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    Sgominata la gang dei furti delle auto di lusso, rubata anche una Maserati alla Riviera di Chiaia: 7 arresti

    Cronache » Cronaca » Sgominata la gang dei furti delle auto di lusso, rubata anche una Maserati alla Riviera di Chiaia: 7 arresti

    Cronaca

    Pubblicato
    7 giorni fa circa (07:17)
    il
    24 Novembre 2020

    [scriptless]

    Sgominata la gang dei furti delle auto di lusso, rubata anche una Maserati alla Riviera di Chiaia: 7 arresti.
    Ad esito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, i Carabinieri della Stazione Carabinieri di Chiaia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nei confronti di 7 persone, di cui 1 sottoposto all’obbligo di firma, gravemente indiziate di associazione finalizzata al furto e alla ricettazione di veicoli.Gli indagati, tutti gravati da precedenti e residenti nell’area Vesuviana, avrebbero commesso, tra aprile e dicembre 2018, una serie innumerevole di furti di auto di lusso tra Napoli e provincia e nel territorio agro-nocerino-sarnese.

    Le indagini hanno preso il via proprio a seguito di un furto di un’ auto di grossa cilindrata sulla via Riviera di Chiaia di Napoli. I carabinieri hanno individuato la targa dell’autovettura utilizzata dagli autori del furto, arrivando, ad esito delle indagini a raccogliere gravi elementi sull’esistenza di una vera e propria struttura organizzativa che, con una specifica distribuzione dei ruoli tra gli associati, si occupava di individuare le autovetture da rubare, predisporre tutti i mezzi e gli strumenti necessari ed infine eseguire materialmente i furti.

    I reati predatori venivano commessi utilizzando sempre la stessa tecnica, consistente nella preventiva ricerca di una autovettura parcheggiata in strada da trafugare; una volta individuata veniva forzato il meccanismo di accensione del veicolo; infine, l’autovettura rubata guidata da uno dei complici, si allontanava, scortata dagli altri, e veniva ricoverata in capannoni preventivamente individuati. Tra la strumentazione utilizzata per i furti, rinvenuta e sequestrata dai carabinieri: chiavi vergini con cui sostituire le originali, telecomandi, jammer e dissuasori per i sistemi di allarme e di rilevazione GPS.

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    Cronaca

    Pubblicato
    2 ore fa
    il
    30 Novembre 2020

    Foto di repertorio

    E’ morto in serata il 69enne di Maiori che, oggi pomeriggio, in località Pietre di Tramonti, nel comune di Tramonti, è rimasto schiacciato da un cancello in ferro riportando ferite alla testa.
    Subito soccorso da alcune persone presenti in zona, che hanno sollevato la pesante struttura, l’uomo è stato affidato alle cure dei sanitari del 118 che lo hanno trasportato, a bordo di una eliambulanza, all’ospedale “Ruggi” di Salerno dove è deceduto. Sul posto, anche i carabinieri della locale stazione per i rilievi.

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    Pregiudicato ferito in strada a Pozzuoli davanti alla figlia di 7 anni:’E’ stata una rapina’. Indaga la polizia

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    Rapina a Castel Volturno: pistola al volto per sottrargli l’orologio

    Cronache » I fatti del giorno » Rapina a Castel Volturno: pistola al volto per sottrargli l’orologio

    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    1 settimana fa circa (20:50)
    il
    16 Novembre 2020

    Ieri sera, intorno alle ore 20.20, una rapina è stata commessa in Viale delle Acacie a Castel Volturno. Due uomini armati e con il volto completamente coperto da casco integrale, che viaggiano a bordo di una moto Naked di colore scuro, hanno bloccato, minacciato e rapinato Cesare Diana, volontario Caritas e fondatore dell’Associazione C’entro.

    I due balordi si sono affiancati alla vettura di Diana, e puntandogli un’arma al volto gli hanno intimato di abbassare il finestrino e di consegnare l’orologio. Subito dopo essersi impossessati del bottino si sono dati alla fuga, facendo perdere le proprie tracce. A denunciare la rapina è stato lo stesso Diana, che dopo i fatti ha sporto denuncia presso la locale caserma dei carabinieri.
    “Credo mi stessero seguendo già da un po’. Purtroppo non sono stato in grado di fornire un identikit perché hanno agito a volto coperto. Ho potuto però, fornire agli inquirenti, che hanno avviato le indagini, le informazioni circa la moto sulla quale viaggiavano”, ha dichiarato Diana dopo la denuncia, invitando “i cittadini costretti ad uscire per motivi di necessità a prestare molta attenzione”.
    “L’orologio era un ricordo affettivo, mi era stato regalato da una persona cara. – precisa – In questo periodo siamo ancora più soggetti a furti e rapine, perché in giro circolano un numero maggiore di delinquenti che non hanno alcuna pietà. A me è andata bene, ma qualcun’altro potrebbe rimetterci la vita.”

