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    Smokin’ fields, slitta la decisione sulle 22 richieste di giudizio

    Slitta la decisione sui 22 imputati nell’inchiesta “Smokin’ fields”.Sfruttando referti rilasciati da un laboratorio analisi compiacente, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Roma rifiuti inquinanti sarebbero stati spacciati per compost con cui fertilizzare i terreni e sarebbero stati sotterrati in diversi fondi agricoli a Pontinia, Maenza, Sabaudia e Cori, in provincia di Latina, Roma e Ardea.
    Una serie di illeciti, quelli contestati dagli inquirenti, che vedono al centro l’azienda di compostaggio Sep di Pontinia, su cui si sono concentrate le indagini dei carabinieri del Nipaaf e della polizia stradale di Aprilia, culminate con il sequestro di tre aziende, terreni e automezzi, oltre a un milione di euro considerato il frutto degli affari proibiti che avrebbero fatto fumare i campi agricoli, come evidenziato nel nome scelto per l’inchiesta.
    Mancando alcune notifiche agli imputati, il giudice Gerardi ha però dovuto rinviare l’udienza preliminare al prossimo 21 aprile.
    A rischiare il rinvio a giudizio diciotto persone e quattro aziende, ovvero la Sep di Pontinia, la Sogerit sempre di Pontinia, e le romane Demetra e Adrastea.
    I pm antimafia Alberto Galanti e Rosalia Affinito hanno chiesto un processo, tra gli altri, per Vittorio Ugolini, noto imprenditore impegnato nel settore dei rifiuti, e il figlio Alessio, al timone della Sep, per l’ex dirigente regionale Luca Fegatelli, già coinvolto nel processo “Cerronopoli” e diventato consulente di Ugolini, e per Sergio Mastroianni, titolare del laboratorio Osi di Isola del Liri, che analizzava il compost.
    Potranno costituirsi parte civile il Ministero dell’ambiente, la Regione Lazio, i Comuni di Roma, Ardea, Pontinia, Cori, Maenza e Sabaudia, i comitati di Pontinia e i cittadini di Ardea che, nel 2018, notando uno strano traffico di camion e odori nauseabondi provenienti dai campi in via Montagnano, tramite l’avvocato Francesco Falco presentarono subito un esposto alla Procura di Velletri.

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    Dirty Glass, l’Antimafia spedisce altri 20 avvisi di garanzia

    Inviati dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma altri 20 avvisi di garanzia nell’ambito dell’inchiesta “Dirty Glass”.Dopo aver chiesto e ottenuto un processo con rito immediato per otto degli undici arrestati a settembre, un blitz che ha portato a descrivere un sistema criminale fatto di reati in materia fiscale e tributaria, violazioni della legge fallimentare, estorsione aggravata dal metodo mafioso, intestazione fittizia di beni, falso, corruzione, riciclaggio, accesso abusivo a sistema informatico, rivelazioni di segreto d’ufficio, favoreggiamento reale, turbativa d’asta, sequestro di persona e detenzione e porto d’armi da fuoco, gli inquirenti hanno ora chiuso un secondo filone d’indagine.
    I pm Corrado Fasanelli, Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro hanno inviato i 20 avvisi di garanzia all’imprenditore Luciano Iannotta, ritenuto il motore di una serie di reati su cui ha indagato la squadra mobile partendo da una denuncia di intimidazione presentata nel 2017 al commissariato di Terracina e poi considerata falsa, al figlio Thomas Iannotta, all’imprenditore Luigi De Gregoris, tutti di Sonnino, al poliziotto Ivano Stefano Altobelli, anche lui di Sonnino, a Giuseppe Giuliano Cavallo, di Villa di Briano, al fisioterapista Natan Altomare, di Latina, a Michele Tecchia, di Ottaviano, a Pasquale Pirolo, di Curti, a Gaetano Del Vecchio, di San Cipriano d’Aversa, al colonnello dell’Arma Alessandro Sessa, già coinvolto nel caso Consip, a Luigi Di Girolamo, finanziere di Priverno, al romano Fabio Zambelli, a Ermelinda Taiani, ad Adriano Franzese, ad Andrea Caputo, a Franco Pagliaroli, a Elena Del Genio, a Daniele Ruggiero, all’imprenditore Franco Cifra, di Latina, e alla società Italy Glass spa.
    Un filone d’inchiesta chiuso dopo che, per le accuse principali, sono già a giudizio sempre Luciano Iannotta, De Gregoris, Altomare, gli imprenditori Antonio e Gennaro Festa, Pio Taiani, lo stesso colonnello Sessa, e il maresciallo dell’Arma, Michele Carfora Lettieri, in un processo che avrà inizio il prossimo 9 febbraio.
    Nel secondo procedimento, l’Antimafia si è concentrata sulla falsa denuncia di intimidazione, su un falso che sarebbe stato compiuto a tale scopo a Sabaudia per attivare una scheda telefonica, sulle ipotesi di reati fallimentari relative alla Pagliaroli Vetri srl, sulle manovre attorno alla Taiani Group srl, sui reati tributari con la Pì&Dì srl, sulla promessa di una mazzetta da 25mila euro a un funzionario dell’Agenzia delle entrate per evitare un pignoramento a Iannotta, su ipotesi di autoriciclaggio di denaro, sulla promessa di una tangente da 50mila euro a Zambelli, impiegato della Corte dei Conti, sulle armi, sugli accessi abusivi alla banca dati interforze che avrebbe compiuto il finanziere Di Girolamo, in servizio all’aeroporto di Fiumicino, sulle soffiate relative a un’indagine per droga, su una truffa a Invitalia e sugli affari col clan Di Silvio.
    In pratica su tutti gli aspetti oggetto dell’inchiesta per cui gli indagati sono a piede libero.
    Ma l’inchiesta “Dirty Glass” non è conclusa e altri accertamenti vanno avanti.

