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    L’ex senatore Nespoli, sindaco di Afragola, resta libero: respinto il ricorso della Procura

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    Afragola

    Pubblicato
    13 ore fa
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    26 Ottobre 2020

    Afragola. Resta libero il sindaco di Afragola Vincenzo Nespoli, indagato per tentata concussione nell’ambito di un’inchiesta che riguarda la ditta del servizio di nettezza urbana.Il tribunale del Riesame di Napoli, infatti, ha rigettato l’istanza con la quale la procura di Napoli Nord si è opposta alla decisione del gip Valentina Giovanniello di respingere gli arresti domiciliari per Nespoli, ex senatore e sindaco di Afragola. Le accuse della procura sono di tentata concussione, che si sarebbe verificata contro la ditta che si sta occupando del servizio di nettezza urbana. I giudici del Riesame hanno accolto la tesi del gip, nel corso dell’udienza camerale svoltasi lo scorso 26 settembre scorso.

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    Afragola

    Ieri mattina gli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Campania, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in via Mura di Piombo ad Acerra sono stati avvicinati da una donna che ha raccontato di essere stata rapinata della sua auto da due uomini a bordo di un veicolo.

    Pubblicato
    3 giorni fa
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    24 Ottobre 2020

    Ieri mattina gli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Campania, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in via Mura di Piombo ad Acerra sono stati avvicinati da una donna che ha raccontato di essere stata rapinata della sua auto da due uomini a bordo di un veicolo.
    I poliziotti, grazie alle descrizioni fornite dalla vittima, con il supporto degli agenti del Commissariato di Acerra, hanno intercettato l’auto in via Molino Vecchio dove i rapinatori, alla loro vista, hanno accelerato la marcia effettuando manovre pericolose per guadagnare la fuga.
    Gli agenti hanno inseguito e raggiunto l’auto nel rione Salicelle ad Afragola bloccando il passeggero mentre il conducente è riuscito a dileguarsi; inoltre, hanno rinvenuto nell’abitacolo diversi attrezzi atti allo scasso.Massimo Caliendo, 42enne napoletano con precedenti di polizia, è stato arrestato per rapina impropria mentre l’auto è stata sottoposta a sequestro poiché priva di copertura assicurativa.

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    Afragola, sfrattato da figlio e costretto a vivere in garage: arrivano le condanne

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Afragola, sfrattato da figlio e costretto a vivere in garage: arrivano le condanne

    Afragola

    Pubblicato
    1 ora fa
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    22 Ottobre 2020

    Agitato, affamato e in condizioni igieniche precarie. Si presento’ cosi’, il 10 ottobre dell’anno scorso, negli uffici della polizia municipale di Afragola un pensionato di 79 anni costretto a vivere in un garage all’interno del Rione Salicelle ad Afragola.
    Vedovo e padre di un figlio maschio e due figlie femmine, l’uomo spiego’ agli agenti l’inferno che stava vivendo da quando era morta la moglie nel luglio 2014. Il figlio e la nuora l’avevano sfrattato dall’appartamento di edilizia popolare a lui assegnato, costringendolo a vivere in un garage abusivo e poco attrezzato, tra insetti e topi e senza bagno. L’anziano era infatti costretto a utilizzare un secchio per i propri bisogni fisici.
    L’uomo percepiva una pensione di circa 650 euro, utilizzata dal figlio e della moglie di quest’ultimo per pagare l’affitto dell’abitazione e garantire assistenza al loro bambino disabile. Le altre due figlie dell’uomo avrebbero piu’ volte sollecitato il padre a trasferirsi in casa con loro, senza pero’ ottenere risultati. Ieri il gup del tribunale di Napoli Nord ha condannato Antonio Tontaro, il figlio dell’uomo, e Marianna Mazzuoccolo, sua nuora, a tre anni di reclusione per i reati di maltrattamenti in famiglia e per abbandono di incapace.

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    Afragola

    Pubblicato
    4 giorni fa
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    18 Ottobre 2020

    Controlli straordinari della polizia ad Afragola
    Tra venerdì e sabato gli agenti del Commissariato di Afragola e della Polizia Locale hanno effettuato un servizio straordinario di controllo del territorio nei pressi del Parco S. Antonio e zone limitrofe.Nel corso dell’attività sono state identificate 78 persone e controllati 18 autoveicoli; inoltre, sono stati effettuati controlli ad alcuni esercizi commerciali per verificare l’ottemperanza alle disposizioni relative agli orari di chiusura e all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

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    Pizzo da 3 mila euro a settimana dalla ditta dei rifiuti: arrestati due estorsori del clan Moccia

    Afragola

    Pubblicato
    1 ora fa
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    16 Ottobre 2020

    Pizzo da 3 mila euro a settimana dalla ditta dei rifiuti: arrestati due estorsori del clan moccia.

    I carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del tribunale di napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di due indagati, Nobile Giuseppe, 38enne, e Castiello Giovanni, 48enne, entrambi censurati di Afragola e già detenuti per altra causa, gravemente indiziati di “estorsione aggravata dalle modalità e dalle finalità mafiose” in danno della ditta incaricata della raccolta dei rifiuti nel comune di Afragola negli anni 2013-2014, compiuta al fine di agevolare le attività criminali del clan “Moccia” e delle sue articolazioni territoriali operanti nei Comuni di Casoria, Afragola, Caivano, Crispano e zone circostanti.
    L’indagine, coordinata dalla D.D.A. di Napoli e condotta dal citato Nucleo Investigativo, con il supporto delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ha permesso di documentare che il Castiello sarebbe stato il mandante di un’estorsione posta in essere materialmente dal Nobile, in concorso con altri, in danno della suddetta ditta di raccolta rifiuti, costretta a versare una tangente di circa 3.000 euro settimanali.