    “Il territorio ha bisogno di maggior controllo, invito l’amministrazione a prendere provvedimenti e a non ignorare la continua richiesta di sicurezza dei cittadini castellani” ha concluso il volontario.

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    55 minuti fa
    il
    23 Novembre 2020

    Sono numerosi i sindaci del Casertano che hanno deciso di prorogare la chiusura delle scuole, nonostante la Regione Campania si avvii a permettere il riavvio delle attivita’ in presenza nell’infanzia e nelle prime classe delle elementari, dando comunque la possibilita’ ai Comuni di attuare misure piu’ restrittive.
    Ed e’ proprio questa facolta’ che molti primi cittadini stanno sfruttando per evitare il ritorno tra i banchi e provare a contenere la diffusione del contagio. Hanno deciso la proroga della chiusura il sindaco di Aversa Alfonso Golia, e via via anche gli altri sedici sindaci dell’agro-aversano stanno facendo lo stesso (per ora lo hanno fatto Teverola, Carinaro, Lusciano); anche in altre aree della provincia sara’ seguita la dtessa strada, come a San Nicola la Strada e Falciano del Massico. Golia ha disposto con ordinanza “la sospensione della attivita’ didattica in presenza fino al prossimo 3 dicembre, data in cui e’ prevista la scadenza della zona rossa, seguendo quanto era gia’ stabilito dall’ordinanza 90 della regione Campania fino ad oggi”; una scelta presa tenuto conto del “quadro epidemiologico nella nostra citta’”, con oltre il 2% della popolazione contagiato, ovvero piu’ di 1200 le persone attualmente positive, record nel Casertano.
    “In questo particolare momento – spiega in una nota Golia – la prudenza resta un obbligo imprescindibile per tutti noi. Chiedo a tutta la comunita’ scolastica di resistere ancora un po’ sperando che la curva dei contagi nella nostra citta’ cali. Un caro saluto agli studenti e alle loro famiglie” conclude il sindaco di Aversa

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    L’assassino di Simone Frascogna scrive una lettera: ‘Chiedo scusa, non vivo più’

    Cronache » Flash News » L’assassino di Simone Frascogna scrive una lettera: ‘Chiedo scusa, non vivo più’

    Flash News

    Pubblicato
    10 ore fa circa (16:33)
    il
    7 Novembre 2020

    L’assassino di Simone Frascogna scrive una lettera: ‘Chiedo scusa, non vivo più’. Domenico Iossa ha scritto la missiva alla famiglia della giovane vittima.

    Ha voluto rilasciate dichiarazioni spontanee e chiedere scusa alla famiglia della vittima Domenico Iossa junior, il 18enne reo confesso dell’omicidio di Simone Frascogna, il 19enne accoltellato a morte a Casalnuovo la sera di martedi’ scorso al culmine di una lite scoppiata per una banalita’, motivi di viabilita’. Una morte assurda della quale devono rispondere anche un 16enne e un 17enne che erano con lui. Davanti al gip di Nola Sebastiano Napolitano e al suo difensore, l’avvocato Antonio Iorio, Domenico ha impugnato una penna e scritto poche righe:
    TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: ‘Non perdono’, il dolore della mamma di Simone Frascogna
    “Io sottoscritto Domenico Iossa junior, nato ad Acerra il 28 maggio 2002, in relazione a quanto ho commesso la sera del 3 novembre 2020 voglio dire che da quella sera anche io, per un verso, non vivo piu’. Non vi sono parole per farvi comprendere come io stia male, non riesco a sopportare il peso di avere tolto la vita a un giovane ragazzo come me. Non ho mai commesso reati in vita mia, ho sempre lavorato da quando avevo 13 anni, il mio amore era ed e’ fare il carrozziere. Ormai anche io non vivo piu’ dentro di me. Voglio chiedere pubblicamente scusa alla famiglia di Simone, vi chiedo immensamente scusa, vorrei tanto tornare indietro e non fare cio’ che invece ho fatto. Ho sbagliato e sono pronto a pagare, sono tre giorni che non mangio e che non bevo perche’ non riesco sopportare il peso di avere tolto la vita ad un mio coetaneo. Chiedo ancora scusa alla famiglia di Simone. Io, non ho mai scelto una vita di strada”. Domenico Iossa e il suo avvocato difensore sono ora in attesa della decisione del giudice.
    Il sottoscritto avv. Ciro Russo , nella qualità di difensore di fiducia di Barone Carmine, trasmette formale istanza di rettifica ad articolo emarginato in oggetto , in quanto riporta immagine del predetto assistito in relazione alla lettera di Iossa Domenico junior, avente ad oggetto le proprie scuse alla famiglia di Simone Frascogna, pubblicata con vostro articolo del 07-11-2020.Questo difensore precisa , altresì, che la esatta contestazione a
    Il secondo indagato B. C, difeso dall’avvocato Ciro Russo, è accusato invece di tentato omicidio ai danni Di Salamone Luigi presso il Tribunale per i minorenni di Napoli -P.M. dott.ssa. Claudia De Luca – Gip dott.ssa Polito.

