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    Tragedia di Cala Rossano, disposto un nuovo processo

    Sulla tragedia di Cala Rossano i processi non sembrano avere fine e un punto fermo sul fronte giudiziario non arriva.
    La Corte di Cassazione ha ora annullato il secondo processo d’appello in cui Luciano Pizzuti aveva ottenuto il proscioglimento per intervenuta prescrizione e si era così visto confermare solo i risarcimenti dovuti alle parti civili.
    Una sentenza con cui è stato disposto un nuovo giudizio per l’ingegnere del Genio, seppure soltanto civile.
    Per la morte delle due studentesse romane, la 13enne Sara Panuccio e la 14enne Francesca Colonnello, travolte il 20 aprile 2010 dal crollo di un costone di tufo sulla spiaggia di Cala Rossano, durante una gita scolastica sull’isola di Ventotene, il Tribunale di Latina ha condannato gli ex sindaci Giuseppe Assenso e Vito Biondo rispettivamente a due anni e quattro mesi di reclusione e un anno e dieci mesi.
    Sempre in primo grado sono stati inoltre condannati il responsabile dell’ufficio tecnico Pasquale Romano a due anni e quattro mesi e a un anno e dieci mesi l’ingegnere del Genio Civile, Luciano Pizzuti.
    Una sentenza confermata dalla Corte d’Appello di Roma, ma parzialmente annullata dalla Corte di Cassazione.
    Gli ermellini hanno infatti avallato e reso definitive le condanne per i due ex sindaci, disponendo un nuovo processo per Romano e Pizzuti.
    La II sezione penale della Corte d’Appello di Roma, nel 2019, ha quindi assolto Romano per non aver commesso il fatto e prosciolto Pizzuti per intervenuta prescrizione.
    Una sentenza nuovamente impugnata dall’ingegnere del Genio Civile, che si è ora visto accogliere il suo ricorso dalla Suprema Corte.
    Per gli ermellini, la Corte d’Appello “non ha individuato né la fonte dell’obbligo giuridico gravante sull’imputato né ha spiegato il nesso di causalità tra il fatto del 2004 e quello del 2010”, dunque tra due frane.
    Per la Cassazione tale particolare imporrebbe un rinvio al giudice penale, che non è possibile per via della prescrizione.
    La sentenza è stata quindi annullata “con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello, onde valutare le statuizioni civili”.

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    Dirty Glass, confermati gli arresti di Iannotta e Carfora Lettieri

    Confermati anche dalla Cassazione gli arresti di Luciano Iannotta, di Sonnino, e del maresciallo dell’Arma, Michele Carfora Lettieri, finiti lo scorso anno il primo in carcere e il secondo ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta antimafia denominata Dirty Glass.
    L’imprenditore, considerato dagli inquirenti al vertice di un sistema criminale fatto di reati in materia fiscale e tributaria, violazioni della legge fallimentare, estorsione aggravata dal metodo mafioso, intestazione fittizia di beni, falso, corruzione, riciclaggio, accesso abusivo a sistema informatico, rivelazioni di segreto d’ufficio, favoreggiamento reale, turbativa d’asta, sequestro di persona e detenzione e porto d’armi da fuoco, e il carabiniere accusato di soffiargli informazioni riservate, non hanno avuto sconti.
    L’ordinanza di custodia cautelare emessa nei loro confronti dal gip del Tribunale di Roma è stata avallata prima dal Riesame e poi dalla Suprema Corte.
    La Cassazione ha rigettato i due ricorsi e condannato Iannotta e Carfora Lettieri, attualmente imputati davanti al Tribunale di Latina, al pagamento delle spese processuali.

