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    Camorra, ucciso a pugni dai boss per punire il tradimento del figliastro

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    Fu ucciso a pugni, finito investendolo, e solo per vendetta. Percheā€™ Salvatore De Magistris era il patrigno di un uomo che era passato con il clan avversario.
    Con la camorra lui non cā€™entrava niente, ma il clan Di Lauro voleva punire il figliastro che se ne era andato con gli scissionisti. Per questo motivo venne picchiato praticamente a mani nude, fino a ridurlo in fin di vita. Eā€™ una vittima della criminalitaā€™ organizzata nel 2004, morto in una ā€˜guerraā€™ tra clan a 60 anni e in maniera atroce. I sicari, secondo le indagini della procura di Napoli, furono Nunzio Di Lauro e Antonio Mennetta, e su ordine dellā€™allora latitante Marco Di Lauro, nel corso della faida con gli scissionisti per il controllo delle piazze di spaccio.
    UCCISO A MANI NUDE DA NUNZIO DI LAURO E ANTONIO MENNETTA
    Di omicidio volontario con dolo diretto, devono rispondere Mennetta e Nunzio Di Lauro, con lā€™ aggravante delle sevizie e per avere commesso il reato per favorire unā€™associazione camorristica, mentre il gip contesta omicidio volontario con dolo, ma con concorso anomalo, a Marco Di Lauro, che malgrado non avesse ordinato lā€™omicidio, poteva prevede che lā€™esito della spedizione punitiva che aveva ordinato poteva essere mortale. Le indagini sono state riaperte anche grazie al contributo del pentito Salvatore Tamburrino, uomo di fiducia del boss Marco di Lauro, collaboratore di giustizia dopo essere stato arrestato per lā€™uccisione della moglie, occasione in cui fece anche arrestare il capoclan latitante.TrendingCovid, aumento costante del tasso di positivitĆ  in Italia
    PUNIRE IL TRADIMENTO DI BIAGIO ESPOSITO
    Lā€™unico obiettivo di quella missione era punire il tradimento di Biagio Esposito, passato con gli scissionisti, poi diventato collaboratore di giustizia. Nel cortile di una abitazione di Secondigliano, Nunzio Di Lauro e Antonio Mennetta picchiarono il sessantenne fino a ridurlo in fin di vita. Poi, in sella a una Honda Transalp, mentre se ne stavano andando, passarono con una ruota della moto sopra il suo cranio. Lā€™uomo restoā€™ in agonia un mese e il suo decesso avvenne in ospedale, il 29 novembre 2004.
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    Le indagini sul delitto di De Magistris, che ha molte analogie con quello di Gelsomina Verde, sono state riaperte 14 anni dopo dal sostituto procuratore Maurizio De Marco, anche grazie al contributo del pentito Salvatore Tamburrino, uomo di fiducia del boss Marco di Lauro. LEGGI TUTTO

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    Napoli, scoperti 146 pregiudicati con il Reddito di Cittadinanza

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    Napoli e Provincia: Reddito di cittadinanza. Carabinieri scoprono 146 persone sottoposte a misure pre-cautelari che percepiscono illecitamente il beneficio
    Le disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza prevedono la sospensione del reddito ā€“ con un provvedimento del Giudice ā€“ nei confronti del beneficiario o del richiedente cui ĆØ applicata una misura cautelare. Questo avviene anche dopo la convalida dellā€™arresto o del fermo.La Legge prevede anche dei meccanismi di rideterminazione degli importi del reddito di cittadinanza a carico del beneficiario qualora ā€“ allā€™interno del suo nucleo familiare ā€“ ci sia una persona sottoposta a misura cautelare.
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    Per questo motivo, il Comando Provinciale Carabinieri di Napoli ha disposto a tutti i Comandi e Reparti dellā€™intera provincia partenopea di effettuare accertamenti economici sul conto delle persone sottoposte a misure pre-cautelari (gli arrestati e i fermati).Il controllo ĆØ stato effettuato per verificare se vi fossero persone colpite da misure pre-cautelari che beneficiassero impropriamente del reddito di cittadinanza.I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro partenopeo ā€“ su segnalazione del Comando Provinciale di Napoli ā€“ hanno esaminato le ā€œposizioniā€ economiche di 307 persone sottoposte a misure pre-cautelari. Di queste, 146 hanno beneficiato illecitamente del reddito di cittadinanza per una percentuale pari quasi al 50 per cento.Questo monitoraggio riguarda solo il mese di febbraio. Dagli accertamenti in corso relativi al mese di Marzo il trend sembra essere simile.I carabinieri hanno segnalato allā€™AutoritĆ  giudiziaria i casi analizzati per lā€™interruzione del beneficio. Il maggior numero di segnalazioni ĆØ localizzato nel quartiere partenopeo di Scampia. Seguono Torre Annunziata e il quartiere Secondigliano di Napoli.TrendingCovid, aumento costante del tasso di positivitĆ  in Italia LEGGI TUTTO

