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    Operazione Zeus: Testa unico assolto, l’ Antimafia aveva chiesto la condanna a 7 anni

    Si è tenuta dinanzi al Gup di Napoli, Anna De Bellis, il processo a carico di Giovanni Testa, di Montesarchio, che era imputato di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
    Testa era stato coinvolto nel blitz del scorso luglio, che nasceva dall’operazione denominata “ Zeus”. Il sistema accusatorio era sostenuta da intercettazioni ambientali e telefoniche, dalle dichiarazioni accusatorie di diversi testimoni ed era stato rafforzato dalle ammissioni di responsabilità di diversi imputati, che hanno deciso di collaborare con la giustizia.
    Nonostante ciò a seguito dell’ udienza il GUP, accogliendo le tesi dell’avvocato Vittorio Fucci jr, ha assolto in formula piena il Testa, in totale contrapposizione alla DDA (Procura Amtimafia) che aveva chiesto la condanna a 7 anni di carcere. Il risultato è di notevole importanza in ragione del fatto che il Testa risulta l’unico assolto tra i 9 imputati che furono sottoposti a misura cautelare, il Testa in particolare era stato sottoposto alla misura del divieto di dimora in Campania (poi annullato dal Gip sulla base dell’istanza dell’avvocato Vittorio Fucci jr).
    Testa aveva già ottenuto anche l’ annullamento dell’ordinanza dal Riesame, che aveva accolto in pieno le tesi dell’avvocato Vittorio Fucci jr. Il Testa è personaggio noto alle cronache e risulta imputato in diversi altri processi ed in particolare è stato coinvolto in un altro blitz riguardante un ‘ organizzazione criminale finalizzata al traffico e allo spaccio di droga in tutta la Campania, con base a Terzigno in provincia di Napoli. LEGGI TUTTO

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    Sergio Altivalle scarcerato per l’ ennesima volta dopo 3 evasioni

    🔊 Ascolta la notizia Sergio Altivalle scarcerato per l’ ennesima volta dopo 3 evasioni Il GIP del Tribunale di Benevento, dott.ssa Palmieri, accogliendo l’istanza dell’Avv. Vittorio Fucci jr, ha disposto la scarcerazione di Sergio Altivalle, di Benevento, di 31 anni, concedendogli nuovamente gli arresti domiciliari. Come si ricorderà l’Altivalle era stato arrestato in presunta flagranza […] LEGGI TUTTO

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    Camorra: prima condanna all’ergastolo a Benevento

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    Camorra: prima condanna all’ergastolo a Benevento
    Passera’ alla storia come la prima condanna all’ergastolo emessa dal Tribunale di Benevento per un omicidio di camorra, dettato dalla contesa per l’egemonia sul mercato della droga, quello inflitto a Nicola Fallarino, 37 anni, accusato di essere uno dei responsabili dell’omicidio di Cosimo Nizza (48 anni), ucciso per strada il 27 aprile del 2009 con tre colpi di pistola al capo su una sedia a rotelle, sulla quale la vittima era costretta a vivere in seguito a un incidente stradale.
    Un delitto rimasto a lungo irrisolto per il quale e’ arrivata la prima pronuncia firmata dalla Corte di Assise (presidente Pezza, a latere Telaro piu’ i giudici popolari), che ha condannato all’ergastolo Fallarino. La sentenza ha accolto le conclusioni del procuratore aggiunto di Benevento, Giovanni Conzo, che aveva proposto il carcere a vita al termine di una lunga requisitoria nel corso della quale aveva ritenuto provata la responsabilita’ dell’imputato.
    Attenzione puntata, in particolare, sulle affermazioni di due collaboratori di giustizia – contestate dalla difesa per inattendibilita’ dei “pentiti” – che avevano sostenuto di aver saputo dell’omicidio, in due diversi carceri, direttamente da Fallarino, e sul contenuto di una intercettazione ambientale durante l’attivita’ investigativa della Squadra Mobile nell’ambito di un’inchiesta antidroga diretta dalla Dda. A inizio dell’udienza, su richiesta del procuratore Conzo, e’ stato osservato un minuto di silenzio in memoria di Luigi Frunzio, procuratore aggiunto a Napoli, morto qualche giorno fa a causa del Covid. LEGGI TUTTO

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    Abusi sulla nipotina di 11 anni: processo allo zio-orco