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    Afragola

    Pubblicato
    2 giorni fa
    in
    14 Ottobre 2020

    Continuano i servizi dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli volti al contrasto dell’illegalità diffusa.
    I carabinieri della sezione radiomobile di Casoria hanno arrestato per furto AMOR GECHAOUI, 49enne di origine tunisina già noto alle ffoo.E’ notte ed alcuni cittadini hanno segnalato al 112 la presenza di 2 persone sospette all’interno di un’auto che si aggirava per le strade di Afragola. I carabinieri raggiungono rapidamente l’auto in via san marco. A bordo due individui. Dal lato passeggero, il 49enne apre lo sportello e scende; il complice fugge ingranando la marcia. I militari dell’Arma decidono di inseguire GECHAOUI e riescono a bloccarlo dopo alcune decine di metri. Perquisito, è stato trovato in possesso di un portafoglio con all’interno i documenti del proprietario dell’auto appena fuggita. Il mezzo era stato rubato.
    I Carabinieri di Caivano, infatti, hanno trovato l’auto in casalnuovo.L’arrestato è ristretto nelle camere di sicurezza in attesa di giudizio. L’auto è stata riconsegnata al legittimo proprietario. Sono in corso indagini per individuare il complice in fuga.

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    ‘I ristoranti di Roma? Sono tutti di Angelo Moccia’: le intercettazioni

    Afragola

    Pubblicato
    1 ora fa
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    30 Settembre 2020

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    “I ristoranti sono di Angelo Moccia! Tu lo sai chi è Angelo Moccia? Qua l’hai conosciuto! No? Vedi che c ‘hanno un ‘organizzazione… che per spaventarmi io che l’ho conosciuto ultimamente… ti dico…spaventosa! Spaventosa! Non ti dico quanto! Capisci a me, nonostante li conosco da anni…”, “Sono un clan?…”, “Spaventosa! Stanno nei Tribunali! Comunque… I ristoranti di Roma sono tutti loro! Tutti! Non riconducibili!”.

     
    Così in un’intercettazione telefonica uno degli indagati parla con un conoscente dei ristoranti e dei locali nella disponibilità del clan finiti nell’inchiesta che ha portato oggi all’arresto di 13 persone. La conversazione è riportata nell’ordinanza di custodia cautelare.
    “eh… ti dico solo una cosa, tu lo sai che Fra… che Angelo c’ha un esercito a disposizione?”. Così si legge in una delle intercettazioni riportate in un passo dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi dai carabinieri nei confronti del cosiddetto clan Moccia. “Ho detto sì, ok ciao!. Quelli c’hanno veramente un esercito eh! il problema è che Vittorio non ha capito con chi c’ha a chefa!… [omissis]…Pensa di giocà, ma questi, QUESTI TIAM M AZZANO!… [omissis]… ti ammazzano, dicono ‘oh, ti do’ comunque la possibilità di guadagnare cinque milioni di euro l’anno…”. “…[omissis]…I quattro locali che adesso abbiamo preso fruttano cinque anni a cinque milioni di euro l’anno! Quest’ultimo anno quattro, perché [inc.] il Tribunale… fatturi lordi., per carità…Dieci milioni di euro ogni anno. …[omissis] …Bravo! E poi, soprattutto, per alcune cosec’è dietro Angelo Moccia…Angelo Moccia non so se tu hai mai visto chi è su internet…”.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Il figlio di Gigi D’Alessio a Gennaro Moccia: ‘Mo’ basta, ti devi fermare’
    Tra gli arrestati figurano oltre ad Angelo Moccia anche il fratello Luigi Moccia, poi Gennaro Moccia (classe 1987) e Gennaro Moccia (classe 1992), rispettivamente figli di Angelo e Luigi; Carminantonio Capasso, Francesco Varsi, Guido Gargiulo; ai domiciliari invece Andrea Varsi, Carmela De Luca, Eleonora Moccia (figlia di Angelo), Eugenio Cappellaro, Antonio Cosmini.
    Quattordici locali, alcuni noti, altri meno, ma tutti centralissimi a Roma, erano gestiti indirettamente dal Clan Moccia. Si tratta de “La Fraschetta” a Piazza Navona, “Panico” a Castel Sant’Angelo, “Antico Caffe’ di Marte” e “Da Giovanni” in via Banco di Santo Spirito, “Bombolone”, “Al Presidente”, “La Torre” e “Ice Cream” in via Tor Millina, “La piazzetta del Quirinale” e “La Scuderia” in via in Arcione vicino a Fontana di Trevi, “Augustea” a Trastevere, “Varsi Bistro” in via della Circonvallazione, “5th Avenue” in via Marsala, “Frankie’ Grill” in via Vittorio Veneto. Alcuni di questi locali erano riconducibili direttamente ad Angelo Moccia e lo si evincerebbe anche da alcune intercettazioni tra gli indagati “I ristoranti di Franco Varsi! I ristoranti sono di Angelo Moccia Tu lo sai chi e’ Angelo Moccia? Qua lo hai conosciuto no? Vedi che c’hanno una organizzazione che per spaventarmi io che l’ho conosciuto ultimamente, ti dico, spaventosa! Spaventosa! Non ti dico quanto. Stanno nei tribunali! Comunque i ristoranti di Roma sono tutti loro! Tutti non riconducibili”.
    Tutti erano gia’ stati oggetto di sequestro cautelare per evasione fiscale, ma nonostante non fosse intestato ad Angelo Moccia e nonostante fosse in custodia al tribunale, chi voleva prendere in affitto i “suoi” locali presentando una offerta al tribunale doveva pagare. E’ il caso della famiglia Dominici che per assumere la gestione di quattro ristoranti ha dovuto sborsare 300 mila euro. “Te li danno a te – dice Gargiulo, uno dei 13 indagati, riferendosi ai ristoranti sequestrati – anche perche’ se sono del tribunale e comunque controllano tutto loro te li danno a te pero’ ci devi dare duecento e rotti mila euro, 300 mila euro quasi” ma poi puntualizza “Poi li gestisci con attenzione perche’ e’ sempre roba nostra”. Quando le rate mensili da 30mila euro che i Dominici avevano accordato al clan cominciano a non arrivare, la tensione monta e le preoccupazioni dell’intermediario Guido Gargiulo comincia a farsi sentire e ad un amico, durante una conversazione intercettata dice: “Il problema e’ che Vittorio non ha capito con chi c’ha a che fare. Pensa di giocare. Questi ti ammazzano”.