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    Camorra, non erano al soldo del clan: assolti 3 carabinieri di Secondigliano

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    Erano stati accusati da un collega di essere ā€œstipendiati dal clan degli scissionistiā€, i tre carabinieri che oggi il collegio B della prima sezione del Tribunale di Napoli ha assolto con la formula ā€œil fatto non sussisteā€.

    Gli appuntati Giuseppe Lisco, Andrea Corciulo e Giuseppe Costanzo, allā€™epoca dei fatti contestati in servizio presso nella stazione dei carabinieri di Napoli-Marianella, erano stati accusati di corruzione aggravata dopo le dichiarazioni rese da un loro collega, il vice brigadiere Mario Tomarchio, il quale riferiā€™ che, come lui, anche i tre appuntati erano stipendiati dal clan degli scissionisti di Secondigliano. Unā€™accusa che Tomarchio ritrattoā€™, nel corso di unā€™udienza del processo che risale al 4 aprile di due anni fa (2019), durante la quale affermoā€™ di essersi inventato tutto per ottenere uno sconto di pena: ā€œquei tre carabinieri non hanno preso un soldo dal clanā€, disse.

    Lā€™ex vice brigadiere Tomarchio, invece, era stato condannato a 12 anni di reclusione e venne chiamato dagli inquirenti della DDA a deporre al processo per corruzione aggravata. Oggi la sentenza, e soprattutto la formula con la quale sono stati assolti, riabilita i tre carabinieri. Lā€™assoluzione peraltro era stata chiesta anche dal sostituto procuratore di Napoli Vincenza Marra. ā€œOggi, per questi tre innocenti Carabinieri, si conclude un incubo durato 12 anniā€, ha detto il legale dei militari, lā€™avvocato Bruno Cervone, dopo la lettura della sentenza.

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    ā€œAbbiamo sempre ribadito e dimostrato, ā€“ ha aggiunto il legale ā€“ nel corso del dibattimento, la nostra innocenza fornendo documentali, oggettive ed inequivocabili confutazioni alle accuse rivolte ai miei assistitiā€. ā€œBasti pensare che, ā€“ ha detto ancora Cervone ā€“ alla fine dellā€™iter processuale, eā€™ stata la Procura stessa a chiedere lā€™assoluzione. Sono felicissimo per i miei assistiti e auguro loro di poter ritrovare presto la serenitaā€™ perduta per aver vissuto, da innocenti, un interminabile incubo durato piuā€™ di un decennioā€.

    Un incubo iniziato dodici anni fa, quando un loro collega carabiniere, il vice brigadiere Mario Tormarchio, li aveva accusati di essere al soldo della camorra e, in particolare, stipendiati dal clan degli scissionisti di del quartiere di Secondigliano a Napoli, come lo era lui da tempo.
    Tutto nasce dalle accuse di Tomarchio, arrestato e condannato a 12 anni per corruzione aggravata. Aveva detto che come lui, anche tre dei suoi colleghi (gli appuntati Giuseppe Lisco, Andrea Corciuolo e Giuseppe Costanzo) prendevano soldi dagli Amato-Pagano in cambio di soffiate. Ma nel corso dellā€™udienza del 4 aprile 2019 ritrattoā€™ ogni accusa che aveva formulato, dicendo che lo aveva fatto percheā€™ pensava cosiā€™ di avere uno sconto di pena.

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    CAMORRA Terza faida di Scampia: ergastolo confermato per Montanera

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    La seconda Corte di Assise di Appello di Napoli ha confermato il carcere a vita a Giuseppe Montanera, killer del clan Abbinante.

    Eā€™ ritenuto lā€™esecutore materiale del raid avvenuto il 9 ottobre 2012 in cui venne ucciso Salvatore Barbato, 27 anni, e ferito Luigi Russo, 42 anni, deceduto alcune settimane dopo in ospedale. Rimodulate le pene per altri tre affiliati della Vanella Grassi, condannati per lā€™omicidio di uno di loro, Gennaro Spina, ucciso il 23 ottobre 2012, nellā€™ambito di unā€™epurazione interna. Trentā€™anni di reclusione a Luigi Aruta e ad Alessandro Grazioso. Venti anni di reclusione invece per Antonio De Vita. Quelli di Barbato, Russo e Spina sono omicidi inquadrati nella cosiddetta terza faida di Scampia.

