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    Dirty Glass, dal nuovo blitz spuntano altri tre indagati

    In “Dirty Glass”, a margine del blitz disposto dall’Antimafia di Roma nelle società ritenute riconducibili all’imprenditore Luciano Iannotta, già accusato di aver messo in piedi un vasto sistema criminale avvalendosi anche del clan Di Silvio, spuntano altri tre indagati.Si tratta dei contabili Guido Rachella, di Priverno, e Michele Nappi, di Latina, e del commercialista Sergio Gasbarra, di Cisterna.
    Circa 200 poliziotti, tra investigatori della squadra mobile, dell’anticrimine e della postale, coordinati dallo Sco, hanno perquisito e sequestrato computer e documenti in aziende di Latina, Piacenza, Grosseto, Bologna, Milano, Lecce, Cosenza, Napoli, Avellino, Frosinone e Rieti.
    L’attenzione principale è comunque concentrata sui sequestri compiuti a Sonnino, nel quartier generale di Iannotta, dove sarebbero spuntati subito atti utili a confermare la stessa ipotesi di autoriciclaggio, pacchi di cambiali e un’ampia documentazione anche sugli affari attorno al porto di Sperlonga.
    Il blitz è stato disposto dalla Dda di Roma alla luce di una nota dell’8 ottobre scorso della squadra mobile di Latina e soprattutto della relazione presentata dall’amministratore giudiziario delle società sequestrate a Iannotta al momento del suo arresto due mesi fa, il quale ha evidenziato che la Italy Glass aveva emesso e ricevuto numerose fatture relative ad operazioni inesistenti con società del gruppo Akros, amministrata dall’indagato, anche lui arrestato, Luigi De Gregoris, o con società riferibili comunque a Iannotta.
    Gli inquirenti, alla luce anche degli interrogatori del fisioterapista Natan Altomare, arrestato sempre in Dirty Glass, si sono quindi convinti che Iannotta, ex presidente della Confartigianato di Latina e del Terracina Calcio, si sia unito con De Gregoris, Michele Tecchia, Pio Taiani, Rachella e Nappi per compiere più reati di false comunicazioni sociali, emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti, con relativa dichiarazione fraudolenta, trasferimento fraudolento di beni, riciclaggio e autoriciclaggio, utilizzando proprio le società del gruppo Akros.
    La Dda sospetta soprattutto, considerando i rapporti di Iannotta con esponenti della criminalità, da quelli con Pasquale Pirolo a quelli col clan Di Silvio, che abbia agevolato organizzazioni mafiose, mettendo proprio le società del gruppo Akros a disposizione per riciclare denaro sporco, schermato dall’apparente operatività delle imprese commerciali e dalla falsa fatturazione delle stesse.
    Gasbarra invece, già arrestato per la bancarotta Midal, è stato indagato essendo depositario delle scritture contabili delle aziende finite nel mirino.
    Gli investigatori, a caccia di contabilità parallela, e soprattutto i consulenti della Dda, dovranno ora analizzare l’enorme mole di materiale sequestrato.
    Sempre Gasbarra rientra inoltre tra la piccola cerchia di professionisti i cui nomi spuntano fuori nei principali fallimenti decretati dal Tribunale di Latina negli ultimi venti anni e al centro di una maxi-inchiesta della Procura di Latina in corso da tempo, con la quale gli inquirenti stanno cercando di stabilire se dietro a crac e bancarotte, riconducibili a pochi gruppi imprenditoriali, tra cui quello di Iannotta, vi sia stata una vera e propria regia che avrebbe fatto perdere somme enormi, migliaia di posti di lavoro e arricchire pochi imprenditori e professionisti.
    Il commercialista Gasbarra è stato componente del collegio sindacale della fallita Cantieri Navali Rizzardi, un crac attorno al quale gli inquirenti hanno ipotizzato il reato di bancarotta, e tra i destinatari di azione di responsabilità da parte della curatela fallimentare per 92 milioni di euro.
    Incarico avuto anche in Italcraft, società nautica del gruppo ugualmente fallita e al centro di un’articolato procedimento anche per riciclaggio.
    Lo stesso si è occupato della Etr e delle società del gruppo Perrozzi, ovvero dell’imprenditore Fabrizio Perrozzi, a cui è stato confiscato un patrimonio da 150 milioni di euro perché considerato frutto di attività criminali.
    Sempre Gasbarra è stato poi arrestato appunto nell’inchiesta sulla bancarotta Midal ed è imputato nel relativo processo, una società da cui avrebbe percepito annualmente circa 600mila euro.
    Un professionista che nel tempo ha avuto numerosissimi incarichi dalla sezione fallimentare del Tribunale di Latina e che, dopo l’arresto, interrogato dal gip Costantino De Robbio, sostenne che le sue consulenze per il colosso della distribuzione alimentare riguardavano anche il mantenimento di buoni rapporti con agenzie governative locali e con magistrati che avevano ruoli di vertice nell’ufficio giudiziario di Latina.
    Noti del resto i pranzi organizzati da Gasbarra nella sua villa a Cisterna e i voli con il suo elicottero, su cui ospitava anche magistrati, vicende su cui intervenne lo stesso presidente del Tribunale di Latina, Antonio Pannunzio, vietando quelle consuetudini.
    Il commercialista di Cisterna fu infine nominato coadiutore contabile del commissario giudiziale nel concordato Permaflex, società poi fallita e oggetto del primo processo per bancarotta a carico dell’imprenditore Alberto Veneruso.