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    Appartamenti fantasma per gli indiani, gli arrestati restano muti col gip

    Interrogati dal gip Giuseppe Cario, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i due responsabili della onlus A.E.R. Circeo, costituita con lo scopo di promuovere attività di integrazione in provincia di Latina e che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata trasformata in una centrale di sfruttamento per braccianti indiani, costretti a pagare fino a 1.500 euro per ottenere falsi documenti utili a dimostrare di avere un’abitazione idonea per ospitare altre persone e poter far così arrivare in Italia mogli e figli.Roberto Crucianelli e Andrea Di Maggio, di 32 e 47 anni, entrambi di San Felice, non hanno risposto alle domande del giudice, ma hanno rilasciato delle dichiarazioni spontanee, sostenendo di non aver fatto ricorso a firme false e di aver bloccato tutte le attività dopo i primi sequestri subiti alla fine dello scorso anno.
    Il difensore dei due indagati, l’avvocato Stefano Ciapanna, sostenendo che non vi fossero più particolari esigenze cautelari, ha chiesto quindi al gip di sostituire la misura dei domiciliari con il solo obbligo di firma in caserma e il gip, prima di decidere, ha inviato la richiesta al pm chiedendone il parere.
    Un’inchiesta aperta dal procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano e partita dall’analisi di alcuni contratti di locazione fatta dalla tenenza della Guardia di finanza di Sabaudia, dopo la denuncia di un uomo di Sperlonga, che si era trovato a risultare titolare di diversi appartamenti dati in affitto senza possedere neppure un immobile.
    La onlus, secondo le Fiamme gialle, era diventata un’agenzia di servizi, il centro di “una collaudata attività criminale”, con “un impianto organizzativo perfettamente rodato e altamente remunerativo”, in grado di operare tanto a San Felice Circeo quanto a Sabaudia, Terracina e Sperlonga.
    I contratti forniti dalla onlus agli stranieri sarebbero stati solo apparentemente registrati presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate di Latina e l’associazione, per dare una parvenza di regolarità alle pratiche, avrebbe utilizzato timbri contraffatti riconducibili a diversi uffici tecnici comunali.
    I finanzieri, nel corso delle perquisizioni, hanno trovato 171 istanze di ricongiungimento familiare inoltrate nell’interesse di altrettanti cittadini extracomunitari, cui sono seguiti 220 nulla osta, anche se, a causa della pandemia, in Italia sono poi arrivati soltanto settanta indiani per riunirsi ai loro familiari.

