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    Camorra, il figlio del boss: “Mai ordinato omicidi”

    “In carcere non ho mai ordinato un omicidio, né comunicato all’esterno con un cellulare introdotto illegalmente, e non ho mai ordinato le estorsioni, fatte da altri spedendo il nome mio e di mio padre”.
    Queste in sintesi le dichiarazioni rese al gip da Gianluca Bidognetti, figlio del capoclan dei Casalesi Francesco Bidognetti, detto “Cicciotto e Mezzanotte”, arrestato il 22 novembre scorso insieme alle sorelle Teresa e Katia, ai cognati e altre parenti, con l’accusa di aver riorganizzato dal carcere – è detenuto da oltre 14 anni per il tentato omicidio di zia e cugina e sarebbe dovuto uscire nel 2023 – il clan fondato da Cicciotto.
    Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Bidognetti jr, difeso da Domenico Della Gatta, ha rigettato tutte le contestazioni avanzate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, rigettando l’accusa di essere il nuovo capo del clan.
    “Sono da quasi 15 anni in carcere, non avrei potuto fare nulla”; il 34enne ha spiegato di non aver mai ricevuto in tanti anni sequestri di cellulari in carcere, ma solo di una pennetta contenente film.
    Sul presunto agguato ordinato dal carcere di un parente del boss Emilio Martinelli, Gianluca Bidognetti ha respinto con forza l’addebito. “Non ho mai ordinato un omicidio per la lite tra due bimbi, come ho visto scritto nell’ordinanza; sono legato da una profondo amicizia ad Emilio Martinelli”.
    Il rampollo del boss ha poi negato di aver ordinato estorsioni. “Non ho mai ricevuto soldi da nessuno, hanno solo usato il mio nome”. LEGGI TUTTO

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    Camorra, il boss convocava gli imprenditori per gli appalti pubblici

    Nell’ambito di un’indagine coordinata della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, personale della Direzione Investigativa Antimafia, articolazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, nella mattinata odierna ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli a carico di Nicola Schiavone di 44 anni, nipote del boss Francesco Schiavone, Sandokan, e Alessandro Ucciero di 52.
    Entrambe gravemente indiziati dei reati di associazione di tipo mafioso, fittizia intestazione di beni, riciclaggio ed autoriciclaggio, questi ultimi aggravati dalla finalità e modalità mafiose.
    Il provvedimento, frutto delle attività d’indagine coordinate dalla D.D.A di Napoli, è indice dell’attività del clan dei casalesi nella gestione degli appalti pubblici, di cui uno dei soggetti colpiti dalla misura della custodia cautelare in carcere, è lo storico referente.
    Questi, tra l’altro, pubblicizzò attraverso una telefonata anonima alla stampa, il suo ritorno sul territorio casertano dopo la sua scarcerazione, avvenuta nel 2019.
    Il predetto a seguito della scarcerazione, “convocava” vari imprenditori considerati tutti, a vario titolo, soggetti che beneficiavano di un accordo economico criminale con il clan, ottenendo forniture di materiali edili o esecuzione di appalti pubblici, oppure soggetti che avevano usufruito di somme di denaro consegnate in passato e delle quali richiedeva la restituzione.
    Inoltre, le attività investigative hanno consentito di accertare la riconducibilità in capo all’indagato di una società attiva nel settore degli appalti pubblici che egli aveva fittiziamente intestato ad un prestanome pure colpito dalla misura cautelare.
    La società costituita si occupava di lavori edili con la pubblica amministrazione mediante contratti di avvalimento non avendo attestazioni SOA, essendo l’azienda di nuova costituzione.

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    Caso Angela Iannotta, arriva la proroga indagini

