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    Estorsioni a raffica dopo il colloquio con il padre in carcere: arrestata Katia Bidognetti

    Casal di Principe. È finita in carcere Katia Bidognetti, figlia di Francesco conosciuto come ‘Cicciotto ‘e mezzanotte’, ritenuto dagli inquirenti tra i reggenti del clan camorristico campano dei Casalesi.
    La 39enne era agli arresti domiciliari a Reggio Emilia con le accuse – contestate, a vario titolo, ad altri 20 imputati – di estorsione ai danni di imprenditori di Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, Villa Literno, Cellole, Castel Volturno, Acerra e Roma. I carabinieri reggiani nel tardo pomeriggio di ieri hanno eseguito l’ordine di carcerazione dopo che è diventata definitiva la condanna di sei anni per associazione di tipo mafioso emessa in Appello. .uef2cad41152bd487954ac2e7d68f8b21 { padding:0px; margin: 0; padding-top:1em!important; padding-bottom:1em!important; width:100%; display: block; font-weight:bold; background-color:#FFFFFF; border:0!important; border-left:4px solid #000000!important; box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -moz-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -o-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -webkit-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); text-decoration:none; } .uef2cad41152bd487954ac2e7d68f8b21:active, .uef2cad41152bd487954ac2e7d68f8b21:hover { opacity: 1; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; text-decoration:none; } .uef2cad41152bd487954ac2e7d68f8b21 { transition: background-color 250ms; webkit-transition: background-color 250ms; opacity: 0.9; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; } .uef2cad41152bd487954ac2e7d68f8b21 .ctaText { font-weight:bold; color:#C0392B; text-decoration:none; font-size: 16px; } .uef2cad41152bd487954ac2e7d68f8b21 .postTitle { color:#000000; text-decoration: underline!important; font-size: 16px; } .uef2cad41152bd487954ac2e7d68f8b21:hover .postTitle { text-decoration: underline!important; } LEGGI ANCHE  Covid, boom di contagi a Castellammare: 102 in 2 giorni
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    La donna dovrà restare in cella fino al 31 gennaio 2023, dopo aver scontato già parte della pena detentiva tra carcere e domiciliari.
    Secondo gli inquirenti Katia Bidognetti avrebbe ricevuto ordini direttamente dal padre, attraverso un sistema di messaggi ed allusioni, durante i colloqui in carcere. LEGGI TUTTO

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    Villaricca, accusato di detenzione abusiva di armi: assolto

    Villaricca. Era stato denunciato dai carabinieri del Comando di Villaricca, e rinviato a giudizio dinanzi al tribunale monocratico di Napoli, per detenzione abusiva di armi, perché trovato in possesso, senza averne l’autorizzazione, all’interno del suo zaino da scuola, di due proiettili calibro 357 Magnum, riportante sul fondello la dicitura GFL, un ventiseienne della zona, F.S.
    Oggi, a chiusura dell’ istruttoria dibattimentale, all’esito dell’ arringa del suo Difensore, l’Avvocato Massimo Viscusi, del Foro di Benevento, riuscendo a dimostrare la sua totale estraneità ai fatti, è stato assolto a formula piena, perché il fatto non sussiste. .u373886f8b07343b6bb4fd4c9720045ec { padding:0px; margin: 0; padding-top:1em!important; padding-bottom:1em!important; width:100%; display: block; font-weight:bold; background-color:#FFFFFF; border:0!important; border-left:4px solid #000000!important; box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -moz-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -o-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -webkit-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); text-decoration:none; } .u373886f8b07343b6bb4fd4c9720045ec:active, .u373886f8b07343b6bb4fd4c9720045ec:hover { opacity: 1; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; text-decoration:none; } .u373886f8b07343b6bb4fd4c9720045ec { transition: background-color 250ms; webkit-transition: background-color 250ms; opacity: 0.9; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; } .u373886f8b07343b6bb4fd4c9720045ec .ctaText { font-weight:bold; color:#C0392B; text-decoration:none; font-size: 16px; } .u373886f8b07343b6bb4fd4c9720045ec .postTitle { color:#000000; text-decoration: underline!important; font-size: 16px; } .u373886f8b07343b6bb4fd4c9720045ec:hover .postTitle { text-decoration: underline!important; } LEGGI ANCHE  Le pagelle del Napoli: Fabian illumina il Maradona, Insigne glaciale
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    Accolte, dunque, tutte le richieste della Difesa.Il P.M., a termine della sua requisitoria, aveva chiesto la pena di mesi di reclusione LEGGI TUTTO

