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    Camorra, omicidio Maisto: confermato l’arresto del boss Marco Di Lauro

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    5 giorni fa circa (12:40)
    il
    18 Novembre 2020

    Camorra, omicidio Maisto: confermato l’arresto del boss Marco Di Lauro. La decisione del Riesame a Napoli, in quattro verso il processo.

    Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la misura cautelare in carcere emessa lo scorso 22 settembre dal Gip del Tribunale di Napoli nei confronti di Marco Di Lauro, ritenuto dagli inquirenti della DDA il mandante dell’omicidio di Ciro Maisto, ucciso nella villa comunale di Secondigliano, a Napoli, il 6 agosto 2008. A settembre i provvedimenti cautelari vennero anche notificati ad altre tre persone, Pasquale Spinelli, Nunzio Talotti e Gennaro Vizzaccaro, ritenute legate al clan Di Lauro coinvolte nel raid. Per i quattro, ora, si apre la fase processuale. Marco Di Lauro e’ stato arrestato nel marzo 2019 dopo circa 15 anni di irreperibilita’. Per la DDA che basa le sue conclusioni anche sulla dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra i quali figura il fedelissimo Salvatore Tamburrino, Di Lauro avrebbe deciso l’omicidio di Maisto nell’ambito di una “epurazione” interna al clan.

    La vittima, infatti, era accusata di avere messo in discussione la leadership del clan, in quel momento storico rappresentata proprio da Marco Di Lauro. Il sostituto procuratore della DDA di Maurizio De Marco, durante l’udienza di oggi, ha consegnato ai giudici le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Salvatore Tamburrino, che fino al momento del suo arresto avvenuto dopo l’omicidio della moglie, era stato un uomo fidato di Marco Di Lauro. Maisto venne attirato in una trappola e ucciso nei pressi del rione Dei Fiori, a Napoli, meglio conosciuto come il “Terzo Mondo”, la roccaforte del clan Di Lauro.

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    Cronaca Campania

    Pubblicato
    3 giorni fa
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    20 Novembre 2020

    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per l’esponente del clan dei Casalesi Francesco Cirillo, che era accusato di aver fatto parte del commando di killer che uccise il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno, l’imprenditore Domenico Noviello.
    “Finalmente giustizia è fatta, dopo 12 anni dalla morte di mio padre si è chiuso il capitolo giudiziario” commenta Mimma Noviello, figlia dell’imprenditore, che insieme ai fratelli Matilde, Rosaria e Massimiliano, ha sempre assistito a tutte le udienze dei processi nei vari gradi, guardando sempre in faccia gli assassini del padre. “Non è stato facile trovarsi di fronte Cirillo ad ogni udienza, alla fine abbiamo avuto ragione” dice …..CLICCA QUI PER DIVENTARE UN SOSTENITORE E LEGGERE CONTENUTI ESCLUSIVI

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    Camorra, omicidio Maisto: confermato l’arresto del boss Marco Di Lauro

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    Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo

    Cronache » I fatti del giorno » Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo

    I fatti del giorno

    Pubblicato
    3 minuti fa
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    5 Novembre 2020

    Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo.
    E’ andato all’ospedale per una ferita d’arma da fuoco che, ha riferito a medici e carabinieri, gli era stata inferta durante una rapina ma i sanitari lo hanno ricoverato perche’ e’ risultato positivo al coronavirus. E’ successo ieri sera nell’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania  dove il giovane, che ha 20 anni, si e’ recato dopo la presunta tentata rapina.

    Come da protocollo, infatti, il ragazzo e’ stato anche sottoposto a tampone, risultato positivo al Sars-Cov-2. Ai militari dell’arma che lo hanno interrogato, il ragazzo ha detto di essere stato avvicinato da alcune persone che lo volevano rapinare mentre stava camminando nella zona di Secondigliano, a Napoli.
    Alla sua reazione gli assalitori avrebbero risposto sparando un colpo di pistola che lo ha raggiunto e ferito lievemente al basso ventre. Sull’accaduto sono in corso indagini dei militari.

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    I fatti del giorno

    Pubblicato
    1 ora fa
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    5 Novembre 2020

    Sequestro record di 932 chilogrammi di cocaina nel porto di Gioia Tauro nascoste in cozze surgelate provenienti dal Cile.

