More stories

  • in

    Narcotraffico, gli affari dei Gallace estesi ad Aprilia

    Affari con il traffico di cocaina anche ad Aprilia. Il clan Gallace, ‘ndrina originaria di Guardavalle, in provincia di Catanzaro, dopo aver messo radici tra Anzio e Nettuno, ha allargato i propri affari alla città del nord pontino, riuscendo grazie ad alcuni apriliani anche a rafforzarsi stringendo alleanze con la malavita napoletana.Alla luce delle indagini svolte ne è convinta la direzione distrettuale antimafia di Roma, confermando così quanto a più riprese segnalato dalla stessa Dia e quanto emerso in occasione di alcuni sequestri di beni.
    Conclusa un’ulteriore inchiesta sul clan, il sostituto procuratore antimafia Edoardo De Santis ha quindi inviato 33 avvisi di garanzia, tra cui quelli a sei apriliani, e si prepara ora a chiedere il rinvio a giudizio degli indagati.
    Un’inchiesta che ha preso le mosse dall’indagine denominata “Caracas”, relativa a un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti operante a Roma, composta in gran parte da membri riconducibili alle famiglie Romagnoli e Gallace, e che segue le inchieste denominate “Appia Due” e “Mithos”.
    Nell’ultima indagine, secondo gli inquirenti, che invano hanno chiesto gli arresti degli indagati, è emerso come il gruppo sia riuscito a riorganizzarsi dopo aver subito vari arresti e come, dopo l’arresto dello stesso Bruno Gallace, a mandare avanti gli affari siano stati in particolare Angelo Gallace, Francesco Taverniti e Paolo Riitano, tutti residenti tra Anzio e Nettuno, avvalendosi di nuovi sodali e fiancheggiatori.
    Taverniti, detto “u gendarme”, avrebbe svolto funzioni di raccordo logistico per lo smercio di cocaina sul litorale romano e ricoperto un vero e proprio ruolo manageriale, Riitano, detto Paoletto, si sarebbe occupato dello spaccio, gestendo un gruppo di fiancheggiatori e spacciatori, tra cui Antonio Greco, anche lui originario di Aprilia, e la moglie Roberta Furina, e Angelo Gallace, detto Titì, avrebbe svolto funzioni di raccordo logistico e di spacciatore di sostanze stupefacenti, avrebbe mantenuto contatti “riservati” seppur sporadici con Bruno Gallace e rafforzato il suo ruolo reclutando pregiudicati del posto e stringendo un’alleanza con la malavita di origine napoletana.
    Quest’ultimo, in particolare, avrebbe allargato il business ad Aprilia.
    Affari quest’ultimi mandati avanti con Ciro Scognamiglio, la moglie di quest’ultimo, Violeta Monia Elena Geana, e il fratello della donna, Viorel Traian Robert, tutti residenti ad Aprilia, che avrebbero rifornito di sostanze stupefacenti anche i fratelli apriliani Raffaele Paduano Natalizio e Salvatore Paduano Natalizia.
    Scognamiglio e il cognato sono indagati tra l’altro, al di là delle singole cessioni di droga, con l’accusa di essere parte dell’organizzazione criminale dedita al narcotraffico, occupandosi anche del trasporto di cocaina in Puglia.
    A pesare nell’inchiesta, concentrata su fatti del 2011 e 2012, anche le dichiarazioni dei pentiti Antonino Belnome e Paolo Bacchiani.
    “Titì faceva parte della famiglia, lui stava sempre con noi – ha dichiarato Bacchiani – però lui sempre a quella zona là la dava un po’ dappertutto, perché lui c’aveva Aprilia, queste zone ai dintorni di Lavinio”.
    Tanto che, secondo l’Antimafia, Angelo Gallace e Riitano, avrebbero “convogliato una considerevole e costante richiesta di cocaina a vantaggio del sodalizio circondandosi di una serie di collaboratori a loro volta dediti allo spaccio dalla cui opera hanno ricavato un notevole “portafogli–clienti”, rappresentativo di un’attività di spaccio in regime di quasi monopolio nel territorio ricompreso tra Anzio-Lavinio, Nettuno e Aprilia”.
    Il legame di Angelo Gallace con Scognamiglio inoltre, sempre per la Dda, “ha favorito l’espansione delle operazioni delittuose prospettando al Gallace un’alleanza malavitosa con appartenenti alla malavita napoletana, rappresentati nella fattispecie da Smiraglia Eugenio e Scognamiglio Raffaele detto “Lello”, entrambi nipoti dello Scognamiglio”, tutti indagati per reati narcotraffico e associazione per delinquere di stampo mafioso, “i quali periodicamente giungevano da Napoli per concludere compravendite di droga da far recapitare al di fuori della regione Lazio”.
    L’apriliano Giovanni Cassano è invece accusato solo di spaccio su Nettuno.
    Per i 33 si profila ora la richiesta di rinvio a giudizio seppure a distanza di nove anni dai fatti.

