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    Hacker “prelevano” un milione di euro dai conti correnti in Campania: 35 indagati

    Un milione di euro per un Natale tranquillo, un milione di euro “prelevato” da un abile hacker dai conti correnti di numerosi cittadini della Campania presso un noto istituto di credito.Una cosa del genere si vede solo nei film: è invece è accaduto per l’abilità di un falso operatore di assistenza tecnica ma anche per l’ingenuità di chi dall’istituto di credito gli ha dato l’accesso consentendogli di mettere in atto la truffa milionaria di Natale.
    La Polizia di Stato ha così denunciato 35 persone per aver sottratto un milionario importo ad una nota banca italiana. L’attività investigativa è stata svolta dai poliziotti del Centro operativo per la sicurezza cibernetica della Polizia postale per la Toscana, coordinati dal gruppo reati informatici della procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze.
    Secondo quanto emerso dall’operazione, denominata ‘Front name’, gli indagati, residenti in diverse province del territorio italiano (prevalentemente in Campania), hanno sottratto circa 1.000.000 di euro utilizzando oltre che sofisticate ed insidiose metodologie di attacco cyber, abili e convincenti tecniche di vishing.
    L’attività di indagine è scaturita dalla segnalazione fatta proprio dall’Istituto bancario in questione. Come ricostruito dalla polizia, un dipendente, infatti, ha rilevato un grave ammanco, frutto dell’intrusione nei sistemi informatici della banca di un falso operatore di assistenza tecnica, che, da remoto, dopo aver convinto con una serie di raggiri alcuni operatori ad accreditarlo sui loro pc, ha disposto bonifici bancari immediati per l’importo complessivo di un milione di euro.
    Dalle indagini è emerso che la banca e i suoi correntisti erano oggetto di un duplice attacco che prevedeva anche una fortissima campagna di smishing, finalizzato alla sottrazione delle credenziali degli home banking.
     La polizia è riuscita a recuperare 400mila euro
    L’intervento immediato dei poliziotti del Centro operativo per la sicurezza cibernetica della Polizia postale di Firenze, ha consentito in poche ore di bloccare e recuperare la somma di 400.000 euro, ormai destinata ai frodatori.
    Nonostante la complessità tecnica delle indagini, finalizzata all’individuazione delle tracce informatiche frutto delle connessioni di accesso ai sistemi bancari e allo sviluppo delle tracce finanziarie, gli investigatori sono riusciti ad individuare gli istituti di credito su cui erano radicati i conti beneficiari delle somme illecitamente sottratte.
    L’ulteriore analisi delle movimentazioni ha permesso di individuare i soggetti titolari dei conti, consentendo all’autorità giudiziaria di emettere 35 decreti di perquisizione a carico degli stessi. Le perquisizioni sono state coordinate dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni e realizzate con l’ausilio di personale dei Centri Operatovi Sicurezza Cibernetica ”Campania”, ”Lazio”, ”Marche” e ”Trentino-Alto Adige”.
    Sono state trovate carte postepay e revolut afferenti all’indagine, documentazione bancaria relativa all’attivazione dei conti correnti beneficiari delle transazioni fraudolente e, in alcuni casi, le chat tra i complici in cui stabilivano percentuali e accordi operativi, dall’analisi delle quali potrebbero verosimilmente emergere ulteriori sviluppi.

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    Camorra, blitz a Ponticelli: tutti i nomi. Ci sono tre latitanti

