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    Camorra: potrebbero tornare in carcere i nipoti di Zagaria

    ______________________________ Camorra: potrebbero tornare in carcere i nipoti di Zagaria Potrebbero tornare in carcere i fratelli Filippo, Nicola e Mario Francesco Capaldo, nipoti del boss dei Casalesi Michele Zagaria, coinvolti nell’indagine della Dda di Napoli sulle infiltrazioni del clan nel settore dei supermercati tra CASERTA e la provincia di Napoli La Corte di Cassazione ha […] LEGGI TUTTO

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    Droga, accordo camorra e mafia nigeriana: presi due corrieri a Zurigo

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    Camorra, mafia nigeriana e traffico di eroina sulla rotta Campania-Sud Africa-Olanda: arrestata una coppia di corrieri napoletani all’aeroporto di Zurigo.
    L’arresto di Anna Varlese, 24 anni e di Marco Liccardi, 25, allo scalo di Kloten a Zurigo in Svizzera con 20 chili di eroina, il 27 maggio scorso è un tassello di un’inchiesta che riscrive le rotte dei traffici di stupefacenti e le alleanze della camorra campana e dei broker della droga.
    I due – assistiti dagli avvocati Fabrizio Plozner e Alexandro Maria Tirelli dell’International Lawyers associates – sono attualmente detenuti nelle carceri svizzere dopo la ‘convalida’ dell’arresto chiesta e ottenuta dalla locale Procura che indaga sull’episodio insieme alla polizia internazionale.
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    L’arresto. I due – secondo quanto ricostruito fino ad ora – sono partiti da Napoli, apparentemente come una coppia in vacanza, in pieno lockdown da Covid-19, diretti in Sud Africa nella metropoli di Johannesburg. Un viaggio che i due giovani corrieri napoletani – incensurati – hanno concluso allo scalo di Zurigo il 27 maggio scorso, quando sono stati fermati e perquisiti dalla polizia frontaliera svizzera mentre stavano per proseguire il loro viaggio verso l’Olanda, ad Amsterdam, dove presumibilmente avrebbero consegnato il preziosissimo carico. Avrebbero concluso un affare che sul mercato dello spaccio nazionale e internazionale vale circa due milioni di euro per una partita di eroina acquistata in Sud Africa a poche centinaia di migliaia di euro.
    Liccardi e Varlese avevano nascosto la droga in grosse valigie, tentando di camuffare l’odore dello stupefacente e sfuggire al controllo dei cani anti-droga, ma il viaggio dei due – probabilmente – era già ‘tracciato’, ai funzionari è sorto il sospetto che stessero trasportando della droga e, dunque, non sono riusciti ad evitare le manette.
    Le nuove rotte della droga. L’arresto, per gli inquirenti, è un tassello importante per delineare le nuove rotte per l’ingresso della droga in Europa, ma soprattutto per capire come la camorra campana si stia muovendo per alimentare i suoi business criminali e le nuove alleanze. I due arrestati, provengono dall’area a Nord di Napoli al confine con il casertano, dove pare si sia stretta una santa alleanza tra clan e broker della droga legati alle cosche e la mafia nigeriana che controllo i traffici di stupefacente provenienti dall’Africa e diretti al Nord Europa attraverso la Penisola. E i due potrebbero essere proprio dei corrieri, ingaggiati dalle cosche napoletane dei Nuvoletta-Polverino che operano nell’area a Nord di Napoli e che, grazie ai contatti con i Nigeriani, possono acquistare grosse partite di stupefacente dal Sud Africa.
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    E proprio Johannesburg sarebbe diventato il nuovo ‘Sud America’ per i trafficanti di droga. L’eroina proveniente dall’Afghanistan viene trasportata via mare ai porti dell’Africa orientale (Somalia, Kenya, Tanzania e Mozambico) e poi da lì – via terra – arriva fino in Sud Africa da dove poi riparte per arrivare in Europa. Johannesburg, quindi, sarebbe uno dei principali depositi e punto di partenza per le spedizioni di grossi quantitativi di droga. Gli scarsi controlli agli scali e ai container dove vengono stipate le partite di stupefacente, ma anche la corruzione dilagante, ha fatto diventare il Sud Africa il nuovo ‘Klondike’ per i trafficanti europei e campani.
    Un affare che non è sfuggito ai clan della camorra e che sarebbe dietro l’arresto dei due corrieri napoletani arrestati la settimana scorsa. L’inchiesta che impegna diverse Procure antimafia italiane e la polizia internazionale potrebbe portare a clamorosi sviluppi e ridisegnare la mappa geocriminale dei traffici di stupefacenti.
    Rosaria Federico LEGGI TUTTO

