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    Tasse ferme e fondi in più per la sanità

    la maggioranza applaude, le opposizioni sono critiche e rilanciano l’allarme per il deficit in sanità. La commissione Bilancio e Affari Generali presieduta da Massimiliano Pompignoli ha discusso il pacchetto Bilancio 2023 (bilancio di previsione e collegato).
    Si tratta di una manovra da 13,3 miliardi di euro, di cui 9 destinati alla sanità (con risorse aggiuntive per compensare i mancati trasferimenti da parte del governo nazionale) in cui spiccano, fra le tante voci, i 100 milioni di euro previsti per welfare e servizi ai cittadini e la conferma di tutte le misure anticrisi per nidi, esenzione ticket, trasporto pubblico gratuito per studenti nel tratto casa-scuola e per i pendolari e del Fondo regionale per la non autosufficienza (oltre 500milioni di euro). Gli investimenti aumentano a oltre 2,3 miliardi di euro, di cui più di 1 miliardo solo per il prossimo anno grazie a una forte accelerazione nella spesa dei fondi europei per il triennio 2023-2025. Inoltre, si segnala una quota di cofinanziamenti a carico del bilancio regionale che raggiunge i 373 milioni per attivare misure per quasi due miliardi di euro.
    “La manovra che stiamo discutendo ha un obiettivo prioritario: quello di far crescere in modo equo e sostenibile la nostra regione”, spiega la relatrice di maggioranza Lia Montalti (Pd) per quale “nonostante la situazione macroeconomica che stiamo affrontando, conseguenze della pandemia, caro energia, incremento delle materie prime, aumento dei tassi di interesse e dell’inflazione, vogliamo fare tutto il possibile per mantenere l’Emilia-Romagna in quel sentiero di sviluppo attento alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Per questo abbiamo deciso di accelerare in maniera importante sugli investimenti strutturali sfruttando appieno le potenzialità che vengono offerte dall’Europa e al contempo proteggere le fasce più deboli a partire appunto dalla sanità pubblica, dal welfare e dai servizi. Confermiamo le risorse per i contributi a sostegno delle donne che hanno subito violenze”.
    Nettamente opposta la posizione del relatore di minoranza Michele Facci (Lega) che sottolinea come “questo è un Bilancio che sconta il buco della sanità, a oggi non sappiamo cosa abbia causato il deficit della sanità: a livello sanitario abbiamo un problema strutturale che pesa sul bilancio regionale. Tutto il resto della manovra finanziaria per il 2023 è collegata al rosso della sanità. La Regione ogni anno ha dovuto trovare risorse proprie per la sanità, ma nessuno ci dice dove vengono trovate queste risorse: mentre il disavanzo della sanità è chiaro, nessuno ci dice dove si taglia per assicurare i fondi per la sanità, è chiaro che per coprire questo deficit si tagliano altri servizi, ma non viene detto quali”. Facci è stato molto duro nel bocciare il piano di alienazione e di valorizzazione del patrimonio immobiliare regionale presentato la scorsa settimana dall’assessore Paolo Calvano (“E’ insufficiente e c’è da fare chiarezza su quanto avvenuto in rapporto con l’Ausl di Bologna”) e sulle spese legali (“Avevamo criticato che pochi studi legali beneficiavano di molte risorse, ora sottolineiamo anche come le spese legali siano ancora molto alte: anzi negli anni scorsi erano calate, oggi sono tornate a essere molto alte. E questo nonostante la nostra Regione abbia un Ufficio legale interno”). “La minoranza è pronta a dare il proprio contributo per risolvere questi problemi”, spiega Facci.
    Nel suo intervento l’assessore Calvano ha replicato punto su punto alle critiche della minoranza e ribadito la bontà della manovra finanziaria sottolineando come non ci sia ancora certezza di come il governo voglia operare sul tema sanità e trasporto pubblico.
    Come già nel corso delle altre commissioni che già si sono riunite sul tema, la commissione Bilancio ha anche dato parere favorevole anche alla Nota di aggiornamento del Defr. “Come spiegato dall’assessore Calvano l’aggiornamento del Defr è frutto della situazione contingente in modo da permettere all’amministrazione regionale di operare: siamo molto preoccupati per l’aumento dell’inflazione, ma nonostante questo la Regione vuole proseguire con investimenti al fine di creare lavoro. Vogliamo aumentare la collaborazione con l’Unione europea per promuovere le priorità regionali in sede europea soprattutto per quello che riguarda la neutralità climatica e sul ruolo europeo delle Regioni”, spiega la relatrice di maggioranza del Defr Marilena Pillati (Pd), mentre per la relatrice di minoranza Maura Catellani (Lega) si tratta di “un Defr non all’altezza con obiettivi a volte legati a numeri irrisori. Si parla di rivoluzione digitale, ma sarebbe sufficiente che le nostre piattaforme funzionassero, così per quanto riguarda partecipazione e politiche di genere i numeri raggiunti dalle politiche regionali sono molto bassi. Mi chiedo cosa c’entri con le politiche europee il “presidio della guerra Ucraina”. Pensiamo sia importante e giusto il federalismo fiscale di cui si parla nel Defr, ma dico che alla luce di come la Regione sta gestendo il Bilancio, a partire dal buco della sanità, avrei paura come cittadine del fatto che la Regione gestisse in proprio il federalismo fiscale”.
    (Luca Molinari)

    Imprese lavoro e turismo

    7 Dicembre 2022 LEGGI TUTTO

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    Bilancio di previsione dell’Assemblea legislativa per il triennio 2023-2025: continua la riduzione delle spese