    Nell’ambito dell’attività di contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti i funzionari dell’Agenzia delle Dogane di Gioia Tauro (ADM) unitamente a Militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – hanno individuato e sequestrato 932 chili di cocaina purissima, stivata in un container che trasportava cozze surgelate proveniente dal Cile e divisa in 800 panetti all’interno di 37 borsoni.Attraverso una complessa ed articolata attività di analisi di rischio e riscontri fattuali su oltre 2.200 contenitori provenienti dal continente americano, i Militari della Guardia di Finanza e i funzionari doganali, con l’ausilio di sofisticati scanner in dotazione all’Agenzia delle Dogane, sono riusciti ad individuare quello in cui era stato nascosto lo stupefacente.Il carico sequestrato, di qualità purissima, avrebbe potuto essere tagliato dai trafficanti di droga fino a 4 volte prima di immettere lo stupefacente sul mercato, fruttando un introito di circa 186 milioni di euro.
    Le modalità di occultamento dello stupefacente sono sempre differenti e in continua evoluzione, obbligando le Dogane e le Fiamme Gialle a perfezionare di volta in volta le metodologie operative. L’attività di servizio testimonia la costante efficace azione posta in essere dalla Guardia di Finanza per il contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti – con particolare riguardo al porto di Gioia Tauro – in sinergia con l’Agenzia delle Dogane, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, DDA, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, coadiuvato dal Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano PACI.

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    Napoli, omicidio Maisto ordinanza cautelare per Marco Di Lauro e tre complici

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    12 ore fa
    in
    22 Settembre 2020

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    Napoli, omicidio Maisto ordinanza cautelare per Marco Di Lauro e tre complici. Maisto aveva messo in discussione la leadership del clan.

     
    In data odierna il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro indagati, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, all’esito di articolate indagini svolte dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti dei responsabili dell’omicidio di MAISTO Ciro, perpetrato in Napoli il 6.8.2008 all’interno della villa comunale di Secondigliano.Le attività di indagine – fondate su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e riscontri oggettivi – hanno consentito di individuare nei quattro arrestati i mandanti, gli organizzatori ed esecutori materiali dell’evento delittuoso, che si inserisce temporalmente a margine nella c.d. “seconda faida” di Scampia ma che in realtà viene ricondotto ad una “epurazione” interna al clan Di Lauro. MAISTO aveva messo in discussione la leadership del clan, in quel momento retto da DI LAURO Marco, latitante ma presente sul territorio. I vertici del sodalizio hanno deciso, pertanto, di uccidere MAISTO pensando che potesse tradirli, aderendo agli “Scissionisti” oppure collaborando con la Giustizia.
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    MAISTO Ciro, elemento di spicco del clan, è stato assassinato in prossimità del rione Dei Fiori, noto come “Terzo Mondo”, quartier generale del clan DI LAURO. La vittima è stata attirata in un tranello da altri affiliati, che lo hanno ucciso esplodendogli contro vari colpi di pistola.Tra i soggetti colpiti dalla misura cautelare figura, in qualità di mandante, DI LAURO Marco, tratto in arresto nel marzo 2019 dopo circa 15 anni di irreperibilità e già inserito nell’elenco dei latitanti più ricercati a livello nazionale.Come è noto, DI LAURO Marco è stato già condannato, non in via definitiva, per l’omicidio di ROMANO’ Attilio, vittima innocente di camorra, ucciso dai sicari del clan nel 2005.
    Soggetti attinti da misura cautelare:1. DI LAURO MARCO, nato a Napoli il 16.6.1980;2. SPINELLI PASQUALE, nato a Napoli il 27.7.1976;3. TALOTTI Nunzio, nato a Napoli il 24.1.1979;4. VIZZACCARO Gennaro, nato a Napoli il 16.2.1976.

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 ore fa
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    22 Settembre 2020

    Camorra, figlio del boss ucciso: 40 anni dopo condannati i Mallardo e i Giuliano: 4 condanne 16 anni ai boss dei Mallardo e 9 anni a quelli dei Giuliano.

    Il gip di Napoli Claudio Marcopido ha emesso quattro condanne nei confronti di altrettanti esponenti di spicco e storici della camorra nell’ambito del processo sull’omicidio di Luigi Maisto, figlio del boss Alfredo ucciso a Napoli il 22 ottobre nel 1979. A 41 anni dal quel delitto maturato nell’ambito della faida tra il clan Mallardo e i Maisto, alleati con il gruppo Sciorio, sono stati condannati Francesco e Giuseppe Mallardo (16 anni di reclusione), e i boss “pentiti” di Forcella Luigi e Guglielmo Giuliano (9 anni e 4 mesi di reclusione) grazie ai quali e’ stata fatta luce sulla vicenda.
    A indagare sull’omicidio avvenuto in piazza Matteotti e’ stato il sostituto procuratore di Napoli Henry John Woodcock proprio sulla base delle rivelazioni dei Giuliano. L’agguato scatto’ in piazza Matteotti pochi minuti dopo la mezzanotte. Luigi cadde sotto il fuoco delle pistole davanti a un circolo. Nel raid rimasero feriti anche Enrico Maisto, Luigi Panico e Francesco Ciccarelli. Il reato di tentato omicidio e’ caduto in prescrizione.

