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    Napoli, i clan di San Giovanni e il giovane calciatore ‘padrino dei festeggiamenti’

    I clan della zona orientale di Napoli utilizzavano e tenevano sotto controllo anche la  feste folkloristiche e religiose come la “Festa dei Gigli” e la “Festa della Madonna dell’Arco”.
    E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare con il quale il gip del Tribunale di Napoli, Roberto D’Auria ha disposto l’arresto dei 38 tra boss e affiliati, ai clan Rinaldi, Reale Formicola e Silenzio, articolazioni della cosiddetta Alleanza di Secondigliano. L’obiettivo era strumentalizzare le manifestazioni per accrescere l’influenza delle organizzazioni criminali e dei capiclan in quella porzione della citta’. Uno degli episodi finiti nelle pagine dell’ordinanza riguarda la festa dei Gigli di San Giovanni a Teduccio, che si e’ tenuta dal 31 agosto al 3 settembre del 2017.
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    Il primo settembre di quell’anno, al figlio 16enne (all’epoca dei fatti) di un pluripregiudicato appartenente al clan Formicola (legato da vincoli di parentela al defunto capoclan Gaetano Formicola) venne affidato il ruolo di “padrino dei festeggiamenti”: il ragazzo, presentato come un astro nascente del calcio, giunse in piazza a bordo di un calesse trainato da un cavallo durante una serata canora alla quale avevano preso parte cantanti neomelodici. Anche per il cosiddetto rito dell’ “alzata del giglio”, tenutosi il successivo 3 settembre, venne annunciata la presenza del “padrino dei festeggiamenti” con un sottofondo musicale costituito dalla colonna sonora de “Il Padrino”, film diretto dal regista Francis Ford Coppola. Infine, sempre in occasione di quella festa, non sono mancati i ringraziamenti a una nota famiglia del posto da parte del “capo paranza” del “giglio”: si tratta di un gigantesco castello in legno che viene trasportato e “cullato” da un centinaio di persone (la paranza, ndr) chiamate “cullatori”.
    I FRATELLI SOROPAGO FORNIVANO LE ARMI A TUTTI
    Nelle indagini della Dda di Napoli, coordinata dai pm Antonella Fratello e Simona Rossi che si sono protratte tra il 2014 e il 2019 sono state documentate anche gli scontri a colpi di armi da guerra, come i kalashnikov, che hanno insanguinato l’area orientale della citta’ di Napoli, nelle zone di piazza Mercato e Porta Nolana nonche’ nei comuni di san Giorgio a Cremano e Portici. L’attivita’ degli inquirenti ha anche accertato come i clan riescano ad entrare in possesso di armi cosi’ potenti, come gli AK47. Tra i destinatari delle misure cautelari figura anche i fratelli Salvatore e Ciro Soropago che facevano affari rifornendo di pistole e mitra anche altre organizzazioni criminali. Durante le indagini e’ emerso l’elemento identitario del clan Rinaldi, un logo, anzi un numero, il “46”, chiaro riferimento al “lotto 46”, il complesso di edilizia popolare dove il clan Rinaldi ha eretto la propria roccaforte, un numero ricorrente nelle conversazioni, sui social e anche sulla pelle degli indagati: molti, infatti, se lo sono fatti tatuare addosso per rimarcare la propria appartenenza., così come la scritta “mauè”, chiaro riferimento al boss Ciro Rinaldi.
    LE ATTIVITA’ SOCIAL PER INDIVIDUARE GLI AFFILIATI
    Ma è stata anche l’intensa attivita’ social degli affiliati ai clan e dei loro parenti ad aver dato una grossa mano agli inquirenti della Squadra Mobile di Napoli e alla DDA che ha consentito l’individuazione dei presunti affiliati alle famiglie malavitose Rinaldi, Reale e Formicola che fanno affari illeciti nel quartiere San Giovanni a Teduccio del capoluogo partenopeo ma anche in altre zone della citta’ e della provincia. Si tratta di famiglie facenti parte della cosiddetta Alleanza di Secondigliano, in lotta contro il clan Mazzarella (storico rivale dell’Alleanza) per la sparizione delle attivita’ criminali.
     IN CARCERE MARIO DOMIZIO, MOGLIE DEL BOSS CIRO FORMICOLA
    Tra gli arrestati alcuni erano liberi come Maria Domizio, 62 anni, moglie del capo clan Ciro Formicola (gia’ in carcere da tempo), e Mario Reale, 51 anni, capo dell’omonima famiglia. Ma le ipotesi di reato formulate dagli investigatori della DDA riguardano anche persone gia’ in carcere, come Ciro Rinaldi, 57 anni, e Francesco Silenzio, 46 anni, entrambi ritenuti a capo delle omonime famiglie camorristiche.
     ANCHE SALVATORE NURCARO TRA GLI ARRESTATI, ERA IL BERSAGLIO DELL’AGGUATO IN CUI FU FERITA LA PICCOLA NOEMI
    Ma anche Salvatore Nurcaro, 33 anni, il bersaglio dell’ agguato messo in atto dai fratelli Armando e Antonio Del Re, in piazza Nazionale, il 3 maggio 2019, durante il quale rimase gravemente ferita la piccola Noemi e fu colpita, in maniera meno grave, la nonna. Nurcaro era gia’ stato arrestato il 10 agosto 2019 insieme con altri cinque presunti affiliati al clan Reale-Rinaldi accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata ad acquisto, trasporto, commercializzazione e vendita di droga, oltre che di detenzione di arma da fuoco. Il successivo 18 dicembre la Guardia di Finanza gli notifico’ un ulteriore arresto in carcere con l’accusa di fare parte, insieme con altre 12 persone, a un’organizzazione criminale, dedita al traffico di ingenti quantita’ di droga che giungeva a Napoli dall’Olanda. Noemi rimase in gravi condizioni in ospedale per un lungo periodo, ora sta bene e ha partecipato, sabato scorso, all’inaugurazione del murales che, dipinto sul luogo dell’agguato, intende rappresentare una memoria di legalita’.

