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    Omicidio Coviello, il caso finisce alle sezioni unite della Cassazione

    Dopo che ben cinque processi non sono stati sufficienti a mettere un punto fermo sull’omicidio Coviello, il delitto consumato cinque anni fa all’interno del parcheggio multipiano di Sperlonga è finito alle sezioni unite della Corte di Cassazione.La decisione, dopo l’ennesimo confronto tra accusa e difesa, è stata presa dalla V Sezione della Suprema Corte.
    A parlare, davanti agli ermellini, sono stati il procuratore generale, che punta all’ergastolo per l’imputata Arianna Magistri, l’avvocato di parte civile Dino Lucchetti, quello dello studio dell’ex ministro Paola Severino per Poste Italiane, e gli avvocati difensori Giuseppe Cincioni, in sostituzione del collega Giovanni Aricò, insistendo sull’assenza di volontarietà nell’omicidio, e Pasquale Cardillo Cupo, evidenziando l’impossibilità a suo avviso di contestare sia l’aggravante dello stalking che il reato fine di atti persecutori, specificando che in tal modo si otterrebbe una duplicazione di trattamento sanzionatorio per lo stesso fatto reato.
    Visto che su tale punto, alla luce delle recenti decisioni della stessa Cassazione, si è creato un conflitto giurisprudenziale, il caso è stato dunque inviato alle sezioni unite.
    Soddisfatto l’avvocato Cardillo Cupo per la decisione della Suprema Corte, sostenendo che “un pronunciamento delle sezioni unite sul punto era doveroso e auspicabile non solo per le ragioni della Magistri ma anche per analoghe vicende presenti in Italia, sia nei vari Tribunali che nelle Corti Territoriali, che potranno così avere una decisione pilota unitariamente adottata sul punto dagli ermellini”.
    La dipendente delle Poste, Anna Lucia Coviello, 63enne di Terracina, il 16 giugno 2016 è stata uccisa all’interno del parcheggio multipiano di Sperlonga, secondo gli inquirenti dopo mesi e mesi di stalking, dalla collega Arianna Magistri, 45enne di Formia.
    La vittima, dipendente delle Poste, venne ricoverata all’ospedale “Goretti” di Latina, dove morì dopo una settimana di agonia.
    I carabinieri arrestarono Arianna Magistri.
    Per gli inquirenti, l’imputata avrebbe fatto precipitare la 63enne dalle scale, provocandole fratture del cranio e una vasta emorragia, dopo averla perseguitata per circa due anni.
    E con tali accuse il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mara Mattioli, aveva condannato la formiana a sedici anni di reclusione.
    In appello però era arrivata l’assoluzione dall’accusa di stalking, l’omicidio era stato inquadrato come un omicidio preterintenzionale e la Magistri, che si trova ancora ai domiciliari, era stata condannata a sei anni di carcere.
    Una decisione annullata dalla Corte di Cassazione, disponendo un nuovo processo davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma, che aveva condannato nuovamente la 45enne di Formia per omicidio volontario a 15 anni e 4 mesi di reclusione.
    Ora l’attesa per il nuovo pronunciamento della Cassazione.

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    Narcotraffico da Minturno al Circeo, 59 avvisi di garanzia