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    5 ore fa
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    22 Settembre 2020

    Si e’ concluso in Corte di Cassazione, con la conferma di quasi tutte le condanne emesse in Appello e due annullamenti con rinvio, il processo relativo alle infiltrazioni del clan Zagaria nell’ospedale di Caserta.
    Per Elvira Zagaria, sorella del boss Michele Zagaria, i magistrati della Suprema Corte hanno confermato la condanna a sette anni di carcere per associazione camorristica, annullando pero’ la confisca dei beni; pene confermate per l’altro elemento del clan Raffaele Donciglio (sette anni), per l’ex dirigente dell’ospedale di Caserta Bartolomeo Festa (otto anni), per l’ex sindaco di Caserta Giuseppe Gasparin (tre anni e sei mesi), e per altri sette imputati. I magistrati della Cassazione hanno poi disposto l’annullamento con rinvio, in relazione all’imputazione di associazione camorristica, per gli imputati Domenico Ferraiuolo (difeso da Angelo Raucci), che in secondo grado aveva preso otto anni, e Luigi Iannone (difeso da Giuseppe Stellato), condannato a 7 anni e due mesi in appello.
    L’indagine da cui e’ nato il processo, fu condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e affidata agli investigatori della Dia, e porto’ a 24 arresti nel gennaio del 2015 tra dirigenti e dipendenti pubblici e imprenditori, e allo scioglimento, tre mesi dopo, dell’azienda ospedaliera di Caserta per infiltrazioni camorristiche, primo caso in Italia. La gestione dell’ospedale fu affidata per due anni ad una triade di commissari di nomina governativa guidati da un prefetto. Le indagini e poi i processi nei vari gradi, hanno svelato la costante e profonda infiltrazione del clan guidato da Michele Zagaria nel tessuto politico-amministrativo dell’ospedale di Caserta, prima attraverso la “rete” di contatti creata e gestita dal cognato Franco Zagaria, poi deceduto, quindi attraverso la sorella Elvira; e’ cosi’ emersa l’esistenza nell’ospedale di “un complesso apparato in grado di gestire gli affidamenti dei lavori pubblici in assoluta autonomia, potendo contare sul potere derivante dalla preminente matrice mafiosa”. L’organizzazione creata da Zagaria si insedio’ nel cuore nevralgico dell’ospedale, ovvero nell’ufficio del dirigente dell’unita’ operativa complessa di Ingegneria ospedaliera, Bartolomeo Festa, in carica dal 2006 per volere, secondo i giudici, dello stesso Zagaria. Da quel momento il cognato del boss assunse, fino al decesso, il controllo delle assegnazione dei lavori pubblici nell’ospedale, dando vita ad un cartello di imprese mafiose; dal canto suo Festa truccava con i suoi collaboratori i bandi per favorire le imprese del clan.

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    CAMORRA Omicidio della Faida di Secondigliano: assolto il ras Antonio Bastone

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    21 ore fa
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    21 Settembre 2020

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    La Corte di Assise di Napoli – III Sezione – all’esito di una lunga camera di consiglio ha assolto, questo pomeriggio, Antonio Bastone dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Tripicchio Rosario, commesso a Giugliano il 5 gennaio del 2012.

    L’omicidio, secondo l’accusa, rientrava nella faida di Secondigliano per la conquista delle piazze di spaccio del Lotto G.Antonio Bastone, considerato esponente di spicco del cartello Abbinante oltre Ad essere stato assolto dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Tripicchio è stato assolto anche dal tentato omicidio di Ciro Barretta (luogotenente del Lotto G appartenente al gruppo della Vanella Grassi) vicenda rispetto alla quale è stata condannata Anna Ursillo  alla pena di anni 10 di reclusione.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Camorra: 8 arresti per gli omicidi della seconda faida di Scampia
    Soddisfazione per i legali del Bastone (avvocati Saverio Senese e Fabio Segreti) che, dopo un lungo processo, si sono visto accogliere la tesi difensiva relativa relativa alla inattendibilità dei numerosi collaboratori di giustizia che accusavano il Bastone.