    (nella foto le auto della polizia in partenza per il blitz e nei riquadri a partire da sinistra i boss Ciro Rinaldi, Francesco Silenzio, Mario Reale e Maria Domizio, moglie del capoclan detenuto Ciro Formicola) LEGGI TUTTO

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    Napoli, tracce e impronte nell’auto dei bombaroli di Ponticelli: hanno le ore contate

    Hanno lasciato tracce e impronte nell’auto utilizzata per l’ultima bomba fatta scoppiare nei giorni scorsi a Ponticelli e per questo gli attentatori potrebbero avere le ore contate.
    Lo scoppio dell’ordigno che avevano lanciato dal cavalcavia aveva fatto scattare gli air-bag della loro auto e gli attentatori, dopo il raid, sono stati costretti a fuggire a piedi. Una scena quasi tragicomica quella della notte tra l’11 e il 12 maggio scorsi quando in via Esopo nel quartiere Ponticelli di Napoli, fu lanciata una bomba da cavalcavia che causò danni a ben 0tto auto parcheggiate in strada.
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    Secondo gli inquirenti della DDA (pm Antonella Fratello e Simona Rossi), ad innescare le ritorsioni a colpi di bombe di fattura artigianale ci sarebbe lo scontro in atto per il controllo delle attività illecite nella zona tra il cartello criminale dei De Luca Bossa-Casella- Minichini e i Rinaldi di San Giovanni  a Teduccio (colpiti nella note da un blitz con 37 arresti insieme con altre famiglie malavitose loro alleati).  La potente deflagrazione dell’ordigno, aveva innescato gli air-bag della Alfa Stelvio di uno degli attentatori. La vettura, trovata sul posto, e’ stata sequestrata dalle forze dell’ordine che ora sono sulle tracce del proprietario della vettura. Il gruppo dei De Martino, articolazione minore dell’Alleanza di Secondigliano, sarebbe stato escluso dall’erogazione dei proventi delle attivita’ illecite da parte dei clan del cartello malavitoso e avrebbe, quindi, deciso di reagire con una aggressione preventiva.
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    Gli affiliati si sarebbero addirittura recati nelle piazze di spaccio per intascare i proventi della vendita della droga senza permesso. L’ammanco delle cosiddette “mesate”, infatti, avrebbe messo in crisi il suo welfare tanto da lasciare i detenuti e le famiglie a bocca asciutta. La spirale di violenze avrebbe subito ulteriore inoltre impulso dopo la scarcerazione di un detenuto “eccellente”. LEGGI TUTTO

