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    Napoli, catturato latitante del clan Mazzarella

    Ieri mattina a Napoli, in via Comunale Ottaviano 58, personale della locale Squadra Mobile è stato catturato il latitante Tobia Esposito di 43 anni.Il pregiudicato si era reso irreperibile il 30 novembre 2021 all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 27 persone ritenute gravemente indiziate di partecipazione ad associazione di tipo mafioso e di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, nonché, per taluni di essi, dei delitti di omicidio, detenzione e porto di armi da sparo ed estorsione.Le indagini avevano permesso di ricostruire gli equilibri criminali sul territorio di San Giovanni a Teduccio, caratterizzato da numerosi fatti di sangue causati dalla faida, in atto nel 2018 nonostante gli arresti e le sentenze di condanna, tra diverse famiglie di camorra espressione di due più ampie confederazioni, l’Alleanza di Secondigliano e il clan Mazzarella, che si contendono, da sempre, il controllo esclusivo della città di Napoli e Provincia.In particolare, le attività svolte a partire dal mese di gennaio 2018, in seguito all’omicidio di  Annamaria Palmieri, meglio nota come Nino D’Angelo, braccio destro di Maria Domizio, reggente del clan Formicola, hanno ricostruito una violenta contrapposizione armata tra le famiglie di camorra Silenzio e Formicola, entrambe operative nella sfera di influenza e controllo del dominante cartello Rinaldi/Formicola/Reale, a sua volta riconducibile all’Alleanza di Secondigliano.Numerose furono le azioni violente ricostruite nell’ordinanza cautelare attraverso le quali il clan Silenzio costringeva interi nuclei familiari ad abbandonare le proprie abitazioni, legittimamente occupate, in modo da garantire ai membri ed affiliati della famiglia Silenzio il controllo militare del cosiddetto Rione Bronx e la gestione di tutte le attività illecite, in particolare estorsioni e controllo delle piazze di spaccio.In tale contesto si inquadra anche la ricostruzione del quadro indiziario relativo all’omicidio di Annamaria Palmieri, avvenuto in data 23 gennaio 2018, che risulta aver rappresentato il primo eclatante atto delittuoso finalizzato a dare feroce dimostrazione del disegno criminoso del gruppo.Ma anche le successive azioni criminose riconducibili alla reazione violenta del cartello dei Mazzarella e delle dinamiche criminali correlate al controllo dei flussi di importazione dalla Spagna degli stupefacenti destinati non solo alle piazze di spaccio di San Giovanni a Teduccio, ma anche a quelle di altri quartieri napoletani (Barra, Secondigliano), e di altri comuni della Campania. LEGGI TUTTO

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    Napoli, processo per la morte del piccolo Samuele. L’avvocato: “Perché manca l’aggravante”

    Napoli. Prima udienza oggi del processo sulla tragedia del piccolo Samuele. Procedimento che vede come unico imputato Mariano Cannio, il 38enne ritenuto responsabile di aver lasciato cadere il bimbo di tre anni, dal balcone dell’abitazione dei genitori, al terzo piano di una palazzina che si trova nei pressi di via Foria, il 17 settembre 2021.
    Nel corso dell’udienza l’avvocato Domenico De Rosa, legale della famiglia del piccolo (che si e’ costituita parte civile), ha sottolineato con forza, e chiesto al gup Nicoletta Campanaro, di verbalizzare la mancanza, nell’imputazione, dell’aggravante dei motivi abietti e futili, non contestata dalla Procura di Napoli, oggi in aula rappresentata dal sostituto procuratore Barbara Aprea.
    Per il legale, infatti, questo processo non si sarebbe dovuto svolgere con il rito abbreviato ma ordinario, e davanti alla Corte di Assise, vista la gravita’ dei fatti accaduti quel giorno. Mariano Cannio, in base a una perizia disposta dal giudice e redatta da un consulente di Salerno, e’ stato ritenuto imputabile e capace di intendere e volere al momento del gesto costato la vita a un bambino di soli tre anni.
    Cannio, rispondendo alle domande degli investigatori della Squadra Mobile di Napoli, disse che dopo il fatto si reco’ a mangiare in una pizzeria del quartiere Sanita’ per poi andare dormire. L’uomo e’ accusato di omicidio aggravato in quanto commesso in maniera tale da “ostacolare la privata difesa” (la mamma del piccolo era in casa quando e’ avvenuta la tragedia, ma non ebbe la possibilita’ di intervenire perche’ si trovava in bagno per un malore) e in relazione al fatto che la vittima e’ un minore di 18 anni.
    L’imputato, difeso dall’avvocato Maria Assunta Zotti, non era presente in aula, come anche i genitori di Samuele. Il prossimo 6 luglio e’ stata fissata la requisitoria del pm; la sentenza e’ prevista per il 27 settembre, dopo la discussione delle parti civili. LEGGI TUTTO