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    Frontone, avanti con le nuove autorizzazioni: diffida al Comune

    Su Frontone non è finita.
    La coop Gemini, la coop Frontone Village e la ditta individuale Alfredo De Gaetano, tramite gli avvocati Cecilia Greca e Leonardo Zipoli, hanno inviato una nuova diffida al Comune di Ponza, affinché l’ente locale rilasci subito loro le autorizzazioni per le attività di noleggio di attrezzature balneari, evitando in tal modo che le tre aziende perdano anche la prossima stagione turistica.
    La coop Gemini, la coop Frontone Village e la ditta individuale Alfredo De Gaetano, contestando le autorizzazioni al noleggio di attrezzature balneari sulla spiaggia di Frontone concesse dal Comune di Ponza, avevano fatto ricorso e un anno fa il Tar di Latina aveva dato loro ragione, annullando gli atti impugnati.
    I giudici avevano accolto la tesi che le coop autorizzate al noleggio – San Silverio, Azzurra e Alba – non avevano mai avuto la disponibilità di un ricovero per ombrelloni e sdraio entro i 50 metri dall’arenile, requisito fondamentale per partecipare alla gara.
    Una sentenza confermata lo scorso anno dal Consiglio di Stato.
    A gennaio poi, non avendo il Comune dato esecuzione ai provvedimenti che lo obbligavano a scorrere la graduatoria e non rilasciando dunque nuove autorizzazioni ai ricorrenti, la coop Gemini, la coop Frontone Village e la ditta individuale Alfredo De Gaetano avevano presentato un nuovo ricorso, chiedendo al Tar un provvedimento per l’ottemperanza alla sentenza confermata da Palazzo Spada e dunque per far rispettare la stessa.
    Un caso di cui è stata interessata dal Tar anche la Procura di Cassino, “essendo emerse false dichiarazioni rilasciate dalle aggiudicatarie in ordine al possesso dei requisiti richiesti dal disciplinare” e “palesata l’inerzia degli organi amministrativi nella verifica degli stessi”.
    Una vicenda su cui c’è un’inchiesta in corso.
    La coop Gemini, la coop Frontone Village e la ditta individuale Alfredo De Gaetano avevano infine preannunciano di voler presentare una denuncia alla stessa Procura per l’omessa esecuzione delle sentenze dei giudici amministrativi.
    Le coop San Silverio, Azzurra e Alba hanno quindi presentato un ricorso per revocazione della sentenza, sostenendo che i giudici siano incorsi in degli errori e chiedendo dunque di cassare quel provvedimento, e lo stesso Consiglio di Stato, ad un primo esame del caso, ha ritenuto fondate le rimostranze dei ricorrenti.
    Visto che il Comune ha annunciato di voler eseguire la sentenza impugnata, i giudici, con un’ordinanza, hanno così sospeso l’esecutività del provvedimento, fissando al 7 ottobre prossimo l’udienza in cui discutere della vicenda nel merito.
    Anche quest’anno resteranno in attività i vecchi gestori dei noleggi e la coop Gemini, la coop Frontone Village e la ditta individuale Alfredo De Gaetano saranno costrette a non toccare palla? Quest’ultime non ritengono che sia possibile.
    Nella diffida inviata al Comune hanno specificato che l’ordinanza di Palazzo Spada blocca la sentenza dello stesso Consiglio di Stato, ma che resta in piedi quella del Tar, che ha annullato le autorizzazioni ai vecchi gestori e imposto lo scorrimento della graduatoria, concedendo così loro i permessi per il noleggio di attrezzature balneari.
    Gli avvocati Greca e Zipoli hanno inoltre specificato che in caso contrario informeranno anche di quest’ultima vicenda la Procura di Cassino.

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    A Frontone restano i vecchi noleggiatori: ordine del Consiglio di Stato

