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    Bonus facciate, lavori mai eseguiti a parcheggiatori abusi, pregiudicati e persone col reddito di cittadinanza: 143 indagati

    Bonus facciate, scoperta la mega truffa dei lavori mai eseguiti a parcheggiatori abusi, pregiudicati e persone col reddito di cittadinanza: 143 indagati e sequestro beni per oltre 772milioni euro.E stamane a seguito di un’articolata attività investigativa diretta dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, personale del Gruppo della Guardia di Finanza di Frattamaggiore ha dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo, emesso dal GIP del Tribunale di Napoli Nord, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli Nord.Si tratta di crediti derivanti da bonus edilizi e di locazione per oltre 772 milioni di euro, vantati da 143 soggetti, tra persone fisiche e giuridiche, rispettivamente residenti o aventi sede per la maggior parte tra le province di Napoli e Caserta.L’attività trae origine da un’analisi operativa, su impulso del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, relativa alla circolazione di cediti per lavori di ristrutturazione e di efficientamento energetico, nonché per canoni di locazione, previsti dal D.L. 34/2020 (cd. Decreto “rilancio”).Essa costituisce il seguito di analoga attività, che ha già condotto nello scorso mese di marzo, al sequestro di circa 108 milioni di euro, nei confronti di due fratelli residenti a Vallo della Lucania.In particolare, gli approfondimenti compiuti sulle negoziazioni dei due imprenditori vallesi, avvenute tra il 2021 e l’anno in corso, hanno consentito di individuare un’ulteriore, numerosa platea di cessionari, i cui crediti, al pari dei primi, derivavano da lavori edili e da locazioni immobiliari in realtà inesistenti.I predetti cessionari, infatti, avevano comunicato all’Agenzia delle Entrate, attraverso l’inserimento di moduli di cessione al portale Entratel, la disponibilità di crediti dell’ammontare di svariati milioni di euro, ricevuti a fronte di fantomatici lavori di ristrutturazione di fatto mai eseguiti. Tra i destinatari anche persone col reddito di cittadinanzaNel corso delle indagini, oltre ad essere ricostruita l’articolata filiera delle cessioni a catena effettuate dai responsabili, è stato anche accertato che tra questi oltre il 70% risultava percettore o comunque richiedente il reddito di cittadinanza.Questo aspetto rappresenta una ulteriore evidenza di una dimensione economico-finanziaria ed imprenditoriale del tutto incompatibile con le movimentazioni delle ingenti risorse finanziarie delle quali, solo apparentemente, disponevano.Anche parcheggiatori abusivi legati alla camorra nella truffa bonus facciateTra i titolari di crediti, inoltre, sono stati individuati anche soggetti più volte segnalati dalle Forze di Polizia per esercizio abusivo dell’attività di parcheggiatore, per essere risultati privi di partita IVA, per aver svolto attività d’impresa per un solo giorno, per essere risultati impegnati in settori economici differenti da quello edilizio e persino per contiguità con la camorra, sia napoletana che casertana. Un detenuto a Santa Maria Capua Vetere avrebbe addirittura svolto lavori per 30milioni di euroAd ulteriore conferma della natura illecita delle provviste creditizie sottoposte all’odierno provvedimento di sequestro, è stata in particolare approfondita la posizione di uno dei responsabili, che avrebbe ricevuto lavori di ristrutturazione per oltre 34 milioni di euro e, al contempo, ne avrebbe egli stesso asseritamente eseguiti per oltre 30 milioni di euro, benché fosse in realtà detenuto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere.La somma oggetto di sequestro ricomprende, altresì, i crediti ceduti a Poste Italiane s.p.a. ai fini della loro negoziazione, nella misura di decine di milioni di euro, in base ad una quantificazione tuttora in corso.La Procura della Repubblica di Napoli Nord, pertanto, all’esito dell’intera ricostruzione della vicenda, ha ottenuto il sequestro preventivo dal Giudice per le Indagini Preliminari finalizzato al sequestro di crediti per un importo complessivo pari a 772.400.276 euro, al fine d’impedire, mediante la possibile cessione ad istituti finanziari, l’indebita erogazione di risorse pubbliche.L’attività illecita oggetto di accertamento che, come detto, realizza un comportamento delittuoso già in precedenza monitorato, è di tale gravità, per l’elevatezza delle somme negoziate, da poter concretamente determinare un sensibile nocumento alle risorse pubbliche, depauperate e distolte dalla loro corretta destinazione alla riqualificazione del patrimonio immobiliare nazionale e all’attuazione della transizione ecologica, obiettivi di fatto divenuti di più difficile conseguibilità. LEGGI TUTTO

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    Capua, dalla “base di Batman” si spacciava via social: 11 ordinanze

