More stories

  • in

    Riciclava denaro per il clan dei Casalesi: revocata confisca di 600 mila euro

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    34 minuti fa
    in
    13 Ottobre 2020

    Share

    Tweet

    Casal di Principe. La prima sezione della Corte di Appello di Napoli ha revocato la confisca della villa da 600mila euro di Luigi Di Sarno, detto ‘o biond, 51 anni di San Cipriano d’Aversa.
    L’uomo è accusato di riciclare i soldi del clan dei Casalesi, fazione Schiavone, facendo diversi investimenti immobiliari in diverse zone d’Italia.
    Luigi Di Sarno finì in manette insieme ad altre 10 persone tra cui i fratelli Di Puorto, famiglia vicina al clan dei Casalesi che gestiva le casse del clan Schiavone nel Nord Italia, nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Dda di Napoli nel dicembre 2014 sul riciclaggio del denaro della camorra tra l’Emilia Romagna, la Toscana, il Lazio e la Campania partita col blitz della guardia di finanza di Pisa che portò ad un sequestro di circa 10 milioni di euro tra beni immobili, auto di lusso, terreni dislocati a Casal di Principe e San Cipriano D’Aversa, conti correnti e titoli nonché quote societarie come il 51% del capitale della società ‘Roma Case’.
    Luigi Di Sarno era il titolare della ditta ‘Sara Costruzioni’ di San Cipriano D’Aversa e considerato anello di congiunzione con i Di Puorto giacché alcuni membri della famiglia alle dipendenze degli Schiavone erano soci occulti dell’azienda edile sanciprianese.
    I capitali criminali venivano quindi impiegati nell’edilizia in Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Campania ed una volta ripuliti ritornavano al Sud pronti per esser reimpiegati in altri affari o talvolta servivano per ‘stipendiare’ molti detenuti eccellenti ristretti al 41 bis.

    Articolo Successivo
    Nazionale, El Shaarawy positivo, bassa carica virale

    Da non perdere
    Lunghe code allo stir di Giugliano

    Continua a leggere
    Pubblicità

    Flash News

    Pubblicato
    9 ore fa
    in
    13 Ottobre 2020

    Napoli, in ospedale con problemi respiratori, 39enne muore dopo due mesi. Aperta un’inchiesta.La paziente è morta dopo due mesi e mezzo di un tormentato ricovero culminato con un’infezione. Il Pm di Napoli ha disposto l’autopsia incaricando un pool di Ctu.

    Era entrata in ospedale in luglio, lamentando affanno e spossatezza, non è più uscita viva: dopo due mesi e mezzo di ricoveri in più strutture in cui le ha passate proprio tutte – polmonite, blocco renale, perforazione dell’aorta e infezione -, il 3 ottobre è spirata, a nemmeno quarant’anni. Dopo la denuncia presentata dai familiari, assistiti da Studio3A, il Pubblico Ministero della Procura di Napoli, dott.ssa Liana Esposito, ha aperto un procedimento penale per il reato di omicidio colposo, per ora contro ignoti, per la morte di una trentanovenne di Torre del Greco, C. A., avvenuta in circostanze tutte da chiarire anche secondo i sanitari che l’hanno avuta in cura.
    La donna, come riferito dalla sorella ai carabinieri della stazione di Torre del Greco, a luglio aveva accusato affanno, problemi respiratori e difficoltà a camminare e il 18 di quello stesso mese si era rivolta al Pronto Soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Qui, dopo averla sottoposta alla Tac e ai vari accertamenti del caso, le riscontrano una polmonite e il 21 luglio la trasferiscono d’urgenza nel reparto di Pneumologia dell’ospedale di Boscotrecase, dove rimane per circa 15 giorni, sotto cura di antibiotici.
    Il 4 agosto, però, alla paziente diagnosticano un blocco renale e viene quindi ricondotta al San Leonardo per sottoporla a dialisi in quanto i reni non rispondono. Ma nell’effettuarla, sempre secondo la denuncia presentata ai carabinieri, i medici le avrebbero “bucato” inavvertitamente l’aorta all’altezza della gamba destra. I sanitari tentano di tamponare la ferita, ma si forma un evidente ematoma e dopo una Tac l’8 agosto si decide per un ulteriore trasferimento della trentanovenne nel reparto di Chirurgia vascolare dell’ospedale del Mare di Napoli, a Ponticelli. L’indomani viene operata all’arto inferiore per chiudere la vena: l’intervento sembra riuscito, ma alcuni giorni dopo subentra un’infezione da cui non uscirà più. Subirà altri interventi di pulizia, le inseriscono un drenaggio per aspirare il liquido, le praticano anche trasfusioni di sangue, ma la mattina del 3 ottobre, attraverso i carabinieri, i familiari vengono invitati a contattare subito l’ospedale e qui ricevono la terribile notizia del decesso della loro cara, avvenuto poche ore prima, nel cuore della notte, alle 2.30. Sono i medici stessi, informandoli, a chiedere di poter procedere con un riscontro diagnostico, l’autopsia interna, perché neppure loro sanno spiegarsi cosa sia successo.
    Scossi dal dolore, e non sapendo capacitarsi del tragico epilogo, i congiunti della vittima hanno quindi deciso quello stesso giorno di sporgere denuncia, con lo scopo di capire la causa di una morte così prematura e inspiegabile e di accertare eventuali responsabilità da parte dei sanitari, e per essere assistiti, attraverso il consulente personale dott. Vincenzo Carotenuto, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nelle tutela dei diritti dei cittadini.
    Accogliendo l’istanza dei familiari della vittima, il Sostituto Procuratore ha quindi aperto un fascicolo, acquisito la documentazione clinica e, soprattutto, ha disposto l’autopsia sulla salma incaricando a tal fine quali propri consulenti tecnici il dott. Alfonso Maiellaro, medico legale, il dott. Giuseppe Aragiusto, chirurgo vascolare, e la dott.ssa Carmela Buonomo, anatomopatologa. L’incarico viene conferito oggi. I risultati della perizia autoptica saranno ovviamente fondamentali per dare le prime risposte.

