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    Truffa e falso, va avanti il processo a Lubiana Restaini

    Prosegue davanti al giudice del Tribunale di Roma, Mario Erminio Malagnino, il processo per truffa e falso a carico dell’attuale consigliera comunale di Roccagorga, Lubiana Restaini, e del medico Luca Poli. Secondo gli inquirenti, la consigliera azzurra, che è anche coordinatrice della Consulta dei Piccoli Comuni dell’Anci Lazio, avrebbe raggirato con documenti falsi il Comune […] LEGGI TUTTO

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    Omicidio Martufi, condanna definitiva per l’operaio che lo aggredì

    Condanna definitiva per l’operaio che, quattro anni fa, uccise Armando Martufi, gestore del centro ippico in località Fontana del Prato, a Cori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Gabbar Singh, 40enne di nazionalità indiana. L’imputato, condannato a 16 anni di reclusione in primo grado, con l’accusa di omicidio volontario, si è visto […] LEGGI TUTTO

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    Cadavere nel freezer, la Cassazione apre ai domiciliari per la Scarlata

    Sono trascorsi ben 13 anni da quando in una villetta nelle campagne di Doganella, tra Cori, Cisterna e Sermoneta, venne trovato in un freezer il cadavere di un anziano. Era il 68enne romano Giancarlo De Santis e i carabinieri arrestarono subito la donna che viveva in quell’abitazione, Stefania Orsola Scarlata, in precedenza già coinvolta in […] LEGGI TUTTO

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    Rapina al supermercato Conad di Sezze: rinviato a giudizio

    Accusato della rapina messa a segno il 27 giugno 2018 al supermercato Conad di via Fanfare, a Sezze, Domenico Marchetti è stato rinviato a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario.
    L’imputato, secondo gli inquirenti, è uno dei due autori del colpo, compiuto in pieno giorno, quando due malviventi, con il volto camuffato con bavagli e occhiali da sole, armati di un coltello e di una pistola, entrarono nell’attività commerciale e, minacciando una cassiera, si fecero consegnare l’incasso.
    Un bottino di circa quattromila euro.
    I malviventi si diedero poi alla fuga a piedi su via Ninfina.
    Dalle indagini, e in particolare dall’analisi delle telecamere di sorveglianza del supermercato, gli inquirenti si sono convinti che uno dei due rapinatori fosse Marchetti, che dovrà ora affrontare un processo.
    La prima udienza, davanti al Tribunale di Latina, è fissata per il 4 maggio dell’anno prossimo.

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    Attentati a sindaca e vice, primo processo e prima condanna

    Per gli attentati incendiari ai danni della sindaca di Sermoneta, Giuseppina Giovannoli, e della sua vice, Maria Marcelli, è arrivata la prima sentenza ed è una sentenza di condanna a quattro anni di reclusione.
    A pronunciarla, nei confronti del presunto esecutore materiale degli atti intimidatori, Emanuel Poli, 44enne del posto, è stato il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota.
    Era fine settembre quando i carabinieri arrestarono il 56enne Giuseppe Gentile, presidente della Pro Loco di Sermoneta, e gli altri coindagati.
    Per gli inquirenti, i roghi delle auto delle due amministratrici erano stati ordinati da Gentile, non tollerando di essere stato ridimensionato nella gestione di alcuni eventi, perdendo il controllo sulla tradizionale Fiera di San Michele, e di aver dovuto rimuovere i ponteggi dalla piazzetta del paese dopo quattro anni che occupava quello spazio, dove stava realizzando un b&b, non pagando il suolo pubblico.
    Il 7 e il 22 febbraio dell’anno scorso vennero bruciate le auto della vice sindaca Marcelli e il 9 maggio successivo quella della sindaca Giovannoli.
    Secondo gli inquirenti, tra l’altro, gli indagati stavano progettando un gesto ancor più eclatante, quello di incendiare l’abitazione della Giovannoli.
    Finirono quindi in carcere Gentile, il pregiudicato Giovanni Bernardi, 41enne di Latina, e Poli, un barista.
    Ora la condanna del 44enne, superiore a quella a 3 anni e 3 mesi chiesta dal pm Martina Taglione.
    Al barista sono però stati concessi i domiciliari.
    Gentile e Bernardi, che non hanno optato per riti alternativi, verranno invece giudicati dal Tribunale di Latina il prossimo 17 maggio.