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    Napoli, il blitz a San Giovanni fa luce sulle stese.TUTTI I NOMI

    Le indagini sul clan Rinaldi-Reale-Formicola, hanno fatto luce su una serie di “stese”, azioni armate compiute da persone, spesso giovani, in sella a scooter per ribadire la supremazia criminale su un territorio.
    Le indagini svolte dalla Squadra Mobile di Napoli sono culminate nell’ordinanza emessa dal gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea ed eseguita oggi nei confronti di 37 indagati, destinatari della misura della custodia cautelare in carcere. Il periodo di riferimento è quello tra gli anni 2014 e 2015, durante cioè lo scontro con i gruppi fedeli al cartello dei Mazzarella. Sono state ricostruite molte “stese” che avevano caratteristiche quasi da “parata militare” considerato il numero di persone che vi partecipavano.
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    Oggetto delle indagini anche i tentati omicidi di diversi esponenti del clan nemico, considerato pericoloso per le pretese di egemonia dell’Alleanza di Secondigliano sul territorio di Napoli Est e dei comuni limitrofi come San Giorgio a Cremano e l’area vesuviana.
    Gli arrestati sono tutti accusati di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, detenzione e porto di armi da fuoco aggravati. Il provvedimento cautelare ricostruisce l’esistenza del cartello criminale Rinaldi-Reale e Formicola, operante, prevalentemente nel quartiere di San Giovanni a Teduccio ma con ramificazioni in altre zone della città di Napoli nell’ambito della sfera di influenza, direzione e controllo dell’Alleanza di Secondigliano in contrapposizione con il clan Mazzarella.
    Disponibilita’ di armi da guerra, compresi i fucili Ak47, e tatuaggi ricorrenti come quello che riporta la scritta “Lotto 46”, roccaforte del clan oltre che codice identitario inciso per sempre sulla pelle degli affiliati.Le indagini ricostruiscono attraverso le intercettazioni, telefoniche ed ambientali, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ed i riscontri, l’operatività del cartello e gli scontri armati con il clan Mazzarella a partire dalla seconda metà dell’anno 2014 e fino al 2019, attuati per il controllo delle attività illecite nell’area orientale della città di Napoli, nelle zone di piazza Mercato e Porta Nolana nonché nei comuni di san Giorgio a cremano e Portici.
    Elenco degli arrestati:
    DI PEDE Ferdinando (nato a Napoli il 5.9.1972);DOMIZIO Maria (nata a Napoli il 6.9.1958);ESPOSITO Pasquale (nato a Napoli l’8.4.1964);FOLLIERO Vittorio (nato a Napoli il 20.12.1981);FORMICOLA Gaetano (nato a Napoli il 16.02.1995);FUSARO Giuseppe (nato a Napoli il 18.03.1988);GIANNIELLO Domenico (nato a San Giorgio a Cremano, il 13.09.1983);GRANDIOSO Ciro (nato a Napoli il 12.04.1966);GRASSIA Ciro (nato a Napoli il 25.09.1963);GRASSIA Sergio (nato a Napoli l’11.10.1972);LUONGO Luigi (nato a Napoli il 25.04.1980);LUONGO Salvatore (nato a Napoli il 27.04.1998);MADDALUNO Raffaele (nato a Napoli il 28.07.1982);MARIGLIANO Antonio (nato a San Giorgio a Cremano il 30.11.1982);MARIGLIANO Vincenzo, (nato a Napoli il 12.05.1984);MILO Giuseppe (nato a San Giorgio a Cremano, il 11.10.1981);MINICHINI Michele (nato a Napoli il 13.09.1990);NURCARO Salvatore (nato a Cercola il 25.06.1987);OLIVIERO Raffaele (nato a Napoli il 09.10.1977);PAGANO Giovanni (nato a Napoli il 14.07.1988);PIANESE Lorenzo (nato a Napoli il 12.05.1979);REALE Antonio (nato a Napoli il 10.09. 1991);REALE Antonio (nato a Napoli il 08.03.1990;REALE Carmine (nato a Napoli il 02.07.1995);REALE Gennaro (nato a Napoli il 01.12 1987);REALE Gennaro (nato a Napoli il 10.08.1992);REALE Mario (nato a Napoli il 03.06.1969);REALE Pasquale (nato a Napoli il 22.02.1996);REALE Vincenzo (nato a Napoli il 14.02.1997);RINALDI Ciro (nato a Napoli il 04.08.1963);RINALDI Francesco (nato a Napoli il 23.09.1987);SANNINO Tommaso (nato a Napoli il 05.08.1965);SILENZIO Francesco (nato a Torre del Greco il 15.03.1975);SILENZIO Vincenzo (nato a Napoli il 15.02.1978);TABASCO Gaetano (nato a Napoli il 10.08.1975);TABASCO Giovanni (nato a Napoli il 29.04.1995);VIGORITO Vincenzo (nato a Napoli il 06.10.1974). LEGGI TUTTO