    Partiti da Minturno, avrebbero inondato di droga il basso Lazio e fatto affari pure in Campania.Tutto grazie a un’organizzazione particolarmente articolata, a ottimi rapporti con i clan camorristici napoletani e casertani, a un esercito di spacciatori e a un territorio che non sembra mai sazio di hashish e cocaina.
    Sarebbe andata avanti così, per almeno sette anni, dal 2008 al 2015, quella che la Direzione distrettuale antimafia di Roma ha inquadrato come un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico messa su dal minturnese Giuseppe Fedele, lo stesso che, come emerso nell’inchiesta Touch & Go, avrebbe poi dovuto subire la guerra a lui mossa dai napoletani del Rione Don Guanella, decisi a prendersi loro le piazze di spaccio del sud pontino.
    E ora la Dda ha inviato ben 59 avvisi di garanzia e contestato all’esercito di indagati, in larghissima parte di Gaeta, Formia e Minturno, ben 125 capi d’accusa.
    Secondo il sostituto procuratore Stefano Luciano, Fedele avrebbe dato vita all’organizzazione criminale, ottenendo il monopolio nel business della cocaina e dell’hashish nelle zone di influenza, imponendo agli spacciatori di rifornirsi da lui e facendo valere i rapporti con la camorra, da cui avrebbe ricevuto protezione e supporto, partendo dalle forniture di sostanze stupefacenti.
    A collaborare con lui nella commercializzazione dell’hashish sarebbero stati Ugo Emilio Di Nardo e Giovanni Cardillo.
    Un ruolo importante nell’organizzazione, che avrebbe agito con modalità mafiose, lo avrebbero poi avuto Rossella Fedele, Lidia Caiazzo, e Stefano Forte.
    A custodire la droga avrebbero provveduto Italo Laracca e Paolo Matano e al trasporto Olindo Testa e Francesco Occhibove.
    Tra i fornitori vi sarebbero appunto stati organici a clan camorristici: Gaetano Milano, Carmine D’Andrea, Agostino Tartaglia, Pasquale Gallo, Gennaro Sorrentino, Ignazio Piscitelli ed Espedito Abate.
    Ma a procurare all’organizzazione la sostanza stupefacente avrebbero provveduto anche Carlo Barra e Anna Monti.
    Nell’organizzazione dedita al narcotraffico sono poi considerati coinvolti Luisa Pirozzi, Luigi Cavuoto e Romualdo Di Lanno.
    A gestire lo spaccio a Minturno sarebbero stati Domenico Castaldi, Mariano Palmieri, Alessio Carnevale, Massimo Di Toro, Umberto Somma, Angelo Fedele, Domenico Fimiani e Manuel Morlando, a Santi Cosma e Damiano Valentino Miosotis ed Erasmo Di Biasio, a Sessa Aurunca Bruno Ambrogioni, a San Giorgio a Liri Marco Oconi, a Sora Edmondo Cirfi, a Formia Salvatore Fustolo, Giovanni Pimpinella, Stefano Petricone e Marco Morabito, a Gaeta Stefano Usei ed Eric Di Biase, e a San Felice Circeo Gianluca Calisi.
    Un ruolo di rilievo sempre nello spaccio lo avrebbero poi avuto Antonio Di Rosa e Daniele Riso e, sempre nell’organizzazione, sarebbero stati impegnati Rosario Fedele e Giancarlo De Meo.

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    Omicidio di Formia, indagati il cugino della vittima e due giovani della provincia di Caserta

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    Dimesso dall’ospedale Dono Svizzero dopo essere stato in fin di vita a causa di una vasta ferita riportata ad una gamba, il cugino 17enne di Romeo Bondanese è ora indagato con l’ipotesi di rissa aggravata in concorso.

    L’avviso di garanzia gli è stato notificato dal pm della Procura dei Minorenni di Roma Maria Perna dopo che aveva derubricato per il coetaneo di Casapulla – il presunto autore del delitto dello studente di Formia – il reato di omicidio volontario in omicidio preteritenzionale affiancando quello di rissa aggravata. L’emissione del provvedimento nei confronti del 17enne di Formia è stato confermato dal portavoce della famiglia Bondanese, l’avvocato Salvatore Orsini, considerandolo un “atto dovuto” in una fase cautelare in cui le indagini sono tuttora in corso come ha ribadito il sostituto procuratore Perna nel corso di un incontro informale con uno dei due legali delle parti offese, l’avvocato Tina Di Russo.

    Insieme al cugino di Romeo sono indagati, sempre per rissa aggravata, almeno un paio di giovani originari della provincia di Caserta che, in compagnia del 17enne di Casapulla, erano giunti a Formia per trascorrere la sera di Carnevale. La difesa del giovane ora indagato intende chiarire al più presto la sua posizione; il 17enne sarebbe giunto subito sul terrazzo sovrastante la darsena de La Quercia ma solo successivamente all’aggressione mortale di Romeo. Avrebbe tentato di bloccare il suo accoltellatore e per questo motivo ha ricevuto anch’egli un fendente al quadricipite.

    Che le indagini siano entrate nel vivo lo conferma un importante e clamoroso incarico che il magistrato titolare delle indagini ha conferito nella mattinata di mercoledì. Il sostituto procuratore Perna, che ha incontrato anche i difensore del giovane di Casapulla, gli avvocati Luigi Tecchia e Giuseppe Biondi, ha incaricato la tossicologa del Policlinico Gemelli Sabina Strano Rossi per effettuare una perizia nei confronti delle persone indagate al momento a piede libero. L’esame riguarderà anche alcuni reperti organici prelevati nel corso dell’autopsia al povero Romeo Bondanese e ha un obiettivo: verificare se i partecipanti o le stesse vittime dell’aggressione della sera di martedì grasso abbiano assunto o meno sostanze stupefacenti prima del tragico episodio.