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    Afragola

    Pubblicato
    15 ore fa
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    29 Settembre 2020

    Il figlio di Gigi D’Alessio a Gennaro Moccia: ‘Mo’ basta, ti devi fermare’.

    Trentamila euro: era questa la cifra che il figlio di Gigi D’Alessio, Claudio, avrebbe dovuto ridare al clan dei Moccia, dai quali aveva ottenuto denaro in prestito. Ma ”ad ogni pagamento effettuato in ritardo, i Moccia applicavano degli ulteriori interessi, non meglio indicati, che aumentando di gran lunga il capitale da restituire, allungavano anche i tempi di estinzione del debito” si legge nell’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia contro il clan Moccia che ha portato all’arresto di 13 persone indagate a vario titolo per i reati di estorsione e fittizia intestazione di beni, aggravati dal metodo mafioso, nonché esercizio abusivo del credito.
    In una intercettazione D’Alessio parla delle pressioni dei Moccia con Marco Claudio De Sanctis, presidente del Mantova Football Club, anche lui ‘strozzato’ dal clan dopo aver ottenuto denaro in prestito. ”nooo gli ho detto ‘mò basta, ci dobbiamo bloccare perché così sta esagerando’ gli ho detto ti devi fermare, io adesso a febbraio devo chiudere e basta, si deve congelare a gennaio, ogni volta fa quello più quello, più quello…”.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Clan Moccia: soldi ‘prestati’ anche al figlio di Gigi D’Alessio
    ”Perché se non paghi, tipo quel giorno, ti fa una volta e mezzo” gli risponde De Sanctis. ”Da una conversazione si comprende come il rapporto debitorio durasse da almeno 6 mesi – si legge nell’ordinanza – poiché Moccia, con tono alquanto infastidito sollecitava D’Alessio a risolvere la questione (”allora me lo devi dire tu, Claudio, fratello… sono sei mesi, allora!), sottolineando come le ‘belle chiacchiere’ non fossero sufficienti con lui, che era ”di Napoli” (”però Claudio tutti questi … queste belle chiacchiere… io non sono di Milano … non sono neanche della Cina, io sono di Napoli”). ”Analoghe contestazioni venivano mosse a D’Alessio in una conversazione del 13 luglio 2018 – scrive il gip Rosalba Liso – ( ”aò però frate, ja, stiamo da sei mesi a fa’ sto bordello”), al termine della quale i due concordavano che D’Alessio avrebbe consegnato a Moccia un assegno, che avrebbe poi incassato una terza persona, per conto di Moccia proprio al fine di evitare che emergessero rapporti finanziari diretti tra D’Alessio e Gennaro Moccia”.

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    Afragola

    Pubblicato
    19 ore fa
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    29 Settembre 2020

    Ci sono anche prestiti usurai nell’inchiesta nei confronti del clan Moccia. E tra i clienti figura anche il figlio di Gigi D’Alessio. Mentre sono 14 i ristoranti sequestrati a Roma nel corso dell’operazione dei carabinieri contro il clan di Camorra dei Moccia. La maggior parte dei locali sono in centro in zone come il Pantheon e via dei Coronari.

