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    Napoli, terza bomba in tre giorni a Ponticelli

    Terza bomba in tre giorni a Ponticelli. Oramai la guerra di camorra è senza freni.
    E’ accaduto poco prima della mezzanotte di ieri in via Camillo De Meis. La notizia è stata anticipata dalla giornalista Luciana Esposito, da sempre impegnata nella lotta alla criminalità nel suo quartiere, e che ha anche postato una foto sul suo profilo social.
    Lo scontro in atto tra il cartello criminale dei De Luca Bossa-Casella-Minichini-Rinaldi (che sembra stiano avendo la meglio) e i De Micco-De Martino ha raggiunto un punto di non ritorno. Ieri ci sono stati una serie di controlli a tappeto da parte dei carabinieri. Ma a notte inoltrata la camorra ha fatto sentire di nuovo la sua voce a suon di bombe. La preoccupazione è palpabile tra la popolazione.
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    Il senatore Sandro Ruotolo del Gruppo Misto porta il caso all’attenzione nazionale:  “Tre bombe e una ‘stesa’ in 72 ore. Strade, rioni e cortili trasformati in campi di battaglia. Cio’ che accade in queste ore a Ponticelli, quartiere della zona Orientale della citta’, e’ una emergenza nazionale. Residenti, commercianti vivono nel terrore piu’ assoluto. Ieri sera alle 23, l’ultima esplosione dovuta alla deflagrazione dell’ennesimo ordigno. E’ un coprifuoco permanente”.
    E poi aggiunge: “A Ponticelli non e’ il Covid a far paura ma le bombe. Queste persone non possono e non devono essere lasciate sole. Devono mobilitarsi le istituzioni, ma dobbiamo mobilitarci anche noi che siamo la societa’ civile. Mi aspetto piu’ polizia in strada, ma anche piu’ telecamere, piu’ investimenti per la scuola, la formazione, il lavoro, piu’ sostegno alle associazioni attive sul territorio per contrastare i clan. Ci sono in giro criminali che non esitano a lanciare bombe. Ci sono tutti i motivi per essere allarmati e credo che il Governo puo’ e deve inviare rinforzi alle donne e agli uomini impegnati nel contrasto alla criminalita’. Se c’e’ una emergenza ed a Ponticelli e’ una emergenza nazionale bisogna affrontarla in maniera adeguata, schierando ancora di piu’ tutte le forze disponibili”, conclude Sandro Ruotolo. LEGGI TUTTO

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    Napoli, i carabinieri sventano agguato a Miano: preso con pistola pronta a fare fuoco

    I carabinieri motociclisti del nucleo radiomobile di Napoli hanno arrestato per detenzione di armi e munizioni Bernardo Torino, 33enne di Miano già noto alle forze dell’ordine.
    È stato sorpreso in via Miano mentre era in sella a uno scooter, come passeggero. I due centauri, quando hanno notato la pattuglia hanno invertito il senso di marcia e sono fuggiti. La loro corsa in moto è terminata poco dopo, lungo la stessa Via Miano. La fuga è continuata a piedi ma Torino è stato raggiunto e immobilizzato in un parco condominiale da uno dei militari che si era messo sulle sue tracce.
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    Perquisito, è stato trovato in possesso di una Glock 17 con un colpo in canna e 10 all’interno del serbatoio, tutti calibro 9 x 21. L’arma è risultata oggetto di furto e sarà sottoposta ad accertamenti dattiloscopici e balistici per verificare se sia stata utilizzata in fatti di sangue o intimidazione. Torino, finito in manette, è stato rinchiuso nel carcere di Poggioreale. È caccia al complice. LEGGI TUTTO

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    Napoli, la guerra delle bombe di Ponticelli preoccupa gli investigatori

    Gli investigatori ora non hanno più dubbi: la guerra a suon di bombe a Ponticelli tra il cartello criminale dei De Luca Bossa-Casella-Minichini-Rinaldi da una parte e i De Micco-De Martino dall’altra, sta arrivando al suo apice.
    Due attentati in meno di 24 ore ne sono l’ulteriore conferma. Quello dell’altra notte con otto automobili state danneggiate la scorsa notte in via Esopo, è quello di violento. La zona è sotto il controllo criminale della famiglia De Martino i famosi “Xx”. L’altra notte, invece, un’auto era saltata in aria per una bomba carta posizionata in via Vera Lombardi, nel quartiere di Ponticelli. L’auto era di proprietà di Francesco Clienti, suocero di uno dei Di Martino.
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    Le due bombe dell’altra notte sono state lanciate da un cavalcavia. Gli investigatori stanno cercando tutte le immagini delle telecamere pubbliche  e private presenti nella zona per avere elementi utili alle indagini. I De Martino sono sotto assedio e la preoccupazione di risposte altrettanti eclatanti è quello che ha fatto scattare lo stato di allerta massimo da parte di carabinieri e polizia. E in questo scenario si inerisce il  pentimento di Rosario Rolletta, uomo sempre dei De Martino, scampato prima a un agguato. LEGGI TUTTO

