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    A Napoli sgominato il clan Abbinante del rione Monterosa a Secondigliano.

    ______________________________ A Napoli sgominato il clan Abbinante del rione Monterosa a Secondigliano. Gli agenti della squadra mobile di Napoli hanno eseguito 5 ordinanze di fermi su disposizione della Dda nei confronti di tutti i componenti della storica famiglia camorristica degli Abbinante che si trovano in libertà e agli arresti domiciliari. Da ieri mattina sono infatti […] LEGGI TUTTO

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    Napoli, ‘Volevano rapinarmi’: la polizia non crede alla versione dell’ex Di Lauro

    La polizia sta verificando la versione fornita dal pregiudicato ferito a colpi di pistola nel pomeriggio di oggi nella zona di Miano. Salvatore Di Caprio, 37 anni, ha riferito di essere stato colpito da alcuni sconosciuti mentre si trovava nella zona di Miano. L’uomo, noto per i suoi precedenti legami con il clan Di Lauro […] LEGGI TUTTO

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    Napoli, fermato: cerca di gettare la pistola dall’auto

    Napoli, fermato dalla polizia tenta di gettare una pistola dal finestrino mentre era in corso il controllo. E’ accaduto ieri pomeriggio in corso Secondigliano dove è stato arrestato Maycol Nero, 24enne con precedenti penali. Gli agenti del Commissariato Secondigliano lo hanno fermato in corso Secondigliano mentre era a bordo di un’auto. Ma durante le fasi […] LEGGI TUTTO

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    Napoli, arsenale recuperato dalla polizia a Secondigliano

    Napoli. Armi e munizioni sequestrate dalla polizia a Secondigliano.
    Stanotte gli agenti del Commissariato Secondigliano hanno effettuato un controllo in via Miracolo a Milano dove hanno rinvenuto, nel vano ascensore di uno stabile, 109 cartucce di vario calibro, una pistola Beretta semiautomatica cal. 9, un revolver cal. 38 special e una pistola CZ cal.9 Luger.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Camorra, innocente ucciso: arrestato feroce killer del clan Moccia
    La polizia sta ora indagando per scoprire se quelle armi sequestrate siano state usate in qualche azione delittuosa commessa nelle ultime settimane nella zona. E soprattutto capire chi erano gli utilizzatori finale delle armi. Saranno effettuati controlli anche su eventuali impronte digitali presenti sulle armi. LEGGI TUTTO

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    Napoli, sequestrata al Vomero la droga di “Speedy Gonzales”

    Aveva un chilo di hashish in casa, sui panetti anche Speedy Gonzalez: 31enne arrestato dai Carabinieri.
    I carabinieri del nucleo operativo Vomero hanno arrestato per detenzione e spaccio di stupefacenti un trentunenne incensurato di Secondigliano. È stato sorpreso in strada a cedere una stecchetta di hashish ad un cliente napoletano poi segnalato alla Prefettura.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Napoli, i clan di San Giovanni e il giovane calciatore “padrino dei festeggiamenti”;
    La perquisizione, estesa anche all’abitazione ha consentito ai militari di rinvenire 12 panetti della stessa sostanza – 1 kg circa di droga -materiale per il confezionamento e 2540 euro in contante ritenuto provento illecito. Il trentunenne è stato sottoposto ai domiciliari in attesa di giudizio. LEGGI TUTTO

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    Camorra, gambizzato su ordine del clan Carella: presi i pistoleri

    🔊 Ascolta la notizia Era stato gambizzato su ordine del clan Carella del rione Berlingieri: in manette sono finiti gli altri due componenti della spedizione di piombo. Stamattina, nel quartiere Secondigliano, la Squadra Mobile di Napoli ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta […] LEGGI TUTTO

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    Camorra, ucciso a pugni dai boss per punire il tradimento del figliastro

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    Fu ucciso a pugni, finito investendolo, e solo per vendetta. Perche’ Salvatore De Magistris era il patrigno di un uomo che era passato con il clan avversario.
    Con la camorra lui non c’entrava niente, ma il clan Di Lauro voleva punire il figliastro che se ne era andato con gli scissionisti. Per questo motivo venne picchiato praticamente a mani nude, fino a ridurlo in fin di vita. E’ una vittima della criminalita’ organizzata nel 2004, morto in una ‘guerra’ tra clan a 60 anni e in maniera atroce. I sicari, secondo le indagini della procura di Napoli, furono Nunzio Di Lauro e Antonio Mennetta, e su ordine dell’allora latitante Marco Di Lauro, nel corso della faida con gli scissionisti per il controllo delle piazze di spaccio.
    UCCISO A MANI NUDE DA NUNZIO DI LAURO E ANTONIO MENNETTA
    Di omicidio volontario con dolo diretto, devono rispondere Mennetta e Nunzio Di Lauro, con l’ aggravante delle sevizie e per avere commesso il reato per favorire un’associazione camorristica, mentre il gip contesta omicidio volontario con dolo, ma con concorso anomalo, a Marco Di Lauro, che malgrado non avesse ordinato l’omicidio, poteva prevede che l’esito della spedizione punitiva che aveva ordinato poteva essere mortale. Le indagini sono state riaperte anche grazie al contributo del pentito Salvatore Tamburrino, uomo di fiducia del boss Marco di Lauro, collaboratore di giustizia dopo essere stato arrestato per l’uccisione della moglie, occasione in cui fece anche arrestare il capoclan latitante.TrendingCovid, aumento costante del tasso di positività in Italia
    PUNIRE IL TRADIMENTO DI BIAGIO ESPOSITO
    L’unico obiettivo di quella missione era punire il tradimento di Biagio Esposito, passato con gli scissionisti, poi diventato collaboratore di giustizia. Nel cortile di una abitazione di Secondigliano, Nunzio Di Lauro e Antonio Mennetta picchiarono il sessantenne fino a ridurlo in fin di vita. Poi, in sella a una Honda Transalp, mentre se ne stavano andando, passarono con una ruota della moto sopra il suo cranio. L’uomo resto’ in agonia un mese e il suo decesso avvenne in ospedale, il 29 novembre 2004.
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    Le indagini sul delitto di De Magistris, che ha molte analogie con quello di Gelsomina Verde, sono state riaperte 14 anni dopo dal sostituto procuratore Maurizio De Marco, anche grazie al contributo del pentito Salvatore Tamburrino, uomo di fiducia del boss Marco di Lauro. LEGGI TUTTO