    Capua. Si definivano la “base di Batman” e con un pizzico di esagerazione, “un’azienda multinazionale”.E’ quanto emerge dall’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e realizzata dai carabinieri che ha sgominato con undici arresti un agguerrito e organizzato gruppo di spacciatori con base alle palazzine popolari di Capua .Da qui, in particolare dal Parco Primavera, complesso facente parte del quartiere popolare di Sant’Agata, controllavano in modo egemone a Capua la vendita di hashish, cocaina e crack; acquirenti arrivavano pero’ anche da altri comuni dell’agro-caleno e dalla vicina Santa Maria Capua Vetere.I carabinieri della Compagnia di Capua hanno notificato otto ordinanze in carcere emesse dal Gip di Napoli e altre tre ai domiciliari; tutti devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti in concorso.L’inchiesta ha accertato, tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, l’esistenza di un gruppo che tra Capua, Aversa e Caiazzo spacciava hashish, crack e cocaina. Intercettazioni, ma anche attivita’ di osservazione, pedinamento e controllo, hanno documentato uno smercio continuo di sostanze stupefacenti. Capua, spaccio e appuntamenti attraverso messaggi WhatsAppGli acquirenti davano appuntamento allo spacciatore con messaggi WhatsApp, utilizzando termini convenzionali. E i controlli dei ‘clienti’ a cui, di volta in volta, veniva sequestrato la droga acquistata, hanno mostrato che questa era destinato a un uso non personale. Sono circa 233 gli episodi di spaccio accertati, indicati in 36 capi di imputazione.Nelle perquisizioni domiciliari legate agli arresti di oggi, nell’intercapedine ricavata in un muro delle cantine di un palazzo, sono stati rinvenuti 17 panetti di hashish del peso complessivo di circa 1,8 chili, per un valore di mercato di tredicimila euro e un bilancino di precisione.Capua, i pusher temevano più il lockdown che i carabinieriMovimentavano grosse partite di droga, vendevano all’ingrosso e non temevano le forze dell’ordine ma i lockdown, che limitavano fortemente lo spaccio. L’intercettazione sulle limitazioni allo spaccio a causa della pandemia risale all’ottobre del 2020, quando la curva Covid era in risalita.A parlare e’ il presunto capo della banda di pusher, Claudio Monaco, che dice al suo interlocutore: “Dobbiamo dimezzare l’approvvigionamento perche’ se arriva un nuovo lockdown restiamo con la droga in mano”. Monaco, 51 anni, era dietro le sbarre gia’ da qualche tempo: a lui il provvedimento e’ stato notificato in cella. Capua il traffico gestito da Claudio Monaco, l’odio verso il maresciallo Antonio Montaquila, investito e uccisoE’ lui che viene intercettato mentre esprime tutto il suo disprezzo per i carabinieri, specie dopo la morte del 37enne maresciallo Antonio Montaquila, investito e ucciso a Capua nel settembre 2020 mente faceva jogging (l’investitore fu arrestato).“Devo andare a p… sui suoi fiori” dice Monaco. Dalle indagini e’ emerso che il 51enne, insieme al fratello Roberto e ai due giovani fratelli Fabio Mandesi e Davide Mandesi di 27 e 28 anni (i tre sono finiti in carcere), gestiva la base tenendo sotto scacco i residenti “onesti” del Parco.La droga veniva infatti nascosta nelle intercapedini della cantine, nel vano ascensore, mai in casa dei pusher; inoltre Monaco e complici avevano installato numerose telecamere per controllare l’arrivo delle forze dell’ordine e avevano vedette ai punti di accesso del parco.Gli appuntamenti con gli acquirenti venivano presi tramite whatsapp e venivano usati termini criptici per indicare la droga, sebbene poi tra di loro i pusher parlavano senza remore, tanto che gli inquirenti hanno potuto ricostruire l’organigramma del gruppo proprio ascoltando gli indagati.Durante le indagini i carabinieri guidati dal colonnello Paolo Minutoli hanno arrestato sette spacciatori e sequestrato 13mila euro in contanti e parecchia droga per un valore di 30mila euro; stanotte, durante l’esecuzione delle misure – vi hanno preso parte decine di carabinieri con l’unita’ cinofila proveniente da Sarno – sono stati trovati sempre in un’intercapedine quasi due chili di hashish. LEGGI TUTTO

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    Casaluce, indagato il maresciallo in pensione della Guardia di Finanza per lo scontro col prete

