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    Scippano una borsa e scappano, arrestati due uomini a Napoli

    Napoli. Scippano la borsa ad una donna e scappano: arrestati due uomini.
    Stamattina gli agenti del Commissariato Vasto-Arenaccia, nel transitare in via Taddeo da Sessa, sono stati avvicinati da una donna la quale ha raccontato che, poco prima, era stata rapinata della sua borsa da due persone in sella ad uno scooter.
    Poco dopo, una volante dell’ufficio prevenzione generale, su disposizione della centrale operativa, è intervenuta in vico Milano poiché era stata segnalata la presenza di due uomini corrispondenti alle descrizioni fornite dalla vittima, che rovistavano in una borsa.
    Gli operatori, una volta sul posto, hanno intercettato i due che, alla loro vista, hanno tentato una breve fuga durante la quale il passeggero si è disfatto di un coltello multiuso, ma sono stati raggiunti e bloccati nonostante la resistenza opposta dal conducente dello scooter; i due sono stati trovati in possesso di 3 chiavette USB, un cellulare, 280 euro e della borsa rapinata.
    Pasquale Vitucci, 43enne napoletano, e Mohamed Elsazily, 21enne egiziano irregolare sul territorio nazionale, entrambi con precedenti di polizia, sono stati arrestati per rapina impropria e ricettazione poiché il veicolo su cui viaggiavano è risultato rubato. Inoltre, il 43enne è stato arrestato anche per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale mentre l’egiziano è stato denunciato per porto di armi od oggetti atti ad offendere nonché per ingresso e soggiorno illegale sul territorio nazionale.
    Infine, il mezzo e la borsa sono stati restituiti ai proprietari. LEGGI TUTTO

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    Napoli, stesa vicino a un hotel in via Marina

    Nuova stesa di camorra l’altra notte a Napoli nella zona di competenza criminale del clan Mazzarella.
    Quattro colpi di pistola sono stati esplosi l’altra notte  in via Marina all’altezza dell’Hotel Palazzo Salgar. Una telefonata anonima ha avvertita la centrale operativa della Questura di Napoli di una sparatoria in corso. Quando gli agenti sono arrivati sul posto hanno rinvenuto a terra quattro bossoli esplosi da una pistola calibro 7,65.
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    Gli investigatori ora stanno cercando di avere elemento utili a risalire agli autori di quella che sembra l”ennesima stesa di camorra, attraverso la visione dei filmati della telecamere pubbliche e private presenti nella zona comprese quelle dell’hotel. Si vuole capire se il messaggio di piombo si rivolto proprio alla struttura ricettiva o a qualche pregiudicato che abita nei paraggi. LEGGI TUTTO

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    Faida di Pianura: il boss e 3 affiliati evitano l’ergastolo

    Ridotto l’ergastolo al boss Salvatore Marfella e a tre affiliati per un omicidio durante la faida di Pianura. Lo ha deciso la Corte Assise Appello Napoli che ha ridotto la pena a 20 anni.
    La Corte di Assise di Appello di Napoli ha ridotto a venti anni di reclusioni le condanne all’ergastolo, quattro in tutto, comminate il 5 dicembre 2019, al termine del processo di primo grado al boss Salvatore Marfella, e a Giuseppe Foglia, Emanuele Bracale e Lorenzo Carrillo, ritenuti responsabili dell’omicidio di Francesco Balestrieri, ucciso nel corso di una faida il 10 aprile 2014, nel quartiere Pianura di Napoli.
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    Secondo il racconto del collaboratore di giustizia, Raffaele Dello Iacolo detto “Toc-Toc”, fu Salvatore Marfella ad emettere la sentenza di morte, eseguita poi da Giuseppe Foglia (oggi difeso dall’avvocato Raffaele Chiummariello) e da Emanuele Bracale. l’agguato scatto’ in via Pallucci: i sicari erano a bordo di un’auto con la quale speronarono lo scooter sul quale viaggiava Balestrieri. Poi Foglia e Bracale scesero dalla vettura esplodendo numerosi colpi di pistola calibro nove. Balestrieri, 44enne, mori’ poco dopo l’arrivo in ospedale.Lorenzo Carillo si occupo’ invece di recuperare e portare i killer lontano dal quartiere Pianura.
    La vittima con un passato nel clan Lago nel 2000 aveva fatto il pentito per sette mesi per poi uscire dal programma di protezione. Dopo 14 anni di carcere pensava che potesse stare tranquillo e che i nemici si fossero dimenticati di quel periodo da pentito. E invece non fu così. Un mese dopo la sua scarcerazione fu ucciso. Ecco cosa ha raccontato Raffaele Dello Iacolo nel verbale del 14settembre del 2017:  “Conosco Emanuele Bracale. È un affiliato al clan Marfella. Fa parte del gruppo di fuoco insieme a Salvatore Marfella, Giuseppe Foglia, Antonio Campagna detto “Sasà”, Maurizio Legnante detto ’o talebano. La sera prima dell’omicidio di Francesco Balestrieri il Bracale venne insieme a Giuseppe Foglia a casa mia a nome di Salvatore Marfella e mi chiesero due pistole, che gli consegnai e precisamente una “Beretta” calibro 380 automatica e una calibro 357”.(nella foto il luogo dell’omicidio balestrieri e da sinistra in alto: Raffaele Dello Iacolo toc-toc, Salvatore Marfella, Giuseppe Foglia, Emanuele Bracale) LEGGI TUTTO

