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    Camorra, clan Gionta: chiesti 250 anni di carcere

    Sistema Gionta a Torre Annunziata la Dda di Napoli chiede oltre 250 anni di carcere per il boss Valentino Gionta e tutti i vertici del clan tra cui figlia, genero e nipote.
    “Solo” 18 anni di carcere per il boss Valentino Gionta detenuto al 41 bis nel carcere di Sassari, pene maggiori invece richieste per Giuseppe Carpentieri, suo genero, (20 anni) rimasto ferito in un agguato mentre prendeva il sole sul terrazzo di casa. Era lui secondo la Dda a comandare il clan e a controllare il traffico di droga e il giro delle estorsioni a Torre Annunziata. Per la moglie, Teresa Gionta, figlia del boss invece la richiesta è stata di 15 anni di carcere.
    Venti anni di carcere per i fedelissimo Alfredo Della Grotta e Salvatore Palumbo,  così come per Luca Cherillo, ritenuto ai vertici del nuovo clan del Quarto Sistema, composto da giovanissimi fuoriusciti dai Gionta e che da alcuni anni hanno iniziato una sorta di faida interna. Mentre suo fratello Pasquale Cherillo – come riporta Il Mattino- ha chiesto di essere giudicato con rito ordinario insieme a Raffaele Della Grotta.Diciotto anni di carcere la richiesta anche per un altro Valentino Gionta, il 39enne figlio di Ernesto, fratello del capoclan.
    Quindici anni di carcere invece per Ciro Coppola (figlio dell’ergastolano Giuseppe)  e per Angelo Palumbo. Mentre per Antonio Cirillo, già a processo perché accusato di essere l’autore materiale dell’omicidio di Maurizio Cerrato, ucciso per un parcheggio,  la pena richiesta è di dodici anni di reclusione, come per Antonio Palumbo, Salvatore Agnello Palumbo, Michele Guarro (anche lui ferito in un agguato poche settimane prima dell’arresto) e Immacolata Salvatore, moglie di Pasquale Gionta. Chiesti infine dieci anni di carcere, infine, per Michele Colonia (rampollo del clan Gallo-Cavalieri) e Luigi Esposito.

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    Camorra, ecco come i soci di Imperiale e Carbone trasportavano la droga a Napoli e provincia

    Era il gruppo di Torre Annunziata che faceva capo al narcos Francesco De Simone a gestire un ingente traffico internazionale di droga per portare la cocaina dall’Olanda in tutta la provincia di Napoli.Lui e i suoi fedelissimi Mario lovene, Sabatino Pinto, Francesco Maresca e un ricercato erano i capi dell’organizzazione smantellata ieri dalla Dda di Napoli che ha portato al blitz con 19 misure cautelari.
    Ma il “sistema” si sarebbe avvalso di persone della provincia di Padova (Baggio, Galiazzo e Bagato) in grado di garantire il supporto logistico e di un intermediatore (l’albanese Dashmir Lazri) per l’acquisto della cocaina. Sono 25 le ordinanze e 19 le misure cautelari (13 in carcere, 3 agli arresti domiciliari, 3 al divieto di dimora in Campania) eseguite all’esito di un blitz dei militari del comando provinciale.
    L’ordinanza del gip Lucia De Micco ha portato all’esecuzione della misura cautelare in carcere nei confronti di Vanni Bagato, Paolo Baggio, Carmine Balzano, Antonio Barlese. Alessandro Canfora, Mario Criscuolo, Francesco De Simone. Tiziano Galiazzo, Antonio lovene, Mario lovene, Vincenzo lovene, Dashmir Lazri, Francesco Maresca, Sabatino Pinto e Umberto Tozzi, mentre altri 4 risultano ricercati.
    Ai domiciliari invece, sono finiti Angela Antille, Salvatore Scarpa e Rosa Volonnino. Sono tutti accusati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti nonché di importazione, cessione ed illecita detenzione di droga. Il divieto di dimora in Campania, infine, è stato applicato per Juan Carlos Cianci Novoa, Francesco levane e Vittorio Nappi.
    Lo stupefacente sarebbe stato dapprima occultalo in doppi fondi ricavati nei veicoli utilizzati per il trasporto, per poi essere distribuito all’ingrosso attraverso una fitta rete di sodali che si sarebbero occupati, a vario titolo, delle consegne e dei trasferimenti di denaro.
    Il sistema per il trasporto della droga era sempre lo stesso: auto di piccola cilindrata in affitto guidate da incensurati, uomini e donne. Ma quelle auto avevano dei doppi fondi creati da specialisti in grado di occultare all’interno anche dieci chili di droga.Nel corso delle indagini, inoltre, sono stati sequestrati circa 121 kg di cocaina ad opera del Gico del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di Napoli. Il gruppo come ha raccontato il pentito Andrea Lollo, ex fedelissimo del narcos internazionale Raffaele Imperiale, era legato appunto al duo dell’ex latitante a Dubai e Bruno Carbone.
    Come riporta Il Roma: “I miei rapporti con Francesco De Simone sono ripresi dopo che sono stato scarcerato a novembre 2013. Mi recai dalla moglie di Bruno Carbone,Viola, e lei mi ha messo in contatto con Vincenzo Esposito ’o topo e sono andato in Olanda da lui per prendere accordi. Mi disse che aveva contatti con Francesco De Simone e Mario Iovine. Mi dissero che stavano caricando la droga in Olanda da Bruno Carbone”.

