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    Arzano, camorra & clan Moccia: dalle indagini del Ros la guerra (perdente) contro il clan della 167

    Arzano – Affari & clan: dalle indagini del Ros la guerra (perdente) contro il clan della 167. I fraulesi” cacciati da Arzano” dopo essere stati indeboliti da arresti e indagini dei carabinieri della locale tenenza che coinvolsero consiglieri e assessori.
    In alcune delle 1983 pagine dell’ordinanza relativa al maxi blitz contro il clan Moccia riguardano anche i referenti della cosca afragolese ad Arzano e soprattutto la “guerra” contro il clan della 167, ramificazione degli “Amato-Pagano”, che li ha visti soccombere.
    Dopo l’aggressione a Pasquale Del Prete (nella foto) ci fu un tentativo del gruppo guidato da Domenico Cimini (nella foto) di riconquistare il territorio. Addirittura, con il supporto dei gruppi di Afragola e Casoria, ci fu una “stesa” per le strade di Arzano e dentro il rione a bordo di motociclette ed armati.
    Ma l’intervento non sortì gli effetti sperati contro il clan della 167 di Arzano, al punto che uno dei fedelissimi del ras Cimini, Raffaele Russo, detto “Lello cartolandia” ( nella foto) il 26 ottobre 2017 veniva ferito mortalmente all’uscita del carcere di Secondigliano. Proprio Cimini, da quello che emerge nelle intercettazioni tra affiliati, resosi conto dell’impresa difficile, ad un certo punto “consiglio’” a Raffaele Russo di girare armato e, addirittura, di trasgredire agli obblighi di legge per tornare subito in carcere e mettersi in sicurezza.
    Ma i killer del clan della 167 non gli diedero scampo e lo ammazzarono. Quell’omicidio, di cui ancora non si conoscono gli autori, segnerà la definitiva sconfitta e cacciata dei Moccia da Arzano. A guidare in quella fase il clan della 167 c’erano Pietro e Pasquale Cristiano, rispettivamente padre e figlio. Si tratta dei due ras che a loro volta sono stati cacciati di recente da Arzano dopo la faida interna con il gruppo del presunto ras Giuseppe Monfregolo, con l’escalation criminale a colpi di bombe, stese, agguati che hanno fatto seguito alla morte di Salvatore Petrillo, referente dei Cristiano, ucciso lo scorso ottobre nel Roxy Bar.
    Tra gli indagati anche Pasquale Del Prete, 49 anni, di arzano, detto “pasquale o’ zuopp”, ritenuto dagli inquirenti uno degli affiliati al clan Moccia e in stretti rapporti con Domenico Cimini o’prevete e ritenuto uomo scaltro e fidato, è stato per anni gestore di un garage autorimessa nei pressi del cimitero consortile sorto su un’area pubblica vincolata.
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    Nell’ordinanza che ha decretato il maxi blitz, si parla anche dell’aggressione fisica ai danni di Pasquale Del Prete, legato al capozona dell’epoca Domenico Cimini per costringerlo a lasciare Arzano. L’episodio si inquadra in un periodo successivo all’omicidio di Ciro Casone, avvenuto nel centro estetico di via Luigi Rocco nel 2014 (dove perse la vita anche una vittima innocente: Vincenzo Ferrante), in quel momento referente dei Moccia in città.
    La città di Arzano è stata per anni un proficuo “bancomat” in ambito della lucrosa attività criminale del racket delle estorsioni gestita dalla cosca afragolese e degli appalti. Il clan Moccia fino al 2014 è stato per qualche decennio il clan egemone, nonostante la presenza di altre famiglie e gruppi legati all’Alleanza di Secondigliano, ai Di Lauro e poi agli ”Amato-Pagano”, i cosiddetti “scissionisti”.
    Sono stati, tra l’altro, anche parte integrante delle infiltrazioni e condizionamenti della camorra in ambito comunale come sancito dai due primi scioglimenti dell’ente e dalle relative sentenze a Tar e Consiglio di Stato che certificarono gli stretti rapporti esistenti tra consiglieri comunali, assessori e faccendieri con la cosca. Nelle pagine a corollario dell’ordinanza cautelare che ha decapitato il clan ci sono diverse vicende che portano ad Arzano ed ai suoi referenti. (g.m.)

