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    Sequestro beni per 10 milioni di euro a ras del clan Di Lauro

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    Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha sequestrato, tra la Campania e l’Abruzzo, un ingente patrimonio del valore di oltre 10 milioni di euro, riconducibile a Gaetano Britti, 75 anni, affiliato di spicco del clan Di Lauro.
    Il provvedimento ablativo, che ha riguardato beni immobili tra i Comuni di Napoli, Melito di Napoli e Castel di Sangro (L’Aquila), è stato emesso dal Tribunale di Napoli – Sezione per l’Applicazione delle Misure di Prevenzione – su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, ed è stato eseguito dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli.In particolare, gli specialisti del G.I.C.O. hanno sequestrato fabbricati e terreni dopo aver ricostruito come le risorse accumulate nel tempo dalla famiglia erano state favorite dal rapporto di parentela fra il Britti e il cognato Rosario Pariante, protagonista del c.d. “Cartello Scissionista” nel periodo di erosione della struttura organizzativa del clan Di Lauro.
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    Prima della contrapposizione armata tra i Di lauro e gli Scissionisti,  Gaetano Britti, grazie al rapporto di “rispetto” con il cognato, aveva goduto di un canale privilegiato attraverso il quale gli venivano affidate ingenti somme di denaro di provenienza illecita derivanti dal traffico di sostanze stupefacenti e dalle estorsioni che, attraverso una propria struttura organizzata, “reinvestiva” in operazioni di usura, riciclaggio e reimpiego nell’Economia legale.

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    Le capacità manageriali del Britti nella gestione del vasto giro di usura sono state presto riconosciute, oltre che dal cognato Pariante Rosario, anche da altri sodali apicali del clan che gli avevano affidato le proprie risorse illecite per farle fruttare.Le indagini di natura patrimoniale hanno sfruttato le evidenze investigative acquisite in precedenza dalle stesse Fiamme Gialle: l’appartenenza del Britti al sodalizio criminale, le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia e infine la totale inconsistenza economica dei componenti del suo nucleo familiare, del tutto sprovvisto di fonti lecite di guadagno in grado di giustificare il valore economico del patrimonio. LEGGI TUTTO

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    ‘Sappiamo anche quanti peli avete…ci devi dare 100mila euro’, ex Di Lauro arrestati a Campobasso

    Vecchi esponenti del clan Di Lauro in trasferta in Molise arrestati per concorso in tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
    Con queste accuse gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso hanno arrestato e condotto in carcere  Francesco Amelio, 49enne di Secondigliano soprannominato ’o pirata e legato ai Di Lauro, e Vincenzo Macera, anch’egli napoletano  49enne avrebbero minacciato per conto di D.V.T., di 48 anni di Sant’Elia a Pianisi (sempre in provincia di Campobasso)un imprenditore edile molisano durante le scorse festività natalizie. Il blitz della Squadra Mobile di Campobasso a Campomarino e Sant’Elia. I poliziotti in tuta, visiere, calzari, guanti e mascherine per evitare ogni rischio di contagio da Sars-Cov-2, si sono presentati nelle abitazioni dei tre quando era ancora buio.

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    Secondo quanto è emersa dalla rapida indagine i due si erano presentati sotto l’abitazione dell’imprenditore, pretendendo la corresponsione indebita di denaro. II pretesto della richiesta, ottenere denaro in favore del ‘mandante’ di Sant’Elia a Pianisi, a fronte di asseriti crediti che quest’ultimo avrebbe vantato. La pretesa iniziale di 7 mila euro e’ poi lievitata a 100 mila. “Allora senti, al nostro parente non lo chiamare, portagli solo i soldi ok? Sappiamo dove abiti, ci vediamo sotto casa tua se non gli porti i soldi!”. Questa la richiesta fatta al citofono di casa dell’imprenditore. Poi un’altra richiesta: “Noi da te vogliamo solo i soldi nostri e basta, non vogliamo niente di più.. i soldi nostri ce li devi dare… ci devi dare 100.000 euro… noi non minacciamo, noi facciamo direttamente, noi agiamo direttamente… vi conosciamo bene perché abbiamo preso tutte le informazioni… sappiamo pure quanti peli tenete addosso”. L’imprenditore ha trovato il coraggio di rivolgersi alla Polizia e denunciare il fatto consentendo agli agenti della Squadra Mobile, coordinati dalla Procura, di ricostruire la vicenda e individuare le singole responsabilita’.