    Casaluce. Un sottufficiale in pensione della Guardia di Finanza che “stalkerizzava” un prete, viene denunciato e finisce sotto processo per gravi ipotesi di reato.Manifesti di protesta per l’intera citta’, affissi nei punti piu’ disparati, sui muri, sulle serrande private e di esercizi commerciali, addirittura sui pali elettrici, e poi di qua e di la’ lungo le pubbliche strade.Manifesti che creavano solo subbuglio, scompiglio e perplessita’ nei concittadini, e poi lettere indirizzate alle piu’ svariate Autorita’ civili, tra cui al Prefetto, al Questore, al Sindaco, alla Sovraintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per la provincia di Caserta, al Comando stazione carabinieri piu’ vicina, e poi anche alle Autorita’ religiose a vari livelli.Tutti esposti dai contenuti pretestuosi, calunniatori e diffamatori inviati anche alla Procura della Repubblica di Napoli Nord che venivano puntualmente archiviati : tutte queste condotte persecutorie sono state poste in essere per un lungo periodo di tempo ( e alcune tuttora sono ancora in atto ) ad opera di un anziano militare in pensione della Guardia di Finanza ai danni di un non piu’ giovane sacerdote.Il sacerdote presbitero da oltre 4O anni, di una cittadina dell’agro aversano che oramai esausto, sfinito da questi insopportabili atteggiamenti persecutori posti in essere continuamente ai suoi danni – che gli creavano tanto nocumento, ansia e continuo stress – era costretto a recarsi dai suoi legali e decideva, alla fine, di ascoltare il loro consiglio e quindi di rivolgersi alla magistratura penale.E allora i suoi avvocati, Raffaele e Gaetano Crisileo, raccolti tutti gli elementi necessari, prove e documenti, formavano un vero e proprio dossier e presentavano una serie di plurime denunzie a raffiche contro l’ex militare il cui comportamento necessitava di essere stigmatizzato.Da allora la situazione si e’ completamente capovolta : il sacerdote veniva sentito piu’ volte dalla polizia giudiziaria delegata dal pubblico ministero di espletare le indagini e rivelava e dimostrava quanto stava subendo con documenti e carte alla mano e cosi l’ex sottufficiale finalmente finiva sotto processo per una serie innumerevoli di reati.Ora e’ prossima la conclusione delle indagini e la fissazione dell’udienza preliminare, ma chissa’ che nel frattempo il Giudice per le indagini preliminare, su imput dell’Ufficio di Procura, che ha attivato la procedura del cd. codice rosso non decida di adottare qualche misura particolare personale (anche restrittiva, perche’ no ) nei confronti dell’ex militare stante l’ ipotizzabile pericolo di reiterazione dei suoi comportamenti che non e’ escluso che ricorra ( vista la costante “ostinazione” dell’ex sottufficiale verso il ministro di Dio).La giustizia trionfa e protegge i deboli : questo il detto di un famoso giurista anonimo napoletano di altri tempi che mai, come in questo caso, ha un suo fondamento di indiscutibile verita’. Cosi come la legge del contrappasso, di cui tanto parlo’ Dante Alighieri, rientra nei corsi e ricorsi storici e ha ancora oggi, dopo millenni, tanta attualita’. LEGGI TUTTO

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    Appalti rifiuti, Aversa e Caserta si costituiscono parte civile

    E’ iniziata ed e’ stata subito rinviata al prossimo 16 settembre per difetti di notifica, l’udienza preliminare relativa all’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli su un giro di appalti comunali nel settore dei rifiuti ritenuti “truccati”, che vede imputati il sindaco di Caserta Carlo Marino e altre 18 persone (oltre a quattro societa’), tra cui l’imprenditore ritenuto vicino al clan dei Casalesi Carlo Savoia, il sindaco di Curti Antonio Raiano, ex assessori, funzionari e dirigenti comunali; per tutti la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio.Nell’udienza odierna, il Gup di Napoli Anna Tirone ha preso atto che alcune notifiche non erano andate a buon fine e ha rinviato. Gia’ oggi pero’ hanno preannunciato di volersi costituire parte civile il comune di Caserta e quello di Aversa, mentre gli altri quattro Comuni e l’assessorato regionale individuati come parte offesa non hanno ancora manifestato tale volonta’, anche se per costituirsi nel processo c’e’ tempo fino all’inizio del dibattimento.L’indagine, partita nel 2018, porto’ a sei arresti il 21 dicembre scorso: furono i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (Noe) ad eseguire le misure restrittive emesse dal Gip di Napoli Ambra Cerabona, una in carcere a carico di Carlo Savoia, e le altre cinque ai domiciliari nei confronti del dirigente del Comune di Caserta Giuseppe D’Auria, dell’ex dirigente sempre del Comune capoluogo Marcello Iovino, del sindaco di Curti Antonio Raiano, del comandante della Municipale di Curti Iginio Faiella e del collaboratore di Savoia, Gennaro Cardone; nel frattempo le misure sono state annullate e tutti sono tornati in liberta’.Per la Dda di Napoli (sostituti Fabrizio Vanorio e Maurizio Giordano e Graziella Arlomede), sarebbero almeno 44 le gare d’appalto bandite da altrettanti Comuni delle province di Caserta, Napoli, Salerno, Benevento, Latina e Potenza nel settore dei rifiuti solidi urbani, che sarebbero state “aggiustate” dall’imprenditore Carlo Savoia, e dai suoi collaboratori, con la complicita’ di alcuni sindaci e dei funzionari pubblici, anche se poi nella richiesta di rinvio a giudizio sono state individuate sette persone offese (Comuni di Caserta, Aversa, Cardito, Lusciano, Curti, Villa Literno e l’assessorato all’ambiente della Regione Campania).A Caserta la gara d’appalto “truccata” si e’ svolta nel 2018 davanti alla stazione appaltante dell’Asmel, vi prese parte anche l’azienda di Savoia, la Xeco srl (destinataria della richiesta di rinvio a giudizio), ma alla fine l’appalto non fu aggiudicato e la gara fu sospesa proprio per l’esistenza dell’indagine; proprio qualche giorno fa il dirigente del settore ambiente del Comune di Caserta ha annullato definitivamente il bando del 2018, nonostante vi pendesse il ricorso di una ditta che aveva preso parte alla gara. Il collegio difensivo e’ composto, tra gli altri, dagli avvocati Mario Griffo, Giuseppe Stellato e Raffaele Costanzo. LEGGI TUTTO