    Una veduta esterna dell’Assemblea

    Via libera (con voto unanime) dalla commissione Bilancio, affari generali e istituzionali, presieduta da Massimiliano Pompignoli, al bilancio di previsione dell’Assemblea legislativa per il triennio 2023-2025.
    In programmazione stanziamenti per circa 24 milioni di euro per ogni annualità.
    Continua, ha rimarcato Andrea Costa (questore dell’Assemblea legislativa), “l’attenzione per la riduzione delle spese: nel 2022, per fare un esempio, con la risoluzione della locazione dei locali al civico 64 di viale Aldo Moro si è provveduto alla ricollocazione degli uffici al civico 44”. Inoltre, ha sottolineato, “c’è grande attenzione per le iniziative a sostegno della popolazione emiliano-romagnola, come la promozione alla cittadinanza attiva, compresi i percorsi sulla memoria e sulla legalità, con migliaia di studenti coinvolti ogni anno”.
    “La voce più importante sulle uscite, che riguarda circa il 61 per cento del totale, fa riferimento – ha poi sottolineato Costa – alla copertura dei costi per gli organismi di garanzia, per le utenze, per le locazioni, per le manutenzioni e per gli investimenti strutturali necessari al funzionamento dell’Assemblea, compresa l’attività dei consiglieri”. Nel 2023, ha spiegato, “è poi previsto l’ammodernamento della rete di trasmissione dati dell’Assemblea”. Infine, ha concluso, “importante il lavoro del Servizio informazione e comunicazione per promuovere l’attività assembleare e delle commissioni, oltre a eventi di carattere culturale”.
    (Cristian Casali)

    Assemblea

    7 Dicembre 2022 LEGGI TUTTO

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    Piccinini (M5s): rocca del Boiardo a Scandiano ritorni pubblica

    Sostenere la richiesta di cittadini e associazioni per garantire il rientro della rocca del Boiardo tra le proprietà del Comune di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia.
    A chiederlo, con una risoluzione approvata all’unanimità in commissione Bilancio, affari generali e istituzionali (presieduta da Massimiliano Pompignoli), è Silvia Piccinini (Cinquestelle), che ricorda come “per la concessione esistente il Comune di Scandiano è soggetto a un canone annuo di circa 60mila euro, una situazione insostenibile”. La consigliera chiede quindi all’esecutivo regionale “di sostenere, anche con il governo e le amministrazioni statali interessate, la richiesta di rivedere il gravoso contratto di concessione stipulato nel 2007 dall’amministrazione comunale con l’agenzia del demanio, procedendo al definitivo rientro della rocca del Boiardo tra le proprietà del Comune di Scandiano e, quindi, della comunità locale”.
    È poi intervenuta in commissione Maura Catellani (Lega): “Concordiamo sul contenuto di questo atto”. La consigliera ha poi chiesto se l’argomento sia stato discusso nel consiglio comunale scandianese, “non ci risulta”..
    Andrea Costa (Partito democratico) ha riferito che “non c’è ancora stata discussione in consiglio, ma l’amministrazione comunale ha l’intenzione di riottenere il bene”. La stessa amministrazione, ha aggiunto, “è anche impegnata nella valorizzazione dell’immobile, con diversi interventi”.
    Anche per Federico Amico (Emilia-Romagna Coraggiosa) “è importante affrontare questo tema, che sta particolarmente a cuore ai cittadini di Scandiano, la rocca è anche un luogo di promozione culturale”.
    (Cristian Casali)

    Scuola giovani e cultura

    7 Dicembre 2022 LEGGI TUTTO

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    Confermate le misure anticrisi per pendolari e studenti

    Conferma delle misure anticrisi per pendolari e per la gratuità dell’abbonamento ai mezzi pubblici nel percorso casa-scuola, fondi per porti, messa in sicurezza dei ponti e la cura del territorio.
    Disco verde della commissione Territorio e Ambiente presieduta da Stefano Caliandro al pacchetto di Bilancio 2023 (bilancio consolidato e collegato) presentato dalla Giunta.
    In sintesi la manovra ammonta a 13,3 miliardi di euro, di cui 9 destinati alla sanità (con risorse aggiuntive per compensare i mancati trasferimenti da parte del governo nazionale) e spiccano, fra le tante voci, i 100 milioni di euro previsti per welfare e servizi ai cittadini e la conferma di tutte le misure anticrisi per nidi, esenzione ticket, trasporto pubblico gratuito per studenti nel tratto casa-scuola e per i pendolari e del Fondo regionale per la non autosufficienza (oltre 500milioni di euro). Gli investimenti aumentano a oltre 2,3 miliardi di euro, di cui più di 1 miliardo solo per il prossimo anno grazie a una forte accelerazione nella spesa dei fondi europei per il triennio 2023-2025. Inoltre, si segnala una quota di cofinanziamenti a carico del bilancio regionale che raggiunge i 373 milioni per attivare misure per quasi due miliardi di euro.
    “Vogliamo far crescere in maniera sostenibile il nostro territorio, confermiamo la grande attenzione ai temi sociali e sanitari e al cofinanziamento dei fondi europei su cui investiamo molto”, spiega la relatrice di maggioranza Lia Montalti (Pd) che in particolare sottolinea la conferma di tutte le misure anticrisi e antinflazione che riguardano nello specifico i temi di competenza della commissione Territorio e Ambiente: misure pe i pendolari, abbonamento gratuito ai mezzi pubblici sul percorso casa-scuola e altre iniziative di carattere sociale.
    Diametralmente opposta la posizione del relatore di minoranza Michele Facci (Lega) per il quale il punto centrale della manovra è la difficoltà della sanità: tutto il resto è collegato, il problema principale è la crisi finanziaria della sanità.
    La bontà della proposta finanziaria della giunta è stata confermata dall’assessore al Bilancio Paolo Calvano che ha ricordato come “mettiamo a disposizione mezzo miliardo di euro in più rispetto al passato”.
    La commissione ha dato parere favorevole anche alla Nota di aggiornamento del Defr. “Come spiegato dall’assessore Calvano l’aggiornamento del Defr è frutto della situazione contingente in modo da permettere all’amministrazione regionale di operare: siamo molto preoccupati per l’aumento dell’inflazione, ma nonostante questo la Regione vuole proseguire con investimenti al fine di creare lavoro. Gli investimenti fanno registrare un aumento di 2 miliardi di euro”, spiega la relatrice di maggioranza del Defr Marilena Pillati (Pd), mentre per la relatrice di minoranza Maura Catellani (Lega) si tratta di “un Defr molto ridotto rispetto a quello dell’anno scorso in cui mancano molti temi emersi nel corso dell’anno. Vorremmo capire meglio dall’assessore Taruffi cosa intenda fare il suo assessorato”.
    (Luca Molinari)

    Ambiente e territorio

    7 Dicembre 2022 LEGGI TUTTO

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    Fdi: risolvere i problemi dell’ospedale di Borgo Val di Taro