    Per lā€™omicidio di Spina venne anche condannato in primo grado il boss Antonio Mennetta che peroā€™ non ha mai fatto istanza di appello: la pena eā€™ poi diventata definitiva. Ieri, invece, la terza sezione della Corte di Assise di Napoli ha condannato allā€™ergastolo e allā€™isolamento diurno della durata di un anno i boss di Secondigliano Arcangelo Abete, Arcangelo Abbinante e Giovanni Esposto, ā€œdetto ā€˜o murtoā€, in relazione allā€™omicidio di Ciro Nocerino, ucciso nel 2011, anche lui nellā€™ambito di una epurazione interna al clan. I giudici hanno accolto le richieste del sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli Maurizio De Marco.

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    Sequestro beni per 10 milioni di euro a ras del clan Di Lauro

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    Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha sequestrato, tra la Campania e lā€™Abruzzo, un ingente patrimonio del valore di oltre 10 milioni di euro, riconducibile a Gaetano Britti, 75 anni, affiliato di spicco del clan Di Lauro.
    Il provvedimento ablativo, che ha riguardato beni immobili tra i Comuni di Napoli, Melito di Napoli e Castel di Sangro (Lā€™Aquila), eĢ€ stato emesso dal Tribunale di Napoli ā€“ Sezione per lā€™Applicazione delle Misure di Prevenzione ā€“ su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, ed eĢ€ stato eseguito dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli.In particolare, gli specialisti del G.I.C.O. hanno sequestrato fabbricati e terreni dopo aver ricostruito come le risorse accumulate nel tempo dalla famiglia erano state favorite dal rapporto di parentela fra il Britti e il cognato Rosario Pariante, protagonista del c.d. ā€œCartello Scissionistaā€ nel periodo di erosione della struttura organizzativa del clan Di Lauro.
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    Prima della contrapposizione armata tra i Di lauro e gli Scissionisti,Ā  Gaetano Britti, grazie al rapporto di ā€œrispettoā€ con il cognato, aveva goduto di un canale privilegiato attraverso il quale gli venivano affidate ingenti somme di denaro di provenienza illecita derivanti dal traffico di sostanze stupefacenti e dalle estorsioni che, attraverso una propria struttura organizzata, ā€œreinvestivaā€ in operazioni di usura, riciclaggio e reimpiego nellā€™Economia legale.

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    Le capacitaĢ€ manageriali del Britti nella gestione del vasto giro di usura sono state presto riconosciute, oltre che dal cognato Pariante Rosario, anche da altri sodali apicali del clan che gli avevano affidato le proprie risorse illecite per farle fruttare.Le indagini di natura patrimoniale hanno sfruttato le evidenze investigative acquisite in precedenza dalle stesse Fiamme Gialle: lā€™appartenenza del Britti al sodalizio criminale, le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia e infine la totale inconsistenza economica dei componenti del suo nucleo familiare, del tutto sprovvisto di fonti lecite di guadagno in grado di giustificare il valore economico del patrimonio. LEGGI TUTTO

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    ā€˜Sappiamo anche quanti peli aveteā€¦ci devi dare 100mila euroā€™, ex Di Lauro arrestati a Campobasso

    Vecchi esponenti del clan Di Lauro in trasferta in Molise arrestati per concorso in tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
    Con queste accuse gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso hanno arrestato e condotto in carcereĀ  Francesco Amelio, 49enne di Secondigliano soprannominato ā€™o pirata e legato ai Di Lauro, e Vincenzo Macera, anchā€™egli napoletanoĀ  49enne avrebbero minacciato per conto di D.V.T., di 48 anni di Santā€™Elia a Pianisi (sempre in provincia di Campobasso)un imprenditore edile molisano durante le scorse festivitĆ  natalizie. Il blitz della Squadra Mobile di Campobasso a Campomarino e Santā€™Elia. I poliziotti in tuta, visiere, calzari, guanti e mascherine per evitare ogni rischio di contagio da Sars-Cov-2, si sono presentati nelle abitazioni dei tre quando era ancora buio.

