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    Giugliano, scoperto e arrestato il ladro seriale dei supermercati

    Giugliano, scoperto e arrestato il ladro seriale dei supermercati. Si tratta di un 55enne napoletano già noto alle forze dell’ordine.
    I carabinieri della Stazione di Varcaturo hanno tratto in arresto, in esecuzione di un provvedimento emesso dal GIP del tribunale di Napoli Nord su richiesta della locale procura Vincenzo De Martino, 55enne di Napoli già noto alle forze dell’ordine. L’uomo è ritenuto gravemente indiziato di alcuni furti commessi all’interno di alcuni supermercati della provincia nord-occidentale di Napoli.
    L’attività di indagine ha permesso di attribuire al 55enne e ad un complice in fase di identificazione, tre colpi commessi a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro ai danni di due supermercati di Giugliano. De Martino riuscì a portare via uova di pasqua, forme di Parmigiano e articoli per la casa per un danno di circa 1700 euro. In un supermercato di Casandrino, invece, erano stati rubati generi alimentari per circa 1000 euro.
    L’arrestato è stato sottoposto ai domiciliari
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    Camorra e voto di scambio a Caserta: chieste 11 condanne

    Il pm della Dda di Napoli Luigi Landolfi ha chiesto 10 anni di carcere per l’ex vicesindaco di Caserta Pasquale Corvino e per Pasquale Carbone, ex sindaco di San Marcellino (Caserta).
    I due sono imputati per voto di scambio con l’aggravante mafiosa. L’inchiesta e’ sulle elezioni regionali del 2015 in Campania.
    Si è tenuta questa mattina la requisitoria del processo per il racket dei manifesti elettorali durante la tornata per le Regionali del 2015. Il pm ha chiesto pene molto dure anche per gli indagati eccellenti: sono stati invocati 10 anni per l’ex vicesindaco di Caserta ed ex patron della Casertana, Pasquale Corvino e per l’ex sindaco di San Marcellino, Pasquale Carbone; 24 anni per Agostino Capone, fratello del boss Giovanni; 12 anni per Mariagrazia Semonella, titolare della Clean Service; 18 anni per Antonio Zarrillo di Capodrise; 8 anni per Roberto Novelli di Caserta; 4 anni per Paolo Cinotti di Caserta; 3 anni per Silvana D’Addio di Caserta; 2 anni per Pasquale Valerio Rivetti di Maddaloni; 2 anni per Gianfranco Rondinone di Caserta, e 2 anni per Francesco Alberto Spaziante di Caserta.
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    Il processo e’ nato da un’indagine della Dda di Napoli che il 5 febbraio del 2019 porto’ a 19 arresti, da parte dei carabinieri della Compagnia di Caserta, per voto di scambio politico-mafioso, associazione mafiosa, estorsione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. I due imputati erano candidati nel partito ‘Nuovo Centrodestra – Campania Libera’ e avrebbe acquistato pacchetti di voti pagando gli esponenti dei Belforte. Carbone, secondo quanto ricostruito dall’accusa, avrebbe versato all’esponente del clan Antonio Merola, 7.000 euro per 100 voti, ottenendo alla fine solo 87 voti. Corvino avrebbe promesso ad Agostino Capone la somma di 3.000 euro oltre a buoni spesa e carburante. LEGGI TUTTO

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    Napoli, la procura vuole il processo immediato per l’assassino di Ornella Pinto

    La Procura di Napoli vuole il processo immediato per Giuseppe Pinotto Iacomino, il 43enne di Ercolano che la notte del 13 marzo scorso ucciso a coltellate la sua ex compagna di 39 anni, la maestra Ornella Pinto davanti al figlio di 4 anni.
    Il Raffaello Falcone, titolare delle indagini sulle cosiddette fasce deboli, ritiene sufficienti ai fini accusatori sia la confessione dell’uomo sia la confessione del ragazzino secondo il quale “papà ha ucciso la mamma e poi ha rotto la casa”.
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    Per la Procura si tratta di omicidio premeditato: non c’è bisogna di passare attraverso l’udienza preliminare ma andare direttamente in aula per stabilire la condanna. Ornella Pinto, non sarebbe stata ammazzata dopo una lite violenta ma nel sonno o comunque a sangue freddo. LEGGI TUTTO

