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    Spiagge invase dai filtri del depuratore campano, il Comune vuole i danni

    Due anni fa le spiagge, tra cui quelle della provincia di Latina, vennero letteralmente invase da migliaia di dischetti di plastica, i cosiddetti carrier.In base alle indagini svolte dalla Procura di Salerno, a provocare la grave forma d’inquinamento sarebbe stato un malfunzionamento del depuratore di Varolato, nel Comune di Capaccio Paestum, che fece finire in mare oltre 130 milioni di filtri.
    Per quella vicenda , il sostituto procuratore Marinella Guglielmotti ha chiesto otto rinvii a giudizio e il sindaco di Formia, Paola Villa, una delle città danneggiate da tutta quella plastica, ha deciso di far costituire il Comune parte civile nell’udienza preliminare del prossimo 15 dicembre, quando il giudice Vincenzo Pellegrino deciderà se disporre per gli imputati un processo.
    Sotto accusa funzionari e tecnici del Comune di Capaccio e dirigenti delle società di gestione dell’impianto.
    La sindaca ha deciso per la costituzione di parte civile con l’obiettivo di chiedere i danni subiti dall’ambiente, dal territorio, dalle attività socio-economiche e dalla stessa immagine di Formia.

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    Morte per overdose a Formia, concluso il processo: assolto pluripregiudicato

    Era l’11 febbraio del 2012 quando la Polizia di Stato del Commissariato di Formia rinveniva esanime il corpo di un giovane 29enne di Formia presso la “Temperina” di Formia, in Via del Macello presso l’ex mattatoio all’interno dell’ex stabilimento D’Agostino di Formia.La causa del decesso, all’esito delle perizie disposte dalla Procura della Repubblica di Latina, fu un’overdose di cocaina ed eroina, mix rivelatosi letale. Subito la Polizia di Stato diede il via ad una serie di accertamenti, perquisizioni ed indagini, nonché al sequestro di una scheda telefonica ed un cellulare in possesso di un pluripregiudicato per vari reati di spaccio residente in zona e che, per ultimo, sentì al telefono il giovane poi trovato esanime.
    Questo ed altri elementi indiziari portarono il Pubblico Ministero della Procura di Latina, Dottoressa Raffaela Falcione, a richiedere ed ottenere il rinvio a giudizio del pregiudicato formiano, titolare di un’avviata attività commerciale. “Labili indizi e presunzioni prive di ogni fondamento” per il difensore dell’imputato, l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, che si è opposto invece alla richiesta di condanna avanzata in aula dalla Procura al Giudice del Tribunale di Latina, Dottoressa Bernabei, evidenziando l’assenza di prove certe a carico del proprio assistito.
    Dopo un’ora di camera consiglio il Magistrato, dopo quasi 10 anni di attività dibattimentale, ha pronunciato sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto accogliendo le richieste assolutorie della difesa.

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    Morta dopo l’intervento al naso, chiesto il rinvio a giudizio dell’anestesista