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    Camorra, il carabiniere ‘segugio’ finito nel mirino dei clan Mallardo

    Camorra, la costola del clan Mallardo con a capo Michele Di Nardo era preoccupata dalle indagini che stava svolgendo un carabiniere-segugio della compagnia di Giugliano.
    E per questo motivo avevano progettato di appostarsi davanti alla sua abitazione per scoraggiarlo con le botte. Era diventato un “obiettivo sensibile”, una vera e propria spina nel fianco del clan Mallardo, uno dei militari dell’arma impegnati nelle indagini coordinate dalla DDA di Napoli sull’organizzazione malavitosa di Giugliano in Campania, componente l’Alleanza di Secondigliano insieme con i clan Licciardi e Contini.
    Si tratta di un sottufficiale dei carabinieri in forza alla compagnia di Giugliano in Campania diventato, suo malgrado, l’argomento centrale di un’intercettazione “ambientale” captata dai carabinieri della locale compagnia, coordinata dal capitano Andrea Coratza, durante l’attivita’ investigativa.
    La conversazione, che vede tra gli interlocutori diversi soggetti ritenuti legati al clan Mallardo, e’ stato uno dei motivi per i quali oggi e’ stato disposto ed eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura di Napoli, a carico di nove persone  accusate, a vario titolo, di estorsione, consumata o tentata, detenzione e porto illegale di armi comuni di sparo, aggravati dalle finalita’ e modalita’ mafiose. LEGGI TUTTO

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    Camorra, il carabiniere ‘segugio’ finito nel mirino dei clan Mallardo

    Camorra, la costola del clan Mallardo con a capo Michele Di Nardo era preoccupata dalle indagini che stava svolgendo un carabiniere-segugio della compagnia di Giugliano.
    E per questo motivo avevano progettato di appostarsi davanti alla sua abitazione per scoraggiarlo con le botte. Era diventato un “obiettivo sensibile”, una vera e propria spina nel fianco del clan Mallardo, uno dei militari dell’arma impegnati nelle indagini coordinate dalla DDA di Napoli sull’organizzazione malavitosa di Giugliano in Campania, componente l’Alleanza di Secondigliano insieme con i clan Licciardi e Contini.
    Si tratta di un sottufficiale dei carabinieri in forza alla compagnia di Giugliano in Campania diventato, suo malgrado, l’argomento centrale di un’intercettazione “ambientale” captata dai carabinieri della locale compagnia, coordinata dal capitano Andrea Coratza, durante l’attivita’ investigativa.
    La conversazione, che vede tra gli interlocutori diversi soggetti ritenuti legati al clan Mallardo, e’ stato uno dei motivi per i quali oggi e’ stato disposto ed eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura di Napoli, a carico di nove persone  accusate, a vario titolo, di estorsione, consumata o tentata, detenzione e porto illegale di armi comuni di sparo, aggravati dalle finalita’ e modalita’ mafiose. LEGGI TUTTO

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    Camorra, il boss progettava attentati ai carabinieri

    Camorra, il boss Michele Di Nardo, reggente del clan Mallardo di Giugliano stava progettando di compiere azioni intimidatorie nei confronti dei carabinieri impegnati nelle indagini.
    E’ quanto emerge dall’inchiesta e dall’ordinanza cautelare che stamen hanno eseguito nei suoi confronti e di altri 8 affiliati i carabinieri stessi di Giugliano su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
    Durante le attività di investigazione è emersa infatti la volontà di alcuni degli indagati di cercare di fermare i militari con azioni intimidatorie.
    Il gruppo di Michele Di Nardo che fa parte di una articolazione del clan Mallardo, egemone a Giugliano e parte del cartello dell’Alleanza di Secondigliano, che opera specificamente lungo la fascia costiera della cittadina, in possesso di armi comuni da sparo e dedito, principalmente, alle estorsioni ai danni di imprenditori edili, concessionari di auto, ristoratori, nonche’ all’imposizione nel conferimento degli oli esausti ai commercianti della zona e all’attivita’ di riscossione e recupero dei crediti.
    Sono 15 gli episodi contestati e tra gli arrestati figura anche Michele Di Nardo, considerato esponente di rilievo della cosca e di recente scarcerato. Era stato arrestato nell’estate del 2013.