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    Gasolio di contrabbando tra Campania, Toscana e Liguria: cinque indagati

    “Contrabbando aggravato” di prodotti petroliferi e’ il principale capo di imputazione di cinque soggetti, a seguito del quale i funzionari del Reparto Antifrode dell’Ufficio delle Dogane e i militari del Gruppo della Guardia di Finanza di La Spezia hanno sequestrato preventivamente immobili e disponibilita’ finanziarie per oltre 240.000 euro; un importo pari all’illecito profitto derivante dall’evasione delle accise e dell’imposta sul valore aggiunto. Le indagini, iniziate nel 2019, hanno consentito di porre sotto sequestro 244.000 litri di gasolio, di individuare un totale di 24 spedizioni tra importazioni e transiti in contrabbando aggravato (per un totale di 64 containers) e accertare l’evasione di maggiori diritti di confine per oltre 243.000 euro. Le attivita’ illecite si sono sviluppate tra Bologna, Parma, Genova, Livorno, Lucca, Pisa, Teramo, Napoli e Caserta. L’intervento congiunto di ADM e della Guardia di Finanza ha consentito attraverso perquisizioni e acquisizioni documentali, di smascherare l’attivita’ fraudolenta e di individuare i responsabili nonche’ le societa’ fittiziamente interposte o appositamente costituite in Repubblica Ceca e Venezuela e intestate a prestanome.
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    L’indagine ha consentito di ricostruire con schiaccianti elementi probatori l’attivita’ illecita che ha prodotto sanzioni complessive per oltre 4 milioni di euro tra diritti doganali e di accise. Fondamentale l’apporto fornito dai Laboratori Chimici di ADM che hanno accertato che il prodotto dichiarato come “sgrassante” era in realta’ gasolio, ne e’ derivato un primo sequestro, operato nel porto di La Spezia, di un carico di oltre 40.000 litri di gasolio proveniente dal Venezuela e stivato in flexitank (all’interno di due containers).
    In altri otto containers sono stati individuati ulteriori 200.000 litri di gasolio con le medesime caratteristiche. Nelle more del procedimento finalizzato alla confisca, il gasolio sequestrato e’ stato assegnato in custodia giudiziale con facolta’ d’uso, per finalita’ addestrative, al Comando dei Vigili del Fuoco della Regione Toscana. LEGGI TUTTO

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    Napoli, attentato a Ponticelli contro il suocero degli “Xx”

    Gli agenti della squadra mobile di Napoli insieme con quelli della squadra investigativa del commissariato di Ponticelli stanno indagando sul duplice attentato che ha visto come vittima Francesco Clienti detto “Tatà”, 55enne di Ponticelli.
    Prima una scarica di ben 13 colpi d’arma da fuoco esplosi verso l’alto, poi una bomba carta piazzata sotto la sua automobile (una Smart) parcheggiata in strada. Ma soprattutto le urla: “Qui comandiamo noi”. Messaggio inequivocabile lanciato ai famosi “Xx” visto che Francesco Clienti è il suocero di uno dei Di Martino ormai da mesi impegnati in un violentissimo scontro a colpi di attentati e agguati con il cartello di cosche dei De LucaBossa- Rinaldi- Casella-Minichini.
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    Per fortuna nessun ferito ma l’auto di Clienti è andata distrutta. Gli investigatori che sono arrivati l’altra notte in via Vera Lombardi hanno avuto pochi dubbi sulla matrice dell’attentato. Ora resta da capire lo scontro tra i clan fino a che punto vuole arrivare. LEGGI TUTTO

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    Napoli, il pentito Carra: ‘Minichini è salvo perché la pistola si inceppò’

