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    Spaccio di cocaina, arresto convalidato e indagato rimesso in libertà

    Il gip del Tribunale di Cassino, Vittoria Sodani, ha convalidato l’arresto del 42enne di Scauri, Antonio Brancaccio, arrestato dai carabinieri nello scorso fine settimana dopo essere stato sorpreso in flagranza a cedere 2,7 grammi di cocaina a un 25enne di Gaeta ed essere stato trovato, una volta perquisito, in possesso di 500 euro in contanti e ritagli di buste per il confezionamento della sostanza stupefacente.Il giudice ha però accolto la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Gianni Bove, e ha rimesso immediatamente in libertà l’indagato, sottoponendolo al solo obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

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    Dirty Glass, dal nuovo blitz spuntano altri tre indagati

    In “Dirty Glass”, a margine del blitz disposto dall’Antimafia di Roma nelle società ritenute riconducibili all’imprenditore Luciano Iannotta, già accusato di aver messo in piedi un vasto sistema criminale avvalendosi anche del clan Di Silvio, spuntano altri tre indagati.Si tratta dei contabili Guido Rachella, di Priverno, e Michele Nappi, di Latina, e del commercialista Sergio Gasbarra, di Cisterna.
    Circa 200 poliziotti, tra investigatori della squadra mobile, dell’anticrimine e della postale, coordinati dallo Sco, hanno perquisito e sequestrato computer e documenti in aziende di Latina, Piacenza, Grosseto, Bologna, Milano, Lecce, Cosenza, Napoli, Avellino, Frosinone e Rieti.
    L’attenzione principale è comunque concentrata sui sequestri compiuti a Sonnino, nel quartier generale di Iannotta, dove sarebbero spuntati subito atti utili a confermare la stessa ipotesi di autoriciclaggio, pacchi di cambiali e un’ampia documentazione anche sugli affari attorno al porto di Sperlonga.
    Il blitz è stato disposto dalla Dda di Roma alla luce di una nota dell’8 ottobre scorso della squadra mobile di Latina e soprattutto della relazione presentata dall’amministratore giudiziario delle società sequestrate a Iannotta al momento del suo arresto due mesi fa, il quale ha evidenziato che la Italy Glass aveva emesso e ricevuto numerose fatture relative ad operazioni inesistenti con società del gruppo Akros, amministrata dall’indagato, anche lui arrestato, Luigi De Gregoris, o con società riferibili comunque a Iannotta.
    Gli inquirenti, alla luce anche degli interrogatori del fisioterapista Natan Altomare, arrestato sempre in Dirty Glass, si sono quindi convinti che Iannotta, ex presidente della Confartigianato di Latina e del Terracina Calcio, si sia unito con De Gregoris, Michele Tecchia, Pio Taiani, Rachella e Nappi per compiere più reati di false comunicazioni sociali, emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti, con relativa dichiarazione fraudolenta, trasferimento fraudolento di beni, riciclaggio e autoriciclaggio, utilizzando proprio le società del gruppo Akros.
    La Dda sospetta soprattutto, considerando i rapporti di Iannotta con esponenti della criminalità, da quelli con Pasquale Pirolo a quelli col clan Di Silvio, che abbia agevolato organizzazioni mafiose, mettendo proprio le società del gruppo Akros a disposizione per riciclare denaro sporco, schermato dall’apparente operatività delle imprese commerciali e dalla falsa fatturazione delle stesse.
    Gasbarra invece, già arrestato per la bancarotta Midal, è stato indagato essendo depositario delle scritture contabili delle aziende finite nel mirino.
    Gli investigatori, a caccia di contabilità parallela, e soprattutto i consulenti della Dda, dovranno ora analizzare l’enorme mole di materiale sequestrato.
    Sempre Gasbarra rientra inoltre tra la piccola cerchia di professionisti i cui nomi spuntano fuori nei principali fallimenti decretati dal Tribunale di Latina negli ultimi venti anni e al centro di una maxi-inchiesta della Procura di Latina in corso da tempo, con la quale gli inquirenti stanno cercando di stabilire se dietro a crac e bancarotte, riconducibili a pochi gruppi imprenditoriali, tra cui quello di Iannotta, vi sia stata una vera e propria regia che avrebbe fatto perdere somme enormi, migliaia di posti di lavoro e arricchire pochi imprenditori e professionisti.
    Il commercialista Gasbarra è stato componente del collegio sindacale della fallita Cantieri Navali Rizzardi, un crac attorno al quale gli inquirenti hanno ipotizzato il reato di bancarotta, e tra i destinatari di azione di responsabilità da parte della curatela fallimentare per 92 milioni di euro.
    Incarico avuto anche in Italcraft, società nautica del gruppo ugualmente fallita e al centro di un’articolato procedimento anche per riciclaggio.
    Lo stesso si è occupato della Etr e delle società del gruppo Perrozzi, ovvero dell’imprenditore Fabrizio Perrozzi, a cui è stato confiscato un patrimonio da 150 milioni di euro perché considerato frutto di attività criminali.
    Sempre Gasbarra è stato poi arrestato appunto nell’inchiesta sulla bancarotta Midal ed è imputato nel relativo processo, una società da cui avrebbe percepito annualmente circa 600mila euro.
    Un professionista che nel tempo ha avuto numerosissimi incarichi dalla sezione fallimentare del Tribunale di Latina e che, dopo l’arresto, interrogato dal gip Costantino De Robbio, sostenne che le sue consulenze per il colosso della distribuzione alimentare riguardavano anche il mantenimento di buoni rapporti con agenzie governative locali e con magistrati che avevano ruoli di vertice nell’ufficio giudiziario di Latina.
    Noti del resto i pranzi organizzati da Gasbarra nella sua villa a Cisterna e i voli con il suo elicottero, su cui ospitava anche magistrati, vicende su cui intervenne lo stesso presidente del Tribunale di Latina, Antonio Pannunzio, vietando quelle consuetudini.
    Il commercialista di Cisterna fu infine nominato coadiutore contabile del commissario giudiziale nel concordato Permaflex, società poi fallita e oggetto del primo processo per bancarotta a carico dell’imprenditore Alberto Veneruso.