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    Sarno, uccide il padre con una coltellata al cuore: fermato ucriano

    Un 41enne ucraino è stato sottoposto a un decreto di fermo di indiziato di delitto per l’omicidio del padre, 65 anni, morto lo scorso 27 aprile a Sarno.
    Il fermo è stato emesso dal sostituto procuratore di Nocera Inferiore Angelo Rubano ed eseguito dai Carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore. Dalle indagini si è accertato che la morte dell’uomo, così come riscontrato dagli esiti dell’autopsia, non era da ricondurre alle conseguenze di una caduta accidentale, come sostenuto dal 41enne, ma a una singola violenta coltellata sferrata al cuore del padre, alla quale era seguita una breve agonia.
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    Secondo quanto ricostruito, il colpo mortale è stato sferrato per futili motivi nel corso di una delle frequenti liti familiari tra i due, avvenuta mentre erano da soli all’interno dell’abitazione e il 41enne era sotto effetto di alcol.L’emissione del decreto di fermo si basa sul pericolo di fuga del 41enne, già noto per precedenti di polizia di altra natura, irregolare sul territorio italiano e privo di attività lavorativa e di vincoli familiari stabili se non quelli della famiglia d’origine nel cui ambito si è consumato il delitto.
    La famiglia stessa ha inoltre manifestato la volontà di recarsi nell’immediatezza in Ucraina con il pretesto di trasportare la salma, viaggio a cui, secondo la Procura, sarebbe seguito un verosimile non ritorno in Italia dell’indagato. Il 41enne, indagato per il reato di omicidio volontario pluriaggravato, è stato portato nel carcere di Salerno Fuorni in attesa dell’udienza di convalida del fermo. LEGGI TUTTO

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    Giugliano, picchia e sequestra un migrante perchè vuole la sua casa: arrestato

    Carabinieri arrestano 39enne del clan “Mallardo”. Chiude a chiave pachistano per convincerlo a cedere la sua abitazione.
    Lo picchia con mazza di ferro e spara colpi di pistola sul pavimento. Nel suo circolo un fucile a canne mozze clandestino, nelle disponibilità di 16enne
    Nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i Carabinieri della Compagnia di Giugliano in Campania hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli, nei confronti di Domenico Di Nardo, 39enne di Giugliano, ritenuto contiguo al clan camorristico denominato “Mallardo”, operante su Giugliano in Campania e comuni limitrofi.
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    L’uomo, ritenuto gravemente indiziato dei reati di estorsione, rapina e detenzione illegale di armi, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose, secondo quanto raccolto durante la fase investigativa, si sarebbe reso protagonista, unitamente ad altre persone in fase di identificazione, di due distinte estorsioni, rispettivamente commesse ai danni di un cittadino extracomunitario e di un imprenditore della provincia di Caserta.
    L’indagine ha documentato che il Di Nardo, con reiterate minacce di morte e con l’utilizzo di armi, aveva costretto un cittadino pachistano, residente in un appartamento acquistato ad un’asta giudiziaria, a lasciare la sua abitazione, arrivando a sottrargli, dopo aver fatto irruzione nel suo domicilio, alcuni oggetti e denaro contante che lo stesso custodiva nella sua dimora e a chiuderlo a chiave in uno sgabuzzino percuotendolo con una mazza di ferro e spaventandolo esplodendo sul pavimento dei colpi di arma da fuoco.
    Nel secondo caso, il Di Nardo, evocando la sua appartenenza al sodalizio criminale di Giugliano, aveva rivolto delle minacce ad un commerciante dell’area di Casal di Principe intimandogli di saldare un debito di 27mila euro che lo stesso aveva contratto in relazione ad una asserita morosità nel pagamento del canone di locazione di un capannone.
    Nel corso delle attività, i militari avevano rinvenuto, all’interno di un circoletto di proprietà del Di Nardo, un fucile a canne mozze e con matricola abrasa la cui disponibilità, a seguito di ulteriori approfondimenti investigativi, è stata riconosciuta anche a carico di un soggetto di 16 anni. Il minore è stato collocato in comunità in esecuzione ad un provvedimento richiesto dalla Procura presso il Tribunale per i Minorenni che gli ha contestato i reati di concorso in detenzione, ricettazione di armi e favoreggiamento. LEGGI TUTTO

