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    Suicidio in carcere a Latina: il 17esimo dall’inizio dell’anno

    Un detenuto di origine indiana, 36enne, in attesa di giudizio per reati a sfondo sessuale, è stato trovato impiccato nel bagno della sua cella nel reparto precauzionale del carcere di Latina.
    Il sindacato Uilpa denuncia la “strage” in corso nelle carcere italiane: “Questo è il 17esimo suicidio dall’inizio dell’anno”, ha dichiarato Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria. “A nulla sono valsi i soccorsi della Polizia penitenziaria.”
    De Fazio critica la mancanza di soluzioni concrete da parte della politica: “Dall’inizio dell’anno, 17 persone si sono tolte la vita in carcere, e un agente di polizia penitenziaria si è suicidato. La strage continua, mentre dalla politica maggioritaria e dal Governo non si intravedono soluzioni. Neppure il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Giovanni Russo, ha potuto indicare soluzioni concrete e immediate.”
    Il Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria sottolinea la gravità della situazione: “Quanto sta avvenendo nelle carceri non può lasciare indifferenti. Non si può considerare ordinario un sistema che registra suicidi, omicidi, risse, rivolte, aggressioni alla Polizia penitenziaria, traffici illeciti e possibili degenerazioni. Non è arginabile con strumenti ordinari.”
    La tragedia di Latina è l’ennesimo monito sulla drammatica situazione delle carceri italiane. È urgente un intervento concreto da parte delle istituzioni per migliorare le condizioni di vita dei detenuti e tutelare la sicurezza di tutti.
    La morte del detenuto di Latina è una tragedia che non può essere ignorata. È necessario un impegno serio e concreto da parte di tutti per migliorare la situazione delle carceri italiane e garantire i diritti di tutti i detenuti. Il tasso di suicidi nelle carceri italiane è uno dei più alti in Europa. LEGGI TUTTO

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    MIgrante si impicca ne Cpr, aveva scritto: “Se morissi vorrei che il mio corpo fosse portato in Africa”

    Un 22enne migrante originario della Guinea si è impiccato la scorsa notte all’inferriata esterna del suo settore nel Cpr di Ponte Galeria, alla periferia di Roma. Sul muro, con un mozzicone di sigaretta, ha lasciato un messaggio straziante: “Se morissi vorrei che il mio corpo fosse portato in Africa, mia madre ne sarebbe lieta”. Parole che rivelano la disperazione per un sogno tradito, quello di una vita migliore.La realtà per il giovane è stata invece quella di una reclusione lunga mesi, diventata inaccettabile. “I militari italiani non capiscono nulla a parte il denaro. L’Africa mi manca molto e anche mia madre, non deve piangere per me. Pace alla mia anima, che io possa riposare in pace”, si legge ancora nel messaggio.
    Il suicidio ha scatenato la rivolta degli altri ospiti del centro, con il ferimento di due carabinieri e un militare dell’esercito. I disordini, con il lancio di sassi, il tentativo di incendiare un’auto e quello di sfondare una porta, sono stati sedati dalle forze dell’ordine, anche con il ricorso ai lacrimogeni.
    L’ennesima tragedia nel sistema di accoglienza italiano accende i riflettori sulle condizioni inumane in cui versano molti CPR. Da inizio anno sono 15 i morti dietro le sbarre, migranti esclusi.
    Le reazioni
    L’opposizione chiede la chiusura del Centro di Ponte Galeria, da sempre al centro di polemiche. Non è l’unica struttura ad essere finita sotto accusa: negli ultimi giorni proteste si sono registrate anche nei CPR di Gradisca d’Isonzo e Milo.
    “Non c’è bisogno di aspettare le indagini per poter dire che luoghi come Ponte Galeria sono totalmente disumani. Non c’era bisogno di aspettare la morte di un giovane ragazzo per dire che questi posti vanno chiusi”, afferma la garante dei detenuti di Roma, Valentina Calderone.
    Anche il carcere italiano vive una drammatica emergenza: dall’inizio dell’anno quasi uno ogni due giorni i suicidi.
    “Si può e talvolta si deve ricorrere alle misure alternative”, ha detto il ministro Carlo Nordio, sottolineando la necessità di incidere sulla carcerazione preventiva.
    Un sistema da ripensare
    Le morti di Ponte Galeria e delle carceri italiane sono un monito: il sistema di accoglienza e di detenzione va ripensato radicalmente. Non si può continuare a ignorare la sofferenza e la disperazione di chi si trova ai margini della società.
    Il giovane suicida di Ponte Galeria era arrivato da pochi giorni dal Centro di Trapani. Venerdì era stato visto disperato da alcuni operatori. Piangeva, riferiva che voleva tornare nel suo Paese perché aveva lì due fratelli piccoli di cui occuparsi. LEGGI TUTTO