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    Omnia 2, arresti domiciliari per il custode del cimitero e per Panfilio

    Alleggerite dal Riesame le misure cautelari disposte per sei indagati nell’inchiesta denominata Omnia2, relativa al sistema corruttivo che sarebbe stato messo in piedi attorno al cimitero di Sezze.
    Il Tribunale della libertà ha concesso i domiciliari a Fausto Castaldi, custode del cimitero e al centro delle indagini, e all’ex dirigente comunale Maurizio Panfilio, difesi dagli avvocati Giuseppe Avvisati, Antonio Orlacchio e Renato Archidiacono.
    Per l’imprenditore Fausto Perciballe, l’imprenditore Antonio Castaldi, figlio del custode, e i fratelli Giusino e Gianni Cerilli, titolare di un’agenzia di pompe funebri, difesi dagli avvocati Giancarlo Vitelli, Alessia Righi, Orlacchio, Avvisati e Italo Montini, la misura degli arresti domiciliari è invece stata sostituita con il divieto di esercitare l’attività imprenditoriale.

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    Collina degli Ulivi, errori in serie da parte del Comune

    Annullata dal Tar di Latina l’ennesima ordinanza di demolizione emessa dall’ufficio urbanistica del Comune di Cori e a quanto emerge dalla sentenza ancora una volta per una serie di errori compiuti nell’attività di antiabusivismo edilizio portata avanti dall’ente locale.
    La vicenda riguarda la lottizzazione “Collina degli Ulivi”, in via Roma, sequestrata a fine ottobre 2018 dai carabinieri del Nipaaf di Latina, su ordine del procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e del sostituto procuratore Giuseppe Miliano, ipotizzando i reati di lottizzazione abusiva, abuso d’ufficio e falso.
    Un sequestro poi annullato in parte dal Tribunale del Riesame e una vicenda per cui sono imputati, davanti al Tribunale di Latina, l’ex sindaco di Cori, Tommaso Conti, l’ex dirigente comunale del settore urbanistica, Vincenza Ballerini, il progettista della lottizzazione, Pietro Carucci, e i due proprietari degli immobili, Antonino e Giancarlo Nardocci.
    Secondo gli inquirenti il piano, anche con la complicità dell’allora primo cittadino, ha subito delle modifiche in corso d’opera non autorizzate e vi sarebbero ulteriori criticità.
    Partite le indagini, lo stesso Comune tre anni fa aveva quindi emesso un’ordinanza di sospensione dei lavori e poi un’ordinanza di demolizione e rispristino per le opere compiute, imponendo ai due proprietari, al costruttore e al progettista di provvedere agli abbattimenti a proprie spese entro novanta giorni.
    Un provvedimento preso dal responsabile dell’urbanistica del Comune di Cori, l’ing. Luca Cerbara, che è stato però prima sospeso e ora annullato dal Tar, a cui hanno fatto ricorso Antonino e Giancarlo Nardocci, difesi dall’avvocato Michela Scafetta, e a cui ha dato appoggio la ditta DMC s.r.l., difesa dagli avvocati Tommasina Sbandi e Maria Rosaria Pistilli.
    Un ricorso in cui è stata impugnata anche la nota municipale del 27 aprile 2020, che ha rigettato la richiesta di permesso di costruire presentata in relazione al lotto n. 15 del piano di lottizzazione, ritenendo necessaria la presentazione di una nuova proposta di piano che tenga conto delle variazioni apportate ai lotti n. 17 e 18.
    I ricorrenti hanno sostenuto che l’ordine di demolizione è nullo perché riguarda un fabbricato oggetto di sequestro penale, ma tale motivo è stato bollato come infondato.
    Fondato invece è risultato il resto, tanto da portare i giudici ad annullare gli atti impugnati.
    I ricorrenti hanno infatti evidenziato che l’ordine di demolizione è stato disposto senza aver mai provveduto al preventivo annullamento in autotutela delle segnalazioni certificate di inizio attività.
    In tal modo è stato ordinato di demolire qualcosa che ancor oggi è legittimato da titoli abilitativi edilizi non annullati.
    Nonostante il sequestro e il processo in corso, insomma, il Comune ha ordinato di abbattere dei manufatti considerati frutto di abusi e falso senza prima annullare gli atti che li avevano legittimati e che così continuano a legittimarli.
    “Nel caso di specie – si legge nella sentenza – come rilevato da parte ricorrente ed evincibile dal fascicolo di causa, il Comune di Cori risulta aver sì avviato un procedimento di riesame degli effetti autorizzatori delle suddette s.c.i.a. che tuttavia, alla data di passaggio in decisione del presente giudizio, non si è ancora concluso con l’adozione di un formale provvedimento di annullamento d’ufficio”.
    Quasi due anni e mezzo dal momento in cui sono stati apposti i sigilli, all’ente locale, a quanto pare, non sono stati sufficienti per provvedere.
    E sempre i giudici: “Ne consegue che il Comune resistente ha sanzionato con la riduzione in pristino un’attività edificatoria privata, posta in essere sulla base di titoli edilizi previsti dalla legge, i cui effetti abilitativi non sono stati però formalmente inibiti o rimossi”, dunque con “palese eccesso di potere, essendo del tutto irragionevole ingiungere la demolizione di opere ancora legittimate da un titolo abilitativo“.
    Nella stessa sentenza vengono poi indicati un’altra serie di errori in cui sarebbe incappato il settore urbanistica del Comune di Cori, tanto che il Tar parla di un’azione amministrativa “viziata” e del recente diniego di permesso di costruire dato “senza una base giuridica, essendo il piano di lottizzazione e la relativa convenzione urbanistica, incluse le modifiche derivanti dalle s.c.i.a., ancora validi ed efficaci”.
    Tutto annullato dunque e l’ente locale condannato pure a pagare seimila euro di spese di giudizio.

