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    Il Pan presenta il Museo dell’Immagine: Napoli si prepara a un nuovo capitolo nell’arte contemporanea

    A marzo, il Pan (Palazzo delle Arti Napoli) chiuderà temporaneamente per intraprendere un piano di ristrutturazione finanziato con fondi Pnrr, Poc Metro, Poc Regione Campania e risorse dalla Città metropolitana di Napoli, con termine previsto nel 2025.
    La riapertura vedrà il museo comunale trasformarsi nel nuovo Museo dell’Immagine, un luogo dedicato alla fotografia, cinema, digital art, pittura, scultura e nuovi media. Il museo si propone di esplorare come le immagini si trasformino, si contaminino e si ibridino, influenzando il mondo che ci circonda.
    Parte integrante del programma Napoli Contemporanea, voluto dal sindaco Gaetano Manfredi e curato da Vincenzo Trione, consigliere del sindaco per l’arte contemporanea e l’attività museale, il nuovo Museo dell’Immagine, progettato dall’architetto Giovanni Francesco Frascino, mira a reinterpretare l’attuale configurazione del Pan, enfatizzando la vocazione urbana dell’edificio settecentesco.
    Guardando ai musei internazionali delle grandi città europee, il Pan si concentra sul rapporto con la città, la dimensione pubblica e l’esperienza visiva. L’obiettivo è offrire un’esperienza immersiva all’interno di uno spazio dotato di illuminazione e sicurezza conformi agli standard museali contemporanei. LEGGI TUTTO

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    Record di visitatori al Parco archeologico di Paestum e Velia

    Un anno di record assoluto quello appena trascorso nella storia del Parco Archeologico di Paestum e Velia, con 506.955 visitatori che hanno colto l’opportunità di scoprire le bellezze dei due siti archeologici e del museo, segnando un traguardo senza precedenti e con un incremento del 30% rispetto al 2022.
    Entusiasta la direttrice del Parco, Tiziana D’Angelo, che dichiara: “Oltrepassare la soglia del mezzo milione di visitatori è un traguardo importante che segna per noi un livello fino ad ora mai raggiunto di partecipazione del pubblico. Nel 2023 i nostri visitatori hanno trovato a Paestum e Velia un Parco dinamico e rinnovato, con un museo ristrutturato e riallestito, aree archeologiche sempre più accessibili, nuovi percorsi di fruizione, una grande mostra archeologica e multimediale, importanti cantieri di scavo e un ricco programma di eventi culturali e laboratori didattici. Per il nuovo anno ci stiamo impegnando per consolidare questa crescita, ampliando e migliorando ulteriormente la nostra offerta culturale e soprattutto ascoltando attentamente e recependo le esigenze di tutte le nostre comunità”.
    Continuano, anche nel 2024, i progetti scientifici, di valorizzazione e promozione del Parco, tra cui spiccano, a Paestum, gli scavi in corso al tempietto arcaico, un intervento di scavo, restauro e valorizzazione delle terme del Foro, i lavori per il restauro e il riallestimento del Museo del Santuario di Santa Venera e dell’ex stabilimento Cirio e il completamento dei lavori di ristrutturazione e riallestimento del Museo Nazionale; a Velia, invece, una campagna di scavo stratigrafico sull’acropoli, un intervento di riqualificazione della galleria ferroviaria ottocentesca e l’avvio di un progetto per la realizzazione del Museo Archeologico di Elea-Velia. LEGGI TUTTO

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    Alla Reggia di Caserta oltre 1 mln di visitatori nel 2023