    Leggi anche… LEGGI TUTTO

  • in

    Studenti investiti e uccisi alla fermata del bus, automobilista patteggia

    Con il patteggiamento della pena da parte dell’autore dell’investimento e il proscioglimento di due manager e di un dirigente del Cotral, si è concluso il processo per la morte di due giovani studenti che cinque anni fa ad Aprilia sono stati travolti e uccisi mentre stavano aspettando l’autobus con cui recarsi a scuola.Era il 9 aprile 2015 quando, alla fermata del Cotral sulla Nettunense, una Fiat Uno turbo sbandò, colpì una Fiat Panda in sosta, e l’utilitaria piombò sui ragazzi in attesa del bus con cui raggiungere il locale istituto “Rosselli”.
    L’auto travolse e uccise Sandeep Kaur, di 19 anni, e Amandeep Singh, di 21, fratello e sorella, ferendo gravemente un terzo fratello, l’allora 17enne Gagandeep Sidhu.
    I compagni di scuola delle vittime chiesero subito verità e giustizia, puntando il dito su quella pericolosa fermata del Cotral.
    Al termine delle indagini, il pm Valerio De Luca ha quindi chiesto il rinvio a giudizio sia del 44enne Avarello, che viaggiava a una velocità superiore al limite su quella strada, che degli ex amministratori delegati del Cotral, l’azienda pubblica di trasporto, Vincenzo Surace e Walter Volpe, e del capo dell’unità amministrativa-tecnica Coordinamento delle fermate e sicurezza rete dell’azienda, Emilio Giana.
    Per il magistrato gli ultimi tre erano responsabili del dramma non avendo verificato le condizioni della strada e della segnaletica e non avendo ricollocato al posto giusto la fermata dopo alcuni lavori che erano stati compiuti sulla Nettunense.
    L’automobilista ha però chiesto e ottenuto dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, il patteggiamento a due anni di reclusione, con sospensione condizionale della pena, mentre i due manager e il dirigente Cotral sono stati prosciolti perché considerati privi di responsabilità sulla tragedia.

    Leggi anche… LEGGI TUTTO

  • in

    Due rapine nell’arco di venti giorni, arriva la condanna

    Quattro anni e dieci mesi di reclusione.Questa la condanna inflitta dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mario La Rosa, al 51enne apriliano Massimiliano Vernini, accusato delle rapine messe a segno due anni fa al Mc Donald’s e a una clinica veterinaria di Aprilia.
    Nella notte tra il 27 e il 28 novembre 2018 un uomo, impugnando un cacciavite, fece irruzione al Mc Donald’s di via Mascagni, minacciando un dipendente del locale nel tentativo di farsi consegnare il denaro.
    Sentendosi rispondere da quest’ultimo che non poteva aprire la cassa, il rapinatore la sradicò e si appropriò così di 550 euro in contanti, dandosi poi subito alla fuga.
    Il successivo 17 dicembre, dopo venti giorni, un malvivente si presentò poi in piena notte presso la clinica veterinaria del dott. Lax in via Moro e, minacciando il medico di turno, mettendosi una mano in tasca e facendo finta che avesse una pistola, si fece consegnare il denaro.
    Due colpi di cui è finito accusato Vernini dopo le indagini svolte dai carabinieri, che hanno identificato l’autore dei due colpi analizzando anche le telecamere di sorveglianza delle attività rapinate.
    Dopo la richiesta di rinvio a giudizio, il 51enne ha quindi scelto di farsi giudicare con rito abbreviato, puntando allo sconto di un terzo della pena, e per lui, a fronte di una richiesta di condanna a sei anni e sette mesi di reclusione avanzata dal pm Marco Giancristofaro, il giudice La Rosa ha optato per una pena più leggera, derubricando come chiesto dalla difesa l’episodio della clinica veterinaria in furto.

