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    Spaccio di eroina, arriva la condanna per un 25enne

    Due anni e nove mesi di reclusione. Questa la condanna inflitta dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mario La Rosa, al 25enne Gaurav Ram, residente a Terracina, arrestato il 1 aprile 2020 dopo essere stato trovato dalle forze dell’ordine con 43 grammi di euroina.Il giovane, sospettato di essere un corriere, prima del controllo aveva ingerito due ovuli contenenti la sostanza stupefacente.
    Il pm Martina Taglione aveva chiesto una condanna a 6 anni.
    Il giudice ha riconosciuto invece all’imputato le attenuanti generiche e, accogliendo la richiesta dell’avvocato Alessandro Farau, gli ha concesso anche i domiciliari.

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    Affari con il clan Di Silvio, la ex consigliera Cetrone si difende

    “Abbiamo letto vari commenti relativi all’udienza del 10 novembre scorso ed allora ci permettiamo di pubblicare anche la nostra riflessione con la piena consapevolezza che la stessa avrà una delimitazione risultante anche dalla sintesi delle plurime visioni che, nelle varie fasi del procedimento sin qui svolte, si sono avute dell’ipotesi di accusa, delle posizioni di volta in volta raggiunte, di quelle che restano accettabili o tali da offrire un valido contributo alla decisione, delle altre di cui risulta, invece, consigliabile il rifiuto o il riesame per migliori controlli. Ed, allora, iniziamo subito con il dire che, per quanto riguarda l’ipotesi formulata a nostro carico, la narrazione offerta in aula da Pugliese, anche in esito alle verifiche del duro controesame della difesa, così come testimoniato dalla reazione del Pugliese stesso, lascia sul tappeto, a disposizione di ulteriori verifiche, un dato importante: non vi è stata violenza, né vi sono stati attriti durante la campagna elettorale del 2016 a Terracina. Campagna elettorale alla quale la Signora Gina Cetrone non era più interessata. In tale contesto, dunque, è stato estremamente utile il contributo dato personalmente dalla Signora Gina Cetrone: prova ne sia che Pugliese non ha opposto nulla in ordine al contenuto di tale contributo. Perché nulla poteva e doveva opporre”.Questo quanto dichiara in una nota l’avvocato Lorenzo Magnarelli, difensore dell’ex consigliera regionale Gina Cetrone, imputata nel processo denominato Scheggia insieme all’ex marito Umberto Pagliaroli e a tre esponenti del clan Di Silvio, Armando, Samuele e Gianluca Di Silvio, con l’accusa di aver ingaggiato la famiglia di origine nomade per compiere estorsioni e per gestirle parte della campagna elettorale del 2016 in occasione delle amministrative a Terracina.
    Il 10 novembre, davanti al Tribunale di Latina, è stato esaminato il pentito Renato Pugliese, che ha parlato dell’organizzazione del clan Di Silvio e della campagna elettorale a Terracina, sostenendo di essersene occupato insieme al pentito Agostino Riccardo e di essere stato pagato da Pagliaroli per attaccare e non far coprire i manifesti della Cetrone e per la compravendita di voti.
    Prossima udienza il 19 gennaio.

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    Minacce a Zicchieri, via libera della Giunta alla richiesta della Procura