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    Camorra, ecco come i soci di Imperiale e Carbone trasportavano la droga a Napoli e provincia

    Era il gruppo di Torre Annunziata che faceva capo al narcos Francesco De Simone a gestire un ingente traffico internazionale di droga per portare la cocaina dall’Olanda in tutta la provincia di Napoli.Lui e i suoi fedelissimi Mario lovene, Sabatino Pinto, Francesco Maresca e un ricercato erano i capi dell’organizzazione smantellata ieri dalla Dda di Napoli che ha portato al blitz con 19 misure cautelari.
    Ma il “sistema” si sarebbe avvalso di persone della provincia di Padova (Baggio, Galiazzo e Bagato) in grado di garantire il supporto logistico e di un intermediatore (l’albanese Dashmir Lazri) per l’acquisto della cocaina. Sono 25 le ordinanze e 19 le misure cautelari (13 in carcere, 3 agli arresti domiciliari, 3 al divieto di dimora in Campania) eseguite all’esito di un blitz dei militari del comando provinciale.
    L’ordinanza del gip Lucia De Micco ha portato all’esecuzione della misura cautelare in carcere nei confronti di Vanni Bagato, Paolo Baggio, Carmine Balzano, Antonio Barlese. Alessandro Canfora, Mario Criscuolo, Francesco De Simone. Tiziano Galiazzo, Antonio lovene, Mario lovene, Vincenzo lovene, Dashmir Lazri, Francesco Maresca, Sabatino Pinto e Umberto Tozzi, mentre altri 4 risultano ricercati.
    Ai domiciliari invece, sono finiti Angela Antille, Salvatore Scarpa e Rosa Volonnino. Sono tutti accusati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti nonché di importazione, cessione ed illecita detenzione di droga. Il divieto di dimora in Campania, infine, è stato applicato per Juan Carlos Cianci Novoa, Francesco levane e Vittorio Nappi.
    Lo stupefacente sarebbe stato dapprima occultalo in doppi fondi ricavati nei veicoli utilizzati per il trasporto, per poi essere distribuito all’ingrosso attraverso una fitta rete di sodali che si sarebbero occupati, a vario titolo, delle consegne e dei trasferimenti di denaro.
    Il sistema per il trasporto della droga era sempre lo stesso: auto di piccola cilindrata in affitto guidate da incensurati, uomini e donne. Ma quelle auto avevano dei doppi fondi creati da specialisti in grado di occultare all’interno anche dieci chili di droga.Nel corso delle indagini, inoltre, sono stati sequestrati circa 121 kg di cocaina ad opera del Gico del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di Napoli. Il gruppo come ha raccontato il pentito Andrea Lollo, ex fedelissimo del narcos internazionale Raffaele Imperiale, era legato appunto al duo dell’ex latitante a Dubai e Bruno Carbone.
    Come riporta Il Roma: “I miei rapporti con Francesco De Simone sono ripresi dopo che sono stato scarcerato a novembre 2013. Mi recai dalla moglie di Bruno Carbone,Viola, e lei mi ha messo in contatto con Vincenzo Esposito ’o topo e sono andato in Olanda da lui per prendere accordi. Mi disse che aveva contatti con Francesco De Simone e Mario Iovine. Mi dissero che stavano caricando la droga in Olanda da Bruno Carbone”.