    Di A. Carlino LEGGI TUTTO

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    Camorra, sequestrati beni per 6.5 milioni di euro a due esponenti del clan Moccia

    Il Tribunale di NAPOLI ha emesso due decreti di sequestro di beni, finalizzati alla confisca, ai sensi della normativa di prevenzione antimafia, nei confronti di Antonio Lucci, 57 anni e Giorgio Tranchino, 40 anni, Lucci, attualmente in regime di detenzione domiciliare, è pluripregiudicato per associativi comuni, lotto clandestino e violazioni in materia di armi, nonché per essersi distinto a capo di un gruppo criminale con origine nel quartiere cittadino di Secondigliano, ma inserito nella storica e potente organizzazione camorristica denominata clan Moccia, egemone nei comuni della provincia a nord di NAPOLI.
    In tale veste si è reso responsabile di usura, estorsione e corruzione delle aste giudiziarie nei comuni di Frattamaggiore, Casoria e Afragola.Il valore del patrimonio sottoposto a sequestro ammonta a circa sei milioni di Euro ed è composto da numerosi immobili, imprese nel settore del parcheggio/autorimessa e rapporti finanziari. Trancino è pregiudicato per associazione per delinquere di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.
    E’ in atto sottoposto al regime della detenzione domiciliare, scontando la pena definitiva di 8 anni e 4 mesi di reclusione emessa dalla Corte di Appello di Napoli per la partecipazione al già descritto clan MOCCIA, in particolare quale esponente dell’articolazione territoriale di Casoria; in ragione anche del vincolo di parentela con il suocero, Antonio Lucci, Tranchino era deputato ad assolvere alla delicata funzione di intermediario tra il gruppo dirigente e le diverse articolazioni territoriali del sodalizio.
    Il decreto ha disposto il sequestro di beni intestati al Tranchino ed alla moglie, avendo le indagini dell’Area Misure di Prevenzione Patrimoniali della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Napoli dimostrato la stridente sperequazione tra ricchezza accumulata ed entità di redditi leciti dichiarati dal nucleo familiare del proposto. Il valore del patrimonio sottoposto a sequestro ammonta a circa 360.000 euro ed è composto da un appartamento e 6 saldi attivi di rapporti finanziari.
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    Di A. Carlino LEGGI TUTTO

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    Camorra, il clan Moccia e tutti gli imprenditori al loro servizio. I NOMI DI TUTTI GLI INDAGATI

