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    Emilia-Romagna. L’Assemblea legislativa presenta SAVIA: l’Intelligenza Artificiale per la qualità delle leggi

    L’Intelligenza Artificiale può essere utilizzata per mettere a punto leggi di qualità? È possibile sviluppare metodologie di intelligenza artificiale da applicare al processo legislativo?
    Savia, il progetto realizzato dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con il Consorzio interuniversitario Cineca, assieme a Unioncamere Emilia-Romagna e al Dipartimento di studi giuridici dell’Università di Bologna, cerca di dare una risposta a tutto ciò: viene presentato giovedì 4 aprile in un incontro pubblico in programma dalle 9.30 alle 13 nella Sala Fanti dell’Assemblea legislativa in Viale Aldo Moro 50 a Bologna.
    L’incontro, che si apre con i saluti introduttivi di Emma Petitti, presidente dell’Assemblea legislativa, si articola in due sessioni.
    Nella prima sessione, in cui viene delineata la visione strategica del progetto e le sue traiettorie di sviluppo futuro, sono previsti gli interventi di Leonardo Draghetti, direttore generale dell’Assemblea legislativa, Sanzio Bassini, direttore del dipartimento Supercalcolo, applicazioni e innovazione di Cineca, e Mauro Sarti, direttore del Servizio informazione dell’Assemblea legislativa. Le conclusioni sono affidate a Francesco Ubertini, presidente di Cineca e docente dell’università di Bologna.
    La seconda sessione è dedicata alla presentazione tecnica del progetto Savia, ancora in forma di prototipo, e alla sua applicazione pratica. A illustrare questi aspetti tecnici sono chiamati Stefano Bianchini, giurista dell’Assemblea legislativa, Laura Morselli e Michele Visciarelli, specialisti del Dipartimento di Supercalcolo di Cineca, e Luisa Monti, responsabile dei Servizi informativi e informatici dell’Assemblea legislativa, cui spettano le conclusioni.
    Il progetto Savia nasce dall’accordo di cooperazione interistituzionale tra l’Assemblea legislativa e il Consorzio Cineca, che prevede attività e progetti per la valutazione della qualità delle leggi, con analisi di come vengono applicate e di quali effetti producono, nonché azioni per la diffusione della cultura delle tecnologie dell’informazione e dell’etica nell’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale.
    L’accordo prevede inoltre la collaborazione per lo sviluppo di sistemi informativi avanzati per la pubblica amministrazione. L’obiettivo è rendere l’organizzazione interna più efficiente, nell’ottica di garantire la parità di genere e i diritti delle persone con disabilità nonché di migliorare il benessere nei luoghi di lavoro, e implementare la formazione dei dipendenti all’utilizzo dei nuovi servizi digitali. L’accordo, infine, prevede la condivisione di dati, informazioni, elaborazioni, analisi, studi e pubblicazioni nonché la diffusione dei risultati sulle attività realizzate congiuntamente.
    Nella cabina di regia del progetto, oltre ad Assemblea legislativa e CINECA, anche Uniocamere e il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Bologna, che saranno preziosi per le prossime tappe del progetto SAVIA.
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    Assemblea

    27 Marzo 2024 LEGGI TUTTO

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    Alluvione: in Assemblea il punto sulla ricostruzione