    Indagini prorogate di sei mesi per i due presunti casi di malasanità che hanno coinvolto due pazienti del Casertano operati allo stomaco dal chirurgo bariatrico Stefano Cristiano, ovvero il 69enne Francesco Di Vilio, deceduto il primo gennaio scorso al Cardarelli, e la 29enne Angela Iannotta.La giovane mamma della provincia di Caserta oggi a casa con gravi ripercussioni psico-fisiche dopo oltre sei mesi di ricovero, tra gennaio e fine giugno, negli ospedali di Caserta e al Policlinico di Napoli, e tre operazioni salvavita, l’ultima nel presidio napoletano il 13 giugno scorso, dove l’ha operata uno dei luminari della chirurgia italiana, Franco Corcione.
    La Iannotta si era rivolta a Cristiano per dimagrire, mentre Di VIlio aveva un carcinoma allo stomaco. Per entrambi i casi, la Procura di Santa Maria Capua Vetere – sostituto Valentina Santoro – ha chiesto e ottenuto dal Gip la prosecuzione delle indagini preliminari, che possono durare, proroghe comprese, al massimo diciotto mesi.
    Figura centrale dell’inchiesta è il chirurgo bariatrico napoletano Stefano Cristiano (indagato con due medici collaboratori), che operò sia Di Vilio che la Iannotta con il by-pass gastrico alla clinica del Sole di Caserta, struttura privata convenzionata anch’essa oggetto di accertamenti per quanto concerne il rispetto della normativa per svolgere operazioni così invasive come quelle realizzate da Cristiano.
    In entrambi i casi i pazienti ebbero delle setticemie provocate, secondo la Procura e i legali di Di Vilio e della Iannotta (gli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo), proprio dall’operazione allo stomaco. Sta di fatto che dopo gli interventi di Cristiano, Di Vilio, trasferito al Cardarelli, morì tra atroci sofferenze, mentre la Iannotta finì in fin di vita all’ospedale di Caserta, dove è stata salvata ma alcuni organi interni sono rimasti irrimediabilmente compromessi.
    Intanto al tribunale di Nola sta per finire il processo per un altro presunto caso di malasanità legato alla morte del 29enne Nicola Arcella, per cui Cristiano è imputato con il collaboratore Carlo Casillo.

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    Riardo, Francesca uccisa durante un gioco con un colpo di fucile

    Riardo. Un colpo di fucile partito per gioco avrebbe ucciso la 24enne Francesca Compagnone.
    Ad imbracciare il fucile un 23enne di origine moldava. Il giovane è stato arrestato stamane dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Capua, unitamente ai militari della Stazione di Pietramelara: è accusato di omicidio colposo
    Con il passare delle ore quindi diventano più chiari i contorni della vicenda che ha determinato la tragica morte della giovanissima donna riardese. Quello che all’inizio è apparso come un suicidio si è rivelato poi un omicidio. Un delitto che sembrerebbe scaturito da un tragico gioco.
    Da una prima ricostruzione dei fatti è emerso che mentre i due si trovavano nella camera da letto dell’abitazione familiare della ragazza, l’uomo, dopo aver imbracciato un fucile semiautomatico, lasciato incustodito sul letto, avrebbe puntato l’arma contro la ragazza colpendola mortalmente con un colpo esploso accidentalmente.
    Gli immediati soccorsi allertati attraverso il numero di pronto intervento “112” sono stati attivati dallo stesso autore dell’omicidio. Il personale del 118 giunto sul posto unitamente ai militari dell’Arma ha constatato la morte della donna.
    Sul luogo, oltre all’arma del delitto, sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro due fucili con canne sovrapposte. L’arrestato è stato posto a disposizione della competente autorità giudiziaria, intervenuta sul posto.
    La famiglia di Francesca gestisce, a Riardo, un noto supermercato. La notizia della tragedia avvenuta la notte scorsa poco prima della mezzanotte, ha sconvolto l’intera comunità.

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    Molestò automobiliste, condannato agente Polstrada

    Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha condannato a sei anni dai carcere per violenza sessuale, con interdizione perpetua dai pubblici uffici, il 60enne assistente capo della Polizia di Stato Andrea Laracca; questi è stato invece assolto dal reato di concussione aggravata.
    L’agente era accusato di aver molestato sessualmente nel 2018, mentre era in servizio al distaccamento della Polizia Stradale di Cellole, due automobiliste fermate per controlli stradali in due distinte occasioni nei mesi di marzo e di maggio a Mondragone e Castel Volturno.
    In entrambi gli episodi, le due donne erano in auto con i propri figli minori, e l’agente non esitò a commettere gli abusi davanti ai bambini, dopo aver cercato di accordarsi con le due automobiliste per un incontro hot.
    Le vittime denunciarono i fatti alla Polizia, e poco dopo, nel mese di giugno 2018, Laracca finì agli arresti domiciliari in seguito alle indagini della Squadra Mobile di Caserta;l’agente fu poi sospeso dal servizio.
    La Procura di Santa Maria Capua Vetere (sostituto Gerardina Cozzolino) aveva chiesto per Laracca nove anni di carcere, ma il collegio giudicante (presidente Sergio Enea) ha concesso l’attenuante della minore gravità per il reato di violenza sessuale, ritenendo adeguata la pena di sei anni, e assolvendo il poliziotto dal reato di concussione perché il fatto non sussiste.