    Camorra: sono una dozzina di imprenditori a servizio del can Moccia destinatari di una misura cautelare emessa dal gip di Napoli, Maria Luisa Miranda,.
    I loro nomi sono venuti fuori nel corso delle indagini sulla cosca militarmente ed economicamente tra le piu’ potenti del Napoletano, radicata ad Afragola ma con interessi economici che hanno travalicato anche i confini regionali, estendendosi soprattutto il Puglia grazie alla complicita’ di politici locali.
     Il ruolo apicale dell’imprenditore Giuseppe De Luca, Pinuccio ‘o presidente
    Tra questi spicca Giuseppe De Luca, detto Pino o Pinuccio ‘o presidente, che ‘lavora’ con i Moccia dal 1984 e che per inquirenti, ha un ruolo dirigenziale direttamente legato al boss Angelo Moccia ed e’ proprio lui a promuovere iniziative imprenditoriali “anche attraverso condotte turbative delle procedure di gara finalizzata all’aggiudicazione di importanti appalti pubblici indetti Rfi spa, in cui partecipano in qualita’ di soci occulti i fratelli Moccia con ingenti investimenti posti a disposizione degli imprenditori formalmente aggiudicatari degli appalti”.
    I fratelli Giuseppe e Umberto Esposito della Salin costruzioni srl
    Poi ci sono Giuseppe e Umberto Esposito, che lavorano nel settore dell’edilizia privata come titolari della Salin costruzioni srl, che hanno ricevuto favori e sono stati finanziati e protetti dei fratelli Angelo e Antonio Moccia, con i quali condividono di fatto interessi economici perche’ destinatari di loro investimenti occulti. Umberto in particolare ha eseguito una bonifica ambientale il 30 giugno del 2018 negli uffici di Casoria in via Michelangelo della Kam costruzioni, per liberarla dalle microspie messe dal Ros che monitorava da tre anni gli affari della cosca. La Kam e’ di Giovanni, Angelo e Manlio Esposito, che pure lavorano con Rfi e che per gli inquirenti avrebbero corrotto funzionari pubblici e dipendenti di Rfi.
    Anche Angelo insieme a Umberto Esposito e alla madre di lui, Rosa, e altre due persone hanno ‘ripulito’ gli uffici dell’azienda dagli ‘orecchi’ elettronici della magistratura. Poi c’e’ Francesco Di Sarno, che si occupa della raccolta di rifiuti, oli esausti e scarti di macellazione, e attraverso una delle sue attivita’, Soloil Italia srl, e’ entrato in Puglia grazie all’ex vice presidente del consiglio comunale di Bari Pasquale Finocchio, che facilito’ all’azienda il rilascio dell’autorizzazione unica ambientale della Citta’ metropolitana di Bari e del Comune di Modugno, garantendo l’assenza di controlli amministrativi e fece anche pressioni su esponenti politici locali, come il sindaco di Casarano, in provincia di Lecce, in modo che l’azienda potesse concludere il contratto.
    E ancora Enrico Petrillo e Angelo Piscopo che agiscono a Casoria, e Giovanni Russo, la cui concessionaria auto era il luogo delle riunioni della cosca la sua concessionaria auto. La particolare insidiosita’ della famiglia Moccia deriva dalla capacita’ di saper interagire con realta’ imprenditoriali completamente diverse operanti in altre regioni, annota il gip, capacita’ che continua ai giorni nostri dalla prima meta’ degli anni ’90.
    L’inchiesta abbraccia un arco temporale che va dal 2015 al 2018, con accertamenti fino al 2019, e dimostra che il clan continua a essere “una delle piu’ potenti e pericolose organizzazioni camorristiche nel panorama nazionale con radicamento nei territori della provincia napoletana e una forte strettissima relazione con altri gruppi mafiosi tanto campani che nazionali”, in grado di stringere patti con l’economia e la politica “per operare profittevoli investimenti dei capitali illeciti” nell’economia legale e non.
    Nel corso del tempo, i Moccia sono diventati una confederazione di singoli gruppi criminali locali, dotati ciascuno di loro di una propria competenza territoriale, e guidati da un senatore, storico affiliato di rango del clan. Sopra di loro il coordinatore delle articolazioni territoriali, che gestisce la cassa comune ed e’ nominato dal gruppo dirigente della cosca, praticamente composto dalla famiglia Moccia (prima dalla vedova del boss fondatore Angelo, Anna Mazza, morta nel 2018 e ora dai suoi quattro figli Angelo, Luigi Antonio e Teresa insieme il marito Filippo Iazzetta), i quali, seppure in modo defilato, anche perche’ si sono allontanati dalla Campania, continuano a dirigere la cosca. Insomma una struttura confederativa piramidale al cui vertice c’e’ ancora il nucleo familiare originale.
    Camorra sugli appalti Av Afragola al clan Moccia: indagati due funzionari Rfi
    Una somma totale di 29mila euro. Questo sarebbe quanto ricevuto da due funzionari di Rfi (Rete ferroviaria italiana) per agevolare aziende vicine al clan Moccia per appalti legati alla stazione dell’Av di Afragola (Napoli). I due indagati, finiti agli arresti domiciliari, sono accusati di corruzione aggravata. Secondo l’impianto accusatorio, “la condotta corruttiva” si sarebbe sostanziata nella commissione di più atti “contrari ai doveri di ufficio” che caratterizzava tutta la fase del loro incarico. A questo si aggiunge – scrive la procura nell’ordinanza – che con disinvoltura incontravano soggetti che “non dovevano incontrare”, in svariate occasioni, e che con disinvoltura alteravano “plurimi dati”. Da una intercettazione spunta fuori come a Natale 2017 avessero ricevuto 5 mila euro. Somme a cui se ne sarebbero aggiunte altre, in passato e nei mesi successivi per una somma totale di 29mila euro. CRO CAM ves/kat 201830 APR 22 LEGGI TUTTO