    Continua a leggere

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    1 giorno fa
    in
    12 Ottobre 2020

    Tifoso dell’Inter ucciso, Manduca: ‘Non ho investito nessuno’. L’ultrà del Napoli sara’ giudicato con rito abbreviato dal 2 novembre.
    “Non ho investito nessuno, sono solo fuggito spaventato dai disordini”. E’ quanto dichiarato, in sintesi, da Fabio Manduca, nell’udienza a porte chiuse davanti al gup di Milano Carlo Ottone De Marchi, che ha accolto la sua richiesta di giudizio con il rito abbreviato (prima udienza il 2 novembre), per l’accusa di avere travolto e ucciso con il proprio suv Daniele Belardinelli, ultra’ del Varese morto negli scontri del 26 dicembre 2018 poco lontano da San Siro prima della partita fra Inter e Napoli. Manduca, accusato di omicidio volontario, ha chiesto di essere nuovamente interrogato oggi e ai pm Bordieri e Stagnaro ha risposto continuando a negare le accuse e sostenendo che quella fosse la sua prima volta allo stadio per vedere il Napoli.
    “Ho visto un razzo rosso prima del semaforo – ha sostenuto in sintesi Manduca -. Il Ford Transit davanti a me ha fatto retromarcia, l’ho passato a sinistra con il mio Renault Kadjar, poi la polizia ha fatto segno di andare avanti e ho guidato dritto fino allo stadio senza fermarmi”. “Secondo noi non e’ una versione credibile”, ha spiegato l’avvocato Gianmarco Beraldo, legale della mamma di Belardinelli, una delle tre parti civili che si sono costituite, assieme alla moglie dell’ultra’ del Varese e alla figlia maggiorenne. Per il legale e’ anche “una versione che contrasta con altre da lui rese”. “Non cambia nulla – ha detto, invece, Eugenio Briatico, il legale di Manduca, che pero’ nell’udienza di oggi era affiancato da un altro avvocato -. La versione di Manduca e’ sempre stata che non si e’ reso conto di aver investito nessuno, e non cambiera’”. Manduca, napoletano di 40 anni, e’ stato arrestato il 18 ottobre del 2019, su ordinanza del gip Guido Salvini. L’accusa di omicidio volontario, secondo i pm, e’ rafforzata sia da una decisione del Tribunale del Riesame che da un’importante consulenza tecnica firmata da diversi esperti, tra cui la nota anatomopatologa Cristina Cattaneo.

