More stories

  • in

    Processo Angela Iannotta e Francesco Di Vilio, chiamata in causa la Clinica Villa del Sole di Caserta per il risarciment…

    Durante la prima udienza preliminare del processo contro il chirurgo bariatrico Stefano Cristiano, il Giudice ha accolto la richiesta dei legali di parte civile e autorizzato la chiamata in giudizio della Clinica Villa del Sole SpA.
    La clinica è stata convocata come responsabile civile per il risarcimento dei danni subiti da Angela Iannotta e dai familiari di Di Vilio. La prossima udienza preliminare per la costituzione in giudizio della Clinica del Sole è prevista per il 5 aprile prossimo.
    La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dal Procuratore Capo della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, dott. Pierpaolo Bruni, e dal Pubblico Ministero delegato, dott.ssa Valentina Santoro. Durante l’udienza precedente, si è anche assistito alla costituzione di parte civile di Angela Iannotta, rappresentata dall’avvocato Raffaele G. Crisileo, e dei familiari del defunto Francesco Di Vilio, assistiti dall’avvocato Gaetano Crisileo.
    Inoltre, l’Associazione Codici Salute, rappresentata dall’avvocato Ivano Giacomelli, si è costituita come parte civile. È stata ammessa l’inclusione della Clinica Villa del Sole SpA di Caserta, nella persona del direttore sanitario, dott. Nicolino Rosato, e del legale rappresentante, dott. Americo Porfidia, come responsabile civile.
    Gli avvocati Crisileo sostengono che sia la clinica a dover risarcire i danni ad Angela Iannotta e agli eredi Di Vilio nel caso in cui il dott. Cristiano venisse condannato per le accuse di lesioni colpose gravissime e falso ai danni di Angela Iannotta e omicidio colposo per il decesso di Francesco Di Vilio. LEGGI TUTTO

  • in

    Napoli, 15enne morto per il sushi: fissato il processo

    Il gip del Tribunale di Napoli ha deciso di rinviare a giudizio due imputati per la morte del giovane studente Luca Piscopo, avvenuta a dicembre del 2021.
    La tragedia si è verificata dopo che il ragazzo ha pranzato in un ristorante di Sushi situato nell’area collinare di Napoli. Il titolare del negozio, Xie Jangtao, e il medico curante di famiglia, Gaetano Palma, dovranno rispondere dell’accusa di omicidio colposo.
    Il pm della Procura di Napoli– come anticipa Il mattino- ipotizza che entrambi abbiano avuto un ruolo di responsabilità nella gestione del cibo nel ristorante, presumibilmente in cattive condizioni, e nelle cure somministrate a seguito dell’intossicazione.
    Il processo inizierà il 17 maggio e entrambi gli imputati avranno l’occasione di difendere la propria condotta.
     Genitori e fratelli si costituiranno parte civile
    I genitori di Luca, Antonio Piscopo e Maria Rosaria Borrelli, rappresentati dall’avvocato penalista Marianna Borrelli, si costituiranno parte civile, mentre i fratelli di Luca saranno assistiti dagli avvocati Amedeo Bolla e Rossella Esposito. LEGGI TUTTO

