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    Chiedono il pizzo a Piazza Mercato, pistolero del clan Mazzarella li mette in fuga: arrestati in tre

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    2 ore fa circa (07:46)
    il
    23 Novembre 2020

    Chiedono il pizzo a Piazza Mercato. pistolero del clan Mazzarella li mette in fuga: arrestati in tre. Soggetti vicini al clan “De Luca Bossa-Minichini-Rinaldi” tentano estorsione in una piazza di spaccio in zona Mercato. Vengono messi in fuga a colpi di pistola dal clan “Mazzarella”. Tutti finiscono in manette, arrestati dai Carabinieri.

    Questa mattina, i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 3 indagati, appartenenti a due contrapposti sodalizi camorristici, ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di estorsione, porto e detenzione illegale di armi, tutti aggravati dalla circostanza del metodo mafioso.
    Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico di due persone che, agendo per conto del clan “De Luca Bossa – Minichini – Rinaldi”, organizzazione criminale riconducibile alla  “Alleanza di Secondigliano”, si rendevano responsabili di un tentativo di estorsione commesso, il 12 gennaio 2018, ai danni del titolare di una “piazza di spaccio”, attiva nel quartiere “Mercato”; tali individui, nel momento in cui si recavano dalla vittima per riscuotere la tangente, erano affrontati dall’indagato appartenente, invece, al contrapposto cartello mafioso dei “Mazzarella”, che esplodeva nei loro confronti numerosi colpi di arma da fuoco, mettendoli in fuga.

    Gli eventi si inquadrano nell’ambito della violenta contrapposizione tra il sodalizio dei “Mazzarella” e quello dei “Minichini – Rinaldi – De Luca Bossa”, quest’ultimo interessato, tuttora, ad estendere la propria sfera di influenza dall’area di San Giovanni a Teduccio – Ponticelli a quella centrale del capoluogo.

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    Cronaca

    Pubblicato
    3 giorni fa
    il
    20 Novembre 2020

    Napoli. In giro per Napoli su un motorino con un panetto di hashish nella borsa: arrestata una 41enne.
    Ieri mattina i Falchi della Squadra Mobile, durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno notato in via Capodimonte una donna su uno scooter che, alla loro vista, ha accelerato la marcia.
    I poliziotti l’hanno raggiunta e bloccata trovandola in possesso di un panetto di hashish del peso di circa 100 grammi. Rita Cantalupo, 41enne napoletana con precedenti di polizia, è stata arrestata per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

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    Napoli, arrestato il boss latitante Gaetano Cifrone

    Cronache » Cronaca » Cronaca Nera » Napoli, arrestato il boss latitante Gaetano Cifrone

    Cronaca Napoli

    Pubblicato
    4 giorni fa circa (20:02)
    il
    19 Novembre 2020

    Catturato il boss latitante Gaetano Cifrone.L’uomo era sfuggito alla cattura lo scorso 20 ottobre quando i Carabinieri della compagnia Vomero avevano eseguito 24 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti esponenti del clan di cui e’ ritenuto elemento apicale….. Diventa sostenitore di Cronache della Campania

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    Covid, la Campania Regione con più bassa percentuale di ricoverati e di morti d’Italia

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    Cronaca Napoli

    Pubblicato
    2 ore fa
    il
    23 Novembre 2020

    Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, alla luce delle recenti disposizioni governative che hanno sancito il passaggio della regione Campania da “zona gialla” a “zona rossa”, ha rafforzato anche in questo fine settimana il dispositivo dei controlli volti a verificare il rispetto delle misure di contenimento della diffusione del Covid – 19.
    In totale, tra venerdì e domenica scorsi, sono state controllate su tutta la provincia 1140 persone e 186 attività commerciali, 91 le sanzionicomplessive.La Compagnia di Portici ha proposto al Prefetto la sanzione amministrativa della chiusura dell’esercizio per 5 giorni di un supermercato di Ercolano con dipendenti senza mascherina.La Compagnia di Torre Annunziata ha sanzionato a Pompei 4 cittadini italiani in assembramento e in un comune diverso da quello di residenza senza valido motivo.
    La Compagnia di Pozzuoli ha sanzionato a Quarto 13 persone che non indossavano i dispositivi di protezione individuale e per mancato rispetto della distanza di sicurezza.I militari del Gruppo di Frattamaggiore e delle Compagnie di Giugliano in Campania e Torre del Greco hanno sanzionato complessivamente 21 persone sorprese fuori dal comune di residenza senza valido motivo.Infine, come spesso succede, dai controlli anti Covid sono emerse anche situazioni illecite tipicamente d’interesse delle Fiamme Gialle.Le Fiamme Gialle del Gruppo di Frattamaggiore, nel Parco Verde di Caivano, hanno fermato un soggetto che, alla guida di un’autovettura, aveva tentato invano di invertire la marcia per sottrarsi ad un eventuale controllo da parte dei finanzieri.
    I militari hanno perquisito il veicolo e rinvenuto una busta contenente 4 panetti cellophanati del peso di circa 270 grammi cadauno. Le successive analisi eseguite sulla sostanza hanno rivelato che si trattava di eroina, per un peso complessivo di 1 kg di stupefacente. Il responsabile è stato tratto in arresto. Lo spacciatore è stato sanzionato anche per la violazione della normativa anti – Covid in quanto si spostava all’interno della Regione Campania senza giustificazione.La Compagnia di Castellammare di Stabia, all’interno di un bar, ha effettuato il sequestro amministrativo di un apparecchio da intrattenimento tipo “Totem”, privo delle relative autorizzazioni in quanto non collegato alla rete dell’AAMS, ma alla rete Internet.