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    Secondo quanto ĆØ emersa dalla rapida indagine i due si erano presentati sotto lā€™abitazione dellā€™imprenditore, pretendendo la corresponsione indebita di denaro. II pretesto della richiesta, ottenere denaro in favore del ā€˜mandanteā€™ di Santā€™Elia a Pianisi, a fronte di asseriti crediti che questā€™ultimo avrebbe vantato. La pretesa iniziale di 7 mila euro eā€™ poi lievitata a 100 mila. ā€œAllora senti, al nostro parente non lo chiamare, portagli solo i soldi ok? Sappiamo dove abiti, ci vediamo sotto casa tua se non gli porti i soldi!ā€. Questa la richiesta fatta al citofono di casa dellā€™imprenditore. Poi unā€™altra richiesta: ā€œNoi da te vogliamo solo i soldi nostri e basta, non vogliamo niente di piuĢ€.. i soldi nostri ce li devi dareā€¦ ci devi dare 100.000 euroā€¦ noi non minacciamo, noi facciamo direttamente, noi agiamo direttamenteā€¦ vi conosciamo bene percheĢ abbiamo preso tutte le informazioniā€¦ sappiamo pure quanti peli tenete addossoā€. Lā€™imprenditore ha trovato il coraggio di rivolgersi alla Polizia e denunciare il fatto consentendo agli agenti della Squadra Mobile, coordinati dalla Procura, di ricostruire la vicenda e individuare le singole responsabilitaā€™.

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    (nella foto la polizia davanti al carcere di Campobasso e nel riquadro Vincenzo Amelio)

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    La Cassazione annulla di nuovo lā€™ergastolo al boss Marco Di Lauro per lā€™omicidio dellā€™innocente RomanĆ²

    La Cassazione annulla di nuovo lā€™ergastolo al boss Marco Di Lauro per lā€™omicidio dellā€™innocente RomanĆ².
    La Corte di Cassazione ha cancellato per la seconda volta una condanna allā€™ergastolo per il boss del quartiere di Napoli di Secondigliano, Marco Di Lauro, come mandante dellā€™omicidio nel quale perse la vita Attilio RomanĆ², morto per errore il 25 gennaio del 2005 nella prima faida di Scampia. Il processo approda per la terza volta in Corte dā€™Appello. A entrare nel negozio di telefonia in cui lavorava Romanoā€™ fu Mario Buono, detto ā€œtopolinoā€, che fece fuoco contro il giovane estraneo alle logiche della camorra.

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    Camorra, la sorella della vittima innocente Attilio RomanĆ²: ā€˜Non cerchiamo vendetteā€˜
    Il reale obiettivo dei killer era, in realtaā€™, Salvatore Luise, nipote del boss del clan degli scissionisti Rosario Pariante. Giaā€™ nel 2005, la Cassazione, ha annullato la sentenza dā€™appello, rinviando a un nuovo collegio della Corte di Assise di Appello di Napoli per rifare il processo di secondo grado che lā€™11 novembre del 2019 confermoā€™ il ā€œfine pena maiā€ per Di Lauro.

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    Rider aggredito, anche i minori confessano ā€˜la tarantellaā€™: ma restano tutti in carcere

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    Napoli, la Finanza dona alla Croce Rossa 30 mila mascherine sequestrate
    Trentamila mascherine sequestrate dalla Guardia di Finanza di Napoli nei mesi scorsi sono state devolute dal Comando provinciale alla Croce Rossa Italiana, comitato di Napoli. I dispositivi di protezione furono sequestrati a un imprenditore partenopeo, attivo nella commercializzazione di giocattoli che, in concomitanza con lā€™aggravarsi dellā€™emergenza epidemiologica, destinoā€™ parte della sua attivitaā€™ economica al commercio di dispositivi di protezione individuale.
    I prodotti rinvenuti nei locali aziendali, oltre a riportare la marcatura ā€œCEā€ ingannevole, erano anche accompagnati da certificazioni apparentemente rilasciate da enti riconosciuti in ambito comunitario che, a seguito degli immediati accertamenti investigativi svolti dalla polizia giudiziaria, ne hanno disconosciuto la genuinitaā€™. Infatti, i certificati rinvenuti, riportanti riferimenti tecnici e normativi solo apparentemente corretti e il logo ā€œCEā€ riprodotto in maniera ingannevole, attestavano fraudolentemente la conformitaā€™ dei prodotti ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalle norme comunitarie e nazionali.
    Le mascherine sequestrate, sottoposte ad analisi da tecnici e medici dellā€™Asl Napoli 1 ā€“ Centro, sono state declassificate a ā€œprodotti per la collettivitaā€™ā€, ai sensi dellā€™articolo 16 del Decreto Legge ā€œCura Italiaā€ (n. 18/2020) e, pertanto, in virtuā€™ di una deroga normativa sancita dallo stesso decreto, sono risultate utilizzabili dalla collettivitaā€™ stessa per la riduzione del pericolo da contagio da Covid-19. A conclusione delle indagini, la Procura della Repubblica ha ritenuto di disporne la devoluzione gratuita al Comitato di Napoli della Croce Rossa Italiana LEGGI TUTTO

