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    Dischetti spiaggiati, anche il Comune di Formia parte civile

    È stata accolta martedì, da parte del Gup del Tribunale di Salerno, la richiesta da parte del Comune di Formia di costituirsi come parte civile nel processo che vede indagati alcuni dirigenti della multinazionale Veolia, insieme ad altri dirigenti pubblici, per reato di disastro ambientale e inquinamento doloso causato dalla dispersione di oltre 130 milioni di dischetti filtratori fuoriusciti dal depuratore di Paestum. A renderlo noto, il sindaco Paola Villa.“La vicenda risale al 2018 ed ha interessato tutto il litorale da Salerno fino ad Ostia”, ricorda il primo cittadino. “Ha riguardato le nostre spiagge e isole. Ha riguardato le nostre acque, tanti gli animali, in particolar modo tartarughe uccise per aver ingerito i dischetti che galleggiando potevano essere scambiati per meduse. La multinazionale Veolia rappresenta la parte privata di Acqualatina, pertanto il comune di Formia già da mesi ha inoltrato richiesta all’Ato4 perché si costituisse parte civile, visto il diniego, allora ha deciso di costituirsi come Comune, coinvolgendo anche il Comune di Latina. I dischetti hanno invaso tutte le nostre spiagge, i responsabili del depuratore non hanno attuato alcuna bonifica, ancora oggi molti dei dischetti è possibile ritrovarli sulle nostre spiagge, ormai talmente camuffati che si confondono facilmente con la sabbia. La costituzione di parte civile di alcuni Comuni oltre che delle Associazioni ambientaliste fa comprendere come tale faccenda abbia un carattere istituzionale oltre che meramente ambientale”.

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    Touch & Go, concessi gli arresti domiciliari a Di Meo

    Ai domiciliari Giancarlo Di Meo, il 35enne di Minturno, coinvolto nell’inchiesta antimafia denominata Touch & Go e accusato di essere parte di un’organizzazione criminale finalizzata al narcotraffico.Il gip del Tribunale di Roma, Ezio Damizia, accogliendo l’istanza presentata dal difensore dell’indagato, l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, ha fatto uscire il giovane dal carcere.
    Il prossimo 17 dicembre, inoltre, si discuterà invece in Cassazione il ricorso presentato dalla difesa per chiedere l’annullamento della misura cautelare.

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    Spese pazze in Regione, condannato l’ex consigliere Galetto

    Due anni di reclusione, con sospensione condizionale della pena. Questa la condanna inflitta dal Tribunale di Roma all’ex consigliere regionale del Pdl, Stefano Galetto, di Latina, accusato di peculato.Assolto invece l’ex consigliere regionale azzurro Romolo Del Balzo, di Minturno, accusato di truffa, e assolta anche l’ex consigliera regionale romana Lidia Nobili.
    Si è concluso così, a distanza di otto anni, il processo denominato “Spese Pazze”, disposto alla luce delle indagini compiute dalla Guardia di finanza dopo lo scandalo dei rimborsi ai gruppi durante la legislatura di Renata Polverini e dopo le dichiarazioni fatte dal consigliere simbolo di quello scandalo, Franco Fiorito, detto er Batman.
    Il pm aveva chiesto invece la condanna a due anni per Del Balzo e Nobili e a tre anni per Galetto.
    Quest’ultimo, nello specifico, era finito sotto accusa per il denaro che ha fatto ottenere all’Unione Rugby Pontina, in cui aveva militato e di cui era stato socio.
    Novantamila euro che dovevano servire a promuovere lo sport nelle scuole, ma di cui non era stata poi chiara la destinazione.
    Del Balzo era invece stato accusato per 54.300 euro che si era fatto rimborsare con assegni e bonifici, allegando giustificativi solo per 14.579 euro.
    E Nobili per aver impiegato, secondo gli inquirenti, 139.208 euro per farsi campagna elettorale a Rieti.
    Una vicenda per cui i tre ex consiglieri quattro anni fa sono stati condannati dalla Corte dei Conti: Galetto a risarcire alla Regione Lazio 76mila euro, Del Balzo 35mila e Nobili 125mila.

