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    Multiservizi Aprilia, restano sospese due dipendenti ‘no vax’

    Restano sospese dal servizio, peraltro senza stipendio, le due dipendenti della Multiservizi di Aprilia che non si sono volute sottoporre al vaccino anti-covid. Lo ha stabilito il Tribunale di Latina, ribadendo che il potenziale lavoro a contatto con soggetti fragili o anche impossibilitati a vaccinarsi, oltre alla tutela personale, resta un requisito imprescindibile. Nonostante le […] LEGGI TUTTO

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    Tabaccaio rapinato e trascinato con l’auto, condanna pesante

    Accusato di aver rapinato un tabaccaio ad Aprilia, nel giugno dell’anno scorso, e di averlo anche trascinato per alcuni metri con l’auto, il 30enne Renato Husovic è stato condannato dal Tribunale di Latina a dieci anni di reclusione.
    L’imputato, nato a Roma, ma residente ad Aprilia, è stato ritenuto uno dei due banditi che, l’11 giugno 2020, aggredirono e rapinarono un tabaccaio appunto di Lanuvio in via dei Giardini, dove il commerciante si era recato per il consueto carico di sigarette.
    La vittima provò a resistere, cercando di non perdere quel bottino fatto di stecche di sigarette del valore di 10mila euro, si aggrappò all’auto dei rapinatori, ma quest’ultimi accelerarono e lo trascinarono per alcuni metri.
    A finire in manette fu Husovic, già noto alle forze dell’ordine per reati analoghi, per il quale il pm Valerio De Luca ha chiesto e ottenuto la pesante condanna.

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    Patrimoni criminali, confisca definitiva per Migliorini

    Confermata in via definitiva dalla Corte di Cassazione la confisca del patrimonio milionario di Bruno Migliorini, 75 anni, di Aprilia, abbondantemente noto alla cronache soprattutto per il reato di usura.
    Era il 2015 quando la Guardia di finanza sequestrò il patrimonio del 75enne, ricostruendo la storia criminale dell’anziano, tra accuse di usura appunto, ricettazione, truffa, estorsione, esercizio abusivo dell’attività finanziaria e bancarotta fraudolenta.
    Vennero messi i sigilli a immobili, quote societarie e conti correnti ritenuti il frutto di attività illecite, un patrimonio del valore stimato di 3,8 milioni di euro.
    Sequestri di terreni e fabbricati compiuti ad Aprilia, Roma, Pomezia, Ciampino e Leonessa, di un’autovettura Mercedes, un motociclo Honda VF750C, 21 rapporti bancari e finanziari presso diversi istituti di credito e di quote azionarie di società con sede in Aprilia, Roma, Castelgandolfo e Saronno, operanti nel settore immobiliare, edilizio, finanziario e del commercio all’ingrosso e al minuto di prodotti alimentari.
    L’11 ottobre 2017 il Tribunale di Latina ha disposto la confisca dei beni di Migliorini, un provvedimento confermato il 17 giugno 2020 dalla Corte d’Appello di Roma e ora dalla Cassazione, relativamente a 13 fabbricati e tre terreni intestati alla società Augusta immobiliare 55 srl, a un fabbricato intestato al 75enne, a quattro fabbricati intestati alla moglie, e alla totalità delle quote della società Augusta immobiliare, alle partecipazioni societarie, e a tutti i conti correnti riferiti ai tre soggetti.
    “Nel decreto impugnato – sottolineano i giudici – vengono dettagliatamente esposti i precedenti penali e i procedimenti giudiziari ancora in corso a carico del proposto in relazione a reati di usura, di bancarotta fraudolenta e di ricettazione”.
    Evidenziato poi che la proposta di confisca patrimoniale è stata accolta “in ragione della forte sproporzione tra i modestissimi redditi dichiarati dal prevenuto e dalla moglie e i beni accumulati nel tempo, ad eccezione di quelli acquistati prima dell’anno 2002 poiché ritenuti al di fuori del periodo di accertata pericolosità sociale”.
    Per la Cassazione, infine, la Corte d’appello, “con valutazioni ampie ed argomentate”, “ha dato atto che il Migliorini si è dedicato per tutta la sua vita a reati di carattere lucrogenetico che hanno comportato la ingiustificata accumulazione patrimoniale di una ricchezza valutabile in circa 5 milioni di euro, nonostante il predetto non risulti avere mai svolto attività commerciale; che la società Augusta immobiliare 55 srl è una società di servizi; che il presupposto per l’applicazione di una misura di prevenzione non è un illecito, ma una condizione generale di pericolosità, non intesa come sembrerebbe fare il ricorrente come pericolo per l’incolumità di una generalità di persone, ma piuttosto come abitudine a vivere anche in parte dei proventi di attività delittuosa, desumibile anche da rapporti e frequentazioni ed elementi di prova indiziari tratti da procedimenti penali ancora non conclusi o definiti con epilogo assolutorio”.