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    Torre Annunziata, importavano cocaina dall’Olanda: 19 misure cautelari

    Torre Annunziata. Nel corso degli ultimi anni hanno invaso il territorio della provincia di Napoli con un fiume di cocaina tanto che nel corso delle indagini venivano sequestrati circa 121 kg. di cocaina ad opera del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di Napoli.
    E stamane i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 19 persone (13 sottoposte alla misura della custodia in carcere, 3 a quella degli arresti domiciliari, 3 al divieto di dimora in Campania).
    Tutte gravemente indiziate dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti nonché di importazione, cessione ed illecita detenzione di droga.
    In particolare, all’esito di articolate indagini, sarebbe stata ricostruita l’attività di un’associazione, con base operativa in Napoli e provincia, finalizzata all’importazione dall’estero (soprattutto dall’Olanda) ed alla successiva commercializzazione sul territorio nazionale di droga.
     La droga nascosta nei doppi fondi delle auto
    Lo stupefacente sarebbe stato dapprima occultato in doppi fondi ricavati nei veicoli utilizzati per il trasporto, per poi essere distribuito all’ingrosso attraverso una fitta rete di sodali che si sarebbero occupati, a vario titolo, delle consegne e dei trasferimenti di denaro.
    Tale articolato sistema avrebbe garantito un costante rifornimento di droga attraverso ingenti carichi di stupefacente provenienti dall’estero e destinati ad essere rivenduti sul territorio di Torre Annunziata.
    Nel corso delle indagini venivano sequestrati circa 121 kg. di cocaina ad opera del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di Napoli.

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    Torre Annunziata, condannato l’ex dirigente comunale Nunzio Ariano

    Condannato a sei anni di reclusione perché ritenuto colpevole di avere intascato una tangente per favorire una ditta che avrebbe eseguito lavori presso un asilo nido.
    È la sentenza di primo grado emessa oggi dal tribunale di Torre Annunziata nei confronti dell’ex dirigente dell’ufficio Tecnico del Comune vesuviano, Nunzio Ariano, coinvolto in più vicende di presunte corruzioni che hanno riguardato anche amministratori pubblici di Torre Annunziata, fino a portare al doppio scioglimento del consiglio comunale, prima per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri e poi per infiltrazioni camorristiche.
    In particolare, la vicenda che ha portato alla condanna di primo grado con rito abbreviato nei confronti di Ariano, segue un’altra sentenza pari a sei anni di carcere decretata dai giudici del tribunale oplontino per un altro episodio legato a lavori in un’altra scuola, all’epoca dei fatti necessari per rispondere alle esigenze legate all’emergenza pandemica.

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    A Torre Annunziata preso il pusher della App

    Spacciava in casa ma faceva anche consegne a domicilio e soprattutto utilizzava un app di messaggistica per ricevere gli ordini tutti rigorosamente con parole criptate.
    Carte, caffè, bambino: dietro queste parole, apparentemente innocue, si nascondeva invece un linguaggio criptato utile per poter favorire la cessione di sostanze stupefacenti.
    E così i carabinieri della sezione operativa della compagnia di Torre Annunziata, dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale torrese su richiesta della Procura oplontina, hanno proceduto all’arresto di una persona  accusata di spaccio di droga continuato.
    La vicenda ha preso il via da una perquisizione domiciliare effettuata presso l’abitazione dell’uomo, durante la quale venivano rinvenute varie sostanze stupefacenti, oltre a strumenti di pesatura e confezionamento della droga e telefoni cellulari adoperati per l’attività illecita.
    Le indagini, iniziate nello scorso dicembre e proseguite per circa cinque mesi, hanno consentito di accertare l’esistenza di una piazza di spaccio di sostanze stupefacenti nel comune di Torre Annunziata, nell’ambito della quale l’indagato avrebbe ceduto marijuana e cocaina dando appuntamento agli acquirenti tramite un’applicazione di messaggistica istantanea.
    Nelle comunicazioni con i clienti, provenienti da diversi comuni dell’hinterland napoletano, veniva utilizzato appunto un linguaggio criptico per trattare le cessioni, utilizzando espressioni convenzionali come ”carte, caffè, bambino”. Ulteriori riscontri sono poi venute dall’ascolto di alcuni ”acquirenti”, i quali hanno confermato le modalità delle cessioni, che sarebbero avvenute sia presso l’abitazione dell’indagato sia al domicilio degli stessi clienti.