    A conclusione delle indagini preliminari, il sostituto procuratore del Tribunale di Cassino Alfredo Mattei ha chiesto il rinvio a giudizio dell’anestesista intervenuto durante l’operazione di rinoplastica di Mariachiara Mete, la 21enne di Lamezia Terme morta dopo l’intervento eseguito il 17 giugno dell’anno scorso presso la clinica ‘La Casa del sole’ di Formia.Lo specialista è accusato di omicidio colposo “per aver cagionato per colpa la morte della 21enne, in particolare perché, nella qualità di anestesista che ha prestato la propria attività professionale durante l’intervento di rinoplastica estetica cui la predetta veniva sottoposta presso la clinica polispecialistica ‘T. Costa’ Casa del Sole – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio presentata al Gip – per colpa consistita in negligenza e imperizia, in occasione dell’arresto cardiocircolatorio insorto nel corso dell’intervento chirurgico somministrava alla paziente in prima battuta atropina ed efedrina in luogo della adrenalina, poi infusa in un momento successivo, e ometteva di effettuare un immediato massaggio cardiaco esterno alla frequenza di 100/120 al minuto, praticandolo solo in una seconda fase al ritmo di 80/90 al minuto, sicché non si atteneva alle linee guida prescritte per la rianimazione e così determinava un ritardo nel ripristino della attività cardiaca, rilevata solo dopo tre minuti dall’inizio delle manovre rianimatorie, nonché nella perfusione cerebrale, con conseguente aggravamento del danno neurologico post-anossico, e per l’effetto con le condotte colpose sopra descritte concorreva a cagionare il decesso di Mete Mariachiara”.
    Con riferimento alla posizione degli altri indagati, 30 appartenenti a vario titolo alle diverse strutture coinvolte, non sono stati ravvisati ulteriori profili di responsabilità penale avendo i consulenti tecnici della Procura concluso “che non possono essere mosse censure di sorta al chirurgo che ha praticato l’intervento né tanto meno a tutti gli operatori sanitari che hanno prestato la propria assistenza alla paziente durante i ricoveri nelle fasi successive all’episodio acuto”. Per tali sanitari, pertanto, la Procura ha richiesto l’archiviazione.
    I familiari, assistiti dalla società Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato in malasanità, in attesa dell’udienza preliminare, fissata per il prossimo 27 gennaio, hanno deciso di intraprendere direttamente anche una autonoma azione civile.
    “Ringraziamo la Procura per il prezioso e minuzioso lavoro di accertamento svolto in questi lunghi e difficili mesi – sottolineano Bruno Marusso e Anselmo Vaccaro del gruppo Giesse – Con il supporto dei nostri periti, consulenti e legali fiduciari, valuteremo ora se vi siano i margini per presentare un’opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura per un altro dei sanitari coinvolti in questa assurda e inaccettabile tragedia, in quanto ravvisiamo possibili profili di colpa anche nei confronti di, almeno, un altro soggetto, oltre a quello già individuato dalla Procura”.
    “Fin da quel tragico giorno siamo convinti che qualcosa non sia stato fatto correttamente, chiediamo soltanto di poter sapere la verità”, il triste commento della famiglia Mete. “Se qualcuno ha sbagliato, è doveroso che venga fatta giustizia, anche se Mariachiara, purtroppo, nessuno mai ce la riporterà”.

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    Accusato di omicidio stradale e guida sotto l’effetto di droghe: assolto

    Coinvolto in un drammatico incidente, un frontale costato la vita al 50enne Antimo Bovenzi, guardia giurata di Cancello Arnone che lasciò moglie e due figli, un 33enne di Formia è stato assolto dalle accuse di omicidio stradale e guida in stato di alterazione psico-fisica.Il dramma si consumò il 17 settembre del 2018 in località Borgo Appio, nel comune di Grazzanise, mentre l’imputato era di ritorno da un party nel Napoletano. Guidando sotto l’influenza di un mix di droghe, come risultato dall’esame tossicologico e formalizzato nell’accusa dal pubblico ministero del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Alessandro Di Vico. Ecstasy, metanfetamina, marijuana, anfetamine e cocaina, stando agli accertamenti ospedalieri eseguiti a suo tempo.
    Nella giornata di giovedì il pm Di Vico ha chiesto la condanna del 33enne, difeso dall’avvocato Vincenzo Macari, a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Una pena che avrebbe comportato per forza di cose il carcere. Il giudice dell’udienza preliminare Ivana Salvatore, ritiratasi in camera di consiglio, durata oltre tre ore, ha però recepito integralmente le argomentazioni difensive, assolvendo l’imputato da ambedue le imputazioni con la formula di cui all’articolo 530, primo comma. Ovvero con la formula più ampia, “perché il fatto non sussiste”.

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    Incidente mortale, guidava sotto l’effetto di droghe: assolto dall’accusa di omicidio stradale

    Coinvolto in un drammatico incidente, un frontale costato la vita al 50enne Antimo Bovenzi, guardia giurata di Cancello Arnone che lasciò moglie e due figli, un 33enne di Formia è stato assolto dalle accuse di omicidio stradale e guida in stato di alterazione psico-fisica.Il dramma si consumò il 17 settembre del 2018 in località Borgo Appio, nel comune di Grazzanise, mentre l’imputato era di ritorno da un party nel Napoletano. Guidando sotto l’influenza di un mix di droghe, come risultato dall’esame tossicologico e formalizzato nell’accusa dal pubblico ministero del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Alessandro Di Vico. Ecstasy, metanfetamina, marijuana, anfetamine e cocaina, stando agli accertamenti ospedalieri eseguiti a suo tempo.
    Nella giornata di giovedì il pm Di Vico ha chiesto la condanna del 33enne, difeso dall’avvocato Vincenzo Macari, a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Una pena che avrebbe comportato per forza di cose il carcere. Il giudice dell’udienza preliminare Ivana Salvatore, ritiratasi in camera di consiglio, durata oltre tre ore, ha però recepito integralmente le argomentazioni difensive, assolvendo l’imputato da ambedue le imputazioni con la formula di cui all’articolo 530, primo comma. Ovvero con la formula più ampia, “perché il fatto non sussiste”.