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    Omicidio Caterino, chiesti 30 anni per il boss Giuseppe Setola

    Caserta. Omicidio Caterino: il pm della Dda di Napoli ha chiesto trent’anni di carcere nei confronti del capo dell’ala stragista del clan dei Casalesi, Giuseppe Setola.
    Il superkiller in questo processo è accusato dell’omicidio di Luigi Mosvaldo Caterino, avvenuto nel febbraio 1999 a Castel Volturno in provincia di Caserta. Stessa richiesta di pena anche per gli altri coimputati, Mario e Francesco Cavaliere, Giovanni Russo, Giuseppe Dell’Aversano e Alessandro Cirillo. .uffcc9f4ca5e4ae25123b17f943a3b6af { padding:0px; margin: 0; padding-top:1em!important; padding-bottom:1em!important; width:100%; display: block; font-weight:bold; background-color:#FFFFFF; border:0!important; border-left:4px solid #000000!important; box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -moz-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -o-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -webkit-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); text-decoration:none; } .uffcc9f4ca5e4ae25123b17f943a3b6af:active, .uffcc9f4ca5e4ae25123b17f943a3b6af:hover { opacity: 1; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; text-decoration:none; } .uffcc9f4ca5e4ae25123b17f943a3b6af { transition: background-color 250ms; webkit-transition: background-color 250ms; opacity: 0.9; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; } .uffcc9f4ca5e4ae25123b17f943a3b6af .ctaText { font-weight:bold; color:#C0392B; text-decoration:none; font-size: 16px; } .uffcc9f4ca5e4ae25123b17f943a3b6af .postTitle { color:#000000; text-decoration: underline!important; font-size: 16px; } .uffcc9f4ca5e4ae25123b17f943a3b6af:hover .postTitle { text-decoration: underline!important; } LEGGI ANCHE  Napoli, tutti negativi al covid i calciatori rimasti
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    Tredici per il pentito Domenico Bidognetti, che assieme a Setola e Dell’Aversano e’ considerato uno dei mandanti. L’omicidio avvenne al culmine della sanguinosa faida di camorra tra il clan Bidognetti e i clan Cantillo, a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila, per il controllo dell’area domitia del Casertano, all’interno della supercosca dei Casalesi. LEGGI TUTTO

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    Arianna Flagiello, la sorella Valentina: “La condanna dell’ex farà la storia”

    “Nessuno potra’ riportare Ary tra noi, ma sapere che la Giustizia ha saputo leggere la tragedia vissuta da mia sorella, ci solleva e ci fa sentire meno soli”.
    A parlare e’ Valentina Flagiello, sorella di Arianna, la 31enne che presa dallo sconforto si suicido’ a Napoli dopo l’ennesima lite con l’ex Mario Perrotta, ieri condannato in via definitiva a 19 anni di reclusione. “Questa sentenza fara’ storia, – sottolinea Valentina – perche’ si e’ finalmente arrivati alla comprensione che le parole uccidono, feriscono ma non lasciano segni visibili all’esterno. Restano nell’anima. Un grazie a tutti coloro che ci hanno abbracciati e ci hanno dato la forza di non mollare”, ha concluso la sorella di Arianna.
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    Per la criminologa Antonella Formicola, che ha assistito la famiglia Flagiello lungo tutto l’iter processuale nella veste di consulente di parte: la sentenza con la quale e’ stato condannato Perrotta “e’ stata fondamentale e ha creato a mio avviso un precedente importante. Tante volte le violenze psicologiche sono trattate in maniera piu’ leggera rispetto a quelle fisiche ma in realta’ anche questa tipologia di maltrattamento puo’ uccidere e il caso Flagiello lo ha dimostrato. Arianna e’ stata uccisa dalle mortificazioni e dalle vessazioni mentali che il Perrotta le ha creato, offendendola, umiliando e minacciandola verbalmente.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Napoli, morte di Arianna Flagiello: la Cassazione conferma i 19 anni di carcere per l’ex
    In questi casi non ci sono ne’ vincitori ne’ vinti, nulla restituira’ Arianna ai suoi cari ma, il martirio di questa giovane donna non e’ stato vano. Oggi, la giustizia ha fatto un grande passo in avanti dando speranza attraverso la sentenza Flagiello a tante donne ancora impaurita e indecise sul denunciare. Che ben vengano queste pene giuste, io sono convinta che solo punendo aspramente questi gesti meschini si puo’ tentare di scoraggiare gli uomini violenti dal compiere gesti cosi’ efferati. La giustizia c’e’, e i cittadini devono saperlo”, ha concluso Formicola.
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    Appalti truccati a Benevento: la denuncia di un architetto fa scattare l’inchiesta

