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    Torre Annunziata: scarcerato il padre del killer di Cerrato, la rabbia della moglie

    Torre Annunziata. Ai domiciliari il padre dell’assassino di Maurizio Cerrato, ucciso per un posto auto: la rabbia dei familiari e l’indignazione del senatore Ruotolo. Francesco Cirillo era stato l’ultimo a essere stato arrestato aver partecipato all’omicidio di Maurizio Cerrato, il 61enne ucciso in via IV Novembre a Torre Annunziata per aver soccorso la figlia dopo […] LEGGI TUTTO

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    Omicidio di Gennaro Leone, il GIP conferma il carcere per il 19enne

    San Marco Evangelista. Il Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha convalidato il fermo del 19enne Gabriel Ippolito, accusato dell’omicidio di Gennaro Leone, il pugile 18enne ucciso a Caserta durante una lite scoppiata la notte di sabato 29 agosto in Piazza Correra a Caserta, cuore della movida.
    Nei confronti del giovane, residente a Caivano, è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e dovrà dell’omicidio volontario aggravato dai futili motivi di Gennaro Leone.
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    I funerali di Gennaro Leone saranno celebrati venerdì alle 15,30 nella chiesa di Santo Spirito a San Marco Evangelista. Per sabato è stata organizzata una fiaccolata, che partirà alle ore 20 da piazza Dante per raggiungere piazza Correra, su via Vico, dove è avvenuto il ferimento. LEGGI TUTTO

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    Omicidio Di Caterino, giudizio d’Appello per il killer del 14enne

    ______________________________ Omicidio Di Caterino, giudizio d’Appello per il killer del 14enne Aversa. Si definirà domani il processo di secondo grado, in corso davanti alla sezione minore della Corte di Appello di Napoli, per la morte di Emanuele Di Caterino, il 14enne sanciprianese ucciso il sette aprile del 2013 ad Aversa da un minore di poco […] LEGGI TUTTO

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    Uccise la sorella per l’onore della cosca: arrestato il figlio del boss

    Uccise la sorella Nunzia per aver tradito il marito con i nemici della famiglia mafiosa, rivale: ventuno anni dopo quel delitto finisce in carcere Alessandro Alleruzzo della famiglia dei Santapaola di Catania.
    Una storia agghiacciante quella emersa nel corso delle indagini che questa mattina hanno portato i carabinieri della Compagnia di Paternò ad eseguire una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania – su richiesta della Direzione distrettuale antimafia – nei confronti di Alessandro Alleruzzo, anni 47, accusato di omicidio volontario pluriaggravato ai danni della sorella Nunzia Alleruzzo avvenuto nel 1995, con l’esplosione di due colpi di pistola cal. 7,65 alla testa.
    Alla base dell’omicidio, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, motivi abietti, e cioè quello di riscattare l’onore della famiglia mafiosa Alleruzzo oltraggiata dalle relazioni extraconiugali intrattenute da Nunzia con soggetti criminali ritenuti nemici della stessa famiglia.
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    Alessandro Alleruzzo è il figlio del defunto boss Giuseppe Alleruzzo che negli anni ’70 e ’80 guidava il gruppo paternese di cosa nostra, al centro di numerose faide sanguinose e particolarmente cruente, articolazione territoriale della famiglia mafiosa Santapaola di Catania.
    omicidio nunziaalleruzzo
    L’arrestato è inoltre cugino di Santo Alleruzzo, cl. 1954, detto “a vipera” considerato reggente del clan fino al suo ultimo arresto avvenuto nell’ambito della operazione “Sotto Scacco” condotta da questa Direzione Distrettuale. Negli anni ’80 e ’90 gli omicidi si susseguivano tra le fazioni e lo stesso Giuseppe Alleruzzo, padre di Alessandro, subì il lutto dell’assassinio della moglie e del figlio, episodio che lo spinsero a collaborare con la giustizia.
    Il 25 marzo del 1998, militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Paternò, a seguito di due telefonate anonime (in carcere, Santo Alleruzzo, aveva intimato ad Alessandro di far ritrovare il corpo della sorella per darle sepoltura), ritrovarono in un pozzo nelle campagne di Paternò nei pressi dell’abitazione di Giuseppe Alleruzzo, dei resti ossei di una donna, in particolare il teschio, dal quale fu riscontrata  la presenza di due fori causati da colpi di arma da fuoco.
    La vittima fu identificata in Nunzia Alleruzzo, scomparsa il 30 maggio del 1995 dopo esser stata vista dal figlio di 5 anni uscire di casa con il fratello Alessandro che sarebbe diventato il suo assassino. A svelare il mistero sullo morte della donna sono state le dichiarazioni di tre diversi collaboratori di giustizia – Bonomo Francesco, Caliò Antonino Giuseppe e Farina Orazio -, riscontrate reciprocamente, e comparate con le dichiarazioni rese dai familiari della vittima e dai riscontri in occasione del rinvenimento del cadavere.
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    Bonomo ha riferito di aver saputo da Giovanni Messina e da Caliò che l’omicidio di Nunzia Alleruzzo fosse stato commesso dal fratello Alessandro, per riscattare l’onore della famiglia violato dal fatto che la sorella aveva avuto numerose relazioni sentimentali con componenti del clan, abbandonando il marito. Questi particolari sono stati confermati proprio da Caliò il quale ha sostenuto di aver appreso dell’omicidio proprio da Alessandro Alleruzzo che gli aveva raccontato di aver ucciso la sorella, sporcandosi di sangue e terra per averla dovuta trascinare.
    Anche il collaboratore Farins ha confermato questa ricostruzione, aggiungendo che tra gli amanti di Nunzia Alleruzzo figurava anche Giovanni Messina, componente del gruppo, che aveva ucciso la madre e che pensava di uccidere lo stesso Alessandro. Ulteriori attività investigative, a seguito della riapertura delle indagini nel 2021 coordinate dalla D.D.A. di Catania ed eseguite dai Carabinieri di Paternò, hanno consentire di sentire a sommarie informazioni i familiari di Nunzia Alleruzzo, alcuni hanno tentato di ritrattare dichiarazioni precedentemente rese.
    Sono state inoltre disposte intercettazioni all’interno della cella della Casa Circondariale di Asti dove erano detenuti Giovanni Messina e Salvatore Assinata i quali, a seguito della pubblicazione di articoli di stampa il giorno 09.02.2021 sulla riapertura delle indagini, commentavano confermando l’ipotesi investigativa dell’omicidio in ambito familiare (“mi rissi…o iddi pavunu…e Alessandro è il mandante…ehh…ammazzau…ehh”). LEGGI TUTTO