    Nel corso dell’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma i carabinieri hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni, anche ai fini della confisca, di parte del patrimonio del clan, del valore complessivo di circa 4 milioni di euro, ricostruito e individuato nel corso delle indagini.I ristoranti si trovano nella zona di Pantheon , via Coronari, Trastevere, Fontana di Tevere, Castel San’Angelo, Quirinale e piazza Navona.I sequestri sono stati eseguiti nell’ambito dell’operazione che ha portato all’arresto di 13 persone, di cui 8 in carcere e 5 ai domiciliari. I reati contestati vanno dall’estorsione, fittizia intestazione dei beni, aggravati dal metodo mafioso, nonche’ esercizio abusivo del credito. Nel corso dell’operazione data anche esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni, anche ai fini della confisca, di parte del patrimonio del clan, del valore complessivo di circa 4 milioni di euro, ricostruito e individuato nel corso delle indagini.
    A partire dal 2010, i nuclei familiari di Angelo Moccia e del fratello Luigi si trasferirono a Roma; dal 2016, a seguito della sua scarcerazione, Angelo Moccia si riuni’ ai propri familiari a Roma, domiciliando in zona Parioli. Il provvedimento cautelare odierno si basa sulle risultanze acquisite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Via in Selci, nell’ambito dell’indagine sviluppata tra gennaio 2017 e ottobre 2018, che ha permesso di: – accertare il reinvestimento di capitali illeciti nel campo della ristorazione romana da parte dello storico clan Moccia di Afragola.
    L’inchiesta non a caso ha documentato le fasi della richiesta estorsiva e della riscossione di 300.000 euro posta in essere da esponenti di spicco del citato sodalizio criminale in danno di imprenditori inseriti nel settore della ristorazione, i quali avevano ottenuto dal Tribunale di Roma – Sezione Misure Patrimoniali – la gestione di quattro locali dislocati nel centro della Capitale tra Castel Sant’Angelo, Quirinale e Piazza Navona, oggetto di un precedente sequestro di prevenzione operato per evasione fiscale nei confronti di un noto manager romano del settore, riconducibile, all’esito della presente indagine, al capoclan Angelo Moccia; – individuare una rete di imprenditori e faccendieri che, al fine di favorire il clan camorristico e di eludere le investigazioni patrimoniali, si intestavano fittiziamente societa’ nel campo della ristorazione, beni mobili e immobili riconducibili ai sodali; – accertare l’abusiva attivita’ finanziaria svolta dagli esponenti apicali del clan Moccia tramite prestiti di ingenti somme di denaro contante in favore di 3 imprenditori, uno dei quali figlio di un noto personaggio dello spettacolo.
    Le attivita’ investigative dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, avviate nel 2017, poco tempo dopo la scarcerazione di Angelo Moccia, hanno documentato l’operativita’ di costui e del fratello Luigi nella commissione dei reati oggetto di misura cautelare, confermandone l’invariata condotta criminale. In particolare, da un canto e’ emerso come la forza intimidatrice profusa dal clan Moccia sia riuscita a far breccia nel tessuto imprenditoriale e commerciale della Capitale, riuscendo ad assoggettare onesti imprenditori, dall’altro e’ stato rilevato come diversi insospettabili professionisti siano entrati in “affari” con il sodalizio mafioso de quo e si siano messi a disposizione del capo indiscusso Angelo Moccia, vincolandosi a rispettare le regole e le riverenze imposte dal sodalizio.

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    Il figlio di Gigi D’Alessio a Gennaro Moccia: ‘Mo’ basta, ti devi fermare’

    Afragola

    Pubblicato
    22 minuti fa
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    29 Settembre 2020

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    Il figlio di Gigi D’Alessio a Gennaro Moccia: ‘Mo’ basta, ti devi fermare’.
     
    Trentamila euro: era questa la cifra che il figlio di Gigi D’Alessio, Claudio, avrebbe dovuto ridare al clan dei Moccia, dai quali aveva ottenuto denaro in prestito. Ma ”ad ogni pagamento effettuato in ritardo, i Moccia applicavano degli ulteriori interessi, non meglio indicati, che aumentando di gran lunga il capitale da restituire, allungavano anche i tempi di estinzione del debito” si legge nell’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia contro il clan Moccia che ha portato all’arresto di 13 persone indagate a vario titolo per i reati di estorsione e fittizia intestazione di beni, aggravati dal metodo mafioso, nonché esercizio abusivo del credito.
    In una intercettazione D’Alessio parla delle pressioni dei Moccia con Marco Claudio De Sanctis, presidente del Mantova Football Club, anche lui ‘strozzato’ dal clan dopo aver ottenuto denaro in prestito. ”nooo gli ho detto ‘mò basta, ci dobbiamo bloccare perché così sta esagerando’ gli ho detto ti devi fermare, io adesso a febbraio devo chiudere e basta, si deve congelare a gennaio, ogni volta fa quello più quello, più quello…”.
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    ”Perché se non paghi, tipo quel giorno, ti fa una volta e mezzo” gli risponde De Sanctis. ”Da una conversazione si comprende come il rapporto debitorio durasse da almeno 6 mesi – si legge nell’ordinanza – poiché Moccia, con tono alquanto infastidito sollecitava D’Alessio a risolvere la questione (”allora me lo devi dire tu, Claudio, fratello… sono sei mesi, allora!), sottolineando come le ‘belle chiacchiere’ non fossero sufficienti con lui, che era ”di Napoli” (”però Claudio tutti questi … queste belle chiacchiere… io non sono di Milano … non sono neanche della Cina, io sono di Napoli”). ”Analoghe contestazioni venivano mosse a D’Alessio in una conversazione del 13 luglio 2018 – scrive il gip Rosalba Liso – ( ”aò però frate, ja, stiamo da sei mesi a fa’ sto bordello”), al termine della quale i due concordavano che D’Alessio avrebbe consegnato a Moccia un assegno, che avrebbe poi incassato una terza persona, per conto di Moccia proprio al fine di evitare che emergessero rapporti finanziari diretti tra D’Alessio e Gennaro Moccia”.

