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    Estorsione e usura, assolto il formiano Bencivenga

    Assolto perché il fatto non sussiste.
    Si è concluso così, davanti al Tribunale di Cassino, il processo al 48enne Francesco Bencivenga, di Formia, arrestato lo scorso anno dal locale commissariato e accusato insieme a un 55enne, quest’ultimo già giudicato con rito abbreviato, di usura ed estorsione ai danni di un imprenditore 57enne del posto.
    Il pm aveva chiesto per l’imputato, difeso dall’avvocato Luca Scipione, una condanna a cinque anni e mezzo di reclusione, richiesta caldeggiata dalla parte civile, ma i giudici hanno ritenuto il 48enne innocente.

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    Medico condannato, l’Asl avvia il recupero della somma

    Avviate dall’Asl di Latina le procedure per recuperare le somme dovute da un medico dell’ospedale “Dono Svizzero” di Formia, ormai in pensione, condannato dalla Corte dei Conti a risarcire oltre 60mila euro all’Azienda sanitaria.
    La vicenda riguarda il dott. Cesare Briglia.
    Ricevuta dall’Asl di Latina la sentenza emessa nel 2009 dal Tribunale di Gaeta, confermata in appello, in base alla quale l’Azienda ha dovuto risarcire con oltre 330mila euro i familiari di Elena Ferraro, 59enne di Minturno, gli inquirenti contabili aprirono un’indagine e mandarono a giudizio i medici Briglia e Giuseppe Caldarazzo.
    Gli inquirenti chiesero la condanna dei due a risarcire 60mila euro a testa all’Asl, ritenendoli entrambi responsabili della morte della paziente per aver “omesso i necessari accertamenti diagnostici, con conseguente aggravamento e successivo decesso” della 59enne.
    Per i medici legali incaricati di una consulenza, sul fronte penale, dalla Procura di Latina, la donna è rimasta vittima di un volvolo intestinale.
    E, sempre sul fronte penale, i due medici sono stati ritenuti responsabili della tragedia.
    Nonostante la condanna penale del dott. Caldarazzo sia stata confermata anche dalla Cassazione, la Corte dei Conti, alla luce di un’altra relazione tecnica, lo scorso anno non lo ha però ritenuto responsabile della morte della 59enne, avendo, dopo aver visitato la paziente, “rapidamente approntato una terapia farmacologia e tempestivamente richiesto il consulto del chirurgo”.
    I giudici contabili hanno invece giudicato responsabile il dott. Briglia e lo hanno condannato a risarcire l’Asl.
    Ora l’Azienda sanitaria ha dato alla propria Unità personale “i più ampi poteri del caso per procedere con il recupero della somma”.
    E nello specifico “di attivare l’apprensione delle quote disponibili dell’eventuale TFR e/o trattamento di pensione, presso gli enti erogatori”.

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    Gestione asilo nido comunale, avallata la scelta fatta dal Comune

    Avallate le scelte fatte dal Comune di Formia nella gestione del servizio di asilo nido comunale per tre anni.
    Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello dell’ente locale e bocciato la sentenza del Tar di Latina con cui lo scorso anno, accogliendo il ricorso della Cooperativa Sociale Gialla, terza in graduatoria, erano stati annullati tutti gli atti relativi alla vicenda e disposta l’esclusione sia della vincitrice dell’appalto che della seconda classificata.
    Il Tar aveva ritenuto che la Sostegno Cooperativa Sociale a.r.l., indicata dal Consorzio Intesa, a cui era stato aggiudicato l’appalto quale esecutrice al 100% del servizio, dovesse essere esclusa non essendo iscritta alla Camera di Commercio per la tipologia di attività della gestione asili nido e non avendo gestito asili nido dal 2016 al 2018, come previsto invece dalla domanda di partecipazione.
    La seconda classificata, la Cooperativa Nasce Un Sorriso, sempre per i giudici amministrativi, aveva poi violato il principio di immodificabilità dell’offerta e impedito così la verifica da parte dell’Amministrazione in ordine al costo del lavoro indicato dalla concorrente, al contratto applicato ai lavoratori assorbiti e alla riconducibilità della tipologia contrattuale prescelta delle figure professionali per le mansioni richieste per l’esecuzione del servizio.
    Di avviso opposto Palazzo Spada.