    A Frontone, anche quest’anno, tutto sembra destinato a restare cosi com’è.
    Nessuna nuova autorizzazione ai vincitori del ricorso sulle attività di noleggio e avanti con i vecchi gestori nonostante i loro permessi siano stati bocciati prima dal Tar di Latina e poi dal Consiglio di Stato.
    Proprio Palazzo Spada, infatti, pronunciandosi sul ricorso per revocazione della sentenza presentato dalle coop San Silverio, Azzurra e Alba, ha bloccato l’esecutività della stessa.
    Una vicenda intricata in cui occorre andare per ordine.
    La coop Gemini, la coop Frontone Village e la ditta individuale Alfredo De Gaetano, contestando le autorizzazioni al noleggio di attrezzature balneari sulla spiaggia di Frontone concesse dal Comune di Ponza, avevano fatto ricorso e un anno fa il Tar di Latina aveva dato loro ragione, annullando gli atti impugnati.
    I giudici avevano accolto la tesi che le coop autorizzate al noleggio non avevano mai avuto la disponibilità di un ricovero per ombrelloni e sdraio entro i 50 metri dall’arenile, requisito fondamentale per partecipare alla gara.
    Una sentenza confermata lo scorso anno dal Consiglio di Stato.
    A gennaio poi, non avendo il Comune dato esecuzione ai provvedimenti che lo obbligavano a scorrere la graduatoria e non rilasciando dunque nuove autorizzazioni ai ricorrenti, la coop Gemini, la coop Frontone Village e la ditta individuale Alfredo De Gaetano avevano presentato un nuovo ricorso, chiedendo al Tar un provvedimento per l’ottemperanza alla sentenza confermata da Palazzo Spada e dunque per far rispettare la stessa.
    Un caso di cui è stata interessata dal Tar anche la Procura di Cassino, “essendo emerse false dichiarazioni rilasciate dalle aggiudicatarie in ordine al possesso dei requisiti richiesti dal disciplinare” e “palesata l’inerzia degli organi amministrativi nella verifica degli stessi”.
    La coop Gemini, la coop Frontone Village e la ditta individuale Alfredo De Gaetano avevano infine preannunciano di voler presentare una denuncia alla stessa Procura per l’omessa esecuzione delle sentenze dei giudici amministrativi.
    Ora però, dopo che le coop San Silverio, Azzurra e Alba hanno presentato un ricorso per revocazione della sentenza, sostenendo che i giudici siano incorsi in degli errori e chiedendo dunque di cassare quel provvedimento, lo stesso Consiglio di Stato, ad un primo esame del caso, ha ritenuto fondate le rimostranze dei ricorrenti.
    E visto che il Comune ha annunciato di voler eseguire la sentenza impugnata, i giudici, con un’ordinanza, hanno sospeso l’esecutività del provvedimento, fissando al 7 ottobre prossimo l’udienza in cui discutere della vicenda nel merito.
    Anche quest’anno insomma resteranno in attività i vecchi gestori dei noleggi e la coop Gemini, la coop Frontone Village e la ditta individuale Alfredo De Gaetano sembrano destinate a non toccare palla.
    Considerando poi che il bando con cui sono state date le autorizzazioni era valido fino al 2021 la possibilità di lavorare per le aziende che hanno contestato le scelte comunali sembra sostanzialmente azzerata.

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    Punta Cetarola, confermato il nuovo stop al complesso turistico