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    Afragola

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    4 ore fa
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    29 Settembre 2020

    Ci sono anche prestiti usurai nell’inchiesta nei confronti del clan Moccia. E tra i clienti figura anche il figlio di Gigi D’Alessio. Mentre sono 14 i ristoranti sequestrati a Roma nel corso dell’operazione dei carabinieri contro il clan di Camorra dei Moccia. La maggior parte dei locali sono in centro in zone come il Pantheon e via dei Coronari.

    Nel corso dell’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma i carabinieri hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni, anche ai fini della confisca, di parte del patrimonio del clan, del valore complessivo di circa 4 milioni di euro, ricostruito e individuato nel corso delle indagini.I ristoranti si trovano nella zona di Pantheon , via Coronari, Trastevere, Fontana di Tevere, Castel San’Angelo, Quirinale e piazza Navona.I sequestri sono stati eseguiti nell’ambito dell’operazione che ha portato all’arresto di 13 persone, di cui 8 in carcere e 5 ai domiciliari. I reati contestati vanno dall’estorsione, fittizia intestazione dei beni, aggravati dal metodo mafioso, nonche’ esercizio abusivo del credito. Nel corso dell’operazione data anche esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni, anche ai fini della confisca, di parte del patrimonio del clan, del valore complessivo di circa 4 milioni di euro, ricostruito e individuato nel corso delle indagini.
    A partire dal 2010, i nuclei familiari di Angelo Moccia e del fratello Luigi si trasferirono a Roma; dal 2016, a seguito della sua scarcerazione, Angelo Moccia si riuni’ ai propri familiari a Roma, domiciliando in zona Parioli. Il provvedimento cautelare odierno si basa sulle risultanze acquisite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Via in Selci, nell’ambito dell’indagine sviluppata tra gennaio 2017 e ottobre 2018, che ha permesso di: – accertare il reinvestimento di capitali illeciti nel campo della ristorazione romana da parte dello storico clan Moccia di Afragola.
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    Le attivita’ investigative dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, avviate nel 2017, poco tempo dopo la scarcerazione di Angelo Moccia, hanno documentato l’operativita’ di costui e del fratello Luigi nella commissione dei reati oggetto di misura cautelare, confermandone l’invariata condotta criminale. In particolare, da un canto e’ emerso come la forza intimidatrice profusa dal clan Moccia sia riuscita a far breccia nel tessuto imprenditoriale e commerciale della Capitale, riuscendo ad assoggettare onesti imprenditori, dall’altro e’ stato rilevato come diversi insospettabili professionisti siano entrati in “affari” con il sodalizio mafioso de quo e si siano messi a disposizione del capo indiscusso Angelo Moccia, vincolandosi a rispettare le regole e le riverenze imposte dal sodalizio.

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    Afragola

    Pubblicato
    6 giorni fa
    in
    23 Settembre 2020

    La Procura di Napoli Nord, con il pm Patrizia Dongiacomo, ha chiesto nuovamente l’arresto per l’ex senatore Vincenzo Nespoli, che deve rispondere di tentata concussione.
    Venerdi’ la richiesta sara’ discussa davanti al tribunale del Riesame di Napoli. Il gip del Tribunale di Napoli Nord, Valentina Giovanniello, aveva rigettato la misura cautelare chiesta dagli inquirenti, e la procura ha impugnato la decisione davanti al tribunale della Liberta’. “Il provvedimento con il quale il gip di Napoli Nord ha rigettato l’arresto e’ giuridicamente ineccepibile – sottolinea l’avvocato Rosario Pagliuca, legale dell’ex senatore – siamo fiduciosi sull’esito del pronunciamento da parte dei giudici”.
    Secondo la Procura i fatti si sarebbero verificati ad Afragola (Napoli), dove Nespoli e’ impegnato in una campagna contro la ditta che si sta occupando del servizio di nettezza urbana. La societa’ e’ inadempiente e Nespoli, per i pm, avrebbe tentato di costringere il dirigente dell’Ufficio Ambiente del Comune di Afragola a indire una nuova gara di appalto per sostituire la ditta attuale.

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    Clan Moccia: soldi ‘prestati’ anche al figlio di Gigi D’Alessio

    Afragola

    Pubblicato
    15 minuti fa
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    29 Settembre 2020

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    Ci sono anche prestiti usurai nell’inchiesta nei confronti del clan Moccia. E tra i clienti figura anche il figlio di Gigi D’Alessio. Mentre sono 14 i ristoranti sequestrati a Roma nel corso dell’operazione dei carabinieri contro il clan di Camorra dei Moccia. La maggior parte dei locali sono in centro in zone come il Pantheon e via dei Coronari.