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    Napoli, la polizia smantella i clan di San Giovanni: arrestati in 37

    Duro colpo ai clan di camorra di san Giovanni a Teduccio e in maniera particolare del rione Villa e del “Bronx” di Taverna del Ferro
    Nelle prime ore di questa mattina poliziotti della Squadra Mobile e del Commissariato San Giovanni-Barra infatti hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 37 persone.
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    Si tratta di personaggi di primo piano e fiancheggiatori appartenenti ai clan Rinaldi- Reale- Formicola e Silenzio che sono alleati ai De Luca Bossa-Casella e Minichini nella guerra delle bombe contro il clan De Micco-De Martino.
    Sono tutti accusati dei reati di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, detenzione e porto di armi da fuoco aggravati. LEGGI TUTTO

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    Napoli, arrestati per estorsione esponenti del clan Giuliano

    Ieri sera gli agenti della Squadra Mobile e del Commissariato Vicaria Mercato sono intervenuti in vico Pace poiché alcune persone si erano introdotte all’interno di un edificio.
    I poliziotti hanno accertato che quattro uomini, una volta fatta irruzione nello stabile, avevano minacciato gli occupanti pretendendo che corrispondessero mensilmente una somma di denaro.
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    Salvatore Giuliano, Cristiano Giuliano, Antonio Morra e Giuliano Cedola, rispettivamente di 36, 27, 32 e 30 anni, napoletani con precedenti di polizia, sono stati arrestati per estorsione aggravata dal metodo mafioso. LEGGI TUTTO

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    Napoli, terza bomba in tre giorni a Ponticelli

    Terza bomba in tre giorni a Ponticelli. Oramai la guerra di camorra è senza freni.
    E’ accaduto poco prima della mezzanotte di ieri in via Camillo De Meis. La notizia è stata anticipata dalla giornalista Luciana Esposito, da sempre impegnata nella lotta alla criminalità nel suo quartiere, e che ha anche postato una foto sul suo profilo social.
    Lo scontro in atto tra il cartello criminale dei De Luca Bossa-Casella-Minichini-Rinaldi (che sembra stiano avendo la meglio) e i De Micco-De Martino ha raggiunto un punto di non ritorno. Ieri ci sono stati una serie di controlli a tappeto da parte dei carabinieri. Ma a notte inoltrata la camorra ha fatto sentire di nuovo la sua voce a suon di bombe. La preoccupazione è palpabile tra la popolazione.
    Il primo ordigno è stato fatto esplodere la sera dell’11 maggio in via Vera Lombardi dove è stata fatta saltare in aria un’auto e sono stati esplosi 12 colpi di pistola. Poi il 12 maggio nuova bomba che ha danneggiato otto automobili in via Esopo, a Napoli, zona del quartiere Ponticelli in cui, secondo gli inquirenti, si trova il “rione roccaforte” dei De Martino. Sulla vicenda, verosimilmente legata a uno scontro nato per la gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti ma non solo, sono in corso indagini delle forze dell’ordine coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
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    Il senatore Sandro Ruotolo del Gruppo Misto porta il caso all’attenzione nazionale:  “Tre bombe e una ‘stesa’ in 72 ore. Strade, rioni e cortili trasformati in campi di battaglia. Cio’ che accade in queste ore a Ponticelli, quartiere della zona Orientale della citta’, e’ una emergenza nazionale. Residenti, commercianti vivono nel terrore piu’ assoluto. Ieri sera alle 23, l’ultima esplosione dovuta alla deflagrazione dell’ennesimo ordigno. E’ un coprifuoco permanente”.
    E poi aggiunge: “A Ponticelli non e’ il Covid a far paura ma le bombe. Queste persone non possono e non devono essere lasciate sole. Devono mobilitarsi le istituzioni, ma dobbiamo mobilitarci anche noi che siamo la societa’ civile. Mi aspetto piu’ polizia in strada, ma anche piu’ telecamere, piu’ investimenti per la scuola, la formazione, il lavoro, piu’ sostegno alle associazioni attive sul territorio per contrastare i clan. Ci sono in giro criminali che non esitano a lanciare bombe. Ci sono tutti i motivi per essere allarmati e credo che il Governo puo’ e deve inviare rinforzi alle donne e agli uomini impegnati nel contrasto alla criminalita’. Se c’e’ una emergenza ed a Ponticelli e’ una emergenza nazionale bisogna affrontarla in maniera adeguata, schierando ancora di piu’ tutte le forze disponibili”, conclude Sandro Ruotolo. LEGGI TUTTO