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    Lottizzazione a Valle Rita, l’intervento dei proprietari

    Riceviamo e pubblichiamo:
    In riferimento all’articolo giornalistico apparso sul portale h24 Notizie del 20.3.21 dal titolo “Un cavillo salva una lottizzazione in odore di abuso a Valle Rita” la famiglia del defunto M. R. rappresenta quanto segue: L’articolo giornalistico in oggetto, sia nel titolo (Un cavillo salva una lottizzazione in odore di abuso a Valle Rita) sia nel contenuto lede la memoria del suddetto defunto M.R. che appare come un furbetto abusivo che la scampa grazie ad un “cavillo burocratico”.
    L’articolo invece di rappresentare la sentenza del Tar in tutti i suoi aspetti, mette in evidenza solo l’aspetto burocratico relativo al mancato annullamento della lottizzazione nel termine di legge dei 18 mesi, che è il tempo massimo previsto che la legge concede al Comune per annullare una lottizzazione che dovesse ritenere illegittima.
    A parte che questo aspetto non è proprio un “cavillo” in quanto se il Comune approva una lottizzazione e poi a seguito di ciò rilascia un permesso di costruire, non può pretendere che la persona stia ferma ad aspettare 18 mesi per iniziare a costruire.
    Nel caso di specie il Comune, dopo aver approvato la lottizzazione, non ha detto niente non per 18 mesi ma addirittura per 4 anni e 5 mesi ( lottizzazione approvata il 10.02.2015 – permesso di costruire del 26.01.2018- ordinanza di demolizione del 12.07.2019 a firma Ing., Cerbara) e poi stranamente viene a dire che la lottizzazione non era corretta quando il fabbricato residenziale è già quasi completato.
    Ebbene nell’articolo non si esplicita che il Tribunale Amministrativo, oltre a ricordare che i 18 mesi sono un congruo lasso di tempo concesso dalla legge all’Ente pubblico per correggere eventuali errori che possa aver commesso nel rilasciare l’autorizzazione, ma che sono anche un limite temporale oltre il quale bisogna pur cominciare a considerare l’interesse del privato che ha confidato in buona fede nella correttezza dell’amministrazione, entra anche nel merito della procedura di approvazione seguita dal Rup dell’epoca.
    Infatti il Tar, nel richiamare il ricorso di M.R., che ripercorre l’iter burocratico di approvazione, riconosce che il Rup dell’epoca, Arch. Ballerini, ha interpretato correttamente la legge 36/87 art.1bis, recuperando le manchevolezze della prima approvazione del 10.2.2015 messe in evidenza dalla Regione, la quale aveva richiesto una rettifica catastale del perimetro della lottizzazione e l’acquisizione dei pareri vincolanti e propedeutici (ASL, USI CIVICI e VAS: pareri tutti in capo all’ufficio tecnico) e ancora mancanti.
    Quindi la modifica della lottizzazione è stata conforme al PRG, come variante non essenziale senza alcun abuso e senza alcuna sostituzione di tavole.
    In conclusione il TAR ha accolto il ricorso di M.R. annullando le ordinanze di sospensione e demolizione; e inoltre, per finire, occorre precisare che lo stesso ha costruito un’abitazione di volumetria anche inferiore a quella consentita dalla legge.
    La famiglia del defunto M.R.