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    Tentato omicidio della compagna, imprenditore liberato

    Libero l’imprenditore edile di Cisterna accusato di maltrattamenti in famiglia, tentato omicidio e lesioni personali aggravate nei confronti della compagna.Accogliendo la richiesta dell’avvocato Lorenzo Magnarelli, difensore dell’imputato, il Tribunale di Latina ha rimesso in libertà il 36enne, finito inizialmente in carcere e poi ai domiciliari.
    Secondo gli inquirenti, l’imprenditore, a partire dal 2018, avrebbe più volte aggredito e umiliato la convivente, cercando infine il 5 gennaio scorso di ucciderla mentre era alla guida della propria auto, simulando su via Ninfina un incidente stradale, sterzando e piombando in un canale dopo aver detto alla donna: “Ora ti ammazzo”.
    Nuova udienza e probabile conclusione del processo il prossimo 25 novembre.

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    Caduta fatale dal tetto di un capannone, in due a giudizio

    Due rinvii a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo e violazioni alle norme sulla sicurezza sul lavoro, per la morte dell’operaio Daniele Angeletti, 50enne di Cisterna, deceduto il 18 gennaio di due anni fa a Prossedi dopo essere precipitato dal tetto di un capannone su cui stava lavorando.Un volo fatale da un’altezza di circa otto metri.
    Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, ha disposto un processo per Salvatore Meo, legale rappresentante della “Sia di Meo Salvatore sas” e datore di lavoro della vittima, e Giuseppe Bardari, amministratore unico della “Ittella Italy”, che si occupa di lavorazione e conservazione di prodotti alimentari, che aveva commissionato i lavori alla “Sia”.
    Il processo inizierà il prossimo 20 gennaio 2021, davanti al giudice del Tribunale di Latina, Francesco Valentini.
    La moglie, i due figli e il fratello della vittima si sono già costituiti parte civile.
    Il 50enne scivolò sulla copertura in plexiglass del capannone, che si ruppe e lo fece precipitare al suolo. Inutili i soccorsi.
    Le indagini hanno portato a ritenere responsabili del dramma i due imprenditori, indagati e ora mandati a giudizio.

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    Meccano, il Tar ha deciso: deve restituire i fondi pubblici ottenuti

    Questa volta dal Tar non è stato lanciato alcun salvagente.L’articolatissimo ricorso presentato dal Fallimento Meccano Aeronautica srl in liquidazione, già Società Meccano Aeronautica spa, contro l’Agenzia Regionale per gli Investimenti e lo Sviluppo-Sviluppo Lazio spa, società strumentale della Regione Lazio, è stato bocciato su tutta la linea e i giudici amministrativi del Lazio hanno stabilito che l’azienda dovrà restituire i fondi pubblici ottenuti per far ripartire lo stabilimento in precedenza utilizzato dalla Goodyear a Cisterna e che invece, senza che sia stato recuperato un posto di lavoro, è rimasto un rudere coperto da rovi.
    Questa volta non c’è stato alcun cavillo utile a salvare Meccano.
    Il Tar ha avallato completamente il provvedimento preso nel 2010 da Sviluppo Lazio, con cui all’azienda di Alberto Veneruso, che per tali vicende è al centro di una delicata inchiesta su cui pendono dieci richieste di rinvio a giudizio, sono stati revocati i benefici ed è stata chiesta la restituzione delle sovvenzioni già erogate, pari ad oltre tre milioni di euro.
    E tutto perché Sviluppo Lazio ha contestato la presentazione da parte di Meccano di “documentazione irregolare” e l’alienazione “degli immobili oggetto di agevolazione”.
    In pratica sono state contestate la presentazione di documenti fasulli per il pagamento del settimo e ottavo SAL e la cessione dell’immobile ex Goodyear ad Alven Investimenti srl, dunque a una società dello stesso gruppo Veneruso.
    Elementi che hanno portato Sviluppo Lazio a battere sull’”inaffidabilità del soggetto destinatario di risorse della collettività“.
    Nello stabilimento Goodyear erano impiegati oltre 240 lavoratori.
    Meccano doveva salvare quei posti di lavoro, con un piano industriale da 13 milioni di euro, ma che quello sia stato un sogno infranto è noto da tempo. O meglio è noto da tempo che l’intera operazione, stando a quello che è sinora emerso dalle stesse indagini, sarebbe stata soltanto un gigantesco raggiro.
    Come è noto che non è stata fatta neppure la bonifica dell’ex stabilimento.
    Ora però i fondi pubblici devono essere restituiti dalla curatela fallimentare.
    “Sviluppo Lazio – viene sottolineato nella sentenza – ha appreso, dopo aver erogato il contributo di 409.429,05 euro, sbloccato sulla dimostrazione che tale importo era stato utilizzato da Meccano Aeronautica spa per pagare due fatture relative allo smaltimento di rifiuti, che tali fatture in realtà non erano state onorate e che la ricorrente aveva, in sostanza, estorto al fornitore, con l’inganno, una quietanza di pagamento, grazie alla quale era poi riuscita ad ottenere l’erogazione da parte di Sviluppo Lazio spa”.