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    Omicidio Moretto, sottoposto subito allo stub Ermanno D’Arienzo

    Perquisizioni, esami stub per cercare tracce di polvere da sparo, interrogatori di persone che potrebbero fornire qualche informazione utile alle indagini, esami delle telecamere di sorveglianza della zona del delitto e analisi del traffico telefonino in quell’area all’ora dell’agguato.Sono gli accertamenti classici in vicende di questo genere quelli che stanno compiendo i carabinieri del Nucleo investigativo di Latina impegnati a far luce sull’omicidio del 50enne Fabrizio Moretto, detto Pipistrello, di Sabaudia, ucciso lunedì sera a due passi dalla sua abitazione in via della Tartaruga, a Bella Farnia.
    Un delitto opera di un killer, che con un solo colpo di pistola calibro 7.65 ha centrato la vittima, che era in scooter, a una spalla, trapassandogli il cuore e non lasciandogli scampo.
    La pista principale seguita dagli inquirenti è quella della vendetta per l’omicidio, a fine agosto, del 28enne Erik D’Arienzo, per cui il 50enne era stato indagato.
    E non a caso, subito dopo l’uccisione di Moretto, i militari dell’Arma si sono precipitati a casa del 28enne, hanno sottoposto all’esame stub il padre, Ermanno “Topolino” D’Arienzo, noto pregiudicato di Latina da tempo stabilitosi a Sabaudia, e hanno perquisito l’abitazione.
    Gli investigatori hanno inoltre perquisito l’abitazione del secondo indagato per la morte di D’Arienzo, Michele Mastrodomenico, un 50enne originario di San Felice Circeo e residente a Priverno, noto alle forze dell’ordine per stalking, tentata estorsione e spaccio di droga.
    I carabinieri non si sbilanciano, ma sembrano avere già le idee piuttosto chiare sulla vicenda.
    Tanto sull’uccisione di D’Arienzo quanto su quella di Moretto, che sembra fosse stato di recente minacciato pesantemente.
    Il 30 agosto scorso il 28enne era stato trovato ai margini della Pontina, con gravissime ferite alla testa e a un braccio, ed era spirato al “Goretti” dopo una settimana d’agonia.
    Moretto aveva riferito agli investigatori che l’amico era caduto dallo scooter e si era ferito, ma alla luce degli accertamenti medico-legali gli inquirenti non hanno avuto dubbi: D’Arienzo è stato vittima di un pestaggio feroce.
    Moretto, sottoposto per via di una ferita a un braccio a un accertamento medico-legale e al quale erano stati sequestrati degli abiti e un casco per farli analizzare dai Ris, si è sempre ostinato a negare, come ritengono gli investigatori, di aver accompagnato il 28enne a un appuntamento rivelatosi una trappola e gli stessi familiari di D’Arienzo si erano scagliati pubblicamente contro di lui.
    Mastrodomenico è stato invece indagato essendo stato l’ultimo a vedere il 28enne ancora in vita, in un pub, negando però di aver avuto delle discussioni con il giovane.
    Inizialmente era stata ventilata l’ipotesi che a picchiare D’Arienzo, per un debito modesto di droga, potessero essere stati degli stranieri, ingaggiati da una potente organizzazione criminale.
    Gli investigatori sembrano invece ormai orientati su una pista tutta locale, con una “lezione” degenerata proprio per un piccolo debito.
    E chi voleva vendicare il 28enne avrebbe freddato Moretto, un 50enne col vizio della cocaina e piccoli precedenti alle spalle, come il furto di una caldaia a Sabaudia.
    Un doppio caso che potrebbe trovare soluzione in breve tempo.

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    Abusi edilizi nella ville sulle dune, il Tar: niente condoni per Malagò

    Niente sanatoria per gli abusi edilizi realizzati da Giovanni Malagò nella sua villa sulle dune di Sabaudia.Il Tar di Latina ha avallato i provvedimenti di diniego presi dal Comune nel 2017 e respinto nove ricorsi presentati dal presidente del Coni.
    Condoni negati per l’ampliamento di circa 15 metri quadrati di una dependance, un vialetto, una piattaforma in legno e un barbecue, una dependance di circa 21 metri quadrati, una piccola tettoia adibita a stenditoio, una tettoia per il riparo delle macchine, una dependance di circa 29,30 metri quadrati, l’ampliamento della cucina per circa 6,30 metri quadrati, una superficie adibita a stireria e dispensa con un piccolo bagno, e una dependance di circa 30 metri quadrati.
    I giudici amministrativi hanno specificato che l’area dove sorge la villa è classificata dal Prg del Comune di Sabaudia come “Verde Privato Vincolato” e vi sono consentite soltanto “opere di restauro e risanamento conservativo e ripristino degli edifici esistenti”.
    I manufatti si trovano inoltre sulla fascia dunale compresa tra il mare e il Lago di Sabaudia, soggetta a vincoli di inedificabilità particolarmente stringenti.
    Una zona dove non sono concesse sanatorie.
    Malagò è stato inoltre condannato a risarcire le spese legali al Comune di Sabaudia e alla Regione Lazio.