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 ore fa
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    22 Settembre 2020

    Camorra, figlio del boss ucciso: 40 anni dopo condannati i Mallardo e i Giuliano: 4 condanne 16 anni ai boss dei Mallardo e 9 anni a quelli dei Giuliano.

    Il gip di Napoli Claudio Marcopido ha emesso quattro condanne nei confronti di altrettanti esponenti di spicco e storici della camorra nell’ambito del processo sull’omicidio di Luigi Maisto, figlio del boss Alfredo ucciso a Napoli il 22 ottobre nel 1979. A 41 anni dal quel delitto maturato nell’ambito della faida tra il clan Mallardo e i Maisto, alleati con il gruppo Sciorio, sono stati condannati Francesco e Giuseppe Mallardo (16 anni di reclusione), e i boss “pentiti” di Forcella Luigi e Guglielmo Giuliano (9 anni e 4 mesi di reclusione) grazie ai quali e’ stata fatta luce sulla vicenda.
    A indagare sull’omicidio avvenuto in piazza Matteotti e’ stato il sostituto procuratore di Napoli Henry John Woodcock proprio sulla base delle rivelazioni dei Giuliano. L’agguato scatto’ in piazza Matteotti pochi minuti dopo la mezzanotte. Luigi cadde sotto il fuoco delle pistole davanti a un circolo. Nel raid rimasero feriti anche Enrico Maisto, Luigi Panico e Francesco Ciccarelli. Il reato di tentato omicidio e’ caduto in prescrizione.

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    Caserta e Provincia

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    22 Settembre 2020

    Si e’ concluso in Corte di Cassazione, con la conferma di quasi tutte le condanne emesse in Appello e due annullamenti con rinvio, il processo relativo alle infiltrazioni del clan Zagaria nell’ospedale di Caserta.
    Per Elvira Zagaria, sorella del boss Michele Zagaria, i magistrati della Suprema Corte hanno confermato la condanna a sette anni di carcere per associazione camorristica, annullando pero’ la confisca dei beni; pene confermate per l’altro elemento del clan Raffaele Donciglio (sette anni), per l’ex dirigente dell’ospedale di Caserta Bartolomeo Festa (otto anni), per l’ex sindaco di Caserta Giuseppe Gasparin (tre anni e sei mesi), e per altri sette imputati. I magistrati della Cassazione hanno poi disposto l’annullamento con rinvio, in relazione all’imputazione di associazione camorristica, per gli imputati Domenico Ferraiuolo (difeso da Angelo Raucci), che in secondo grado aveva preso otto anni, e Luigi Iannone (difeso da Giuseppe Stellato), condannato a 7 anni e due mesi in appello.
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    Nascosto nella cella frigo: arrestato nel Casertano ras del clan Di Lauro

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 giorni fa
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    20 Settembre 2020

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    Nascosto in una cella frigo, arrestato il ras dei Di Lauro, Giovanni Cortese.

    E’ Giovanni Cortese ‘o cavallar, il ras di Secondigliano arrestato questo pomeriggio a San Marcellino, in provincia di Caserta. L’arresto è stato effettuato dai carabinieri. L’uomo, ras di lungo corso del clan Di Lauro, sarebbe finito in manette per aver violato un obbligo di dimora. Si trovava infatti presso il locale Tenuta del Barone: all’arrivo dei carabinieri si è nascosto all’interno di una cella frigo della cucina del ristorante venendo poi scoperto.
    Tre fratelli ma tre destini completamente diversi. E’ la storia dei fratelli Cortese, per più di vent’anni a capo di un gruppo criminale nel rione Berlingieri. Il più conosciuto è Giovanni ‘o cavallar, persona di fiducia di Paolo Di Lauro (nonchè ambasciatore del clan, era lui che durante la faida recapitava i messaggi del boss) nonchè specialista nei ‘cavalli di ritorno’; Ciro, passato con la Vanella Grassi e ucciso per contrasti interni; Luca, che invece ha deciso di cambiare vita, rompendo con il passato, pensando alla famiglia e al lavoro. Luca Cortese tra l’altro non è mai stato un collaboratore di giustizia.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: https://www.campaniacrimenews.com/2017/06/camorra-cortese-minaccio-il-pusher-debitore-uccido-te-tua-madre-e-i-tuoi-fratelli-le-intercettazioni/
    https://www.campaniacrimenews.com/2017/06/camorra-il-pentito-mio-fratello-ciro-ucciso-dalla-vinella-grassi/