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    Flash News

    Pubblicato
    5 ore fa
    il
    7 Novembre 2020

    In leggera discesa i casi di covid oggi in Campania ma sempre altissimi. Sono infatti 4309 i nuovi casi con 15 persone deceduti. Lo comunica il bollettino dell’Unità di crisi della Regione Campania. Sono 22696 i tamponi effettuati
    Questo il bollettino di oggi:Positivi del giorno: 4.309di cui:Asintomatici: 4.010Sintomatici: 299Tamponi del giorno: 22.696Totale positivi: 82.318Totale tamponi: 1.097.897Deceduti: 15Totale deceduti: 811Guariti: 984Totale guariti: 16.001Report posti letto su base regionale:Posti letto:Posti letto di terapia intensiva disponibili: 590Posti letto di terapia intensiva occupati: 179Posti letto di degenza disponibili: 3.160Posti letto di degenza occupati: 1.756

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    Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo

    Cronache » I fatti del giorno » Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo

    I fatti del giorno

    Pubblicato
    3 minuti fa
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    5 Novembre 2020

    Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo.
    E’ andato all’ospedale per una ferita d’arma da fuoco che, ha riferito a medici e carabinieri, gli era stata inferta durante una rapina ma i sanitari lo hanno ricoverato perche’ e’ risultato positivo al coronavirus. E’ successo ieri sera nell’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania  dove il giovane, che ha 20 anni, si e’ recato dopo la presunta tentata rapina.

    Come da protocollo, infatti, il ragazzo e’ stato anche sottoposto a tampone, risultato positivo al Sars-Cov-2. Ai militari dell’arma che lo hanno interrogato, il ragazzo ha detto di essere stato avvicinato da alcune persone che lo volevano rapinare mentre stava camminando nella zona di Secondigliano, a Napoli.
    Alla sua reazione gli assalitori avrebbero risposto sparando un colpo di pistola che lo ha raggiunto e ferito lievemente al basso ventre. Sull’accaduto sono in corso indagini dei militari.

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    I fatti del giorno

    Pubblicato
    1 ora fa
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    5 Novembre 2020

    Sequestro record di 932 chilogrammi di cocaina nel porto di Gioia Tauro nascoste in cozze surgelate provenienti dal Cile.

    Nell’ambito dell’attività di contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti i funzionari dell’Agenzia delle Dogane di Gioia Tauro (ADM) unitamente a Militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – hanno individuato e sequestrato 932 chili di cocaina purissima, stivata in un container che trasportava cozze surgelate proveniente dal Cile e divisa in 800 panetti all’interno di 37 borsoni.Attraverso una complessa ed articolata attività di analisi di rischio e riscontri fattuali su oltre 2.200 contenitori provenienti dal continente americano, i Militari della Guardia di Finanza e i funzionari doganali, con l’ausilio di sofisticati scanner in dotazione all’Agenzia delle Dogane, sono riusciti ad individuare quello in cui era stato nascosto lo stupefacente.Il carico sequestrato, di qualità purissima, avrebbe potuto essere tagliato dai trafficanti di droga fino a 4 volte prima di immettere lo stupefacente sul mercato, fruttando un introito di circa 186 milioni di euro.
    Le modalità di occultamento dello stupefacente sono sempre differenti e in continua evoluzione, obbligando le Dogane e le Fiamme Gialle a perfezionare di volta in volta le metodologie operative. L’attività di servizio testimonia la costante efficace azione posta in essere dalla Guardia di Finanza per il contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti – con particolare riguardo al porto di Gioia Tauro – in sinergia con l’Agenzia delle Dogane, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, DDA, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, coadiuvato dal Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano PACI.

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    Sequestro record di 932 chilogrammi di cocaina nel porto di Gioia Tauro

    Cronache » I fatti del giorno » Sequestro record di 932 chilogrammi di cocaina nel porto di Gioia Tauro

    I fatti del giorno

    Pubblicato
    1 ora fa
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    5 Novembre 2020

    Sequestro record di 932 chilogrammi di cocaina nel porto di Gioia Tauro nascoste in cozze surgelate provenienti dal Cile.

