio, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, motivi abietti, e cioè quello di riscattare l’onore della famiglia mafiosa Alleruzzo oltraggiata dalle relazioni extraconiugali intrattenute da Nunzia con soggetti criminali ritenuti nemici della stessa famiglia.
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    Alessandro Alleruzzo è il figlio del defunto boss Giuseppe Alleruzzo che negli anni ’70 e ’80 guidava il gruppo paternese di cosa nostra, al centro di numerose faide sanguinose e particolarmente cruente, articolazione territoriale della famiglia mafiosa Santapaola di Catania.
    omicidio nunziaalleruzzo
    L’arrestato è inoltre cugino di Santo Alleruzzo, cl. 1954, detto “a vipera” considerato reggente del clan fino al suo ultimo arresto avvenuto nell’ambito della operazione “Sotto Scacco” condotta da questa Direzione Distrettuale. Negli anni ’80 e ’90 gli omicidi si susseguivano tra le fazioni e lo stesso Giuseppe Alleruzzo, padre di Alessandro, subì il lutto dell’assassinio della moglie e del figlio, episodio che lo spinsero a collaborare con la giustizia.
    Il 25 marzo del 1998, militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Paternò, a seguito di due telefonate anonime (in carcere, Santo Alleruzzo, aveva intimato ad Alessandro di far ritrovare il corpo della sorella per darle sepoltura), ritrovarono in un pozzo nelle campagne di Paternò nei pressi dell’abitazione di Giuseppe Alleruzzo, dei resti ossei di una donna, in particolare il teschio, dal quale fu riscontrata  la presenza di due fori causati da colpi di arma da fuoco.
    La vittima fu identificata in Nunzia Alleruzzo, scomparsa il 30 maggio del 1995 dopo esser stata vista dal figlio di 5 anni uscire di casa con il fratello Alessandro che sarebbe diventato il suo assassino. A svelare il mistero sullo morte della donna sono state le dichiarazioni di tre diversi collaboratori di giustizia – Bonomo Francesco, Caliò Antonino Giuseppe e Farina Orazio -, riscontrate reciprocamente, e comparate con le dichiarazioni rese dai familiari della vittima e dai riscontri in occasione del rinvenimento del cadavere.
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    Bonomo ha riferito di aver saputo da Giovanni Messina e da Caliò che l’omicidio di Nunzia Alleruzzo fosse stato commesso dal fratello Alessandro, per riscattare l’onore della famiglia violato dal fatto che la sorella aveva avuto numerose relazioni sentimentali con componenti del clan, abbandonando il marito. Questi particolari sono stati confermati proprio da Caliò il quale ha sostenuto di aver appreso dell’omicidio proprio da Alessandro Alleruzzo che gli aveva raccontato di aver ucciso la sorella, sporcandosi di sangue e terra per averla dovuta trascinare.
    Anche il collaboratore Farins ha confermato questa ricostruzione, aggiungendo che tra gli amanti di Nunzia Alleruzzo figurava anche Giovanni Messina, componente del gruppo, che aveva ucciso la madre e che pensava di uccidere lo stesso Alessandro. Ulteriori attività investigative, a seguito della riapertura delle indagini nel 2021 coordinate dalla D.D.A. di Catania ed eseguite dai Carabinieri di Paternò, hanno consentire di sentire a sommarie informazioni i familiari di Nunzia Alleruzzo, alcuni hanno tentato di ritrattare dichiarazioni precedentemente rese.
    Sono state inoltre disposte intercettazioni all’interno della cella della Casa Circondariale di Asti dove erano detenuti Giovanni Messina e Salvatore Assinata i quali, a seguito della pubblicazione di articoli di stampa il giorno 09.02.2021 sulla riapertura delle indagini, commentavano confermando l’ipotesi investigativa dell’omicidio in ambito familiare (“mi rissi…o iddi pavunu…e Alessandro è il mandante…ehh…ammazzau…ehh”). LEGGI TUTTO

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    Torre del Greco, sgominata la banda del phishing bancario

    E’ stata sgominata dalla polizia la gang di truffatori dediti al phishing bancario. In manette a Torre del Greco sono finite sette persone.
    Dalle prime ore di questa mattina, infatti, personale della Polizia Postale di Napoli, del Commissariato di Torre del Greco e della Sezione di Polizia Giudiziaria presso il Tribunale di Torre Annunziata stanno eseguendo delle custodie cautelari in carcere emesse dal G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata, nei confronti di 7 persone, dedite al phishing bancario di ultima generazione i cui proventi venivano monetizzati presso sportelli ATM.
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    La banda avrebbe compiuto decine di truffe ai danni di incaute persone che si sono fatte truffare attraverso messaggi sui propri indirizzi di posta elettronica o con i pagamenti con i pos facendosi carpire i dati bancari e di carte di credito. LEGGI TUTTO

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    Bimba uccisa al Parco Verde, i genitori: “Fermate il film su Fortuna”