    Il pentito Gennaro Carra, ex capo del clan Cutolo del rione Traiano, collaboratore di giustizia da oltre un anno, ha raccontato agli investigatori anche del mancato omicidio del rivale Francesco Minichini.
    Il suo racconto è contenuto nelle oltre 600 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Finamore del Tribunale di Napoli che ieri ha portato in carcere 12 persone dei clan Cutolo e Sorianiello. Sarebbe stata una vendetta lampo organizzata in meno di dieci minuti in risposta a un agguato subito nel cuore del rione Traiano. Gennaro Carra, per anni al vertice del clan Cutolo che gestisce la parte ‘bassa’ del rione, mentre quella ‘alta’ e’ del clan Puccinelli “con i quali ci incontravamo due volte a settimana”., ha parlato di droga, estorsioni a tappetto, i dettagli dello spaccio e i ruoli di ogni singolo affilia.
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    E’ il primo agosto del 2019 quando decide di pentirisi. “Sono il capo del clan Cutolo”, esordisce. E quindi ricostruisce il tentato omicidio di Francesco Minichini avvenuto il 16 gennaio del 2013 a Pianura. Lui era un affiliato al clan Marfella di Pianura, quartiere occidentale di Napoli, che fu ferito con due colpi di pistola alle gambe. “Ci fu un litigio tra il cognato di Pasquale Pesce e Vincenzo Gravina – dice ai pm della Dda,Carra nel verbale del 4 settembre 2019 – in conseguenza del quale Massimo ‘a scignetella’ e ‘o nick’ vennero a sparare a bordo di un’auto contro di noi che stavamo sotto al porticato nella zona della 44. Non fu colpito nessuno”. La risposta fu immediata, in dieci minuti “A quel punto salii su un motorino guidato da Fabio Annunziata e mi misi alla ricerca di quell’auto, trovai Minichini e feci fuoco. La pistola si inceppo’ ma riuscii a colpirlo alle gambe. Non volevo ucciderlo senno’ miravo alla testa”. LEGGI TUTTO

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    Napoli, i Cutolo volevano uccidere il rivale Minichini. TUTTI I NOMI

    Il clan del boss Savatore Cutolo ‘borotalco, voleva eliminare il rivale  Francesco Minchini, uomo di fiducia del boss Giuseppe Marfella.
    E’ quando emerge dall’inchiesta che fatto scattare il blitz stamane con 12 arresti tra il rione Traiano e Soccavo. Uno scontro armato, quello tra i Cutolo e i Marfella, inquadrato nella lotta per il controllo delle attivita’ illecite nel Rione Traiano.
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    I carabinieri hanno fatto luce sulle dinamiche del clan, capeggiato da Gennaro Carra, Vincenzo Cutolo, figlio di Salvatore e di Giuseppina Ostinato e di Francesco Pietroluongo. Il gruppo camorristico fa i suoi affari illeciti nella zona del Rione Traiano di Napoli, in particolare con il traffico di stupefacenti e le estorsioni. Scoperte anche le modalita’ di gestione della “cassa comune”, finalizzata anche al mantenimento degli affiliati detenuti e dei loro familiari. Gli inquirenti hanno ricostruito un sistema di approvvigionamento e smistamento di sostanze stupefacenti che, attraverso la gestione delle “piazze di spaccio” del Rione Traiano, consentiva di vendere al dettaglio ingenti quantitativi di cocaina, marijuana e hashish.
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    DESTINATARI CUSTODIA CAUTELARE CARCERE
    1. PAUCIULLO CIRO NATO A NAPOLI IL 20 APRILE 1986;2. BOTTA VITTORIO NATO A NAPOLI IL 23 GENNAIO 1992;3. MENNONE ANDREA NATO A NAPOLI IL 18LUGLIO 1978;4. PAUCIULLO VINCENZO NATO A NAPOLI IL 19 LUGLIO 1990;5. PERRELLA PAOLO NATO A NAPOLI IL 01 FEBBRAIO 1967;6. CALONE ANTONIO NATO A NAPOLI IL 21 FEBBRAIO 1973;
    DESTINATARI CUSTODIA CAUTELARE CARCERE GIÀ DETENUTI
    7. ANNUNZIATA FABIO, NATO A NAPOLI IL 14 FEBBRAIO 1986, GIA’ DETENUTO PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI NAPOLI POGGIOREALE;8. PERRELLA GIOVANNI, NATO A NAPOLI IL 25 MAGGIO 1992 GIA’ DETENUTO PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI FROSINONE;9. MAZZACCARO GIUSEPPE, NATO A NAPOLI IL 09 FEBBRAIO 1979, GIA’ DETENUTO PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI LANCIANO (CH);
    DESTINATARI ARRESTI DOMICILIARI
    10. OSTINATO GIUSEPPINA, NATA A NAPOLI IL 10 DICEMBRE 196511. SCEVOLA STEFANO, NATO A . NAPOLI IL 24 NOVEMBRE 1973,
    DESTINATARIO DELLA MISURA CAUTELARE DELL’OBBLIGO DI PRESENTAZIONE ALLA P.G.
    12. ALLARD PATRIZIO, NATO A NAPOLI IL 29 OTTOBRE 1965, GIA’ DETENUTO PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI LANCIANO(CH) LEGGI TUTTO