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    Tragedia del finanziere, aperta un’inchiesta dalla Procura di Cassino

    Aperta dalla Procura della Repubblica di Cassino un’inchiesta sul finanziere deceduto a Formia, a 48 ore di distanza dalla somministrazione del vaccino AstraZeneca.
    Il sostituto procuratore Maria Beatrice Siravo ha aperto un fascicolo contro ignoti, con l’ipotesi di omicidio colposo, e disposto una consulenza medico-legale per far luce sulla tragedia e stabilire anche un’eventuale correlazione tra la morte del 48enne Raffaele Tramontano, in servizio presso il Centro navale di Formia e residente a Scauri, e la dose del medicinale anglo-svedese.
    Un caso seguito da vicino dallo stesso procuratore capo Luciano d’Emmanuele.
    Il medicinale è stato somministrato al militare in caserma, il giorno dopo è stato vittima di malessere e dopo 48 ore, recatosi a lavoro, è stato colto da un forte malore.
    I colleghi hanno chiesto l’intervento del 118, il 48enne è stato trasportato all’ospedale “Dono Svizzero” di Formia, ma non c’è stato nulla da fare.
    I medici ipotizzano che il finanziere sia rimasto vittima di un infarto, ma sarà ora la Procura a dover fare chiarezza sul dramma.

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    Ricetta Express, fissato l’interrogatorio del medico arrestato

    Fissato l’interrogatorio del medico dell’ospedale di Formia arrestato dai carabinieri del Nas di Latina nell’ambito dell’inchiesta denominata “Ricetta Express”.
    Il dott. Nicola Pagano dovrà comparire domani davanti al gip Vittoria Sodani.
    I militari hanno messo ai domiciliari il dirigente medico del pronto soccorso del “Dono Svizzero” e un 37enne, assuntore di sostanze stupefacenti, Luigi Magrino.
    I carabinieri del Nas hanno notificato inoltre la misura interdittiva del divieto di esercizio della professione per la durata di un anno al dipendente di una farmacia di Formia, e un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, per un importo complessivo di oltre 470.000 euro, corrispondente alle somme considerate indebitamente rimborsate dall’Asl di Latina, a carico dei tre indagati e di una quarta indagata, una 62enne del luogo con una patologia oncologica.
    I reati contestati a vario titolo dal sostituto procuratore della Repubblica di Cassino, Maria Beatrice Siravo, sono quelli di corruzione, peculato, concorso in falso in certificazioni mediche, truffa ai danni del sistema sanitario nazionale e detenzione illecita e spaccio di farmaci ad azione stupefacente.
    Le indagini sono iniziate dopo una segnalazione fatta dall’Asl di Latina relativamente a quella che era considerata un’eccessiva e immotivata prescrizione di un farmaco ad azione stupefacente in favore di una sola paziente.
    Per gli inquirenti il medico, con il concorso del farmacista, prescriveva indebitamente alla 62enne un eccessivo quantitativo, fatto di oltre 1.600 confezioni di uno spray nasale analgesico contenente una sostanza inclusa nella tabella ministeriale degli stupefacenti, in aggiunta alla terapia già prescrittale dal medico di famiglia, inducendo così in errore l’Azienda sanitaria che corrispondeva alla farmacia coinvolta nell’indagine ed altre farmacie locali oltre 470mila euro tra il 2016 e il 2019.
    I carabinieri del Nas hanno inoltre ritenuto che lo stesso medico, abusando della sua qualità di dirigente ospedaliero, avrebbe illecitamente ceduto al 37enne, in cambio di 50 euro a fiala e al di fuori dei protocolli terapeutici, oltre mille flaconi di morfina, redigendo allo scopo false prescrizioni mediche a carico di ignari pazienti.
    Il medico, assistito dagli avvocati Domenico Di Tano e Pasquale Cardillo Cupo, dovrà spiegare al gip i suoi rapporti con Magrino e con gli altri due indagati e la sua condotta.
    I difensori sostengono intanto la piena fiducia del loro assistito nell’autorità giudiziaria e “nella necessità di chiarire alcuni aspetti della vicenda che, se oggi vedono il loro assistito in un momento di difficoltà, è solo per la nota disponibilità del dottor Pagano a cercare in ogni modo di essere di aiuto e sostegno per i suoi pazienti, come del resto confermano gli innumerevoli attestati di affetto e vicinanza di amici e pazienti di queste ore”.
    “Se c’è stata qualche leggerezza – concludono – verrà chiarita con la massima serenità”.