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    Napoli, i carabinieri sventano agguato a Miano: preso con pistola pronta a fare fuoco

    I carabinieri motociclisti del nucleo radiomobile di Napoli hanno arrestato per detenzione di armi e munizioni Bernardo Torino, 33enne di Miano già noto alle forze dell’ordine.
    È stato sorpreso in via Miano mentre era in sella a uno scooter, come passeggero. I due centauri, quando hanno notato la pattuglia hanno invertito il senso di marcia e sono fuggiti. La loro corsa in moto è terminata poco dopo, lungo la stessa Via Miano. La fuga è continuata a piedi ma Torino è stato raggiunto e immobilizzato in un parco condominiale da uno dei militari che si era messo sulle sue tracce.
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    Perquisito, è stato trovato in possesso di una Glock 17 con un colpo in canna e 10 all’interno del serbatoio, tutti calibro 9 x 21. L’arma è risultata oggetto di furto e sarà sottoposta ad accertamenti dattiloscopici e balistici per verificare se sia stata utilizzata in fatti di sangue o intimidazione. Torino, finito in manette, è stato rinchiuso nel carcere di Poggioreale. È caccia al complice. LEGGI TUTTO

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    Napoli, la guerra delle bombe di Ponticelli preoccupa gli investigatori

    Gli investigatori ora non hanno più dubbi: la guerra a suon di bombe a Ponticelli tra il cartello criminale dei De Luca Bossa-Casella-Minichini-Rinaldi da una parte e i De Micco-De Martino dall’altra, sta arrivando al suo apice.
    Due attentati in meno di 24 ore ne sono l’ulteriore conferma. Quello dell’altra notte con otto automobili state danneggiate la scorsa notte in via Esopo, è quello di violento. La zona è sotto il controllo criminale della famiglia De Martino i famosi “Xx”. L’altra notte, invece, un’auto era saltata in aria per una bomba carta posizionata in via Vera Lombardi, nel quartiere di Ponticelli. L’auto era di proprietà di Francesco Clienti, suocero di uno dei Di Martino.
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    Le due bombe dell’altra notte sono state lanciate da un cavalcavia. Gli investigatori stanno cercando tutte le immagini delle telecamere pubbliche  e private presenti nella zona per avere elementi utili alle indagini. I De Martino sono sotto assedio e la preoccupazione di risposte altrettanti eclatanti è quello che ha fatto scattare lo stato di allerta massimo da parte di carabinieri e polizia. E in questo scenario si inerisce il  pentimento di Rosario Rolletta, uomo sempre dei De Martino, scampato prima a un agguato. LEGGI TUTTO

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    Napoli, attentato a Ponticelli contro il suocero degli “Xx”