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    Capua, blitz anti-spaccio: 16 persone arrestate

    Capua. E’ di sedici persone arrestate (nove finiti in carcere e sette ai domiciliari) su ordine del Gip di Santa Maria Capua Vetere il bilancio di un’operazione effettuata dai carabinieri di Capua in numerosi centri del Casertano, che ha accertato l’esistenza di una piazza di spaccio nel comune di Sparanise e in quelli limitrofi del comprensorio agro-caleno, come Calvi Risorta e Carinola.Gli indagati, e’ emerso, spacciavano marijuana, hashish e cocaina nella piazza centrale del paese e nascondevano la droga in varie aree del centro abitato, legando le dosi a delle calamite che venivano attaccate ai segnali stradali o alle fioriere presenti sulla strade pubbliche. L’indagine e’ stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, e realizzata dai carabinieri attraverso attivita’ di intercettazione telefonica e tradizionali servizi di appostamento e osservazione.Secondo quanto si e’ appreso gli spacciatori acquistavano la droga soprattutto nelle basi di Caivano, Castel Volturno e Capua, e poi la rivendevano a Sparanise e nei centri vicini; la vendita ai consumatori avveniva in strada, soprattutto in piazza e in altre zone concordate tramite appuntamenti presi con un linguaggio criptico. Centinaia le cessioni accertate, oltre 400. Durante le indagini sono stati arrestati tre pusher colti in flagranza ed e’ stata sequestrata droga per un valore di oltre 10mila euro; numerosi anche i consumatori segnalati alla prefettura. LEGGI TUTTO

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    Due pazienti morti e una grave: tre inchieste sul dottor Stefano Cristiano

    Le tre inchieste penali parallele a carico del dott. Stefano Cristiano: la morte di Francesco Di Vilio, la morte di Raffaele Arcella e le lesioni gravissime subite da Angela Iannotta, ancora in pericolo di vita.Ieri ennesima udienza al Tribunale di Nola (presidente Alessandra Zingales )per la morte di Raffaele Arcella il giovane 29 enne di Caivano deceduto tre anni fa a seguito di un intervento di chirurgia bariatrica alla clinica Trusso di Ottaviano eseguito dal dott. Stefano Cristiano imputato di omicidio colposo.Raffaele era di Caivano ma abitava a Crispano. I familiari di Raffaele, la moglie Maria di soli 26 anni, il figlio di 8 mesi, il padre Antonio e la madre Teresa Grimaldi sono costituiti parte civile con l’avvocato Fernando Pellino e la prossima udienza e’ fissata per il 15 settembre prossimo.In quella data dovra’ essere sentito il consulente medico legale della parte civile il dottor Giuseppe Liguori che ieri non e’ riuscito a completare il suo interrogatorio e che dovra’ probabilmente solo riportarsi alle conclusioni del prof. Guido Sciaudone.Il consulente del pubblico ministero  ha spiegato che Raffaele mori a causa di un errore medico compiuto durante l’intervento di mini by pass gastrico dal dottore Cristiano e dal dottore Carlo Casillo perche’ venne recisa l’arteria retrostante l’aorta.Il dottore Stefano Cristiano era presente in aula insieme al suo avvocato e nel calendario di ottobre ha chiesto di essere interrogato. Nel volto dei familiari di Raffaele, pure loro presenti in aula, la disperazione per un lutto devastante che li ha colpito.Intanto Angela Iannotta, pure lei operata di chirurgia bariatrica dal dottore Stefano Cristiano, e’ ancora in pericolo di vita anche se continua a dare segni di miglioramenti : dopo l’intervento ricostruttivo di chirurgia viscerale di due giorni fa, durato tra le 7 e le 9 ore, eseguito dal professor Franco Corcione accademico e direttore della chirurgia generale al secondo policlinico universitario partenopeo.La giovane mamma di Santa Maria Capua Vetere ieri e’ uscita dalla terapia intensiva  superando con anticipo le 48 ore critiche di cui ha parlato il prof. Corcione ed ora e’ tornata nel Reparto di Chirurgia anche se e’ ancora in prognosi riservata.Durante l’intervento – come ha dichiarato il prof. Corcione – alcuni organi interni sono stati letteralmente trovati bruciati e sono stati ricostruiti. Ora fara’ degli accertamenti diagnostici tra cui una tac e il prof. Corcione la tiene continuamente monitorata.A questo punto bisogna attendere ancora almeno 7 giorni – ha detto ieri il professore – per capire come il fisico della giovane continuera’ a reagire al complesso intervento multidisciplinare eseguito.Intanto i legali di Angela gli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo ( che hanno nominato dei loro consulenti ) attendono gli sviluppi dell’inchiesta penale da parte della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che dopo 5 sequestri di atti e documenti alla Clinica Villa del Sole di Caserta e ad altre strutture private accreditate interessate sta assumendo la dimensione di una mega inchiesta per numeri di indagati e per ipotesi di reato ( dalle lesioni colpose all’ omicidio colposo, alla falsificazione di atti ecc.).In particolare l’indagine punta anche ad accertare una colpa organizzativa nei confronti della Villa del Sole di Caserta.Le cartelle cliniche cosi come i documenti amministrativi sequestrati sono al vaglio di esperti nominati dalla magistratura per individuare profili di responsabilita’ penale per colpa medica dei sanitari che hanno trattato Angela Iannotta e Francesco Di Vilio, ( quest’ultimo deceduto ) ambedue colpiti da setticemia e choc settico dopo diversi interventi eseguiti sempre dal chirurgo bariatrico dott. Stefano Cristiano, responsabile di chirurgia della Villa del Sole ed eseguiti presso quella struttura privata casertana.Intanto l’ inchiesta prosegue anche sul versante amministrativo: l’Asl di Caserta, il suo Direttore Generale e la Regione Campania su imput del Ministro della Sanita’ sono stati interessati ad aprire un’ inchiesta per accertare se la struttura privata convenzionata casertana poteva eseguire interventi di chirurgia bariatrica sebbene non sia munita di terapia intensiva e di rianimazione. E allora su quali basi e’ stato concesso l’accreditamento regionale ?Si chiede il padre di Angela, Mario Iannotta. L’inchiesta amministrativa una volta conclusa potrebbe coinvolgere anche chi ha espresso il parere sull’accreditamento regionale. LEGGI TUTTO