  • in

    Frode fiscale: assoluzione postuma per Carlo Giuffrè e sua moglie

    Carlo Giuffrè, famoso attore di teatro scomparso nel 2018, e sua moglie Lidia Panicali sono stati assolti con formula piena.“È crollato oggi, dinanzi al Giudice delle Indagini Preliminari di Roma, il castello delle accuse contro Lidia Panicali e Carlo Giuffré- fa sapere l’avvocato Mario Bernardo- con la pronuncia della sentenza di assoluzione per non avere commesso il fatto”.
    Si chiude dunque “senza incertezze”, prosegue l’avvocato Bernardo, la vicenda giudiziaria cominciata nel 2018 a seguito dell’arresto di un dipendente dell’Agenzia delle Entrate e di un commercialista con le accuse di corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, frode informatica e accesso abusivo ai dati, “allo scopo di alterare le posizioni fiscali di diversi contribuenti e procurare quale ingiusto profitto la riduzione delle imposte”.
    Grande clamore e curiosità quando uscirono fuori i nomi, i presunti beneficiari degli sgravi fiscali: “In particolare- sottolinea l’avvocato- i coniugi Carlo Giuffré e Lidia Panicali, portati alla ribalta su un palco mediatico ben diverso da quelli frequentati con successo e partecipazione di pubblico”.
    Carlo Giuffrè si spegneva nel novembre del 2018, prosegue l’avvocato Bernardo, “sollevando la Procura dal proseguimento dell’azione penale nei suoi confronti, ma soprattutto senza potere avere contezza del sipario giudiziario, a prova della propria innocenza. Non meno amareggiata è stata la condivisione delle stesse accuse da parte della signora Panicali, negli oltre cinque anni frattanto trascorsi” fino alla sentenza di oggi.
    Anche lei attrice e doppiatrice, figlia di Giulio Panicali, attore e doppiatore tra i più celebri per aver dato voce a grandi star di Hollywood come Robert Taylor, Kirk Douglas, Henry Fonda, Bing Crosby, Glenn Ford e James Mason. Lidia Panicali, chiude l’avvocato Bernardo “ha seguito in prima persona gli sviluppi dell’indagine, ribadendo la propria estraneità agli illeciti contestati. Alla bontà delle sue condotte hanno dato ragione gli esiti odierni, suffragati dalle verifiche tributarie”. LEGGI TUTTO

  • in

    Benevento, omicidio Circelli: rinviati a giudizio proprietario ed affittuario del fondo

    Il Gup del Tribunale di Benevento, Loredana Camerlengo, accogliendo le richieste dell’ avvocato Vittorio Fucci e del Pm Dott. Giulio Barbato, ha rinviato a giudizio Antonio Pepe, di anni 55 e Antonio Brilli , di anni 39, entrambi di San Bartolomeo In Galdo, rispettivamente proprietario ed affittuario del fondo agricolo, per l’ omicidio colposo di Antonio Circelli, di anni 78 di San Bartolomeo in Galdo.
    I familiari del Circellli, costituitisi parte civile, sono assistiti dall’ avvocato Vittorio Fucci, mentre gli imputati sono difesi dagli avvocati Giuseppe Ricci, Antonio Bruno Romano, Alfonso Fiorilli.
    In particolare il Circelli, ottimo cacciatore ed artigiano in pensione, era giunto in un posto dove era solito addestrare i suoi 4 cani, una volta lì uno di loro cadeva in una cisterna e il Circelli per salvarlo cadeva anche lui, non riuscendo poi ad uscirne e morendo affogato.
    Gli imputati sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo, essendo loro contestata la mancata adozione di forme di sicurezza per impedire di accedere al terreno, la mancata segnalazione dell’ esistenza della cisterna priva di copertura e di collegamenti ad una sorgente, con una profondità di oltre 3 metri e la mancata predisposizione di recensione o di barriere lungo i bordi per evitare il rischio della caduta.
    La prima udienza dibattimentale si terrà il 9 settembre dinanzi al Giudice Monocratico del Tribunale di Benvento Dott.ssa Simonetta Rotili. LEGGI TUTTO

  • in

    Processo a Pino Grazioli: genericità del capo di imputazione è tutto da rifare

    Si è’ tenuto stamattina, presso il Tribunale penale di Napoli, sezione 1, Dott. Conte, il processo, con udienza predibattimentale, a carico del giornalista Grazioli, nei confronti di Angelo Napolitano.
    È accusato di diffamazione aggravata dal mezzo stampa.
    L’Avvocato Massimo Viscusi, nelle questioni preliminari, ha eccepito l’inesatta e generica descrizione dei fatti oggetto di contestazione, per il qual motivo è stata confermata l’indeterminatezza del Capo di imputazione (oltre ad essere stato omessa la parte offesa, rilevata d’ufficio dal Giudice), che ha condotto alla trasmissione degli atti al PM, che dovrà riformulare e rinotificare il relativo Decreto di citazione è di fissazione dell’udienza.Pertanto, tutto da rifare LEGGI TUTTO