    Gli agenti della squadra mobile di Napoli insieme con quelli della squadra investigativa del commissariato di Ponticelli stanno indagando sul duplice attentato che ha visto come vittima Francesco Clienti detto “Tatà”, 55enne di Ponticelli.
    Prima una scarica di ben 13 colpi d’arma da fuoco esplosi verso l’alto, poi una bomba carta piazzata sotto la sua automobile (una Smart) parcheggiata in strada. Ma soprattutto le urla: “Qui comandiamo noi”. Messaggio inequivocabile lanciato ai famosi “Xx” visto che Francesco Clienti è il suocero di uno dei Di Martino ormai da mesi impegnati in un violentissimo scontro a colpi di attentati e agguati con il cartello di cosche dei De LucaBossa- Rinaldi- Casella-Minichini.
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    Per fortuna nessun ferito ma l’auto di Clienti è andata distrutta. Gli investigatori che sono arrivati l’altra notte in via Vera Lombardi hanno avuto pochi dubbi sulla matrice dell’attentato. Ora resta da capire lo scontro tra i clan fino a che punto vuole arrivare. LEGGI TUTTO

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    Napoli, il pentito Carra: ‘Minichini è salvo perché la pistola si inceppò’

    Il pentito Gennaro Carra, ex capo del clan Cutolo del rione Traiano, collaboratore di giustizia da oltre un anno, ha raccontato agli investigatori anche del mancato omicidio del rivale Francesco Minichini.
    Il suo racconto è contenuto nelle oltre 600 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Finamore del Tribunale di Napoli che ieri ha portato in carcere 12 persone dei clan Cutolo e Sorianiello. Sarebbe stata una vendetta lampo organizzata in meno di dieci minuti in risposta a un agguato subito nel cuore del rione Traiano. Gennaro Carra, per anni al vertice del clan Cutolo che gestisce la parte ‘bassa’ del rione, mentre quella ‘alta’ e’ del clan Puccinelli “con i quali ci incontravamo due volte a settimana”., ha parlato di droga, estorsioni a tappetto, i dettagli dello spaccio e i ruoli di ogni singolo affilia.
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    E’ il primo agosto del 2019 quando decide di pentirisi. “Sono il capo del clan Cutolo”, esordisce. E quindi ricostruisce il tentato omicidio di Francesco Minichini avvenuto il 16 gennaio del 2013 a Pianura. Lui era un affiliato al clan Marfella di Pianura, quartiere occidentale di Napoli, che fu ferito con due colpi di pistola alle gambe. “Ci fu un litigio tra il cognato di Pasquale Pesce e Vincenzo Gravina – dice ai pm della Dda,Carra nel verbale del 4 settembre 2019 – in conseguenza del quale Massimo ‘a scignetella’ e ‘o nick’ vennero a sparare a bordo di un’auto contro di noi che stavamo sotto al porticato nella zona della 44. Non fu colpito nessuno”. La risposta fu immediata, in dieci minuti “A quel punto salii su un motorino guidato da Fabio Annunziata e mi misi alla ricerca di quell’auto, trovai Minichini e feci fuoco. La pistola si inceppo’ ma riuscii a colpirlo alle gambe. Non volevo ucciderlo senno’ miravo alla testa”. LEGGI TUTTO

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    Napoli, i Cutolo volevano uccidere il rivale Minichini. TUTTI I NOMI