    Di Giovanni Cortese hanno parlato negli anni diversi collaboratori di giustizia, ma il profilo più completo sembra quello tracciato dal pentito Vincenzo Lombardi.
    “Giovanni Cortese ’o cavallaro aveva il ruolo di controllo del rione Berlingieri, in particolare il controllo dei cosiddetti “cavalli diritorno”, acquistando direttamente dai ladri o rapinatori le autovetture per poi contattare i proprietari e fare i cavalli di ritorno. Nel corso della faida si è avvicinato a Pica,anche per fargli conoscere affiliati esterni al rione quali Maurizio Maione, i fratelli Pacchina e altri ancora.Giovanni Cortese –  si è occupato delle estorsioni a Melito. A tutte le persone affiancate da Giovanni Cortese a Giuseppe Pica, nel senso che le indicava per valutarle da un punto di vista criminale, venivano affidate mansioni diverse: chi doveva portare soldi, chi doveva occuparsi del mantenimento dei ragazzi nel rione2.

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    Inseguì il suo vicino fino in chiesa e lo accoltellò: arrestato 52 enne

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    Cronaca Giudiziaria

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    2 ore fa
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    22 Settembre 2020

    Camorra, figlio del boss ucciso: 40 anni dopo condannati i Mallardo e i Giuliano: 4 condanne 16 anni ai boss dei Mallardo e 9 anni a quelli dei Giuliano.

    Il gip di Napoli Claudio Marcopido ha emesso quattro condanne nei confronti di altrettanti esponenti di spicco e storici della camorra nell’ambito del processo sull’omicidio di Luigi Maisto, figlio del boss Alfredo ucciso a Napoli il 22 ottobre nel 1979. A 41 anni dal quel delitto maturato nell’ambito della faida tra il clan Mallardo e i Maisto, alleati con il gruppo Sciorio, sono stati condannati Francesco e Giuseppe Mallardo (16 anni di reclusione), e i boss “pentiti” di Forcella Luigi e Guglielmo Giuliano (9 anni e 4 mesi di reclusione) grazie ai quali e’ stata fatta luce sulla vicenda.
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    22 Settembre 2020

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    Mandano in coma parcheggiatore abusivo, in carcere due fratelli

    Cronaca Napoli

    Pubblicato
    3 giorni fa
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    19 Settembre 2020

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    Mandano in coma parcheggiatore abusivo, in carcere due fratelli.

     
    La polizia a Napoli ha eseguito una misura cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli-Nord, Vera Iaselli, per tentato omicidio aggravato in concorso nei confronti dei fratelli Pietro ed Emanuele Carrano, rispettivamente di 33 e 24 anni. Il provvedimento cautelare e’ frutto delle indagini su una brutale aggressione scaturita da una lite lo scorso 3 luglio ad Arzano, nello spazio antistante ai campi di calcio Stornaiuolo.
    I due fratelli se la sono presa con un parcheggiatore abusivo, 51enne, colpito con violenza con calci e pugno alla testa e al corpo. La vittima fu ricoverata in gravi condizioni e in stato di coma prima al San Giovanni Bosco di Napoli, poi al Secondo Policlinico dove e’ tutt’oggi nel reparto Rianimazione e in prognosi riservata, con gravi danni alla testa e al sistema respiratorio.

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    Cronaca Napoli

    Pubblicato
    3 ore fa
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    22 Settembre 2020

    Stanotte due agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale, liberi dal servizio, transitando in via Colonnello Lahalle hanno notato due uomini che stavano armeggiando vicino al portone di uno stabile e, poco dopo, si sono allontanate in direzione di via Generale Pignatelli salendo su un’auto che li attendeva con una terza persona a bordo.
    I poliziotti hanno chiesto supporto al Centro Operativo che ha inviato una volante del Commissariato Vicaria-Mercato la quale ha fermato l’auto bloccando il conducente ed uno dei due passeggeri mentre l’altro è fuggito a piedi fino alla traversa Privata Polveriera dove, dopo una violenta colluttazione con gli operatori, è stato finalmente bloccato.Felice Marinelli, 37enne con precedenti di polizia, è stato arrestato per resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale.