  • in

    Diffamazione all’influencer Imperatrice: il 26 gennaio la decisione del Tribunale su Pino Grazioli

    Il 2 gennaio scorso, davanti al Tribunale di Napoli in composizione monocratica, si è tenuta l’udienza predibattimentale del processo che vede imputato di diffamazione col mezzo della stampa il sig. Giuseppe (detto Pino) Grazioli Somma, giornalista pubblicista, e nella veste di persona offesa la nota influencer napoletana Mariagrazia Imperatrice.
    La vicenda riguarda alcune trasmissioni del giornalista Pino Grazioli Somma sulla piattaforma Facebook, che prendevano di mira la signora Imperatrice. In particolare il cronista, nel commentare la notizia diffusa il giorno di Natale 2022 dalla influencer, che aveva annunciato a sua nonna – anch’essa conosciuta per le sue apparizioni su Facebook come Nonna Margherita – ed ai suoi follower di aspettare un bambino, la chiamava sardonicamente “Cenerentola”, e si chiedeva chi tra i 7 nani fosse il padre del nascituro, canzonandola in vernacolo: “Cenerentola è incinta! Chi è stato dei sette nani chi è stato? Chi sette nani è stato? Cucciolo, Pisolo, Brontolo, Chiavetonolo, Mammolo, Trombettonolo …”.
    Sicché, il pubblicista Pino Grazioli Somma è chiamato a rispondere di diffamazione aggravata, perché, a leggere il capo di imputazione, “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in qualità di giornalista pubblicista, nel corso di dirette avviate sulla piattaforma Facebook”, avrebbe sostenuto che “non era nota l’identità del padre del nascituro, avendo la sig.ra Imperatrice numerosi partner … così provocando i commenti di altri utenti della piattaforma che a loro volta la denigravano”.
    Il processo contro il cronista Pino Grazioli Somma, nel quale la signora Imperatrice si è costituita Parte civile con il patrocinio dell’avvocato Francesco Cafiero de Raho, e che all’udienza del 2 gennaio ha visto respinta la richiesta di non luogo a procedere avanzata dal difensore del giornalista, avvocato Massimo Viscusi, proseguirà il prossimo 26 gennaio davanti al Giudice della sez. VII.ma del Tribunale di Napoli, dott.ssa Maria Brunetti Pierri. LEGGI TUTTO

  • in

    Caserta, truffa dell’aspirapolvere: a processo 40enne

    Il Procuratore Aggiunto della Procura Sammaritana dott. Antonio D’Amato ha rinviato a giudizio Michela Busico 40 di Bellona, difesa dall’ avvocato Pasquale Casoria per il reato di truffa aggravata e sostituzione di persona.
    La signora quale venditrice per conto della società Vorwerk Italia s.a.s, con artifizi e raggiri consistiti nel compilare una proposta d’ordine di un aspirapolvere “folletto” utilizzando i dati di V. M. R, induceva in errore il personale della società sulla genuinità dell’ordine e la stessa persona offesa facendole credere che era un errore.
    E si procurava così l’ingiusto profitto rappresentato dalla erogazione delle provvigioni connesse alla vendita dell’aspirapolvere con pari danno per la società alla quale non veniva corrisposta la somma di euro 500,00 a saldo dell’importo corrispondente al prezzo di vendita dell’elettrodomestico.
    E quindi per commettere il reato di truffa induceva in errore il personale della Vorwerk Italia s.a.s. in ordine alla genuinità dell’ordine che compilava utilizzando indebitamente el generalità di V. M. R. e facendo in modo che quest’ultima risultasse contraente.
    Ed inoltre rinviava a giudizio sempre la stessa Busico Michela la quale con artifizi e raggiri consistiti nel proporre in vendita a D. N. F. due aspirapolveri a un prezzo conveniente, induceva in errore la persona offesa sulla bontà dell’offerta e si procurava così un ingiusto profitto pari alla somma di euro 600, 00 che si faceva consegnare in contanti, con pari danno per la persona offesa alla quale non veniva consegnato alcun prodotto ne’ restituiva la somma versata.
    Il processo traeva origine dalla querela presentata dalle persone offese a mezzo dei loro legali gli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo che nel processo si costituiranno parte civile nell’interesse dei loro assistiti per i fatti che si sono verificati in Capua due anni fa’. LEGGI TUTTO