    Era al mare con la fidanzata a Palinuro: aveva scelto come meta delle sue vacanze da latitante proprio il Cilento, affittando una villetta a Palinuro con la propria ragazza . Il boss sperava di restare inosservato in mezzo alle persone che affollano il territorio cilentano durante le vacanze estive, soprattutto ad agosto.
    Commise l’errore fatale prima di partire, di scrivere su Facebook: “Finalmente in ferie, se me le rovinano li divoro” Iniziarono una serie di pedinamenti,  intercettazioni, sms, telefonate, foto, alla ricerca di qualcosa che rimandasse al luogo delle vacanze, fino alla cattura dinanzi ad un bar di Palinuro mentre era lì seduto con la propria ragazza. LEGGI TUTTO

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    Camorra, il boss progettava attentati ai carabinieri

    Camorra, il boss Michele Di Nardo, reggente del clan Mallardo di Giugliano stava progettando di compiere azioni intimidatorie nei confronti dei carabinieri impegnati nelle indagini.E’ quanto emerge dall’inchiesta e dall’ordinanza cautelare che stamen hanno eseguito nei suoi confronti e di altri 8 affiliati i carabinieri stessi di Giugliano su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
    Durante le attività di investigazione è emersa infatti la volontà di alcuni degli indagati di cercare di fermare i militari con azioni intimidatorie.
    Il gruppo di Michele Di Nardo che fa parte di una articolazione del clan Mallardo, egemone a Giugliano e parte del cartello dell’Alleanza di Secondigliano, che opera specificamente lungo la fascia costiera della cittadina, in possesso di armi comuni da sparo e dedito, principalmente, alle estorsioni ai danni di imprenditori edili, concessionari di auto, ristoratori, nonche’ all’imposizione nel conferimento degli oli esausti ai commercianti della zona e all’attivita’ di riscossione e recupero dei crediti.
    Sono 15 gli episodi contestati e tra gli arrestati figura anche Michele Di Nardo, considerato esponente di rilievo della cosca e di recente scarcerato. Era stato arrestato nell’estate del 2013.

    Era al mare con la fidanzata a Palinuro: aveva scelto come meta delle sue vacanze da latitante proprio il Cilento, affittando una villetta a Palinuro con la propria ragazza . Il boss sperava di restare inosservato in mezzo alle persone che affollano il territorio cilentano durante le vacanze estive, soprattutto ad agosto.
    Commise l’errore fatale prima di partire, di scrivere su Facebook: “Finalmente in ferie, se me le rovinano li divoro” Iniziarono una serie di pedinamenti,  intercettazioni, sms, telefonate, foto, alla ricerca di qualcosa che rimandasse al luogo delle vacanze, fino alla cattura dinanzi ad un bar di Palinuro mentre era lì seduto con la propria ragazza. LEGGI TUTTO

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    Camorra, torna in carcere il boss Di Nardo con 8 affiliati