    Semplificare le pratiche edilizie, facilitare il lavoro dei periti, permettere una rimodulazione dei contributi in modo da poter anticipare risarcimenti ai cittadini che ne abbiano bisogno. Per far decollare la ricostruzione della parte privata del post alluvione bisogna cambiare le “ordinanze Figliuolo”: la Regione, in accordo con le parti sociali che hanno sottoscritto il Patto per il Lavoro e per il Clima, ha avanzato le proprie proposte al Commissario alla ricostruzione ed è in attesa di avere una risposta entro venerdì prossimo. A un anno di distanza dall’alluvione che nel 2023 ha duramente colpito l’Emilia-Romagna, la giunta regionale ha fatto un bilancio della ricostruzione nel corso di un dibattito in Assemblea legislativa: “Abbiamo chiesto altri cambiamenti per semplificare la presentazione delle domande per la ricostruzione”, spiega la vicepresidente e assessore all’Ambiente Irene Priolo che chiede più attenzione per le aziende agricole e certezze sul credito di imposta. Priolo ha anche fatto il punto su alcuni degli interventi: 3.669 interventi sulle strade pari a 893 milioni di euro, 298 interventi pari a 267 milioni di euro sui Consorzi di bonifica, altri 218 cantieri per 234 milioni di euro di fonte regionale. “Ci sono tanti altri interventi che dovranno essere effettuati nei piani speciali e che dovranno essere finanziati: è auspicabile che il prossimo decreto del governo permetta di rimodulare l’uso delle risorse che il commissario Figliuolo ha già”, sottolinea la vicepresidente Priolo, che ricorda come, se il governo farà un decreto in questo senso, altri interventi, soprattutto legati a ponti, frane e nodi idraulici, potranno essere finanziati con il Pnrr, liberando così già fondi nella disponibilità del Commissario alla ricostruzione, che potranno essere destinati ai risarcimenti per i cittadini.
    Numerose le reazioni alla relazione della vicepresidente Priolo.
    Marco Mastacchi (Rete civica) sottolinea che “oltre alla rete ferroviaria servono interventi anche per la rete telefonica, che ha smesso di funzionare. I residenti, però, devono continuare a pagare le bollette. Danni ad agricoltura, articolo per la ricostruzione privata. Bene la semplificazione che rivede i costi delle spese tecniche, spesso importanti. Molte famiglie non possono usare il credito di imposta, quindi sono positive la agevolazioni. I beni mobili sono il grande problema, ancora senza copertura. Con una mia risoluzione chiedo di utilizzare i fondi residui delle donazioni, fatte apposta dai cittadini per aiutare gli alluvionati. Il credito di imposta, poi, ha delle limitazioni, soprattutto per le famiglie con redditi bassi”.
    Per Silvia Piccinini (Movimento 5 stelle) “occorre concentrarsi su ciò che manca. Certo, non possiamo ricostruire tutto come prima, ma ho apprezzato il presidente Bonaccini quando dice che non si può più cementificare nelle aree allegate. Ci sono progetti di edificazione impattanti su quelle terre. Cementificare significa amplificare gli effetti di un’alluvione. Occorre darsi delle regole: su quali aree intervenire, quali progetti considerare, in quali tempi. Mi aspetto una modifica della pessima legge 24 (governo del territorio, ndr). A un anno dagli eventi del maggio 2023, non rilevo fatti concreti. Quali sono le intenzioni della giunta? Quei territori, i sindaci, aspettano risposte”.
    Secondo Massimiliano Pompignoli (Lega) “è positivo il confronto avviato dalla giunta con la struttura commissariale. Ma ho l’obbligo di dire che c’è un errore nella comunicazione. Nei comunicati della Regione e del Pd noto un’insofferenza verso il governo che non ha indennizzato, è in ritardo o sta facendo male. Invece, si esaltano i milioni di euro stanziati dalla giunta, dimenticando che non sono risorse della Regione. Si esaltano un modello, una programmazione, i metodi innovativi per la protezione degli argini dei fiumi. Ma diciamo che non c’è una programmazione, che i soldi non sono della Regione, che il modello del terremoto 2012 non è perfetto. E’ vero che non sono arrivati i soldi per ristorare gli alluvionati, e su questo puntate il dito contro il governo, ma anche nel post terremoto 2012 la Regione aveva detto la stessa cosa: che non era possibile indennizzare tutti. Affrontiamo insieme il tema della sicurezza per tranquillizzare i cittadini”.
    Marta Evangelisti (Fdi) ha ricordato “i tanti incontri sul territorio e anche quelli accorati e da campagna elettorale del presidente Bonaccini. Sono stati stanziati dal governo 1,8 miliardi per il sistema produttivo e i livelli occupazionali e con il decreto 88, vengono destinati 2,5 miliardi per la ricostruzione pubblica. Gli Enti locali hanno ricevuto dal governo 1,4 miliardi per lavori di somma urgenza, emergenza idraulica e altro. Alle famiglie sono andati 100 milioni e garantite 70mila giornate di cassa integrazione. Ai 4,5 miliardi, si aggiungeranno 700 milioni per il credito di imposta, soldi previsti dalla manovra. Annuncio che 1,2 miliardi del Pnrr sono risorse aggiunte e non comprese in quella somma. Alla fine, il totale degli stanziamenti del governo è di 6,5 miliardi di euro. Bisogna però che il presidente Bonaccini ci dica cosa farà in futuro per la guida della Regione (ovvero se si candida o meno alle elezioni europee)”.
    “Se a dieci mesi dall’alluvione del 2023 il centrodestra non fa altro che parlare del terremoto del 2012, la situazione si commenta da se”, spiega Manuela Rontini (Pd) che sottolinea come “le parti sociali hanno chiesto cose ben precise e la Regione è al loro fianco. Così come quando il centrodestra dice che la Regione è pregiudizialmente ostile al governo dice cose sbagliate: per averne conferma basta leggere una lettera del comitato dei cittadini del faentino dove i firmatari ricordano come ‘A dieci mesi dall’alluvione nelle tasche dei cittadini non è arrivato nemmeno un euro”.
    “A oggi i cittadini non hanno ricevuto i rimborsi di cui hanno diritto”, spiega Silvia Zamboni (Europa Verde) che rilancia la necessità di una moratoria sulle costruzioni nelle aree alluvionate e sottolinea come “bisogna far valere i principi di precauzione sul tema edilizio e urbanistico: c’è un lavoro tecnico e giuridico per mettere al sicuro queste intenzioni già espresse anche dal presidente Bonaccini, siamo certi che alle parole del presidente Bonaccini seguiranno gli atti dovuti”.
    “L’obiettivo comune è quello di arrivare a un pieno indennizzo per tutti coloro che hanno subito danni”, spiega Daniele Marchetti (Lega) che ricorda come “per raggiungere questo obiettivo è in corso un confronto tra la Regione e la struttura commissariale per la ricostruzione che non ha detto di no. Nessuno, quindi, ha il diritto di dare giudizi troppo duri. E’ giunto il momento di mettere da parte l’atteggiamento e la casacca da primi della classe e lavorare per il territorio”.
    “La Regione ha dato una risposta politica al bisogno primario dei cittadini alluvionati: appartengo alla generazione di chi ha visto nascere la Lega Nord e la sua istanza di federalismo amministrativo e ancora oggi esiste all’interno di quel partito politico la distinzione tra Emilia e Romagna. Peccato che il governo Meloni, appoggiato dalla Lega, porti avanti posizioni centraliste che si ripercuotono anche sul post alluvione. Dove sono le risorse che il governo aveva promesso per il rimborso al 100% dei danni subiti dagli alluvionati? E’ evidente che c’è un cortocircuito”, spiega Stefano Caliandro (Pd).
    Alle osservazioni dei consiglieri ha replicato il presidente della Regione Stefano Bonaccini: “Conosco bene questa Regione e i cittadini che incontro mi dicono che non hanno ancora ricevuto nulla”. Il presidente sottolinea anche come le risorse realmente arrivate siano molto inferiori rispetto a quelle promesse dal governo. “Vorrei che da quest’aula arrivasse un messaggio chiaro al governo per risolvere i problemi per l’assunzione del personale necessario per la ricostruzione, così come servono i decreti attuativi per la ricostruzione e manca ancora l’ordinanza per il terzo settore”, sottolinea Bonaccini, per il quale “a me non interessa nulla se ha ragione la Regione o ce l’ha il governo: a me interessa che i cittadini abbiamo ciò di cui hanno bisogno e hanno diritto. In queste settimane bisogna che tutti ci prendiamo le responsabilità perché, facendo ognuno la propria parte, si risolvano i problemi dei cittadini”.
    (Gianfranco Salvatori e Luca Molinari)

    Ambiente e territorio

    27 Marzo 2024 LEGGI TUTTO

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    Mastacchi (Rete civica): case sparse non allacciate ad acquedotto, garantire costi equi