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    Napoli, fermati i tre bombaroli di Ponticelli

    I Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno appena arrestato, in esecuzione di decreto di fermo, 3 soggetti ritenuti contigui al clan De Luca Bossa-Minichini, operante nel quartiere di Ponticelli.
    I tre sono tutti ritenuti gravemente indiziati del reato di detenzione ed esplosione di ordigno, aggravati dalle finalità mafiose. Il provvedimento, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, arriva al culmine di una immediata e serrata attività di indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli e della Compagnia di Napoli Poggioreale, avviata subito dopo l’esplosione di un ordigno in Via Esopo, verificatasi lo scorso 11 maggio.
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    I 3 sono gravemente indiziati di aver lanciato dal cavalcavia la bomba, che ha danneggiato 9 auto parcheggiate; l’onda d’urto – così come appurato dai carabinieri – avrebbe potuto provocare il decesso di eventuali persone presenti nel raggio di 10 metri circa dall’esplosione.
    I 3 fermati saranno tradotti al carcere di Secondigliano, in attesa dell’udienza di convalida. LEGGI TUTTO

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    Napoli, la polizia smantella i clan di San Giovanni: arrestati in 37

    Duro colpo ai clan di camorra di san Giovanni a Teduccio e in maniera particolare del rione Villa e del “Bronx” di Taverna del Ferro
    Nelle prime ore di questa mattina poliziotti della Squadra Mobile e del Commissariato San Giovanni-Barra infatti hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 37 persone.
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    Si tratta di personaggi di primo piano e fiancheggiatori appartenenti ai clan Rinaldi- Reale- Formicola e Silenzio che sono alleati ai De Luca Bossa-Casella e Minichini nella guerra delle bombe contro il clan De Micco-De Martino.
    Sono tutti accusati dei reati di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, detenzione e porto di armi da fuoco aggravati. LEGGI TUTTO

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    Napoli, terza bomba in tre giorni a Ponticelli

    Terza bomba in tre giorni a Ponticelli. Oramai la guerra di camorra è senza freni.
    E’ accaduto poco prima della mezzanotte di ieri in via Camillo De Meis. La notizia è stata anticipata dalla giornalista Luciana Esposito, da sempre impegnata nella lotta alla criminalità nel suo quartiere, e che ha anche postato una foto sul suo profilo social.
    Lo scontro in atto tra il cartello criminale dei De Luca Bossa-Casella-Minichini-Rinaldi (che sembra stiano avendo la meglio) e i De Micco-De Martino ha raggiunto un punto di non ritorno. Ieri ci sono stati una serie di controlli a tappeto da parte dei carabinieri. Ma a notte inoltrata la camorra ha fatto sentire di nuovo la sua voce a suon di bombe. La preoccupazione è palpabile tra la popolazione.
    Il primo ordigno è stato fatto esplodere la sera dell’11 maggio in via Vera Lombardi dove è stata fatta saltare in aria un’auto e sono stati esplosi 12 colpi di pistola. Poi il 12 maggio nuova bomba che ha danneggiato otto automobili in via Esopo, a Napoli, zona del quartiere Ponticelli in cui, secondo gli inquirenti, si trova il “rione roccaforte” dei De Martino. Sulla vicenda, verosimilmente legata a uno scontro nato per la gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti ma non solo, sono in corso indagini delle forze dell’ordine coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
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    Il senatore Sandro Ruotolo del Gruppo Misto porta il caso all’attenzione nazionale:  “Tre bombe e una ‘stesa’ in 72 ore. Strade, rioni e cortili trasformati in campi di battaglia. Cio’ che accade in queste ore a Ponticelli, quartiere della zona Orientale della citta’, e’ una emergenza nazionale. Residenti, commercianti vivono nel terrore piu’ assoluto. Ieri sera alle 23, l’ultima esplosione dovuta alla deflagrazione dell’ennesimo ordigno. E’ un coprifuoco permanente”.
    E poi aggiunge: “A Ponticelli non e’ il Covid a far paura ma le bombe. Queste persone non possono e non devono essere lasciate sole. Devono mobilitarsi le istituzioni, ma dobbiamo mobilitarci anche noi che siamo la societa’ civile. Mi aspetto piu’ polizia in strada, ma anche piu’ telecamere, piu’ investimenti per la scuola, la formazione, il lavoro, piu’ sostegno alle associazioni attive sul territorio per contrastare i clan. Ci sono in giro criminali che non esitano a lanciare bombe. Ci sono tutti i motivi per essere allarmati e credo che il Governo puo’ e deve inviare rinforzi alle donne e agli uomini impegnati nel contrasto alla criminalita’. Se c’e’ una emergenza ed a Ponticelli e’ una emergenza nazionale bisogna affrontarla in maniera adeguata, schierando ancora di piu’ tutte le forze disponibili”, conclude Sandro Ruotolo. LEGGI TUTTO