    Nuovo stop al progetto di un complesso turistico vista mare a Itri, in località Monte Agnellone.
    Il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso della Cetarola srl e avallato i provvedimenti presi lo scorso anno dalla Regione Lazio, che ha messo altri paletti all’iniziativa della società, da 17 anni oggetto di battaglie e polemiche per l’impatto della lottizzazione in un’area delicata come quella di Punta Cetarola.
    La srl è proprietaria di un terreno di 567.232 metri quadrati, sul quale vorrebbe realizzare un complesso turistico-alberghiero, per cui, dopo le prime difficoltà, nel 2007 ha presentato un Piano di lottizzazione convenzionato, adottato con delibera del consiglio comunale del 20 dicembre dello stesso anno.
    Un progetto sul quale la Regione ha fatto i primi rilievi il 10 marzo 2008, battendo sul vincolo paesaggistico e sul procedimento di valutazione di impatto ambientale.
    Ne sono seguite numerose battaglie davanti ai giudici amministrativi e polemiche, con le associazioni ambientaliste e non solo sul piede di guerra davanti a una enorme colata di cemento in una tra le zone di più grande valore del litorale laziale.
    La Cetarola srl, impugnando l’ulteriore freno messo lo scorso anno dalla Regione al progetto, ha sostenuto che, riavviato l’iter, è stata superata la verifica di incidenza ambientale e sono stati acquisiti i pareri necessari.
    Per la società sarebbe dunque un intralcio indebito quello della Regione, che alla luce della nuova normativa in tema ambientale ha richiesto una nuova procedura di VIA.
    Scelte approvate però dal Tar del Lazio, evidenziando che il piano di lottizzazione è notevole, trattandosi di un insediamento di tipo turistico-recettivo con attività commerciali e sportive, per un totale di 65.738 metri cubi, con un’ampia movimentazione di terra per riprofilare pendii e terrazzamenti, lungo la strada panoramica Sperlonga-Gaeta, in una zona di pregio e fragile.
    I giudici hanno quindi specificato che la materia del contendere non riguarda la questione sostanziale del giudizio di compatibilità ambientale dell’intervento, l’edificazione di circa 22.000 metri quadrati in un’area non edificata con annesso parcheggio di 6700 metri quadrati, quanto la disciplina del procedimento, in particolare se debba essere proseguito quello pendente, avviato nel lontano 2007, quando ancora l’area non era stata inserita nella Rete Natura2000, relativo ad un progetto modificato nella parte relativa alla viabilità d’accesso, pubblicizzato in ossequio alle regole previgenti, oppure se sia necessario provvedere alla pubblicazione secondo le nuove modalità attualmente imposte, caricando su internet l’intera documentazione al fine di assicurare il rispetto del principio di partecipazione imposto dalla recente normativa ambientale d’origine comunitaria, e nel caso se tale adempimento possa riguardare la sola parte del progetto modificata oppure dell’intero progetto, riattivando in tal modo la possibilità di presentare osservazioni da parte dei diversi soggetti interessati, con conseguente rallentamento della conclusione del procedimento di VIA.
    La srl ha specificato nel ricorso di temere altri rallentamenti e soprattutto l’opposizione delle associazioni ambientaliste.
    Ma l’operato della Regione è stato appunto considerato dal Tar non censurabile: “La Regione ha giustamente ritenuto tale produzione insufficiente ad assicurare il rispetto dei principi di trasparenza e pubblicità imposti dalla normativa comunitaria, non essendo garantita la partecipazione di enti e soggetti mediante la pubblicizzazione via web della sola “relazione integrativa” di un complesso intervento di cui era stata data notizia con la pubblicazione per un solo giorno, sul su un quotidiano, di un mero trafiletto, con l’avviso dell’avvenuta presentazione dell’istanza e dei luoghi relativi al progetto originario del 2007, divenuto ormai “inattuale” in quanto largamente superato. Non solo, ma la mera trasmissione di tale relazione integrativa, data la mancanza di allegati rappresentativi, impedisce alla stessa Regione di assumere con consapevolezza le proprie scelte, in quanto non la mette in grado di comprendere le variazioni apportate al progetto originario, oltre a costituire un’ipotesi di mancato adempimento alla richiesta di integrazioni documentali, con tutto quel che consegue, data la mancata corrispondenza tra quanto richiesto dall’Amministrazione e quanto prodotto dalla ricorrente”.
    Per i giudici è dunque “legittima la richiesta formulata, da ultimo, con la nota impugnata, dalla Regione, non trattandosi di una pretesa irragionevole o sproporzionata, ove si confronti l’interesse della ricorrente a chiudere il procedimento di VIA sulla base della sola istanza del 2007 e della coeva pubblicazione del mero avviso su un quotidiano, rispetto all’interesse di assicurare la consapevole partecipazione della Comunità, mediante la pubblicazione online del progetto e dello studio di impatto ambientale aggiornati, e dei vari Enti interessati a scelte che incidono un “bene comune” d’importanza fondamentale. Senza considerare che la documentazione in parola è necessaria, innanzitutto, per consentire alla stessa Regione di pronunciarsi sull’impatto ambientale in base ad una visione complessiva dell’intervento da realizzare e del suo inserimento nel contesto interessato”.