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    Stop al mercato del pesce a Porto Salvo, ricorso respinto

    Niente più mercato del pesce sul lungomare Caboto, in località Porto Salvo, a Gaeta. Il Tar di Latina ha respinto il ricorso di sette commercianti e confermato l’ordinanza con cui il 29 novembre scorso il vicesindaco Angelo Magliozzi ha imposto l’interruzione immediata delle attività di vendita. Stop dunque al braccio di ferro tra Comune e […]
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    Mercato ittico, il Tar respinge la richiesta cautelare di alcuni operatori

    “Il pronunciamento dei giudici amministrativi conferma la legittimità e correttezza dell’AdSP per rendere fruibile e funzionale la struttura finanziata e realizzata in località Peschiera”. E’ quanto dichiara il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Francesco Maria di Majo, a poche ore dalla pubblicazione dell’ordinanza del Tar del Lazio-sezione di Latina.“L’AdSP continuerà il suo impegno – sottolinea di Majo – per dotare una città di mare come Gaeta di un mercato del pesce moderno e funzionale. La precedente governance nel 2014 aveva promosso l’iter per la realizzazione del mercato ittico (rispondendo ad una esigenza espressa dall’Amministrazione comunale) per la quale furono investiti ben 400 mila euro. Ma non solo. Abbiamo, in continuità con quanto fatto dalle precedenti amministrazioni dell’ente, portato avanti il progetto di riqualificazione dell’intero waterfront di Gaeta che è stato pressoché ultimato rendendo la città più bella e più appetibile sul piano turistico. Si tratta del rilancio del tratto di costa che senza l’apporto finanziario dell’AdSP non si sarebbe potuto concretizzare nel corso di questi anni”.
    Se l’ordinanza del Tar legittima ancora una volta l’operato tecnico e amministrativo dell’AdSP, il suo Comitato di Gestione, nell’ultima seduta, ha concesso il via libera al rilascio della concessione demaniale per un periodo di quattro anni (rinnovabile alla scadenza) alla signora Gemma Ritondale per l’assegnazione di uno dei 14 stalli presenti nella struttura. La neo concessionaria è risultata l’unica operatrice in possesso dei requisiti di legge contemplati dal secondo bando pubblicato dall’Ente portuale per il nuovo mercato ittico di Gaeta.
    Intanto, i termini del terzo bando per l’assegnazione degli stalli del mercato ittico sono scaduti nei giorni scorsi e due nuovi operatori hanno avanzato la richiesta per avere la disponibilità di tre stalli. “Un altro atto concreto – conclude il Presidente dell’AdSP – per la risoluzione di un’annosa problematica. Lo stesso Comune di Gaeta aveva emanato una specifica ordinanza di chiusura, a causa di pressanti anomalie igienico-sanitarie, evidenziate dal competente dipartimento della Asl di Latina, dei superati stalli di vendita sui marciapiedi del Lungomare Caboto. E’ stata già nominata una nuova commissione tecnica per valutare le proposte presentate. Il nostro obiettivo è uno soltanto: il nuovo mercato del pesce di Gaeta deve aprire i battenti. Ci auguriamo che ora tra gli operatori prevalga il buon senso, visto che gli uffici probabilmente procederanno alla pubblicazione di un ulteriore avviso al quale, auspichiamo, aderiscano tutti quei soggetti che nel frattempo siano riusciti a regolarizzare le proprie posizioni”.