    Benevento. Mille euro in una cartellina ed il funzionario va dai carabinieri: ecco come è nata l’inchiesta che ha fatto scattare gli arresti domiciliari per due sindaci di cui uno il Presidente della provincia di Benevento e per altri 6 persone per 10 il divieto di contattare la pubblica amministrazione.
    Il procuratore Policastro: “Dobbiamo ringraziare i due pubblici ufficiali che hanno ritenuto di denunciare le pressioni subite e hanno rifiutato l’offerta economica ricevuta, pensando di recarsi, uno, dai Carabinieri, e l’altro in Procura per rendere delle dichiarazioni. Possiamo solo ringraziarli per aver onorato il loro mandato”
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    Grazie al rifiuto del funzionario i carabinieri sono riusciti a ricostruire il giro di ‘mazzette’ relative ad appalti delle Province di Benevento e Caserta, mettendo ai domiciliari due sindaci (tra cui in presidente della Provincia sannita Antonio Di Maria) ed altre 6 persone (tra cui un 65enne di Casal di Principe, R.P.), mentre per altri 10 indagati è scattato il divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione.

    Il ‘no’ del funzionario ha permesso di individuare politici e tecnici al soldo degli imprenditori è quello di un funzionario che ha denunciato di essere stato vittima di corruzione: all’interno di una cartellina ritrovò 1000 euro. Ma non è stato solo. Anche un altro dipendente della Provincia di Benevento ha denunciato le pressioni subite.
    “Dobbiamo ringraziare i due pubblici ufficiali che hanno ritenuto di denunciare le pressioni subite e hanno rifiutato l’offerta economica ricevuta, pensando di recarsi, uno, dai Carabinieri, e l’altro in Procura per rendere delle dichiarazioni. Possiamo solo ringraziarli per aver onorato il loro mandato” ha dichiarato il procuratore Policastro.
    L’indagine, che è durata due anni, ha riguardato appalti nella provincia di Benevento e uno a Caserta. “Abbiamo acquisito, nel tempo, elementi di un’attività che non può essere definita isolata, anzi era sistematica, con parte politica e tecnica insieme” ha aggiunto il procuratore.
    “Dalle intercettazioni, abbiamo notato che, per lungo periodo la parte tecnica l’ha fatta da padrona per le gare d’appalto ma la parte politica stava reclamando la sua parte. Insomma, abbiamo fotografato un momento di tensione tra i due gruppi che si contendevano il controllo. E proprio questo indica che l’esistenza dell’attività di turbativa non era occasionale, ma c’era una preordinata e sistematica violazione e deviazione della correttezza nell’affidamento degli appalti. Attività che hanno toccato la libera concorrenza del mercato”.
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    Nella mattinata odierna, all’esito di intensa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, militari del Comando Provinciale CC di Benevento stanno dando esecuzione a diciotto ordinanze applicative di misure cautelari personali -di cui 8 agli arresti domiciliari e 10 misure interdittive del divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione- emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Benevento, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di vari soggetti, pubblici ufficiali in servizio presso la Provincia di Benevento, imprenditori e professionisti.
    Sono stati ritenuti gravemente indiziati -a vario titolo e in concorso tra loro- dei delitti di corruzione aggravata, turbata libertà degli incanti, rivelazione di segreti d’ufficio ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti in relazione ad 11 procedure pubbliche di appalto indette e/o gestite dalla Provincia di Benevento, Provincia di Caserta e Comune di Buonalbergo (BN), nonché dei reati di tentativo di induzione indebita a dare o a promettere altre utilità, tentativo di concussione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e falso ideologico.
    E’ in corso altresì il sequestro preventivo, anche per equivalente, di somme di denaro pari a complessivi 49.500,00 mila euro, costituenti il prezzo dei reati di corruzione finora accertati e di cui si ritiene siano già stati acquisiti elementi in relazione alla loro effettiva consegna.
    LE MISURE
    Arresti domiciliariAntonio Di Maria, 50 anni, di Santa Croce del Sannio, presidente della Provincia, Michelantonio Panarese, 53 anni, sindaco di Buonalbergo, Angelo Carmine Giordano, 61 anni, di Solopaca, Mario Del Mese, 43 anni, di Salerno, Giuseppe Della Pietra, 62 anni, di Nola, Raffaele Pezzella, 65 anni, di Casal di Principe, e Antonello Scocca, 57 anni, di Benevento
    Divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazionePietro Antonio Barone, 47 anni, di Circello, Carlo Camilleri, 72 anni, di Benevento, Nicola Camilleri, 39 anni, di Benevento, Gaetano Ciccarelli, 64 anni, di Napoli, Franco Coluccio, 72 anni, di Buonalbergo, Antonio Fiengo, 44 anni, di Ercolano, Antonino Iannotti, 40 anni, di San Lorenzo Maggiore, Sabino Petrella, 55 anni, di Sant’Angelo a Cupolo, Gianvincenzo Petriella, 48 anni, di Circello, e Antonio Sateriale, 51 anni, di San Giorgio del Sannio. LEGGI TUTTO