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    Clamorosa Assoluzione per Cuozzo: piazzò bomba micidiale sotto casa di una donna

    La Corte D’Appello di Napoli, IV Sez. Penale, ha assolto Ettore Cuozzo, di Rotondi, di 34 anni, difeso dall’Avvocato Vittorio Fucci.
    In particolare il Cuozzo era imputato di porto e detenzione illegale in luogo pubblico di un ordigno micidiale e di minacce gravi ai danni di una donna, perché, posizionando l’ordigno sotto l’abitazione della donna, in Rotondi, minacciava quest’ultima e la sua famiglia di morte.

    In primo grado il Tribunale di Avellino infliggeva a Cuozzo 3 anni e 7 mesi di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni. La Corte D’Appello, accogliendo le tesi dell’Avv. Fucci, ha ribaltato la sentenza del Giudice di primo grado ed ha assolto il Cuozzo. LEGGI TUTTO

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    Caserta, quinto sequestro di documenti alla clinica Villa del Sole

    Quinto sequestro di cartelle cliniche e documenti sanitari alla Clinica Villa del Sole di Caserta: spunta altro caso di presunta malasanita’, ancora una volta per intervento di chirurgia bariatrica.La squadra di polizia giudiziaria si e’ recata, per la quinta volta in quattro mesi, nella clinica Villa del Sole di Caserta per sequestrare documenti sanitari a seguito di una nuova denunzia contro il dott. Stefano Cristiano e contro la struttura.Il nuovo caso e’ connesso sia alla presunta vicenda di malasanita’ di Angela Iannotta, la giovane 29enne sammaritana madre di tre figli piccoli in precarie condizioni di salute dopo di aver subito due mini bypass gastrici dal dott. Cristiano sia alla morte di Francesco Di Vilio, 69 anni, morto il 1 gennaio di quest’anno all’ Ospedale  Cardarelli di Napoli.
    Anche la storia di Francesco è drammatica: dopo essere stato sottoposto a tre interventi chirurgici presso la clinica di Caserta, dopo un lungo periodo di degenza in quella struttura privata, venne trasferito all’Ospedale Cardarelli dove mori’: anche in questo caso si ebbe necrosi di alcuni organi interni, setticemia e choc settico.
    Il quinto sequestro è avvenuto un paio di giorni fa , presso la Clinica Villa del Sole di Caserta, alla presenza del direttore sanitario della struttura privata accredita con il SSN ed e’ scattato a seguito di una denunzia di un’altra presunta vittima di malasanita’ di cui non si conosce il nome contro il dott. Stefano Cristiano e contro quella struttura.
    Angela intanto è ricoverata al secondo Policlinico Universitario di Napoli nel Reparto diretto dal prof. Francesco Corcione accademico universitario e direttore della chirurgia italiana che dirigera’ non appena ci saranno le condizioni l’equipe multidisciplinare per l’intervento di ricostruzione di alcuni organi interni alla giovane donna ( che è ancora alimentata per via endovenosa e con un sondino). Angela era stata operata una prima volta nella cllinica Villa Letizia de L’Aquila, e poi a un secondo intervento a Villa del Sole, ai primi di gennaio di quest’anno.
    Colpita da setticemia e choc, fu sottoposta ad un delicato intervento chirurgico nell’ospedale Civile di Caserta, dove venne trasportata d’urgenza il 3 feb. scorso di notte, al quale intervento seguì una quarta operazione. Attualmente oltre al dott. Cristiano risultano indagati altri medici di Villa del Sole e di Villa Letizia di cui non si conoscono i nomi.La famiglia Iannotta e il figlio di Di Vilio sono assistiti dagli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo.
    E’ stata chiesta anche un’indagine amministrativa per setacciare il management sanitario della struttura sanitaria privata casertana. Si punta ad accertare se la Clinica Villa del Sole sia in possesso dei requisiti per l’accreditamento istituzionale a svolgere rischiosi interventi di chirurgia bariatrica (come quello eseguito su Angela Iannotta, a seguito del quale e’ finita in pericolo di vita ) e interventi chirurgici complessi (come i tre eseguiti su Francesco Di Vilio, a seguito dei quali è deceduto).
    Tutti avvenuti in regime di convenzione e pagati dal servizio sanitario nazionale. Gli ispettori devono accertare se la Clinica Villa del Sole di Caserta abbia i requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici tale da attribuirle correttamente il previsto livello di classe per eseguire tali speciali prestazioni e il tipo di rapporto di lavoro che aveva il dott. Cristiano con la clinica di Caserta. LEGGI TUTTO