    Nell’ambito dell’attività di contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti i funzionari dell’Agenzia delle Dogane di Gioia Tauro (ADM) unitamente a Militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – hanno individuato e sequestrato 932 chili di cocaina purissima, stivata in un container che trasportava cozze surgelate proveniente dal Cile e divisa in 800 panetti all’interno di 37 borsoni.Attraverso una complessa ed articolata attività di analisi di rischio e riscontri fattuali su oltre 2.200 contenitori provenienti dal continente americano, i Militari della Guardia di Finanza e i funzionari doganali, con l’ausilio di sofisticati scanner in dotazione all’Agenzia delle Dogane, sono riusciti ad individuare quello in cui era stato nascosto lo stupefacente.Il carico sequestrato, di qualità purissima, avrebbe potuto essere tagliato dai trafficanti di droga fino a 4 volte prima di immettere lo stupefacente sul mercato, fruttando un introito di circa 186 milioni di euro.

    Le modalità di occultamento dello stupefacente sono sempre differenti e in continua evoluzione, obbligando le Dogane e le Fiamme Gialle a perfezionare di volta in volta le metodologie operative. L’attività di servizio testimonia la costante efficace azione posta in essere dalla Guardia di Finanza per il contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti – con particolare riguardo al porto di Gioia Tauro – in sinergia con l’Agenzia delle Dogane, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, DDA, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, coadiuvato dal Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano PACI.

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    I fatti del giorno

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    3 minuti fa
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    5 Novembre 2020

    Va in ospedale perché ferito durante una rapina a Giugliano: era positivo.
    E’ andato all’ospedale per una ferita d’arma da fuoco che, ha riferito a medici e carabinieri, gli era stata inferta durante una rapina ma i sanitari lo hanno ricoverato perche’ e’ risultato positivo al coronavirus. E’ successo ieri sera nell’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania  dove il giovane, che ha 20 anni, si e’ recato dopo la presunta tentata rapina.
    Come da protocollo, infatti, il ragazzo e’ stato anche sottoposto a tampone, risultato positivo al Sars-Cov-2. Ai militari dell’arma che lo hanno interrogato, il ragazzo ha detto di essere stato avvicinato da alcune persone che lo volevano rapinare mentre stava camminando nella zona di Secondigliano, a Napoli.
    Alla sua reazione gli assalitori avrebbero risposto sparando un colpo di pistola che lo ha raggiunto e ferito lievemente al basso ventre. Sull’accaduto sono in corso indagini dei militari.

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    Giovane mamma morta dopo il parto a Villa Betania: l’anestesista era stato radiato 5 anni fa

    Cronache » Cronaca » Cronaca Giudiziaria » Giovane mamma morta dopo il parto a Villa Betania: l’anestesista era stato radiato 5 anni fa

    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    3 settimane fa circa (22:31)
    il
    2 Novembre 2020

    Giovane mamma morta dopo il parto a Villa Betania: l’anestesista era stato radiato 5 anni fa.