    Ci sono anche tre latitanti nel blitz anti camorra di Ponticelli.Questa mattina Carabinieri e Polizia di Stato e in particolare militari dei Nuclei Investigativi dei Carabinieri di Napoli e Torre Annunziata e gli agenti della Squadra Mobile e del Commissariato Ponticelli della Questura di Napoli, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 63 destinatari, in quanto ritenuti, a vario titolo, gravemente indiziati di associazione di tipo mafioso, estorsione e detenzione di armi.
    Gli indagati risultano legati, a vario titolo, al cartello criminale camorristico denominato De Luca – Bossa – Casella – Minichini – Rinaldi – Reale attivo nella zona orientale di questo capoluogo.
    Il provvedimento dispone per 57 persone la custodia cautelare in carcere, per 2 gli arresti domiciliari e per 4 il divieto di dimora nel comune di Napoli.
    L’ordinanza compendia gli esiti di una vasta attività di indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, avviata nell’aprile 2016 in seguito ad un sequestro di sostanza stupefacente e di alcuni manoscritti presso una delle abitazioni in cui veniva gestita l’attività illecita del gruppo criminale, indagine poi ampliata nel tempo raccogliendo importanti elementi probatori sull’associazione in questione.
    Un secondo segmento di attività, avviato nel settembre 2020 a seguito di alcuni atti intimidatori nei confronti di cittadini del quartiere Ponticelli, ai quali venivano chieste somme di denaro in cambio del mantenimento o dell’ottenimento di alloggi popolari, ha consentito di documentare l’attuale permanenza del clan e delle relative attività illecite.
    Di seguito i destinatari della misura:
    Custodia in carcere:1. ACANFORA Antonio nato a Napoli il 13.01.1961;2. APREA Gennaro, nato a Napoli il 11.04.1973;3. AUDINO Francesco, nato a Cercola (NA) il 18.06.1980;4. AULISIO Luigi, nato a Cercola (NA) il 02.11.1970;5. AULISIO Nicola, nato a Napoli il 26.12.1997;6. AUSTERO Luigi nato a Napoli il 23.01.1995;7. BARBATO Vincenzo, nato a Massa di Somma il 23.12.1998;8. BOCCARDI Roberto,9. OMISSIS (è stato constatato il recente decesso);10. CARDILLO Luigia nata a Napoli il 13.12.1992;11. CASELLA Eduardo nato a Napoli il 10.05.1984;12. CASELLA Giuseppe nato a Napoli il 25.9.1978;13. CASELLA Vincenzo nato a Napoli 1’11.9.1996;14. CEGLIE Giulio, nato a Napoli il 12.12.1982;15. CERRATO Ciro nato a Massa di Somma (Na) in data 16.10.1988;16. CIPOLLARO Cira, nata a Napoli il 23.06.1972;17. CLIENTI Francesco, nato a Napoli il 29.1.1976;18. CONCILIO Luca nato a Napoli il 9.12.1983;19. CRISAI Luigi, nato a Napoli il 18 05 1983;20. DAMIANO Giuseppe, nato a Napoli il 27.3.2002;21. DAMIANO Pasquale, nato a Napoli il 06.02.1992;22. DE LUCA BOSSA Anna, nata a Napoli il 24.10.1975;23. DE LUCA BOSSA Emmanuel, nato a Napoli il 27.12.1998;24. DE LUCA BOSSA Giuseppe, nato a Napoli il 01.05.1977;25. DE LUCA BOSSA Umberto, nato a Napoli il 18.06.1993;26. DE MARTINO Luigi, nato a San Giorgio a Cremano il 19.04.1995;27. DE STEFANO Enza, nato a Napoli il 14.09.1975;28. DE STEFANO Luisa, nata a Napoli il 12.02.1971;29. DE TURRIS Giovanni nato a San Giorgio a Cremano 1’11.11.1990;30. DI DATO Francesco Paolo, nato a Napoli il 31.10.1973;31. DI PIERNO Domenico, nato a Cercola il 09.05.1988;32. ESPOSITO Ciro, nato a Nola (NA) il 31.07.1998;33. ESPOSITO Giovanni, nato a Torre del Greco (NA) il 15.05.1979;34. ESPOSITO Vincenza nata a Massa di Somma (Na) il 21.7.1994;35. FERLOTTI Alessandro nato a Napoli il 10.3.1992;36. GALA Mariarca nata a Napoli il 14.07.1983;37. GIANNIELLO Domenico, nato a San Giorgio a Cremano (Na) il 13.9.1983;38. IMPERATRICE Ciro, nato a Cercola il 29.03.1974;39. LA PENNA Luca, nato a Napoli il 28.07.1982;40. LAZZARO Maria, nata a Napoli il 18.05.1979;41. MAIONE Vincenza, nata a Napoli il 01.07.1975;42. MARFELLA Cristian nato a Napoli il 02.02.1994;43. MINICHINI Alfredo, nato a Napoli il 30.12.1992;44. MINICHINI Martina nata a Napoli il 31.10.1995;45. MINICHINI Michele, nato a Napoli il 13.09.1990;46. OLIVIERO Fabio, nato a Napoli il 22.06.1997;47. ONESTO Gabriella, nata Napoli il 25.12.1979;48. ONORI Nicola, nato a Napoli il 24.07.1993;49. PALUMBO Giovanni nato a Napoli il 12.04.1994;50. PIGNATIELLO Francesco, nato a Napoli il 28.8.1975;51. POSTIGLIONE Ciro nato a Napoli il 02.10.1999;52. RICCI Ciro, nato Napoli li 26.02.1996;53. RIGHETTO Giuseppe, nato a Napoli il 14.02.1985;54. ROMANO Raffaele nato a Cercola il 26.5.72;55. SORRENTINO Mario nato a Napoli il 6.10.1984;56. SURIANO Kevin Vittorio nato a San Severino Marche il 17.9.98;57. TOMI Davide nato a Napoli il 14.01.1997;
    Arresti domiciliari:58. FALLACE Immacolata nata a Napoli 5.1.1962;59. BOCCIA Mariarca nata a Cercola l’1.8.1986;
    Divieto dimora:60. BOCCARDI Carmine Napoli 06.05.1982;61. LUONGO Lena nata a Napoli il 30.5.1978;62. TROJER Ugo nato a Napoli 26.7.1954.63. ERCOLANO Fortuna nata a Napoli il 4.11.1983.