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    Napoli, colpi di pistola nella notte a Ponticelli

    Colpi d’arma da fuoco sono stati esplosi ieri, intorno alla mezzanotte, nel quartiere Ponticelli.
    I Carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Poggioreale e della stazione Ponticelli sono intervenuti in via dei Mosaici, non lontano dall’Ospedale del Mare, a pochi passi dal Lotto Zero. All’altezza del civico 3 dove era stata segnalata l’esplosione di colpi. In strada sono stati trovati due bossoli calibro 9×19.
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    Non risultano feriti né danni a cose. Sono in corso indagini per accertare la dinamica dei fatti e identificare i responsabili. La zona di Ponticelli da alcune settimane è al centro di un violento scontro tra i clan di camorra della zona a colpi di agguati e bombe  con una risposta da parte dello Stato che la scorsa settimana ha arrestati tre presunti bombaroli e 4 esattori del pizzo. LEGGI TUTTO

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    Napoli, si cercano i fornitori di droga dei cugini Masiello

    Avevano allargato il giro della vendita di cocaina nella movida di Napoli i due cugini incensurati dei Quartieri Spagnoli arrestato l’altro giorno dai carabinieri e finiti agli arresti domiciliari con l’utilizzo del braccialetto elettronico.
    La gestione dello spaccio tra piazza Bellini, Largo san Giovanni maggiore ma anche Mergellina e Chiaia era affidata a Gennaro Masiello, 30enne di vico Lungo Montecalvario, imparentato con la nota famiglia dei Quartieri, e che si faceva chiamare “Mario Sdeghedè” prendendo in prestito il nome da un noto comico napoletano di made in Sud.  Con lui lavorava il cugino Giovanni Tucci, 34enne di vico Tre Regine. I due facevano le consegne su uno scooter Sg o a bordo di una Smart. Andavano direttamente sul posto.
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    Il loro giro era diventato “importante” perché praticavano prezzi concorrenziali e la qualità della cocaina era buona. I carabinieri della compagnia Napoli centro  che li hanno arrestati ora continuano le indagini per arrivare ai fornitori.
    I due si scambiavano il cellulare adibito all’attività di spaccio e alternandosi di volta in volta nelle consegne. Ai due si è arrivati dopo un primo fermo di Gennaro Masiello avvenuto nella zona universitaria nel febbraio scorso. Fu beccato mentre faceva una consegna e aveva con se tre cellulari intestati a persone inesistenti e con sim card prepagate. E proprio studiano le chat e i messaggi del telefono che i carabinieri sono riusciti a ricostruire il traffico di droga messo in piedi da lui e dal cugino. LEGGI TUTTO

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    Napoli, i parenti del ginecologo Ansaldi: ‘Non crediamo al sucidio’