    Il clan del boss Savatore Cutolo ‘borotalco, voleva eliminare il rivale  Francesco Minchini, uomo di fiducia del boss Giuseppe Marfella.
    E’ quando emerge dall’inchiesta che fatto scattare il blitz stamane con 12 arresti tra il rione Traiano e Soccavo. Uno scontro armato, quello tra i Cutolo e i Marfella, inquadrato nella lotta per il controllo delle attivita’ illecite nel Rione Traiano.
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    I carabinieri hanno fatto luce sulle dinamiche del clan, capeggiato da Gennaro Carra, Vincenzo Cutolo, figlio di Salvatore e di Giuseppina Ostinato e di Francesco Pietroluongo. Il gruppo camorristico fa i suoi affari illeciti nella zona del Rione Traiano di Napoli, in particolare con il traffico di stupefacenti e le estorsioni. Scoperte anche le modalita’ di gestione della “cassa comune”, finalizzata anche al mantenimento degli affiliati detenuti e dei loro familiari. Gli inquirenti hanno ricostruito un sistema di approvvigionamento e smistamento di sostanze stupefacenti che, attraverso la gestione delle “piazze di spaccio” del Rione Traiano, consentiva di vendere al dettaglio ingenti quantitativi di cocaina, marijuana e hashish.
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    DESTINATARI CUSTODIA CAUTELARE CARCERE
    1. PAUCIULLO CIRO NATO A NAPOLI IL 20 APRILE 1986;2. BOTTA VITTORIO NATO A NAPOLI IL 23 GENNAIO 1992;3. MENNONE ANDREA NATO A NAPOLI IL 18LUGLIO 1978;4. PAUCIULLO VINCENZO NATO A NAPOLI IL 19 LUGLIO 1990;5. PERRELLA PAOLO NATO A NAPOLI IL 01 FEBBRAIO 1967;6. CALONE ANTONIO NATO A NAPOLI IL 21 FEBBRAIO 1973;
    DESTINATARI CUSTODIA CAUTELARE CARCERE GIÀ DETENUTI
    7. ANNUNZIATA FABIO, NATO A NAPOLI IL 14 FEBBRAIO 1986, GIA’ DETENUTO PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI NAPOLI POGGIOREALE;8. PERRELLA GIOVANNI, NATO A NAPOLI IL 25 MAGGIO 1992 GIA’ DETENUTO PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI FROSINONE;9. MAZZACCARO GIUSEPPE, NATO A NAPOLI IL 09 FEBBRAIO 1979, GIA’ DETENUTO PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI LANCIANO (CH);
    DESTINATARI ARRESTI DOMICILIARI
    10. OSTINATO GIUSEPPINA, NATA A NAPOLI IL 10 DICEMBRE 196511. SCEVOLA STEFANO, NATO A . NAPOLI IL 24 NOVEMBRE 1973,
    DESTINATARIO DELLA MISURA CAUTELARE DELL’OBBLIGO DI PRESENTAZIONE ALLA P.G.
    12. ALLARD PATRIZIO, NATO A NAPOLI IL 29 OTTOBRE 1965, GIA’ DETENUTO PRESSO CASA CIRCONDARIALE DI LANCIANO(CH) LEGGI TUTTO

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    Rimossi i simboli della camorra da Soccavo e Rione Traiano

    Smantellati e rimossi i simboli della camorra dal rione Traiano.
    Contemporaneamente al blitz anticamorra, che ha assestato un duro colpo ai clan Cutolo e Sorianiello  del Rione Traiano, carabinieri, Polizia Municipale e la Polizia di Stato stanno rimuovendo dalla zona due altarini ritenuti simboli della presenza dei clan nella zona. Verranno infatti rimossi un altarino e disegno su tavola che si trovano in via Catone, opere dedicate a Fortunato ‘Foffy’ Sorianello, deceduto il 13 febbraio 2014 in un agguato di stampo camorristico. Soraniello venne assassinato a colpi di pistola in un salone da barbiere, davanti a un nutrito gruppo di persone. Quella morte torno’ alla ribalta delle cronache nel maggio del 2017, quando, per i festeggiamenti della Madonna dell’Arco nel rione Traiano, la processione religiosa fece un “inchino” davanti alla casa dell’uomo del clan ucciso.
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    Le forze dell’ordine rimuoveranno anche un altarino che e’ stato allestito in via Palazziello, dedicato a Pasquale Vigilia, morto il 18 dicembre 2012, anche lui in un agguato camorristico. Pasquale, figlio di Alfredo Vigilia, ritenuto elemento di spicco del clan camorristico Grimaldi, venne ucciso da due killer che gli spararono alcuni colpi di pistola alla testa, in un centro scommesse a Soccavo. Infine verra’ cancellato un murales che si trova in via Nicola e Tullio Porcelli, dedicato a Renato Di Giovanni, anche lui ucciso, il 27 gennaio 2017, in un agguato camorristico: Di Giovanni, aveva precedenti per droga ed era figlio di un capo ultra’. I killer lo uccisero con sei colpi di pistola in un raid scattato tra la folla dello shopping, in via Epomeo, principale via del quartiere Soccavo. LEGGI TUTTO