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    Rider aggredito, oggi interrogati i due maggiorenni

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    Rider aggredito, oggi interrogati i due maggiorenni. Le mamme dei due 16enni: ā€˜Siamo distrutte, chiediamo scusaā€™.
    Saranno interrogati stamani davanti al gip i due ventenni arrestati lā€™altra notte per la rapina ai danni del rider aggredito la notte tra il primo e il 2 gennaio in via Calata Capodichino a Napoli. Si tratta di Michele Spinelli e Vincenzo Zimbetti, ritenuti orbitanti nel clan Di Lauro egemone nel quartiere di Secondigliano. Giovediā€™ mattina saraā€™ invece la volta dei quattro minorenni, tutti destinatari di un decreto di fermo. Anche loro accusati di rapina e di ricettazioni di uno dei motorini usati per la rapina, risultato rapinato lā€™ultima notte dellā€™anno nellā€™area nord di Napoli.

    ā€œSono affranta, chiedo perdono e, nei limiti di quanto mi eā€™ possibile, vorrei riparare al danno che mio figlio ha commessoā€. A parlareĀ  eā€™ Veronica V., 40 anni, la mamma di C.G. uno dei sei ragazzi che lo scorso venerdiā€™ hanno aggredito e rapinato del motorino il rider 50enne Giovanni Lanciano in via calata Capodichino a Napoli.Ā  ā€œNeanche i ragazzi si sanno spiegare percheā€™ hanno fatto tutto questo ā€“ aggiunge ā€“ mio figlio non ha mai commesso un reato. Forse si eā€™ fatto prendere dalla logica del branco, forse eā€™ stato un raptusā€.Ā 
    Il ragazzino, 16 anni, cresciuto senza la figura paterna poicheā€™ il padre, fino a quando lui ha compiuto 11 anni, ha scontato una pena in carcere, ha abbandonato la scuola al terzo anno di superiori ed eā€™ andato a lavorare in una salumeria del suo quartiere, la stessa nella quale eā€™ stato trovato dalle forze dellā€™ordine il giorno seguente.
    ā€œMio figlio lavora dalla mattina alla sera ā€“ continua la donna ā€“ si guadagna il pane onestamente e quando mi chiede di uscire con gli amici io non posso impedirglielo. Lui ha capito bene la gravitaā€™ del suo gesto ed eā€™ disperatoā€. Intanto il ragazzo, difeso dallā€™avvocato Luca Mottola, non si da pace: ā€œSono distrutto ā€“ fa sapere attraverso il legale ā€“ non avrei dovuto fare quello che ho fatto. Solo dopo, riflettendo, ho capito che il rider era un uomo che lavora onestamente come me per pochi euro al giorno e fa molti sacrifici per andare avantiā€. ā€œMi auguro che con lā€™aiuto degli assistenti sociali ā€“ conclude la madre ā€“ potroā€™ aiutare mio figlio a costruirsi un futuro miglioreā€.
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    Sulla vicenda ĆØ intervenuto anche lā€™avvocato Carlo Ercolino, difensore dellā€™altro 16enne coinvolto nella rapina al rider Gianni Lanciano.ā€œLa sua famiglia ĆØ distrutta, lui ĆØ figlio di gente perbene, non di delinquenti. La madre mi ha detto di voler subito chiedere scusa alla vittima di quelle violenze. ƈ stato un episodio assolutamente deprecabile e intollerabile ma, per le modalitĆ  con le quali ĆØ stato portato a termine, piĆ¹ che a una rapina somiglia a un atto di bullismo, perpetrato dal branco nei confronti di un uomo che a 50 anni, per dare da mangiare alla sua famiglia, si ĆØ piegato a fare un lavoro da ragazzino. A loro occhi deve essere sembrato un fallito e forse proprio per questo, complice il contesto e lā€™ignoranza, hanno deciso di ā€˜bullizzarloā€™, rubandogli, infine, anche lo scooter. Quei ragazzi li conosce solo di vista ed ha ammesso le sue responsabilitĆ  ma ribadisco che si ĆØ fatto coinvolgere. Lui, e secondo me anche gli altri, non sono rapinatori. Sono le modalitĆ  dellā€™accaduto a dimostrarlo. Eā€™ giusto che paghi ma spero almeno che gli consenta di continuare a studiareā€. Il ragazzo infatti frequenta con voti discreti il terzo anno dellā€™Istituto professionale Vittorio Veneto di Secondigliano. Eā€™ una giovane promessa del calcio. Sognava di andare via da Napoli e nelle prossime settimane sarebbe dovuto andare a sostenere un provino a Isernia. E ora si trova risucchiato in questa incredibile storia di violenza e microcriminalitĆ . LEGGI TUTTO