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    (nella foto la polizia davanti al carcere di Campobasso e nel riquadro Vincenzo Amelio)

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    La Cassazione annulla di nuovo l’ergastolo al boss Marco Di Lauro per l’omicidio dell’innocente Romanò

    La Cassazione annulla di nuovo l’ergastolo al boss Marco Di Lauro per l’omicidio dell’innocente Romanò.
    La Corte di Cassazione ha cancellato per la seconda volta una condanna all’ergastolo per il boss del quartiere di Napoli di Secondigliano, Marco Di Lauro, come mandante dell’omicidio nel quale perse la vita Attilio Romanò, morto per errore il 25 gennaio del 2005 nella prima faida di Scampia. Il processo approda per la terza volta in Corte d’Appello. A entrare nel negozio di telefonia in cui lavorava Romano’ fu Mario Buono, detto “topolino”, che fece fuoco contro il giovane estraneo alle logiche della camorra.

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    Camorra, la sorella della vittima innocente Attilio Romanò: ‘Non cerchiamo vendette‘
    Il reale obiettivo dei killer era, in realta’, Salvatore Luise, nipote del boss del clan degli scissionisti Rosario Pariante. Gia’ nel 2005, la Cassazione, ha annullato la sentenza d’appello, rinviando a un nuovo collegio della Corte di Assise di Appello di Napoli per rifare il processo di secondo grado che l’11 novembre del 2019 confermo’ il “fine pena mai” per Di Lauro.

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    Rider aggredito, anche i minori confessano ‘la tarantella’: ma restano tutti in carcere

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    Napoli, la Finanza dona alla Croce Rossa 30 mila mascherine sequestrate
    Trentamila mascherine sequestrate dalla Guardia di Finanza di Napoli nei mesi scorsi sono state devolute dal Comando provinciale alla Croce Rossa Italiana, comitato di Napoli. I dispositivi di protezione furono sequestrati a un imprenditore partenopeo, attivo nella commercializzazione di giocattoli che, in concomitanza con l’aggravarsi dell’emergenza epidemiologica, destino’ parte della sua attivita’ economica al commercio di dispositivi di protezione individuale.
    I prodotti rinvenuti nei locali aziendali, oltre a riportare la marcatura “CE” ingannevole, erano anche accompagnati da certificazioni apparentemente rilasciate da enti riconosciuti in ambito comunitario che, a seguito degli immediati accertamenti investigativi svolti dalla polizia giudiziaria, ne hanno disconosciuto la genuinita’. Infatti, i certificati rinvenuti, riportanti riferimenti tecnici e normativi solo apparentemente corretti e il logo “CE” riprodotto in maniera ingannevole, attestavano fraudolentemente la conformita’ dei prodotti ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalle norme comunitarie e nazionali.
    Le mascherine sequestrate, sottoposte ad analisi da tecnici e medici dell’Asl Napoli 1 – Centro, sono state declassificate a “prodotti per la collettivita’”, ai sensi dell’articolo 16 del Decreto Legge “Cura Italia” (n. 18/2020) e, pertanto, in virtu’ di una deroga normativa sancita dallo stesso decreto, sono risultate utilizzabili dalla collettivita’ stessa per la riduzione del pericolo da contagio da Covid-19. A conclusione delle indagini, la Procura della Repubblica ha ritenuto di disporne la devoluzione gratuita al Comitato di Napoli della Croce Rossa Italiana LEGGI TUTTO

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    Rider aggredito, oggi interrogati i due maggiorenni

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    Rider aggredito, oggi interrogati i due maggiorenni. Le mamme dei due 16enni: ‘Siamo distrutte, chiediamo scusa’.
    Saranno interrogati stamani davanti al gip i due ventenni arrestati l’altra notte per la rapina ai danni del rider aggredito la notte tra il primo e il 2 gennaio in via Calata Capodichino a Napoli. Si tratta di Michele Spinelli e Vincenzo Zimbetti, ritenuti orbitanti nel clan Di Lauro egemone nel quartiere di Secondigliano. Giovedi’ mattina sara’ invece la volta dei quattro minorenni, tutti destinatari di un decreto di fermo. Anche loro accusati di rapina e di ricettazioni di uno dei motorini usati per la rapina, risultato rapinato l’ultima notte dell’anno nell’area nord di Napoli.