    Con il provvedimento cautelare vengono in particolare contestati all’arrestato ventidue episodi di cessione di sostanze stupefacenti commessi nel solo mese di dicembre 2021. L’uomo è stato portato nel carcere napoletano di Poggioreale.

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    Archiviata anche l’ultima accusa all’ex re delle farmacie Nazario Matachione

    Archiviata anche l’ultima accusa, quella di corruzione, per l’ex re delle farmacie, Nazario Matachione, finisce un incubo.Il giudice Antonello Anzalone del Tribunale di Torre Annunziata ha emesso la sentenza di archiviazione per Matachione e quindi anche per gli altri suoi 20 presunti complici. I medici che secondo le accuse-corroborate dalle dichiarazioni della ex moglie Maria Palomba, ricevevano regali dall’imprenditore di Torre del Greco  e assunzioni di loro congiunti presso un’azienda dello stesso imprenditore e in cambio mandavano i loro clienti ad acquistare presso le farmacie di Matachione i medicinali prescritti.
    “Non sono emersi elementi capaci di sostenere l’accusa in giudizio.Nonostante le indagini serrate le parole di Maria Palomba non hanno trovato riscontri sufficienti”. E ‘ questo il passaggio fondamentale dell’archiviazione ottenuto da Matachione grazie anche alla difesa degli avvocati Elio D’Aquino e Francesco Maria Morelli. Richiesta di archiviazione firmata anche dal pm Bianca Maria Colangelo.
    “Ora lo posso dire è finito un incubo durato 9 anni per cosa ? Per poi dire scusate ci siamo sbagliati ? La cosa più assurda è che non si sono resi conto che dietro quelle dichiarazioni della mia ex c’erano tanti interessi soldi gestione del potere economico delle farmacie e con l’avvento della legge dei capitali di cui si parlava da tempo, che avrebbe permesso la vendita ai grandi gruppi ciò che poi è accaduto quindi serviva fare fatturato è con la mia morte si sarebbe accaparrata il mio fatturato di una città intera di Torre Annunziata”.
    Ha commentato così Nazario Matachione che già da qualche anno, e dopo aver ottenuto altre assoluzioni è tornato a nuova vita ed è di nuovo imprenditore farmaceutico di successo.
    “Oggi cosa è accaduto ? Io sono stato archiviato mentre lei cosa ha fatto ? Ha venduto ad uno dei più grossi gruppi di farmacie. Avevo gridato ma nessuno mi ha voluto ascoltare. Ma va bene così l’importante che almeno è emersa la verità”. Ha spiegato ancora Matachione. Per la cronaca l’ex moglie dell’imprenditore è poi diventata compagna di Angelo Della Gatta, uno dei fratelli del clamoroso fallimento della Deiulemar.
    “Un ringraziamento particolare –dice ancora Matachione– va prima ancora al mio amico avvocato Elio D’Aquino che mi ha sostenuto in tutte le mie vicende, ma in questa in particolare anche all’avvocato Francesco Maria Morelli, che in questa vicenda ha dato l’anima. Insomma, possono bloccarmi in una cella, mi possono togliere tutto, rubare le farmacie , ma non di certo la mia mente e la mia anima”.
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    E poi conclude: “Alla fine devo dire grazie alla procura e al tribunale, che hanno voluto fare una archiviazione motivata e non una archiviazione per sopraggiunta archiviazione. Quindi alla fine la giustizia ha funzionato. Oggi questo Pm, alla mia maxi evasione il dottor Borriello, loro stessi hanno chiesto l’archiviazione ammettendo che non c’erano gli elementi per farmi quello che mi hanno fatto.