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    Camorra, maxi blitz a Ponticelli: 66 arrestati

    Camorra a Ponticelli: il quartiere ripulito da ben 66 criminali che in questi anni hanno insanguinato le strade con bombe, attentanti, stese, agguati, minacce.
    Gli uomini della faida insomma che sta terrorizzando la tanta gente per bene che vi abita.
    Dalle prime ore del mattino infatti a Napoli è in corso una vasta operazione dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato e in esecuzione di un’ ordinanza restrittiva, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 66 persone.
    Tutte ritenute gravemente indiziate di associazione di tipo mafioso, estorsione e detenzione di armi, a vario titolo legate al cartello camorristico denominato De Luca – Bossa – Casella – Minichini – Rinaldi – Reale attivo nella zona orientale di questo capoluogo.
    Il gruppo da anni è in guerra con i De Micco i famigerati “Bodo” poi alleatisi con i De Martino “Xx” per il controllo delle attività illecite in tutto il quartiere di Ponticelli.

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    Camorra, arrestato a Dubai anche il cassiere del clan Amato Pagano

    Catturato a Dubai, ormai non più “Buen retiro” per i camorristi e superlatitanti, il cassiere del clan Amato Pagano, ovvero Gaetano Vitagliano: considerato il vero re della movida romana.
    Gaetano Vitagliano, 48 anni, deve scontare una condanna definitiva a quattro anni e 10 mesi per riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Come tutti i latitanti di ultima generazione anche lui era Dubai negli Emirati Arabi. Nella giornata di ieri è stato trasferito in Italia, come anticipa Il Mattino, dove è stato preso in carico dagli agenti della squadra mobile di Napoli che lo avevano stanato nei giorni scorsi in collaborazione con l’Interpol e la polizia locale.
    L’arresto di Vitagliano rappresenta in colpo importante per il clan Amato Pagano e per il gruppo dei super narcos Raffaele Imperiale e Bruno Carbone. L’uomo, originario di Scampia, aveva naturalmente anche cambiato nome. In  primo grado era stato condannato a 11 anni di carcere poi dopo l’ultimo arresto del 2017, era riusciti a far perdere le sue tracce.
    Il 18 maggio del 2020 in una imponente operazione della Dda e della Guardia di Finanza gli furono sequestrati a Roma beni per oltre 5 milioni di euro tra cui bar e ristoranti della catena Katanè e il bar Mizzica.