    Risolvere i problemi del Punto di Primo Intervento Ospedaliero dell’Ospedale Santa Maria di Bogo Val di Taro, in provincia di Parma.
    A chiederlo è un’interrogazione di Fratelli d’Italia a firma di Marta Evangelisti (prima firma) Giancarlo Tagliaferri e Luca Cuoghi.
    “Ad oggi giungono ancora diverse segnalazioni da parte dei cittadini dell’appennino parmense in merito alla chiusura notturna dell’Ospedale Santa Maria di Borgo Val di Taro che non permetterebbe un’effettiva assistenza urgenza, obbligando i pazienti ad essere spostati in ospedali lontani dai loro comuni di residenza”, spiegano i tre consiglieri che ricordano come “le innumerevoli segnalazioni che ancora ad oggi ci giungono, il problema sollevato dallo suddetto Consigliere con le interrogazioni richiamate è ancora attuale, nonostante le affermazioni dell’Assessore Donini”.
    Da qui l’atto ispettivo per sapere quanti sono i militi che guidano le ambulanze assunti con regolare contratto di lavoro e quanti sono i volontari e quante ambulanze sono state messe a disposizione dalla Regione Emilia Romagna per le valli Taro e Ceno e quante invece sono state le donazioni”.
    Fdi vuole inoltre sapere “quali sono le differenze della gestione dell’emergenza urgenza su questo tema tra l’Emilia e la Romagna ed entro quanto tempo verrà ripristinato il servizio del centro di Primo soccorso dell’Ospedale Santa Maria di Borgotaro”.
    (Luca Molinari)

    Sanità e welfare

    7 Dicembre 2022 LEGGI TUTTO

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    Modifiche al Piano energetico: meno emissioni e più fonti rinnovabili