    Continua a leggere

    Le Notizie più lette LEGGI TUTTO

  • in

    Collusione con i Casalesi: Nicola Cosentino assolto dopo 9 anni

    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    54 minuti fa
    in
    29 Settembre 2020

    Share

    Tweet

    I giudici della corte di Appello di Napoli hanno assolto l’ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi, Nicola Cosentino, nell’ambito dell’inchiesta ‘Il principe e la (scheda) ballerina’, un filone investigativo della Dda di Napoli su camorra e colletti bianchi nel cuore di Casal di Principe. Cadono dopo 9 anni le accuse di collusione con la camorra.
    Era il 2011 quando i giudici diedero il via libera agli arresti in nome dell’inchiesta “Il principe e la (scheda) ballerina”, un filone investigativo della Dda di Napoli su camorra e colletti bianchi, economia malata e affari nel cuore di Casal di Principe. Al centro, la costruzione – mai avvenuta – del centro commerciale Il Principe a Casale. E così, l’indagine dal titolo preso in prestito dal film commedia con Marilyn Monroe, divenne ordinanza firmata dal gip Egle Pilla del tribunale di Napoli.
    Oltre 50 le ordinanze di custodia cautelare, venti le condanne in primo grado con rito ordinario. Oggi, i giudici della corte di Apello di Napoli hanno assolto tutti gli imputati. Fra loro, l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, già assolto anche in Cassazione nell’ambito di un un altro processo sul monopolio dei carburanti. Questa è la seconda vittoria giudiziaria per Cosentino, coinvolto in inchieste su camorra e politica dal 2009 a oggi. Durante il processo Il principe e la ballerina, alcuni imputati sono anche morti, in attesa del giudizio definitivo. Come Nicola Di Caterino, condannato a 11 anni di reclusione; alla fine dello stesso dibattimento Nicola Cosentino aveva incassato una condanna a 5 anni e mezzo.Assolto anche l’imprenditore Gaetano Iorio. Già una volta l’imprenditore era stato assolto in Cassazione nel processo Spartacus

    Articolo Successivo
    Calcio: Spadafora, la Serie A può proseguire

    Da non perdere
    Coronavirus, in Italia 1.648 nuovi contagi e 24 morti nelle ultime 24 ore

    Continua a leggere
    Pubblicità

    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    2 ore fa
    in
    29 Settembre 2020

    Il Ricciardi di Capua riapre le porte e comincia dalla scuola di teatro. Giovedì 1 ottobre alle ore 19.00 parte l’open day con le iscrizioni ai corsi di recitazione, canto e dizione.

    “Non è stato bello vedere teatri obbligati alla chiusura e quasi dimenticati dai nostri governanti – confessa il padrone di casa Gianmaria Modugno – ma è giunto il momento di aprire rispettando alla lettera le normative anti-covid per un ritorno in sicurezza. Restiamo cauti e consapevoli dell’incertezza del momento, con la voglia di ricominciare dalla passione che mantiene viva il teatro come le attività dell’Accademia, augurandoci una veloce ripresa anche per il cinema e gli altri eventi”. Sotto la direzione artistica di Ferdinando Troiano i percorsi specializzati vengono suddivisi in fasce orarie diverse per età. “Aprire i corsi teatrali è per noi sinonimo di speranza – afferma Troiano – un passo importante per chi cerca di favorire la cultura migliorando il territorio. Cominciamo dai ragazzi e dal loro futuro, con uno spazio maggiore che comprende l’intero palco e permette l’opportuno distanziamento”.
    Gli iter della didattica laboratoriale riprendono dal corso per pulcini e teen con “La mansarda Teatro dell’Orco” di Roberta Sandias con Sabrina Nastri e Francesca Satolli; dalle lezioni per i ragazzi dai 10 ai 13 anni con lo stesso Troiano; e dagli incontri perfezionati per gli Adulti con il corso di recitazione di Francoantonio, attore dalla formazione partenopea della scuola di Carpentieri. Il training, il movimento, l’uso della parola e il linguaggio del corpo, sono gli elementi principali per un apprendimento al lavoro collettivo ed individuale. Iscrizioni aperte anche per le lezioni di canto con Paolo Di Ronza, cantante e insegnante con diploma accademico di II livello in musica jazz, presso il Conservatorio di Musica “San Pietro a Majella” di Napoli; e per il corso di dizione con Massimo Santoro, italianista, attore e compositore, già docente di lingua e cultura italiana e latina. La prima lezione di prova è sempre gratuita.
    Per ulteriori info: www.teatroricciardi.it tel- 0823 963874.