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    Rimossi i simboli della camorra da Soccavo e Rione Traiano

    Smantellati e rimossi i simboli della camorra dal rione Traiano.
    Contemporaneamente al blitz anticamorra, che ha assestato un duro colpo ai clan Cutolo e Sorianiello  del Rione Traiano, carabinieri, Polizia Municipale e la Polizia di Stato stanno rimuovendo dalla zona due altarini ritenuti simboli della presenza dei clan nella zona. Verranno infatti rimossi un altarino e disegno su tavola che si trovano in via Catone, opere dedicate a Fortunato ‘Foffy’ Sorianello, deceduto il 13 febbraio 2014 in un agguato di stampo camorristico. Soraniello venne assassinato a colpi di pistola in un salone da barbiere, davanti a un nutrito gruppo di persone. Quella morte torno’ alla ribalta delle cronache nel maggio del 2017, quando, per i festeggiamenti della Madonna dell’Arco nel rione Traiano, la processione religiosa fece un “inchino” davanti alla casa dell’uomo del clan ucciso.
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    Le forze dell’ordine rimuoveranno anche un altarino che e’ stato allestito in via Palazziello, dedicato a Pasquale Vigilia, morto il 18 dicembre 2012, anche lui in un agguato camorristico. Pasquale, figlio di Alfredo Vigilia, ritenuto elemento di spicco del clan camorristico Grimaldi, venne ucciso da due killer che gli spararono alcuni colpi di pistola alla testa, in un centro scommesse a Soccavo. Infine verra’ cancellato un murales che si trova in via Nicola e Tullio Porcelli, dedicato a Renato Di Giovanni, anche lui ucciso, il 27 gennaio 2017, in un agguato camorristico: Di Giovanni, aveva precedenti per droga ed era figlio di un capo ultra’. I killer lo uccisero con sei colpi di pistola in un raid scattato tra la folla dello shopping, in via Epomeo, principale via del quartiere Soccavo. LEGGI TUTTO

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    Napoli, 17enne accoltellato nella movida durante il coprifuoco

    Napoli. Giovane di 17 anni accoltellato dal rivale in amore in piena movida a Chiaia.
    E’ accaduto nella tarda serata di ieri dopo le 22, quando tutti dovevano già stare a casa per il coprifuoco e invece in strada erano in tanti, anzi in tantissimi. La tragedia si è consumata in via Arcoleo poco prima delle 22,30. Subito dopo l’aggressione e l’accoltellamento c’è stato un fuggi fuggi generale. Il ragazzo ferito, originario di Miano, è stato trasporto all’ospedale Vecchio Pellegrini, non è in gravi condizioni.
    La squadra mobile di Napoli è sulle tracce dell’aggressore, la sua cattura dovrebbe essere questione di ore. Le sue generalità sono state fornite dallo stesso ferite. Gli investigatori hanno già preso visione delle immagini delle telecamere pubbliche e private nella zona per verificare il racconto del ragazzo ferito e anche capire se l’aggressore aveva dei complici.
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    Proprio ieri ieri i commercianti di Chiaia avevano manifestato le loro preoccupazioni per la mancanza di controlli nella zona e per le troppe presenze in strada. LEGGI TUTTO

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    Napoli, figlio e nipote del defunto boss arrestati per droga a Barra

    Figlio e nipote del defunto boss di Barra arrestato per spaccio di droga.
    Ieri mattina infatti gli agenti del Commissariato San Giovanni-Barra hanno fatto scattare le manette ai polsi di Luigi Valda e del cugino F.P.V., di 22 e 17 anni. Il primo è il figlio di Ciro Valda ucciso nel 2013.
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    Gli agenti con il supporto dell’Unità Cinofila antidroga dell’Ufficio Prevenzione Generale, durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno effettuato un controllo in via Luigi Martucci presso l’abitazione dei due uomini dove hanno rinvenuto 4 panetti di hashish del peso di 400 grammi circa, una pistola giocattolo priva di tappo rosso, 3 coltelli, 4 cellulari, 2 bilancini di precisione e diverso materiale per il confezionamento della droga. LEGGI TUTTO

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    Messaggi choc di Arianna prima del suicidio, i giudici: “L’ex la portò alla disperazione”