    Meno emissioni e più energia da fonti rinnovabili. L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna approva definitivamente le modifiche al Piano energetico regionale ridisegnando radicalmente le strategie per il prossimo triennio in Emilia-Romagna.
    Il Piano regionale potrà contare su risorse pubbliche per 4,5 miliardi di euro. I fondi 2022-2024 prevedono poco più di 2 miliardi di euro dal Pnrr, ulteriori risorse dallo Stato per 1,7 mld, 301 milioni dal Fesr, 58 dal Fse e 423 milioni dalla Regione. Il documento approvato per il triennio 2017-19 è stato prorogato fino ad oggi, ma alcuni parametri sono stati modificati dalla Ue. Rispetto al 2030, infatti, il target è sensibilmente più alto. Con REPowerEU, le rinnovabili sono state portate al 45%, il calo di emissioni al 55% e il risparmio al 32%. La Regione opera su tre grandi asset: abitare, mobilità e produzione, declinati su 8 assi: ricerca e formazione, infrastrutture e reti (al cui interno ci sono le Comunità energetiche e l’idrogeno verde), la transizione energetica per le imprese, la riqualificazione e i privati, la rigenerazione urbana e il patrimonio pubblico, la mobilità intelligente, il rapporto con gli Enti locali (monitoraggio, City manager) e le azioni trasversali di sistema (protocolli e intese con terzi, attività del Comitato tecnico scientifico).
    La relatrice di maggioranza Giulia Pigoni (Lista Bonaccini) parla di un Piano “strategico per il nostro territorio, in primo luogo alla luce della situazione di criticità economica e della crisi energetica: puntiamo all’efficientamento energetico e all’aumento delle fonti rinnovabili. Abbiamo tutti fame di energie: dobbiamo investire in modo da avere fonti energetiche certe, evitando che il nostro Paese sia vittima di stati esteri e cartelli energetici esteri in grado di ricattarci. La Regione vuole dare il proprio contributo ideale e finanziario per la transizione energetica ecologica: sappiamo che questa svolta non può essere a costo zero, quindi stiamo facendo la nostra parte. Vogliamo e dobbiamo fare presto”. Pigoni ha anche ribadito l’importanza del rigassificatore di Ravenna: “Abbiamo dimostrato -spiega- che si può autorizzare in tempi veloci un’opera per la quale in media ci si mette dieci anni e senza venire meno ai controlli di sicurezza del caso. Allo stesso tempo occorre realizzare il parco eolico di Ravenna che sarà fra i più importanti d’Europa”.
    Critico il relatore di minoranza Emiliano Occhi (Lega): “Siamo di fronte a un chiaro esempio di mancanza di visione politica, perché ci si è concentrati solo e unicamente sulla fonte fossile acquistata da un singolo fornitore e sul sogno di poter dismettere le fonti fossili in breve tempo. Ciò, però, non è avvenuto, perché le tecnologie rinnovabili non sono ancora così sviluppate e ciò ha spiazzato il nostro Paese. Il Piano energetico regionale doveva essere improntato al pragmatismo, che deve portare a diversificare quanto più possibile le varie fonti energetiche a disposizione e quindi accettare un periodo di transizione basato sul gas, magari prodotto da fonti rinnovabili, per poi arrivare a utilizzare qualunque tecnologia pulita e matura. In generale l’Italia è rimasta indietro sul tema energia perché ostaggio di visioni ideologiche, alcune delle quali provenienti dalla Commissione europea, e anche questo Piano energetico regionale poteva essere aggiustato meglio”.
    Netta la posizione di Giancarlo Tagliaferri (Fdi) per il quale “il tema energetico è molto importante e le Regioni dovrebbero avere solo il potere di confrontarsi con il governo visto che stiamo parlando di un tema internazionale. Purtroppo, a livello europeo, non c’è stato un coordinamento delle politiche energetiche. L’Unione europea ha volutamente chiuso gli occhi per non vedere che ad Amsterdam stava nascendo una borsa che è la quintessenza della speculazione. In questo quadro, anzi nell’assenza di ogni quadro, è nato il Piano energetico regionale che per questo è insufficiente e superficiale. Ci viene detto che entro il 2035 la Regione dovrà essere interamente green, ma nessuno ci dice come fare a raggiungere questo risultato”. Sulla stessa linea Luca Cuoghi (Fdi) che ha ricordato tutti i problemi del settore della ceramica, chiedendo di non penalizzare questo comparto fondamentale dell’economia regionale e italiana: “Quello della ceramica è un settore che non può essere convertito. Ha bisogno ora e ne avrà in futuro del gas e quindi servono impegni chiari e scelte di prospettiva più lunga”.
    Gianni Bessi (Pd) ha ribadito l’importanza e la bontà del Piano: “Ha ragione l’assessore Colla quando parla di un Piano che è una sferzata rispetto al passato, mettendo al centro la necessità di raggiungere gli obiettivi di minori emissioni e di maggiori fonti rinnovabili. Dobbiamo trovare un equilibrio tra economia finanziaria ed economia reale, dobbiamo affrontare i problemi economici del momento, anche prendendo atto che il nostro sistema ha retto”. Temi ripresi e rilanciati anche da Stefano Caliandro (Pd) per il quale “abbiamo due target: decarbonizzazione prima del 2050 e rinnovabili prima del 2035. Gli asset su cui costruiamo questa regione sono: fotovoltaico, agrivoltaico e comunità energetiche regionali (Cer) – queste ultime sono il futuro. Qui discutiamo di idrogeno verde quando in Italia c’è’ ancora il fossile. Il Processo di trasformazione industriale necessita di uno sguardo profondo perché dobbiamo cambiare il modo in cui abitiamo, ci muoviamo e produciamo. La Regione, però, non può essere sola. Il governo deve accendere una luce. L’aspettativa è che si crei una proposta più alta di quella che viene offerta oggi”.
    Per Federico Amico (ER Coraggiosa) “la novità di questo Piano è rappresentata dal fatto che anche altri soggetti, soprattutto gli ambientalisti, hanno partecipato alla discussione del Piano energetico regionale come avvenuto per il Patto lavoro e clima. Anche le imprese, e altri portatori di interesse, chiedono oggi di intervenire su questi temi. La sostenibilità è da raggiungere privilegiando le energie rinnovabili, che devono essere fortemente volute e sostenute dalla Regione, perché sono economiche, redistributive, prossime alle necessità di singoli e imprese. Sono energie di pace che coinvolgono cittadini e imprese in chiave di redistribuzione energetica. Il Piano richiama le diseguaglianze economiche di chi non regge l’aumento delle bollette ed è in difficoltà. Il Piano darà loro benefici. Sono soddisfatto dell’accoglimento del monitoraggio costante per i fabbisogni e i risultati del Piano”.
    Silvia Zamboni (Europa Verde) ricorda come “il Piano tiene conto dei nuovi obiettivi europei per sfruttare al massimo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie sulle fonti rinnovabili”. La capogruppo Verde definisce poi la crisi energetica come un elemento che “gioca contro il superamento della crisi climatica, perché ha elevato il gas a oggetto del desiderio camuffato da fonte energetica di transizione e il rigassificatore di Ravenna autorizzato per venti anni testimonia questa tendenza, così come l’idea di trivellare nuovamente in Adriatico potrebbe portare all’aumento della subsidenza. Bisogna dare vita a un monitoraggio per individuare eventuali colli di bottiglia nei procedimenti autorizzativi per ciò che riguarda i progetti per le rinnovabili e intervenire per risolvere eventuali problemi. Bisogna anche potenziare la decarbonizzazione degli impianti di riscaldamento”.
    Molto critica sull’impianto del Piano Silvia Piccinini (M5S) che si dice contraria alla visione della transizione energetica basata sul gas testimoniata anche dalla volontà del governo di riaprire la trivellazione nell’Adriatico. Bocciatura senza appello, poi al rigassificatore di Ravenna: “Non è una forma di transizione ecologica, è un investimento strutturale su cui questa Regione ha deciso di puntare visto che la nave (che funge da rigassificatore, ndr) è autorizzata per i prossimi venti anni, altro che una scelta transitoria. Penso che si stia condannando il territorio di Ravenna alla marginalità: sarà un territorio competitivo per il tempo in cui il gas sarà ancora necessario, ma poi sarà un’area marginale della nostra regione”. Per Piccinini bisogna puntare di più sulla mobilità elettrica. La capogruppo ha duramente criticato la parte del Piano energetico che interviene a modificare alcuni aspetti della legge regionale sulle comunità energetiche: “Si va a complicare una legge che invece avevamo approvato in modo positivo; questo è sbagliato e la maggioranza deve rimediare”. In particolare Piccinini critica il ruolo troppo rilevante che le norme regionali danno alle società multiservizi, creando, in sostanza una situazione in cui chi attiva una comunità energetica si trova poi costretto ad avere rapporti commerciali anche in fase di acquisto con la multiservizi a cui si è appoggiato nella fase di realizzazione della comunità energetica stessa.
    Netta la posizione di Manuela Rontini (Pd), presidente della commissione Politiche economiche: “In commissione abbiamo migliorato il testo grazie al lavoro di tutti; si tratta di un piano che prevede investimenti del pubblico e ne mobilita anche molti privati. Anche i bandi collegati al tema rappresentano e rappresenteranno una grande occasione e un momento di sviluppo”.
    Intervenendo a nome della giunta, l’assessore Vincenzo Colla ha difeso il rigassificatore di Ravenna e l’impianto totale del Piano energetico. Riguardo all’industria ceramica, Colla ha rassicurato che insieme a Confindustria ceramica la Regione ha costruito un piano affinché all’interno del Pnrr tutte le industrie del settore possano usufruire di tutto l’idrogeno necessario.
    (Luca Boccaletti, Luca Molinari e Gianfranco Salvatori)

    Ambiente e territorio

    6 Dicembre 2022 LEGGI TUTTO

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    Evangelisti (Fdi): “Garantire i servizi sanitari nel Distretto dell’Appennino bolognese”

    La chiusura di servizi sanitari nel Distretto dell’Appennino Bolognese è penalizzante per i territori e per le comunità. Lo afferma Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia) che ha presentato un’interrogazione per chiedere chiarimenti sul Piano di rimodulazione della rete dei laboratori analisi negli ospedali, adottato dalla Conferenza territoriale sociosanitaria metropolitana.
    “Le scelte assunte negli ultimi anni -ha affermato la consigliera- stanno depotenziando il Sistema sanitario regionale. È opportuno coinvolgere i sindaci dei Comuni interessati, in quanto portatori di istanze territoriali, nelle scelte che hanno una diretta incidenza sui cittadini. Occorre inoltre sapere se il Piano è legato solo a ragioni di tipo economico di spesa pubblica e se i tagli, in particolare per gli esami diagnostici, siano una soluzione temporanea o definitiva”.
    Entrando nel dettaglio, Evangelisti chiede “che, per effettuare Tac con contrasto e colonscopie, la Regione Emilia-Romagna assuma personale sanitario qualificato, affinché venga garantita la prosecuzione dei servizi anche perché le scelte adottate, che costringono i pazienti ricoverati a essere trasportati in altri ospedali per eseguire queste indagini diagnostiche, rappresentano un ulteriore aggravio per i costi sanitari, anziché un risparmio”.
    (Lucia Paci)