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    Confisca milionaria all’ex consigliere regionale campano Ferraro

    Tocca anche il sud della provincia di Latina il blitz della Polizia e della Guardia di finanza che, su ordine della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, hanno confiscato all’imprenditore nel settore dei rifiuti ed ex consigliere regionale della Campania, Nicola Ferraro, un patrimonio stimato in 4 milioni di euro.All’ex esponente dell’Udeur, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, visti i suoi rapporti con il clan dei Casalesi, sono stati infatti confiscati nove fabbricati tra Gaeta, Formia, Caserta e Casal di Principe, un terreno, le quote di due società, un’autovettura una moto, le disponibilità finanziarie presenti in numerosi conti correnti, conti di deposito ed altri investimenti finanziari, e soprattutto le indennità ricevute per l’intero periodo di consiliatura alla Regione Campania, per un valore di oltre 800mila euro, oltre al vitalizio che maturerà tra qualche mese, una volta raggiunto il sessantesimo anno di età.

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    Fuoco alla casa del vicino, arriva la condanna definitiva

    Condanna definitiva per il 56enne formiano che, il 25 gennaio 2018, cercò di bruciare la casa del vicino, in un condominio in contrada Farano, e poi fece resistenza ai carabinieri intervenuti.La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Gerardo Romano e confermato così per lui la condanna a un anno di reclusione emessa il 10 maggio 2018 dal Tribunale di Cassino e già avallata dalla Corte d’Appello di Roma.
    Dopo alcune liti condominiali avute con una familiare, il 56enne versò sulla porta d’ingresso di quest’ultima del liquido infiammabile ed appiccò l’incendio.
    Romano venne arrestato.
    L’imputato fu riconosciuto dalla madre della vittima, che disse di averlo visto poco prima che si alzassero le fiamme con un accendino in mano, e i carabineiri trovarono a casa sua due bottiglie contenenti liquido infiammabile, lasciate su un mobile vicino all’ingresso, “circostanza – hanno specificato i giudici – ritenuta indicativa della recente utilizzazione”.

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    Via libera da parte del Tar al ripetitore Iliad su via Appia

    Via libera da parte del Tar di Latina, almeno per ora, al ripetitore telefonico che Iliad Italia spa vuole installare su via Appia, lato Napoli, a Formia.I giudici amministrativi, accogliendo al richiesta della società di telecomunicazioni, hanno sospeso il provvedimento con cui, il 23 aprile scorso, il Comune ha diffidato la stessa spa, intimandole di non eseguire i lavori per cui aveva presentato una richiesta di autorizzazione il 17 settembre 2018.
    Iliad, impugnando la nota comunale, ha specificato che su quel provvedimento sarebbe ormai scattato il silenzio-assenso.
    Una tesi accolta dal Tar, ritenendo che il Comune abbia agito “in modo non rispettoso delle regole prescritte dalla legge per l’esercizio del potere di annullamento in autotutela”.
    Considerando anche che la società ha degli obblighi di copertura del territorio connessi alla natura di servizio pubblico dell’attività svolta, il provvedimento è stato quindi congelato.
    La vicenda verrà discussa nel merito il 6 ottobre dell’anno prossimo.