    Continua a leggere

    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    4 ore fa
    in
    29 Settembre 2020

    Drammatico ritrovamento nella villa comunale di Gricignano. Il corpo senza vita di un uomo è stato rinvenuto nel piazzale utilizzato come parcheggio dai mezzi per l’igiene urbana.
    Dramma nella villa comunale di Gricignano, uomo di 43 anni trovato senza vita
    A notare il cadavere è stato un visitatore del parco che ha lanciato l’allarme. Immediato l’arrivo dell’ambulanza sul posto, ma i medici del 118 non hanno potuto fare altro che costatare il decesso dell’uomo. La vittima è un 43enne del luogo, sposato e con tre figli.
    Le forze dell’ordine hanno avvisato l’autorità giudiziaria che ha disposto l’esame autoptico sulla salma anche se il decesso è legato esclusivamente a cause naturali.

    Continua a leggere

    Le Notizie più lette

    Campania4 giorni fa
    De Luca: ‘Se il contagio non cala chiuderemo di nuovo tutto’

    Castellammare di Stabia3 giorni fa
    Giovane camionista di Pompei muore a 21 anni dopo la festa di compleanno: 13 indagati all’ospedale di Castellammare

    Attualità7 giorni fa
    AGENZIA DELLE ENTRATE Dal 15 Ottobre scattano i pignoramenti ai Conti correnti : chi rischia

    Castellammare di Stabia4 giorni fa
    Coronavirus a Castellammare, nuovo focolaio in ospedale: 8 contagiati tra medici e dipendenti LEGGI TUTTO

  • in

    Torna in carcere il boss Pasquale Zagaria

    Torna in carcere boss Pasquale Zagaria.Era agli arresti domiciliari da aprile, trasferito nel carcere di Opera.   Torna in carcere Pasquale Zagaria, ergastolano e fratello del capoclan dei Casalesi Michele. Il boss e’ stato trasferito questa mattina nel carcere di Opera a Milano, la struttura individuata dal Dap come luogo idoneo per la detenzione. Zagaria […]
    Completa la lettura di Torna in carcere il boss Pasquale Zagaria
    Cronache della Campania@2016-2020 LEGGI TUTTO

  • in

    Camorra, il pm Maresca: ‘Il clan dei Casalesi è vivo e vegeto’

    Campania

    Pubblicato
    7 ore fa
    in
    21 Agosto 2020

    Share

    Tweet

    Camorra, il pm Maresca: “Il clan dei Casalesi è vivo e vegeto”. Per il magistrato l’arresto della sorella di Zagaria dimostra che le mafie si riorganizzano.
     
    “L’arresto di Elvira Zagaria non e’ un arresto come gli altri: la sua cattura significa che il clan dei casalesi e vivo e vegeto”. Lo sostiene il magistrato Catello Maresca, che prese parte alla cattura del fratello di Elvira, il superboss Michele Zagaria, scarcerato durante il lockdown e ora in clinica per curarsi la sua grave forma di neoplasia. Elvira Zagaria e’ stata prelevata dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza nella sua villa in provincia di Frosinone dove, magrado fosse ai domiciliari dove, sembra, teneva anche incontri con esponenti di spicco della mafia casalese.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Era ai domiciliari e riceveva i boss dei Casalesi a casa: torna in carcere Elvira Zagaria
    “Quanto accaduto – sostiene Maresca – dimostra che l’opportunita’ che i mafiosi hanno di ritornare, anche se agli arresti domiciliari, nelle loro case, viene sfruttata sistematicamente per riattivare rapporti e relazioni criminali. I mafiosi sfruttano i favori concessi dalle leggi dello Stato per andare contro lo Stato”.
    ” La comunicazione, per le mafie, – aggiunge il magistrato antimafia – e’ vitale quanto la disponibilita’ di soldi di armi: se un clan non riesce a comunicare e’ sconfitto. Proprio per questo interrompere il flusso di notizie e’, e deve continuare ad essere, l’obiettivo principale della lotta alle mafie. Non so quanti commenteranno l’arresto di Elvira Zagaria. Io spero siano in molti perche’ proprio questo sara’ il metro dell’interesse e della volonta’ dello Stato di continuare alla battaglia antimafia”. “Di segnali di una ripresa, forte, delle organizzazioni mafiose nel nostro Paese sono gia’ piu’ che evidenti” conclude Maresca.
     