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    Confisca milionaria all’ex consigliere regionale campano Ferraro

    Tocca anche il sud della provincia di Latina il blitz della Polizia e della Guardia di finanza che, su ordine della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, hanno confiscato all’imprenditore nel settore dei rifiuti ed ex consigliere regionale della Campania, Nicola Ferraro, un patrimonio stimato in 4 milioni di euro.All’ex esponente dell’Udeur, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, visti i suoi rapporti con il clan dei Casalesi, sono stati infatti confiscati nove fabbricati tra Gaeta, Formia, Caserta e Casal di Principe, un terreno, le quote di due società, un’autovettura una moto, le disponibilità finanziarie presenti in numerosi conti correnti, conti di deposito ed altri investimenti finanziari, e soprattutto le indennità ricevute per l’intero periodo di consiliatura alla Regione Campania, per un valore di oltre 800mila euro, oltre al vitalizio che maturerà tra qualche mese, una volta raggiunto il sessantesimo anno di età.

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    Venti anni di fallimenti milionari, maxi inchiesta della Procura

    Da venti anni si susseguono a Latina fallimenti milionari di aziende attorno ai quali gli inquirenti hanno ipotizzato essere state consumate colossali bancarotte.Una catena di crac in cui ricorrono i nomi sempre degli stessi professionisti e degli stessi imprenditori, tra cui quello di Luciano Iannotta, di recente arrestato nell’ambito dell’inchiesta antimafia Dirty Glass.
    Ipotizzando che sia stato messo su un vero e proprio sistema per fare enormi affari su simili fallimenti, la Procura di Latina ha aperto ed è impegnata da tempo in una maxi inchiesta, partita da quanto emerso con il fallimento della Italcraft di Gaeta.
    Un’indagine estesa a tutte le società del gruppo Rizzardi, alle 23 società del gruppo alimentare Midal, a quelle del gruppo Veneruso e a quelle della famiglia Santoro e Iannotta, sospettando che vi siano anche state intimidazioni dei professionisti incaricati nell’ambito dei fallimenti dal Tribunale di Latina e degli stessi giudici.
    Le società fallite al centro della maxi inchiesta avrebbero sviluppato passività per 1,6 miliardi di euro, di cui circa 1,2 miliardi a danno dello Stato, e causato la perdita di mille posti di lavoro diretti e altrettanti nell’indotto.