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    Napoli, arrestato il boss latitante Gaetano Cifrone

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    Cronaca Nera

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    Pubblicato
    18 ore fa circa (20:02)
    il
    19 Novembre 2020

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    Catturato il boss latitante Gaetano Cifrone.L’uomo era sfuggito alla cattura lo scorso 20 ottobre quando i Carabinieri della compagnia Vomero avevano eseguito 24 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti esponenti del clan di cui e’ ritenuto elemento apicale….. Diventa sostenitore di Cronache della Campania

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    Flash News

    Pubblicato
    11 ore fa
    il
    19 Novembre 2020

    Camorra, quasi due secoli di carcere per il clan Montescuro:18 condanne, tra 15 e 4 anni. Sei anni anche al mandante dell’agguato in cui venne ferita la piccola Noemi.
    Condanne tra 15 e 4 anni di reclusione, per un totale di quasi due secoli di carcere sono state inflitte oggi a Napoli dal giudice per le udienze preliminari di Nicoletta Campanaro al termine del processo, con rito abbreviato, che ha visto sul banco degli imputati 18 persone ritenute dalla Direzione Distrettuale Antimafia (pm Antonella Fratello e Henry John Woodcock) appartenenti al clan Montescuro, fondato da Carmine Montescuro, un boss ora 85enne che per decenni e decenni e’ riuscito a fare affari senza essere sfiorato dalle inchieste.
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Napoli, il boss Montescuro come o stregone di Gomorra: faceva partecipare tutti i clan del centro e zona orientale. I NOMI DI TUTTI GLI ARRESTATI
    Almeno fino all’ottobre del 2019 quando la Procura di Napoli ha chiesto e ottenuto per lui e per molti dei suoi affiliati l’arresto dal gip Alessandra Ferrigno. Tra i condannati figura anche Antonio Marigliano, detto “o’ silano”, ritenuto dalla Procura Antimafia il mandante dell’agguato del 3 maggio 2019, in piazza Nazionale, in cui venne ferita la piccola Noemi, sua nonna e Salvatore Nurcaro, il reale obiettivo dei killer Armando e Antonio Del Re, (gia’ condannati per quei fatti rispettivamente a 18 anni e 14 anni di carcere). A Marigliano il giudice ha inflitto sei anni di carcere per ricettazione. Condannati per estorsione Nino Argano, braccio destro del capoclan Carmine Montescuro (15 anni e 8 mesi); Antonio Montescuro, figlio di Carmine (11 anni), Carmine Montescuro, nipote omonimo del capoclan (14 anni); Vincenzo Milone (11 anni) e Gennaro Aprea e Vincenzo Ciriello (10 anni ad entrambi). E ancora  Salvatore Riccardi,, 9 anni; Stanislao Marigliano, 4 anni e 2 mesi; Giuseppe Cozzolino, 6 anni; Raffaele Oliviero, 6 anni; Mario Reale, 6 anni; Salvatore D’Amico, 5 anni; Sergio Grassia, 6 anni; Francesco Luca Caldarelli, 10anni; Gennaro Tarascio, 9 anni; Gennaro Rinaldi, 6 anni; Carlo Dario, 5 anni di reclusione.

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    Pregiudicato ferito in strada a Pozzuoli davanti alla figlia di 7 anni:’E’ stata una rapina’. Indaga la polizia

    Cronache » I fatti del giorno » Pregiudicato ferito in strada a Pozzuoli davanti alla figlia di 7 anni:’E’ stata una rapina’. Indaga la polizia

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    5 giorni fa circa (21:50)
    il
    18 Novembre 2020

    Pregiudicato ferito in strada a Pozzuoli davanti alla figlia di 7 anni: ‘E’ stata una rapina’. Indaga la polizia.