    “Sono affranta, chiedo perdono e, nei limiti di quanto mi e’ possibile, vorrei riparare al danno che mio figlio ha commesso”. A parlare  e’ Veronica V., 40 anni, la mamma di C.G. uno dei sei ragazzi che lo scorso venerdi’ hanno aggredito e rapinato del motorino il rider 50enne Giovanni Lanciano in via calata Capodichino a Napoli.  “Neanche i ragazzi si sanno spiegare perche’ hanno fatto tutto questo – aggiunge – mio figlio non ha mai commesso un reato. Forse si e’ fatto prendere dalla logica del branco, forse e’ stato un raptus”. 
    Il ragazzino, 16 anni, cresciuto senza la figura paterna poiche’ il padre, fino a quando lui ha compiuto 11 anni, ha scontato una pena in carcere, ha abbandonato la scuola al terzo anno di superiori ed e’ andato a lavorare in una salumeria del suo quartiere, la stessa nella quale e’ stato trovato dalle forze dell’ordine il giorno seguente.
    “Mio figlio lavora dalla mattina alla sera – continua la donna – si guadagna il pane onestamente e quando mi chiede di uscire con gli amici io non posso impedirglielo. Lui ha capito bene la gravita’ del suo gesto ed e’ disperato”. Intanto il ragazzo, difeso dall’avvocato Luca Mottola, non si da pace: “Sono distrutto – fa sapere attraverso il legale – non avrei dovuto fare quello che ho fatto. Solo dopo, riflettendo, ho capito che il rider era un uomo che lavora onestamente come me per pochi euro al giorno e fa molti sacrifici per andare avanti”. “Mi auguro che con l’aiuto degli assistenti sociali – conclude la madre – potro’ aiutare mio figlio a costruirsi un futuro migliore”.
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    Sulla vicenda è intervenuto anche l’avvocato Carlo Ercolino, difensore dell’altro 16enne coinvolto nella rapina al rider Gianni Lanciano.“La sua famiglia è distrutta, lui è figlio di gente perbene, non di delinquenti. La madre mi ha detto di voler subito chiedere scusa alla vittima di quelle violenze. È stato un episodio assolutamente deprecabile e intollerabile ma, per le modalità con le quali è stato portato a termine, più che a una rapina somiglia a un atto di bullismo, perpetrato dal branco nei confronti di un uomo che a 50 anni, per dare da mangiare alla sua famiglia, si è piegato a fare un lavoro da ragazzino. A loro occhi deve essere sembrato un fallito e forse proprio per questo, complice il contesto e l’ignoranza, hanno deciso di ‘bullizzarlo’, rubandogli, infine, anche lo scooter. Quei ragazzi li conosce solo di vista ed ha ammesso le sue responsabilità ma ribadisco che si è fatto coinvolgere. Lui, e secondo me anche gli altri, non sono rapinatori. Sono le modalità dell’accaduto a dimostrarlo. E’ giusto che paghi ma spero almeno che gli consenta di continuare a studiare”. Il ragazzo infatti frequenta con voti discreti il terzo anno dell’Istituto professionale Vittorio Veneto di Secondigliano. E’ una giovane promessa del calcio. Sognava di andare via da Napoli e nelle prossime settimane sarebbe dovuto andare a sostenere un provino a Isernia. E ora si trova risucchiato in questa incredibile storia di violenza e microcriminalità. LEGGI TUTTO

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    Napoli, raccolti 7 mila euro per ricomprare lo scooter rubato al rider. Caccia ai banditi

