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    Camorra, le nuove le dei clan del Vomero con a capo Andrea Basile. TUTTI I NOMI

    #AndreaBasile, con la moglie #AnnaEsposito, aveva stabilito un direttorio del clan nella sua abitazione. Con lui le giovani leve della camorra del #VomeroNelle 410 pagine dell’ordinanza cautelare, a carico di 48 persone (ma gli indagati sono 53), firmate dal gip Claudio Marcopido si delinea la storia criminale della camorra del Vomero dagli anni Novanta ad […] LEGGI TUTTO

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    Napoli, a processo l’oncologo Tortoriello e un altro medico

    Napoli. E’ stato rinviato a giudizio Raffaele Tortoriello, dirigente dell’istituto tumori Pascale, polo d’eccellenza per la cura del cancro a livello europeo. Lo ha deciso il gip Fabio Provviser nel corso dell’udienza preliminare che si è svolta ieri nel Tribunale di Napoli. I pm della Procura di Napoli, che hanno svolto l’indagine, contestano a Tortoriello […] LEGGI TUTTO

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    Napoli, “E’ morta e io l’ho fatta a pezzi”, la confessione choc del figlio assassino di Pianura

    Eduardo Chiarolanza avrebbe raccontato al fratello (che vive a Parma) al telefono di aver fatto a pezzi la mamma Eleonora Di Vicino nella loro casa di via Montagna Spaccata a Napoli .example_responsive_15 { width: 336px; height: 280px; } @media(min-width: 500px) { .example_responsive_15 { width: 468px; height: 60px; } } @media(min-width: 800px) { .example_responsive_15 { margin-left: […] LEGGI TUTTO

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    Napoli, torna in carcere il giovane boss Francesco Rinaldi

    I carabinieri della stazione di Poggioreale, a Napoli hanno arrestato Francesco Rinaldi, 30enne del rione Luzzatti in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Corte di Appello di Napoli.
    Gia’ sottoposto ai domiciliari, Rinaldi e’ stato condotto al carcere di Secondigliano. Dovra’ scontare 2 anni e 9 mesi di reclusione per associazione mafiosa, rapina, estorsione e ricettazione: reati commessi nel capoluogo campano tra il 2010 e il 2013.

    Francesco Rinaldi e’ figlio dello storico reggente nella zona della Maddalena , soprannominato ‘o pascià. Nel 2016 Rinaldi, arrestato oggi dai Carabinieri, era stato tra gli otto destinatari di una misura cautelare emessa dal gip di Napoli per un’indagine sul racket agli ambulanti del mercato rionale della Maddalena.
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    Francesco Rinaldi aveva ottenuto gli arresti domiciliari perché nel 2019 aveva battuto violentemente la testa mentre era in carcere ed era stato in coma per alcuni giorni. Ma già aveva rischiato di morire quattro anni prima, vittima di un incidente automobilistico, occorsogli in occasione di un altro arresto. Finì in coma per undici giorni, anche in quel caso fu necessario un intervento chirurgico al cervello per strapparlo alla morte. LEGGI TUTTO

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    Napoli, il boss prestava soldi e pagava le cene ai carabinieri infedeli