    La dottoressa Strano Rossi ha chiesto 45 giorni prima di consegnare la sua relazione tossicologica al Pm e ha annunciato – secondo quanto è trapelato da ambienti legali – che avvierà i suoi accertamenti “non ripetibili” tra venerdì e sabato. Il conferimento di quest’incarico alla tossicologa del Gemelli – hanno fatto sapere i legali delle parti offese, Vincenzo Macari e Tina Di Russo – ribadisce come le indagini si stiano svolgendo a trecentosessanta gradi e questa perizia non vuole lasciare nulla di intentato. LEGGI TUTTO

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    Omicidio Bondanese, affidata dalla Procura un’altra consulenza

    Disposta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni di Roma un’altra consulenza nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del 17enne Romeo Bondanese, ucciso con una coltellata a Formia, il 16 febbraio scorso, in un litigio degenerato su via Vitruvio in cui sarebbero finite a confrontarsi le comitive della vittima e una di minori di Casapulla, in provincia di Caserta.Mentre proseguono le indagini del commissariato di Formia, il sostituto procuratore Maria Perna ha affidato una consulenza alla professoressa Sabina Strano Rossi, dell’Università Cattolica, per compiere esami biologici ed ematochimici sui reperti.
    Alla consulente è stato chiesto di stabilire, entro 45 giorni, se sul corpo della vittima vi siano tracce riconducibili ad altre persone, esaminando i campioni di tessuto prelevati durante l’autopsia sulla salma del 17enne, e se la vittima avesse assunto alcol o droghe.
    Un accertamento disposto dopo quello medico-legale e per cui gli avvocati Luigi Tecchia e Giuseppe Biondi, difensori del 16enne di Casapulla arrestato, Camillo B., hanno nominato come loro consulente il biologo e genetista forense Eugenio D’Orio, dell’Università Federico II di Napoli.
    I legali dei familiari di Romeo e del cugino della vittima, il 17enne Osvaldo V., anche lui ferito con una coltellata, si sono invece riservati sull’eventuale nomina anche loro di un proprio consulente.
    Al momento l’unico indagato per quel martedì grasso di sangue risulta essere Camillo B., ai domiciliari con le accuse di omicidio preterintenzionale, lesioni, rissa e porto illecito di arma bianca.

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    Danno erariale, assolto l’ex assessore Franco Ambrosino

    Assolto dalla Corte dei Conti l’ex assessore comunale ai lavori pubblici Franco Ambrosino.L’amministratore, attualmente consigliere comunale di minoranza, era stato accusato di danno erariale.
    Per gli inquirenti contabili si era reso responsabile di irregolarità connesse ai pagamenti effettuati negli anni 2015 e 2016 per lavori edili affidati dal Comune di Ponza alla ditta individuale La Torraca Ettore, relativi alla scuola di Santa Maria.
    Mandato a giudizio, la Procura aveva chiesto che venisse condannato a risarcire all’ente locale 66.532 euro.
    Un’indagine partita da due esposti, presentati nel 2018 e nel 2019, su cui aveva effettuato degli accertamenti la Guardia di finanza.
    I giudici hanno però sottolineato che nella vicenda non c’era alcuna prova di un danno subito dal Comune.
    Escluso inoltre per Ambrosino anche “un comportamento gravemente colposo nell’esercizio dei compiti di controllo sulla esatta esecuzione dell’appalto”.
    L’ex assessore è stato così assolto e risarcito di oltre tremila euro per le spese di giudizio.
    “So bene che la politica non è per educande e che l’agone politico esaspera i comportamenti dei competitori. Ma a tutto c’è un limite”, sostiene ora Ambrosino.
    “Il primo ponzese che aveva avuto l’ardire e la faccia tosta di denunciarmi alla Procura della Corte dei Conti – aggiunge il consigliere – è stato il consigliere Carlo Marcone, con un esposto del 12 settembre 2018.
    Questo esposto è stato poi controfirmato da tutti i consiglieri comunali di maggioranza.
    E qui siamo arrivati a un livello di bassezza inaudita, dove, oltre all’ignobile atto, il consigliere Gennaro Di Fazio ha avuto il coraggio di negare, forse per vergogna, ogni sua responsabilità, anche disconoscendo la propria firma in calce all’esposto.
    Peccato che sia stato miseramente smentito dai fatti”.
    Ancora: “Il secondo ponzese è la vicesindaca Eva La Torraca, oggi impiegata del Comune di Ponza, che il 22 marzo 2019 ha fatto un nuovo esposto ad adiuvandum del primo”.
    “Chi mi ha vigliaccamente denunciato ha avuto torto marcio.
    Avevo ragione, e ho avuto ragione.
    Adesso sto valutando, non certo per una futile ripicca, se denunciare i due autori degli esposti e il Comune di Ponza per lite temeraria e per aver utilizzato i soldi dei ponzesi per pagare le parcelle degli avvocati del Comune”, conclude Ambrosino.