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    Napoli, raccolti 7 mila euro per ricomprare lo scooter rubato al rider. Caccia ai banditi.
    Sono stati raccolti in poco più di un’ora quasi 7mila euro per ricomprare il motorino rubato al rider napoletano, aggredito da sei balordi questa sera a Calata Capodichino, a pochi chilometri da Secondigliano. La raccolta fondi è stata lanciata da privati cittadini sul portale ‘Gofundme’. Sulla pagina della raccolta fondi compare la causale: “Stiamo facendo una raccolta per donare subito un motorino nuovo al ragazzo brutalmente rapinato e picchiato da 6 balordi”.
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    Lo hanno affiancato, bloccato al centro della carreggiata, picchiato e poi derubato del suo ciclomotore.  Vittima un rider di 52 anni. I rapinatori, vestiti di scuro tranne uno e con il volto coperto, erano in 5 a bordo di 2 scooter. I passeggeri sono scesi dai loro mezzi cercando di far smontare di sella il rider, riempiendolo di botte perche’ volevano il suo ciclomotore. La vittima, nonostante il coraggioso tentativo di resistenza, non e’ riuscita a parare i calci e i pugni sferrati a turno al corpo e al volto.

    Pur caduto a terra urlando per la paura e il dolore, l’uomo ha provato a non lasciare il suo scooter ma uno degli aggressori ha tentato due volte di travolgerlo con il suo mezzo. Alle fine i 5 si sono allontanati con il loro bottino, lasciando il rider a terra. La scena, ripresa col cellulare, e’ nei social e sta facendo il giro della rete. I banditi avevano mascherine anticovid, caschi e volto travisato da sciarpe e passamontagna. Le indagini sono affidate alla polizia che sta cercando di rintracciarli attraverso la lettura dei numeri di targa degli scooter utilizzati dai giovani banditi. LEGGI TUTTO

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    Camorra, condannati i fratelli Marco e Salvatore Di Lauro

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    Camorra, condannati i fratelli Marco e Salvatore Di Lauro
    Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli ha condannato il boss dei quartieri di Napoli di Secondigliano e Scampia, Marco Di Lauro, (in continuazione con un altro reato di associazione mafiosa) a 21 anni di reclusione. Il capoclan, detenuto al carcere duro, e’ stato arrestato a marzo 2019 dopo oltre un decennio di latitanza.

    Il fratello piu’ grande, Salvatore Di Lauro, detto Terremoto, e’ stato condannato a 12 anni di reclusione e anche per lui successivamente scatteranno i 3 anni di liberta’ vigilata. Altre condanne sono state inflitte a Salvatore Aldo, 4 anni; Roberto Manganiello, 8; Francesco Barone, 8; Antonio Mennetta; Vincenzo Flaminio, 8; Salvatore Tamburrino, 10 anni sulla base della continuazione del reato; Antonio Silvestro, 8; Giovanni Cortese, 12; Antonio Mollo, 4; Aniello Sciorio, 4.
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    Scoperto con la droga nel tettuccio dell’auto: arrestato un 37enne a Secondigliano

    Cronache » Cronaca » Scoperto con la droga nel tettuccio dell’auto: arrestato un 37enne a Secondigliano Pubblicità’ <![CDATA[]]> Pubblicità’ Napoli. Droga nell’auto: arrestato un uomo a Secondigliano. Ieri pomeriggio gli agenti del Commissariato Secondigliano, durante il servizio di controllo del territorio, hanno notato in via delle Galassie un’auto il cui conducente, alla loro vista, ha […] LEGGI TUTTO

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    Camorra, omicidio Maisto: confermato l’arresto del boss Marco Di Lauro

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Camorra, omicidio Maisto: confermato l’arresto del boss Marco Di Lauro

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    1 settimana fa circa (12:40)
    il
    18 Novembre 2020

    Camorra, omicidio Maisto: confermato l’arresto del boss Marco Di Lauro. La decisione del Riesame a Napoli, in quattro verso il processo.

    Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la misura cautelare in carcere emessa lo scorso 22 settembre dal Gip del Tribunale di Napoli nei confronti di Marco Di Lauro, ritenuto dagli inquirenti della DDA il mandante dell’omicidio di Ciro Maisto, ucciso nella villa comunale di Secondigliano, a Napoli, il 6 agosto 2008. A settembre i provvedimenti cautelari vennero anche notificati ad altre tre persone, Pasquale Spinelli, Nunzio Talotti e Gennaro Vizzaccaro, ritenute legate al clan Di Lauro coinvolte nel raid. Per i quattro, ora, si apre la fase processuale. Marco Di Lauro e’ stato arrestato nel marzo 2019 dopo circa 15 anni di irreperibilita’. Per la DDA che basa le sue conclusioni anche sulla dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra i quali figura il fedelissimo Salvatore Tamburrino, Di Lauro avrebbe deciso l’omicidio di Maisto nell’ambito di una “epurazione” interna al clan.
    La vittima, infatti, era accusata di avere messo in discussione la leadership del clan, in quel momento storico rappresentata proprio da Marco Di Lauro. Il sostituto procuratore della DDA di Maurizio De Marco, durante l’udienza di oggi, ha consegnato ai giudici le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Salvatore Tamburrino, che fino al momento del suo arresto avvenuto dopo l’omicidio della moglie, era stato un uomo fidato di Marco Di Lauro. Maisto venne attirato in una trappola e ucciso nei pressi del rione Dei Fiori, a Napoli, meglio conosciuto come il “Terzo Mondo”, la roccaforte del clan Di Lauro.

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    1 giorno fa
    il
    27 Novembre 2020

    Da quella residenza per anziani del Napoletano dove avrebbe dovuto essere amorevolmente accudita ne usci’ al tal punto disidratata da morire, qualche giorno dopo in un ospedale a Napoli.
    Un triste episodio sul quale per quattro anni ha indagato la Procura di Napoli e che oggi ha trovato l’epilogo con una condanna, esemplare, anche per il figlio dell’anziana donna, morta nel giugno del 2016. Insieme con il figlio-tutore dell’82enne, che affetta dal morbo di Alzheimer, sono stati condannati a 3 anni e 4 mesi di reclusione anche il legale rappresentante della Rsa, e l’unica operatrice sanitaria presente nella struttura.
    La sentenza e’ stata emessa nei giorni scorsi dalla Corte di Assise di Napoli. A tutti il sostituto procuratore Mario Canale, in forza alla sezione “Lavoro e colpe Professionali” coordinata dal procuratore aggiunto Simona Di Monte, ha contestato l’abbandono di persona incapace seguito dalla morte.

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    1 giorno fa
    il
    27 Novembre 2020

    Il Gip del Tribunale di Napoli Nord, Vincenzo Saladino, ha revocato la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dalle pubbliche funzioni per uno dei sei medici in servizio all’Asl di Aversa, coinvolto qualche giorno fa nell’indagine della Procura di Napoli Nord su episodi di assenteismo dal posto di lavoro.
    Si tratta del dirigente medico Enzo Iodice, coordinatore dei covid team e responsabile dell’emergenza per l’Asl di Caserta, in passato sindaco di Santa Maria Capua Vetere ed esponente di rilievo del Pd e dell’Udc. La revoca e’ sopraggiunta dopo l’interrogatorio cui Iodice si e’ sottoposto, in cui ha chiarito che in qualita’ di dirigente non aveva l’obbligo di marcare il cartellino. Per la Procura di Napoli Nord e i carabinieri del Nas di Caserta, alla sede Asl di Aversa c’era una prassi consolidata di allontanamenti illeciti dal posto di lavoro; complessivamente sono stati accertati 270 casi di allontanamento non autorizzato, alcuni addirittura quotidianamente.
    Un dipendente, su 58 giorni di presenza registrati, si sarebbe allontanato illecitamente ben 36 volte. Ad operare le modifiche era l’addetto alla registrazione delle presenze. Le indagini sono iniziate nel 2017, dopo una segnalazione della Direzione Generale dell’Asl di Caserta la quale si era accorta che un dipendente modificava, accedendo al sistema, quasi quotidianamente le sue attestazioni di presenza. Il Nas ha poi accertato che erano 22 le persone (tra dipendenti e collaboratori) che truffavano l’Asl, alcune delle quali, pero’, nel frattempo, hanno cessato il rapporto di lavoro con la struttura sanitaria

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    Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo

    Cronache » I fatti del giorno » Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo

    I fatti del giorno

    Pubblicato
    3 minuti fa
    in
    5 Novembre 2020

    Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo.
    E’ andato all’ospedale per una ferita d’arma da fuoco che, ha riferito a medici e carabinieri, gli era stata inferta durante una rapina ma i sanitari lo hanno ricoverato perche’ e’ risultato positivo al coronavirus. E’ successo ieri sera nell’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania  dove il giovane, che ha 20 anni, si e’ recato dopo la presunta tentata rapina.