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    Malasanità: 2 milioni e 700mila di risarcimenti per i casi di sei pontini

    In arrivo 2 milioni e 700mila di risarcimenti per i casi di 6 pontini residenti fra Cisterna, Sezze, Latina, Pontinia, Formia e Sabaudia, rimasti infettati decenni fa a causa di trasfusioni contaminate effettuate in ospedale. A renderlo noto è l’avvocato Renato Matterelli, specialista in casi di malasanità. Che rimarca: “Ci sono voluti complessivamente 266 anni di ritardi prima di essere risarciti”. “Finalmente, fra novembre 2020-gennaio 2021, una donna e 4 uomini in vita e uno deceduto (o meglio i suoi eredi) sono stati e saranno pagati dallo Stato italiano condannato dal Tribunale e dalla Corte di appello di Roma a risarcimenti per la cosiddetta ‘Epidemia silenziosa del sangue infetto’”, spiega il legale.
    Tra il 1972 e il 1982, i sei pontini vennero infettati da emotrasfusioni contaminate dal virus dell’epatite B e C durante ricoveri presso gli ospedali di Cori, Latina, Formia e un nosocomio del nord.
    “Una tragedia umana, sociale e sanitaria pontina che unisce fra loro persone che non si sono mai conosciute né incontrate nel decennio dei loro ricoveri, ricompreso a sua volta nel trentennio più drammatico della sanità italiana (metà degli anni ‘60 – ‘90)”, evidenzia Mattarelli.
    L’avvocato che ha seguito i casi – assistendo i pazienti ancora in vita e gli eredi dell’uomo deceduto, venuto peraltro a mancare di recente – ha concluso con il Ministero della Salute, condannato a risarcimenti per circa 3 milioni, accordi transattivi con una riduzione parziale del credito per 2 milioni e 700mila complessivi, di cui 800mila pagati nella prima settimana di novembre.
    “E’ stata una scelta difficile quella di consigliare ai propri assistiti di accettare un pagamento ridotto del 5-8 %”, commenta a riguardo l’avvocato Mattarelli. “Ma anche l’unica praticabile considerando i tempi biblici con cui lo Stato provvede spontaneamente al pagamento delle sentenze di condanna del Ministero della Salute per danni da trasfusioni di sangue infetto”.
    La tragedia dei 6 pontini, danneggiati irreversibilmente da virus patogeni (prevalentemente dall’HCV responsabile dell’epatite C) è maturata, fra gli altri, a distanza di decenni dagli anni ‘70-‘80 e in ospedali in alcuni casi di fatto dismessi. Questo ha creato notevoli difficoltà nella ricerca processuale delle schede trasfusionali e delle stesse cartelle cliniche necessarie per la verifica della genuinità o meno del sangue trasfuso.
    “Purtroppo quella dei 6 pontini è solo una piccola parte delle decine di migliaia di danneggiati in Italia da trasfusioni di sangue infetto nel periodo ricompreso fra metà degli anni ‘60-‘90”. Sono infatti centinaia le cause di risarcimento promosse dall’avvocato Mattarelli attualmente in corso in Italia, o concluse con una sentenza di condanna dello Stato a risarcimenti per contagi e decessi post-trasfusionali.
    “Molte di queste risguardano la responsabilità del Ministero della Salute per non aver vigilato nelle fasi della raccolta, conservazione e somministrazione di sangue per uso terapeutico degli ospedali di Latina e provincia”.