     
    Nel corso dell’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma i carabinieri hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni, anche ai fini della confisca, di parte del patrimonio del clan, del valore complessivo di circa 4 milioni di euro, ricostruito e individuato nel corso delle indagini.I ristoranti si trovano nella zona di Pantheon , via Coronari, Trastevere, Fontana di Tevere, Castel San’Angelo, Quirinale e piazza Navona.I sequestri sono stati eseguiti nell’ambito dell’operazione che ha portato all’arresto di 13 persone, di cui 8 in carcere e 5 ai domiciliari. I reati contestati vanno dall’estorsione, fittizia intestazione dei beni, aggravati dal metodo mafioso, nonche’ esercizio abusivo del credito. Nel corso dell’operazione data anche esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni, anche ai fini della confisca, di parte del patrimonio del clan, del valore complessivo di circa 4 milioni di euro, ricostruito e individuato nel corso delle indagini.
    A partire dal 2010, i nuclei familiari di Angelo Moccia e del fratello Luigi si trasferirono a Roma; dal 2016, a seguito della sua scarcerazione, Angelo Moccia si riuni’ ai propri familiari a Roma, domiciliando in zona Parioli. Il provvedimento cautelare odierno si basa sulle risultanze acquisite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Via in Selci, nell’ambito dell’indagine sviluppata tra gennaio 2017 e ottobre 2018, che ha permesso di: – accertare il reinvestimento di capitali illeciti nel campo della ristorazione romana da parte dello storico clan Moccia di Afragola.
    L’inchiesta non a caso ha documentato le fasi della richiesta estorsiva e della riscossione di 300.000 euro posta in essere da esponenti di spicco del citato sodalizio criminale in danno di imprenditori inseriti nel settore della ristorazione, i quali avevano ottenuto dal Tribunale di Roma – Sezione Misure Patrimoniali – la gestione di quattro locali dislocati nel centro della Capitale tra Castel Sant’Angelo, Quirinale e Piazza Navona, oggetto di un precedente sequestro di prevenzione operato per evasione fiscale nei confronti di un noto manager romano del settore, riconducibile, all’esito della presente indagine, al capoclan Angelo Moccia; – individuare una rete di imprenditori e faccendieri che, al fine di favorire il clan camorristico e di eludere le investigazioni patrimoniali, si intestavano fittiziamente societa’ nel campo della ristorazione, beni mobili e immobili riconducibili ai sodali; – accertare l’abusiva attivita’ finanziaria svolta dagli esponenti apicali del clan Moccia tramite prestiti di ingenti somme di denaro contante in favore di 3 imprenditori, uno dei quali figlio di un noto personaggio dello spettacolo.
    Le attivita’ investigative dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, avviate nel 2017, poco tempo dopo la scarcerazione di Angelo Moccia, hanno documentato l’operativita’ di costui e del fratello Luigi nella commissione dei reati oggetto di misura cautelare, confermandone l’invariata condotta criminale. In particolare, da un canto e’ emerso come la forza intimidatrice profusa dal clan Moccia sia riuscita a far breccia nel tessuto imprenditoriale e commerciale della Capitale, riuscendo ad assoggettare onesti imprenditori, dall’altro e’ stato rilevato come diversi insospettabili professionisti siano entrati in “affari” con il sodalizio mafioso de quo e si siano messi a disposizione del capo indiscusso Angelo Moccia, vincolandosi a rispettare le regole e le riverenze imposte dal sodalizio.
     

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    Afragola

    Pubblicato
    6 giorni fa
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    23 Settembre 2020

    La Procura di Napoli Nord, con il pm Patrizia Dongiacomo, ha chiesto nuovamente l’arresto per l’ex senatore Vincenzo Nespoli, che deve rispondere di tentata concussione.
    Venerdi’ la richiesta sara’ discussa davanti al tribunale del Riesame di Napoli. Il gip del Tribunale di Napoli Nord, Valentina Giovanniello, aveva rigettato la misura cautelare chiesta dagli inquirenti, e la procura ha impugnato la decisione davanti al tribunale della Liberta’. “Il provvedimento con il quale il gip di Napoli Nord ha rigettato l’arresto e’ giuridicamente ineccepibile – sottolinea l’avvocato Rosario Pagliuca, legale dell’ex senatore – siamo fiduciosi sull’esito del pronunciamento da parte dei giudici”.
    Secondo la Procura i fatti si sarebbero verificati ad Afragola (Napoli), dove Nespoli e’ impegnato in una campagna contro la ditta che si sta occupando del servizio di nettezza urbana. La societa’ e’ inadempiente e Nespoli, per i pm, avrebbe tentato di costringere il dirigente dell’Ufficio Ambiente del Comune di Afragola a indire una nuova gara di appalto per sostituire la ditta attuale.

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    Acerra

    Pubblicato
    7 giorni fa
    in
    22 Settembre 2020

    Rione Salicelle di Afragola: 19enne arrestato per tentata rapina e porto e detenzione abusiva di armi.
    Stamattina gli agenti del Commissariato di Afragola, durante il servizio di controllo del territorio, hanno notato in via delle Nazioni Unite, all’esterno di un esercizio commerciale, una persona con il volto travisato che stava puntando una pistola contro un addetto alla consegna di generi alimentari.L’uomo, alla vista della volante, ha tentato la fuga minacciando i poliziotti con l’arma ma gli agenti lo hanno bloccato recuperando la pistola ed accertando che si trattava di arma giocattolo priva di tappo rosso.L’uomo, un 19 enne acerrano, è stato arrestato per tentata rapina aggravata e porto e detenzione abusiva di armi.

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    Il Tribunale del Riesame di Napoli Nord deciderà sull’arresto dell’ex senatore Nespoli

    Afragola

    Pubblicato
    1 ora fa
    in
    23 Settembre 2020

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    La Procura di Napoli Nord, con il pm Patrizia Dongiacomo, ha chiesto nuovamente l’arresto per l’ex senatore Vincenzo Nespoli, che deve rispondere di tentata concussione.