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    Omicidio Antony Artiano, carcere confermato per il cognato assassino

    Omicidio Antony Artiano, carcere confermato per il cognato assassino. Udienza di convalida davanti al gip per Pasquale Muro,che si è avvalso della facoltà di non rispondere.
    Si è avvalso della facoltà di non rispondere, Pasquale Muro, il giovane di 20 anni accusato di avere ucciso Antonio Artiano, 23 anni, il fidanzato della sorella, gravemente ferito alla testa da un colpo di pistola esploso durante una lite tra parenti, al Rione Traiano di Napoli.
    Muro, difeso dall’avvocato Luigi Senese, si è presentato stamattina davanti al gip il quale poco fa ha disposto per lui la misura cautelare in carcere. Pasquale, che insieme alla famiglia era andato via da rione Traiano per paura di ritorsioni, è stato prelevato venerdì scorso dalla Polizia da una località del centro Italia e portato in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.
    Il giudice ha anche disposto il trasferimento degli atti a Napoli per competenza. La sua famiglia, attraverso il padre, nei giorni scorsi ha reso noto che il grave episodio è avvenuto nel corso di un confronto “chiarificatore” tra le famiglie di Artiano, figlio di un presunto esponente della camorra locale, chiesto dopo alcuni episodi di violenza che si erano verificati ai danni della sorella di Pasquale, legata da una relazione burrascosa con Antonio, conosciuto anche come “Antony”.

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    Camorra, il boss convocava gli imprenditori per gli appalti pubblici

    Nell’ambito di un’indagine coordinata della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, personale della Direzione Investigativa Antimafia, articolazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, nella mattinata odierna ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli a carico di Nicola Schiavone di 44 anni, nipote del boss Francesco Schiavone, Sandokan, e Alessandro Ucciero di 52.
    Entrambe gravemente indiziati dei reati di associazione di tipo mafioso, fittizia intestazione di beni, riciclaggio ed autoriciclaggio, questi ultimi aggravati dalla finalità e modalità mafiose.
    Il provvedimento, frutto delle attività d’indagine coordinate dalla D.D.A di Napoli, è indice dell’attività del clan dei casalesi nella gestione degli appalti pubblici, di cui uno dei soggetti colpiti dalla misura della custodia cautelare in carcere, è lo storico referente.
    Questi, tra l’altro, pubblicizzò attraverso una telefonata anonima alla stampa, il suo ritorno sul territorio casertano dopo la sua scarcerazione, avvenuta nel 2019.
    Il predetto a seguito della scarcerazione, “convocava” vari imprenditori considerati tutti, a vario titolo, soggetti che beneficiavano di un accordo economico criminale con il clan, ottenendo forniture di materiali edili o esecuzione di appalti pubblici, oppure soggetti che avevano usufruito di somme di denaro consegnate in passato e delle quali richiedeva la restituzione.
    Inoltre, le attività investigative hanno consentito di accertare la riconducibilità in capo all’indagato di una società attiva nel settore degli appalti pubblici che egli aveva fittiziamente intestato ad un prestanome pure colpito dalla misura cautelare.
    La società costituita si occupava di lavori edili con la pubblica amministrazione mediante contratti di avvalimento non avendo attestazioni SOA, essendo l’azienda di nuova costituzione.

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    Il narcos Imperiale spendeva 7 milioni di euro ogni 3 mesi per “la bella vita a Dubai”