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    Napoli, i Cutolo volevano uccidere il rivale Minichini. TUTTI I NOMI

    Il clan del boss Savatore Cutolo ‘borotalco, voleva eliminare il rivale  Francesco Minchini, uomo di fiducia del boss Giuseppe Marfella.
    E’ quando emerge dall’inchiesta che fatto scattare il blitz stamane con 12 arresti tra il rione Traiano e Soccavo. Uno scontro armato, quello tra i Cutolo e i Marfella, inquadrato nella lotta per il controllo delle attivita’ illecite nel Rione Traiano.
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    I carabinieri hanno fatto luce sulle dinamiche del clan, capeggiato da Gennaro Carra, Vincenzo Cutolo, figlio di Salvatore e di Giuseppina Ostinato e di Francesco Pietroluongo. Il gruppo camorristico fa i suoi affari illeciti nella zona del Rione Traiano di Napoli, in particolare con il traffico di stupefacenti e le estorsioni. Scoperte anche le modalita’ di gestione della “cassa comune”, finalizzata anche al mantenimento degli affiliati detenuti e dei loro familiari. Gli inquirenti hanno ricostruito un sistema di approvvigionamento e smistamento di sostanze stupefacenti che, attraverso la gestione delle “piazze di spaccio” del Rione Traiano, consentiva di vendere al dettaglio ingenti quantitativi di cocaina, marijuana e hashish.
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    DESTINATARI CUSTODIA CAUTELARE CARCERE
    1. PAUCIULLO CIRO NATO A NAPOLI IL 20 APRILE 1986;2. BOTTA VITTORIO NATO A NAPOLI IL 23 GENNAIO 1992;3. MENNONE ANDREA NATO A NAPOLI IL 18LUGLIO 1978;4. PAUCIULLO VINCENZO NATO A NAPOLI IL 19 LUGLIO 1990;5. PERRELLA PAOLO NATO A NAPOLI IL 01 FEBBRAIO 1967;6. CALONE ANTONIO NATO A NAPOLI IL 21 FEBBRAIO 1973;
    DESTINATARI CUSTODIA CAUTELARE CARCERE GIÀ DETENUTI
    7. ANNUNZIATA FABIO, NATO A NAPOLI IL 14 FEBBRAIO 1986, GIA’ DETENUTO PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI NAPOLI POGGIOREALE;8. PERRELLA GIOVANNI, NATO A NAPOLI IL 25 MAGGIO 1992 GIA’ DETENUTO PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI FROSINONE;9. MAZZACCARO GIUSEPPE, NATO A NAPOLI IL 09 FEBBRAIO 1979, GIA’ DETENUTO PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI LANCIANO (CH);
    DESTINATARI ARRESTI DOMICILIARI
    10. OSTINATO GIUSEPPINA, NATA A NAPOLI IL 10 DICEMBRE 196511. SCEVOLA STEFANO, NATO A . NAPOLI IL 24 NOVEMBRE 1973,
    DESTINATARIO DELLA MISURA CAUTELARE DELL’OBBLIGO DI PRESENTAZIONE ALLA P.G.
    12. ALLARD PATRIZIO, NATO A NAPOLI IL 29 OTTOBRE 1965, GIA’ DETENUTO PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI LANCIANO(CH) LEGGI TUTTO