    Attivarsi affinché anche nelle abitazioni delle aree più isolate, non raggiunte dall’acquedotto, venga allacciato il servizio, senza gravare i residenti di costi eccessivamente impattanti. Lo ha chiesto il consigliere Marco Mastacchi (Rete Civica) in una interpellanza cui è stata data risposta nella seduta odierna dell’Assemblea legislativa.
    Mastacchi ha ricordato la situazione nelle Ville Unite tra San Pietro in Vincoli e Gambellara, nella zona di Val di Zena del comune di Pianoro e nella zona di case sparse del comune di Monzuno e di Grizzana, con abitazioni isolate che non hanno l’allaccio all’acquedotto. “A fronte di un preventivo di circa 580mila euro, circa 40mila euro sarebbero a carico di ogni abitazione, una spesa considerata eccessiva per un servizio primario come l’acqua” ha detto Mastacchi, che ha sollecitato un intervento della giunta per aumentare la percentuale del contributo Atersir a copertura di tali oneri.
    La risposta è arrivata dalla vicepresidente Irene Priolo.
    “Il tema è noto alla Regione – ha spiegato Priolo -. In un’ottica di sussidiarietà, bisogna tenere in considerazione anche un concetto di equità perché, in alcuni casi, è complesso far gravare sulla tariffa del sistema idrico tali oneri”. “Abbiamo intrapreso un percorso virtuoso con Atersir per mappare tutte queste situazioni – ha proseguito Priolo -, stabilendo la quota del 50%, ulteriormente ottimizzata anche a seguito delle frequenti crisi idriche”. Gli approfondimenti effettuati, comunque, hanno fatto emergere elementi, anche morfologici, che determinano una “varietà di preventivi tali da non permettere di stabilire un importo fisso di contribuzione svincolato dai costi dell’opera e che non sia considerato iniquo per alcuni utenti. Il regolamento tuttavia prevede che altri soggetti possano concorrere alla spesa, il Comune o anche ‘sponsor’. Qualora questi interventi comportino un aumento della resilienza dei territori, i costi connessi sono invece completamente sostenuti dalla tariffa. Ricordo che la Regione ha varato nel 2023 un piano per 7 milioni di euro, individuando 80 interventi cui destinare il 50% della tariffa del servizio idrico integrato e la stessa attenzione abbiamo posto per il 2024”.
    “In linea di principio fare appello all’equità può essere corretto – ha replicato Mastacchi -, ma c’è da considerare che questi cittadini da anni soffrono della mancanza di un servizio primario come l’acqua e il costo di 40mila euro appare sproporzionato. Al netto delle regole, ci auguriamo che ci sia un aiuto dalle istituzioni pubbliche, come i comuni di riferimento, e auspichiamo che la regione solleciti anche l’intervento di soggetti terzi”.
    (Brigida Miranda)

    Ambiente e territorio

    27 Marzo 2024 LEGGI TUTTO

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    Cuoghi (Fdi): ripristinare l’automedica al Franchini di Montecchio

    Conoscere i parametri utilizzati per lo spostamento dell’automedica dall’ospedale Franchini di Montecchio a Traversetolo e quelli relativi ai tempi di intervento dei mezzi di emergenza. A chiederlo con un’interrogazione è il consigliere Luca Cuoghi (Fdi).
    Nel suo atto ispettivo Cuoghi ricorda il caso di cronaca della donna, incinta di due mesi, deceduta davanti all’ospedale Franchini. “Secondo una prima ricostruzione – spiega Cuoghi – la donna si sarebbe sentita male intorno all’una di notte a casa propria, a Gattatico. Il marito, allarmato, avrebbe chiamato subito il 118 e l’operatore avrebbe garantito l’invio dell’automedica da Reggio Emilia. Ma nell’attesa la donna ha perso i sensi e così il marito avrebbe deciso di trasportarla urgentemente all’ospedale più vicino, il Franchini”. “Trovato chiuso il pronto soccorso – prosegue Cuoghi – l’uomo ha bussato alla vetrata d’ingresso e un’operatrice, capendo l’emergenza, ha contattato volontari della Croce Arancione che hanno tentato una prima rianimazione”.
    Un caso che ha spinto il consigliere a chiedere lumi sul servizio di automedica. Nei giorni scorsi “sono state raccolte circa 300 firme per far ritornare l’automedica da Traversetolo al Franchini di Montecchio”, fa sapere il consigliere.
    “Da tempo chiediamo conto alla Regione della riorganizzazione della rete di emergenza urgenza, con auto mediche ridotte o dirottate su altri distretti e costrette a coprire vasti bacini d’utenza e Pronto soccorso chiusi o con apertura ridotta a 12 ore. Ma le uniche risposte avute sono state ulteriori tagli, ulteriori chiusure, ulteriori depotenziamenti. Sulla sanità è necessario e urgente invertire la rotta”, conclude Cuoghi.
    (Brigida Miranda)

    Sanità e welfare

    27 Marzo 2024 LEGGI TUTTO

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    Sviluppo, ricerca, cultura, scienza: ratificata l’intesa tra Regione e Québec