    Via libera da parte della Giunta per le autorizzazioni della Camera all’acquisizione dei tabulati telefonici del deputato leghista Francesco Zicchieri, coordinatore del Carroccio nel Lazio.Il parlamentare terracinese, durante la campagna elettorale per le amministrative nella sua città, a settembre ha denunciato di aver subito delle minacce telefoniche e la Procura di Latina ha aperto un’inchiesta contro ignoti.
    Il deputato leghista ha denunciato di aver ricevuto la telefonata, della durata di un minuto scarso, da un numero sconosciuto, precisando che un uomo con la voce camuffata e dall’apparente accento campano gli avrebbe detto, specificando anche di conoscere l’indirizzo della sua abitazione: “Hai vinto due tacchini. Li puoi ricevere vivi con la testa o morti senza testa”.
    Lo stesso avrebbe poi intimato a Zicchieri di fermarsi e di tornare a Roma.
    Parole che l’esponente del Carroccio ha affermato aver ricollegato al suo impegno nella campagna elettorale terracinese e minacciose verso i suoi due figli.
    “Ho sempre accettato il confronto politico e la critica costruttiva, ma non i gesti vili. È il termine più elegante per definire le minacce che hanno toccato me e la mia famiglia. Ho avuto e ho paura, non posso nasconderlo, perché prima di tutto sono un uomo e un padre di due splendidi bimbi. Ma tutto questo non mi fermerà“, ha sostenuto Zicchieri.
    Il sostituto procuratore Simona Gentile ha quindi chiesto alla Camera l’autorizzazione all’acquisizione dei tabulati telefonici di Zicchieri per individuare chi, il 25 settembre scorso, avrebbe effettuato la telefonata incriminata.
    La Giunta, presieduta dall’onorevole Andrea Delmastro Delle Vedove, ha analizzato la richiesta e lo stesso presidente ha precisato di aver invitato il deputato pontino, il 14 ottobre scorso, a fornire chiarimenti, senza però ricevere alcuna comunicazione.
    Il relatore, il pentastellato Gianfranco Di Sarno ha quindi evidenziato che, nella denuncia presentata ai carabinieri di Terracina, Zicchieri ha specificato di aver ricevuto il 25 settembre scorso due telefonate minacciose da uno sconosciuto interlocutore e che alla prima telefonata avevano assistito tre testimoni con cui si trovava presso il ristorante “Il Tordo” di Terracina, per i preparativi relativi all’incontro elettorale a cui doveva prendere parte anche Matteo Salvini.
    Il relatore ha quindi aggiunto che la richiesta di acquisizione del traffico telefonico fatta dalla Procura di Latina è nell’interesse del denunciante, essendo finalizzata all’individuazione del soggetto o dei soggetti, al momento ignoti, autori delle minacce nei suoi confronti.
    Come proposto da Di Sarno la Giunta ha quindi approvato la richiesta degli inquirenti pontini e al relatore è stato dato mandato di predisporre il documento da presentare all’Assemblea per l’eventuale definitivo via libera.
    A breve la verità sui fatti denunciati da Zicchieri potrebbe emergere.

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    Estorsioni ed elezioni, accuse confermate a Cetrone, Pagliaroli e i Di Silvio

    “Blindate” dalla Corte di Cassazione le accuse nei confronti dell’ex consigliera regionale di centrodestra Gina Cetrone, dell’ex marito di quest’ultima, Umberto Pagliaroli, di Armando “Lallà” di Silvio, e dei figli Gianluca e Samuele Di Silvio, arrestati a gennaio nell’ambito dell’inchiesta antimafia denominata “Scheggia”.La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei cinque, attualmente imputati davanti al Tribunale di Latina, contro l’ordinanza di custodia cautelare emessa a loro carico a gennaio, condannandoli anche a pagare le spese processuali e duemila euro a testa alla cassa delle ammende.
    Nella sentenza depositata la Cassazione ha inoltre confermato sia la sussistenza dell’aggravante mafiosa che le accuse mosse alla Cetrone e all’ex marito di aver ingaggiato il clan Di Silvio di Latina, la cosiddetta fazione di Campo Boario, per compiere estorsioni ai danni di imprenditori e per occuparsi di parte della campagna elettorale del 2016 a Terracina, in cui inizialmente l’ex consigliera regionale era candidata a sindaco e in cui poi aveva appoggiato il candidato sindaco di Forza Italia

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    Minacce telefoniche a Zicchieri, aperta un’inchiesta