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    Camorra: estorsore clan Puca condannato a 4 anni

    Camorra: estorsore clan Puca condannato a 4 anni
    Condannato a quattro anni per estorsione e al risarcimento danni: questa la sentenza del Gup della terza sezione del Tribunale di Napoli nei confronti di Giuseppe Gallucci, appartenente al clan Puca. Vittima del tentativo di estorsione e’ stato un imprenditore edile assistito dall’avvocato Alessandro Motta che rappresenta legalmente Sos Impresa costituitasi parte civile insieme alla parte offesa.
    Lo rende noto un comunicato di SOS Impresa. I fatti risalgono a febbraio 2020. Dopo l’avvicinamento di Gallucci al cantiere dove l’impresa eseguiva lavori al complesso di case popolari nel comune di Grumo Nevano. La ditta e’ anche nella “White list” della prefettura, libera da infiltrazioni mafiose. L’imprenditore ha deciso di denunciare subito l’accaduto e ieri e’ arrivata la sentenza.
    “Questa ulteriore vicenda – dichiara Luigi Cuomo, coordinatore regionale della Campania di Sos Impresa – dimostra ancora una volta che denunciare conviene. Le associazioni antiracket ci sono e sono disponibili ad aiutare le vittime, sia nella fase della denuncia che in quella successiva giudiziaria”. L’avvocato Motta sottolinea come questo sia “l’ultimo di una serie di processi in quell’area della provincia dove ci sono stati diversi casi sul fenomeno estorsivo.
    La nostra esperienza ci dice che l’aspetto anomalo di questa vicenda e’ che si tratti di un appalto pubblico. In genere sono i lavori commissionati da privati: questo ci fa capire che la crisi porta a scavalcare anche alcuni paletti”. “Inoltre – aggiunge Cuomo – aiutiamo chi denuncia, ad accedere al fondo di solidarieta’ per ottenere i benefici che la legge riserva a coloro che collaborano per combattere e sconfiggere la piaga del racket e dell’usura. Noi di Sos Impresa siamo sempre disponibili attraverso i nostri contatti ad incontrare in modo riservato e sicuro tutti coloro che chiedono il nostro appoggio”. LEGGI TUTTO

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    Camorra: il Riesame annulla l’arresto del boss del nuovo clan Partenio

    🔊 Ascolta la notizia Camorra: il Riesame annulla l’arresto del boss del nuovo clan Partenio Fatti gia’ contestati in altre occasioni, che non potevano essere addebitati ancora. Cosi’ il tribunale della Liberta’ ha motivato l’annullamento della misura cautelare per Nicola Galdieri, che, insieme al fratello Pasquale detto ‘o milord, guida il Nuovo Clan Partenio. I […] LEGGI TUTTO

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    Camorra: dopo 7 anni restituiti i beni a imprenditore assolto

    🔊 Ascolta la notizia Camorra: dopo 7 anni restituiti i beni a imprenditore assolto Era finito sotto processo con l’accusa di essere un prestanome del clan Mallardo e ora, dopo avere incassato l’assoluzione in primo e secondo grado, a distanza di ben sette anni da quella triste vicenda, l’imprenditore Domenico Capriello si e’ visto restituire […] LEGGI TUTTO

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    Camorra: prima condanna all’ergastolo a Benevento