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    Cronaca Napoli

    Pubblicato
    4 ore fa
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    22 Settembre 2020

    Napoli: de Magistris chiude le scuole fino al 28 settembre.
    Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha firmato l’ordinanza che prevede per le giornate del 24, 25 e 26 settembre 2020, la chiusura di tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado insistenti sul territorio del Comune di Napoli, che sono stati sede di seggi elettorali per le consultazioni referendarie e le elezioni regionali del 20 e 21 settembre 2020, al fine di garantire la disinfezione dei locali scolastici e il ripristino degli spazi didattici per consentire l’avvio in sicurezza dell’anno scolastico anche alla luce delle prescrizioni per il contenimento del rischio di contagio da Covid-19. L’annuncio in una nota del Comune.
    La necessita’ di garantire la disinfezione dei locali scolastici utilizzati come sedi di seggio elettorale e il conseguente ripristino degli spazi didattici sono le motivazioni che hanno indotto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, a emanare un’ordinanza con cui si fa slittare l’apertura delle scuole di ogni ordine e grado, oggetto di seggio, a lunedi’ 28 settembre al fine di consentire l’avvio in sicurezza dell’anno scolastico alla luce delle prescrizioni per il contenimento del rischio di contagio da Covid-19. L’Amministrazione comunale – si spiega nell’ordinanza – e’ giunta a questa decisione in virtu’ del fatto che ”le operazioni di scrutinio delle schede elettorali si sono concluse solo nella prima mattinata di oggi e che sono ancora in corso le successive operazioni di disallestimento e smobilitazione dei seggi ai fini del ripristino dei locali scolastici utilizzati e che pertanto le previste operazioni post-elettorali di disinfezione dei locali scolastici, generalmente eseguite in tre giorni, non potranno iniziare prima di domani 23 settembre”.
    Inoltre nel provvedimento, l’Amministrazione rende noto di aver ricevuto nei giorni scorsi una nota dalla Asl Napoli 1 rispetto all’impossibilita’ di poter ultimare le operazioni di disinfezione nella sola giornata del 23 settembre e ”numerosi dirigenti scolastici hanno rappresentato che in assenza dei necessari interventi di igienizzazione post elettorale non sussistono i presupposti igienico-sanitari per un avvio in sicurezza dell’anno scolastico in conformita’ alla delibera regionale anche alla luce del contenimento del rischio di contagio da Covid-19”. In conseguenza di cio’ – si legge nel testo – ”risulta impossibile rispettare il calendario scolastico regionale che prevede l’inizio delle lezioni per giovedi’ 24 settembre per tutti gli ordini e grado d’istruzione e si ordina per le giornate del 24, 25 e 26 la chiusura di tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado insistenti sul territorio del Comune di Napoli che hanno ospitato le operazioni elettorali del 20 e 21 settembre”.
    Il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, accogliendo le istanze avanzate dai dirigenti scolastici degli istituti cittadini, ha ordinato il rinvio dell’inizio delle attivita’ didattiche al prossimo lunedi’ 28 settembre. La decisione si e’ resa necessaria per consentire il completamento delle operazioni di rimozione dei seggi elettorali e la successiva igienizzazione e sanificazione degli ambienti. “Abbiamo deciso di rinviare di alcuni giorni l’inizio delle scuole – spiega NAPOLI – venendo incontro alle giuste sollecitazioni che ci sono giunte dai dirigenti scolastici. Il protrarsi delle attivita’ di spoglio e di smontaggio dei seggi elettorali, e il conseguente slittamento delle operazioni di sanificazione dei luoghi, rendono necessaria tale misura al fine di garantire la ripresa delle attivita’ scolastiche in piena sicurezza per studenti, docenti e personale scolastico”. Anche altri sindaci del Salernitano hanno deciso di rinviare l’aperture delle scuole al 28 settembre. Tra questi, i comuni di Eboli, Sessa Cilento, Omignano, Perito, Mercato San Severino, Buccino, Capaccio, Battipaglia, Vibonati, Caselle in Pittari, Sanza, Ascea, Agropoli, Cuccaro Vetere, Cannalonga. A Scafati la riapertura e’ prevista per il primo ottobre, mentre ad Altavilla Silentina le scuole riapriranno direttamente il 5 ottobre.

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    Napoli, vede la polizia e scappa: si schianta con un bus. In tasca aveva 17 dosi di cocaina. Arrestato 45enne di Secondigliano

    Cronaca Napoli

    Pubblicato
    9 ore fa
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    20 Agosto 2020

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    Napoli, vede la polizia e scappa: si schianta con un bus. In tasca aveva 17 dosi di cocaina. Arrestato 45enne di Secondigliano.

    Ieri pomeriggio gli agenti del Commissariato Secondigliano, durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostante stupefacenti, hanno notato in via Del Cassano un uomo in sella a uno scooter che, alla vista dei poliziotti, si è dato alla fuga ma ha impattato contro un autobus in transito.
    I poliziotti hanno bloccato l’uomo che è stato trovato in possesso di 17 involucri contenenti cocaina per un peso complessivo di circa 4,1 grammi. Gennaro Iorio, 45enne napoletano con precedenti di polizia, è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e denunciato poiché sorpreso alla guida del veicolo con patente revocata in quanto già sottoposto alla misura dell’affidamento in prova ai servizi sociali.