    Era stato radiato dall’ albo nel 2015 e quindi non poteva e doveva essere in servizio. Invece, quella tragica notte tra il 19 e 20 febbraio scorsi, il medico rianimatore era al lavoro. A rendere nota la circostanza sono gli avvocati Amedeo Di Pietro e Alessandro Milo, legali del fratello di Rosa Andolfi, la giovane mamma affetta da una lieve forma della sindrome di Tourette (tic motori e fonatori incostanti) morta a 29 anni dopo avere dato alla luce un maschietto nell’ospedale evangelico Villa Betania di Napoli. Gli avvocati hanno acquisto, nell’ambito di indagini difensive portate avanti in questi mesi, l’attestato della FNOMCEO Federazione dei medici Italiani, nel quale si attesta che l’anestesista e’ stato cancellato dall’Albo dei medici dal 2015 e quindi non poteva esercitare.
    Una circostanza che potrebbe dare un’altra lettura alla vicenda e che si affianca alle risultanze dell’esame autoptico eseguito sulla salma di Rosa, gia’ madre di un bambino partorito con un taglio cesareo eseguito quattro anni prima senza problemi dopo di una anestesia totale. “I quattro consulenti medici nominati dalla Procura, un medico legale, un ginecologo, anestesista rianimatore e anatomopatologo- sottolineano gli avvocati – hanno attestato una serie di errori nella consulenza redatta a distanza di diversi mesi dall’autopsia, eseguita lo scorso 3 marzo, ma concludono la relazione tecnica sostenendo che ‘non ci sono responsabilita’ a carico dei sanitari, a parte quella di aver atteso due ore per intubare la paziente in preda ad una crisi respiratoria, anche se alla luce della scoperta della cancellazione dall’albo nel 2015 dell’anestesista ora ci aspettiamo un rinvio a giudizio a stretto giro”.
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    Gli Avvocati Milo e Di Pietro continuano ribadendo che: “E’ inutile dire che questa gravissima negligenza comporta dei gravissimi profili di responsabilita’ anche della struttura Villa Betania di Ponticelli, per ‘culpa in vigilando ed in eligendo’ dei propri dipendenti, secondo un principio di responsabilita’ oggettiva, infatti ogni struttura sanitaria ha l’obbligo, morale e giuridico, di controllare che gli esercenti la professione sanitario abbiano tutti i requisiti in regola per svolgere la professione”. All’autopsia hanno assistito anche i consulenti nominati dall’avvocato Di Pietro: i professori Pietro Tarsitano e Domenico Caruso e il dottore Maurizio Municino. Il primario, nella cartella clinica, sostiene che Rosa Andolfi doveva essere sottoposta a una anestesia totale, quindi e’ inspiegabile, che sia stata invece praticata l’anestesia locale.
    “L’anestesista, a nostro parere, – continuano i legali – si e’ reso colpevole di esercizio abusivo della professione perche’ a fronte di una cancellazione dall’albo non e’ consentito esercitare la professione medica”. Alla fine dello scorso mese di febbraio sei medici dell’ospedale in questione, tra cui l’anestesista, sono stati iscritti nel registro degli indagati per l’ipotesi di accusa di omicidio colposo in ambito sanitario.

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    Attacco terroristico a Vienna: 7 morti e diversi feriti

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    Strage del bus: assolto il tecnico dell’Aspi

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    Caserta e Provincia

    Pubblicato
    3 giorni fa
    il
    20 Novembre 2020

    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per l’esponente del clan dei Casalesi Francesco Cirillo, che era accusato di aver fatto parte del commando di killer che uccise il 16 maggio del 2008 a Castel Volturno, l’imprenditore Domenico Noviello.
    “Finalmente giustizia è fatta, dopo 12 anni dalla morte di mio padre si è chiuso il capitolo giudiziario” commenta Mimma Noviello, figlia dell’imprenditore, che insieme ai fratelli Matilde, Rosaria e Massimiliano, ha sempre assistito a tutte le udienze dei processi nei vari gradi, guardando sempre in faccia gli assassini del padre. “Non è stato facile trovarsi di fronte Cirillo ad ogni udienza, alla fine abbiamo avuto ragione” dice …..CLICCA QUI PER DIVENTARE UN SOSTENITORE E LEGGERE CONTENUTI ESCLUSIVI

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    I familiari di Gaetano, il ragazzo che ha perduto le gambe dopo l’aggressione a Sant’Antimo, protestano davanti al Palazzo di Giustizia a Napoli

    Cronache » I fatti del giorno » I familiari di Gaetano, il ragazzo che ha perduto le gambe dopo l’aggressione a Sant’Antimo, protestano davanti al Palazzo di Giustizia a Napoli

    I fatti del giorno

    Pubblicato
    2 ore fa
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    2 Novembre 2020

    Appello pubblico dei familiari di gaetano davanti al Palazzo di Giustizia a napoli, il ragazzo che ha perduto le gambe dopo l’aggressione a Sant’Antimo: “Vogliamo che venga fuori la verità, solo allora ce ne andremo via. Non c’è posto per le persone perbene in determinati territori”. Borrelli: “Non ci fermeremo finché non saranno condannati i colpevoli.”
    Chiedono giustizia i familiari di gaetano Barbuto Ferraiuolo, il ragazzo selvaggiamente aggredito a Sant ‘Antimo che a causa dei colpi di pistola ricevuti ha avuto l’amputazione delle gambe.
    I tre presunti aggressori del giovane sono stati scarcerati ed è per questo che i parenti di gaetano stamane hanno fatto un appello pubblico davanti al Palazzo di Giustizia a napoli:” Le gambe di gaetano non ricresceranno ma la sua vita può riprendere e per farlo c’è bisogno anche che si faccia giustizia, i suoi genitori sono distrutti. Siamo gente onesta e laboriosa e siamo sempre stati lontani da certi ambienti criminali e per questo abbiamo fiducia nella magistratura, ci aspettiamo che al più presto si faccia chiarezza e ci venga detto perché i tre sono stati scarcerati. Subito dopo aver avuto giustizia ce ne andremo via. Non c’è posto per le persone perbene in determinati territori”.
    A sostenere le ragioni dei familiari il Consigliere Regionale di Europa Verde Francese Emilio Borrelli che fin dall’inizio si è impegnato assieme al conduttore radiofonico Gianni Simioli nella battaglia a sostegno del ragazzo gambizzato.
    “Ci batteremo fino alla fine per far sì che gaetano abbia giustizia, vigileremo continuamente su questa vicenda finché non saranno condannati i colpevoli. Chiediamo tutti la verità e giustizia su questa vicenda, chiediamo che Sant’Antimo venga liberata dalla criminalità. Non è possibile che i delinquenti siano a piede libero e possano fare quello che gli pare e le vittime debbano andare via” ha dichiarato Borrelli.