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    Camorra, le mani del clan Moccia sulla Puglia

    Camorra: il consigliere di Lecce ‘prese denaro da affiliato clan per fare acquisire servizio raccolta olio a impresa vicina ai Moccia’.
    Il consigliere comunale Andrea Guido, posto oggi agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione con aggravante mafiosa, nell’ambito del maxi blitz dei carabinieri del Ros e del Gico della Guardia di Finanza contro il clan camorristico Moccia, quando era assessore all’Ambiente del Comune di Lecce nel 2017 ha ricevuto 2.500 euro quale anticipo della somma di 5.000 euro da Francesco Di Sarno.
    Il denaro l’avrebbe ricevuto, si legge nell’ordinanza del gip di Napoli, per fare acquisire alla Soloil Italia (braccio economico del clan Moccia) l’affidamento del servizio di raccolta dell’olio di origine alimentare esausto nella citta’ di Lecce e negli altri comuni del consorzio dell’ambito di riferimento, “nella consapevolezza di agevolare gli interessi del potere economico-criminale del clan Moccia in Puglia, incrementandone la forza finanziaria e militare”.  
    Ma non solo lui: anche vicepresidente del Consiglio comunale di Bari Pasquale Finocchio (arrestato oggi e posto ai domiciliari), al faccendiere Giuseppe D’Elia (ai domiciliari) e a Roberto De Falco (indagato), referente provinciale di Forza Nuova nel capoluogo pugliese, gia’ coinvolto nell’assalto alla sede della Cgil a Roma.
    Nell’ambito delle indagini che hanno portato al maxi blitz dei carabinieri del Ros e del Gico della Guardia di Finanza di Napoli contro il clan camorristico Moccia, i tre sono accusati di traffico mafioso di influenze illecite.
    Secondo quanto ricostruito dalle indagini, avrebbero concorso esternamente “all’associazione di tipo mafioso del clan Moccia fornendo un efficace, cosciente e volontario contributo funzionale” al rafforzamento del clan, in particolare occupandosi “di accrescerne la forza criminale ed economica” tramite l’affermazione della societa’ Soloil Italia “gestita dall’associazione mafiosa” e di proprieta’ di Francesco Di Sarno, affiliato al clan e uomo di fiducia di Antonio Moccia, favorendo il reimpiego dei capitali illeciti nell’economia legale imponendo il monopolio dell’azienda con metodi mafiosi. LEGGI TUTTO

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    Camorra, le mani del clan Moccia sugli appalti Rfi: anche per la stazione di Afragola

    Le mani del clan Moccia si erano allungate anche sugli appalti di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e tra questi figurano quelli che riguardano la stazione dell’Alta Velocita’ di Afragola, in provincia di Napoli.
    A sostenerlo sono i carabinieri del Ros di Napoli e i finanzieri del Gico della Guardia di Finanza di Napoli che oggi hanno notificato complessivamente 59 misure cautelari e sequestrato beni per 150 milioni di euro.
    Tutto sarebbe stato reso possibile grazie ad un gruppo di imprenditori, ritenuti legati al clan, le cui imprese avevano tutti i presupposti (specifici titoli e certificazioni antimafia) che gli consentivano di poter accedere a questo tipo di oppurtunita’, tanto da essere presenti, quelle ditte, tra quelle di fiducia di RFI.
    Tra i destinatari delle misure cautelari degli arresti domiciliari figurano anche due funzionari di RFI (unita’ territoriale di Napoli Est), Salvatore Maisto e Stefano Deodato, ai quali viene contestata l’accusa di corruzione. .u111639f5b896e4a51e2eab425adb375c { padding:0px; margin: 0; padding-top:1em!important; padding-bottom:1em!important; width:100%; display: block; font-weight:bold; background-color:#eaeaea; border:0!important; border-left:4px solid #C0392B!important; box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -moz-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -o-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -webkit-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); text-decoration:none; } .u111639f5b896e4a51e2eab425adb375c:active, .u111639f5b896e4a51e2eab425adb375c:hover { opacity: 1; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; text-decoration:none; } .u111639f5b896e4a51e2eab425adb375c { transition: background-color 250ms; webkit-transition: background-color 250ms; opacity: 0.9; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; } .u111639f5b896e4a51e2eab425adb375c .ctaText { font-weight:bold; color:#E74C3C; text-decoration:none; font-size: 16px; } .u111639f5b896e4a51e2eab425adb375c .postTitle { color:#000000; text-decoration: underline!important; font-size: 16px; } .u111639f5b896e4a51e2eab425adb375c:hover .postTitle { text-decoration: underline!important; } LEGGI ANCHE  Napoli, terza bomba in tre giorni a Ponticelli