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    Finito l’incubo giudiziario per il re del pane: assolto Gianni Morico

    Finito l’incubo giudiziario per il re del pane: assolto Gianni Morico. Per la Cassazione è “Innocente e completamente estraneo alla accuse”
    Finisce l’incubo giudiziario per il re del pane Gianni Morico: la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura Generale e l’imprenditore è da considerarsi dunque innocente e completamente estraneo alle accuse mosse per la prima volta dalla Dda sei anni fa.
    Confermata dunque l’assoluzione dopo un’odissea giudiziaria tra condanne, ricorsi e assoluzioni. Morico, già arrestato nel 2016 e poi assolto in primo grado dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, venne poi condannato in appello in seguito alla decisiva testimonianza resa da Nicola Schiavone, divenuto collaboratore di giustizia; il figlio del capoclan dei Casalesi raccontò di come l’imprenditore avesse messo a disposizione del clan il suo marchio, noto in tutto il Casertano.
    La nuova condanna fu cancellata in Cassazione che rinviò gli atti in Appello. Assoluzione, nuovo ricorso della Procura e ora finalmente la parola fine dopo 6 anni. Gianni Morico è innocente.

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    Confiscati beni per 25 milioni di euro all’imprenditore Pasquale Piccirillo

    Confiscati beni per 25 milioni di euro all’imprenditore Pasquale Piccirillo. Il noto imprenditore della sanità e delle tv casertane aveva fatto sparire 25 milioni, confisca record della Finanza.In data odierna, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta sta coordinando l’esecuzione di un decreto di confisca con il quale la Suprema Corte di Cassazione, confermando le decisioni a suo tempo assunte dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sezione Misure di Prevenzione e, successivamente, avallate dalla Corte d’Appello di Napoli ha disposto l’apprensione definitiva a favore dello Stato di beni immobili, mobili registrati e di quote societarie per un valore complessivo di oltre 25.000.000 di euro nei confronti di un imprenditore casertano, operante nei settori sanitario, editoriale, delle telecomunicazioni e immobiliare.
    Il provvedimento costituisce l’epilogo di mirati accertamenti economico-patrimoniali, posti in essere dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caserta, su delega del citato Ufficio Giudiziario, finalizzati alla ricostruzione del profilo di pericolosità sociale dell’imprenditore e all’individuazione dei proventi illeciti che gli hanno permesso un ingiustificato arricchimento personale e l’accumulazione – nel tempo – di un ingente patrimonio incongruente con i redditi dichiarati.
    A seguito dei suddetti accertamenti, l’imprenditore aveva subito l’applicazione di una misura di prevenzione a carattere personale, essendo stato riconosciuto come un soggetto socialmente pericoloso sul piano “economico-finanziario” alla luce del suo coinvolgimento, nel periodo 2005-2017, in molteplici vicende giudiziarie concernenti, in particolare, numerosi e diversi delitti a sfondo patrimoniale, quali truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio, appropriazione indebita e delitti tributari per evasione fiscale ed utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.
    Al fine, quindi, di disvelare l’origine del rilevante patrimonio dell’imprenditore e del suo nucleo familiare è stata acquisita copiosa documentazione, tra cui i contratti di compravendita dei beni e delle quote societarie nonché numerosi altri atti pubblici che hanno interessato nel tempo l’intero nucleo familiare investigato, verificando poi, per ogni transazione, le connesse movimentazioni finanziarie sottostanti alla creazione della necessaria provvista economica. Il materiale così raccolto è stato oggetto di circostanziati approfondimenti, anche bancari, che hanno consentito di accertare un’ingiustificata discordanza tra il reddito dichiarato e le disponibilità finanziarie invece utilizzate per le acquisizioni patrimoniali, oltre all’utilizzo strumentale delle società allo stesso riconducibili per mascherare la titolarità del suo ingente patrimonio immobiliare e per drenare liquidità attraverso fittizie operazioni di “restituzione finanziamenti”.
    Sulla base di tali evidenze, nel mese di febbraio 2018 la Seconda Sezione Penale – Collegio D del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva già disposto il sequestro, in vista della successiva confisca, delle quote societarie e relativi complessi aziendali di n. 3 imprese (tra cui un noto studio odontotecnico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, un gruppo editoriale attivo nelle telecomunicazioni e una immobiliare), n. 93 immobili (ubicati in Campania, Lazio, Abruzzo e Svizzera, tra cui rientrano anche ville private situate in note località turistiche), n. 8 autoveicoli nonché delle disponibilità finanziarie presenti su n. 22 rapporti bancari (conti correnti, conti di deposito e altri investimenti finanziari), per un valore stimato pari a oltre 25 milioni di euro. LEGGI TUTTO