    Come da protocollo, infatti, il ragazzo e’ stato anche sottoposto a tampone, risultato positivo al Sars-Cov-2. Ai militari dell’arma che lo hanno interrogato, il ragazzo ha detto di essere stato avvicinato da alcune persone che lo volevano rapinare mentre stava camminando nella zona di Secondigliano, a Napoli.
    Alla sua reazione gli assalitori avrebbero risposto sparando un colpo di pistola che lo ha raggiunto e ferito lievemente al basso ventre. Sull’accaduto sono in corso indagini dei militari.

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    I fatti del giorno

    Pubblicato
    1 ora fa
    in
    5 Novembre 2020

    Sequestro record di 932 chilogrammi di cocaina nel porto di Gioia Tauro nascoste in cozze surgelate provenienti dal Cile.

    Nell’ambito dell’attività di contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti i funzionari dell’Agenzia delle Dogane di Gioia Tauro (ADM) unitamente a Militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – hanno individuato e sequestrato 932 chili di cocaina purissima, stivata in un container che trasportava cozze surgelate proveniente dal Cile e divisa in 800 panetti all’interno di 37 borsoni.Attraverso una complessa ed articolata attività di analisi di rischio e riscontri fattuali su oltre 2.200 contenitori provenienti dal continente americano, i Militari della Guardia di Finanza e i funzionari doganali, con l’ausilio di sofisticati scanner in dotazione all’Agenzia delle Dogane, sono riusciti ad individuare quello in cui era stato nascosto lo stupefacente.Il carico sequestrato, di qualità purissima, avrebbe potuto essere tagliato dai trafficanti di droga fino a 4 volte prima di immettere lo stupefacente sul mercato, fruttando un introito di circa 186 milioni di euro.
    Le modalità di occultamento dello stupefacente sono sempre differenti e in continua evoluzione, obbligando le Dogane e le Fiamme Gialle a perfezionare di volta in volta le metodologie operative. L’attività di servizio testimonia la costante efficace azione posta in essere dalla Guardia di Finanza per il contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti – con particolare riguardo al porto di Gioia Tauro – in sinergia con l’Agenzia delle Dogane, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, DDA, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, coadiuvato dal Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano PACI.

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    Napoli, omicidio Maisto ordinanza cautelare per Marco Di Lauro e tre complici

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    12 ore fa
    in
    22 Settembre 2020

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    Napoli, omicidio Maisto ordinanza cautelare per Marco Di Lauro e tre complici. Maisto aveva messo in discussione la leadership del clan.

     
    In data odierna il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro indagati, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, all’esito di articolate indagini svolte dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti dei responsabili dell’omicidio di MAISTO Ciro, perpetrato in Napoli il 6.8.2008 all’interno della villa comunale di Secondigliano.Le attività di indagine – fondate su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e riscontri oggettivi – hanno consentito di individuare nei quattro arrestati i mandanti, gli organizzatori ed esecutori materiali dell’evento delittuoso, che si inserisce temporalmente a margine nella c.d. “seconda faida” di Scampia ma che in realtà viene ricondotto ad una “epurazione” interna al clan Di Lauro. MAISTO aveva messo in discussione la leadership del clan, in quel momento retto da DI LAURO Marco, latitante ma presente sul territorio. I vertici del sodalizio hanno deciso, pertanto, di uccidere MAISTO pensando che potesse tradirli, aderendo agli “Scissionisti” oppure collaborando con la Giustizia.
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    MAISTO Ciro, elemento di spicco del clan, è stato assassinato in prossimità del rione Dei Fiori, noto come “Terzo Mondo”, quartier generale del clan DI LAURO. La vittima è stata attirata in un tranello da altri affiliati, che lo hanno ucciso esplodendogli contro vari colpi di pistola.Tra i soggetti colpiti dalla misura cautelare figura, in qualità di mandante, DI LAURO Marco, tratto in arresto nel marzo 2019 dopo circa 15 anni di irreperibilità e già inserito nell’elenco dei latitanti più ricercati a livello nazionale.Come è noto, DI LAURO Marco è stato già condannato, non in via definitiva, per l’omicidio di ROMANO’ Attilio, vittima innocente di camorra, ucciso dai sicari del clan nel 2005.
    Soggetti attinti da misura cautelare:1. DI LAURO MARCO, nato a Napoli il 16.6.1980;2. SPINELLI PASQUALE, nato a Napoli il 27.7.1976;3. TALOTTI Nunzio, nato a Napoli il 24.1.1979;4. VIZZACCARO Gennaro, nato a Napoli il 16.2.1976.