    Napoli. Una disperazione indotta dai continui maltrattamenti, dalle vessazioni e dai tentativi di estorsione: così Arianna Flagiello si lanciò nel vuoto, sei anni fa.
    Il suicidio della 33enne, deceduta il 19 agosto del 2015 dopo essersi lanciata nel vuoto dalla propria abitazione nel quartiere Vomero di Napoli, e’ frutto delle “condotte di maltrattamento” e non e’ “attribuibile a una causa autonoma…” un gesto “…in concreto prevedibile”. Lo sostiene nelle motivazioni depositate in questi giorni la Corte di Appello di Napoli (V sezione penale, presidente Rosa Romano) che lo scorso 29 marzo ha condannato a 19 anni di carcere Mario Perrotta, l’ex fidanzato di Arianna la quale si e’ tolta la vita, secondo i giudici di secondo grado, a causa della “intollerabile disperazione conseguita alle condotte maltrattanti del compagno”.
    Secondo la Corte di Appello di Napoli Perrotta era pienamente consapevole “della condizione di estrema fragilita’ e di vero terrore in cui aveva ridotto Arianna con le condotte gravemente maltrattanti di cui l’aveva fatta oggetto…”, portate avanti “…con assoluta insensibilita’, anche nell’ultimo giorno di vita della compagna… anche a fronte del disperato invito di lei a smetterla altrimenti si sarebbe tolta la vita”.
    Nelle motivazioni, oltre alle testimonianze di alcuni amici che parlano di uno stato di assoggettamento da parte di Arianna nei confronti di Mario, di un rapporto “malsano”, viene incluso anche un messaggio risalente al 17 agosto 2015, inviato dalla vittima all’ex (“vita mia… ti supplico, no… ti prego… amo’ (amore, ndr) sto tremando e non riesco ad accucchiare (a mettere insieme, ndr) nulla… ti prego…”). Perrotta e’ stato ritenuto colpevole di istigazione al suicidio e maltrattamenti, con l’aggravante della morte, e di tentata estorsione. In primo grado Perrotta era stato condannato a 22 anni di reclusione.

    Perrotta, come è emerso dalle indagini, vessava da tempo Arianna e la obbligava a dargli continuamente denaro che poi regalava ai propri familiari. In primo grado Perrotta, difeso dagli avvocati Sergio Pisani e Vanni Cerino, era stato condannato a 22 anni e arrestato in aula, salvo poi essere scarcerato dal Riesame nelle settimane successive.
    Nel processo di Appello, il sostituto procuratore generale Giovanni Cilenti aveva chiesto 24 anni di carcere dopo aver ricostruito, nella requisitoria, i rapporti tra Mario Perrotta e Arianna Flagiello, e avere letto i messaggi pieni di violenza che l’uomo le mandava, estrapolati dal telefono della vittima. 
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    Napoli, rinviati a giudizio i due medici coinvolti nella vicenda di Raffaele Arcella

    Napoli, rinviati a giudizio i due medici coinvolti nella vicenda di Raffaele Arcella, morto dopo un intervento di bypass gastrico

    Si è arrivati ad una svolta per il caso di Raffaele Arcella, ragazzo di 29 anni di Caivano morto dopo un intervento di bypass gastrico eseguito alla clinica Trusso di Ottaviano. Durante l’intervento fu lesionata l’arteria retrostante lo stomaco del giovane che così fu trasportato in condizioni critiche al Policlinico di Napoli, dove, però non fu possibile salvargli la vita.
    Nella giornata del 4 maggio, durante la prima udienza preliminare presso il Tribunale di Nola, i due medici indagati, Cristiano e Casillo, sono stati rinviati a giudizio il prossimo 22 settembre. I capi di accusa sono di “imperizia, negligenza, imprudenza durante l’intervento di bypass gastrico disattendendo le linee guida SI.C.OB”. (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche).
    ” Finalmente si è fatto un passo importante verso la giustizia, ora chiederemo pene durissime per i due medici che hanno distrutto un’intera famiglia facendo morire un ragazzo. Anche gli esami autoptici hanno confermato che quell’intervento non doveva essere eseguito, si è trattato di imperizia e di superficialità. Non gli si dovrebbe più consentire di esercitare la professione. “ – sono state le parole di Antonio Arcella, padre di Raffaele.
    “Non si può far morire un ragazzo così giovane per un’operazione di questo genere, assolutamente inaccettabile. Ora ci aspettiamo giustizia. Noi saremo sempre a fianco delle vittime di mala Sanità. ” – ha commentato il Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli che segue la vicenda sin dall’inizio. LEGGI TUTTO