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    Caserta, appalti rifiuti truccati: chiesto il giudizio anche per il sindaco Marino

    Caserta. Gare d’appalto truccate per i rifiuti: il gup del tribunale di Napoli ha fissato per il prossimo 17 giugno prossimo l’udienza preliminare.

    Il rinvio a giudizio e’ stato chiesto dai pm Graziella Arlomede, Maurizio Giordano e Fabrizio Vanorio della Direzione distrettuale antimafia di Napoli per 19 persone e quattro societa’. L’indagine, partita nel 2018, porto’ a sei arresti il 21 dicembre scorso: furono i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (Noe) ad eseguire le misure restrittive. Per gli inquirenti e’ l’imprenditore Carlo Savoia la figura centrale dell’indagine.
    La Dda di Napoli aveva acceso i riflettori su 44 le gare d’appalto bandite da altrettanti Comuni delle province di Caserta, Napoli, Salerno, Benevento, Latina e Potenza. Nella richiesta di rinvio a giudizio sono state individuate sette parti offese (i Comuni di Caserta, Aversa, Cardito, Lusciano, Curti, Villa Literno e l’assessorato all’ambiente della Regione Campania).
    Tra le persone per le quali e’ stato richiesto il rinvio a giudizio c’e’ il sindaco di Caserta, Carlo Marino che dice: “Gia’ nel corso della fase investigativa la mia posizione e’ stata fortemente ridimensionata. Resta solo un’ipotesi accusatoria di aver dato dei consigli per una procedura che non si piu’ effettuata in quanto annullata da me stesso. Sono convinto che in sede di udienza preliminare sara’ chiarita completamente la vicenda”.
    Il collegio difensivo e’ composto tra gli altri dagli avvocati Giuseppe Stellato, Mario Griffo, Raffaele Costanzo, Gennaro Iannotti e Alberto Martucci. LEGGI TUTTO

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    Santa Maria Capua Vetere, il figlio di Francesco Di Vilio: “Riesumate il corpo di mio padre”

    Santa Maria Capua Vetere, il figlio di Francesco Di Vilio: “Perche’ non riesumate ancora la salma di mio padre per accertare la verità?”.