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    Col reddito di cittadinanza gestivano piazza di spaccio: 6 arresti

    Col reddito di cittadinanza gestivano piazza di spaccio: 6 arresti. Operazione dei carabinieri a Pietramelara, nell’Alto-Casertano: in manette coniugi pusher e altri 4
    Gestivano nel piccolo comune di Pietramelara  due piazze di spaccio diventate in breve tempo punti di riferimento per i consumatori provenienti da tutto l’alto-Casertano.
    Le due piazze sono state smantellate dai carabinieri che hanno arrestato e posto ai domiciliari sei persone su ordine del Gip di Santa Maria Capua Vetere; tre degli indagati – è emerso – percepivano il reddito di cittadinanza.
    In manette sono finite due coniugi 40enni (lui era percettore di reddito), che spacciavano hashish e coca a casa, nonostante avessero tre figli minori, per le vie cittadine previo appuntamento telefonico o a domicilio; la loro “piazza”, hanno accertato i carabinieri della Compagnia di Capua, era piuttosto florida e serviva consumatori residenti nei vicini comuni di Presenzano, Pietravairano, Vairano Patenora e la frazione Scalo.
    Un ruolo di primo piano lo svolgeva la donna, che si occupava oltre che di vendere, anche dell’approvvigionamento della droga; era lei – hanno riscontrato i carabinieri guidati dal colonnello Paolo Minutoli tramite servizi di appostamenti e intercettazioni – a recarsi a Napoli per rifornirsi o a incontrare i due fornitori, entrambi arrestati, in posti ritenuti sicuri per evitare controlli, in particolare nei pressi del casello dell’A1 di Caianello o lungo la statale Appia nel comune di Pastorano.
    I due “grossisti” risiedevano nel quartiere napoletano di Secondigliano, e uno percepiva il reddito. L’altra piazza era gestita da due uomini, entrambi arrestati, tra cui un appartenente ad una famiglia di nomadi stanziali da anni residente a Pietramelara, che percepiva il sussidio al reddito. LEGGI TUTTO

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    Finti matrimoni nel Casertano:18 indagati