    E’ accaduto alle 18 in via Ovidio a Pozzuoli. Secondo il racconto di un pregiudicato per reati contro il patrimonio di 43 anni, mentre questi era in scooter con la figlia di 7 anni, sarebbe stato avvicinato da due persone su un altro mezzo a due ruote che volevano rapinargli il ciclomotore e che per questo gli hanno sparato quattro colpi di pistola. Due proiettili lo hanno raggiunto a una gamba. L’uomo e’ riuscito a tornare a casa per lasciare la bambina con la moglie per poi raggiungere il pronto soccorso dell’ospedale La Schiana e farsi medicare. Sul suo racconto la polizia sta procedendo a verifiche e indagini. ì

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    Torre Annunziata 69 nuovi casi covid nelle ultime 48 ore

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    17 sindaci del casertano a De Luca: “Non ci sono condizioni per la riapertura delle scuole il 24”

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    49 minuti fa
    il
    23 Novembre 2020

    Si riteneva vittima delle ”fatture” fatte dalla madre e ieri sera, per mettere fine a queste ”scemita”’ – come le ha piu’ volte definite nell’interrogatorio davanti al pm Emilio Prisco, alla presenza dell’avvocato difensore Maria Laura Masi – ha preso un cacciavite e ha inferto alla donna una serie ancora imprecisata di colpi.
    Ad agire un uomo di 33 anni, da tempo in cura in un centro psichiatrico e in passato alle prese con problemi legati alla droga e all’alcol. Vittima la mamma, Brunella Cervasi, 55 anni. La tragedia si e’ consumata nella serata di ieri ma, come hanno potuto ricostruire gli agenti del commissariato di polizia di Torre del Greco, agli ordini del primo dirigente Antonietta Andria, solo oggi si e’ avuta contezza di quanto fosse realmente avvenuto nell’appartamento occupato dai due in via dei Remaioli, arteria senza sbocco della piu’ nota via Cesare Battisti. A capire che era accaduto qualcosa di tragico e’ stata la nonna del trentatreenne: il ragazzo, che ha raccontato di essere andato a letto dopo avere ucciso la mamma, e’ sceso stamane in strada e ha incrociato l’anziana, alla quale ha raccontato tutto. La scoperta, le urla, le telefonate alle forze dell’ordine anche da parte dei vicini, i quali credevano che tra mamma e figlio fosse scoppiata una nuova lite.

    Nel mezzo una tragedia dai contorni familiari, l’ennesimo femminicidio a poche ore dalla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, prevista per mercoledi’ 25 novembre. Il giovane e’ stato portato via dagli agenti, in un rione che conosceva la sua condizione e sapeva dei frequenti litigi con la madre, dalla quale aveva preso anche il cognome (la donna era infatti ragazza-madre). E alla polizia ha raccontato la sua ossessione: lui, titolare di una pensione di invalidita’, non ammette che questa gli sia stata riconosciuta per i suoi problemi psichiatrici. Agli inquirenti ha detto infatti di essere ”vittima delle fatture della scemita”’ della madre, ”fatture” alle quali ha deciso di dire basta armato di cacciavite. ”Ma ci e’ voluto del tempo per mettere fine a tutto questo” ha detto nell’interrogatorio che ha preceduto il fermo in attesa della convalida del gip. Poi e’ andato a letto e solo a tarda mattinata ha raccontato alla nonna, incontrata per caso, i fatti. Ora per lui inizia un’altra storia: quella legata alla ricerca di una struttura che possa ospitarlo lontano dalla casa dove si e’ consumato l’atroce delitto.

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    Pregiudicato ferito in strada a Pozzuoli davanti alla figlia di 7 anni:’E’ stata una rapina’. Indaga la polizia

    Pregiudicato ferito in strada a Pozzuoli davanti alla figlia di 7 anni: ‘E’ stata una rapina’. Indaga la polizia.   E’ accaduto alle 18 in via Ovidio a Pozzuoli. Secondo il racconto di un pregiudicato per reati contro il patrimonio di 43 anni, mentre questi era in scooter con la figlia di 7 anni, sarebbe […]
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    Rapina a Castel Volturno: pistola al volto per sottrargli l’orologio

    Cronache » I fatti del giorno » Rapina a Castel Volturno: pistola al volto per sottrargli l’orologio

    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    1 settimana fa circa (20:50)
    il
    16 Novembre 2020

    Ieri sera, intorno alle ore 20.20, una rapina è stata commessa in Viale delle Acacie a Castel Volturno. Due uomini armati e con il volto completamente coperto da casco integrale, che viaggiano a bordo di una moto Naked di colore scuro, hanno bloccato, minacciato e rapinato Cesare Diana, volontario Caritas e fondatore dell’Associazione C’entro.