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    Omicidio di Formia: il giallo del doppio coltello

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    Omicidio a Formia: Romeo Bondanese ucciso da una lama di 10 centimetri non compatibile con il coltellino svizzero: il giallo del doppio coltello.
    La salma del ragazzo è stata restituita ai familiari: i funerali si terranno domani, domenica 21 febbraio, alle 15 nella chiesa di San Giovanni Battista.Un solo fendente che ha reciso l’arteria femorale. E’ quanto emerso dai primi risultati dell’autopsia eseguita sul corpo del 17enne morto il 16 febbraio sul ponte TalliniUna lama di circa 10 centimetri, penetrata completamente, ha reciso l’arteria femorale e non ha lasciato scampo a Romeo Bondanese. Si è trattato di un solo fendente. E’ quanto emerso dall’autopsia eseguita questa mattina sul corpo del 17enne ucciso a Formia la sera del 16 febbraio. L’esame autoptico disposto dalla Procura per i minorenni, al quale ha preso parte anche un consulente nominato dalla famiglia della vittima, si è tenuto all’obitorio dell’ospedale Gemelli di Roma. Alla luce dei risultati si cercherà di ricostruire con maggiore certezza la dinamica dell’accaduto, la direzione dei fendenti, la profondità della ferita.

    Al momento i primi esiti confermano che ad uccidere il giovane Romeo è stata la lacerazione dell’arteria femorale per mano del coetaneo originario di Caserta, che da ieri si trova agli arresti domiciliari. La famiglia Bondanese ha nominato due legali, Civita Di Russo e Vincenzo Macari, che hanno appunto nominato un consulente di parte per assistere all’esame autoptico.

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    Sembra chiaro dunque che il 17enne sia stato colpito da un coltello più grande e affilato di un coltellino svizzero di cui si era parlato nelle fasi iniziali dell’indagine. Gli approfondimenti investigativi della polizia proseguono a ritmo serrato. Intanto la salma di Romeo è stata restituita ai familiari per i funerali, che si terranno domani, domenica 21 febbraio, alle 15 nella chiesa di San Giovanni Battista. LEGGI TUTTO

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    Dal divieto di dimora ai domiciliari, destinatario un uomo domiciliato a Formia

    “Il 17 febbraio, nel corso della serata, a Formia, i carabinieri della locale stazione, in collaborazione con la sezione radiomobile della locale compagnia, hanno dato esecuzione all’ ordinanza di misura cautelare che dispone gli arresti domiciliari, in sostituzione del divieto di dimora, emessa dal tribunale di Napoli il 16.02.2021, per i reati di estorsione, associazione per delinquere e rapina, nei confronti di un 52enne, domiciliato a Formia.L’arrestato è stato condotto presso la propria abitazione in un comune del napoletano, così come disposto dall’Autorità Giudiziaria.”

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    Abusivismo edilizio, denunciato l’ex consigliere comunale Lombardi

    Denunciato alla Procura della Repubblica di Cassino, con l’accusa di abusivismo edilizio, l’ex consigliere comunale civico di Formia, Christian Lombardi.Una vicenda che parte da una lite tra vicini.
    L’avvocato ed ex amministratore di “Un’altra città” avrebbe lamentato delle difformità in un muro realizzato da un vicino, anche lui un avvocato, al confine tra le loro proprietà.
    In particolare Lombardi avrebbe sostenuto che il manufatto sarebbe stato di alcuni centimetri più alto rispetto a quanto consentito.
    L’ex consigliere avrebbe quindi chiesto l’intervento degli uffici comunali addetti alla vigilanza e della polizia locale, che hanno eseguito un sopralluogo.
    A quel punto il vicino avrebbe chiesto a vigili e tecnici del Comune di controllare anche l’abitazione dell’ex consigliere, sostenendo che insieme ai familiari avrebbe realizzato, nel corso del tempo, una serie di abusi edilizi.
    Riscontrata tale segnalazione, polizia locale e ufficio vigilanza, redatto un verbale, hanno quindi trasmesso una denuncia alla Procura.