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    Napoli, terza bomba in tre giorni a Ponticelli

    Terza bomba in tre giorni a Ponticelli. Oramai la guerra di camorra è senza freni.
    E’ accaduto poco prima della mezzanotte di ieri in via Camillo De Meis. La notizia è stata anticipata dalla giornalista Luciana Esposito, da sempre impegnata nella lotta alla criminalità nel suo quartiere, e che ha anche postato una foto sul suo profilo social.
    Lo scontro in atto tra il cartello criminale dei De Luca Bossa-Casella-Minichini-Rinaldi (che sembra stiano avendo la meglio) e i De Micco-De Martino ha raggiunto un punto di non ritorno. Ieri ci sono stati una serie di controlli a tappeto da parte dei carabinieri. Ma a notte inoltrata la camorra ha fatto sentire di nuovo la sua voce a suon di bombe. La preoccupazione è palpabile tra la popolazione.
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    Il senatore Sandro Ruotolo del Gruppo Misto porta il caso all’attenzione nazionale:  “Tre bombe e una ‘stesa’ in 72 ore. Strade, rioni e cortili trasformati in campi di battaglia. Cio’ che accade in queste ore a Ponticelli, quartiere della zona Orientale della citta’, e’ una emergenza nazionale. Residenti, commercianti vivono nel terrore piu’ assoluto. Ieri sera alle 23, l’ultima esplosione dovuta alla deflagrazione dell’ennesimo ordigno. E’ un coprifuoco permanente”.
    E poi aggiunge: “A Ponticelli non e’ il Covid a far paura ma le bombe. Queste persone non possono e non devono essere lasciate sole. Devono mobilitarsi le istituzioni, ma dobbiamo mobilitarci anche noi che siamo la societa’ civile. Mi aspetto piu’ polizia in strada, ma anche piu’ telecamere, piu’ investimenti per la scuola, la formazione, il lavoro, piu’ sostegno alle associazioni attive sul territorio per contrastare i clan. Ci sono in giro criminali che non esitano a lanciare bombe. Ci sono tutti i motivi per essere allarmati e credo che il Governo puo’ e deve inviare rinforzi alle donne e agli uomini impegnati nel contrasto alla criminalita’. Se c’e’ una emergenza ed a Ponticelli e’ una emergenza nazionale bisogna affrontarla in maniera adeguata, schierando ancora di piu’ tutte le forze disponibili”, conclude Sandro Ruotolo. LEGGI TUTTO

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    Napoli, i carabinieri sventano agguato a Miano: preso con pistola pronta a fare fuoco

    I carabinieri motociclisti del nucleo radiomobile di Napoli hanno arrestato per detenzione di armi e munizioni Bernardo Torino, 33enne di Miano già noto alle forze dell’ordine.
    È stato sorpreso in via Miano mentre era in sella a uno scooter, come passeggero. I due centauri, quando hanno notato la pattuglia hanno invertito il senso di marcia e sono fuggiti. La loro corsa in moto è terminata poco dopo, lungo la stessa Via Miano. La fuga è continuata a piedi ma Torino è stato raggiunto e immobilizzato in un parco condominiale da uno dei militari che si era messo sulle sue tracce.
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    Perquisito, è stato trovato in possesso di una Glock 17 con un colpo in canna e 10 all’interno del serbatoio, tutti calibro 9 x 21. L’arma è risultata oggetto di furto e sarà sottoposta ad accertamenti dattiloscopici e balistici per verificare se sia stata utilizzata in fatti di sangue o intimidazione. Torino, finito in manette, è stato rinchiuso nel carcere di Poggioreale. È caccia al complice. LEGGI TUTTO