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    M5S, Stabilizzazione Lsu/Lpu all’ordine del giorno della conferenza unificata del 5 novembre

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    Incontro Cgil, Cisl, Uil Campania con Regione: nulla di fatto, continua la stagione delle mobilitazioni

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    Flash News

    Pubblicato
    2 ore fa
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    2 Novembre 2020

    Con la leucemia e positiva al covid: donna di 62 anni guarita al Policlinico di napoli. Effettuato il trapianto di midollo osseo.

    Al Policlinico Federico II di napoli una donna di 62 anni e’ guarita dalla leucemia nonostante avesse contratto l’infezione da Covid. Carla inizia il suo calvario a marzo. Il suo quadro clinico e’ preoccupante a causa di una leucemia mieloide acuta a cui si aggiunge la contrazione del Covid-19. Trasferita al Policlinico Federico II, e’ ammessa d’urgenza nel reparto appositamente allestito per il contenimento della trasmissione e la cura del covid. La donna e’ presa in carico dall’equipe dell’Unita’ operativa complessa di Ematologia e trapianti di midollo, diretta dal Fabrizio Pane, e dagli specialisti in malattie infettive, guidati da Ivan Gentile per un approccio multidisciplinare per combattere la polmonite da coronavirus e la leucemia acuta dimostratasi refrattaria al trattamento fatto precedentemente all’arrivo alla Federico II.
    “A marzo – spiegano Pane e Gentile – non si sapeva quasi nulla del decorso dell’infezione da coronavirus SARS-CoV-2, tantomeno nei casi in cui l’infezione interessava pazienti colpiti da una leucemica acuta che, gia’ di per se’, puo’ ridurre le difese immunitarie. Dovevamo considerare seriamente, tra i possibili esiti del trattamento della paziente, una potenziale riattivazione o reinfezione dal virus. Cosi’ come puo’ accadere per altre infezioni virali come quelle da virus di Epstein Barr o da Citomegalovirus”. Gli specialisti della Federico II hanno puntato ad un trattamento per la leucemia basato almeno in parte su farmaci biologici per limitare il piu’ possibile gli effetti immunosoppressivi di un ulteriore trattamento chemioterapico.
    La tipizzazione molecolare che viene fatta a tutti i pazienti affetti da leucemia in cura alla Federico II mostra un bersaglio molecolare per un nuovo farmaco biologico. Immediato il ricorso alla terapia a cui e’ associato anche il trattamento per l’infezione virale con farmaci antinfiammatori e antivirali. Una volta riportata la situazione sotto controllo, Carla viene sottoposta al primo trapianto di midollo mai realizzato in Europa in un paziente con infezione da covid-19. L’operazione si svolge nel Centro trapianti della UOC di Ematologia della Federico II con una tecnica sperimentale. Positivo il decorso post operatorio che, dopo sette mesi, ha permesso proprio in questi giorni la dimissione di Carla dal Policlinico. “Come Azienda ospedaliera universitaria – ricorda il direttore generale Anna Iervolino – arriveremo presto all’attivazione programmata dalla Regione di 150 posti letto Covid, uno sforzo enorme al quale non ci siamo mai sottratti ma che compiamo senza rinunciare nell’interesse dei nostri pazienti ad un’attivita’ di cura di altissima specialità”.

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    Lite tra donne a Torre Annunziata: interviene il marito di una e spara all’altra

    Cronache » Il fatto del giorno » Lite tra donne a Torre Annunziata: interviene il marito di una e spara all’altra

    Cronaca Nera

    Pubblicato
    1 giorno fa
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    21 Ottobre 2020

    Una lite tra tre donne sul corso principale di Torre Annunziata e’ degenerata per l’ intervento del marito di una di esse, che ha sparato contro una 53 enne, senza riuscire a colpirla.