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    Botte alla compagna, condannato a otto mesi di reclusione

    Otto mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena.Questa la condanna inflitta dal giudice del Tribunale di Latina, Enrica Villani, a un 45enne indiano, accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni nei confronti della compagna di cinque anni più giovane e della figlia di quest’ultima, che all’epoca dei fatti aveva sei anni.
    Il caso emerse nel 2014. Dopo aver notato dei problemi della bambina a scuola e raccolte le prime confidenze dalla madre della piccola, i servizi sociali del Comune di Cisterna interessarono della vicenda la Polizia.
    Spuntò così fuori la storia che la donna si era legata al 45enne dopo la morte del marito e che, insieme alla sua bambina, vivevano in un pollaio adattato ad abitazione.
    Secondo gli inquirenti, la donna, che avviate le indagini cercò rifugio in una struttura protetta, veniva violentata dall’imputato e picchiata, con la piccola costretta ad assistere tenendo le braccia alzate.
    Il 1 aprile 2014 sempre la donna sarebbe stata picchiata, riportando una prognosi di 21 giorni, e abusata sessualmente.
    Infine un lungo elenco di maltrattamenti che il 45enne avrebbe inflitto alla compagna e alla bambina quando, ubriaco e drogato, le avrebbe picchiate, costrette a stare in ginocchio davanti a lui e tirate per i capelli.
    La donna e la minore hanno però poi ridimensionato le accuse e, mentre è in corso un procedimento per violenza sessuale, il giudice Villani ha condannato il 45enne, difeso dall’avvocato Alessandro Farau, solo per l’accusa di lesioni, assolvendolo da quella di maltrattamenti.
    Una sentenza emessa a fronte di una richiesta di condanna a tre anni e mezzo di reclusione avanzata dal pubblico ministero.

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    Pedofilia, arriva la condanna a quattro anni di reclusione

    Quattro anni di reclusione.Questa la condanna inflitta dal Tribunale di Latina a un 45enne di Cisterna accusato di tentata violenza sessuale su una minorenne.
    L’imputato, secondo la pubblica accusa, l’11 ottobre 2013 avrebbe avvicinato la figlia della cugina della compagna, una bambina di dieci anni, dopo averla contattata tramite Facebook e le avrebbe chiesto una prestazione particolare, cercando di farsi aprire la porta di casa dalla piccola.
    Un processo che ha ruotato molto sui messaggi tra la minore e l’imputato, sui quali il difensore, l’avvocato Alessandro Farau, ha sostenuto che non essendo state prodotte le chat in originale potevano essere state modificate.
    Il Tribunale ha però ritenuto fondata l’accusa e ha condannato il 45enne, per cui il pubblico ministero aveva anche chiesto una pena più mite, tre anni e mezzo di reclusione.
    Scontato il ricorso in appello.

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    Uxoricidio, la Corte d’Assise prende tempo su Trabacchin

    La Corte d’Assise del Tribunale di Latina prende tempo sull’uxoricida. Nella prima udienza per l’omicidio di Elisa Ciotti, i difensori di Fabio Trabacchin, gli avvocati Luca Amedeo Melegari e Fabrizio Mercuri, sono tornati a chiedere, come avevano già fatto con il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Molfese, di rinviare l’udienza in […] LEGGI TUTTO

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    Uccisione del coinquilino rumoroso: fu omicidio preterintenzionale

    Non volevano uccidere. I due romeni accusati di aver ucciso, a Cisterna, un connazionale a calci e pugni, perché faceva rumore e li disturbava mentre dormivano, sono stati condannati dalla Corte d’Assise del Tribunale di Latina, che ha però derubricato il reato di omicidio volontario in omicidio preterintenzionale. Condannati così il 38enne Dan Puiu a […] LEGGI TUTTO

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    Micalusi, Zizzo e i tanti intrecci tra il boss Senese e il territorio pontino

    Sembra quasi una beffa per un boss del calibro di Michele Senese. A far scattare un’inchiesta imponente sugli affari dell’esponente della camorra, uomo di fiducia a Roma del potente clan Moccia, sono stati i sospetti spuntati fuori nelle indagini su due pontini. Altro che un semplice investimento illecito in un caseificio di Pontinia. Gli intrecci […] LEGGI TUTTO

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    Sospetti di eutanasia, interrogata la dottoressa accusata di omicidio

    Accusata di aver sottoposto il padre malato a eutanasia e indagata con l’accusa di omicidio volontario aggravato, la dottoressa Paola Pazienti, 39enne di Cisterna, è stata interrogata dal sostituto procuratore Simona Gentile. Secondo gli inquirenti, il 19 giugno scorso l’indagata, che lavora in una struttura sanitaria di Aprilia, avrebbe iniettato un farmaco letale al padre […] LEGGI TUTTO