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    Clan Sparandeo estorsioni e droga: 10 condanne pei più di 60 anni di carcere

    Clan Sparandeo estorsioni e droga: 10 condanne pei più di 60 anni di carcere
    Benevento. Tutte condannate con rito abbreviato, dal gup del Tribunale di Napoli, Lucia De Micco, le dieci persone che hanno scelto il rito abbreviato dopo essere state chiamate in causa dall’indagine della Mobile avviata dal sostituto procuratore Assunta Tillo, e poi trasmessa per competenza alla Dda, sul clan Sparandeo.
    Si tratta dell’inchiesta che nel gennaio del 2020 era sfociata nell’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare nella quale erano state contestate, a vario titolo, le accuse di associazione di stampo camorristico, associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti, estorsione.
    Queste, in particolare, le condanne: 10 anni a Corrado Sparandeo, 64 anni; 8 anni a Carmine Morelli, 61 anni, di Benevento; 5 anni e 4 mesi a Carmine Longobardo, 46 anni, di Cisterna; 7 anni e 4 mesi a Vincenzo Poccetti, 47 anni, 6 anni e 8 mesi a Gabriele De Luca, 32 anni, 5 anni e 4 mesi a Luigi Coviello, 47 anni, di Benevento; 5 anni e 4 mesi a Stanislao Sparandeo, 42 anni, 6 anni e 8 mesi ad Arturo Sparandeo, 38 anni; 5 anni e 4 mesi a Luigi Giannini, 48 anni, di Pomigliano d’Arco, e Vincenzo Mari, 46 anni, di Benevento.
    Il giudice ha assolto Stanislao Sparandeo, Coviello, De Luca e Mari dall’addebito di associazione per delinquere di stampo camorristico e da quello di associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti Arturo e Corrado Sparandeo, De Luca, Poccetti e Morelli. LEGGI TUTTO

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    Palma Campania, sequestrata la droga della pazzia: in manette 30enne

    Palma Campania, sequestrata la droga della pazzia: in manette 30enne de Bangladesh già noto alle forze dell’ordine.
    I carabinieri della stazione di Palma Campania hanno arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio un 30enne del Bangladesh già noto alle forze dell’ordine.
    I militari, nell’ambito dei servizi anti-droga disposti dal comando provinciale di napoli, hanno perquisito l’abitazione dell’uomo e lì hanno trovato 130 pasticche di yaba, ritenuta la “droga della pazzia”. Sintetizzata dai giapponesi nel 1800, la yaba è uno stupefacente molto diffuso in Asia, specie in bangladesh e Thailandia. Questa droga è particolarmente pericolosa perché induce gli assuntori a gesti violenti.
    Durante la perquisizione, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato anche 90 grammi di hashish e vario materiale per il confezionamento della droga. Stessa sorte per 300 euro in contanti ritenuti provento del reato.
    L’arrestato è stato tradotto al carcere in attesa di giudizio.
    In corso monitoraggi sull’intero territorio da parte dei Carabinieri della Compagnia di Nola per contrastare eventuali traffici della droga asiatica.
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    Gragnano, 30enne in coma dopo la mastoplastica: indagati 6 medici