    Aperta dalla Procura di Latina un’inchiesta contro ignoti sulle minacce che, durante la campagna elettorale a Terracina, il coordinatore della Lega nel Lazio, il deputato Francesco Zicchieri, aveva denunciato di aver subito telefonicamente.Il sostituto procuratore Simona Gentile ha chiesto alla Camera l’autorizzazione all’acquisizione dei tabulati telefonici di Zicchieri per individuare chi, il 25 settembre scorso, avrebbe effettuato la telefonata incriminata.
    Il deputato leghista ha denunciato di aver ricevuto la telefonata, della duranta di un minuto scarso, da un numero sconosciuto, precisando che un uomo con la voce camuffata e dall’apparente accento campano gli avrebbe detto, specificando anche di conoscere l’indirizzo della sua abitazione: “Hai vinto due tacchini. Li puoi ricevere vivi con la testa o morti senza testa”.
    Lo stesso avrebbe poi intimato a Zicchieri di fermarsi e di tornare a Roma.
    Parole che l’esponente del Carroccio ha affermato aver ricollegato al suo impegno nella campagna elettorale terracinese e minacciose verso i suoi due figli.
    “Ho sempre accettato il confronto politico e la critica costruttiva, ma non i gesti vili. È il termine più elegante per definire le minacce che hanno toccato me e la mia famiglia. Ho avuto e ho paura, non posso nasconderlo, perché prima di tutto sono un uomo e un padre di due splendidi bimbi. Ma tutto questo non mi fermerà“, sostenne Zicchieri.

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    Estorsioni ed elezioni, al via il processo per Cetrone, Pagliaroli e i Di Silvio

    Al via il processo per l’ex consigliera regionale di centrodestra Gina Cetrone, l’ex marito Umperto Pagliaroli, e tre esponenti del clan Di Silvio, Armando Lallà, ritenuto dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma a capo di un’associazione per delinquere di stampo mafioso, e i figli Gianluca e Samuele.Il Tribunale di Latina ha ammesso le prove e le liste dei testimoni del pm Luigia Spinelli e delle difese.
    I giudici hanno inoltre accolto la costituzione di parte civile dell’associazione antimafia Caponnetto e rinviato poi l’udienza al prossimo 2 ottobre per conferire a un perito l’incarico di trascrivere le intercettazioni telefoniche.
    Gli imputati erano stati arrestati a gennaio dalla Mobile.
    Secondo l’Antimafia, l’imprenditrice di Sonnino ed ex consigliera regionale e l’ex marito avrebbero ingaggiato i Di Silvio per compiere estorsioni nei confronti di imprenditori da cui dovevano riscuotere del denaro o per farsi largo nel mercato e per gestire la campagna elettorale del 2016 per il rinnovo del consiglio comunale a Terracina, in cui era candidata anche la Cetrone.
    Il collaboratore di giustizia Agostino Riccardo ha sostenuto che l’esponente del centrodestra arrestata, da cui i Di Silvio avevano “preso l’appalto” per la campagna elettorale a Terracina, già conosceva il clan “anche in relazione alle precedenti campagne elettorali di Maietta e Di Giorgi” nel capoluogo pontino.
    Dichiarazioni che, anche secondo il Tribunale del Riesame, avrebbero trovato “diversi riscontri”.
    A pesare inoltre le dichiarazioni di un altro collaboratore di giustizia, Renato Pugliese, figlio del boss Costantino Cha Cha Di Silvio, a sua volta ritenuto attendibile, il quale ha riferito ai magistrati: “Gestire la campagna della Cetrone significava avere soldi sia per i manifesti sia per acquistare i voti”.
    Ancora: “Gina era pressante e anche il marito Umberto, quindi dovevamo renderla visibile e se vedeva i manifesti di Procaccini da qualche parte si innervosiva”.
    Altre conferme alle ipotesi investigative, secondo la Dda di Roma, sono poi arrivate da una serie di intercettazioni, che smentirebbero le giustificazioni fornite dalla ex consigliera regionale nell’interrogatorio a cui è stata sottoposta dal gip dopo il suo arresto.
    Tra l’esponente del centrodestra e il clan vi sarebbe una “vecchia amicizia”, tanto che l’Antimafia ha recuperato messaggi Facebook tra la Cetrone e Riccardo risalenti al dicembre 2014.
    E la Cetrone sembra si stesse preparando anche per le regionali del 2018, dicendo a Riccardo: “Ci sono anche le regionali in vista Agostino”.
    A 24 ore dall’inizio del processo, in un post su Facebook, la Cetrone ha però scritto: “Dannosissima è l’ingiustizia, che ha mezzi per nuocere.” (Aristotele). Falcone e Borsellino sono nel mito perché hanno vinto i processi contro la Mafia … Io e chissà quante altre persone INNOCENTI in Italia, ci troviamo di fronte ad indagini di ordine terzo che usurpano il lemma “Mafia”. Noi qui, invece, ci troviamo di fronte a soggetti che su tale usurpazione vogliono fare carriera passando sui corpi di persone INNOCENTI! Noi qui, invece, ci troviamo di fronte a persone che ritengono di aver fatto un buon lavoro soltanto perché hanno concluso le indagini! È ora di dire BASTA! I cittadini hanno bisogno di essere informati principalmente sulle topiche di taluni Magistrati e di taluni investigatori: troppo spesso si incensano tali Magistrati e tali investigatori, ma soltanto alla fine delle indagini. E’ sbagliato!!! Occorre attendere la fine del processo”.