    Leggi anche… LEGGI TUTTO

  • in

    Omicidio a Campoverde, seconda condanna definitiva

    Seconda condanna definitiva per l’omicidio del 42enne albanese Ilir Lula, assassinato con sette colpi di pistola davanti al “Bar Incontro” di Campoverde, ad Aprilia, il 20 giugno 2011.La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Raldi Bogdani, 37 anni, e confermato così per lui la condanna a dieci anni di reclusione emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma.
    Il delitto è stato il frutto di una faida tra gruppi contrapposti di albanesi, sorta per contrasti relativi al mercato delle sostanze stupefacenti e alla gestione della prostituzione.
    Il 25 marzo 2011, in via dei Rutuli, sempre ad Aprilia, venne ucciso il 32enne Hicaj Fitus, un omicidio per cui è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere Klodian Xhaferri.
    Tre mesi dopo la vendetta, con l’uccisione di Ilir Lula.
    Gazmir Hoxha, condannato per quest’ultimo delitto a 24 anni di reclusione, e Bogdani incontrarono la vittima cercando informazioni su Xhaferri.
    A sparare fu Hoxha, ma per i giudici fu responsabile del delitto anche Bogdani, cugino di Fitus.
    Un testimone vide l’auto su cui i due si diedero alla fuga e l’esame delle celle telefoniche agganciate dai loro cellulari provò la loro presenza sul luogo del delitto.

    Leggi anche… LEGGI TUTTO

  • in

    Nuovo stop al mega parco fotovoltaico a Casalazzara

    Stop alla centrale elettrica che la società romana STN1 srl vuole realizzare ad Aprilia.Il progetto, a cui ha dato l’ok la Regione Lazio al termine della conferenza dei servizi, il 31 luglio dello scorso anno, è contestato dal Comune, che è riuscito ora a congelarlo grazie a un’ordinanza del Consiglio di Stato.
    Dopo il via libera regionale, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha presentato un atto di opposizione all’autorizzazione regionale e avviato un procedimento.
    Un provvedimento che era stato sospeso dal Tar del Lazio, accogliendo la richiesta in tal senso avanzata dalla STN1, che vuole realizzare il parco fotovoltaico da 40 Mwp di potenza su un terreno agricolo di 60 ettari a Casalazzara, in località Scalette, per alimentare la linea elettrica dei vicini Comuni di Ardea e Pomezia.
    Una decisione che era stata presa ritenendo che la Presidenza del Consiglio dei Ministri sia intervenuta trascorsi i termini previsti per l’opposizione.
    Il Comune di Aprilia, contrario a quella che considera l’ennesima servitù su un terreno che il piano paesaggistico regionale inquadra come paesaggio agrario di rilevante valore, non si è dato per vinto ed è riuscito a bloccare al Consiglio di Stato l’ordinanza del Tar, nell’attesa che lo stesso Tribunale amministrativo, il prossimo 26 gennaio, si pronunci nel merito e decida se annullare il provvedimento di Palazzo Chigi che stoppa la centrale.
    Palazzo Spada ha specificato di aver congelato l’ordinanza appellata tenendo conto del complessivo bilanciamento dei contrapposti interessi, della complessità della questione, del fatto che la decisione di merito è prossima, e che al momento è necessario da un lato tutelare appieno l’interesse pubblico alla preservazione dell’ambiente e dall’altro “mantenere integro ed utilmente spendibile il potere degli Organi centrali dello Stato di esprimere le proprie valutazioni, connotate, peraltro, da un tasso particolarmente intenso di discrezionalità“, oltre al fatto che, “nel caso di eventuale esito del giudizio in senso favorevole alla società, resta salva la tutela per equivalente monetario”.

    Leggi anche… LEGGI TUTTO

  • in

    Estorsione vantando un vecchio credito, arriva la condanna

    Quattro anni e quattro mesi di reclusione. Questa la condanna inflitta dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, al 33enne Alessio Mozzetti, di Cori, accusato di aver compiuto lo scorso anno un’estorsione ad Aprilia.L’imputato, per gli inquirenti, vantando un vecchio credito, avrebbe costretto un suo conoscente a consegnargli 7.130 euro.
    Dal 27 agosto al 20 novembre 2019, secondo la pubblica accusa, che aveva chiesto una condanna a cinque anni di reclusione, il 33enne avrebbe contattato telefonicamente più volte la presunta vittima, si sarebbe presentato a casa e sul posto di lavoro della stessa, l’avrebbe minacciata di morte, mostrandogli una lima da donna da usare come arma e lasciandogli biglietti sull’auto, l’avrebbe aggredita, schiaffeggiandola e spintonandola, e infine sarebbe riuscito a ottenere il denaro.
    Accuse respinte dalla difesa, che si prepara ora a impugnare la sentenza con un ricorso alla Corte d’Appello di Roma.