    È stata ratificata l’Intesa di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e il Québec (Canada). Il documento, dopo il via libera in commissione Bilancio, ha avuto anche il parere favorevole dell’Assemblea. Approvato anche un ordine del giorno dei consiglieri Stefania Bondavalli (Lista Bonaccini) e Andrea Costa (Partito democratico) per evitare la chiusura della sede dirigenziale dell’Ufficio delle Dogane di Reggio Emilia, che avrebbe ripercussioni sulle attività economiche e commerciali di un’area particolarmente attiva sul fronte dell’import-export.
    L’intesa, grazie agli ottimi rapporti di amicizia tra le due parti, stabilisce una collaborazione per sostenere iniziative principalmente nei settori della cultura, della scienza, dello sviluppo economico e dell’istruzione.
    Luca Sabattini (Partito democratico) ha ricordato “la tradizione della Regione riguardo gli accordi internazionali. Risalgono ai primi Anni 70 i primi accordi tra regioni, proseguiti poi con l’evoluzione della politica comunitaria. Il Quebéc è una delle regioni più sviluppate del Canada. L’intesa principalmente verte su cultura, ma anche innovazione, space economy, agroalimentare. Le istituzioni dialogano per favorire le buone pratiche e scambiarsi esperienze. Con questi accordi vogliamo rendere sempre più attrattiva la nostra regione”.
    Stefania Bondavalli (lista Bonaccini) ha detto che l’intesa testimonia la “centralità delle relazioni e degli scambi della Regione al di là dei confini nazionali ed europei. Importanti sono le funzioni di traino economico, ma anche la vocazione europeistica e il ruolo multiculturale del Quebéc. L’obiettivo dell’accordo è il rafforzamento dei partenariati. Il Quebéc ha un profilo economico importante, l’Italia ha un ruolo di primo piano e la nostra Regione è la prima per export pro capite. Export accentuato in alcune aree della regione, tra cui Reggio Emilia con esportazioni in salita del 5% nel 2023 rispetto al 2022. La Camera di commercio dell’Emilia ha rilevato che, verso il continente americano, l’export è cresciuto dell’8%. Con un ordine del giorno vogliamo salvare la sede della Dogana di Reggio Emilia che, se chiusa, avrebbe ricadute negative sul tessuto economico e sulle imprese reggiane. Chiediamo, con il consigliere Costa, l’impegno della giunta a confrontarsi con il governo, con il ministero delle Finanze e con l’Agenzia delle Dogane per scongiurare la chiusura”.
    Stefano Bargi (Lega) ha sottolineato che “noi siamo sempre stati favorevoli alle intese internazionali e le abbiamo sostenute. Ma serve fare intese sullo stesso piano perché il Quebéc è uno Stato e noi no. Sarebbe bello avere un feed back su ciò che è stato realizzato e quali investimenti sono stati fatti. Uno dei punti forti dell’accordo è l’agroalimentare e considerato che l’intesa riguarda l’istituzione Regione, sarebbe utile considerare il fenomeno dell’Italian sounding e far sì che anche il Quebéc si impegni a contrastarlo. Siamo a favore, infine, dell’ordine del giorno”.
    Andrea Costa (Pd) ha sostenuto che “il ruolo del pubblico serve a costruire una cornice utile a far sviluppare l’iniziativa privata. Con Bondavalli abbiamo presentato un Ordine del giorno contro il depotenziamento dell’Agenzia delle dogane a Reggio Emilia. In Italia 25 sedi tagliate in Italia, di cui 3 in Emilia-Romagna: Reggio-Emilia, Forlì-Cesena e Ferrara. Una stranezza, perché questa regione ha un export molto alto. Reggio Emilia è l’undicesima provincia in Italia con 11 miliardi di euro per l’export. In Italia ci sono 45 sedi con numeri inferiori e non si capisce perché la razionalizzazione tocchi solo Reggio Emilia. Ci sono state prese di posizione dell’assessore allo Sviluppo economico Vincenzo Colla, imprese, sindacati e richiesta di incontro con le Dogane, rimasta senza risposte. Anzi Dogane hanno ribadito il piano. Via a stato di agitazione, tavolo in prefettura e due incontri in Provincia: c’è documento che chiede immediata sospensione di piano riorganizzazione e confronto su criteri che hanno portato a piano. Si è mosso tutto il territorio: dalle istituzioni, alle imprese, alle associazioni di categoria ai sindacati unitari. Chiudere le Dogane sarebbe un calo di attività economica per la provincia reggiana. E alcune aziende potrebbero decidere di spostarsi. E la Regione domani sarà a Roma dove incontrerà il governo per un coinvolgimento nel Piano Mattei sviluppando rapporti con l’Africa”.
    Federico Amico (ER Coraggiosa) ha sottolineato che voterà l’ordine del giorno e che “l’agitazione sindacale del personale che chiede allo Stato di farsi carico di questa struttura, perché la chiusura sposterebbe anche l’asse delle Camere di commercio. L’Ufficio delle Dogane, tra gli altri, ha a che fare con gli allacci degli impianti fotovoltaici. Proprio quando la Regione sta andando verso le energie alternative”.
    Il sottosegretario alla presidenza Davide Baruffi ha detto che “l’intesa con il Québec è importante e proietta la Regione nel mondo. Nel tempo si è passati dai settori tradizionali a quelli più innovativi. Quest’anno saremo in Canada con il sistema camerale per incontri sull’intelligenza artificiale. Ci andremo con un sistema che significa imprese, università, intelligenze. E in vista c’è anche l’apertura del progetto Erasmus, che aprirà nuove possibilità. Da non dimenticare, poi, la space economy”.
    L’autorizzazione del governo all’intesa è arrivata nel settembre 2022 e l’intesa è stata sottoscritta il 26 febbraio 2024. All’origine, c’è stata una collaborazione nata tra la Camera di commercio Italia-Canada e Arter. Fra i settori innovativi, ha spiegato la giunta, l’edizione dell’autunno 2023 ha riguardato la space economy, ma è importante ricordare anche l’agroalimentare (con il progetto Made in Emilia-Romagna). È stato anche firmato un accordo tra Tecnopolo e Cineca con l’istituto canadese per l’intelligenza artificiale in merito a un progetto per facilitare l’accesso ai dati climatici.
    Le istituzioni – afferma l’intesa – collaborano per facilitare i contatti tra enti pubblici o privati, per arrivare a scambio di informazioni e buone pratiche, sostegno alle imprese, al non profit, centri di ricerca per far nascere progetti congiunti, missioni per attività di formazione e scambio di esperienze, organizzazione si seminari, conferenze, festival, mostre; facilitare la promozione di e sviluppo di partnership nei grandi eventi, promuovere bandi per progetti in settori di interessi comune. Tra i diversi ambiti in cui si avvierà la collaborazione ci sono le relazioni istituzionali, l’economia verde, l’elettrificazione dei trasporti, l’agroalimentare, la sicurezza informatica, l’intelligenza artificiale, scienze quantiche, città intelligenti, l’aerospazio, scienza e ricerca, istruzione superiore e cultura.
    (Gianfranco Salvatori)

    Governo locale e legalità

    27 Marzo 2024 LEGGI TUTTO

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    Castaldini (Fi): inadeguati i monitoraggi sulle liste d’attesa in sanità

    Con un’interrogazione a risposta immediata in aula è Valentina Castaldini (Forza Italia) a pretendere chiarezza dalla giunta regionale sull’affidabilità dei sistemi di monitoraggio dei tempi di attesa per visite specialistiche ed esami diagnostici.
    In particolare, la consigliera cita il caso di Ferrara, menzionato anche nella trasmissione televisiva di Rete 4 Fuori dal coro. Nel servizio dello scorso 13 marzo, precisa Castaldini, “è stato mostrato con chiarezza al direttore generale dell’Ausl di Ferrara, Monica Calamai, che esistono liste d’attesa chiuse e che, in questi casi, l’utente non può opzionarsi per la successiva presa in carico”. Sistema, precisa la capogruppo, “che contrasta con quanto riferito dalla stessa Ausl di Ferrara, sui tempia di attesa lunghi, infatti, comunicava che ‘in questi casi all’utente viene proposto di essere preso in carico, cioè di essere richiamato da un apposito ufficio che monitora l’andamento delle prestazioni, non appena vi è disponibilità della visita o dell’esame richiesto, senza più necessità di fare tentativi ripetuti’”.
    Castaldini rileva anche che “problemi collegati alla presa in carico riguardano l’intero territorio regionale”.
    “La Regione Emilia-Romagna – si legge nell’atto – ha predisposto un sistema di rilevazione dei tempi di attesa che monitora settimanalmente le visite e gli esami”.
    Attraverso il sistema regionale di rilevazione dei tempi di attesa, evidenzia quindi la consigliera di Forza Italia, “è lampante che i dati indicati, in certi casi con indici di performance pari al 100 per cento, non corrispondano alla realtà dei fatti, peraltro questo strumento è collegato ai livelli essenziali di assistenza”. Per questo Castaldini sollecita all’esecutivo “chiarimenti sull’affidabilità di questo strumento”. Chiede poi “interventi per migliorare le procedure della presa in carico”.
    La risposta arriva in aula dall’assessore regionale Raffaele Donini: “Castaldini usa toni sensazionalistici, dicendoci che falseremmo o sovrarappresenteremmo la qualifica del nostro sistema sanitario rispetto all’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, in realtà non è così, il nostro sistema nella gran parte dei casi riesce a rispondere alle richieste dei cittadini”.
    La controreplica di Castaldini: “Non c’è nulla di sensazionale, rilevo però che l’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) ha recentemente fatto sapere alla Regione Emilia-Romagna che non potrà, attraverso le strutture che rappresenta, prendere ulteriori impegni, almeno fino a quando non ci sarà un quadro tariffario certo, le tariffe sono ferme da 28 anni”.
    (Cristian Casali)