    Ecco il grido contro il chirurgo dott. Stefano Cristiano del figlio di Francesco Di Vilio, Salvatore, che qualche giorno fa e’ stato a lungo interrogato dal magistrato e dalla polizia giudiziaria delegata di eseguire le indagini e ha chiesto che venga effettuata al piu’ presto l’autopsia sul corpo del padre deceduto dopo un’operazione simile a quella della giovane mamma sammaritana Angela Iannotta.
    Ambedue ( sia suo padre che Angela ) colpiti da grave setticemia e choc settico mentre erano ricoverati alla Clinica Villa del Sole di Caserta ed entrambi trasferiti forse in ritardo (rispetto alle complicanze post operatorie subentrate) presso Ospedali Pubblici attrezzati e di livello superiore.
    Dopo la denuncia presentata dagli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo per conto di Angela Iannotta (la 29enne sammaritana) nei confronti del chirurgo napoletano dott. Stefano Cristiano che l’ha operata per ben due volte, si era aggiunta sempre nel febbraio scorso la denunzia di Salvatore Di Vilio, che aveva chiesto la riesumazione della salma del suo papà, Francesco (deceduto il 1 gennaio di quest’anno) per effettuare l’esame autoptico sulla salma del proprio genitore.
    Di qui l’apertura di un’inchiesta penale presso la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Questa richiesta di riesumazione Salvatore Di Vilio l’ha rivolto agli inquirenti nei giorni scorsi quando e’ stato sottoposto ad un lungo interrogatorio da parte degli inquirenti che conducono le indagini sul mega processo in corso in cui il giovane trentenne che vive a Roma e lavora presso l’Universita’ Tor Vergata della capitale ha chiarito passaggio per passaggio l’intero dramma che ha vissuto suo padre Francesco ( e di cui lui ha condiviso con il genitore tutti i momenti drammatici di questa incredibile vicenda) dal ricovero presso la Clinica Villa del Sole di Caserta fino alla morte dopo le complicanze per setticemia e choc presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli.
    L’uomo, infatti, morì dopo essere stato sottoposto a piu’ interventi chirurgici complessi come quelli cui è stata sottoposta Angela Iannotta. L’ipotesi è che anche in quel caso possa essere stato commesso qualche errore. Francesco Di Vilio, 69 anni, è morto il 1 gennaio di quest’anno all’ AORN Ospedale  Cardarelli di Napoli.
    Anche la storia di Francesco è drammatica: dopo essere stato sottoposto a ben tre interventi di chirurgia, sempre presso la clinica di Caserta, da parte sempre del dott. Stefano Cristiano, dopo un lungo periodo di degenza nella struttura privata, come nel caso di Angela, venne trasferito presso l’Ospedale Cardarelli dove, dopo un intervento chirurgico di 9 ore, mori’ per le complicanze che ne derivarono: anche questa volta si erano formate gravi necrosi di alcuni suoi organi vitali e conseguente severa setticemia del sangue.
    Il filone della duplice indagine penale condotta dalla magistratura sammaritana si allarga a macchia d’olio. Oltre al chirurgo bariatrico dott. Stefano Cristiano sono indagati altri medici sia della Clinica Villa Letizia de L’Aquila che della Clinica Villa del Sole di Caserta.
    Non si conosce al momento ancora il numero esatto degli inquisiti dopo soli 4 mesi di indagini.Sequestrate le cartelle cliniche e la documentazione sanitaria che ora sono al vaglio degli inquirenti e del pool di esperti medici legali e chirurghi nominati dal Pubblico Ministero.
    Intanto Salvatore Di Vilio vuole vederci chiaro fino in fondo e ha fatto un appello pubblico al Ministro della Sanita’ Roberto Speranza e al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e ha dichiarato: “Chiedo che venga fatta chiarezza non solo in sede penale ma anche con un’inchiesta amministrativa del Ministro e della Regione Campania sulla struttura privata convenzionata con il SSN che ha trattato nella fase pre, intra e post operatoria mio padre per verificare se era in possesso di tutti i requisiti di idoneita’ tecnica e sanitaria per effettuare interventi cosi complessi, tre addirittura eseguiti nell’arco di un mese circa”. LEGGI TUTTO

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    Santa Maria Capua Vetere, il figlio di Francesco Di Vilio: “Riesumate il corpo di mio padre”

    Santa Maria Capua Vetere, il figlio di Francesco Di Vilio: “Perche’ non riesumate ancora la salma di mio padre per accertare la verità?”.