    Duecentocinquantamila sono stti i visitatori sotto i 25 anni. Per la direttrice Maffei ci sono “Grandi potenzialità anche per il 2024”.La Reggia di Caserta ha chiuso il 2023 con 1.028.292 ingressi dopo aver accolto, lo scorso 21 dicembre, il suo milionesimo visitatore. È la prima volta dal 2000 (anno del Giubileo), si legge in una nota ufficiale del Museo, che la Reggia di Caserta consegue questo traguardo. La crescita degli ingressi è netta rispetto al 2022: è del 30,4%.
    I numeri del 2023, prosegue la nota, “non sono indicatori solo della “quantità” dei visitatori cui l’Istituto ha schiuso la sua meraviglia, ma anche della tipologia di pubblico che ha scelto la Reggia di Caserta come meta o tappa di un percorso culturale, turistico, di conoscenza o, in una sola parola, esperienziale. L’istituto, anche per l’anno trascorso, ha scelto di contingentare i suoi accessi per numero di visitatori e per fascia oraria. Una decisione motivata dalla volontà e dalla necessità di tutelare il personale, i visitatori e il patrimonio e garantire, nel contempo, una visita del Complesso vanvitelliano che possa realmente essere fonte di arricchimento personale e collettiva. In molte giornate, non solo in quelle ad ingresso gratuito, il Museo ha raggiunto il sold out. Si è ritenuto opportuno puntare sulla qualità della visita, pensando al Palazzo reale e al suo Museo verde come itinerario immersivo nella storia e nella natura e non come grande spazio da riempire”.
    Circa 250mila giovani hanno scelto la Reggia di Caserta. Di questi quasi 50mila della fascia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni. “Una dimostrazione del fascino – rimarca la nota – che il patrimonio della Corte borbonica ha anche sui nati dopo il 2000 e dell’apprezzamento riscontrato da alcune novità introdotte negli ultimi dodici mesi: dalla mobilità elettrica alle golf car del Parco reale; dal completamento dell’allestimento della collezione Terrae Motus lungo il percorso degli Appartamenti reali, al maggiore spazio riservato all’arte contemporanea; dalle aperture serali a quella, avvenuta per la prima volta nell’agosto scorso, “all’alba”. Il 26 agosto scorso circa 1000 persone hanno percorso a piedi, nella quiete delle prime ore del mattino, il Parco reale e il Giardino Inglese contemplandone con calma l’incomparabile bellezza. Il successo dell’iniziativa è un ulteriore stimolo per il Museo per pensare a nuove forme e modalità di fruizione del proprio patrimonio”.
    I minori e gli studenti in visita sono aumentati del 41,3% rispetto all’anno precedente. Buon risultato nel 2023 anche per la campagna abbonamenti ReggiaCard, il titolo che consente di accedere agli Appartamenti reali e al Parco reale tutto l’anno. Sono stati 6839 gli Ercole, Venere, Leoni e Atlante (dai nomi dei diversi abbonamenti disponibili). Le giornate di gratuità hanno portato al Museo 146.221 persone.
    La data con maggiore affluenza è stata quella del 1 ottobre con 15.854 ingressi. Nonostante i numeri, anche nei giorni di accesso con biglietto gratuito, la Reggia di Caserta “stabilisce una quantità finita di biglietti da emettere. Le potenzialità del grande attrattore devono necessariamente, sempre, essere contemperate a quelle di salvaguardia del Complesso vanvitelliano, del personale e dei suoi fruitori senza dimenticare le finalità dell’iniziativa di promuovere il patrimonio culturale italiano”.
    “Siamo già al lavoro per questo nuovo anno appena iniziato – ha affermato il direttore generale della Reggia di Caserta Tiziana Maffei – La Reggia ha molte potenzialità cui speriamo di dare ancora maggiore espressione nei prossimi mesi con l’apertura di nuovi ambienti al pubblico, l’adeguamento dei servizi, l’ampliamento dell’offerta museale. Il grande cantiere Reggia di Caserta prosegue con interventi strategici per la salvaguardia ma soprattutto per un’attenta e impegnativa rifunzionalizzazione degli spazi restituiti da altri enti. Ci sono ancora molte cose da fare e da migliorare anche nell’ottica di superare situazioni emergenziali che per troppo tempo hanno flagellato il complesso vanvitelliano. Il percorso è tracciato e, nonostante la grave carenza di personale che non consente di affrontare con la voluta rapidità l’enormità di questa impegnativa e straordinaria trasformazione, continueremo senza lena ad andare avanti. Un lavoro corale frutto dell’impegno delle decine di persone che ogni giorno, nel contatto con il pubblico o nell’attività tecnico e amministrativa, è all’opera per trasmettere i valori che questi luoghi incarnano”. LEGGI TUTTO

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    Pompei, nella Regio IX emerge il panificio prigione