    Di A. Carlino LEGGI TUTTO

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    Camorra, clan Moccia: direttive del boss anche dal carcere

    Camorra, clan Moccia: direttive del boss anche dal carcere a subordinati e imprenditori
    I capi del clan camorristico Moccia guidavano il sodalizio criminale e davano direttive a subordinati e imprenditori anche dal carcere o da Roma, dove due dei capi si erano da tempo trasferiti.
    E’ quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e culminate nell’esecuzione di un’ordinanza nei confronti di 57 indagati da parte dei Carabinieri del Ros e dai finanzieri del Gico di Napoli.
    L’indagine ha permesso di far luce sulla struttura del clan Moccia, organizzata su diversi livelli di comando e competenza territoriale, della quale sono ritenuti capi i fratelli Angelo, Luigi e Antonio Moccia e il loro cognato Filippo Iazzetta; questi, anche dal carcere e sebbene Angelo e Luigi si fossero da tempo trasferiti a Roma, avrebbero veicolato ordini agli affiliati, anche promuovendo all’occorrenza la commissione di reati da parte dei vari sottogruppi territoriali, costituenti l’ala militare del clan, sia da imprenditori attivi nel settore del recupero degli olii esausti di origine animale-vegetale di tipo alimentare e degli scarti di macellazione, nonché nei grandi appalti ferroviari e dell’alta velocità, cui avrebbero impartito direttive e fornito ingenti provviste derivanti dall’accumulazione illecita, nel tempo, di ingenti capitali. .u396a764d36193643161361d05738af7c { padding:0px; margin: 0; padding-top:1em!important; padding-bottom:1em!important; width:100%; display: block; font-weight:bold; background-color:#eaeaea; border:0!important; border-left:4px solid #C0392B!important; box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -moz-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -o-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -webkit-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); text-decoration:none; } .u396a764d36193643161361d05738af7c:active, .u396a764d36193643161361d05738af7c:hover { opacity: 1; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; text-decoration:none; } .u396a764d36193643161361d05738af7c { transition: background-color 250ms; webkit-transition: background-color 250ms; opacity: 0.9; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; } .u396a764d36193643161361d05738af7c .ctaText { font-weight:bold; color:#E74C3C; text-decoration:none; font-size: 16px; } .u396a764d36193643161361d05738af7c .postTitle { color:#000000; text-decoration: underline!important; font-size: 16px; } .u396a764d36193643161361d05738af7c:hover .postTitle { text-decoration: underline!important; } LEGGI ANCHE  Niente Green Pass sui bus: 32 multe a Napoli

    Di Gustavo Gentile LEGGI TUTTO

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    Camorra, colpo al clan Moccia: 57 misure cautelari