    I due balordi si sono affiancati alla vettura di Diana, e puntandogli un’arma al volto gli hanno intimato di abbassare il finestrino e di consegnare l’orologio. Subito dopo essersi impossessati del bottino si sono dati alla fuga, facendo perdere le proprie tracce. A denunciare la rapina è stato lo stesso Diana, che dopo i fatti ha sporto denuncia presso la locale caserma dei carabinieri.
    “Credo mi stessero seguendo già da un po’. Purtroppo non sono stato in grado di fornire un identikit perché hanno agito a volto coperto. Ho potuto però, fornire agli inquirenti, che hanno avviato le indagini, le informazioni circa la moto sulla quale viaggiavano”, ha dichiarato Diana dopo la denuncia, invitando “i cittadini costretti ad uscire per motivi di necessità a prestare molta attenzione”.
    “L’orologio era un ricordo affettivo, mi era stato regalato da una persona cara. – precisa – In questo periodo siamo ancora più soggetti a furti e rapine, perché in giro circolano un numero maggiore di delinquenti che non hanno alcuna pietà. A me è andata bene, ma qualcun’altro potrebbe rimetterci la vita.”

    “Il territorio ha bisogno di maggior controllo, invito l’amministrazione a prendere provvedimenti e a non ignorare la continua richiesta di sicurezza dei cittadini castellani” ha concluso il volontario.

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    Lettura di Kafka da remoto con il professor Borriello per gli studenti del Liceo Scientifico “Nobel” di Torre del Greco

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    55 minuti fa
    il
    23 Novembre 2020

    Sono numerosi i sindaci del Casertano che hanno deciso di prorogare la chiusura delle scuole, nonostante la Regione Campania si avvii a permettere il riavvio delle attivita’ in presenza nell’infanzia e nelle prime classe delle elementari, dando comunque la possibilita’ ai Comuni di attuare misure piu’ restrittive.
    Ed e’ proprio questa facolta’ che molti primi cittadini stanno sfruttando per evitare il ritorno tra i banchi e provare a contenere la diffusione del contagio. Hanno deciso la proroga della chiusura il sindaco di Aversa Alfonso Golia, e via via anche gli altri sedici sindaci dell’agro-aversano stanno facendo lo stesso (per ora lo hanno fatto Teverola, Carinaro, Lusciano); anche in altre aree della provincia sara’ seguita la dtessa strada, come a San Nicola la Strada e Falciano del Massico. Golia ha disposto con ordinanza “la sospensione della attivita’ didattica in presenza fino al prossimo 3 dicembre, data in cui e’ prevista la scadenza della zona rossa, seguendo quanto era gia’ stabilito dall’ordinanza 90 della regione Campania fino ad oggi”; una scelta presa tenuto conto del “quadro epidemiologico nella nostra citta’”, con oltre il 2% della popolazione contagiato, ovvero piu’ di 1200 le persone attualmente positive, record nel Casertano.
    “In questo particolare momento – spiega in una nota Golia – la prudenza resta un obbligo imprescindibile per tutti noi. Chiedo a tutta la comunita’ scolastica di resistere ancora un po’ sperando che la curva dei contagi nella nostra citta’ cali. Un caro saluto agli studenti e alle loro famiglie” conclude il sindaco di Aversa

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    Rapina a Castel Volturno: pistola al volto per sottrargli l’orologio

    Ieri sera, intorno alle ore 20.20, una rapina è stata commessa in Viale delle Acacie a Castel Volturno. Due uomini armati e con il volto completamente coperto da casco integrale, che viaggiano a bordo di una moto Naked di colore scuro, hanno bloccato, minacciato e rapinato Cesare Diana, volontario Caritas e fondatore dell’Associazione C’entro. I […]
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    L’assassino di Simone Frascogna scrive una lettera: ‘Chiedo scusa, non vivo più’

    Cronache » Flash News » L’assassino di Simone Frascogna scrive una lettera: ‘Chiedo scusa, non vivo più’

    Flash News

    Pubblicato
    10 ore fa circa (16:33)
    il
    7 Novembre 2020

    L’assassino di Simone Frascogna scrive una lettera: ‘Chiedo scusa, non vivo più’. Domenico Iossa ha scritto la missiva alla famiglia della giovane vittima.

