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    Sequestri beni al clan Mallardo: impresa edile intestata a prestanome

    Azienda edile riconducibile al clan Mallardo sequestrata dalla Dia: 7 familiari del defunto capoclan indagati. Riscuotevano anche un affitto mensile da 5mila euro dal prestanome.
    Nella mattinata odierna, la Direzione Investigativa Antimafia, articolazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha eseguito il sequestro preventivo del capitale sociale e dell’intero compendio aziendale di una ditta edile di Giugliano in Campania disposto, con decreto emesso dal GIP presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia.
    Il citato provvedimento è stato notificato a sette persone indagate per il reato di fittizia intestazione di beni aggravata dal metodo mafioso in quanto l’azienda, formalmente intestata ad un soggetto incensurato, era di fatto nella disponibilità di uno dei capi del clan Mallardo, operante in Giugliano in Campania e comuni limitrofi, confederato con i clan Contini e Licciardi nella cd “Alleanza di Secondigliano”.
    A seguito della morte del capo clan, la titolarità di fatto dell’azienda veniva acquisita dai suoi eredi i quali ne percepivano anche i profitti, motivo per il quale sono indagati.
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    Nel corso delle attività investigative è emerso che, per uno dei locali commerciali di proprietà dell’azienda oggi sottoposta a sequestro, gli eredi del defunto capo clan riscuotevano il canone di affitto di 5000 euro mensili.Il valore del compendio aziendale sottoposto a sequestro è stimato in oltre un milione di euro. LEGGI TUTTO

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    Camorra&Rifiuti, sequestro beni da 4 milioni di euro ad imprenditore legato al clan Zagaria.

    Camorra&Rifiuti: sequestro beni da 4 milioni di euro ad imprenditore legato al clan Zagaria.La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un decreto di sequestro beni, emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sezione Misure di Prevenzione – su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica di Napoli e del Direttore della DIA, nei confronti di un imprenditore operante nel settore dei rifiuti e dell’edilizia, operante nelle provincie di Napoli e Caserta.Il proposto, a capo di un gruppo imprenditoriale più ampio, aveva assunto una posizione dominante nel settore, grazie al rapporto privilegiato intessuto con Michele e Pasquale Zagaria, documentato nelle indagini dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che hanno condotto alla sua condanna, nel 2021, in primo grado, ad opera del Tribunale di S. Maria Capua Vetere alla pena di anni 7 di reclusione, per concorso esterno in associazione mafiosa.
    Le indagini hanno consentito di ricostruire una parte significativa delle vicende attinenti all’emergenza rifiuti in Campania ed all’intervento di imprese mafiose nel settore del trasporto, della costruzione di discariche, della predisposizione delle piazzole per la stiva delle ecoballe, e per la gestione dei rifiuti nei Cdr.Nel tempo, il gruppo imprenditoriale facente riferimento al destinatario del decreto di sequestro ha garantito ai clan camorristici un’immagine di apparente legalità dell’imprenditoria del settore dei rifiuti e dell’edilizia, ottenendo una crescita esponenziale dei fatturati e dei mezzi tale da giustificare l’ingresso nei grandi appalti pubblici, ponendosi come stabile intermediario tra l’organizzazione camorristica e soggetti pubblici.Il decreto, che ha interessato beni per un valore complessivo stimato in circa 4 milioni di euro, ha disposto il sequestro di prevenzione di quanto risultato nella disponibilità diretta ed indiretta dell’imprenditore: 2 società; 21 immobili ubicati nelle province di Caserta, Napoli e Latina (6 terreni e 15 fabbricati), tra cui una villa in Sperlonga; 15 rapporti finanziari; 2 autovetture. LEGGI TUTTO

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    Camorra a Cava de’ Tirreni: sequestro beni per un milione di euro

    Cava de’ Tirreni. La Dia ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Salerno per beni del calore complessivo di circa 1 milione di euro riconducibili a Gennaro Ferrara, coinvolto in indagini collegate al clan Bisogno attivo a Cava de’ Tirreni.Ferrara e’ stato anche condannato per 416 bis e di recente e’ stato sottoposto a una misura cautelare personale e il sequestro preventivo di quote societarie di due aziende intestate suoi familiari per estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori ed esercizio abusivo di attivita’ finanziaria. Il provvedimento di oggi ha interessato altre attivita’ commerciali nel settore alimentare e della distribuzione di carburanti a Cava de’ Tirreni, tra cui un bar, nonche’ rapporti finanziari. LEGGI TUTTO

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    Camorra, sequestrati beni per 6.5 milioni di euro a due esponenti del clan Moccia

    Il Tribunale di NAPOLI ha emesso due decreti di sequestro di beni, finalizzati alla confisca, ai sensi della normativa di prevenzione antimafia, nei confronti di Antonio Lucci, 57 anni e Giorgio Tranchino, 40 anni, Lucci, attualmente in regime di detenzione domiciliare, è pluripregiudicato per associativi comuni, lotto clandestino e violazioni in materia di armi, nonché per essersi distinto a capo di un gruppo criminale con origine nel quartiere cittadino di Secondigliano, ma inserito nella storica e potente organizzazione camorristica denominata clan Moccia, egemone nei comuni della provincia a nord di NAPOLI.
    In tale veste si è reso responsabile di usura, estorsione e corruzione delle aste giudiziarie nei comuni di Frattamaggiore, Casoria e Afragola.Il valore del patrimonio sottoposto a sequestro ammonta a circa sei milioni di Euro ed è composto da numerosi immobili, imprese nel settore del parcheggio/autorimessa e rapporti finanziari. Trancino è pregiudicato per associazione per delinquere di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.
    E’ in atto sottoposto al regime della detenzione domiciliare, scontando la pena definitiva di 8 anni e 4 mesi di reclusione emessa dalla Corte di Appello di Napoli per la partecipazione al già descritto clan MOCCIA, in particolare quale esponente dell’articolazione territoriale di Casoria; in ragione anche del vincolo di parentela con il suocero, Antonio Lucci, Tranchino era deputato ad assolvere alla delicata funzione di intermediario tra il gruppo dirigente e le diverse articolazioni territoriali del sodalizio.
    Il decreto ha disposto il sequestro di beni intestati al Tranchino ed alla moglie, avendo le indagini dell’Area Misure di Prevenzione Patrimoniali della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Napoli dimostrato la stridente sperequazione tra ricchezza accumulata ed entità di redditi leciti dichiarati dal nucleo familiare del proposto. Il valore del patrimonio sottoposto a sequestro ammonta a circa 360.000 euro ed è composto da un appartamento e 6 saldi attivi di rapporti finanziari.
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    Di A. Carlino LEGGI TUTTO