    Leggi anche… LEGGI TUTTO

  • in

    Botte, insulti e minacce ai genitori: arriva la condanna

    Per i suoi genitori sarebbe diventato un incubo. Minacce, botte, insulti.Dopo mesi e mesi di calvario, i familiari di un 28enne di Aprilia hanno chiesto aiuto e tre anni fa, all’inizio di settembre, i carabinieri hanno arrestato Valerio Crescenzi.
    Indagando, i militari dell’Arma si erano convinti che il ragazzo fosse responsabile del reato di maltrattamenti, per aver “aver quotidianamente vessato con insulti, minacce e, in alcune occasioni, anche percosse, i suoi genitori”.
    Su ordine del gip, nel 2017 Crescenzi è quindi finito in carcere e il giovane, ora 28enne, è stato condannato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Pierpaolo Bortone: tre anni e undici mesi di reclusione.
    Una sentenza emessa al termine di un processo con rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena e viene celebrato allo stato degli atti. E dunque in base alle indagini svolte tre anni fa dai carabinieri.

    Leggi anche… LEGGI TUTTO

  • in

    Contenzioso Multiservizi-Comune: arbitrato riduce debito a 700mila euro

    Si chiude la lunga fase di contenzioso tra l’Azienda speciale Multiservizi e il Comune di Aprilia. La decisione scaturita dall’arbitrato chiamato a risolvere la controversia, ha disposto la riduzione del debito nei confronti della municipalizzata da 5 milioni a 700mila euro.La notizia giunge a pochi giorni dall’approvazione del bilancio 2019 della società, che, fanno sapere dall’amministrazione comunale, in discontinuità con il passato riporta un utile di gestione di oltre 4 milioni di euro. L’azienda, in stato di liquidazione, ha comunque proseguito a svolgere i servizi assegnati, secondo il percorso delineato dai liquidatori, ottimizzando la gestione delle varie attività.
    “La decisione dell’arbitro scelto per risolvere questa vicenda risolve certamente una criticità importante”, commenta il sindaco Antonio Terra. “Adesso, anche in virtù del risanamento portato avanti dal collegio dei liquidatori e del positivo bilancio appena approvato, si apre sicuramente una nuova fase, che ci consente di guardare in maniera decisamente positiva al processo di liquidazione”.
    In questi anni, evidenziano dall’amministrazione, la situazione debitoria dell’azienda è decisamente migliorata: nel primo esercizio della liquidazione (2017), il bilancio evidenziava oltre 12 milioni di debiti, oggi più che dimezzati. Solo nell’ultimo anno, i costi della produzione sono stati ridotti del 10,5%, così come il costo del personale, sceso del 9,9%.
    “La positiva conclusione dell’arbitrato e l’utile raggiunto nell’ultimo esercizio, consentono praticamente alla Multiservizi di sterilizzare la situazione debitoria: le somme che non saranno corrisposte dal Comune di Aprilia in virtù del risultato dell’arbitrato, infatti, saranno compensate dai circa 4,4 milioni di utile registrati nel 2019”, spiegano ancora dall’amministrazione Terra.

    Leggi anche… LEGGI TUTTO

  • in

    Inchiesta Scudo, due condanne e sette rinvii a giudizio

    Due condanne e sette rinvii a giudizio per gli imputati nell’inchiesta denominata Scudo, dal nome in gergo dato dagli imputati al denaro, relativa a due presunti gruppi criminali impegnati nello spaccio di sostanze stupefacenti, nell’usura e nelle estorsioni.Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Pierpaolo Bortone, ha condannato Antonio Di Silvio a 6 anni e 7 mesi di reclusione e Sabrina Narducci a due anni e mezzo di reclusione, dopo che i due hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato e dunque allo stato degli atti, puntando allo sconto di un terzo dell’eventuale pena.
    Disposto poi un processo per Annunziato Costantino, di Nettuno, Giovanni De Falco, di Ariccia, Daniele Di Marco, di Genzano, Sabatino Morelli, Vasile Lupan, Cristian De Rosa e Leonardo Sciarrillo De Rosa, fissando per loro la prima udienza, davanti al Tribunale di Latina, per il prossimo 14 ottobre.
    Era il 3 dicembre scorso quando, tra il capoluogo pontino e Aprilia, scattarono otto arresti nell’ambito dell’inchiesta Scudo, partita dalle indagini su un tentativo di suicidio.
    Di Silvio e il cugino Morelli sono finiti accusati di intermediazione finanziaria abusiva, per un prestito a trassi usurari a un imprenditore di Campoverde.
    Una vicenda che prende le mosse dalla decisione dell’imprenditore di acquistare per 4.500 euro dallo stesso Costantino un’auto usata.
    L’acquirente poi, non potendo pagare, avrebbe chiesto al venditore una sorta di finanziamento, concesso utilizzando il denaro di Di Silvio e Morelli e frutto dell’attività di spaccio nella zona cimitero a Latina.
    L’imprenditore a quel punto sarebbe stato minacciato pesantemente sollecitando la restituzione della somma, si sarebbe ammalato ammalato e le minacce sarebbero comunque andate avanti, anzi sarebbero state estese pure alla moglie e ai figli, fino al tentativo di suicidio.