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    Casapulla, chiuse le indagini sulla morte di Romeo Bondanese: minorenne accusato di omicidio, altri quattro di rissa

    Casapulla. Un 17enne di Casapulla indagato per omicidio preterintenzionale e tentato omicidio di un cugino della vittima. Tutto nato da un banale litigio. Romeo Bondanese, il 17enne ucciso a Formia la sera del 16 febbraio 2021
    Chiuse le indagini per l’omicidio di Romeo Bondanese, il 17enne ucciso a Formia la sera del 16 febbraio 2021, poco lontano dal Mc Donald’s di via Vitruvio. Il giovane è stato ucciso da una coltellata che gli ha reciso l’arteria femorale. Come riporta Caserta News, il pubblico ministero della procura per i minorenni di Roma, Maria Perna, ha notificato gli avvisi e si prepara a chiedere il giudizio per i cinque indagati, tutti minorenni.
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    Uno di loro, un 17enne originario di Casapulla, in provincia di Caserta, deve rispondere dell’omicidio, gli altri sono accusati di rissa. Il primo è ritenuto responsabile di aver inferto la coltellata che ha ucciso Bondanese ma risponde anche del tentato omicidio di un altro ragazzo, parente della vittima, rimasto ferito a una gamba da un altro fendente. Il giovane di Casapulla risponde anche di rissa insieme ad altri tre minori di Portico di Caserta, Recale e Casapulla e al parente di Romeo Bondanese, un cugino, residente invece a Formia.
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    Badanti casertani uccisi: rito abbreviato per il ristoratore assassino

    San Marco Evangelista. Il ristoratore Giampiero Riccioli accusato dell’omicidio dei due badanti Alessandro Sabatino, 40 anni di San Marcellino, e Luigi Cerreto, 23 anni di San Marco Evangelista è capace di intendere e volere e quindi di stare in giudizio. Per il consulente nominato dal gup Andrea Migneco del tribunale di Siracusa, inoltre, lo stato psicologico in cui si trova il ristoratore non sarebbe incompatibile con il regime carcerario al quale è sottoposto.
    Una conclusione categorica quella a cui è giunto il professor Eugenio Aguglia per il quale Riccioli “simulava di stare male”. Smontata, dunque, la tesi dei difensori dell’imputato che avevano chiesto di verificare la tenuta mentale del loro assistito dopo le conclusioni cui era giunto un perito di parte che aveva evidenziato “l’incapacità” ad affrontare il processo. Ed invece il processo va avanti. .u8d08cb909219c611c6c22395e7363db3 { padding:0px; margin: 0; padding-top:1em!important; padding-bottom:1em!important; width:100%; display: block; font-weight:bold; background-color:#FFFFFF; border:0!important; border-left:4px solid #000000!important; box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -moz-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -o-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -webkit-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); text-decoration:none; } .u8d08cb909219c611c6c22395e7363db3:active, .u8d08cb909219c611c6c22395e7363db3:hover { opacity: 1; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; text-decoration:none; } .u8d08cb909219c611c6c22395e7363db3 { transition: background-color 250ms; webkit-transition: background-color 250ms; opacity: 0.9; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; } .u8d08cb909219c611c6c22395e7363db3 .ctaText { font-weight:bold; color:#C0392B; text-decoration:none; font-size: 16px; } .u8d08cb909219c611c6c22395e7363db3 .postTitle { color:#000000; text-decoration: underline!important; font-size: 16px; } .u8d08cb909219c611c6c22395e7363db3:hover .postTitle { text-decoration: underline!important; } LEGGI ANCHE  Vaccino, sondaggio: ‘L’80% del personale scolastico lo farebbe subito’
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    Nel corso dell’udienza la difesa di Riccioli, all’esito della nuova perizia, ha formalizzato la richiesta di rito abbreviato.
    Dei due ragazzi si persero le tracce nel maggio del 2014 ma il loro corpo venne rinvenuto solo nel febbraio 2021 nella villa di Riccioli, figlio dell’anziano che i due assistevano, in contrada Tivoli, ad una decina di chilometri da Siracusa. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti Alessandro e Luigi vennero legati con delle fascette, fatti inginocchiare e sparati in testa. Una vera e propria esecuzione.
    Dopo il delitto vennero sepolti nel giardino della villa in un punto su cui poi venne realizzato un barbecue in muratura. Secondo la Procura, i due badanti avevano denunciato i maltrattamenti del figlio nei confronti del padre. Questo provocò forti dissapori che per gli inquirenti sarebbero il movente del delitto. LEGGI TUTTO