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    Tragedia della strada, condannato ex dirigente comunale

    In un caso il dramma è stato causato da una buca e nel secondo dall’assenza di guardrail.
    Due tragedie che si sono consumate ad Aprilia, due giovani che hanno perso la vita, e in entrambi i casi è stato ritenuto responsabile di quelle morti l’allora dirigente comunale responsabile della manutenzione stradale.
    Per Luciano Giovannini, dopo la condanna definitiva relativa al decesso del 15enne Daniele Giovannoni, è infatti ora arrivata quella per l’incidente in cui perse la vita la 25enne Pamela Cavallin.
    Era il 21 maggio 2007 quando la ragazza, alla guida di una Fiat Panda, in stato di alterazione, uscì fuori in località Torre del Padiglione, piombando nel canale omonimo.
    Per lei non ci fu nulla da fare e, mancando nei pressi del ponte il guardrail, il dirigente comunale finì accusato di omicidio colposo.
    Condannato in primo grado a otto mesi di reclusione e a risarcire le parti civili, Giovannini si è visto confermate la condanna dalla Corte d’Appello di Roma a febbraio dell’anno scorso e ora dalla Corte di Cassazione.
    I giudici hanno sottolineato che “la curva in cui era avvenuta la fuoriuscita della vettura presentava, al momento del fatto, un guardrail abbattuto e riverso sul terreno da epoca risalente, e tale situazione di pericolosità era già stata segnalata dal Comune di Aprilia, tanto che era stato sollecitato un intervento di adeguamento urgente per la messa in sicurezza e predisposto un progetto”.
    Una condanna che si aggiunge a quella inflitta al dirigente comunale per la morte del giovane scooterista Daniele Giovannoni, che il 30 agosto 2005 perse il controllo del suo ciclomotore a causa di una buca su via Toscanini.

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    Affari criminali nel racconto fatto dai pentiti all’Antimafia

    Indagando sulle famiglie di origine nomade che da anni hanno messo radici a Latina, tra traffici di droga, estorsioni, usura, omicidi e pestaggi, l’Antimafia di Roma sta da tempo cercando riscontri anche a una serie di informazioni fornite dai pentiti relativamente agli affari criminali portati avanti ad Aprilia.
    Agostino Riccardo, in particolare, ha riferito agli inquirenti dei rapporti che avrebbe avuto il clan Travali con Sergio Gangemi, già condannato in primo grado per l’attentato a colpi di kalashnikov ai danni di un imprenditore romano, e Patrizio Forniti, imputato per la stessa vicenda.
    Ha parlato di incontri tra lui, Angelo Travali detto Palletta e lo stesso Forniti in un noto ristorante apriliano, dove avrebbero parlato di droga pasteggiando a champagne.
    “Le forniture – ha detto – quando gli accordi erano assunti con Forniti erano di 3-4 chili di cocaina al mese e poi si è arrivati a 8 chili di cocaina al mese, oltre a fumo ed erba”.
    Ancora: “Fino all’operazione Don’t touch Angelo portava fino a 150mila euro ogni 15 giorni a Forniti, tutti ricavati dalla vendita della droga. Ricordo che una volta Angelo ricevette da Gangemi Sergio una valigia contenente molti Rolex che, secondo quanto dettoci da Gangemi, erano di Forniti. Non ci è stato richiesto immediatamente il pagamento perché i rapporti tra noi, Gangemi Sergio e Forniti erano molto stretti”.
    Forniti è stato definito dal pentito “il re indiscusso della droga sull’agro pontino”.
    “La maggior parte delle persone che spacciano droga da Aprilia fino a Fondi lavorano per lui”, ha specificato.
    Affermazioni che hanno fatto allargare il campo degli accertamenti al litorale romano: “Anche Romano Malagisi, quando io e Renato gli togliemmo 250 grammi di cocaina ci disse che si riforniva da Forniti”.
    Di più: “Per quanto a mia conoscenza, gli affari del gruppo Gangemi, Forniti, Fusco, oltre alla droga, si realizzano attraverso l’evasione fiscale, i supermercati, le auto e i fiori”.
    Diversi inoltre i riferimenti ai Nicoletti di Roma e a un misterioso uomo di Aprilia, detto “Il Secco”, da cui i Travali si sarebbero riforniti di armi in grande quantità.