    A me interessa ora guardare avanti, pensare al futuro, ai miei 3 figli, che mi stanno dando tante soddisfazioni, al mio lavoro che sta avendo riconoscimenti internazionali, ho vinto uno dei premi più prestigiosi a livello internazionale per il progetto Flogap, sono stato premiato insieme ad Audì, Cisco, altri leader imprese del mondo. Come dice Bill Gates..’Il successo è un cattivo maestro. Seduce le persone intelligenti a pensare di non poter perdere’. Va bene celebrare il successo, ma è più importante prestare attenzione alle lezioni di fallimento”.  LEGGI TUTTO

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    A Torre Annunziata arrestato il ras Antonio Venditto

    Servizio serale a largo raggio a Torre Annunziata e nei comuni limitrofi per i Carabinieri della locale compagnia. Durante il servizio i militari hanno identificato 75 persone e controllato 40 veicoli, 10 le sanzioni al codice della strada.
    Arrestate 2 persone. Il primo a finire in manette per detenzione di droga a fini di spaccio Alfredo Pagano, 51enne di Boscotrecase già noto alle forze dell’ordine. I Carabinieri lo hanno sorpreso in vico Luna e lo hanno controllato. Perquisito, è stato trovato in possesso di diverse dosi di marijuana e crack già pronte per la vendita. La perquisizione dell’auto del 51enne ha aumentato il sequestro per un totale di 13 grammi di droga. L’uomo – già sottoposto alla misura dell’avviso orale – è in attesa di giudizio.
    Arrestato anche Antonio Venditto, 29enne di Torre Annunziata già noto alle forze dell’ordine. L’uomo, su provvedimento della Corte di Appello di Napoli, è stato trasferito in carcere dove dovrà scontare la pena di 4 anni e poco meno di 11 mesi di reclusione per i reati di ricettazione e detenzione arma clandestina. LEGGI TUTTO

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    Camorra, il pentito rivela: “Tutti i presidenti del Savoia hanno pagato il pizzo al clan Gionta”

    E’ stato l’ex reggente del clan Gionta di Torre Annunziata e oggi pentito, Pietro Izzo a spiegare agli investigatori che “tutti i presidenti del Savoia calcio hanno pagato il pizzo al clan Gionta”. “Una tassa della tranquillità”se voleva continuare a giocare serena tra le mura di casa.Le sue dichiarazioni sono agli atti dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Giovanni De Angelis su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia di Napoli (procuratrice Rosa Volpe, aggiunto Sergio Ferrigno, sostituto Valentina Sincero) che ieri hanno portato in carcere Felicio Ferraro, ex direttore sportivo del Savoia, noto come Chiarugi (per la sua somiglianza con l’ex calciatore di Napoli e Fiorentina degli anni Settanta) , il fratello Salvatore Ferraro, alias ‘o capitano, 58 anni, ritenuto affiliato clan Gionta.
    Raggiunti in carcere dall’ordinanza invece Giuseppe Carpentieri, 51enne, genero del boss Valentino Gionta, avendone sposato la figlia Tersa Gionta, ritenuto fino a un anno fa il reggente del clan dei Valentini  e Salvatore Palumbo, alias Tore o mmaccato, 47enne con diversi precedenti alle spalle.
    Le indagini hanno permesso di appurare come anche il titolare di un’attivita’ ittica sarebbe stato costretto, sotto le minacce estorsive a versare 300 euro alla settimana. Il periodo di indagine e’ compreso tra novembre dello scorso anno e maggio 2022. Ed è emerso che sono stati versati oltre 130mila euro dalla societa’ Savoia Calcio al clan, come appurato dalla Procura di Torre Annunziata.
    Le indagini -come riporta Il Mattino-sono un secondo filone del maxi blitz che il 30 novembre dello scorso anno ha portato all’arresto di una ventina tra capi e affiliati al clan Gionta. Agli atti ci sono una serie di conversazioni tra le mogli di alcuni ergastolani, che risultano indagate a piede libero per usura. Si parla di “mesate” per i mariti detenuti e da queste conversazioni è emerso il ruolo di Carpentieri come reggente del clan Gionta, che si sarebbe addirittura recato a bordo campo allo stadio Giraud di Torre Annunziata per incassare il pizzo da 50mila euro dalle mani del presidente del Savoia.
     Il ruolo dell’ex direttore sportivo del Savoia, Felicio Ferraro
    Ad accompagnarlo, anzi “a scortarlo” come scrive il gip nell’ordinanza ci sarebbe stato Felicio Ferraro. Invece, dalla discussione tra le donne è emerso che a quella cifra mancavano ulteriori 80mila euro, per un totale di 130mila euro. Ascoltati gli ex presidenti e dirigenti Alfonso Mazzamauro, sua moglie Elena e il fratello di lei Francesco Annunziata, hanno negato le circostanze.
    Il pentito Pietro Izzo ha spiegato i rapporti tra la cosca e il Savoia calcio, indicando il ruolo decisivo di intermediario proprio di Felicio Ferraro.  “Salvatore Ferraro mi chiamò a casa sua dove c’era il fratello Felicio Ferraro che ci consegnò 10mila euro da parte del Savoia” ha dichiarato Izzo. In quel periodo il presidente era Quirico Manca del consorzio stabile Segesta.
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    Ma Izzo ha aggiunto: “Ogni anno ci regalavano anche abbonamenti, ma li davano ai figli degli affiliati. Mi ricordo nel 2003-2004 che Felice Savino detto peracotta incassava 40-50mila e portava i soldi direttamente a Palazzo Fienga. Il Savoia ha sempre pagato, anche quando era presidente Mario Moxedano”. Ma in questo caso si tratta di dichiarazioni  prive di riscontri al momento.
    (nella foto da sinistra Felicio ferraro, il fratello Salvatore e il boss Giuseppe Carpentieri) LEGGI TUTTO