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    Blitz del Nipaaf a Ponza, denunciati due bracconieri

    E’ scattato questa mattina all’alba un blitz  del Nipaaf sull’isola di Ponza dove la migrazione dell’avifauna selvatica è già iniziata e purtroppo anche l’attività illecita dei bracconieri. In questo contesto  i militari, grazie alla preziosa collaborazione dei volontari del CABS e della locale stazione cc di Ponza, hanno denunciato alla Procura di Cassino due bracconieri del luogo (Calacaparra) per aver posizionato nelle rispettive proprietà (orti) le micidiali trappole a scatto innescate con larve di mosca carnaria che non lasciano scampo ai piccoli insettivori come i pettirossi e codirossi.
    Le trappole e 6 esemplari di pettirossi sono stati sequestrati. Preziosa la collaborazione dei volontari come già accennato che negli anni purtroppo sono stati più volte sotto attacco proprio per la loro attività di vedette sulle isole. Il tempestivo intervento del Nipaaf ha poi evitato che decine e decine di volatili finissero nelle trappole. Restano rammarico e tristezza per gli esemplari di pettirosso già abbattuti, le foto che riportiamo di seguito sono purtroppo eloquenti.

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    Operazione anni 2000, cambia il quadro accusatorio per due imputati

    Con il deposito del Tribunale del Riesame di Roma delle motivazioni relative ai provvedimenti concernenti le impugnazioni della difesa è emerso come il Tribunale capitolino abbia annullato per Vincenzo Di Martino e Marica Messore, ritenuti appartenenti al gruppo Antinozzi, il reato associativo finalizzato al narco traffico, previsto dall’art. 74 del Dpr pur avendo confermato il delitto di cui al 416 bis.“Il Tribunale ha accolto le doglianze difensive sull’assenza di elementi per contestare in via autonoma il delitto di cui all’art. 74, ritenendolo assorbito nel 416 bis – ha dichiarato l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo che difende i due indagati unitamente all’Avv. Pasqualino Santamaria -. Si tratta di un annullamento assai rilevante perchè in punto di pena era il reato più grave. Sul gruppo Mendico stiamo già predisponendo come collegio difensivo ricorso in Cassazione affinché anche per loro venga annullato il contestato delitto di cui all’art. 74 del Dpr, atteso che a nostro avviso mancanza di mezzi e assenza di ruolo significa, in realtà, inesistenza di un quadro associativo.”

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    Dirty Glass, accolto il ricorso degli imprenditori Antonio e Gennaro Festa

    Il caso Dirty Glass approda in Cassazione e viene inferto un colpo al castello accusatorio.
    A fare ricorso alla Suprema Corte sono stati gli imprenditori Antonio e Gennaro Festa, di Napoli, a giudizio nel filone principale del processo scaturito dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Roma, che ha ipotizzato la realizzazione di un sistema criminale fatto di reati in materia fiscale e tributaria, violazioni della legge fallimentare, estorsione aggravata dal metodo mafioso, intestazione fittizia di beni, falso, corruzione, riciclaggio, accesso abusivo a sistema informatico, rivelazioni di segreto d’ufficio, favoreggiamento reale, turbativa d’asta, sequestro di persona e detenzione e porto d’armi da fuoco.
    I due imputati hanno impugnato l’ordinanza con cui il Riesame ha confermato per loro i domiciliari disposti a settembre dal gip presso il Tribunale di Roma.
    Secondo gli inquirenti, i Festa, quali amministratori di fatto della società CR Logistic, dopo avere commesso reati di natura tributaria, avrebbero veicolato 254mila euro dalla società alla Ferrocal s.r.l. mediante un contratto preliminare di compravendita simulato, e trasferito la somma nelle casse di altra società e infine in favore della Italy Glass spa, una società considerata riconducibile all’imprenditore Luciano Iannotta, di Sonnino, ritenuto il principale artefice del sistema criminale.
    I ricorsi dei due imprenditori sono stati però accolti, l’ordinanza annullata ed è stato disposto un nuovo pronunciamento del Riesame.
    Per la Cassazione, relativamente alla CR Logistic, “il Tribunale ha erroneamente affermato che sarebbe priva di rilievo la circostanza che la somma possa essere stata accumulata mediante evasione fiscale non penalmente rilevante”.
    Da verificare, in definitiva, se sussiste l’ipotesi dell’autoriciclaggio.