    Articolo Successivo
    Capri, allarme del sindaco: ‘Troppe imbarcazioni a Marina Piccola’

    Da non perdere
    De Luca annuncia: ‘In Campania oggi 68 contagiati, basta viaggi all’estero’

    Continua a leggere
    Pubblicità

    Le Notizie più lette

    Campania2 giorni fa
    Maiori, il cantante invita gli spettatori a ballare: spettacolo sospeso e 1,000 euro di multa

    Cronaca5 giorni fa
    Lite in una discoteca a Misano Adriatico: 2 milanesi accoltellati da 4 giovani napoletani. Arrestati

    Campania3 giorni fa
    Violato il sistema del Consorzio Unico Campania

    Italia6 giorni fa
    ‘Voi a ballare e a dire ‘non ce n’è coviddì ‘, lo sfogo su Fb di un infermiere è virale LEGGI TUTTO

  • in

    Era ai domiciliari e riceveva i boss dei Casalesi a casa: torna in carcere Elvira Zagaria

    Campania

    Pubblicato
    1 settimana fa
    in
    20 Agosto 2020

    Share

    Tweet

    Era ai domiciliari e riceveva i boss dei Casalesi a casa: torna in carcere Elvira Zagaria.
     
    Nella mattinata odierna, gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Frosinone, congiuntamente ai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Frosinone, a seguito di specifiche investigazioni coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Frosinone – Dott.ssa Rossella Ricca – hanno dato esecuzione all’ordinanza di detenzione in carcere a carico di Elvira Zagaria, sorella del super boss dei Casalesi, Michele Zagaria, divenuta il leader dell’omonimo clan camorristico a seguito dell’arresto del fratello, figura di spicco della criminalità organizzata, sottrattosi per anni alle ricerche delle forze di polizia e della Magistratura.

    L’operazione si è svolta con il supporto di un elicottero del Reparto Volo della Polizia di Stato giunto da Pratica di Mare e di unità cinofile “cercavaluta” della Guardia di Finanza. Gravata da numerosi precedenti, nel 2015 era stata tratta in arresto unitamente ad altri esponenti dell’omonimo clan per il reato di associazione di stampo mafioso, in quanto coinvolta nell’operazione che ha consentito di far luce sulle infiltrazioni del clan Zagaria anche nella gestione degli appalti ospedalieri di Caserta, operazione culminata con l’emissione di ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 24 soggetti e con sequestri di beni per milioni di euro.
    Nel corso della citata operazione emergeva il ruolo centrale svolto da Elvira Zagaria. A lei, dopo l’arresto di tutti i membri di sesso maschile della famiglia e dopo la morte del marito, Francesco Zagaria, era toccato il compito di gestire gli ingenti capitali illeciti delle attività del clan. In data 28.03.2019, la Zagaria è stata condannata con sentenza di secondo grado della Corte d’Appello di Napoli alla pena di anni 7 di reclusione per il reato di associazione di stampo mafioso. Reclusa presso la casa circondariale di Messina, a seguito di specifica istanza il 31 maggio dello scorso anno ottenne la concessione della misura cautelare meno afflittiva degli arresti domiciliari stabilendosi in una lussuosa villa di Boville Ernica (Frosinone). Il provvedimento odierno giunge all’esito di prolungate ed articolate indagini condotte, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Frosinone, dalla Squadra Mobile della Questura e dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza che hanno svelato la presenza di un’uscita riservata utilizzabile per eventuali fughe ovvero per ricevere visite all’interno dell’abitazione in modo occulto.
    E’ stata infatti documentata in una circostanza la presenza nell’immobile di un altro affiliato al medesimo clan, proveniente dalle stesse zone geografiche della Zagaria e gravato da specifici pregiudizi di polizia in materia di associazione di stampo mafioso. Sulla base dei sopracitati elementi è stata richiesta ed ottenuta dalla Corte di Appello di Napoli l’aggravamento della misura cautelare precedentemente imposta, in forza della quale la detenuta sarà reclusa presso la casa circondariale di Rebibbia. L’operazione odierna dimostra l’incessante impegno della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato ad individuare ogni forma di radicamento sul territorio provinciale da parte della criminalità organizzata, il cui contrasto permette di garantire e ripristinare adeguati livelli di legalità, trasparenza e sicurezza pubblica.