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    Luna park Suffer, il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro

    Confermato dal Tribunale del Riesame di Latina il sequestro del luna park Suffer a Terracina.Il sostituto procuratore Giuseppe Miliano ha aperto inoltre un nuovo fascicolo per le gravi minacce a un investigatore della Guardia Costiera e ha fatto eseguire una perquisizione nei confronti dell’indagato Emiliano Suffer, nel corso della quale sono stati rinvenuti e sequestrati due fucili semiautomatici, uno dei quali senza ragioni nascosto all’interno di una carovana.
    A cosa servisse il fucile al giostraio non è ancora noto e dagli ambienti investigativi non trapelano notizie.
    Intanto già dalla notte passata c’è stato uno spostamento non programmato degli stessi giostrai, che frettolosamente hanno rassettato le carovane in sosta da mesi nel parcheggio dell’ospedale Fiorini – con quale titolo non è noto – ed hanno iniziato a lasciare Terracina nottetempo senza un commento da parte dell’amministrazione, che da oltre un trentennio aveva offerto loro un’area che, in base a quanto va emergendo dalle indagini, forse nemmeno il Comune aveva titolo a gestire.
    E nessun commento da parte dell’amministrazione comunale anche sulle gravi minacce alla Guardia Costiera.
    I sigilli sono stati apposti a 33 giostre del luna park Suffer e Emiliano, Andrea, Adriano, Gianfranco, Simone e Stefano Suffer e Miriam Ferro sono stati indagati con l’accusa di aver occupato arbitrariamente parte del demanio marittimo, di aver invaso un ambito demaniale in area portuale e di aver aperto un luna park senza le prescrizioni dell’Autorità a tutela della incolumità pubblica.

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    Indagini sul luna park sequestrato, minacciata una guardia costiera