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    Uccise e fece a pezzi attivista Lgtb, ergastolo definitivo per Ciro Guarente

    Uccise e fece a pezzi il 25enne Vincenzo Ruggiero: condanna definitiva all’ergastolo per Ciro Guarente.
    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta in primo e secondo grado all’ex marinaio 39enne che nel luglio del 2017 uccise il ragazzo di Parete e seppellì i resti a Ponticelli.
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    Il delitto, cruento, avvenne la sera del 7 luglio 2017; Guarente si presentò ad Aversa a casa di un’amica trans di Ciro Ruggiero, Heven Grimaldi, ex compagna dell’assassino che all’epoca ospitava Vincenzo.
    Ciro Guarente uccise Ruggiero quindi lo avvolse in un tappeto, lo fece a pezzi, lo cosparse di acido muriatico e cemento e nascose le parti in un autolavaggio a Ponticelli.
    Dopo i primi due gradi di giudizio, anche la Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo per l’agghiacciante omicidio. LEGGI TUTTO

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    Omicidio a San Giovanni: gip convalida il fermo dell’assassino

    🔊 Ascolta la notizia Napoli. Aveva accoltellato un connazionale al culmine di una lite: convalidato il fermo del cittadino rumeno fermato mercoledì scorso. Venerdì 9 aprile, in sede di udienza di convalida, il G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha convalidato il decreto di fermo emesso lo scorso mercoledì, […] LEGGI TUTTO

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    Castellammare, scomparso da 9 anni: presi gli assassini di Raffaele Carolei

    🔊 Ascolta la notizia

    Ucciso e fatto sparire come nel più classico dei casi di Lupara Bianca. E ora a 9 anni di distanza si fa luce sull’omicidio di Raffaele Carolei.

    Stamane infatti i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di Gaetano Vitale (classe 1977), e Giovanni Savarese (classe 1973) – quest’ultimo già detenuto anche per altri titoli custodiali – gravemente indiziati di essere gli esecutori, in concorso, di un efferato omicidio di camorra.L’odierno provvedimento scaturisce da un’articolata attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli – DDA, relativa alla scomparsa di Raffaele Carolei, denunciata dai familiari ai Carabinieri di Castellammare di Stabia il 10 settembre 2012.

     attirato in trappola a casa dei Rapicano
    Le indagini, hanno permesso di stabilire che, il giorno stesso della scomparsa, attraverso uno stratagemma architettato da Pasquale Rapicano e Gaetano Vitale, la vittima veniva attirata nell’abitazione di Catello Rapicano, dietro il pretesto di poter discutere più liberamente di affari criminali relativi al traffico di droga. Fatto ingresso nell’appartamento, il Carolei veniva fatto accomodare al tavolo della cucina, ove in un attimo di distrazione veniva avvinghiato alle spalle da  Catello Rapicano che, bloccandolo nei movimenti, permetteva a Giovanni Savarese di posizionargli al collo una corda, tirata alle estremità rispettivamente da quest’ultimo e da  Pasquale Rapicano, mentre  Gaetano Vitale gli bloccava le mani per impedirgli di potersene liberare.

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     IL CORPO FATTO SPARIRE NELLA ZONA DI SCHITO
    Una volta ucciso, il cadavere dell’uomo veniva imbustato e caricato a bordo di un autoveicolo, con il quale Gaetano Vitale provvedeva a trasportarlo, scortato sulla strada da Pasquale Rapicano che lo anticipava a bordo di uno scooter, in un fondo della zona di via Schito, e lasciato nella disponibilità di  Pasquale Vuolo, che provvedeva autonomamente a disfarsene senza più permetterne il ritrovamento.All’omicidio forniva un importante contributo anche Giovanni Battista Panariello, all’epoca minorenne, che con il ruolo di vedetta si posizionava nei pressi dell’abitazione di  Catello Rapicano, sorvegliando la strada da eventuali situazioni di pericoli che potessero minare l’azione di morte.
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    L’omicidio di Raffaele Carolei avveniva in esecuzione all’ordine emanato dai vertici del clan D’Alessandro, nei confronti di tutti coloro i quali, precedentemente affiliati al contrapposto gruppo Omobono-Scarpa, avevano partecipato all’omicidio di  Giuseppe Verdoliva, autista e persona di estrema fiducia del defunto capo clan Michele D’alessandro. LEGGI TUTTO