    Ecco il grido contro il chirurgo dott. Stefano Cristiano del figlio di Francesco Di Vilio, Salvatore, che qualche giorno fa e’ stato a lungo interrogato dal magistrato e dalla polizia giudiziaria delegata di eseguire le indagini e ha chiesto che venga effettuata al piu’ presto l’autopsia sul corpo del padre deceduto dopo un’operazione simile a quella della giovane mamma sammaritana Angela Iannotta.
    Ambedue ( sia suo padre che Angela ) colpiti da grave setticemia e choc settico mentre erano ricoverati alla Clinica Villa del Sole di Caserta ed entrambi trasferiti forse in ritardo (rispetto alle complicanze post operatorie subentrate) presso Ospedali Pubblici attrezzati e di livello superiore.
    Dopo la denuncia presentata dagli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo per conto di Angela Iannotta (la 29enne sammaritana) nei confronti del chirurgo napoletano dott. Stefano Cristiano che l’ha operata per ben due volte, si era aggiunta sempre nel febbraio scorso la denunzia di Salvatore Di Vilio, che aveva chiesto la riesumazione della salma del suo papà, Francesco (deceduto il 1 gennaio di quest’anno) per effettuare l’esame autoptico sulla salma del proprio genitore.
    Di qui l’apertura di un’inchiesta penale presso la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Questa richiesta di riesumazione Salvatore Di Vilio l’ha rivolto agli inquirenti nei giorni scorsi quando e’ stato sottoposto ad un lungo interrogatorio da parte degli inquirenti che conducono le indagini sul mega processo in corso in cui il giovane trentenne che vive a Roma e lavora presso l’Universita’ Tor Vergata della capitale ha chiarito passaggio per passaggio l’intero dramma che ha vissuto suo padre Francesco ( e di cui lui ha condiviso con il genitore tutti i momenti drammatici di questa incredibile vicenda) dal ricovero presso la Clinica Villa del Sole di Caserta fino alla morte dopo le complicanze per setticemia e choc presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli.
    L’uomo, infatti, morì dopo essere stato sottoposto a piu’ interventi chirurgici complessi come quelli cui è stata sottoposta Angela Iannotta. L’ipotesi è che anche in quel caso possa essere stato commesso qualche errore. Francesco Di Vilio, 69 anni, è morto il 1 gennaio di quest’anno all’ AORN Ospedale  Cardarelli di Napoli.
    Anche la storia di Francesco è drammatica: dopo essere stato sottoposto a ben tre interventi di chirurgia, sempre presso la clinica di Caserta, da parte sempre del dott. Stefano Cristiano, dopo un lungo periodo di degenza nella struttura privata, come nel caso di Angela, venne trasferito presso l’Ospedale Cardarelli dove, dopo un intervento chirurgico di 9 ore, mori’ per le complicanze che ne derivarono: anche questa volta si erano formate gravi necrosi di alcuni suoi organi vitali e conseguente severa setticemia del sangue.
    Il filone della duplice indagine penale condotta dalla magistratura sammaritana si allarga a macchia d’olio. Oltre al chirurgo bariatrico dott. Stefano Cristiano sono indagati altri medici sia della Clinica Villa Letizia de L’Aquila che della Clinica Villa del Sole di Caserta.
    Non si conosce al momento ancora il numero esatto degli inquisiti dopo soli 4 mesi di indagini.Sequestrate le cartelle cliniche e la documentazione sanitaria che ora sono al vaglio degli inquirenti e del pool di esperti medici legali e chirurghi nominati dal Pubblico Ministero.
    Intanto Salvatore Di Vilio vuole vederci chiaro fino in fondo e ha fatto un appello pubblico al Ministro della Sanita’ Roberto Speranza e al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e ha dichiarato: “Chiedo che venga fatta chiarezza non solo in sede penale ma anche con un’inchiesta amministrativa del Ministro e della Regione Campania sulla struttura privata convenzionata con il SSN che ha trattato nella fase pre, intra e post operatoria mio padre per verificare se era in possesso di tutti i requisiti di idoneita’ tecnica e sanitaria per effettuare interventi cosi complessi, tre addirittura eseguiti nell’arco di un mese circa”. LEGGI TUTTO

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    Camorra, omicidio in discoteca durante “Mak P”, condannato il boss Zagaria

    Camorra: trent’anni di carcere per il boss Michele Zagaria e Vincenzo Schiavone.

    Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Napoli Giovanni De Angelis ha condannato a 30 anni di carcere, al termine del rito abbreviato, i boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria e Vincenzo Schiavone alias “petillo“, imputati per l’omicidio di Michele Della Gatta, elemento della cosca ucciso in un lido di Castel Volturno nel 1999.
    Il gup ha inoltre inflitto 10 anni e otto mesi ad Antonio Iovine, detto “o ninno”, ex boss dei Casalesi divenuto collaboratore di giustizia. Per quasi venti anni, del delitto non erano mai stati scoperti mandanti ed esecutori, tanto che la prima indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, attivata dopo l’omicidio, si era chiusa con un’archiviazione.
    Poi importanti collaboratori di giustizia del clan, in primis Nicola Schiavone, primogenito del capo dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone, e quindi lo stesso Antonio Iovine, hanno iniziato a parlare del delitto Della Gatta aprendo nuovi scenari. E’ emerso che Zagaria e appunto Iovine furono i mandanti del delitto, mentre Vincenzo Schiavone fu l’esecutore materiale, e che il delitto, avvenuto il 5 giugno 1999, sarebbe strettamente connesso ad un altro fatto di sangue accaduto tre mesi prima, il 19 marzo dello stesso anno, ovvero quello di Carlo Amato, figlio del boss Salvatore Amato, che allora controllava la citta’ di Santa Maria Capua Vetere.
    Carlo Amato, emerse dalle immediate indagini della Dda, fu pestato e accoltellato mortalmente da Della Gatta, allora esponente della famiglia Schiavone, in una discoteca di Santa Maria dove era in corso il “MakP 100” del liceo scientifico Amaldi; la festa era stata organizzata dall’allora 18enne Walter Schiavone, figlio di Sandokan, che era ovviamente presente. Pare che Carlo avesse offeso Walter Schiavone e il fratello Nicola, per cui Della Gatta reagi’ pestando e uccidendo Amato.
    Il padre di quest’ultimo voleva quindi vendicarsi colpendo uno dei figli di Sandokan, cosi’ i capi del clan dei Casalesi, per evitare sanguinose vendette e dunque una probabile faida, decisero di uccidere Della Gatta. Nello staff dei difensori Paolo Di Furia, Emilio Martino e Giuseppe Tessitore. LEGGI TUTTO