    Sanità e welfare

    27 Marzo 2024 LEGGI TUTTO

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    Piccinini (M5s): spiegare come si vieterà l’edificazione nelle aree alluvionate

    “Chiarire come la Regione vuole dare attuazione alle recenti dichiarazioni del presidente Bonaccini in merito al divieto di edificazione nelle aree colpite dall’alluvione del 2023”.
    La capogruppo del M5s Silvia Piccinini pone il quesito alla giunta chiarendo che “a fronte di un annuncio di portata potenzialmente positiva, è necessario delinearne con precisione campo di applicazione e strumenti di attuazione, al fine di tradurre un impegno di massima in misure concrete a tutela di cittadine e cittadini”.
    Rifacendosi alla normativa nazionale post alluvione e alla legge regionale del 2017 sulla disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio, la capogruppo ricorda il rapporto Ispra del 2021 secondo cui “il 94% dei comuni italiani è a rischio di dissesto idrogeologico e, in particolare, il 45% del territorio emiliano-romagnolo risulta a rischio allagamento”. Per questo motivo Piccinini ha chiarito che “non ci si può limitare a ricostruire come prima, mentre invece bisogna fare di più e meglio ed è per questo che trovo che la proroga per l’entrata in vigore dei PUG nei comuni alluvionati invece di mettere mano alla legge regionale urbanistica apra la strada a ulteriori cementificazioni dei territori più fragili”.
    Sulla base di tali rilevazioni, Piccinini auspica quindi “un cambio di paradigma e una revisione dell’approccio alla difesa idraulica e idrogeologica della nostra regione, che si esplica, tra le altre, nell’attuazione della richiesta, venuta da più parti, di non costruire più nelle aree alluvionate” e per questo chiede come si intende dare seguito alle recenti dichiarazioni del Presidente Bonaccini il quale, intervenendo al tavolo post-alluvione tenutosi a Ravenna, ha affermato che “non si costruisce il nuovo nelle aree allagate” riferendosi in particolare alle aree di Ghilana a Faenza e Biancanigo di Castel Bolognese, entrambe colpite duramente dall’alluvione della scorsa primavera.
    Rispondendo ai quesiti posti, il Sottosegretario alla presidenza di giunta Davide Baruffi ha chiarito che “in attesa degli studi dell’Autorità di bacino, la struttura commissariale, in raccordo con Agenzia per la protezione civile e la Direzione regionale cura dell’ambiente sta predisponendo un Piano speciale che non precluda ogni ulteriore azione di tutela successiva”. Entrando poi nel merito della risposta, il Sottosegretario ha confermato come “nei territori urbanizzati si agirà per la mitigazione del rischio, mentre al di fuori di queste zone, in via transitoria, si dovranno prevedere azioni di manutenzione senza aumentare i carichi urbanistici ma garantendo ogni flessibilità per le attività già insediate improntando ogni decisione ai criteri di sicurezza. Nel Piano saranno definiti meglio campo di applicazione e strumenti dopo un dettagliato coinvolgimento degli enti locali e delle organizzazioni produttive””.
    Piccinini si è quindi dichiarata non soddisfatta delle risposte ottenute. “Non solo non sono state chiarite le tempistiche -conclude la capogruppo- ma lo strumento individuato non è cogente. Mi sarei aspettata un intervento sulla legge urbanistica per dare un reale strumento di intervento ai sindaci ma ciò non è avvenuto e nulla è stato detto sulle aree su cui si vuole intervenire”.
    (Luca Boccaletti)

    Ambiente e territorio

    27 Marzo 2024 LEGGI TUTTO

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    Occhi (Lega): con le nuove norme Ue a rischio impianti di riscaldamento a 4 stelle

    La Regione spieghi a che punto sono le interlocuzioni con le associazioni dei produttori di generatori di calore a biomassa perché le nuove norme UNI EN 16510 rischiano di mettere fuori gioco gli impianti a “4 stelle” che non potranno essere installati: ora servono 5 stelle. Occorre una sospensione, temporanea, del Pair (Piano aria) fino al recepimento della norma europea.
    Lo sollecita, al question time, il consigliere Emiliano Occhi (Lega) perché l’entrata in vigore, il 24 dicembre 2022, della “nuova EN 16510-1 può mettere in discussione tutte le certificazioni già rilasciate nonché tutto il procedimento di “stellatura”. Di conseguenza è necessario un periodo di transizione fino a quando non entrerà definitivamente in vigore la EN 16510-2-1-2022″. 

    La classificazione, ricorda il consigliere, si basa sul rendimento e sulle emissioni e riguarda stufe a combustibile solido e accumulo, camini, caminetti aperti, cucine a legna, caldaie fino a 500 Kw, stufe, inserti e cucine a pellet: “Molti rivenditori sono rimasti spiazzati dall’entrata in vigore del PAIR 2030 e hanno a magazzino ancora numerosi impianti “4 stelle” invenduti che non potranno essere installati in base al nuovo Piano aria, che considera le emissioni. La nuova norma mette in discussione anche la stellatura. E’ necessario un periodo di transizione”.
    Occhi afferma che “l’armonizzazione delle nuove norme, che introducono innovazioni significative nei metodi di test delle prestazioni e della sicurezza dei generatori, comporta la necessità di rivedere (entro il 9/11/2025) tutti i test report emessi in base alle norme in vigore e di valutare i dati storici che potranno essere recuperati per i generatori già testati. Cioè, tutta la vecchia classificazione delle stelle perderebbe di valore”.
    A rispondere in Aula è stato il sottosegretario alla presidenza della giunta, Davide Baruffi: “Al percorso di nascita del Pair invitati i portatori di interesse, tra cui l’associazione italiana energie agroforestali. Esiste una interlocuzione consolidata. Una osservazione chiedeva installazione di 4 stelle. Ma questi sono impianti inquinanti. Viene finanziata la sostituzione di stufe a legna o pellet 4 stelle. Il 26 marzo, c’è stato un incontro tecnico con l’associazione per approfondire la norma Uni EN. E’ emerso che questa riguarda i produttori i quali hanno due anni di transizione. La Regione è chiamata ad attuare presto il Pai, dopo la condanna della Corte Ue del 2020 per il superamento del Pm10 in zone Est e Ovest. Il 13 marzo, la Corte di giustizia Ue ha inviato una messa in mora, dove rileva che l’Italia non ha adottato tutte le misure necessarie: ci chiedono misure più incisive e rapide. Non ci saranno misure di allentamento, il Pm10 va abbattuto il prima possibile”.
    Occhi non si è detto “soddisfatto. Le richieste Ue saranno sempre peggiori”.
    (Gianfranco Salvatori) LEGGI TUTTO