    Un giro di affari da 200mila euro per finti matrimoni tra migranti e italiani che garantissero il permessi di soggiorno.Una indagine dei carabinieri di Caserta su delega della procura di Napoli, ha portato nelle province di Napoli, Caserta, Bergamo e Milano all’esecuzione di una misura di custodia cautelare dal gip partenopeo nei confronti di 18 indagati, a vario titolo, per associazione per delinquere finalizzata a favorire l’illecito ingresso e l’indebita permanenza nel territorio italiano di stranieri clandestini e irregolari.
    L’inchiesta, nata nel luglio 2019, ha consentito di individuare un gruppo che gestiva i matrimoni di comodo tra italiani compiacenti, che percepivano in cambio della loro disponibilita’ denaro, ed extracomunitari, ai quali venivano chiesti fra 5.000 e 6.500 euro in contanti, che potevano poi cosi’ richiedere il rilascio del permesso di soggiorno.
    I componenti del gruppo risiedevano nei comuni di Napoli, Castel Volturno, Mondragone, San Cipriano d’Aversa e Avezzano. Documentati piu’ di quaranta matrimoni fittizi.
    Arrestato Temmy, il boss degli immigrati
    Termina con l’estradizione verso l’Italia la latitanza di Ghebremedhin Temesghen Ghebru, 35enne eritreo, ricercato da oltre un anno in campo internazionale con “red notice” per associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
    L’uomo, tra i capi e promotori di una associazione a carattere transnazionale operante tra il Centro Africa (Eritrea, Etiopia, Sudan), i Paesi del Maghreb (soprattutto la Libia), l’Italia e il Nord Europa (Inghilterra, Danimarca, Olanda, Belgio e Germania), finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e alla commissione di altri gravi reati, organizzava la rotta terreste dei migranti dai Paesi del Centro Africa verso la Libia, per poi proseguire il viaggio verso le coste del Mediterraneo con meta finale il Nord Europa.
    Ghebremedhin, detto Tenny o Temmy, è stato arrestato all’aeroporto internazionale di Addis AbebaBole mentre cercava di imbarcarsi su un volo diretto in Australia con destinazione Adelaide. L’uomo viaggiava con passaporto australiano e in quel Paese vi sono altre articolazioni criminali della organizzazione.
    Dal momento dell’arresto una rapida definizione della vicenda ne ha determinato l’odierna estradizione verso l’Italia. L’indagine nei suoi confronti è stata coordinata dal procuratore aggiunto Marzia Sabella e dai sostituti procuratore Calogero Ferrara e Giorgia Righi della Procura di Palermo e condotta dalla Squadre Mobili di Palermo, Agrigento e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. I successivi sviluppi investigativi sono stati svolti nell’ambito di un progetto di cooperazione internazionale che ha coinvolto autorità giudiziarie e di polizia olandesi e inglesi, la Corte Penale Internazionale ed Europol.
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    Per l’aspetto di coordinamento internazionale si segnala il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, che da luglio, insieme all’ unità “Human trafficking and smuggling of migrants” che si occupa di tratte di esseri umani in seno al Segretariato Generale di Interpol a Lione, ne seguiva le tracce per vari Paesi del mondo, in particolare gli spostamenti tra l’Australia e l’Etiopia, fino alla sua esatta localizzazione e l’arresto provvisorio tramite l’Interpol National Central Bureau di Addis Abeba.
    L’individuazione e l’arresto dell’uomo “non solo rappresenta un successo dell’attività dello SCIP e della cooperazione internazionale di polizia, coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale, ma conferma l’importanza strategica della ricerca latitanti nel continente africano ove si riparano soggetti ricercati dall’Italia per gravi reati” si legge in una nota. In questa operazione internazionale eccellenti sono stati i rapporti tra le autorità italiane ed etiopi, favoriti dall’Ambasciata d’Italia ad Addis Abeba, che in sinergia con lo SCIP ha seguito le fasi necessarie per ottenere una rapida estradizione del latitante. LEGGI TUTTO

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     A Caserta ex funzionario a processo torna in servizio, gratis, per mancanza di personale

    Ex dirigente comunale arrestato in un’indagine della Dda di Napoli e poi andato in pensione viene richiamato dall’ente causa carenza di personale.
    Accade a Caserta, dove la giunta presieduta dal sindaco Carlo Marino (Pd) ha deliberato il 6 ottobre di conferire all’ex funzionario Giuseppe D’Auria, coinvolto nell’inchiesta sulla gara truccata per i rifiuti, un incarico di collaborazione a titolo gratuito, con un rimborso per le spese sostenute per recarsi presso gli uffici comunali, a supporto dello svolgimento delle attivita’ di natura tecnica di pertinenza del terzo settore (edilizia pubblica e privata, permessi a costruire).
    D’Auria e’ uno dei venti imputati, tra cui lo stesso sindaco Marino, per i quali e’ in corso al tribunale di Napoli l’udienza preliminare. Nella delibera (la 180) si motiva la decisione a causa della “forte carenza di personale in organico, dovuta ai numerosi collocamenti a riposo registrati negli ultimi anni ed alle difficolta’ assunzionali dell’Ente, sia di natura formale, in ragione dei vincoli sulle assunzioni di personale introdotti dal legislatore, che di natura economica, in considerazione dello stato di dissesto finanziario in cui versa l’Ente dal 2018”.
    D’Auria, andato in pensione nel luglio scorso, fini’ agli arresti domiciliari nel dicembre 2021 con l’ex dirigente del Comune di Caserta Marcello Iovino, il sindaco di Curti Antonio Raiano e il comandante della Municipale di Curti, Igino Faiella; tutti tornati in liberta’ e accusati di far parte con altri funzionari e amministratori solo indagati, tra cui Carlo Marino, del cosiddetto “sistema Savoia”, dal nome dell’imprenditore Carlo Savoia (finito in carcere, poi ai domiciliari, quindi scarcerato), ritenuto dalla Dda di Napoli ideatore di un sistema in grado di pilotare decine di gare pubbliche nel settore della raccolta dell’immondizia. LEGGI TUTTO