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    Suicidio sui binari della Circumvesuviana a Torre del Greco: circolazione treni sospesa

    Un probabile suicidio ha bloccato la circolazione dei treni della Circumvesuviana. La tragedia si è consumata tra le stazioni di Torre del Greco e Sant’Antonio.
    La circolazione ferroviaria è sospesa a causa di un investimento conseguente ad un probabile suicidio.
    In una nota L’Eav spiega che “I treni in partenza da Napoli per Poggiomarino e Sorrento limitano il servizio ferroviario a Torre del Greco. I treni in partenza da Sorrento e Poggiomarino per Napoli limitano la corsa a Torre Annunziata. E’ stato disposto servizio autobus sostitutivo”. LEGGI TUTTO

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    Poggioreale, detenuto 30enne tenta il suicidio: salvato dagli agenti

    Tentativo di suicidio di un trentenne napoletano presso il carcere di Poggioreale, sventato grazie al tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari di turno.
    Ieri nel tardi pomeriggio un detenuto trentenne di Napoli si è impiccato alla finestra della propria camera di pernottamento con le lenzuola.Il tentativo di suicidio è fallito grazie alla scaltrezza del personale di Polizia Penitenziaria di turno che sentito un rumore strano dello sgabello mentre effettuava un giro di controllo si è reso conto di ciò che stava accadendo.
    “Pochi secondi e avremmo avuto il quinto detenuto morto a Poggioreale dall’inizio dell’anno”, racconta il segretario regionale Campania CON.SI.PE Castaldo Luigi.
    E poi spiega: “Purtroppo è sempre più insostenibile il carcere nelle attuali condizioni, troppi detenuti e tra essi troppi psichiatrici che rendono il contesto ancor più sofferente e destabilizzante”.
    Per il sindacalista Castaldo “urge una riorganizzazione dell’attuale sistema penitenziario che col passare del tempo dimostra i suoi fallimenti: poco personale di Polizia Penitenziaria, poche figure sanitarie specialistiche, pochi educatori, pochi psichiatrici e poco personale amministrativo.
    Castaldo del Consipe: “Poggioreale è una polveriera umana”
    I tanti ritardi organizzativi e strutturali fanno del carcere di Poggioreale una polveriera umana che trova una piccola valvola di sfogo nella tanta umanità del poco personale di Polizia Penitenziaria a cui vanno i nostri elogi per aver ancora una volta salvato una vita, anche sé i risvolti di questi tragici eventi non sempre hanno un finale come quello di oggi”. LEGGI TUTTO

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    L’EPISODIO Castellammare: madre ricoverata per violenze, figlio 16enne minaccia di darsi fuoco. Salvato dai carabinieri