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    Napoli, raccolti 7 mila euro per ricomprare lo scooter rubato al rider. Caccia ai banditi

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    Napoli, raccolti 7 mila euro per ricomprare lo scooter rubato al rider. Caccia ai banditi.
    Sono stati raccolti in poco piĆ¹ di unā€™ora quasi 7mila euro per ricomprare il motorino rubato al rider napoletano, aggredito da sei balordi questa sera a Calata Capodichino, a pochi chilometri da Secondigliano. La raccolta fondi ĆØ stata lanciata da privati cittadini sul portale ā€˜Gofundmeā€™. Sulla pagina della raccolta fondi compare la causale: ā€œStiamo facendo una raccolta per donare subito un motorino nuovo al ragazzo brutalmente rapinato e picchiato da 6 balordiā€.
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    Lo hanno affiancato, bloccato al centro della carreggiata, picchiato e poi derubato del suo ciclomotore.Ā  Vittima un rider di 52 anni. I rapinatori, vestiti di scuro tranne uno e con il volto coperto, erano in 5 a bordo di 2 scooter. I passeggeri sono scesi dai loro mezzi cercando di far smontare di sella il rider, riempiendolo di botte percheā€™ volevano il suo ciclomotore. La vittima, nonostante il coraggioso tentativo di resistenza, non eā€™ riuscita a parare i calci e i pugni sferrati a turno al corpo e al volto.

    Pur caduto a terra urlando per la paura e il dolore, lā€™uomo ha provato a non lasciare il suo scooter ma uno degli aggressori ha tentato due volte di travolgerlo con il suo mezzo. Alle fine i 5 si sono allontanati con il loro bottino, lasciando il rider a terra. La scena, ripresa col cellulare, eā€™ nei social e sta facendo il giro della rete. I banditi avevano mascherine anticovid, caschi e volto travisato da sciarpe e passamontagna. Le indagini sono affidate alla polizia che sta cercando di rintracciarli attraverso la lettura dei numeri di targa degli scooter utilizzati dai giovani banditi. LEGGI TUTTO

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    Camorra, condannati i fratelli Marco e Salvatore Di Lauro

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    Camorra, condannati i fratelli Marco e Salvatore Di Lauro
    Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli ha condannato il boss dei quartieri di Napoli di Secondigliano e Scampia, Marco Di Lauro, (in continuazione con un altro reato di associazione mafiosa) a 21 anni di reclusione. Il capoclan, detenuto al carcere duro, eā€™ stato arrestato a marzo 2019 dopo oltre un decennio di latitanza.

    Il fratello piuā€™ grande, Salvatore Di Lauro, detto Terremoto, eā€™ stato condannato a 12 anni di reclusione e anche per lui successivamente scatteranno i 3 anni di libertaā€™ vigilata. Altre condanne sono state inflitte a Salvatore Aldo, 4 anni; Roberto Manganiello, 8; Francesco Barone, 8; Antonio Mennetta; Vincenzo Flaminio, 8; Salvatore Tamburrino, 10 anni sulla base della continuazione del reato; Antonio Silvestro, 8; Giovanni Cortese, 12; Antonio Mollo, 4; Aniello Sciorio, 4.
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    Scoperto con la droga nel tettuccio dellā€™auto: arrestato un 37enne a Secondigliano

    Cronache Ā» Cronaca Ā» Scoperto con la droga nel tettuccio dellā€™auto: arrestato un 37enne a Secondigliano PubblicitĆ ’ <![CDATA[]]> PubblicitĆ ’ Napoli. Droga nellā€™auto: arrestato un uomo a Secondigliano. Ieri pomeriggio gli agenti del Commissariato Secondigliano, durante il servizio di controllo del territorio, hanno notato in via delle Galassie unā€™auto il cui conducente, alla loro vista, ha […] LEGGI TUTTO