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    Inchiesta sugli appalti a Formia: l’indagato Bartolomeo vuole essere interrogato

    In merito all’inchiesta sui presunti appalti truccato a Formia, che tra il comune del Golfo e altre realtà vede iscritte nel registro degli indagati 17 persone, interviene l’avvocato Luca Scipione. Nell’occasione legale di fiducia dell’ex sindaco formiano Sandro Bartolomeo, senz’altro il volto più noto – e di peso – raggiunto nei giorni scorsi dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari. “Nel procedimento penale dinanzi la Procura della Repubblica di Cassino – dice Scipione – è opportuno precisare subito, anche al fine di evitare una errata rappresentazione mediatica dei fatti, che le indagini espletate dalla Dia nella procedura in parola hanno accertato l’insussistenza nei confronti del dottor Bartolomeo e degli altri indagati da me assistiti di ogni contestazione concernente fatti di criminalità organizzata e di comportamenti contigui con l’attività e gli interessi di qualsivoglia sodalizio di stampo camorristico. Al riguardo, significativa è la circostanza processuale che l’indagine avviata, gestita e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, competente per reati di criminalità organizzata e per reati aggravati da agevolazione mafiosa, è stata trasmessa, proprio per la ritenuta inconsistenza di fattispecie afferenti il crimine organizzato, alla Procura della Repubblica di Cassino unicamente per delle ipotesi di reato riguardanti quattro procedimenti amministrativi del comune di Formia risalenti agli anni 2015, 2016 e 2017. Ipotesi di reato queste ultime che da un primo esame non appaiono aderenti alla realtà degli atti, dei verbali e delle determinazioni adottate proprio nei procedimenti amministrativi interessati, ragione per cui il dottor Bartolomeo, al pari degli altri miei assistiti, confidando nella magistratura, mi ha già rappresentato la sua volontà di essere interrogato dalla Procura della Repubblica di Cassino per chiarire la vicenda e la propria posizione processuale”.

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    Appalti, 17 indagati tra politici e colletti bianchi. C’è anche l’ex sindaco di Formia Bartolomeo

    Diciassette indagati tra politici, funzionari ed imprenditori, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Procura di Cassino su una serie di presunti appalti pilotati. Nomi eccellenti, tra i soggetti destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Tra i quali l’ex sindaco Dem di Formia Sandro Bartolomeo. Che ha dato notizia della circostanza direttamente sulla propria pagina Facebook, anticipando i media: “Ho ricevuto una informazione di garanzia per atti amministrativi risalenti al 2015/2016 insieme ad altre 16 persone”, ha scritto. “Come sempre, nel rimettermi alle decisioni dei giudici , sono tranquillo e certo di poter dimostrare la mia completa buonafede. Non è il primo avviso che ricevo, in 17 anni ne ho ricevuti altri e ho sempre dimostrato di aver agito nell’interesse della mia città”.Insieme a Bartolomeo, a vario titolo, stando da quanto risulta nella lista degli indagati figurano l’ex assessore ai Fondi europei della Giunta Bartolomeo Giovanni Costa, attuale consigliere comunale; l’ex dirigente comunale Sisto Astarita; l’ex dirigente comunale Marilena Terreri (ultimamente finita anche in un’altra inchiesta); Gioconda Terreri, dipendente comunale; l’ex dirigente comunale Giuseppe Caramanica, dallo scorso anno passato al Comune di Itri; Pierluigi Russo, impiegato comunale; Antonietta Franciosa, funzionaria comunale; la responsabile del Servizio economico del Comune Vienna La Valle, originaria di Corenio Ausonio e residente a Formia; l’ex sindaco di Villa Literno ed ex consigliere regionale della Campania Enrico Fabozzi; l’imprenditore fondano (e candidato consigliere nel centrosinistra per le prossime amministrative) Massimo Di Fazio, della Prometeo Srl; Davide D’Arcangelo, pure lui di Fondi, che della Prometeo è amministratore unico; Gennaro Santoro, imprenditore campano con base a Formia; l’imprenditore di San Cipriano d’Aversa Raffaele Garofalo, della ditta di Casapesenna Garofalo Costruzioni Srl; Vincenzo Buffolino, campano residente a Formia e funzionario dei servizi manutentivi comunali; Antonio Buffolino; Edmondo Tordi, originario del Ternano e residente a Roma, della SATPI Consulting Engineers Srl.
    Le contestazioni ipotizzate dal sostituto procuratore della Repubblica di Cassino Chiara D’Orefice, a vario titolo e in concorso, vanno dal reato di turbata libertà degli incanti, a quello di falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Gli episodi contestati si estendono lungo un arco temporale che va dal 2014 al 2017.

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