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    Spaccio di droga, i due fratelli arrestati condannati e liberati

    Liberi i due fratelli di Formia arrestati nello scorso fine settimana dai carabinieri di Cellole, con l’accusa di spaccio di droga e oltraggio a pubblico ufficiale.
    I due sabato avevano seminato il panico tra le strade del centro campano fino a Piedimonte ed erano stati trovati in possesso di 3 grammi di cocaina.
    Per sfuggire ai controlli dei militari, i due fratelli si erano abbandonati a una folle fuga, terminata con l’impatto della propria autovettura contro il muro di un palazzo, nel comune di Piedimonte, dopo aver percorso oltre 10 chilometri, mettendo in pericolo la vita di bambini e pedoni, compresa una giovane donna incinta colta da malore.
    Ieri mattina, presso il Tribunale Sammaritano, si è svolta la convalida dell’arresto e il processo per direttissima.
    Convalidato l’arresto, i due formiani hanno scelto di farsi processare con rito abbreviato e, a fronte delle richieste del pm di condanne a un anno e mezzo di reclusione per il 28enne, pregiudicato, e a un anno e quattro mesi per il 23enne, gli imputati sono stati condannati rispettivamente a un anno e due mesi e a un anno di reclusione, con sospensione condizionale della pena.
    Il Tribunale, accogliendo le richieste dell’avvocato difensore Vincenzo Macari, ha poi rimesso i due giovani in libertà, disponendo soltanto l’obbligo di dimora nel Comune di Formia per il 28enne.

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    Violenza sessuale, assolto un 62enne originario di Formia

    Si è concluso ieri davanti al tribunale collegiale di Cassino l’udienza a carico di V.C., 62enne originario di Formia accusato di violenza sessuale e violenza privata. Davanti al collegio composto dal presidente Perna e da giudici dott.ssa Tavolieri e Di Fonzo il pubblico ministero Dott Mattei ha avanzato una richiesta una condanna alla pena di anni cinque di reclusione per aver l’imputato palpeggiato e provato ad ulteriormente abusare una giovane 26enne a Santi Cosma e Damiano nell’agosto del 2015. La difesa sostenuta dall’avv. Pasquale Di Gabriele ha chiesto e ottenuto la assoluzione dell’imputato.

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    Omicidio Bondanese, fissato l’interrogatorio del cugino

    Venerdì prossimo verrà interrogato dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minori di Roma, Maria Perna, Osvaldo V., il 17enne ferito il 16 febbraio scorso a Formia nello scontro con una comitiva di coetanei di Casapulla in cui ha perso la vita il cugino Romeo Bondanese.Il giovane, assistito dall’avvocato Vincenzo Macari, è indagato per rissa e al magistrato riferirà la sua versione dei fatti sulla tragedia consumatasi in via Vitruvio.
    Per rissa sono indagati anche altri tre giovani di Casapulla, tutti tra i 16 e i 17 anni, e il 16enne Camillo B., accusato anche di omicidio preterintenzionale, lesioni e porto illecito di arma bianca, arrestato e messo ai domiciliari.
    Le indagini sulla morte di Romeo Bondanese e su quell’esplosione di violenza in pieno centro, con protagonisti tutti minorenni, proseguono.