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    Annullata l’interdittiva antimafia emessa a carico della Loas

    Annullata l’interdittiva antimafia emessa il 6 ottobre scorso dal prefetto di Latina nei confronti della Loas spa, l’azienda di recupero rifiuti di via dei Giardini, ad Aprilia, andata a fuoco il 9 agosto scorso.
    Il Tar di Latina ha accolto il ricorso della società contro il provvedimento con cui la Prefettura di Latina aveva rigettato l’istanza presentata dall’azienda ai fini del rinnovo dell’iscrizione nell’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa, che come precisato dallo stesso prefetto ha lo stesso valore dell’interdittiva.
    La Loas, tramite gli avvocati Roberto D’Amico e Giovanni Malinconico, ha sostenuto che non vi erano i presupposti per l’applicazione della misura.
    I due legali hanno evidenziato in particolare che il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, per cui uno dei soci al 50% della spa, Antonio Martino, coinvolto nell’inchiesta della Dda di Roma sulla cosiddetta cava dei veleni ad Aprilia, ha patteggiato la pena, è tra quelli per cui sono previsti determinati provvedimenti soltanto quando rappresenta lo scopo di un’associazione per delinquere.
    Una tesi accolta dai giudici.
    Il Tar ha infatti specificato che l’imprenditore è stato condannato per i reati commessi in concorso di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale, ma non anche per il reato di associazione per delinquere.
    “Il ricorso deve essere accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato – si legge nella sentenza – in quanto coglie nel segno il primo motivo di impugnazione con cui si deduce che la fattispecie criminosa rilevante ai fini del rifiuto alla iscrizione non è lo specifico reato ambientale previsto dall’art. 452-quaterdecies c.p., ma il reato di associazione per delinquere previsto e punito dall’art. 416 c.p., quando sia commesso con il fine specifico di realizzare, tra gli altri, il reato ambientale in questione che assume dunque, nella struttura del reato associativo, la funzione di reato fine”.

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    Traffico di droga, arriva la condanna definitiva per Montenero

    Sono serviti ben cinque processi, ma alla fine la condanna definitiva per Dimitri Montenero è arrivata: 5 anni e 10 mesi di reclusione e 21.867 euro di multa.
    Il 32enne di Aprilia è figlio del noto Nino Montenero.
    Quest’ultimo da anni è al centro di inchieste su rapine e narcotraffico ed è considerato dagli inquirenti in contatto con potenti organizzazioni mafiose.
    Nel 2017 il giovane è stato arrestato dalla squadra mobile di Latina, con l’accusa di essere coinvolto in un vasto traffico di sostanze stupefacenti.
    Nello specifico un traffico di cocaina dalla Colombia e di hashish proveniente dal Nord Africa, droga che una volta arrivata ad Aprilia, tramite delle donne utilizzate come corrieri, che nascondevano la “neve” nelle parti intime – da lì la denominazione “Las Mulas” data all’inchiesta – veniva destinata alle diverse piazze di spaccio, rifornendo un alto numero di pusher.
    E per chi non pagava scattavano le estorsioni.
    Dimitri Montenero è stato quindi condannato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina e ha poi ottenuto una riduzione della pena dalla Corte d’Appello di Roma, essendo stato assolto dall’accusa di tentata estorsione ed essendo state ridimensionate le accuse relative allo spaccio di droga: sei anni e dieci mesi di reclusione e 23mila euro di multa.
    Vista la nuova norma, con cui sono state diminuite le pene per le droghe pesanti, l’imputato ha però fatto ricorso e la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata “limitatamente al trattamento sanzionatorio”, rinviando il processo alla Corte d’Appello.
    Montenero, il 5 febbraio dell’anno scorso, si è visto così ridurre la pena a 5 anni e 10 mesi di reclusione e 21.867 euro di multa e ora quella sentenza è definitiva.
    La Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il nuovo ricorso del 32enne.

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