    Sanità e welfare

    6 Dicembre 2022 LEGGI TUTTO

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    Approvato il Piano apistico regionale: aumentano le risorse

    L’Assemblea legislativa ha approvato il Piano apistico regionale. Il Sottoprogramma regionale in materia di apicoltura del Programma apistico nazionale di cui al Piano Strategico della PAC (PSP) per gli anni 2023-2027 aveva già avuto il parere positivo in commissione Politiche economiche. Fra le principali novità, ci sono: aumento delle risorse, delle api e miglioramento genetico della specie ligustica; rete di servizi tecnici e scientifici; attenzione alla qualità dei prodotti (miele) con nuove tecniche e attenzione alla salute delle api; interventi per favorire sul mercato l’offerta di prodotti apistici, per diminuire i costi produzione, per promuovere corsi di formazione e aggiornamento.
    A livello nazionale, ha spiegato l’assessore all’Agricoltura Alessio Mammi, si registra un aumento delle risorse dalla Commissione Ue per circa 17 milioni l’anno. In Emilia-Romagna, ci saranno 1,3 milioni l’anno, dal 2023 al 2027, rispetto ai precedenti 700mila. La produzione media regionale è di 1.000 tonnellate, cioè il 7% di quella nazionale. In regione si sono 5.900 apicoltori – il 70% in autoconsumo, e il 30% per la produzione e il commercio – e 16mila apiari con 127mila alveari. Il cofinanziamento, che in passato era del 50% tra Ue e Stati, ora sarà del 70% a carico dell’Unione europea e del 30% da parte dello Stato. Inoltre, arriveranno a livello nazionale 40 milioni di euro l’anno, dal primo pilastro della Nuova Pac. “Risorse inedite” le ha definite Mammi.
    I fondi sono assegnati in base al patrimonio apistico. Le azioni principali, ha sottolineato l’assessore, “sono consulenza e assistenza tecnica, formazione, scambio di buone pratiche, investimenti (1 milione di euro) e promozione, commercializzazione e monitoraggio del mercato per sensibilizzare i consumatori sui prodotti dell’apicoltura (200mila euro). Il patrimonio apistico di un territorio è fondamentale per la biodiversità e per l’agricoltura”.
    L’obiettivo del Piano “è la crescita e lo sviluppo qualitativo e quantitativo dell’apicoltura, l’incremento dei redditi favorendo l’apicoltura professionale esercitata a fini economici” ha detto Mammi.
    Molti i servizi di supporto tecnico e scientifico previsti. Le associazioni dei produttori guidano la crescita degli operatori, specie riguardo all’applicazione dei piani sanitari, grazie a una buona integrazione con i servizi veterinari soprattutto per contrastare il problema della vespa velutina.
    La Ue pone obiettivi strategici, per rispondere ai fabbisogni: migliorare la filiera produttiva (imprenditorialità), sviluppare la rete di servizi tecnici e scientifici, attuare la sorveglianza e il contenimento delle avversità sanitarie dovute anche ai cambiamenti climatici. Un’altra novità è la salvaguardia del patrimonio apistico con il miglioramento genetico dell’ape ligustica nostrana. Un altro filone comprende i servizi di supporto alle aziende e il miglioramento delle competenze professionali dell’operatore attraverso servizi di consulenza e assistenza (associazioni, osservatorio nazionale miele). Un terzo target è la maggiore qualità dei prodotti, che si abbina all’accrescimento, da parte dei consumatori, della conoscenza delle caratteristiche dei prodotti. Non mancano poi corsi di formazione e aggiornamento. Un primo bando è previsto entro dicembre.
    Per le aziende ci sono interventi contro le malattie (acquisto arnie, farmaci), per la prevenzione delle avversità climatiche (acquisto di sistemi elettronici di alert e monitoraggio, ripopolamento del patrimonio apistico), diffusione del nomadismo con l’acquisto di attrezzature per portare gli apiari dove ci sono le fioriture. Rimane anche il contributo per le attrezzature dell’apiario, la lavorazione e il confezionamento dei prodotti. Infine, è prevista la promozione e valorizzazione dei prodotti apistici, la comunicazione e la partecipazione a eventi e fiere.
    Fabio Rainieri (Lega) ha parlato di “proposta importante, perché le api sono fondamentali per l’agricoltura e l’ambiente. Una risoluzione della consigliera Maura Catellani (Lega) approvata nel 2021 prevedeva l’introduzione della figura del tecnico apistico, ma qui non ce n’è traccia. E’ una figura che aiuta a monitorare la profilassi e il contrasto alle malattie delle api. Chiediamo il miglioramento della legge e di aprire in conferenza Stato-Regioni il dibattito per introdurre la figura professionale del tecnico apistico. Il Veneto ha istituito un albo regionale. Gli apicoltori vanno tutelati, coordinati e coadiuvati da persone esperte”.
    Francesca Marchetti (Partito democratico) ha affermato che il programma “accompagna la crescita e anche i consumatori. Oltre a valorizzazione e promozione, riteniamo sia un intervento che troviamo nel Piano. Da sottolineare, poi, l’intervento sanitario: contro malattie, avversità climatiche, con l’acquisto di sistemi elettronici di alert e con il ripopolamento del patrimonio apistico. Si va verso una qualificazione della filiera. Il decreto nazionale sul tecnico apistico non è ancora stato approvato. Monitoriamo e seguiamo l’evoluzione. Oggi è una pagina importante per un settore che è in espansione in tutto il territorio”.
    Andrea Liverani (Lega) ha sollecitato “l’assessore a chiedere l’introduzione della figura del tecnico apistico, rispondendo alle esigenze del settore”.
    L’assessore Mammi ha concluso sostenendo che “oltre alle politiche di sostenibilità, vanno aiutati gli apicoltori negli investimenti e nella valorizzazione dei prodotti sui mercati. Concordo sulla richiesta della figura professionale del tecnico apistico. Chiederemo al governo di istituirlo e quando ci sarà lo inseriremo nel programma regionale. Non dimentichiamo, infine, che a Castel San Pietro c’è l’osservatorio nazionale del miele”.
    (Gianfranco Salvatori)