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    Camorra, il pentito rivela: “Tutti i presidenti del Savoia hanno pagato il pizzo al clan Gionta”

    E’ stato l’ex reggente del clan Gionta di Torre Annunziata e oggi pentito, Pietro Izzo a spiegare agli investigatori che “tutti i presidenti del Savoia calcio hanno pagato il pizzo al clan Gionta”. “Una tassa della tranquillità”se voleva continuare a giocare serena tra le mura di casa.Le sue dichiarazioni sono agli atti dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Giovanni De Angelis su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia di Napoli (procuratrice Rosa Volpe, aggiunto Sergio Ferrigno, sostituto Valentina Sincero) che ieri hanno portato in carcere Felicio Ferraro, ex direttore sportivo del Savoia, noto come Chiarugi (per la sua somiglianza con l’ex calciatore di Napoli e Fiorentina degli anni Settanta) , il fratello Salvatore Ferraro, alias ‘o capitano, 58 anni, ritenuto affiliato clan Gionta.
    Raggiunti in carcere dall’ordinanza invece Giuseppe Carpentieri, 51enne, genero del boss Valentino Gionta, avendone sposato la figlia Tersa Gionta, ritenuto fino a un anno fa il reggente del clan dei Valentini  e Salvatore Palumbo, alias Tore o mmaccato, 47enne con diversi precedenti alle spalle.
    Le indagini hanno permesso di appurare come anche il titolare di un’attivita’ ittica sarebbe stato costretto, sotto le minacce estorsive a versare 300 euro alla settimana. Il periodo di indagine e’ compreso tra novembre dello scorso anno e maggio 2022. Ed è emerso che sono stati versati oltre 130mila euro dalla societa’ Savoia Calcio al clan, come appurato dalla Procura di Torre Annunziata.
    Le indagini -come riporta Il Mattino-sono un secondo filone del maxi blitz che il 30 novembre dello scorso anno ha portato all’arresto di una ventina tra capi e affiliati al clan Gionta. Agli atti ci sono una serie di conversazioni tra le mogli di alcuni ergastolani, che risultano indagate a piede libero per usura. Si parla di “mesate” per i mariti detenuti e da queste conversazioni è emerso il ruolo di Carpentieri come reggente del clan Gionta, che si sarebbe addirittura recato a bordo campo allo stadio Giraud di Torre Annunziata per incassare il pizzo da 50mila euro dalle mani del presidente del Savoia.
     Il ruolo dell’ex direttore sportivo del Savoia, Felicio Ferraro
    Ad accompagnarlo, anzi “a scortarlo” come scrive il gip nell’ordinanza ci sarebbe stato Felicio Ferraro. Invece, dalla discussione tra le donne è emerso che a quella cifra mancavano ulteriori 80mila euro, per un totale di 130mila euro. Ascoltati gli ex presidenti e dirigenti Alfonso Mazzamauro, sua moglie Elena e il fratello di lei Francesco Annunziata, hanno negato le circostanze.
    Il pentito Pietro Izzo ha spiegato i rapporti tra la cosca e il Savoia calcio, indicando il ruolo decisivo di intermediario proprio di Felicio Ferraro.  “Salvatore Ferraro mi chiamò a casa sua dove c’era il fratello Felicio Ferraro che ci consegnò 10mila euro da parte del Savoia” ha dichiarato Izzo. In quel periodo il presidente era Quirico Manca del consorzio stabile Segesta.
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    Ma Izzo ha aggiunto: “Ogni anno ci regalavano anche abbonamenti, ma li davano ai figli degli affiliati. Mi ricordo nel 2003-2004 che Felice Savino detto peracotta incassava 40-50mila e portava i soldi direttamente a Palazzo Fienga. Il Savoia ha sempre pagato, anche quando era presidente Mario Moxedano”. Ma in questo caso si tratta di dichiarazioni  prive di riscontri al momento.
    (nella foto da sinistra Felicio ferraro, il fratello Salvatore e il boss Giuseppe Carpentieri) LEGGI TUTTO