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    Sistema corruttivo in Abruzzo, arrestato direttore dei lavori delle Sipportica

    Induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, tentato peculato, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio.Queste le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Avezzano in un’inchiesta sull’amministrazione comunale di Celano, culminata la scorsa settimana con 25 arresti di amministratori, funzionari comunali, liberi professionisti e imprenditori.
    Un’indagine che, secondo il gip Maria Proia, ha svelato “l’esistenza di un sistema clientelare, fondato su amicizie, conoscenze ed interesse con alcuni imprenditori o cittadini, in totale dispregio dei criteri di imparzialità, trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione, piegando, di fatto, l’interesse pubblico a quello di pochi”.
    Tra gli indagati arrestati dai carabinieri anche l’ing. Livio Paris, direttore dei lavori a Cori per il restauro delle Sipportica, la strada medievale coperta da tempo a rischio crollo.
    Incarico da 130mila euro.
    “Un’inchiesta inerente vicende che interessano il comune di Celano e che non ha nulla a che vedere con l’importante appalto del Comune di Cori per il recupero delle Sipportica – ha dichiarato con un post su Facebook il sindaco Mauro De Lillis – ha purtroppo portato agli arresti domiciliari del direttore dei lavori del cantiere.
    Una vicenda che, ripeto, pur non coinvolgendo il nostro Comune, non ci lascia indifferenti ma amareggiati per l’accaduto.
    Tuttavia ,gli uffici comunali procederanno celermente ad adottare tutte le misure per il cambio del responsabile di cantiere e continuare la messa in sicurezza ed il restauro dell’antico porticato medievale.
    Un’opera che riporterà alla vita un’area centrale del centro storico di Cori, sprigionando tutta la bellezza e il fascino di un antico luogo del Paese”.
    E a quanto pare non è l’unico cantiere per cui il Comune di Cori deve trovare un sostituto.
    All’ing. Paris l’ente locale lepino ha infatti affidato anche i servizi tecnici per gli interventi di adeguamento sismico della scuola media di via Vittorio Veneto, un incarico da oltre 147mila euro.
    E sempre allo studio Paris il Comune di Cori ha affidato anche i servizi tecnici per la mitigazione del rischio idrogeologico del versante fosso dei Pischeri e piazza Fontanaccia a Giulianello, per 39mila euro.
    Un incarico quest’ultimo revocato ad agosto ma poi riassegnato all’ingegnere di Avezzano a settembre.

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