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    Omicidio Bondanese, altri tre indagati ma solo per rissa

    Altri tre indagati nell’inchiesta sull’omicidio del 17enne Romeo Bondanese, ucciso con una coltellata in via Vitruvio, nel corso di un litigio esploso lo scorso 16 febbraio tra alcuni giovani di Formia e una comitiva di giovani casertani.Si tratta di tre minorenni di Casapulla, di età compresa tra i 16 e i 17 anni, accusati di rissa.
    La Procura dei minori, per lo stesso reato, aveva indagato già anche il cugino della vittima, anche lui ferito.
    Ai domiciliari, con le accuse di omicidio preterintenzionale, porto illecito di arma bianca, lesioni e rissa, si trova invece un sedicenne sempre di Casapulla.
    Le indagini proseguono.

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    Omicidio colposo alla clinica Costa, la condanna definitiva

    Condanna definitiva per il primario Stefano Chiappalone, accusato di omicidio colposo per la morte di Annina Serao, 71enne di Minturno, deceduta dopo essere stata sottoposta a una colecistectomia laparoscopica nella clinica Costa di Formia e poi dimessa, a fine marzo 2013.Per quel dramma, insieme a Chiappalone, erano stati mandati a giudizio i chirurghi Cristina Masella, Stefano Matera e Barbara Nola.
    L’anziana era stata sottoposta a una colecistectomia, per calcolosi della colecisti, dal primario, il 18 gennaio 2013 e a un nuovo intervento chirurgico, eseguito da un altro medico, 22 gennaio successivo, con asportazione dei calcoli biliari, per via endoscopica.
    Dimessa, avendo febbre e un dolore dell’ipocondrio destro, la 71enne era stata riportata in clinica.
    Il 16 febbraio 2013 era sottoposta a un’ecografia addominale e, dopo tre giorni, a una tac.
    Le era stato quindi praticato un drenaggio percutaneo e era stata somministrata una terapia antibiotica ad ampio spettro.
    Il 25 marzo era stata dimessa “in dimissione protetta”, senza l’asportazione del drenaggio, con la previsione di un nuovo ricovero dopo tre-quattro giorni.
    Stando molto male, la donna era però tornata in clinica il 29 marzo, dove dopo qualche ora era deceduta a causa di uno shock cardiaco.
    Alla luce degli accertamenti medico-legali, per gli inquirenti c’era un collegamento tra l’insufficienza cardio-respiratoria e lo shock settico, insorto “a causa dell’imponente raccolta purulenta retro-peritoneale, secondaria a fistola duodenale, conseguente alla procedura endoscopica, pur correttamente eseguita”.
    La morte della paziente, “stante le sue buone condizioni generali precedenti l’intervento”, era stata così “ritenuta conseguenza della condotta colposa di ciascuno” dei quattro medici, “consistita nell’avere omesso di applicare le linee guida per il caso di perforazione del duodeno”.
    In primo grado il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, aveva così condannato Chiappalone a un anno e quattro mesi di reclusione e gli altri tre a un anno, disponendo il risarcimento dei danni in favore della figlia della vittima, Erminia Vellozzi costituitasi parte civile, e liquidato una provvisionale provvisoriamente esecutiva di 100mila euro.
    Il 14 gennaio dell’anno scorso, però, la Corte d’Appello di Roma ha confermato la condanna solo per il primario, con sospensione condizionale della pena inflitta subordinata al pagamento della provvisionale, e assolto gli altri tre medici per non aver commesso il fatto.
    Più nello specifico, nel processo di secondo grado, Matera, Masella e Barbara Nola sono stati assolti “per carenza di prova in ordine al contributo causale della loro condotta sulla produzione dell’evento morte”.
    Chiappalone è stato invece ritenuto responsabile di aver eseguito in ritardo gli accertamenti diagnostici ed in particolare l’ecografia addominale e la Tac, di aver omesso l’indicazione nella diaria del liquido quotidianamente drenato, di aver omesso l’espletamento dell’esame chimico del liquido drenato, al fine di verificare l’amilasi, di aver somministrato alla degente il cortisone, controindicato in caso di infezioni, in quanto immunosoppressore, di non avere disposto antibiogramma al fine di determinare l’antibiotico adeguato, di aver omesso la sospensione dell’alimentazione orale, non disponendo la somministrazione di alimentazione parenterale, di aver omesso l’esecuzione di intervento chirurgico per eliminare la raccolta purulenta ed applicare un tubo di drenaggio di ampio calibro, e di aver ingiustificatamente disposto le dimissioni della paziente il 25 marzo 2013, prima della guarigione completa.
    Il medico ha impugnato la sentenza, ma il suo ricorso è stato rigettato dalla Corte di Cassazione, che ha reso così definitiva la condanna.