    Sei medici di una clinica di Caserta indagati dopo che una ragazza è finita in coma in seguito ad un intervento di mastoplastica.
    La 30enne di Gragnano Felicia Vitiello, si era risvegliata dal coma un mese fa, ringraziando Padre Pio per la sua intercessione. E ora sei medici-come anticipa Il Mattino- sono indagati a piede libero perché lo scorso 19 febbraio altri 7 pazienti avrebbero subito conseguenze dopo interventi chirurgici.
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    Secondo gli inquirenti, il problema sarebbe emerso nel momento della somministrazione di un anestetico forse scaduto o difettoso. Tornando alla vicenda di Felicia Vitiello, la 30enne di Gragnano fu sottoposta aduna operazione più lunga e che richiedeva una maggiore dose di anestetico. La giovane si risvegliò dopo l’intervento di mastoplastica e accusò immediatamente un malore.
    Felicia fu ricoverata in terapia intensiva, in stato di coma. Dagli esami clinici emerse che la 30enne era stata colpita da un’infezione batterica multiorgano, ritrovandosi così in pericolo di vita. La situazione sembrava disperata quando la giovane mamma di Gragnano si è risvegliata, ringraziando Padre Pio. LEGGI TUTTO

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    Napoli, la guerra delle bombe di Ponticelli preoccupa gli investigatori

    Gli investigatori ora non hanno più dubbi: la guerra a suon di bombe a Ponticelli tra il cartello criminale dei De Luca Bossa-Casella-Minichini-Rinaldi da una parte e i De Micco-De Martino dall’altra, sta arrivando al suo apice.
    Due attentati in meno di 24 ore ne sono l’ulteriore conferma. Quello dell’altra notte con otto automobili state danneggiate la scorsa notte in via Esopo, è quello di violento. La zona è sotto il controllo criminale della famiglia De Martino i famosi “Xx”. L’altra notte, invece, un’auto era saltata in aria per una bomba carta posizionata in via Vera Lombardi, nel quartiere di Ponticelli. L’auto era di proprietà di Francesco Clienti, suocero di uno dei Di Martino.
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    Le due bombe dell’altra notte sono state lanciate da un cavalcavia. Gli investigatori stanno cercando tutte le immagini delle telecamere pubbliche  e private presenti nella zona per avere elementi utili alle indagini. I De Martino sono sotto assedio e la preoccupazione di risposte altrettanti eclatanti è quello che ha fatto scattare lo stato di allerta massimo da parte di carabinieri e polizia. E in questo scenario si inerisce il  pentimento di Rosario Rolletta, uomo sempre dei De Martino, scampato prima a un agguato. LEGGI TUTTO

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    Intasca risarcimento destinato alla vittima: a processo

    Napoli. Intasca il premio assicurativo della vittima: a giudizio un 39enne di Villaricca.
    Il Gup del Tribunale di Napoli Nord Antonino Santoro ha rinviato a giudizio per riciclaggio il 39enne Domenico Capriello di Villaricca, accusato di aver intascato i quasi 15mila euro liquidati da una vompagnia assicurativa a favore di una donna di 44 anni residente a Casapesenna, nel Casertano, vittima di un incidente stradale avvenuto nel lontano 2007.
    Nella vicenda e’ coinvolto anche l’avvocato civilista cui la donna si era rivolta dopo l’incidente, accusato del reato di appropriazione indebita, che nel frattempo si è pero’ prescritto. Dalle indagini della Procura di Napoli Nord (sostituto Giovanni Corona), è emerso che la compagnia versò nel 2010 i circa 15mila euro (14550 euro) di risarcimento al legale della 44enne; il professionista non accredito’ pero’ la somma alla cliente, appropriandosene e girandola poi all’intermediario, Capriello appunto, che aveva fatto incontrare l’avvocato con la donna.
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    Quest’ultima chiese più volte al legale di ridarle i soldi, ma senza esito, e cosi’ denuncio’ – era il 2014 – sia l’avvocato che l’intermediario; le indagini sono state complesse, e nel frattempo le condotte per il legale sono andate in prescrizione. Il Gup, su richiesta della Procura, ha così rinviato a giudizio il solo Capriello, che dovrà comparire nel processo davanti alla prima sezione penale, collegio B, il 2 novembre 2021. La donna è stata assistita dall’avvocato Francesco Caracciolo. LEGGI TUTTO