    Ha voluto rilasciate dichiarazioni spontanee e chiedere scusa alla famiglia della vittima Domenico Iossa junior, il 18enne reo confesso dell’omicidio di Simone Frascogna, il 19enne accoltellato a morte a Casalnuovo la sera di martedi’ scorso al culmine di una lite scoppiata per una banalita’, motivi di viabilita’. Una morte assurda della quale devono rispondere anche un 16enne e un 17enne che erano con lui. Davanti al gip di Nola Sebastiano Napolitano e al suo difensore, l’avvocato Antonio Iorio, Domenico ha impugnato una penna e scritto poche righe:
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    “Io sottoscritto Domenico Iossa junior, nato ad Acerra il 28 maggio 2002, in relazione a quanto ho commesso la sera del 3 novembre 2020 voglio dire che da quella sera anche io, per un verso, non vivo piu’. Non vi sono parole per farvi comprendere come io stia male, non riesco a sopportare il peso di avere tolto la vita a un giovane ragazzo come me. Non ho mai commesso reati in vita mia, ho sempre lavorato da quando avevo 13 anni, il mio amore era ed e’ fare il carrozziere. Ormai anche io non vivo piu’ dentro di me. Voglio chiedere pubblicamente scusa alla famiglia di Simone, vi chiedo immensamente scusa, vorrei tanto tornare indietro e non fare cio’ che invece ho fatto. Ho sbagliato e sono pronto a pagare, sono tre giorni che non mangio e che non bevo perche’ non riesco sopportare il peso di avere tolto la vita ad un mio coetaneo. Chiedo ancora scusa alla famiglia di Simone. Io, non ho mai scelto una vita di strada”. Domenico Iossa e il suo avvocato difensore sono ora in attesa della decisione del giudice.
    Il sottoscritto avv. Ciro Russo , nella qualità di difensore di fiducia di Barone Carmine, trasmette formale istanza di rettifica ad articolo emarginato in oggetto , in quanto riporta immagine del predetto assistito in relazione alla lettera di Iossa Domenico junior, avente ad oggetto le proprie scuse alla famiglia di Simone Frascogna, pubblicata con vostro articolo del 07-11-2020.Questo difensore precisa , altresì, che la esatta contestazione a
    Il secondo indagato B. C, difeso dall’avvocato Ciro Russo, è accusato invece di tentato omicidio ai danni Di Salamone Luigi presso il Tribunale per i minorenni di Napoli -P.M. dott.ssa. Claudia De Luca – Gip dott.ssa Polito.

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    Pubblicato
    5 ore fa
    il
    7 Novembre 2020

    In leggera discesa i casi di covid oggi in Campania ma sempre altissimi. Sono infatti 4309 i nuovi casi con 15 persone deceduti. Lo comunica il bollettino dell’Unità di crisi della Regione Campania. Sono 22696 i tamponi effettuati
    Questo il bollettino di oggi:Positivi del giorno: 4.309di cui:Asintomatici: 4.010Sintomatici: 299Tamponi del giorno: 22.696Totale positivi: 82.318Totale tamponi: 1.097.897Deceduti: 15Totale deceduti: 811Guariti: 984Totale guariti: 16.001Report posti letto su base regionale:Posti letto:Posti letto di terapia intensiva disponibili: 590Posti letto di terapia intensiva occupati: 179Posti letto di degenza disponibili: 3.160Posti letto di degenza occupati: 1.756

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    Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo

    Cronache » I fatti del giorno » Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo

    I fatti del giorno

    Pubblicato
    3 minuti fa
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    5 Novembre 2020

    Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo.
    E’ andato all’ospedale per una ferita d’arma da fuoco che, ha riferito a medici e carabinieri, gli era stata inferta durante una rapina ma i sanitari lo hanno ricoverato perche’ e’ risultato positivo al coronavirus. E’ successo ieri sera nell’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania  dove il giovane, che ha 20 anni, si e’ recato dopo la presunta tentata rapina.

    Come da protocollo, infatti, il ragazzo e’ stato anche sottoposto a tampone, risultato positivo al Sars-Cov-2. Ai militari dell’arma che lo hanno interrogato, il ragazzo ha detto di essere stato avvicinato da alcune persone che lo volevano rapinare mentre stava camminando nella zona di Secondigliano, a Napoli.
    Alla sua reazione gli assalitori avrebbero risposto sparando un colpo di pistola che lo ha raggiunto e ferito lievemente al basso ventre. Sull’accaduto sono in corso indagini dei militari.

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    La droga dalla Campania alla Sicilia attraverso i carichi di frutta partiti dal mercato di Pagani: 5 arresti

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    I fatti del giorno

    Pubblicato
    1 ora fa
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    5 Novembre 2020

    Sequestro record di 932 chilogrammi di cocaina nel porto di Gioia Tauro nascoste in cozze surgelate provenienti dal Cile.