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    Mortale sull’Appia: la Procura di Latina chiede il processo per un automobilista

    “Nulla e nessuno potranno mai restituire ai familiari di Lorenzo Battistini il loro caro, strappato loro quasi due anni fa, a soli 27 anni, da un incidente stradale, ma in questi giorni hanno almeno ricevuto una prima risposta dalla giustizia. A conclusione delle indagini preliminari del procedimento penale per la morte del giovane di Velletri, il Pubblico Ministero della Procura di Latina, dott. Valerio De Luca, ha chiesto il rinvio a giudizio per i reati di omicidio stradale e lesioni personali stradali gravissime per E. B., 37anni, di Sabaudia, la conducente dell’auto che ha travolto la Yamaha guidata dal ventisettenne causandone il decesso e il grave ferimento di Giada L., la fidanzata e coetanea che trasportava sulla moto. E in relazione alla richiesta, il Gip del Tribunale di Latina, dott. Mario La Rosa, ha fissato per il 22 aprile 2021, alle 9.30, l’udienza preliminare del processo”.
    Lorenzo Battistini

    I familiari di Battistini, per essere assistiti, fare piena luce sui fatti e ottenere giustizia, attraverso il responsabile della sede di Roma, Angelo Novelli, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini.
    “La tragedia – fanno sapere dallo studio legale – si è consumata il 3 marzo 2019 alle 15.40 sulla Statale 7 Appia all’incrocio con via Magliara 53. L’indagata, alla guida di un’Opel Corsa con a bordo un altro passeggero, stava percorrendo la SS7 con direzione Terracina-Latina quando, giunta in prossimità dell’incrocio con la Sp via Magliara 53, si è apprestata a svoltare a sinistra verso Sabaudia invadendo parzialmente la corsia opposta di marcia, non avvedendosi che alle sue spalle stava sopraggiungendo, nella stessa direzione, la motocicletta della vittima e urtandola violentemente.

    Il luogo dove avvenne l’incidente mortale

    In seguito allo scontro tra la fiancata sinistra della vettura e la parte anteriore destra della Yamaha i due centauri, che pure indossavano regolarmente il casco, sono stati disarcionati dalla moto rovinando sull’asfalto e Lorenzo ha avuto la sventura di impattare con il capo contro il guardrail riportando, oltre agli altri politraumatismi, un trauma cranico fatale: nonostante tutti i tentativi di rianimazione da parte dei sanitari, è spirato poco dopo. Si è invece miracolosamente salvata Giada, ma a caro prezzo: trasportata in condizioni disperate in elisoccorso all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, la giovane è rimasta per giorni in Rianimazione in prognosi riservata, ha riportato innumerevoli fratture e lesioni agli organi interni per una prognosi superiore ai 90 giorni e gli è residuata una importante invalidità permanente”.
    Secondo gli esperti dello Studio3A-Valore S.p.A., si sarebbero rilevate le responsabilità, per quanto non esclusive, dell’automobilista nella causazione del sinistro.
    “Conclusioni cui è giunto anche il Publico Ministero – affermano i responsabili dello studio legale – sulla scorta del dettagliato fascicolo prodotto dalla Polizia Stradale di Latina. Alla trentasettenne di Sabaudia il dott. De Luca imputa il fatto, una volta giunta all’incrocio e apprestatasi a girare a sinistra, “di essersi spostata nella corsia opposta al senso di marcia e di aver anticipato la manovra di svolta senza posizionarsi all’asse della carreggiata ed eseguirla in prossimità del centro dell’intersezione, in violazione dell’art. 154 co. III, lettera b) del Codice della Strada, costituendo così intralcio per il motociclo che sopraggiungeva con la medesima direzione. Con la circostanza aggravante di aver provocato la morte di una persona e lesioni personali ad un’altra”. Di qui dunque la richiesta di rinvio a giudizio e la conseguente fissazione per il 22 aprile prossimo dell’udienza preliminare di un processo dal quale o congiunti di Battistini si aspettano giustizia”.

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    Omicidio di Erik D’Arienzo, spuntano fuori due indagati