    Camorra, torna in carcere il boss del clan Mallardo, Michele Di nardo-
    Nelle prime ore di questa mattina, infatti, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Giugliano in Campania hanno dato esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, a carico di 9 soggetti raggiunti, a vario titolo, da gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di estorsione, consumata o tentata, detenzione e porto illegale di armi comuni di sparo, aggravati dalle finalità e modalità mafiose.
    Le indagini hanno permesso di dimostrare la piena operatività del clan camorristico denominato “Mallardo”, operante nella città di Giugliano in Campania e facente parte della confederazione tra organizzazioni denominata “Alleanza di Secondigliano”, cartello che aggrega i gruppi criminali insediati in un’ampia porzione del territorio metropolitano di Napoli.
    In particolare, le approfondite fasi investigative hanno consentito di evidenziare la presenza di un’articolazione del predetto sodalizio criminale operativa specificatamente sulla fascia costiera della cittadina, in possesso di armi comuni da sparo e dedita, principalmente, alle estorsioni ai danni di imprenditori edili, concessionari di auto, ristoratori, nonché all’imposizione nel conferimento degli oli esausti ai commercianti della zona e all’attività di riscossione e recupero dei crediti.
    Sono 15 gli episodi contestati e tra gli arrestati figura anche Michele Di Nardo, considerato esponente di rilievo del clan e di recente scarcerato.
    Durante le attività di investigazione è emersa la volontà di alcuni degli indagati di porre in essere azioni intimidatorie nei confronti dei carabinieri impegnati nelle indagini.
    Il provvedimento eseguito è una misura disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari di essa sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.Elenco dei fermati:
    AGALBATO Ciro, nato ad Aversa il 25.4.1994, indagato per i reati di cui agli artt. 110 – 629, 416 bis co.1 C.P.;BARBATO Davide, nato a Casandrino, il 19.12.1967, indagato per i reati di cui agli artt. 110 – 629, 416 bis co.1 C.P. e 10, 12 e 14 L. 497/74, 416 bis co. 1 C.P.;COMITE Oreste, nato a Napoli l’8.9.195,7 indagato per i reati di cui agli artt. 110 – 629, 416 bis co.1 C.P.;D’ALTERIO Salvatore, nato a Giugliano l’8.3.1968, indagato per i reati di cui agli artt. 110 – 629, 416 bis co.1 C.P. e 10, 12 e 14 L. 497/74, 416 bis co. 1 C.P.;DI NARDO Michele, nato a Mugnano il 25.4.1979, indagato per i reati di cui agli artt. 110 – 629, 416 bis co.1 C.P.;LA PIGNOLA Vincenzo, nato a Napoli l’8.3.1975, indagato per i reati di cui agli artt. 110 – 629, 416 bis co.1 C.P.;MAIONE Carmine, nato a Santa Maria Capua Vetere il 29.10.1984, indagato per i reati di cui agli artt. 110 – 629, 416 bis co.1 C.P.;MALLARDO Antonio, nato a Mugnano il 4.9.1988, indagato per i reati di cui agli artt. 110 – 629, 416 bis co.1 C.P.;SEGUINO Antonio, nato a Qualiano il 2.7.1960, indagato per i reati di cui agli artt. 110 – 629, 416 bis co.1 C.P.. LEGGI TUTTO

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    Presunti concorsi truccati, il Riesame conferma il “no” della richiesta di misura cautelare dei 70 finanzieri e poliziotti

    PUBBLICITA Settanta persone, molte delle quali appartenenti alle forze di polizia, (Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Vigili del Fuoco) sono indagate nell’inchiesta avviata dalla Procura dell’Aquila sui concorsi truccati. Secondo l’accusa avrebbero truccato i concorsi mediante sostituzione di persone. Dalle indagini, condotte dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza […] LEGGI TUTTO

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    Presunti concorsi truccati, il Riesame conferma il “no” della richiesta di misura cautelare dei 70 finanzieri e poliziotti

    Settanta persone, molte delle quali appartenenti alle forze di polizia, (Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Vigili del Fuoco) sono indagate nell’inchiesta avviata dalla Procura dell’Aquila sui concorsi truccati.