    Napoli. “Fermate il film su Fortuna”: è la richiesta dei genitori della piccola Fortuna Loffredo, uccisa nel 2014 al Parco Verde di Caivano.
    Dopo la denuncia ai carabinieri è arrivato anche un ricorso urgente, da parte dei genitori di Fortuna Loffredo – la bimba di 6 anni uccisa il 24 giugno 2014 da Raimondo Caputo che l’ha scaraventata dal terrazzo dell’ottavo piano del Parco Iacp di Caivano, in provincia di Napoli, dopo un tentativo di abuso sessuale al quale la piccola si era ribellata – per chiedere l’inibizione della proiezione e della distribuzione nelle sale del film “Fortuna – the giant and the girl”, in programma il prossimo 27 maggio.
    A presentarlo sono stati gli avvocati Angelo Pisani e Simona Trongone, legali di Pietro Loffredo, il padre di Fortuna, e Domenica Guardato, la madre, i quali gia’ in fase di preparazione del film avevano presentato contro i produttori del film una diffida con la quale, tra l’altro, notificavano il loro diniego all’uso del nome della figlia. Una diffida fatta pervenire, per conoscenza, anche all’Ufficio del garante per l’infanzia.
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    Per i produttori dell’opera cinematografica “Fortuna” nel film non c’e’ alcun riferimento al fatto di cronaca, essendo una rappresentazione artistica, libera, di fantasia che prendeva solo spunto dal noto dal triste fatto di cronaca. Una tesi contestata dagli avvocati dei genitori secondo i quali, invece, il film e’ connotato da particolari caratteristiche, da simbolismi e da giochi, anche sonori, attraverso i quali vengono rappresentati eventi realmente accaduti. “Il film – scrivono gli avvocati nel ricorso indirizzato al Tribunale di Napoli Nord – e’ addirittura intitolato col nome della piccola…” circostanza che, come altre, puo’ suscitare un “transfert o, peggio, grande suggestione” in coloro che hanno vissuto quella tragedia. L’uscita del film “Fortuna – the Giant and the Girl” e’ prevista per il prossimo 27 maggio: questo ha spinto gli avvocati a chiedere l’adozione della misura cautelare urgente dopo la denuncia presentata ai carabinieri, lo scorso 8 maggio, dal papa’ della piccola. LEGGI TUTTO

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    Omicidio Fortuna Bellisario: fissato il processo di Appello

    E’ stato fissato per il 13 luglio prossimo, davanti alla IV sezione della Corte di Appello d Napoli, il processo in cui e’ imputato Vincenzo Lo Presto, 43 anni, in primo grado condannato a 10 anni di reclusione per l’omicidio preterintenzionale della moglie, Fortuna Bellisario, uccisa a Napoli, nel 2019.
    Il processo di primo grado prese il via ipotizzando il reato di omicidio doloso nei confronti di Lo Presto. Successivamente pero’ venne chiesta dal sostituto procuratore titolare dell’indagine l’attenuazione del reato da volontario a preterintenzionale. Il gup, al termine dell’iter giudiziario, emise una condanna a dieci anni di reclusione, ritenendo l’uomo colpevole, appunto, di omicidio preterintenzionale. Lo Presto, che per problemi di deambulazione e’ costretto su una sedia a rotelle, venne poi scarcerato e messo ai domiciliari dopo due anni di detenzione. Tuttora si trova nell’abitazione della mamma.
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    L’ottava sezione, collegio E, del Tribunale del Riesame di Napoli ha poi ripristinato la custodia cautelare in carcere per il 43enne disponendo, pero’, che il provvedimento resti sospeso fino al pronunciamento della Corte di Cassazione, una decisione che dovrebbe arrivare il prossimo 16 giugno. Lo scorso marzo la Procura di Napoli, inoltre, ha chiesto la riforma della sentenza emessa in primo grado nei confronti di Lo Presto e l’aggravamento dell’ipotesi di reato da preterintenzionale a volontario. LEGGI TUTTO

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    Inchiesta Ecoballe: 26 indagati in Regione Campania, c’è anche De Luca

    Figura anche il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ora, tra le 26 persone indagate dalla Procura di Napoli nell’ambito di una inchiesta risalente a qualche anno che punta a fare luce sulla gestione delle ecoballe e sulla raccolta differenziata.
    Gli inquirenti hanno chiesto qualche giorno fa una proroga delle indagini, di cui si stanno occupando i carabinieri, che ora riguardano anche il presidente della Regione Campania, il quale, e’ stato sottolineato dall’avvocato Andrea Castaldo, che assiste anche l’assessore regionale Fulvio Bonavitacola, non ha ricevuto alcuna informazione di garanzia. Inizialmente erano 23 gli iscritti nel registro degli indagati, tra i quali il vice di De Luca, Bonavitacola, l’assessore all’Ambiente del Comune di Napoli, Raffaele Del Giudice, e funzionari delle aziende partecipate Asia (azienda integrata nel territorio del Comune di Napoli, che effettua i servizi di igiene ambientale) e Sapna (societa’ che si occupa della gestione integrata dei rifiuti nella provincia di Napoli). La proroga riguarda complessivamente 26 persone.
    I magistrati ipotizzano, nei confronti della Regione, i reati di omissione di atti di ufficio in relazione al mancato smaltimento delle “ecoballe” e anche in relazione al mancato commissariamento degli enti inadempienti agli standard imposti dalla Ue. LEGGI TUTTO

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    Sequestrati oltre 65 chilogrammi di cocaina nel porto di Salerno

    Colpo al cartello di narcos della Campania inferto dal polizia e guardia di Finanza.
    Stamane infatti agenti della Questura di Salerno e militari della Guardia di Finanza alle prime ore del giorno hanno sequestrato all’interno dell’area del porto commerciale di Salerno due borsoni contenenti 65,5 chilogrammi di cocaina pura
    . La droga, qualora fosse stata smerciato nelle varie piazze di spaccio, avrebbe fruttato alla criminalita’ oltre 3 milioni di euro. Le indagini, in corso, sono coordinate dalla Procura di Salerno. Ora si sta cercando di capire da dove è arrivata e su quale nave ma soprattutto chi l’ha trasportata e a chi era destinata. E’ probabile vista l’ingente quantitativo che la droga fosse destinata a diverse famiglie camorristiche della Campania e che sia stata acquistata in Sud America attraverso il classico sistema delle puntate ovvero a quote di partecipazione da vari clan. LEGGI TUTTO