    Tensione al porto di Terracina durante i rilievi eseguiti dalla Guardia Costiera e dalla Polizia di Stato insieme ai tecnici dell’Agenzia del demanio di Roma, su delega della Procura della Repubblica di Latina, dove si trovano le giostre del luna park Suffer sequestrate due settimane fa.Uno degli indagati avrebbe insultato il personale della Capitaneria e minacciato una delle guardie costiere ritenendola responsabile dei sigilli apposti alla sua attività e delle indagini.
    Gli indagati avrebbero inoltre fatto affermazioni pesanti anche nei confronti dell’assessore Pierpaolo Marcuzzi, ritenendo che avesse promesso loro l’assegnazione dell’area.
    Un episodio ora al vaglio della magistratura visto che l’autore delle minacce avrebbe anche specificato di avere il porto d’armi.
    La Procura sta inoltre indagando anche su una nuova delibera della giunta comunale, che ha individuato una nuova area per le giostre in via Leonardo Da Vinci, scelta su cui diversi cittadini avrebbero già presentato delle rimostranze.
    I sigilli due settimane fa sono stati apposti alle 33 giostre del luna park Suffer e Emiliano, Andrea, Adriano, Gianfranco, Simone e Stefano Suffer e Miriam Ferro sono stati indagati con l’accusa di aver occupato arbitrariamente parte del demanio marittimo, di aver invaso un ambito demaniale in area portuale e di aver aperto un luna park senza le prescrizioni dell’Autorità a tutela della incolumità pubblica.
    Tanto nella richiesta di sequestro fatta dal procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e dal sostituto Antonio Sgarrella quanto nel provvedimento di sequestro firmato dal gip Giuseppe Cario diversi però sono anche i dubbi sull’operato del Comune, che non ha preso parte ai nuovi rilievi in zona porto.
    Il 1 giugno un dirigente comunale ha infatti chiesto all’autorità marittima il parere di competenza per far allestire il luna park, specificando che l’area era quella relativa a una determinata concessione marittima più un’ulteriore area di 1.147 metri quadrati.
    Titolo però di cui le guardie costiere non hanno trovato traccia, risultando agli atti solo un titolo demaniale marittimo rilasciato nel 2006 per la sola stagione estiva.
    Il gip ha quindi precisato che non può considerarsi titolo autorizzatorio “una concessione a carattere temporaneo rilasciata il 15 giugno 2020” dallo stesso dirigente comunale “lì dove quindici giorni prima lo stesso aveva richiesto parere dell’autorità marittima che non risulta rilasciato”.
    Una concessione tra l’altro che, come specificato alla Procura dalle guardie costiere, non rientra tra quelle per cui la Regione ha delegato le competenze sul demanio marittimo ai Comuni.
    Ancor più chiaro il gip: “Illegittima per tali motivi la concessione a carattere temporaneo rilasciata dal dirigente” “in assenza peraltro dei pareri dell’Agenzia delle dogane, dell’Agenzia del demanio, dell’Autorizzazione paesaggistica”.
    Tutti aspetti su cui sono in corso degli approfondimenti, ora estesi anche alla nuova delibera di giunta.

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    Il divieto di avvicinamento a genitori e fratello si aggrava: 23enne ai domiciliari

    Nella tarda mattinata di mercoledì, a Terracina, i carabinieri del locale Nucleo operativo e radiomobile hanno tratto in arresto un 23enne del luogo. E’ stato raggiunto da un’ordinanza di sostituzione della misura cautelare del divieto di avvicinamento ai genitori e al fratello, con quella degli arresti domiciliari.Un provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Perugia, che ha concordato con la motivata richiesta di aggravamento della misura avanzata dall’Arma operante.
    Espletate le formalità di rito, il giovane è stato condotto presso la propria abitazione, dove rimarrà ristretto in regime di arresti domiciliari.

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    Cetrone, Pagliaroli e i Di Silvio: processo immediato per tutti

    Giudizio immediato per l’ex consigliera regionale Gina Cetrone, l’ex marito Umperto Pagliaroli, e tre esponenti del clan Di Silvio, Armando Lallà, ritenuto dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma a capo di un’associazione per delinquere di stampo mafioso, e i figli Gianluca e Samuele. Gli arresti dei cinque erano stati disposti a gennaio e ora è […] LEGGI TUTTO

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    Estorsioni e campagna elettorale affidata ai Di Silvio, Cetrone è libera

    Libera con il solo obbligo di dimora. Il Tribunale del Riesame di Roma, accogliendo due appelli presentati dall’avvocato Lorenzo Magnarelli, ha revocato i domiciliari per l’ex consigliera regionale e imprenditrice Gina Cetrone, arrestata dalla Mobile, nell’ambito di un’inchiesta dell’Antimafia di Roma, con le accuse di aver assoldato il clan di origine nomade Di Silvio per […] LEGGI TUTTO

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    Violenza sessuale, rapina e lesioni: condannato un richiedente asilo

    Accusato di violenza sessuale, rapina e lesioni ai danni di una 45enne di Terracina, un richiedente asilo di nazionalità irachena, il ventenne Lak Mohammed Mahdawi Waisi, è stato condannato a sette anni di reclusione dal Tribunale di Latina. Un anno e mezzo in meno rispetto alla condanna chiesta dal pubblico ministero. Una vicenda che risale […] LEGGI TUTTO