    E’ accaduto poco dopo le 11 al corso Vittorio Emanuele, dove tra donne, divise da antichi dissapori hanno cominciato a litigare per motivi di viabilita’. A difesa di una delle tre e’ sopraggiunto il marito, Raffaele Maresca, di 42 anni, gia’ denunciato in passato, che ha esploso un colpo di pistola all’ indirizzo di una donna di 53 anni, senza colpirla.

    La donna si e’ salvata gettandosi a terra e proteggendosi dietro delle auto. Sul posto sono accorsi i carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata, che hanno ascoltato la 53 enne ed hanno visionato le immagini delle telecamere della zona. Un bossolo di proiettile, che si era conficcato in un muro e’ stato recuperato dai militari . Maresca e’ stato bloccato ed arrestato per tentativo di omicidio.

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    Cronaca Nera

    Pubblicato
    2 ore fa
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    22 Ottobre 2020

    E’ deceduto in ospedale a Salerno, dove era ricoverato da venti giorni, il 38enne Aniello Califano. L’uomo, lo scorso 2 ottobre, era rimasto ferito nell’agguato avvenuto a Corticelle di Mercato San Severino  e che costo’ la vita al 54enne Vincenzo Salvati, deceduto sul colpo.

    La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore ha disposto il sequestro della salma per consentire l’autopsia. Califano era stato colpito alle gambe da diversi colpi d’arma da fuoco esplosi, secondo gli investigatori, dal 35enne Vincenzo Ansalone. Nonostante le ferite riportate il 38enne era riuscito a darsi alla fuga in auto ma pochi metri dopo perse conoscenza a causa dell’eccessiva perdita di sangue e si schianto’ contro un palo della pubblica illuminazione. Le sue condizioni, sin dall’arrivo in ospedale, erano apparse molto serie. Dopo venti giorni di ricovero il suo cuore ha smesso di battere. Il grave fatto di sangue si consumo’ al culmine di una lite, presumibilmente legata a motivi di droga.

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    Le indagini effettuate dai carabinieri della compagnia di Mercato San Severino e dai colleghi della sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Salerno, agli ordini dei tenenti colonnelli Alessandro Cisternino e Giancarlo Santagata permisero subito di stringere il cerchio attorno al 35enne che nelle ore immediatamente successive al delitto si costitui’, ammettendo le proprie responsabilita’.

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    Muore in ospedale dopo un calvario di sei operazioni. La Procura apre un’inchiesta

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    Cronaca Giudiziaria

    Pubblicato
    16 minuti fa
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    21 Ottobre 2020

    Muore all’improvviso nella sua stanza d’ospedale dopo un calvario di sei operazioni. La Procura apre un’inchiesta.La tragedia il 18 ottobre all’Istituto di Neuroscienze, vittima un 69enne salernitano, Antonio Mainolfi. Il Pm Antonia Giammaria ha disposto l’autopsia per oggi.
    Una via crucis lunga più di un anno con ben sei operazioni, fino all’improvvisa e inspiegabile morte. Dopo l’esposto presentato dai familiari, assistiti da Studio3A-Valore S.p.A., la Procura di Roma, per il tramite del Pubblico Ministero, dott.ssa Antonia Giammaria, ha aperto un procedimento penale per omicidio colposo, per ora contro ignoti, per il decesso di Antonio Mainolfi, 69 anni, di Casal Velino, in provincia di Salerno, avvenuto il 18 ottobre 2020 presso il Neurogical Centre of Latium (NCL), Istituto di Neuroscienze, di Roma, dov’era in cura da tempo.
    Mainolfi soffriva di discopatia, ernia discale multipla, che gli causava un intenso dolore lungo tutto il nervo sciatico e per questo lo scorso anno si era rivolto alla clinica con sede in via Patrica 15, privata ma convenzionata con l’Asl, per gli accertamenti clinici del caso. Il medico che poi l’avrebbe seguito lungo tutto il suo calvario decide di operarlo, ma il paziente il 17 settembre 2019 viene nuovamente ricoverato e sottoposto a un secondo intervento di stabilizzazione su due vertebre. Il dolore però persiste al punto che nel gennaio 2020 il 69enne non riesce più a camminare. Di qui il ritorno al NCL, a febbraio 2020, per esporre le problematiche al medico che lo aveva già operato, ma poi causa Covid la struttura viene chiusa e il paziente deve stringere i denti per altri tre mesi. Finalmente, il 28 maggio Mainolfi viene nuovamente ricoverato e subisce la terza operazione, di revisione e artrodesi di tre vertebre.
    Anche quest’intervento però non produce risultati, tanto che il paziente decide di sottoporsi autonomamente a una radiografia sul sito chirurgico inviandone poi gli esiti al medico dell’istituto di Neuroscienze. Il quale, vista la documentazione dell’esame, lo richiama subito in clinica: una delle viti che stabilizzava la colonna vertebrale si era spezzata. Il 22 luglio 2020 Mainolfi subisce la quarta operazione, nel corso del quale viene riaperta la pregressa incisione chirurgica e sistemata la vite in una vertebra che si era deconnessa dalla barra. Ma anche stavolta la situazione non migliora e il 31 luglio il solito medico comunica al paziente la necessità di effettuare un ulteriore intervento, il quinto, per una presunta ernia espulsa. In realtà durante l’operazione viene riaperta nuovamente l’incisione chirurgica originaria e, verificato che un’altra delle viti inserite su una vertebra non risulta ben ancorata all’osso, ne viene posizionata una di diametro maggiore e si procede a un’ulteriore stabilizzazione per altre tre vertebre. Mainolfi viene trattenuto in clinica, sottoposto a svariate visite fisiatriche, dato che il dolore non cessa, e curato con una terapia antidolorifica con morfina. Fino al 9 settembre, data in cui viene effettuato l’ennesimo intervento per revisione e allungamento stabilizzazione, nonché decompressione del canale lombo-sacrale.