    Leggi anche… LEGGI TUTTO

  • in

    Ecco quali sono tutti gli affari che stanno facendo le mafie in terra pontina

    Traffici di droga, riciclaggio di denaro sporco ma anche grandi affari con gli appalti.Queste secondo la Dia le principali attività svolte dalle mafie in provincia di Latina, uno dei territori del Lazio su cui i clan hanno stretto in maniera più forte i tentacoli e dove vi è una compresenza di vari tipi di organizzazioni criminali, dalle proiezioni di quelle tradizionali, ovvero camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra a quelle autoctone.
    Realtà diverse che convivono e fanno business insieme alla malavita locale, che tra l’altro porta avanti i propri interessi con modalità mafiose.
    Un’analisi compiuta dalla Direzione investigativa antimafia nell’ultimo rapporto consegnato al Parlamento e relativo all’attività svolta ne secondo semestre del 2019.
    Il sud pontino si caratterizza così per la presenza di personaggi legati a vari gruppi criminali, partendo da esponenti delle ‘ndrine calabresi dei Bellocco, dei Tripodo, degli Alvaro e dei La Rosa-Garruzzo, e da tempo risultano operative pure proiezioni delle cosche reggine Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica e Commisso di Siderno.
    Attivi poi nella stessa area elementi dei clan camorristici che fanno capo ai Casalesi, ai Bidognetti, ai Bardellino, ai Moccio, ai Mallardo, ai Giuliano, ai Licciardi, ai Senese e agli Zaza.
    Secondo la Dia, tra l’altro, “per i sodalizi campani, vista la contiguità geografica, il sud pontino costituisce la naturale “area di delocalizzazione” per esportare traffici illeciti in aree “meno affollate”.
    Sono praticati il riciclaggio e il reimpiego dei capitali nei settori dell’edilizia e del commercio, ove le risorse risultano investite soprattutto nel circuito agroalimentare e della ristorazione, nonché nell’acquisizione e nella gestione delle sale da gioco“.
    Sempre la Direzione investigativa antimafia sostiene inoltre che c’è stata conferma del fatto che “le illecite attività delle famiglie Di Silvio e Casamonica devono essere ricondotte nei canoni dell’azione mafiosa“.
    Per la Dia resta poi “evidente l’interesse delle consorterie criminali all’infiltrazione ed al condizionamento degli ambienti imprenditoriali ed economico-finanziari, a volte con il contributo di professionisti complici”.
    E “anche nell’ambito politico e amministrativo locale emerge talvolta un modello che vede il coinvolgimento di imprenditori nei settori dell’edilizia e del commercio, con rapporti collusivi-corruttivi finalizzati ad agevolare il rilascio di concessioni edilizie ovvero per ottenere l’aggiudicazione di appalti nei settori dei servizi pubblici”.
    In tal senso viene considerato particolarmente esposto il settore dello smaltimento dei rifiuti, “che soffre di una cronica carenza di strutture moderne per il trattamento, situazione che potrebbe favorire logiche clientelari e corruttive da parte di sodalizi criminali”.
    Aprilia viene indicata come caratterizzata “per l’operatività di proiezioni mafiose”, come “crocevia dei traffici di stupefacenti”.
    Segnalando la presenza di esponenti delle ‘ndrine dei Gallace, degli Alvaro di Sinopoli e dei Cangemi, oltre che di soggetti campani vicini ai Casalesi.
    Infine la piaga dello sfruttamento dei braccianti clandestini nelle aziende agricole pontine, “favorito dalla presenza di un consistente numero di cittadini extracomunitari, soprattutto provenienti dai Paesi del sub-continente indiano”.

    Leggi anche… LEGGI TUTTO

  • in

    Sostanze stupefacenti e armi in casa, condannato un 32enne

    Cinque anni di reclusione. Questa la condanna inflitta dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mario La Rosa, a Fabrizio Martellone, 32enne di Aprilia, accusato di detenzione illecita di armi e spaccio di droga. A settembre, perquisendo l’abitazione dell’imputato, i carabinieri trovarono appunto armi clandestine e sostanze stupefacenti. Venne disposto l’arresto di Martellone […] LEGGI TUTTO