    Nel primo trimestre del 2020 il narcotrafficante internazionale napoletano 48enne Raffaele Imperiale, attualmente detenuto in un carcere italiano dopo essere stato arrestato a Dubai, avrebbe speso quasi sette milioni di euro per le sue esigenze personali.A scoprirlo sono stati gli investigatori della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Napoli grazie alla disamina del contenuto delle chat trasmesse dall’autorità giudiziaria francese.
    I messaggi criptati che si sono scambianti Imperiale e il suo contabile, Corrado Genovese, 34 anni, sono contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip di Napoli Linda D’Ancona ha disposto 28 arresti in carcere (notificati da Polizia e Guardia di Finanza) nei confronti dei componenti la sofisticata banda transnazionale di trafficanti di cocaina guidata proprio dal narcos di Castellammare di Stabia.
    Il dato mette in evidenza l’enorme disponibilità finanziaria accumulata da Imperiale, il cui nickname sulla piattaforma Encrochat è “Opentiger”. Nella foto inviata il 3 aprile 2020 a Genovese (che ha come nickname “Mightywood”) vengono riepilogate le spese personali e di gestione di Imperiale relative al primo trimestre 2020, che ammontano a oltre 6 milioni e 922mila euro.
    Figurano, per esempio, 181mila euro alla moglie, 492mila al cognato, 30mila per la compagna di quest’ultimo, 497mila euro per la sua ex moglie. Nella lista è anche incluso il boss di camorra del clan Amato Pagano Raffaele Mauriello (nome in codice Floky) a cui sono destianti 155mila. Poi è annoverata una cifra considerevole per i voli aerei, ben 214.510 euro, di cui 5mila per gli spostamenti della suocera e di sua sorella, oltre a regali per 200mila euro e oltre 131mila per gli extra.
    Il broker narcos Bruno Carbone fermato e consegnato da milizie siriane
    E’ stato catturato lo scorso marzo nel nord-ovest della Siria da una milizia una volta legata ad al Qaida il narcotrafficante internazionale napoletano Bruno Carbone, approdato a Roma dalla Turchia, nei giorni scorsi.
    Lo scrive Il Foglio che cita, come fonte, un ricercatore del Washington Institute, Charles Lister, il quale, a sua volta, avrebbe avuto conferme proprio da persone in contatto con la milizia in questione, la Hayat Tahrir al Sham (Hts), formazione militante salafita attualmente attiva e coinvolta nella guerra civile siriana.
    Il narcotrafficante partenopeo sarebbe stato preso a Kaftin, a nord di Idlib. Cercava di raggiungere il territorio controllato dal regime di Bashar el Assad. E’ stata la milizia ad agevolare il suo approdo in Turchia da cui è poi partito per Ciampino dove è stato preso in carico dalle forze dell’ordine italiane (Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri).
    E’ la prima volta – viene sottolineato nell’articolo – che un gruppo jihadista compie un passo del genere verso un paese occidentale anche se – sembrerebbe – con la mediazione degli Emirati Arabi Uniti. Bruno Carbone è legato a doppio filo con un altro narcotrafficante di caratura internazionale, Raffaele Imperiale, anche lui da qualche mese in Italia dopo essere stato arrestato a Dubai, dove anche Carbone ha trascorso parte della sua latitanza.
    Entrambi, insieme con presunti elementi di spicco di diverse cosche della ‘ndrangheta, sono stati raggiunti ieri da una delle 28 misure cautelari in carcere notificate ieri dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza grazie alle quali è stato possibile sgominare una delle organizzazioni dedite al traffico di cocaina dal Sud America al resto del mondo considerata tra le più importanti a livello mondiale, un sodalizio articolato guidato proprio da Imperiale e Carbone.

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    Il narcos Imperiale spendeva 7 milioni di euro ogni 3 mesi per “la bella vita a Dubai”