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    Omicidio Coviello, il caso finisce alle sezioni unite della Cassazione

    Dopo che ben cinque processi non sono stati sufficienti a mettere un punto fermo sull’omicidio Coviello, il delitto consumato cinque anni fa all’interno del parcheggio multipiano di Sperlonga è finito alle sezioni unite della Corte di Cassazione.La decisione, dopo l’ennesimo confronto tra accusa e difesa, è stata presa dalla V Sezione della Suprema Corte.
    A parlare, davanti agli ermellini, sono stati il procuratore generale, che punta all’ergastolo per l’imputata Arianna Magistri, l’avvocato di parte civile Dino Lucchetti, quello dello studio dell’ex ministro Paola Severino per Poste Italiane, e gli avvocati difensori Giuseppe Cincioni, in sostituzione del collega Giovanni Aricò, insistendo sull’assenza di volontarietà nell’omicidio, e Pasquale Cardillo Cupo, evidenziando l’impossibilità a suo avviso di contestare sia l’aggravante dello stalking che il reato fine di atti persecutori, specificando che in tal modo si otterrebbe una duplicazione di trattamento sanzionatorio per lo stesso fatto reato.
    Visto che su tale punto, alla luce delle recenti decisioni della stessa Cassazione, si è creato un conflitto giurisprudenziale, il caso è stato dunque inviato alle sezioni unite.
    Soddisfatto l’avvocato Cardillo Cupo per la decisione della Suprema Corte, sostenendo che “un pronunciamento delle sezioni unite sul punto era doveroso e auspicabile non solo per le ragioni della Magistri ma anche per analoghe vicende presenti in Italia, sia nei vari Tribunali che nelle Corti Territoriali, che potranno così avere una decisione pilota unitariamente adottata sul punto dagli ermellini”.
    La dipendente delle Poste, Anna Lucia Coviello, 63enne di Terracina, il 16 giugno 2016 è stata uccisa all’interno del parcheggio multipiano di Sperlonga, secondo gli inquirenti dopo mesi e mesi di stalking, dalla collega Arianna Magistri, 45enne di Formia.
    La vittima, dipendente delle Poste, venne ricoverata all’ospedale “Goretti” di Latina, dove morì dopo una settimana di agonia.
    I carabinieri arrestarono Arianna Magistri.
    Per gli inquirenti, l’imputata avrebbe fatto precipitare la 63enne dalle scale, provocandole fratture del cranio e una vasta emorragia, dopo averla perseguitata per circa due anni.
    E con tali accuse il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mara Mattioli, aveva condannato la formiana a sedici anni di reclusione.
    In appello però era arrivata l’assoluzione dall’accusa di stalking, l’omicidio era stato inquadrato come un omicidio preterintenzionale e la Magistri, che si trova ancora ai domiciliari, era stata condannata a sei anni di carcere.
    Una decisione annullata dalla Corte di Cassazione, disponendo un nuovo processo davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma, che aveva condannato nuovamente la 45enne di Formia per omicidio volontario a 15 anni e 4 mesi di reclusione.
    Ora l’attesa per il nuovo pronunciamento della Cassazione.

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