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    Neonato morto per il virus sinciziale: 11 indagati tra Napoli e Castellammare

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    Sul caso del bimbo di soli 5 mesi morto a causa del virus respiratorio sinciziale ci sono undici indagati tra medici e sanitari che hanno tenuto in cura il neonato.
    La svolta sul decesso del piccolo originario di Pimonte arriva dalla Procura di Torre Annunziata (pubblico ministero Marianna Ricci). Del caso riferiscono oggi alcuni organi di informazione.
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    Tra i medici finiti nel registro degli indagati, come atto dovuto,  in attesa del conferimento dell’incarico per effettuare l’autopsia sul corpo del bambino (con ogni probabilita’ l’incarico sara’ dato lunedi’, mentre il giorno seguente potrebbe svolgersi l’esame autoptico) ci sono il medico pediatra che seguiva il piccolo, i sanitari che per primi hanno visitato il neonato quando i genitori lo portarono al Santobono (in quella circostanza non fu ritenuto necessario il ricovero) e quelli del San Leonardo, dove il bimbo di 5 mesi fu condotto dopo un aggravamento delle condizioni e dove e’ spirato lunedi’ scorso, a tre giorni dal ricovero avvenuto venerdi’ 5 novembre.
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    Bimbo venduto al boss Ciro Rinaldi: la Corte di Appello ascolterà i “pentiti”

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    La seconda Corte di Appello di NAPOLI ha accolto l’istanza del sostituto procuratore generale e, quindi, verranno ascoltati due collaboratori di giustizia nell’ambito del processo che vede imputato il boss della camorra Ciro Rinaldi, accusato di avere acquistato, per 10mila euro, un bimbo dalla madre naturale di origine rom per donarlo a un affiliato e alla moglie con l’obiettivo di accrescere il suo consenso.
    Il primo dei due “pentiti”, Giorgio Sorrentino, (il secondo e’ Luigi Gallo, ndr) e’ stato convocato alla prossima udienza, fissata per il primo febbraio 2022. La coppia, insieme con la madre del piccolo, sono stati gia’ condannati, al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato, per alterazione di Stato. .u09eda54428f124a6ab8687445f3d9a54 { padding:0px; margin: 0; padding-top:1em!important; padding-bottom:1em!important; width:100%; display: block; font-weight:bold; background-color:#FFFFFF; border:0!important; border-left:4px solid #000000!important; box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -moz-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -o-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -webkit-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); text-decoration:none; } .u09eda54428f124a6ab8687445f3d9a54:active, .u09eda54428f124a6ab8687445f3d9a54:hover { opacity: 1; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; text-decoration:none; } .u09eda54428f124a6ab8687445f3d9a54 { transition: background-color 250ms; webkit-transition: background-color 250ms; opacity: 0.9; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; } .u09eda54428f124a6ab8687445f3d9a54 .ctaText { font-weight:bold; color:#C0392B; text-decoration:none; font-size: 16px; } .u09eda54428f124a6ab8687445f3d9a54 .postTitle { color:#000000; text-decoration: underline!important; font-size: 16px; } .u09eda54428f124a6ab8687445f3d9a54:hover .postTitle { text-decoration: underline!important; } LEGGI ANCHE  Napoli e l’antico Egitto: storia, culti e credenze
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    Tutti sono stati ritenuti colpevoli di avere modificato i documenti di nascita del bimbo. Riguardo questa vicenda Ciro Rinaldi, detto “My Way”, difeso dagli avvocati Raffaele Chiummariello e Salvatore Impradice, incasso’ un’assoluzione in primo grado e l’aggravante camorristica non venne riconosciuta dal gup. Il boss dell’omonimo clan napoletano e’ attualmente detenuto al 41bis per duplice omicidio. LEGGI TUTTO