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    Camorra, il pentito dopo 11 anni fa ritrovare i corpi del boss Russo ‘o doberman, del figlio e dell’autista

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 settimane fa
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    12 Agosto 2020

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    Dopo 11 anni sono stati ritrovati i corpi del boss Francesco Russo ’o doberman, 50 anni, all’epoca capo zona a Chiaiano,  il figlio Ciro di 30 e Vincenzo Moscatelli, 47enne, avvenuto il 15 marzo del 2009 a Mugnano.
     
    Il mandante dell’omicidio sarebbe il boss pentito Antonio Lo Russo che secondo il pentito Biagio Esposito, aveva chiesto la “cortesia” al gruppo del suo compare di matrimonio Cesare Pagano, di eliminare  o’ dobermann che stava diventando troppo autonomo.  Ha raccontato il pentito”: In particolare fu Cesare Pagano che un paio di ore prima, in presenza di Oreste Sparano, Mirko Romano e Carmine Amato, a dirci che doveva fare un favore ai Lo Russo, e in particolare ad Antonio, figlio di Salvatore. Non aggiunse altro”.
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    Le denunce di scomparsa risalgono a due giorni dopo e i familiari le presentarono alla stazione dei carabinieri di Marianella. Da quel giorno nessuno ha avuto più notizie dei quattro, le cui autovetture furono trovate parcheggiate a Secondigliano. Dalle poche informazioni che gli investigatori riuscirono a sapere da fonti confidenziali emerse che erano andati a un appuntamento con persone, almeno una, delle quali si fidavano. Al punto da lasciare le macchine proprie e salire su altre.
    La vicenda partì da un punto fermo: l’ultimo segnale dei due Russo, Graziano e Moscatelli. In particolare da mesi gli inquirenti studiavano le mosse di “o’ dobermann” e non fu difficile ricostruire gli ultimi spostamenti del pregiudicato, considerato un esponente di rilievo dei “Capitoni”. L’ultimo contatto conduceva a Mugnano e lì le quattro vittime di lupara bianca furono viste l’ultima volta. S’indagò sulle “celle” dei telefonini e i primi riscontri non lasciarono molti segnali di speranza: da Mugnano, l’auto a bordo della quale viaggiava Francesco Russo si spostò verso una zona del litorale Domitio, area degradata e poco abitata, luogo ideale per consumare delitti senza lasciare tracce.

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    Il clan Licciardi forniva la droga per le le piazze di spaccio Casertane. I NOMI DEI 20 ARRESTATI

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    Il clan Licciardi della Masseria Cardone di Secondigliano forniva la droga che con il benestare del clan Belforte di Marcianise, veniva spacciata su due piazze di spaccio di hashish, cocaina e marijuana nei comuni casertani di San Marco Evangelista e San Nicola la Strada.

    E’ l’accusa che ha portato agli arresti 20 persone, destinatarie di ordinanze di custodia cautelare (17 in carcere e tre ai domiciliari) emesse dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. Le indagini, realizzate dal carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, fotografano un periodo che va dal 2017 al 2018, ovvero fino all’arresto del promotore del traffico, il 43enne Giuseppe Orefice, piu’ volte arrestato, che riforniva di droga il 35enne Giovanni Capuano, che a sua volta si occupava di spacciare a San Marco Evangelista.