    “Non si è ammazzato. Non crediamo alla tesi del suicidio, non è possibile, Stefano amava la vita, non è stato un suicidio”, sostiene Piero Ansaldi, fratello del ginecologo morto a Milano lo scorso 19 dicembre in circostanze misteriose.
    Che non si sia trattato di suicidio ne è convinta anche Daniela, la vedova del professionista di orgine beneventane, che ribadisce  al quotidiano Il Mattino-quanto sia inaccettabile l’idea che un uomo, suo marito, si sia da solo squarciato la gola a pochi passi dalla stazione di Milano.
    Entrambi i congiunti di Stefano Ansaldi sono stati ascoltati dalla Guardia di Finanza, nel corso delle indagini condotte dalla Procura di Napoli in una vicenda che dai contorni ancora tutti da chiarire.
    Sulla misteriosa morte di Ansaldi, la Procura di Milano si appresta a definire una richiesta di archiviazione dell’ipotesi di omicidio. Per esclusione, resta quindi la pista del suicidio. Ma ciò che invece resta ancora tutto da capire è il motivo per il quale la Procura di Napoli stia svolgendo le sue verifiche. Notizia nota è il fascicolo per riciclaggio, sulla scorta di elementi in possesso dei pm partenopei a proposito di alcuni personaggi che potrebbero essere entrati in contatto con il mondo di relazioni del ginecologo.
    La pista economica dunque, che spinge a riflettere su una possibilità: quella secondo cui, Ansaldi potrebbe essere finito al centro di una meccanismo di stampo camorristico il cui obiettivo era spostare capitali all’estero – asse Milano-Lugano-Malta -.
    Le indagini partono da Secondigliano, e più precisamente dal clan Lo Russo da sempre vicino agli ambienti della sanità partenopea.
    C’è ancora però da chiarire l’identità dell’uomo che più volte si è recato presso lo studio del ginecologo, intanto i parenti del medico attendono gli esiti dell’istruttoria milanese per valutare eventuali ricostruzioni difensive.
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    Napoli, fermati i tre bombaroli di Ponticelli

    I Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno appena arrestato, in esecuzione di decreto di fermo, 3 soggetti ritenuti contigui al clan De Luca Bossa-Minichini, operante nel quartiere di Ponticelli.
    I tre sono tutti ritenuti gravemente indiziati del reato di detenzione ed esplosione di ordigno, aggravati dalle finalità mafiose. Il provvedimento, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, arriva al culmine di una immediata e serrata attività di indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli e della Compagnia di Napoli Poggioreale, avviata subito dopo l’esplosione di un ordigno in Via Esopo, verificatasi lo scorso 11 maggio.
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    I 3 sono gravemente indiziati di aver lanciato dal cavalcavia la bomba, che ha danneggiato 9 auto parcheggiate; l’onda d’urto – così come appurato dai carabinieri – avrebbe potuto provocare il decesso di eventuali persone presenti nel raggio di 10 metri circa dall’esplosione.
    I 3 fermati saranno tradotti al carcere di Secondigliano, in attesa dell’udienza di convalida. LEGGI TUTTO

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    Napoli, uccise il vicino: “solo 24 anni di carcere”

    E’ stato condannato a 24 anni di reclusione Mauro Severino,il 52 enne che nel maggio scorso uccise con una coltellata al cuore il vicino di casa Patrizio Falcone , marittimo di 42 anni.
    “Non è una sentenza giusta, ma una sentenza vergognosa: mio marito non c’è più  quell’uomo avrà modo di rifarsi la vita, meritava l’ergastolo, doveva rimanere in cella fino alla fine dei suoi giorni”, ha spiegato tra le lacrime la moglie della vittima che ha atteso in aula laa lettura del verdetto abbracciata ai due figli.
    I giudici della prima corte di assise di Napoli (presidente Annunziata, a latere Sassone) non hanno accolto la richiesta del pm aveva di una condanna all’ergastolo, puntando sull’aggravante della crudeltà e dei futili motivi. Applicando le attenuanti generiche e quindi una condanna più bassa dell’ergastolo. Ma si tratta di un primo grado. Dopo ls lettura delle motivazioni della sentenza che arriveranno tra qualche mese, l’avvocato Virginia De Marco, che rappresenta i familiari di Falcone presenterà appello per chiedere una condanna più pesante.
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    L’omicidio si consumò il 22 maggio scorso a Piscinola. Vecchie ruggini tra i due maturate in condominio, in particolare l’accusa di aver occupato abusivamente una terrazza condominiale. Una discussione nel corso della quale Mauro Severino, che ieri era presente in aula, armato di un coltello a serramanico, sferrò un unico fendente mortale al cuore di Patrizio Falcone. LEGGI TUTTO