    Articolo Successivo
    Gragnano, 13 persone positive al coronavirus e 140 in isolamento

    Da non perdere
    Regionali Campania, i Democratici Progressisti: ‘Siamo in campo con De Luca’

    Pubblicità

    Le Notizie più lette

    Campania3 giorni fa
    Coronavirus, morta al Cotugno la vedova del ‘boss delle cerimonie’

    Napoli e Provincia4 giorni fa
    Poste Italiane, le pensioni di Settembre in pagamento da domani

    Campania2 giorni fa
    Scuola, il governatore De Luca: “Nelle condizioni attuali non è possibile aprire”

    Cronaca Napoli2 giorni fa
    Napoli: muore in un incidente a Secondigliano, Gaetano Todisco ‘o ninnone

    Italia5 giorni fa
    Meteo: fino a fine mese temperature africane al Sud, poi arriva l’autunno

    Campania3 giorni fa
    L’Anci Campania chiede di rinviare l’apertura delle scuole al 28 settembre

    Castellammare di Stabia3 giorni fa
    Uranio impoverito, muore De Angelis il carabiniere che combattè la camorra dell’area stabiese e dell’Agro nocerino

    Cronaca3 giorni fa
    Arzano, “topi d’appartamento” arrestati dai Carabinieri. Uno dei 3 è rimasto incastrato in un cancello durante la fuga LEGGI TUTTO

  • in

    Infiltrazione della camorra in Emilia Romagna: 9 arresti, sequestrate 17 aziende

    Infiltrazione della camorra in Emilia Romagna: 9 persone sono state arrestate e 17 aziende sequestrate in tutta Italia nel corso di un’operazione della Guardia di Finanza denominata Darknet.

    I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini, con la collaborazione del G.I.C.O. di Bologna e dei colleghi di altri 14 Comandi Provinciali, hanno dato l’avvio stamane, 21 luglio 2020, alle prime luci dell’alba, ad una vasta operazione di polizia denominata “DARKNET”, in Emilia Romagna ed in contemporanea nelle regioni Campania, Calabria, Lazio, Lombardia, Marche, Basilicata e Piemonte, che ha disarticolato un’associazione criminale di matrice camorristica; con base nella Bassa Romagna – in particolare nella città di Cattolica, ma con ramificazioni e interessi economici anche in altre Province (Avellino, Napoli, Salerno, Potenza, Matera, Pesaro-Urbino, Forlì- Cesena, Parma, Torino, Milano), con al vertice personaggi legati al clan dei “SARNO” e dei “Casalesi”.
    I particolari sull’operazione “Darknet” verranno forniti oggi stesso nel corso di una conferenza stampa, che si terrà alle ore 11:00 presso il Comando Provinciale Rimini, alla presenza del Procuratore della Repubblica Distrettuale di Bologna, Dott. G. Amato e del Procuratore della Repubblica di Rimini, Dott.ssa E. Melotti.
    Pubblicità LEGGI TUTTO

  • in

    La Dia confisca beni per 4 milioni di euro a imprenditore legato ai Casalesi

    La DIA di Napoli ha notificato il decreto di confisca definitiva, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di S. Maria Capua Vetere, nei confronti di Francesco Grassia (classe 1945), imprenditore edile aversano.
    Le indagini hanno consentito non solo di ricostruire il suo reale assetto patrimoniale, ma anche di delineare la sua “pericolosità qualificata”, derivante dai rapporti avuti con il clan dei casalesi, fazione “Zagaria”, emersi non solo dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, ma soprattutto dall’inchiesta giudiziaria del giugno 2000, nell’ambito della quale fu tratto in arresto per aver fornito appoggio logistico agli affiliati, nascosto armi, riscosso proventi di estorsioni e reinvestito illeciti profitti delle attività del clan.
    In tal senso, significativi sono anche gli esiti di un’indagine risalente agli anni novanta da cui era emerso l’acquisto, da parte di una società facente capo al Grassia e ad altri soggetti, di un complesso immobiliare sito ad Aversa  – ex “fabbrica Della Volpe” – ad un prezzo nettamente inferiore rispetto al valore di mercato, proprio a testimonianza della capacità di intimidazione derivante dalla loro appartenenza al clan dei casalesi.
    Sempre in quegli anni, è rimasto coinvolto in attività che hanno acclarato l’importazione, per conto dell’organizzazione criminale di riferimento, di armi dalla ex Jugoslavia (tra cui fucili a pompa, bombe a mano e mitragliatori silenziati).Nell’estate del 2018, è stato tratto in arresto a La Maddalena (SS) in esecuzione di un provvedimento di cattura internazionale, emesso dall’Autorità giudiziaria del Principato di Monaco, perché ritenuto responsabile di riciclaggio di denaro.
    I decreti di sequestro e di confisca emessi dal Tribunale, a seguito della proposta del Direttore della DIA, eseguiti nel 2015 e nel 2016, sono stati in parte definitivamente confermati dalla Corte di Appello di Napoli. I beni acquisiti al patrimonio dello Stato, per un valore di circa 4 milioni di euro, consistono in società e fabbricati, aventi sede o ubicati principalmente nella provincia di Caserta, nonché in diversi beni mobili e rapporti finanziari, tra cui un conto corrente cifrato presso una banca del Principato di Monaco (valore nel 2011 di circa 300 mila euro).
    Pubblicità LEGGI TUTTO