    Due indagati per la morte di Erik D’Arienzo.Scartata l’ipotesi dell’incidente stradale, alla luce anche di quanto emerso dalle indagini medico-legali, i sostituti procuratore Claudio De Lazzaro e Martina Taglione sono convinti che il 28enne sia stato vittima di un omicidio, picchiato a morte e poi lasciato agonizzante ai margini della Pontina, cercando di simulare la caduta da uno scooter.
    I due magistrati hanno quindi indagato l’amico del giovane che era con lui la tragica notte del 30 agosto scorso, Fabrizio Moretto, detto Pipistrello, di Sabaudia, e il 50enne Michele Mastrodomenico, originario di San Felice Circeo e residente a Priverno, che sarebbe stato tra gli ultimi a incontrare D’Arienzo.
    Un giallo sul quale le indagini sono in pieno svolgimento.
    Il 28enne, originario di Latina, ma che viveva da tempo a Sabaudia, nei pressi di Borgo San Donato, è deceduto dopo una settimana d’agonia all’ospedale “Goretti”, dove era stato subito ricoverato con gravissime ferite alla testa e a un braccio.
    Il racconto di Moretto, caduto anche in contraddizione, sulla caduta dallo scooter guidato da lui e con il 28enne seduto dietro non hanno mai convinto gli inquirenti.
    L’indagato, pochi giorni dopo la tragedia, aveva inoltre messo in vendita il mezzo, uno Yamaha TMax.
    Mentre “Pipistrello” continua a ripetere che con l’amico sono rimasti vittima di un incidente, i sostituti De Lazzaro e Taglione hanno inoltre indagato Mastrodomenico, volto noto alle forze dell’ordine, condannato in primo grado a due anni e mezzo di reclusione, con l’accusa di tentata estorsione e di aver cercato di bruciare il locale al titolare di un supermercato Carrefour del Circeo, rinviato a giudizio per maltrattamenti, stalking e danneggiamento nei confronti della sua ex e già arrestato dalla Mobile per spaccio di droga.
    I carabinieri del Ris stanno analizzando le scarpe sequestrate al 50enne, gli abiti di Moretto e tre caschi.
    Gli inquirenti sospettano che Erik D’Arienzo avesse un piccolo debito di droga con un fornitore e che sia stato vittima di una spedizione punitiva degenerata, con i due indagati che potrebbero soltanto averlo attirato in trappola.
    Ma si tratta soltanto di ipotesi e i carabinieri stanno continuando a indagare senza sosta.
    Il padre della vittima, Ermanno D’Arienzo, detto “Topolino”, è un pregiudicato protagonista in passato di clamorose rapine, che dieci anni fa ha iniziato ad essere coinvolto anche nello spaccio di droga e al quale sono stati confiscati i beni perché ritenuti frutto di attività criminali.
    Anche il 28enne era incappato in alcune indagini e proprio il giro della droga potrebbe averlo condannato a morte.

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    Stalking nei confronti di amiche e conoscenti del marito: a giudizio

    A giudizio per stalking Cinzia Pressato, la 47enne di Sabaudia arrestata con l’accusa di aver tormentato per cinque mesi amiche e conoscenti del marito da cui si stava separando.Le vittime si sono trovate con le auto o il citofono di casa danneggiati, insulti su Facebook, Instagram o tramite WhatsApp.
    Tutte accusate dall’imputata di intrattenere rapporti con il marito.
    Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, respinta la richiesta di un rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica sull’imputata, presentato dal difensore della donna, l’avvocato Valentina Macor, ha disposto per la 47enne un processo.
    La prima udienza è fissata davanti al giudice del Tribunale di Latina, Maria Assunta Fosso, per il prossimo 28 ottobre.
    Tredici le presunte vittime, otto delle quali si sono costituite parte civile.
    Cinzia Pressato, che era arrivata al punto di pubblicare sui social l’ordinanza di custodia cautelare emessa a suo carico, era stata messa ai domiciliari e poi in carcere.

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    Piano daini del Parco del Circeo e veleni sui social, cinque indagati