    Nell’ambito dell’attività di contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti i funzionari dell’Agenzia delle Dogane di Gioia Tauro (ADM) unitamente a Militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – hanno individuato e sequestrato 932 chili di cocaina purissima, stivata in un container che trasportava cozze surgelate proveniente dal Cile e divisa in 800 panetti all’interno di 37 borsoni.Attraverso una complessa ed articolata attività di analisi di rischio e riscontri fattuali su oltre 2.200 contenitori provenienti dal continente americano, i Militari della Guardia di Finanza e i funzionari doganali, con l’ausilio di sofisticati scanner in dotazione all’Agenzia delle Dogane, sono riusciti ad individuare quello in cui era stato nascosto lo stupefacente.Il carico sequestrato, di qualità purissima, avrebbe potuto essere tagliato dai trafficanti di droga fino a 4 volte prima di immettere lo stupefacente sul mercato, fruttando un introito di circa 186 milioni di euro.
    Le modalità di occultamento dello stupefacente sono sempre differenti e in continua evoluzione, obbligando le Dogane e le Fiamme Gialle a perfezionare di volta in volta le metodologie operative. L’attività di servizio testimonia la costante efficace azione posta in essere dalla Guardia di Finanza per il contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti – con particolare riguardo al porto di Gioia Tauro – in sinergia con l’Agenzia delle Dogane, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, DDA, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, coadiuvato dal Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano PACI.

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    Sequestro record di 932 chilogrammi di cocaina nel porto di Gioia Tauro

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    I fatti del giorno

    Pubblicato
    1 ora fa
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    5 Novembre 2020

    Sequestro record di 932 chilogrammi di cocaina nel porto di Gioia Tauro nascoste in cozze surgelate provenienti dal Cile.

    Nell’ambito dell’attività di contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti i funzionari dell’Agenzia delle Dogane di Gioia Tauro (ADM) unitamente a Militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – hanno individuato e sequestrato 932 chili di cocaina purissima, stivata in un container che trasportava cozze surgelate proveniente dal Cile e divisa in 800 panetti all’interno di 37 borsoni.Attraverso una complessa ed articolata attività di analisi di rischio e riscontri fattuali su oltre 2.200 contenitori provenienti dal continente americano, i Militari della Guardia di Finanza e i funzionari doganali, con l’ausilio di sofisticati scanner in dotazione all’Agenzia delle Dogane, sono riusciti ad individuare quello in cui era stato nascosto lo stupefacente.Il carico sequestrato, di qualità purissima, avrebbe potuto essere tagliato dai trafficanti di droga fino a 4 volte prima di immettere lo stupefacente sul mercato, fruttando un introito di circa 186 milioni di euro.

    Le modalità di occultamento dello stupefacente sono sempre differenti e in continua evoluzione, obbligando le Dogane e le Fiamme Gialle a perfezionare di volta in volta le metodologie operative. L’attività di servizio testimonia la costante efficace azione posta in essere dalla Guardia di Finanza per il contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti – con particolare riguardo al porto di Gioia Tauro – in sinergia con l’Agenzia delle Dogane, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, DDA, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, coadiuvato dal Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano PACI.

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    3 minuti fa
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    5 Novembre 2020

    Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo.
    E’ andato all’ospedale per una ferita d’arma da fuoco che, ha riferito a medici e carabinieri, gli era stata inferta durante una rapina ma i sanitari lo hanno ricoverato perche’ e’ risultato positivo al coronavirus. E’ successo ieri sera nell’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania  dove il giovane, che ha 20 anni, si e’ recato dopo la presunta tentata rapina.
    Come da protocollo, infatti, il ragazzo e’ stato anche sottoposto a tampone, risultato positivo al Sars-Cov-2. Ai militari dell’arma che lo hanno interrogato, il ragazzo ha detto di essere stato avvicinato da alcune persone che lo volevano rapinare mentre stava camminando nella zona di Secondigliano, a Napoli.
    Alla sua reazione gli assalitori avrebbero risposto sparando un colpo di pistola che lo ha raggiunto e ferito lievemente al basso ventre. Sull’accaduto sono in corso indagini dei militari.

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    Giovane mamma morta dopo il parto a Villa Betania: l’anestesista era stato radiato 5 anni fa

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Giovane mamma morta dopo il parto a Villa Betania: l’anestesista era stato radiato 5 anni fa

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    9 minuti fa
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    2 Novembre 2020

    Giovane mamma morta dopo il parto a villa betania: l’anestesista era stato radiato 5 anni fa.