    Soldi prestati, pranzi e cene al ristorante pagati dal boss e in cambio favori sui controlli, soffiate sulle indagini e altro.
    E’ uno spaccato “inquietante” di corruzione di servitori infedeli dello Stato quello che emerge dall’inchiesta sul clan Cutolo di Fuorigrotta.
    “Con lui ho un rapporto fraterno e quando gli servivano dei soldi glieli prestavo. Poi lasciava conti da pagare al ristorante. Inoltre tutte le volte che mi fermava, non inseriva il mio nome nei database. Alcune volte ero armato e non mi ha mai perquisito”. E’ il 18 maggio del 2019 quando Gennaro Carra, boss della camorra pentito, parla di Mario Cinque, uno dei due carabinieri arrestati oggi dai loro colleghi a Napoli per favoreggiamento aggravato e rivelazione di segreto d’ufficio.
    A Cinque viene anche contestato di avere falsamente attestato che tra il 28 e il 29 gennaio 2019, Carra, che girava armato di una pistola per sua stessa ammissione, fosse a piedi in strada e non a bordo di un’auto presa a noleggio.
    Le conversazioni intercettate dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, che hanno condotto le indagini sui due colleghi infedeli arrestati oggi anche con l’accusa di avere favorito la camorra, trovano riscontro nelle dichiarazioni “convergenti” rese da ben otto collaboratori di giustizia. Tutti riferiscono, scrive il gip, “di rapporti ‘opachi’, se non propriamente corruttivi, tra l’appuntato scelto Mario Cinque e alcuni appartenenti alla organizzazioni camorristiche…”.
    Il giudice, ma anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che ha coordinato l’inchiesta, definisce “trasversale” il contributo di Cinque, rivolto in favore “di chiunque potesse garantirgli un tornaconto personale”. La circostanza, sottolinea ancora il giudice, “non esclude la consapevolezza e la volonta’ dell’indagato – anche in virtu’ del ruolo istituzionale da lui ricoperto – di operare a vantaggio dell’uno o dell’altro clan”. 
    Il pentito Giacomo Di Pierno, nel verbale del 16 giugno 2018, ha raccontato ai pm il ruolo di Walter Intilla, l’altro militare dell’Arma destinatario di misura cautelare. “Mi e’ stato riferito da Fabrizio Maddaluno, che Intilla faceva sequestri di droga nelle piazze di spaccio di Ischitella. Quello che sequestrava lo portava a Maddaluno e gliela rivendeva la droga 30 euro al grammo”, mette nero su bianco.
    Anche a Intilla viene contestato di avere rilevato informazioni riservate, al collega Cinque e a un’altra persona: l’esistenza di indagini, correlate da intercettazioni, su un conoscente di Mario Cinque, e anche che i carabinieri erano in procinto di eseguire una misura cautelare nei confronti di un indagato. Lui poi deve rispondere anche di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, per la precisione cocaina, di cui si sarebbe appropriato illegalmente, secondo il giudice abusando dei suoi poteri, a Castel Volturno  introducendosi nell’abitazione di alcuni spacciatori extracomunitari.
    Uno degli otto collaboratori di giustizia che riferiscono alla DDA dei rapporti ‘opachi’ tra uno dei carabinieri infedeli arrestati oggi dal Nucleo Investigativo di Napoli, l’appuntato Mario Cinque, e diversi esponenti della criminalita’ organizzata, e’ Roberto Perrone, ritenuto affiliato storico del clan Nuvoletta.
    Perrone riferisce di avere ottenuto da Cinque parecchi favori, per se stesso ma anche per altri componenti il clan, omettendo di effettuare i dovuti controlli quando era sorvegliato speciale, e informandolo riguardo eventuali provvedimenti a suo carico.
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    Perrone, tra le altre cose, parla anche dei favori che Cinque gli faceva quando, nel periodo in cui era sotto sorveglianza, aveva preso l’abitudine di giocare a poker con un gruppo di persone, tra cui figurano anche degli imprenditori: “…le partite venivano organizzate una volta a settimana da …. il quale si informava prima quando era di turno Cinque, che veniva a effettuare il controllo presso la mia abitazione e, diversamente dagli altri controlli, si limitava a bussare al citofono e andava via”.
    (nella foto il boss pentito Gennaro Carra) LEGGI TUTTO

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    Napoli rapina il cellulare e ferisce una donna: arrestato

    ______________________________ Napoli Rapina . Scippo in via Foria: i falchi della squadra mobile arrestano un 40enne per rapina e lesioni. Giovanni Corrado, 40enne napoletano con precedenti di polizia, è stato arrestato per rapina e lesioni personali. Giovedì sera i Falchi della Squadra Mobile hanno ricevuto dalla Centrale Operativa la segnalazione di uno scippo in via […] LEGGI TUTTO