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    Mercato del pesce, stop del Tar alla gara dell’Authority

    Sul mercato del pesce a Gaeta è ancora braccio di ferro tra alcuni commercianti e l’Autorità portuale.Sette imprenditori hanno fatto ricorso contro la loro esclusione dalla gara indetta dall’Authority per il rilascio di una concessione demaniale marittima per l’occupazione e la gestione di 14 stalli necessari alla vendita di prodotti ittici al dettaglio, ciascuno di superficie di 36 metri quadrati di superficie, ubicati all’interno di una struttura in località Porto Salvo, per la durata di 4 anni.
    Un provvedimento preso dall’Autorità portuale il 20 dicembre scorso.
    Il presidente del Tar di Latina, Antonio Vinciguerra, ancor prima di ascoltare le parti in aula, con un decreto ha ora bloccato, seppure soltanto relativamente alla posizione di tre ricorrenti, il provvedimento impugnato.
    Il prossimo 21 ottobre il Tar deciderà se confermare la sospensione dell’atto contestato dai venditori di prodotti ittici.

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    Con un carico di droga violando il lockdown: due giovani di Formia assolti

    Sono stati assolti dall’accusa di spaccio di stupefacenti, i due giovani residenti a Formia arrestati in pieno lockdown da Covid-19 perché fermati a Gaeta con un carico di droga. Si tratta del 23enne formiano S.T., difeso dall’avvocato Pasquale di Gabriele, e dell’amico D.D., 24enne d’origine albanese, difeso dall’avvocato Claudia Magliuzzi.I ragazzi, entrambi gravati da precedenti di polizia, lo scorso 6 aprile erano stati fermati dagli agenti della Municipale mentre transitavano in auto a Sant’Agostino. Dimostrarono un nervosismo che sembrava ingiustificato, tanto da portare gli operanti, insospettiti dal loro atteggiamento, a far convergere sul posto anche i carabinieri della Tenenza gaetana, che misero in atto una perquisizione personale e, dunque, veicolare.
    Proprio dagli accertamenti sull’auto, emerse che il 23enne e il 24enne non solo erano in giro violando le prescrizioni legate all’emergenza sanitaria in corso in quei giorni, ma che avevano anche una notevole quantità di hashish. Nel cofano motore dell’autovettura su cui erano in marcia spuntarono infatti circa 173 grammi di hashish, avvolti in una busta di plastica e suddivisi in due panetti. Droga da cui in astratto potevano essere ricavabili ben 1900 singole dosi medie, secondo gli accertamenti in sede processuale, e che appariva destinata ad essere immessa sul mercato del Golfo.
    Alla fine, comparsi davanti al giudice del Tribunale di Cassino Salvatore Scalera, come anticipato per i giovani è arrivata una sentenza di assoluzione dall’accusa di spaccio. Stando agli esiti del processo a loro carico, tutto quel ‘fumo’ era per uso personale, in qualità di semplici assuntori. Una sorta di scorta per affrontare meglio i ‘rigori’ del lockdown, insomma.
    In sostanza, anche tramite la produzione di documenti afferenti la capacità reddituale del 23enne e del 24enne, i difensori hanno dimostrato che, al di là del corposo dato ponderale, gli arrestati non erano pusher. Il pubblico ministero Roberto Bulgarini aveva invece chiesto per ognuno dei due una condanna pari a 6 mesi, oltre a una multa di 1050 euro.

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    Touch & Go, spuntano i nomi di Stefanelli e Signore

    Nell’imponente inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma, denominata “Touch & Go” e che due mesi fa ha portato a 22 arresti tra le province di Latina, Napoli, Isernia e Caserta, ipotizzando la costituzione di un’organizzazione criminale dedita al traffico di droga e armi nel sud pontino, con metodi mafiosi, spuntano i nomi dell’attuale sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, e dell’avvocato minturnese Massimo Signore. I nomi dei due, che è subito opportuno sottolineare non è noto al momento se siano indagati, emerge dagli atti trasmessi dai carabinieri del Nucleo operativo di Formia alla Dda, ipotizzando, ben 12 anni fa, un loro coinvolgimento nello spaccio di sostanze stupefacenti. Al momento degli arresti gli investigatori avevano specificato che “Touch & Go” è partita nel 2015, ma al vaglio dell’Antimafia c’è ora anche materiale relativo ad indagini precedenti.Il carteggio in cui compaiono i nomi di Stefanelli e Signore è quello su un’indagine denominata Themis, tra i più antichi nomi della giustizia in Grecia. Accertamenti sullo spaccio di sostanze stupefacenti compiuti dai militari dell’Arma, che coinvolgono oltre novanta persone. Nello specifico, gli investigatori ritengono che il minturnese Giuseppe Fedele, che in “Touch & Go” è inquadrato come l’obiettivo che il gruppo legato alla camorra di Secondigliano intendeva colpire per imporsi nel controllo delle piazze di spaccio del sud pontino, tra Gaeta, Formia e Minturno, e la compagna Lidia Caiazzo, tramite il fratello di quest’ultima, Marco Caiazzo, vendessero cocaina all’avvocato Signore, che insieme a Stefanelli l’avrebbe ceduta a terzi. Nel novembre scorso la Guardia di finanza di Formia, a Castelforte, aveva arrestato il fratello del sindaco di Minturno, Giuseppe Stefanelli, e altre due persone, ritenendo che avessero lanciato dal finestrino dell’auto cocaina e crack. Tali arresti non vennero però convalidati dal gip del Tribunale di Cassino, mancando la flagranza di reato, e la difesa parlò di un “clamoroso errore giudiziario”.