    Era stato radiato dall’ albo nel 2015 e quindi non poteva e doveva essere in servizio. Invece, quella tragica notte tra il 19 e 20 febbraio scorsi, il medico rianimatore era al lavoro. A rendere nota la circostanza sono gli avvocati Amedeo Di Pietro e Alessandro Milo, legali del fratello di rosa andolfi, la giovane mamma affetta da una lieve forma della sindrome di Tourette (tic motori e fonatori incostanti) morta a 29 anni dopo avere dato alla luce un maschietto nell’ospedale evangelico villa betania di Napoli. Gli avvocati hanno acquisto, nell’ambito di indagini difensive portate avanti in questi mesi, l’attestato della FNOMCEO Federazione dei medici Italiani, nel quale si attesta che l’anestesista e’ stato cancellato dall’Albo dei medici dal 2015 e quindi non poteva esercitare.
    Una circostanza che potrebbe dare un’altra lettura alla vicenda e che si affianca alle risultanze dell’esame autoptico eseguito sulla salma di Rosa, gia’ madre di un bambino partorito con un taglio cesareo eseguito quattro anni prima senza problemi dopo di una anestesia totale. “I quattro consulenti medici nominati dalla Procura, un medico legale, un ginecologo, anestesista rianimatore e anatomopatologo- sottolineano gli avvocati – hanno attestato una serie di errori nella consulenza redatta a distanza di diversi mesi dall’autopsia, eseguita lo scorso 3 marzo, ma concludono la relazione tecnica sostenendo che ‘non ci sono responsabilita’ a carico dei sanitari, a parte quella di aver atteso due ore per intubare la paziente in preda ad una crisi respiratoria, anche se alla luce della scoperta della cancellazione dall’albo nel 2015 dell’anestesista ora ci aspettiamo un rinvio a giudizio a stretto giro”.
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    Gli Avvocati Milo e Di Pietro continuano ribadendo che: “E’ inutile dire che questa gravissima negligenza comporta dei gravissimi profili di responsabilita’ anche della struttura villa betania di Ponticelli, per ‘culpa in vigilando ed in eligendo’ dei propri dipendenti, secondo un principio di responsabilita’ oggettiva, infatti ogni struttura sanitaria ha l’obbligo, morale e giuridico, di controllare che gli esercenti la professione sanitario abbiano tutti i requisiti in regola per svolgere la professione”. All’autopsia hanno assistito anche i consulenti nominati dall’avvocato Di Pietro: i professori Pietro Tarsitano e Domenico Caruso e il dottore Maurizio Municino. Il primario, nella cartella clinica, sostiene che rosa andolfi doveva essere sottoposta a una anestesia totale, quindi e’ inspiegabile, che sia stata invece praticata l’anestesia locale.
    “L’anestesista, a nostro parere, – continuano i legali – si e’ reso colpevole di esercizio abusivo della professione perche’ a fronte di una cancellazione dall’albo non e’ consentito esercitare la professione medica”. Alla fine dello scorso mese di febbraio sei medici dell’ospedale in questione, tra cui l’anestesista, sono stati iscritti nel registro degli indagati per l’ipotesi di accusa di omicidio colposo in ambito sanitario.

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    Strage del bus: assolto il tecnico dell’Aspi

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    2 ore fa
    in
    2 Novembre 2020

    Non dichiaro’ il falso nella testimonianza resa per la Strage di Acqualonga, ma le discrepanze tra quanto dichiarato agli inquirenti durante le indagini preliminari e quanto riferito da testimone nel processo per l’incidente che costo’ la vita a 40 persone, che si trovavano a bordo di un pullman precipitato dal viadotto autostradale dell’A16, erano affermazioni che tendevano a “integrare e precisare quel che aveva riferito durante le indagini”.
    Cosi’ il giudice monocratico del tribunale di Avellino, Lucio Galeota, scrive nella sentenza di assoluzione per il tecnico di Autostrade per l’Italia spa Paolo Anfosso.
    Il progettista nell’udienza del 17 febbraio 2017 era stato ascoltato in merito alla riqualifica delle barriere autostradali nel tratto interessato dall’incidente. Il 28 luglio 2013 un pullman vecchio e malandato ebbe un cedimento meccanico che compromise irrimediabilmente il sistema frenante. Dopo aver urtato due volte le barriere del viadotto Acqualonga dell’A16, il pullman sfondo’ i new jersey e precipito’ da un’altezza di 25 metri. Per quella vicenda il tribunale di Avellino ha inflitto 12 anni di reclusione al titolare dell’agenzia che noleggio’ il bus, Gennaro Lametta, 9 alla funzionaria della Motorizzazione civile di Napoli Antonietta Ceriola, che falsifico’ la revisione del bus, e pene tra i 5 e i 6 anni a 6 dei 12 dirigenti e tecnici di Aspi imputati. Anfosso in quel processo era un testimone e la sua versione spinse i pm Rosario Cantelmo e Cecilia Annecchini a chiedere la trasmissione del verbale di udienza alla procura per procedere nei confronti del tecnico per falsa testimonianza. Richiesta che il giudice Luigi Buono respinse, non rilevando incongruenze o addirittura dolo nelle dichiarazioni rese in aula. Tesi che e’ stata confermata anche nel processo di oggi, con l’assoluzione piena perche’ il fatto non sussiste. A gennaio prossimo comincera’ il processo d’Appello per la Strage del 2013.