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    A Caserta, il mercato dei pazienti psichiatrici: in 33 rischiano il processo

    A Caserta, il mercato dei pazienti psichiatrici: in 33 rischiano il processo. Regali e bustarelle per affidare in cliniche i pazienti psichiatrici.Il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli Nord ha fissato l’udienza a carico di 33 persone coinvolte a vario titolo nello scandalo del Dipartimento di Igiene Mentale dell’Asl di Caserta.
    Per gli inquirenti, sarebbe stato creato un vero e proprio “mercato” dei pazienti psichiatrici che sarebbero stati affidati a strutture private, con la spesa a carico dell’Asl. In cambio il responsabile del Dipartimento avrebbe ricevuto costosi regali, tra cui borse Luis Vuitton, e bustarelle.
    Nel mirino degli inquirenti anche la creazione di progetti finalizzati alla cura dei pazienti rientranti nelle “fasce deboli”, di fatto mai attuati e dunque destinati alla sola spartizione delle somme di danaro pubblico investito, tra i sodali dipendenti del Dipartimento di Salute mentale. Gli appalti affidati dietro il pagamento di tangenti, come quelle per i lavori alla villa confiscata al boss Walter Schiavone, fratello del boss dei Casalesi Francesco Sandokan.
    Davanti al giudice, la metà del prossimo mese di dicembre dovranno presentarsi Luigi Carizzone, 71 anni di Aversa responsabile proprio del Dsm con sede nella città normanna; Patrizia Rampone, 61 anni di Aversa, collaboratrice di Carizzone; Nicola Bonacci, 70 anni di Aversa; Tamara Bonacci, 43 anni di Camigliano; Salvatore Catuogno, 44 anni di Quarto; Antonio D’Angelo, 52 anni di Trentola Ducenta; l’ex manager dell’Asl Mario De Biasio, 68 anni; Francesco Della Ventura, 60 anni di Vitulazio; Maria Di Lorenzo, 61 anni di Caserta; Costanza Di Pietro, 41 anni di Aversa; Raffaele Ferrantino, 49 anni di Aversa; Giovanni Gaglione, 66 anni di Caserta; Gennaro Galluccio, 71 anni di Aversa; Victor Gatto, 48 anni di Aversa; Achille Germano, 67 anni di Capua; Federico Iorizzi, 62 anni di Trentola Ducenta; Vincenzo Letizia, 58 anni di Caserta; Emanuela Mascia, 47 anni di Aversa; Laura Messina, 45 anni di Aversa; Saverio Misso, 47 anni di Trentola Ducenta; Antonio e Giuseppe Morlando, 29 e 34 anni di Sant’Antimo; Raffaele Muscariello, 56 anni di Vairano Patenora; Rosa Palmieri, 45 anni di Aversa; Antonio Papa, 54 anni di Marano di Napoli; Cuono Puzone, 49 anni di Napoli e responsabile della cooperativa Misericordia che per anni ha gestito il servizio 118 in provincia di Caserta; Pasquale Sannino, 53 anni di Aversa; Antonio Scarpa, 41 anni di Teverola; Michele Schiavone, 71 anni di Sessa Aurunca e patron della società “Emme Due”; Luana Sergi, 53 anni di Caserta; Antonio Stabile, 39 anni di Aversa; Antonietta Telese, 63 anni di Aversa, e Gennaro Oliviero, attuale presidente del Consiglio Regionale della Campania. LEGGI TUTTO