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    Napoli, i genitori di Ugo Russo incontrano i magistrati

    Nel giro di poco tempo ci saranno novita’ e notizie sulle indagini e le attivita’ della Procura di Napoli sull’omicidio di Ugo Russo, il 15enne ucciso la notte del primo marzo 2020, durante un tentativo di rapina ai danni di un carabiniere in borghese (quest’ultimo indagato per omicidio volontario, ndr).
    Lo riferisce, in una nota, il comitato “Verita’ e Giustizia per Ugo Russo”. Secondo quanto si legge nel comunicato, il procuratore aggiunto Sergio Ferrigno ha incontrato oggi Enzo Russo, padre di Ugo. Enzo Russo stamattina e’ incatenato insieme con la moglie nello spiazzale del Tribunale esponendo dei cartelli per chiedere “verita’ e giustizia” sulla morte del figlio.
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    La famiglia di Ugo ha quindi interrotto il presidio permanente organizzato per testimoniare, continua la nota, “la fiducia nel lavoro della giustizia, che pero’ non sopprime l’urgenza che tutto questo si traduca finalmente nel terminare e rendere pubblici gli atti di indagine. Primo passo per il percorso di accertamento della verita’ su quella notte maledetta e su un capo di imputazione, lo ricordiamo, per omicidio volontario”, si legge ancora nella nota.
    “Le leggi che sostengono le famiglie di vittime di violenza (anche quando non e’ violenza mafiosa), – sottolinea il Comitato – prevedono comunque forme di accompagnamento psicologico e informativo dei familiari che finora nei confronti dei familiari di Ugo Russo non sono mai stati disposti. Il procuratore aggiunto ha spiegato a Enzo Russo che i tempi delle sospensioni covid hanno determinato altri ritardi dei termini, da calcolare non in 45 ma in 64 giorni a quanto pare (che pero’ cosi sarebbero comunque scaduti il cinque maggio) garantendo nel contempo che la Procura di Napoli e’ impegnata ad un accertamento scrupoloso dei fatti, con una mole di attivita’ che ‘sara’ evidente alla pubblicazione degli atti’”.
    “Riprende quindi l’attesa ma non il silenzio – conclude il comitato – dopo un anno di processo mediatico alla famiglia di Ugo, al murales e quant’altro abbiamo urgenza che cominci il processo per l’accertamento della verita’ sull’omicidio di un ragazzo di 15 anni”. LEGGI TUTTO

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    Napoli, pizzo ai gestori delle piazze di spaccio di Ponticelli presi in 4

    Chiedevano il pizzo ai gestori delle piazza di spaccio di Ponticelli: in manette 4 pregiudicati.
    La Squadra Mobile di Napoli ed il Commissariato di Ponticelli hanno dato esecuzione ad un fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia, poiché gravemente indiziate di tentate estorsioni aggravate dal metodo mafioso, nei confronti di:
    1. CARDILLO Salvatore, nato a Napoli il 30.3.2001;2. DI COSTANZO Vincenzo, nato a Napoli l’11.11.1997;3. FRUTTO Pietro nato a Napoli il 5.12.1998;4. UCCELLA Ciro nato a Napoli il 31.8.1998.
    Gli accadimenti in parola si sono consumati a fine marzo nel citato quartiere a danno di spacciatori della zona, a cui sarebbe stato intimato il pagamento di una somma di denaro per il mantenimento della piazza di distribuzione.
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    La condotta contestata nell’ambito di questo procedimento si inserisce in un più ampio contesto criminale, già evidenziato in precedenti provvedimenti giudiziari e in particolare nell’attuale contrapposizione nel territorio di Ponticelli tra il clan De Luca Bossa-Minichini-Casella e la famiglia De Martino che, fino al mese di agosto 2020, ha operato nel cartello criminale, a sua volta espressione dell’Alleanza di Secondigliano. LEGGI TUTTO