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    Violenza sessuale, assolto un 62enne originario di Formia

    Si è concluso ieri davanti al tribunale collegiale di Cassino l’udienza a carico di V.C., 62enne originario di Formia accusato di violenza sessuale e violenza privata. Davanti al collegio composto dal presidente Perna e da giudici dott.ssa Tavolieri e Di Fonzo il pubblico ministero Dott Mattei ha avanzato una richiesta una condanna alla pena di anni cinque di reclusione per aver l’imputato palpeggiato e provato ad ulteriormente abusare una giovane 26enne a Santi Cosma e Damiano nell’agosto del 2015. La difesa sostenuta dall’avv. Pasquale Di Gabriele ha chiesto e ottenuto la assoluzione dell’imputato.

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    Spazi pubblici inaccessibili ai disabili, Comune condannato

    Seconda condanna per condotta discriminatoria ai danni di disabili.

    Dopo il caso degli accessi alle spiagge, questa volta il Comune di Sperlonga è stato condannato dal giudice civile del Tribunale di Latina, Roberto Galasso, per le barriere architettoniche presenti in piazza Fontana e sul belvedere Circeo.
    Il giudice ha condannato l’ente locale a realizzare le opere necessarie a rendere quei luoghi fruibili anche a chi è costretto a muoversi su una sedia a rotelle e a farlo entro sei mesi.

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    Omicidio Coviello, il caso finisce alle sezioni unite della Cassazione

    Dopo che ben cinque processi non sono stati sufficienti a mettere un punto fermo sull’omicidio Coviello, il delitto consumato cinque anni fa all’interno del parcheggio multipiano di Sperlonga è finito alle sezioni unite della Corte di Cassazione.La decisione, dopo l’ennesimo confronto tra accusa e difesa, è stata presa dalla V Sezione della Suprema Corte.
    A parlare, davanti agli ermellini, sono stati il procuratore generale, che punta all’ergastolo per l’imputata Arianna Magistri, l’avvocato di parte civile Dino Lucchetti, quello dello studio dell’ex ministro Paola Severino per Poste Italiane, e gli avvocati difensori Giuseppe Cincioni, in sostituzione del collega Giovanni Aricò, insistendo sull’assenza di volontarietà nell’omicidio, e Pasquale Cardillo Cupo, evidenziando l’impossibilità a suo avviso di contestare sia l’aggravante dello stalking che il reato fine di atti persecutori, specificando che in tal modo si otterrebbe una duplicazione di trattamento sanzionatorio per lo stesso fatto reato.
    Visto che su tale punto, alla luce delle recenti decisioni della stessa Cassazione, si è creato un conflitto giurisprudenziale, il caso è stato dunque inviato alle sezioni unite.
    Soddisfatto l’avvocato Cardillo Cupo per la decisione della Suprema Corte, sostenendo che “un pronunciamento delle sezioni unite sul punto era doveroso e auspicabile non solo per le ragioni della Magistri ma anche per analoghe vicende presenti in Italia, sia nei vari Tribunali che nelle Corti Territoriali, che potranno così avere una decisione pilota unitariamente adottata sul punto dagli ermellini”.
    La dipendente delle Poste, Anna Lucia Coviello, 63enne di Terracina, il 16 giugno 2016 è stata uccisa all’interno del parcheggio multipiano di Sperlonga, secondo gli inquirenti dopo mesi e mesi di stalking, dalla collega Arianna Magistri, 45enne di Formia.
    La vittima, dipendente delle Poste, venne ricoverata all’ospedale “Goretti” di Latina, dove morì dopo una settimana di agonia.
    I carabinieri arrestarono Arianna Magistri.
    Per gli inquirenti, l’imputata avrebbe fatto precipitare la 63enne dalle scale, provocandole fratture del cranio e una vasta emorragia, dopo averla perseguitata per circa due anni.
    E con tali accuse il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mara Mattioli, aveva condannato la formiana a sedici anni di reclusione.
    In appello però era arrivata l’assoluzione dall’accusa di stalking, l’omicidio era stato inquadrato come un omicidio preterintenzionale e la Magistri, che si trova ancora ai domiciliari, era stata condannata a sei anni di carcere.
    Una decisione annullata dalla Corte di Cassazione, disponendo un nuovo processo davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma, che aveva condannato nuovamente la 45enne di Formia per omicidio volontario a 15 anni e 4 mesi di reclusione.
    Ora l’attesa per il nuovo pronunciamento della Cassazione.