    Venerdi’ la richiesta sara’ discussa davanti al tribunale del Riesame di Napoli. Il gip del Tribunale di Napoli Nord, Valentina Giovanniello, aveva rigettato la misura cautelare chiesta dagli inquirenti, e la procura ha impugnato la decisione davanti al tribunale della Liberta’. “Il provvedimento con il quale il gip di Napoli Nord ha rigettato l’arresto e’ giuridicamente ineccepibile – sottolinea l’avvocato Rosario Pagliuca, legale dell’ex senatore – siamo fiduciosi sull’esito del pronunciamento da parte dei giudici”.
    Secondo la Procura i fatti si sarebbero verificati ad Afragola (Napoli), dove Nespoli e’ impegnato in una campagna contro la ditta che si sta occupando del servizio di nettezza urbana. La societa’ e’ inadempiente e Nespoli, per i pm, avrebbe tentato di costringere il dirigente dell’Ufficio Ambiente del Comune di Afragola a indire una nuova gara di appalto per sostituire la ditta attuale.

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    Acerra

    Pubblicato
    1 giorno fa
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    22 Settembre 2020

    Rione Salicelle di Afragola: 19enne arrestato per tentata rapina e porto e detenzione abusiva di armi.
    Stamattina gli agenti del Commissariato di Afragola, durante il servizio di controllo del territorio, hanno notato in via delle Nazioni Unite, all’esterno di un esercizio commerciale, una persona con il volto travisato che stava puntando una pistola contro un addetto alla consegna di generi alimentari.L’uomo, alla vista della volante, ha tentato la fuga minacciando i poliziotti con l’arma ma gli agenti lo hanno bloccato recuperando la pistola ed accertando che si trattava di arma giocattolo priva di tappo rosso.L’uomo, un 19 enne acerrano, è stato arrestato per tentata rapina aggravata e porto e detenzione abusiva di armi.

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    Afragola

    Pubblicato
    4 giorni fa
    in
    19 Settembre 2020

    Appena ieri era stato sottoposto ai domiciliari per un furto commesso in un bar di Caivano.
    Questa mattina, i carabinieri della tenenza di Caivano hanno raggiunto la sua abitazione per tradurlo nelle aule del tribunale davanti al giudice che avrebbe celebrato il rito direttissimo e scoperto che non fosse in strada.
    Arturo Nardi – 19enne di Afragola – è stato trovato in strada, lungo Corso Meridionale ed è stato così arrestato per la seconda volta in 24 ore.Dovrà ora rispondere al Giudice per evasione e per il furto commesso ieri.

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    Afragola, in giro in auto a spacciare insieme con 2 ragazzini: arrestato 24enne

    Afragola

    Pubblicato
    9 ore fa
    in
    30 Agosto 2020

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    Afragola, in giro in auto a spacciare insieme con due ragazzini: arrestato 24enne.
     
    I carabinieri della stazione di Afragola hanno arrestato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio Michele Iorio – 24enne già noto alle forze dell’ordine- e denunciato per il medesimo reato un 15enne e un 16enne, tutti del posto. Iorio era in auto e con lui i due minori, il loro atteggiamento chiaramente sospetto. Il motivo – emerso durante una perquisizione – era riconducibile a ciò che nascondevano: 32 dosi di cocaina, 30 stecchette di hashish e 47 bustine di marijuana. E ancora materiale per il confezionamento e alcuni “grinder” per tritare la cannabis.
    Una dose di cocaina e una di marijuana erano nel marsupio del 15enne. La restante parte della droga era distribuita sotto ai due sedili anteriori del veicolo. In manette, il 24enne è stato rinchiuso nel carcere di Poggioreale in attesa di giudizio. I minori sono stati riaffidati ai rispettivi genitori.L’arresto è frutto dell’intensificazione dei servizi di controllo del territorio nell’area nord di Napoli da parte dei Carabinieri della Compagnia di Casoria, su disposizione del Comando Provinciale di Napoli. Una presenza costante e percepibile dei militari per garantire sicurezza e serenità al cittadino

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    Afragola

    Pubblicato
    3 settimane fa
    in
    8 Agosto 2020

    Ieri sera gli agenti del Commissariato di Afragola, con il supporto della Polizia Locale di Afragola, degli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Campania e delle unità cinofile antidroga dell’Ufficio Prevenzione Generale, hanno effettuato un servizio straordinario di controllo del territorio nelle zone della “movida” nei pressi del Parco Sant’Antonio, del Rione Salicelle e in via Sportiglione ad Afragola.
    Nel corso dell’attività sono state identificate 113 persone di cui 10 con precedenti di polizia e sono stati controllati 5 veicoli.In via Sportiglione sono state contestate violazioni del Codice della Strada per guida senza patente poiché mai conseguita, guida senza casco protettivo, mancanza di documenti di circolazione e mancata revisione periodica.

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    Afragola, fece uccidere il marito boss e poi fu uccisa: arrestati il pentito Puzio e 3 complici

    Afragola, fece uccidere il marito boss e poi fu uccisa: arrestati il pentito Puzio e 3 complici.