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 ore fa
    in
    22 Settembre 2020

    Camorra, figlio del boss ucciso: 40 anni dopo condannati i Mallardo e i Giuliano: 4 condanne 16 anni ai boss dei Mallardo e 9 anni a quelli dei Giuliano.

    Il gip di Napoli Claudio Marcopido ha emesso quattro condanne nei confronti di altrettanti esponenti di spicco e storici della camorra nell’ambito del processo sull’omicidio di Luigi Maisto, figlio del boss Alfredo ucciso a Napoli il 22 ottobre nel 1979. A 41 anni dal quel delitto maturato nell’ambito della faida tra il clan Mallardo e i Maisto, alleati con il gruppo Sciorio, sono stati condannati Francesco e Giuseppe Mallardo (16 anni di reclusione), e i boss “pentiti” di Forcella Luigi e Guglielmo Giuliano (9 anni e 4 mesi di reclusione) grazie ai quali e’ stata fatta luce sulla vicenda.
    A indagare sull’omicidio avvenuto in piazza Matteotti e’ stato il sostituto procuratore di Napoli Henry John Woodcock proprio sulla base delle rivelazioni dei Giuliano. L’agguato scatto’ in piazza Matteotti pochi minuti dopo la mezzanotte. Luigi cadde sotto il fuoco delle pistole davanti a un circolo. Nel raid rimasero feriti anche Enrico Maisto, Luigi Panico e Francesco Ciccarelli. Il reato di tentato omicidio e’ caduto in prescrizione.

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    5 ore fa
    in
    22 Settembre 2020

    Si e’ concluso in Corte di Cassazione, con la conferma di quasi tutte le condanne emesse in Appello e due annullamenti con rinvio, il processo relativo alle infiltrazioni del clan Zagaria nell’ospedale di Caserta.
    Per Elvira Zagaria, sorella del boss Michele Zagaria, i magistrati della Suprema Corte hanno confermato la condanna a sette anni di carcere per associazione camorristica, annullando pero’ la confisca dei beni; pene confermate per l’altro elemento del clan Raffaele Donciglio (sette anni), per l’ex dirigente dell’ospedale di Caserta Bartolomeo Festa (otto anni), per l’ex sindaco di Caserta Giuseppe Gasparin (tre anni e sei mesi), e per altri sette imputati. I magistrati della Cassazione hanno poi disposto l’annullamento con rinvio, in relazione all’imputazione di associazione camorristica, per gli imputati Domenico Ferraiuolo (difeso da Angelo Raucci), che in secondo grado aveva preso otto anni, e Luigi Iannone (difeso da Giuseppe Stellato), condannato a 7 anni e due mesi in appello.
    L’indagine da cui e’ nato il processo, fu condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e affidata agli investigatori della Dia, e porto’ a 24 arresti nel gennaio del 2015 tra dirigenti e dipendenti pubblici e imprenditori, e allo scioglimento, tre mesi dopo, dell’azienda ospedaliera di Caserta per infiltrazioni camorristiche, primo caso in Italia. La gestione dell’ospedale fu affidata per due anni ad una triade di commissari di nomina governativa guidati da un prefetto. Le indagini e poi i processi nei vari gradi, hanno svelato la costante e profonda infiltrazione del clan guidato da Michele Zagaria nel tessuto politico-amministrativo dell’ospedale di Caserta, prima attraverso la “rete” di contatti creata e gestita dal cognato Franco Zagaria, poi deceduto, quindi attraverso la sorella Elvira; e’ cosi’ emersa l’esistenza nell’ospedale di “un complesso apparato in grado di gestire gli affidamenti dei lavori pubblici in assoluta autonomia, potendo contare sul potere derivante dalla preminente matrice mafiosa”. L’organizzazione creata da Zagaria si insedio’ nel cuore nevralgico dell’ospedale, ovvero nell’ufficio del dirigente dell’unita’ operativa complessa di Ingegneria ospedaliera, Bartolomeo Festa, in carica dal 2006 per volere, secondo i giudici, dello stesso Zagaria. Da quel momento il cognato del boss assunse, fino al decesso, il controllo delle assegnazione dei lavori pubblici nell’ospedale, dando vita ad un cartello di imprese mafiose; dal canto suo Festa truccava con i suoi collaboratori i bandi per favorire le imprese del clan.