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    Narcotraffico da Minturno al Circeo, 59 avvisi di garanzia

    Partiti da Minturno, avrebbero inondato di droga il basso Lazio e fatto affari pure in Campania.Tutto grazie a un’organizzazione particolarmente articolata, a ottimi rapporti con i clan camorristici napoletani e casertani, a un esercito di spacciatori e a un territorio che non sembra mai sazio di hashish e cocaina.
    Sarebbe andata avanti così, per almeno sette anni, dal 2008 al 2015, quella che la Direzione distrettuale antimafia di Roma ha inquadrato come un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico messa su dal minturnese Giuseppe Fedele, lo stesso che, come emerso nell’inchiesta Touch & Go, avrebbe poi dovuto subire la guerra a lui mossa dai napoletani del Rione Don Guanella, decisi a prendersi loro le piazze di spaccio del sud pontino.
    E ora la Dda ha inviato ben 59 avvisi di garanzia e contestato all’esercito di indagati, in larghissima parte di Gaeta, Formia e Minturno, ben 125 capi d’accusa.
    Secondo il sostituto procuratore Stefano Luciano, Fedele avrebbe dato vita all’organizzazione criminale, ottenendo il monopolio nel business della cocaina e dell’hashish nelle zone di influenza, imponendo agli spacciatori di rifornirsi da lui e facendo valere i rapporti con la camorra, da cui avrebbe ricevuto protezione e supporto, partendo dalle forniture di sostanze stupefacenti.
    A collaborare con lui nella commercializzazione dell’hashish sarebbero stati Ugo Emilio Di Nardo e Giovanni Cardillo.
    Un ruolo importante nell’organizzazione, che avrebbe agito con modalità mafiose, lo avrebbero poi avuto Rossella Fedele, Lidia Caiazzo, e Stefano Forte.
    A custodire la droga avrebbero provveduto Italo Laracca e Paolo Matano e al trasporto Olindo Testa e Francesco Occhibove.
    Tra i fornitori vi sarebbero appunto stati organici a clan camorristici: Gaetano Milano, Carmine D’Andrea, Agostino Tartaglia, Pasquale Gallo, Gennaro Sorrentino, Ignazio Piscitelli ed Espedito Abate.
    Ma a procurare all’organizzazione la sostanza stupefacente avrebbero provveduto anche Carlo Barra e Anna Monti.
    Nell’organizzazione dedita al narcotraffico sono poi considerati coinvolti Luisa Pirozzi, Luigi Cavuoto e Romualdo Di Lanno.
    A gestire lo spaccio a Minturno sarebbero stati Domenico Castaldi, Mariano Palmieri, Alessio Carnevale, Massimo Di Toro, Umberto Somma, Angelo Fedele, Domenico Fimiani e Manuel Morlando, a Santi Cosma e Damiano Valentino Miosotis ed Erasmo Di Biasio, a Sessa Aurunca Bruno Ambrogioni, a San Giorgio a Liri Marco Oconi, a Sora Edmondo Cirfi, a Formia Salvatore Fustolo, Giovanni Pimpinella, Stefano Petricone e Marco Morabito, a Gaeta Stefano Usei ed Eric Di Biase, e a San Felice Circeo Gianluca Calisi.
    Un ruolo di rilievo sempre nello spaccio lo avrebbero poi avuto Antonio Di Rosa e Daniele Riso e, sempre nell’organizzazione, sarebbero stati impegnati Rosario Fedele e Giancarlo De Meo.

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