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    Mastacchi (Rete Civica): intervenire sui litorali romagnoli prima della stagione estiva

    “Chiarire come si intende intervenire, al di la delle rassicurazioni, a ridosso dell’apertura della stagione estiva, per soddisfare le esigenze di quei territori, come San Mauro Mare, che vedono annualmente erodere la spiaggia della costa romagnola a causa delle mareggiate invernali”.
    Così il capogruppo di Rete Civica Marco Mastacchi, il quale ricorda i danni registrati con le mareggiate del 2023 che “hanno eroso migliaia di metri cubi di sabbia, allagando tutto l’arenile della frazione e arrivando dentro gli stessi bagni, e la parte della spiaggia rimasta era veramente poca”.
    Facendo seguito ad una specifica risoluzione per la realizzazione, ove necessario, di scogliere frangiflutti per stabilizzare così la linea di costa dopo i necessari ripascimenti, soprattutto nella zona di San Mauro Mare, Mastacchi sottolinea la bocciatura di un precedente atto di indirizzo politico con la motivazione di un intervento già in essere da parte del comune, ma rimarca come siano stati commessi degli errori perché a fronte “di 5mila metri cubi di sedimenti posati sul litorale per un investimento di 50 mila euro all’interno del cosidetto progettone 2022-2024, oggi i lembi di spiaggia a San Mauro Mare sono ormai inesistenti, tanto che il comune sta emettendo delle ordinanze per la rimozione degli stabilimenti balneari riconoscendo il problema ambietale, mentre tra poche settimane dovrebbero essere piantati gli ombrelloni per accogliere i turisti”.
    Replicando ai quesiti posti, il Sottosegretario alla presidenza di Giunta Davide Baruffi ha chiarito che “nel 2017 il comune di San Mauro Mare presentò un progetto per l’apertura di 4 varchi nelle scogliere artificiali poste a 130 metri dalla riva per cambiare la corrente erosiva presente e migliorare la qualità delle acque a cui si contrappose un piano alternativo ma il comune volle mettere in pratica il proprio progetto e i lavori partirono nel 2022. I competenti uffici regionali da sempre monitorano la dinamica della cella della zona e nell’ultimo periodo hanno evidenziato un forte fenomeno di erosione. A fronte di questa situazione, il comune di San Mauro Mare ha presentato un ulteriore progetto per la riduzione dei varchi creati e per il ripascimento della spiaggia. La Regione, che non ha alcuna responsabilità in merito, continuerà a monitorare attentamente lo sviluppo della situazione.”
    Mastacchi si è quindi dichiarato parzialmente soddisfatto delle risposte ottenute perchè “da quello che capisco il comune di San Mauro è responsabile al 100% della situazione creatasi e quindi dovrebbe attivare le fideiussioni che furono chieste quando si aprirono i varchi nelle scogliere artificiali per limitare i danni che si stanno creando. Auspico quindi che la Regione faccia pressione sul comune per far sì che i lavori programmati vengano eseguiti con la massima urgenza per garantire la partenza della stagione turistica”.
    (Luca Boccaletti)

    Ambiente e territorio

    27 Marzo 2024 LEGGI TUTTO

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    Bargi (Lega): terremoto 2012, prorogare i lavori in caso di ritardi non in capo ai cittadini

    Prorogare i termini “nell’avvio delle opere in quei Comuni in cui siano stati riscontrati ritardi dovuti a difficoltà tecniche non imputabili ai cittadini” nella ricostruzione post terremoto 2012.
    Lo ha chiesto al question time il consigliere Stefano Bargi (Lega) in un’interrogazione in cui ricorda come molti cittadini “della zona del sisma hanno riscontrato numerosi ritardi nello stato avanzamento lavori, per motivi non sempre imputabili ai cittadini bensì alle difficoltà tecniche nell’espletamento delle pratiche da parte dei privati o dei Comuni stessi”. Nell’ottobre 2023 il commissario Stefano Bonaccini aveva, con un’ordinanza, aveva introdotto “misure per accelerare la fase finale di rendicontazione a saldo e liquidazione del contributo ricostruzione del sisma 2012, oltre a disposizioni per il riconoscimento di ulteriori proroghe straordinarie per il completamento degli interventi definite sulla base del più recente Stato Avanzamento Lavori (SAL) già dichiarato”. Il prolungamento variava da 7 a 26 mesi, in base allo stato di avanzamento dei lavori dichiarato entro ottobre 2023. Il termine ultimo per le proroghe è il 30 aprile 2024.
    In provincia di Modena, ci sono diversi Comuni interessati, ha ricordato Bargi, con tante pratiche da dover evadere. A San Felice sul Panaro, al febbraio 2023, “lo stato di avanzamento dei lavori era a zero e c’erano 41 pratiche in attesa di iniziare i lavori. “Nel mandato precedente la struttura commissariale era più disponibile a dialogare con i consiglieri. Io non sono riuscito, ora, ad avere risposte. C’è la volontà politica di dare una proroga?”.
    Il sottosegretario alla presidenza della giunta, Davide Baruffi, ha risposto che lui stesso “si occupa di ammissibilità dei quesiti e di non aver mai rigettato una interrogazione rispetto alle pratiche della ricostruzione. Se è avvenuto, segnalatemelo. Anche se  i numeri sono ridotti, ma significativi per i cittadini, Comuni e imprese, resta ferma l’intenzione del commissario di far procedere ogni iniziativa per spendere tutte le risorse assegnate, anche in caso di ritardi. Tra difficoltà, poi, c’è anche il caro prezzi che ha condizionato il mercato della ricostruzione. Riconosceremo i maggiori oneri a chi va incontro alla ricostruzione, anche con strumenti nazionali. Segnalo che esiste il superbonus 110%, prorogato per i crateri, in caso esista un accordo con le banche per il credito di imposta. Abbiamo affrontato il tema con il commissario e alcune banche, arrivando a un’intesa che potrebbe essere formalizzata nei prossimi giorni: la data ultima sarebbe il 31 dicembre 2025. Ieri il Consiglio dei ministri ha modificato le procedure per il 110%, ma possiamo dire che non dovrebbero limitare questa attività (accordo con le banche). Attendiamo la pubblicazione del decreto”.
    Nella replica, Bargi ha affermato “che la risposta non era scontata. Sono soddisfatto”.
    (Gianfranco Salvatori) LEGGI TUTTO