    A otto mesi di distanza dalle forti polemiche sul piano del Parco Nazionale del Circeo per ridurre il numero di daini nella foresta demaniale di Sabaudia, cinque tra i principali autori della protesta, che aveva portato anche a creare un gruppo Facebook, sono stati indagati per diffamazione.A portare il sostituto procuratore Giuseppe Miliano ad aprire un’inchiesta è stata la denuncia presentata a febbraio dall’Ente che gestisce l’area protetta.
    I toni sui social erano stati pesanti.
    E tra gli attuali indagati, tutti di Sabaudia e Ponza, c’è l’ex sindaco dell’isola lunata, Piero Vigorelli, che aveva sollevato il caso degli abbattimenti degli ungulati.
    La polizia postale sta indagando e, analizzando quanto pubblicato su Facebook in quei giorni, il numero degli indagati potrebbe aumentare.
    Dopo le polemiche socal, al Parco arrivò anche Jimmy Ghione e Striscia la Notizia, vennero fatte delle manifestazioni a difesa degli animali e la deputata azzurra Michela Vittoria Brambilla presentò un’interrogazione.
    Il direttivo dell’Ente decise alla fine decise di presentare una querela, specificando che non si trattava “di una censura contro chi legittimamente esercita il diritto di critica”, ma al contrario di “un atto a garanzia di chi intende manifestare dissenso circa l’operato del Parco, in maniera però costruttiva e rispettoso di un ente che rappresenta lo Stato italiano ed una missione importante sul territorio”.
    Ancora: “Non è più tollerabile che qualcuno utilizzi il diritto di critica ed il Piano Daini per creare volontariamente ostilità, per sobillare gli animi di animalisti, ambientalisti o semplici supporters, vanificando l’attività di inclusione e gli sforzi che l’Ente sta faticosamente affrontando da alcuni anni non senza positivi risultati gestionali”.
    Venne inoltre specificato che il direttivo dell’Ente riteneva alcuni post particolarmente gravi “perché avanzano addirittura ipotesi di reato specifiche a carico del Parco e dei suoi Organi”.
    Ora l’inchiesta e i cinque indagati.

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    Vecchi lavori a tutela della duna, stangata per il Comune

    Stangata al Comune di Sabaudia per i vecchi lavori disposti a tutela della duna costiera.La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’ente locale e confermato così in via definitiva la sentenza emessa il 2 settembre 2014 dalla Corte d’Appello di Roma, che lo condanna a pagare alla società cooperativa agricola Sorgeva quasi 914mila euro oltre agli interessi legali.
    Una sentenza che ha avallato quella emessa nel 2006 dal Tribunale di Roma, accogliendo la richiesta della società Intergea, poi incorporata dalla Sorgeva, con cui la stessa chiedeva le somme relative al mancato pagamento, in alcuni casi totale e in altri parziale, degli importi spettanti per i lavori eseguiti in base alle convenzioni Circeo 88, Life 94 e Life 95 stipulate con il Comune, oltre al maggior danno subito per l’ingiustificato protrarsi dei vincoli contrattuali, richiesta quest’ultima che non è però stata accolta.
    Oltre all’ente locale è stato inoltre condannato, ed è stata confermata la condanna, il Ministero dell’Ambiente a corrispondere allo stesso Comune oltre 200mila euro più interessi.
    Per i giudici l’ente locale è l’unico soggetto titolare delle obbligazioni contrattuali nei confronti dell’appaltatrice, poiché il Comune ha stipulato i tre contratti relativi all’esecuzione dei progetti Circeo 88, Life 94 e Life 95 e di conseguenza il pagamento dei compensi per tali lavori è dovuto dal Comune committente, “non essendo applicabile ai rapporti in contestazione alcuna norma derogatoria di esclusione della responsabilità del committente in ipotesi di tardivo pagamento conseguente alla tardiva ricezione delle somme di danaro poste a disposizione dall’ente finanziatore”.
    Ricorrendo in Cassazione, il Comune di Sabaudia è tornato a battere sulle responsabilità del dicastero ora retto dal ministro Sergio Costa, ma il ricorso è stato appunto dichiarato inammissibile e la Suprema Corte ha precisato che nel ricorso mancavano anche “l’indicazione delle norme di diritto su cui si fonda la pretesa di rivalsa nei confronti del Ministero”.
    La Cassazione ha infine condannato il Comune anche a pagare oltre 10mila euro di spese di giudizio.

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    Il Tar non lancia il salvagente allo stabilimento balneare “Da Toni”

    Nessun salvagente per il noto stabilimento balneare “Da Toni”, a Sabaudia.Il Tar di Latina ha negato alla società “Da Toni La Maga Circe srl”, che gestisce l’attività, la sospensione del provvedimento con cui il Comune ha dichiarato la decadenza della concessione demaniale.
    Dopo aver ascoltato le parti, i giudici amministrativi hanno specificato che ad un sommario esame proprio della fase cautelare le numerose censure proposte non appaiono convincenti, “tenuto conto delle puntuali ragioni che giustificano il provvedimento”.
    Diversi del resto i sequestri per abusi edilizi effettuati nel lido in direzione Torre Paola nel corso degli anni.
    L’ultimo blitz lo scorso anno, con un lungo elenco di contestazioni.
    L’ente locale ha quindi disposto la decadenza della concessione ai sensi del codice della navigazione.

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