    Un panificio-prigione, dove persone ridotte in schiavitù e asini erano rinchiusi e sfruttati per macinare il grano necessario a produrre il pane. Un ambiente angusto e senza affaccio esterno, con piccole finestre con grate in ferro per il passaggio della luce. E nel pavimento intagli per coordinare il movimento degli animali, costretti a girare per ore con occhi bendati.L’impianto è emerso nella Regio IX, insula 10, dove sono in corso scavi nell’ambito di un più ampio progetto di messa in sicurezza e manutenzione dei fronti che perimetrano l’area ancora non indagata della città antica di Pompei.
    Le indagini hanno restituito una casa in corso di ristrutturazione. Un’abitazione suddivisa – come spesso avviene – in un settore residenziale decorato con raffinati affreschi di IV stile, e un quartiere produttivo destinato in questo caso alla panificazione. In uno degli ambienti del panificio, erano già emerse nei mesi scorsi tre vittime, a conferma che nonostante la ristrutturazione in corso, la dimora fosse tutt’altro che disabitata.
    Una fotografia/testimonianza del lavoro massacrante a cui erano sottoposti uomini, donne e animali negli antichi mulini-panifici, del cui racconto abbiamo la fortuna di poter disporre di una fonte d’eccezione, lo scrittore Apuleio, vissuto nel II secolo d.C., che nelle Metamorfosi IX 11-13, racconta l’esperienza del protagonista, Lucio, trasformato in asino e venduto a un mugnaio, evidentemente sulla base di una conoscenza diretta di contesti simili.
    Le nuove scoperte rendono possibile descrivere meglio anche il funzionamento pratico dell’impianto produttivo che, seppure in disuso al momento dell’eruzione, ci restituisce una conferma puntuale del quadro sconcertante dipinto da Apuleio.
    Il settore produttivo messo in luce è privo di porte e comunicazioni con l’esterno; l’unica uscita dà sull’atrio; nemmeno la stalla possiede un accesso stradale come frequente in altri casi. “Si tratta, in altre parole, di uno spazio in cui dobbiamo immaginare la presenza di persone di status servile di cui il proprietario sentiva il bisogno di limitare la libertà di movimento – fa notare il Direttore Gabriel Zuchtriegel, in un articolo scientifico a più mani pubblicato oggi sull’E-Journal degli scavi di Pompei.
     È il lato più sconvolgente della schiavitù antica, quello privo di rapporti di fiducia e promesse di manomissione, dove ci si riduceva alla bruta violenza, impressione che è pienamente confermata dalla chiusura delle poche finestre con grate di ferro. “
    La zona delle macine, ubicate nella parte meridionale dell’ambiente centrale, è adiacente alla stalla, caratterizzata dalla presenza di una lunga mangiatoia.
    Attorno alle macine si individua una serie di incavi semicircolari nelle lastre di basalto vulcanico. Data la forte resistenza del materiale, è verosimile che quelle che a prima vista potrebbero sembrare delle “impronte” siano in realtà intagli realizzati appositamente per evitare che gli animali da tiro scivolassero sulla pavimentazione e contemporaneamente tracciare un percorso, formando in tal modo un “solco circolare” (curva canalis) come lo descrive anche Apuleio.
    “Le fonti iconografiche e letterarie, in particolare i rilievi della tomba di Eurysaces a Roma, suggeriscono che di norma una macina fosse movimentata da una coppia composta da un asino e uno schiavo. Quest’ultimo, oltre a spingere la mola, aveva il compito di incitare l’animale e monitorare il processo di macinatura, aggiungere del grano e prelevare la farina.”   
    L’usura dei vari intagli può essere ascritta agli infinti giri, sempre uguali, svolti secondo lo schema predisposto nella pavimentazione. Più che a un solco viene pertanto da pensare all’ingranaggio di un meccanismo di orologeria, concepito per sincronizzare il movimento intorno alle quattro macine concentrate in questa zona.
    L’ambiente riaffiorato, con la sua testimonianza di dura vita quotidiana, integra il quadro raccontato nella mostra “L’altra Pompei: vite comuni all’ombra del Vesuvio” – che inaugurerà il 15 dicembre alla Palestra grande di Pompei-  dedicata a quella miriade di individui spesso dimenticati dalle cronache storiche, come appunto gli schiavi, che costituivano la maggioranza della popolazione e il cui lavoro contribuiva in maniera importante all’economia, ma anche alla cultura e al tessuto sociale della civiltà romana.
    “In ultima analisi – aggiunge il direttore- sono spazi come questo che ci aiutano anche a capire perché c’era chi riteneva necessario cambiare quel mondo e perché negli stessi anni un membro di un piccolo gruppo religioso di nome Paolo, poi santificato, scrive che è meglio essere tutti servi, douloi che vuol dire schiavi, ma non di un padrone terrestre, bensì di uno celeste.” LEGGI TUTTO