    Siamo a Castellammare, è sera e in quelle ore c’è un ragazzo – ha 16 anni – che è pervaso dal buio nell’anima. Il luogo è l’ospedale San Leonardo e i carabinieri della sezione radiomobile della compagnia stabiese – allertati dal 112 – intervengono per un ragazzino in stato di agitazione.
    Pochi minuti e i militari sono davanti al pronto soccorso. Nel piazzale trovano il ragazzo in preda al panico e c’è un forte odore di benzina. Il 16enne si è cosparso del liquido infiammabile e nella mano destra ha un accendino, minaccia di darsi fuoco. Pare un gesto di un giovane invasato ma in realtà si nasconde una tragica storia fatta di sofferenze indicibili.
    Una richiesta di aiuto per un ragazzino che deve affrontare un problema molto più grande di lui. I Carabinieri si avvicinano al ragazzo e gli si gettano addosso. Strappano dalle sue mani l’accendino e lo portano in caserma. Pochi secondi negli uffici che culminano in un pianto forse liberatorio e una vicenda familiare ancora da ricostruire.
    La mamma del ragazzo infatti è in ospedale. La donna è ricoverata per delle lesioni e a picchiarla, scopriranno i militari, è stato il marito. I carabinieri procedono secondo i dettami del “codice rosso” comprendendo così il gesto di quel ragazzo che forse in quel modo plateale e all’apparenza insano ha voluto chiedere aiuto per porre fine ai tormenti patiti non solo da lui ma anche e soprattutto da sua madre, vittima di violenza di genere, che lui non riusciva a difendere dal proprio papà. LEGGI TUTTO

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    Valle di Maddaloni, chiama i carabinieri e salva la moglie che aveva deciso di suicidarsi

    La tempestiva telefonata fatta dal marito alla Stazione Carabinieri ha permesso di bloccare la moglie pochi attimi prima che commettesse l’insano gesto e di salvarle la vita.
    È accaduto poco prima delle 12.00 di oggi quando un uomo con voce tremante ha chiamato i Carabinieri di una piccola Stazione della provincia di Benevento riferendo di aver rinvenuto in casa una lettera scritta dalla propria moglie che solo pochi minuti prima si era allontanata frettolosamente a bordo della loro macchina in direzione di Valle di Maddaloni, nel casertano.
    L’uomo, molto preoccupato, ha riferito al militare di servizio che nella lettera era indicato che la moglie aveva intenzione di togliersi la vita.
    L’immediata comunicazione intercorsa tra i reparti dell’Arma delle due province ha permesso di attivare le ricerche da parte delle pattuglie in circuito.
    Ed è stato così che lungo la strada che conduce all’Acquedotto Carolino, proprio nel territorio di Valle di Maddaloni, grazie alle dettagliate informazioni fornite dal marito circa l’autovettura e l’abbigliamento della donna, i carabinieri della locale Stazione sono riusciti ad intercettarla.
    La donna quando ha visto i carabinieri si è chiusa nell’abitacolo dell’auto
    Alla vista dei militari la 36enne, in stato confusionale e fortemente agitata, ha subito arrestato la marcia chiudendosi in auto e ripetendo continuamente di volerla fare finita.
    Solo dopo una lunga trattativa la donna ha aperto la portiera ed avviato una pacata conversazione con i carabinieri che sono riusciti a calmarla e ad affidarla alle cure del personale sanitario del “118”, nel frattempo fatto intervenire sul posto. LEGGI TUTTO

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    IL DRAMMA Getta figlia di 5 anni dal primo piano, poi tenta il suicidio: arrestato

    Attimi di grande paura a Cinto Caomaggiore, in provincia di Venezia: un uomo ha gettato sua figlia, una bambina di soli cinque anni, dal terrazzo al primo piano della loro abitazione. Subito dopo, poi, lo stesso ha tentato il suicidio buttandosi giù dallo stesso terrazzo.
    L’uomo, separato dalla moglie, aveva la responsabilità dell’affido della piccola durante le vacanze natalizie. La piccola, miracolosamente, è rimasta cosciente nonostante l’orrore della caduta e, tempestivamente, è stata trasportata d’urgenza in elicottero all’ospedale di Treviso a causa di un trauma cranico.
    La sua condizione, senza dubbio, rappresenta una preoccupazione per la sua salute e per il trauma emotivo che ha dovuto subire. L’uomo, invece, è rimasto illeso dopo il tentato suicidio e immediatamente è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Le autorità ora stanno indagando sulla dinamica dell’accaduto, cercando di comprendere i motivi che possono aver spinto l’uomo a compiere il terribile gesto. LEGGI TUTTO