    Negli atti al vaglio dell’Antimafia, i carabinieri ritengono che attorno all’11 maggio 2008, tra Minturno, Latina e Roma, Fedele, i Caiazzo, Signore e Stefanelli, “in concorso tra loro e con soggetti non identificati”, “con più condotte esecutive del medesimo disegno criminoso”, abbiano i primi tre illecitamente acquistato, detenuto e ceduto a Signore e “indirettamente” a Stefanelli, “in più circostanze e per il successivo smercio”, cocaina in quantità superiori ai 50 grammi, in cambio di un corrispettivo in denaro pari a tremila euro. Sempre per i carabinieri, Signore e Stefanelli avrebbero poi diviso tra loro quella droga “al fine di cederla successivamente a terze persone”. Alla luce di alcune intercettazioni telefoniche, i carabinieri specificano che l’avvocato “probabilmente” tratteneva una parte di quella cocaina e la restante la consegnava “a un soggetto della zona che fa l’autista a un senatore della Repubblica, che la smercia a Latina e Roma”. Tale soggetto è stato poi indicato dai carabinieri in Gerardo Stefanelli, ex autista del senatore Michele Forte, ex esponente dell’Udc di cui era leader in provincia il defunto senatore, poi sindaco con il Pd e ora esponente di Italia Viva. Questo quel che risulta agli atti dell’Antimafia di Roma.

    Opportuno però ribadire che non vi sono notizie al momento su eventuali inscrizioni di Signore e Stefanelli sul registro degli indagati, che la vicenda che fa loro riferimento è datata e che i due, fino ad eventuale sentenza definitiva contraria, devono essere considerati completamente innocenti.

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    Inchiesta per presunta corruzione da Civitavecchia a Formia: chiuse le indagini

    Giuseppe ‘Pino’ Simeone

    Nove le persone nel registro degli indagati: fra tutti Giuseppe “Pino” Simeone, 63enne consigliere regionale di Forza Italia e presidente della commissione Sanità, ex consigliere comunale di Formia. Poi Carlo Amato (imprenditore 60enne), Pasqualino Monti (46enne oggi presidente dell’autorità portuale di Palermo ed ex presidente dell’autorità portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta), Dante Novello (67 anni), Raffaella Pepe (59 anni), Marco Acciari (56 anni), Marielena Terreri (67enne ex dirigente del Comune di Formia), Ferruccio Bonaccioli (71enne ex capo ufficio gare dell’autorità portuale), Luciano D’Orazio (imprenditore 68enne) LEGGI TUTTO

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    Spaccio di cocaina, Di Giorgio condannato a un anno e 8 mesi: libero con obbligo di firma

    Si è concluso oggi, innanzi al Gip del Tribunale di Cassino Salvatore Scalera, il procedimento a carico di Silverio Di Giorgio, trentenne pluripregiudicato arrestato nel luglio dello scorso anno per spaccio di cocaina. Il giovane campano residente a Formia era stato fermato a bordo di un’autovettura dagli agenti del Commissariato di Gaeta che, dopo una […] LEGGI TUTTO