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    Benevento, abusò di una disabile in ospedale: condannato operatore sanitario

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    Benevento. Condannato a sei anni di reclusione per aver violentato una paziente disabile e sordomuta. Per un operatore sanitario in servizio nel 2016 nell’ospedale Fatebenefratelli di Benevento, il pm Flavia Felaco aveva chiesto una pena piu’ severa, 7 anni di carcere, ma il tribunale ha mitigato la condanna.
    Umberto Ghiaccio, 46 anni di Benevento, il 27 giugno 2016 accompagno’ la giovane disabile in una stanza riservata a visite specialistiche, ma una volta soli nella stanza l’avrebbe immobilizzata e svestita e avrebbe abusato di lei. La ricostruzione portata in aula dal pm sulla scorta delle indagini svolte dagli agenti della squadra mobile della questura di Benevento, e’ avvenuta anche attraverso una consulenza di uno psicologo e di un interprete della lingua dei segni, che hanno raccolto la testimonianza della ragazza, alla quale sono stati poi trovati i riscontri necessari per arrivare alla condanna di oggi. .ub0c4fd6ce01e1c3c2d7add09050328e1 { padding:0px; margin: 0; padding-top:1em!important; padding-bottom:1em!important; width:100%; display: block; font-weight:bold; background-color:#FFFFFF; border:0!important; border-left:4px solid #000000!important; box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -moz-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -o-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); -webkit-box-shadow: 0 1px 2px rgba(0, 0, 0, 0.17); text-decoration:none; } .ub0c4fd6ce01e1c3c2d7add09050328e1:active, .ub0c4fd6ce01e1c3c2d7add09050328e1:hover { opacity: 1; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; text-decoration:none; } .ub0c4fd6ce01e1c3c2d7add09050328e1 { transition: background-color 250ms; webkit-transition: background-color 250ms; opacity: 0.9; transition: opacity 250ms; webkit-transition: opacity 250ms; } .ub0c4fd6ce01e1c3c2d7add09050328e1 .ctaText { font-weight:bold; color:#C0392B; text-decoration:none; font-size: 16px; } .ub0c4fd6ce01e1c3c2d7add09050328e1 .postTitle { color:#000000; text-decoration: underline!important; font-size: 16px; } .ub0c4fd6ce01e1c3c2d7add09050328e1:hover .postTitle { text-decoration: underline!important; } LEGGI ANCHE  Salernitana, Ribery ad un passo: c’è l’offerta
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    Ghiaccio si e’ sempre professato innocente e di aver soltanto accompagnato la giovane nella sala delle visite e di aver lasciato il suo numero alla ragazza e a sua madre soltanto per presentarsi come assistente in caso di necessita’. La violenza sarebbe stata soltanto un’invenzione della giovane disabile. Ma la versione dell’imputato non ha convinto i giudici. LEGGI TUTTO

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    Omicidio di Simone Frascogna: chiesto l’ergastolo per l’assassino

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    La Procura di Nola ha chiesto l’ergastolo per Domenico Iossa, appena 19enne, reo confesso dell’omicidio di Simone Frascogna, ucciso il 3 novembre 2020, a Casalnuovo.
    L’omicidio di Frascogna, che aveva 19 anni, con sette coltellate inflitte alle spalle, avvenne al culmine di una lite per motivi di viabilità caratterizzata, inizialmente, da calci e pugni. Simone, esperto di arti marziali, riuscì a uscire vincente da quello scontro. Iossa è accusato dell’omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà di Simone e del tentato omicidio dell’amico di Simone, anche lui raggiunto dai fendenti.
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    La sentenza è prevista per il 16 dicembre prossimo. Natascia Lipari, la mamma di Simone, ha commentato: “Chi uccide non merita di ritornare nella società. Quella persona che ha ammazzato mio figlio non ha mai mostrato pentimento per quello che ha fatto. L’ergastolo è la pena che si merita”.
    “Ci auguriamo che si arrivi a dare il massimo della pena a chi ha ucciso Simone”, ha detto il consigliere regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli che ha seguito anche questa vicenda sin dall’inizio. “Per lui e per tutte le vittime della criminalita’ e della violenza – ha aggiunto Borrelli – deve esserci giustizia vera. Basta con le scusanti, basta con la tolleranza, basta con le giustificazioni e’ tempo di ristabilire le regole e la giustizia sui nostri territori”, ha concluso il consigliere regionale. LEGGI TUTTO