  • in

    Imprenditore picchiato per aver rifiutato il pizzo: presi 4 dei Casalesi. I NOMI

    Quattro presunti estorsori del clan dei Casalesi sono stati fermati dai carabinieri su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli con l’accusa di tentata estorsione ai danni di un imprenditore di Castel Volturno.

    L’uomo, secondo quanto è emerso dalle indagini, sarebbe stato anche pestato violentemente dopo aver opposto un netto rifiuto alla richiesta di pagare il ‘pizzo’. In manette sono finiti il 43enne Francesco Barbato, il 39enne Francesco Sagliano, Giovanni Arillo di 34 anni, rintracciati tra Castel Volturno e Mondragone, e il 50enne Antonio Cacciapuoti, fermato a Villaricca, nel Napoletano.
    Pubblicità
    I fatti sarebbero accaduti tra fine giugno ed inizio luglio, quando Arillo, elettricista, – secondo la ricostruzione degli investigatori – si e’ presentato alla vittima facendogli capire che di li’ a poco alcuni esponenti della fazione Bidognetti dei Casalesi si sarebbero fatti vivi nella sua azienda per chiedergli la tangente.
    In effetti Barbato, Cacciapuoti e Sagliano – hanno accertato i carabinieri – si sarebbero recati piu’ volte dalla vittima chiedendo il pizzo, e di fronte ad un secco “no”, sarebbero ritornati punendo l’imprenditore con un violento pestaggio, con tanto di pistola esibita in faccia.
    Pubblicità LEGGI TUTTO

  • in

    Camorra,ai domiciliari 2 imprenditori vicini a clan Casalesi

    Camorra,ai domiciliari 2 imprenditori vicini a clan Casalesi Sono indagati per concorso esterno. I Carabinieri del ROS hanno dato esecuzione a Caserta e Villa di Briano, ad una ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal GIP del Tribunale di Napoli Su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia nei confronti degli imprenditori Raffaele […] LEGGI TUTTO

  • in

    Pentito legato ai Casalesi suicida in carcere

    Pentito legato ai Casalesi suicida in carcere. E’ un “appartenente al clan Lubrano affiliato ai Casalesi, il collaboratore di giustizia che si e’ tolto la vita” ieri pomeriggio “nella sua cella del carcere” di Sollicciano a Firenze “impiccandosi con una maglia”. Lo afferma il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, col segretario generale Donato Capece sulla […] LEGGI TUTTO

  • in

    Scacco ai Casalesi: confiscati beni per 22 milioni di euro

    Scacco ai Casalesi: confiscati beni per 22 milioni di euro. Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito il decreto di confisca emesso dalla Corte di Appello capitolina nei confronti di 5 appartenenti al “Clan dei Casalesi – Gruppo IOVINE” nonché al contiguo e autonomo “Gruppo GUARNERA” di Acilia, avente ad […] LEGGI TUTTO

  • in

    Casalesi legati al superboss Matteo Messina Denaro: 15 arresti

    Casalesi legati al superboss Matteo Messina Denaro: 15 arresti. La Squadra Mobile di Caserta, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sta eseguendo numerosi arresti nei confronti di esponenti della criminalità organizzata. Colpito il sodalizio criminale con a capo un ex cutoliano, attuale reggente del clan de’ ”I Casalesi” nell’agro Teano. Tra gli […] LEGGI TUTTO