    In data odierna è stata data esecuzione, da parte dei Carabinieri del ROS CC Napoli e del Nucleo Investigativo CC Castello di Cisterna e del personale della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Napoli, a due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse, nell’ambito delle indagini svolte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, dal GIP del Tribunale di Napoli, per più episodi omicidiari occorsi nella zona nord di Napoli.
    Una prima ordinanza costituisce lo sviluppo di quella eseguita nel settembre dello scorso anno nei confronti di PUZIO Michele, già condannato per il suo ruolo di esponente apicale del clan Moccia di Afragola, in quanto gravemente indiziato per il reato di concorso nell’omicidio in pregiudizio di CAPONE Immacolata, occorso in Sant’Antimo il 17 marzo 2004, aggravato dalla finalità di agevolazione di associazione di stampo camorristico e dei correlati reati in materia di porto d’armi.
    La vittima, all’epoca, svolgeva l’attività di imprenditrice nel campo del movimento terra nei comuni di Casoria ed Afragola.
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    PUZIO Michele, nell’assumere a partire dal febbraio di quest’anno la veste di collaboratore di giustizia, ha confessato la sua partecipazione al delitto, anche ammettendo di avere indossato il cappellino rinvenuto sul luogo del delitto e sul quale erano state rinvenute tracce del suo DNA.
    Ha altresì ammesso – come pure era parzialmente emerso nel corso delle indagini – di aver confezionato un falso alibi inducendo la formazione di un verbale di contravvenzione per violazione al Codice della Strada che lo collocava per il giorno e l’ora dell’omicidio in un luogo diverso dalla scena del crimine.
    In virtù della chiamata in correità dallo stesso operato e dalla acquisizione dei relativi elementi di riscontro, il Giudice ha ritenuto l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, per il concorso materiale o morale nell’omicidio, nei confronti di altri appartenenti apicali del clan MOCCIA nelle persone di IAZZETTA Filippo, FAVELLA Francesco e ANGELINO Giuseppe.
    Dalle ulteriori indagini è risultato confermato il movente nella volontà del clan MOCCIA di “punire” la donna, perché ritenuta mandante dell’omicidio del marito SALIERNO Giorgio, a sua volta fiduciario dei vertici dell’organizzazione, ed al fine di impedire il rafforzamento dei legami economici fra l’attività imprenditoriale facente capo alla CAPONE e clan diversi dal clan MOCCIA.
    Altra vicenda omicidiaria oggetto della ordinanza è l’omicidio ai danni di PEZZELLA Mario, fratello di PEZZELLA Francesco detto pane e ran storico appartenente delle consorterie camorristiche operanti nelle zone di Cardito e Frattamaggiore, avvenuto in data 17 gennaio 2005 in Cardito.
    Su tale omicidio già sono state pronunciate negli anni scorsi sentenze di condanna definitive nei confronti di soggetti appartenenti al Clan Moccia, ovvero al federato Clan La Montagna di Caivano, nelle persone dello stesso ANGELINO Giuseppe, PETILLO Andrea, LA MONTAGNA Domenico ed i collaboratori di giustizia DI DOMENICO Marcello e ROBERTO Fermo.
    In virtù delle dichiarazioni rese dal PUZIO Michele, a suo tempo processato ed assolto per quell’omicidio, è stata ulteriormente approfondita la ricostruzione della fase decisionale che ha portato all’omicidio, e sono emersi gravi indizi di colpevolezza a carico di IAZZETTA Filippo, quale mandante del delitto ed in particolare quale soggetto che aveva dato l’autorizzazione per conto del clan MOCCIA per l’esecuzione dello stesso.
    La seconda ordinanza di custodia cautelare scaturisce dai fatti connessi all’omicidio PEZZELLA ed ha per oggetto l’omicidio ai danni di AMBROSIO Aniello, soggetto anch’egli appartenente alle consorterie camorristiche operanti in quella zona, ed accertato il 21 febbraio 2014 allorchè nelle campagne di Grumo Nevano era stata rinvenuta una autovettura con il cadavere carbonizzato dell’AMBROSIO, e dopo che due giorni prima erano stati rinvenuti in circostanze simili i cadaveri di MONTINO Vincenzo e SCARPA Ciro.
    Dalle indagini svolte, ed in particolare dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia tra i quali ATTANASIO Antonio, affiliato del gruppo camorristico riconducibile al PEZZELLA Francesco, dichiaratosi autore materiale del reato e dello stesso PUZIO Michele, e dai riscontri effettuati dalla Polizia Giudiziaria, sono emersi gravi indizi di colpevolezza nei confronti del predetto PEZZELLA Francesco quale mandante dell’omicidio e di LUONGO Nicola ( già condannato per la sua appartenenza sia al clan MOCCIA che al Clan NINO e per l’omicidio ai danni di NAPOLITANO Felice commesso in Roccarainola nel 2003) quale compartecipe materiale.
    Il movente, secondo la ricostruzione accusatoria accolta dal Giudice, è proprio la vendetta operata dal PEZZELLA Francesco nei confronti dell’AMBROSIO ritenuto un compartecipe dell’omicidio del fratello Mario e concretizzatasi nelle modalità particolarmente cruente della esecuzione dell’omicidio; dalle indagini è poi emerso che la scia vendicativa, nelle intenzioni del PEZZELLA, avrebbe dovuto attingere altri soggetti ritenuti responsabili ai suoi occhi di quell’omicidio.
    Nel medesimo contesto, ed in virtù delle dichiarazioni confessorie rese da da parte dello stesso PUZIO nella veste di collaboratore di giustizia, è stata data altresì esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia relativamente ad un appartamento ed un terreno appartenenti al PUZIO Michele, acquistati con i proventi delle attività estorsive effettuate per conto del clan MOCCIA ed intestati fittiziamente a terzi.
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