    Secondo l’accusa avrebbero truccato i concorsi mediante sostituzione di persone.
    Dalle indagini, condotte dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza dell’Aquila, guidate dal colonnello Aurelio Soldano, già comandante delle compagnie di Ascoli Piceno e di Sulmona e coordinate dal pubblico ministero Stefano Gallo, due sodalizi criminali – il primo di stanza nel napoletano e l’altro nel casertano – falsificavano documenti e si sostituivano ai candidati reali per sostenere le prove concorsuali, in cambio della somma di 10 mila euro per ogni candidato.
    Tale condotta avrebbe consentito, secondo l’accusa, l’assunzione di diversi candidati che hanno preso servizio in diverse forze dell’Ordine: Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Vigili del fuoco.
    Il pubblico ministero aveva chiesto l’applicazione di misure cautelari, sia carcerarie che obbligatorie, ma il Gip del Tribunale dell’Aquila, Guendalina Buccella, aveva rigettato la richiesta ritenendo, da un lato, non condivisibile la qualificazione giuridica del fatto, e, dall’altro, l’insussistenza dell’attualità e concretezza del pericolo di reiterazione dei reati contestati, nonché insussistenti le ragioni di urgenza per disporre le misure cautelari non essendo stato evidenziato alcun pericolo di alterazione degli esiti di altri concorsi. La Procura ha presentato poi appello al Riesame.
    Con ordinanza depositata il 19 maggio 2022, il Tribunale del Riesame di L’Aquila ha rigettato l’appello proposto dal Pm contro il rigetto – da parte del Gip presso il Tribunale di L’Aquila – della richiesta di applicazione di misure cautelari carcerarie e obbligatorie nei confronti di numerosi indagati prevalentemente residenti in Campania, circa 70, tra i quali Luigi Favella, Enrico De Rosa, D’Elia Alfredo, assistiti dall’avvocato Vincenzo Esposito, del Foro di Nola.
    Il Tribunale del Riesame, in accoglimento dell’arringa difensiva, ha escluso la competenza dell’A.G. Aquiliana in favore del Tribunale di Napoli Nord, Torre Annunziata e Roma, disponendo, nel merito, il rigetto della richiesta di applicazione di misura cautelare per tutti gli indagati.
    In particolare, il Tribunale del Riesame ha evidenziato che dalle indagini e intercettazioni non emergendo elementi idonei da ritenere persistente alcuna struttura associativa né di operazioni volte ad alterare l’esito delle selezioni pubbliche essendo la preparazione di candidati ad affrontare le prove di concorso prassi di per sé lecita e diffusa.— LEGGI TUTTO

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    Bimbo ucciso a Cardito, l’omicida: ‘Chiedo perdono, si è spento il cervello’

    Bimbo ucciso a Cardito, l’omicida: “Chiedo perdono, si è spento il cervello”. Condannato all’ergastolo rilascia dichiarazioni spontanee.

    “Voglio chiedere scusa e perdono…mi sono fumato una ‘canna’ … uso sostanze stupefacenti quotidianamente … ho visto la struttura del letto rotta, mi venne un raptus, come se si fosse spento il cervello…”.
    Ha chiesto di rilasciare dichiarazioni spontanee Toni Essobti Badre, il giovane condannato all’ergastolo in primo grado per l’assassinio, a bastonate, di Giuseppe Dorice, 7 anni, e del tentato omicidio della sorellina, ancora più piccola del fratello vittima della sua furia.
    Ai giudici della seconda sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli, davanti ai quali si sta celebrando il processo di secondo grado per la tragedia avvenuta il 27 gennaio 2019 a Cardito , Toni, difeso dall’avvocato Pietro Rossi, ha voluto, leggendo due paginette scritte in cella, ripercorrere la raccapricciante vicenda che ha visto protagonista lui e anche la mamma dei due bambini Valentina Casa sulla quale ora pende l’accusa di concorso in omicidio e tentato omicidio volontario.
    Malgrado non fosse costretto, Badre ha anche risposto – affermativamente – al giudice che gli ha domandato se era vero che avesse picchiato in quel modo i due bambini. Oggi è stata anche ascoltata Valentina Casa, la mamma dei bimbi: anche lei ha risposto, spesso in maniera approssimativa, alla domande che le sono state poste dal sostituto procuratore generale, dal giudice e dagli avvocati delle parti civili, tra i quali figurano Clara Niola (di Cam Telefono Azzurro e dell’associazione Akira) e di Pierfrancesco Moio (che rappresenta le due sorelline di Giuseppe). LEGGI TUTTO

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    Bimbo ucciso a Cardito, l’omicida: ‘Chiedo perdono, si è spento il cervello’

    Foto archivio Bimbo ucciso a Cardito, l’omicida: “Chiedo perdono, si è spento il cervello”. Condannato all’ergastolo rilascia dichiarazioni spontanee. “Voglio chiedere scusa e perdono…mi sono fumato una ‘canna’ … uso sostanze stupefacenti quotidianamente … ho visto la struttura del letto rotta, mi venne un raptus, come se si fosse spento il cervello…”. Ha chiesto di […] LEGGI TUTTO

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    Napoli, imprenditore denuncia e fa arrestare esattore del pizzo del clan Contini

    Napoli. La coraggiosa denuncia di un imprenditore edile ha portato all’arresto di un esattore del pizzo per conto del clan Contini. E così ieri a Napoli, nel quartiere Vasto-Arenaccia, la Squadra Mobile di Napoli ha eseguito un’ordinanza restrittiva, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che dispone la custodia […] LEGGI TUTTO