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    CAMORRA Omicidio della Faida di Secondigliano: assolto il ras Antonio Bastone

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    21 ore fa
    in
    21 Settembre 2020

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    La Corte di Assise di Napoli – III Sezione – all’esito di una lunga camera di consiglio ha assolto, questo pomeriggio, Antonio Bastone dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Tripicchio Rosario, commesso a Giugliano il 5 gennaio del 2012.

    L’omicidio, secondo l’accusa, rientrava nella faida di Secondigliano per la conquista delle piazze di spaccio del Lotto G.Antonio Bastone, considerato esponente di spicco del cartello Abbinante oltre Ad essere stato assolto dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Tripicchio è stato assolto anche dal tentato omicidio di Ciro Barretta (luogotenente del Lotto G appartenente al gruppo della Vanella Grassi) vicenda rispetto alla quale è stata condannata Anna Ursillo  alla pena di anni 10 di reclusione.
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    Soddisfazione per i legali del Bastone (avvocati Saverio Senese e Fabio Segreti) che, dopo un lungo processo, si sono visto accogliere la tesi difensiva relativa relativa alla inattendibilità dei numerosi collaboratori di giustizia che accusavano il Bastone.

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 ore fa
    in
    22 Settembre 2020

    Camorra, figlio del boss ucciso: 40 anni dopo condannati i Mallardo e i Giuliano: 4 condanne 16 anni ai boss dei Mallardo e 9 anni a quelli dei Giuliano.

    Il gip di Napoli Claudio Marcopido ha emesso quattro condanne nei confronti di altrettanti esponenti di spicco e storici della camorra nell’ambito del processo sull’omicidio di Luigi Maisto, figlio del boss Alfredo ucciso a Napoli il 22 ottobre nel 1979. A 41 anni dal quel delitto maturato nell’ambito della faida tra il clan Mallardo e i Maisto, alleati con il gruppo Sciorio, sono stati condannati Francesco e Giuseppe Mallardo (16 anni di reclusione), e i boss “pentiti” di Forcella Luigi e Guglielmo Giuliano (9 anni e 4 mesi di reclusione) grazie ai quali e’ stata fatta luce sulla vicenda.
    A indagare sull’omicidio avvenuto in piazza Matteotti e’ stato il sostituto procuratore di Napoli Henry John Woodcock proprio sulla base delle rivelazioni dei Giuliano. L’agguato scatto’ in piazza Matteotti pochi minuti dopo la mezzanotte. Luigi cadde sotto il fuoco delle pistole davanti a un circolo. Nel raid rimasero feriti anche Enrico Maisto, Luigi Panico e Francesco Ciccarelli. Il reato di tentato omicidio e’ caduto in prescrizione.

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    5 ore fa
    in
    22 Settembre 2020

    Si e’ concluso in Corte di Cassazione, con la conferma di quasi tutte le condanne emesse in Appello e due annullamenti con rinvio, il processo relativo alle infiltrazioni del clan Zagaria nell’ospedale di Caserta.
    Per Elvira Zagaria, sorella del boss Michele Zagaria, i magistrati della Suprema Corte hanno confermato la condanna a sette anni di carcere per associazione camorristica, annullando pero’ la confisca dei beni; pene confermate per l’altro elemento del clan Raffaele Donciglio (sette anni), per l’ex dirigente dell’ospedale di Caserta Bartolomeo Festa (otto anni), per l’ex sindaco di Caserta Giuseppe Gasparin (tre anni e sei mesi), e per altri sette imputati. I magistrati della Cassazione hanno poi disposto l’annullamento con rinvio, in relazione all’imputazione di associazione camorristica, per gli imputati Domenico Ferraiuolo (difeso da Angelo Raucci), che in secondo grado aveva preso otto anni, e Luigi Iannone (difeso da Giuseppe Stellato), condannato a 7 anni e due mesi in appello.
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