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    Napoli, il pentito Ferraiuolo: “I Servizi Segreti chiesero un accordo con i clan di Forcella”

    Dopo il patto Stato-Mafia ci sarebbe stato un tentativo di un accordo con i clan della camorra e in particolare con quelli di Forcella da parte dei Servizi segreti.
    Lo sostiene Maurizio Ferraiuolo, pentito, e nipote dell’ex boss Raffaele Stolder, specialista in rapine della banda del buco e uno tra i grandi conoscitori del sottosuolo di Napoli. I servizi segreti avrebbero contattato la camorra, in particolare Raffaele Stolder, ex capo dell’ormai estinto omonimo clan legato a quello del boss Giuliano, per chiedergli di “tenere il territorio del centro di Napoli di sua pertinenza sotto controllo, gestendo tutte le attivita’ illecite senza fare morti e feriti…”. Le dichiarazioni di Ferraiuolo davanti a un sostituto procuratore napoletano nel corso di un interrogatorio sostenuto in carcere il 12 luglio 2013. I fatti che riferisce risalgono al 2007, nel periodo immediatamente successivo alla scarcerazione di Stolder.
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    L’arresto di Maurizio Ferraiuolo, che era alla guida dell’omonimo clan napoletano della “Maddalena”, risale al 14 giugno 2012 dopo una spericolata fuga sui tetti in un appartamento di Casoria dove si era nascosto.
    Secondo il racconto dell’ex boss pentito, lo zio Raffaele Stolder venne letteralmente prelevato dai servizi segreti e portato in un ristorante sul mare, a Salerno, per proporgli “una sorta di accordo” nel corso di un summit. Si tratta di informazioni che Ferraiuolo riferisce di avere appreso “de relato” da altre persone di sua conoscenza: “…i menzionati rappresentanti dello Stato volevano evitare i morti dovuti alle schegge impazzite (elementi della criminalita’ fuori controllo) e, dunque, avevano individuato – spiega il collaboratore di giustizia – in mio zio, vecchio capo camorra storico, il referente affinche’ tenesse tutto sotto controllo”. “Mi risulta – ha raccontato Ferraiuolo al pm – che tale proposta fu fatta anche a Peppe Missi (ex boss del rione Sanita’  anche lui da anni collaboratore di giustizia). L’ex boss del rione Sanita’ e’ stato coinvolto nella strage del treno rapido 904, che nel dicembre del 1984 costo’ la vita a 16 persone e sulla quale ancora oggi ci sono dubbi e ombre.
    Anche questa circostanza viene rivelata “de relato” da Maurizio Ferraiuolo: “…Salvatore Marotta e’ una fonte piu’ che qualificata – sottolinea il collaboratore di giustizia rispondendo agli inquirenti – dal momento che faceva parte del gruppo familiare che faceva la ‘scorta’ a mio zio Raffaele Stolder quando usci’ dal carcere…”. Stolder, pero’, disse ai suoi interlocutori di non essere in grado di poter fare fronte alle richieste: “Mi risulta, personalmente – riferisce Ferraiuolo – che mio zio Raffaele Stolder abbia rifiutato ogni patto e ogni collaborazione con i servizi di sicurezza, e che abbia risposto che ormai, dopo tanti anni di carcere, non era piu’ il capo camorra e che voleva riprendere a fare il ladro come faceva da ragazzo…”. LEGGI TUTTO

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    Napoli, sequestrata al Vomero la droga di “Speedy Gonzales”

    Aveva un chilo di hashish in casa, sui panetti anche Speedy Gonzalez: 31enne arrestato dai Carabinieri.
    I carabinieri del nucleo operativo Vomero hanno arrestato per detenzione e spaccio di stupefacenti un trentunenne incensurato di Secondigliano. È stato sorpreso in strada a cedere una stecchetta di hashish ad un cliente napoletano poi segnalato alla Prefettura.
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    La perquisizione, estesa anche all’abitazione ha consentito ai militari di rinvenire 12 panetti della stessa sostanza – 1 kg circa di droga -materiale per il confezionamento e 2540 euro in contante ritenuto provento illecito. Il trentunenne è stato sottoposto ai domiciliari in attesa di giudizio. LEGGI TUTTO