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    Coppia di anziani rapinata in casa, arriva la condanna definitiva

    Condanna definitiva per i due imputati accusato di aver aggredito due anziani ultraottantenni nella loro casa a Formia, di averli picchiati, legati e imbavagliati.La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Fabio Valentino, 32 anni, e Gennaro Cannavacciuolo, di 39, entrambi di Napoli.
    I fatti risalgono al il 6 giugno 2011.
    L’anziana coppia sostenne di essere stata aggredita da tre rapinatori, ma gli investigatori riuscirono a individuare come autori del colpo solo i due imputati.
    Valentino venne condannato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mara Mattioli, a 4 anni di reclusione e Cannavacciuolo a 2 anni e 8 mesi.
    Una sentenza confermata dalla Corte d’Appello di Roma e ora dalla Cassazione.

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    Ammanchi con i bolli, condannato responsabile delegazione Aci

    Condannato dalla Corte dei Conti del Lazio il 60enne Lodovico Zerri, di Formia, denunciato nel giugno 2016 dai carabinieri con l’accusa di peculato.Zerri, che gestiva una delegazione Aci, si sarebbe appropriato delle tasse automobilistiche pagate dai contribuenti, il bollo nello specifico, anziché riversarle alla Regione Lazio.
    Una denuncia che portò il gip del Tribunale di Cassino a disporre nei confronti dell’indagato il divieto di dimora a Formia e il sequestro preventivo di beni per oltre centomila euro.
    Il 60enne è stato ora condannato a risarcire alla stessa Regione circa 137mila euro.

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    Nomina di Taglialatela, arrivano tre avvisi di garanzia

    Tre avvisi di garanzia a Formia per la nomina di Mario Taglialatela a capo di gabinetto.Il procuratore capo di Cassino, Luciano d’Emmanuele, concluse le indagini preliminari affidate alla Guardia di finanza di Formia, ha fatto recapitare i relativi avvisi all’ex sindaco Paola Villa, allo stesso Taglialatela e al responsabile comunale dell’area economica e dell’ufficio personale Daniele Rossi.
    I tre sono indagati con l’accusa di abuso d’ufficio e l’ormai ex capo di gabinetto anche per falso.
    La vicenda riguarda la contestata nomina, davanti alla quale le opposizioni sollevarono una serie di dubbi e l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, principale esponente dell’opposizione, dopo essersi sentito rispondere che era tutto perfettamente in regola e che i suoi rilievi erano privi di fondamento, presentò una denuncia alla Procura di Cassino e segnalò il caso anche alla Corte dei Conti ipotizzando un danno erariale.
    Cardillo Cupo, di Fratelli d’Italia, ha sostenuto che Taglialatela non poteva essere nominato capo di gabinetto essendo un dipendente pubblico da tempo in pensione, e che era stato inquadrato con un livello funzionale, economico e contrattuale, inferiore rispetto ai suoi più stretti collaboratori e componenti del gabinetto del sindaco.
    Il sindaco Villa aveva invece rivendicato la legittimità di quella nomina, avallata da Rossi, definendo “destituita di ogni fondamento la critica politica avanzata da parte delle minoranze nei confronti di un professionista unanimemente stimato e che aggiunge alla competenza oggettiva una dose umana caratteriale che sicuramente darà un concreto contributo alla macchina amministrativa”.
    I dubbi di Cardillo Cupo, dopo le indagini svolte dalle Fiamme gialle, sembrano però gli stessi della Procura.
    L’ex sindaco Villa, Taglialatela, a cui viene contestato anche di aver dichiarato il falso sull’assenza di cause di incompatibilità, e Rossi hanno ora venti giorni di tempo per presentare memorie e chiedere di essere interrogati.
    Poi il procuratore d’Emmanuele potrà chiedere per loro il rinvio a giudizio.

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    Finanziere arrestato per spaccio, scena muta nell’interrogatorio

    Comparso nella mattinata di oggi davanti al Gup del Tribunale di Cassino Vittoria Sodani, il finanziere di Formia finito in manette nei giorni scorsi per spaccio di cocaina si è avvalso della facoltà di non rispondere. A margine dell’interrogatorio di convalida il militare, il 49enne D.R., assistito dall’avvocato Vincenzo Macari, è stato posto ai domiciliari, dove già si trovava dal momento dell’arresto.Il finanziere, in servizio presso la Scuola nautica di Gaeta, era stato sorpreso a cedere una dose di “neve” nel corso di un servizio congiunto posto in essere dalla polizia e dagli stessi colleghi delle Fiamme Gialle. Con gli operanti che avevano poi rinvenuto nella sua disponibilità ulteriori dosi di sostanza stupefacente del medesimo tipo.

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