    Sembra finalmente la volta buona, il paziente inizia a stare fisicamente meglio e il 15 settembre viene dimesso e può tornare a casa. Ma è un’illusione. Dopo pochi giorni l’uomo riprende ad accusare dolori molto forti, anche con fuoriuscita di liquido dalla ferita, che si à gonfiata. Il 2 ottobre viene accompagnato al Pronto Soccorso dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania dove però i sanitari, trattandosi a loro dire di una patologia non urgente, lo re-indirizzano nella struttura dov’è stato operato. Ergo, nuovo viaggio a Roma ed ennesimo ricovero, da quello stesso 2 ottobre, presso il NCL: sarà anche l’ultimo. Nei suoi 16 giorni di degenza il 69enne riferisce per telefono ai figli di stare male, di avere la febbre, e di essere trattato con antibiotici e medicinali, non sapendo tuttavia quale terapia farmacologica gli stiano praticando. Fino alle 19 del 18 ottobre quando i familiari vengono informati, sempre telefonicamente, dalla clinica che il signor Mainolfi è stato rinvenuto pochi minuti prima (non si sa da quanto si trovasse lì) riverso sul pavimento della sua stanza, privo di vita: i sanitari non avrebbero potuto che constatarne il decesso per arresto cardiocircolatorio, e non hanno fornito ai congiunti alcuna spiegazione.
    Sconvolti dal dolore, non riuscendo a capacitarsi dell’improvvisa morte del loro caro e nutrendo non pochi dubbi e perplessità sulle cure prestate al padre, i due figli di Mainolfi l’indomani hanno sporto denuncia querela presso il commissariato “Appio Nuovo” della Questura di Roma, chiedendo all’autorità giudiziaria di compiere i dovuti accertamenti e di procedere nei confronti degli eventuali responsabili, e per essere assistiti, fare piena luce sui drammatici fatti e ottenere giustizia, attraverso l’Area Manager Luigi Cisonna e il responsabile della sede della Capitale, Angelo Novelli, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, in collaborazione con l’avvocato Donatello D’Onofrio, del Foro di Roma.
    Riscontrando le istanze dei familiari, il Sostituto Procuratore dott.ssa Giammaria ha aperto un fasciolo, acquisito le cartelle cliniche e disposto l’autopsia sulla salma della vittima, incaricando il dott. Silvestro Mauriello, dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università Tor Vergata, che avrà 60 giorni per depositare le sue conclusioni e potrà avvalersi anche della collaborazione di due specialisti, un ortopedico e un neurologo. Il Ctu, a cui l’incarico è stato conferito ieri, 20 ottobre, presso il Palazzo di Giustizia di piazzale Clodio, dovrà ovviamente chiarire le cause della morte, analizzare la storia clinica del paziente, verificare se le terapie e gli interventi effettuati siano stati adeguati e tempestivi e, con particolare riferimento all’ultima operazione, se fosse indicata, se sia stata correttamente eseguita, se possano esservi state complicazioni all’origine della morte e se l’assistenza pre e post operatoria prestatagli sia stata consona. L’esame sarà effettuato quest’oggi, mercoledì 21 ottobre, dalle 12, al Policlinico Tor Vergata: alle operazioni peritali parteciperà anche il dott. Antonio Oliva, medico legale di Roma messo a disposizione da Studio3A e nominato dall’avv. D’Onofrio come consulente di parte per la famiglia della vittima.

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