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    Giovane mamma morta dopo il parto a Villa Betania: l’anestesista era stato radiato 5 anni fa

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    Cronaca Giudiziaria

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    3 settimane fa circa (22:31)
    il
    2 Novembre 2020

    Giovane mamma morta dopo il parto a Villa Betania: l’anestesista era stato radiato 5 anni fa.

    Era stato radiato dall’ albo nel 2015 e quindi non poteva e doveva essere in servizio. Invece, quella tragica notte tra il 19 e 20 febbraio scorsi, il medico rianimatore era al lavoro. A rendere nota la circostanza sono gli avvocati Amedeo Di Pietro e Alessandro Milo, legali del fratello di Rosa Andolfi, la giovane mamma affetta da una lieve forma della sindrome di Tourette (tic motori e fonatori incostanti) morta a 29 anni dopo avere dato alla luce un maschietto nell’ospedale evangelico Villa Betania di Napoli. Gli avvocati hanno acquisto, nell’ambito di indagini difensive portate avanti in questi mesi, l’attestato della FNOMCEO Federazione dei medici Italiani, nel quale si attesta che l’anestesista e’ stato cancellato dall’Albo dei medici dal 2015 e quindi non poteva esercitare.
    Una circostanza che potrebbe dare un’altra lettura alla vicenda e che si affianca alle risultanze dell’esame autoptico eseguito sulla salma di Rosa, gia’ madre di un bambino partorito con un taglio cesareo eseguito quattro anni prima senza problemi dopo di una anestesia totale. “I quattro consulenti medici nominati dalla Procura, un medico legale, un ginecologo, anestesista rianimatore e anatomopatologo- sottolineano gli avvocati – hanno attestato una serie di errori nella consulenza redatta a distanza di diversi mesi dall’autopsia, eseguita lo scorso 3 marzo, ma concludono la relazione tecnica sostenendo che ‘non ci sono responsabilita’ a carico dei sanitari, a parte quella di aver atteso due ore per intubare la paziente in preda ad una crisi respiratoria, anche se alla luce della scoperta della cancellazione dall’albo nel 2015 dell’anestesista ora ci aspettiamo un rinvio a giudizio a stretto giro”.
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    Gli Avvocati Milo e Di Pietro continuano ribadendo che: “E’ inutile dire che questa gravissima negligenza comporta dei gravissimi profili di responsabilita’ anche della struttura Villa Betania di Ponticelli, per ‘culpa in vigilando ed in eligendo’ dei propri dipendenti, secondo un principio di responsabilita’ oggettiva, infatti ogni struttura sanitaria ha l’obbligo, morale e giuridico, di controllare che gli esercenti la professione sanitario abbiano tutti i requisiti in regola per svolgere la professione”. All’autopsia hanno assistito anche i consulenti nominati dall’avvocato Di Pietro: i professori Pietro Tarsitano e Domenico Caruso e il dottore Maurizio Municino. Il primario, nella cartella clinica, sostiene che Rosa Andolfi doveva essere sottoposta a una anestesia totale, quindi e’ inspiegabile, che sia stata invece praticata l’anestesia locale.
    “L’anestesista, a nostro parere, – continuano i legali – si e’ reso colpevole di esercizio abusivo della professione perche’ a fronte di una cancellazione dall’albo non e’ consentito esercitare la professione medica”. Alla fine dello scorso mese di febbraio sei medici dell’ospedale in questione, tra cui l’anestesista, sono stati iscritti nel registro degli indagati per l’ipotesi di accusa di omicidio colposo in ambito sanitario.

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    3 giorni fa
    il
    20 Novembre 2020

    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per l’esponente del clan dei Casalesi Francesco Cirillo, che era accusato di aver fatto parte del commando di killer che uccise il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno, l’imprenditore Domenico Noviello.
    “Finalmente giustizia è fatta, dopo 12 anni dalla morte di mio padre si è chiuso il capitolo giudiziario” commenta Mimma Noviello, figlia dell’imprenditore, che insieme ai fratelli Matilde, Rosaria e Massimiliano, ha sempre assistito a tutte le udienze dei processi nei vari gradi, guardando sempre in faccia gli assassini del padre. “Non è stato facile trovarsi di fronte Cirillo ad ogni udienza, alla fine abbiamo avuto ragione” dice …..CLICCA QUI PER DIVENTARE UN SOSTENITORE E LEGGERE CONTENUTI ESCLUSIVI

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