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    Spaccio di cocaina, arresto convalidato e indagato rimesso in libertà

    Il gip del Tribunale di Cassino, Vittoria Sodani, ha convalidato l’arresto del 42enne di Scauri, Antonio Brancaccio, arrestato dai carabinieri nello scorso fine settimana dopo essere stato sorpreso in flagranza a cedere 2,7 grammi di cocaina a un 25enne di Gaeta ed essere stato trovato, una volta perquisito, in possesso di 500 euro in contanti e ritagli di buste per il confezionamento della sostanza stupefacente.Il giudice ha però accolto la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Gianni Bove, e ha rimesso immediatamente in libertà l’indagato, sottoponendolo al solo obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

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    Omicidio Campanale, parlano gli avvocati della famiglia della vittima

    Riceviamo e pubblichiamo la nota diffusa nella giornata di ieri, venerdì 6 novembre, dal pool di avvocati che assiste la famiglia Campanale, in merito all’uccisione di Cristiano Campanale e al tentato omicidio di Andrea Campanale. I fatti avvennero lo scorso 25 gennaio 2019 a Scauri.Edoardo Di Caprio, l’imprenditore di Scauri che ha investì ed uccise Cristiano Campanale, aggredendo successivamente anche il fratello della vittima, Andrea, è stato condannato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Cassino a sedici anni e otto mesi di reclusione.
    “Il collegio difensivo della famiglia Campanale, composto dagli avv.ti Ponti, Di Nardo, Palermo, Di Giuseppe e Ferraro, sente il bisogno di spegnere i riflettori su questa triste ed irrimediabile vicenda che nella giornata del 05 novembre ha visto il Tribunale di Cassino, nella persona del Gup dott. Scalera, condannare il sig. Di Caprio a 16 anni ed 8 mesi di reclusione ed all’interdizione dai pubblici uffici.

    Il luogo dove è avvenuto l’omicidio

    La famiglia del compianto Cristiano non intende gioire per questa decisione considerato che mai alcuna pena della giustizia degli uomini, finanche quella massima prevista dalla legge, avrebbe consentito di riabbracciare il proprio congiunto.
    Nelle ore immediatamente successive alla decisione del Tribunale, la famiglia, come ha sempre fatto, si è stretta nell’intimità dei propri cari ricordando, prima ad essi e poi a tutte le persone che gli sono state vicine, come tale vicenda abbia provocato solo dolore e senso di frustrazione per ciò che poteva essere evitato.
    Non hanno mai cercato e richiesto vendetta ma solo ed esclusivamente l’applicazione della giustizia che, sebbene con i propri correttivi previsti dalla legge, a volte può sembrare mite.
    I difensori della famiglia Campanale si dichiarano soddisfatti che il Tribunale abbia confermato l’impianto di cui al capo d’imputazione confermando la volontarietà dell’omicidio. Nel corso del dibattimento si è tentato di voler derubricare il reato di omicidio in preterintenzionale che prevede una pena molto più mite.
    Effettivamente, mantenendo la qualificazione giuridica fornita dalla Procura nel capo d’imputazione il Tribunale ha emesso la sua condanna partendo da una pena base di circa 25 anni e che, solo per la scelta del rito, che prevede uno sconto di pena di 1/3, ha consentito all’imputato il riconoscimento dei quasi 17 anni di reclusione.
    D’altra parte diversamente non sarebbe potuto essere anche alla luce del notevole materiale probatorio raccolto in fase di indagini che confermava la volontarietà dell’evento.
    E’ evidente che dalla lettura delle motivazioni della sentenza, che saranno depositate entro 90 giorni, potremo conoscere quale ricostruzione logica dei fatti ha effettuato il Magistrato giudicante che, a nostro dire, ha sempre mantenuto un indubbio equilibrio prima ancora che un rispetto ineccepibile per le rispettive parti processuali.
    È indiscutibile che anche le statuizioni di natura civile, che sono state riconosciute e certamente avranno ulteriori sviluppi nel futuro, non attenua l’emozione che ha pervaso tutti nel corso del processo e che coinvolge tutti in una società oggi troppo frenetica e spesso priva di inibizioni per il rispetto delle regole”.