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    Camorra: prima condanna all’ergastolo a Benevento
    Passera’ alla storia come la prima condanna all’ergastolo emessa dal Tribunale di Benevento per un omicidio di camorra, dettato dalla contesa per l’egemonia sul mercato della droga, quello inflitto a Nicola Fallarino, 37 anni, accusato di essere uno dei responsabili dell’omicidio di Cosimo Nizza (48 anni), ucciso per strada il 27 aprile del 2009 con tre colpi di pistola al capo su una sedia a rotelle, sulla quale la vittima era costretta a vivere in seguito a un incidente stradale.
    Un delitto rimasto a lungo irrisolto per il quale e’ arrivata la prima pronuncia firmata dalla Corte di Assise (presidente Pezza, a latere Telaro piu’ i giudici popolari), che ha condannato all’ergastolo Fallarino. La sentenza ha accolto le conclusioni del procuratore aggiunto di Benevento, Giovanni Conzo, che aveva proposto il carcere a vita al termine di una lunga requisitoria nel corso della quale aveva ritenuto provata la responsabilita’ dell’imputato.
    Attenzione puntata, in particolare, sulle affermazioni di due collaboratori di giustizia – contestate dalla difesa per inattendibilita’ dei “pentiti” – che avevano sostenuto di aver saputo dell’omicidio, in due diversi carceri, direttamente da Fallarino, e sul contenuto di una intercettazione ambientale durante l’attivita’ investigativa della Squadra Mobile nell’ambito di un’inchiesta antidroga diretta dalla Dda. A inizio dell’udienza, su richiesta del procuratore Conzo, e’ stato osservato un minuto di silenzio in memoria di Luigi Frunzio, procuratore aggiunto a Napoli, morto qualche giorno fa a causa del Covid. LEGGI TUTTO

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    Camorra: tutte le condanne al clan di ‘Abbasc Miano’

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    Oltre tre secoli di carcere. Questo la sentenza di condanna pronunciata dal gup di Napoli Marcello De Chiara per gli esponenti della camorra del quartiere Nord di Napoli di Miano.

    In particolare si tratta della costola nata dalla scissione dei Lo Russo, il gruppo cosiddetto di ‘abbasc Miano’, tutto composto da giovani leve dei ‘capitoni’, come i Lo Russo erano noti. Le condanne piu’ pesanti sono state comminate ai capi del gruppo, tutti giovani: il 24enne Matteo Balzano (20 anni di reclusione), il 30enne Gianluca D’Errico (19 anni e 4 mesi) e il 26enne Salvatore Scarpellini (19 anni e 4 mesi). Condanne anche per Vincenzo Gangiano (13 anni), Angelo Contiello (11 anni). Patrizio D’Aria (12 anni), Giuseppe Falcone (12 anni). Tra i reati contestati dal sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli Enrica Parascandolo, figurano l’associazione a delinquere di stampo mafioso e l’associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

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    Multe per 52mila euro e riconosciuti risarcimenti nei confronti del Comune di Napoli che si era costituito parte civile. Tra i condannati anche Maria Trambarulo (2 anni e 8 mesi), nipote di Gennaro Trambarulo, elemento di spicco della cosiddetta ‘Alleanza di Secondigliano’, legata e al boss Salvatore Silvestri (condannato a 2 anni e 8 mesi) e Vincenza Carrese (2 anni e 6 mesi). Assolto dal reato di associazione a delinquere Gaetano Garnier (difeso dall’avvocato Raffaele Chiummariello) che ha subito una condanna (2 anni e 6 mesi) per spaccio. LEGGI TUTTO

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    Camorra: pistola illegale a casa, condannato il figlio del boss di Avellino 

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    Subi’ una perquisizione in casa, dopo che nei pressi della sua abitazione erano stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco per danneggiare le auto della sua famiglia.

    E gli agenti che piombarono nell’appartamento di Damiano Genovese, figlio del boss Amedeo, al 41 bis, ex consigliere comunale di Avellino ed ex segretario locale della Lega, trovarono una pistola rubata. Per quella vicenda Damiano Genovese e’ stato condannato a 3 anni di reclusione, con l’accusa di possesso illegale di armi e ricettazione.

    I giudici di Avellino non hanno riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso, in base alla quale il pm della direzione distrettuale antimafia di Napoli aveva chiesto una pena piu’ severa, a 3 anni e 9 mesi di carcere. Il 36enne figlio di Amedeo Genovese ha sempre sostenuto di avere con se’ quell’arma per difendersi. Fu arrestato il 24 settembre 2019. LEGGI TUTTO