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    Nel corso delle indagini sono stati sequestrati 20 kg di hashish, 100 di cocaina e 60mila euro in contati oltre a quattro pistole e un giubbotto antiproiettile. Orefice gestiva invece personalmente la piazza di San Nicola la Strada, compresa la cosiddetta “rotonda dello spaccio” ubicata su viale Carlo III, l’arteria che attraversa vari comuni dell’hinterland casertano arrivando alle porte del capoluogo, nei pressi della Reggia di Caserta; li’, nella rotonda, operano soprattutto pusher africani, spesso arrestati ma sempre ritornati a spacciare.
    Il blitz di oggi non ha toccato i pusher della rotonda, ma i loro fornitori e gli spacciatori soprattutto italiani. Gli inquirenti hanno ricostruito il ruolo di ogni indagato all’interno dell’associazione: con Orefice e Capuano sono finiti in carcere coloro che si occupavano del coordinamento dell’attivita’ di spaccio e della raccolta del denaro, come Raffaele Solla, dirigente della squadra di calcio di San Nicola la Strada, che distribuiva la droga ai vari pusher, e Marco Luise; quest’ultimo recuperava le somme per l’acquisto di stupefacente con la complicita’ della moglie Immacolata Gargiulo (finita ai domiciliari) e l’intermediazione del cognato Salvatore Marino (carcere).
    La droga veniva acquistata presso il 22enne Antonio Scotto (carcere), contiguo al clan Licciardi di Secondigliano. A finanziare gli acquisti degli stupefacenti era il 48enne Francesco Massaro (carcere), titolare di un chiosco-bar a San Nicola La Strada. In carcere e’ stato condotto anche il 32enne Paolo Crisci, che spacciava nella citta’ di Caserta.
    Masella Vincenzo, Rendano Daniela, Papaianni Francesco, Solimando Shauni, Parisi Joseph, erano gli spacciatori che operavano su San Nicola La Strada sotto la guida di Orefice. Dopo l’arresto di quest’ultimo, avvenuto nel gennaio 2018, i pusher, non avendo un contatto diretto con Scotto, avevano iniziato ad acquistare lo stupefacente da Terlizzi Salvatore che operava sull’area di Napoli. Il finanziatore degli acquisti di stupefacente era Massaro Francesco, titolare di un chiosco su San Nicola La Strada.Nel corso dell’attività investigativa, quale riscontro alle risultanze tecniche, sono state tratte in arresto 18 persone nella flagranza di reato, sequestrando nel complesso: 20 kg di hashish; 100 gr di cocaina, 60.000 euro i contanti. Sequestrate inoltre armi (4 pistole – 215 cartucce di vario calibro) e un giubbotto antiproiettili.
    I soggetti colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere sono:
    AMOROSO Domenico (cl. 1968)CAPUANO Giovanni (cl. 1985)CRISCI Paolo (cl. 1988)DRAIF Jamal (cl. 1978)GENIALE Alessio (cl. 1978), già detenuto;GUIDA Vincenzo (cl. 1973)LUISE Marco (cl. 1975)MARINO Salvatore (cl. 1976), già detenuto;MASELLA Vincenzo (cl. 1983)MASSARO Francesco (cl. 1972)OREFICE Giuseppe (cl. 1977), già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari;PAPAIANNI Francesco (cl. 1989), già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari;PARISI Joseph (cl. 1990)PRINCIPIO Vincenzo (cl. 1999)SCOTTO Antonio (cl. 1998)SOLLA Raffaele (cl. 1977)TERLIZZI Salvatore (cl. 1976)I soggetti sottoposti agli arresti domiciliari sono:
    GARGIULO Immacolata (cl. 1980)RENDANO Daniela (cl. 1984)SOLIMANDO Shauni (cl. 1994) LEGGI TUTTO

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    Traffico di droga tra Secondigliano e Caserta: 20 misure cautelari

    Venti persone, ritenute, a vario titolo, responsabili di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. È il risultato di un’operazione eseguita dai carabinieri nelle province di Napoli e Caserta.

    Le indagini, che hanno portato 17 persone in carcere e 3 agli arresti domiciliari, sono partite nel luglio del 2017 e concluse nel giugno 2018. I militari hanno individuato due sodalizi criminali, operanti nei comuni di San Nicola La Strada e San Marco Evangelista, dediti allo spaccio di hashish, cocaina e marijuana.
    Nel corso dell’attività investigativa, sono state tratte in arresto 17 persone nella flagranza di reato, sequestrando nel complesso: 20 kg di hashish; 100 gr di cocaina; 60mila euro i contanti e diverse armi (4 pistole – 215 cartucce di vario calibro) e un giubbotto antiproiettili.
    Le indagini hanno fatto emergere i ruoli di alcuni dei componenti di 2 sodalizi criminali e i rapporti con il clan camorristico dei Belforte, operante nel casertano e dei Liccardi del quartiere Secondigliano, a Napoli. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. LEGGI TUTTO

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    Pregiudicato ferito a colpi di pistola a Secondigliano

    Un pregiudicato e’ stato ferito in circostanze non ancora chiarite nel quartiere Secondigliano.
    L’ uomo e’ stato colpito da un proiettile al gluteo e si e’ recato all’ Ospedale di Giugliano. Alla Polizia , ha riferito di essere stato avvicinato in via Cupa Cesarea da due persone in sella a una moto che hanno tentato di impadronirsi del suo orologio “Rolex”. Il racconto e’ al vaglio della Polizia. LEGGI TUTTO