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    Omicidio Campanale, condannato l’imprenditore Di Caprio

    Sedici anni e otto mesi di reclusione. Questa la condanna inflitta dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Cassino a carico di Edoardo Di Caprio, l’imprenditore di Scauri accusato di omicidio volontario aggravato ai danni di Cristiano Campanale e di tentato omicidio a carico di Andrea Campanale, compiuti il 25 gennaio 2019 a Minturno. […]
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    Braccio amputato dopo incidente sul lavoro: tutto prescritto

    Si è conclusa con una sentenza di assoluzione per intervenuta prescrizione la vicenda relativa alle gravi lesioni subite da un operaio del Comune di Minturno, il quale nell’anno 2011 rimase vittima dell’amputazione del braccio sinistro e di numerose fratture nel corso delle operazioni di potatura degli alberi del Comune.Secondo la Procura di Latina la responsabilità dell’evento era da addebitare al dottor Vincenzo Greco, già Prefetto di Chieti, all’epoca commissario prefettizio in quel di Minturno per l’assenza del sindaco, dimissionario: per l’accusa Greco non aveva correttamente valutato i rischi nell’esecuzione dei citati lavori.
    Ipotesi da sempre contestata dall’indagato che viceversa, tramite il suo difensore, l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, aveva prodotto un articolato organigramma predisposto al momento dell’insediamento con una corretta e puntuale divisione dei compiti: “Un organigramma – spiega il legale – che affidava ad altro dirigente la corretta divisione dei ruoli, delle responsabilità e la redazione dei piani antinfortunio”.
    Tuttavia, trascorsi numerosi anni dal fatto, al giudice monocratico del Tribunale di Latina Enrica Villani non è rimasto altro che dichiarare la prescrizione, lasciando così irrisolta la corretta ricostruzione dei fatti e delle eventuali responsabilità.

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    Touch & Go, concessi i domiciliari al 37enne Daniele Scarpa

    Scarcerato Daniele Scarpa, 37enne di Formia, residente a Minturno, coinvolto nell’inchiesta antimafia denominata Touch & Go.Il gip del Tribunale di Roma, Ezio Damizia, accogliendo l’istanza presentata dal difensore dell’indagato, l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, ha concesso al 37enne i domiciliari con braccialetto elettronico.
    Scarpa, accusato di essere parte di un’organizzazione criminale dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti, con ampia disponibilità di armi, è potuto così uscire dal carcere dopo che tale misura era stata confermata anche dal Tribunale del Riesame.
    Soddisfatto l’avvocato Cardillo Cupo, che ritiene Scarpa estraneo alle dinamiche contestate.

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    Touch & Go, spuntano i nomi di Stefanelli e Signore

    Nell’imponente inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma, denominata “Touch & Go” e che due mesi fa ha portato a 22 arresti tra le province di Latina, Napoli, Isernia e Caserta, ipotizzando la costituzione di un’organizzazione criminale dedita al traffico di droga e armi nel sud pontino, con metodi mafiosi, spuntano i nomi dell’attuale sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, e dell’avvocato minturnese Massimo Signore. I nomi dei due, che è subito opportuno sottolineare non è noto al momento se siano indagati, emerge dagli atti trasmessi dai carabinieri del Nucleo operativo di Formia alla Dda, ipotizzando, ben 12 anni fa, un loro coinvolgimento nello spaccio di sostanze stupefacenti. Al momento degli arresti gli investigatori avevano specificato che “Touch & Go” è partita nel 2015, ma al vaglio dell’Antimafia c’è ora anche materiale relativo ad indagini precedenti.Il carteggio in cui compaiono i nomi di Stefanelli e Signore è quello su un’indagine denominata Themis, tra i più antichi nomi della giustizia in Grecia. Accertamenti sullo spaccio di sostanze stupefacenti compiuti dai militari dell’Arma, che coinvolgono oltre novanta persone. Nello specifico, gli investigatori ritengono che il minturnese Giuseppe Fedele, che in “Touch & Go” è inquadrato come l’obiettivo che il gruppo legato alla camorra di Secondigliano intendeva colpire per imporsi nel controllo delle piazze di spaccio del sud pontino, tra Gaeta, Formia e Minturno, e la compagna Lidia Caiazzo, tramite il fratello di quest’ultima, Marco Caiazzo, vendessero cocaina all’avvocato Signore, che insieme a Stefanelli l’avrebbe ceduta a terzi. Nel novembre scorso la Guardia di finanza di Formia, a Castelforte, aveva arrestato il fratello del sindaco di Minturno, Giuseppe Stefanelli, e altre due persone, ritenendo che avessero lanciato dal finestrino dell’auto cocaina e crack. Tali arresti non vennero però convalidati dal gip del Tribunale di Cassino, mancando la flagranza di reato, e la difesa parlò di un “clamoroso errore giudiziario”.