  • in

    Strangolo’ la madre: per i periti Francesco Plumitallo era totalmente infermo di mente al momento del fatto

    Strangolo’ la madre: per i periti Francesco Plumitallo era totalmente infermo di mente al momento del fatto. Il 13 febbraio comparira’ dinanzi alla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere.
    La dott.ssa Alessandra Grammatica, Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dopo l’incidente probatorio (e la perizia psichiatrica )nel processo nei confronti di Francesco Plumitallo.
    Il giovane di 30 anni, di Capodrise reo confesso di aver strangolato la propria madre Patrizia Lombardi Vella, di 55 anni detta Rosa ha accolto la richiesta di giudizio immediato del Pubblico Ministero dott. Giacomo Urbano per il giovane.
    L’udienza e’ fissata per il 13 febbraio prossimo dinanzi alla Corte di Assise. In contraddittorio durante l’incidente probatorio venne sentito prima il perito nominato dal Giudice, lo psichiatra dott. Raffaele Sperandeo , poi il consulente psichiatra della difesa il dott. Giovanni D’Angelo e insieme hanno concluso dicendo che era completamente assente la capacità di intendere e volere del 30enne al momento del delitto perche’ affetto da infermita’ totale di mente.
    A chiedere la perizia psichiatrica – durante l’udienza di convalida dell’arresto – erano stati i difensori di Francesco Plumitallo, gli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo.attualmente Francesco si trova rinchiuso sorvegliato a visto nel reparto psichiatrico del carcere sammaritano.
    Per la cronaca il fatto di sangue avvenne di buon mattino di martedì 14 novembre scorso in un appartamento nel palazzo della famiglia Vella in via Santa Maria degli Angeli. Secondo la versione fornita da Francesco, egli stava facendo colazione con la mamma.
    Allora si avvicino’ a lei, la prese come per abbracciarla e poi la strangolo’ da dietro e quando ambedue caddero a terra l’accarezzo’. Fu lui stesso poi a chiamare la polizia e suo zio sacerdote don Gianni Vella.
    Francesco Plumitallo poi confesso’ l’accaduto al Pubblico Ministero dott. Giacomo Urbano e alla dott.ssa Alessandra Grammatica.
    Descrisse la scena di cui ricordava quasi niente come un momento di raptus in cui non aveva preso le medicine che prescritte dal Centro d’Igiene Mentale di Marcianise e aveva perso completamente il controllo. LEGGI TUTTO

  • in

    Processo immediato per gli assassini di Giogiò: ci sono anche due complici

    Il 15 febbraio si svolgerà la prima udienza del processo immediato davanti al Tribunale per i minorenni chiesto ed ottenuto dalla Procura per l’assassino e i complici che la notte del 31 agosto uccisero il musicista  napoletano Giovanbattista Cutolo.
    Dalle carte della Procura emerge che ci sono anche due complici. Si tratta di due rapinatori, uno di 20 e uno di 28 anni, che risultano indagati per concorso anomalo in omicidio nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio del musicista 24enne.
    I due indagati – come riportano Il Mattino e l’edizione napoletano di Repubblica in edicola oggi-sono entrambi originari dei Quartieri Spagnoli e sono noti alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la mattina dell’omicidio i due rapinatori si trovavano in piazza Municipio insieme a un terzo soggetto, che conosceva il minorenne armato che ha sparato a Giogiò. I tre decisero di andare a mangiare un panino in un pub del centro, dove si imbatterono nella comitiva di amici del musicista.
    I due rapinatori iniziarono a provocare verbalmente i ragazzi, poi uno di loro spruzzò la maionese in testa a uno degli amici di Giogiò. La situazione precipitò quando i due rapinatori iniziarono ad aggredire i ragazzi con sedie e tavolini.
    Giovannabattista Cutolo intervenne per difendere un amico che stava subendo le botte, ma fu raggiunto da tre colpi di pistola sparati dal minorenne. Il musicista morì poco dopo in ospedale.