    Camorra: duro colpo al clan Moccia. Carabinieri del ROS eseguono misura cautelare per 57 indagati
    I Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa il 9 aprile 2022 dal G.I.P. di Napoli, nei confronti di 57 indagati (per 36 veniva disposta la misura del carcere, per 16 la misura degli arresti domiciliari e per 5 la misura del divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa).
    Sono tutti accusati a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio, fittizia intestazione di beni, corruzione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, ricettazione, favoreggiamento, reati aggravati dalla finalità di agevolare il clan Moccia.
    Contestualmente, il Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza ha eseguito ulteriori 2 misure del divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa e un decreto di sequestro preventivo d’urgenza di beni mobili, immobili e di quote societarie per un valore di circa 150.000.000 di euro. .ubc8941561cb6b752294765b994986261 { padding:0px; margin: 0; padding-top:1em!important; padding-bottom:1em!important; width:100%; display: block; font-weight:bold; background-color:#eaeaea; border:0!important; border-left:4px solid #C0392B!important; box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -moz-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -o-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -webkit-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); text-decoration:none; } .ubc8941561cb6b752294765b994986261:active, .ubc8941561cb6b752294765b994986261:hover { opacity: 1; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; text-decoration:none; } .ubc8941561cb6b752294765b994986261 { transition: background-color 250ms; webkit-transition: background-color 250ms; opacity: 0.9; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; } .ubc8941561cb6b752294765b994986261 .ctaText { font-weight:bold; color:#E74C3C; text-decoration:none; font-size: 16px; } .ubc8941561cb6b752294765b994986261 .postTitle { color:#000000; text-decoration: underline!important; font-size: 16px; } .ubc8941561cb6b752294765b994986261:hover .postTitle { text-decoration: underline!important; } LEGGI ANCHE  Imperiale faceva guadagnare 90 milioni di euro all’anno ai boss degli Amato Pagano

    Di Giuseppe Del Gaudio LEGGI TUTTO

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    Afragola, arrestati per riciclaggio per conto dei Moccia: assolti

    Afragola. Erano accusati dalla Dda di Napoli di riciclaggio dei proventi illegali del clan Moccia attraverso i prodotti petroliferi.
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    Ma oggi le pesanti accuse sono cadute nei confronti dei 6 imputati che hanno scelto il processo con giudizio abbreviato.Secondo le accuse la famiglia Coppola e i familiari in linea orizzontale di coppola era collegata al clan Moccia tramite un flebilissimo legame parentale.E questi utilizzando rocamboleschi escamotage avrebbe voluto utilizzare una società all’epoca non ancora nata per dimostrare un riciclaggio mai avvenuto. Nell’aprile dello scorso anno in tutta Italia furono arrestate ben 71 persone.Ma oggi davanti al gip Antonio Baldassarre della XXIII sezione del Tribunale di napoli l legame con il clan è clamorosamente caduto
    E per questo Silvia Coppola è stata assolta dal reato di riciclaggio per non aver commesso il fatto: condannata solo ad anni 1 e mesi 6 con tutti i benefici di legge, pena sospesa( contro una condanna a 9 anni richiesta dalla procura) difesa dall’avvocato Teresa TerraccianoGiuseppe Vivese  assolto per non aver commesso il fatto, 1 anno e 4 di reclusione (chiesti 12 anni) – esclusa aggravante 416 – difeso dall’avvocato Tiziana De Masi e Annalisa SeneseGabriele Coppeta  2 anni 2 mesi e 20 giorni di reclusione ( chiesti 18 anni) difeso dall’avvocato Ester SiracusaAldo Fiandra  2 anni (chiesti 4 anni) difeso dall’avvocato FiccardiFranco Mazzarella assolto per non aver commesso il fatto difeso dall’avvocato PignataroSalvatore D’Amico assolto per non aver commesso il fatto difeso dagli avvocati Gallo e Morra. LEGGI TUTTO

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    Casoria, omicidio dell’innocente Antimo Giarnieri: a processo killer e 4 complici

    Casoria. Ucciso per uno scambio di persona la Dda di Napoli chiede il rinvio a giudizio per killer e complici che  la sera dell’8 luglio del 2020 uccisero il 19enne incensurato Antimo Giarnieri e ferirono gravemente un suo amico. Con l’accusa di omicidio  e altri reati la Dda ha chiesto di processare Tommaso Russo ritenuto […] LEGGI TUTTO