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    Emilia-Romagna. Sviluppo, ricerca, cultura, scienza: ratificata l’intesa tra Regione e Quebéc

    È stata ratificata l’Intesa di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e il Québec (Canada). Il documento, dopo il via libera in commissione Bilancio, ha avuto anche il parere favorevole dell’Assemblea. Approvato anche un ordine del giorno dei consiglieri Stefania Bondavalli (Lista Bonaccini) e Andrea Costa (Partito democratico) per evitare la chiusura della sede dirigenziale dell’Ufficio delle Dogane di Reggio Emilia, che avrebbe ripercussioni sulle attività economiche e commerciali di un’area particolarmente attiva sul fronte dell’import-export anche il Quebéc e il Canada.
    L’intesa, grazie agli ottimi rapporti di amicizia tra le due parti, stabilisce una collaborazione per “sostenere iniziative principalmente nei settori della cultura, della scienza, dello sviluppo economico e dell’istruzione”.
    Luca Sabattini (Partito democratico) ha ricordato “la tradizione della Regione riguardo gli accordi internazionali. Risalgono ai primi Anni 70 i primi accordi tra regioni, proseguiti poi con l’evoluzione della politica comunitaria. Il Quebéc è una delle regioni più sviluppate del Canada. L’intesa principalmente verte su cultura, ma anche innovazione, space economy, agroalimentare. Le istituzioni dialogano per favorire le buone pratiche e scambiarsi esperienze. Con questi accordi vogliamo rendere sempre più attrattiva la nostra regione”.
    Stefania Bondavalli (Lista Bonaccini) ha detto che l’intesa testimonia la “centralità delle relazioni e degli scambi della Regione al di là dei confini nazionali ed europei. Importanti sono le funzioni di traino economico, ma anche la vocazione europeistica e il ruolo multiculturale del Quebéc. L’obiettivo dell’accordo è il rafforzamento dei partenariati. IL Quebéc ha un profilo economico importante, l’Italia ha un ruolo di primo piano e la nostra Regione è la prima per export pro capite. Export accentuato in alcune aree della regione, tra cui Reggio Emilia con esportazioni in salita del 5% nel 2023 rispetto al 2022. La Camera di commercio dell’Emilia ha rilevato che, verso il continente americano, l’export è cresciuto dell’8%. Con un ordine del giorno vogliamo salvare la sede della Dogana di Reggio Emilia che, se chiusa, avrebbe ricadute negative sul tessuto economico e sulle imprese reggiane. Chiediamo, con il consigliere Costa, l’impegno della giunta a confrontarsi con il governo, con il ministero e con l’Agenzia delle Dogane per scongiurare la chiusura”.
    Stefano Bargi (Lega) ha sottolineato che “noi siamo sempre stati favorevoli alle intese internazionali e le abbiamo sostenute. Ma serve fare intese sullo stesso piano perché il Quebéc è uno Stato e noi no. Sarebbe bello avere un feed back su ciò che è stato realizzato e quali investimenti sono stati fatti. Uno dei punti forti dell’accordo è l’agroalimentare e considerato che l’intesa riguarda l’istituzione Regione, sarebbe utile considerare il fenomeno dell’Italian sounding e far sì che anche il Quebéc si impegni a contrastarlo. Siamo a favore, infine, dell’ordine del giorno”.
    L’autorizzazione del governo è arrivata nel settembre 2022 e l’intesa è stata sottoscritta il 26 febbraio 2024. All’origine, c’è stata una collaborazione nata tra la Camera di commercio Italia-Canada e Arter. Fra i settori innovativi, ha spiegato la giunta, l’edizione dell’autunno 2023 ha riguardato la space economy, ma è importante ricordare anche l’agroalimentare (con il progetto Made in Emilia-Romagna). È stato anche firmato un accordo tra Tecnopolo e Cineca con l’istituto canadese per l’intelligenza artificiale in merito a un progetto per facilitare l’accesso ai dati climatici.
    Le istituzioni – afferma l’Intesa – collaborano per facilitare i contatti tra enti pubblici o privati, per arrivare a scambio di informazioni e buone pratiche, sostegno alle imprese, al non profit, centri di ricerca per far nascere progetti congiunti, missioni per attività di formazione e scambio di esperienze, organizzazione si seminari, conferenze, festival, mostre; facilitare la promozione di e sviluppo di partnership nei grandi eventi, promuovere bandi per progetti in settori di interessi comune.
    Tra i diversi ambiti in cui si avvierà la collaborazione ci sono le relazioni istituzionali, l’economia verde, l’elettrificazione dei trasporti, l’agroalimentare, la sicurezza informatica, l’intelligenza artificiale, scienze quantiche, città intelligenti, l’aerospazio, scienza e ricerca, istruzione superiore e cultura.
    (Gianfranco Salvatori)

    Ambiente e territorio

    27 Marzo 2024 LEGGI TUTTO

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    Pnrr: è polemica in Assemblea sulla sanità