    I due rapinatori hanno negato di sapere che il minorenne era armato. Uno di loro ha anche dichiarato di aver incontrato il killer per la prima volta solo poche ore prima dell’omicidio.
    L’inchiesta sull’omicidio di Giogiò è ancora in corso e gli inquirenti stanno valutando la possibilità di costituire parte civile nel processo anche il Comune di Napoli, che ha subito un danno d’immagine a causa della vicenda.
    L’omicidio di Giogiò è un atto di violenza insensata che ha sconvolto l’intera città di Napoli. I due rapinatori indagati sono responsabili di aver scatenato la rissa che ha portato alla morte del giovane musicista. La loro posizione è grave e dovranno rispondere di concorso anomalo in omicidio, un reato da corte di assise. LEGGI TUTTO

  • in

    Sentenza choc: gambe amputate a Gaetano Ferraiulo, tutti assolti perché il fatto non sussiste

    Assolti perché il fatto non sussiste. E’ la sentenza choc pronunciata oggi dal tribunale di Aversa per il ferimento di Gaetano Barbuto Ferraiuolo, il ragazzo di Sant’Antimo raggiunto da colpi di pistola alle gambe in corso Europa al culmine di una lite.
    A emettere la decisione oggi, 23 marzo, il gip di Napoli Nord, Daniele Grunieri, davanti al quale si è svolto il processo con rito abbreviato.
    “Mi hanno amputato le gambe per la seconda volta”, ha commentato laconico Gaetano Barbuto Ferraiuolo. La mamma invece si è lasciata andare in “Ingiustzia è fatta. Non ci sono parole. Solo tanta amarezza e dolore che si aggiunge a quello già provato da oltre due anni”.
    A processo c’erano tre giovani: Antonio Sgamato, 26enne di Sant’Antimo, Antimo Belardo, 28 anni anche lui di Sant’Antimo, e Raffaele Chiacchio, 19enne di Grumo Nevano. Nel settembre 2020, a Sant’Antimo, l’allora 21enne fu raggiunto da dei colpi di pistola, che seguirono una lite, alle gambe. A causa delle ferite riportate, fu necessaria l’asportazione degli arti inferiori.
    I tre sospettati, arrestati dopo un mese per tentato omicidio, furono poi scarcerati e rimessi in libertà con la sola accusa di lesioni gravissime. Oggi è arrivata la sentenza choc. Ora bisognerà attendere le motivazioni e fare appello. LEGGI TUTTO

  • in

    Processo “cella zero” a Poggioreale: tutti assolti i 12 agenti penitenziari

    “Il fatto non sussiste”: hanno tutti rinunciato alla prescrizione e sono stati tutti assolti gli agenti della polizia penitenziaria coinvolti nel cosiddetto processo sulla “cella zero” nel carcere napoletano di Poggioreale.
    La sentenza riguarda una decina di agenti ai quali venivano contestati abusi e lesioni ai danni dei detenuti. La sentenza è stata pronunciata in mattinata a Napoli, dal giudice Diego Vargas (terza sezione penale).
    I presunti maltrattamenti vennero denunciati da quattro ex detenuti del carcere di Poggioreale tra il 2012 e il 2014. Il processo prese il via nel 2018 e l’introduzione del reato di tortura (che non poteva essere contestato come invece è avvenuto per i fatti di Santa Maria Capua Vetere) è risalente al 2017.
    Il collegio difensivo è stato composto, tra gli altri, dagli avvocati Marcello Severino, Carmine Capasso, Carlo De Stavola, Elisabetta Montano e Marco Monica. LEGGI TUTTO