    Negli atti al vaglio dell’Antimafia, i carabinieri ritengono che attorno all’11 maggio 2008, tra Minturno, Latina e Roma, Fedele, i Caiazzo, Signore e Stefanelli, “in concorso tra loro e con soggetti non identificati”, “con più condotte esecutive del medesimo disegno criminoso”, abbiano i primi tre illecitamente acquistato, detenuto e ceduto a Signore e “indirettamente” a Stefanelli, “in più circostanze e per il successivo smercio”, cocaina in quantità superiori ai 50 grammi, in cambio di un corrispettivo in denaro pari a tremila euro. Sempre per i carabinieri, Signore e Stefanelli avrebbero poi diviso tra loro quella droga “al fine di cederla successivamente a terze persone”. Alla luce di alcune intercettazioni telefoniche, i carabinieri specificano che l’avvocato “probabilmente” tratteneva una parte di quella cocaina e la restante la consegnava “a un soggetto della zona che fa l’autista a un senatore della Repubblica, che la smercia a Latina e Roma”. Tale soggetto è stato poi indicato dai carabinieri in Gerardo Stefanelli, ex autista del senatore Michele Forte, ex esponente dell’Udc di cui era leader in provincia il defunto senatore, poi sindaco con il Pd e ora esponente di Italia Viva. Questo quel che risulta agli atti dell’Antimafia di Roma.

    Opportuno però ribadire che non vi sono notizie al momento su eventuali inscrizioni di Signore e Stefanelli sul registro degli indagati, che la vicenda che fa loro riferimento è datata e che i due, fino ad eventuale sentenza definitiva contraria, devono essere considerati completamente innocenti.

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    Pena definitiva per rapina e lesioni aggravate: 24enne arrestato

    Nella mattinata di venerdì, a Spigno Saturnia, i carabinieri della Stazione di Minturno hanno tratto in arresto un 24enne. Il giovane è stato raggiunto da un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della repubblica presso il Tribunale di Cassino.La misura è stata emessa per i reati di rapina e lesioni aggravate in concorso, commessi a Formia il 19 novembre del 2017 e che sono costati al 24enne una condanna a tre anni di reclusione, oltre a 800 euro di multa.
    Espletate le formalità di rito, l’arrestato è stato trasferito presso la casa circondariale di Cassino.

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    Fake credits, liberati i due pontini arrestati dalla Finanza di Catania

    Liberi i due pontini coinvolti nell’inchiesta “Fake Credits” della Guardia di Finanza di Catania.Sebastiano Di Meo e Pietro Guardabascio, di Minturno e Formia, erano stati arrestati insieme ad altre 25 persone, con l’accusa di associazione per delinquere e frode fiscale con indebite compensazioni Iva.
    I due indagati erano stati messi ai domiciliari.
    Misure disposte nell’ambito di un’inchiesta che ha portato anche al sequestro di undici società e a ipotizzare danni milionari per le casse dello Stato.
    Dopo essersi avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip, i due pontini, difesi dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, hanno sostenuto la loro estraneità ai fatti contestati, specificando di essere stati vittime di un’abusiva acquisizione dei loro dati personali, fiscali e societari, non avendo mai sottoscritto nulla ed essendo estranei al contesto associativo radicato nel catanese.
    Il gip, esaminate le istanze difensive, ha quindi revocato la misura cautelare per il venir meno dei gravi indizi di colpevolezza e ordinata l’immediata remissione in libertà degli indagati.

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