    “C’è preoccupazione per i contenuti del decreto legge 19/2024 che sottrae alle Regioni risorse preziose destinate a investimenti strategici in ambito sanitario”. E’ quanto afferma in Assemblea l’assessore alla Sanità Raffaele Donini, nel corso dell’informativa sugli investimenti legati al Pnc, il piano nazionale complementare di potenziamento del Pnrr. Per la Regione Emilia-Romagna, Donini ha parlato di risorse, precedentemente assegnate e poi sottratte, pari a oltre 98 milioni di euro. “Sono risorse -spiega Donini- già destinate a 10 interventi. Fra questi: il completamento del polo materno Ospedale delle mamme di Parma, i lavori di miglioramento sismico a Modena, sull’ospedale civile di Guastalla e su quello di Sant’Anna di Castelnovo ne’ Monti, sull’ospedale Bellaria di Bologna e su quello di Imola, il cantiere già avviato sul padiglione 3 e per la ricostruzione del padiglione 26 del Sant’Orsola, il nuovo padiglione presso l’ospedale Morgantini-Pierantoni di Forlì, l’avvio del cantiere all’Ospedale Infermi di Rimini. L’assessore alla Sanità sottolinea come “le Regioni e le Province autonome non sono state consultate anticipatamente e non è stato possibile rappresentare le esigenze dei territori. Solo oggi, a fronte di una parziale ammissione di criticità, le Regioni sono state sentite per verificare le conseguenze del provvedimento. Siamo di fronte a una gestione centralistica del Pnrr che esclude le Regioni dalla complessiva governance, relegandole a ruolo di meri soggetti attuatori. Abbiamo intenzione di richiedere l’abrogazione o la radicale modifica di queste disposizioni”.
    Numerose le reazioni alla relazione dell’assessore alla Sanità.
    “Speriamo che il governo torni indietro rispetto alle scelte fatte, perché in ballo c’è la salute dei cittadini e si tratta di tagli che li danneggiano”, spiega Silvia Piccinini (Movimento 5 Stelle) che ricorda: “Spero che su questo tema ci sia ampia condivisione da parte delle forze politiche anche se so che su questo le forze politiche di destra che sostengono il governo non saranno d’accordo con me. Bisogna che la giunta si faccia carico di questi problemi con ancora maggior forza. Votare contro la risoluzione che ho presentato è come votare contro gli investimenti in sanità”.
    “Bisogna fare un po’ di operazione verità rispetto alle tante bugie che si sentono su questo governo e la sanità: questo governo ha aumentato i fondi per la sanità, altro che tagli. I fondi in sanità li hanno tagliati i governi precedenti sostenuti dalla sinistra: in 9 anni sono stati tagliati 37 miliardi di euro di fondi per la sanità. Sono i governi Monti, Renzi, Gentiloni e Conte che hanno tagliato la sanità, il governo Meloni sta invertendo la tendenza”, spiega Giancarlo Tagliaferri (Fdi) per il quale “tocca alla Regione fare la propria parte sul tema delle liste d’attesa”.
    “Il governo è riuscito a fare un capolavoro in negativo. Speriamo che ora risolva i problemi che ha creato: con il decreto di cui ci ha parlato l’assessore Donini si taglia la sanità, a partire dalla sicurezza dell’antisismica. Tutte le Regioni hanno dato parere contrario al decreto e anche la Corte dei Conti ha confermato le nostre preoccupazioni”, spiega Marcella Zappaterra (Pd) per la quale “questo governo ha scarsa sensibilità e scarsa fiducia riguardo alla sanità territoriale. Vogliamo che il decreto del governo cambi perché altrimenti verrebbero meno numerose forme di finanziamento per la sanità e le scelte verrebbero centralizzate. Il governo deve cambiare il decreto nell’interesse dei cittadini. Speriamo di ritrovarci qui a dichiararci soddisfatti delle modifiche apportate al decreto. Il Pd presenta una risoluzione per sostenere l’attività della nostra Regione unita alla richieste che si agisca sul governo perché il decreto venga cambiato”.
    “La relazione dell’assessore Donini conferma come il governo sottostimi il tema della sanità e penalizzi le regione che, come l’Emilia-Romagna, hanno specificità territoriali”, sottolinea Pasquale Gerace (Italia Viva) per il quale “occorre tutelare una sanità pubblica universalistica aumentando gli investimenti”.
    “La sinistra è in difficoltà, i veri tagli sulla sanità sono stati fatti negli anni scorsi e mi pare di capire che il governo non abbia detto di no alle proposte delle Regioni di ragionare sul decreto: mi pare che questa informativa dell’assessore Donini sia stata un po’ strumentalizzata, comunque va bene parlarne e confrontarsi. Abbiamo fiducia in chi nelle sedi istituzionali sta trattando”, spiega Daniele Marchetti (Lega).
    “La destra è in imbarazzo, si sta facendo il gioco delle tre carte. Il governo ha sottratto fondi al sistema sanitario e l’assessore Donini ha dato numeri importanti: dobbiamo dare un segnale corale che il governo deve cambiare rotta”, sottolinea Federico Alessandro Amico (ER Coraggiosa). “Il governo fa scelte contradditorie in sanità rispetto alle promesse elettorali: occorre che riveda le scelte fatte”, chiarisce Ottavia Soncini (Pd).
    “Se tutte le Regioni hanno detto che il decreto del governo è sbagliato e danneggia la sanità pubblica ci sarà un motivo?! Questo sgombera il campo da ogni accusa di strumentalizzazione politica tanto che lo stesso consigliere Daniele Marchetti della Lega dice che bisogna riflettere. Quindi come consiglieri dobbiamo prenderci la responsabilità di difendere la sanità pubblica”, spiega Silvia Zamboni (Europa Verde).
    “Non più tardi ieri il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha smentito che ci siano stati tagliati ai fondi Pnrr per la sanità, ma che semplicemente sono stati messi in sicurezza fondi che altrimenti potevano andare perduti”, sottolinea Marta Evangelisti (Fdi) che ricorda come “i ministri Fitto e Schillaci hanno confermato alle Regioni che tutti gli interventi saranno finanziati. L’Emilia-Romagna, quindi, non avrà problemi. Essere contro la sanità pubblica è, come hanno fatto governi di centrosinistra, chiudere reparti ospedalieri, bloccare assunzioni, ecc.”.
    “Condivido le preoccupazioni delle Regioni per le scelte del governo: anche le Regioni governate dal centrodestra sono preoccupate, le somme in ballo sono molto rilevanti, serve un ripensamento del governo”, spiega Stefania Bondavalli (Lista Bonaccini), mentre per Valentina Castaldini (Fi) “il dibattito di oggi è l’antipasto di quanto accadrà nella prossima campagna elettorale per le elezioni regionali: si è deciso di aprire uno scontro con il governo. Il nostro interesse, invece, è quello di capire quale sia la vera eredità che la giunta Bonaccini lascerà a chi verrà dopo”.
    L’Assemblea ha approvato la risoluzione di Pd-Italia Viva-Lista Bonacccini-ER Coraggiosa-Europa Verde che impegna la giunta a sollecitare il governo a rivedere il decreto e quella del Movimento 5 Stelle affinché il governo rifinanzi il progetto “Verso un ospedale sicuro e sostenibile”.
    (Brigida Miranda e Luca Molinari)

    Sanità e welfare

    26 Marzo 2024 LEGGI TUTTO