    Nel primo trimestre del 2020 il narcotrafficante internazionale napoletano 48enne Raffaele Imperiale, attualmente detenuto in un carcere italiano dopo essere stato arrestato a Dubai, avrebbe speso quasi sette milioni di euro per le sue esigenze personali.A scoprirlo sono stati gli investigatori della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Napoli grazie alla disamina del contenuto delle chat trasmesse dall’autorità giudiziaria francese.
    I messaggi criptati che si sono scambianti Imperiale e il suo contabile, Corrado Genovese, 34 anni, sono contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip di Napoli Linda D’Ancona ha disposto 28 arresti in carcere (notificati da Polizia e Guardia di Finanza) nei confronti dei componenti la sofisticata banda transnazionale di trafficanti di cocaina guidata proprio dal narcos di Castellammare di Stabia.
    Il dato mette in evidenza l’enorme disponibilità finanziaria accumulata da Imperiale, il cui nickname sulla piattaforma Encrochat è “Opentiger”. Nella foto inviata il 3 aprile 2020 a Genovese (che ha come nickname “Mightywood”) vengono riepilogate le spese personali e di gestione di Imperiale relative al primo trimestre 2020, che ammontano a oltre 6 milioni e 922mila euro.
    Figurano, per esempio, 181mila euro alla moglie, 492mila al cognato, 30mila per la compagna di quest’ultimo, 497mila euro per la sua ex moglie. Nella lista è anche incluso il boss di camorra del clan Amato Pagano Raffaele Mauriello (nome in codice Floky) a cui sono destianti 155mila. Poi è annoverata una cifra considerevole per i voli aerei, ben 214.510 euro, di cui 5mila per gli spostamenti della suocera e di sua sorella, oltre a regali per 200mila euro e oltre 131mila per gli extra.
    Il broker narcos Bruno Carbone fermato e consegnato da milizie siriane
    E’ stato catturato lo scorso marzo nel nord-ovest della Siria da una milizia una volta legata ad al Qaida il narcotrafficante internazionale napoletano Bruno Carbone, approdato a Roma dalla Turchia, nei giorni scorsi.
    Lo scrive Il Foglio che cita, come fonte, un ricercatore del Washington Institute, Charles Lister, il quale, a sua volta, avrebbe avuto conferme proprio da persone in contatto con la milizia in questione, la Hayat Tahrir al Sham (Hts), formazione militante salafita attualmente attiva e coinvolta nella guerra civile siriana.
    Il narcotrafficante partenopeo sarebbe stato preso a Kaftin, a nord di Idlib. Cercava di raggiungere il territorio controllato dal regime di Bashar el Assad. E’ stata la milizia ad agevolare il suo approdo in Turchia da cui è poi partito per Ciampino dove è stato preso in carico dalle forze dell’ordine italiane (Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri).
    E’ la prima volta – viene sottolineato nell’articolo – che un gruppo jihadista compie un passo del genere verso un paese occidentale anche se – sembrerebbe – con la mediazione degli Emirati Arabi Uniti. Bruno Carbone è legato a doppio filo con un altro narcotrafficante di caratura internazionale, Raffaele Imperiale, anche lui da qualche mese in Italia dopo essere stato arrestato a Dubai, dove anche Carbone ha trascorso parte della sua latitanza.
    Entrambi, insieme con presunti elementi di spicco di diverse cosche della ‘ndrangheta, sono stati raggiunti ieri da una delle 28 misure cautelari in carcere notificate ieri dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza grazie alle quali è stato possibile sgominare una delle organizzazioni dedite al traffico di cocaina dal Sud America al resto del mondo considerata tra le più importanti a livello mondiale, un sodalizio articolato guidato proprio da Imperiale e Carbone.

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    Napoli, i neonazisti utilizzavano una chiesa sconsacrata per il rito iniziatico

    Dovevano sottoporsi a un vero e proprio rituale iniziatico coloro che volevano entrare a far parte dell’Ordine di Hagal.
    L’associazione sovversiva, di stampo neonazista, negazionista e suprematista, è stata decapitata ieri dalla Polizia di Stato che ha arrestato quattro persone tra cui il presidente e il vice presidente. Secondo quanto è emerso durante le indagini della Digos di Napoli, gli aspiranti adepti, verosimilmente sotto l’effetto di sostanze psicotrope, dovevano recitare preghiere e invocare divinità pagane.
    Il tutto, secondo la documentazione sequestrata dagli investigatori, doveva avvenire nello spiazzo antistante una chiesa sconsacrata dove venivano recitate preghiere e invocazioni al dio della mitologia nordica Odino.
    Il “rituale iniziatico de “L’Ordine Sacro di Hagal – Patto Sacro di Hagal” avveniva, tra l’altro, alla presenza del simbolo nazista del Sole Nero e il richiamo all’ora 18:18, in cui il numero 1 richiama la lettera A e il numero 8 richiama la lettera H, iniziali di Adolf Hitler.
    Ciononostante l’Ordine di Hagal si presentava come una vera e propria associazione formale, con tanto di atto costitutivo e sede, a San Nicola La Strada, in provincia di Caserta. Come tutte le associazioni era prevista un’iscrizione e il pagamento di apposita quota (pari a 30 euro).
    Però era necessario un congruo periodo di partecipazione e formazione prima di iniziare a scalare la gerarchia dei soci che venivano suddivisi in ben cinque categorie. Gli aderenti, chiamati anche “adepti” dovevano aderire al regolamento interno dell’Ordine, come da statuto, impegnandosi a un voto di segretezza verso l’esterno e anche verso lo stesso Ordine.
    Bisognava compilare un questionario, rispondere a nove domande chiave, e gli adepti venivano prescelti dal vertice come accade nei gruppi a connotazione religiosa solo dopo che ne era stata testata la formazione e la “fede”: ai suoi seguaci veniva chiesto di contrapporsi ai “nemici’ (gli ebrei, ma anche gli stranieri) fino a “morire per la causa”.

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