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    Napoli, scoperti 146 pregiudicati con il Reddito di Cittadinanza

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    Napoli e Provincia: Reddito di cittadinanza. Carabinieri scoprono 146 persone sottoposte a misure pre-cautelari che percepiscono illecitamente il beneficio
    Le disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza prevedono la sospensione del reddito – con un provvedimento del Giudice – nei confronti del beneficiario o del richiedente cui è applicata una misura cautelare. Questo avviene anche dopo la convalida dell’arresto o del fermo.La Legge prevede anche dei meccanismi di rideterminazione degli importi del reddito di cittadinanza a carico del beneficiario qualora – all’interno del suo nucleo familiare – ci sia una persona sottoposta a misura cautelare.
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    Per questo motivo, il Comando Provinciale Carabinieri di Napoli ha disposto a tutti i Comandi e Reparti dell’intera provincia partenopea di effettuare accertamenti economici sul conto delle persone sottoposte a misure pre-cautelari (gli arrestati e i fermati).Il controllo è stato effettuato per verificare se vi fossero persone colpite da misure pre-cautelari che beneficiassero impropriamente del reddito di cittadinanza.I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro partenopeo – su segnalazione del Comando Provinciale di Napoli – hanno esaminato le “posizioni” economiche di 307 persone sottoposte a misure pre-cautelari. Di queste, 146 hanno beneficiato illecitamente del reddito di cittadinanza per una percentuale pari quasi al 50 per cento.Questo monitoraggio riguarda solo il mese di febbraio. Dagli accertamenti in corso relativi al mese di Marzo il trend sembra essere simile.I carabinieri hanno segnalato all’Autorità giudiziaria i casi analizzati per l’interruzione del beneficio. Il maggior numero di segnalazioni è localizzato nel quartiere partenopeo di Scampia. Seguono Torre Annunziata e il quartiere Secondigliano di Napoli.TrendingCovid, aumento costante del tasso di positività in Italia LEGGI TUTTO

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    Camorra, non erano al soldo del clan: assolti 3 carabinieri di Secondigliano

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    Erano stati accusati da un collega di essere “stipendiati dal clan degli scissionisti”, i tre carabinieri che oggi il collegio B della prima sezione del Tribunale di Napoli ha assolto con la formula “il fatto non sussiste”.

    Gli appuntati Giuseppe Lisco, Andrea Corciulo e Giuseppe Costanzo, all’epoca dei fatti contestati in servizio presso nella stazione dei carabinieri di Napoli-Marianella, erano stati accusati di corruzione aggravata dopo le dichiarazioni rese da un loro collega, il vice brigadiere Mario Tomarchio, il quale riferi’ che, come lui, anche i tre appuntati erano stipendiati dal clan degli scissionisti di Secondigliano. Un’accusa che Tomarchio ritratto’, nel corso di un’udienza del processo che risale al 4 aprile di due anni fa (2019), durante la quale affermo’ di essersi inventato tutto per ottenere uno sconto di pena: “quei tre carabinieri non hanno preso un soldo dal clan”, disse.

    L’ex vice brigadiere Tomarchio, invece, era stato condannato a 12 anni di reclusione e venne chiamato dagli inquirenti della DDA a deporre al processo per corruzione aggravata. Oggi la sentenza, e soprattutto la formula con la quale sono stati assolti, riabilita i tre carabinieri. L’assoluzione peraltro era stata chiesta anche dal sostituto procuratore di Napoli Vincenza Marra. “Oggi, per questi tre innocenti Carabinieri, si conclude un incubo durato 12 anni”, ha detto il legale dei militari, l’avvocato Bruno Cervone, dopo la lettura della sentenza.

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    “Abbiamo sempre ribadito e dimostrato, – ha aggiunto il legale – nel corso del dibattimento, la nostra innocenza fornendo documentali, oggettive ed inequivocabili confutazioni alle accuse rivolte ai miei assistiti”. “Basti pensare che, – ha detto ancora Cervone – alla fine dell’iter processuale, e’ stata la Procura stessa a chiedere l’assoluzione. Sono felicissimo per i miei assistiti e auguro loro di poter ritrovare presto la serenita’ perduta per aver vissuto, da innocenti, un interminabile incubo durato piu’ di un decennio”.

    Un incubo iniziato dodici anni fa, quando un loro collega carabiniere, il vice brigadiere Mario Tormarchio, li aveva accusati di essere al soldo della camorra e, in particolare, stipendiati dal clan degli scissionisti di del quartiere di Secondigliano a Napoli, come lo era lui da tempo.
    Tutto nasce dalle accuse di Tomarchio, arrestato e condannato a 12 anni per corruzione aggravata. Aveva detto che come lui, anche tre dei suoi colleghi (gli appuntati Giuseppe Lisco, Andrea Corciuolo e Giuseppe Costanzo) prendevano soldi dagli Amato-Pagano in cambio di soffiate. Ma nel corso dell’udienza del 4 aprile 2019 ritratto’ ogni accusa che aveva formulato, dicendo che lo aveva fatto perche’ pensava cosi’ di avere uno sconto di pena.

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