    Ambiente e territorio

    6 Dicembre 2022 LEGGI TUTTO

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    “La stagione bolognese” di Vasco Bendini: una mostra per il centenario dalla nascita

    “La stagione bolognese”, inaugurata martedì 6 dicembre nella sede dell’Assemblea legislativa (viale Aldo Moro 50, Bologna), è la mostra con la quale l’Assemblea legislativa rende omaggio a uno dei suoi artisti più illustri, Vasco Bendini, nella ricorrenza dei cent’anni dalla nascita.
    Bolognese di nascita, Bendini si è formato alla locale Accademia di belle arti dove ha seguito le lezioni di Giorgio Morandi e Virgilio Guidi. Con questa mostra si è voluto documentare un periodo preciso della sua produzione pittorica da cui prende il nome anche il titolo dell’esposizione: “La stagione bolognese”.
    La prima esposizione è del 1949, alla galleria Bergamini di Milano. Alla prima personale nel 1953 alla galleria La Torre di Firenze, presentata da Francesco Arcangeli, Bendini espone una serie di tempere su carta vicine alla gestualità di Wols. Nel 1954-1955 indaga le autonome possibilità di espressione della materia producendo nuovi lavori che risentono dell’influenza di Jean Fautier e si avvicina per un certo tempo all’informale padano dell’ultimo naturalismo di Arcangeli. I riconoscimenti e gli apprezzamenti della critica nazionale si manifestano in questi anni. È del 1956 la prima partecipazione alla XXVIII Biennale di Venezia mentre nel 1968 si tiene la sua prima antologica a palazzo Taverna, a Roma. Negli anni ’70, ’80 e ’90 partecipa a personali in sedi museali in tutta Italia.
    Nella mostra allestita in Assemblea, che raccoglie 26 opere, i temi ricorrenti sono le teste e i paesaggi.
    “Teniamo molto a questa mostra -ha sottolineato la presidente dell’Assemblea Emma Petitti– che celebra il centenario dalla nascita di un grande artista e ci riempie di orgoglio. Questo artista ha raccontato una pagina importante della storia dell’arte bolognese. Il nostro obiettivo come Assemblea è quello di valorizzare gli artisti del territorio e la loro produzione. La Regione tiene tantissimo a questo patrimonio”.
    Per il critico d’arte Renato Barilli “l’Assemblea ha fatto un regalo preziosissimo alla città di Bologna ospitando una personale di Vasco Bendini. Ospitando i suoi quadri nei propri spazi rende omaggio all’artista nel centenario dalla nascita. Negli anni Cinquanta a Bologna ha preso vita un’importante ‘stagione dell’informale’ e Bendini è stato uno dei massimi rappresentanti di questo periodo, dando vita a una ricerca che ha trovato a Bologna uno dei luoghi di ispirazione più significativi”.
    All’inaugurazione hanno presenziato anche il curatore Sandro Malossini e l’assessore alla Cultura Mauro Felicori.
    La mostra sarà visitabile fino al 10 gennaio, dal lunedì al venerdì (esclusi festivi), dalle 9 alle 18, con ingresso libero. Info: gabinettopresidenteal@regione.emilia-romagna.it, tel. 051.5275768 – 5826.
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    (Lucia Paci)

    Assemblea

    6 Dicembre 2022 LEGGI TUTTO

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    Sanità: 15 milioni per fronteggiare gli aumenti dei prezzi dell’energia  