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    Avrebbe abusato della nipote appena 11enne. Il 14 ottobre prossimo dovra’ comparire di fronte al tribunale di Benevento per rispondere di violenza sessuale su minore.
    I fatti risalgono al 2015, ma la famiglia della vittima ha denunciato un 53enne di Pietrelcina nel 2018, quando la ragazzina ha rivelato che quello zio che spesso le teneva compagnia aveva intenzioni tutt’altro che affettuose.
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    In piu’ occasioni l’avrebbe palpeggiata, si sarebbe infilato nel suo letto e l’avrebbe costretta ad atti sessuali. Il 53enne ha sempre respinto ogni accusa, ma il gup, Loredana Camerlengo, ha ritenuto che vi fossero le condizioni per rinviare a giudizio l’imputato che ora dovrà affrontare il processo con la pesante accusa di violenza sessuale su minore. LEGGI TUTTO

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    Arrestato a Chieti esponente del Clan Sparandeo

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    Arrestato a Chiedi esponente del Clan Sparandeo
    I carabinieri di San Salvo (Chieti) in esecuzione di provvedimento restrittivo che ha disposto il ripristino della custodia cautelare in carcere, hanno arrestato Gabriele De Luca, 32enne di origini beneventane.
    L’uomo, coinvolto insieme ad altri 10, in un’operazione condotta, nel gennaio 2020, dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e dalla Squadra Mobile di Benevento, per associazione di tipo camorristico ed estorsione in danno di alcuni commercianti campani (clan Sparandeo), fu scarcerato a fine gennaio 2021, dopo più di un anno di detenzione, e sottoposto agli arresti domiciliari in un’abitazione della marina di San Salvo.
    I ripetuti controlli, esercitati dai militari, hanno consentito di accertare reiterate violazioni degli arresti domiciliari. I carabinieri hanno quindi segnalato alla magistratura le violazioni accertate, richiedendo il ripristino della misura della custodia in carcere. Stamattina l’uomo è stato raggiunto a casa e portato in prigione a Perugia. L’inchiesta portò alla luce estorsioni, un attentato incendiario e lo spaccio di droga.TrendingSfiducia agli Ordini degli avvocati: la vicenda arriva in Parlamento LEGGI TUTTO

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    Uccise la figlia appena nata: la Cassazione conferma condanna della madre

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    Uccise la figlia appena nata, lanciandola in un canalone. Ma per più di dieci anni è riuscita a mantenere il segreto. Oggi la condanna definitiva a 14 anni di reclusione

    E’ la storia tragica di una 47enne di Benevento, che nel 2000 partorì una bimba. Il corpicino della piccola con il cranio fracassato fu trovato il 2 aprile del 2000 su un gradone di cemento. Le indagini che seguirono non portarono all’identificazione della madre. Soltanto undici anni più tardi, nel 2011, grazie alle rivelazioni dell’ex moglie di un parente della donna, si riuscì a dare una identità alla madre di quella bimba, trovata in contrada Ripamorta di Benevento e sepolta con il nome di Angela Speranza.

    Incastrata dal Dna
    La donna, durante il processo di primo grado dinanzi alla corte d’Assise di Benevento, si era difesa sostenendo di aver avuto figli solo dopo esseri sposata nel 2004. Ma a incastrarla le prove del dna. Dall’autopsia sul corpicino della bimba emerse che la piccola era nata viva, aveva respirato ed era morta per la grave frattura cranica.

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    Nel 2019 la condanna a 14 anni di carcere inflitta dalla corte d’Appello di Napoli e la conferma oggi dalla corte di Cassazione. La donna è già detenuta. LEGGI TUTTO

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    Coronavirus, Mastella: ‘Aprire bar e ristoranti anche la sera’

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    Coronavirus, Mastella: ‘Aprire bar e ristoranti anche la sera’
    “Come Anci (comuni italiani) abbiamo chiesto di aprire i ristoranti e bar anche di sera. Non si capisce la differenza della apertura di giorno e chiusura di sera. Se la crisi epidemiologica avanza si chiuda subito. Altrimenti è giusta la tesi di noi amministratori”.