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    Processo ai datterari: chiesti 12 anni di carcere

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    Processo ai datterari: una pena esemplare per l’esecutore materiale del disastro ambientale. La richiesta avanzata dal Pubblico Ministero Giulio Vanacore durante la requisitoria di ieri nell’udienza presso il Tribunale di Napoli
    Dodici anni di reclusione, 12mila euro di multa, confisca dei mezzi e degli strumenti utilizzati per prelevare il dattero di mare dalla roccia in modo da destinarli all’Area Marina Protetta Punta Campanella per attività di monitoraggio. Sono le richieste formulate ieri dal Pubblico Ministero, Giulio Vanacore, durante la requisitoria nell’udienza svoltasi presso il Tribunale di Napoli, dinanzi al giudice Rosaria Maria Aufieri.
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    Un atto di accusa dettagliato e accurato che ha messo in luce i gravi reati commessi da A.C., estrattore di frodo del dattero di mare. Era lui in persona, infatti, ad immergersi, a distruggere la roccia e a devastare i fondali. È stato colto in flagrante mentre riemergeva dall’acqua con 25 chili di datteri. L’imputato, già con numerosi precedenti specifici, è ritenuto dalla Procura un soggetto di caratura criminale, legato alla criminalità organizzata di Castellammate di Stabia. Durante le intercettazioni telefoniche è emerso che i luoghi in cui operava erano Punta Scutolo, nel comune di Vico Equense, Punta Campanella e Capri. Il Pm ha richiesto 12 anni di reclusione per i reati di disastro e inquinamento ambientale e danneggiamento, con l’aggravante di aver commesso il fatto in area protetta.
    Tra le richieste del PM, anche la confisca del gommone e dell’auto utilizzati dai datterari, con assegnazione dei suddetti beni in favore dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, che è parte civile nel processo difesa dall’avvocato Valentina Romoli del Foro di Roma.
    Nell’udienza di ieri sono state discusse soltanto le posizioni di 3 imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Per tutti gli altri il processo andrà avanti con il rito ordinario.Il procedimento, infatti, è uno stralcio del più ampio processo che si sta celebrando a Napoli nei confronti di tutti i datterari coinvolti e che proseguirà nei prossimi mesi.
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    Alla sbarra due gruppi criminali, dediti al prelievo e alla commercializzazione del dattero di mare nelle zone vesuviane, una attiva in particolare nella zona del Porto di Napoli e l’altra nell’area di Castellammare di Stabia, Penisola Sorrentina e Capri. Dopo oltre 3 anni di indagini a cura della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Napoli, i due gruppi di datterari furono fermati a marzo scorso, quando scattarono numerose misure di custodia cautelare in carcere e altre misure coercitive.
    “L’Amp Punta Campanella, sin dalla sua istituzione, ha dovuto fronteggiare queste attività illecite, sia con azioni e campagne di sensibilizzazione, sia con segnalazioni e denunce per i gravi danni subiti, con devastazione e desertificazione di ampi tratti di fondale- sottolinea Lucio Cacace, Presidente dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella- Ora, con questo procedimento e con l”altro che dovrebbe aprirsi a breve presso il Tribunale di Torre Annunziata, si spera di debellare definitivamente questo fenomeno criminale che ha causato ingenti danni ambientali ai fondali del Golfo di Napoli.

    Ringraziamo molto le Forze dell’Ordine, Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, e le Procure di Napoli e Torre Annunziata per l’impegno profuso e in particolare il Pubblico Ministero, dottor Giulio Vanacore, per aver richiesto l’assegnazione in nostro favore dei beni sequestrati ai datterari. Un segnale, anche simbolico, di grande attenzione nei confronti dell’Amp Punta Campanella”. LEGGI TUTTO