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    Camorra, il Savoia calcio pagava pizzo al clan Gionta per giocare “in serenità”

    Per portare avanti in tranquillita’ la loro attivita’ sportiva, quella di squadra di calcio dilettantistica iscritta al campionato di Eccellenza campana, la dirigenza del Savoia Calcio si e’ vista costretta a versare 130mila euro nel giro di sette mesi agli emissari del clan Gionta.
    E’ quanto emerge dall’inchiesta che ha portato oggi i carabinieri del gruppo di Torre Annunziata  ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro soggetti ritenuti vicini al clan Gionta, accusati a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso ed estorsioni, aggravati sia dalle modalita’ mafiose sia dall’agevolazione del sodalizio criminale operante tra Torre Annunziata e le zone limitrofe.
    Squadra con una tradizione alle spalle il Savoia, con trascorsi in serie B (l’ultima volta nel 1999/2000) e l’orgoglio di una finale scudetto nel 1924, nel calcio dei pionieri, quando il titolo fu vinto dal Genoa.
    Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti (che mantengono il piu’ stretto riserbo sull’identita’ dei soggetti raggiunti dall’ordinanza cautelare in carcere), i fatti per i quali si e’ giunti al provvedimento restrittivo riguardano il periodo che va dal novembre dello scorso anno al mese di maggio del 2022 e hanno fatto emergere due episodi di estorsione consumata e uno tentato.
    In particolare, stando a quanto trapela, la societa’ Savoia Calcio avrebbe dovuto versare agli esattori del clan una cifra complessiva pari a 130.000 euro. Le indagini hanno permesso di appurare come anche il titolare di un’attivita’ ittica sarebbe stato costretto, sotto le minacce estorsive dei soggetti raggiunti oggi dall’ordinanza cautelare, a versare 300 euro alla settimana nel periodo di riferimento delle verifiche.
    Verifiche che hanno infine permesso di appurare come un elettricista sarebbe stato minacciato, e forse anche fatto oggetto di violenze (ma su quest’ultimo aspetto sono in corso verifiche) da parte di alcuni dei soggetti raggiunti dal provvedimento restrittivo odierno.
    Stando a quanto emerso, l’uomo aveva realizzato lavori privati nell’abitazione di un elemento di spicco del clan Gionta e sarebbe stato poi oggetto delle attenzioni degli estorsori affinche’ non pretendesse il pagamento per i lavori svolti. LEGGI TUTTO

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    Camorra, pizzo del clan Gionta a un elettricista del Savoia calcio: 4 arresti

    Gli esattori del pizzo del clan Gionta non risparmiano neanche il Savoia calcio, la squadra che per gli abitanti di Torre Annunziata è considerato una sorta di icona sacra.
    Eppure dalle indagini che stamane hanno portato in carcere 4 esponenti della cosca dei Valentini è emerso un tentativo di estorsione ai danni di un elettricista della società calcistica oplontina “Savoia Calcio”.
    Per questo stamane, i militari del Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di quattro persone.
    Tutte ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, dei delitti di associazione a delinquere di tipo mafioso e di estorsioni, aggravate sotto il duplice profilo della modalità mafiosa e dell’agevolazione dell’organizzazione camorristica, denominata clan Gionta, operante nel comune di Torre Annunziata e zone limitrofe.
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    In particolare, gli episodi estorsivi sarebbero stati commessi, rispettivamente, ai danni di un elettricista (in forma tentata), della società calcistica oplontina “Savoia Calcio” e dell’amministratore di una rivendita ittica. LEGGI TUTTO