    Lo scrive sul suo profilo Facebook Clemente Mastella, sindaco di Benevento. “Così – incalza Mastella – mi appare giusta la tesi di chi ritiene di debbano chiudere le aree dove maggiore è l’intensità virale. Questa scelta porterebbe ad una responsabilità di comunità”. LEGGI TUTTO

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    Ucciso all’uscita dal carcere dopo 11 anni per violenza sessuale: chieste due condanne

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    Uccisero su commissione, per una cifra neppure importante, anche se il collegamento con chi avrebbe avuto interesse per la morte di Giuseppe Matarazzo, 45 anni pastore di Frasso Telesino, non e’ stato provato.
    Eppure per Giuseppe Massaro, 57 anni, di Sant’Agata de’ Goti, e per Generoso Nasta, 32 anni, di San Felice a Cancello, il pm Francesco Sansobrino ha chiesto alla corte d’Assise del tribunale di Benevento la condanna all’ergastolo. Oggi la requisitoria con la ricostruzione del delitto, delle indagini che ne seguirono per individuare i responsabili, e forse in serata potrebbe essere emessa la sentenza. Matarazzo fu ucciso dinanzi casa il 19 luglio 2018. Viveva nella villetta di contrada Selva con i genitori da poco piu’ di un mese, dopo essere uscito dal carcere e aver scontato una condanna a 11 anni di reclusione per violenza sessuale su minore.

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    L’uomo ucciso aveva sempre sostenuto di aver avuto una relazione con la ragazzina di 17 anni che fu poi trovata impiccata a un albero il 6 gennaio 2009. La sera dell’omicidio, un’auto si avvicino’ a Matarazzo con la scusa di chiedere informazione e il pastore fu ucciso con alcuni colpi di pistola. La vettura poi si dileguo’. Ma una certosina indagine sui segnali gps, incrociati con i numeri di telefono rilevati dalle celle telefoniche della zona ha permesso di individuare i due imputati. I riscontri bancari hanno poi certificato un movimento di 13mila euro. Per Massaro si trattava di risparmi che l’uomo aveva deciso di depositare in banca, per gli inquirenti quella somma poteva essere soltanto il compenso, o parte di esso, ricevuto per l’omicidio. Fu trovata un’arma, una pistola legalmente detenuta, compatibile con quella usata per il delitto. LEGGI TUTTO

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    Violenta figlia per dieci anni: pensionato del Beneventano condannato a 10 anni di carcere

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    Per dieci anni ha costretto la figlia a subire violenze sessuali, spesso dopo essersi ubriacato, fino a che lei, con l’aiuto del fidanzato, e’ riuscita a denunciarlo e a uscire da un incubo.

    La fine della storia, cominciata nel 2001, e’ arrivata soltanto adesso, con la condanna definitiva a dieci anni di carcere per un pensionato di Frasso Telesino, e, su ordine del tribunale, a un’ordinanza di carcerazione. La denuncia e’ del 2011. La vittima che aveva ormai 24 anni, si rivolse ai carabinieri per raccontare dei primi abusi avvenuti quando aveva appena 14 anni. Agli inquirenti consegno’ anche una registrazione audio carpita durante uno degli episodi di abusi; agli investigatori descrisse anche una madre che non le aveva creduto, perche’ succube di un marito violento.

    Le indagini trovarono riscontri e l’uomo fu arrestato. La sentenza di primo grado arriva nel 2016. Dieci anni di reclusione, confermati poi in Appello e infine in Cassazione. Una condanna piu’ mite rispetto alle richieste dei pm, grazie a perizie psichiatriche, che nei vari gradi di giudizio hanno dimostrato che l’uomo, ormai anziano, si trovava in una condizione di semi infermita’ mentale, poi divenuta totale, per l’abuso di alcool. LEGGI TUTTO

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    Telefoni e droga nel carcere di Benevento: arrestato anche l’ultimo indagato

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    Telefoni e droga nel carcere di Benevento: arrestato anche l’ultimo indagato.

    E’ stato bloccato in serata, nel Napoletano, l’uomo sfuggito ieri mattina alla notifica di una delle quattro misure cautelari in carcere emesse dal gip di Benevento (oltre a un obbligo di dimora), su richiesta dell’ufficio inquirente coordinato dal procuratore Aldo Policastro, nell’ambito di una indagine della polizia penitenziaria di Benevento sull’introduzione di telefoni cellulari e droga nell’istituto carcerario sannita, anche tra alcuni detenuti appartenenti al circuito alta sicurezza.
    L’uomo e’ stato preso nel Napoletano dagli agenti della Penitenziaria di Benevento insieme con i colleghi del Nucleo investigativo regionale di Napoli (Nic). “Ennesimo successo del Nic regionale della Campania – commenta Ciro Auricchio, segretario regionale del sindacato Uspp – che unitamente ai colleghi di Benevento ha assicurato alla giustizia dopo una accurata ed intensa ricerca il destinatario della misura restrittiva. A loro vanno i complimenti del sindacato per la brillante operazione”. LEGGI TUTTO