    Uno stanziamento pari 15 a milioni di euro per la sanità regionale (con variazione dell’esercizio finanziario 2022) al fine di fronteggiare gli aumenti dei prezzi dell’energia.
    Il provvedimento ha ottenuto il via libera dell’Assemblea legislativa.
    “Mettiamo ulteriori risorse a disposizione del servizio sanitario regionale: un segnale da parte della Regione Emilia-Romagna per sottolineare quanto sia per noi prioritario il funzionamento della nostra sanità”, ha rimarcato la relatrice di maggioranza Marcella Zappaterra (Pd). La consigliera ha poi parlato dei conti in sanità: “Nelle annualità passate la Regione Emilia-Romagna ha coperto i costi straordinari collegati all’emergenza Covid. Il quadro, poi, si è complicato ulteriormente con gli aumenti del prezzo dell’energia. La situazione oggi è complessa (per noi e per tutte le altre amministrazioni regionali), ma stiamo facendo quanto possibile in attesa di risposte da Roma. La sanità, in particolare la nostra, quasi totalmente pubblica, necessita inevitabilmente di elevati consumi energetici (sia di elettricità sia di gas)”.
    “È importante fare chiarezza su quello che sta accadendo nella sanità emiliano romagnola. Quello della maggioranza ci sembra un tentativo di mistificazione della realtà. Oggi la situazione in Emilia-Romagna è quasi fuori controllo. Il buco nel bilancio della Regione è importante e non c’è una strategia per riformare il sistema” ha rimarcato il relatore di minoranza Daniele Marchetti (Lega). Il consigliere ha ribadito che “con questo provvedimento abbiamo raschiato il fondo del barile. Parliamo di fondi collegati ai risultati dei monitoraggi bimestrali, dati che però non ci avete mai mostrato nonostante le numerose richieste”. “Già da giugno si sapeva che sarebbe finita così; è quindi evidente che la risposta della Regione Emilia-Romagna, oltre a essere insufficiente, è anche tardiva. Serve una riforma seria che coinvolga tutto il sistema”, ha concluso il leghista.
    “Risulta che il governo nazionale e quello regionale abbiano trovato un accordo: l’Emilia-Romagna beneficerà di ulteriori 100mila euro, non c’è però chiarezza sul monitoraggio collegato ai maggiori costi dell’energia e nulla si sa circa i risultati dei monitoraggi. Qualcosa non ha funzionato e i 15 milioni stanziati non sono sufficienti. Una soluzione va trovata, occorre rivedere la spesa, capire perché si spende troppo e dove. Un po’ di autocritica andrebbe fatta, perché i numeri parlano chiaro: serve una gestione diversa del sistema”, ha commentato Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia).
    “Parliamo di briciole, con tagli qua e là nel bilancio. Questa non è la soluzione. Mancano ancora 838 milioni di euro per il pareggio di bilancio del servizio sanitario regionale. Abbiamo superato il 2021 ma per il 2022 il traguardo è lontano. Ci chiediamo, quindi, come farà la Regione Emilia-Romagna a reperire tutte queste risorse. Serve una revisione radicale del sistema sanitario regionale”, ha sottolineato Valentina Castaldini (Forza Italia). “Sembra – ha aggiunto – che l’incremento dei costi energetici equivalga a oltre 250 milioni di euro”.
    Silvia Piccinini (M5s) ha parlato di “manovrina”. Per la consigliera, però, per appianare il buco “non si devono toccare i fondi destinati al sociale”. La Regione Emilia-Romagna, ha quindi rimarcato la consigliera, “deve puntare in sanità sulle fonti rinnovabili e deve essere pronta, attraverso i bandi nazionali collegati agli aiuti per i maggiori costi dell’energia, a intercettare le risorse messe in campo”.
    “Un intervento non cospicuo ma che contribuisce assieme ad altre azioni il pareggio di bilancio, che arriverà anche nel 2022. Difendiamo il nostro sistema, pubblico e universalistico”, ha poi spiegato l’assessore regionale Raffaele Donini. L’assessore ha poi evidenziato che “se ci sono criticità è perché in questi ultimi tre anni lo Stato non ha sostenuto le Regioni nelle spese erogate per contrastare efficacemente il Covid”. Già a settembre dell’anno scorso, ha spiegato, “avevamo aperto una vertenza nei confronti del governo per queste mancate entrate, attendiamo ora risposte dall’esecutivo Meloni”. Donini ha infine riferito “che in Emilia-Romagna non c’è alcuna spesa fuori controllo. Sono stati fatti sforzi importanti e i servizi sono garantiti”.
    Approvato anche un ordine del giorno presentato dalla maggioranza. Francesca Maletti (Pd) (prima firmataria) ha spiegato che “l’obiettivo è quello di continuare a fornire risposte adeguate ai bisogni di salute dei cittadini”. Critico invece Luca Cuoghi (Fdi): “Questo documento ci lascia perplessi. In pratica, si passa la patata bollente al governo nazionale. Suona come un avviso di sfratto all’assessore regionale”. Sulla stessa linea Marco Mastacchi (Rete civica): “Questo ordine del giorno, particolarmente corposo, ci stupisce, dato che si collega a un progetto di legge di soli due articoli. Sulla gestione della sanità regionale serve un maggiore coinvolgimento dell’Assemblea legislativa”. È poi intervenuto Federico Amico (Emilia-Romagna Coraggiosa): “Con questo ordine del giorno si fa un’analisi approfondita delle esigenze vere del sistema sanitario, che tiene conto dei cambiamenti in atto. Servono nuove risorse ed è importante investire sul sistema, puntando sempre più sul pubblico”. Per Silvia Zamboni (Europa verde) “con questo ordine del giorno si danno indicazioni sulla sanità regionale, un punto di partenza per l’avvio di un confronto con la giunta”. Ha voluto ribadire, inoltre, “che la qualità della sanità emiliano-romagnola è buona, anche se servono risorse adeguate”. Per Simone Pelloni (Lega) “questo ordine del giorno rappresenta le tante occasioni mancate: un elenco di tanti buoni propositi che però non sono mai stati tradotti in legge. Serve urgentemente una proposta di riforma per trasporre nella realtà questi indirizzi”. Per Michele Facci (Lega) “con questo odg si attesta lo stato di crisi in cui versa la sanità regionale. La voragine nei conti è enorme e c’è un problema strutturale di controllo e gestione. Il primo a essere chiamato in causa è l’assessore regionale. Occorre cambiare decisamente passo”. Per Manuela Rontini (Pd), che ha risposto alle opposizioni, “con questo documento non commissariamo di certo l’assessore. I problemi non sono qui, semmai in Lombardia, dove l’assessora alla sanità si è dimessa”. Ha poi spiegato che anche nella fase dell’emergenza Covid “in Emilia-Romagna il sistema ha funzionato”. Serve, ha concluso, “una battaglia comune per ottenere le risorse che ci spettano”. Anche per Palma Costi (Pd) “con questo atto si fa un’operazione molto importante (anche a supporto del nostro assessore). C’è grande responsabilità sui conti pubblici ma da Roma le risorse non sono arrivate. Vogliamo una sanità pubblica e universalistica di qualità e siamo contrari a qualsiasi processo di centralismo”. Per la pentastellata Piccinini “con questo documento si segnala la difficoltà del momento, su questo tema serve il coinvolgimento di tutte le forze politiche”. Per l’esponente Fdi Marta Evangelisti “è un ordine del giorno che misura la febbre della maggioranza e la febbre è molto alta. Il nostro sistema sanitario non sarà allo sbando ma innegabilmente è in difficoltà”. Per Ottavia Soncini (Pd) “il modello della sanità regionale va salvaguardato. Una sanità pubblica e universale deve essere considerata come un investimento e non come un costo (a partire dal tema della prevenzione) e questo atto d’indirizzo propone una visione d’insieme strategica”. Per l’azzurra Castaldini “questo odg è il tipico mazzo di fiori che il fidanzato ti regala dopo due mesi che non torna a casa. La maggioranza qui certifica quello che andrà a tagliare nei prossimi mesi”. Per Stefania Bondavalli (lista Bonaccini) “questo odg non nasconde i problemi, pone l’accento su cosa è stato fatto e su cosa si sta facendo. E’ un atto di responsabilità a sostegno del lavoro dell’assessore e della giunta”.
    Respinto invece un ordine del giorno presentato dalla minoranza. Per il leghista Marchetti (primo firmatario) “serve comprendere se la gestione delle risorse pubbliche a livello regionale sia adeguata” e chiede “un maggiore coinvolgimento dell’Assemblea”.
    (Cristian Casali)

    Sanità e welfare

    6 Dicembre 2022 LEGGI TUTTO

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    Regione, il Bilancio 2023 all’esame della commissione

    Il pacchetto Bilancio arriva in commissione Territorio e Ambiente.
    L’appuntamento è per domani, mercoledì 7 dicembre, alle ore 9,30.
    Sempre il pacchetto Bilancio  sarà discusso, alle ore 14,30, in commissione Politiche economiche.
    I lavori potranno essere seguiti via streaming collegandosi al sito dell’Assemblea legislativa all’indirizzo Internet www.assemblea.emr.it.

    Imprese lavoro e turismo

    6 Dicembre 2022 LEGGI TUTTO

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    I cimiteri monumentali diventano patrimonio culturale

    Il riconoscimento dei cimiteriali monumentali come elementi del patrimonio culturale è legge. L’Assemblea legislativa ha approvato la proposta della giunta che consentirà una serie di azioni, tra cui conservazione e restauro, ma anche mostre, progetti digitali e turistici, per la valorizzazione dei cimiteri che hanno elementi monumentali di spessore culturale.
    Il processo di patrimonializzazione dei cimiteri è stato promosso dall’Associazione no profit Asce (Association of significant cemeteries in Europe), che dal 2001 raccoglie una serie di organismi di ricerca e istituzioni pubbliche. L’Emilia-Romagna, con una decina di siti cimiteriali membri di Asce, è una delle aree europee maggiormente rappresentate e grazie alla nuova legge, composta da 11 articoli, i cimiteri riconosciuti entreranno in uno specifico percorso culturale che potrà essere allargato ad altri luoghi della memoria dal valore turistico-culturale in ambito nazionale ed europeo.
    Il relatore di maggioranza Federico Alessandro Amico ha spiegato: “I cimiteri devono essere considerati come parte integrante del patrimonio scultoreo e architettonico del nostro Paese. Raccontano storie, legami e trasformazioni che sono avvenute all’interno delle comunità. Con questa legge, oltre a riconoscere i cimiteri significativi, si entra a far parte di un processo di valorizzazione a livello europeo. Nei nostri territori sono presenti diversi cimiteri ricchi di testimonianze importanti che ci fanno capire la nostra complessità culturale. Con questa legge vogliamo proporre l’istituzione di un censimento finalizzato alla creazione di una banca dati, inserire i siti cimiteriali in percorsi turistici, promuovere restauro e conservazione, favorire e portare a pieno titolo questi siti nel patrimonio culturale regionale”.
    Il relatore di minoranza Massimiliano Pompignoli ha aggiunto: “Questo progetto di legge è il primo in Italia nel suo genere. Ma mi preme sottolineare l’aspetto più critico cioè il richiamo alla Convenzione di Faro che noi riteniamo essere un principio di carattere ideologico. Da un’attenta lettura della convenzione di Faro (Convenzione quadro che sottolinea gli aspetti importanti del patrimonio culturale in relazione ai diritti umani e alla democrazia promuovendo una comprensione più ampia del patrimonio culturale stesso e della sua relazione con le comunità e la società, ndr), potenzialmente, si rischia un’ingerenza da parte degli stati ratificanti nel nostro patrimonio artistico. Nello specifico, il rischio è che vengano poste alcune censure rispetto alle nostre opere e ai nostri monumenti. Inserire quindi il richiamo alla convenzione di Faro sembra voler porre un sigillo del Pd, che un po’ macchia il senso di una legge corretta. Ho presentato un emendamento abrogativo sul tema. Se da un lato il pdl ha natura premiale questa posizione mette dubbi e ne dobbiamo capire bene le ragioni”.
    Giancarlo Tagliaferri (Fratelli d’Italia) ha commentato: “I cimiteri sono luoghi sacri e tutte le attività devono rispettare questo aspetto. Inoltre, dal momento che l’assessore alla Cultura ha dichiarato di aver subito tagli al suo settore, progetti come questo devono poter contare su risorse certe. I finanziamenti al pdl cimiteri monumentali sono inseriti nella legge 18/2000, deficitaria a fronte delle domande economiche dei territori. Abbiamo presentato emendamenti per non avere l’ennesima legge manifesto”.
    Per Stefania Bondavalli (Lista Bonaccini): “Va dato merito all’assessore Felicori per l’idea messa in campo anche perché tra gli obiettivi ci sono conservazione e restauro. In un tempo in cui si sta diffondendo la cremazione, il rischio è che i cimiteri storici possano arrivare alla dismissione. Il provvedimento potrà offrire possibilità di mantenimento di luoghi identitari”.
    Per Francesca Marchetti (Partito democratico): “Un tratto distintivo unisce l’azione politica che rappresenta questa legge insieme alla legge sul riconoscimento delle Case degli illustri: il patrimonio culturale può portare coesione sociale e benessere. Il cimitero può far conoscere un patrimonio che intorno ad esso si sviluppa anche attraverso l’attivazione di percorsi turistici”.
    A margine del dibattito il relatore Amico ha ribadito che “il richiamo alla convenzione di Faro, in tema di eredità culturale, raccoglie le trasformazioni sociali del nostro tempo”. Pompignoli ha replicato: “Poiché la Convenzione, prevede la possibilità degli Stati di censuare opere qualora siano lesive di sensibilità diverse, c’è il rischio di censura della nostra arte, per cui ritengo che il richiamo alla Convenzione non debba essere inserito nel Pdl”. Con queste motivazioni la Lega si è astenuta alla votazione della legge.
    L’assessore alla Cultura Mauro Felicori, a conclusione del dibattito, ha sottolineato: “Compiamo un atto importante riconoscendo i cimiteri monumentali quale parte del nostro patrimonio culturale e questo riconoscimento vale tanto quanto i finanziamenti che soprattutto nella prima fase non saranno tanti. In Emilia-Romagna abbiamo un patrimonio formidabile di cimiteri e conta molto anche il messaggio politico e culturale che l’Assemblea legislativa manda alle città, chiedendo un impegno corale di tutti i Comuni. Non mi sottraggo alla questione della Convenzione di Faro, che di fatto registra lo stato di avanzamento delle relazioni tra gli Stati per cui non vanno visti solo gli eventuali limiti. Esistono posizioni culturali diverse nella comunità internazionale ma il patrimonio culturale è nella piena disponibilità degli Stati e la conciliazione è un orientamento, non un obbligo. Per cui il problema è gestibile. Restano due temi per il futuro: i nostri cimiteri andranno incontro a serie difficoltà finanziarie a fronte della cremazione che avanza. Va quindi colta l’opportunità che i cimiteri possono diventare grandi parchi urbani per una trasformazione delle nostre città senza precedenti”.
    (Lucia Paci)

    Scuola giovani e cultura

    5 Dicembre 2022 LEGGI TUTTO